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 ..Gi, il kanji di Giustizia..... di Lunadicarta
 
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Essere innocenti è pericoloso perché non si hanno alibi.

Boris Makaresko
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 25/09/2010 @ 11:22:41, in Magistratura, linkato 1289 volte)
Mafia: ricordato Cesare Terranova
a Petralia Sottana nel palermitano


Palermo, 24 set. - (Adnkronos) - "Un esempio inarrivabile di coerenza e visione anticipatrice dello sviluppo della mafia". Cosi' Vittorio Teresi, procuratore aggiunto di Palermo e segretario dell'Anm ha ricordato la figura di Cesare Terranova, magistrato ucciso dalla mafia il 25 settembre del 1979 e commemorato presso il cinema teatro Grifeo di Petralia Sottana (Palermo) su iniziativa del Centro Pio La Torre e dell'amministrazione del comune madonita.

La mattinata e' stata aperta dalla deposizione di una corona di fiori presso il monumento dedicato a Cesare Terranova e allietata dalla musica del gruppo delle Libere Note. "Quello di Terranova e' per la mafia un omicidio preventivo - ha spiegato Teresi - Cosa Nostra sapeva che, diventato capo dell'Ufficio Istruzione di Palermo, avrebbe perseguito con forza la strategia di recidere le trame tra mafia e politica, un obiettivo che ha contraddistinto da sempre il suo operato, sia da magistrato che da politico".

 "La relazione di minoranza della Commissione Antimafia del 1976 stesa dallo stesso Terranova, insieme a Pio La Torre - ha proseguito Teresi - anticipa di anni il rapporto stretto tra istituzioni, imprenditoria e mafia. Per la prima volta si fanno i nomi di Ciancimino, Vassallo, dei fratelli Salvo e dei loro loschi affari che la magistratura accertera' solo anni dopo".

(24 settembre 2010 ore 15.04)
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Di Loredana Morandi (del 25/09/2010 @ 11:24:24, in Magistratura, linkato 1487 volte)
«Atto incostituzionale»


Giorgio Mottola
Ven, 24/09/2010 - 09:30

"SALVA TRAFFICANTI". Roberto Rossi, consigliere del Csm ed ex magistrato impegnato nel contrasto al traffico di rifiuti commenta le norme del nuovo Codice ambientale: «Va contro il diritto europeo».

«Incostituzionale». Questa la definizione che Roberto Rossi, componente del Consiglio superiore della magistratura, dà del nuovo Codice ambientale, in discussione nella Commissione Ambiente di Camera e Senato. La norma che desta maggiori preoccupazioni è quella che Terra nei giorni scorsi ha definito “salva trafficanti”: si tratta dell’articolo 188 che consentirebbe alle aziende che producono rifiuti di consegnarli a commercianti e a intermediari non autorizzati.
 
«La normativa va in tutt’altra direzione rispetto al diritto comunitario che impone il controllo delle procedure di gestione dei rifiuti», è la posizione del membro togato del Csm. Nei giorni scorsi erano state sollevate, in maniera informale, forti perplessità anche da esponenti delle forze di polizia e della Guardia di finanza, che guardano con forte preoccupazione alle nuove disposizioni previste dal decreto legislativo della Prestigiacomo. La loro attività di contrasto al traffico internazionale di rifiuti rischierebbe di uscirne depotenziata.
 
Quello di Roberto Rossi è il primo commento ufficiale da parte del mondo della magistratura al Testo unico sull’ambiente. Ed è una stroncatura decisamente autorevole. Prima di essere eletto lo scorso luglio nel Csm insieme all’altro membro togato Franco Cassano, ha svolto importanti inchieste proprio nell’ambito del traffico dei rifiuti. Da sostituto procuratore a Bari ha condotto per anni indagini sul porto del capoluogo pugliese, diventato negli anni ‘90 crocevia di una tratta di materiale tossico tra l’Italia e i Balcani.
 
I timori che Rossi solleva si fondano dunque sulla sua esperienza sul campo. «Si pone il solito problema della legislazione italiana. Vengono approvate leggi che sono in contrasto con la disciplina europea», dice l’ex pm. La prima conseguenza sarebbe quindi il caos normativo. I giudici, infatti, «potranno sollevare problemi di costituzionalità o addirittura disapplicare la norma perché in contrasto con quello che prescrive la Comunità europea». Il conflitto con quanto dispone l’Europa nasce dagli aspetti di liberalizzazione del settore che ha inserito la Prestigiacomo, su pressione della Lega Nord, come sostenuto da alcuni membri della Commissione Ambiente, e, probabilmente, anche da Confindustria, che in questo modo intende far risparmiare un sacco di soldi alle imprese, abbattendo i costi dello smaltimento dei rifiuti.
 
Nella precedente versione del decreto 152, approvato nel 2006 durante il Governo Prodi, solo soggetti privati autorizzati e iscritti a un albo nazionale potevano trattare gli scarti industriali. Se le modifiche verranno approvate, il “mercato” dell’immondizia subirà una vera e propria deregulation. È proprio questo aspetto che, secondo Rossi, «lascia sconcertati»: «Sostanzialmente si elimina il controllo obbligatorio dell’autorità amministrativa sul traffico dei rifiuti». Si rischia, insomma, il Far West e «si crea ulteriore confusione perché l’imprenditore ritiene di essere nel giusto ma in molti casi, dal momento che con il decreto legislativo si ampliano sensibilmente le zone grigie, finisce per violare norme penali senza nemmeno accorgersene».
 
Il magistrato esprime preoccupazione anche su un altro punto dell’articolo 188: la legalizzazione della figura dell’intemediario. Molto si è scritto riguardo alla figura dei broker dell’immondizia, nata in Italia negli anni ‘90 su spinta della globalizzazione neoliberista, che, agendo spesso tra legalità e illegalità, rastrellano in giro per l’Italia rifiuti industriali e li piazzano all’estero. «La cosa che mi lascia più interdetto», spiega Rossi, «non è semplicemente il fatto che la funzione dell’intermediario venga ufficializzato, ma la circostanza secondo cui il broker che commercia in rifiuti non viene obbligato a essere autorizzato. Visto che il ruolo delle ecomafie in questo settore è molto forte, tutti quelli che ci lavorano devono essere necessariamente sottoposti a un iter autorizzativo».

http://www.terranews.it/
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Di Loredana Morandi (del 25/09/2010 @ 11:28:24, in Magistratura, linkato 1462 volte)
In questa decisione mi par di intravedere forme di pensiero note, infatti la "trasparenza" di per se è progresso verso la Verità. Viceversa la stessa trasparenza potrebbe essere interpretata in termini di "liberalità" e rivelarsi un arma nelle mani di "certa stampa", anche quella apparentemente "partigiana", e regalare molte "suocere" pronte al rimbrotto. Che dire, in bocca al lupo!, speriamo che in seguito saranno pubblicate online anche le "Pratiche a Tutela". L.M.

CSM: PER UTENTI ITALGIUREWEB

SENTENZE DISCIPLINARI ON LINE


(ImgPress 23/09/2010) - Il Consiglio Superiore della Magistratura, in collaborazione con la Corte di Cassazione e la Procura Generale presso la Suprema Corte, ha messo a punto un nuovo servizio informatico a disposizione di tutti gli utenti del sistema Italgiureweb, la banca dati italiana in ambito giuridico utilizzata da magistrati e studi legali.

Nei prossimi giorni, si legge in una nota di Palazzo dei Marescialli, saranno accessibili e consultabili, naturalmente nel pieno rispetto della privacy delle persone coinvolte, le sentenze e gli altri provvedimenti adottati dalla sezione disciplinare dell'organo di autogoverno della magistratura italiana.

Analogamente sarà consultabile "on line" per gli utenti di Italgiureweb la giurisprudenza in materia disciplinare della Corte di Cassazione.
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Di Loredana Morandi (del 25/09/2010 @ 11:43:31, in Giuristi, linkato 1374 volte)
Incompatibilità ambientale,
prove di dialogo

Dibattito sui monopoli professionali e su come i legali possano contribuire all'organizzazione degli uffici giudiziari

Maria Beatrice Crisci - 24-09-2010

Prove di dialogo tra magistrati e avvocati al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sul tema della incompatibilità ambientale e i monopoli professionali. L'occasione è stata la conferenza stampa organizzata dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati del Foro sammaritano di cui è presidente Elio Sticco e alla quale hanno preso parte diversi operatori del diritto oltre che magistrati. Sfruttare al massimo la presenza degli avvocati nei Consigli giudiziari e potenziare l'apporto che anche i Consigli dell'Ordine e i singoli avvocati possono fornire nella organizzazione degli uffici giudiziari, nella vigilanza sul loro buon andamento e nella valutazione di professionalità dei magistrati. Tutto ciò in un'ottica di servizio per il sistema giustizia. Questi in sintesi gli argomenti emersi dal focus.

DISCUSSIONE APERTA - L'iniziativa è stata supportata dal recente "Vademecum sui consigli giudiziari" editato dal Consiglio Nazionale Forense incentrato sulla cooperazione tra avvocatura e magistratura. L'ordine forense di Santa Maria Capua Vetere, che tra l'altro intende rendersi promotore di un convegno su scala nazionale, ha ritenuto dare inizio alla discussione della questione in armonia con la magistratura illustrando i dettagli della delicata questione che riguarda le parentele o le convivenze tra avvocati e magistrati. Circostanze che possono portare la toga ad astenersi da un processo (come auspicato dal presidente Sticco); casi di ricusazione e di inamovibilità, o toccare la sfera degli incarichi professionali. Diversi gli aspetti della questione toccati dal presidente Sticco il quale ha introdotto gli interventi del presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Andrea Della Selva; del presidente dell'Unione degli ordini forensi della Campania, Franco Tortorano; del sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello (in rappresentanza del capo della Procura Corrado Lembo) e del presidente dell'ordine degli avvocati di Sala Consilina Michele Marcone. "La vigilanza e le eventuali segnalazioni dell'avvocatura su eventuali casi di disfunzioni e anomalie – ha precisato Sticco – vanno però viste in uno spirito di armonia con la stessa magistratura, evitando asti e acredine. Per evitare ciò – ha concluso Sticco - una prevenzione che potrebbe essere tradotta nella sensibilità del magistrato ad astenersi dai processi per motivi di opportunità".

RISPETTO DEI RUOLI - Il rispetto dei ruoli tra avvocati e magistrati e la terzietà acclarata dei giudici, sono stati invece al centro dell'intervento del presidente del Tribunale, Andrea Della Selva, il quale non ha mancato di evidenziare il buon rapporto con l'avvocatura, ma anche le situazioni difficili che vive il circondario per le croniche carenze di organico. Per il presidente regionale degli ordini forensi, Franco Tortorano, quello delle incompatibilità è "un problema posto sul tappeto da tempo, ma che non ha mai trovato una soluzione soddisfacente. E' positivo quindi il dialogo promosso dall'Ordine forense di Santa Maria per giungere a soluzioni condivise".

Il Denaro - num. 179 - pag. 24
http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=608948
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Di Loredana Morandi (del 25/09/2010 @ 11:48:56, in Politica, linkato 1742 volte)
Abruzzo: Quagliariello (Pdl),
su inchiesta rifiuti magistratura fa politica


Roma, 24 set. - (Adnkronos) - "Se c'e' una riflessione da fare sul rapporto fra giustizia e politica, non si puo' prescindere dall'Abruzzo. Dal 'Caso Abruzzo', perche' ormai di questo si tratta". Cosi' Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Pdl al Senato, in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "Il Tempo" commenta l'iscrizione nel registro degli indagati dei senatori Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti in Abruzzo.
"In Abruzzo chi controlla, determina scelte politiche", continua Quagliariello, sottolineando che i due senatori Pdl sono stati "dati in pasto all'opinione pubblica" con "accuse risibili rispetto al polverone che hanno sollevato, frutto di una ricostruzione piuttosto traballante rispetto alla procedure che regolano la realizzazione di impianti per lo smaltimento dei rifiuti".
Quagliarello lancia quindi un appello ai magistrati, chiedendo loro di "prendere bene in considerazione le parole di Giovanni Falcone. Lui diceva che quando la magistratura ha a che fare con la politica, tocca quel potere che e' stato determinato dalla volonta' popolare e deve avere una speciale precauzione".

***

La polemica L'intervista a Il Tempo di Quagliariello scatena reazioni contrarie e favorevoli

La politica nelle Procure


PESCARA Se ne era convinto l'altro giorno, figuriamoci oggi che l'ex assessore Daniela Stati è corsa ai magistrati - si presume - per dare addosso ai suoi ex alleati politici. E sì. Il senatore Gaetano Quagliariello infatti, dalle pagine de Il Tempo, ha detto senza peli sulla lingua, che «in Abruzzo da oltre due anni si assiste al tentativo di commissariare la politica e la democrazia». Apriti cielo. Il senatore dell'Idv Alfonso Mascitelli è subito sceso in campo al fianco dei magistrati: «Dopo le prime dichiarazioni di facciata sulla fiducia nell'operato della magistratura, ora gli esponenti del centrodestra hanno gettato la maschera, svelando un evidente nervosismo con la riscoperta in Abruzzo di un sistema di intrecci tra politica e malaffare che li vede coinvolti mani e piedi, e sono passati alla fase di delegittimazione e denigrazione della magistratura». Insomma, secondo Mascitelli, quello di Mascitelli sarebbe «vergognoso attacco alla Procura di Pescara» lanciato da Quagliariello.

Ma anche il coordinamento regionale ed il gruppo consiliare del Popolo della Libertà alla Regione Abruzzo si è dichiarano «assolutamente convinto dell'infondatezza e inconsistenza delle accuse mosse» ed esprime pertanto la più ampia solidarietà agli indagati. «Non v'è dubbio alcuno, almeno allo stato dell'arte, che l'impianto accusatorio messo in piedi dagli inquirenti si fondi su fantasiosi teoremi - affermano i rappresentanti del Pdl - che non registrano alcuna commissione di reato nelle varie ipotesi contestate. Manca in altre parole il richiamo a fatti precisi che dimostrino che ci sia stata una violazione di legge o quantomeno un tentativo di violarla. Il giudizio che in tutta coscienza e senza alcun tipo di condizionamento dettato dall'appartenenza si vuole quindi dare sulla vicenda è che si sia di fronte ad una forzatura circa il ruolo che la Magistratura dovrebbe esercitare secondo il dettato costituzionale.

È assolutamente legittimo che la Magistratura eserciti un controllo sulle azioni della politica, ma questo potere non può spingersi oltre i limiti assegnati dalla legge o addirittura travalicare fino a sostituirsi alla stessa politica». Ma Gaetano Quagliariello non è stato lasciato solo. A sostegno del senatore il suo collega abruzzese Andrea Pastore: «Non mi stupisce l'intervento polemico e astioso di Mascitelli, senatore Idv, sull'intervista di Gaetano Quagliariello al Il Tempo in merito alla vicenda giudiziaria abruzzese. È nota infatti l'appartenenza di Mascitelli al partito delle manette, che gode nell'assistere ad arresti anche se non eccellenti e a gettare palate di fango su chiunque incappi in vicende giudiziarie anche se dopo lunghissimi processi se ne dimostra l'assoluta innocenza». Un botta e risposta che non sarà chiuso in breve tempo. Questo è sicuro.

Il Tempo

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Arresti Abruzzo: gip, 'Chiodi sapeva'

In ordinanza anche colloqui, incontri del presidente Regione

Arresti Abruzzo: gip, 'Chiodi sapeva' (ANSA) - PESCARA, 23 SET - Il presidente dell'Abruzzo Chiodi conosceva le pressioni per rimuovere il presidente del Consorzio rifiuti di Lanciano, lo afferma il gip.Il presidente del Consorzio non era gradito al monopolista Di Zio, da ieri ai domiciliari come l'assessore alla Sanita' Venturoni nell'inchiesta sui rifiuti.L'ordinanza del gip riporta tra l'altro i colloqui tra l'assessore Stati e Chiodi sul tema e un vertice tra i capi del Pdl abruzzese, compreso Chiodi, e una societa'interessata all'inceneritore teramano.

La Rassegna

Scandalo rifiuti, l'assessore e il castello comprato a 660 mila euro

Il Centro - 55 minuti fa
Anche Malavolta, vedendosi di fronte i poliziotti con in mano un decreto di perquisizione firmato dal procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, ...
Inchiesta rifiuti: martedì gli interrogatori di Di Zio e Venturoni- PagineAbruzzo

Rifiuti d'oro, le intercettazioni: "Sono una banda di delinquenti"- Affaritaliani.it
PrimaDaNoi.it - Agenzia di Stampa Asca
tutte le 304 notizie »

Rifiutopoli. Daniela Stati in procura:«adesso parlo io». Spunti ...

PrimaDaNoi.it - 21 ore fa

L'ex assessore è arrivata al Tribunale di Pescara con circa un'ora di ritardo sull'orario stabilito, accompagnata dal suo avvocato Antonio Milo. ...
RIFIUTI: STATI HA RESO DICHIARAZIONI RITENUTE "INTERESSANTI"- AGI - Agenzia Giornalistica Italia

Arresti Abruzzo, Daniela Stati dai pm: «Delinquenti? Vero, io ...- Il Messaggero
Stati, memoriale contro i vertici del Pdl- Il Centro
Il Tempo - MondoRaro.com
tutte le 13 notizie »


Scandalo rifiuti, l'assessore e
 il castello comprato a 660 mila euro



Per comprare un immobile di lusso, un castello in pieno centro a Teramo, l'assessore Lanfranco Venturoni, finito agli arresti domiciliari nel'inchiesta sui rifiuti, avrebbe pagato 661mila euro. Secondo la polizia l'assessore avrebbe pagato questo immobile di lusso la metà del valore commerciale. O meglio, avrebbe fatto figurare un prezzo inferiore per poi saldare il resto in nero con denari di provenienza sospetta

di Lorenzo Colantonio

TERAMO. Ore 7,15 di mercoledì scorso: gli uomini di Nicola Zupo bussano alla porta di casa di Romano Malavolta jr, l'ex presidente del Teramo calcio. Appena due ore prima, Lanfranco Venturoni veniva arrestato a Teramo. Ma che c'entra Malavolta con l'inchiesta sull'assessore alla Sanità, su Di Zio, sui due senatori del Pdl Paolo Tancredi, su Di Stefano, sul sindaco Brucchi e sul grande affare dei rifiuti?

Anche Malavolta, vedendosi di fronte i poliziotti con in mano un decreto di perquisizione firmato dal procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, se lo chiede. Non è indagato Malavolta, ma deve mettersi a disposizione degli ispettori: ai quali apre i cassetti degli armadi, poi li porta in ufficio e infine in casa della moglie. E loro, gli uomini di Zupo, sequestrano tutto ciò che trovano su un'operazione particolare che, due anni e mezzo fa, a Teramo, vide protagonisti l'assessore regionale alla Sanità, Venturoni, accusato di aver intascato tangenti dal re dei rifiuti Di Zio, e l'ex patron del Teramo calcio Malavolta.

L'operazione era l'acquisto di Venturoni di un immobile di rara bellezza, suddiviso in due appartamenti, ciascuno di due piani, che si trova nel palazzo più bello di Teramo, lo storico castello Della Monica, che si estende tra la via omonima e viale Cavour. La procura di Pescara accusa Venturoni di corruzione, ma non ha trovato le tangenti. Le cerca in quel castello: è certa che si trovino lì, ma c'è un mistero che avvolge questa parte dell'inchiesta. Abbiamo ripercorso gli stessi passi fatti dalla polizia per chiarirlo.

IL 13 LUGLIO SCORSO. Nessuno, il 13 luglio, può immaginare cosa accadrà a Teramo il 22 settembre. E nessuno sa che quel giorno Malavolta jr viene convocato a Pescara dalla polizia che gli chiede tutto ciò che sa sull'immobile venduto due anni e mezzo prima a Venturoni.

La polizia sospetta di un «pagamento in nero» da parte di Venturoni e di «denaro di provenienza non conosciuta». Insomma, Zupo sospetta che attraverso quell'operazione immobiliare Venturoni abbia riciclato tangenti. Infatti, in una delle seimila pagine di capi d'imputazione e trascrizioni di intercettazioni telefoniche, si scopre questo passaggio, riferito al 2008, che riportiamo testualmente: «La moglie del Venturoni ha, poi, venduto un immobile a tal (...) riscuotendo il prezzo di 390mila euro; la figlia di Lanfranco risulta avere incassato 330mila euro per la vendita di un immobile a tal (...). Il denaro ricavato dalle vendite di cui si è detto sopra è stato utilizzato per l'acquisto di un immobile di grandissimo pregio nel centro storico di Teramo, per l'importo di 661.991 euro presso la società Dolfru srl. La particolarità del caso», si legge ancora sul capo d'accusa contro Venturoni, «è nel fatto che la società venditrice aveva sostenuto oneri per la ristrutturazione pari ad euro 1.131.519 e avrebbe, pertanto, posto in essere una vendita antieconomica».

Da qui la procura tira le sue somme: «Tale vicenda è suggestiva per la possibilità della ricorrenza di un pagamento in nero della differenza, con denaro di provenienza non conosciuta».  La differenza in nero sarebbe la tangente. Questo secondo l'accusa.

IL CASTELLO DI TERAMO. E' alto due piani e sembra uscito da una favola. Sul campanello c'è il nome del figlio di Venturoni. Un vicino di casa conferma: «Sì, è dell'assessore». Ma non è tutto suo, perché a pianterreno e al primo piano abitano altre persone: un medico e una parente di Venturoni.

Secondo la polizia, l'assessore avrebbe pagato questo immobile di lusso la metà del valore commerciale. O meglio, avrebbe fatto figurare un prezzo inferiore per poi saldare il resto in nero con denari di provenienza sospetta.

LA TELEFONATA. Romano Malavolta jr è a Roma quando riceve la telefonata del Centro. E ha poca voglia di parlare di questa storia perché essere svegliato alle sette del mattino dai poliziotti, che ti piombano in casa per perquisire e sequestrare mentre a Teramo arrestano Venturoni, lo ha lasciato senza parole. Non è indagato, non c'entra nulla con l'inchiesta, eppure è finito tra le carte dell'accusa. A dire la verità non c'è il suo nome, ma quello di una sua società, la Dolfru, che però non esiste più. Malavolta conferma di aver venduto l'immobile a Venturoni, ma resta di stucco di fronte alla seconda cifra riportata sull'ordinanza: quel milione e 131mila euro, pari, secondo l'accusa, al costo della ristrutturazione. E sembra essere molto sicuro e preciso, Malavolta jr, quando afferma che la vera cifra era in lire: un miliardo e 131 milioni. Cioè, quella casa è stata venduta a Venturoni quasi allo stesso prezzo con cui lui l'ha acquistata già ristrutturata anni prima. La difesa di Venturoni, ieri pomeriggio, ha sostenuto che le carte sono a posto. Le conclusioni sono due: o ha ragione l'accusa, e quindi esiste un fondo nero, oppure c'è un clamoroso equivoco, tra euro e lire, e il conto «gabbietta» è un sospetto infondato.

C'è un ultimo particolare: Venturoni diede materialmente a Malavolta, o meglio a sua moglie perché lui, in quel periodo, stava molto male di salute, solo un assegno di 60 mila euro. Il resto (601mila euro) era un mutuo acceso da Malavolta con la Banca di Teramo che Venturoni si accolla ed estingue in appena un mese.

Il Centro
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Mafia: Anm Palermo, giudice Saetta
insensibile a pressioni 'cosa nostra' e sirene potere


Palermo, 24 set. - (Adnkronos) - Nell'anniversario del duplice omicidio del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano, i magistrati del distretto di Palermo, ricordano "le eccelse doti umane e professionali del collega. Il giudice Saetta, in un momento storico nel quale altri (per paura o convenienza) operavano un passo indietro nel contrasto a 'cosa nostra' - si legge in una nota della Giunta distrettuale dell'Anm di Palermo - seppe, con fermezza e serenita', assumersi le proprie responsabilita' di giudice dimostrandosi insensibile alle pressioni mafiose, alle sirene del potere e alla pericolosa tentazione del quieto vivere. Il suo esempio - concludono i magistrati - costituisce importante punto di riferimento di tutti coloro che credono nei valori piu' autentici dell'esercizio della giustizia".
(24 settembre 2010 ore 15.16)


Settimana della Legalità giudici Saetta Livatino.
Domani la giornata conclusiva

Si concludono domani, sabato 25 settembre, a Canicattì in coincidenza del 22° anniversario del duplice barbaro assassinio del presidente della I sezione della Corte d’Assise d’Appello Antonino Saetta e del figlio Stefano le manifestazioni della “Settimana della Legalità Giudici Saetta-Livatino” organizzate dall’associazione Tecnopolis in collaborazione con l’associazione “Amici del Giudice Rosario Livatino”, l’associazione Libera ed il contributo di Banca nuova e del Comune di Canicattì sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Il programma di domani non subirà modifiche è prevede alle 10, presso il Cimitero comunale di via Nazionale, l’omaggio floreale delle istituzioni e delle associazioni alla tomba di Antonino e Sefano Saetta alla presenza dei familiari e delle autorità civili, politiche, militari e religiose. Subito dopo alle 10,30 presso il Teatro Sociale di via Capitano Ippolito avrà inizio il convegno su “Etica, Carità e Giustizia nell’azione Giudiziaria”. Relatori saranno don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, il magistrato della Dda di Palermo Antonino Di Matteo, presidente di Anm Palermo, l’avvocato Roberto Saetta ed il giornalista redattore del Giornale di Sicilia, Giuseppe Martorana. I lavori saranno moderati dal giornalista Carmelo Vella.
I lavori non prevedono interventi di politici, ma solo il saluto del sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo, del prefetto di Agrigento, Francesca Ferrandino, del rappresentante dell’Associazione nazionale magistrati di Palermo, Ignazio De Francisci e del presidente dell’Associazione Tecnopolis, Riccardo La Vecchia. Annunciata anche la presenza del comandante regionale della guardia di finanza, Cosimo Achille e di altre autorità extraterritoriali.
In conclusione degli interventi dei relatori seguirà la consegna dei riconoscimenti ai rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, del mondo del giornalismo, del volontariato e dell’associazionismo e, comunque, di quanti si sono distinti in attività a favore della legalità e giustizia e nel contrasto al malaffare e alla mafia.

http://canicatti.agrigentonotizie.it/cronaca/settimana-della-legalita-giudici-saetta-_52814.php
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Di Loredana Morandi (del 25/09/2010 @ 13:13:33, in Magistratura, linkato 1336 volte)



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Di Loredana Morandi (del 27/09/2010 @ 07:22:13, in Indagini, linkato 1301 volte)
Copio e incollo un corposo stralcio di un articolo in cui si descrive ancora la violenza espressa dagli esponenti dei gruppi sedicenti e falsi contro la "Violenza sulle Donne". E' rilevante la dichiarazione del violento già sotto osservazione, "Eros" ma forse il nome è falso, che rivendica l'azione di aver fatto chiudere il profilo di una deputata.
Per il mio bavaglio sono stati più di cinque gli account perduti a causa dello stalking, più la pagina personale di GQ e il gruppo a sostegno del giudice Mesiano. Poi ci sarebbero i gruppi amministrati, come quello contro la "bestemmia" ad esempio. Però attenzione: il manipolo criminale che ha lavorato me poteva contare su uno o due di questi facinorosi, i capi invitati dal circuito "falsi abusi", non i supporters perché l'organizzazione e il metodo sono stati quelli del furto del gruppo facebook "a favore delle cellule staminali per malattie gravi", sottratto al disabile emiplegico e grande invalido civile Marco Franceschetti. Quella gente ha insegnato il modus operandi per tutti, anche per i sedicenti "padri separati".
In merito al cessate il fuoco in corso, naturalmente, la mia telefonata con il presidente della Gesef è stata decisiva. Tanto, che il blog di Biagioquotidiano ha fatto sparire buona parte del materiale prodotto da Sissimo. Ma non vi preoccupate: per i danni economici e di immagine e per gli scritti della assassina a stipendio europarlamentare è già tutto salvato da mesi.

ATTENZIONE: il gruppo principale del raggiro via socialnetwork si chiama "No alla violenza sulle donne" e conta circa 200 mila iscritti. A questo gruppo sono collegati dozzine e dozzine di account e circa un centinaio di pagine dagli identici contenuti. La procedibilità su casi di istigazione di massa alla violenza etnica, sociale e sessuale è d'ufficio. Anche perché ce n'è per tutti, anche e soprattutto per la Magistratura che si vuole "riformare"...

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-09-27_075942.jpg

La "questione familiare" e l´ordinamento giudiziario. Ecco come riformare la Magistratura



L.M.

Estratto da:

I dolori del giovane padre separato


Non inventiamo niente e vi mostriamo un esempio (ne abbiamo documentati molti altri su altre fonti online) di questo modo di pensare. E’ un estratto delle scorribande serali del solito animatore antifemminista di facebook.


Abbiamo sintetizzato i commenti che in ogni caso “esortavano” Iacona ad occuparsi di padri separati e lo “illuminavano” circa la opportunità di dare lavoro SOLO ai padri separati perchè così potrebbero fare fronte ai mantenimenti da dare alle ex.

Posto che è da cafoni introdurre il proprio pensiero con le su-scritte parole, posto che è da dimostrare che gli ex mariti realmente concedano mantenimento alle ex, giacchè per ciò che sappiamo il mantenimento è un obbligo per i figli e la maggior parte delle volte i padri non scuciono neppure un euro salvo poi lamentarsi che i figli li vedano come estranei… posto tutto ciò, chiediamo: ma se davvero l’obiettivo dei padri separati è quello di scrollarsi di dosso la dipendenza economica favorita dalla cattiva organizzazione del welfare e dalla discriminazione che le donne soffrono nel lavoro, non sarebbe più logico che i padri separati chiedessero pari opportunità per le donne nella vita e nel lavoro? Se la donna lavora è autonoma e questi santi uomini non avrebbero più alcun motivo per piangere miseria ottenendo il monopolio del business degli affidi e appartamenti mantenuti a spese delle pubbliche amministrazioni. No?

L’altro illuminante intervento del signor eros odioledonne, è diretto contro le donne dell’idv toscana.

Sono quelle che hanno lanciato sostanzialmente la petizione del “Mai affido ai genitori violenti“. Sono quelle che stanno ascoltando le madri disperate che vengono estromesse dalla vita dei figli a colpi di perizie della presunta sindrome (Pas) che non esiste. Sindrome rigettata da chiunque in ambito scientifico internazionale e in ambito giuridico laddove la faccenda è stata già ampiamente sperimentata (canada, stati uniti, spagna) e che viene periziata perfino a distanza, senza vedere la bambina/bambino, cosa che in alcuni paesi viene denunciata come calunnia, già lo fanno in spagna (lo fanno anche negli stati uniti, con tanto di richiesta di risarcimento,  i bambini oramai diventati adulti che grazie ad una perizia irresponsabile sono stati affidati a padri abusanti), per perizia basata su una sindrome inesistente e perdipiù basata su un pregiudizio privo di riscontro oggettivo.

Sono quelle che concordano circa la battaglia che stanno facendo in lazio dove un senatore, un uomo, ha deciso di occuparsi concretamente di quelle sentenze del tribunale dei minori che favoriscono la sottrazione dei bambini alla madre destinati poi alle case famiglia solo perchè i bambini non vogliono stare con i padri.


Questa è una estremizzazione delle diffamazioni, illazioni e degli insulti che in ogni caso taluni padri separati sottoscrivono e pubblicano contro le donne dell’idv toscana alle quali ovviamente rivolgiamo la più totale solidarietà.

Da notare il fatto che gli insulti non vengono diretti al senatore che pure è il protagonista della azione politica che provoca l’indignazione dell’antifemminista. Vengono diretti comunque contro le donne che pubblicano il comunicato. Da notare anche la signorilità di questo signore che finge casualità (stavo facendo una ricerca…LoL), si dichiara elettore offeso (le minacce di sottrazione di voti da chi voti dubitiamo ne abbia dati all’idv è comunque ripetuta anche in forme più “serie” su altre pagine… LoL again) e poi si autodenuncia mentre dichiara di aver partecipato agli atti di squadrismo che hanno portato alla clonazione di un fake e hanno favorito la chiusura della vera pagina facebook della campagna di Paolo Concia “Riconosci la violenza”.

QUI potete ovviamente prendere visione di altri esempi di miracolosa volgarità, di istigazione alla violenza contro le donne e di apologia di femminicidio scritti e sottoscritti dallo stesso profilo facebook.

Ve ne facciamo rileggere giusto uno che riguarda Stefania Cantatore dell’Udi di Napoli, la quale ha scritto una lettera ai padri separati davvero conciliante, mai fuori tono, nella quale rilevava il diritto di ciascuno di lottare per le cause in cui si crede e il diritto di chi non condivide quelle cause di non ricevere messaggi, mail, altre comunicazioni di tipo intimidatorio, minaccioso, offensivo. Dal modo in cui il signor Eros ha accolto la lettera ci sembra di capire che non l’abbia molto gradita.

Resta da comunicare a Eros qualche passaggio delle ultime decisioni diffuse da alcuni gruppi con i quali egli solidarizza che forse gli sono sfuggite.

Alla necessità di fare un distinguo tra padri separati che usano toni civili ed altri che si servono dell’argomento per istigare odio contro le donne, insultare, diffamare, minacciare, intimidire, alcuni interventi sul forum maschile rispondono dicendo che ciascuno per se’ e dio per tutti. Nel senso che ciascuno si assume la responsabilità di quello che fa e che la squadra è compatta, si muove insieme, fintanto che qualcuno inciampa. In quel caso resta indietro. Capito Eros? E’ affar tuo!

La cosa, se non fosse sufficientemente chiara viene ulteriormente chiarita in un passaggio in cui si precisa il nuovo corso dei sostenitori della causa dei padri separati che potrebbe essere sintetizzata così. Dato che i grandi parlano con maggiore garbo e profitto, prendono le distanze e la manovalanza della diffusione in web può congedarsi dalla trincea.

Se per Eros non fosse ancora chiaro gli sottoponiamo un altro screenshot che precisa peraltro che qualcuno ha ordinato la cessazione del fuoco su facebook.

Capisci Eros? Qualcuno ha ordinato il “ritiro delle truppe associative”. Prendi un po’ di riposo perchè ti vediamo davvero parecchio affaticato.

A proposito: complimenti per la tua conoscenza della lingua italiana. Il messaggio di insulto contro le donne dell’idv toscana è veramente un capolavoro di analfabetismo.

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/09/27/i-dolori-del-giovane-padre-separato/

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2010 @ 14:25:35, in Economia, linkato 1371 volte)

E se si fosse dato alla politica ?

L'imputato è troppo vecchio solo per scontare la pena non la custodia cautelare

«Tanzi va arrestato, pericolo di fuga»

Il Pg di Milano chiede al tribunale del riesame di mandare in carcere l'ex patron della Parmalat

MILANO - Dopo la condanna in secondo grado a 10 anni di reclusione per aggiotaggio il Pg di Milano ha chiesto l'arresto per l'ex patron di Parmalat Calisto Tanzi per il pericolo di reiterazione del reato o di fuga. L'istanza è stata discussa oggi davanti al Tribunale del Riesame.

RISCHIO FUGA - Era stata la procura generale di Milano dopo la conferma della condanna in appello a chiedere il carcere per l’ex patron di Parmalat. La corte d’Appello aveva detto di no spiegando che Tanzi non aveva dato segnali di voler scappare. La decisione era stata impugnata dalla procura generale e oggi c’è stata l’udienza davanti al Riesame. Il pm Eugenio Fusco ha sostenuto che il pericolo di fuga è attualizzato dalla vicenda dei quadri di valore che erano stati sottratti da Tanzi al fallimento dell’azienda agro-alimentare. Secondo Fusco inoltre c’è il rischio che Tanzi possa commettere altri reati. Tanzi ha più di 70 anni, ma ciò impedisce di andare in carcere solo per scontare la pena definitiva non la custodia cautelare. La condanna di Tanzi per aggiotaggio dovrebbe diventare definitiva entro il giugno dell’anno prossimo se non interverrà la prescrizione.
La scorsa settimana la procura di Parma, al termine della requisitoria nel processo principale sulla bancarotta del gruppo di Collecchio ha chiesto la condanna di Calisto Tanzi a 20 anni di carcere.

Redazione online
27 settembre 2010

 
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Di Loredana Morandi (del 27/09/2010 @ 14:30:12, in Magistratura, linkato 1385 volte)
27/09/2010, ore 09:02 - Dichiarazioni aggressive contro l'indipendenza delle toghe

Ghedini ed Alfano attaccano i magistrati: "Basta trattative"

Antonio Rispoli per Iulie News

MILANO - Una vera batteria di fuoco contro i magistrati: questo può essere definito il palco della Festa della Libertà che si è tenuta ieri a Milano. Sopra infatti c'erano il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, l'avvocato penalista del Presidente del Consiglio Niccolò Ghedini, il Sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo (tra gli indagati dell'inchiesta sulla P3), Filippo Berselli - deputato del Pdl e Presidente della Commissione Giustizia al Senato - e Francesco Pionati, leader della Alleanza di Centro.

 E le dichiarazioni rilasciate da Alfano sono una vera dichiarazione di guerra contro l'autonomia dei magistrati: "Un Berlusconi senza processi è il mio obiettivo e lo dico contro i miei stessi interessi perché non avrebbe più bisogno di un avvocato". Ed anche Ghedini ha attaccato frontalmente il Csm, accusando i magistrati di essere "l'unico potere che si autogiudica, sono fuori controllo".

E poi ha concluso: "Basta trattative, Non è possibile che i magistrati non siano mai puniti per i loro errori. Berlusconi aveva ricevuto un avviso di garanzia nel '94 a Napoli e dieci anni dopo è stato assolto perché il fatto non sussiste (cosa vera solo parzialmente, dato che nella sentenza Mills la Cassazione afferma che quella sentenza è sbagliata e che Berlusconi sarebbe stato condannato se avessero saputo che Mills, testimone centrale per la posizione del premier, stava mentendo, come poi è stato dimostrato dal processo contro di lui, ndr). La stessa cosa è accaduta in questi giorni a Vittorio Emanuele".

Per questo si ritorna al vecchio refrain del Pubblico Ministero come avvocato dell'accusa, secondo Alfano: "Non è possibile che il giudice e il pm facciano lo stesso concorso, bevano il caffè insieme, si diano del tu, mentre questo non è concesso all'avvocato, cioè al cittadino".

Cosa del resto completamente falsa: nei bar del Tribunale si vedono spesso Pubblici Ministeri avvocati e giudici che prendono tranquillamente il caffè insieme, quando il giudice decide di non mantenere una equa distanza da entrambe le altre categorie. E quest'ultima scelta è quella fatta dalla stragrande maggioranza dei magistrati giudicanti.
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