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 .. Leo ...... di Lunadicarta
 
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Chi non ha libertà non conosce giustizia.

Aung San Suu Kyi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
FPCGIL Nicoletta Grieco: Ministero Giustizia
nota alla discussione sull'Informatizzazione e ATU



Alle segreterie regionali

Alle segreterie territoriali
FPCGIL

Alle lavoratrici e ai lavoratori della Giustizia

Si è svolto ieri pomeriggio il previsto incontro sulle questioni inerenti l’informatizzazione, da noi richiesto nella riunione del 20 maggio scorso: per l’’Amministrazione erano presenti il Dr. Birritteri e Dr. Aprile.

Abbiamo sottoposto alcune questioni già sollevate con numerose note negli ultimi mesi:

1) In merito all’assistenza da remoto abbiamo ribadito le nostre perplessità sui rischi che questa comporta per la sicurezza, nonché le ricadute che la stessa avrà su molti lavoratori ex atu, che hanno visto e vedranno il loro posto di lavoro a rischio. Abbiamo messo in evidenza come con l’assistenza ‘a remoto’ il rapporto fiduciario instauratosi negli anni passati con i lavoratori che prestavano servizio negli uffici verrà meno e verrà dispersa la professionalità specifica acquisita da questi lavoratori. Abbiamo dunque ribadito la necessità di reinternalizzazione di servizi essenziali per la giustizia come l’assistenza atu e la trascrizione. Abbiamo inoltre segnalato come la scadenza di alcuni contratti di assistenza stia mettendo in difficoltà il personale interno che si trova in alcune realtà italiane a svolgere due ruoli contemporaneamente, ed è assolutamente insufficiente.

2) Abbiamo dunque chiesto conto dello stato di tutti i progetti di informatizzazione come il SICP, il SICID e la digitalizzazione chiedendo come si continuerà a finanziarli visti i tagli alle risorse conseguenti alla legge 133. In relazione ai progetti partiti in alcune città pilota abbiamo espresso apprezzamento per la cosiddetta ‘formazione a cascata’ chiedendo tuttavia per i lavoratori che provvedono a formare altri colleghi l’applicazione del decreto interministeriale del 2000 che prevede specifica retribuzione per il compito di docente; abbiamo inoltre espresso la necessità di formazione adeguata che contribuisca a motivare il personale. Da parte nostra abbiamo dato disponibilità a destinare parte del fua a progetti relativi alla modernizzazione e informatizzazione segnalando tuttavia la necessità di un rifinanziamento virtuoso del fua, come stabilito nella scorsa legislatura.

3) In relazione al mutamento di responsabilità per gli informatici interni dovuto ai provvedimenti del garante sulla privacy che trasforma la figura dell’ADS in ADSI abbiamo segnalato all’amministrazione l’impellente necessità di ricomporre il profilo dell’esperto informatico in III area, nonché di stabilire in sede di contrattazione integrativa specifiche indennità.

4) Inoltre abbiamo chiesto la motivazione per la quale le piante organiche provvisorie concentrano molto personale presso l’Amministrazione centrale e abbiamo segnalato la necessità di porre mano, come già decritto nella nostra piattaforma di integrativo, all’istituto della trasferta  ed al calcolo del tempo di viaggio per tutti lavoratori che devono spostarsi per motivi di ufficio. La FPCGIL ha inoltre chiesto la creazione delle piante organiche dei CISIA che disegnino la reale distribuzione sul territorio del personale,  con conseguente delega ai dirigenti CISIA per la contrattazione decentrata.

5) Abbiamo infine richiesto un incontro specifico in relazione alla questione delle notifiche telematiche e delle nuove attribuzioni degli ufficiali giudiziari.

In relazione alla questione delle piante organiche l’Amministrazione ha assicurato che nessun esperto informatico verrà spostato dalla sede dove opera ed ha dato disponibilità a trattare gli istituti summenzionati; in relazione al mutamento di responsabilità per gli informatici interni si è detta disposta a discutere di eventuali indennità.

Sulla questione da remoto e la vicenda degli ex ATU l’Amministrazione non ha dato nessuna risposta né alcuna rassicurazione sulla sicurezza del sistema: si è limitata a dichiarare la necessità di adeguarsi ad un sistema comune a tutta la pubblica amministrazione senza tenere in conto la rilevanza dei dati trattati al Ministero della giustizia, dimostrando una totale indifferenza per la perdita di posti di lavoro, per l’interruzione dei rapporti fiduciari ed anteponendo i motivi di risparmio a quelli di sicurezza.

In relazione alla digitalizzazione, annunciata in pompa magna dai Ministri Alfano e Brunetta, l’Amministrazione ha semplicemente dichiarato che questa avverrà tramite l’utilizzo del personale interno prima adibito al servizio di fotocopiatura, mostrando l’assenza di un progetto serio in merito nonché dimostrando di non conoscere le attuali condizioni di lavoro degli uffici giudiziari, dove il personale interno, oltre a non essere formato né alfabetizzato sull’informatica, è assolutamente insufficiente ed impossibilitato ad assumere mansioni aggiuntive.

Per il progetto SICID il Dr Aprile ha detto che verrà esteso nei prossimi mesi in tutta Italia limitandosi a fornire informazioni di carattere generale; in relazione al SICP, già portato a termine in alcune città pilota, ha dichiarato che tale progetto è attualmente sospeso in attesa di collaudo, almeno fino alla fine dell’anno, in questo caso sì per motivi di ‘sicurezza’.

In risposta alla nostra richiesta sulle risorse necessarie per poter continuare a far funzionare questi progetti e avviare anche il processo telematico a fronte dei mancati stanziamenti e dei tagli della 133 l’Amministrazione ha dichiarato  candidamente che ‘spera di trovare i soldi’.

Abbiamo avuto la conferma ufficiale di quanto da noi anticipato nel comunicato stampa sulle ‘fantasie informatiche dei ministri Brunetta e Alfano’: l’amministrazione non ha alcun progetto concreto, non ha intenzione di portare a termine quanto già intrapreso negli scorsi anni e non sono previsti investimenti per una effettiva informatizzazione e modernizzazione del sistema.

Ancora una volta siamo fermi alle parole, senza fatti.

Invitiamo tutti i lavoratori a partecipare alle iniziative promosse dalla FPCGIL nelle città italiane, in particolare quella di Milano del 16 giugno e quella di Napoli del prossimo 30 giugno, insieme all’ANM e altre OO.SS.

Roma, 12/06/09

La coordinatrice Nazionale
FPCGIL Organizzazione Giudiziaria
Nicoletta Grieco   
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Il Ddl Alfano ferma la metà dei processi
Il procuratore capo: "Vallette, una polveriera"

intervista a Gian Carlo Caselli
di Alberto Gaino - La Stampa, pag 45, ed. 12.06.09



Gian Carlo Caselli ha chiesto all'ufficio di calcolare gli effetti del disegno di legge sulle intercettazioni approvato l'altro ieri alla Camera: "Il 50 per cento dei procedimenti torinesi si dovrà fermare. Purtroppo il dato di cui dispongo non è disaggregato per tipologia di reato. Ma siccome le intercettazioni per mafia e terrorismo proseguiranno quasi tutte, è di evidenza che la percentuale del 50 per cento è destinata a salire per tutti gli altri fascicoli aperti per omicidio, stupro, rapina, pedofilia e corruzione. I nostri governanti parlano tanto di sicurezza, il risultato è la produzione di insicurezza".

C'è comunque una logica?
"Senza intercettazioni i grandi delinquenti resteranno impuniti e il carcere continuerà a riempirsi di persone che hanno commesso reati molto meno gravi per cui le intercettazioni non servono".

Il carcere, più che un luogo di detenzione, sembra essere diventato una discarica umana.
"Intanto c'è da osservare che le strade percorse dal legislatore in questi tempi portano ad affrontare tutti i problemi di maggior e minore disagio con lo strumento penale, incluso il carcere: dalle scritte sui muri alle donne per la strada, dalle violenze negli stadi all'immigrazione clandestina. Magari è così solo di facciata, in ogni caso non si danno risposte efficaci ai problemi. E così si riempie il carcere di tossicodipendenti e folli con il venir meno del welfare. Così si ritiene di poter affrontare il problema complesso della migrazione. Sappiamo trovare soltanto risposte repressive e non mirate sui casi gravi. Rispetto all'efficacia i dati sono eloquenti."

Quali dati?
"Nel mese di maggio sono entrate in carcere, a Torino, 513 persone che a fine mese si erano ridotte a 53. Gli arresti facoltativi erano stati 210 e 74 quelli relativi alla legge sull'immigrazione Tutti detenuti per poche ore e giorni, per cui scatta un meccanismo complicato e costoso: l'immatricolazione, visita medica, colloquio psicologico, esami ematochimici ed ematologici di screening, fornitura di gavette e coperte. Si è così pensata una soluzione, affidata al prefetto Padoin: la ristrutturazione delle camere di sicurezza delle aule bunker alle Vallette, gestite dalle forze dell'ordine, insieme all'amministrazione penitenziaria, sino al processo per direttissima e al successivo ingrasso in carcere di quel 10 per cento che risulta dalle statistiche."

Stiamo parlando di un carcere con sempre meno risorse, come accade per l'intera amministrazione pubblica. Di un carcere che potrebbe esplodere con una media di 1650 detenuti.
"Si tratta di una struttura in cui convivono più carceri: quello "fiumana" di chi entra ed esce sovraffollando le sezioni dei nuovi giunti, la palestra. Con la soluzione delle camere di sicurezza si può limitarne l'ingresso restituendo dignità ad un ambiente di detenzione invivibile. Altra problematica acuta la condizione di chi attende il giudizio: di indeterminatezza e scarse relazioni rispetto a cui si hanno meno strumenti di intervento e dove si realizza il carcere dell'ozio che porta all'80 per cento dei gesti di autolesionismo. In queste condizioni solo la professionalità del personale di custodia e l'aiuto del volontariato evitano che il carcere esploda".
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Di Loredana Morandi (del 12/06/2009 @ 00:38:49, in Magistratura, linkato 1592 volte)
Il magistrato Maria Cordova

"Abbiamo arrestato 80 pedofili. Ora sarà impossibile"

Roma - Duecento bambini violentati, scambiati, costretti a partecipare a festini a luci rosse. Ottanta arresti e altre condanne, fino a vent'anni di carcere. L'inchiesta "Fiori nel fango" è quella che Maria Cordova ricorda per prima quando si tocca il tema delle microspie. Perché di una cosa l'ex procuratore aggiunto è certa: "Senza le intercettazioni, quei risultati non li avremmo mai ottenuti".
Quanto tempo sono durati gli "ascolti"?
"Almeno sei mesi. A poco a poco è emersa una catena, con pedofili che venivano a Roma anche da altre regioni."
I 60 giorni previsti adesso non sarebbero bastati?
"Assolutamente no, perché le conversazioni telefoniche non sono mai chiare. Ci possono essere quattro, cinque intercettazioni che non sono univoche. Poi, ad un certo punto, arriva quella che dà un senso anche alle precedenti".
Com'è cominciata l'inchiesta "Fiori nel fango"?
"Con dei controlli nei campi nomadi: la polizia aveva notato dei bambini che venivano portati via in macchina di sera. Poi si è scoperto che maneggiavano un po' di soldi e che dai loro cellulari risultavano parecchie telefonate di adulti. Erano tutti maschi sui dieci anni".
Non c'è mai stato il rischio di violare la privacy?
"No, abbiamo controllato solo le persone che apparivano collegate alle nostre ipotesi di reato, pedofilia e induzione alla prostituzione minorile".
Questo è successo in quell'inchiesta. E in generale?
"E' sempre così."
Pensa che ora si dovrà tornare a metodi investigativi più "tradizionali"?
"E quali? Sono in magistratura dal '67 e le intercettazioni ci sono sempre state. Per di più allora venivano disposte dal pm, senza l'autorizzazione di un giudice".
Oggi però sembra che siano cresciute a dismisura.
"Vent'anni fa c'era la pedofilia? Era così diffusa la corruzione? Molti reati esistevano, ma erano sommersi. Cosa si contesta ai magistrati, di essere troppo efficienti?"

Lavinia di Gianvito
Corriere della Sera pag 11 ediz. 12.06.09
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CSM CRITICO: CLANDESTINITA', PARALIZZATA LA GIUSTIZIA. IL COLLE: PARERE INTEMPESTIVO

Da "IL MESSAGGERO" di giovedì 11 giugno 2009

di MASSIMO MARTINELLI ROMA - Il parere dei Csm alla fine è arrivato. Negativo; come previsto. Il pacchetto sicurezza e il reato di clandestinità non piacciono al Consiglio Superiore.

Ma ci hanno messo quasi sei mesi per licenziare la loro sentenza; e questo ritardo ha lasciato perplesso il Capo dello Stato, che ieri è tornato a bacchettare il "suo" Consiglio superiore, essendone il presidente istituzionale e nonostante che solo tre giorni fa, proprio nell`aula. del Plenum, avesse avuto parole nettissime sulla necessità per il Consiglio Superiore di abbandonare le logiche torrentizie e lavorare in maniera imparziale e rigorosa.

Ieri., tuttavia, il richiamo del Colle ha riguardato soprattutto la forma. In un messaggio letto in Plenum dal vicepresidente Nicola Mancino, il capo dello Stato ha sottolineato «l' opportunità di una più tempestiva formulazione dei pareri sui disegni di legge all`esame del Parlamento». Poi ha puntato il dito sul calendario, facendo rilevare che il parere sul pacchetto sicurezza «viene sottoposto all`assemblea plenaria dei Consiglio quando il Senato si appresta a esaminarlo dopo l`approvazione del 14 maggio 2009 da parte della Camera che ad esso ha apportato limitate modifiche rispetto a quelle, molto più numerose e significative già apportate al Senato in prima lettura fin dal 5 febbraio 2009». Mancino ha concluso la lettura della nota facendo rilevare che il Comitato di presidenza del Csm da lui guidato ha autorizzato l`apertura della pratica sul parere il 20 novembre del 2008. Quasi sei mesi fa.

Ritardi a parte, la sonora bocciatura del pacchetto sicurezza che era stata messa a punto dalla Sesta Commissione è stata poi approvata all`unanimità dal plenum del Consiglio, seppure con l`astensione dei laici dei Pdl. Le critiche ruotano intorno ad alcuni capisaldi: innanzitutto, l`introduzione del reato di clandestinità determinerà un «eccezionale aggravio» sull`attività giudiziaria per l`imponenza quantitativa del fenomeno dell`immigrazione irregolare nel nostro, Paese».

E le conseguenze peggiori secondo Palazzo dei Marescialli, peggiori saranno per i giudici di pace«gravati da centinaia di migliaia di nuovi processi, tali da determinare la paralisi di molti uffici». Ma problemi si avranno anche per gli «uffici giudiziari ordinari impegnati nel processo in primo grado e nelle fasi di impugnazione successive».

Il tutto peraltro senza che la norma serva allo scopo di favorire l`allontanamento dei clandestini. I consiglieri dubitano espressamente del suo effetto deterrente: «Una contravvenzione punita con pena pecuniaria non appare prevedibilmente efficace per chi è spinto a emigrare da condizioni disperate; senza dire che già la normativa vigente consente alle autorità amministrative competenti di disporre l`immediata espulsione dei clandestini», uno strumento su cui pesano «non già carenze normative ma difficoltà di carattere amministrativo e organizzativo».

Non solo. Perplessità sono state sollevate anche sulla reale capacità dei giudici di pace di occuparsi di provvedimenti che limitano la libertà personale.

Ma aldilà dei contenuti del parere del Csm resta il problema dei rapporti tra il capo dello Stato e l`organo di autogoverno della magistratura. La decisione del Quirinale di intervenire anche ieri, nemmeno quarantott`ore dopo la reprimenda sulle logiche torrentizie e dopo altri interventi nettissimi dei mesi scorsi - in materia di pareri e di pratiche a tutela - lascia intravedere una certa volontà del Colle di prendere le distanze da una strategia "politica" del Consiglio superiore che evidentemente non è condivisa.

Massimo Martinelli
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Di Loredana Morandi (del 11/06/2009 @ 12:42:40, in Magistratura, linkato 1318 volte)
Si tratta dei togati Giuseppe Maria Berruti ed Ezia Maccora, e del membro laico ex deputato DS Vincenzo Siniscalchi

Csm, tre consiglieri si dimettono in polemica con Alfano

ultimo aggiornamento: 11 giugno, ore 21:10

Roma, 11 giu. - (Adnkronos) - La decisione dopo le dichiarazioni del ministro che ha parlato di nomine lottizzate ai vertici degli uffici giudiziari
Roma, 11 giu. - (Adnkronos) - Tre consiglieri del Csm hanno presentato al Comitato di presidenza le loro dimissioni dalla Commissione incarichi direttivi, di cui si sono stati presidenti, affiche' ne dia comunicazione al Capo dello Stato. Un gesto contro le dichiarazioni del ministro della Giustizia Angelino Alfano che, in un'intervista di ieri al Tg2, aveva parlato di nomine lottizzate ai vertici degli uffici giudiziari e di una spartizione sistematica.
A dimettersi i consiglieri Giuseppe Maria Berruti, Ezia Maccora e Vincenzo Siniscalchi, che, in una lettera, esprimono allarme per lo scontro tra magistratura e politica a cui si e' giunti.

Il Guardasigilli, in un'intervista andata in onda ieri sera nella rubrica ''Punto di vista'' del Tg2, aveva sottolineato di battersi "per evitare che i vertici degli uffici giudiziari, e cioe' i procuratori e i presidenti di Tribunale vengano lottizzati" e che "non e' possibile che si faccia un planning , all'interno del quale si dica: a questa corrente spetta questa procura, a quest'altra corrente, siccome non ha avuto un procuratore, spettano due procuratori aggiunti da un'altra parte".
Accuse che hanno spinto i tre consiglieri, che sono stati presidenti della Commissione Incarichi direttivi, e quindi garanti della regolarita' dei suoi lavori, a presentare le dimissioni.


Csm: 3 consiglieri si dimettono, Alfano ci accusa di reati


ROMA (ANSA) - Tre consiglieri del Csm hanno presentato al Comitato di presidenza, perché le comunichi al capo dello Stato, le loro dimissioni dalla Commissione per gli incarichi direttivi, di cui sono stati presidenti: un gesto in polemica con le dichiarazioni del ministro della Giustizia Angelino Alfano che, in un'intervista andata in onda ieri al Tg2, ha parlato di nomine lottizzate ai vertici degli uffici giudiziari e di un planning, cioé di una spartizione sistematica. Nella lettera, a quanto si è appreso, i consiglieri Giuseppe Maria Berruti, Ezia Maccora e Vincenzo Siniscalchi esprimono allarme per il livello dello scontro tra magistratura e politica, visto che il ministro li ha accusati di condotte illecite.

L'intervista che ha provocato le dimissioni dei tre consiglieri è andata in onda ieri sera nella rubrica "Punto di vista" del Tg3. "Mi sto battendo per evitare che i vertici degli uffici giudiziari , e cioè i procuratori e i presidenti di Tribunale vengano lottizzati- ha detto il ministro- Cioè non è possibile che si faccia un planning , all'interno del quale si dica : a questa corrente spetta questa procura, a quest'altra corrente , siccome non ha avuto un procuratore, spettano due procuratori aggiunti da un'altra parte. Questi sono meccanismi che orami sono rifiutati anche in politica. Penso che invece a guidare le procure debbano andare i migliori, senza bisogno di controllare prima di mandarli a guidare un ufficio giudiziario qual è lo spillino della corrente che hanno affisso sulla giacca". Accuse ritenute inaccettabili dai tre consiglieri, che in quanto presidenti, sono i garanti della regolarità dei lavori della Commissione ; e tanto più gravi, visto che provengono dal ministro della Giustizia. Quelle parole bruciano anche perché "da tre anni il Csm - dice un loro collega - è impegnato in silenzio nell'applicazione della riforma dell'ordinamento giudiziario e dunque delle nuove regole che hanno mandato in cantina l'anzianità per prediligere merito e attitudini nella scelta dei dirigenti degli uffici giudiziari". 2009-06-11 21:18
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Di Loredana Morandi (del 11/06/2009 @ 10:25:49, in Magistratura, linkato 1297 volte)
Considerato che sono io l'ultimo atto di mobbing della ex brigatista rossa napoletana prima di abbandonare il Parlamento Europeo, non posso che plaudire alla decisione di scortare il Presidente Cerqua.

TERRORISMO: PROCESSO BR,

SOTTO SCORTA PRESIDENTE CORTE D'ASSISE DI MILANO

ultimo aggiornamento: 11 giugno, ore 16:28

Milano, 11 giu. (Adnkronos) - Scorta affidata a Luigi Cerqua, il presidente della prima Corte d'Assise di Milano, impegnato da questa mattina nella Camera di Consiglio per la sentenza del processo milanese alle Brigate Rosse.

Il verdetto e' atteso per sabato mattina. Stando a quanto si apprende il giudice non avrebbe ricevuto minacce ma, probabilmente a fine cautelativo, la scorta gli e' stata affidata nei giorni scorsi per motivi di sicurezza.
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Di Loredana Morandi (del 11/06/2009 @ 08:52:19, in Politica, linkato 1139 volte)
6 gli arresti odierni, circa 15 gli indagati

FALLICO CONOSCEVA LIOCE, UN BRIGATISTA MUORE TALE


(AGI) - Roma, 11 giu. - Ruotava attorno alla figura di Luigi Fallico il nuovo movimento eversivo che secondo Digos e procura di Roma intendeva perseguire un solco di continuita' con le Brigate Rosse. Proprio Fallico, esponente negli anni Ottanta dell'Unione Comunisti Combattenti (era uno della colonna del Prenestino), avrebbe vantato "rapporti personali e diretti" con l'irriducibile Nadia Desdemona Lioce, reduce da due condanne definitive all'ergastolo per gli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi.

C'e' una intercettazione ambientale in cui Fallico, parlando con un interlocutore, dice: "Un brigatista non va in pensione, muore brigatista". Fallico era definito 'il corniciaio': il suo negozio romano di cornici era il luogo di appuntamento di alcuni elementi del sodalizio eversivo. Proprio ieri Bellomonte aveva lasciato la Sardegna perche' oggi avrebbe avuto un appuntamento con Fallico.

E riconducibile a Fallico era una pistola, detenuta (forse inconsapevolmente) dall'anziano per il quale il gip Maurizio Caivano ha firmato gli arresti domiciliari. Le indagini di Digos e procura erano nate due anni fa da una informativa autonoma legata all'esame dei documenti sequestrati a Roberto Morandi e Cinzia Banelli (esponenti delle ultime Br), dei loro computer, e all'analisi dei rapporti dialettici che vecchi br tra il 2001 e il 2002 avevano avviato con organismi rivoluzionari.

Da intercettazioni sembra emergere per gli eredi della lotta armata l'esigenza di autofinanziarsi attraverso rapine e assalti ai bancomat e di ripulire il denaro. A chi indaga non e' sfuggito il 'modus operandi' tipico dei br i cui incontri (sporadici e veloci) non erano preceduti da contatti telefonici. Incontri che, a volte, potevano saltare all'ultimo momento se uno degli aderenti al movimento eversivo sospettava di essere oggetto di pedinamento.In caso di intoppo, si passava ai tradizionali 'recuperi strategici'.
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Di Loredana Morandi (del 11/06/2009 @ 08:49:37, in Magistratura, linkato 1231 volte)
Il giornalistaThimoty Egan critica il primo interrogatorio, durato una notte intera e senza la presenza di un avvocato

Omicidio Meredith, attacco del 'New York Times':
"Amanda, un'innocente all'estero"

ultimo aggiornamento: 11 giugno, ore 15:21

Il quotidiano Usa punta il dito contro un "giornalismo rapace" e una "magistratura sciatta". Duro attacco al pm Mignini

New York, 11 giu. (Adnkronos) - Alla vigilia della testimonianza della principale imputata al processo di Perugia per l'assassinio di Meredith Kercher, il New York Times dedica ad Amanda Knox un commento molto duro nei confronti della magistratura italiana intitolato ''un'innocente all'estero''.

''Il caso contro Knox ha tante cosi' tante crepe ed e' cosi' legato alla carriera di un potente procuratore italiano incriminato per comportamento scorretto che qualunque giuria seria lo avrebbe gia' ricusato da mesi'', scrive Thimoty Egan riferendosi al pm Giuliano Mignini. ''Questo non significa che i tribunali italiani non siano onesti...La sorte di Knox e' nelle mani di sei giurati, fra loro due giudici, che si riuniscono due giorni a settimana e prenderanno a breve una lunga pausa estiva prima di arrivare a un verdetto in autunno'', aggiunge il commentatore, la cui figlia era, al momento del delitto in Italia per un periodo di studio, anche lei proveniente da Seattle come l'imputata, precisando che non intende mettere a confronto il sistema giudiziario italiano con quello americano per ''decidere quale sia il migliore''.

Piuttosto il suo scopo, scrive, e' quello di parlare di Meredith ma soprattutto di Amanda Knox, ''una studentessa altrettanto vivace della vittima la cui vita e' stata quasi distrutta dalla collisione fra un giornalismo rapace e una procura sciatta''.

Il giornalista deplora, fra l'altro, il primo interrogatorio di Knox durato un'intera notte, senza la presenza di un avvocato o di un interprete ufficiale, cosi' come il fatto che la procura abbia in seguito lasciato trapelare dettagli scabrosi sulla vita sessuale di Amanda, ''una cosa che non sarebbe stata mai fatta con un uomo''.

Douglas Preston, autore americano di best seller che si era stabilito nella campagna di Firenze, impegnato in un libro sul mostro di Firenze, insieme al giornalista italiano Mario Spezi, aveva evidenziato come il procuratore di Perugia, Mignini, fosse lo stesso che avesse riaperto il caso sugli omicidi in serie attribuiti a Pacciani e ai suoi 'compagni di merende' nell'ipotesi che fossero coinvolti nelle pratiche sataniste di un gruppo di notabili toscani.

Lo stesso che, ricorda il New York Times, lo ha fatto fuggire dall'Italia dopo averlo interrogato e minacciato di arresto, ''con gli stessi metodi'' usati con Amanda, ''un metodo che ora sta venendo alla luce nel caso di comportamento scorretto istruito contro di lui''.

Vedi il blog di Thimoty Egan sul New York Times

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Comitato Informatici ATU

La vergogna degli informatici esternalizzati precari degli Uffici Giudiziari.

Un pentolone da scoperchiare

NESSUNA RAPPRESENTANZA SINDACALE PER
"I BRAVISSIMI DEL MINISTRO BRUNETTA"

Il Comitato Informatici ATU chiede di incontrare
i Ministri Alfano e Brunetta

Ai Lavoratori Informatici ATU è stata negata OGGI la rappresentanza sindacale presso il Ministero di Giustizia, eppure si tratta di quei lavoratori usati in questi mesi come motivo di vanto e arma di discordia contro il lavoratore pubblico. Ma la realtà è un altra.



Il Comitato degli Informatici ATU, in rappresentanza sindacale di tutti i tecnici specializzati esternalizzati, che da 15 anni prestano servizio nella conduzione dei sistemi e della manutenzione dei computer degli Uffici Giudiziari, stigmatizza l'atteggiamento di "chiusura ideologica" concretizzatosi oggi, 11 Giugno 2009, con la nota ufficiale allegata a firma del Capo Dipartimento, dott. Birritteri, in cui si negava alla nostra rappresentante di essere presente alla riunione convocata con le OO.SS. riguardante, appunto, i nuovi assetti dei sistemi informatici della Giustizia.

Altresì è da stigmatizzare il perdurante silenzio del Ministero della Giustizia nei confronti dei gravissimi problemi, che affronta l'intero comparto negli ultimi anni.

Alla luce della esperienza diretta sul campo non ci è possibile comprendere come si strutturerà la riforma "digitale" dei Ministri Brunetta ed Alfano, presentata ieri alla stampa, o come questa potrà concretizzarsi con una gestione privatistica dell'informatica giudiziaria, che ha portato al licenziamento negli ultimi 12 mesi di circa il 50% dei qualificatissimi tecnici informatici ATU, su scala nazionale.

Sono infine indicative le proteste dei Sindacati e le agitazioni autoconvocate del personale giudiziario, che chiede una adeguata presenza di personale informatico per l'affiancamento sui nuovi programmi, lamentando altresì la resa insoddisfacente degli stessi o addirittura l'acquisto di software "duplicati" per le medesime funzioni.

Allo stato appare inoltre sottovalutata la pericolosità di una rete di assistenza "remotizzata" tramite degli anonimi call-center, che tramuterebbe l'attuale intranet giudiziario in una effettiva internet e pertanto aperta ad ogni attacco ai sistemi proveniente dall'esterno. In merito a tale potenziale pericolosità si sono espressi numerosi esponenti della Magistratura, con dichiarazioni, saggi e articoli.

Si veda anche l'articolo dal Corriere della Sera a firma Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella, pag. 25 edizione del 9 giugno u.s.

Per il Comitato Informatici ATU

Loredana Morandi

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Giudice di Pace di Roma
40.000 fascicoli a maggio



l'arretrato è il doppio dello scorso anno !!!



L'intervista di Loredana Morandi per il Comitato ATU

Il panorama che si riflette nelle parole della Consigliera impiegata presso gli uffici del Giudice di Pace di Roma della nostra intervista è a dir poco disastroso. Al mese di maggio gli uffici giudiziari romani contano 40.000 fascicoli, un dato rilevato solo ad ottobre nello scorso anno e l'arretrato ammonta quasi esattamente al doppio, rispetto allo stesso periodo del 2008.

Anche presso il Giudice di Pace di Roma la legge 133 ha provocato una notevole carenza del personale, tra coloro che erano solito prendersi carico della monumentale routine giudiziaria. Le stanze sono vuote, ma non perché il personale è a spasso o per l'assenteismo. Mancano i lavoratori, ed al loro posto si affastellano i polverosi faldoni anche sul pavimento. In questo giugno, inoltre, arriverà anche la mole proveniente dalle competenze rilasciate dal Tribunale Civile, ma non c'è posto per le centinaia di nuovi fascicoli negli uffici di via Teulada.

Sul fronte dell'Assistenza Tecnica Unificata il lavoratore chiede di essere affiancato, affiancato da un lavoratore che conosca bene i software e contribuisca con la propria professionalità alla gestione della amministrazione giudiziaria. Questa è la vera natura del lavoratore informatico specializzato ATU: affiancare il personale amministrativo, che non può e non deve avere competenza anche per i software o il funzionamento hardware dei computer. Inoltre i nuovi programmi scelti dal Ministero sembrano addirittura non testati, rispetto ai precedenti, e sono inutilmente complicati: "10 passaggi per inserire 1 nome", con il risultato che anche una semplice routine richiede tempo.

Password? Il Giudice di Pace di Roma lavora senza utilizzare nessuna password. Nessuno, nella carenza di personale, ha avuto il tempo di scaricare le12.000 password per gli avvocati, che ne hanno fatto richiesta. Così, tutti i fascicoli del Giudice di Pace di Roma sono aperti alla lettura di chiunque. Senza privacy.

Oggi, presso il Ministero di Giustizia, si discute con le OO.SS. di informatizzazione della Giustizia e del lavoro di migliaia di tecnici informatici ATU. Il ministro Brunetta ha citato i "bravissimi" impiegati delle Aziende Private a più non posso in questi mesi, facendone addirittura motivo di vanto e arma di discordia nei confronti del lavoratore pubblico. Ma né Brunetta, né per il ministro Alfano il signor Birritteri del dipartimento organizzazione giudiziaria, sono intenzionati a riconoscere a questa categoria di lavoratori una rappresentanza sindacale, stante siano tutti pronti a mandare centinaia di lavoratori al macero della disoccupazione tra pochi mesi.



Clicca qui e ascolta l'intervista


per il Comitato ATU - Loredana Morandi
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