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 la Legge Naturale ... Cesare Ripa ...... di Admin
 
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Non ci sono dubbi che la deprivazione prolungata di cure subita da un bambino può avere effetti gravi e prolungati sul suo carattere e in tal modo su tutta la vita futura. I bambini deprivati delle cure sopratutto materne, specialmente se cresciuti in istituzioni da un’età inferiore ai sette anni, possono essere colpiti nel loro sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e sociale; inoltre un bambino emotivamente deprivato genera un circolo vizioso che si autoperpetua generando un genitore trascurante di domani.

John Bowlby, psicoanalista inglese
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 26/03/2009 @ 01:37:16, in Politica, linkato 1036 volte)
A mio avviso la Giustizia deve essere una garanzia costituzionale per il Cittadino, viceversa credo che sia un errore privatizzare i requisiti del diritto costituzionale a favore delle professioni. L.M.


Giustizia/ Alfano: Daremo rango costituzionale all'Avvocatura

Riforma giustizia non completa senza cambiare Carta

Roma, 25 mar. (Apcom) - "Daremo rango costituzionale all'Avvocatura". Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sceglie l'inaugurazione dell'anno giudiziario forense per presentare un altro mattone per la riforma della giustizia pensata dal governo e subito incassa un fragoroso applauso da parte della platea degli avvocati. "Se è vero che ci deve essere parità tra accusa e difesa - dice il ministro - è necessario che l'Avvocatura abbia rango costituzionale. Su questo non arretreremo di un millimetro ma avanzeremo proposte chiare entro la primavera". Altro applauso. E Alfano rincara: "Ci accingiamo a una riforma della giustizia, ma una riforma della giustizia che non investe anche l'ambito costituzionale è una riforma incompiuta". 


2009-03-25 21:39

Giustizia: 148 avvocati sanzionati

Aumentate del 24% le udienze disciplinari, relazione 2008 di Alpa

(ANSA) - ROMA, 25 MAR - Sono stati 148 gli avvocati sottoposti nel 2008 a sanzioni disciplinari dal Consiglio nazionale forense (Cnf) nel 2008. Le sanzioni comprendono quelle gravi, quali la radiazione (4) e la sospensione (62) e quelle piu' lievi, come l'avvertimento e la censura. E' il dato che emerge dalla relazione del presidente del Cnf, Guido Alpa, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario forense.
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Di Loredana Morandi (del 26/03/2009 @ 01:05:11, in Sindacato, linkato 1303 volte)
Caro Paolo Virtuani,

la buona traduzione dello scritto altrui (fonte l'Indipendent) non vuole affatto dire che si debba perpetrare anche in lingua italiana l'errore concettuale e pubblicitario dell'articolo, ai danni del pubblico e dei lettori.

In merito ad un argomento del genere si dice la "verità", senza rimanere nel "vago" e senza propagare ulteriore ignoranza.

Oggettivamente: il condannato NON viene sottoposto ad iniezione "letale" se deve essere espiantato, perché il "veleno" danneggerebbe irreparabilmente gli organi.

Appare invece evidente, proprio in tema di diritti umani, che il condannato venga "sedato" come in anestesia generale e, solo poi, ucciso in sala operatoria con l'espianto degli organi, intervento questo che avviene sempre a "cuore battente" e con il paziente in "vita".

La Cina potrà anche risparmiare costi e benzina sulle sue esecuzioni, ma non c'è nessuna ragione per risparmiare il tuo e il nostro intelletto su una notizia simile.

Cordialmente, Loredana Morandi

di seguito l'articolo


Costruito a Chongqing dalla Jinguan auto

Cina: il bus dei condannati a morte

Iniezione letale a bordo mentre si dirige al più vicino ospedale per l'espianto degli organi

Viene costruito a Chongqing dalla Jinguan Auto il bus dei condannati a morti in Cina. Oltre ad avere il record mondiale delle condanne a morte (1.718, pari al 72% nel 2008, ma Amnesty International segnala che i numeri potrebbero essere più alti), la Cina ha inventato anche le esecuzioni mobili. Per risparmiare tempo e denaro, e soprattutto recuperare i preziosi organi dei condannati, che vengono subito espiantati per poi essere rivenduti per i trapianti. E per poter fare questo, i cadaveri dei condannati devono essere portati subito in sala operatoria. Quindi, cosa c'è di meglio di fare loro l'iniezione letale direttamente sul pullman che li porta in ospedale?

ASETTICI - La notizia dell'esistenza di questi veicoli non è nuova, ne ha parlato alcuni anni fa la stessa stampa cinese. La Jinguan ha finora venduto una decina di questi minibus lunghi 7 metri e da 17 posti, spiega il sig. Zhang dell'ufficio marketing dell'azienda all'Indipendent, senza però voler dare il proprio nome. La Jinguan dal 1992 costruisce ambulanze, veicoli per la polizia, pullmini per il trasporto di preziosi e auto blindate. Zhang spiega che i condannati vengono posti su un lettino, legati mani e piedi, poi viene fatta loro l'iniezione letale. C'è anche un sistema video per filmare l'esecuzione e assicurarsi che tutto venga fatto a norma di legge.

VANTAGGI - L'altro «vantaggio» del pullmino è che può raggiungere anche le località cinesi più remote dove c'è da giustiziare qualcuno, senza doverlo portare nella prigione provinciale con costi e tempi aggiuntivi. L'esecuzione tramite iniezione letale è stata richiesta dagli stessi boia. In precedenza i condannati a morte venivano finiti con un colpo di pistola alla nuca (a volte più di uno). Gli esecutori dovevano indossare tute e stivali di gomma per non essere imbrattati dal sangue delle vittime. Inoltre, con l'aumento delle esecuzioni di spacciatori di droga (spesso a loro volta drogati) i boia temevano di prendere malattie come l'Aids.

Paolo Virtuani
25 marzo 2009

 
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Di Loredana Morandi (del 24/03/2009 @ 05:45:32, in Sindacato, linkato 1202 volte)

“IN GALERA! – Gli articoli che potremmo non leggere più”


“Ormai si è costruito un sistema di omertà blindato. Testimoni non se ne trovano più… collaboratori non ce ne sono più….i magistrati che hanno osato fare indagini sui potenti sono stati sottoposti a procedimento disciplinare e trasferiti d’ufficio con procedure sommarie. (…) Credo che se questa partita delle intercettazioni sarà perduta non avremo soltanto una pessima riforma processuale, ma avremo uno squilibrio dei poteri in Italia. In un paese come questo in cui tutti gli anticorpi sono stati disinnescati e dove soltanto le macchine, le microspie svolgono una funzione di opposizione e di visibilità democratica, quando anche le macchine saranno messe a tacere, io credo che questo Paese sarà messo a tacere”

Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura di Palermo
23 febbraio 2009

Per opporci a una supposta “riforma” che dietro il falso obiettivo di difendere la privacy dei cittadini si propone di nascondere le malefatte dei potenti, noi giornalisti di Nuova Informazione e Impegno Sindacale abbiamo deciso di prendere posizione in modo chiaro e netto. Lo facciamo comunicando a tutti e non soltanto agli addetti ai lavori che la posta in gioco è la libertà di stampa, ovvero  il diritto-dovere del giornalista di informare e il diritto del cittadino di sapere, di conoscere le notizie che lo interessano. La legge che il governo porterà in parlamento non si preoccupa soltanto di “spegnere le macchine”, come dice Scarpinato, ma anche di impedire che le indagini in corso siano portate a conoscenza dell’opinione pubblica fino al momento del processo.  Vogliamo spiegare in modo chiaro, divertente e inoppugnabile cosa non avremmo mai saputo se questa legge fosse stata in vigore nel passato, cosa rischiamo in futuro di non sapere, o di sapere troppo tardi, se sarà approvata.

Per questo motivo nasce “IN GALERA! – Gli articoli che potremmo non leggere più”, una manifestazione-spettacolo messa in scena grazie all’adesione convinta (e gratuita) degli attori e del regista, e grazie alla partecipazione altrettanto appassionata di tutti i colleghi che intervengono e che hanno collaborato all’allestimento.

I giornalisti di Nuova Informazione e Impegno Sindacale

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I GIoRNALISTI DI NuoVA INFoRMAZIoNE
E IMPEGNo SINDACALE PRESENTANo



IN GALERA!

Gli articoli che potremmo non leggere più
 


Tutto ciò che abbiamo saputo ma non avremmo potuto sapere
se la legge sulle intercettazioni fosse già stata in vigore.
Tutto ciò che rischiamo di non sapere mai più se non riusciamo a fermarla.


Ruggero Cara, Paolo Rossi, Renato Sarti, Bebo Storti, Lucia Vasini

leggeranno articoli e brani tratti da intercettazioni e brogliacci che con la nuova legge non potranno più essere né realizzati dalla magistratura né raccontati dalla stampa.


Le letture e gli episodi di cronaca giudiziaria a cui si riferiscono saranno presentati dai giornalisti:


Gianni Barbacetto, Paolo Biondani, Paolo Colonnello, Mario Consani, Walter Galbiati, Peter Gomez, Gianluigi Nuzzi, Emilio Randacio

Saranno inoltre proiettati interventi dei giornalisti Massimo Alberizzi, Guido Besana, Rosi Brandi, Mimmo Lombezzi, Pino Nicotri, Marco Travaglio, Laura Verlicchi, Maxia Zandonai dal filmato “Professione Riporter”, realizzato da Stefano De Felici, coordinamento di Amelia Beltramini, con il patrocinio
dell’Ordine dei Giornalisti. Testimonianza in video di Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto a Palermo.
Improvvisazioni musicali dell’arpista Floraeda Sacchi.

Regia di Silvano Piccardi

Selezione contenuti e testi: Gianni Barbacetto
Ideazione e organizzazione: Gegia Celotti e Saverio Paffumi

Chiuderà la serata il Presidente della FNSI, Roberto Natale

Giovedì 26 MARZO Camera del Lavoro di Milano
C.so di Porta Vittoria, 43 - ORE 21.00 - ingresso libero
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Di Loredana Morandi (del 24/03/2009 @ 00:06:43, in Politica, linkato 1074 volte)

l'ex consulente informatico del Pm Luigi De Magistris

Genchi sospeso dalla polizia

Decisione cautelare dopo l'inchiesta della Procura di Roma per abuso d'ufficio e violazione della privacy

ROMA - Sospensione cautelare per Gioacchino Genchi. Il provvedimento è stato adottato dalla Polizia di Stato a seguito dell'inchiesta avviata dalla Procura di Roma sull'archivio telefonico che il consulente dell'ex pm Luigi De Magistris avrebbe messo a punto nell'ambito dell'inchiesta "Why not". Genchi è indagato per abuso d'ufficio e per violazione della privacy. Dopo la notifica del provvedimento, gli sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette.

«SUBISCO IN SILENZIO» - «Mi sto solo difendendo - ha dichiarato Genchi all'Adnkronos. - Il senso dello Stato e il rispetto che ho per le istituzioni mi impongono di tacere e di subire in silenzio». Sul suo blog, Genchi aggiunge: «Confermo da cittadino e da poliziotto la mia assoluta stima e subordinazione al Capo della Polizia, il prefetto Antonio Manganelli, che ha adottato il provvedimento di sospensione. Mi difenderò nelle sedi istituzionali senza mai perdere la mia fiducia nella giustizia e nelle istituzioni».


23 marzo 2009


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Di Loredana Morandi (del 23/03/2009 @ 23:57:12, in Politica, linkato 1032 volte)
In replica al comunicato Anm.

Giustizia/ Dominioni: Dall'Anm l'ennesimo segno di protervia

di Apcom

"Astenersi dalle udienze non peggiorerà il settore"


Roma, 23 mar. (Apcom) - "L'affermazione dell'Anm secondo cui l'astensione dalle udienze proclamata dall'Ucpi per i giorni dal 30 marzo al 3 aprile sarebbe un 'contributo allo sfascio della giustizia' è niente di più che l'ennesimo segno di protervia, di insipienza politico-culturale e di corporativismo, tutti fattori che paralizzano intenzionalmente ogni aspirazione di vera riforma della giustizia". Lo afferma in una nota il presidente dei penalisti Oreste Dominioni.

"L'astensione degli avvocati nelle giornate per le quali è deliberata non avranno nessuna incidenza sullo sfascio in atto della giustizia: le udienze - afferma Dominioni - che saranno rinviate sarebbero state comunque destinate a rinvii o alla macina di una attività giudiziaria del tutto inconcludente." "L'Anm - attacca il presidente dei penalisti - si legga i dati concreti e non strumentalizzi per ragioni di bassa bottega. Capirà che questo 'sfascio' dipende dalle assurde pratiche giudiziarie che l'Anm difende con il più puro spirito oltranzista.

Non è più sostenibile che il vertice della magistratura associata, nell'ormai conclamato fallimento del suo immobilismo, giochi un ruolo esso sì di 'sfascio', senza la minima attenzione al rinnovamento di cui il sistema giustizia ha bisogno. Ancora una volta - prosegue Dominioni - i vertici dell'Anm si segnalano per la loro determinazione ostile alla riforma della giustizia".

"Quando poi i vertici dell'Anm asseriscono che le proposte riformatrici dell'Ucpi si limiterebbero alla separazione delle carriere, Csm, azione penale - conclude Dominioni - dimostrano una voluta o colpevole disinformazione rispetto all'impegno propositivo concreto dell'Ucpi su tutte le questioni oggi aperte, che vedono l'Anm assente o del tutto ambigua e contraddittoria".
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Di Loredana Morandi (del 23/03/2009 @ 13:29:32, in Politica, linkato 1177 volte)

IN 86 SPORTELLI COMUNALI DELLA CAPITALE E ALL'ANAGRAFE DI MILANO

Faccine per giudicare gli uffici pubblici

Parte a Roma il progetto «Mettiamoci la faccia»
Il ministro Brunetta: ma non sarà un grande fratello

ROMA - Faccia verde che ride per gioia. Faccia gialla seria per dubbi. Faccia rossa triste per rabbia. L'impiegato dell'ufficio comunale è stato gentile? Faccia verde. Maleducato? Faccia rossa. Dalle prossime settimane, i cittadini romani potranno esprimere così il loro gradimento sul servizio ottenuto all'ufficio comunale. In 86 sportelli del Comune di Roma partirà il progetto ideato dal ministero della Pubblica amministrazione «Mettiamoci la faccia».

TOUCH SCREEN - Il ministro Renato Brunetta lo ha presentato a Roma con il sindaco della Capitale Gianni Alemanno. Fuori dagli sportelli, il cittadino troverà dei monitor su cui compaiono le faccine colorate: si sceglie la preferita solo toccando lo schermo. «Vorrei una decorazione per il coraggio e lo sprezzo del pericolo - ha scherzato il sindaco - visto che abbiamo messo a disposizione dell'iniziativa ben 86 sportelli». «Dobbiamo fare uno sforzo - ha poi aggiunto - per fare entrare in contatto le esigenze degli uffici con quelle dei cittadini. Deve essere immediatamente visibile la capacità della tecnostruttura degli uffici comunali di dare risposte adeguate ai cittadini. Per gli amministratori è meglio conoscere quello che pensa la gente da queste macchinette che dalle urne elettorali».

GLI UFFICI - Si tratta di 23 uffici dell'anagrafe centrale Roma, 16 sportelli in municipio IX e 47 in municipi XII. Il progetto non riguarderà solo gli sportelli del Comune di Roma, ma anche quelli di altri comuni come l'Anagrafe di Milano, l'Enpals, l'Inps, l'Ipost, l'Aci, le Poste e le Cciaa.

BRUNETTA - «Siamo di fronte ad una piccola, grande rivoluzione culturale - ha sottolineato Brunetta -: vogliamo che la cultura della valutazione sia generalizzata. Vogliamo che da questa iniziativa parta una grande onda culturale. Non ci sarà un grande fratello centrale, ma una forma di controllo in forma sperimentale e volontaria per le pubbliche amministrazioni in senso stretto e per le public utilities». Il meccanismo delle «faccine», avverte Brunetta «non sarà un modo per criminalizzare l'impiegato dietro lo sportello» eppure i risultati delle votazioni dei «clienti» potranno essere «un criterio di premialità per i dipendenti».

Corriere Sera
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Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia/Lodi:

Il comandante Clementi nega l'esistenza della mafia.

Giulio Cavalli è in pericolo


“Leggiamo oggi su “Il cittadino” di Lodi, un’intervista al comandante provinciale dei carabinieri Fabrizio Clementi secondo cui la mafia, nel suo territorio, non esisterebbe”. Lo affermano in una nota i componenti dell’ Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia per voce di Salvatore Borsellino, fratello del Giudice Paolo e membro dell’ associazione, che si dice “preoccupato per le dichiarazioni rilasciate dal tenente colonnello Fabrizio Clementi”.
“Se un alto graduato delle forze dell’ordine – ha affermato Borsellino - a fronte delle comprovate infiltrazioni nel tessuto economico di Lodi e provincia denunciate da un’ allarmante relazione della DIA di Milano, fa una simile affermazione, significa che le cosche, fortemente presenti nel territorio lodigiano, hanno la strada libera per continuare a fortificare le proprie attività illecite poiché da oggi sanno che non esiste alcuna forma di controllo e di attenzione verso il fenomeno da parte delle forze dell’ordine”.
“Ma c’è anche un altro aspetto che ci desta non poca preoccupazione. La sicurezza di Giulio Cavalli, attore famoso per le sue ridicolizzazioni delle cosche mafiose, mittente di numerosi atti intimidatori proprio a Tavazzano,  in provincia di Lodi, è affidata al Comandante Clementi. Come può – si chiede Borsellino - una persona che nega l’esistenza stessa delle mafie nel suo territorio difendere Giulio Cavalli dalle “attenzioni” dei clan?”
“Se fosse vero, come dice Clementi, che Lodi è un territorio “immune” dalle infiltrazioni mafiose vorrebbe dire che Giulio Cavalli è un folle e che quelle scritte intimidatorie comparse a Lodi magari le ha ideate e fatte da solo. Così, in un pomeriggio di noia, per passare il tempo”.
“Le dichiarazioni del Comandante Clementi sono quanto di più deleterio possa essere per la lotta alla mafia ed è inaccettabile che Giulio Cavalli e chi, come lui, denuncia giornalmente le pesanti e comprovate infiltrazioni mafiose nel territorio lodigiano ed in quello lombardo, passino per gli invasati di turno.
Non solo. Il Comandante preposto alla tutela di Cavalli, con le sue dichiarazioni, ha messo in atto un pericolosissimo meccanismo poiché negando l’esistenza della mafia ha di fatto dato il via libera a chi vorrebbe intraprendere azioni poco benevole nei confronti dell’attore e regista lodigiano, comunicando loro che le forze dell’ordine non hanno alcuna forma di attenzione nei confronti delle mafie e di conseguenza nessuna preoccupazione per la sicurezza dell’attore”.
“Le mafie – ha chiosato Borsellino – a Lodi esistono ed operano in modo capillare e pressoché indisturbate e noi non permetteremo che l’attenzione nei confronti di Giulio e di chi combatte, con diversi strumenti, le mafie insediatesi a Lodi, si abbassi. A breve Giulio porterà il suo spettacolo a Lodi e provincia. Chiediamo che la sua sicurezza sia affidata a persone competenti, informate sui fatti e consapevoli del rischio che corre”.

Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com

 

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Mafia/Sonia Alfano:

Il comandante dei carabinieri di Lodi nega il pericolo mafie.

Allarme infiltrazioni e preoccupazione per Giulio Cavalli.


“Vengo informata di alcune dichiarazioni che stamane, il comandante provinciale dei carabinieri di Lodi, Fabrizio Clementi, ha rilasciato ad un quotidiano locale. Secondo il comandante Clementi, Lodi e provincia sarebbero “immuni” dalle infiltrazioni mafiose”. A dirlo è Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori che, in linea con quanto già affermato da Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo e membro dell’ Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, esprime preoccupazione per le dichiarazioni rilasciate da Clementi.

“A Clementi – ha spiegato Sonia Alfano – probabilmente sfugge che nel territorio di Lodi si sono verificati diversi fatti di mafia e, con le sue dichiarazioni, smentisce di fatto quanto scritto dalla DIA milanese a proposito della capillare presenza delle cosche nel territorio lodigiano.

Inoltre il comandante afferma, quasi avesse poteri paranormali, che “guardando sia nel lungo periodo che in prospettiva, credo che questo territorio non sia appetibile”. A Clementi – afferma ancora Sonia Alfano – probabilmente è sfuggito qualche passaggio poiché è invece alquanto prevedibile, dopo l’accordo firmato dall’amministrazione lodigiana con il Sindaco Letizia Moratti per l’EXPO, che molte delle imprese mafiose che stanno investendo nella manifestazione si sposteranno verso luoghi più periferici per sfuggire alle attenzioni delle autorità giudiziarie. Luoghi periferici come Lodi. Inoltre la relazione della DIA milanese segnala che le mafie hanno messo le mani in primis sulla grande distribuzione lodigiana ma hanno anche avviato la riscossione del pizzo, sintomo di un capillare controllo del territorio, così come dimostra la condanna inferta ai fratelli Antonio e Marcello Reitano, rei di aver richiesto 200 milioni ad un imprenditore di Brembio.

“Il comandante Clementi – prosegue la Alfano – con le sue dichiarazioni, non solo fa sorgere qualche sospetto sulla sua buona fede, dato che le prove della radicale presenza delle cosche a Lodi sono molteplici, ma mette di fatto in pericolo chi a Lodi, contro la mafia, si scaglia da tempo. Parlo, ad esempio, di Giulio Cavalli, l’attore e regista al centro di diverse intimidazioni mafiose proprio in terra lodigiana e la cui sicurezza è affidata al comandante Clementi.

Le affermazioni di Clementi – ha affermato Sonia Alfano in conclusione di nota – sono un chiaro messaggio agli autori delle intimidazioni ai danni di Cavalli. Una sorta di via libera a chi ha interesse a mettere a tacere l’attore lodigiano. Interpelleremo il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza di Lodi per chiedere che vengano attuate adeguate misure di sicurezza nei confronti di Giulio Cavalli, al quale rinnoviamo la nostra stima e la nostra solidarietà.


www.soniaalfano.it

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Di Loredana Morandi (del 20/03/2009 @ 16:00:26, in Magistratura, linkato 3584 volte)
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI



ANCORA UNO SCIOPERO DEGLI AVVOCATI PENALISTI ITALIANI



La giustizia penale italiana soffre una gravissima crisi di efficienza e di funzionalità. Migliaia di processi si concludono con una dichiarazione di prescrizione, conclusione che rappresenta sempre uno sconfitta per lo Stato, ma anche per l'imputato e per le vittime del reato.

Da tempo l'Associazione Nazionale Magistrati ha indicato la necessità e l'urgenza di una riforma organica del sistema penale che consenta di rendere effettivo il principio costituzionale della ragionevole durata del processo e ha chiesto all'avvocatura italiana di fornire il proprio contributo di esperienza e di conoscenze in questa direzione.

L'Associazione Nazionale magistrati ha inoltre sempre, e tempestivamente, fatto sentire la sua voce critica di fronte agli interventi disorganici, parziali e dettati da logiche di emergenza, che hanno caratterizzato l'iniziativa legislativa del governo.  Ma la  riforma che più sembra interessare l'Unione della Camere Penali Italiane è quella dei magistrati: separazione  delle carriere del pubblico ministero e del giudice; la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura; la revisione del principio di obbligatorietà dell'azione penale. E per questo nella settimana dal 30 marzo al 3 aprile 2009 gli avvocati penalisti italiani si asterranno dalle udienze.

L'ennesimo sciopero degli avvocati  (dal 2000 ad oggi sono stati 73 i giorni di astensione dalle udienze proclamati a livello nazionale, cui andrebbero aggiunti i numerosi e ricorrenti scioperi locali), che  provocherà il rinvio di migliaia di processi,  costringerà le cancellerie a rinnovare le citazioni di tutte le parti del processo, imporrà la completa riorganizzazione dei ruoli di udienza dei tribunali. Oggettivamente, un ulteriore contributo allo sfascio della giustizia.

Luca Palamara
Giuseppe Cascini
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Di Loredana Morandi (del 19/03/2009 @ 10:26:42, in Magistratura, linkato 1289 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



Al Consiglio Superiore della Magistratura

La Giunta Esecutiva Centrale della Associazione Nazionale Magistrati ha organizzato la scorsa settimana una assemblea dei magistrati dei distretti della Sicilia per una seria valutazione della scopertura degli organici degli uffici della Regione.

Purtroppo, l'incontro ha confermato le preoccupanti previsioni emerse nelle assemblee del luglio scorso tenute dalla ANM sia in Sicilia che in Calabria e Sardegna, già comunicate, corredate di dati, al Ministero della Giustizia e al CSM.

La situazione appare oggi drammatica: sono numerosi gli uffici giudiziari che rischiano la paralisi se non addirittura la chiusura.

Al riguardo, i benefici economici introdotti con la recente riforma, oltre a scontare un grave ritardo nel completamento della procedura, non appaiono assolutamente ideonei a fronteggiare la gravissima emergenza che si sta determinando. Quanto alla proposta, contenuta nel disegno di legge approvato dal Governo, di introdurre meccanismi di trasferimento di ufficio, l'ANM ribadisce che si tratta ancora una volta di un intervento incoerente e inefficace, e, in questo caso, anche fortemente penalizzante per i più giovani, in quanto destinato a stravolgere la vita, sia lavorativa che familiare, di magistrati entrati di recente in servizio e già destinati ad uffici di frontiera e lontani dalla sede di provenienza. Inoltre, le disposizioni proposte da un lato non offrono una soluzione adeguata e dall'altro contraddicono paradossalmente proprio il principio sotteso al divieto di destinare magistrati di prima nomina a funzioni requirenti.

L'ANM ha ripetutamente rappresentato che l'unica soluzione reale al problema, in questa fase, è quella di prevedere una deroga, anche temporanea, al divieto di destinare a funzioni requirenti o a funzioni monocratiche penali i magistrati di prima nomina. E in tal senso ha più volte sollecitato un intervento normativo.

Di fronte alla gravità della situazione, emersa in maniera particolarmente intensa nell'assemblea dagli interventi di tutti i magistrati, riteniamo di dover sottoporre all'organico di governo autonomo alcune possibili, anche se parziali, soluzioni attuabili da parte del Consiglio Superiore della Magistratura.

In particolare, proponiamo di introdurre benefici correlati alla carriera, quali, per esempio, una maggiore anzianità di servizio, non solo per i magistrati che accettino il trasferimento verso sedi disagiate, ma anche per coloro che si dichiarino disponibili a rimanervi per un periodo superiore a quello minimo.

Potrebbe essere, inoltre, valutata, da parte del CSM, la possibilità di estendere, in via interpretativa, l'istituto dell'applicazione su disponibilità, consentendo anche ai magistrati in servizio presso uffici giudicanti di offrire la propria disponibilità a coprire i vuoti degli uffici di procura. La previsione dell'articolo 110 dell'ordinamento giudiziario, infatti, potrebbe essere intesa come limitata ai casi di applicazione "di ufficio", situazione diversa da quella "su disponibilità".

Roma, 11 marzo 2009
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Associazione Nazionale Magistrati



AUDIZIONE IN COMMISSIONE GIUSTIZIA CAMERA
SUL D.L. IN MATERIA DI SICUREZZA PUBBLICA E DI CONTRASTO ALLA VIOLENZA SESSUALE DEL 17 MARZO 2009


Il testo del decreto legge in discussione si propone una tutela più incisiva per le vittime dei reati di violenza sessuale.

Gli obiettivi politico-criminali sono perseguiti attraverso la riduzione degli spazi di discrezionalità giudiziale, attingendo al repertorio degli strumenti tradizionalmente più suggestivi e simbolici del sistema penale: custodia cautelare obbligatoria, pene fisse, divieto di benefici penitenziari, estensione del rito direttissimo .

L’intervento, in particolare, riguarda: a) le modifiche al procedimento cautelare nella parte relativa alla scelta della misura, estendendo il regime previsto dall’art. 275 comma 3 c.p.p.; b) l’applicazione dell’ergastolo, se dal compimento di uno dei reati di violenza sessuale deriva la morte della vittima (cfr. modifica dell’art. 576 n. 5 c.p.); c) il divieto di applicazione dei benefici penitenziari in caso di condanna per reati di pornografia minorile, induzione alla prostituzione minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenni, per via della estensione del campo di applicazione dell’art. 4 bis dell’OP, fatta salva l’eccezione di cui all’art. 58 ter per chi collabora con la giustizia.

Vi è inoltre una integrazione dell’art. 380 comma 2 c.p.p., laddove si prevede l’obbligatorietà dell’arresto in flagranza per il delitto di violenza sessuale (art. 609 bis c.p.) , con l’esclusione dei casi di minore gravità, e per quello di violenza sessuale di gruppo (art. 609 octies c.p.). Tale novità sembra finalizzata all’esigenza di consentire la celebrazione del processo con rito direttissimo.

A) La estensione alla gran parte dei delitti sessuali del meccanismo di obbligatorietà della misura della custodia in carcere, con presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari in presenza di gravi indizi, sembra peccare di ragionevolezza, atteso che quella soluzione normativa appare adeguata in presenza di contestazioni relative a reati riconducibili ad associazioni mafiose (avendo la legge fatto tesoro di certe massime di esperienza in tema di pericolo di fuga, di inquinamento probatorio, e di reiterazione di reati della stessa specie), ma si rivela criminologicamente inappropriata rispetto a categorie di reati che non presentano caratteristiche analoghe. I delitti di violenza sessuale sono reati particolarmente odiosi, nei quali l’ordinamento penale deve prestare massima attenzione alla tutela della vittima; ciò non toglie tuttavia che il sistema cautelare debba, anche per questi reati, essere adeguatamente modulato lasciando al giudice la possibilità adattare la misura al caso concreto.

B) L’intervento sul versante della esecuzione penale, si muove nella medesima prospettiva.

Ci limitiamo a segnalare che una scelta di quel genere pare abbandonare definitivamente la prospettiva del reinserimento sociale del condannato per concentrarsi sulla sola neutralizzazione di pericolosi autori di certi reati.

Nel testo, inoltre, si prevede l’introduzione di benefici penitenziari per chi collabora con la giustizia. La strategia che propone il binomio rigore/premio nel trattamento sanzionatorio, efficace sul versante del crimine organizzato, non è detto che sia opportuna per un settore della devianza che ha caratteristiche completamente diverse, legate alla particolare indole dell’autore del reato.

Per ulteriori valutazioni delle questioni relative si allega un appunto predisposto dal Coordinamento dei magistrati di sorveglianza.

C) Quanto alle proposte di estensione del rito direttissimo, la valutazione dell’ANM è positiva. Così come le novelle dell’estate del 2008, anche questa soluzione mira a ridurre gli spazi di discrezionalità del PM sulla scelta dei riti alternativi. Il tutto avviene in una ottica di celere definizione del giudizio penale, maggiormente sensibile alla posizione delle vittime dei reati.

D) Esprimiamo, infine, apprezzamento per la introduzione di disposizioni dirette a punire le condotte di stalking, intervento che colma un vuoto legislativo da tempo avvertito dagli operatori del settore. Si segnala peraltro l’opportunità di una migliore definizione della fattispecie con particolare riferimento alla modalità delle condotte suscettibili di integrare il delitto. In tal senso utili indicazioni possono trarsi dai numerosi disegni di legge presentati nella scorsa legislatura.

Roma, 18 marzo 2009

La Giunta Esecutiva Centrale
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