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 Misty e Rickon con i loro fratellini ... di Lunadicarta
 
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La giustizia fa onore ad una nazione, ma il peccato segna il destino dei popoli.

Proverbi, 14, 34
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Un po' di chiarezza perché alla luce della polemica alcuni fatti non sono chiari. Ha ragione il giudice Minutillo Turtur a presentare ricorso al Tar, in quanto  il ricollocamento in ruolo presso il Tribunale di Tivoli costituisce di fatto una retrocessione professionale. E il Tar potrebbe esprimersi a favore dell'istanza della magistrato in quanto ella è in primo luogo un lavoratore.
Pur non essendo in discussione gli standard qualitativi del Tribunale di Tivoli, a mio avviso e a tutela delle famiglie è giunto il momento di proporre una richiesta di avocazione alla Procura Generale. Quel processo, purtroppo, si celebra per il coraggio di alcune famiglie che si battono contro la potente lobby dei pedofili e dei pervertiti in Rai. Rammento, per chi lo avesse perso, il soccorso di Marrazzo dalla presidenza della Regione Lazio e di alcuni partiti pronti al capezzale del regista incarcerato. L.M.

Pedofilia, a Rignano giudice vuol mollare:
scoppia la polemica



ROMA - Sta diventando un tira e molla: il giudice reintegrato dopo la decisione del Csm, ad un mese di distanza, presenta ricorso al Tar. Il processo di Rignano Flaminio sui presunti abusi sui bambini della scuola materna Olga Rovere, potrebbe subire ancora dei ritardi a causa del ricorso al tribunale amministrativo del giudice Marzia Minutillo Turtur, contro la decisione del Csm di revocare la nomina a componente della commissione esaminatrice del concorso in magistratura. Un mese fa, infatti, il Csm aveva revocato la nomina per consentire al giudice di portare a termine il processo. Se il Tar dovesse dare ragione al giudice Mintullo, il processo di Rignano, così come molti altri di quelli che si stanno celebrando presso il tribunale di Tivoli, potrebbe subire un ulteriore rallentamento. Già nell'udienza dello scorso 4 luglio, gli avvocati di due imputati avevano negato il consenso all'utilizzo delle 35 testimonianze raccolte fino ad ora.

"Il processo Rignano si può tranquillamente celebrare - spiega all'agenzia Dire, Fabio Frattini, presidente della Camera penale di Tivoli - basta che il Csm metta a disposizione un numero di giudici adeguato ad un tribunale importante, come è quello di Tivoli, in cui ci sono oltre 6.000 processi che aspettano. Se ci fossero i giudici 35 testimoni in una settimana si possono ascoltare".

E l'avvocato di parte civile, Antonio Cardamone, apre un altro fronte: "E' evidente che il ricorso al Tar è assolutamente legittimo- spiega il legale all'agenzia Dire- ma a questo punto la situazione apre scenari incerti sul processo: noi non abbiamo garanzie sulla serenità del giudice Minutillo costretta a fare questo processo. Riteniamo opportuno- prosegue- l'intervento del Csm che doti il tribunale di Tivoli di almeno due giudici per portare a termine tutti i processi".

Roberta Lerici, in qualità di presidente dell'associazione 'Bambini Coraggiosi', nata proprio in seguito ai fatti dell'asilo di Rignano Flaminio, si appella al senso di responsabilità di tutti coloro che hanno la possibilità di rendere giustizia ai bambini di Rignano. "E' incredibile- dice all'agenzia Dire- che dopo aver risolto la questione del collocamento fuori ruolo del giudice Minutillo, da parte del Csm appena un mese fa, ci si trovi in pieno agosto con lo stesso problema. Speriamo che il Tar valuti nella sua interezza il grave problema che si verrà a creare al tribunale di Tivoli, nel caso di un accoglimento del ricorso del giudice in questione". Se la difesa degli imputati volesse- continua- potrebbe chiedere l'audizione di centinaia di testimoni e questo favorirebbe senz'altro la prescrizione. La mia speranza- conclude Lerici- è che coloro che hanno il compito di prendere decisioni così importanti, ne valutino bene le conseguenze".

Agenzia Dire - 3 agosto 2011

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Di Loredana Morandi (del 03/08/2011 @ 19:35:05, in Osservatorio Famiglia, linkato 1548 volte)
Certo e non solo. Le donne sono anche vittime degli affari sporchi di un buon numero di avvocati senza scrupoli e delle associazioni pro pedofili e pro P.A.S.. L.M.

Onu: in Italia donne come oggetti sessuali,

colpa dei politici



Roma - In Italia le donne sono rappresentate come oggetti sessuali. Questa una delle principali critiche sollevate all'Italia dal comitato delle Nazioni Unite che ha il compito di monitorare l'attuazione della convenzione Onu per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (Cedaw) negli Stati che l'hanno ratificata.

"Ci auguriamo che il governo ascolti le raccomandazioni del comitato Onu", hanno detto le attiviste della piattaforma "Lavori in corsa: 30 anni Cedaw", che hanno presentato alle Nazioni Unite un "Rapporto ombra" sullo stato di attuazione della convenzione in Italia. "La nostra piattaforma si impegna fin d'ora a monitorare l'operato del governo nel dare seguito alle raccomandazioni che gli sono state rivolte".

Secondo le Nazioni Unite, in Italia persistono profondi stereotipi che hanno un impatto schiacciante sul ruolo della donna e sulle responsabilità che essa ha nella società e in famiglia. Complici le dichiarazioni pubbliche dei politici, che non fanno altro che incrementare tale profondo dislivello tra i sessi. Altro capitolo è quello delle violenza contro le donne.

Nonostante la nota positiva per l'adozione della legge 11/2009 che introduce il crimine di stalking, il comitato esprime la propria preoccupazione per l'alto numero di violenze perpetrate su donne e bambine, per la mancanza di dati sulle violenze contro immigrate, rom e sinti e per la persistenza di attitudini socio-culturali che "condonano" la violenza domestica. In particolare, stupisce e preoccupa l'alto numero di donne uccise da partner o ex-partner, indice del fallimento dell'autorità nel suo fondamentale compito di protezione delle donne.

Per questo il comitato Onu chiede al governo di presentare entro due anni un rapporto sulle misure intraprese contro stereotipi e violenza di genere e raccomanda al nostro Paese di adottare tutte le misure legali, amministrative, politiche ed educative necessarie a ridurre tali stereotipi. In particolare, le Nazioni Unite chiedono che lo Stato intervenga sulle immagini sessiste divulgate dall'industria della pubblicità e dai media, nelle quali donne e uomini sono spesso raffigurati in modo stereotipato.

Sul piano del mercato del lavoro, il comitato rileva la costante disparità di salario e di trattamento tra uomini e donne e le scarse misure introdotte dallo Stato per conciliare vita e lavoro. In particolare, colpisce l'alto numero di madri che abbandonano il posto di lavoro dopo la nascita del figlio e la bassissima fruizione da parte dei padri italiani del congedo parentale (solo il 10%).

Per questi motivi, tra le raccomandazioni fatte al Governo, si chiede che vengano introdotte urgentemente misure che incrementino il numero di donne impiegate e che portino all'abolizione sostanziale della pratica dei "dimissioni in bianco".
http://www.wallstreetitalia.com/article/1182167/onu-in-italia-donne-come-oggetti-sessuali-colpa-dei-politici.aspx
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Di Loredana Morandi (del 03/08/2011 @ 19:27:00, in Magistratura, linkato 1663 volte)

Ciancimino e il voto del Csm:
ecco il testo stralciato

 

“Il procuratore nazionale antimafia può richiedere a qualsiasi ufficio del pubblico ministero la trasmissione di atti di indagini che ritenga collegate ad altre indagini in corso presso una direzione distrettuale antimafia ed impartisce direttive sullo scambio di atti tra le diverse procure distrettuali antimafia”. In queste poche righe è contenuta la decisione del plenum del Csm dello scorso 27 giugno. Livesicilia aveva infatti raccontato quale fosse la vera questione sulla quale era chiamato a pronunciarsi il Csm su impulso del Presidente della Repubblica. Una notizia che, invece, sui giornali è passata semplicemente come “l’archiviazione del caso Ciancimino”. E vi riportiamo il testo stralciato dalla delibera.

La questione, come detto, non riguardava il singolo caso, ma il principio dell’obbligatorietà da parte delle direzioni distrettuali antimafia a trasmettere gli atti delle inchieste in corso alla direzione nazionale antimafia. Secondo il procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, infatti, il principio sarebbe implicito in quanto necessario a svolgere le funzioni di coordinamento a cui la Dna è chiamata a rispondere. Di contro la procura di Palermo si opponeva (pur avendo, infine, trasmesso il fascicolo sulla ‘trattativa’) sostenendo che non vi fosse un obbligo di legge e che il principio non sarebbe mai potuto valere sulle indagini ancora in nuce.

Quindi dal Csm arriva una soluzione di compromesso che non scioglie il nodo, così come avrebbe voluto il Presidente della Repubblica, investito della questione dallo stesso superprocuratore. Dalla delibera votata da Palazzo dei Marescialli è saltato il seguente testo: “Non v’è dubbio che la mancata ottemperanza ai citati doveri d’Ufficio ostacola il corretto esercizio dei poteri del procuratore nazionale antimafia e può costituire violazione di disposizioni sul servizio giudiziario”. Il problema – che come ricordato vide pareri discorsi anche tra due amici come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – dunque resta e continua a essere terreno di scontro.

di Andrea Cottone per Live Sicilia

http://www.livesicilia.it/2011/08/02/ciancimino-e-il-voto-del-csm-ecco-il-testo-stralciato/

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Di Loredana Morandi (del 03/08/2011 @ 19:22:30, in Magistratura, linkato 1634 volte)

Inchiesta appalti Enav
il giudice Capaldo lascia

Il procuratore aggiunto ha deciso di abbandonare le indagini dopo le polemiche sul pranzo del dicembre scorso al quale parteciparono anche il ministro dell'Economia Tremonti e il parlamentare del Pdl Milanese. "Lascio solo per allontanare i riflettori dalla Procura di Roma"


ROMA
- Il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo lascia le indagini sugli appalti Enav a seguito delle polemiche sul pranzo avvenuto nel dicembre scorso nella casa dell'avvocato romano Luigi Fischetti e alla quale parteciparono oltre al magistrato, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il parlamentare del Pdl Marco Milanese, indagato nell'inchiesta della procura di Napoli sulla P4. "Prendo atto del gesto del dottor Giancarlo Capaldo - scrive in un comunicato il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara - che, con nota odierna, ha rimesso la delega nei procedimenti della società Enav, apprezzando il senso istituzionale di tale scelta intesa ad allontanare dalla Procura di Roma strumentalizzazioni inopportune. Mi rammarico - conclude il procuratore capo di Roma - per tale decisione che non posso non condividere".

La decisione di rimettere le indagini è stata comunicata da Capaldo al procuratore capo Ferrara con una lettera in cui il procuratore aggiunto motiva così la decisione di lasciare il coordinamento dell'inchiesta sugli appalti Enav: "L'unico motivo che mi spinge a chiedere la remissione del fascicolo è l'aggressione che l'intero ufficio della procura di Roma, ho notato, sta subendo". "Al fine di contribuire ad allontanare dalla procura di Roma i riflettori fin troppo interessati - si legge ancora nella nota - e per il senso istituzionale che ha sempre ispirato la mia azione, rimetto la delega dei procedimenti Enav". Capaldo nella lettera inoltre evidenzia di aver subito
un'aggressione che si è accompagna a "un'ingiusta esposizione negativa della stampa".

Al procuratore Ferrara, Capaldo esprime anche il "rammarico" perché si sarebbe realizzato "quanto riferito in una telefonata intercettata", e ora agli atti della Procura di Perugia, nella quale si parlava di "una bastonata sui denti" che sarebbe arrivata al magistrato "dalla guardia di Finanza" per costringerlo a lasciare l'inchiesta. Il riferimento è al colloquio telefonico tra Borgogni e Martini, rispettivamente capo relazioni esterne di Finmeccanica e presidente Enav.

  (03 agosto 2011)
http://www.repubblica.it/politica/2011/08/03/news/capaldo_milanese-19956509/


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Corruzione: pranzo Tremonti-Capaldo,
carte a Pg Cassazione e Csm

LUNEDI' 1 AGOSTO 2011

Per valutare azione disciplinare sul magistrato romano (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 01 ago - E' stata inviata alla Procura generale della Cassazione e al Csm la documentazione relativa al pranzo, avvenuto lo scorso dicembre, a cui parteciparono, il Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e l'allora consigliere del ministro, nonche' deputato del Pdl, Marco Milanese, che proprio in quei giorni veniva iscritto nel registro degli indagati di Napoli per l'ipotesi di corruzione. A decidere l'invio degli atti e' stato il Procuratore generale presso la Corte di appello di Roma, Luigi Ciampoli, dopo avere esaminato le carte a lui consegnate la scorsa settimana dal Procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara.

Tra gli atti trasmessi ci sono il verbale di interrogatorio di Milanese, reso il 17 marzo scorso ai pm di Napoli, in cui si fa riferimento all'incontro riservato tra il ministro e il magistrato, che il deputato colloca tra il 16 e il 17 dicembre 2010, e la ricostruzione dei fatti esposta, in una nota consegnata nei giorni scorsi a Ferrara, dallo stesso Capaldo. All'esame del Procuratore presso la Corte d'Appello di Roma c'e' anche il verbale dell'interrogatorio reso nella sede distaccata della Procura di Piazza Adriana da Fabrizio Testa, ex presidente di TechnoSky, il 13 dicembre 2010: quel giorno il manager racconto' a Capaldo e al pm Paolo Ielo la storia dello yacht preso in leasing da Milanese e ceduto a una societa' di Tommaso Di Lernia che ha portato il deputato del Pdl a essere indagato per finanziamento illecito ai partiti.

Adesso il Procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, dovra' valutare se avviare un'azione disciplinare. Del caso si sta gia' occupando il Csm, che ieri ha aperto una pratica su Capaldo, il quale, da parte sua, ha gia' spiegato di avere partecipato al pranzo con Tremonti senza sapere che ci sarebbe stato anche il deputato del Pdl, all'epoca non indagato dalla Procura di Roma. Capaldo aveva anche sottolineato che durante l'incontro non si parlo' di questioni giudiziarie. Dlu-y- (RADIOCOR) 01-08-11 18:42:05 (0288) 5 NNNN
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"Da qui a settembre un pacchetto di misure per affrontare l'emergenza carceri"

Intercettazioni, il ministro Nitto Palma:

"Si dovrà intervenire su talune anomalie"


Roma - (Adnkronos) - Il Guardasigilli in un'intervista al Tg5 dichiara di voler arrivare "un corretto bilanciamento tra l'uso dello strumento investigativo" e "le esigenze di riservatezza e di privatezza garantite dalla nostra Costituzione''. Per alleviare la tensione tra le toghe e il Palazzo punta al ''massimo del confronto e del dialogo possibile".

Roma, 1 ago. (Adnkronos) - Sulle intercettazioni telefoniche ''si dovrà intervenire''. Lo dice il Guardasigilli Francesco Nitto Palma, in un'intervista al vicedirettore del TG5, Andrea Pucci. ''Io conto, per quello che mi compete -spiega il ministro della Giustizia- di muovere il percorso legislativo delle proposte sulle intercettazioni che attualmente giacciono alla Camera, per cercare di intervenire su talune anomalie tra cui la trascrizione e la successiva pubblicazione di telefonate non particolarmente rilevanti. E tornare quindi a un corretto bilanciamento tra l'uso dello strumento investigativo e le esigenze di riservatezza e di privatezza che vengono garantite dalla nostra Costituzione''. Quanto al protagonismo di certe toghe che vanno a spettacolarizzare le loro inchieste, Nitto Palma sottolinea: ''Il protagonismo non giova alle carriere. Alle carriere giova l'efficienza dell'azione e la riservatezza''.

Per alleviare la tensione tra le toghe e il Palazzo, l'intenzione del Guardasigilli "è quella di avere il massimo del confronto e del dialogo possibile. Disponibile fin d'ora a cambiare idea se verrò convinto che sul piano tecnico le mie iniziative sono sbagliate. Il dialogo è però reciproco: io non sono sordo e non vorrei incontrarmi con dei sordi''. ''Al Presidente della Repubblica'' nell'incontro avuto oggi, ''ho chiesto il suo conforto -rimarca il ministro della Giustizia- per un'azione di governo che'' in una fase come questa ''non è certamente tra le più facili''.

In merito allo sciopero della fame e della sete del leader radicale Marco Pannella, per denunciare il degrado in cui versano le carceri italiane, il Guardasigilli, Francesco Nitto Palma commenta: ''Anche in questa occasione, Pannella indica alla responsabilità della politica un problema vero e importante''. E poi anticipa: ''Mi auguro che da qui a settembre -rimarca il titolare del dicastero di via Arenula- riusciremo a mettere in campo un pacchetto'' di misure ''che ci possa consentire per un verso di diminuire la popolazione carceraria e per altro verso di rendere realmente umane le condizioni di chi deve stare in carcere''.
 
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Di Loredana Morandi (del 02/08/2011 @ 10:51:33, in Politica, linkato 1499 volte)

Ci possiamo credere? L.M.

Napolitano rinuncia ad aumento stipendio, restituiti al Mef 15 mln


Roma - (Adnkronos) - In una nota il Quirinale comunica la rinuncia dell'adeguamento previsto per il capo dello Stato: lo stipendio resterà fermo fino alla scadenza del mandato. Le restituzioni si aggiungono così ai risparmi realizzati nel periodo 2006-2011 che ammontano complessivamente a 56.316.000 euro. Ministeri al Nord, scontro Lega-Colle

Roma, 30 lug. (Adnkronos) - ll Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha comunicato al ministro dell'Economia e delle finanze di rinunciare, dal corrente anno e fino alla scadenza del suo mandato, all'adeguamento all'indice dei prezzi al consumo - stabilito dalla legge 23 luglio 1985, n. 372 - dell'assegno attribuitogli dalla stessa legge ai sensi dell'art. 84 della Costituzione.

Il Segretario generale della Presidenza della Repubblica, riferisce il Qurinale in una nota pubblicata sul sito internet, ha sottoposto alla firma del Capo dello Stato i decreti per l'applicazione del contributo di solidarietà sulle pensioni e per la riforma delle pensioni di anzianità.

Si è così completata l'attuazione nell'ordinamento interno delle misure previste dalle manovre approvate con i decreti-legge n. 78 del 2010 e n. 98 del 2011 (riduzione del 5 e del 10% delle retribuzioni e delle pensioni per la parte eccedente 90.000 e 150.000 euro, blocco delle progressioni automatiche e riduzione delle spese per beni e servizi).

L'amministrazione del Quirinale provvederà conseguentemente a restituire al ministero dell'Economia e delle finanze la somma complessiva di euro 15.048.000 nel triennio 2011-2013, nonché 562.737 euro nell'anno 2014.

Le suindicate restituzioni, spiega ancora il Qurinale, si aggiungono ai risparmi realizzati nel periodo 2006-2011 - che ammontano complessivamente a 56.316.000 euro - per effetto dei provvedimenti di contenimento della spesa già adottati autonomamente nel medesimo periodo (blocco del turnover, soppressione del meccanismo di allineamento automatico delle retribuzioni a quelle del personale del Senato, congelamento fino al 2013 degli importi tabellari degli stipendi e delle pensioni, riduzione dei compensi per il personale comandato e distaccato e di numerose indennità, contenimento degli straordinari, riduzione delle ferie, aumento dell'orario di lavoro e riorganizzazione amministrativa interna).

Tali economie e aumenti di produttività, unitamente al contenimento dei pensionamenti anticipati per effetto della incisiva riforma delle pensioni di anzianità, hanno consentito grazie ai risparmi realizzati di bloccare fino al 2013 la dotazione a carico del bilancio dello Stato al valore nominale del 2008 a fronte di una inflazione che da allora ha già raggiunto il 6,6% sulla base dell'indice dei prezzi al consumo.

Infine il Presidente della Repubblica ha comunicato al ministro dell'Economia e delle finanze di rinunciare, dal corrente anno e fino alla scadenza del suo mandato, all'adeguamento all'indice dei prezzi al consumo - stabilito dalla legge 23 luglio 1985, n. 372 - dell'assegno attribuitogli dalla stessa legge ai sensi dell'art. 84 della Costituzione.
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Procura di Roma apre un fascicolo su frasi Tremonti:
ministro sentito come testimone


Roma - (Adnkronos) - Al momento senza indagati né ipotesi di reato. Sulla vicenda della casa occupata, il ministro dell'Economia aveva parlato della sensazione di sentirsi "spiato, controllato, pedinato". Caso Milanese, il titolare di via XX settembre: ''Non mi serve rubare agli italiani''. La risposta al 'Corriere della Sera': ''Non ho commesso illeciti. Errori? Certamente sì''

Roma, 1 ago. (Adnkronos) - La Procura di Roma ha aperto un fascicolo ''atti relativi'' dopo le dichiarazioni rilasciate sulla vicenda della casa da lui occupata a Roma dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in merito alla sensazione di sentirsi "spiato, controllato, pedinato".

Il fascicolo, come si è detto, è ''atti relativi'', cioè al momento senza indagati né ipotesi di reato e per ora contiene solo alcuni articoli di giornale, tra cui, appunto, l'intervista del ministro a 'la Repubblica'.

A procedere è direttamente il procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara. Nell'ambito dell'indagine Tremonti sarà prossimamente sentito come testimone.
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Di Loredana Morandi (del 02/08/2011 @ 10:42:33, in Politica, linkato 1582 volte)

Il 'SISTEMA SESTO'


Trovati in casa di Penati
undicimila euro in contanti

Il ritrovamento di 66 banconote di grosso taglio durante una perquisizione della Guardia di finanza nell'appartamento dell'ex vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia. E tra i testi spunta un ex della Margherita 

di SANDRO DE RICCARDIS e EMILIO RANDACIO

MILANO - Sessantasei banconote in tutto. Diciassette da 500 euro, una da 100 e 48 da 50 euro, per un conto finale di 11 mila euro. Soldi ritrovati in tre distinte stanze dell'appartamento di Filippo Penati, lo scorso 20 luglio, dalla Guardia di finanza. Una cifra liquida considerevole, o un fatto normale per un esponente politico di primo piano? Al momento, l'unica cosa certa è che gli investigatori hanno etichettato il rinvenimento con la burocratica definizione di "perquisizione con esito positivo".

Le ricevute criptate  Le mazzette da record  L'architetto mediatore  Il 'sistema Sesto' fa tremare il Pd  L'INCHIESTA Fatture false e società off shore   LA SCHEDA Il più grande cantiere d'Europa

Tutte le banconote sono state fotocopiate e ora compaiono nei documenti allegati all'inchiesta dei pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, in cui Penati e altre 18 persone, risultano indagati per reati che, a vario titolo, li accusano di corruzione, concussione, turbativa d'asta, finanziamento illecito ai partiti.

Non solo. Nel corridoio dell'appartamento dell'ex vice presidente regionale del Pd, è stata sequestrata una "cartelletta azzurra" dal titolo "Trasporti Sesto" che, annotano i militari, "conteneva la rassegna stampa e i comunicati stampa inerenti la linea 712 Sesto-Cinisello e il contenzioso della Caronte srl". I documenti riguarderebbero, in sostanza, le prime denunce presentate nel giugno del 2010 dal direttore generale della Caronte, Piero Di Caterina, divenuto oggi il principale accusatore proprio di Penati.

È proprio da quelle denunce che Di Caterina adombrava, per la prima volta, il "Sistema Sesto" nell'assegnazione degli appalti pubblici. Nel blitz scattato il 20 luglio, nella casa di Penati sono stati annotati anche operazioni molto più normali. I militari hanno annotato come nel garage dell'esponente del Pd, fossero parcheggiate una "Bmw serie 5", intestata a una società finanziaria di San Donato Milanese, e una "moto di grossa cilindrata", di cui risulta proprietario lo stesso Penati.

Durante la perquisizione è stata rinvenuta anche una chiave di una cassetta di sicurezza di una banca milanese. I finanzieri, dopo aver ottenuto il via libera dal pm Mapelli, si sono recati nella filiale, ma il controllo "ha dato esito negativo". Non vi era, insomma, nulla di sospetto.

Tra le carte sequestrate dieci giorni nello studio di un altro indagato, l'architetto Renato Sarno, è spuntato anche un file intitolato "Documento finanziamento sig. Penati". Tra le altre carte anche cartelline colorate e denominate "287 Penati Rev.1 Rev.2", "287 Penati Di Martino Rev.1 aggiornamento Asl", "287 Penati Di Martino". Sarno, professionista molto quotato, sarebbe stato tra i finanziatori della campagna elettorale di Penati nel 2009.

Vanno intanto avanti le verifiche della Gdf alle dichiarazioni dei due "pentiti" dell'inchiesta che ha travolto il Pd di Sesto San Giovanni. Tra i testimoni convocati nella caserma milanese di via Filzi, ci sono diversi imprenditori che hanno ricostruito il clima in cui, nell'ex Stalingrado d'Italia, venivano assegnati appalti comunali. Tra i più ascoltati, come anticipato ieri dal Tg3, c'è anche Diego Botti, ex esponente locale della Margherita, imparentato con l'altro imprenditore diventato accusatore, Giuseppe Pasini. Il contenuto dei suoi verbali, al momento, è oscuro e non è ancora possibile sapere quanto le sue versioni mettano ulteriormente nei guai gli indagati.  
(02 agosto 2011)
http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/08/02/news/penati_contanti-19897541/
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Di Loredana Morandi (del 31/07/2011 @ 20:28:12, in Magistratura, linkato 2194 volte)

La proposta di Cavallone
«Ora serve una super Procura»


30 luglio 2011 | Paolo Isaia


Sanremo - Quattro assistenti per sette magistrati, e solo dodici “amministrativi” su un organico previsto di venti. Con all’orizzonte nessuna possibilità di assumere nuove unità, o di aumentarle grazie alla mobilità, perché il ministero di Grazia e giustizia non prevede alcun movimento di personale.

È in questo quadro di estrema sofferenza di numeri che opera la procura di Sanremo, tanto che il capo dell’ufficio, il procuratore Roberto Cavallone, individua nell’unione con la procura di Imperia l’unica soluzione per far marciare come si deve la “macchina” inquirente. Anche se, visti i risultati degli ultimi due anni, non si può certo dire che non funzioni, anzi.

«Effettivamente i risultati ci sono, ma si va avanti soprattutto grazie ai “miracoli” di personale e sostituti procuratori - spiega Cavallone - che affrontano ogni giorno grandi difficoltà, molto spesso anche con sacrifici personali». L’ipotesi di unire le procure di Sanremo e Imperia, già emersa in passato, potrebbe risolvere molti guai della giustizia in provincia.

«L’Associazione Nazionale Magistrati sollecita da tempo una revisione della geografia giudiziaria, ritenendo utile eliminare le sedi piccole e concentrare l’attività nelle grandi città, meglio se capoluoghi di provincia, anche se non deve essere sempre così. Il problema dell’attuale mappa della giustizia risiede principalmente nella dispersione: molti uffici sono soffocati dal lavoro, altri il contrario».

La procura di Sanremo, ad oggi, conta, oltre al procuratore Cavallone, sei sostituti: Antonella Politi, Marco Zocco, Maria Paola Marrali, Barbara Bresci (che rientrerà a settembre dalla maternità), Monica Supertino e Francesca Scarlatti.

«Per tutti ci sono solo quattro assistenti - sottolinea il procuratore -mentre per quanto riguarda le unità amministrative, c’è un 40 per cento in meno rispetto all’organico, dodici su venti. Numeri che creano grande sofferenza, anche solo per organizzare il lavoro quotidiano, figuriamoci in caso di ferie, malattia o altre assenze. Così, anche se ci fossero due assistenti per ogni sostituto, il che sarebbe l’ideale, si creerebbe un “tappo” nelle segreterie, perché mancano i cancellieri».

Una situazione ben diversa da quella di Imperia, dove le unità amministrative in servizio sono venti, ossia il totale dell’organico. «Con la revisione delle circoscrizioni giudiziarie auspicata dall’Anm, unendo le due procure si avrebbero a disposizione trentadue unità su quaranta, potendo così garantire lo stesso i servizi anche in caso di scopertura. L’alternativa sarebbe ricorrere alla mobilità attingendo da altre amministrazioni statali, ma il Ministero non lo consente, nonostante, alla fine, non ci sarebbe alcuna variazione della spesa, si tratterebbe solo di spostare il personale».

Ma la sede del tribunale unico quale dovrebbe essere, allora, Sanremo o Imperia? «Dal punto di vista della giustizia, non importa. Certo è che essere sede di un tribunale è motivo di prestigio per un Comune. È normale, quindi, che ci sarebbero resistenze da parte del mondo politico sanremese, se venisse scelta Imperia, e viceversa: nessuna delle due vorrebbe rinunciare ad avere il palazzo di giustizia».

http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2011/07/30/AOel6Kp-super_serve_procura.shtml
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Di Loredana Morandi (del 31/07/2011 @ 20:25:23, in Magistratura, linkato 2073 volte)
 Il governo I nodi Il presidente dell' Associazione magistrati
«Il ministro sa che le nostre osservazioni sono fondate»

Palamara: Palma sia coerente e li fermi

«Fu il mio testimone di nozze? Né imbarazzo né sconti» Il giudizio È un dato oggettivo che questa legge avrebbe effetti devastanti sui processi


ROMA - Per il presidente dell' Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, l' atteggiamento del nuovo ministro Guardasigilli sul cosiddetto «processo lungo» sarà il primo «banco di prova della sua volontà di avere un approccio coerente in favore dell' efficienza della giustizia». Il governo ha messo la fiducia sulla legge che impedisce al giudice di respingere i testimoni superflui quando Nitto Palma non aveva ancora giurato al Quirinale; ora però il neoministro ex magistrato è in carica, e il presidente dell' Anm auspica un suo intervento. Che dovrebbe fare, in concreto, secondo lei? «Spetta a lui decidere. È un tecnico in grado di capire la fondatezza delle nostre osservazioni critiche. È un dato oggettivo che con questo provvedimento si avrebbero effetti devastanti sui procedimenti penali. Al ministro compete sorvegliare sull' organizzazione e il funzionamento della giustizia, dunque un suo intervento sarebbe molto importante. Ormai è tempo di passare dalle parole ai fatti». Vi diranno che il Parlamento è sovrano e non spetta a voi interferire sulla formazione delle leggi... «Noi siamo perfettamente consapevoli della diversità dei ruoli, e il legislatore deve svolgere il suo compito in piena autonomia. Ma l' Anm e i suoi aderenti operano ogni giorno sul campo. Vivono quotidianamente i problemi di un processo penale divenuto un colabrodo, una farsa, e allora abbiamo il dovere di segnalare le disfunzioni e i pericoli derivanti da ulteriori interventi distorsivi. Poi il Parlamento farà ciò che crede e noi applicheremo le decisioni, ma nessuno potrà dirci che non avevamo messo in guardia dai rischi». A proposito dell' intervento ministeriale che lei auspica, se non ci sarà e il nuovo Guardasigilli dovesse avallare il «processo lungo», voi che farete? «Vedremo. Valuteremo ogni mossa, senza atteggiamenti pregiudiziali. Il nostro obiettivo è solo quello di far funzionare la giustizia, non altro». In questi giorni è stato ricordato il legame tra lei e il ministro Palma, che fu suo testimone di nozze, seppure dodici fa. Prova qualche imbarazzo? «Per niente. Quello che conta è il ruolo che questa Associazione ha svolto, soprattutto nell' ultimo periodo, nel rapporto tra politica e giustizia. La credibilità che l' Anm s' è conquistata rispetto ai suoi aderenti e all' esterno deriva proprio dall' approccio istituzionale rispetto alle questioni sul tappeto, che s' è sempre espresso in maniera pubblica e trasparente. Con chiarezza e senza fare sconti a nessuno. È andata così e continuerà ad andare così. Il resto, le relazioni private e le amicizie più prossime o lontane nel tempo, sono questioni del tutto indifferenti». Il neoministro auspica la fine del conflitto tra politica e giustizia, che il presidente della Repubblica ha definito pochi giorni fa «intollerabile». Come se ne esce? «Conflitto è un termine che non mi piace, perché la magistratura non è in guerra contro altre istituzioni. Purtroppo succede, invece, che sia oggetto di attacchi e insulti. Rispetto a inchieste e processi che coinvolgono esponenti politici, ricordo che è nostro preciso dovere farli, ma poi capita che vengano strumentalizzati per fini diversi. Noi guardiamo al nostro interno e siamo pronti a impegnarci ancora di più per una magistratura professionale e credibile; credo però che spetti anche alla politica interrogarsi su ciò che non funziona rispetto ai fenomeni della corruzione e della criminalità diffusa». Lo dice in risposta all' allarme di Napolitano sui magistrati che esagerano con intercettazioni e carcerazione preventiva? «Noi di queste questioni ci siamo sempre occupati e preoccupati. Può darsi che certe riflessioni al nostro interno debbano essere approfondite, ma continuiamo a difendere uno strumento d' indagine indispensabile come le intercettazioni; dopodiché bisogna evitare gli abusi, soprattutto per quanto riguarda la diffusione di quelle irrilevanti».

*** *** ***

La carriera

Dal 2008 Il pubblico ministero romano Luca Palamara viene eletto presidente dell' Associazione nazionale magistrati il 17 maggio 2008, con il voto unanime di Unicost, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia

L' inchiesta

Pubblico ministero a Roma, prima dell' elezione alla presidenza dell' Anm Palamara ha legato il suo nome soprattutto all' inchiesta su «Calciopoli», lo scandalo che ha investito il calcio italiano nel 2006

Bianconi Giovanni

Pagina 6 (29 luglio 2011) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/29/Palamara_Palma_sia_coerente_fermi_co_9_110729018.shtml
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17/08/2019 @ 19.49.00
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