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 ancient & modern ... ... di Lunadicarta
 
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E non cambiare. Non distogliere il tuo amore dalle cose visibili. Continua ad amare ciò che è buono, semplice e ordinario; animali e cose e fiori, e mantieni l'equilibrio appropriato.

Rilke
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/06/2009 @ 01:51:44, in Politica, linkato 2039 volte)
Legge bavaglio retroattiva per fermare il Bari-gate

Il tentativo del Pdl da stasera in commissione al Senato. Il premier è furioso per il ritardo.

Tania Groppi: Sarebbe incostituzionale

De Cataldo: Così com'è è già una mannaia sulle inchieste

Bruno Tinti: Almeno sarà chiaro che la cosa non ha un interesse generale.

Susanna Turco - Roma
L'unità 23.06.09 pag 14/15

Da oggi ricomincia la danza. E sarà una danza forsennata. Il ddl intercettazioni, quello che magistrati come Giancarlo De Cataldo definiscono "una mannaia sulle inchieste", comincia infatti il suo iter in commissione Giustizia al Senato. Da giorni circolano voci di tentazioni estreme degli Alfano-Ghedini, come quella di rendere le nuove norme retroattive, e così facendo bloccare le inchieste baresi. Tentazioni a parte, il programma minimo del pool giustizia di Berlusconi è fare il più in fretta possibile. In commissione Giustizia si faranno sedute notturne già da stasera.
Ma bisogna tornare indietro di una settimana, alla vigilia dell'esplosione del Bari-gate, per capire di che incontenibile urgenza sia preda la maggioranza. E' martedì quando, sempre in commissione Giustizia, va in onda un gustoso teatrino. Si sta discutendo di tutt'altro. quando il senatore Centaro del Pdl, in qualità di relatore del provvedimento, sente l'esigenza impellente di pronunciare la relazione introduttiva del testo sulle intercettazioni, appena uscito dalla Camera dopo dieci mesi di trattative nella maggioranza (e un esito che non ha soddisfatto il Cav.). L'opposizione fa appena in tempo a protestare, ma subito anche Longo del Pdl salta su: vorrebbe si iniziasse subito, magari anche per il ddl di riforma del processo penale di cui è relatore. Il proposito non riesce, eppure l'episodio è indicativo della fretta con la quale - stante un Berlusconi furioso - si tenta di recuperare un ritardo nel programma giustizia. Andando incontro a un probabile ingolfamento dei lavori nella commissione medesima.
Il primo punto all'ordine del giorno resta comunque il giro di vite sulle intercettazioni. E la tentazione quella di applicare le nuove norme anche sui procedimenti in corso. Le inchieste di Bari, che si basano sulle intercettazioni, sarebbero così bloccate: come lo sarebbero state se le nuove intercettazioni fossero già legge.
Una modifica per introdurre la retroattività, oltre a "far annullare gran parte delle inchieste in corso", come spiegano i magistrati, presenterebbe più di un problema. Da un lato, l'opposizione dell'ala finian-leghista, quella stessa che, Bongiorno in testa, ha finora fermato le armate di Ghedini ("modifiche del genere sarebbero un disastro", spiega infatti il deputato finiano Granata). Ci sarebbe poi un ulteriore ritardo: il ddl infatti dovrebbe tornare alla Camera, con conseguenza imprevedibili.
La legge così com'è uscita dalla Camera, comunque, suscita già una valanga di perplessità in magistrati e giuristi.
"Il principio degli "evidenti indizi di colpevolezza" sposta in avanti la frontiera degli indizi: perché normalmente noi con indizi indaghiamo, con la consapevolezza condanniamo", spiega De Cataldo. Che aggiunge: "Impedire, come prevede la legge, di utilizzare le intercettazioni raccolte su un'ipotesi di reato in un altro fascicolo, di fatto stroncherà una gran quantità di inchieste. Tante volte, per esempio, si arriva al terrorismo cominciando a indagare su un traffico di documenti falsi: ma con la nuova legge, di quelle registrazioni non potrai utilizzare nulla". L'ex procuratore Bruno Tinti, autore di Toghe Rotte, punta il dito anche su altre assurdità, come quella per cui si potrà intercettare nei limiti di un budget annuale previsto per ogni procura".
Tinti, peraltro, non vedrebbe così male l'introduzione di una retroattività: "Almeno sarà chiaro che la cosa non ha un interesse generale". Tania Groppi, docente di diritto pubblico, ritiene invece che ci sarebbero profili di incostituzionalità: "Lo sarebbe certamente la retroattività applicata alle norme che colpiscono la divulgazione delle intercettazioni, perché su questo punto il ddl introduce nuove sanzioni penali. Per quanto riguarda il giro di vite sui telefoni sotto controllo, invece, ci sarebbe da discutere. Ma la retroattività viene in genere guardata con sfavore dalla Corte".
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Di Loredana Morandi (del 22/06/2009 @ 12:46:27, in Politica, linkato 1433 volte)
Forse non è un complotto internazionale, ma...

«È molto preoccupante». Tarantini e gli inviti al pd Frisullo


I pm di Bari: «Accesso incontrollato
nella residenza del premier»

Si parla di giovani reclutate a Milano, Padova, Bologna, Lecce e Barletta. Il ruolo della «reclutatrice» De Nicolò

Dal nostro inviato  Fiorenza Sarzanini

BARI - Prima di entrare nei saloni di Palazzo Grazioli le ragazze non venivano sotto­poste ad alcun controllo. So­no state le stesse giovani por­tate alle feste dietro compen­so a confermarlo di fronte ai magistrati baresi che adesso parlano di «accesso incontrol­lato » nella residenza di Silvio Berlusconi. In Procura la circo­stanza viene ritenuta «molto preoccupante» e adesso si in­daga per capire se altre ospiti - oltre a Patrizia D’Addario e alle sue amiche - possano aver scattato foto o effettuato registrazioni all’interno della residenza di via del Plebisci­to. Gli accertamenti riguarda­no infatti «altri episodi di pro­stituzione », squillo che l’im­prenditore Gianpaolo Taranti­ni avrebbe coinvolto negli eventi. Non era l’unico.

Un ruolo chiave nel recluta­mento viene assegnato dai pubblici ministeri a Terri De Nicolò, barese di 40 anni tra­piantata a Milano, pure lei in­dagata per gli stessi reati. Sa­ranno proprio gli inquirenti lombardi a dover ricostruire la sua «rete», i contatti, i soldi versati per portarle a Roma e nella residenza di villa Certo­sa. I nomi si moltiplicano, co­sì come le circostanze da veri­ficare. La stessa Barbara Mon­tereale, che la prima volta era stata a Palazzo Grazioli il 4 no­vembre, ha detto di essere an­data in Sardegna a metà gen­naio e di aver trovato molte al­tre ragazze. «Berlusconi mi re­galò 10.000 euro», ha aggiun­to. E poi c’è la vacanza natali­zia con la festa di Capodanno alla quale partecipò Noemi Le­tizia con l’amica Roberta e al­meno una ventina di altre ospiti. Si parla di giovani re­clutate a Milano, Padova, Bo­logna, ma anche a Lecce, Bar­letta. Di certo ce n’è una che dopo aver confermato di esse­re stata pagata per andare nel­la residenza romana, ha chie­sto al magistrato il permesso per poter andare all’estero «per un po’, perché temo per la mia sicurezza».

Tarantini nega che i soldi versati alle donne fossero il prezzo dell’ingaggio, giura che si è trattato soltanto di un rimborso spese, ma in Procu­ra ripetono che quanto emer­ge dalle intercettazioni - ed è stato poi confermato dalle dirette interessate - è ben di­verso. Alcune giovani avreb­bero infatti ammesso di aver preso 500 euro. La prima vol­ta che è stata nella residenza romana - era il 15 ottobre 2008 - Patrizia D’Addario aveva concordato 2.000 euro, ma ha detto di averne ricevuti «soltanto 1.000 perché non ero rimasta». Dalle carte dell’inchiesta, Tarantini emerge come un personaggio affascinato dal potere e soprattutto interessa­to a far prosperare le sue aziende grazie ai rapporti con i politici, anche locali. Diverse telefonate coinvolgono Ales­sandro Frisullo, il vicepresi­dente della Regione e assesso­re all’Industria, del Partito de­mocratico. I due avrebbero parlato di incontri ai quali far partecipare le ragazze e l’im­prenditore lo avrebbe invita­to in una casa dove sarebbero stati organizzati alcuni festi­ni.

Gli accertamenti svolti in queste ore riguardano poi le mazzette che Tarantini avreb­be versato per ottenere gli ap­palti. Il sospetto è che abbia mascherato il suo ruolo finan­ziando alcuni eventi. La Guar­dia di Finanza sta verificando se abbia pagato lui una cena elettorale che si è svolta alla fi­ne di marzo 2008 proprio a Ba­ri per la presentazione dei can­didati al Parlamento e alla quale avrebbero partecipato alcuni titolari di aziende del settore farmaceutico, lo stes­so dove lui operava con la sua Tecnohospital. Era presente lo stesso Frisullo e anche Mas­simo D’Alema - che con Ta­rantini non ha invece alcuna conoscenza - avrebbe fatto una breve apparizione. Oggi Patrizia D’Addario consegnerà alla Guardia di Fi­nanza altre sei cassette con le sue registrazioni. «Ma il suo racconto - fanno sapere in Procura - ha già trovato ri­scontro».

22 giugno 2009
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Di questo divertente editoriale non condivido le giustificazioni maschiliste, né il "chi è senza peccato scagli la prima 'gnocca' ", né tanto meno le conclusioni. Viceversa, nell'articolo sono apprezzabili i dati numerici sul business.

Amanti, prostitute, clienti
Siamo tutti Berlusconi



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Libero News 22/06/2009

Diciamolo subito: siamo d’accordo con Giuliano Ferrara che reclama da Papi Silvio un gesto chiaro e forte. Lasci da parte la panzana sul complotto e i servizi segreti deviati e, come fece Craxi prima di essere inchiodato alla croce da Di Pietro per le tangenti, si presenti in Parlamento e a Camere riunite confessi. Dica senza tanti giri di fumo: sì ho sbagliato, e penso di non farlo più. Ma, aggiunga subito, chi di voi è senza peccato scagli contro di me la prima gnocca. Quante Patrizie, Barbara, Noemi e Pucci Puci sono nascoste nelle alcove di partito o nelle private segreterie dei parlamentari? L’onorevole mesata permette queste costose distrazioni.

Vedrete che silenzio scenderà in aula: anche Franceschini, l’algido democristo tutto chiesa e Rosy Bindi, la pianterà di moraleggiare bene e razzolare male. Così fan tutti, aveva detto Craxi ai colleghi tartufoni e se la difesa non gli servì per evitare la ghigliottina dei giacobini anche allora guidati dai giornali del capitale (Corriere e Repubblica), Berlusca avrà però dalla sua la solidarietà dei tanti Cosimo Mele, anche senza arrivare agli eccessi di questi o di quelli commessi a Villa Certosa. E forse, pure gli italiani, destra e sinistra non conta, sapranno capire e, se non giustificare, almeno accettare le scuse e ridargli la fiducia per continuare.

I moraloni

Del resto, si fa presto a dire porco e a ritirarsi sdegnati tra quelli che fanno i moraloni ma sempre con la coscienza degli altri. Pure noi, nel senso di gente del Belpaese, sul tema mica abbiamo l’anima tanto pulita e neppure tutti i sentimenti al posto giusto. Lo dicono le statistiche, lo confermano gli esperti.

Vediamo. Nessuno conosce quante siano le prostitute in Italia. C’è soltanto una stima: tra 50 mila e 70 mila persone e non tutte sottoposte a un controllo violento. Il giro d’affari è mostruoso: ipotizzando un guadagno a testa di 2 mila euro a settimana, fa un incasso settimanale di 140 milioni di euro. E non c’è solo la prostituzione di strada.

Violenza da record

Perché la forma più temuta dalle ragazze resta quella invisibile tra le mura di night-club e appartamenti. In confronto all’Europa, l’Italia ha il record: le donne vittime della tratta sono 115 ogni 100 mila abitanti maschi con più di 15 anni. Con ragazze sempre più giovani. Fino alle baby-squillo, insulto un po’ cinematografico per indicare ragazzine strappate dai banchi di scuola e mandate in tanga e canottiera a vendersi sui viali.

Secondo il Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio, in Italia sono 9 milioni i clienti delle prostitute e allora facciamo due conti: in Italia siamo 56 milioni, togli donne, bambini, anziani, giovani appena fidanzati e sposati, quanti restano? Dodici, quindici milioni? Ecco, nove di questi va a prostitute o ci è andato almeno una volta.

Ma ci sono anche quelli per i quali il sesso è addirittura una dipendenza, una malattia che, come la droga, elimina la loro libertà e volontà. E non ne sono mai sazi. Una ricerca dell’associazione italiana per la ricerca in sessuologia calcola un 6 per cento di sesso dipendenti su tutta la popolazione italiana. Schiavi del sesso, seduttori compulsivi, sexaholic: chiamateli come volete. Ma gli altri?

Perché compra sesso “normale” anche chi può averne gratis, rischiando oltrettutto di giocarsi faccia, carriera e famiglia? Da Maradona a Rooney, Hugh Grant, Mick Jagger, Michael Douglas: l’elenco di testimonial è sterminato.

In politica si va da John Profumo, ministro della Difesa britannico anni 60, passando per la famiglia Kennedy, da John a Ted, fino al governatore di New York Eliot Spitzer e alle ultime orge in stile nazista di Max Mosley, il boss della Formula Uno.

Aggiorniamo la cifra: 9 milioni di italiani hanno il vizietto delle lucciole, 6 milioni non ne possono fare a meno e ne vanno a caccia come tossici in crisi di astinenza. Il totale fa già 15 milioni.

Porno miliardario

Non è finita. Nella compagnia ci sono pure quelli che si accontentano di “vedere”, che bramano per l’ologramma di una girl catodica. Siamo nello sterminato campo del sesso virtuale e voyeuristico: qui il censimento offre cifre da capogiro.

Il porno è un’industria multimiliardaria che produce, correntemente, circa 11.000 titoli su dvd all’anno. Il business della cinematografia pornografica ha toccato 233 milioni di euro nell’home video, con altri 247 frutto di diritti dalle pay tv, 110 milioni di euro dai video per telefonini di terza generazione, oltre a 181 milioni complessivi per i siti web commerciali.

I dati Eurispes indicano un fatturato complessivo di oltre 1.100 milioni di euro. E l’andamento è in costante crescita, con un boom per le pay tv e la vendita di prodotti nei sexy shop.

Infine, i videofonini di terza generazione hanno portato in dote al pianeta porno un fatturato di 140 milioni di euro.

Basta: tutto ciò è sufficiente a dimostrare quel “così fan tutti” che solo l’ipocrisia di massa finge di non vedere.

Su questi dati farebbe meglio a riflettere chi oggi si scandalizza dei comportamenti sessuali di Berlusconi, soprattutto quella sinistra liberal e radicale che sotto la maschera della liberazione sessuale ha contribuito a svalorizzare i corpi per venderli meglio sul mercato.

Un passo in avanti

Berlusconi indegno a rappresentare il popolo italiano? Ma via, i “degni” e i “puri” facciano un passo avanti. La verità è che siamo tutti un po’ moralmente smutandati, ma come nella fattoria di Orwell, i compagni (raffigurati nei maiali) vorrebbero imporsi come migliori degli altri. Questa è la più ripugnante delle pornografie.

Luigi Santambrogio


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GIUSTIZIA, NON SOLO CARITA':
DIAMO AI POVERI UN REDDITO MINIMO

Da "Il Corriere della Sera" di lunedì 22 giugno 2009


Nell`intervista al Corriere di ieri sui temi dell`assistenza, Don Ciotti ha ricordato una bella frase di Paolo VI: «Non bisogna offrire come dono ciò che è già dovuto a titolo di giustizia».

E una citazione che fa riflettere e che stimola a riproporre con forza il tema della lotta alla povertà all`attenzione della nostra classe politica.

Nell`Europa di quarant`anni fa, il monito di Papa Montini aveva una valenza generale:

i Paesi in cui i poveri possedevano «titoli di giustizia», ossia diritti soggettivi ad essere aiutati dallo Stato, si contavano sulle dita di una mano: Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Belgio e Danimarca.

Negli altri Paesi il sostegno agli indigenti era ancora principalmente una questione di «carità», di elargizioni discrezionali da parte di associazioni religiose o enti di beneficenza pubblici e privati.

Da allora le cose sono però rapidamente cambiate. Tutti i Paesi Ue hanno istituito schemi di «reddito minimo», che garantiscono ai bisognosi un sussidio in denaro. Va precisato che tali schemi riguardano tutti i residenti adulti, indipendentemente dall`età. L`unica condizione è la mancanza di reddito (e la disponibilità ad accettare un`offerta di lavoro se si tratta di adulti disoccupati).

Nel quadro europeo l`Italia costituisce la grande eccezione. È vero che le regioni hanno varato leggi sul «minimo vitale» e che i programmi di assistenza di molti comuni operano in base a norme e procedure codificate. Ma la distanza che ci separa dagli altri Paesi è ancora molto ampia: la nostra rete di sicurezza è fragile e piena di buchi.

Pochi giorni fa il governo ha confermato il pagamento della «quattordicesima» per gli anziani con le pensioni più basse. A quando un provvedimento serio e strutturale rivolto ad aiutare tutti i poveri? Il Libro Bianco sul welfare contiene l`impegno a muovere in questa direzione, almeno in riferimento alle situazioni di indigenza più estrema. Le associazioni di volontariato continueranno a dare il loro prezioso contributo, ma adesso è lo Stato che deve uscire dal guado, passando definitivamente dalla logica delle elargizioni caritatevoli a quella dei «titoli di giustizia». Con risorse e strumenti adeguati, degni di un Paese civile.

Maurizio Ferrera
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=38102502
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Si, in effetti sono anni che mi sento minacciata personalmente, considerato che gli esponenti delle Brigate Rosse sono stati infiltrati per decisione di Partito addirittura dentro il Parlamento Europeo. "Nuove o vecchie, sono sempre le stesse!."

TROVATA LA "RISOLUZIONE STRATEGICA"

DELLE NUOVE BRIGATE ROSSE

Da "Il Corriere della Sera" di venerdì 19 giugno 2009

Il romano Luigi Fallico, arrestato nell`ultima operazione, custodiva le carte. Pronto un volantino di rivendicazione di un`azione. Trovata la «risoluzione strategica» delle nuove Brigate rosse

ROMA - L`elemento più importante è nell`ultima riga, lo spazio riservato alla firma: «per il comunismo, Brigate rosse», secondo la più ortodossa tradizione.

Per gli investigatori è la prova definitiva che qualcuno, nell`anno 2009, stava tentando di riportare sulla scena la banda armata più longeva d`Italia con un`azione eclatante, come dettano le regole dell`organizzazione. Di ieri e di oggi.

Il volantino di rivendicazione era quasi pronto, e gli slogan finali sono utili per immaginare il tipo di obiettivo che sarebbe stato prescelto: «Individuare e colpire il personale politico economico e militare dell`imperialismo e le sue strutture».

Ancora: «Individuare e colpire il personale politico economico e militare del progetto di ristrutturazione dello Stato e le sue articolazioni», e «Guerra alla guerra imperialista».

Si può intuire che il raggio d`azione delle Br future si sarebbe spostato dal mondo del lavoro - sul quale s`erano concentrati Nadia Lioce e gli altri arrestati nel 2003, con gli omicidi di Massimo D`Antona e Marco Biagi - al contesto internazionale e alle nuove alleanze economico-militari tra i diversi Paesi. Ma resta saldo il legame con la «prima posizione» delle Brigate rosse, quella che portò alla scelta «strategica» della lotta armata. Lo si capisce da diversi brani dei documenti trovati dopo gli arresti della settimana scorsa di cinque presunti neo-brigatisti.

Fogli di carta che rappresentano il «bottino ideologico» dell`operazione condotta dalla Dígos di Roma, guidata da Lamberto Giannini e Laura Tintisona, e dai pubblici ministeri Erminio Amelio e Pietro Saviotti; il più importante per chi ha il compito di prevenire nuove azioni terroristiche e individuare i possibili obiettivi.

La bozza del documento firmato Br era in una borsa saltata fuori a casa del trentanovenne genovese Renato Porcile, che conteneva anche una pistola.

Prima degli slogan finali c`è l`analisi della situazione mondiale dopo la fine dell`Unione sovietica, per concludere che «l`esistenza attuale di un ampio campo antimperialista, ancorché reazionario in alcune sue componenti, può creare spazio di manovra per i rivoluzionari internazionalisti».

Quanto ai «modelli organizzativi» delle Br in costruzione, il documento precisa che devono essere «completamente differenti» rispetto al passato: «I militanti saranno, in questa fase, necessariamente in numero ristretto, perché prodotto di lunga selezione; nel contempo si richiedono alti livelli di coscienza e di capacità operative. Tuttavia questi quadri devono essere potenzialmente interscambiabili e sostituibili».

Dalla perquisizione a Luigi Fallico, il corniciaio romano di 57 anni accusato di aver fatto parte anche delle Br di Lioce e Galesi, è saltato fuori un altro documento, forse ancor più significativo perché sembra la «scaletta» (così in effetti s`intitola) di una vera e propria risoluzione strategica. «Non si tratterà in questa fase - c`è scritto - di organizzare le masse sul terreno della prima (riferimento alla «prima posizione» nel dibattito interno alle Br degli anni Ottanta, ndr) ma di dare indicazione strategica».

Questo il «ruolo di fase a breve termine» di «un collettivo combattente necessariamente specializzato e ristretto che si propone però fin da subito l`obiettivo della costruzione del partito comunista combattente rivolgendosi alle punte più avanzate della classe». Seguono riferimenti ad altri documenti evidentemente corposi, sintomo di una produzione ideologica mai interrotta, tipo «appunti per una discussione, cartella 27», o «terzo contributo al dibattito interno, punto 4 cartella 12».

Giovanni Bianconi
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=38063943
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Di Loredana Morandi (del 21/06/2009 @ 15:13:01, in Estero, linkato 1617 volte)
Francamente a me dispiace di vedere la figura di un giurista del calibro di Lelio Basso dato in pasto alla spazzatura, ma dato che è la spazzatura brigatista che risponde da anni dalle email di Luisa Morgantini, salvando il salvabile e la storia, NON è mia responsabilità se Fondazione Basso scende al punto di rispondere agli esponenti delle chat hard di un sito pornografico a pagamento.



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2009-06-22_024527.jpg

clicca per allargare l'immagine


Questa è però la ragione politica per la quale Rifondazione Comunista ha pienamente meritato l'estromissione completa dal Parlamento italiano e da quello Europeo.

Il peccato è l'enorme presunzione e la cecità popolare dell'infettare la Magistratura, nella destabilizzazione dell'Italia di oggi, con comuni esponenti del crimine organizzato.

Qui il link alle risposte tristissime, date a terzi commerciali interessati, finché durano già chiesta la cancellazione, a firma di Fondazione Basso e della ex irriducibile delle brigate rosse Anna Cotone, per Luisa Morgantini, a quanto si legge dalla pubblicazione "contro Loredana Morandi".

Inciso: gli illustri giuristi internazionali citati a sproposito erano a quel convegno né più, né meno l'avvocato scelto dalle Associazioni degli Artisti a rappresentarli di fronte alla Corte Penale Internazionale sui crimini di guerra a Gaza, usato e strumentalizzato per fini politici e con la mala creanza di negarci addirittura l'invito.

Chi fosse interessato a conoscere la pornografia di cui narro da circa 10 mesi e gli autori della bella letterina cui si risponde con tanto garbo, può sostituire l'estensione italiana e raggiungere il dominio e clone commerciale del sito: www.sessochannel.com (vedere: *sessochannel.it*)

Ovvero la vergogna del voto di scambio tra la multinazionale italiana Tiscali Spa e piccoli esponenti politici di Selargius, provincia di Cagliari, società che, stante l'aver perduto il seggio alla Regione Sardegna, non risponde alle violazioni articolo 7 Legge Privacy e neppure all'articolo 8 Legge sulla Stampa.

Che quella comunità pornografica abbia cooptato una comunità giovanile che si interessa di cartoni animati, oggi frequentata anche da ideologi della pedofilia online (indagati Brescia, Bergamo e Milano), soltanto nell'agosto dello scorso anno, è un optional.

Un optional, certo, ma indicativo delle scelte politiche per le ultime candidature in Sinistra e Libertà, già Rifondazione, e l'iscrizione nelle liste di un esponente italiano del Partito Pirata svedese, ovvero Pirate Bay che, circa 2 anni fa, ha subappaltato la più grande delle board italiane del file sharing: Drunken Donkey.

Una sola parola in difesa del file sharing italiano: sulla vecchia Drunken Donkey, grazie alla buona volontà dei gestori, non c'è la pornografia per pedofili o l'hard violento che abita su Pirate Bay. E questo non è certo merito degli svedesi o della pornografia sarda.

Pirate Bay è famosa in Italia per il sequestro della Procura di Bergamo, ma c'è tanto di altro. Anche oltre la vergogna politica di un avvocato, sedicente di sinistra, che denuncia un magistrato e uomo integerrimo alla Procura di Venezia in nome e per conto di criminali comuni. Purtroppo, infatti, Pirate Bay non è perseguibile in Italia per il male già compiuto all'estero. Non tutti sanno che nella storia dei tre pirati sotto processo, osannati anche dalla stampa italiota, ci sono: la distribuzione di foto necrofile per pedofili e ogni altro luridume proveniente dalla cinematografia amatoriale; l'ospitalità sui propri server di una delle più grandi board degli Orchi e, udite, udite... una cassa economica fatta con i fondi più neri, politicamente parlando, che si siano mai visti in Europa.

Il mio invito alla Fondazione Basso e al comitato di presidenza della Sezione Internazionale è a dare adeguata e decorosa risposta alle Associazioni degli Artisti, per non coprire la propria storia di altra vergogna e corruzione da reati comuni, perché purtroppo, anche umanamente parlando, la vetusta cecità sociale e politica si vede proprio in questi fenomeni.

Responsabilità sociale, vuol dire responsabilizzarsi.

Irriducibilmente una persona per bene.

Loredana Morandi
Presidente Associazione ARGON - Network of Artists Against War Italia
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Di Loredana Morandi (del 21/06/2009 @ 13:10:53, in Politica, linkato 1217 volte)

Nota: giro di soldi a parte, la cosa che si vede bene è una vera e propria caccia all'uomo, ma se tanto mi dà tanto, fino ad ora non si può dire che il metodo induca a ritenere pulita sì tal stazza di uccellatore.

 

LE FOTO Scattate a villa certosa

Genchi evoca i Servizi: «Il capo
del governo tradito da un fedelissimo»

Al contrario di Zappadu, altri fotografi sarebbero stati prontamente allontanati dai dintorni di Villa Certosa

ROMA - A volte ritornano. Gioacchino Genchi - consulente informatico di poliziotti e magistrati, indagato a Roma dal febbraio 2009 per il noto archivio di tabulati telefonici - irrompe nella vicenda delle immagini scattate dal fotografo Antonello Zappadu a Villa Certosa e all’aeroporto di Olbia, sostenendo che il presidente del Consiglio «è stato tradito da un suo fedelissimo». Così Genchi sposa la teoria della «manina» tesa da spezzoni degli apparati preposti alla sicurezza del premier e in questo modo mette sulla scia di chi, come Italo Bocchino (Pdl), aveva già denunciato l’esistenza «di spezzoni di apparati dello Stato» infedeli.

Tanto che Carmelo Briguglio (Pdl), membro del comitato parlamentare per la sicurezza (Copasir), ha già chiesto al presidente Francesco Rutelli (Pd) la convocazione di Genchi a San Macuto riguardo alle sue dichiarazioni «sull’esistenza di talpe nel sistema di sicurezza e di protezione del presidente del Consiglio». Però la variabile Genchi - nell’intervista al programma «Klauscondicio» sostiene che, al contrario di Zappadu, altri fotografi sono stati prontamente allontanati dai dintorni di Villa Certosa - non convince tutto il Pdl, a partire dal capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. In serata, infatti, l’ex aennino Briguglio viene lasciato solo nella sua richiesta di audizione del consulente il cui archivio, secondo le parole pronunciate dal premier a fine gennaio, «rappresenta il più grande scandalo della Repubblica».

E anche il Pd fa capire che Genchi va preso con le pinze e che il comitato non può «inseguire ogni ipotesi sull’origine di quanto sta avvenendo...». Emanuele Fiano ed Ettore Rosato, membri del Copasir, sono categorici: «Il Copasir ha già rivolto, anche su nostra richiesta, ai propri referenti diretti, e cioè ai servizi di sicurezza dello Stato, domande relative sia alla vicenda dei voli di Stato sia alla questione della tutela della sicurezza del premier». Genchi, «se è in possesso di notizie sensibili circa i pericoli per la sicurezza del premier, deve innanzitutto recarsi alla procura della Repubblica».

Martedì, dunque, il Copasir ascolterà le risposte del generale Giorgio Piccirillo (Aisi) e dell’ammiraglio Bruno Branciforte (Aise) mentre giovedì è prevista l’audizione del sottosegretario alla presidenza Gianni Letta. All’ordine del giorno ci sono 18 domande divise in tre blocchi. Uno: come è stata possibile la violazione della privacy del premier e dei suoi ospiti nella residenza protetta di Villa Certosa? Due: l’inchiesta di Bari, con le testimonianze di varie ragazze portate nelle residenze private di Berlusconi, evidenziano un problema di sicurezza per il premier? Tre: è ipotizzabile, come affermato dallo stesso Berlusconi, lo scenario di un ipotetico complotto con l’intervento di servizi stranieri?

Dino Martirano
21 giugno 2009

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La mia fonte di informazione sui dati delle Questure italiane è L'Agente Lisa, su Facebook


Catania: “smasher” e la Postale stronca un pezzo di pedofilia online

reati onlineČ la più grande operazione italiana di contrasto alla pedo-pornografia in internet e si chiama "smasher", duro colpo, quello che ha appena messo a segno la polizia postale di Catania, con l'arresto in flagranza di 14 persone in possesso di video di pornografia infantile.

Ma i dati svettano subito in cima ad ogni statistica d'indagine se agli arresti si aggiungono le 253 denunce per l'acquisizione di materiale pedo-pornografico tramite internet e le 300 perquisizioni che la polizia ha effettuato interessando ben 68 città, da nord a sud d'Italia.

Tutte italiane le persone arrestate e denunciate, anche se è tedesco il sito web dove risiedevano i video di pornografia infantile.

Ma allora da dove parte l'indagine? E come si è giunti a rintracciare questi pedofili in internet? Ce lo spiega proprio Marcello La Bella, dirigente della polizia postale di Catania, srotolando un racconto di due anni d'indagini.

"Tutto inizia dall'Italia, quando l'ordinaria attività di monitoraggio svolta dalla polizia postale, s'incrocia con alcune segnalazioni di utenti italiani". Si tratta di un sito con due video, in cui alcuni bambini venivano abusati sessualmente e seviziati. Così parte l'indagine e si scopre che il sito web, attestato su un server tedesco, era stato pubblicizzato su una bacheca on-line abitualmente frequentata da presunti pedofili.

La segnalazione della polizia italiana alla polizia tedesca porta al sequestro del server del sito web inquisito e dà la possibilità agli investigatori di acquisire tutti i dati utili per l'identificazione degli utenti che avevano scaricato i file incriminati. Dati trasmessi dalla polizia tedesca al Centro nazionale di contrasto della pedo-pornografia online (CNCPO) della polizia postale di Roma che li ha poi condivisi con la polizia postale di Catania, titolare dell'indagine già avviata.

E i file trovati in possesso agli indagati ammontano a più di 150 mila con riproduzione di immagini video definite dai poliziotti "cruenti", limitando così all'impiego di una sola parola, la restituzione di quella violenza infantile che abitualmente si consuma con abusi e violenze.

Gli investigatori, coordinati dalla procura distrettuale di Catania, hanno attribuito ad alcuni tra gli arrestati responsabilità ancora più gravi. Tra cui quella di un istruttore di nuoto di bambini che tra i file illeciti rinvenuti nel suo pc, possedeva anche alcuni video da lui stesso prodotti, con una telecamera nascosta, all'interno degli spogliatoi della piscina.

20-06-2009
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Di Loredana Morandi (del 20/06/2009 @ 01:17:43, in Magistratura, linkato 1419 volte)



DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE MINORI ANM SUGLI EMENDAMENTI GOVERNATIVI APPORTATI AL PACCHETTO SICUREZZA




Il disegno di legge n. 733 del 3 giugno 2008 in materia di sicurezza pubblica comprende, nel testo approvato alla Camera dei Deputati il 14 maggio 2009, alcuni emendamenti proposti dal Governo. Essi tuttavia lasciano inalterati i profili di criticità rispetto all’interesse dei minori già evidenziati in numerosi documenti.

In particolare, il testo licenziato dalle Camere non è stato modificato nella parte in cui non consente la registrazione dei figli dei clandestini nell’atto di nascita (modifica all’art. 6 comma 2 tu immigrazione, come modificato dall’art. 45 lett. F, ora art. 20 lett. F ddl), nonostante il Parlamento fosse stato debitamente informato della palese incostituzionalità di tale norma (si richiama, in proposito, il documento dell’associazione dei Giudici Minorili e della Famiglia).

Detta previsione contrasta con il diritto del minore alla propria identità personale (nel quale rientra lo status filiationis) e cittadinanza, che viene riconosciuto dall’art. 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia, la cui limitazione comporterebbe l’esposizione dei minori al pericolo di falsi riconoscimenti di terzi e aggiramenti fraudolenti della legge sull’adozione. In ogni caso, l’abnorme ed iniqua conseguenza di tale modifica normativa è che, non potendo il minore essere riconosciuto entro soli dieci giorni, si aprirà automaticamente la procedura di adottabilità.

Sarebbe opportuno prolungare il termine previsto per l’apertura di una procedura di adattabilità, al fine di non determinare una impossibilità in concreto di registrazione dei figli di clandestini nei termini i legge, con il timore che tale situazione, nel tempo, possa indurre le clandestine a partorire senza assistenza ospedaliera con grave rischio per la salute delle donne e dei nascituri destinati a rimanere minori invisibili.
Né pare che i lamentati profili di incostituzionalità siano esclusi dal fatto che la madre e il coniuge possano chiedere un permesso per maternità, ai sensi dell’art. 19 u.c. lett. D), come modificato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 376/2000. Invero, è facile prevedere le notevoli difficoltà di ordine burocratico che i competenti uffici delle questure incontreranno nel valutare istanze corredate da atti di nascita dai quali non potrà desumersi la paternità e maternità dei neonati. Il rapporto di filiazione dovrà essere provato in via indiretta (per esempio attraverso il certificato di assistenza al parto, a mezzo testimoni etc.), con esiti incerti e la verosimile possibilità di un successivo contenzioso in via amministrativa.

La modifica più rilevante è costituita dall’introduzione del reato di “ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato (art. 10 bis tu immigrazione, introdotto dall’art. 1 coma 16 ddl), punito con la pena dell’ammenda, ma corredato da sanzioni accessorie (espressa previsione dell’espulsione come sanzione sostitutiva, effetto estintivo del reato dell’avvenuto allontanamento dello straniero e possibilità di procedere ad espulsione amministrativa anche in assenza di nulla osta dell’autorità giudiziaria procedente), che ne rendono evidente la finalità di allontanamento dello straniero dal territorio dello Stato.
La Commissione rileva in proposito che non è espressamente prevista l’esclusione dei soggetti minorenni dall’ambito applicativo della nuova fattispecie, sebbene, dalle norme costituzionali e convenzionali, dall’arti. 37 bis l.n. 184 del 1983 e dall’art. 19 cpv. lett. A) TU immigrazione, si desuma il principio per cui il minore straniero che si trovi in Italia in condizioni abbandono non può essere espulso, ma deve anzi ricevere protezione sulla base della legislazione italiana in materia di adozione, affidamento e interventi urgenti.

Una lacuna normativa si evidenzia nell’art. 10 bis comma 6, che prevede una causa di sospensione del procedimento penale, nel caso di presentazione di una domanda di protezione internazionale di cui al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251. Tale previsione andrebbe ragionevolmente estesa anche ai permessi rilasciati dal Tribunale per i Minorenni ai sensi dell’art. 31 tu immigrazione in presenza di situazioni di pregiudizio psico – fisico per i figli minori. Poiché tali domande vengono proposte da soggetti in stato di clandestinità, si determinerebbe la paradossale conseguenza di imporre ai Tribunali per i Minorenni di denunciare gli istanti per il reato di immigrazione clandestina.

In conclusione, la Commissione evidenzia che i menzionati emendamenti governativi, nonostante le numerose sollecitazioni fatte, non hanno apportato al testo del ‘pacchetto sicurezza’ alcuna modifica a tutela della delicata condizione dei minori stranieri che si trovano nel territorio dello Stato.


La pagina dei lavori della Commissione Minori sul sito della ANM

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Di Loredana Morandi (del 19/06/2009 @ 01:37:18, in Redazionale, linkato 1081 volte)





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