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In generale la giustizia è uguale per tutti, perché è utile nei rapporti sociali; ma in casi particolari, e a seconda dei luoghi e delle condizioni, risulta che la stessa cosa non è giusta per tutti.

Epicuro
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/07/2010 @ 17:32:20, in Magistratura, linkato 1505 volte)
Fiorella Pilato del Csm:
"E' bene che i casi dubbi sui giudici emergano,
la magistratura ne uscirà più pulita"


di Antonella Loi

Un caso delicato quello che la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura si trova a vagliare. Il presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, è il protagonista del procedimento di trasferimento d'ufficio, "ancora tutto da istruire", avviato dopo il coinvolgimento del magistrato nell'inchiesta sull'Eolico in Sardegna e sulla nuova "loggia massonica", già denominata "P3". Al suo interno pericolosi intrecci tra faccendieri, politici di rilievo e criminalità organizzata. Ma non è tutto perché all'interno di queste "cricche" sempre più spesso compaiono nomi di magistrati. Il caso Marra è solo l'ultimo.

"Tutto vero, ma bisogna ricordare che ci sono situazioni diverse tra loro, casi e casi, coinvolgimenti e coinvolgimenti" ci spiega Fiorella Pilato, presidente della prima commissione del Csm, durante una pausa della seduta nella quale si dà l'avvio al delicato procedimento. "Ci sono magistrati chiamati in causa ma che non c'entrano niente - dice ancora -, quindi bisogna stare attenti. Un esempio?".

Prego.
"Ho letto sulla stampa la trascrizione di una conversazione di Cappellacci con un componente di questo gruppo di persone arrestate (Carboni, Lombardi e Martino ndr) che si era attivato per mettersi in contatto con un consigliere del Csm, nel corso di una procedura normalissima che è stata discussa in plenum già da marzo per l'eventuale incompatibilità del presidente del tribunale di Cagliari. Ecco, quella era stata un'iniziativa autonoma di Capellacci che peraltro non aveva avuto alcun effetto, perché il consigliere che lui si prefiggeva di contattare ha votato contro l'archiviazione e quindi per il trasferimento. E quindi diciamo che seppure ci fosse stato un interessamento del genere questo non è andato a buon fine ed è avvenuto all'insaputa del presidente del tribunale di Cagliari".

Sì, però ci sono altri casi dove i magistrati appaiono come parti attive.
"Altre situazioni, che bisogna vagliare singolarmente. Magistrati intercettati, certo. Ma noi le dobbiamo distinguere una per una; la competenza è del Consiglio e della prima commissione in particolare in riferimento al trasferimento d'ufficio. Le situazioni vanno vagliate una per una perché dove possono esserci comportamenti di rilevanza disciplinare non è più il Consiglio a occuparsene ma i titolari dell'azione disciplinare. In questo senso la prima commissione può fare da filtro e trasmettere gli atti ai titolari dell'azione disciplinare. Una procedura necessaria per evitare di fare di tutta l'erba un fascio e di fare un polverone nel quale le responsabilità effettive di chi le ha vengono annacquate. Quindi distinguere i coinvolgimenti veri di magistrati da inconsapevoli vittime di questi maneggi".

Il presidente dell'Anm, Palamara, chiede però che tutti i giudici coinvolti si dimettano. E' giusto secondo lei?
"Iniziativa che giustamente prende l'Anm. Ma il Consiglio superiore della magistratura ha un altro ruolo, costituzionale e non politico. E quindi deve andare a verificare in quali casi ci sono i presupposti per un suo intervento. Tenga conto che noi abbiamo ancora una settimana davanti, forse due, di lavoro. Ma insomma faremo sicuramente sedute straordinarie vista l'emergenza. Però il  nostro tempo sta per scadere, quindi molto probabilmente non potremo fare altro nel caso in cui si rivelasse indispensabile... E' chiaro che qui dentro siamo assai sensibili anche al tema della questione morale e dobbiamo avviare almeno una parte del lavoro che poi faciliterà l'insediamento della nuova consiliatura".

Secondo lei, dopo gli ultimi casi - il procuratore aggiunto di Roma Toro coinvolto nell'inchiesta "Grandi eventi", il giudice Martone che partecipa ad una cena con il fine di influenzare i giudici costituzionali sul Lodo Alfano, o da ultimo il giudice Marra - c'è il problema della questione morale da affrontare nella magistratura?
"Da quello che vien fuori è evidente che ci sia un problema di alcuni. Il magistrato secondo me deve evitare taluni comportamenti. Io provengo dalla magistratura sarda che si caratterizza per una sobrietà di comportamenti e un riserbo emblematico che ne fa una magistratura sana e forse rimango ancora più sorpresa di altri nel constatare che questo costume non è di tutta la magistratura. E che ci sono alcuni che invece, attraverso frequentazioni disinvolte, hanno famigliarità con gruppi di potere che dovrebbero rimanere assolutamente estranei alla funzione giurisdizionale. Di questi comportamenti il Csm deve farsi carico e adoperarsi per eliminarli. Questa è la volontà del Consiglio che deve fare la sua parte in quest'opera. Perché altrimenti si riperquote in termini di discredito e delegittimazione in tutta la magistratura che invece nella stragrande maggioranza - e ne ho avuto la conferma stando al Consiglio - è fatta di persone perbene".

Tanto più che in questo momento storico, in cui è in atto uno scontro tra poteri dello Stato e in cui si parla di riforma della Giustizia, la percezione potrebbe essere falsata.
"Non è un caso infatti che lo scontro che viene rappresentato come uno scontro tra politica e magistratura non mira mai ad eliminare le eventuali zone d'ombra di collusione tra i due poteri ma piuttosto la politica se la prende con i magistrati che con la politica non sono collusi. Nessuno si scandalizzava per determinati comportamenti di taluni magistrati che posso definire dubbi. Infatti, non erano questi i magistrati che venivano indicati come politicizzati, pur avendo legami col potere e con la politica. Quelli che vengono considerati politicizzati sono quelli che con la politica non hanno nulla a che fare".

Questi ultimi fatti possono secondo lei mettere la magistratura in una posizione di maggiore fragilità nei confronti di un potere politico che cerca la contrapposizione con quello giudiziario?
"Secondo me la trasperenza è fondamentale perché il fatto di sapere le cose dà maggiore forza a chi invece a questi andazzi si oppone. Quindi la magistratura non può che uscirne più ripulita se si fa luce e vengon fuori certe cose".

Quindi rafforzata dice lei?
"L'importante, dico io, è non fare di tutte l'erba un fascio che servirebbe solo a coprire e diluire il discorso 'così fan tutti'. Non è vero che così fan tutti".

15 luglio 2010
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2010 @ 17:38:53, in Magistratura, linkato 1327 volte)
Ognuno ha tante storie, tante storie nella memoria. La mia è quella di aver ricevuto copia della lettera di raccomandazione di un "eletto" e avvocato della camorra ad un informatico Atu campano. L.M.

Caliendo Story.

Dal passaporto di Calvi al Lodo Alfano



di Claudia Fusani

Quella della memoria è un’attività sana, che va tenuta in esercizio. Per questo è sano oggi rileggere gli atti e la relazione finale della Commissione Anselmi che nell’84 spiega i veri obiettivi della P2 di Gelli e mette in guardia, una volta per tutte, dalle associazioni segrete. La legge che porta il nome della senatrice dc è oggi tra le ipotesi di reato contestate a Carboni, Martino, Lombardi (in carcere) nonché a Verdini, Cosentino, Dell’Utri e un’altra dozzina di persone.

La Commissione Anselmi dedica un intero capitolo della relazione finale al tema dei rapporti con la magistratura. Che comincia così: «Sono presenti negli elenchi della Loggia P2 sedici magistrati in servizio e cinque membri del Csm, due togati - Pone e Buono - e tre segretari (Pastore, Croce e Palaia)». Il Piano di rinascita democratica del maestro venerabile Licio Gelli «prevedeva la necessità di stabilire un accordo morale e programmatico con la corrente di Magistratura Indipendente dell'Anm che raggruppa oltre il 40 per cento dei magistrati italiani su posizioni moderate per avere un prezioso strumento operativo all'interno del corpo anche ai fini di rapidi aggiustamenti legislativi che riconducono la giustizia a elemento di equilibrio e non di eversione». Sappiamo quali erano, allora, questi aggiustamenti: gli stessi di cui parla oggi il presidente del Consiglio che, per inciso, era titolare della tessera n° 1816 codice E.19.78 della P2. E, quindi, separazione delle carriere tra giudici e pm; pm e Csm sotto l’esecutivo eccetera.

Ma quello che colpisce di più è imbattersi, scorrendo le righe della relazione Anselmi, nell’allora giovane membro togato del Csm Giacomo Caliendo, della corrente di Mi per l'appunto, che su mandato di un altro membro togato Domenico Pone (consigliere di Cassazione iscritto alla P2) e dell’allora vice del Consiglio Ugo Zilletti faceva «pressione» sul procuratore di Milano Mauro Gresti per far riavere il passaporto a Roberto Calvi, il vice-banchiere di Dio presidente dell'Ambrosiano, nei guai giudiziari fino al collo per una sfilza di reati valutari e societari.

Diciamo subito che il passaporto a Calvi, nonostante le pressioni dei vertici del Csm, non fu restituito. Il banchiere riuscì comunque a scappare, ad arrivare a Londra per finire morto sotto il ponte dei Frati Neri. Caliendo è oggi il sottosegretario alla Giustizia amico di Lombardi, Martino e Carbone, tanto da partecipare con loro alle cene in casa Verdini, e l'uomo che in questi due anni ha mosso tutti i fili delle «riforme»: Lodo Alfano, processo breve, legittimo impedimento, intercettazioni.

Nell’81 Calvi è sotto indagine a Milano e tra le misure interdittive c’è il divieto di espatrio e il ritiro del passaporto. La P2, i cui elenchi sono stati scoperti il 17 marzo 1981 a Castiglion Fibocchi, si attiva attraverso per dare una mano al potente banchiere caduto in disgrazia inviando più volte dal procuratore di Milano Mauro Gresti il giovane Caliendo per trovare il modo di far riavere il passaporto a Calvi. Le «pressioni», nel marasma che si scatena in Italia dopo la scoperta delle liste, diventano oggetto di un’inchiesta a Brescia in cui sono coinvolti Ugo Zilletti, numero due del Csm eletto nell’80 all’unanimità dopo l’assassinio di Bachelet e Domenico Pone, giudice di Cassazione e membro togato del Csm. Contro di loro la testimonianza-denuncia del procuratore generale di Milano Carlo Marini, anche lui avvicinato per riconsegnare il passaporto a Calvi e sollecitato da Zilletti e Caliendo. Zilletti e Caliendo non risultano iscritti alla P2. Pone viene messo sotto procedimento disciplinare dal Csm. Il giudice istruttore di Roma Ernesto Cudillo decide con sentenza-ordinanza del 17 marzo 1983 di assolvere tutti. La procura generale di Roma rinuncia a fare appello. Non solo per il passaporto, del resto.

Questo è solo uno degli episodi di interferenza P2-magistratura. La Commissione ne elenca altri. La vedova di Roberto Calvi ha raccontato che il marito pagava un fisso all'aggiunto di Milano Gino Alma per avere informazioni sulle inchieste. Un altro magistrato di Como (Ciraolo) andava a fare spesso visita a Calvi. Ernesto Pellicani, braccio destro di Carboni, racconta dei contatti con due magistrati di Milano (Carcasio e Consoli) per favorire la nomina di Consoli a procuratore generale a Milano e di riunioni conviviali a Roma alla presenza di deputati per far assolvere Calvi. Rizzoli parla di somme di danaro versate ai giudici per ottenere la riunificazione dei procedimenti a Roma. Cosa che è poi avvenuta.

Vicende del tutto sovrapponibili a quanto oggi nelle carte dell’inchiesta Insider della procura di Roma: le riunioni in casa Verdini per il lodo Alfano; le pressioni in Cassazione per togliere dai guai Casentino e quelle sul Csm per le nomine di procuratori e presidenti di Corti e Tribunali; le intercettazioni in cui Caliendo prende ordini da Lombardi; il capo degli 007 ministeriali Arcibaldo Miller che spiega come richiedere l’ispezione ministeriale (questione lista Formigoni).

La Commissione Anselmi si chiude dicendo che i contatti operativi con la magistratura «prescindevano dall'iscrizione o meno alla Loggia». A tal proposito ricorda come «la riunificazione a Roma, disposta dalla Cassazione, di tutti i procedimenti relativi alla Loggia non abbia giovato alla speditezza dell'istruttoria e al raggiungimento di un risultato concreto». E si sofferma sulla requisitoria del procuratore Gallucci che il 29 maggio 1982 «rappresentò la P2 come un fenomeno associativo di scarsa pericolosità». Più meno come «i quattro sfigati pensionati» di cui parla oggi il premier Berlusconi. Che, sempre dalle carte anche se questa volta del processo Dell’Utri, risulta fin dal 1980 in affari in Sardegna con Flavio Carboni e Romano Comincioli, il suo compagno di classe e oggi deputato.

L'Unità online - 15 luglio 2010
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14 luglio: STURIAMO LE ORECCHIE AL GOVERNO!

Presidi in tutte le citta Italiane e Roma al Senato, ore 11.


Per mercoledì 14 luglio USB ha indetto una MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO che sta per essere approvata in Parlamento. Tra le tante iniziative di protesta che si svolgeranno in molte città italiane, a Roma USB organizza un presidio presso il Senato.

Un “presidio rumoroso” che intende far ascoltare al Governo lo sdegno e la protesta che sta salendo in tutto il Paese contro la “manovra” e le tante altre iniziative legislative di questi ultimi mesi.

Una manovra che da una parte colpisce pesantemente le condizioni di lavoro, l'occupazione ed il salario dei lavoratori pubblici, con conseguenze su quantità e qualità dei servizi ai cittadini che nei prossimi mesi saranno sempre più evidenti, dall'altra aggrava la situazione dei pensionati e di chi dovrà andarci nei prossimi anni. Una manovra che diventerà ancor più pesante per gli italiani quando, nel prossimo autunno ad essa si aggiungeranno nuovi sacrifici previsti con la nuova legge finanziaria e si metterà mano al diritto di sciopero, allo statuto dei lavoratori ed al diritto del lavoro.

USB da mesi denuncia che la crisi sta colpendo principalmente i lavoratori, i pensionati, i precari ed i disoccupati e che i Governi, in Grecia come nel resto d'Europa, stanno tutelando esclusivamente gli interessi di banche ed aziende. Mentre i lavoratori sono alla disperazione, c'è ancora chi riempie le proprie tasche e continua ad arricchirsi, chi specula e chi, impunito, non paga le tasse da decenni.
 

Saluto tutti

Giovanni Martullo
Rappresentanze di Base - Pubblico Impiego
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2010 @ 19:33:33, in Sindacati Giustizia, linkato 1143 volte)
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COMUNICATO STAMPA DI SALVATORE BOSCO

SEGRETARIO GENERALE DELLA UIL PA

CON IL VOTO DEL SENATO CONFERMATE LE DISPOSIZIONI PENALIZZANTI  PER IL PUBBLICO IMPIEGO CONTENUTE NELLA MANOVRA ECONOMICA


La UIL Pubblica Amministrazione esprime rammarico per il voto di questa mattina con il quale il Senato ha dato il primo via libera alla manovra economica, confermando gli aspetti penalizzanti per i lavoratori pubblici.
Infatti nessuna modifica sostanziale è stata apportata all'impianto originario del provvedimento governativo che noi consideriamo iniquo, contraddittorio e profondamente ingiusto.

I Lavoratori Pubblici sopporteranno il peso maggiore dei sacrifici attraverso il blocco della contrattazione nazionale per un intero triennio, il blocco delle retribuzioni e delle progressioni di carriera fino al 2013, il depotenziamento della contrattazione integrativa, gli interventi sul trattamento previdenziale e di fine rapporto.

Tutto questo si ripercuoterà negativamente sulla funzionalità delle Amministrazioni e sulla qualità dei servizi resi alla cittadinanza, rendendo impossibile l'attuazione della recente riforma del Pubblico Impiego, basata sulla valutazione e sulla premiabilità.

Noi continueremo a rappresentare in tutte le sedi politiche ed istituzionali la gravità delle misure adottate che puniscono in modo iniquo i Lavoratori Pubblici, privandoli del diritto alla contrattazione e agli adeguamenti salariali previsti dall'accordo sul nuovo modello contrattuale.


Roma, 15 luglio 2010
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“I Poliziotti pugnalati alle spalle”
conquistano l’Italia.


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/coisp_2010-07-15_000245.jpg

 Le “sagome del COISP” in tutte le città nelle adiacenze delle abitazioni dei Ministri.


Dopo Roma, anche Varese, Arcore, Siracusa, Pisa, Milano, Lecco, Pavia, Lecce, Treviso, Bergamo, Padova, Brescia, Venezia e tante altre città d’Italia hanno visto lo sfregio che il Governo sta perpetrando alle spalle delle Forze di Polizia pensando di discutere ed approvare una finanziaria che mette in ginocchio l’intero Comparto Sicurezza.

Le sagome del Coisp, il Sindacato Indipendente di Polizia, simbolo della campagna di sensibilizzazione e di denuncia “Ci hanno pugnalato alle spalle!”, sono comparse da nord a sud del Paese nelle vicinanze delle residenze degli esponenti dell’Esecutivo Berlusconi.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/coisp_2010-07-15_000340.jpg

 “Una grande mobilitazione di piazza - ha detto Franco Maccari, il Segretario Generale del Coisp - che ha coinvolto tutte le Forze di Polizia, ma anche i tanti che hanno voluto manifestarci la loro vicinanza, mondo della politica, della cultura, del Sindacato anche non di categoria. Noi oggi - continua Maccari - abbiamo mantenuto fede alla parola data rispettando le prescrizioni che per oggi ci erano state assegnate.

Rimaniamo fermi nel nostro obiettivo che è quello di impedire con tutti i nostri mezzi che questa finanziaria sia approvata nei suoi contenuti tanto scellerati. Ecco perché – conclude il leader del Sindacato Indipendente di Polizia - la nostra protesta andrà avanti nel rispetto delle persone, ma con la determinazione di chi il rispetto oltre a darlo lo pretende, soprattutto dallo Stato!”.

Vedi il servizio fotografico di Repubblica cliccando QUI.
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2010 @ 20:44:11, in Magistratura, linkato 2459 volte)
Spero di poter leggere le motivazioni... LM.

Corte d'assise dappello: Calvi è stato ucciso


Il banchiere "non si è tolto la vita ma è stato ucciso". Il parere contenuto nelle motivazioni della sentenza con cui il 7 maggio scorso sono state confermate le assoluzioni di Flavio Carboni, Pippo Calò e Ernesto Diotallevi.

ROMA - La Corte d'assise d'appello di Roma ritiene che "Roberto Calvi non si sia suicidato" dunque "è stato ucciso". Si legge nelle motivazioni della sentenza con la quale, il 7 maggio scorso, sono state confermate le assoluzioni di Flavio Carboni, Pippo Calo' ed Ernesto Diotallevi per l'omicidio del banchiere, trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte londinese dei "Frati Neri".

TROPPI I MOVENTI. Ci sono molti moventi e interessi per la morte di Roberto Calvi. Anche questo sottolineano i giudici d'appello nelle motivazioni della sentenza con la quale, per la morte del banchiere, hanno assolto anche in secondo grado Flavio Carboni, Pippo Calò ed Ernesto Diotallevi. "Troppi sono i moventi alternativi ipotizzabili - si legge nella sentenza - e troppi i soggetti e le organizzazioni che avrebbero avuto interesse all'eliminazione di Calvi: dalla mafia, alla camorra, alla P2, allo Ior e ai politici italiani (beneficiari delle tangenti o interessati a cambiare l'assetto del Banco Ambrosiano o a mutare gli equilibri di potere all'interno del Vaticano)".

SERVIZI SEGRETI. In questo ambito di ipotesi, "possono anche comprendersi i Servizi segreti inglesi, essendosi acclarato che Calvi aveva, tra l'altro, finanziato l'invio di armi ai dittatori argentini nel periodo in cui era in atto il conflitto bellico per le isole Falkland. E così anche i Servizi segreti italiani, che hanno mostrato (avvalendosi pure del loro ambiguo collaboratore Pazienza) di essere sempre informati di tutto e di aver seguito sino all'ultimo le mosse di Carboni e Calvi".
 
TG1  giovedì, 15 luglio 2010

La Rassegna

Giudici appello: "Calvi fu ucciso".Assolti Carboni, Calò e Diotallevi

TGCOM - ‎2 ore fa‎
La Corte d'assise d'appello di Roma ritiene che "Roberto Calvi non si sia suicidato", e dunque "sia stato ucciso". Lo si legge nelle motivazioni della sentenza del 7 maggio che conferma le assoluzioni di Flavio Carboni, Pippo Calò ed Ernesto Diotallevi ...

Calvi, per la Corte d'appello non si suicidò ma è stato ucciso

La Repubblica - ‎3 ore fa‎
ROMA - La Corte d'assise d'appello di Roma ritiene che "Roberto Calvi non si sia suicidato" dunque "è stato ucciso". Si legge nelle motivazioni della sentenza con la quale, il 7 maggio scorso, sono state confermate le assoluzioni di Flavio Carboni, ...

CALVI: CORTE ASSISE APPELLO, IL BANCHIERE FU UCCISO

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎3 ore fa‎
(AGI) Roma - Il banchiere Roberto Calvi non si suicido' ma venne ucciso: lo afferma la Corte d'assise d'appello di Roma. Nella motivazione della sentenza con cui il 7 maggio scorso sono state confermate le assoluzioni di Flavio Carboni, Pippo Calo' ed ...

“Il banchiere Calvi non si suicidò ma fu ucciso”

City - ‎1 ora fa‎
La Corte d'appello di Roma torna su uno dei misteri d'Italia, quello della morte del banchiere del Banco Ambrosiano. Tra gli assolti anche Carboni, implicato nell'inchiesta sulla “nuova P2” È evidente che Roberto Calvi non si sia suicidato, ...

Bufera P3: retroscena del caso Cosentino, il caso Calvi non fu un ...

Newnotizie - ‎2 ore fa‎
E ci voleva un veggente per capire che Calvi non si era appeso da solo al ponte dei fratelli neri a Londra? Che le acque del mare politico e imprenditoriale italiano siano macchiate da disastri gravi, sul piano morale, almeno quanto lo è sul piano ...

Calvi, per la Corte d'Assise non fu suicidio

RomagnaOggi.it - ‎2 ore fa‎
ROMA - Il banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato il 18 giugno del 1982 sotto il ponte londinese dei 'Frati Neri' non si suicidò. E' quanto hanno sostenuto i giudici della Corte d'Assise d'Appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con la ...

Caso Calvi: per la Corte d'Assise si trattò di un delitto, non di ...

Barimia - ‎1 ora fa‎
Dopo 28 anni dal ritrovamento del suo cadavere, il 18 giugno del 1982, impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, c'è la prima verità giudiziaria sulla morte di Roberto Calvi. Il Presidente del Banco Ambrosiano non si è suicidato "e da ciò si ...

Caso Calvi: giudici appello "Non si suicidò, fu ucciso"

Corrispondenti.net - ‎2 ore fa‎
Il banchiere Roberto Calvi non si suicidò, ma venne ucciso. E' quanto afferma la Corte d'assise d'appello di Roma nella motivazioni della sentenza con cui, il 7 maggio scorso, sono state confermate le assoluzioni di Flavio Carboni, Pippo Calò ed ...

Calvi: appello, fu ucciso

euronews - ‎2 ore fa‎
(ANSA) – ROMA, 15 LUG – La Corte d'assise d'appello di Romaritiene che 'Roberto Calvi non si sia suicidato' dunque 'e'stato ucciso'. Si legge nelle motivazioni della sentenza con laquale, il 7 maggio scorso, sono state confermate le assoluzionidi ...

Roma: morte Roberto Calvi, giudici convinti che si tratto' di delitto

University.it (Comunicati Stampa) - ‎3 ore fa‎
Roma, 15 lug. (Adnkronos) - I giudici della Corte d'Assise d'Appello sono convinti che il banchiere Roberto Calvi si stato ucciso tuttavia non si e' giunti ad una sentenza di condanna dei tre imputati, Flavio Carboni, Pippo Calo' ed Ernesto Diotallevi ...

Corte d'appello: Calvi fu ucciso

InfoOggi (Blog) - ‎1 ora fa‎
ROMA- Sono state rese note le motivazioni della sentenza con la quale Flavio Carboni, Pippo Calo' ed Ernesto Diotallevi, il 7 maggio, sono stati assolti dall'accusa del suicidio di Roberto Calvi. La Corte d'assise d'appello di Roma ha ritenuto che il ...

La corte d'appello: “Roberto Calvi non si suicidò, ma fu ucciso”

Giornalettismo - ‎3 ore fa‎
Lo scrivono i giudici romani nelle motivazioni della sentenza di secondo grado a carico di Flavio Carboni, il faccendiere coinvolto negli appalti per l'Eolico, parte di quella P3 su cui i giudici indagano: si riscrive così la storia di uno dei misteri ...

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Di Loredana Morandi (del 16/07/2010 @ 00:03:59, in Politica, linkato 1242 volte)
Articolo interessante...

Un avvocato speciale

 

di Claudio Forleo

Nino Mormino è l'avvocato di Marcello Dell'Utri. Dopo la sentenza di secondo grado che ha condannato il suo assistito a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa ha rilasciato una dichiarazione molto netta: "L'alone di mafiosita' complessiva del sistema politico-istituzionale del nostro Paese, dal 1992 in poi, cioe' dall'entrata in campo di Berlusconi e Forza Italia, è assolutamente superato attraverso questa sentenza che taglia netto il rapporto presunto tra mafia e politica".

Parole da avvocato difensore, niente di particolarmente strano. Ad essere "speciale" è però la storia di Mormino. "Principe del Foro siciliano", già deputato di Forza Italia per due legislature (2001-2006, 2006-2008), siede anche nel collegio che difende Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, condannato nel gennaio 2010 dalla Corte d'Appello di Palermo a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Non solo, a scegliere il "principe del Foro" come difensore è stato anche il gotha di Cosa Nostra: Totò Riina, Leoluca Bagarella, Ciccio Madonia e Pino Lipari, prestanome di Bernardo Provenzano.

Nel 2003 Mormino venne anche nominato vicepresidente della Commissione Giustizia alla Camera.

Il pentito Nino Giuffrè, capo del mandamento di Caccamo e boss di prima grandezza arrestato nel 2002, sostiene che l'elezione di Mormino nel 2001 è tutto merito di Cosa Nostra. L'avvocato sarebbe stato scelto direttamente da Provenzano in persona perchè "persona abbastanza preparata da risolvere determinati argomenti giuridici in Parlamento". Giuffrè dice di aver ricevuto un messaggio direttamente da Mormino: "State tranquilli. Io nel momento in cui sarò a Roma mi adopererò a fare i vostri interessi, a fare le cose giuste per venirvi incontro". Il pentito racconta come ad un mese e mezzo dalle elezioni in Sicilia girasse la voce che la candidatura di Mormino fosse sul punto di saltare, ma che fu Provenzano a rassicurarlo: "Non ti preoccupare, si candiderà in un collegio sicuro". In quei giorni duecento avvocati della Camera Penale di Palermo, di cui l'avvocato è presidente, manifestano contro la possibile esclusione del loro collega. Alla fine l'avvocato viene candidato nel collegio Cefalù-Madonie ed eletto con il 48 per cento dei voti.

Nel gennaio del 2002 Mormino presenta in Parlamento un disegno di legge assieme ad altri due firmatari: Giancarlo Pittelli di Forza Italia, avvocato calabrese difensore di alcuni 'ndranghetisti, e Sergio Cola, deputato di Alleanza Nazionale e avvocato campano difensore di alcuni presunti camorristi.

Il disegno di legge modificherebbe nelle fondamenta il codice di procedura penale: avviso di garanzia non appena l'indagato viene iscritto nel registro delle notizie di reato, inutilizzabilità delle sentenze passate in giudicato, possibilità di arresto solo nel caso di reati gravissimi e inutilizzabilità delle dichiarazioni dei pentiti se non in presenza di riscontri di "diversa natura".

Il ddl provoca polemiche incendiarie perchè una legge siffatta costringerebbe il giudice ad assolvere chiunque, anche se accusato da più persone contemporaneamente, in mancaza di un altro riscontro di "diversa natura", vale a dire un documento o un'intercettazione. Inoltre l'inutilizzabilità delle sentenze passate in giudicato costringerebbe ogni Pubblico ministero che porta alla sbarra un presunto mafioso a dimostrare l'esistenza di un'organizzazione chiamata Cosa Nostra. E', oggettivamente, una legge che farebbe felice le organizzazioni criminali.

L'avvocato viene sottoposto ad indagine ma la Procura di Palermo chiede l'archiviazione che viene accettata dal Gip. Nelle 166 pagine del decreto di archiviazione i magistrati palermitani giudicano certo l'appoggio elettorale di Cosa Nostra a Mormino ma precisano: "La controprestazione di Mormino sarebbe dovuto consistere 'esclusivamente' nel contribuire, una volta eletto, ad attenuare gli effetti della così detta "legislazione antimafia"...Senonchè, a ben vedere, per assolvere a questo specifico onere probatorio, non appare giuridicamente corretto ipotizzare che rientri tra i poteri dell'autorità giudiziaria quello di anaizzare e sindacare le opinioni e le scelte di voto espresse ed effettuate da un parlamentare nell'ambito del suo alto mandato". E' la Costituzione ad impedire alla Procura di indagare più a fondo Mormino che però, sempre secondo i magistrati, "ha intrattenuto rapporti chiaramente ai limiti della deontologia professionale" con Cosa Nostra.

Ad ammetterlo è stato lo stesso Mormino nel 1983. In quel periodo era imputato in un processo per favoreggiamento nei confronti di Tommaso Spadaro, cliente dell'avvocato e capoclan della Kalsa. Interrogato dai giudici Mormino ammise di aver tenuto "un comportamento inopportuno dal punto di vista deontologico". Spadaro andava spesso a casa dell'avvocato, anche nei giorni festivi. Dalle intercettazioni risulta che il boss chiese a Mormino di "contattare terze persone tramite le quali avvicinare per vie traverse i membri del Tribunale che dovevano decidere sulla confisca dei beni dei familiari dello Spadaro". A queste richieste l'avvocato avrebbe risposto "la cosa è difficile". Mormino verrà assolto per "difetto di dolo" anche se verrà redarguito nella sentenza per "aver esulato dai doveri inerenti la qualità di difensore".
http://www.nuovasocieta.it/inchieste/6766-un-avvocato-speciale.html
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Di Loredana Morandi (del 16/07/2010 @ 07:56:53, in Magistratura, linkato 1403 volte)
"Tribunale di Milano: non solo Berlusconi!" sembrerebbe lo slogan di questa giornata. Ed è così che, dopo dozzine di ispezioni ministeriali per i processi più complessi e ostacolati della storia d'Italia, l'arrivo di un divo del calibro di Clooney dona una atmosfera leggermente gossip all'austero tempio della Giustizia.
Chi, tra le signore giuriste e non che mi leggono, non vorrebbe "cambiare giurisdizione" almeno per oggi? Per me è una condizione stabile, perché amerei trascorrere molto tempo nel partecipare alle conferenze stampa della Boccassini e di Spataro, avrei l'occasione fumare una sigaretta con il dottor Mesiano e di incontrare di persona i 3 magistrati del mito dei Santi precursori del diritto in rete. Camminando per i lunghi corridoi saluterei i giornalisti, avvocati e amici e, di questi tempi, intavolerei discussioni del tipo: "Marra giuro che non lo so, ma che nessuno osi toccarmi Bruti Liberati. Massonerie deviate, sì le abbiam viste,  son quelli che le han prese qualche tempo fa a Perugia...".
Peccato che i compagni dellle OOSS non abbiano organizzato la mini protesta mediatica, Clooney è molto sensibile a quanto accade in Italia ed è stato a L'Aquila per dimostrare la sua vicinanza alla popolazione. Terremotati lo son tutti quelli del pubblico impiego, ma chi più dei lavoratori giudiziari? L.M.




Oggi George Clooney testimonia al Tribunale di Milano


Giudice: No a foto e tv in aula. Servizio d'ordine per attore

Milano, 16 lug. (Apcom) - Mica una giornata qualunque al tribunale di Milano: arriva George Clooney a Palazzo di Giustizia, e il giudice della decima Sezione penale Pietro Caccialanza ha deciso che fotografi e telecineoperatori non potranno accedere all'aula dove la star testimonierà. Clooney si presenta in qualità di persona offesa e parte civile nel processo a carico di tre persone, accusate di aver creato una linea di moda utilizzando, a sua insaputa, il suo nome. Il giudice ha così stoppato le speranze di fotografi e giornalisti.

La decisione è stata presa in considerazione dell'assenza dei "presupposti della rilevanza sociale" del processo. Il 5 luglio scorso, Caccialanza aveva già deciso di disporre un apposito e adeguato servizio d'ordine dei carabinieri per permettere il regolare svolgimento dell'udienza di fronte alla prevedibile presenza di un numero elevato di addetti all'informazione e di... curiosi.

La presenza dell'attore è al momento confermata e l'udienza di è prevista per mezzogiorno nell'aula 4 al piano terra, aula grande con un atrio altrettanto capiente che dovrebbe riuscire a contenere la folla. Anche se l'aula sarà off limits daranno in tantissimi ad accalcarsi per vedere e sentire il sex symbol Clooney, proprietario come si sa di una villa sul lago di Como ma poco disponibile ai bagni di folla. Il bel George non sa ancora abbastanza l'italiano, nonostante la love story con Elisabetta Canalis e le frequentazioni lacustri: dovrebbe testimoniare con l'ausilio di un traduttore. Salvo sorprese dell'ultimo minuto, a Palazzo sarà un mezzogiorno di fuoco.

La carriera di Clooney in immagini da Quotidiano Net

FOTOSTORY Il fascino di George

La Rassegna

Oggi George Clooney testimonia al Tribunale di Milano

APCOM - ‎39 minuti fa‎
Milano, 16 lug. (Apcom) - Mica una giornata qualunque al tribunale di Milano: arriva George Clooney a Palazzo di Giustizia, e il giudice della decima Sezione penale Pietro Caccialanza ha deciso che fotografi e telecineoperatori non potranno accedere ...

Teste in un processo Clooney arriva a Milano

Quotidiano Nazionale - ‎11 ore fa‎
L'attore americano in Italia nell'insolito ruolo di parte civile nel procedimento a carico di tre persone accusate di truffa, falso, ricettazione e di altri reati. Intanto il Musée Grevin gli dedica una scultura Facendo doppio click su una qualsiasi ...

George Clooney teste a un processo a Milano: Palazzo di Giustizia ...

Adnkronos/IGN - ‎12 ore fa‎
Milano - (Adnkronos) - E' parte civile nel procedimento a carico di tre persone accusate di truffa, falso, ricettazione e di altri reati per aver creato una falsa linea di moda a suo nome. La star di Hollywood prenderà la parola intorno alle 12 ...

George Clooney domani testimoniera' in Tribunale a Milano

ANSA.it - ‎13 ore fa‎
(ANSA) - MILANO, 15 LUG - E' atteso per domani mattina in Tribunale a Milano George Clooney, chiamato a testimoniare come persona offesa e parte civile. Si tratta del processo nel quale sono imputate tre persone accusate di aver creato una linea di ...

George Clooney in Museo cere Parigi

ANSA.it - ‎13 ore fa‎
(ANSA) - PARIGI, 15 LUG - L'attore americano George Clooney e' entrato a far parte del celebre museo delle cere parigino, il Musee Grevin. Posizionato tra le sculture di Carole Bouquet e quelle dei cantanti Elton John e Julien Clerc, il modello di ...

MILANO - George Clooney venerdì sarà in Tribunale a Milano per ...

Corriere della Sera - ‎9 ore fa‎
MILANO - George Clooney venerdì sarà in Tribunale a Milano per testimoniare nell'ambito del processo a carico di tre persone accusate, a vario titolo, di truffa, falso, ricettazione per aver creato una falsa linea di moda creata col suo nome a sua ...

George Clooney testimone al Tribunale di Milano: aula off limits

Barimia - ‎11 ore fa‎
L'attore statunitense George Clooney è atteso domani al Tribunale di Milano: non è l'inizio delle riprese di un nuovo film, bensì una testimonianza vera e propria. Clooney è stato chiamato nell'ambito del processo che vede imputate tre persone che ...

Tribunale "blindato": arriva George Clooney

La Provincia di Como - ‎13 ore fa‎
MILANO - Tutti lo cercano, tutti lo vogliono: anche in tribunale. Mentre non si svela il giallo delle sue prossime (ma per ora improbabili) nozze con la Canalis, George Clooney oggi dovrà interrompere per poche ore la sua vacanza sul lago di Como per ...

Moda/ Domani George Clooney testimoniera' al Tribunale di Milano

Virgilio - ‎7 ore fa‎
Mentre cresce l'attesa per l'arrivo domani mattina al Palazzo di giustizia di Milano del celebre attore statunitense George Clooney, il giudice della decima Sezione penale del tribunale di Milano Pietro Caccialanza ha deciso che fotografi e ...

George Clooney al Tribunale di Milano

Julie News - ‎13 ore fa‎
Domani mattina il Tribunale di Milano ospiterà il famoso attore statunitense, George Clooney come persona offesa e parte civile. Il processo vede imputate tre persone, accusate di aver ideato una linea di moda che porta il nome della star di Hollywood, ...
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Intercettazioni, Pd a Bongiorno e finiani:
è ora di passare dalle parole ai fatti


Ferranti: nostri emendamenti coerenti con loro critiche, li votino in commissione


“Al presidente Bongiorno e ai finiani della commissione Giustizia chiediamo un atto di coerenza e quindi di votare i nostri emendamenti al ddl intercettazioni”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti sottolineando come la proposta del presidente Dario Franceschini sia ‘assolutamente ragionevole, anche perché i 7 emendamenti concretizzano le critiche che i finiani hanno rivolto al provvedimento in più sedi. E’ ora di passare dalle parole ai fatti. Noi continueremo nella nostra battaglia parlamentare per evitare che il ddl Alfano possa avere  effetti nefasti sull’efficienza delle indagini e sulla libertà di stampa. I nostri emendamenti raccolgono le  preoccupazioni emerse nel corso delle audizioni e le osservazioni dei rappresentanti dei giornalisti e degli editori, della magistratura, dell’avvocatura e delle forze di polizia e dei pocessual-penalisti. Nello specifico i sette emendamenti riguardano:


1)  I presupposti per le intercettazioni;

2)  la durata e il regime di proroga;

3)  l’autorizzazione affidata ad un giudice monocratico;

4)  le ambientali;

5)  le video riprese;

6)  il ripristino della legge Falcone per la lotta alla criminalità organizzata;

7)  l’abolizione delle sanzioni agli editori e il regime di pubblicità delle intercettazioni telefoniche conseguente allo svolgimento dell’udienza filtro”.

 
Roma, 16 luglio 2010

 


I SETTE EMENDAMENTI

 

1) I PRESUPPOSTI PER L’EFFETTUAZIONE DELLE OPERAZIONI DI INTERCETTAZIONE TELEFONICA: RIPRISTINO DELL’ATTUALE DISCIPLINA
 
Al comma 11,  lettera a), al comma 1 dell’articolo 267, sostituire le lettere a), b), c), d), e) con le seguenti:

«a) sussistono gravi indizi di reato; b) l’intercettazione di una determinata utenza ovvero la ripresa visiva di comportamenti comunicativi in un determinato luogo è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini».

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Il nostro emendamento va nel senso di eliminare le lettere b), c) e d) del comma 11 dell’art. 1, ritenendo che si possa assicurare il rigoroso controllo sulla sussistenza dei presupposti mediante la previsione dei gravi indizi di reato e l’ulteriore requisito che l’intercettazione di una determinata utenza o la ripresa visiva di comportamenti comunicativi in un determinato luogo è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini.


2) PROROGHE DELLE INTERCETTAZIONI

Al comma 11, lett. d), all’art. 267 comma 3, sostituire il quinto periodo con il seguente: «Ulteriori proroghe di quindici giorni possono essere concesse qualora l’intercettazione stia raccogliendo elementi essenziali ai fini dell’accertamento e la sua interruzione cagionerebbe pregiudizio alle esigenze investigative».

Conseguentemente, sopprimere il comma 3-bis.

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Si ritorna alla disciplina attualmente in vigore con un rafforzamento dell’onere di motivazione per la proroga in relazione alle effettive esigenze investigative.

 
3) COMPETENZA DEL TRIBUNALE

Al comma 11,  lettera a), al comma 1 dell’articolo 267, sostituire le parole «al tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente, che decide in composizione collegiale» con le seguenti «al giudice per le indagini preliminari».

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La previsione della competenza del tribunale del distretto in composizione collegiale (per ogni intercettazione telefonica, per ogni utenza, per ogni richiesta di tabulato, per ogni proroga, per ogni ambientale, per ogni convalida di atto urgente adottato dal pm) è assolutamente irragionevole e avrà un impatto organizzativo disastroso sul sistema giustizia.
 

4) INTERCETTAZIONI AMBIENTALI

All’art. 1, comma 10, capoverso articolo 266, comma 2,  sopprimere le parole «solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo l’attività criminosa».

e sostituire il secondo periodo con il seguente:

“Se queste avvengano in uno dei luoghi indicati dall’art. 614 del codice penale, l’intercettazione è consentita solo qualora dalle indagini svolte emerga che l’intercettazione potrebbe consentire l’acquisizione di elementi fondamentali per l’accertamento del reato per cui si procede o che dall’intercettazione possano emergere indicazioni rilevanti per impedire la commissione di taluno dei reati indicati nel comma 1”.
 
---------------------------------------------------

Le intercettazioni ambientali extra-domiciliari debbono essere parificate nei presupposti alle intercettazioni telefoniche: solo per quelle domiciliari è previsto un requisito più stringente, finalizzato all’acquisizione di elementi fondamentali per l’accertamento reato o all’obiettivo di prevenire la commissione di uno dei reati intercettabili.


5) RIPRESE VISIVE

Al comma 10, capoverso articolo 266, al comma 1, sopprimere le parole «, di immagini mediante riprese visive» conseguentemente, dopo il comma 10 aggiungere il seguente:

“10.bis. Dopo l’articolo 266-bis del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:: “Articolo 266-ter (Riprese visive) 1. Nei procedimenti relativi ai reati indicati nell’articolo 266, comma 1, si applicano le disposizioni relative alle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche:

a)      alle operazioni di ripresa visiva a contenuto captativo di conversazioni;

b)     alle operazioni di ripresa visiva a contenuto non captativo di conversazioni che si svolgono nei luoghi di cui all’articolo 614 del codice penale.

2. Fuori dei casi di cui al comma 1 lettera a), le riprese visive che si svolgono al di fuori di luoghi pubblici sono autorizzate dal pubblico ministero con decreto motivato

3. Fuori dei casi di cui al comma 1 lettera a), le riprese visive che si svolgono in luoghi pubblici possono essere eseguite di propria iniziativa dalla polizia giudiziaria”.

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 Sono sottoposti ai presupposti delle intercettazioni solo le riprese a contenuto captativo di conversazioni e quelli effettuati nei luoghi di privata dimora, in attuazione delle pronunce delle Corte Costituzionale
 

6) INTERCETTAZIONE PER REATI GRAVI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

Al comma 11, lett. d), all’art. 267 sostituire il comma 3-ter con i  seguenti:

 “3. ter. In deroga a quanto disposto dal presente articolo, l'autorizzazione a disporre le operazioni previste dall'articolo 266 è data, con decreto motivato, quando l'intercettazione è necessaria per lo svolgimento delle indagini in relazione ad un delitto di criminalità organizzata o di minaccia col mezzo del telefono in ordine ai quali sussistano sufficienti indizi. Nella valutazione dei sufficienti indizi si applica l'articolo 203 del codice di procedura penale. Quando si tratta di intercettazione di comunicazioni tra presenti disposta in un procedimento relativo a un delitto di criminalità organizzata e che avvenga nei luoghi indicati dall'articolo 614 del codice penale, l'intercettazione è consentita anche se non vi è motivo di ritenere che nei luoghi predetti si stia svolgendo l'attività criminosa.

3. ter. 1. Nei casi di cui al comma 3. ter, la durata delle operazioni non può superare i quaranta giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni, qualora permangano i presupposti indicati nel comma 3. ter. Nei casi di urgenza, alla proroga provvede direttamente il pubblico ministero; in tal caso si osservano le disposizioni del comma 2.

3. ter. 2. Negli stessi casi di cui al comma 3.ter il pubblico ministero e l'ufficiale di polizia giudiziaria possono farsi coadiuvare da agenti di polizia giudiziaria”.

Conseguentemente, sopprimere il comma 36.

-------------------------------------------

La nostra proposta emendativa è, molto semplicemente, quella di mantenere in vigore la disciplina prevista dall’art. 13 del d.l. n. 152 del 1991 (c.d. legge Falcone), che ha sin qui dato ottimi frutti.

L’emendamento Costa, infatti, introduce l’articolo 407 comma 2 lettera a), ma continua a tener fuori la previsione dell’associazione a delinquere (cioè della stabile organizzazione criminale non di stampo mafioso) finalizzata alla commissione di reati comuni come rapine, violenze carnali, usura, reati economici e di corruzione in senso ampio, bancarotta, truffe aggravate e non, sfruttamento della manodopera agricola e in genere tutti i reati commessi da delinquenti organizzati.


7) SANZIONI PECUNIARIE AGLI EDITORI E PUBBLICABILITA’ DELLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE
 

Al comma 28, al capoverso art. 25-undecies, sopprimere  i  commi 1 e 2.

-------------------------------------

Si sopprimono le sanzioni pecuniarie per gli editori previste dal testo del Senato salvaguardando la libertà dei direttori e delle intere redazioni dei giornali.

conseguentemente

Al comma 5,  capoverso comma 2-bis, sostituire le parole “fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare” con le seguenti «prima che si sia proceduto alla selezione delle registrazioni e dei verbali, ai sensi dell’art. 268, comma 6-ter. E’ sempre vietata la pubblicazione di intercettazioni dichiarate manifestamente irrilevanti dal giudice”.

E

Al comma 12 lett. d), all’art. 268 comma 6-ter, dopo le parole «il quale fissa» aggiungere le seguenti «entro trenta giorni».

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Il regime del segreto investigativo, che scaturisce dall’approvazione dei nostri emendamenti può essere sintetizzato nei termini seguenti:

-   le intercettazioni restano coperte dal segreto fino al momento della notifica ai difensori dell'avviso che le intercettazioni sono state depositate in segreteria (art. 268 comma 6);

-   dopo l'udienza di selezione delle conversazioni acquisiscono il carattere della segretezza le sole comunicazioni che siano state stralciate in quanto manifestamente irrilevanti rispetto al procedimento o invalide (contrarie alla legge, ossia non utilizzabili)

-   sono sempre coperte da segreto le intercettazioni illecite.
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Complimenti al dott. Maiorano. Ottimo che le indagini siano iniziate nella sala server lussemburghese. In Italia dovrebbero essere monitorati i server Telecom Italia, Libero, Seeweb e quant'altro si trovi nel palazzo delle Generali a Milano collegato alla rete irc Azzurra.org. L.M.

Pedofilia, arrestato a Roma

uno psicologo “collezionista di bambini”


ROMA (16 luglio) - La Polizia postale del Lazio, diretta da Andrea Rossi, ha arrestato due persone e ne ha denunciate altre otto al termine di una operazione contro la pedofilia on line coordinata dal pm Nicola Maiorano. Uno degli arrestati è uno psicologo di 33 anni, che esercita la professione da 7 anni e che si occupa di terapia familiare, avendo così modo di incontrare nel suo studio privato molti bambini.

Lo psicologo aveva trasformato la sua mansarda in centro nella tana di un “collezionista di bambini”: slip per piccoli ancora confezionati, calze per bimbe strappate nelle zone intime, giochi, pastelli e pennarelli, album fotografici riempiti con ritagli di giornali, migliaia di foto e video pedopornografici che ritraevano minori dai 3 ai 15 anni circa, oltre a riviste specialistiche sugli abusi sessuali. Tutto catalogato in maniera maniacale e conservato in file sul pc (suddivisi in base all'etá dei bambini) e in una grande libreria nel suo appartamento.

«Sto cercando di curarmi» avrebbe detto agli agenti che lo hanno arrestato. L'uomo non è sposato, non ha figli e vive nella mansarda da solo, mentre al piano inferiore abita la sua famiglia. Proseguono le indagini per accertare se lo psicologo abbia commesso abusi nei confronti dei suoi piccoli assistiti. A finire in manette anche un altro romano, un 40enne, trovato in possesso di migliaia di file pedopornografici. Denunciate anche altre otto persone, tra Roma e provincia, che detenevano materiale in minore quantità. Le indagini sono partite dal Lussemburgo dove si trovavano le società che gestivano i due server da cui i dieci hanno scaricato i file pedopornografici.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=110842


La Rassegna

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Pedofilia, arrestato a Roma uno psicologo “collezionista di bambini”

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Due sono le persone arrestate oggi nell'ambito di un'operazione internazionale condotta contro la pedo-pornografia online. La Polizia Postale e delle ...

Pedofilia: arrestato uno psicologo romano

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