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 A Summer Night ... Albert Moore... di Loredana Morandi
 
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La Giustizia brilla nelle capanne annerite dal fumo e onora la vita timorata.

Eschilo
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Dal 15 di giugno i computer dei magistrati saranno affidati a mani private.





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Di Loredana Morandi (del 09/06/2009 @ 03:30:36, in Politica, linkato 1069 volte)
GIUSTIZIA: DOMANI BRUNETTA E ALFANO SU DIGITALIZZAZIONE

(AGI) - Roma, 9 giu. - “Il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, e il ministro della giustizia, Angelino Alfano, illustreranno, domani 10 giugno 2009, alle ore 11,00, nella sala stampa di Palazzo Chigi, tutte le iniziative in atto per la digitalizzazione del sistema giustizia.

I giornalisti, i fotografi e gli operatori televisivi, interessati a seguire l’evento dovranno inviare un apposito accredito, completo di tutti i loro dati anagrafici, entro e non oltre le ore 9,00 di domani 10 giugno. Lo rende noto un comunicato della presidenza del Consiglio. (AGI)

Com/Mav
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Di Loredana Morandi (del 09/06/2009 @ 02:08:30, in Magistratura, linkato 1531 volte)
Il caso: Circolare del ministero: dal 15 giugno password ai privati per le riparazioni. Ma alcuni uffici frenano.

Pm - Alfano, scontro sui computer

Tecnici esterni potranno intervenire a distanza sui pc. "Dati a rischio"

Milano - La circolare del ministero della Giustizia avvisa gli uffici giudiziari di tutta Italia: dal 15 giugno l'assistenza informatica, anche ai server delle Procure e ai computer dei pm, verrà effettuata "con strumenti di monitoraggio e gestione remotizzati", cioè non più nell'ambito fisico del singolo ufficio ad opera del locale help desk, ma a distanza e ad opera anche di "abilitato personale esterno", appartenente al raggruppamento temporaneo di imprese formato da Telecom Italia, Elsag Datamat (Finmeccanica) ed Engineering.

I capi degli uffici, che non l'abbiano ancora fatto, dovranno dunque autorizzare il rilascio delle password necessarie: liberi di farlo o no, ma "nel caso in cui si sia espresso formale diniego alle attività di gestione remota" - prefigura la circolare firmata dal neodirettore generale dei sistemi informativi informatici, l'ex pm milanese Stefano Aprile -. quando sorgerà un problema andrà messa in conto una "conseguente dilatazione dei tempi di ripristino".

Del resto il ministero rimarca che "gli strumenti sono certificati del Cnipa", il Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, che stipulò nel 2007 una delle convenzioni per il Sistema Pubblico di Connettività. E promette "assoluta trasparenza e tracciabilità delle attività svolte": il singolo magistrato utente e il suo capo potranno contare sulla "conservazione dei log di accesso e delle operazioni effettuate" dagli assistenti esterni, di cui la circolare mette "a disposizione" i nomi e "i curricula vita e le certificazioni di moralità e buona condotta".

Ad alcuni uffici giudiziari, come Brescia che ha deciso di chiedere lumi per iscritto al ministero, o come Milano che sta valutando il da farsi, questo non basta. Non tanto perché l'attuale assistenza in loco (già oggi con il ricorso a mini imprese private, seppure in presenza del magistrato) garantisca più del futuro la cristallinità di una rete informatica talmente colabrodo che recenti documenti del Ministero la ammettono infestata "da virus informatici (da ultimo Confiker) che determinano gravissimo pericolo".

Quanto, piuttosto, perché non appare chiaro chi sia il responsabile della sicurezza delle tre società private, come e dove conserveranno le password degli uffici giudiziari, da dove fisicamente opererà il loro personale, quali concrete modalità di controllo potrà esercitare il capo della Procura, se sia stata fatta l'analisi dei rischi.

E a fronte di importanti uffici come Torino, che non ravvisano motivi per non essere confortati dalle assicurazioni tecniche del ministero, altri chiedono invece di sapere se sia contemplata la segretazione con crittografica dei dati di indagine presenti nei pc delle Procure, in modo che gli operatori esterni (che "in remoto" prendono il controllo del pc in panne del magistrato per sbloccarlo) abbiano accesso soltanto alle informazioni utili a questo scopo, e non contemporaneamente anche ai dati di indagine contenuti nei computer.


Luigi Ferrarella
Giuseppe Guastella
Corriere della Sera pag 35
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Di Loredana Morandi (del 09/06/2009 @ 01:44:27, in Magistratura, linkato 1180 volte)
Le Riforme: Oggi al plenum l'intervento del Capo dello  Stato sui temi caldi della Giustizia

I procuratori e i nuovi poteri
La linea Napolitano al Csm

Roma - La nota ufficiale illustra, burocraticamente, un unico punto all'ordine del giorno: "Esperienze e problematiche collegate all'attuazione dei più recenti provvedimenti legislativi in materia di assetto degli uffici di Procura". Argomento tecnico, e piuttosto spigoloso. C'è però un particolare che rende l'appuntamento fissato per oggi alle 17 molto più significativo di quanto fa intendere l'argomento in discussione: a presiedere il plenum del Consiglio superiore della magistratura, rinviato di un mese proprio per questo motivo, sarà il Capo dello Stato in persona. E c'è da presumere che non si fermerà al problema dei rapporti interni alle Procure, ma affronterà più in generale i temi sempre caldi del "caso giustizia".

C'è grade attesa per l'intervento di Giorgio Napolitano. Anche perché l'annuncio del suo arrivo a palazzo Marescialli, sede del Csm, ha avuto l'effetto di tenere in sospeso fino ad oggi confronti e conflitti che covano dentro e fuori l'organo di autogoverno dei giudici, legati alle tensioni accumulatesi in questi mesi; dalle indicazioni da dare ai procuratori sulla gestione dei loro uffici, per l'appunto, ai ripetuti attacchi del presidente del Consiglio contro i "grumi eversivi" che a suo dire si annodano nella magistratura. Confronti e conflitti che riprenderanno presumibilmente da domani, dopo che il presidente della Repubblica avrà fatto conoscere i propri orientamenti e le proprie valutazioni, alla luce delle nuove scadenze. A cominciare proprio dalla gestione delle Procure.

E' uno dei punti-chiave della contestata e controversa riforma dell'ordine giudiziario, disegnata dal centro-destra nel 2001-2006 e parzialmente riscritta dal centro sinistra nel biennio 2006-2008. Il ruolo di indirizzo sul lavoro delle Procure da parte del Csm è stato abolito, e dunque i capi degli uffici giudiziari che promuovono l'azione penale e chiedono l'arresto delle persone hanno aumentato il loro potere e la loro autonomia anche rispetto all'organo di autogoverno. Il Consiglio sta lavorando da tempo a una circolare che serva a riequilibrare in senso "democratico" le prerogative dei procuratori, provocando le ire dei "laici" di centro destra.
"E' un modo per mettere i procuratori sotto tutela", si sono lamentati, ma anche all'interno della magistratura (pure tra chi aderisce alle correnti più progressiste) c'è chi non vede di buon occhio il tentativo del Csm di riprendersi uno spazio organizzativo e di indirizzo che la legge gli ha tolto.

Un assaggio di quello che potrà accadere nel dibattito che seguirà la riunione di oggi s'è già avuto un mese fa, a proposito di quanto è accaduto a Napoli. Il Consiglio è intervenuto per criticare il procuratore della città, Giandomenico Lepore, del cui comportamento s'erano lamentati i due sostituti Noviello e Sirleo, titolari dell'inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti; dicevano che l'intervento del capo per stralciare alcune posizioni all'interno delle indagini era stato una "revoca implicita" del fascicolo, non motivata. Il Csm s'è spaccato su questa decisione (dieci voti a favore, sei contro e quattro astenuti), a dimostrazione che la materia è delicata e foriera di ulteriori discussioni e divisioni. Ma c'è pure altro all'orizzonte del dibattito sul "caso giustizia".

Il conflitto tra politica e magistratura vive di inchieste e sentenze puntualmente definite "a orologeria", che provocano attacchi talvolta virulenti contro i magistrati. Prima il Csm reagiva quasi in tempo reale con le cosiddette "pratiche a tutela" di giudici e pubblici ministeri messi sotto accusa dai politici, mentre da qualche tempo quegli atti sono stati bloccati. Sul giudice milanese Nicoletta Gandus, presidente del tribunale del processo Mills, la prima commissione del Consiglio ha approvato da quasi un anno un documento che stigmatizza le "espressioni denigratorie" usate dal premier imputato Silvio Berlusconi nei suoi confronti, ma il plenum non l'ha ancora discussa; e così i documenti a difesa dei magistrati napoletani, di quelli del "caso Englaro". Tutte pratiche "congelate" (con l'Associazione magistrati rimasta sola a difendere "l'onorabilità" dei colleghi sotto attacco) in attesa di una modifica del regolamento, auspicata dal Quirinale, già scritta e approvata ma non ancora entrata in vigore.

Sull'istituzione Csm pesa infine l'incognita della riforma continuamente annunciata dal governo e dal ministro della Giustizia. L'ultimo progetto del Guardasigilli Alfano per ridimensionare il peso delle correnti è quello che prevede l'estrazione a sorte di un certo numero di candidati per ogni distretto giudiziario, tra i quali i magistrati elettori potranno scegliere i loro rappresentanti. Un sistema che taglierebbe fuori le liste formate dalle correnti, che però qualcuno ha già bollato come incostituzionale.

Giovanni Bianconi
Corriere Sera 9 giugno pag 35
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Di Loredana Morandi (del 08/06/2009 @ 22:03:36, in Sindacati Giustizia, linkato 1311 volte)
Manifestazione in Tribunale contro la riduzione del personale

Protesta L'agitazione sindacale inizierà domani alle 11 e andrà avanti fino alle 13 davanti agli uffici del giudice di pace di via Teulada

Paolo Tomei - Il Tempo

Il personale giudiziario del Tribunale capitolino «preso atto delle polemiche adottate dal ministero della Giustizia volte alla riduzione delle piante organiche e delle risorse destinate alla giustizia, della marginalizzazione del personale giudiziario ancora in attesa di riqualificazione professionale concessa a tutti gli altri dipendenti statali, dell'attacco indiscriminato e diffamatorio del ministro della Funzione pubblica nei confronti dei dipendenti pubblici» continua lo stato di agitazione e ha indetto una manifestazione per domani alle 11 fino alle 13 presso il giudice di pace civile in via Teulada.

A indire lo stato di agitazione e la manifestazione sindacati, tra cui, Cgil, Uil, Rdb Cub, Flp, Uilpa, nonché il comitato di lotta dle personale giudiziario, che ne danno notizia in un documento. Una protesta per lamentare come «il ministero della Giustizia invece di concedere la dovuta riqualificazione professionale ai propri dipendenti, adeguandolo a tutti gli altri dipendenti pubblici, continua a perpetrare lo spreco di danaro pubblico».

Tra le altre doglianze la «commissione a diverse società private - proseguono i sindacati - della realizzazione di programmi informatici che assolvono la medesima funzione, come nel caso dei sistemi "Digit" e "Tiap" per la scansione degli atti processuali penali; il primo installato presso il Tribunale di Cremona e in procinto di essere esteso a tutti i Tribunali d'Italia e il secondo già in esercizio da oltre quattro anni in ben quindici Procure della Repubblica tra cui quella romana; concedendo un aggio la cui misura sarà stabilita in un prossimo regolamento, alla Società Equitalia Spa per la fittizia gestione del Fondo Unico Giustizia, le cui reali attività sono sostanzialmente svolte dal personale giudiziario». Insomma, quella di domani si annuncia come un'altra giornata di caos nelle aule del palazzo di Giustizia di piazzale Clodio, sia per i dipendenti, sia per i cittadini che defono fare i conti con una gistizia sempre più caotica.

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Di Loredana Morandi (del 08/06/2009 @ 09:41:41, in Magistratura, linkato 1137 volte)
3995 preferenze contro le 1955 del l'ex pm di Mani pulite

Boom di voti per De Magistris,
a Bologna doppia Di Pietro e lo supera anche a Milano e Torino



ultimo aggiornamento: 08 giugno, ore 15:36

Roma , 8 giu. - (Adnkronos/Ign) - Al grande successo dell'Italia dei Valori si aggiunge il boom di preferenze per Luigi De Magistris che in molte grandi città supera persino il leader di partito Antonio Di Pietro.

A Bologna l'ex pm di Catanzaro raccoglie il maggior numero di consensi tra i candidati dell'Idv, quasi il doppio di Di Pietro. De Magistris, infatti, ottiene 3995 preferenze contro le 1955 del leader di partito.

Boom di voti anche a Torino, dove l'ex pm di Catanzaro supera Di Pietro ottenendo 8.001 preferenze. Anche a Milano De Magistris ottiene più voti dell'ex pm di Mani pulite (8.862 voti contro gli 8.552).
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Di Loredana Morandi (del 08/06/2009 @ 08:35:24, in Estero, linkato 1103 volte)
Ma come? Tanto chiasso intorno a Noemi e applausi incoscienti a questi qui, che smerciano anche pedo pornografia sul famoso portale della baia?

Non mi dite mai che i pedofili sono da ritenersi una minoranza vituperata per i gusti sessuali.

Non lo voglio sentire.

I Pirati all'Europarlamento "Difenderemo la libertà sul web"

La Repubblica - ‎1 ora fa‎
Il Partito Pirata, per la prima volta nella storia, entrerà nel Parlamento Europeo, avendo ottenuto in Svezia il 7,4 per cento dei voti. Una svolta che racconta come muta il sentimento popolare intorno ai temi del copyright in internet, perché scopo ...
TGCOM - Reuters Italia - Libero-News.it - La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 08/06/2009 @ 08:19:29, in Sindacati Giustizia, linkato 1089 volte)
PERSONALE TRIBUNALE ROMA
PROCLAMA STATO AGITAZIONE


(AGI) - Roma, 8 giu. - Riduzione degli organici e taglio delle risorse: il personale giudiziario del tribunale di Roma e’ in stato di agitazione e la manifestazione indetta dai sindacati dopodomani in via Teulada, presso il giudice di pace civile, sara’ l’occasione per denunciare il ministero della Giustizia che, ‘invece di concedere la dovuta riqualificazione professionale ai propri dipendenti, adeguandolo a tutti gli altri dipendenti pubblici, continua a perpetrare lo spreco di danaro pubblico’.

Alle organizzazioni sindacali, tra l’altro, non va giù l’affidamento a diverse società private della realizzazione di programmi informatici che assolvono la medesima funzione, come nel caso dei sistemi ‘Digit’ e ‘Tiap’ per la scansione degli atti processuali penali (il primo, installato presso il Tribunale di Cremona, è in procinto di essere esteso a tutti i Tribunali d’Italia ed il secondo è già in uso da oltre quattro anni in ben quindici procure, tra cui quella di Roma) ‘concedendo un aggio - si legge in un documento - la cui misura sarà stabilita in un prossimo regolamento, alla Società Equitalia Spa per la fittizia gestione del Fondo Unico Giustizia, le cui reali attività sono sostanzialmente svolte dal personale giudiziario’. (AGI)
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Di Loredana Morandi (del 07/06/2009 @ 22:59:33, in Estero, linkato 1213 volte)
2009-06-08 07:25

EUROPEE: BENE SARKOZY IN FRANCIA, GIU' MERKEL E ZAPATERO


BRUXELLES - E' un'Europa che guarda decisamente verso il centro-destra del Partito popolare europeo (Ppe) quella rappresentata dal Parlamento europeo uscito dalle elezioni che si sono svolte in questi ultimi giorni nei 27 Paesi Ue. Elezioni che hanno fatto registrare un nuovo calo dell'affluenza alle urne. Sebbene non ci sia stato il temuto tracollo, la media dei votanti è comunque passata dal 44,4% del 2004-2007 (anno in cui si è votato in Romania e Bulgaria) al 43,39%, un nuovo minimo storico per una consultazione chiamata a scegliere questa volta 736 componenti del settimo Parlamento europeo eletto a suffragio universale. Il successo della destra non è però l'unico elemento che ha caratterizzato le elezioni europee 2009. I socialisti hanno accusato il colpo, ma la sorpresa maggiore, almeno rispetto alle previsioni, è venuta dal risultato conseguito dalle formazioni ecologiste. In Francia il movimento guidato da Daniel Cohn-Bendit ha più che raddoppiato i suoi consensi, così come accaduto anche in Danimarca e Grecia. Tanto che nel nuovo emiciclo di Strasburgo, il gruppo dei Verdi viene dato in crescita. E visto che il nuovo Parlamento Ue subirà una marcata cura dimagrante rispetto ai 785 componenti della passata legislatura, si tratta di un risultato tutt'altro che trascurabile. L'avanzata dell'estrema destra e dei movimenti euroscettici, preannunciata dalla travolgente vittoria registrata in Olanda dal movimento xenofobo e anti-islamico di Geert Wilders, c'é stata, ma in misura meno marcata di quanto avesse fatto temere il risultato olandese. La destra estrema ha comunque ottenuto il sostegno necessario per mandare suoi rappresentanti a Strasburgo in diversi Paesi. In Gran Bretagna con il Bnp, in Romania con il partito della Grande Romania (Prm), in Slovacchia con la formazione Sns, in Ungheria con il partito Jobbik e anche in Danimarca. Per non parlare dell'Austria, dove la formazione euroscettica di Hans Peter Martin è stata segnalata come la vera vincitrice delle elezioni raccogliendo ben il 18% dei consensi. "Il Ppe ha davvero stravinto", ha esultato Joseph Daul, capogruppo del Partito popolare europeo nella sesta legislatura. I successi registrati dai conservatori al governo in Germania, Francia e Italia sono lì a indicarlo. Ma anche i sorpassi realizzati dall'opposizione di destra ai danni dei socialisti al governo in Spagna e Portogallo e i progressi dei conservatori in Gran Bretagna, Slovenia, Ungheria e Austria sono altri elementi che hanno caratterizzato questa vittoria. A fronte di questa avanzata del centro-destra raccolto nel Ppe, i socialdemocratici, oltre alla sostanziale tenuta messa a segno in Italia, hanno conseguito risultati positivi in Grecia, Slovacchia e a Malta. Troppo poco per arginare un'emorragia di seggi a Strasburgo che si annuncia importante. In attesa di conoscere quale sarà l'assetto definitivo dei rapporti di forza all'interno dell'Europarlamento (dove figurano al momento oltre 80 'non iscritti'), grazie alla conferma delle leadership alla guida di Francia e Germania, appare comunque acquisita la riconferma di José Manuel Barroso a capo della Commissione europea per un nuovo quinquennio. Nicolas Sarkozy, Angela Merkel e Silvio Berlusconi hanno già garantito il loro sostegno e salvo colpi di scena la designazione di Barroso sarà sancita dal prossimo vertice Ue in programma a Bruxelles il 18 e 19 giugno prossimi.


FRANCIA: IN TESTA PARTITO SARKOZY
Arriva nettamente in testa il partito del presidente Nicolas Sarkozy al voto per le Europee, severa sconfitta per il partito socialista di Martine Aubry, grande successo dei Verdi di Daniel Cohn-Bendit. Secondo i primi exit poll, l' Ump è al 28%, un risultato "al di la' delle speranze", dice il segretario del partito Xavier Bertrand, mentre il premier Francois Fillon parla di "ottimo risultato della maggioranza". Crollo dei socialisti - dati fra il 16,4 e il 17,5% - sotto quella soglia del 20%, definita destabilizzante per il partito. I socialisti parlano di "delusione" per il voto, di un partito "indebolito" dalle tante divisioni, a partire da quella che ha visto a lungo l'una contro l'altra l' Aubry e l'ex candidata all'Eliseo Segolene Royal. Il partito socialista e la lista verde Europe Ecologie, guidata da Daniel Cohn-Bendit, avrebbero lo stesso numero di voti e di seggi, secondo gli ultimi exit poll sul voto per le Europee in Francia. I due partiti otterrebbero il 16% di voti, e 14 seggi ciascuno.

GERMANIA: SCENDE CDU/CSU, SPD AL MINIMO STORICO
L'Unione (Cdu/Csu) della cancelliera tedesca Angela Merkel (Cdu) si conferma la prima formazione politica in Germania, ma perde 6,3 punti rispetto al 2004, e i socialdemocratici della Spd registrano un nuovo minimo storico al 21,1%: la Grande Coalizione soffre alle europee 2009, che vedono avanzare ancora i liberali della Fdp, con i quali la Merkel spera di formare una nuova alleanza dopo le politiche di settembre. Il voto, secondo le proiezioni diffuse dall'emittente Zdf, vede una Cdu/Csu indebolita con il 38,2% (44,5% nel 2004) e una Spd sempre più in basso, -0,4 punti in meno rispetto al 21,5% del 2004, mentre guadagnano terreno gli altri principali partiti: i Verdi si confermano al terzo posto con il 12,2% (+0,3 punti), i liberali volano al 10,3% (+4,2) e Linke sale di 1,2 punti al 7,3%. Secondo queste proiezioni, la Cdu/Csu avrebbe 43 seggi (-6), la Spd 23 (invariata), i Verdi 14 (+1), la Fdp 11 (+4) e la Linke 8 (+1).

La Merkel, che si aspettava lo scivolone della Cdu/Csu e l'ascesa della Fpd (le previsioni davano rispettivamente il 39% e il 10%), già pensa alle politiche del 27 settembre: "Siamo nel mezzo di una crisi economica mondiale - ha detto alla Bild am Sonntag prima del voto -. Da questa depressione, possiamo uscire al meglio con un governo di coalizione tra Unione ed Fdp". Un'eventuale futura coalizione, questa, che nei piani della Merkel dovrebbe sostituirsi a quella attuale con la Spd: "Unione ed Fdp vogliono dare nuovi impulsi alla crescita economica - ha sottolineato la cancelliera -. Mentre l'Spd presta troppo poca attenzione agli aspetti economici". Tuttavia, Cdu/Csu e Fdp si fermerebbero insieme al 48,5% e non avrebbero quindi i numeri per escludere la Spd. L'affluenza, inoltre, è stata del 42,5% (64,3 milioni di elettori aventi diritto), in lieve calo rispetto al 43% del 2004 (45,2% nel 1999) e il peggior risultato dal Dopoguerra. Per il momento, i liberali non commentano le parole della Merkel e si concentrano sul voto europeo: "La Fdp ha conseguito il miglior risultato di sempre nelle elezioni europee", ha detto Guido Westerwelle, segretario generale del Partito. "Con queste elezioni, i cittadini hanno rafforzato i partiti di centro - ha proseguito -: un segno per le prossime elezioni politiche e anche per la crescita della Fdp in Germania". La Spd, invece, si lecca le ferite: "I risultati sono peggiori di quello che ci aspettavamo", ha detto Franz Muentefering, segretario generale del Partito, commentando gli exip poll delle 18:00, che davano un dato molto simile a quello preliminare di questa sera. Con un'affluenza così bassa, gli analisti politici non si avventurano in previsioni per le politiche, ma sembra che la strada del vice cancelliere tedesco e candidato di punta della Spd - Frank-Walter Steinmeier - verso la cancelleria, sia sempre più in salita.

SPAGNA, ZAPATERO SCONFITTO
Il Partido Popular (opposizione) ha battuto il Psoe del premier José Luis Zapatero con il 42,03% contro il 38,66% in base ai risultati parziali (all'89%) letti dalla vicepremier Maria teresa de la Vega.
Il Partido Popular ottiene 23 seggi su 50 contro 21 al Psoe. La coalizione Ceu (nazionalisti moderati) conquista 2 seggi con il 4,88%, come pure la coalizione di sinistra Izquierda unida-Verdi, con il 3,78%. La coalizione nazionalista di sinistra Edp-V e il piccolo partito centrista Upyd ottengono un seggio con rispettivamente il 2,62% e il 2,86%. L'affluenza alle urne è stata del 45,81%, analoga a quella del 2004. Nel 2004 il Psoe aveva vinto le elezioni europee con il 43,46% davanti al Pp con il 41,21%.

GB, LABOUR A PICCO
Il Labour Party e' calato a terzo partito in Gran Bretagna. Questo il verdetto della tornata elettorale stando alle proiezioni del voto nazionale elaborate dalla Bbc. A trionfare sarebbero invece i Conservatori di David Cameron e il partito euroscettico UK Independent Party (UKip). Le proiezioni danno i Tory al 27%, l'UKip al 17%, il partito laburista al 16% e i Liberal Democratici al 14%. Chiudono i Verdi con il 9% e il British National Party con il 6%.

PORTOGALLO, BENE IL CENTRODESTRA
Il principale partito di opposizione di centrodestra in Portogallo è in leggero vantaggio nelle elezioni europee secondo i primi exit poll sul Ps del premier José Socrates. Per il sondaggio all'uscita dalle urne per la Tv privata Sic il Psd otterrebbe il 30-31% contro il 29-30% per il Ps. L'exit poll della Tvi assegna al Psd una forchetta dal 30,4% al 34,4% e del 24,1% al 28,1% al Ps, quello della Tv pubblica Rtp prevede per il Psd fra il 29 e il 34% e per il Ps fra il 28 e il 33%.

IRLANDA, CROLLA PARTITO DI GOVERNO
La crisi economica e il risentimento dei cittadini irlandesi verso il modo in cui il governo ha deciso di affrontarla hanno assestato un colpo largamente pronosticato al Fianna Fail, il partito conservatore al governo dal 1997, che secondo i dati provvisori pubblicati sul sito dell'Europarlamento, crolla dal 30 al 24% dei voti circa e scivola al secondo posto, facendosi sorpassare dal centrista Fine Gael, che ha intorno al 29%. Terzo partito, con il 13%, il Labour, che si conferma terzo partito. Buon risultato, a sinistra, per lo Sinn Fein (oltre 11%) e per gli euroscettici di Libertas (5,6% circa), una "new entry". Non dovrebbe farcela a ottenere un euroseggio il milionario euroscettico Declan Ganley, animatore della vittoria del no nel referendum sulla ratifica del Trattato di Lisbona nel 2008. Insomma, un risultato che, se confermato, è coerente con quello delle concomitanti elezioni amministrative, un voto contro il governo che non sembra però tradursi stavolta in un voto contro l'Europa. Secondo un sondaggio pubblicato oggi, il 54% degli elettori irlandesi oggi sarebbe disposto a votare a favore del Trattato di Lisbona, dopo la bocciatura al referendum dello scorso anno, quando il 53,5% si era pronunciato contro e il 46,6% a favore. A fare cambiare idea agli irlandesi, tentati comunque alle europee a dare il loro voto ai partiti anti-Trattato, sarebbe stata secondo il sondaggio soprattutto l'economia e la realizzazione che una ripresa dipenderà anche molto dal rapporto tra Irlanda e Ue. Per quanto riguarda le consultazioni elettorali, a pesare sul Fianna Fail del premier Brian Cowen non è soltanto la perdita di uno o più dei 12 europarlamentari che Dublino elegge, ma anche il risultato disastroso ottenuto dal partito alle ultime elezioni locali dove la sua coalizione ha ottenuto soltanto il 23% dei voti contro il 31% incassato dal Fine Gael. Da un exit poll condotto dall'emittente statale Rte e dal domenicale Sunday Independent emerge che il 55% degli elettori sarebbe addirittura pronto ad andare alle urne già quest'anno mentre il Fine Gael, ha annunciato che martedì presenterà una mozione di sfiducia nei confronti del governo.

GRECIA, EXIT POLL: SI PROFILA VITTORIA SOCIALISTI
Netta vittoria in Grecia, secondo i primi exit polls, del partito socialista di opposizione Pasok che avrebbe tra il 37% e il 39% alle elezioni per il Parlamento europeo. Il partito conservatore Nuova Democrazia (Nd) del premier Costas Karamanlis avrebbe tra il 30,5% e il 33%.

DANIMARCA, EXIT POLL: AVANTI ESTREMA DESTRA-SINISTRA
In Danimarca, paese con 13 seggi al parlamento europeo, avanzano, secondo gli exit poll, due partiti agli estremi degli schieramenti di destra e di sinistra: il partito del Popolo Danese, nazionalista e xenofobo, e il Partito del Popolo Socialista. Entrambi conquisterebbero un seggio in piu' ottenendone rispettivamente 2, con il 15,1% dei voti il primo e il 15% il secondo.
I socialdemocratici sono in forte calo ma resterebbero il primo partito del paese con il 22,3% e 4 seggi. La coalizione di governo liberali-conservatori otterrebbero il primo il 20,8% e il secondo l'11,6% mantenendo il primo tre seggi e il secondo uno.
Il Movimento del Popolo contro l'UE manterrebbe il suo unico seggio, con un 7% di voti.
Nessun seggio verrebbe assegnato, secondo gli exit poll, ai radicali, al Movimento di Giugno e ad Alleanza liberale.

SORPRESE E AVANZATA DESTRA IN CENTRO EUROPA
Parecchie sorprese dall'Europa centro-orientale alle europee oggi, con trend comuni nella maggior parte dei Paesi: bassa affluenza e, in generale,avanzata della destra e estrema destra, in primo luogo in Ungheria.
AUSTRIA - Il primo posto e' stato a sorpresa conquistato dal partito junior nella grande coalizione al governo a Vienna, la Oevp (popolari), col 29,7% davanti ai socialdemocratici (Spoe) del cancelliere Werner Faymann al 23,8%, il peggior risultato dal 1945. Al terzo posto e' arrivato l'eurodeputato ribelle Hans-Peter Martin col 17,9% e al quarto l'estrema destra Fpoe che ha raddoppiato il risultato con il 13,1%. Verdi al quinto in calo al 9,5% e estrema destra Bzoe al 4,7% sotto la soglia del 5%. L' affluenza e' stata del 42,42%.
UNGHERIA - Affermazione plebiscitaria dell'opposizione di destra Fidesz, dell'ex premier Viktor Orban che con ogni probabilita' riconquistera' l'incarico alle prossime politiche, arrivata al 56,37% e con 14 dei 22 deputati ungheresi al Pe. Forte successo anche del partito xenofobo di estrema destra Jobbik che dal nulla conquista il 14,77% dei voti e tre seggi. Batosta invece per i socialisti Mszp al governo che ottengono il 17,38% e quattro seggi a Strasburgo. Il Foro democratico Mdf arriva al 5,3% e un seggio. L'affluenza era 36,3%.
ROMANIA - Le ultime proiezioni indicano un testa a testa dei due partiti della coalizione di governo: il partito democratico liberale Pdl (Ppe) al 30,5% e i socialdemocratici al 30,8%. Al contempo viene registrata un'avanzata della destra, col partito nazionalista Grande Romania (Prm) che ha conquistato i 7,2% e almeno due seggi. Record negativo di affluenza al 27,21%. Chance di farcela a strappare un seggio anche la bella figlia del presidente Traian Basescu, Elena Basescu, ex modella, 29 anni, che ha conquistato come indipendente il 3,5%.
BULGARIA - Nessuna sorpresa dal Paese balcanico: come nelle previsioni ha vinto il partito Gerb del sindaco di Sofia Boyko Borissov con il 25,26% e cinque dei 17 seggi in quota bulgara. Al secondo posto i socialisti del premier Serghei Stanishev col 18% e quattro seggi, seguiti dal partito della minoranza turca Mdl col 17,2% e 3-4 seggi. Il partito nazionalista Ataka si conferma al 10,1% e due seggi mentre la Coalizione azzurra, di destra, arriva al 7,4% ed conquista per la prima volta con un seggio. Il partito dell'er Re Simeone Ndsv (centro destra) ottiene il 7,1% e un seggio. L'affluenza era del 37,73%. In margine al voto ci sono stati peraltro arresti per compravendita di voti.
REPUBBLICA CECA - In dirittura d'arrivo del suo turbolento semestre di presidenza dell'Ue, ha vinto il partito conservatore Ods (Civici democratici) dell'ex premier silurato Mirek Topolanek col 28,82%. Al secondo i socialdemocraitci (Cssd) col 24,59%, seguiti da comunisti (Kscm) col 15,5% e i popolari (Kdu-Csl) con l'8%. I seggi sono 22, l'affluenza era 26,3%.
SLOVACCHIA - Vincitore e' il partito socialdemocratico Smer del premier Robert Fico con il 32,02% e cinque seggi su 13 in tutto. Seguono lo Sdku (cristiano democratici) col 16,99% e due seggi, il Smk (minoranza magiara) col 11,34% e due seggi, il Kdh (cristiano democratici) col 10,87% e due seggi, l'Hzds (movimento per la Slovacchia democratica)con l'8,98% e un seggio e lo Sms (nazionalisti) 5,55% e un seggio. L'affluenza era del 19.64%.
POLONIA - Nel maggiore dei nuovi membri Ue si conferma una vittoria del partito liberale del premier Donald Tusk Po con il 45,3%, seguito da quello conservatore all'opposizione Pis dei gemelli Kaczynski al 29,5%, dall'Alleanza della sinistra democratica con l'Unione del pavoro (Sld-Up) col 12% e il Partito dei contadini Psl col 7,9%. Affluenza: 27,4%.

PAESI BALTICI, DOPO CRISI VOTO ANTI-GOVERNO
Dopo una campagna elettorale dominata dalla pesante crisi economica, i Paesi baltici maggiormente colpiti hanno mandato un segnale forte ai propri governanti, preferendogli l'opposizione. Di seguito i risultati di ognuno dei tre Paesi, indipendenti dal 1991 dopo 50 anni di dominazione sovietica.
ESTONIA. Gli 1,08 milioni di elettori hanno accordato la vittoria al più grande partito di opposizione, il liberale Eesti Keskerakond (26%, 3 seggi), che trionfano sui liberali al governo e sui socialdemocratici in caduta libera. Dei sei seggi estoni, 3 vanno quindi al Keskerakond, uno ai liberali, uno ai socialdemocratici e uno ad un candidato indipendente, Indrek Tarand, ex viceministro degli esteri ora anchorman tv.
LETTONIA. Con un'affluenza record per il Paese (53%, ovvero +11,6% del 2004) vince la destra del Pilsoniska Savienibas con il 24,3% dei voti, ma per la prima volta nella storia della Lettonia indipendente è un partito russo a fare incetta di seggi arrivando secondo. A Saskanias Centrs, coalizione di partiti che rappresentano la minoranza russa, è andato il 16,7% dei voti, espressione di quei cittadini delusi dal Governo e dalle sue leggi restrittive sulla cittadinanza ai russi. Grazie a tale risultato, Alfreds Rubiks, l'ultimo leader della Lettonia sovietica, incarcerato per aver tentato di rovesciare il primo governo democratico, e Ivars Godmanis, leader dell'indipendenza del Paese, siederanno insieme al Parlamento europeo. Il partito del premier popolare Valdis Dombrovskis, Jaunais Laiks, è solo sesto.
LITUANIA. Bassa l'affluenza alle urne: solo il 20,57% dei cittadini lituani si è presentato ai seggi. Primo è il partito conservatore del premier Andrius Kubilius, con il 26% dei voti che gli valgono 4 dei 12 seggi del Parlamento Ue. Al secondo posto i socialdemocratici con il 18,99% dei voti e tre seggi. Seguono i partiti più piccoli: Ordine e giustizia, con il 12,55%, e due seggi, mentre si sono aggiudicati un seggio ciascuno il partito della minoranza polacca, il Labor Party e i liberali.

CIPRO; VINCE CENTRO-DESTRA, COMUNISTI SECONDI
Con il 35,65% delle preferenze il partito Adunata Democratica (Disy, centro-destra) si e' aggiudicato la vittoria alle elezioni europee svoltesi a Cipro, rinnovando il successo delle consultazioni del 2004 in cui ottenne il 28.23%. Dei sei eurodeputati ciprioti (quattro uomini e due donne), due sono del Disy, due del partito al governo Akel (Partito dei lavoratori, comunista), uno del Partito Democratico (Diko, centro) e uno del Partito Edek (socialdemocratico). Per il Disy si e' riconfermato Ioannis Kassoulides, 61 anni, ex ministro degli Esteri, e con lui e' stata eletta Eleni Theocharus, 56 anni, medico e parlamentare. Per l'Akel, che ha ottenuto il 34.90 delle preferenze (27.89% nel 2004), andranno a Bruxelles Kyriakos Triantaphillides, 65 anni - al secondo mandato - e Takis Chatzigeorgiou, 53 anni, deputato. L'europarlamentare del Diko (che ha avuto il 12.28% contro il 17.09% del 2004) e' Antigoni Pericleous Papadopoulou, 55 anni, chimica e deputata, e quello dell'Edek (9.85% delle preferenze contro il 10.79% del 2004) e' Kyriacos Mavronicolaos, 54 anni, oftalmologo e vice presidente del partito. Gli aventi diritto al voto erano 526.060 (di cui circa 1.300 turco-ciprioti) e 6.458 cittadini europei da 23 Paesi. Insolitamente molto bassa l'affluenza alle urne che e' stata solo del 41.12% contro il 71.19% del 2004.
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Di Loredana Morandi (del 07/06/2009 @ 22:38:38, in Politica, linkato 1152 volte)
Alla sinistra esclusa: uno solo era candidato utile al Parlamento Europeo, Bassam Saleh, palestinese, per cancellare anche il ricordo della corruzione sionista e dei debiti della Morgantini con gli anni di piombo del terrorismo.

2009-06-08 07:24

LE REAZIONI: LA LEGA ESULTA.
DI PIETRO, NOI PER NUOVA COALIZIONE


MILANO - Un ottimismo "sempre meno cauto" é quello che sta contagiando la Lega a Via Bellerio, per usare l'eufemismo del vicesegretario della Lega Lombarda Matteo Salvini. Dirigenti e militanti sono nella storica sede del Carroccio e assistono alle proiezioni che collocano il partito appena sotto il tetto del 10% (tra il 9,6 e il 9,8%), contro il 5% delle europee del 2004 e l'8,3% delle politiche dell'anno scorso. I risultati che si profilano hanno galvanizzato la base leghista (sono ormai moltissime le telefonate a Radio Padania di persone entusiaste), e convinto i dirigenti a incontrare i giornalisti. Il leit motiv è più o meno lo stesso per tutti, da Roberto Cota a Mario Borghezio, da Roberto Castelli a Giancarlo Giorgetti: "Il risultato è un premio per l'azione di governo della Lega - dicono - E' stata premiata la nostra serietà e questo voto è anche una spinta per portare in Europa le battaglie che la Lega ha condotto fino ad oggi in Italia". A cominciare da quella contro l'immigrazione clandestina. Non si è ancora presentato Umberto Bossi, che resta chiuso nel suo ufficio. Ma questa non è una novità, nei decenni passati è già accaduto che abbia rinviato il proprio commento al giorno successivo e quindi non sarebbe una sorpresa se non si presentasse a parlare con i giornalisti, ma dal suo entourage lo descrivono come piuttosto soddisfatto. Del resto nel pomeriggio aveva fatto in parte il pompiere ricordando che la Lega ha sempre avuto una sorta di tallone d'Achille per quanto riguarda le elezioni europee e aveva anche aggiunto che si sarebbe ritenuto molto soddisfatto nel caso il Carroccio avesse raggiunto il 10%. Questa sera, almeno fino ad ora, mantiene la stessa linea di tranquilla cautela. Ma nella base l'entusiasmo è andato crescendo e ha contagiato anche i dirigenti, tanto è vero che più di uno sorride, anche se a parole si mostra cauto, quando i giornalisti chiedono se sia possibile, almeno in alcune province o regioni del Nord, un sorpasso della Lega rispetto all'alleato Pdl.

PDL, COLPA DELL'ASTENSIONISMO
Astensionismo. E' il capro espiatorio al quale il Pdl dà la colpa di un risultato insoddisfacente, stando ai dati parziali delle proiezioni che parlano di un risultato sotto 35%, cifra ben lontana dal 40-45% nel quale aveva sperato per primo Silvio Berlusconi, confortato da sondaggi che però prevedevano una percentuale di affluenza alle urne assai più alta. Sorpreso e deluso, il premier ha seguito il voto da Arcore senza nascondere il suo stato d'animo. A questo risultato ha contribuito la forsennata campagna contro di me che ha portato i suoi effetti, è stato il suo commento con i più vicini. Una delusione compensata dalla considerazione che tra i partiti al governo in Europa, il centrodestra italiano è stato tra quelli che hanno tenuto meglio. Berlusconi è rimasto veramente sorpreso dalla così alta percentuale di astensionismo e si è detto certo che una affluenza alle urne vicina all'80%, come quella che si è registrata nel voto politico del 2008, gli avrebbe fatto superare il tetto del 40% in queste europee. La delusione del premier è la stessa che si legge in faccia a più d'uno nel quartier generale del Pdl, in via dell'Umiltà. Anche se, in diverse trasmissioni tv, i big del partito vanno a spiegare che invece la maggioranza (compresa la Lega) è cresciuta rispetto alle ultime europee e ha registrato solo una lieve flessione rispetto alle politiche. E' vero che si sale rispetto al 32,5% dato alle europee del 2004 dalla somma dei voti di Fi e An e che si cala di poco rispetto al 37,5% delle ultime politiche, ma nessuno riesce a dissimulare più di tanto la delusione per quello che doveva essere il primo banco di prova elettorale del nuovo partito del centrodestra, dopo il congresso fondativo di marzo. "E' evidente che su di noi pesa l'astensionismo, soprattutto al Sud - afferma il capogruppo dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto - ma si dimostra che l'area di governo si consolida, con l'avanzamento dell'alleato della Lega, mentre è il Pd a crollare, perdendo 6-7 punti percentuali e venendo cannibalizzato dall'IdV. L'offensiva delle sinistre si è rivelata un boomerang". La notte avanza e cala la speranza di correggere verso l'alto il risultato, così come cresce la certezza che presto verrà a batter cassa l'alleato leghista, svettato nelle proiezioni al 9,6%. "La somma dei voti di Pdl e Lega dimostra che la coalizione di governo è ampliamente maggioritaria - vede il bicchiere mezzo pieno Maurizio Lupi - Il dato preoccupante è invece che il Pd recupera consensi solo attaccando il presidente del Consiglio e cavalcando l'antiberlusconismo". Sulla "catastrofe totale del centrosinistra" punta l'indice il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, che si spinge a chiedere, di fronte a dati definitivi "che qualcuno lasci il suo incarico questa sera".


DI PIETRO, NOI CO-FONDATORI DI UNA NUOVA COALIZIONE
"Da domani non facciamo più parte dell'opposizione, ma dell'alternativa al governo Berlusconi che continuo a considerare fascista, razzista, e piduista". Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro commenta così le ultime proiezioni sui risultati delle europee. "Siamo l'unico partito che cresce - aggiunge - e siamo già proiettati al domani. Noi siamo i co-fondatori di una nuova coalizione". Di più Di Pietro non vuole aggiungere "in attesa di risultati più consistenti".


SODDISFAZIONE AL PD, ITALIANI HANNO CAPITO
La cautela e' ancora d'obbligo in attesa che si arrivi almeno al 15% delle schede scrutinate ma comincia ad aumentare la soddisfazione nella sede del Pd per l'esito delle Europee. Una soddisfazione che nasce sia da una tenuta del Pd ma soprattutto dal risultato deludente, secondo le proiezioni, del Pdl. ''Gli italiani hanno capito e reagito'' e' il commento che gira tra i big del Pd riuniti al secondo piano della sede nazionale in via del Nazareno. Dalla preoccupazione iniziale per un calo dei votanti, si e' passati tra i Democratici ad un cauto ottimismo. anche perche', visto il crollo dei partiti socialisti europei, nel dato italiano si e' vista la conferma del progetto del Pd, nato dalla fusione degli ex Ds e degli ex della Margherita. Ma e' soprattutto la percentuale del Pdl ad aver creato una certa sorpresa tra i Democratici che temevano che l'astensione avrebbe colpito in primo luogo il Pd e non il Partito del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

CASINI, NOI PREMIATI
''Se i risultati saranno confermati l'Udc e' stato premiato e siamo soddisfatti mentre il bipartitismo ha avuto una dura lezione'': Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, commenta le proiezioni sui risultati che collocano l'Udc sopra il 6% alle europee. ''Quella trascorsa e' stata una brutta campagna elettorale, non si e' parlato dei bisogni degli italiani mentre ci si e' occupato di veline e di altro. Noi abbiamo chiesto un voto in piu' per capire se la nostra sfida, di creare un partito della nazione, aveva gambe per andare avanti. E abbiamo avuto una conferma''. Il leader dell'Udc commenta i dati ottenuti anche dagli altri partiti: ''Di Pietro e la Lega sono andati avanti. La politica dell'Idv demagogica ha portato i suoi frutti mentre la Lega si e' trovata nella condizione ideale di alleato privilegiato. Noi siamo sereni e intendiamo onorare questi voti in Parlamento parlando dei problemi degli italiani che fanno fatica a superare la crisi economica''.

SINISTRA DIVISA, VIA ANCHE DA EUROPA, E' LITE
Fuori anche dall'Europarlamento: dopo essere stata esclusa dal Parlamento nazionale, la sinistra non occuperà neanche un seggio a Strasburgo. Rifondazione e i Comunisti italiani incassano, secondo le prime proiezioni, tra il 2,8% e il 3,3 mentre Sinistra e Libertà oscilla tra 3,2 e 3,4. Essere arrivati all'appuntamento divisi è stato dunque fatale e come è tradizione gli ex compagni di partito litigano sulle responsabilità. "C'é stata una scissione di troppo...", commenta sarcastico il segretario del Prc Paolo Ferrero. Nessun pentimento replica il governatore della Puglia Nichi Vendola, che rilancia: "Il cantiere è aperto, il cammino continua". In testa l'ostacolo del quorum, ma la sfida per tutti, fin dall'inizio della maratona elettorale, è in famiglia: e parte la battaglia 'fratricida' con il timore di essere i soli a perdere. Due 'cartelli', tre sedi: Rifondazione si dà appuntamento al partito in via del Policlinico, Sinistra e Libertà poco distante a via Napoleone III. Ma, a sorpresa, anche il Pdci decide di attendere il responso delle urne in proprio (in un palazzo a Piazza Augusto Imperatore). Questioni logisitiche, spiegano al partito. Ma c'é chi maligna e sostiene che il segretario Oliviero Diliberto non abbia intenzione di esporsi troppo. E in effetti l'ex ministro della Giustizia è l'unico fra i 'big' a non voler commentare i risultati. L'attesa inizia nel tardo pomeriggio e le previsioni sono pessimistiche: si ragiona già su quali strategie mettere in campo in caso di debacle. La parola d'ordine è dunque prudenza, ma quando i militanti di Rifondazione guardano i primi dati alla tv qualcuno fa fatica a contenere la rabbia: "Datemi uno del Pd che lo bastono", dice un militante nella sede del Prc commentando le proiezioni secondo cui Sinistra e libertà avrebbe superato di poco Rifondazione comunista ma senza che nessuno dei due partiti abbia scavalcato il tetto del 4%. "No - risponde secca un'altra militante - datemi uno di Sinistra e libertà che lo bastono più forte". Una, due, tre: le proiezioni avanzano e consolidano la certezza di non avercela fatta. Pentiti delle divisioni? Nessuno osa rispondere sì. E al contrario punta il dito contro l'avversario-amico: "Se Sinistra e Libertà preferisce i socialisti e i craxiani" per Paolo Ferrero un progetto insieme non sarà mai possibile. Ma, è il ragionamento, se invece vogliono costruire la sinistra allora la porta di casa è aperta. Vendola, Fava, i Verdi e i socialisti non ci pensano proprio però a far rientro alla base: il progetto al quale hanno dato vita "é un cantiere aperto e - afferma Nichi Vendola - il cammino continua". Il ragionamento è chiaro: chi vuole, e dunque anche Ferrero, è il benvenuto. Nessun bisogno di cancellare le diversità, spiega il governatore della Puglia. L'orizzonte è costruire una sinistra moderna e per fare questo, dicono da Sinistra e Libertà, servono "molti occhi". E nessuna retromarcia anche se non si è raggiunto il quorum: "Sopra il 3% è un grande risultato. Anzi un risultato straordinario", arriva a dire Claudio Fava.
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