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 tenerezza ... by Ryuoko Yamagishi... di Admin
 
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E non cambiare. Non distogliere il tuo amore dalle cose visibili. Continua ad amare ciò che è buono, semplice e ordinario; animali e cose e fiori, e mantieni l'equilibrio appropriato.

Rilke
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 06/06/2010 @ 06:28:42, in Magistratura, linkato 1314 volte)
Questa notizia mi era sfuggita. Auguri al dott. Tona per la nuova scelta professionale nel settore della giurisprudenza civile, che certo nella saggia prospettiva del CSM lo allontanerà dal pericolo di nuove minacce. Benvenuto/a e buon lavoro a chi erediterà i suoi fascicoli. L.M.

Il Csm non concede la proroga
E il Gip Tona lascia Caltanissetta


Scritto da Redazione ANTIMAFIADUEMILA   
Venerdì 21 Maggio 2010 08:56

Il Gip di Caltanissetta Giovanbattista Tona lascerà definitivamente il suo incarico. Lo ha deciso oggi il Csm, che ha risposto con un secco “no” alla richiesta del giudice di rimanere applicato al suo ufficio dove era chiamato a decidere, proprio in questi giorni, su importanti atti relativi all'inchiesta appena riaperta sul fallito attentato all'Addaura. Per la quale in questi anni aveva ormai acquisito una notevole competenza.

Il gip, particolarmente apprezzato per il suo rigore e la sua precisione, doti riconosciute in diversi procedimenti sia dalle accuse che dalle difese, ha terminato il periodo di 10 anni in cui, secondo la legge Mastella, un magistrato può ricoprire lo stesso incarico. Motivo per cui aveva chiesto l'applicazione ad alcune indagini di notevole complessità, da lui seguite da lungo tempo.

Dopo il no Tona passerà alla magistratura civile e per chi erediterà il suo incarico occorreranno mesi per studiare le carte, cosa che potrebbe determinare una nuova stagnazione di importanti inchieste appena riaperte.

Redazione ANTIMAFIADuemila
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Di Loredana Morandi (del 06/06/2010 @ 06:55:35, in Politica, linkato 2161 volte)


Anche questo è un aggiornamento. Scelgo per i lettori di GQ alcuni articoli riassuntivi, sicuramente caustici o lontani nel tempo, tratti da fonti diverse per dare la notizia piena e fruibile. Sto cercando il video contenente il racconto di Veltri... (trovato), vedi sotto. L.M.

G8 CASE APPALTI. ZAMPOLINI METTE NEL SACCO DI PIETRO PRODI VELTRONI ...

Corsera.it - ‎02/giu/2010‎
E i conti tornarno,non era infatti la Carbone moglie di Lusetti,che prima dello scandalo della ROMEO cercava casa per sette otto milioni,dichiarando agli ...

Di Pietro contro Zampolini: dice il falso

Corriere della Sera - ‎02/giu/2010‎
L'ex pm sul suo blog: voglio essere sentito dai giudici. Prodi, Rutelli e Veltroni annunciano querela L'ex pm sul suo blog: voglio essere sentito dai ...

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S’è incazzato…!!!!

Vi ricordate Benigni e la banana e Jonny Stecchino? “In Italia l’informazione viene decisa dalle lobby e pagata in parte, con l’ammirevole eccezione di qualche quotidiano tra cui il Fatto quotidiano, dalle tasse dei cittadini. La domanda da porsi è quindi: A chi dà fastidio la politica dell’Italia dei Valori? Quali interessi colpisce l’attività di denuncia continua dell’Italia dei valori?
E quali interessi colpisce il nostro contro programma di eliminazione degli sprechi al posto dei tagli da macelleria sociale del governo? Se si risponde a queste domande si capisce chi ha dettato ai maggiori quotidiani nazionali titoli e editoriali falsi e perchè sono stati pubblicati senza nessun tipo di verifica preventiva.
Sarebbe, infatti, bastata una banale misura camerale per accorgersi che l’Italia dei Valori non ha mai avuto immobili in locazione in via della Vite. In Italia il problema della libera informazione è ben più complesso delle reti televisive di Silvio Berlusconi e dei suoi giornali di propaganda.
Investe tutto il mondo dell’informazione, a iniziare dai collegamenti tra azionisti, consigli di amministrazione e direttori di giornale, nominati quando è utile e rimossi quando serve.
Quando Berlusconi finirà, e finirà, bisognerà riscrivere le regole dell’informazione, degli operatori dell’informazione, dei finanziamenti dell’informazione, dei conflitti d’interessi del mondo dell’informazione. Gli azionisti dei giornali -conclude Di Pietro- devono essere i lettori, non i gruppi immobiliari, bancari, industriali, come avviene per i più blasonati e noti quotidiani nazionali”

E infatti Di Pietro si era fatto editore con un bel giornale e gli aveva trovato financo una sede. Anzi gliela aveva trovata la cricca di Balducci.

ps A proposito del Fatto. Sempre giù, con Travaglio, a menare le mani, ma non a Di Pietro. E no, oggi l’amor nostro (ue Travaglio, è un modo di dire) è indulgente.

http://blog.ilgiornale.it/porro/2010/06/04/se-incazzato/

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Alberico Giostra 30 Maggio 2010

SCOPPIA IL BUBBONE SVELATO DA IL TRIBUNO.COM.

Riproponiamo l'articolo con cui domenica scorsa abbiamo svelato che la tesoriera Idv abita in una casa di Propaganda Fide in via delle quattro fontane a Roma. La Mura ci ha detto che paga 1800 euro al mese ma poi ieri si è rifiutata di farci vedere il contratto e le ricevute come aveva promesso, annunciando querela. "Dov'è lo scandalo?" chiedeva. Adesso lo sappiamo.

Silvana Mura a Roma abita in un appartamento in affitto in via delle quattro fontane. L'immobile è di proprietà di Propaganda Fide, la potente congregazione vaticana al centro di una bufera giudiziaria e mediatica in seguito all'inchiesta sugli appalti del G8 e dei grandi eventi. A confermarlo al telefono è la stessa parlamentare dipietrista che precisa di alloggiare nell'immobile dall'autunno del 2006, quando dovette lasciare un'altra abitazione di Via in Arcione visitata nottetempo dai ladri. In quel periodo il responsabile della gestione degli immobili della congregazione era Angelo Balducci, attualmente in carcere, dominus della Cricca che si spartiva la ricca torta degli affari che ruotavano attorno alla Protezione civile. A trovare l'appartamento è stato il senatore Idv, Stefano Pedica, che sostiene di esserci riuscito grazie all'intervento di un suo zio, alto prelato vaticano. Una versione confermata dalla stessa Mura. D'altra parte anche Pedica, fino al 2007 ha abitato in affitto un altro alloggio della Propaganda Fide, nel quartiere Prati a Roma. Inizialmente la casa di via delle quattro fontane era destinata alla figlia di Antonio Di Pietro, appena diventato Ministro delle Infrastrutture del governo Prodi, ma poi la ragazza ha deciso di iscriversi alla Bocconi di Milano e allora è subentrata Silvana Mura, la quale dice di non sapere che dal 2004 e fino al 10 marzo scorso a gestire gli immobili di Propaganda Fide sia stato Angelo Balducci. In quell'estate in cui l'immobile di via delle quattro fontane è entrato nelle disponibilità dei parlamentari IdV, l'allora Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Balducci, non fu confermato nell'incarico (che è cosa diversa dall'essere rimosso) e il 31 agosto 2006 fu nominato dal Consiglio dei Ministri a capo del Dipartimento per le infrastrutture statali, l'edilizia e la regolazione dei lavori pubblici del Ministero delle Infrastrutture. Si è scritto che il ministro Di Pietro avrebbe favorito un suo demansionamento perchè da un incarico in cui gestiva somme enormi di denaro è passato ad uno privo di portafogli, ma non è vero: il Consiglio Superiore non gestisce ma svolge attività consultiva e il Dipartimento delle Infrastrutture viceversa gestisce molto denaro. D'altra parte Di Pietro ha dichiarato: "io non avevo nulla contro Balducci". A questo punto però, dopo il caso Pedica e il caso Mura, è lecito chiedersi: Balducci ha avuto un ruolo nell'assegnare quest'appartamento destinato inizialmente alla famiglia Di Pietro? Silvana Mura sostiene di pagare 1800 euro al mese di affitto in base ad un regolare contratto e lamenta anche che il prezzo sia troppo alto rispetto ai prezzi di mercato, che l'immobile non sia certo lussuoso, che anzi sia molto piccolo, che dorme a fatica per i troppi rumori e che sopporta persino delle perdite d'acqua dei vicini. Alla domanda sul perchè insista nell'abitare in una casa con così tanti disagi risponde che a Roma è difficile trovarne un'altra, cosa alla quale è molto difficile credere. Poi, incalzata sull'argomento, con una certa ingenuità ammette che è, sì, difficile trovarne un'altra, "ma a quel prezzo".  Naturalmente la tesoriera Idv nega di godere di un privilegio e si avventura a sostenere che tutti possono ottenere una casa in affitto dalla Propaganda Fide, quando è notorio che ci riescono solo vip e "raccomandati". C'è poi un'altra questione. L'onorevole dipietrista dice di abitare al primo piano del civico 29. Secondo la visure catastali che possediamo, (V. allegato) al primo piano insistono solo due appartamenti (come la Mura conferma) e in seguito ad una ristrutturazione del 1995 sono entrambi accatastati A10, ovvero come uffici. E in effetti nell'altro appartamento del primo piano si trova una società di brevetti. La tesoriera IdV dichiara di ignorare che l'appartamento nel quale abita sia accatastato come ufficio e ribadisce di aver sottoscritto un contratto d'affitto regolarmente registrato come civile abitazione e di usare l'alloggio come tale. Se è davvero così, il contratto però potrebbe non essere regolare perchè, tutti gli esperti lo confermano, non si può utilizzare un immobile destinato ad ufficio come civile abitazione. "Io ho firmato il contratto in perfetta buona fede", si difende Silvana Mura.  E naturalmente di tutto possiamo dubitare meno che della buona fede dell'onorevole Mura.

alberico giostra

Allegato Primo Piano int. 2.pdf

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Di Pietro gioca a Monopoli: ha case in tutt’Italia

Di Gian Marco Chiocci
Radio Radicale - 4 agosto 2008

Roma - Ma quante case ha l’onorevole Antonio Di Pietro? E con quali soldi le ha comprate? Prima di scoprirlo ci corre l’obbligo di ricordare come del suo conflitto di interessi in campo immobiliare si è già occupato, in parte, il gip di Roma che lo ha prosciolto nell’inchiesta sulla gestione allegra dei rimborsi elettorali. Restando in tema la procura capitolina ha però stigmatizzato l’operato di Tonino allorché vennero affrontate le accuse di un suo ex socio a proposito della società immobiliare Antocri (acronimo di Anna, Toto, Cristiano, i figli di Di Pietro) e delle presunte commistioni con i patrimoni dell’Italia dei Valori. Secondo l’ipotesi iniziale, Di Pietro avrebbe utilizzato i soldi del partito per acquistare appartamenti arrivandone ad affittare alcuni all’Idv, di cui era presidente. Un modo di fare penalmente irrilevante, secondo l’accusa.

Casa con lo sconto

Quel conflitto d’interessi torna ora d’attualità per gli approfondimenti operati dal mensile «la Voce delle voci» in contemporanea al reportage del Giornale. Si scopre così che il 16 marzo 2006, in quel di Bergamo, il padre-padrone dell’Idv si aggiudica alle buste, in condizioni burrascose e rocambolesche, un signor appartamento (vedi articolo sotto) a un prezzo scontatissimo dovuto alle cartolarizzazioni del patrimonio immobiliare dell’Inail. Roba da Svendopoli per vip. Lui non appare mai, fa tutto l’amministratore della sua società immobiliare Antocri (che però non agisce in questa veste), nonché compagno di Silvana Mura, deputata Idv, tesoriera del partito e socia dell’Associazione IdV. Visti i precedenti, le confusioni di ruoli, le ambiguità fra «movimento» e «associazione», le locazioni degli immobili di proprietà di Di Pietro al partito dello stesso Di Pietro (gli appartamenti di cui parleremo dopo in via Casati a Milano e in via Principe Eugenio a Roma) non è stata una sorpresa scoprire che anche su quest’ultimo immobile qualcosa non quadra: l’ha comprato Di Pietro, attraverso il convivente della Mura, la quale ha intestate le utenze di casa che corrispondono perfettamente a quelle un tempo in uso all’ex sede della tesoreria nazionale di via Taramelli 28.

Posto che l’ex pm di Mani Pulite nega di aver mai usato un euro del partito per reinvestirlo nell’acquisto di un appartamento a suo nome, posto che la società An.to.cri è nata con un capitale sociale assai modesto (appena 50mila euro), posto ancora che nel 2005 Di Pietro ha dichiarato un imponibile di 175mila euro e nel 2006 di 189mila, l’interrogativo sulla provenienza dei capitali per l’acquisto degli appartamenti, è dovuto per una personalità pubblica del suo calibro. Specie se ci si sofferma a sbirciare nel patrimonio immobiliare di quest’uomo che anche quando indossava la toga, non sembrava contenersi nello shopping edilizio: una villa con giardino a Curno, e di lì a poco, nel 1994, una nuova villetta, attaccata alla precedente, di otto vani. L’anno appresso Di Pietro compra un’abitazione da 300 metri quadri a Busto Arsizio, che gira prontamente al partito dopo aver acceso un mutuo agevolato per l’80 per cento del totale. Tempo qualche annetto e, una volta eletto al Parlamento europeo, fa il bis con un bilocale nel centro di Bruxelles: quanto l’abbia pagato non è noto. Arriviamo così al 2002 allorché l’ex ministro delle Infrastrutture si accasa in un elegante quarto piano in via Merulana, a Roma: altri otto vani, per un totale di 180 metri quadrati, pagato intorno ai 650mila euro grazie anche a un mutuo di 400mila euro acceso con la Bnl. L’anno dopo, nella natia Montenero di Bisaccia, Di Pietro cede al figlio Cristiano un attico di 173 metri quadrati: «Sei vani e mezzo poi ampliati a otto e a 186 metri quadrati (più 16 di garage) - analizza la Voce - grazie al condono edilizio del 2003. La spesa sostenuta è all’incirca di 300mila euro».

Gli alloggi per i figli

Non passano due mesi e alla fine di marzo, l’ex pm compra a Bergamo un bel quarto piano, per i figli Anna e Toto: 190 metri quadri in un signorile palazzetto liberty in via dei Partigiani. Lo stesso giorno, con lo stesso notaio, la moglie di Tonino fa suo un appartamento di 48 metri quadrati, sempre al quarto piano, oltre a due cantine e a un garage: si parla di una cifra oscillante intorno agli 800mila euro, ma non c’è conferma nemmeno su chi abbia provveduto all’esborso e in quale misura. Il 2004 è alle porte, e il nuovo appartamento di 190 metri quadri acquistato per 620mila euro in via Felice Casati a Milano - come da rogito stipulato in aprile - Di Pietro lo intesta alla Srl Antocri. Poi per un milione e 50mila euro la medesima società immobiliare fa suoi dieci vani (190 metri quadri) in via Principe Eugenio a Roma, dove - stando al bilancio 2005 dell’Idv - trasloca la sede nazionale di rappresentanza politica del partito, fino al giorno prima ubicata in via dei Prefetti 17». Per i due locali Tonino si rivolge alla Bnl e si carica due mutui sulle spalle: 276mila euro da saldare entro il 2015 per la casa milanese, 385mila per quella romana (scadenza 2019). Le pesanti rate Di Pietro inizialmente le ricaverà (salvo poi ripensarci quando scoppia lo scandalo) dal pagamento dei canoni d’affitto versati all’Antocri da un inquilino eccellente: la sua Italia dei Valori.

Mattone a Bergamo

Non è finita. Alla vigilia di Natale del 2005, Susanna Mazzoleni, moglie di Di Pietro e madre dei tre figli, compra un piccolo appartamento in via del Pradello a Bergamo. Poche ore dopo acquista anche un ufficio di quattro vani nella stessa palazzina. Spesa approssimativa? Tra i 400 e 500mila euro. L’anno successivo, come detto, Tonino compra all’asta con offerte segrete la casa di via Locatelli, sempre nella città orobica. Mentre l’anno dopo ancora, per una spesa-lavori consistente (decine, se non centinaia, di migliaia di euro) inizia a ristrutturare la masseria di famiglia in quella Montenero di Bisaccia dove l’ex ministro delle Infrastrutture, a dar retta al «catasto dei terreni» possiede 33 «frazionamenti» pari a 16 ettari di proprietà, in parte ereditati, in altra parte acquistati da parenti e familiari. Secondo la Voce (ma ancora non c’è traccia nelle visure camerali) Di Pietro avrebbe acquistato anche un altro appartamento per la figlia, 60 metri in piazza Dergano a Milano.

La società bulgara

Di Pietro in aula ha spiegato d’essersi dato al mattone dopo aver venduto l’ufficio di Busto Arsizio (a 400mila euro, 100mila li ha dovuti restituire alla banca per il mutuo) e con il ricavato ha acquistato gli appartamenti affittati all’IdV: quello di via Felice Casati a Milano - acquistato dalla Iniziative Immobiliari di Gavirano, Gruppo Pirelli Re - e l’altro, in via Principe Eugenio a Roma (alienato nel 2007). Ha detto che se tornasse indietro non rifarebbe quello che ha fatto, anche se la sua passione per gli affari immobiliari ha travalicato i confini nazionali: Tonino possiede infatti il 50% della Suko, una srl bulgara con sede a Varna. A fronte di quattro milioni di euro spesi per comperare immobili fra il 2002 e il 2008, l’ex pm ha incassato dalle vendite all’incirca un milione di euro, scremati dalle rimanenze calcolate per i mutui. Niente di penalmente rilevante, come dicono gli ex colleghi di Tonino. Ma i conti non tornano.


Leggi la Rassegna

Di Pietro si difende: "Solo calunnie"
Ma sul blog esplode la rabbia dei fan

Il popolo dell'ex pm: "Sei come gli altri. Devi darci spiegazioni". E qualcuno chiede le dimissioni

GABRIELE MARTINI

TORINO 2/6/2010 (16:48) - «Oggi mi è crollato un mito». «Di Pietro è come tutti gli altri». Incredulità, stupore e amarezza. Sono queste le reazioni del popolo dipietrista alle notizie di un presunto coinvolgimento del leader dell’Italia dei Valori nell'inchiesta di Perugia sulla "cricca" e le grandi opere.

Di Pietro è stato tirato in ballo da Zampolini. Il braccio destro del costruttore Anemone accusa l'ex pm di aver usufruito di due appartamenti messi a disposizione da Balducci. La reazione di Di Pietro arriva nel primo pomeriggio: «Mi ha fatto piacere leggere stamattina sui giornali le dichiarazioni di Zampolini, così ho saputo esattamente di cosa mi si accusa, cioè di aver preso due case in affitto: una per me e l’altra per il partito. Non è vero nel senso materiale del termine ed ho la prova documentale di quanto affermo». Il leader dell’Italia dei Valori sottolinea di essere «ben felice di consegnare» questa «prova alla magistratura e all’opinione pubblica. Così - conclude - i commentatori da strapazzo dovranno pagare le spese per le gravi calunnie che mi hanno rivolto».

Ma le spiegazioni di Di Pietro per ora non sembrano far breccia nel suo "popolo" che si sfoga sul blog. L'ultimo post parla di manovra finanziaria ma i fan già dal primo mattino hanno dirottato la discussione sulle accuse che arrivano da Perugia. L'internauta che si firma "picconatore" la riassume così: «Oltre che ad aver accumulato immobili, terreni, e rimborsi elettorali, voleva anche essere introdotto in Vaticano». Oreste Mori si rivolge direttamente all'ex pm: «La pregherei di chiarire la sua posizione rispetto a quanto asserisce Zampolini per lo scandalo delle abitazioni per Silvana Mura e sua figli Anna. Cordialmente, la saluto ed attendo una sua risposta». Geronimo si sente tradito: «Di Pietro è come tutti gli altri». Anche sul blog di Beppe Grillo il ritornelo non cambia. Giorgio parla di «crollo di un mito»: «Spero che Di Pietro riesca a giustificare queste dichiarazioni, per ora - concede - sospendiamo il giudizio».

Ciro tira in ballo «quella carezza di Di Pietro sulla gamba di Bertolaso vista a Ballarò: si era capito che erano amici di cricca». Davide carica a testa bassa: «Di Pietro adesso che fa... Si dimette e va dal "suo magistrato" come ha sempre chiesto di fare a gli altri coinvolti negli scandali? O rimane col culo ben attaccato alla poltrona come tutti?». Altri si scoprono garantisti: «Partire in quarta parlando come se fosse già in galera, mi sembra un atteggiamento in malafede». «A Di Pietro credo a quell'altro no», scrive Anna. Angela fiuta il complotto: «E' scattata l'ora x. Cioè l'ora in cui lo sputtanamento deve essere totale e riguardare soprattutto "i nemici". Di Pietro è il primo, of course. Questo per intorbidare le acque e, alla fine, nell'opinione pubblica si possa creare l'immagine di una "cricca", di cui tutti facevano parte». L'internauta che si firma "io spero di esseci" pone un quesito: «Perchè se Zampolini accusa Bertolaso è credibilissimo, ma diventa inattendibile quando accusa Di Pietro?».

In serata Di Pietro prova a chiarire con un nuovo post dal titolo "Male non fare, paura non avere". «Non ho mai preso in affitto appartamenti da Propaganda Fide (né per me o mia figlia né per la sede dell’Italia dei Valori) e lo voglio dimostrare», scrive l'ex pm che pubblica una serie di documenti sugli affitti contestati delle case. Enzo si convince: «Apprezzo la sua pronta risposta che chiarisce ogni cosa. Cosa che tutti gli altri suoi colleghi antagonisti non sanno neanche cosa sia». Silvia si dice convinta che il leader dell’Idv «ne uscirà pulitissimo». «Io mi fido di lei , ma rimetto comunque il giudizio alla magistratura», sentenzia Alessio. Piero esagera con i paragoni: «Pure Gesù, mentre camminava verso il calvario, venne insultato e preso a sputi».

La Stampa


si faceva pagare l'affitto»

Il Secolo XIX - ‎04/giu/2010‎
«I soldi dell'affitto? Me li ha dati Zampolini, era lui a pagare»: Raffaele Curi, proprietario dell'appartamento di via Giulia 189, a Roma, dove nel 2003, ...

"Bertolaso, quattro anni nella casa di via Giulia" Zampolini ...

La Repubblica - ‎03/giu/2010‎
Nuovi interrogatori: Di Pietro sarà ascoltato martedì. L'architetto rivela come fu trovato l'alloggio: "Risposi a un annuncio sui giornali" dal nostro ...

L'ombra di Balducci su Tonino

il Giornale - ‎03/giu/2010‎
L'ex magistrato, chiamato in causa nei verbali dell'architetto Zampolini, nega tutto: "Calunnie, ho le prove". Ma la "sua" casa è nella lista Anemone. ...

Appaltopoli, primi riscontri "L'affitto lo pagava Zampolini"

La Nazione - ‎03/giu/2010‎
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno ...

Due o tre case che so di Di Pietro

il Giornale - ‎03/giu/2010‎
Contrordine compagni: pubblicare gli atti di una inchiesta giudiziaria in corso è una vigliaccata da evitarsi. Lo dice Antonio Di Pietro (ei suoi amici gli ...

Di Pietro contro Zampolini: dice il falso

Corriere della Sera - ‎02/giu/2010‎
L'ex pm sul suo blog: voglio essere sentito dai giudici. Prodi, Rutelli e Veltroni annunciano querela L'ex pm sul suo blog: voglio essere sentito dai ...

Il vescovo e il palazzo

Corriere della Sera - ‎02/giu/2010‎
Parla Zampolini: Sepe convinto da Balducci. «Un altro monsignore diede le case a Di Pietro» L'inchiesta - L'attuale vertice della curia di Napoli nel 2004 ...

La cricca inguaia ancora Bertolaso

Libero-News.it - ‎02/giu/2010‎
"La casa di via Giulia è di un mio amico - si difende il capo della Protezione civile - Non fu Anemone a pagare l'affitto". ...

INCHIESTA G8: DI PIETRO, MAI AVUTI APPARTAMENTI FIDE

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎02/giu/2010‎
(AGI) - Roma, 2 giu - "Ieri sera, all'ora di cena, mi e' arrivata una notizia che - li' per li' - mi ha fatto sorridere perche' non potevo crederci. ...

Di Pietro sul blog: mai avuto case in affitto dalla cricca

Libero-News.it - ‎02/giu/2010‎
mi sembra il solito polverone qualunquista, e mi fa piacere che di pietro abbia smentito portando do ... Di Pietro deve sparire. MA, se e' falso, ...

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Napoli, aborti e interventi clandestini
in una clinica gestita da cinesi/ Video



La struttura scoperta a Terzigno era dotata anche di una perfetta sala operatoria. Trovate prescrizioni di medici italiani.


TERZIGNO (5 giugno) - Una clinica clandestina gestita da cinesi completa di reparti e persino di sala operatoria è stata scoperta dai carabinieri del reparto territoriale di Torre Annunzia a Terzigno in provincia di Napoli. La clinica era stata allestita in un sottoscala. Nella clinica, dotata di tutte le attrezzature per interventi di chirurgia generale, sembra certo che si praticassero anche aborti clandestini. Oltre a due lettighe, che sarebbero state utilizzate come letti operatori, i carabinieri, hanno scoperto anche una camera di degenza, allestita in un locale umido, sporco e senza alcun ricambio di aria.

L'articolo prosegue su Il Mattino


GUARDA IL VIDEO

La sala operatoria era stata insonorizzata ed era munita anche di alcune apparecchiature per ecografie. Inoltre i carabinieri, che hanno operato in collaborazione con la polizia locale e con i militari del Nas, hanno trovato numerose confezioni di medicinali.

Gli inquirenti stanno cercando di accertare se la struttura fosse dedicata esclusivamente ai componenti della numerosa comunità cinese di tutto l'hinterland Vesuviano o se tra i pazienti ci fossero anche altri cittadini. In particolare, sul fronte degli aborti, si cerca di capire se alla «clinica» si rivolgessero anche pazienti italiane.

Sequestrate anche centinaia di ricette mediche cinesi, ecografie di feti, passaporti e altri documenti di identificazione. Nella clinica sono state trovate anche ricette sottoscritti da medici italiani. Al momento dell'intervento, nella clinica è stato sorpreso un infermiere cinese di 36 anni, in regola con la legge sull'immigrazione, che è stato trattenuto in caserma per chiarimenti.

Terzigno è una delle roccaforti dei cinesi nel Napoletano: vi vivono a migliaia e vivono compiendo le più svariate attività dal commercio di abbigliamento alla gestione di ristoranti e concessionarie di auto.
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Un libro da non perdere! Oggi è domenica ed in attesa che aprano le librerie vi informo che potrete assistere ad una intervista al Pubblico  Ministero milanese in onda oggi alle 14:30 su Rai 3, durante trasmissione "Mezz'ora" di Lucia Annunziata. L.M.

Armando Spataro

Ne valeva la pena

Storie di terrorismi e mafie,
di segreti di Stato e di giustizia offesa



Edizione   2010
Collana i Robinson / Letture
ISBN  9788842093008
pagine 632

Editori Laterza - clicca per acquistare online


In breve

Il caso Tobagi, le Brigate Rosse, il sequestro di Abu Omar, la ’ndrangheta al Nord: alcune delle inchieste più scottanti raccontate da un magistrato che le ha dirette in prima persona. È il momento di ripercorrere gli ultimi trent’anni di storia giudiziaria italiana e descrivere la tempesta che, tra ambiguità e silenzi, si sta abbattendo sulla nostra giustizia.

«Come è potuto accadere che a due pubblici ministeri, sino a quel momento oggetto di denunce sporte solo da mafiosi e terroristi da loro inquisiti, siano state attribuite condotte costituenti gravi reati dal presidente di un governo di centro-sinistra il cui programma elettorale prevedeva la strenua difesa della legalità? E, soprattutto, come è potuto accadere che due governi di diverso orientamento politico abbiano uno dopo l’altro apposto il segreto di Stato su notizie già universalmente note perché da tempo circolanti sul web? I fatti possono essere finalmente raccontati, in modo rispettoso tanto dei limiti di questo anomalo segreto di Stato, quanto dei diritti degli imputati». Parliamo della vicenda Abu Omar che, grazie all’indipendenza della magistratura italiana e all’obbligatorietà dell’azione penale, volute dai Costituenti e oggi seriamente a rischio, ha portato sul banco degli imputati, caso unico al mondo, appartenenti ai servizi segreti americani e italiani. Armando Spataro, che è stato protagonista dell’inchiesta insieme a Ferdinando Pomarici, la racconta in dettaglio. Come le altre importanti indagini svolte lungo 34 anni di attività professionale, da quelle sui brigatisti rossi e Prima Linea a quelle sulla ’ndrangheta trapiantata in Lombardia, per finire con il terrorismo internazionale. Una storia popolata di ricordi dolorosi e di facce ambigue, ma anche di passione civile e di persone amate.

Indice

Un libro a sessant’anni? - I. Segreti e bugie - II. A Taranto - III. Imputato Curcio. La Procura di Alessandrini - IV. Il sequestro di Abu Omar/1: dal 17 febbraio 2003 all’incriminazione della Cia - V. Guido Galli e il codice in mano - VI. Il sequestro di Abu Omar/2: dall’incriminazione della Cia a quella del Sismi - VII. Il caso Tobagi - VIII. Il sequestro di Abu Omar/3: il governo Prodi e le prime reazioni all’indagine sul Sismi - IX. I falsi misteri di via Monte Nevoso - X. Il sequestro di Abu Omar/4: governi diversi, identiche scelte - XI. Gli arresti di Moretti e Segio, i pentiti e la fine degli anni di piombo - XII. Il sequestro di Abu Omar/5: il mondo vuole sapere - XIII. La mafia in Lombardia - XIV. Da Società civile al Movimento per la Giustizia - XV. Il sequestro di Abu Omar/6: le inchieste della Procura di Brescia - XVI. Il Consiglio superiore della magistratura - XVII. Il ritorno alla Procura di Milano e l’impegno civile - XVIII. Il sequestro di Abu Omar/7: segreti e conflitti - XIX. La lotta al terrorismo internazionale - XX. Secret Service - XXI. Il sequestro di Abu Omar/8: il dibattimento - XXII. Il disastro ambientale/1 - XXIII. Presidenti degli Stati Uniti d’America - XXIV. Il disastro ambientale/2: la giustizia non trova pace - XXV. Il sequestro di Abu Omar/9: la sentenza della Corte Costituzionale e la conclusione del dibattimento - XXVI. La fine della storia - Appendice - Indice dei nomi
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Di Loredana Morandi (del 06/06/2010 @ 11:50:38, in Estero, linkato 1344 volte)
Kosovo/ Eulex boccia sistema giudiziario:
debole e inconsistente

Centinaia di migliaia i giudizi pendenti da smaltire


Belgrado, 4 giu. (Apcom-Nuova Europa) - Il sistema giudiziario kosovaro "mostra segni di debolezza" e la sua capacità "di procedere nel calendario delle riforme è molto fragile e inconsistente". Un giudizio molto severo quello che arriva dal rapporto odierno pubblicato dalla missione dell'Ue in Kosovo, Eulex, sul sistema giudiziario di Pristina. . La valutazione è in linea con quella emessa di recente dall'International Crisis Group (Icg) che ha valutato tra i 200.000 e i 300.000 i giudizi pendenti in Kosovo, con tempi di smaltimento, ai ritmi attuali delle giustizia kosovara, di almeno otto anni. Il business e la politica affliggono il sistema giudiziario dell'autoproclamato stato "a livelli diversi e sotto varie forme" si legge nel rapporto Eulex.

Il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia il 17 Febbraio 2008. A oggi - riconosciuto internazionalmente da 69 dei 192 Paesi Onu e 22dei 27 Paesi UE- resta sotto la supervisione internazionale di Eulex, della missione Onu, Unmik, di quella Nato, Kfor, e della Cancelleria civile internazionale (Ico).
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Di Loredana Morandi (del 06/06/2010 @ 11:57:34, in Sindacati Giustizia, linkato 1390 volte)
Disparità professionali tra uomo e donna sul piano retributivo e pensionistico...

«Con la gradualità resta il discrimine»


di Adriana Cerretelli
04 giugno 2010

BRUXELLES - La diversa età di accesso alla pensione nel pubblico impiego rappresenta una discriminazione inaccettabile, aveva sentenziato nel novembre di due anni fa la Corte di Giustizia europea, perché contraria all'articolo 157 del Trattato Ue che stabilisce il principio dell'eguaglianza retribuiva tra uomo e donna nell'Ue. Per questa ragione non è accettabile nemmeno la soluzione gradualistica presentata dal governo italiano per adeguarsi alla normativa europea. In una lettera al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il commissario Ue competente Viviane Reding scrive infatti che prevedere ben 8 anni per arrivare all'eguaglianza di trattamento nel 2018 significa di fatto continuare a mantenere in essere una discriminazione illegale. Di qui la richiesta all'Italia di mettersi in regola entro il 2012.

Tutto comincia nel 2005 quando Bruxelles avvia una procedura contestando il regime pensionistico dei dipendenti pubblici gestito dall'Inpdap per la prevista disparità tra uomo (65 anni) e donna (60 anni) dell'età pensionistica. La questione finisce alla Corte Ue che nel novembre 2008 dà ragione alla Commissione. L'Italia non si conforma alla sentenza se non dopo una nuova lettera di messa in mora inviata da Bruxelles nel giugno scorso. Il resto è cronaca di queste ore. Con una serie di dubbi e punti interrogativi. Perché la Commissione ritiene sia discriminatoria solo nel pubblico impiego la diversa età pensionistica uomo-donna, che è poi esattamente la stessa fissata dalla legislazione nazionale? Perché una dipendente pubblica ha diritto a vedersi applicato l'articolo 157 sulla parità di remunerazione e una lavoratrice privata no? Non è che così Bruxelles e la Corte eliminano una discriminazione per crearne una nuova?

L'articolo prosegue su Il Sole 24 ore



Le risposte sguazzano nel formalismo giuridico: siccome nel pubblico impiego, spiega la Commissione, lo stato agisce da "imprenditore" non è ammissibile un suo comportamento discriminatorio. Sulla legislazione nazionale invece è libero di fare quel che vuole. Cioè...di discriminare. La Corte dice lo stesso in punta di diritto: siccome il pubblico impiego è retto da una legge ad hoc, in breve da un regime speciale, ricade sotto l'articolo 157 del Trattato. Per il regime generale delle pensioni vale invece la direttiva n.7 del 1979 che dà agli stati mano libera per rendere più flessibile l'applicazione del Trattato.

Resta che nella sostanza c'è una direttiva vecchia di 30 anni che perpetua la discriminazione di genere in contraddizione con la norma superiore del Trattato. Di più, è sfasata rispetto alle esigenze attuali di una società europea che invecchia e ha bisogno di più occupati e meno pensionati. Tanto è vero che dovunque si allunga l'età pensionistica, a prescindere dai problemi di genere. Resta anche che, in quanto impone un obbligo preciso agli stati di rispettare la parità uomo-donna, l'articolo 157 è di quelli direttamente applicabili: per pretenderne l'attuazione basta che un cittadino lo invochi direttamente davanti a un giudice nazionale.
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Di Loredana Morandi (del 06/06/2010 @ 12:02:44, in Magistratura, linkato 1519 volte)
Manovra/ Anm:
No udienze senza cancellieri,
così 'sciopero bianco'

Preparato 'vademecum' in vista di proteste tra 21 e 25 giugno

 Roma, 5 giu. (Apcom) - Udienze sospese "non appena il cancelliere abbia completato l'orario giornaliero di lavoro, in assenza di autorizzazione allo straordinario, evitando di chiedere loro prestazioni gratuite"; ma anche stop ai "colloqui diretti tra pm e difensori". Sono alcune delle regole per le 'sciopero bianco' dei magistrati, dettate dall'Anm in un vademecum preparato proprio in vista delle giornate di protesta contro i tagli contenuti nella manovra, che verranno fissate tra il 21 e il 25 giugno. In quell'occasione le toghe si asterranno da tutte le "attività di supplenza" che normalmente svolgono per le carenze del personale amministrativo.

Le regole per il settore civile, comprese le cause di lavoro: "l'udienza deve essere svolta con l'assistenza del cancelliere che, secondo la previsione dell'art. 130 c.p.c., redige il processo verbale dell'udienza sotto la direzione del giudice; l'udienza deve essere svolta con la presenza delle sole parti e dei difensori di ciascuna procedura trattata ex art. 84 disp. att. C.p.p.; i contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell'udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di istanze".

Per il settore penale, il 'vademecum' prevede che all'udienza "i processi e i testimoni devono essere chiamati dall'ufficiale giudiziario"; "deve essere assicurato che i testimoni rimangano appartati durante l'udienza e che si evitino i contatti tra vittime e imputati negli edifici giudiziari (art. 8 della Decisione quadro dell'Unione Europea del 15 marzo 2001 relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale); nei giorni della protesta devono essere sospesi i colloqui diretti tra pm e difensori; deve essere disposta l'interruzione dell'udienza non appena il cancelliere abbia completato l'orario giornaliero di lavoro, in assenza di autorizzazione allo straordinario, evitando di chiedere loro prestazioni gratuite; i contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell'udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di istanze".


MANOVRA: ANM, IL VADEMECUM
PER LO 'SCIOPERO BIANCO' DI GIUGNO

(AGI) - Roma, 5 giu. - Un 'vademecum' per mettere in atto uno 'sciopero bianco' in una o piu' giornate tra il 21 e il 25 giugno. E' quello stilato dall'Associazione nazionale magistrati, che delega le sezioni distrettuali a individuare date e modalita' di protesta.

Nel settore civile, il sindacato delle toghe invita i magistrati a svolgere l'udienza solo con l'assistenza del cancelliere che, secondo la previsione dell'articolo 130 del codice di procedura civile, redige il processo verbale dell'udienza sotto la direzione del giudice.

L'udienza, sottolinea l'Anm, deve essere svolta con la presenza delle sole parti e dei difensori di ciascuna procedura trattata. I contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell'udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di istanze.

Tali indicazioni possono essere applicate anche alle controversie trattate davanti al giudice del lavoro.

Per quanto riguarda il penale, all'udienza i processi e i testimoni devono essere chiamati dall'ufficiale giudiziario, deve essere assicurato che i testimoni rimangano appartati durante l'udienza e che si evitino i contatti tra vittime e imputati negli edifici giudiziari.

Nei giorni della protesta devono essere sospesi i colloqui diretti tra pm e difensori e deve essere disposta l'interruzione dell'udienza non appena il cancelliere abbia completato l'orario giornaliero di lavoro, in assenza di autorizzazione allo straordinario, evitando di chiedere loro prestazioni gratuite. Infine, cosi' come nel settore penale, i contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell'udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di apposite istanze.
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Di Loredana Morandi (del 06/06/2010 @ 12:05:03, in Magistratura, linkato 1381 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



Le ragioni della protesta contro la manovra economica


 
I magistrati italiani sono consapevoli della crisi economica in cui versa il Paese e non intendono sottrarsi al loro dovere di cittadini e di contribuenti, ma devono denunciare che le misure approvate dal Governo sono ingiustamente punitive nei confronti loro e di tutto il settore pubblico.

E’ inaccettabile essere considerati non una risorsa, ma un costo o addirittura uno spreco per la giustizia.
 

QUESTA MANOVRA:
 

- incide unicamente sul pubblico impiego, senza colpire gli evasori fiscali (già beneficiati da numerosi condoni), i patrimoni illeciti, le grandi rendite e  le ricchezze del settore privato;

- paralizza l’intero sistema giudiziario, scredita e mortifica il personale amministrativo;

- svilisce la dignità della funzione giudiziaria e mina l’indipendenza e l’autonomia della magistratura;

- incide in misura rilevante sulle retribuzioni dei magistrati nella prima fase della carriera, e soprattutto dei più giovani, che subiscono una riduzione di stipendio fino al 30 per cento. Questo significherà allontanare i giovani dalla magistratura ed avere, per il futuro, magistrati meno qualificati e professionalmente adeguati;

- colpisce in maniera iniqua, indiscriminata e casuale. Ad esempio, un pubblico dipendente (magistrato o altro funzionario) con uno stipendio lordo di 150.000 euro subirà un taglio di stipendio di 3.000 euro lordi l’anno (cioè il 2% dello stipendio), mentre un magistrato di prima nomina con uno stipendio lordo di circa 40.000 euro subirà tagli complessivi per circa 10.000 euro lordi l’anno (circa il 25% dello stipendio).

- Sta già provocando un massiccio “esodo” di magistrati, gravemente penalizzati dalle misure concernenti il trattamento di fine rapporto, con conseguente grave scopertura degli organici già in sofferenza.
 

CHIEDIAMO


al Governo interventi strutturali che consentirebbero di ridurre le spese nel settore giustizia e di recuperare risorse per lo Stato, secondo le proposte più volte avanzate dalla magistratura associata:

la soppressione dei piccoli Tribunali e delle sezioni distaccate di Tribunale misure che consentirebbero di risparmiare, a regime, decine di milioni di euro;
il recupero delle pene pecuniarie e delle spese di giustizia, circa 1 miliardo di euro l’anno;
la sospensione dei processi con imputati irreperibili (che costano decine di milioni di euro solo per il pagamento delle spese di patrocinio);
 

I magistrati intendono denunciare all’opinione pubblica e al Paese le gravi disfunzioni del sistema giudiziario, rappresentando le attività di supplenza di cui si fanno carico quotidianamente nell’interesse dei cittadini.
 

Il Comitato Direttivo Centrale dell’ANM
 

PROCLAMA
 

- l’astensione dal lavoro, unitamente alle altre magistrature, per il giorno 1 luglio;

- delibera l’organizzazione di assemblee tra l’8 e il 18 giugno, anche unitamente a tutte le componenti firmatarie del Patto per la Giustizia, per rappresentare alla opinione pubblica la situazione di grave disagio in cui versano i magistrati  e simulare gli effetti della mancata supplenza;

- delibera l’organizzazione, nella settimana dal 21 al 25 giugno, di una o più giornate di mobilitazione e di protesta con sospensione delle attività di supplenza, delegando le sezioni distrettuali a individuare le giornate di protesta e le modalità di attuazione, nei limiti delle indicazioni allegate e secondo le specifiche esigenze dei singoli distretti;

- delibera l’istituzione di un ufficio di assistenza e consulenza legale per i magistrati per l’eventuale proposizione di azioni giudiziarie.  
 

Roma, 5 giugno 2010

Il Comitato Direttivo Centrale


* * *



Associazione Nazionale Magistrati



Le attività di supplenza che i magistrati intendono denunciare:
 

SETTORE CIVILE
 

A)  L’udienza deve essere svolta con l’assistenza del cancelliere che, secondo la previsione dell’art. 130 c.p.c., redige il processo verbale dell’udienza sotto la direzione del giudice;

B)  L’udienza deve essere svolta con la presenza delle sole parti e dei difensori di ciascuna procedura trattata ex art. 84 disp. att. c.p.p.;

C) I contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell’udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di istanze;
 
Le suindicate indicazioni possono essere applicate anche alle controversie trattate davanti al giudice del lavoro.
 

SETTORE PENALE
 

A)  All’udienza i processi ed i testimoni devono essere chiamati dall’ufficiale giudiziario;

B)  Deve essere assicurato che i testimoni rimangano appartati durante l’udienza (art. 149 disp. att. c.p.p.)  e che si evitino i contatti tra vittime e imputati negli edifici giudiziari (art. 8 della Decisione quadro dell’Unione Europea del 15 marzo 2001 relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale);

C)  Nei giorni della protesta devono essere sospesi i colloqui diretti tra PM e difensori;

D)  Deve essere disposta l’interruzione dell’udienza non appena il cancelliere abbia completato l’orario giornaliero di lavoro, in assenza di autorizzazione allo straordinario, evitando di chiedere loro prestazioni gratuite;

E)  I contatti tra i difensori e il giudice al di fuori dell’udienza devono essere effettuati solo attraverso la presentazione di istanze.
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Di Loredana Morandi (del 07/06/2010 @ 08:48:47, in Magistratura, linkato 1369 volte)
Ieri purtroppo ho perso la puntata della trasmissione della Annunziata. E' utile dire che mamma Rai e i suoi orripilanti copyright Microsoft impedisce ai sistemi operativi meno evoluti di fruire delle sue opere via web.
Non sono la sola, ma visto che viviamo in democrazia, suppongo che il "Servizio pubblico" dovrebbe come minimo concedere ai suoi fruitori l'utilizzo di TUTTI i player. Questa protesta l'ho già fatta in occasione della trasmissione web da Bologna di Santoro, perché 'sti qui son tutti bravi a parlare di "libera informazione" ma convivono con la propria abissale ignoranza tecnologica e ancora nel pomeriggio prima della trasmissione erano censurati e sotto copyright Microsoft con i plugin del pessimo lettore Silver Light.
Attendo di vedere il video su YouTube... e non appena lo trovo, lo inserirò per chi ha perso l'interessantissima puntata con il dott. Spataro. L.M.

Intercettazioni, Spataro: irragionevole
Protesta Anm non e' fine a se stessa

Intercettazioni, Spataro: irragionevole (ANSA) - MILANO, 6 GIU - I limiti di tempo delle intercettazioni previsti nel ddl sono irragionevoli. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Milano, Spataro. Che e' intervenuto anche sulla protesta dell'Anm, sostenendo che non e' fine a se stessa. 'Solo partendo dalla proposta di un archivio riservato per le intercettazioni, e non dalla loro limitazione, ci puo' essere una riforma condivisa' dice, intervistato dalla Annunziata. Le intercettazioni sono 'il piu' importante strumento contro la criminalita'.


Manovra/ Spataro: I Magistrati scioperano per equità fiscale
"Non vogliono apparire unici non disposti a sacrifici"

Roma, 6 giu. (Apcom) - Armando Spataro, procuratore aggiunto di Milano, difende lo sciopero dei magistrati rispondendo al Tg3 nell'anticipazione di 'In 1/2 ora', la trasmissione di Lucia Annunziata che lo ospita. Spataro mette in rilievo "la necessità che l'equità fiscale imponga sacrifici per tutti. I magistrati non vogliono assolutamente apparire gli unici non disposti a partecipare ai sacrifici. Ma se il debitore ha dei problemi si può accettare che mi dica pago fra tre anni, non si può accettare che dica: ho problemi, non pago affatto".
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Di Loredana Morandi (del 07/06/2010 @ 11:57:07, in Magistratura, linkato 1398 volte)
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