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 acqua ..... di Lunadicarta
 
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Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.

George Orwell
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia

Palermo Calcio: Nessuna attenzione per i sei carabinieri feriti
ed attacchi ai familiari delle vittime di mafia.


"La società del Palermo Calcio non solo non si interroga sui molti silenzi ed errori commessi in questi anni ma si mostra insofferente verso chi, come la nostra associazione, ricorda loro i deprecabili episodi di violenza di questi anni nei confronti delle forze dell'ordine e l'esposizione, ad opera di una piccola parte di tifoseria, di striscioni inneggianti all'abolizione del 41 bis come quello comparso qualche tempo fa allo stadio Renzo Barbera durante la partita Palermo - Ascoli, città quest'ultima in cui è detenuto il boss Totò Riina". Così in una nota Sonia Alfano, presidente dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, dopo la risposta del Palermo Calcio ad una nota dell'associazione, inviata nei giorni scorsi, nella quale si chiedeva una presa di posizione netta da parte della società calcistica palermitana in merito alle violenze ad opera di alcuni tifosi nei confronti di sei appartenenti all' Arma dei Carabinieri.
"Da una società che ha ospitato sui propri voli personaggi vicini alle cosche mafiose - ha proseguito il presidente -  tutto ci saremmo aspettati tranne che una levata di scudi, per difendere l'indifendibile, contro chi gli muove critiche sensate e circostanziate.
Ma c'è di peggio. La società del Palermo Calcio risponde alle accuse mossegli in maniera grossolana, poco attenta e fuorviante e ci preme sottolineare che - al contrario di quanto si lascia intendere nella nota della società - nessun membro di questa associazione ha mai usato il termine "mafia" in merito agli scontri succedutisi in questi anni ma quel termine è stato usato solo ed esclusivamente in relazione allo striscione "Uniti contro il 41 bis, Berlusconi dimentica la Sicilia".
Sappiamo bene che la tifoseria palermitana è formata da gente per bene e che chi crea scontri ed espone striscioni contro il 41 bis è solo una minoranza. Ed è proprio per rispetto alla tanta gente onesta che forma la tifoseria del Palermo che la società calcistica in questione dovrebbe prendere provvedimenti per isolare i tifosi violenti.
"Ci rammarica - si legge in conclusione di nota - constatare come ancora una volta nessun dirigente di quella società si sia preoccupato di spendere qualche parola per i sei carabinieri feriti e di assumersi la responsabilità per non aver in questi anni saputo isolare quella parte di tifoseria violenta mettendo a repentaglio l'incolumità della tifoseria sana e dei tanti onesti padri di famiglia appartenenti alle forze dell'ordine che rischiano la propria incolumità per una partita di calcio e la cui divisa viene costantemente offesa da volgari cori e da immotivate violenze".


Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com
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Di Loredana Morandi (del 25/02/2009 @ 03:24:08, in Magistratura, linkato 1708 volte)

La categoria delle toghe per funzioni rappresenta una realtà ormai insostituibile

Magistrati onorari, 4.000 precari

Svolgono il 20 per cento del lavoro giudiziario.

Sono pagati 98 euro a udienza. Contratti triennali

Toh, ma allora esistono anche loro. I quattromila magistrati onorari dei tribunali italiani. Adesso che a Bologna una di loro è finita nella bufera per non avere convalidato il decreto di allontanamento di un cittadino comunitario romeno che 6 mesi dopo ha commesso uno stupro, ecco che «si scopre» l'esistenza di questo ircocervo della giustizia italiana: la categoria dei magistrati per funzioni ma non per carriera, reclutati per titoli anziché per concorso, a tempo ma continuamente prorogati, pagati a cottimo e senza pensione- malattia-ferie come precari del diritto, teoricamente solo di supporto ai magistrati togati ma in realtà ormai insostituibili nei Tribunali italiani.

Quanti sono
Già i numeri lo segnalano. A fronte di un ruolo di 8.790 magistrati togati, ve ne sono 7.833 onorari: 6.048 giudicanti (quasi quanti i 6.526 giudici di carriera) e 1.785 requirenti (a supporto dei 2.264 pm usciti dal concorso). Se si tolgono (per la loro differente specificità) gli oltre 3.900 giudici di pace, i magistrati onorari restano appunto quasi 4mila: 2.081 sono i giudici onorari di tribunale (got) e 1.785 i viceprocuratori onorari (vpo).

Chi sono
Il loro reclutamento avviene per valutazione dei titoli (la laurea in legge è ovviamente il prerequisito), con nomina fatta dal Csm e ratificata dal ministro della Giustizia. Il primo paradosso è che l'incarico sarebbe dovuto essere triennale, come previsto dalla legge Carotti che nel 1998 arruolava giudici e pm onorari «al limitato scopo di esaurire i giudizi pendenti alla data del 30 aprile 1995»: ma nella realtà, di proroga in proroga, le funzioni onorarie si sono protratte, e l'ultima proroga del 2008 fissa il teorico ultimo termine al primo gennaio 2010. Gli unici a esaurirsi davvero sono stati i giudici onorari aggregati (goa) nati nel 1997 per smaltire l'arretrato civile pre-1995: dovevano durare cinque anni, hanno cessato di esistere solo il primo gennaio 2007. Per legge c'è incompatibilità assoluta a svolgere, entro il medesimo circondario, le funzioni di magistrato onorario e la professione di avvocato: tuttavia, in quelle province dove ci sono più (piccoli) circondari, accade che giudice onorario e avvocato possano scambiarsi le casacche nel raggio di qualche chilometro, situazione che lascia unicamente al loro scrupolo morale la risoluzione di palesi conflitti di interesse e anche già soltanto di possibili reciproci condizionamenti psicologici.

Cosa fanno
In materia civile i giudici onorari concorrono ad assorbire il contenzioso di primo grado senza limiti di valore; in materia penale può essere loro la quasi totalità dei reati di competenza del tribunale ordinario, dove celebrano i processi e li decidono con sentenza, proprio come i loro colleghi di carriera. Quanto ai viceprocuratori onorari, essi rappresentano la pubblica accusa in udienza (al posto dei pm togati, che così possono dedicarsi in ufficio alle indagini oppure seguire i dibattimenti più delicati) nella quasi totalità dei procedimenti per reati di competenza del giudice monocratico (che vuol dire discutere di pene sino a 10 anni di carcere), nonché per i reati minori decisi dai giudici di pace.

Quanto pesano
Per avere un'idea di quanto ormai la giustizia italiana non possa più fare a meno di loro, bisogna guardare gli ultimi dati ufficiali che, come tutti in questo settore, sono stagionati al 2003: i giudici onorari si sono visti assegnare il 12% dei procedimenti civili (254mila cause) e hanno svolto il 20% delle udienze (61mila). Nel penale, i giudici onorari hanno smaltito il 23% dei processi nazionali, con 19mila udienze per 90mila fascicoli. Ancora più alta l'incidenza del lavoro dei vpo, ai quali sono stati assegnati il 39% di tutti i procedimenti delle Procure, attraverso la delega a trattare 569mila fascicoli e a rappresentare l'accusa in 73mila udienze. In una grande sede come Milano, c'è già stato il «sorpasso»: nei primi 10 mesi del 2008 i pm di professione hanno sostenuto 3.141 udienze (davanti a gup, Tribunali, Corti d'Assise) e hanno potuto svolgere almeno un po' di indagini solo grazie al fatto che, al posto loro, sono stati i vpo ad andare a rappresentare l'accusa in altre 3.820 udienze, sostenendola nel 78% dei reati di competenza monocratica e nel 90% di quelli davanti ai giudici di pace.

Il corto circuito
Sfrangiata da Procura a Procura è invece la collocazione dei vpo nella fase pre-dibattimentale. Qui non ha aiutato negli anni l'ondivaga attitudine delle varie consiliature del Csm: l'attività inquirente svolta fuori udienza nei procedimenti di competenza del giudice di pace è stata ammessa ma poi non più retribuita, così come è stata infine negata (dopo essere stata consentita) la redazione delle richieste di emissione dei decreti penali di condanna. Confusione anche sui got, visto che le circolari Csm prima hanno negato, poi ammesso, poi di nuovo negato che i giudici onorari potessero partecipare ai collegi giudicanti penali. Il risultato è una serie di corto circuiti. Al got è fatto divieto di giudicare i reati che arrivano dall'udienza preliminare, però il vpo può rappresentare l'accusa in quegli stessi processi; il vpo non può svolgere attività di indagine sui reati di competenza del tribunale, però quando questi reati approdano in aula può ricoprire l'accusa proprio nella fase decisiva del dibattimento. Ma è anche vero che non di rado proprio i capi degli uffici giudiziari, alle prese con gravi carenze d'organico della magistratura professionale, hanno aggirato le circolari restrittive del Csm, per esempio inserendo ugualmente giudici onorari nei collegi penali con una interpretazione molto elastica del concetto di «mancanza o impedimento » dei giudici togati. Di rammendo in rammendo, peraltro, anomalie nell'assetto generale dell'ordinamento sono ormai evidenti: i magistrati onorari svolgono le loro funzioni senza quella selezione che invece attraverso il concorso screma e prepara i magistrati di carriera, il periodo di tirocinio è molto più breve (4 mesi per i got e 3 per i vpo) dei 2 anni dei togati, le verifiche di professionalità oggettivamente più tenui.

A cottimo
Tasto dolente, da molto tempo, quello dei compensi: non stipendi (non se ne parla proprio perché per le legge esercitano soltanto funzioni onorarie, senza un inquadramento stabile, senza uno statuto), ma indennità lorde di 98 euro a udienza: anche qui con un profluvio di ordini e contrordini dal ministero della Giustizia, come quando nel 2007 una circolare di via Arenula ha riconosciuto la retribuibilità anche dei patteggiamenti, dei riti abbreviati e delle dichiarazioni di non luogo a procedere, e l'anno dopo un'altra circolare ha invece non soltanto rifiutato di corrispondere gli arretrati nel frattempo chiesti dai magistrati onorari, ma ha posto forse le basi anche per la restituzione di quanto nel frattempo già percepito a quel titolo. Più di tutto, però, pesa ai magistrati onorari di essere dei precari del diritto, non soltanto pagati a cottimo ma privi di contributi previdenziali, retribuzione nei giorni di malattia o ferie, assistenza in maternità. Rivendicazioni alla base delle tornate di sciopero proclamate nell'ultimo anno.

Le prospettive
Progetti di legge di ogni genere, per una riforma della magistratura ordinaria, si sono via via affastellati e contraddetti: da quelli che ritagliano una fetta specifica di giurisdizione a quelli che invece immaginano per got e vpo un ruolo vicario nel futuribile «ufficio del processo » in chiave di supporto al magistrato togato. Ma la Federmot, l'organizzazione di categoria, non condivide «progetti che vorrebbero trasformare questo genere di incarico in una sorta di Kindergarten per neolaureati o, all'opposto, in una nuova edizione di un'attività per pensionati, già malriuscita in passato. Sono idee che, se realizzate, porterebbero ad un ineguale scontro in aula fra giudici e pubblici ministeri inesperti od esausti da una parte e le migliori forze dell'avvocatura dall'altra».

Luigi Ferrarella

25 febbraio 2009

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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 13:48:11, in Estero, linkato 1082 volte)
Intanto ....

24/02/2009

La giustizia europea cerca un sistema per intercettare le telefonate via internet

L'Unione europea ha incaricato la sua Unità di cooperazione giudiziaria (Eurojust) di indagare su come intercettare le comunicazioni telefoniche realizzate attraverso la rete Internet. Eurojust ritiene infatti 'essenziale per la sicurezza del continente poter intercettare le telefonate effettuate via Skype, spesso usate dai gruppi criminali per aggirare i controlli della polizia.

La direzione antimafia. Secondo quanto annunciato da Eurojust in un comunicato, sarà il magistrato italiano, già procuratore a Vigevano, Carmen Manfredda a guidare il gruppo di ricerca per l'intercettazione delle chiamate via Skype per assicurare che venga rispettato il diritto alla privacy degli utenti. L'Italia, infatti, è il paese europeo che più si è interessato ai rischi derivanti dall'uso delle nuove tecnologie da parte di organizzazioni criminali. Skype, da parte sua, si è detta disponibile a cooperare con le autorità comunitarie malgrado nessun rappresentante di Eurojust si sia ancora messo in contatto con la compagnia per un'eventuale collaborazione. La decisione di affrontare la delicata questione fa seguito alle richieste della Direzione nazionale antimafia, che lo scorso venerdì aveva invitato le autorità competenti, nazionali e comunitarie, a trovare soluzioni per tracciare anche le comunicazioni vocali via internet.

A guida italiana. L'obiettivo del coordinamento è quello di superare gli ostacoli tecnici e giudiziari che si frappongono all'intercettazione dei sistemi telefonici su internet, «tenendo nella dovuta considerazione le regole di protezione dei dati e i diritti civili». Il crimine organizzato, dai trafficanti di droga e di armi a quelli che sfruttano la prostituzione, in Italia - rileva Eurojust - stanno usando sempre più la telefonia su internet per evitare di essere intercettati dagli investigatori. Infatti, si spiega, il sistema di crittografia usato da Skype resta un segreto che la compagnia rifiuta di condividere con le autorità. "La possibilità di intercettare le comunicazioni telefoniche via internet - ha sottolineato Carmen Manfredda, componente italiano di Eurojust - sarà uno strumento essenziale nella lotta contro il crimine internazionale e organizzato in Europa e fuori. Il nostro obiettivo - ha aggiunto - non è quello di limitare i vantaggi della telefonia su internet, ma di prevenire i criminali dall'uso di Skype e altri sistemi per pianificare le loro azioni illegali".

Superblindato.
Skype è un sistema messo a punto da due giovani estoni, gli stessi che avevavo creato uno dei primi e più famosi programmi "peer-to-peer", letteralmente 'da pari a pari': ci si riferisce a software gratuiti per consentire a milioni di persone di ritrovarsi online e scambiarsi gratis musica ed altri contenuti protetti da copywrite. Il programma in questione era il mitico KaZaa. Ora Skype permette di parlare, inviare e ricevere files, chat, videochiamate. Il tutto è crittografato in maniera superblindata. Inoltre, ad ogni utente Skype, ad ogni chiamata, viene cambiata ed assegnata in automatico una nuova password, senza il minimo intervento o consapevolezza dell'utente. La società creata dagli inventori di Skype è domiciliata in Lussemburgo è quindi coperta dal punto di vista legale da una corazza imperforabile.

PeaceReporter
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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 13:29:55, in Politica, linkato 1036 volte)

In soffitta 29mila leggi.
Ecco tutte le «norme cassate»

di Valentina Melis

24 FEBBRAIO 2009

Depenna ufficialmente dall'ordinamento 29mila tra decreti regi e luogotenenziali emanati tra la fine dell'800 e il 1947 la legge di conversione 9/09 del Dl 200/08, il cosiddetto decreto taglia-leggi. Il provvedimento, in vigore da sabato 21 febbraio (e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 42 del 20 febbraio, supplemento ordinario 25) manda in pensione un lungo elenco - 983 pagine - di disposizioni varate dall'Unità d'Italia al varo della Costituzione repubblicana, tra cui le norme per la bonifica dell'Agro-pontino e i regi decreti sulla gestione del personale scolastico e amministrativo.

Non basterà però la pubblicazione in Gazzetta a cancellare definitivamente le disposizioni finite sotto la scure del taglia leggi. Entro il 30 giugno, il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, dovrà trasmettere alle Camere una relazione motivata sull'impatto delle abrogazioni nell'ordinamento vigente, la cui decadenza definitiva scatterà il 16 dicembre prossimo.
L'approvazione della legge apre, inoltre, la strada alla creazione di una banca pubblica della legislazione: un archivio informatizzato e gratuito di tutte le leggi vigenti. La banca dati – che si chiamerà "normattiva" - sarà realizzata dal ministero per la Semplificazione.

Il Sole 24 ore


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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 13:24:55, in Sindacato, linkato 1274 volte)
Intercettazioni: Fnsi-Fieg, battaglia contro norme-bavaglio
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L'Agenda News - 23 feb 2009
Si terrà domani, martedì 24 febbraio, l'annunciata manifestazione per difendere il diritto dei cittadini a essere informati dopo l'approvazione, ...
INTERCETTAZIONI: FAVA, SD ADERISCE A PROTESTA GIORNALISTI
Stato-oggi - 23 feb 2009
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Articolo 21 - 22 feb 2009
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INTERCETTAZIONI: DOMANI FNSI-FIEG-ORDINE GIORNALISTI CONTRO DDL ALFANO
ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale - 23 feb 2009
(ASCA) - Roma, 23 feb - Fronte compatto giornalisti-editori contro il disegno di legge Alfano sulla intercettazioni. Domani si terra' una manifestazione ...
INTERCETTAZIONI: FAVA (SD), ADERIAMO A MANIFESTAZIONE FNSI DI DOMANI
ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale - 23 feb 2009
(ASCA) - Roma, 23 feb - Sinistra Democratica aderisce ''con piena convinzione'' alla manifestazione organizzata dalla Fnsi, assieme all'Ordine nazionale dei ...

Intercettazioni, giornalisti in rivolta

L'Unità - ‎10 ore fa‎
Ipotesi numero uno: Giovanni Santini, amministratore di condominio di Roma, viene ucciso da Georgeta Nikita, 30 anni, tre figli e un quarto in arrivo. ...

Intercettazioni, c'è un fronte anti-governo

Aprile Online - ‎2 ore fa‎
Politica Giornalisti, editori, magistrati, più il Partito democratico, l'Italia dei valori e, sebbene con più disponibilità al dialogo, l'Udc. A chiedere la ...

POL - Intercettazioni: dubbi e aperture dal Pdl, opposizione scettica

Il Velino - ‎5 ore fa‎
Roma, 24 feb (Velino) - Nel giorno in cui giornalisti ed editori - spalleggiati da esponenti del Pd, dell’Italia dei valori e dell’Associazione nazionale ...

Lettera al direttore, on. Motta (Pd): "Legge sulle intercettazioni ...

LungoParma.it - ‎7 ore fa‎
"Gentile Direttore, questa settimana segnerà un passaggio decisivo per il diritto di cronaca in Italia. Arriva infatti alla Camera il disegno di legge sulle ...

Intercettazioni, Pecorella: “Dubbi su costituzionalità della legge”

quinews - ‎7 ore fa‎
Il ddl sulle intercettazioni deve rispettare “il valore costituzionale della corretta e buona amministrazione della giustizia”, senza ostacolarne “il corso ...

Intercettazioni/ Pecorella: Dubbi su costituzionalità della legge

Virgilio Notizie - ‎11 ore fa‎
Roma, 24 feb. (Apcom) - Deputato del Pdl ed ex legale di Berlusconi, Gaetano Pecorella si chiede se il ddl sulle intercettazioni rispetti "il valore ...
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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 13:21:52, in Sindacato, linkato 1097 volte)

Intercettazioni: giornalisti, editori e magistrati contro il ddl


24 febbraio 2009

Sarà battaglia contro il disegno di legge sulle intercettazioni per impedire che passino le cosiddette norme-bavaglio per i giornalisti: è quanto promette la Federazione Nazionale della Stampa, oggi affiancata dalla Fieg in un affollato incontro - organizzato insieme all'Ordine dei giornalisti e all'Unci - che ha unito cronisti, politici, associazioni.

Un fronte ampio e agguerrito riunito nella sede del sindacato dove si sono alternati gli interventi con qualche momento di tensione, quando hanno preso la parola Maurizio Gasparri e il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Ad aprire i lavori, il presidente della Federazione Roberto Natale: «Vogliamo difendere gli interessi generali. E faremmo di tutto, compresi presidi davanti al Parlamento, per cambiare un testo contro l'opinione pubblica che ha il diritto a essere informata. Il giornalismo è unito in questa battaglia». A spiegare le ragioni degli editori Carlo Malinconico, presidente della Fieg: «In particolare, preoccupano due aspetti del lodo Alfano: uno riguarda la cronaca giudiziaria, l'altro l'organizzazione dell'impresa editoriale. Il diritto di cronaca viene intaccato fortemente quando si vieta la pubblicazione di atti non coperti da segreto. L'altro aspetto riguarda l'organizzazione. Se l'editore diventa persona giuridica finisce con il sovrapporsi alla figura del direttore responsabile, alterando gli equilibri all'interno dell'azienda».

Donatella Ferrante, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, ha parlato di «oscurantismo totale», mentre Beppe Giulietti ha definito la legge «ineffabile e inefficace», bocciandola senza appello. E ha ipotizzato forme di obiezione di coscienza di massa. Concetto ripreso da Marco Travaglio che ha escluso ogni possibilità di mediazione: «Questa legge più lurida la fanno e maggiore è la possibilità che venga fulminata dalla Corte Costituzionale e dalla Corte Europea di Giustizia». Durissima la critica al testo fatta da Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm. «Una legge - ha detto - distante da ogni realtà. Mi chiedo quale mondo abbia immaginato chi l'ha scritta. Se passasse, i giornali sarebbero bianchi per il 70-80%. Pensate, non si potrebbe nemmeno scrivere su un necrologio: "barbaramente ucciso" perché sono parole estratte da atti». Cascini ha anche espresso preoccupazione per la riduzione degli spazi investigativi perché, di fatto, verrebbero abolite le intercettazioni. A questo punto è entrato in scena Gasparri secondo il quale sul diritto di cronaca e sul carcere per i giornalisti si può anche discutere ma sulle intercettazioni ha detto: «C'è stata una stagioni di abusi ed eccessi. Basta con questo carnevale».

Per Antonio Di Pietro, la legge è un attentato allo Stato di diritto, mentre il sottosegretario Caliendo ne ha difeso l'impianto. A chiudere il padrone di casa, Franco Siddi: «Questo convegno dimostra che un cambiamento importante c'è con il tavolo Fnsi-Fieg». «Ma - ha spiegato prendendo le distanze da Di Pietro e Travaglio - prima di ricorrere alla Corte Costituzionale si ha il dovere di dire che bisogna fermarsi a un passo prima dall'orrore. Noi chiediamo che sia espunta le parte contestata. Pensiamo che la battaglia si debba fare adesso».

Il Sole 24 ore
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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 13:17:10, in Politica, linkato 973 volte)

Secondo i numeri forniti dal ministero dell'Interno
solo il 7% dei violentatori è romeno, il 6% marocchino

Stupri, i dati del Viminale
"Il 60% opera di italiani"

ROMA - Gli autori delle violenze sessuali sono italiani in più di sei casi su dieci. E' il dato reso noto dal Viminale durante un convegno dedicato alla violenza sulle donne, che si è tenuto oggi a Roma. Il ministero dell'Interno ha detto che gli autori di stupro sono di nazionalità italiana nel 60,9% casi. Solo il 7,8% dei violentatori, invece, è romeno, mentre il 6,3% è marocchino. Il ministero precisa poi che le vittime sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e che nel 68,9% dei casi sono di nazionalità italiana.

I numeri sono nazionali, ma ci sono anche dati relativi alle singole zone e città. "Vicino Roma il dato cambia", ha sottolineato il capo di gabinetto delle Pari opportunità, Simonetta Matone. Rimane la prevalenza degli italiani, ma nei dintorni della capitale la percentuale scende "al 48%", mentre quella dei romeni "sale al 28%".

Dalle informazioni a disposizione del Viminale si evidenzia anche che a Milano, ad esempio, le violenze sessuali sono diminuite nel triennio 2006-2008: si passa dai 526 episodi del 2006 ai 480 del 2008. Anche qui però prevalgono gli italiani tra gli autori del reato: nel 41% dei casi denunciati il responsabile è cittadino italiano, nell'11% romeno, nell'8% egiziano e nel 7% marocchino.

A Bologna il fenomeno ha fatto registrare un netto calo, passando da 179 episodi nel 2006 a 139 nel 2008. Con rifeimento alla nazionalità degli autori, risultano nel 47% dei casi italiani, nell11% dei casi marocchini e nel 10 % romeni.

Matone ha annunciato che il governo si appresta a lanciare il piano nazionale anti-stupri, con una serie di interventi nelle scuole e "corsi di formazione di base per tutti i corpi delle forze dell'ordine, polizia, carabinieri e guardie di finanza, destinati a trattare la violenza sessuale e quella in famiglia".

(24 febbraio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 13:12:51, in Magistratura, linkato 1148 volte)

Scontro procure, plenum Csm conferma trasferimento magistrati


Reuters

Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha confermato oggi i trasferimenti dei magistrati delle procure di Salerno e Catanzaro -- protagonisti di uno scontro senza precedenti tra le due procure sulle inchieste condotte da Luigi De Magistris -- e proposti dalla sezione disciplinare lo scorso gennaio.

Lo ha riferito oggi una fonte del Csm.

Lo scontro tra i due uffici si era aperto a dicembre, dopo che la procura di Salerno aveva disposto il sequestro degli atti dell'inchiesta "Why Not" e iscritto nel registro degli indagati diversi magistrati calabresi, che erano stati anche perquisiti.

Due giorni dopo, la procura di Catanzaro aveva proceduto a un atto di controsequestro e indagato sette pm salernitani per abuso d'ufficio.

L'indagine salernitana è scaturita da una denuncia dello stesso De Magistris su presunti illeciti nella procedura con la quale gli erano state avocate le inchieste "Why Not" e "Poseidone" su politica e affari in Calabria.

In particolare, lo scorso gennaio, la sezione disciplinare del Csm aveva trasferito d'ufficio il pg di Catanzaro Enzo Iannelli -- che andrà ora alla Corte d'Appello di Reggio Calabria come consigliere --, il suo sostituto Alfredo Garbati -- che andrà alla Corte d'Appello di Taranto come consigliere -- e due pm di Salerno, Gabriella Nuzzi -- trasferita come giudice a Latina -- e Dionigio Verasani -- trasferito come giudice a Cassino.

Nella stessa occasione, la sezione disciplinare aveva sospeso dalle funzioni e dallo stipendio il procuratore di Salerno Luigi Apicella.

Sulla vicenda era intervenuto anche il Guardasigilli, Angelino Alfano, che che aveva chiesto il trasferimento di tutti i pm di Salerno e Catanzaro, protagonisti dello scontro.

In base alla procedura, dopo la proposta fatta a gennaio della sezione disciplinare, i trasferimenti erano stati decisi dalla III commissione dell'organo di autogoverno dei magistrati, competente per i trasferimenti, per poi essere confermati dal plenum oggi.

 
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Di Loredana Morandi (del 24/02/2009 @ 08:32:01, in Sindacati Giustizia, linkato 1487 volte)

Dillo al Mattino/ Tribunale di Napoli,
il segreto d'ufficio affidato ai privati


Giuseppe Di Spirito, esperto professionista dei sistemi informatici, negli ultimi 7 anni ha lavorato fianco a fianco alla magistratura del settore Penale del Tribunale di Napoli per la gestione dei computer degli uffici, presso l’Ufficio UDA del Tribunale (Sezione informatica) in ruolo di dipendente a contratto delle società consorziate OIS.COM, ultima la TD-GROUP, ora in subappalto di Telecom Italia del servizio di assistenza informatica SPC.

Improvvisamente ed inspiegabilmente, 2 mesi fa, il Di Spirito ha ricevuto il diktat aziendale di “rimanere a casa” e lasciare il lavoro “di fiducia” presso la magistratura degli uffici. Il suo contratto di lavoro non è stato rinnovato al 31/12/2008, unico caso in Campania. Risultando l’azienda ancora sub appaltatrice al 2 gennaio 2009, circa 70 magistrati della Corte d’Assise, dell’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, della sezione Dibattimentale e del Riesame hanno rivolto alle autorità preposte ai sistemi informatici del Tribunale una formale protesta, richiedendo “indietro” il tecnico di “fiducia” allontanato improvvisamente e in modo inquietante.

L’interrogativo dei 70 magistrati, anche famosissimi, è evidente: come mai una azienda privata si permette una tal gestione del “segreto d’ufficio”, e lo fa in seno ad una struttura pubblica essenziale come il Tribunale di Napoli?

Loredana Morandi
(24 febbraio)

Le firme dei 70 magistrati

Nel documento consultabile qui, la raccolta di firme dei magistrati del Tribunale di Napoli.

Il Mattino di Napoli
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NAPOLI: MAGISTRATI IN CAMPO PER DIFENDERE PERITO INFORMATICO ESTERNO LICENZIATO

Napoli, 24 feb. (Adnkronos) - Magistrati in rivolta a Napoli contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro di uno dei tecnici informatici del personale esterno. A scatenare la protesta, a cui aderiscono circa 70 togati partenopei, il licenziamento in tronco di un professionista dei sistemi informatici che negli ultimi 7 anni ha lavorato fianco a fianco alla magistratura in settori delicati ma che due mesi fa non ha visto rinnovarsi il contratto dalla Td-Group, la societa' ora in subappalto di Telecom Italia del servizio di assistenza informatica Spc.

''Ho inviato tramite il mio legale una lettera alla Td-Group, la societa' che non mi ha rinnovato il contratto'', spiega all'ADNKRONOS Giuseppe Di Spirito, il tecnico informatico protagonista della vicenda, attivo nel sindacato del Comitato Informatici Atu. ''A fine anno avevo ricevuto una telefonata a casa in cui mi comunicavano che avrebbero licenziato alcune persone perche' si rendevano necessari tagli del personale - prosegue Di Spirito - Di fatto pero' ho scoperto di essere l'unico a cui non hanno rinnovato il contratto''.

''La cosa scandalosa - spiega Di Spirito - e' che un compito cosi' delicato come quello del tecnico informatico venga gestito come merce di scambio da societa' appaltatrici esterne al tribunale, che assumono anche personale precario, che entrera' in contatto con dati sensibili ogni giorno e che magari dopo 6 mesi di lavoro viene mandato a casa". (segue)

Libero News - AdnKronos
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