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 '' v.i.t.r.i.o.l. ,,... di Lunadicarta
 
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Il buon giudice non deve essere giovane, ma anziano, uno che ha appreso tardi che cosa è l'ingiustizia, senza averla sentita come personale e insita nella sua anima; ma per averla studiata, come una qualità altrui, nelle anime altrui.

Platone
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 30/05/2010 @ 10:40:43, in Sindacati Giustizia, linkato 1325 volte)
Uffici giudiziari in emergenza:
in aiuto arrivano i cassintegrati


Dare una mano ai lavoratori in difficoltà e allo stesso tempo cercare di mettere una pezza alla cronica carenza di personale (con conseguente giacenza di arretrati) degli uffici giudiziari. Entro metà giugno 40 cassaintegrati bergamaschi verranno inseriti tra la Procura e il Tribunale di Bergamo, a sostegno delle attività di cancelleria, come già sperimentato, ad esempio, a Sondrio, Milano e Monza. Il collocamento è frutto di un accordo tra Regione, Provincia (dove è già passato in Giunta), Palagiustizia e Procura.

I destinatari - a cui non è chiesto alcun requisito di età o nazionalità, ma l'idoneità a incarichi «paraimpiegatizi», oltre alla conoscenza del computer - possono essere per ora i cassaintegrati in deroga ai quali è stata assegnata una dote ammortizzatori sociali. I percorsi avranno una durata di quattro mesi prorogabili per altri quattro (fino a fine anno).

Via Tasso (sul capitolo «Programmi di reimpiego» del Bilancio di previsione 2010) ha già stanziato 73.600 euro (pari a circa 460 euro lordi al mese per addetto, che si aggiungeranno all'assegno di cassaintegrazione), per coprire i costi dell'operazione. «La Provincia – spiegano da via Tasso (la pratica è stata seguita, in particolare, dal segretario generale Benedetto Passerello e dall'assessorato all'Istruzione, formazione e lavoro di Enrico Zucchi) –, nel contesto di grave crisi che sta colpendo l'economia del territorio provinciale, ritiene necessario collegare alle politiche passive percorsi di politica attiva rivolti ai lavoratori destinatari di ammortizzatori sociali. Proprio con la doppia finalità di collaborare alla soluzione della difficile situazione degli arretrati giacenti negli uffici giudiziari, e di motivare nuove esperienze per i lavoratori colpiti dalla crisi».

Leggi di più su L'Eco di Bergamo del 29 maggio
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Di Loredana Morandi (del 30/05/2010 @ 10:46:10, in Magistratura, linkato 1330 volte)
Un migliaio di processi a rischio: 8 giudici su 12 trasferiti non sostituiti

A Gela la paralisi della giustizia


Gela, Il Tribunale di Gela e' al collasso. Un migliaio di processi di competenza del tribunale in composizione monocratica, rischiano di rimanere congelati. A lanciare l'allarme, il presidente della sezione penale Paolo Fiore. Su un organico di dodici giudici, ben otto sono stati trasferiti ad altra sede.

Due hanno gia' lasciato il Tribunale di Gela mentre i rimanenti sei lo faranno entro settembre. Dei quattro magistrati rimasti - fra penale e civile - facenti la funzione di giudice monocratico, tre matureranno l'anzianita' prevista solo nel dicembre del 2011. Rimane quindi un solo magistrato con un migliaio di processi pendenti e altrettanti ne giungono in media ogni anno.

Solo nell'aprile del 2011 il Tribunale di Gela avra' l'organico al completo, ma i giudici che arriveranno saranno di prima nomina e quindi non potranno svolgere nessuna mansione al monocratico. "Molti processi - ha spiegato il presidente Fiore - rischiano di cadere in prescrizione. Da settembre potremmo garantire solo i processi con detenuti o per reati particolarmente gravi. Negli ultimi venti anni il Tribunale di Gela ha vissuto grazie a magistrati di prima nomina.

I magistrati che hanno maturato anni di anzianita' non chiedono di venire a Gela perche' non e' considerata una sede appetibile, malgrado gli incentivi economici e di carriera". Anche la procura e' in ginocchio. Da settembre sui cinque magistrati previsti in pianta organica, rimarra' in servizio solo il procuratore capo, Lucia Lotti. L'organico sara' al completo solo fra un anno.

Rainews 24
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Di Loredana Morandi (del 30/05/2010 @ 10:48:07, in Economia, linkato 1468 volte)

Caso Scaglia, rinnovare
i quadri della magistratura

Sabato 29.05.2010 09:17
Dall'associazione Imprenditori d'Italia

 

A molti sembra che la tortura sia un insieme di atroci e dolorose tecniche relegate a un lontano passato, creando anche un'immagine del genere umano che nulla ha di edificante.

Al giorno d'oggi sembra che il mondo civilizzato non abbia più bisogno di metodi così crudeli. La scienza è un fondamentale supporto per le indagini: abbiamo satelliti in grado di spiare le mosse del colpevole, analisi chimiche che ci forniscono l'esatta identità del criminale, tecniche sofisticate per le intercettazioni al fine di ottenere una verità dei fatti.

Ma se satelliti, analisi, intercettazioni e perquisizioni non sono sufficienti a sostenere un quadro ideale che un PM, malato di egocentrismo e protagonismo, si è imposto di dimostrare per usare il personaggio pubblico, famoso e ricco al suo tornaconto personale, cosa s'inventa?

La tortura della custodia cautelare in carcere!

 Tanti, troppi imprenditori sono stati sottoposti a questa restrizione di libertà al solo scopo di essere costretti a dire, non la verità, che hanno sempre proclamato, ma quello che vogliono sentirsi dire i magistrati opportunisti.

Uno dei tanti casi balzati alla cronaca giudiziaria di questi ultimi tempi è Silvio Scaglia: 80 giorni di carcere e ora agli arresti domiciliari.

Gli arresti preventivi sono ammessi dal nostro ordinamento in caso di gravissimi indizi di colpevolezza e solo in caso di ragionevole pericolo di fuga e reiterazione del reato; Scaglia, che vive in Inghilterra e che al momento dell'emissione del provvedimento era in America Latina, dice subito: "Ho chiesto agli avvocati di concordare immediatamente il modo più opportuno per essere interrogato dai magistrati", riaffermando comunque la sua estraneità a qualunque reato.

Il 26 febbraio, poco dopo mezzanotte, Scaglia atterra a Ciampino e si consegna alla Guardia di Finanza, che lo porta al carcere di Rebibbia. Il 2 marzo 2010 Scaglia viene portato a Regina Coeli per l'interrogatorio. Il 17 maggio 2010 il GIP Aldo Morgigni ha firmato la disposizione per gli arresti domiciliari di Scaglia, ponendo fine agli 80 giorni di detenzione nel carcere di Rebibbia.

Ma nonostante il "rapimento" imposto dai magistrati, la "tortura" del carcere preventivo e la richiesta di una confessione come "riscatto", Silvio Scaglia, chiaro esempio imprenditoriale di capacità e impegno, riconosciutogli a livello internazionale, non ha altro da dire che la Verità già detta varie volte in precedenti audizioni; ma i magistrati non si fanno convincere e per la sola accusa che: "non poteva non sapere", se proprio la tortura del carcere non ha avuto effetto paghi il suo riscatto con gli arresti domiciliari e con una fidejussione di 10 milioni di Euro! Certo avete capito bene Scaglia ha dovuto rilasciare una fidejussione di 10 milioni di Euro per uscire dal carcere, insomma si sono pure inventati la libertà su cauzione!

Poi ci sono anche quelli meno facoltosi che in carcere rimangono come il Dott. Rossetti ex-direttore finanziario. Rossetti ha sotto sequestro tutti i conti correnti e beni personali e la famiglia è costretta a vivere dell'elemosina degli amici e parenti. Il Gip dice che non lo scarcera perché non ha fornito elementi utili all'inchiesta, non è tortura questa?

Ormai gli imprenditori e dirigenti di imprese non devono più temere i rapimenti da parte di bande malavitose ma solo quelli di discutibili magistrati che vogliono farsi gratuita pubblicità (pagata dal popolo) per il solo gusto egocentrico o per mettersi poi in politica andando a ingrossare le fila del partito di Di Pietro.

Imprenditori d'Italia, come indica nel suo programma continua a sostenere che: “I quadri della Magistratura vanno completamente rinnovati, partendo dai massimi vertici, per ridare il senso di integrità che oggi pare irrimediabilmente perso.”

Affari Italiani

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Di Loredana Morandi (del 30/05/2010 @ 10:55:25, in Economia, linkato 1343 volte)
Idee di riforme a costo a zero,
si parte della giustizia civile

di Giuseppe Chiellino
27 maggio 2010

«Riforme a costo zero». Può sembrare uno slogan, in tempi di nuova austerity, quando bisogna tagliare la spesa pubblica per sanare i conti senza strozzare la timida ripresa dell'economia e del sistema paese. Le possibilità non sono molte, ma qualche strada c'è.

«La prima riforma da fare è rendere efficiente la giustizia civile che oggi è sommersa da 6 milioni di cause che intasano i tribunali. Come? È molto semplice e non costa nulla: bisogna superare il sistema del 'contributo unificato' che rende irrisori i costi per avviare una causa ed è forse il motivo principale dell'enorme numero di cause civili pendenti» afferma Gabriel Cuonzo, partner e socio fondatore dello studio legale Trevisan & Cuonzo, esperto di diritto commerciale e proprietà intellettuale.

Specializzato in materia di diritto dei marchi e dei brevetti, della concorrenza sleale, lotta alla contraffazione e pirateria video-musicale, come molti suoi colleghi si scontra ogni giorno con i tempi lunghissimi della giustizia italiana. «È la prima cosa di cui tengono conto le aziende e le multinazionali quando decidono se vale la pena investire in un determinato paese. E per l'Italia - spiega - è la prima causa che le spinge a rinunciare. Le imprese anno bisogno di certezze e non avere una ragionevole stima sulla durata di eventuali contenziosi scoraggia chiunque, soprattutto che deve investire».

Il contributo unificato va da un minimo di 30 euro ad un massimo di 1.110 euro, con una suddivisione per fasce a seconda del valore della causa. «In pratica accade che, versato questo tributo all'inizio, nulla più è dovuto a prescindere dalla durata della causa» spiega Cuonzo. Inoltre esistono numerose esenzioni per tipologie di causa, dall'assegno per il mantenimento dei figli alle cause di divorzio, dall'interdizione alle esecuzioni forzate. «Non solo: per le grandi cause societarie - spiega Cuonzo - o di diritto industriale, il cui valore è indeterminabile - è previsto un contributo risibile di appena 340 euro».

Due sono le modifiche «a costo zero» che propone Cuonzo: «Raddoppiare o triplicare la soglia minima per le piccole controversie e aumentare anche di 10 volte il contributo unificato per le cause tra società che hanno valori di milioni di euro». Gli effetti positivi sarebbero almeno tre: «più risorse per la giustizia, meno cause per i giudici e un vantaggio competitivo per le imprese che renderebbe l'Italia più attraente per gli investitori esteri».

L'articolo prosegue su Il Sole 24 ore


«L'unico vero ostacolo è l'eccessivo numero di avvocati in Italia, circa 200mila» ammette Cuonzo. «Ma alzare i costi del contenzioso - ritene - dopo un doloroso assestamento, porterebbe alla riduzione del numero degli avvocati e all'aumento del livello professionale e del loro reddito medio che oggi è uno dei più bassi della Ue».


Il decalogo dell'innovazione. Per Cuonzo, che ha tra i clienti molte multinazionali ma anche piccole realtà che registrano nuovi brevetti, «è fondamentale, anche per la crescita economica, creare le condizioni perchè chi ha buone idee innovative sia messo in grado di realizzarle e farle diventare occasione di business». Perciò in una sorta di «decalogo» per l'innovazione, Cuonzo indica anche altre idee, e insieme al Sole24ore.com, prova a lanciare il confronto con professionisti, imprese e lettori.

«L'esperienza sul fronte della proprietà intellettuale - spiega l'avvocato - mi porta a pensare che una mappatura della ricerca che si fa in Italia, può essere molto importante per portare alla luce gioielli nascosti e attrarre investitori e capitali. Parlo di ricerca orientata al business e non di ricerca pura. I costi sarebbero limitati e non sarebbe difficile trovare gli sponsor. Le banche d'investimento sono molto interessate».

Altra iniziativa possibile è quella di costituire un soggetto di consulenza centralizzato, con tutte le competenze necessarie, dal legale al venture capitalist e all'università, per offrire un punto di riferimento a tutte quelle realtà di cui il paese è ricco, che però non riescono a trasformare una buona idea in un'attività imprenditoriale. «Da questo punto di vista - teme cuonzo - il federalismo rischia di portarci nella direzione opposta, credo non sia compatibile con l'innovazione tecnologica».

Lo strumento fiscale. Una fiscalità favorevole per i 'portafogli intellettuali', infine, servirebbe incentivare la registrazione dei brevetti in Italia invece che all'estero, come avviene oggi. «In Gran Bretagna - spiega Cuonzo - per esempio c'è l'esenzione sul trasferimento dei brevetti da un soggetto all'altro». Ma questa misura avrebbe un costo! «È vero, ma va valutato alla luce della fuga delle royalties di registrazione».
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Di Loredana Morandi (del 30/05/2010 @ 11:14:48, in Osservatorio Famiglia, linkato 1377 volte)
Su questo caso non ho critiche, ma solo consigli, anche alla luce di questi "titoli" che non recano onore a nessuno. Quale contesa? La procura di Salerno, ad oggi e con 17 anni di ritardo,"dovrebbe" indagare su quegli apparati dello Stato, che per corruzione o connivenza hanno consentito la libertà di uccidere ancora ad un omicida seriale. Poi, visto che Restivo è in carcere, con comodo potrà occuparsi dell'assassino. E' la miglior giustizia che Elisa potrebbe chiedere... L.M.

Claps: Restivo 'conteso',

procura Salerno studia strategie

Gli inquirenti due giorni fa gli hanno fatto notificare un mandato di arresto europeo


SALERNO - Come e quando ottenere il rientro di Danilo Restivo in Italia, perche' sia giudicato per l'omicidio di Elisa Claps: e' questo il problema, se non l'ossessione, degli inquirenti della Procura di Salerno, che due giorni fa gli hanno fatto notificare un mandato di arresto europeo. Il timore dei magistrati salernitani e' di non riuscire ad ottenere la consegna temporanea entro un anno, termine di scadenza della misura di custodia cautelare notificata, appunto, due giorni fa. In procura ci sono bocche cucite, ma e' trapelato che si starebbe studiando una giurisprudenza di Cassazione che permetterebbe di recuperare tempo prezioso. Secondo la Cassazione, infatti, la custodia cautelare all'estero decorre, nel caso di un indagato detenuto in un altro Paese, a partire dal momento della cessazione del titolo di detenzione estero. Questa strada, tracciata dalla giurisprudenza italiana, consentirebbe, in definitiva, di far scattare l'anno di decorrenza della custodia cautelare non appena Restivo non fosse piu' in stato di arresto in Inghilterra.

INCIDENTE PROBATORIO POTREBBE FAR EMERGERE COMPLICITA' - Gli accertamenti in corso in sede di incidente probatorio sul caso Claps potrebbero portare ad aprire nuove indagini e magari coinvolgere altri soggetti per quel che riguarda l'occultamento del cadavere di Elisa e le presunte coperture che hanno aiutato Danilo Restivo a farla franca per 17 anni. Proprio la presenza di tracce di Dna estranee al corpo, e allo stesso Restivo, potrebbero per gli inquirenti indurre a procedere a nuove verifiche per delineare l'eventuale contesto di complicità sul quale Restivo avrebbe potuto contare.

"Danilo Restivo uccise Elisa Claps il 12 settembre 1993 colpendola 13 volte al torace con un'arma da punta e taglio, dopo un approccio sessuale rifiutato dalla ragazza": lo ha detto ieri ai giornalisti il Procuratore generale di Salerno, Lucio Di Pietro. Il magistrato ha aggiunto che nei confronti di Restivo "ci sono gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza in ordine all'omicidio di Elisa Claps". Dopo aver colpito al torace Elisa Claps, provocandone la morte, Restivo - ha spiegato Di Pietro - "l'ha trascinata in un angolo del sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, coprendo il cadavere con materiale di vario tipo, fra cui tegole e materiale di risulta". Restivo "ha commesso il fatto - ha aggiunto il Procuratore generale di Salerno - per motivi abbietti e ha agito con crudeltà". Dal 12 settembre 1993, giorno dell'omicidio, "il corpo di Elisa è sempre rimasto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove poi è stato trovato": lo ha detto il Procuratore generale di Salerno, Lucio Di Pietro. "Dall'esame autoptico del professor Introna, di altissimo livello scientifico - ha aggiunto il magistrato - è emerso che Elisa Claps è stata uccisa proprio la mattina del 12 settembre 1993, esattamente negli stessi luoghi in cui aveva incontrato Danilo Restivo".

FURONO TAGLIATI I CAPELLI DI ELISA - Furono tagliati i capelli di Elisa Claps: è questo uno degli elementi che avrebbero condotto la Procura generale a chiudere il cerchio su Danilo Restivo, per il quale è stato disposto l'arresto per l'omicidio della ragazza, avvenuto 17 anni fa.  In conferenza stampa oggi a Salerno, il pg Lucio Di Pietro non ha voluto rispondere a una domanda sui capelli: `'Ritengo doveroso - ha detto - mantenere il riserbo su elementi sui quali si stanno svolgendo degli accertamenti". Da fonti giudiziarie però risulta che effettivamente i capelli di Elisa risultassero tagliati: elemento che potrebbe essere emerso anche durante l'esame autoptico.

PG, RICHIESTA ARRESTO A GIP L'11/5, ACCOLTA IL 22/5  - La Procura generale di Salerno ha chiesto l'arresto di Danilo Restivo, con l'accusa di aver ucciso Elisa Claps, l'11 maggio scorso e il gip ha accolto la richiesta il 22 maggio: lo ha detto ai giornalisti il Pg di Salerno, Lucio Di Pietro. "L'11 maggio - ha spiegato Di Pietro - la Procura generale ha depositato alla cancelleria del gip anche la richiesta di emissione di un mandato di arresto europeo e il gip ha accolto totalmente la richiesta cautelare dell'ufficio della Procura generale".

PM, POSSIBILE ESTRADIZIONE TEMPORANEA RESTIVO - Per Danilo Restivo, "che in Italia è in stato di arresto, è possibile un provvedimento di estradizione temporanea dall'Inghilterra": lo ha detto ai giornalisti Rosa Volpe, il pm di Salerno che, insieme ad altri due magistrati, coordina l'inchiesta sull'assassinio di Elisa Claps. "In questa fase - ha aggiunto Volpe - abbiamo un anno per eseguire effettivamente l'arresto".

L'estradizione provvisoria in Italia di Danilo Restivo "consentirebbe alla Procura di Salerno di celebrare le fasi del procedimento fino al momento di restituire l'indagato alla giustizia inglese, fino poi ad arrivare ad un accordo finale": lo hanno detto i magistrati. E' stato inoltre precisato che "saranno presi contatti prima del 24 settembre" - data in cui Restivo comparirà davanti al Tribunale inglese - e saranno stabiliti tempi e modi di gestione dei due procedimenti. La magistratura di Salerno ha un anno di tempo per completare la fase delle indagini preliminari senza che Restivo venga rimesso in libertà, prima della richiesta di rinvio a giudizio e dell'avvio del dibattimento processuale.

GILDO, RITROVAMENTO 17 MARZO FU MESSINSCENA - "Siamo convinti, ma non solo noi, che il ritrovamento del cadavere di Elisa, il 17 marzo, è stata una messa in scena": lo ha detto stamani, in un'intervista con Radionorba Notizie, Gildo Claps, fratello della ragazza scomparsa il 12 settembre 1993, il cui cadavere è stato trovato il 17 marzo scorso nel sottotetto della canonica della chiesa della Santissima Trinità, a Potenza. "Non sono chiare - ha aggiunto Gildo Claps - le circostanze del ritrovamento del 17 marzo. E' evidente che il ritrovamento é avvenuto in precedenza e che quindi ci sono ombre, dubbi e sospetti che gravano su quanto è accaduto nella chiesa della Trinità. L'invito che abbiamo fatto al clero, e al vescovo in particolare, è quello di dire finalmente la verità su quanto accaduto".

Gildo Claps ha detto che la famiglia di Elisa ha accolto "con soddisfazione" la notizia dell'arresto disposto dalla magistratura salernitana per Danilo Restivo, ieri pomeriggio. "Abbiamo atteso, anzi abbiamo elemosinato per 17 anni - ha detto nell'intervista con Radionorba Notizie - questo atto, l'atto di arresto. Fin dall'inizio avevamo indicato Danilo come il responsabile della scomparsa di Elisa. Quindi oggi si compie un percorso che è una battaglia che è durata 17 anni. E' evidente che per noi è solo il primo tassello di una verità ancora difficile da raggiungere perché è evidente che ci sono complicità e connivenze che ancora devono venir fuori e quindi necessariamente - ha concluso Claps - ci auguriamo che le autorità inquirenti facciano piena chiarezza e piena luce su quanto accaduto quel 12 settembre 1993".

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Io, magistrato della Corte di cassazione
e la manovra economica
      

Sono un consigliere della Terza Sezione Civile della Corte di cassazione e sto per compiere 54 anni. Sono entrato in carriera nel marzo del 1983. Questa settimana, a causa delle notizie sul trattamento che la manovra fiscale vorrebbe riservare ai magistrati, ho lavorato con profonda amarezza.

Io, come quelli del mio concorso, mi troverei nella seguente condizione: il prossimo 19 marzo 2011 maturerei 28 anni di anzianità e, pertanto, dovrei essere valutato dal C.S.M; se dovessi ricevere una valutazione positiva, avrei diritto ad una progressione economica, funzionale anche a ragguagliare il mio trattamento a quello dei magistrati amministrativi con equivalenti condizioni di servizio. Invece, sento dire che, in forza di questa manovra (a parte il previsto prelievo del 5% o del 10% sullo stipendio e l'esclusione dell'adeguamento stipendiale agli aumenti già dati al pubblico impiego nel triennio precedente), se sarò valutato positivamente, mi sarà sì conferito il relativo titolo, ma non l'aumento di stipendio.

Nella stessa condizione si troveranno i colleghi che, a far tempo dal 2011, dovranno subire valutazioni di professionalità, a cominciare da quelli più giovani. Anche a loro sarà conferito il titolo se valutati positivamente e, per la valutazione, dovranno prima presentare una domanda, un'autorelazione, i titoli. Tutto questo, però, senza corrispettivo. Io, come gli altri colleghi che si vedranno riconosciuta la progressione solo "per la gloria", mi troverò a lavorare con quei colleghi che hanno conseguito entro il 2010 la stessa valutazione, ma sarò pagato di meno.

Sono entrato in magistratura, provenendo da una famiglia di modesta condizione economica, perché credevo nel valore sociale del mestiere di magistrato. Sono arrivato giovane in Corte di cassazione (nel 2004), per concorso, e sono sempre stato soddisfatto ed entusiasta del mio lavoro (non altrettanto delle condizioni in cui si svolge, ma questo richiederebbe un discorso a parte).

Nella mia carriera ho sempre dato tanto al "mestiere", lavorando sempre anche di sabato e, spessissimo, di domenica, senza limiti d'orario (e qualcuno voleva metterci pure i "tornelli"!). Lo stimolo di lavorare in cassazione (la Suprema Corte!), così come la forte motivazione di far fronte all'arretrato (ad esempio, in civile la Corte riceve 30.000 ricorsi all'anno) per rispondere alle esigenze dei cittadini, ha spinto me e i miei colleghi a lavorare a ritmi ormai difficilmente sostenibili. Tanto che quelli più anziani hanno preferito collocarsi in pensione, lasciando la Corte scoperta di oltre cento unità, ossia di circa un terzo del suo organico.

Ora sono inquieto. Ho moglie e figli a carico e la mia è una famiglia monoreddito. Certo, non sono un impiegato, né un operaio. Sono consapevole che essi avranno preoccupazioni maggiori delle mie.

Non so, però, se sarà giusto continuare a lavorare ai ritmi attuali. Non so se sarà giusto sacrificare – come ho sempre trovato "naturale" per il "mestiere" di magistrato, perché così insegnatomi dai colleghi più anziani con cui ho lavorato e lavoro – due terzi, e talvolta più, delle mie ferie, senza esservi tenuto per dovere di ufficio.

Credo oggi di interpretare i sentimenti dei miei colleghi; per questo ho vinto il mio naturale riserbo di magistrato, spinto anche dalla notizia che un mio validissimo e noto collega di sezione, di dieci anni più anziano di me e con quaranta anni di servizio, proprio oggi si è dimesso dalla Magistratura.

Raffaele Frasca
Consigliere della Corte di cassazione

(Il Messaggero 29 maggio 2010)


Il magistrato e la manovra
        

Ho letto con interesse la lettera del Consigliere di Cassazione Dott. Raffaele Frasca perchè ho sempre apprezzato il lavoro della magistratura e spero che solo lo sfogo amaro di un momento gli faccia dire:"non so se sia il caso di continuare ad impegnarmi come ho fatto fin'ora".

Le osservazioni del Consigliere sono ovviamente determinate dalla finanziaria di cui tanto si parla e che colpisce e preoccupa anche categorie molto più fragili dei Magistrati. Ognuno è ovvio cura il suo orticello e piange sui colpi di scure che incidono sul proprio reddito, ma c'è chi ha dimenticato il significato di tale termine, chi per motivi di crisi aziendale non percepisce da mesi lo stipendio, chi dovrebbe, dopo una vita di sacrifici e di lavoro pesante, avere una meritata pensione ed invece si trova a dover aspettare ancora un anno per ottenere una misera pensione di vecchiaia.

Ma quanto incasserà lo Stato penalizzando categorie già palesemente martoriate? Ci sono categorie(caste?) che hanno privilegi e stipendi che sono oltraggiosi e vergognosi rispetto a chi davvero non arriva a metà mese con il proprio salario, ma quelle categorie non si toccano, meglio dissanguare(ma è rimasta qualche goccia di sangue?) i futuri pensionati e chi vive con stipendi di fame(io appartengo a queste categorie).

Caro Consigliere condivido le sue proccupazioni e quando parlo di categorie privilegiate, non mi riferisco ai magistrati ma voglio solo ricordarle che ci sono persone che hanno avuto una vita meno fortunata di quanto avrebbero meritato e che ora pagano il prezzo di una cecità legislativa che non sa(non vuole?)vedere ed intraprendere la via che porterebbe a quella giustizia sociale che sembra non essere più neanche la bandiera dei sindacati. Un cordiale saluto

Antonio Manca

(Il Messaggero 30 maggio 2010)
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Accade a Tivoli...

Processo-lumaca dura 40 anni:

il querelante muore prima, novantacinquenne


Dopo una lunga malattia, si è spenta G. I, quasi 95 anni. L'anziana di Tivoli non ha avuto la possibilità di vedere la fine di una causa civile intrapresa contro i parenti per una consistente eredità materna. Una causa iniziata quando aveva appena 50 anni, negli anni '70

Avrebbe compiuto tra poco 95 anni G. I., di San Gregorio da Sassola alle porte di Tivoli, ma si è spenta per una lunga ed invalidante malattia: si è spenta senza avere la possibilità di vedere la fine di una lunga causa civile intrapresa contro i parenti per una consistente eredità materna. Una causa intrapresa quando aveva appena 50 anni, negli anni '70: dopo decenni passati tra carte bollate, udienze rinviate, giudici sostituiti, avvocati cambiati o deceduti, codici e leggi che si susseguono, diversi anni fa, l'anziana donna, stufa di attendere, aveva deciso di fare causa allo Stato italiano invocando l'applicazione dell'articolo 6 della convenzione europea dei diritti dell'uomo che «punisce» pecuniariamente lo Stato per l'eccessiva durata di un processo.

Esemplare e veloce la decisione della Corte di Appello di Perugia, che accogliendo il ricorso della donna, aveva condannato il ministero della Giustizia a pagare alla donna 8mila euro oltre agli interessi legali: era il 10 aprile del 2006. Il ministero della Giustizia avrebbe dovuto immediatamente onorare il debito nei confronti della vecchietta, pronta a godersi «da viva» la meritata vittoria, ma purtroppo così non è stato e a poco sono serviti i numerosi atti di precetto contro l'amministrazione, che si è vista pure pignorare le fotocopiatrici. Ora saranno gli eredi a chiedere giustizia.

Il Giornale
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Di Loredana Morandi (del 31/05/2010 @ 06:55:52, in Magistratura, linkato 1420 volte)
L'incontro è oggi...

Manovra/ Domani toghe da Letta per tagli,

su scudi anche cultura

Per i finiani "illogici e sbagliati i tagli alle eccellenze"


Roma, 30 mag. (Apcom) - Da un lato il mondo della Giustizia, dall'altro quello della cultura. Due emisferi che raramente si toccano ma che in questi giorni sono uniti da un comune denomitare: i 'tagli' contenuti nella manovra economica del governo e le proteste contro le decurtazioni di fondi. Sul fronte giustizia, i 'destini' di magistrati e personale generico sono appesi all'incontro di domani mattina tra i vertici dell'Anm e del Comitato Intermagistrature e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Per quanto riguarda invece la cultura, a prendere parola è Farefuturo, la fondazione presieduta da Gianfranco Fini, che dà voce al malcontento per i tagli subiti dal settore. Sostanzialmente simili le rivendicazioni delle due categorie.

Per il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, la manovra economica del governo, che vede "inaccettabili penalizzazioni. E' assurdo che un magistrato che guadagna 150.000 se ne veda decurtati dalla manovra soltanto 2.000 e uno che ne guadagna 70.000 debba contribuire alla soluzione della crisi economica con 20.000", secondo Cascini in funzione del blocco dei primi aumenti automatici di stipendio, "che sono i più consistenti e avvengono nei primi 15 anni di carriera".

Dall'altro lato, Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi è "rammaricato" per non aver potuto dire la sua su quali interventi fare per tagliare le spese nel settore della cultura in occasione del varo del decreto sulla manovra economica. "Sono convinto da tempo della necessità di ridurre gli sprechi e riorganizzare interamente la cultura italiana. Perciò mi sono trovato in totale sintonia con la decisione del ministro Tremonti e dell'intero Governo di procedere ad un taglio dei fondi anche della cultura. Avrei voluto tuttavia poter concertare dove intervenire e in che modo farlo per ridurre le spese. Mi rammarico che ciò non sia avvenuto".

Solidale con il ministro, ma molto più critico con il governo, il periodico online di Farefuturo. "Non è possibile, non è giusto, che sul mondo del sapere e della ricerca, un comparto che per il nostro paese riveste un'importanza del tutto particolare, si abbatta la scure dei tagli così, indiscriminatamente e senza alcun tipo di discussione preliminare. Senza spazi di riflessione, di confronto, anche all'interno dello stesso ministero". "Che sia tempo di sacrifici - si legge su Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo - nessuno lo mette in dubbio. E condividiamo tutti l'esigenza di profonde riforme della cultura come quella delle fondazioni liriche ora in Parlamento, e condividiamo tutti l'esigenza di una manovra che impone sacrifici a tutti. Ma attenzione ai tagli indiscriminati alla cultura. Soprattutto se nella lista dei 232 istituti "tagliati", ci sono anche alcune vere e proprie punte di eccellenza italiana riconosciute da tutto il mondo".
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Di Loredana Morandi (del 31/05/2010 @ 08:29:44, in Estero, linkato 2183 volte)

Intollerabile ad una società umana che voglia dirsi civile! Altre fonti parlano di 18 morti...

Sono previsti presidi in Roma, piazza S.Marco alle 17 e a Torino alle 16.30 in zona Palazzo Nuovo.

Israele assalta navi pacifiste
"Almeno 15 morti", proteste

L'azione della marina israeliana nella notte contro il convoglio Freedom Flotilla che si stava dirigendo verso la Striscia per forzare il blocco e portare aiuti umanitari. I militari hanno sparato, le vittime sono almeno 15 secondo i volontari a bordo ma il bilancio potrebbe salire. I militari: "Dalla nave hanno sparato sui commando che stavano salendo a bordo". La denuncia delle ong: "Assalto illegale in acque internazionali". Protesta ufficiale di Ankara, che convoca l'ambasciatore. Attaccata l'ambasciata di Israele a Istanbul, Hamas chiama all'Intifada "contro le ambasciate"

L'esercito israeliano ha confermato in un comunicato che ci sono morti e feriti tra i passeggeri a bordo della nave assaltata dai commando della marina militare israeliana

Fonti della Difesa israeliana hanno dichiarato che dalla nave sono partiti spari contro i commando che stavano salendo a bordo

Il movimento islamico Hamas esorta arabi e musulmani di tutto il mondo a sollevarsi in un'intifada dinanzi alle ambasciate israeliane del globo, dopo il sanguinoso attacco israeliano alla flotta umanitaria in rotta verso Gaza.

Secondo l'emittente del Qatar Al Jazeera, è probabile che sia confermata la denuncia degli attivisti a bordo della Freedom flotilla, secondo cui l'assalto sarebbe avvenuto in acque internazionali. Il corrispondente da Gerusalemme ha ricordato che mai, nelle passate missioni pacifiste condotte con navi, era stato possibile per i pacifisti entrare nelle acque territoriali di Gaza - controllate dalla marina israeliana, che li aveva sempre bloccati prima.

La polizia israeliana ha elevato lo stato di allerta nelle zona del Wadi Ara (60 chilometri a nord di Tel Aviv), dopo che nella città di Um el-Fahem si è sparsa la voce - finora non confermata - che nell'attacco della marina israeliana alla flotta di attivisti filo-palestinesi diretti a Gaza sia stato ferito dai militari lo sceicco Raed Sallah, leader del Movimento islamico nel Nord di Israele, che vive a Um el-Fahem. La radio militare aggiunge che i vertici della polizia israeliana hanno condotto stamane una seduta di emergenza e che continuano a seguire da vicino l'evolversi della situazione nella popolazione araba

Il ministero degli Esteri turco ha espresso la propria vibrata protesta all'ambasciatore israeliano in Turchia per il grave attacco - definito "inaccettabile" e ha messo in guardia da "conseguenze irreparabili"

Un ministro israeliano ha espresso il proprio "rammarico per tutte le vittime" dell'assalto della marina alla flotta di attivisti pro-palestinesi diretti a Gaza.

"Nel cuore della notte, commandos israeliani hanno abbordato la nave passeggeri turca "Mavi Marmara" sparandole contro (...) Israele ha dichiarato che sta entrando in possesso delle imbarcazioni. Lo streaming video mostra i soldati israeliani che sparano a civili, e il nostro ultimo messaggio spot diceva: 'aiutateci, siamo stati abbordati dagli israelian', continua la nota. "La coalizione formata dal Free Gaza Movement (fg), European Campaign to end the siege of Gaza (Ecesg), Insani Yardim vakfi (ihh), Perdana global peace organisation , Ship to Gaza Greece, Ship to Gaza Sweden, e International committee to lift the siege on Gaza lancia un appello alla comunità internazionale per chiedere a Israele di fermare questo brutale attacco contro civili che stavano tentando di portare aiuti di vitale importanza ai palestinesi imprigionati a Gaza e di consentire alle navi di continuare il loro cammino. L'attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale", aggiunge il comunicato.

La Turchia ha convocato l'ambasciatore israeliano ad Ankara dopo l'assalto militare DI Tsahal a una nave turca, che partecipava al convoglio umanitario filo-palestinese in rotta verso Gaza. Lo ha reso noto un diplomatico turco. "L'ambasciatore Gabby Levy è stato convocato al ministero degli Esteri. Faremo presente la nostra reazione nei termini più perentori", ha detto il diplomatico, che ha voluto rimanere anonimo. Intanto il vice-premier Bulent Airnc ha convocato una riunione di emergenza ad Ankara a cui partecipano tra l'altro il ministro dell'Interno, il comandante della Marina e il capo delle operazioni dell'esercito

Secondo la tv del Qatar Al Jazeera, le vittime dell'attacco sono salite almeno a 15

La censura dell'esercitoisraeliano ha bloccato la pubblicazione di qualsiasi notizia di vittime, feriti o ricoverati in ospedali israeliani, dopo l'assalto alla flotta umanitaria in rotta verso Gaza.

Hamas ha denunciato stamane a Gaza l'arrembaggio della flottiglia di aiuti umanitari e di attivisti filopalestinesi da parte della marina israeliana, affermando che si tratta di "terrorismo organizzato di Stato".

Almeno dieci passeggeri della flotta internazionale di attivisti pro-palestinesi che si dirigeva verso Gaza sono rimasti uccisi durante l'assalto di un commando israeliano. Lo ha annunciato la catena televisiva privata israeliana "10". La Cnn turca, invece, parla di due morti e di 30 feriti

Le forze di sicurezza israeliane hanno intercettato almeno una delle sei imbarcazioni della flotta internazionale di attivisti pro palestinesi che si dirigevano verso Gaza. Lo ha annunciato la tv di Hamas, mostrando immagini dei feriti, mentre la radio israeliana ha riportato la testimonianza di un giornalista arabo a bordo di una delle imbarcazioni che per primo ha parlato di vittime a bordo

La marina militare ha assaltato nella notte una nave del convoglio Freedom Flotilla, organizzato dalle ong internazionali e diretto verso Gaza

http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/31/dirette/israele_assalta_navi_pacifiste_almeno_10_morti_proteste-4453375/
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Di Loredana Morandi (del 31/05/2010 @ 12:38:20, in Estero, linkato 2183 volte)
Quello che accade è pazzesco! Di seguito alcuni dei primissimi comunicati stampa a me pervenuti.

In Italia sono previste proteste a Roma, piazza San Marco ore 17.00, a Torino zona Palazzo Nuovo ore 12:30 a Milano alle 18:00 in Piazza San Babila.

ATTENZIONE: il presidio a Torino è stato anticipato alle ore 12:30

All'estero sono previsti presidi di protesta a Parigi, a Manchester, a Londra, ad Annecy, a Montpellier, a Bordeaux, ecc..


Terrorismo di Stato!
La Marina israeliana attacca la Freedom Flotilla:
19 morti e vari feriti tra i partecipanti

All'alba di quest'oggi, 31 maggio, nelle acqua internazionali Israele ha aggredito con navi da guerra della Marina militare appoggiata da elicotteri la Freedom Flotilla, che trasporta tonnellate di aiuti per la popolazione della Striscia di Gaza, sotto embargo da circa quattro anni.

Vi sarebbero almeno 19 morti e vari feriti soprattutto sulla nave turca della Flotilla contro cui si sono accanite le truppe speciali israeliane.

L'aggressione - che è ancora in corso - è avvenuta in acque internazionali, pertanto si tratta a tutti gli effetti di pirateria.

I partecipanti alla Freedom Flotilla sono attivisti pacifisti internazionli e disarmati, il cui unico scopo dichiarata è quello di portare gli aiuti alla popolazione di Gaza.

Forum Palestina

***

Intervenga l’ONU sulla 
strage dei volontari sulle navi umanitarie


In merito all’uccisione e al ferimento di esponenti di ONG che recavano aiuti umanitari per le popolazioni  di Gaza il Responsabile dell’Osservatorio per la Tutela dei Diritti dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it), Corrado Stillo, ha dichiarato:
<
Riteniamo  che scagliare le forze militari di uno dei più potenti eserciti del mondo verso attivisti pacifisti che recavano cibo, case prefabbricate, medicinali a donne e bambini  palestinesi, sia un atto di barbarie  inaudita  che, oltre ad una condanna morale, merita una  riprovazione da parte dell’ONU.
Israele, da poco entrato nell’OCSE, deve uniformarsi alle leggi internazionali e alle regole umanitarie  condivise dalla comunità umana. L’esempio di macelleria offerto dai soldati israeliani non  aiuta di certo la causa della pace nella zona, né aiuta il mondo arabo ad una visione di Israele come Stato con cui costruire il futuro.
Auspichiamo che l’UE, l’ONU e gli Enti Internazionali levino alta la voce di condanna e l’esortazione ad Israele a moderare l’uso delle armi e a far ricorso all’uso  del dialogo e della trattativa>>.

Associazione Giuseppe Dossetti

***

PALESTINA: ATTACCO A NAVI PACIFISTE E’ ATTO DI PIRATERIA.
MILANO, ORE 18.00, PIAZZA S. BABILA, PRESIDIO DI RIPUDIO

dichiarazione di Luciano Muhlbauer - Coordinatore Cittadino Prc Milano

Il violento intervento delle forze armate israeliane, per giunta in acque internazionali, contro le navi della Freedom Flotilla, è un atto di pirateria, che non può trovare giustificazione alcuna, né giuridica, né morale.
Esprimiamo la nostra solidarietà con gli attivisti delle Ong che hanno tentato di forzare pacificamente il blocco israeliano della striscia di Gaza, “armati” soltanto di aiuti umanitari, e che per questo hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane.
L’uso deliberato e ingiustificato della violenza da parte delle forze armate israeliane è la conseguenza diretta della politica dei due pesi e delle due misure che pratica la cosiddetta comunità internazionale, compreso il Governo italiano, e che provoca nel governo israeliano quel senso di impunità, che ha portato al massacro di oggi.
Invitiamo tutti i cittadini e le cittadine milanesi che hanno a cuore la causa della pace e dei diritti del popolo palestinese, a mobilitarsi per ripudiare l’azione criminale da parte delle forze di sicurezza di Israele, partecipando al presidio in piazza San Babila, alle ore 18.00 di oggi.
 
Milano, 31 maggio 2010

***

Flottille de la liberté : la France doit agir !
Rassemblements partout en France !!!


AFPS

Le gouvernement Netanyahou a commis l’irréparable : ses commandos ont donné l’assaut contre la fltotille de la liberté, faisant plusieurs morts.

Cet acte de guerre est une véritable provocation contre la communauté internationale : il s’est déroulé dans les eaux internationales et visait des bateaux civils transportant plusieurs centaines de personnes, dont des députés européens et français, venus tenter de briser pacifiquement un blocus dont les Nations unies exigent la levée.

Jamais les dirigeants israéliens n’auraient déployé cette violence s’ils n’avaient bénéficié, depuis des mois, de la complaisance de nombreux responsables occidentaux, à commencer par Nicolas Sarkozy et Bernard Kouchner. Après la tragédie, cette complaisance doit cesser. Le ministre des Affaires étrangères doit immédiatement :

 convoquer l’ambassadeur d’Israël et le menacer de mesures de rétorsion ;

 exiger la levée sans délai du blocus de Gaza ;

 agir, à Bruxelles, pour la suspension de l’accord d’association Union européenne-Israël ;

 intervenir, à New York, pour une réunion rapide du Conseil de sécurité destinée à condamner l’action israélienne et à prendre des mesures pour la sanctionner.

Voilà les exigences que l’Association France-Palestine Solidarité (AFPS) appelle ses militants à faire entendre dans toute la France, et notamment

à Paris, ce lundi 31 mai, à 18h30, aux abords de l’ambassade d’Israël. Métro Franklin-Roosevelt

Paris, le 31 mai 2010.

à Annecy : Rassemblement ce lundi soir à 18h DEVANT LA PREFECTURE A ANNECY

à Montpellier : LUNDI 31 MAI 18H PLACE DE LA COMEDIE

à Lille : Rassemblement ce soir partir de 18 h 30 Grand’Place

à Bordeaux : Ce lundi 31 mai, 18h30 rassemblement Place de la Victoire

A Lyon, Marseille, Poitiers...


Consultez notre site pour les dernières infos :
http://www.france-palestine.org/article14794.html

--
Association France-Palestine Solidarité (AFPS)
21 ter Rue Voltaire
75011 Paris
 
***

Protest Israel's Gaza Aid Ship Murders

- 5pm BBC Manchester -

In Manchester there is a protest at 5pm today, Bank Holiday Monday, at the BBC on Oxford Road called by Manchester Palestine Solidarity Campaign (PSC) and backed by Greater Manchester Stop the War Coalition

Deaths as Israeli forces storm Gaza aid ship

http://gazafreedommarch.org/cms/en/news/View/10-05-31

More than 10 people have been killed after Israeli commandos stormed a convoy of ships carrying aid to the Gaza Strip, the Israeli army says.

(There is also a protest today at 2pm at Downing Street)

updates on our website

http://www.manchesterstopwar.org/


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