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 .. identità ..... di Lunadicarta
 
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Agite secondo giustizia. Sorprenderete alcuni, e stupirete tutti gli altri.

Mark Twain
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 11:26:09, in Osservatorio Famiglia, linkato 1163 volte)
10 Febbraio 2009



Safer Internet Day:
Save the Children e Adiconsum, più della metà dei ragazzi e le ragazze italiani utilizza quotidianamente servizi web 2.0. E chiede ai gestori maggiore protezione della privacy, più informazione e protezione da contenuti inadeguati.

Il 79% dei ragazzi e delle ragazze italiani vuole ricevere maggiori informazioni su come i pirati rubano le password e su come proteggerle, il 64,4% di loro chiede ai gestori che nel creare un profilo non siano obbligatorie troppe informazioni personali, mentre il 54,7% li invita a realizzare campagne di informazione e sensibilizzazione sui problemi e i rischi che si possono incontrare online. Il 64% dei ragazzi propone di vietare che pubblicità per adulti sia accessibili ai minori, il 65,2% di facilitare la segnalazione di abusi e il 62,3% vorrebbe poter visualizzare un profilo prima di accettare una richiesta di amicizia.

Queste alcune delle richieste emerse dall’indagine “Servizi web 2.0 e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, presentata oggi in occasione del Safer Internet Day, la giornata istituita dalla Commissione Europea per promuovere un uso consapevole e senza rischi di Internet e delle nuove tecnologie, nel corso di un evento svoltosi a Roma e organizzato da Save the Children e Adiconsum, gli unici referenti in Italia del Programma Safer Internet della Commissione stessa.

“Dai risultati dell’indagine, emerge che la maggioranza delle ragazze e dei ragazzi intervistati, soprattutto quelli meno esperti, richiede ai gestori di metterli nelle condizioni di fruire del servizio in modo più sicuro”, commenta Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. “Proprio per questo, oggi, presentiamo le loro istanze ai rappresentanti del settore, alla presenza delle istituzioni competenti, affinché assumano un impegno ad adottare un codice di autoregolamentazione che accolga tali richieste.”

“La rete rappresenta per i giovani un’occasione di conoscenza e di socializzazione ma anche di eventuale rischio. Il monitoraggio della stessa non può essere addossata ai soli genitori, che sui nuovi media ne sanno meno dei figli”, afferma Paolo Landi, Segretario Generale di Adiconsum. “E’ indispensabile l’ausilio della scuola e un’opera preventiva da parte degli stessi gestori. Le proposte dei ragazzi sono concrete ed efficaci; ci aspettiamo quindi da parte degli operatori una pari disponibilità per la loro attuazione. Le istituzioni devono continuare a svolgere un ruolo di monitoraggio e sanzione anche in base alle segnalazioni delle famiglie e degli stessi ragazzi”.

La rete è sempre più diffusa tra i minori italiani, con ben l’86% di essi che naviga su internet.(1) La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze (2) sono frequentatori esperti nell’utilizzo dei servizi web 2.0, siano essi servizi di messaggistica istantanea, visualizzazione video o social network in senso stretto, con una percentuale del 51,8 % che li utilizza tutti i giorni.

La messaggistica istantanea (ad esempio MSN, Skype e YahooMessanger) è il servizio più usato, con il 50,9% dei ragazzi e delle ragazze intervistati che vi si collega quasi tutti i giorni, seguito dai servizi visualizzazione video (ad esempio YouTube) con un 48% e i social network classici (LiveSpace di MSN, NetLog, Myspace e Facebook i più utilizzati), con un 32,5%. E ben un 9% di loro, in prevalenza ragazzi, accede a servizi rivolti esclusivamente a maggiorenni, anche se solo occasionalmente. Pur restando all’interno di livello di consumo alti, i ragazzi usano molto di più i servizi di visualizzazione rispetto alle ragazze, le quali, invece, privilegiano gli altri due gruppi di servizi.

Percezione del rischio, tutela della privacy, ma nel rispetto della propria autonomia
Per la prima volta, la ricerca è stata ideata e condotta dai ragazzi di due scuole secondarie di I grado e di un centro di aggregazione di Roma (3) nel corso di un laboratorio svolto nell’anno scolastico 2008 – 2009, in attuazione del principio di partecipazione attiva e responsabile di bambini e adolescenti sancito dalla Convezione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. I ragazzi, dopo una prima fase di analisi dei servizi web 2.0 più utilizzati, dei rischi ad essi connessi, nonché delle cause e delle possibili soluzioni, ha elaborato un questionario che è stato somministrato ad un campione di circa mille ragazzi in tutta Italia, volto ad analizzare sia la frequenza di accesso ai servizi di social networking, sia la condivisione o meno di 23 richieste da presentare ai gestori per renderli più sicuri per gli utenti più giovani. (4)

La percezione di maggior rischio da parte dei minori si concentra nell’area della protezione della privacy. Il 79% dei ragazzi e delle ragazze intervistati evidenzia la necessità di ricevere maggiori informazioni su come i pirati rubano le password, mentre il 66% esprime la propria esigenza di tutela attraverso la richiesta relativa all’obbligo di creare password difficili da scoprire. Allo stesso tempo, il 64,4% di loro chiede che nel creare un profilo non siano obbligatorie troppe informazioni personali.

I ragazzi e le ragazze, inoltre, vorrebbe ricevere maggiori informazioni dai gestori con un linguaggio semplice e adeguato. In particolare, il 60% di loro vorrebbe che le condizioni d’uso dei servizi fossero messe ben in evidenza e fossero comprensibili a tutti. Inoltre, il 54,7%  invita i gestori a realizzare campagne di informazione e sensibilizzazione sui problemi e i rischi che si possono incontrare online e, infine, il 54,2% sottolinea la necessità di ricordare periodicamente il regolamento agli utenti (per esempio: non postare foto di altri senza il loro permesso).

Inoltre i ragazzi chiedono ai gestori di adoperarsi per garantire più controllo, prevenzione e protezione dall’invio di foto o altro materiale vietato o inadeguato. In primo luogo, il 74% degli intervistati propone l’attivazione di filtri all’interno del servizio stesso (e non nel pc dell’utente) che impediscano l’invio di materiale vietato. Il 64% propone di vietare che pubblicità per adulti sia accessibili ai minori e il 65,2% di facilitare la segnalazione di abusi.

A tale proposito, tuttavia, fa riflettere il fatto che la percentuale dei minori che richiede sanzioni rilevanti, quali la cancellazione del profilo e il divieto di crearne altri per chi invia foto o altro materiale vietato scenda al 52,6%, come pure che il divieto di postare materiale in maniera anonima (52,7%). Inoltre, la percentuale di ragazzi che auspica l’adozione di tali misure è sempre inferiore a quella delle ragazze (rispettivamente 49,6% e 51% per i maschi e 56% e 54,5% per le femmine).

La gestione dei contatti è un’area particolarmente importante per i ragazzi che, soprattutto al fine di evitare ogni forma di adescamento, chiedono che i filtri di ricerca siano più sicuri (62,5%), e cioè che non sia permesso ricercare minori per città, Cap, status o preferenze sessuali, così come vorrebbero poter visualizzare un profilo prima di accettare una richiesta di amicizia (62,3%) e che il proprio non fosse visibile a tutti di default. Rispetto a questa macro-area, sono soprattutto le ragazze a voler avere a disposizione strumenti per tutelare al meglio la propria privacy e per gestire in modo più sicuro i contatti.

Benché il rischio dell’adescamento on-line venga percepito dai ragazzi, la possibilità di fare nuove amicizie e nuovi incontri appare uno degli aspetti più interessanti e attrattivi, tanto spingere alcuni di loro a proporre ai gestori la creazione di luoghi fisici protetti dove gli utenti possano incontrarsi in sicurezza (47,2%). Esiste tuttavia un 26,1% che vuole gestire in assoluta autonomia eventuali incontri o non è interessato ad entrare in contatto con persone conosciute online.

Nonostante vi siano delle richieste puntuali e ponderate da parte dei ragazzi e delle ragazze rispetto alle quali si sollecita l’intervento dei gestori, da una visione più generale della ricerca emerge la necessità di tutelare la propria indipendenza e autonomia di gestione. Ad esempio, si delinea il desiderio, maggiore negli utenti più esperti, di continuare a vivere le chat come luoghi comunicativi liberi da regole e limiti nella scelta del linguaggio, delle parole e di concetti da utilizzare.

Le richieste
I ragazzi e ragazze, in relazione ai risultati dell’indagine, chiedono che le loro richieste vengano prese in seria considerazione e sollecitano:
- i gestori dei servizi di web 2.0 a pronunciarsi rispetto alla possibilità concreta di offrire una soluzione ai problemi evidenziati;
- i rappresentanti delle Istituzioni a porsi come garanti di tale processo attuativo, affinchè gli impegni presi dal mondo dell’Industria possano effettivamente tradursi in azioni concrete.

Save the Children e Adiconsum, in tale contesto, si impegnano a monitorare tale processo e a garantire un ascolto attivo e sollecito degli interlocutori adulti nei confronti dei ragazzi e ragazze.

NOTE
1) Fonte: “Ragazzi connessi. I pre-adolescenti italiani e i nuovi media”, ricerca di Save the Children e CREMIT.
2) Il campione è composto da 448 ragazze e 510 ragazzi, provenienti da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Basilicata. Il 54% di loro ha 13 anni, il 35% 12 anni, il 6% va dai 14 ai 16 anni e, infine, il 5% ha tra i 10 e gli 11 anni.
3) Hanno partecipato alla ricerca le classi terze delle scuole secondarie di I grado “A. Rosmini” e “D.R. Chiodi” e il centro di aggregazione “Il muretto” di Roma
4) Nel questionario, a risposta chiusa, è stata utilizzata la scala di Likert che misura l’atteggiamento rispetto a date affermazioni sulla base di una scala di accordo/disaccordo, a 5 passi, da un’area di massimo disaccordo ad un’area di massimo accordo.


Scarica la ricerca completa
È disponibile un b-roll con immagini, lo spot della campagna “Posta con la testa” e lo spot ideato dalla Commissione Europea per il Safer Internet Day 2009.

Per ulteriori informazioni
Ufficio stampa Save the Children Italia
www.savethechildren.it
www.easy4.it  

La campagna Easy (“Enhancing Awareness on Internet Safety for Young People”), in partnership con Adiconsum,  promuove messaggi e azioni che supportino i pre-adolescenti, in particolar modo gli studenti tra i 10 e i 14 anni, a relazionarsi in modo sicuro e consapevole con le nuove tecnologie. Tra le attività realizzate nell’ambito della campagna, la creazione di un sito web ( www.easy4.it ), la produzione e pubblicazione di materiale informativo, l’organizzazione di seminari e convegni con insegnanti e genitori, un tour itinerante con un ludobus dotato delle moderne tecnologie per incontri e giornate di sensibilizzazione nelle scuole italiane. EASY fa parte della rete di INSAFE (www.saferinternet.org), che raggruppa numerosi progetti relativi a queste tematiche a livello europeo.

Stop-It è dal 2002 il progetto di Save the Children Italia di lotta allo sfruttamento sessuale a danno dei minori su Internet e tramite Internet. In particolare, attraverso una stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine e altri attori del settore istituzionale, privato ed associativo, il progetto si propone di contrastare la diffusione della pedo-pornografia su Internet. Tra le principali attività svolte: ricezione e trasmissione alle istituzioni competenti di materiale pedo-pornografico segnalato e inviato in forma anonima da utenti di internet all’indirizzo  www.stop-it.org;  attività di networking e advocacy sia a livello nazionale che internazionale, attività di informazione e sensibilizzazione. Tra gli obiettivi vi è la creazione di un referral system – cioè di una rete di enti e strutture ad hoc operanti con procedure e standard condivisi - per l’identificazione dei bambini e dei ragazzi vittime di abuso per la produzione di materiale pedo-pornografico. Stop-It è co-finanziato dalla Commissione Europea attraverso il programma Safer Internet Action Plan ed è il nodo italiano di INHOPE (www.inhope.org), la rete internazionale delle hotline

La campagna “Posta con la testa” attraverso  2 spot, spinge i ragazzi a riflettere sulle conseguenze di alcuni atteggiamenti rischiosi, come postare una foto personale provocante, rendendola visibile a tutti:  quell’ immagine, una volta online, “non può più tornare indietro. Tutti possono vederla”, mette in guardia una delle clip.

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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 11:00:18, in Magistratura, linkato 1358 volte)

Diaz, i giudici depositano la sentenza

 

"Violenze perché certi dell'impunità"

Depositata in cancelleria dal presidente della prima sezione penale del Tribunale di Genova Gabrio Barone la motivazione della sentenza emessa il 13 novembre

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Le violenze alla Diaz durante il G8 del 2001 non furono frutto di "un complotto in danno degli occupanti" della scuola, nè ebbero carattere "di spedizione punitiva" o di "rappresaglia": è quanto si legge nella motivazione della sentenza emessa il 13 novembre scorso e depositata stamani in cancelleria dal presidente della prima sezione penale del Tribunale di Genova Gabrio Barone.

La sentenza disponeva 16 assoluzioni (tra cui tutti i vertici della Polizia, e in particolare Giovanni Luperi ex vicedirettore Ucigos e Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco) e 13 condanne, per un totale di 35 anni e 7 mesi di reclusione.

"A parte la carenza di prove concrete - scrivono i giudici - appare assai difficile che un simile progetto possa essere stato organizzato e portato a compimento con l'accordo di un numero così rilevante di dirigenti, funzionari e operatori della polizia".

Piuttosto si ritiene "che i dirigenti fossero convinti che l'operazione avrebbe avuto un rilevante successo e si sarebbe conclusa con l'arresto dei responsabili delle violenze e delle devastazioni dei giorni precedenti", anche perchè "ben difficilmente La Barbera, Luperi e Gratteri avrebbero avvisato i giornalisti di quanto si stava compiendo".

"Se non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni - si prosegue nel documento - è invece certo che la loro propagazione così diffusa e pressochè contemporanea presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori che comunque non li avrebbero denunciati".

Pertanto l'esplodere della violenza all'interno della scuola non può "trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell'impunità".


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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 10:54:04, in Sindacato, linkato 1210 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 10 febbraio 2009
Prot n. 26/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:


“La Federazione Nazionale della Stampa esprime grande apprezzamento per le motivazioni che hanno portato alla decisione annunciata da Enrico Mentana e condivide integralmente la presa di posizione del Comitato di Redazione del Tg5. Il rispetto che Canale 5 ha mostrato per il Grande Fratello e per la logica dell’audience era ieri sera insensato e stridente anche per una tv commerciale. La decisione aziendale suona ancor più incredibile e mortificante viste le risorse giornalistiche a disposizione. Canale 5 ha perso una importante occasione per una competizione sul terreno della qualità, del pluralismo informativo, della sensibilità civile. La decisione di Mentana non può essere ridotta alle consuete, e talvolta banali, baruffe tra conduttori. Quello che stavolta c’è da discutere è il ruolo di responsabilità che compete alla tv, pubblica e privata. E nessuno può essere così spregiudicato da chiudere la discussione a colpi di Auditel, cioè di spot.”
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 10:52:02, in Sindacato, linkato 1244 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 10 febbraio 2009
Prot n. 27/C

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione della Stampa dell’Emilia Romagna comunicano:

Il Segretario Generale della Fnsi Franco Siddi  ed il Presidente dell’Aser Camillo Galba, dopo l’odiosa aggressione del collega Carlo Raggi de Il Resto del Carlino avvenuta ieri negli Uffici Giudiziari, hanno inviato al Procuratore Capo della Procura di Ravenna ed al Presidente del Tribunale della città la seguente lettera.

“Ieri, come certamente già saprete, il collega Carlo Raggi, storico cronista di giudiziaria della redazione locale de “il Resto del Carlino” è stato oggetto di una brutale aggressione nei locali del Tribunale di Ravenna da parte di una persona che ha inteso così vendicarsi per quello che il collega aveva scritto svolgendo il proprio lavoro di giornalista.
La Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) e l’Aser (Associazione Stampa dell’Emilia-Romagna) chiedono alle Signorie Vostre di adottare tutti i provvedimenti necessari e utili per scongiurare che tali episodi si ripetano in futuro. Un’aggressione che rappresenta un odioso attacco alla libertà d’informazione, tra i cardini di uno Stato democratico e civile. Ringraziando per l’attenzione e per le misure che intenderete adottare,”
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 09:49:14, in Osservatorio Famiglia, linkato 1259 volte)
Non soltanto il bullismo, ma anche tanta micro e macro criminalità in un web in cui neppure i grandi provider rispettano la privacy o le leggi italiane. Tiscali, per esempio...
Inoltre in rete se il più "debole" è il perseguitato, nel web degli adulti possono accadere vicende simili alla mia con Neri, che mi fece hackerare tutti i blog a 12 giorni da un evento nazionale, il primo della Rete Artisti.
O quel che ho subito quest'anno per aver detto la verità, niente altro che la verità, denunciando i reati sul server di Università di Napoli, l'uso fatto dagli sporcaccioni di Selargius e il loro ingresso nella community nichilista. L'articolo ...

In aumento community e blog

Boom di baby navigatori, in chat un under 11 su tre.

Save the children: il bullismo è on line

Telefono Azzurro traccia l'identikit della gioventù digitale, facendo il punto sui social network. Internet è un'opportunità ma attenzione ai rischi. E in rete i più deboli sono oggetto di persecuzioni

ultimo aggiornamento: 10 febbraio, ore 16:53
Roma, 10 feb. - (Adnkronos) - E' boom di baby navigatori, tanto che ormai un bambino su tre al di sotto degli 11 anni chatta regolarmente. A tracciare l'identikit completo della "gioventù digitale", è Telefono Azzurro che, in occasione del 'Safer Internet Day', giornata mondiale della sicurezza su internet, istituita dalla Commissione Europea e Insafe, la rete europea per la sicurezza in internet, fa il punto sui social network, straordinari strumenti di innovazione sociale, presentando una ricerca dedicata realizzata in collaborazione con Eurispes.

Chat, community, blog, sono in incredibile aumento non solo tra gli adolescenti ma anche tra i bambini al di sotto degli 11 anni. Se nel 2005, evidenzia Telefono Azzurro, solo il 37,9% chattava, questa percentuale è salita, nel 2008 al 69,4%.

Similmente, se nel 2005 la percentuale di bambini navigatori che chattavano superava di poco il 13%, nel 2008 il 33,1%, dunque un bambino su tre utilizza internet per chattare. E ancora, se nel 2007 frequentava chat-community per conoscere altre persone il 36,3% degli adolescenti navigatori intervistati, nel 2008 questa percentuale sale al 42,9%, e se sempre nel 2007 il 65,3% dei navigatori adolescenti guardava Youtube, questa percentuale nel 2008 sale al 73,8%.

Formidabile mezzo di comunicazione, fonte inesauribile di informazioni ma soprattuto contenitore per il tempo libero, internet, avverte Telefono Azzurro, offre grandi opportunità rispetto al passato ma come ogni medaglia ha il suo rovescio, così un uso sbagliato della rete rischia di far approdare gli utenti, soprattutto minorenni in situazioni pericolose e piene di insidie.

E' vero, infatti, che nell'indagine del 2008 non aumenta significaticamente il numero di adolescenti che dichiara di diffondere messaggi foto o video minacciosi (5,4%), ma aumentano gli adolescenti che dichiarano di aver diffuso false informazioni su una persona (13,2%) e che ammettono di aver utilizzato la rete per escludere volontariamente una persona da un gruppo on line.

Infine, il fenomeno del millennio, Facebook: i giovanissimi (18-24 anni) sono, al contrario di quello che si poteva pensare, quelli meno suggestionabili da potenzialità vere o presunte di Facebook. Sono infatti coloro che credono, in misura maggiore rispetto agli altri, che Facebook sia uno strumento utile per ritrovare vecchi conoscenti (72,1%) e passare il tempo (49,6%) ma al contrario sono i meno propensi a credere che esso consenta di stringere nuove amicizie (56,6%): fra i più grandi questa percentuale è più bassa e oscilla tra il 46 e il 52%.

Adnkronos

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Save the Children, il bullismo ha traslocato on line

Neri: ''In Internet come nella vita reale il ragazzo più debole è oggetto di una vera e propria persecuzione''. I ragazzi chiedono ai provider un ''tavolo di autoregolamentazione''

ultimo aggiornamento: 10 febbraio, ore 17:22
Roma, 10 feb. – (Ign) – Gli atti di bullismo spopolano on line. A lanciare l’allarme è il direttore generale di Save The Children Italia, Valerio Neri in occasione della presentazione oggi a Roma della ricerca ‘Servizi web 2.0 e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza’, condotta con Adiconsum, in occasione del Safer Internet Day, giornata mondiale della sicurezza in internet della Commissione Europea. “In internet - spiega Neri – come nella vita reale il ragazzo più debole è oggetto di una vera e propria persecuzione. Dal più semplice squillo ripetuto su messenger fino al furto della password e a casi di ragazzi più grandi che ‘postano’ foto delle loro vittime senza essere autorizzati”.

Diventa quindi sempre più necessario stabilire delle regole. Un’esigenza condivisa sia dai giovani che dal mondo degli adulti. Per il segretario generale dell’Adiconsum, Paolo Landi “navigare in internet è come imboccare un’autostrada”. Per questo serve “un codice della strada con indicazioni chiare”. Regole di comportamento sia per i ragazzi che per i genitori. Il Capo Dipartimento delle Pari Opportunità Isabella Rauti mette l’accento sul “problema del gap generazionale” e, ammette, di “essere una mamma terrorizzata dai pericoli che può incontrare il figlio quattordicenne su internet”.

Una maggiore protezione della privacy, più informazioni su come proteggere la propria password e, soprattutto, la possibilità di visualizzare il profilo prima di accettarlo. Sono le richieste dei ragazzi degli Istituti ‘A.Rosmini’, ‘D.R.Chiodi’ e del Centro di Aggregazione ‘Il muretto’ di Roma. I protagonisti dell’indagine ‘Servizi web 2.0 e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza’ chiedono ai provider “un tavolo di autoregolamentazione”.

La proposta di riunirsi attorno a un tavolo per creare delle regole piace anche ai gestori. “Siamo favorevoli a riunirci per creare un ambiente di rete sicuro” dice Cristian Perrella, responsabile sicurezza MySpace Italia. Mentre Marco Pancini, European Policy Counsel Google Italia annuncia che hanno messo a disposizione la piattaforma per “fare informazioni sui pericoli della rete” e con il servizio Teach to day si rivolgono direttamente agli insegnanti. Per rendere YouTube più sicuro, spiega Pancini, vogliamo creare un “centro unico”, dove gli utenti potranno segnalare i video sospetti.

Insomma provider e istituzioni si stanno muovendo per colmare il ‘vuoto di regole’. Un problema sempre più sentito da famiglia e scuola. La rete è sempre più diffusa tra i minori italiani con ben l’86% dei ragazzi italiani che navigano su internet. Più della metà, il 51,8%, utilizza i servizi web 2.0 tutti i giorni. Il servizio più utilizzato è la messaggistica istantanea (50,9%), seguito dalla visualizzazione video (48%) e dai social network (32,5%). Percentuale che scende al 9%, per chi accede occasionalmente a servizi rivolti esclusivamente a maggiorenni.

Adnkronos
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 09:45:44, in Osservatorio Famiglia, linkato 1176 volte)

PEDOFILIA: ABUSI DEL BRANCO SU UNA BIMBA, 6 ARRESTI A PALERMO


ultimo aggiornamento: 10 febbraio, ore 17:18
Palermo, 10 feb. (Adnkronos) - I carabinieri e gli uomini della Guardia di Finanza di Palermo hanno notificato oggi 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere a 4 minori e 2 maggiorenni accusati di avere abusato, in branco, di una bambina di appena 9 anni. Le violenze sarebbero avvenute nel capoluogo siciliano tra l'aprile e il giugno 2007.

1 anno e mezzo dopo è davvero tantissimo tempo ... troppo.
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 05:06:37, in Redazionale, linkato 1115 volte)
Mi attanaglia una domanda:

Quanto sta guadagnando la famiglia Englaro con la cessione delle fotografie della figlia?

Gallerie fotografiche da Repubblica:

La morte sulla Stampa Estera

Il caso Eluana Englaro su Stampa Estera

La storia fotografica di Eluana
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 04:58:29, in Magistratura, linkato 1273 volte)

09/02/2009

Queste le principali evidenze emerse dal convegno sul secondo Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia

Riti alternativi al processo triplicati in tre anni ma la diffusione potrebbe essere maggiore

Negli ultimi tre anni il numero globale delle domande inerenti il ricorso agli strumenti di giustizia alternativa (conciliazione, arbitrati amministrati) in Italia è più che triplicato, passando dalle 15.916 del 2005, alle 26.896 del 2006 fino alle 50.808 del 2007. Una crescita importante, che senza dubbio conferma come la domanda di giustizia in Italia non passi solo dai tribunali e come i riti alternativi, assolutamente competitivi sotto il profilo dei tempi e dei costi delle decisioni, abbiano sempre più successo.

Ma questa crescita è sufficiente a soddisfare la domanda di giustizia degli italiani? Quali sono gli ostacoli che ancora frenano un ulteriore diffusione delle forme alternative di giustizia? Che cosa devono fare le autorità per semplificare e incoraggiare l’accesso a queste procedure?

Questi i risultati ed i principali temi trattati nel Secondo rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia presentato stamattina presso la Camera di Commercio di Milano nel corso di un convegno organizzato da ISDACI (istituto per lo studio e la diffusione dell’arbitrato e del diritto commerciale internazionale), che cura il rapporto, con la partecipazione di Unioncamere, Camera di Commercio di Milano, Camera Arbitrale di Milano e il patrocinio della Camera dei Deputati e dell’Ordine degli Avvocati di Milano.

Il Secondo Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia (unica fonte di documentazione su questo tema in Italia) è stato realizzato da Unioncamere, Camera di Commercio di Milano, Camera Arbitrale di Milano insieme a ISDACI, che ne ha curato il coordinamento. Il Rapporto definisce il numero e la tipologia di tutte le forme di giustizia alternativa rilevabili (gli arbitrati ad hoc non sono rilevabili) relative al 2007.

“I consumatori, così come gli imprenditori, – ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano – hanno bisogno di norme in grado di offrire soluzioni veloci e flessibili delle controversie. Una necessità che oggi la giustizia civile fatica a soddisfare e che trova invece una risposta nell’arbitrato e nella conciliazione. Il rapporto che presentiamo oggi conferma l’utilità di questi due strumenti, sempre più diffusi sul nostro territorio perché in grado di raccogliere dal basso e regolare i rapporti nel mercato, a beneficio delle imprese così come dei consumatori”.

“La crisi della giustizia civile” ha dichiarato Francesco Bettoni, Vice Presidente di Unioncamere “ha un costo elevato sulla competitività delle imprese italiane e incide fortemente sull’attrazione degli investimenti. In questa fase delicata dell’economia è ancora più importante rafforzare gli strumenti di giustizia alternativa che possono contribuire a recuperare la certezza del diritto. Questo è lo spirito con cui tutte le Camere di commercio, da oltre 10 anni, hanno investito sullo sviluppo della conciliazione e dell’arbitrato. E’ necessario però un impegno ancora maggiore da parte di tutti. I risultati di un recente sondaggio mostrano infatti che imprese, famiglie e professionisti attribuiscono molta importanza ai servizi di conciliazione, ma l’utilizzano poco perché non sanno a chi rivolgersi e non ne conoscono il funzionamento”.

“Il rapporto che viene oggi presentato e discusso” ha dichiarato Giovanni Deodato, Presidente di ISDACI, “ conferma l’impegno dei promotori di alimentare un vero e proprio processo culturale dando voce alle istanze di giustizia dei cittadini e delle imprese. Il positivo trend di crescita degli strumenti di giustizia alternativa evidenziato dal Rapporto è indubbiamente un risultato lusinghiero ma siamo ancora davanti ad una goccia d’acqua nel mare della conflittualità. In particolare, l’informazione resa possibile dal Rapporto si rivolge innanzitutto al Parlamento e al Governo e poi alle associazioni imprenditoriali, dei consumatori, nonché all’opinione pubblica affinché sia conosciuta l’offerta delle modalità di accesso alla giustizia privata. L’offerta dei servizi di arbitrato, mediazione e conciliazione, infatti, adempie ad un ruolo che forse non dobbiamo più definire soltanto alternativo, bensì anche complementare alla amministrazione della giustizia”.

Le principali evidenze del Rapporto:

• negli ultimi tre anni è più che triplicato il numero globale delle domande inerenti il ricorso agli strumenti di giustizia alternativa, proveniente sia dal mondo delle Camere di commercio, sia da tutti gli altri operatori che non fanno capo ad esse, passando da 15.916 del 2005, a 26.896 del 2006 e 50.808 del 2007;

• durata dei procedimenti: 70 giorni in media per una conciliazione, 138 giorni in media per un arbitrato amministrato;

• costi: quasi tutte le tipologie di conciliazione, nel 2007, sono risultate gratuite. Arbitrato e rassegnazione nomi a dominio sono offerti in base a costi più contenuti di quelli previsti dalle tariffe professionali per gli arbitrati ad hoc (che si svolgono negli studi professionali);

• valore dei procedimenti: per le conciliazioni quello medio è di 17.555 euro (per le conciliazioni presso i Corecom è di 340 euro). Per gli arbitrati è di 132.300 euro (ma per la Camera dei Lavori Pubblici e la Camera Arbitrale di Milano il valore medio supera i tre milioni di euro).

• Nel 2007 le domande di conciliazione rappresentano il 98% di tutte le domande di giustizia alternativa, quelle di arbitrato solo l’1%. In particolare, c’è una preferenza per la conciliazione presso i Corecom (33.167 domande) e presso le Camere di commercio (che dal 2005 al 2007 hanno più che raddoppiato il volume delle conciliazioni gestite, passando da 6.034 a 14.183).

• il maggior numero di domande di conciliazione rilevate nel 2007 riguarda controversie sorte tra un’impresa e un consumatore, generalmente promosse da quest’ultimo;

• nazionalità: la quasi totalità delle conciliazioni avviene fra soggetti di nazionalità italiana. Il 10% degli arbitrati amministrati riguarda un soggetto estero. Oltre il 40% degli arbitrati con un soggetto estero sono stati gestiti dalla Camera Arbitrale di Milano,

• In genere le Camere Arbitrali attive gestiscono in media 8 arbitrati all’anno (ad eccezione della Camera Arbitrale di Milano – 99 domande nel 2007- e la Camera Arbitrale dei Lavori pubblici – 53 domande-). L’86% degli arbitrati ha visto contrapporsi due imprese, al contrario delle conciliazioni, promosse in maggioranza da singoli consumatori. Gli arbitrati di ingente valore economico, tra società di capitali e spesso con elementi di internazionalità, vengono probabilmente gestiti al di fuori delle Camere arbitrali e, quindi, direttamente dai professionisti attraverso le forme dell’arbitrato ad hoc.

• Iniziano anche in Italia a comparire i primi casi conciliazione on line. Questo servizio è offerto anche dalla Camera Arbitrale di Milano che, tra le prime Camere di Commercio, si è attivata per l’offerta di questo servizio. In particolare, nel 2007 le domande di conciliazione online sono quasi quadruplicate e circa la metà di esse sono di natura internazionale.


L'Avvenire

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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 04:54:58, in Sindacati Giustizia, linkato 1300 volte)
Gli interpreti del Tribunale non vedono lo stipendio da 7 mesi e sono pronti a scioperare

Palazzo di Giustizia, la protesta dei traduttori:
«Non ci pagano da mesi»


MILANO 10/02/2009 - A Milano da oltre 7 mesi i traduttori giudiziari non vengono pagati. E gli interpreti, che traducono intercettazioni e dichiarazioni degli stranieri nei numerosi processi ora minacciano di scioperare. C’è chi infatti non riesce più a pagare la rata del mutuo della casa, chi ha problemi con le bollette, chi non riesce più a far fronte alle varie spese. Anche perché i traduttori giudiziari non hanno un contratto sindacale e per ogni servizio prestato devono presentare la fattura, e spesso si trovano a dover pagare l’Iva su somme che non hanno ancora percepito. Tutto questo tenendo conto che i loro compensi sono tutt’altro che lauti: in pratica 4, 70 euro all’ora.

“In questa situazione - hanno spiegato ieri durante una protesta - non possiamo andare avanti e saremo costretti a sospendere la nostra attività col rischio di vedere chiamare altre persone al nostro posto». Di più. “Faremo anche una mani­festazione per richiamare l’attenzione su una cate­goria di lavoratori che hanno una reperibilità di 24 su 24 ore e possono essere chiamati in qualsiasi momento della giornata, soprattutto per le intercet­tazioni”. Sono mesi che i traduttori protestano per i mancati pagamenti, ma nulla finora è cambiato. Ed ora gli interpreti sono pronti a scioperare, con conseguenze che potrebbero paralizzare il Palazzo di giustizia milanese. A Roma la categoria dopo essere stata ricevuta dal ministro guarda sigilli Alfano, ha ottenuto il pagamento degli arretrati. A Milano il ministro non c’è, e i traduttori conti­nuano a lavorare senza stipendio.

Annibale Carenzo per Cronaca Qui
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2009 @ 04:49:13, in Sindacato, linkato 1217 volte)



10 Febbraio 2009
Non morta, ma uccisa

Adesso però vogliamo sapere tutto

Eluana è stata uccisa. Davanti alla morte le parole tornano nude. Non consentono menzogne, non tollerano mistificazioni. E se noi – oggi – non le scrivessimo, queste parole nude e vere, se noi – oggi – non chiamassimo le cose con il loro nome, se noi – oggi – non gridassimo questa tristissima verità, non avremmo più titolo morale per parlare ai nostri lettori, ai nostri concittadini, ai nostri figli. Non saremmo cronisti, e non saremmo nemmeno uomini.

Eluana è stata uccisa. Una settimana esatta dopo essere stata strappata all’affetto e alla «competenza di vita» delle sorelle che per 15 anni, a Lecco, si erano pienamente e teneramente occupate di lei. In un momento imprecisato e oscuro del «protocollo», orribile burocratico eufemismo con il quale si è cercato di sterilizzare invano l’idea di una «competenza di morte» messa in campo, a Udine, per porre fine artificialmente ai suoi giorni.

Eluana è stata uccisa. E noi osiamo chiedere perdono a Dio per chi ha voluto e favorito questa tragedia. Per ogni singola persona che ha contribuito a fermare il respiro e il cuore di una giovane donna che per mesi era stata ostinatamente raccontata, anzi <+corsivo>sentenziata<+tondo>, come «già morta» e che morta non era. Chiediamo perdono per ognuno di loro, ma anche per noi stessi. Per non aver saputo parlare e scrivere più forte. Per essere riusciti a scalfire solo quando era troppo tardi il muro omertoso della falsa pietà. Per aver trovato solo quando nessuno ha voluto più ascoltarle le voci per Eluana (le altre voci di Eluana) che erano state nascoste. Sì, chiediamo perdono per ogni singola persona che ha voluto e favorito questa tragedia. E per noi che non abbiamo saputo gridare ancora di più sui tetti della nostra Italia la scandalosa verità sul misfatto che si stava compiendo: senza umanità, senza legge e senza giustizia.

Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gesto terribile, che li scuote e nessuno saprà mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia? Chi insegnerà, chi dimostrerà, loro che certe parole, che le benedette, apodittiche certezze dei vent’anni non sono necessariamente e sempre pietre che gli saranno fardello, che forse un giorno potrebbero silenziosamente lapidarli. Ci perdonino, se possono. Perché Eluana è stata uccisa.

Sì, Eluana è stata uccisa. E noi, oggi, abbiamo solo una povera tenace speranza, già assediata – se appena guardiamo nel recinto delle aule parlamentari – dalle solite cautelose sottigliezze, dalle solite sferraglianti polemiche. Eppure questa povera tenace speranza noi la rivendichiamo: che non ci sia più un altro caso così. Che Eluana non sia morta invano, e che non muoia mai più. Ci sia una legge, che la politica ci dia subito una legge. E che nessuno, almeno nel nostro Paese, sia più ucciso così: di fame e di sete.

Ma che si faccia, ora, davvero giustizia. Che s’indaghi fino in fondo, adesso che il «protocollo» è compiuto e il mistero di questa fine mortalmente c’inquieta. Non ci si risparmi nessuna domanda, signori giudici. Ci sia trasparenza finalmente, dopo l’opacità che ci è stata imposta fino a colmare la misura della sopportazione. E si risponda presto, si risponda subito, si risponda totalmente. Come è stata uccisa Eluana?

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