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 due mondi ... di Lunadicarta
 
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Io non credo al "Miracolo Staminali". In quanto cattolica sono inoltre contraria ad ogni tipo di progettazione genetica o sperimentazione umana.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 09/10/2010 @ 15:18:32, in Osservatorio Famiglia, linkato 1410 volte)

Dall'articolo che segue si evince che Sarah sia stata uccisa nel garage della stessa casa dove è stata girata la trasmissione "Chi l'ha visto?". Sono dello stesso avviso del gip Rosati, altri appartenenti alla famiglia sapevano. Potrebbero addirittura uscire fuori storie di sevizie e molestie sessuali in famiglia. Inoltre mi par di aver letto di striscio un articolo in cui si parlava delle intercettazioni, in cui si narrava dei sospetti/affermazioni delle figlie, intercettazioni che hanno illuminato lalla fine a figura dell'assassino. Un telefonino suona mentre lo chiami, cade e si rompe dentro casa tua.Sapevano, sì. Non necessariamente sapeva la madre di Sarah, che forse sperava di ritrovare viva la figlia. Rivedendo i video della diretta del tragico ritrovamento, e anche sulla scia dei tanti commenti, devo dire che a me la poveretta è sembrata come sotto psicofarmaco. Ma, nonostante sembrasse annichilita, ad un certo punto (più o meno quando hanno iniziato a telefonare), mi è sembrato trattenesse con forza un moto di profonda consapevolezza. Con un sospiro profondo ha trattenuto in un istante tutto l'odio verso l'ipocrisia della bestia che le aveva ucciso la figlia, poi ha detto di voler allontanarsi dalla casa. Sarah oggi non c'è più, di lei resta la cattiveria ipocrita dell'animale selvaggio occultato dentro ad un uomo apparentemente normale, che ha rovinato per sempre la vita dei membri di due famiglie. L.M.

Sarah, il sospetto del gip
"Qualcun altro sapeva" 


Lei si era già difesa in passato: "Certe cose non si fanno". Fermo convalidato. L'uomo sorvegliato a vista in cella: "Mi uccido". I detenuti: "Ci pensiamo noi"

dal nostro inviato Giuliano Foschini

Una "ricostruzione nebulosa". "Una confessione, per il vero, che lascia molte ombre su diversi aspetti". L'inchiesta su Sarah Scazzi non è terminata. Anzi, potrebbe essere soltanto appena cominciata.
Il gip di Taranto, Martino Rosati, nel confermare ieri il fermo di Michele Misseri per l'omicidio, l'occultamento e il vilipendio di cadavere della nipote, ha lanciato il dubbio che l'uomo stia tentando di coprire sua figlia Sabrina e sua moglie Cosima. "Anche per questo è necessario che non parli con i familiari perché sarebbe elevatissimo il rischio di concertazione di difese posticce e fuorivianti". Il giudice parla di punti "non chiariti" dalla confessione. "Viene da chiedersi - si legge nelle quattro pagine di ordinanza - come mai Sarah che aveva un appuntamento con la cugina Sabrina, che era in casa, anziché cercarla sia andata nel garage dello zio. E così pure, come sia stato possibile che tanto Sabrina quanto sua madre, Cosima, che era presente in quel momento, non abbiano visto o sentito nulla nell'assolato silenzio di un pomeriggio agostano. E infine come abbia Misseri potuto fare un'azione così cruenta a pochi metri dall'uscio spalancato di un garage nel centro del paese con moglie e figlie in casa".

I dubbi del gip sono gli stessi degli investigatori. E persino dell'avvocato di Misseri, Daniele Galoppa, che nel fare notare come il racconto dell'uomo sia "preciso sull'occultamento ma tentennante sul resto", ipotizza che "non sia stato lui a commettere l'omicidio ma semmai a occultare il cadavere". Ora il quadro si potrà chiudere soltanto quando il professor Luigi Strada consegnerà l'esito dell'autopsia: se la violenza non fosse confermata, lo scenario cambierebbe. Ci vorrà una settimana.

Nell'interrogatorio di ieri, però, Misseri a domanda esplicita ha escluso - seppur dopo un silenzio di un minuto - possibili complicità. E ha messo a verbale nuovi, tremendi particolari. "Seppur fra molti "non ricordo" - si legge nell'ordinanza - l'uomo ha ammesso di provare una certa attrazione sessuale verso sua nipote e di aver anche azzardato un approccio sessuale attorno al 20 di agosto". Erano a casa sua, "Sarah si trovava in compagnia della cugina Sabrina, che poi si allontanava, quando Misseri aveva allungato una mano sul gluteo della nipote palpandolo con una certa insistenza e suscitando la reazione della ragazzina che gli aveva detto "certe cose, non si fanno"".

L'omicida ha ulteriormente ricostruito poi cosa è successo quel 26 agosto. "Sarah si è affacciata alla rampa di accesso e l'ha chiamato - scrive il giudice - Egli, non è ancora perfettamente chiaro in che termini, ha tentato un approccio sessuale poggiando una mano sul pube. Sarah non ha gradito, ha voltato le spalle ed è andata via. In questo momento Misseri ha aggredito la ragazza con una corda, gliel'ha stretta attorno al collo per cinque-sei minuti finché la ragazzina si è accasciata al suolo senza riuscire a emettere alcun urlo o gemito. Sarah stringeva nelle mani il suo telefono cellulare che è squillato e le è quindi sfuggito, cadendo per terra e perdendo la batteria".

Misseri ha accantonato il corpo della ragazza su un lato del garage, "coprendolo con un cartone in modo tale che sua figlia Sabrina - che un paio di volte insieme con l'amica Mariangela si è affacciata sull'uscio del garage per chiedere al padre se avesse visto Sarah - non l'ha potuto scorgere". Poi Misseri ha preso l'auto, "sistemato il cadavere della ragazza nel bagagliaio coprendola con lo stesso cartone e si è diretto nelle campagne di Avetrana. Ha nascosto l'auto sotto un grande albero di fico, e qui ha preso il cadavere della nipote, lo ha spogliato e ha consumato un rapporto sessuale". Dopodiché ha rivestito il cadavere e lo ha portato in un terreno vicno. "Qui lo ha nuovamente denudato e lo ha calato nel pozzo coprendone poi l'imboccatura". Andando via, "per strada si è disfatto della batteria del cellulare e in un altro terreno ha bruciato gli abiti".

Terminato il racconto, Misseri aveva gli occhi lucidi: "È commosso?" gli ha chiesto il gip. "No, solo stanco" ha risposto lui che è in isolamento in una parte dell'infermeria del carcere di Taranto. Quando è arrivato gli altri detenuti hanno urlato: "Datelo a noi, l'ammazziamo". Ora è sorvegliato 24 ore su 24. Ha manifestato intenzioni suicide. Ma ha anche chiesto i giornali. Sua figlia Sabrina gli ha portato la borsa con il cambio.

(La Repubblica - 09 ottobre 2010)
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Adesso lo Stato deve licenziare i quattro poliziotti, affinché ciò sia di esempio per tutti. L.M.

Federico Aldrovandi, dallo Stato

risarcimento milionario alla famiglia


Due milioni ai genitori e al fratello del ragazzo morto nel 2005 a Ferrara durante un controllo di polizia. L'avvocato: "E' un'ammissione di responsabilità d'indubbia valenza", anche perchè il ministero dell'Interno non era mai stato citato come responsabile civile

Lo Stato riconosce un risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi. Ai familiari del ragazzo morto a Ferrara durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005 andranno quasi due milioni di euro. In cambio lo Stato chiede alla famiglia di non costituirsi parte civile nei procedimenti ancora aperti. L'accordo tra le parti è stato raggiunto due giorni fa.

"Sono soddisfatto dal punto di vista professionale, si tratta di una ammissione di responsabilità di indubbia valenza - ha spiegato uno dei legali della famiglia, Fabio Anselmo, ricordando che il ministero dell'Interno non era mai stato citato come responsabile civile - ma anche dispiaciuto dal punto di vista umano, avrei voluto essere in appello. Però capisco la fatica della famiglia per tutta questa battaglia. Ma - ha assicurato - il papà e la mamma di Federico, Lino Aldrovandi e Patrizia Moretti, saranno comunque in aula in appello".

Il processo ha avuto luogo proprio grazie al coraggio dei genitori di Federico che non credendo alla versione fornita inizialmente dalla polizia hanno cominciato a raccogliere prove e testimonianze arrivando a pubblicare in un blog su Kataweb, aperto nel gennaio 2006 e diventato uno dei più cliccati in Italia, le foto del figlio massacrato. Armati di solo coraggio e tenacia, a dispetto delle versioni ufficiali che circolavano, riuscirono a trascinare in giudizio gli agenti delle volanti che quella mattina all'alba fermarono Federico. Paolo Forlani, Luca Pollastri, Enzo Pontani e Monica Segatto sono stati condannati in primo grado a tre anni e sei mesi per eccesso colposo nell'omicidio colposo. Hanno ecceduto nel loro intervento, non hanno raccolto le sue richieste di aiuto, hanno infierito su di lui in una colluttazione imprudente usando i manganelli, due dei quali si sono rotti, ammanettandolo a pancia in giù con le mani dietro la schiena. Posizione che avrebbe causato un'asfissia posturale.

Le responsabilità penali restano ovviamente in capo agli imputati. I quattro poliziotti di pattuglia quella mattina sono stati condannati in primo grado per eccesso colposo in omicidio colposo, e altri tre loro colleghi sono stati condannati per il depistaggio delle indagini (per un quarto il processo è ancora in corso).

"Oggi si può iniziare a parlare di pacificazione" ha detto Anselmo, ricordando che la famiglia di Federico non ha mai avuto un atteggiamento di contrapposizione nei confronti della polizia, ma ha solo lottato perchè fosse ristabilita la verità su quanto gli era accaduto. "In prima fila alla proiezione ferrarese del film E' stato morto un ragazzo (Trailer) del giornalista Filippo Vendemmiati sulla vicenda di Federico c'era il questore - ha detto Anselmo - e anche lo stesso Manganelli è stato molto vicino alla madre". "L'associazione delle vittime delle forze dell'ordine che stiamo fondando - ha concluso - nasce per aiutare chi si trova in situazioni simili ed è in difficoltà. Lo scopo è chiedere aiuto allo Stato affichè non lasci solo chi si trova in queste situazioni".

La Repubblica

La Rassegna

Federico Aldrovandi, dallo Stato risarcimento milionario alla famiglia

La Repubblica - ‎2 ore fa‎
Due milioni ai genitori e al fratello del ragazzo morto nel 2005 a Ferrara durante un controllo di polizia. L'avvocato: "E' un'ammissione di responsabilità d'indubbia valenza", anche perchè il ministero dell'Interno non era mai stato citato come ...

Caso Aldrovandi: Stato riconosce a famiglia quasi due mln di ...

Libero-News.it - ‎4 minuti fa‎
Ferrara, 9 ott. - (Adnkronos) - Quasi due milioni di euro di risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi. Tanto lo Stato ha riconosciuto per la morte del giovane, avvenuta il 25 settembre 2005 a seguito di un intervento della polizia. ...

Caso Aldrovandi, 2 milioni alla famiglia

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MILANO - Quasi due milioni di euro. È il risarcimento riconosciuto dallo Stato alla famiglia di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto a Ferrara durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005. L'accordo è stato raggiunto due giorni fa. ...

Aldrovandi: Stato risarcisce famiglia

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(ANSA) -FERRARA, 9 OTT- Lo Stato ha riconosciuto un risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi, ragazzo morto a Ferrara in un controllo di polizia nel 2005.E' stato raggiunto 2 giorni fa l'accordo per la transazione economica a favore delle ...

Due milioni di euro dallo Stato alla famiglia Aldrovandi

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L'accordo è stato raggiunto due giorni fa. I genitori ei fratello di Federico non si costituiranno parte civile nei procedimenti ancora aperti Ferrara, 9 ottobre 2010 - Due milioni di euro ai genitori e al fratello del ragazzo ucciso il 25 settembre ...

CASO ALDROVANDI: LA MAMMA"RISARCIMENTO NUOVO PASSO, CONTA MEMORIA"

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(AGI) - Ravenna, 9 ago. - "E' un altro passo: una tragedia cosi' non di chiudera' mai, Federico non ce lo restituira' mai nessuno, ma l'importante e' che la sua memoria sia quella giusta. Quello che mi interessava era far sapere quello che e' successo, ...

Caso Aldrovandi, dallo Stato quasi 2 mln di risarcimento per la ...

Adnkronos/IGN - ‎9 minuti fa‎
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il ragazzo fu ucciso durante un controllo di polizia a Ferrara il 25 settembre 2005. In cambio i familiari non si costituiranno parte civile nei procedimenti ancora aperti. Il legale: ''indubbia ammissione di responsabilità'' ...

Omicidio Aldrovandi. Lo Stato risarcisce la famiglia

Libero-News.it - ‎3 ore fa‎
o Stato e le Forze dell'Ordine hanno riconosciuto le loro responsabilità sul caso di Federico Aldrovandi, il giovane ucciso a Ferrara nel settembre del 2005 durante un controllo di Polizia. Lo Stato ha infatti riconosciuto un risarcimento alla famiglia ...

Aldrovandi: intesa per risarcimento Stato alla famiglia

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(ANSA) - FERRARA, 9 OTT - Lo Stato riconosce un risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi, morto a Ferrara durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005. Ai familiari andranno quasi due milioni di euro. In cambio lo Stato chiede alla ...

Caso Aldrovandi: 2 milioni di risarcimento per la famiglia

Julie News - ‎2 ore fa‎
Sono state riconosciute le responsabilità dello Stato e delle Forze dell'Ordine sul caso di Federico Aldrovandi, il giovane ucciso a Ferrara nel settembre 2005 durante un controllo di Polizia. La famiglia del ragazzo, infatti, riceverà un risarcimento ...
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2010 @ 07:22:49, in Osservatorio Famiglia, linkato 1637 volte)
Orrori italiani


Il più grave segno dell'involuzione di una società umana sono senz'altro i delitti contro la nuova generazione. Se alcuni dei fatti di violenza commessi in famiglia ai danni delle donne possono trovare una giustificazione minima dagli aspetti ambientali, niente giustifica i reati commessi dal "maschio" contro la propria progenie o quella altrui.

Gli orrori commessi contro la nuova generazione non sono solo italiani, certo.  La decadente involuzione ha colpito l'intera specie umana, ma è pur vero che sulle pagine di cronaca è possibile leggere la storia di un omicida seriale italiano in trasferta, che ha ucciso ancora in Gran Bretagna e forse più volte.

E' il caso dell'omicidio Elisa Claps, per il quale i pubblici ministeri Rosa Volpe e Luigi D'Alessio hanno chiesto ed ottenuto presso il gip Attilio Orio, che si provvedesse ad una nuova perizia sui reperti rinvenuti sul luogo  ove era occultato da 17 anni il corpo della giovane scomparsa. Il vulnus: la firma dell'assassino seriale e la ciocca di capelli recisa, ma nessuna traccia del dna del Restivo nella perizia del prof. Pascali. Il caso sarà affidato ai carabinieri del Ris di Parma.

L'elemento necrofilo anche voyeuristico, che sempre più spesso si accompagna ai casi di violenza contro i minori, è il male prodotto dai media. Il caso per me più famoso è emblema di tale sostanziale elemento criminologico: la denuncia di Don Di Noto al sito mostro puella (fondatore storico dell'Alice day e del BLD). Il pedofilo  del sito mostro era un "produttore di media", un fotografo collezionista che aveva messo in rete la sua bacheca con centinaia di foto "antichizzate" e gli scatti a dozzine di famiglie con minori inconsapevoli dello sfruttamento e degli scopi delle immagini rubate.

Così, se è giusto sollevare delle critiche alla conduzione della trasmissione "Chi l'ha visto?" sulla messa in onda dei volti "cannibalizzati in tv" proprio nei momenti tragici del ritrovamento del corpo della piccola Sarah (si veda Avvenire e le lettere al Direttore), ma anche all'intero operato dei media sulla vita della ragazza uccisa scandagliata senza nessun ritegno, è impossibile non ravvisare le ragioni dei pm che procedettero alla richiesta di addebito nei confronti dell'afghano 42 enne che fotografava minori sulle spiagge di Ostia richiedendo la posa "di spalle". La Cassazione lo ha assolto per i reati di pedopornografia con sentenza 10981/10, ed ora probabilmente l'uomo farà causa contro lo Stato per "l'ingiusta detenzione". Ma era davvero ingiusta? No, non lo era. Si trattava infatti di un evidente comportamento persecutorio ai danni di minori. E la pena per l'uomo, non ancora normata all'epoca dei fatti, doveva essere quella comminata per il reato introdotto nei nostri codici con Dl 11/2009, quindi maggiorata della metà degli anni della pena nel caso dei minori. In questa prospettiva il "fotografo" avrebbe ceduto, infrangendo il mandato dalle lobbies dei pedofili del litorale romano e della Capitale, cioè nella previsione di molti anni di galera avrebbe fornito agli inquirenti i nomi dei propri "mandanti".

Il trait d'union tra violenza, pedofilia e necrofilia è ovviamente l'aspetto più materiale di ogni voyeurismo, il peculiare comportamento umano che è capace di autoassolvere momentaneamente ogni onnipotenza del maschio stupratore. In ciò è grandissima la responsabilità dei media, specialmente dei media delle grandi catene editoriali. Anche oltre gli effetti di una pornografia sempre più dilagante.

L'opera incessante del minare alla radice la "fabbrica delle veline" produce oggi mostri peggiori di quelli che combatte. Così la bestia che si celava dentro al Messeri non ha ucciso nella piccola Sarah una velina qualsiasi, ma la stessa somigliante a Noemi Letizia, anche per la ricorrenza degli elementi "familiari" (il compleanno, gli eventi comuni della vita) della vicenda solo mediatica della bionda napoletana identici a quelli vissuti tra le mura domestiche.


Ancora l'effetto di ritorno della violenza televisiva torna nei delitti dei giovani contro i minori. Lo scrivo avendo già descritto il rituale ex cartoon dell'omicidio della quattordicenne di Niscemi, estrapolato da alcuni degli episodi più violenti della saga anime Dragonball. E anche dopo aver letto le analisi, criminologiche e giornalistiche, del manga cult degli autori efferati dell'omicidio Meredith. Blood +, come hanno rilevato anche gli inquirenti, non poteva essere ispiratore dei fatti di Perugia, perché nonostante sia esile nella trama il confine tra il bene ed il male, esso è pur sempre presente nel manga horror.

Anche oltre alla crudezza dei contenuti e delle immagini provenienti dall'industria del cinema di animazione giapponese, che è bene dire produca una vastissima programmazione di generi pornografici ed hard per tutti i gusti, vi è un particolare sempre presente in ogni singolo anime visto anche in Italia in tv. Il fan service.

Che cos'è il fan service? Avete mai visto in tv la trasformazione di una delle eroine di "Sailor Moon"?  Il corpo nudo che si riveste degli indumenti da "combattimento", ed a trasformazione ultimata con la tipica "giravolta con avvitamento" ricade in una posa apparentemente "marziale" mostrando di fatto ampie superficie di coscia e qualche volta anche le "mutandine"? Ecco, quello è il fan service, più o meno evidente a seconda della serie e dell'autore, ma onnipresente in ogni singolo cartoon anime made in Japan.

Sono certa che non lo vedrò mai. Ma anche ad occhi chiusi posso dire che il contenuto dell'hard disk del "baby sitter genovese", che ha seviziato la bimba di 2 anni sorellina della fidanzata, è pieno di immondizia proveniente da siti come 4chan e tra i temporary file del suo pc ci sono le tracce di altre iscrizioni a forum uso yumeshima.net (clicca sulla foto per ingrandire), la community porno nichilista che due anni fa sposava le politiche monopolistiche sul peer to peer di Pirate Bay e diveniva per volere dei "caporioni" lo strumento dello stalking ai miei danni, così come commissionato da un sito di stoccaggio e scambio di materiale pornografico in Selargius, provincia di Cagliari. Gli autori delle minacce a mia figlia.

http://img514.imageshack.us/img514/4779/20091008221015rit.jpg


Il genovese (anche Biagioilmistico lo è) ha confessato "una certa propensione sessuale verso i minori", ma dovete sapere che questa frase è solo la traduzione per la stampa nazionale data dai Carabinieri, che certo non hanno tempo di spiegare ai giornalisti. Il ventunenne ligure (Boogiepop sei tu?), infatti, deve aver confessato la pratica onanistica e quotidiana davanti al computer e di essere cultore del genere lolicon. Attenzione, qui ad un occhio inesperto potrebbe sembrare una mia diagnosi, invece in rete non uno solo dell'esercito dei militanti onanisti giappofili non esprime anche razionalizzando sospetti su se stesso.

Infatti, le foto di minori giapponesi ripresi di fronte alle loro scuole scattate da una trentenne novarese del circuito porno-nichilista e distribuite in rete, costituiranno l'eccellenza probatoria per tutti i reati di apologia contestati agli autori dello staking ai miei danni e a quelli della mia famiglia.

Non vi sembra strano, con tutto quel che c'è da vedere in Giappone, che l'obiettivo fotografico di uno degli attori si posi soprattutto sui soggetti tipici del Turismo sessuale e sulle "mutandine" di giovani donne e/o ragazzine uscite da scuola? E non vi è nel gesto un ravvisabile quanto tipico intento collezionistico e  contestualmente persecutorio ai danni di minori? Non vi sembra la stessa attività dell'afghano sulla spiaggia di Ostia?

La pedofilia è già esistita, purtroppo, ma nell'antichità era praticata nella sua forma di efebofilia e nonostante Atene abbia generato grandi menti e la cultura che giunge fino a noi era descritta come la "decadente" da popoli vicini come qli spartiati (per i colti vi sono riferimenti di ciò nell'Iliade, per chi preferisce qualcosa di leggero può rivedere il film "300"). Oggi, ed a distanza di 65 anni dall' "atomica di Hiroshima", il cinema di animazione giapponese ha introdotto nella decadenza occidentale la "pedofilia", colpendo proprio i giovani nella fascia di età tra i 20 e i 35 anni.

La pedofilia nei giovani è l'ultimo stadio dell'involuzione della società umana, la sopraffazione e la morte dei nuovi nati ad opera dei sessualmente attivi del branco.

Ultima sui socialnetwork e il loro uso criminale. Tra i seri operatori dell'antipedopornografia l'Italia annovera soltanto Don Di Noto, ed io non lo sono e non desidero diventarlo, tutti gli altri fanno "altro". Però è l'intelligenza che mi impone la "domanda stupida": Questo qui, chi è e perché vuole malmenare Loredana Morandi??? Qualcuno mi "ascolta" considerato che gli ultimi patrocinanti questo gruppo facebook sono gli autori della Aliberti Editore in Roma che derubavano ad agosto 2009 un disabile emiplegico e l'editore stesso, dopo il suo ultimo flop, dava corso alla pubblicazione di un testo che reclamizza il blog Biagioquotidiano?

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-10_154653_gianni_fasolini.jpg

L'apologia della cultura pedofila in rete deve assolutemente essere normata, nel frattempo auguro a tutti i pubblici ministeri di poter usare gli strumenti attualmente in loro possesso al meglio. Invito i magistrati del civile ad attivarsi finalmente per la difesa delle donne e del nucleo familiare, nonché a far fronte unito contro le politiche della "PAS", che obbligherebbero la giurisprudenza a retrocedere su posizioni già conquistate in tema di diritti sociali, in quanto il sistema "violato" potrebbe portare una ondata di ritorno di efferati delitti perpetrati ai danni dei minori, solo perché si è privileggiato il "genitore" che grida di più e acquista i servizi degli avvocati "mediatici".

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2010 @ 18:12:55, in Magistratura, linkato 4969 volte)

Sentite condoglianze alla famiglia. L.M.

Chiavari, morto il pubblico
ministero Margherita Ravera

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/margherita_ravera.jpg

Il pubblico ministero Margherita Ravera è morta questa mattina nell’ospedale di Lavagna.

Questa notte, la donna ha avuto un malore mentre era nella sua abitazione di Sant’Andrea di Rovereto, sulle alture di Chiavari: il marito l’ha accompagnata in macchina al pronto soccorso di Lavagna, dove, nonostante le cure, la Ravera è deceduta. La notizia ha suscitato grande commozione nel palazzo di Giustizia di Genova. Fra i casi più celebri seguiti da Margherita Ravera, che aveva appena 46 anni, anche quello della morte a Portofino della contessa Francesca Vacca Agusta.

Il cordoglio dell’Anm ligure
Il segretario dell’Associazione nazionale magistrati della Liguria Francesco Pinto, a nome della giunta regionale, ha ricordato «con commozione» la collega Margherita Ravera: «Magistrato rigoroso, splendido esempio di deontologia professionale».

Il Secolo XIX


Un’inchiesta sulla morte
del pm Margherita Ravera



09 ottobre 2010
Simone Traverso

Sono da poco passate le 3, quando Margherita Ravera, sostituto procuratore della Repubblica di Chiavari, entra all’ospedale di Lavagna, accompagnata dal marito Luca Fertonani. Il magistrato chiavarese accusa difficoltà respiratorie, da giorni non si sente bene. I medici compiono alcuni accertamenti, quindi dispongono il trasferimento nel reparto di pneumologia, a Sestri Levante. Lì vengono eseguiti altri esami, ma la situazione precipita e si rende necessario un nuovo ricovero, questa volta in Terapia intensiva, ancora a Lavagna. Tutto vano, sette ore più tardi, alle 10.45 di ieri mattina, il cuore della pm si ferma per la terza e ultima volta.

Margherita Ravera è morta: aveva solo 46 anni. E adesso tutti, a palazzo di giustizia, in ospedale, a Lavagna, a Chiavari, perfino a Genova si interrogano: come è potuto accadere? Che cosa è successo?

Spetterà agli inquirenti della procura della Repubblica di Torino stabilirlo. I magistrati piemontesi, competenti per fatti che riguardano colleghi liguri, hanno subito aperto un fascicolo di inchiesta. Per il momento, secondo indiscrezioni, non è stato formulata alcuna ipotesi di reato. E però, i pm torinesi hanno già disposto il sequestro delle cartelle cliniche e l’autopsia. L’esame necroscopico sarà affidato a un consulente scelto tra i i migliori del Piemonte e sarà eseguito domani, alla presenza di personale dell’Azienda sanitaria locale 4 Chiavarese.

I vertici dell’ospedale di Lavagna, ieri pomeriggio si sono limitati a diffondere un comunicato stampa e non hanno voluto commentare in alcun modo la tragedia: «In data 9 ottobre 2010 è deceduta la dottoressa Margherita Ravera, pubblico ministero presso la procura della Repubblica di Chiavari. Il decesso è avvenuto alle ore 10.45 presso l’unità di terapia intensiva. La Direzione di questa Asl, non avendo ricevuto autorizzazioni da parte della famiglia, non rilascia ulteriori informazioni sanitarie».

Il Secolo XIX

La Rassegna

Giallo sulla morte del pm Ravera

Il Secolo XIX - ‎2 ore fa‎
Margherita Ravera, sostituto procuratore della Repubblica di Chiavari che nel 2001 aveva indagato sulla morte della contessa Francesca Vacca Agusta a ...

Un'inchiesta sulla morte del pm Margherita Ravera

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Morta Margherita Ravera pm nel processo Vacca Agusta

La Repubblica - ‎09/ott/2010‎
Accompagnata al pronto soccorso di Lavagna, è deceduta poco dopo Margherita Ravera, il pm nel processo per la morte a Portofino della contessa Francesca ...

Aperta un inchiesta sulla morte del Pm Ravera

Primocanale - ‎5 ore fa‎
La Procura di Torino ha aperto un'inchiesta sulla morte di Margherita Ravera, sostituto procuratore di Chiavari deceduta improvvisamente ieri a Lavagna. ...

Chiavari Muore la pm del caso Vacca Agusta

il Giornale - ‎10 ore fa‎
È morta all'improvviso, l'altra notte, Margherita Ravera, sostituto procuratore a Chiavari, 46 anni, la pm che coordinò le inchieste sulla scomparsa e sulla ...

Morta a Chiavari pubblico ministero del caso Vacca Agusta

ANSA.it - ‎09/ott/2010‎
(ANSA) - CHIAVARI (GENOVA), 9 OTT - E' morta all'improvviso, la notte scorsa, Margherita Ravera, sostituto procuratore a Chiavari (Genova), 46 anni, ...

Muore a 46 anni il PM Margherita Ravera

Radio Aldebaran Chiavari - ‎09/ott/2010‎
E' lutto a Chiavari e nel mondo della giustizia per la morte del PM Margherita Ravera. Il sostituto procuratore della Procura di Chiavari è mancata all'età ...

Il cordoglio del Coisp per la scomparsa di Margherita Ravera

Città di Genova - ‎09/ott/2010‎
... Cosip ha appreso della prematura scomparsa del stimato Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Chiavari Dr.ssa Margherita Ravera. ...

E' morta Margherita Ravera, PM del tribunale di Chiavari

Primocanale - ‎09/ott/2010‎
E' morta, a causa di un improvviso malore, Margherita Ravera, 46enne pubblico ministero da diversi anni in servizio al tribunale di Chiavari. ...

E' morto il Pubblico Ministero Margherita Ravero, aveva 46 anni

Città di Genova - ‎09/ott/2010‎
Genova - Mondo della giustizia in lutto a Genova per la prematura scomparsa del pubblico ministero Margherita Ravera. La notte scorsa la donna aveva ...

Chiavari, «sospendete i finanzieri»

Il Secolo XIX - ‎08/ott/2010‎
Il pubblico ministero Margherita Ravera, che coordina gli accertamenti affidati ai militari delle Fiamme gialle in forza alla compagnia di Chiavari, ...
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 11/10/2010 @ 06:42:55, in Osservatorio Famiglia, linkato 1503 volte)
Poveri genitori, purtroppo il figlio non è neppure da classificare malato. Perché si tratta di uno che ha scelto liberamente di porre in essere un comportamento corrotto. La cosa più grave è che quel ragazzo non prova nulla, niente di sociale, nessuna consapevolezza del reato commesso, niente di niente, ma non è malattia. L.M.

Abusi sulla bimba di 2 anni

I genitori del pedofilo: "Un ragazzo d'oro"


La madre dell'universitario arrestato è assessore nel comune di Vado: "E' una cosa inimmaginabile". In isolamento nel carcere di Marassi confessa: "Ho abusato della piccola almeno dieci volte in un mese". Si scava nel passato dello studente che avrebbe accudito altri bambini come baby sitter

"Non riusciamo ancora a capacitarci di quello che è accaduto. Nostro figlio è un ragazzo d'oro e non ha mai dato alcun problema. Abbiamo saputo del suo arresto solo parecchie ore dopo perchè Stefano aveva deciso di trascorrere la nottata a Carcare con la fidanzata. Per noi è una cosa inimmaginabile".

AUDIO: la cronaca dei carabinieri

Maria Teresa Abrate, assessore ai servizi sociali in Comune a Vado e funzionaria della Cassa di Risparmio di Savona e Floriano Ferrando, informatico, genitori di Stefano, lo studente ventunenne di pedagogia arrestato per pedofilia a Cairo Montenotte, non sono ancora riusciti a incontrare il figlio, arrestato per violenza sessuale su una bimba di 2 anni e chiuso in isolamento nel carcere di Marassi a Genova.

Il giovane, che almeno dieci volte in un mese, avrebbe abusato di una bambina di due anni, sorella della fidanzata a Carcare, in Valbormida, ora attende l'interrogatorio di convalida dell'arresto.

Nel frattempo si scava nel passato dello studente di Vado Ligure che avrebbe accudito altri bambini come baby sitter, per pagarsi gli studi universitari. Gli inquirenti vogliono capire se vi siano stati casi analoghi a quello scoperto dalla madre della bimba venerdì sera anche se Stefano Ferrando, al momento, ha confessato di aver avuto un atteggiamento perverso solo nei confronti della sorellina della sua fidanzata.

(La Repubblica - Genova - 10 ottobre 2010)


Abusi su bimba di 2 anni
Arrestato il baby-sitter

Cairo Montenotte, ha violentato la sorellina di 2 anni della sua fidanzata. Iscritto a Pedagogia, famiglia borghese, denunciato dalla madre della bimba che si è accorta di quanto stava accadendo. La confessione in caserma: "Aiutatemi a smettere". La fidanzata era invece ignara degli abusi sulla sorellina
di LUCIA MARCHIO'

Abusi su bimba di 2 anni Arrestato il baby-sitter

Faceva il baby-sitter, il ragazzo di 21 anni arrestato per aver compiuto atti di libidine su una bimba di 2 anni, sorellina della sua fidanzata. I carabinieri sono intervenuti ieri sera nella casa di Carcare, in provincia di Savona, chiamati dalla madre della piccola che ha sorpreso il ragazzo toccare la bambina mentre le cambiava il pannolino.

Interrogato in caserma, il giovane universitario, iscritto alla facoltà di Pedagogia, ha ammesso di avere una "certa propensione sessuale" per la bambina e ha implorato i carabinieri: "Aiutatemi a smettere. Ho fatto una cosa gravissima che non ha giustificazioni, ma vi prego aiutatemi a curarmi da queste mie perversioni".

AUDIO: la cronaca dei carabinieri

Gentile, sensibile, sembrava un ragazzo responsabile al punto che molte famiglie gli affidavano i loro figli nel tempo libero. Studente modello, frequentava la stessa facoltà a cui è iscritta la fidanzata. Di famiglia borghese, la madre impegnata in politica, "Stefano non ha mai dato alcun tipo di problema", racconta un amico di famiglia. La casa della sua fidanzata la frequentava da qualche anno. Si era fatto ben volere anche dai genitori della ragazza che gli permettevano di accudire la piccola.

Ma recentemente qualcosa aveva insospettito la madre della bambina: certi segni sulla pelle della piccola le avevano fatto temere che il ragazzo potesse aver abusato di suo figlia. Ha atteso che le cambiasse il pannolino e dalla porta socchiusa, ha spiato il baby-sitter. Ed ha avuto la drammatica conferma dei sospetti.

Il ragazzo è stato arrestato su disposizione del pm Danilo Ceccarelli e salvato dai genitori della piccola che volevano linciarlo. In casa, quando il pedofilo è stato scoperto, c'era anche la fidanzata che nulla aveva mai sospettato e, sconvolta dalla cruda realtà, è fuggita in strada e a lungo ha vagato per le strade piangendo prima di farsi convincere a ritornare dai genitori.

La Repubblica Genova - 9 ottobre 2010
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CONTRATTO INTEGRATIVO:
VADEMECUM PER I LAVORATORI


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/contratto_integr_lav_giustizia_ottobre_2010.jpg


In allegato un documento prodotto dalla RdB PI sul CONTRATTO INTEGRATIVO.


E' necessario che i lavoratori lo conoscano per difendersi.

La RdB PI resta a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.


Saluto tutti
Pina Todisco
 
 

Rappresentanze di Base - Pubblico Impiego

 

Estratto da:


ll nuovo contratto integrativo del personale non dirigenziale
dipendente del Ministero della Giustizia

Conoscerlo per difendersi
Roma, ottobre 2010

Premessa

Il contratto integrativo stipulato il 29.07.2010 tra l’Amministrazione e, come tutti sanno, una minoranza sindacale disciplina il rapporto di lavoro del personale non dirigenziale del Ministero della Giustizia con una parte normativa che attribuisce, tra l’altro, le distinte mansioni ed una parte economica che regola la componente premiale del salario.
Com’è noto la RdB P.I. USB sin dalle prime battute ha manifestato una netta contrarietà al nuovo ordinamento professionale così come formulato perchè oltre a frustrare ogni legittima aspettativa per una vera progressione di carriera (giuridica ed economica) interviene pesantemente nella vita lavorativa dei dipendenti con notevole aggravio del carico di lavoro.
I corposi tagli all’organico intervenuti negli ultimi anni, il blocco decennale del turn over, l’esodo massiccio di lavoratori per raggiunti limiti di età rendono la situazione degli uffici giudiziari sempre più difficile. Non a caso l’Amministrazione, per permettere ad alcuni uffici giudiziari di funzionare, si badi bene a ranghi ridotti, ricorre sempre più frequentemente ad applicazioni di personale da una sede all’altra.
Inutile dire che in questo marasma i capi degli uffici (a torto o a ragione) pur di far funzionare la macchina utilizzano personale il più disparato; ma sarebbe, per alcuni, più giusto dire “disperato”.
Infatti nelle cancellerie ci sono: lavoratori cassa integrati; lavoratori di ditte esterne sottopagati, precari e flessibili; dipendenti degli ordini professionali; comandati da altri enti; appartenenti a forze di polizia, carabinieri, vigili urbani e guardia di finanza; stagisti; persone, addirittura, prelevate dal collocamento a cui non viene erogato alcun compenso ma rilasciato, alla fine, un semplice attestato.
Insomma un proliferare in alcuni casi di lavoro al nero ed un vero e proprio sfruttamento umano. Tutto questo gioco al massacro avviene, naturalmente, sulla pelle dei lavoratori e con la compiacenza di coloro che avrebbero dovuto tutelare i loro diritti.
L’assurdo è che questi sindacati che per anni hanno contribuito a determinare (con la concertazione prima e con la co-gestione poi) alla perdita dei diritti, all’impoverimento dei salari, alla cancellazione della dignità del lavoratore pubblico, oggi si spacciano per paladini e salvatori dei lavoratori salvo poi affermare che bisogna accontentarsi: di cosa poi, di un piatto di lenticchie? Infatti questo tanto sbandierato aumento stipendiale per effetto del passaggio alla fascia economica superiore viene finanziato con i soldi del F.U.A. che di conseguenza risulta quasi prosciugato. In pratica è stato compiuto un vero e proprio gioco delle tre carte: i lavoratori invece di percepire la produttività collettiva (alias 14° mensilità) avranno un aumento salariale mensile. Peccato che nel cambio, piaccia o no e al di là delle polemiche, moltissimi lavoratori avranno una perdita secca salariale. Quanto poi alla legge Brunetta che non permette più la distribuzione a pioggia del salario accessorio (sic!), richiamo che costantemente le OO.SS. firmatarie utilizzano nei loro comunicati, vogliamo ricordarlo ai lavoratori ma soprattutto agli stessi sindacati concertativi che la legge Brunetta, oltre ad essere figlia del famoso Memorandum, ha trovato tutti i sindacati d’accordo, seppur con dei distinguo sul metodo e non sul merito, tranne la RdB P.I. USB. Quanto poi al sempre più frequente richiamo della sottoscrizione del CCNL da parte di tutti i sindacati maggiormente rappresentativi, è necessario chiarire che esiste una normativa, scritta a 4 mani dalle OO.SS. concertative con il governo di turno, che impedisce la partecipazione alle trattative di secondo livello (per intendersi di ministero e di posto di lavoro) ai sindacati che non sottoscrivono il CCNL di comparto.
Quindi la firma “tecnica” di questa sigla sindacale al CCNL 2006-2009 è stata apposta, a seguito di una capillare consultazione tra i lavoratori ministeriali che hanno fortemente voluto la nostra partecipazione a tutte le trattative. La differenza è rilevante visto che le altre OO.SS. i contratti li redigono insieme al datore di lavoro.
Riteniamo pertanto questi attacchi del tutto strumentali e frutto di un calo di consensi a seguito delle scelte scellerate operate da alcuni sindacati a danno dei lavoratori. Una domanda ci poniamo e la giriamo ai sottoscrittori: come si può dire che il nuovo CCI Giustizia è un buon contratto se i fatti, si badi bene e non la RdB P.I., dicono che la maggioranza dei lavoratori ha visto dimezzato il proprio salario accessorio e con il nuovo ordinamento professionale è scoppiato il caos negli uffici giudiziari sulla “interpretazione” delle nuove mansioni del personale? Caos che ha spinto capi degli uffici e dirigenti amministrativi ad emettere pareri ed interpretazioni in alcuni casi discordanti e contrapposti, situazione mai verificatasi prima.
Quindi si poteva fare di meglio?: Sicuramente sì, si poteva fare di meglio e di più, bastava stare dalla parte dei lavoratori piuttosto che con il datore di lavoro. Il sindacato ha il dovere di difendere i lavoratori piuttosto che appiattirsi sulle logiche padronali. La crisi la sta pagando il lavoro dipendente e sono anni che la Pubblica Amministrazione viene usata come Bancomat a vantaggio dei poteri forti. Lo sanno i governanti di turno, lo sanno i sindacati concertativi e/o collaborativi.
La RdB P.I. USB con l’intento di informare i lavoratori e di tutelarli, visto il caos creato sui posti di lavoro dal nuovo ordinamento professionale e dalle nuove mansioni, ha stilato questo piccolo vademecum.
Ai lavoratori diciamo che la partita è lungi dall’essere conclusa e che sarà nostra cura assicurare ogni tutela, anche legale, derivante dalle difficoltà di attuazione di questo contratto. Invitiamo, pertanto, tutti i lavoratori a chiedere ordini di servizio dettagliati e a girarne copia degli stessi al delegato locale della nostra Organizzazione Sindacale. Ogni abuso, ogni contraddizione o contrasto tra le mansioni assegnate e quanto previsto nel contratto sarà analizzato al fine di ottenere, anche per via giudiziaria, il giusto ripristino dei diritti violati, anche sotto il profilo economico.


Le promesse, tra le tante, non mantenute.

- Art. 15 CCNL 1998 – 2001: 

PASSAGGI INTERNI: 1. I passaggi interni nel sistema di classificazione possono avvenire:

A) TRA LE AREE con le seguenti procedure:

a) I passaggi dei dipendenti da un’area alla posizione iniziale dell’area immediatamente superiore avviene dall’interno nel rispetto del punto 2, mediante procedure selettive volte all’accertamento dell’idoneità e/o della professionalità richiesta previo superamento di corso-concorso con appositi criteri stabiliti dall’amministrazione con le procedure indicate nell’art. 20.

b) Alle predette procedure selettive è consentita la partecipazione del personale dipendente in deroga ai relativi titoli di studio - fatti salvi i titoli abilitativi previsti da norme di legge - purché in possesso di requisiti professionali richiesti per l’ammissione al concorso pubblico indicati nelle declaratorie di cui all’allegato A) [….riconosceva una deroga ai titoli di studio necessari per l’accesso all’area o al profilo, in ragione dell’anzianità e della professionalità acquisita.]

· Art. 8 CCNL 2002 – 2005:

Nella prospettiva di pervenire ad una gestione ottimale delle risorse umane e sulla base dell’esperienza maturata ed in relazione alla maggiore flessibilità organizzativa attuata con i contratti collettivi del precedente quadriennio, le parti ritengono che la contrattazione integrativa debba valorizzare, in particolare, i seguenti principi già enunciati nel citato sistema classificatorio:

a) garanzia di un adeguato ed equilibrato accesso dall’esterno, ove previsto dal vigente sistema di classificazione, per la copertura dei posti;

b) valutazione ponderata di tutti i titoli presentati dai candidati, in relazione alle peculiarità professionali che caratterizzano le aree e i profili cui si riferiscono le selezioni. Pertanto, ai sensi dell’art. 15 del CCNL del 16 febbraio 1999, all’esperienza professionale, al titolo di studio, agli altri titoli culturali e professionali, ai corsi di aggiornamento e qualificazione professionale ed alle prove selettive finali è attribuito un peso equilibrato ai fini della determinazione del punteggio complessivo ottenuto nella graduatoria finale dai dipendenti che hanno partecipato alla selezione.

c) esplicito riconoscimento, nelle progressioni verticali, della prevalenza all’inquadramento del personale proveniente dalla posizione economica immediatamente inferiore.

· Art. 10, comma 4, CCNL 2006 – 2009:

Tutte le procedure per i passaggi all’interno del sistema di classificazione già programmate, concordate o attivate sulla base del precedente CCNL del 16 febbraio 1999 sono portate a compimento, con le modalità di finanziamento previste da tale contratto, secondo i criteri già stabiliti in contrattazione integrativa.


Chi ci guadagna, chi ci perde.

La risposta è molto semplice. Ci guadagna l’Amministrazione poiché incassa, dopo 10 anni di tagli al personale e che hanno ridotto le presenze di circa il 25%, un aumento di mansioni e una “flessibilità selvaggia”. In cambio i lavoratori riceveranno un semplice passaggio economico nell’ambito del profilo professionale di appartenenza; l’Amministrazione di tasca propria non ci rimetterà un euro dal momento che utilizzerà l’80 % dei fondi del FUA che lo ribadiamo è costituito dai mancati aumenti stipendiali e dai risparmi di gestione fatti sulle spalle dei lavoratori.

I firmatari, nonostante RdB P.I. USB avesse denunciato, sin dalle prime battute, le contraddizioni di questo contratto, hanno dimostrato di non conoscere in alcun modo la realtà degli uffici giudiziari; nelle pagine che seguiranno si comprenderanno le ragioni di questa affermazione.
In questi mesi ne abbiamo sentite di tutti i colori. I firmatari a turno si sono affannati a spiegarci, cose a noi incomprensibili. Infatti c’è chi ha detto che vista la crisi è già una gran cosa avere ottenuto questo contratto. Così confondendo il ruolo sindacale con quello di una televisione di Stato o di un giornale filo-governativo che imputa ai comuni mortali una crisi che non hanno provocato piuttosto la subiscono. Infatti lo Stato foraggia abbondantemente banche ed imprese a danno dei lavoratori. C’è chi invece ha detto che i soldi sarebbero stati perduti per effetto delle nefaste riforme di Brunetta, e contemporaneamente infonde speranze ed illusioni promettendo l’arrivo di fondi nuovi (ma chi ci crede più). Vaneggiano sulla possibilità di un passaggio nell’area superiore dimenticando (SIC!) che la manovra finanziaria ha bloccato gli stipendi dei lavoratori pubblici sino al 2014 (non si potrà superare l’importo dell’ultimo stipendio percepito il 31 dicembre 2010). C’è chi ha preteso di dare lezioni, non richieste, sul diritto alle mansioni, arrivando ad attribuirsi il merito di avere lottato le forme di flessibilità; smentendosi poi nei fatti con la sottoscrizione di un contratto in cui sono previste diverse forme di flessibilità, come dimostreremo nella parte relativa all’esame dei profili professionali.


Le nostre considerazioni

Come più volte denunciato dalla RdB P.I. USB, migliaia di colleghi hanno lavorato con sovraccarichi di lavoro individuali anche, e non solo, per effetto delle mansioni collocate su più aree, ovviamente con grossi vantaggi per l’Amministrazione. Quest’ultima, invece di riconoscere economicamente e giuridicamente lo sforzo, lo spirito di sacrificio e di abnegazione dei lavoratori, ha mortificato ulteriormente le loro legittime aspettative. I sindacati firmatari invece di difendere le ragioni dei lavoratori, pretendendo ed incassando il passaggio giuridico ed economico di tutti a titolo di parziale risarcimento, sostengono le ragioni dell’Amministrazione.
L’Amministrazione ha utilizzato lo stratagemma di non spalmare lo stesso profilo su aree diverse ma ha giocato sulla costituzione di nuovi profili quali: assistente giudiziario, informatico, linguistico, contabile ecc.; ufficiale giudiziario; cancelliere; funzionario giudiziario, amministrativo, unep, informatico ecc.; direttore amministrativo. Come dire “fatto il contratto trovato l’inganno”: In definitiva si assiste ad un vero e proprio sfruttamento dei dipendenti con un contratto integrativo che aumenta il carico di lavoro per ciascun profilo. Quello che fa specie in tutto ciò è che alcuni sindacati abbiano sottoscritto qualcosa di simile, nonostante la delusione e il dissenso dei lavoratori fosse oltremodo palpabile fin dalla prima bozza dell’ordinamento professionale. Questo menefreghismo dimostra da una parte la poco conoscenza di costoro della realtà degli uffici giudiziari e dall’altra il disinteresse totale per la “base”. Vogliosi di fare qualche “salto in avanti” hanno tradito il loro ruolo cioè fare sindacato.


Le differenze stipendiali

La tavola che segue illustra le differenze di stipendio al netto di tasse e contributi percepite annualmente, comprensive di tredicesima mensilità, dai lavoratori rispetto al FUA precedentemente percepito dai lavoratori al netto, calcolato per 250 giorni di presenza (dato medio). La tabella evidenzia dati corretti, smentendo talune tabelle che circolano contenenti artatamente importi lordi (e quindi più elevati) non confrontabili con il precedente FUA, il cui importo conosciuto dal lavoratore è stato sempre al netto.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/differenze_stipendiali.jpg

Le nuove mansioni

Occorre chiarire quali siano le confluenze tra i vecchi principali profili professionali e le nuove qualifiche. Successivamente confronteremo le vecchie mansioni con quelle del nuovo contratto non trascurando di evidenziare le stridenti contraddizioni e criticità che emergono per taluni profili.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/nuove_qualifiche.jpg

Con il nuovo contratto si delinea un aumento dei profili professionali, con una caratteristica: chi diviene assistente giudiziario (ad esempio) resterà sempre assistente giudiziario: nel tempo potrà solo avere un aumento salariale dovuto a seguito di bando di concorso a titoli per progressione economica, per i limitati posti banditi, senza che l’Amministrazione si sia impegnata ad una pianificazione del numero degli stessi negli anni. L’aumento delle mansioni è immediato, eventuali gratificazioni economiche ipotetiche e fumose.
Stesse considerazioni per l’ausiliario, il funzionario giudiziario, per il cancelliere, per l’operatore giudiziario ufficiale giudiziario, statistico, contabile etc. Un’ulteriore conseguenza di questo contratto: non sarà possibile il passaggio dall’area IIa all’area IIIa se non con un pubblico concorso, aperto agli esterni, e sempre che il dipendente sia in possesso di una laurea triennale.

Leggi tutto il Vademecum, clicca qui.


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Di Loredana Morandi (del 11/10/2010 @ 12:37:38, in Magistratura, linkato 1276 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

 
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg

L’ANM SUGLI EFFETTI DELLA MANOVRA ECONOMICA
 

Le disposizioni introdotte dalla manovra economica di recente approvazione, ed in particolare quella particolarmente penalizzante relativa alle modalità di erogazione dell’indennità di trattamento di fine rapporto, sta determinando un progressivo aumento delle domande di pensionamento anticipato dei magistrati.

La situazione è allarmante: allo stato risultano presentate oltre 200 domande di collocamento anticipato a riposo, più del triplo degli anni precedenti, numeri destinati con ogni probabilità ad aumentare in maniera esponenziale, anche in ragione dei dubbi interpretativi che le norme stanno suscitando.

La situazione di scopertura degli organici, già oggi particolarmente grave, rischia in tal modo di divenire incontrollabile.

E’ dunque assolutamente indifferibile che venga adottata ogni iniziativa diretta a garantire in tempi rapidi la copertura degli organici che si sono resi o che si renderanno vacanti: la magistratura non può permettersi ulteriori pericolose scoperture che finirebbero per incidere sul funzionamento del sistema giustizia con conseguenze disastrose per gli stessi operatori del settore e per i cittadini.

Roma, 6 ottobre 2010

La Giunta esecutiva centrale
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Di Loredana Morandi (del 11/10/2010 @ 12:39:43, in Magistratura, linkato 1299 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

 http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg

L’ANM SULLA SITUAZIONE DEGLI
UFFICI GIUDIZIARI CALABRESI



Desideriamo ribadire la nostra profonda solidarietà a tutti i magistrati degli uffici giudiziari di Reggio Calabria e in particolare al procuratore della Repubblica, oggetto di gravi minacce e intimidazioni.

Le ultime vicende sono purtroppo solo l’ultima tappa di una pericolosa escalation intimidatoria, che dura ormai da mesi, attraverso una incredibile sequenza di lettere minatorie, spedizione di proiettili, allentamento di bulloni di vetture blindate, collocamento e scoppio di ordigni esplosivi.

E' stupefacente che criminali siano potuti accedere in maniera indisturbata alle sedi giudiziarie e alle abitazioni dei magistrati.

Appare evidente il tentativo di condizionare le iniziative giudiziarie della magistratura reggina sul versante del contrasto alla ‘ndrangheta, che nell’ultimo periodo, si sono caratterizzate per intensità ed efficacia.

In questa situazione la risposta delle istituzioni dovrebbe essere forte e corale: è giunto il momento di dimostrare concretamente impegno e sensibilità nell’azione di sostegno alla magistratura reggina e non limitarsi a sterili proclami di solidarietà. Gli uffici giudiziari del distretto di Reggio Calabria devono essere messi in condizioni di funzionare e di rispondere con efficacia alla domanda di legalità e di giustizia.

In un momento in cui il forte impegno della magistratura e delle forze dell’ordine, con il coinvolgimento della società civile, sta dando risultati concreti nel contrasto alla criminalità organizzata, sarebbe drammatico se lo Stato continuasse a disinteressarsi della Calabria e dei suoi cittadini.

Roma, 6 ottobre 2010

La Giunta esecutiva centrale
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Di Loredana Morandi (del 11/10/2010 @ 12:42:30, in Magistratura, linkato 1629 volte)
UNITA’ PER LA COSTITUZIONE
UNICOST


IL RINNOVAMENTO DI UPC
 UN PATRIMONIO DA NON DISPERDERE



Dobbiamo prendere l’avvio da alcuni dati incontestabili.

Le recenti elezioni al Consiglio Superiore della Magistratura hanno confermato in maniera netta e chiara la fiducia della maggioranza dei magistrati italiani nei confronti della linea politica-associativa di UPC.

E’ un patrimonio che non va assolutamente disperso.

Nell’attuale fase storica della magistratura è imprescindibile la valorizzazione di tale risultato e proprio in forza dello stesso occorre interrogarsi senza infingimenti e tatticismi sul ruolo e sul futuro della nostra corrente.

Le scelte politiche adottate coraggiosamente dalla segreteria generale hanno segnato un punto di non ritorno.

Prima fra tutte, quella effettuata il 24 novembre 2007 con la quale si è deciso di rifiutare la logica del bipolarismo in magistratura, contribuendo in tal modo alla nascita della giunta monocolore di UPC e poi di quella attuale, cui partecipanomagistratura democratica e movimento per la giustizia.

E’ doveroso dare atto di come in questi anni le posizioni assunte dalla GEC, che spesso hanno determinato un forte dibattito interno, sono state nella loro totalità condivise dalla attuale segreteria, ivi comprese quelle relative alle c.d. primarie per la selezione dei rappresentanti al CSM e non da ultima quella sulla questione morale. 

Analogamente è stata condivisa e supportata dalla segreteria, la linea altrettanto innovativa adottata nell’ambito del consiglio uscente in relazione alla dirigenza degli uffici giudiziari, tesa a valorizzare il merito a scapito della anzianità, che pur ha suscitato fibrillazioni in seno alla precedente compagine consiliare.

Nell’ambito di questa rinnovata linea politica si inserisce la scelta degli attuali componenti del C.S.M., che è stata determinante nel conseguimento dell’importante risultato elettorale.     

In sostanza, la corrente si è posta il problema del rinnovamento della dirigenza, in tutti gli ambiti attraverso la valorizzazione del merito e della professionalità e nella direzione del superamento di una concezione clientelare, lobbistica e corporativa della magistratura.
 

DISCONTINUITA’ E RINNOVAMENTO

Occorre, però, fare un passo in avanti.

E’ necessario passare dalla parole ai fatti con coerenza e fornendo un ulteriore segnale di rinnovamento, anche attraverso comportamenti e prassi ‘nuove’.

Le ultime vicende hanno riproposto la “questione morale” quale tema centrale  per la credibilità della magistratura associata e anche o soprattutto della nostra corrente.

Non possiamo dimenticare che nel mese di luglio è stata la stessa segreteria generale a prendere posizione chiara su questo tema, così come il CDC, nell’intera componente di Unicost, con il documento del 14 luglio 2010.

Oggi avvertiamo l’esigenza di rivolgerci a tutti i magistrati italiani al fine di creare all’interno della magistratura un rinnovato spazio culturale teso ad affermare una nuova idea  di autogoverno e di associazione e fondato sui seguenti irrinunciabili principi.

1. Questione morale. Sul tema della questione morale non possono esservi ambiguità o  atteggiamenti gattopardeschi .

Non possiamo tollerare distinguo e sofismi: o si sta da una parte o dall’altra.

Occorre in primo luogo recuperare completamente la credibilità, quella credibilità che le recenti vicende, che hanno purtroppo riguardato esponenti che nel passato hanno ricoperto ruoli di vertice all’interno di Unicost, hanno per così dire offuscato. Si è trattato di una “sub-area” da sempre identificata ed identificabile all’interno della nostra corrente. Oggi vogliamo rispondere che non ci sono più spazi di compromesso  perchè il nostro modello di magistrato, non “entra ed esce dal mondo della politica senza seguire percorsi trasparenti”, “non frequenta lobby e salotti dove garantisce ciò che non può garantire”, “non fa pressioni per diventare capo di un ufficio” “non si ispira ad una logica clientelare”.

Soprattutto occorre una chiara presa di distanza nei confronti di coloro i quali hanno utilizzato lo schermo della corrente per affermare fittizie candidature indipendenti, dimostrando in tal modo di non condividere il rinnovamento che si andava affermando all’interno del gruppo. 

2. Autonomia dei consiglieri togati del CSM. Abbiamo bisogno di riaffermare, custodire e garantire l’autonomia del Consiglio Superiore della Magistratura, l’autonomia dei singoli consiglieri, anche dei consiglieri eletti con l’appoggio di Unità per la Costituzione. Autonomia dai localismi e anche da noi stessi. Va reso più moderno e rigoroso  il rapporto fra consiglieri e gruppo. Vanno tenuti comportamenti coerenti, vanno introdotte prassi nuove in grado di  allontanare il solo sospetto di una volontà, larvata o indiretta, di  possibile eterodirezione dei consiglieri togati del CSM. 

Solo in tal modo potremo essere credibili anche nei confronti della parte di magistratura che non si riconosce in noi, offrendo non solo un reale contributo al cambiamento, ma addirittura acquisendo legittimazione per guidarlo.

3. Intransigente difesa dei valori costituzionali e della indipendenza interna ed esterna della magistratura.

4. Autoriforma della magistratura. L’autoriforma deve attuarsi mediante la scelta della dirigenza, le valutazioni di professionalità, il funzionamento del sistema disciplinare e e gli standard medi di rendimento: occorre valorizzare il merito e la professionalità e non le logiche di appartenenza correntizia; affrontare senza demagogia ma efficacemente le problematiche relative alle condizioni di lavoro della magistratura e le questioni sindacali.

5.Tutela delle esigenze e delle problematiche dei magistrati giovani.

6. Rilancio dell’idea delle primarie per la selezione dei rappresentanti al CSM e agli organi di vertice dell’associazione.


UN RUOLO DIVERSO PER LA CORRENTE
 
Su queste idee vogliamo gettare le basi per la creazione di un nuovo spazio culturale che sappia comprendere le istanze di  cambiamento che oggi sono in atto all’interno della magistratura e che si propongono di realizzare una nuova idea di autogoverno e di associazionismo giudiziario che veda il coinvolgimento e faccia sentire protagonisti tutti i magistrati italiani.

In conclusione vogliamo affermare il modello di un magistrato nel quale riconoscersi: quello di persona onesta, preparata e qualificata professionalmente e che si legittima nelle aule di giustizia con il suo lavoro nella giurisdizione.  Ma per affermare tutto questo abbiamo oggi bisogno di un segnale. Quello della discontinuità che deve continuare anche attraverso un rinnovato patto ed un profondo rinnovamento culturale degli organi rappresentativi della corrente.


Luca Palamara, Silvana Sica, Gaetano Sgroia, Marco Canepa, Giuseppe Cernuto, Michele Consiglio, Vania Contrafatto, Giuseppe Creazzo, Giuseppe Di Giorgio, Liborio Fazzi, Massimo Forciniti, Giovanna Lebboroni, Sandra Recchione, Lanfranco Vetrone

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Osservatorio Europeo sulla Sicurezza:
Focus sui crimini violenti "ottobre 2010"



L'Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, su iniziativa di Unipolis, Demos & Pi e Osservatorio di Pavia ha pubblicato il report numero 3 del 2010, incentrando la propria analisi sulla spettacolarizzazione dei crimini alla tv.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-Casi_Criminali_in_TV.jpg

Segnalo  un interessante articolo di Ilvo Diamanti per La Repubblica, intitolato "Cara Televisione dacci la nostra ansia quotidiana". Bell'articolo sì, ma non lo condivido per la "coccodrillità" tecnica (dal "coccodrillo" ovvero il comune necrologio giornalistico). Il metodo del piangere per non assolvere alle proprie responsabilità. Responsabilità che, a mio avviso, sono condivise da tutti i media e dalle rispettive catene editoriali.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-11_145313_crimine_notizie_totali.jpg

Vero, sempre a mio avviso, che se si parla troppo di crimine in tv la sola ragione non può essere che quella espressa dal dottor Tullio Morello, nella sua relazione di apertura a Napoli del 30 giugno 2009. Il magistrato, allora presidente della giunta ANM, prendendo ad esempio una comune prima pagina di quotidiano ed un totale di circa 20 notizie, mostrava come di fatto  più della metà delle notizie interessassero direttamente l'opera della magistratura e non soltanto quella penale. Da questo il numero di procedimenti pendenti in tutta Italia per il penale, idem per tutti i contenziosi e le liti del civile.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-Tg_estero.jpg

La realtà vera è che in Italia ci sono più crimini che all'estero. Appartiene all'ovvio che se ne parli di più. Nello stesso modo, le grandi catene editoriali e televisive americane devono dare larghissimo spazio alle numerosissime missioni di guerra dell'esercito statunitense. L'equazione è di una semplicità aberrante: "italiani e crimine" è uguale ad "americani e guerre".

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-Agenda_italiani.jpg

Il dato espresso dalla tabella qui sopra è registrato negli anni dal 2005 ad oggi, il campione preso ad esame è di età superiore agli anni 18. Da questo dato si evince soprattutto come sia letteralmente "peggiorata" la qualità della vita in Italia e la "vivibilità" anche istituzionale del cittadino. Non c'è lavoro e la disoccupazione è la massima preoccupazione dell'oggi, seguita dal cattivo funzionamento della sanità e dei servizi insieme al caro vita.

La casalinga di oggi, sempre che sopravviva a suo marito che potrebbe trasformarsi in mostro da un momento all'altro, non teme più di essere scippata al mercato, perché non ha più soldi in tasca. Il crimine comune invece è divenuto più specialistico. Come per i ladri di appartamento che, prima compiono un sopralluogo, poi si appostano per qualche tempo onde accertare gli spostamenti delle vittime, quindi agiscono. Nel mio quartiere l'ultima moda è l'accesso dalle finestre dei terrazzi, che vengono letteralmente tagliate via a pezzi: vetro, legno e parte di muro.

Loredana Morandi
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