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 alla bellezza ... ... di Lunadicarta
 
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Perché una società del porno commerciale dovrebbe interessarsi ai cartoni animati? Chi è che guarda i cartoni animati alla Tv?

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/07/2009 @ 06:52:44, in Magistratura, linkato 1317 volte)
NON ERA STATO CONFERMATO DAL CSM

Il pg Dragotto ritira le dimissioni
E accusa: "Gravi travisamenti dei fatti"

Dopo aver letto le motivazioni, il procuratore generale torna sui suoi passi e spiega: "Attaccati i colleghi. Poiché io sono l’unico che può far ricorso, ho deciso di sospendere le dimissioni e presentare una controdeduzione al Csm"

Ancona, 14 luglio 2009 - Continua a tenere banco la vicenda di Gaetano Dragotto, il procuratore generale di Ancona non confermato nel suo incarcio dal Csm. Dopo la decisione Consiglio superiore della magistratura, Dragotto aveva dichiarato di volersi dimettere, ma oggi, in un incontro con la stampa, è arrivato l'annuncio: "Ritiro le dimissioni".

Sono state le motivazioni con cui il Csm ha giustificato la sua decisione a far cambiare idea al procuratore. Dragotto, infatti, spiega che queste non riguardano solo il blog in cui aveva criticato sentenze di colleghi facendo commenti ironici. Nella decisione del Consiglio superiore della magistratura avrebbero pesato anche un presunto condizionamento del Consiglio giudiziario, che aveva dato parere positivo all’idoneità per la conferma dell’incarico. E anche gli esposti, già archiviati, di sette magistrati contro di lui.

Esposti che sarebbero stati usati, secondo il Pg, "per dimostrare che il fatto stesso (considerato più unico che raro) che sette magistrati abbiano trovato il coraggio di segnalare la particolare severità di un procuratore generale, era chiaro indizio che non era adatto a restare in carica".

Ma, ha fatto notare Dragotto, tre degli autori degli esposti hanno fatto parte del Consiglio giudiziario, e due di loro sono firmatari del parere "altamente positivo" redatto per la sua riconferma. Nei loro confronti, inoltre, il pg si è sempre espresso a favore in occasione dell’esame di professionalità per la progressione in carriera - tranne in un caso, in cui si è astenuto. 

Secondo il Csm però, Dragotto, in forza della sua "autorevolezza", avrebbe condizionato l’intero Consiglio giudiziario nelle diverse composizioni degli ultimi sei anni fino a indurlo a dare parere positivo alla sua riconferma. "Il giudizio negativo contenuto nella relazione del Csm - ha dichiarato Dragotto - si basa su gravissimi e volontari travisamenti dei fatti, e su accuse gratuite non solo nei confronti del pg ma anche dei membri effettivi e perfino dei vari presidenti della Corte d’Appello di Ancona succedutisi nell’incarico dal 2003 ad oggi".

"Un grave attacco ai colleghi - ha concluso -, e poiché io sono l’unico che può far ricorso, ho deciso di sospendere le dimissioni e presentare una controdeduzione al Csm". Se questo non dovesse rimettere in discussione la propria decisione, Dragotto farà ricorso al Tar.

Il Resto del Carlino
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2009 @ 06:27:49, in Ambiente, linkato 1303 volte)
La polemica

E i magistrati finiscono nel mirino
"Anni di disastri, nessun colpevole"

La difesa di De Chiara: armi spuntate, la società civile contro di noi

Leandro Del Gaudio
Il Mattino, pag 31, ed. 15/07/09

"Chi pagherà per un disastro ambientale lungo quindici anni? Perché tanta impunità dopo i milioni di euro spesi per bonifiche mai avvenute, per impianti mai a regime, per consulenze di fatto inutili?" Sono queste le domande della Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti presieduta da Gaetano Pecorella (Pdl) al pool di magistrati guidato da Giovandomenico Lepore e dal suo vice Aldo De Chiara.
Ed è proprio il capo del pool Ecologia a rispondere alle domande sulla "mancanza di interventi giudiziari efficaci negli anni della grande emergenza rifiuti, nella lunga stagione commissariale del ciclo dei rifiuti". Spiega il procuratore aggiunto: "Il quadro legislativo non consente di fare miracoli, abbiamo fatto tutto ciò che era possibile fare, non ci sono state carenze e lacune". Si snocciolano numeri sui processi in corso, ed è a questo punto che è Pecorella ad intervenire: "Cosa dobbiamo fare con tutti questi numeri, c'è una sensazione di impunità per tutto ciò che il territorio ha subito".
Anche altri commissari battono sulla mancanza di arresti e provvedimenti efficaci. Il parlamentare Vincenzo Nespoli (Pdl) incalza: "Possibile che dopo quindici anni nessuno ha pagato per questo spreco di milioni?" Anche il commissario Paolo Russo insiste: "Il quadro è questo: un disastro lungo 15 anni, impunità generale". Ed è a questo punto De Chiara a replicare: "Nel processo Romiti-Bassolino alla gestione commissariale dei rifiuti, qualsiasi ipotesi di arresto era vanificata dall'indulto. Abbiamo eseguito arresti per le ecoballe e per i falsi collaudi, attirandoci contro le accuse della cosiddetta società civile. Il fatto è che le nostre armi sono spuntate e c'è un diffuso convincimento che alla fine il processo non porta a nulla".
Altro tema caldo riguarda il rapporto tra camorra e gestione dei rifiuti. Continue sono le domande sulle infiltrazioni del crimine organizzato nella macchina anticrisi. Spiega il procuratore Lepore: "Non c'è solo e sempre camorra in questa regione. Le indagini ci sono, di recente hanno investito la ex Recam (azienda nata per la gestione delle bonifiche), dove sono stati scoperti presunti collegamenti con il clan Belforte, grazie ad arresti e sequestri." Il riferimento è all'inchiesta condotta dal pm Cristina Ribera, ieri presente assieme ai colleghi sostituti Antonio D'Alessio, Maurizio De Marco, Paolo Sirleo. Poi è lo stesso procuratore a tracciare un bilancio dell'attività della cosiddetta Superprocura, l'ufficio regionale nato con il governo Berlusconi contro la crisi spazzatura: il bilancio è negativo - fa capire il procuratore - è passata l'interpretazione più ampia della norma, che assegna una competenza alla Procura di Napoli non solo sui reati del commissariato, ma su tutti i reati in materia di rifiuti. Non sono arrivati i rinforzi di magistrati e cancellieri attesi un anno fa. Poi è il momento dei numeri: con la Procura regionale, sono 88 i procedimenti iscritti contro ignoti, 687 sono quelli a modello 21, con persone iscritte nel registro degli indagati. Dal 2001 al 2008 erano 936 quelli a modello 21, 270 quelli contro ignoti. Ma i numeri - fanno capire i commissari - "servono a poco di fronte al disastro e all'impunità generale".

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Di Loredana Morandi (del 15/07/2009 @ 06:05:18, in Politica, linkato 1304 volte)
Articolo vagamente riduttivo, ma efficace per dare il clima, che ribatto a mano dalla rassegna online del Csm. Il problema è che la criminalità diffusa del meridione conta anche su questo sguardo distratto dei media.

Le elezioni passano anche per la Procura

SCACCO. Da Why Not all'ultima inchiesta sulla centrale di Crotone non c'è politico locale senza avviso di garanzia o rinvio a giudizio.

di Astolfo Perrongelli
Il Riformista pag 3, ed 15/07/09

Catanzaro. Se il motto dei partiti in vista delle prossime elezioni regionali in Calabria è "cambiamento", è molto probabile che con le diverse inchieste giudiziarie in corso, i candidati saranno scelti controllando prima di tutto la loro fedina penale. Nell'arco di un anno magistratura e polemica si sono incrociate spesso in regione.
Lunedì scorso la Procura di Crotone ha emesso 16 avvisi di garanzia: tra gli indagati l'ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, il parlamentare del Pdl, nonché esponente dell'Udc ed ex sottosegretario alle Attività produttive, Pino Galati. Quindi l'ex Governatore della Calabria Giuseppe Chiaravallotti del Pdl e l'ex assessore regionale al Turismo, Diego Tommasi del Pd. La procura crotonese ipotizza che gli inquisiti, in diversi modi, abbiano avuto a che fare con la realizzazione della centrale turbo-gas di Scandale. Si parla di una maxitangente di 16 milioni di euro. Mazzetta che tra l'altro sarebbe stata bloccata alla dogana svizzera mesi fa. In sostanza i soldi sarebbero dovuti servire per pagare politici calabresi e nazionali in cambio delle autorizzazioni necessarie per la costruzione della centrale sulle ceneri dell'ex Pertusola Sud.
Nell'inchiesta spuntano anche fondi Cipe stanziati e mai utilizzati. Fin qui Crotone.
Solo sette mesi fa, dicembre 2008, era scoppiato a Catanzaro il bubbone de Magistris con lo scontro tra le procure del capoluogo calabrese e quella di Salerno. L'ex pm e attuale europarlamentare di Idv, in servizio alla procura di Catanzaro, viene defenestrato e poi trasferito dal Csm. Stava indagando su un giro di finanziamenti regionali e comunitari che sarebbero stati intascati da alcune società che avrebbero dovuto gestire il piano telematico regionale. L'inchiesta ha un picco quando arrivano al tribunale di Catanzaro gli inquirenti della procura di Salerno. I quali sequestrano gli atti di "Why Not" e indagano i colleghi catanzaresi, accusati di avere ordito un complotto nei confronti di de Magistris. Successivamente, dopo alcune vicissitudini kafkiane, interviene il Csm e fa piazza pulita, trasferendo la maggior parte dei magistrati delle due procure. L'inchiesta tuttavia va avanti e gli inquirenti catanzaresi chiedono il rinvio a giudizio di Agazio Loiero, attuale governatore della Regione, del capogruppo alla Regione del Pd, Nicola Adamo, dell'imprenditore Antonio Saladino e di vari amministratori regionali.
Ultimo passo indietro nel tempo: lo scorso agosto i Ros di Reggio Calabria stilano un rapporto sui beni confiscati alla 'ndrangheta e sul loro successivo utilizzo. Sono denunciati oltre 300 amministratori locali tra sindaci, assessori e funzionari comunali della provincia di Reggio accusati di omissione d'atti d'ufficio, aggravata dall'aver favorito la 'ndrangheta. Tra questi c'è anche il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti del Pdl e aspirante alla poltrona di governatore. I Ros spiegano che "la stragrande maggioranza degli 803 beni immobili confiscati a partire dal 1996, o sono in stato di abbandono o sono ancora nella disponibilità degli ex proprietari"-
Non si sa che fine abbia fatto il rapporto dei Ros né se le persone segnalate siano ancora indagate.
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2009 @ 05:27:51, in Magistratura, linkato 1263 volte)
IL CSM E LA CORSA DEI SACCHI

Giancarlo  De Cataldo
l’Unità  14 luglio 2009
 

Il sorteggio per l’elezione dei membri del Csm rischia di rivelarsi strumento inadeguato al conseguimento dell’obbiettivo di svincolare la magistratura dalla dittatura delle “correnti”. Per qualche ghiribizzo della statistica, infatti, potrebbero ritrovarsi sorteggiate, metti caso, venti “toghe rosse”.
Evento che, com’è ovvio, non possono tollerare tutti coloro che credono nella democrazia, rispettano il bilanciamento fra i poteri, aborrono il protagonismo dei giudici e non sono disposti a tollerare oltre i continui insulti che la casta togata rivolge al mondo politico.
Sarà opportuno, quindi, predisporre il “piano B”, prevedendo strumenti alternativi di selezione.

Qualche modesta proposta.
1) Sistema “Grande Fratello”, con “nomination” settimanale dei magistrati da eliminare da parte di una giuria di professionisti del mondo legale e dello spettacolo, con televoto finale. Il sistema prevede l’eliminazione di cinque Pm ogni giudicante, allo scopo di preparare il terreno all’inevitabile separazione delle carriere;
2) sistema “Corsa dei Sacchi” (a gamba zoppa per i Pm);
3) sistema “Barzellettiere”, con applausometro: ha il vantaggio di selezionare candidati sicuramente dotati di verve, capacità di comunicazione, simpatia umana, doti che al giorno d’oggi caratterizzano i veri “leader”;
4) sistema “Etnico”: prevede un pre-esame su materie geograficamente predeterminate, come «lingua, tradizioni e cultura delle popolazioni della Val Brembana», «estensione dello jodel’, «gara di calabrese estremo» e via dicendo.
Siamo fiduciosi che presto l’ingorgo civile, culturale, funzionale rappresentato dalla dittatura correntizia sarà opportunamente rimosso, e i magistrati potranno tornare a operare serenamente, finalmente liberi dall’obbligo di esercitare ciascuno la propria libertà di pensiero.
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2009 @ 02:51:44, in Magistratura, linkato 1335 volte)
BORSELLINO SI RIAPRE IL CASO

Francesco La Licata per La Stampa
14 luglio 2009, pagina 19

Borsellino si riapre il caso Dopo le dichiarazioni di un pentito, possibile la revisione del processo

La storia: La ricorrenza Domenica prossima | in attesa Sei ergastolani e un ex | si celebrerà il diciassettesimo anniversario | detenuto scarcerato dopo otto anni I dell'attentato di via D'Amelio a Palermo I sperano di avere un nuovo giudizio

Si riapre il caso Borsellino Le dichiarazioni di un pentito potrebbero portare alla revisione del processo per la strage evisione del processo. E' l'incubo che accompagna il diciassettesimo anniversario della strage di via D'Amelio, a Palermo. Per anni si è data per scontata una verità processuale (indennizzo consolatorio per familiari, amici delle vittime e società civile) consacrata nella condanna all'ergastolo di mafiosi piccoli e grandi, la «cupola» di Riina e i tanti gregari, indicati come organizzatori ed esecutori dell'attentato del 19 luglio 1992 che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e ai cinque agenti della scorta. Domenica prossima, per la prima volta invece, si commemorerà Borsellino avendo ben presente la certezza, più che il dubbio, che gli avvocati di molti degli-imputati del dibattimento di via D'Amelio, anche alcuni condannati in via definitiva, si apprestano a chiedere la revisione del processo.

Il tam tam palermitano è in fermento da quando è scoppiatala «bomba Spatuzza» cioè la rivoluzione processuale innescata dalle rivelazioni del neopentito Gaspare Spatuzza, affidate ad alcuni colloqui investigativi intrattenuti col Procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso. Questa rivoluzione annulla, in sostanza, il ruolo fondamentale a suo tempo assunto dal pentito principale dell'inchiesta, Vincenzo Scarantino, che si autoaccusò del furto e della «preparazione» della «126» usata come autobomba in via D'Amelio.

Questa confessione fu fatta agli investigatori del «Gruppo Falcone-Borsellino» del questore Arnaldo La Barbera e fu presa per buona anche contro non poche osservazioni critiche, come quelle di Ilda Boccassini, allora pm a Caltanissetta. Quando finì il periodo di applicazione, la Boccassini lasciò agli atti una relazione, firmata anche dal collega Roberto Saieva, che suscitava perplessità sull'attendibilità di Scarantino. In particolare, la discrepanza sul furto della «126»; Scarantino aveva detto di averla rubata su indicazione di Salvatore Candura (arrestato), poi aveva affermato che era stato lui a commissionare il furto all'altro. Ma oggi Gaspare Spatuzza taglia la testa al toro; l'auto l'ho rubata io, Scarantino e Candura hanno mentito. Le rivelazioni del mafioso annullano le testimonianze dell'uomo chiave dell'inchiesta.

Nel nuovo scenario emergono accuse di maltrattamenti e percosse contro la polizia Un anno di accertamenti della Procura di Caltanissetta dimostrano la sua piena attendibilità. Tutto ciò che racconta sembra essere stato accertato nei minimi particolari. Non solo, Salvatore Candura - dopo una prima difesa della posizione - ha ritrattato la vecchia versione, aggiungendo di èssere stato costretto a inventare dalla polizia e coinvolgendo anche Scarantino. Il gruppo di investigatori dell'epoca sono entrati cosi nel mirino delle nuove indagini, che sembrano aver preso una piega clamorosa e preoccupante. Ci sono stati - come denuncia Candura - maltrattamenti e percosse?

La Procura di Caltanissetta lavora in silenzio e finora è riuscita a difendere il risultato dell'inchiesta da «spifferi» e fughe di notizie. Una riservatezza che non ha impedito un primo screening di imputati destinati alla revisione del processo. Sono due i più accreditati: Salvatore Profeta (condannato all'ergastolo) in quanto accusato da Scarantino di essere il committente del furto dell'auto e Salvatore Orofino (scarcerato dopo otto anni), indicato dal pentito come il proprietario del garage dove fu «preparata» l'autobomba. E almeno altri cinque detenuti all'ergastolo attendono l'evolversi della nuova inchiesta per accodarsi all'inevitabile richiesta di revisione. Ma il quadro generale di quello che è stato lo stragismo manoso sembra essere destinato ad una revisione consistente, anche alla luce di nuovi impulsi che sono giunti da altri testi. E prende corpo una strategia criminale alla quale sembra non siano stati estranei anche elementi di organismi istituzionali preposti alla sicurezza. Falcone, Borsellino e gli attentati del '93 a Roma, Firenze e Milano: un filo unico teso a imporre allo Stato quella «trattativa» tornata agli onori della cronaca attraverso l'imprevista collaborazione di Massi- mo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco De di Palermo, quel don Vito scelto da Cosa nostra come mediatore ed ambasciatore della mafia corleonese presso lo Stato italiano. Massimo Ciancimino afferma di essere in possesso del «papello», la carta con le richieste di Totò Riina in favore del popolo di Cosa nostra.

Ma ha anche aggiunto che quel «papello» (una copia, ovviamente) fu consegnato ai carabinieri del Ros, impegnati nel tentativo di far cessare gli attentati mafiosi, ma anche ad un «certo signore biondino ed elegante» - una volta è chiamato Cario, un'altra volta Franco - che da tempo coltivava una buona amicizia col padre. Chi è Carlo? Ciancimino ne ha parlato coi magistrati di Palermo e Caltanissetta, ma le sue risposte sono ancora avvolte dal segreto. Un fatto sembra certo: il «biondino» e il vecchio Ciancimino costituivano un'antica «sinergia». Tanto che, dice ancora Massimo, anche la lettera di minacce inviata da Provenzano a Berlusconi, tra il 1991 e il '94, prima fu portata al padre in carcere, poi consegnata ancora al solito «biondino». Insomma, la storia. delle stragi sembra fortemente condizionata da oscure presenze.

Fin dall'inizio, che oggi forse è possibile datare col fallito attentato a Giovanni Falcone del giugno 1989. Anche quell'indagine, che sembrava definitivamente chiusa, appare rivitalizzata da nuovi impulsi. Le ricerche sono concentrate su un poliziotto che ha lavorato a Palermo e poi sembra essere scomparso. Uno strano tipo con gravi malformazioni al viso, dicono di lui. E c'è un testimone che racconta cose strane. Dice che i sabotatori arrivarono su un gommone con la dinamite, mentre poco distante esponenti della «famiglia» di «Acquasanta» facevano il bagno e forse controllavano lo svolgimento dei «lavori». Ancora una innaturale «sinergia» fra guardie e ladri? Questo «film» non sfuggì ad un malavitoso della borgata, Francesco Paolo Gaeta, che perciò fu tenuto a lungo sotto controllo. Il ragazzo non dava affidamento; era anche tossico e avrebbe potuto parlare. Fu ucciso a revolverate e il delitto

LO STRAGISMO Prende corpo l'ipotesi che per Cosa Nostra fosse un mezzo per «trattare» con lo Stato

IL POLIZIOTTO E FALCONE Un misterioso agente avrebbe partecipato al fallito tentativo di fargli saltare in aria la casa ti tra piccoli delinquenti. Borsellino una spy story? Acclarati risultati investigativi ci dicono che lo stragismo fu una "precisa scelta" di Cosa nostra, da preferire al tradizionale ricorso all'omicidio classico. La volontà, dunque, di dare una valenza politica ali'" Operazione Borsellino". Perché? Chi ideò una simile sceneggiatura? Scrive Piero Grasso nell'ultimo suo libro: «Fu la prospettiva che Borsellino diventasse Procuratore nazionale antimafia? D timore di nuove indagini su mafia e appalti? Fu la "trattativa" già iniziata che aveva bisogno di un supplemento di terrore per alzare il prezzo per la sospensione delle stragi? Fu il coacervo di interessi di entità esterne che vedevano in pericolo i loro lucrosi affari e gli illeciti profìtti? Il paventato pericolo di una svolta verso i partiti popolari dopo Tangentopoli? Probabilmente ciascuna e tutte queste motivazioni insieme». ó m fatto passare per regolamento di conti - Reference date : 14/07/09

Data Rassegna Ministero Interno 14/07/09 08.28
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Violenza Sessuale approvata alla Camera
a quando la cancellazione dello psicologo dall'Albo dei Periti?


Un nuovo passo in avanti per la tutela della Donna e dei suoi diritti. La legge sulla violenza sessuale è passata ieri al voto della camera con 447 si e 29 no.

La norma inasprisce il sistema sanzionatorio e prevede: il carcere da 6 a 12 anni, tempi di prescrizione del reato raddoppiati, aggravanti per la violenza contro minori o incapaci, pene da 7 a 12 anni minimo per le violenze di gruppo (max anni 20). Stralciata la norma che prevede l'ergastolo se dall'atto di violenza deriva la morte della persona offesa, perché già prevista nel decreto sullo stalking come modifica dell'articolo 576 del Codice Penale.

Dal testo è stata inoltre stralciata la norma sui manifesti wanted, iniziativa legislativa questa che prende le sue radici dall'albo americano dei sex offenders. In realtà, al posto dell'affissione dei manifesti con i faccioni,  basterebbe un funzionale sito web o una pagina su facebook, su twitter o altri social network per risolvere definitivamente il problema, così che nessuna donna debba più morire sotto le coltellate di un uomo, già sotto processo, per l'omicidio della fidanzata precedente.

Volendo andare a fondo sulla questione femminile, una volta approdata realmente in giudizio e con casi eclatanti a portata di tutti, nella norma contro la violenza sulle donne sarebbe necessario iscrivere un codicillo piccino, che decreti l'immediata cancellazione dall'albo dei periti dei Tribunali di quello psicologo/psichiatra, che abbia rilasciato una dichiarazione di parziale non colpevolezza per lo stupratore e/o per l'omicida, il caso dell'incapacità di intendere e di volere, rivelatasi falsa alla resa dei fatti e conclamata una tipologia psicotica criminale seriale a causa di nuovi identici reati.

Che codesta onorata professione di già avvezza ai salotti televisivi, così come quella dell'omicida e/o dello stupratore, non abbia mai più una seconda possibilità di ledere il diritto della Donna o del Minore offeso.

E' di questi giorni infatti l'ansia e la preoccupazione in Roma per lo stupratore seriale, mentre è indimenticabile la serialità omicida del mostro del Gargano, che dopo 20 anni ha ucciso ancora perché libero grazie ad un referto  psicologico, che ne decretava la non pericolosità.

Loredana Morandi

Il testo approvato alla Camera dalla Raccolta Normativa di Studio Cataldi.
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COMMISSIONE PARLAMENTARE

PER L'INDIRIZZO GENERALE E LA VIGILANZA
DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI


COMUNICATO STAMPA
 
 
Sull’episodio del Tg3 per il servizio dedicato alle vacanze del Papa ed il provvedimento a carico del suo autore, il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, sen. Sergio Zavoli, ha dichiarato: “ho appena scritto una lettera al Presidente e al Direttore Generale della Rai in cui richiamo l’urgenza di far rispettare i vincoli contrattuali del servizio pubblico, stabilendo il principio che al merito professionale deve corrispondere la responsabilità.

L’episodio del Tg3 – in sé un tentativo maldestro di fare dello spirito, risoltosi in una palese e disarmante grossolanità – aggiunge nuove voci al vocio di quanti si dicono scontenti della Rai senza distinzioni e senza mezze misure.

La lezione di questa spiacevole circostanza – conclude il sen. Zavoli – riconduce all’indirizzo della Commissione di Vigilanza sulla necessità di incrementare il rapporto fiduciario, che per tradizione, lega l’Azienda e l’opinione pubblica”.
 
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Presidenza Commissione vigilanza Rai
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Di Loredana Morandi (del 14/07/2009 @ 21:50:40, in Sindacato, linkato 1285 volte)
Molto più che moderata la posizione di Avvenire il quotidiano del Sinodo dei Vescovi...

Tg3: «Quattro gatti» ad ascoltare il Papa
Dopo le polemiche, rimosso il vaticanista
È stato rimosso dal suo incarico, dopo le polemiche scoppiate a causa di un servizio sul Papa, il vaticanista del Tg3, Roberto Balducci. Ne danno notizia fonti della redazione del Telegiornale.

Lunedì la polemica dopo la messa in onda del servizio del vaticanista Roberto Balducci sull'Angelus domenica, nell'edizione delle 19. "Domani il Papa va in vacanza - aveva commentato il cronista - e ci saranno anche due gatti, uno bianco e nero e uno grigio anche un po' malandato, che gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti, forse un po' di più, che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare ancora le sue parole".

Le critiche di Merlo (Pd). Le prime critiche erano arrivate dal Pd: "Perché questo singolare anticlericalismo?", si chiedeva l'onorevole Giorgio Merlo,  vicepresidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. "Conosciamo da tempo la correttezza, l'equilibrio e il senso di responsabilità che caratterizzano il Tg3 e, in particolare, del suo attuale direttore Di Bella. Stupiscono, al riguardo, le parole contenute nel servizio andato in onda ieri. Ora, senza interferire minimamente nell'autonomia editoriale del giornale e senza alcuna polemica di natura confessionale - spiegava Merlo - è singolare ed inconsueto che una testata importante come il Tg3 scivoli in questa anacronistica, e volgare, deriva anticlericale. Un errore o un costume? Non mi pare, al riguardo, che un servizio del genere rientri tra i canoni che presiedono ad un corretto uso del servizio pubblico".

Il direttore del Tg3 Di Bella: «Rispetto per il Pontefice, ho ripreso il mio vaticanista». A stigmatizzare l'infelice conclusione del servizio andato in onda al Tg3 era stato poi il direttore del Tg, Antonio Di Bella. "La linea editoriale del Tg3 è stata sempre caratterizzata da grande attenzione e rispetto per il magistero della Chiesa e la figura del Pontefice. E mi sento di ribadire tale impegno di fronte alla cortese ma ferma polemica dell'onorevole Merlo". "Un passaggio del servizio di ieri sulle vacanze del Papa - sottolineava Di Bella - può avere indotto l'onorevole Merlo o altri a ritenere che tale rispetto sia venuto a mancare. Così non è. Anche per questo, subito dopo il giornale di ieri sera, prima ancora di qualsiasi polemica, ho richiamato formalmente il vaticanista. Il collega mi ha assicurato che non era sua intenzione ironizzare, o peggio irridere il Pontefice, come d'altronde non ha mai fatto in passato".  "Mi sento quindi di ribadire l'impegno del Tg3 a una rinnovata attenzione per le questioni vaticane a al massimo rispetto per la figura del Santo Padre, come d'altronde testimoniato dalla copertura impeccabile di tutte le sue ultime iniziative, in particolare - conclude Di Bella - l'incontro con il presidente Obama cui il Tg3 ha dedicato la rilevanza che meritava". 

L'intervento di Padre Lombardi e la telefonata con Di Bella. Poi era arrivato l'intervento di padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana: "Prendo atto delle dichiarazioni di Di Bella e mi auguro che il Tg3 si impegni in una linea di rispetto e attenzione per quanto riguarda la figura del Santo Padre".

L'"incidente" tra Tg3 e Santa Sede sembrava essersi conclusosi con una "cordiale" telefonata tra lo stesso direttore del Tg3 Antonio Di Bella e il portavoce della Sala Stampa Vaticana. Martedì la notizia della rimozione del vaticanista.

Avvenire
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Di Loredana Morandi (del 14/07/2009 @ 13:50:22, in Sindacato, linkato 1187 volte)
FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA
Unione Nazionale Cronisti Italiani
Il Presidente


Roma, 14/7/2009

L’UCCISIONE DI UN UOMO E’ STATA NASCOSTA PER CINQUE GIORNI
Omicidio a Ivrea: silenzio con i giornali e i cittadini
Esposto al Csm: la Procura applica prima dell’approvazione il ddl Alfano


I cittadini di Ivrea, e gli altri piemontesi, hanno appreso ieri, lunedì 13, che martedì 7 luglio, nella sua abitazione nel vicino paese di Strambino, era stato assassinato un uomo di 56 anni con alcuni precedenti penali. Per una settimana la Procura della Repubblica, che coordinava le indagini sulla morte, e i Carabinieri, che le svolgevano, hanno taciuto.
Quando i cronisti sono venuti a conoscenza dell’accaduto dal passaparola degli abitanti e hanno chiesto informazioni ufficiali, hanno incontrato soltanto un muro di imbarazzato silenzio. Inquirenti e investigatori hanno, cioè, deliberatamente evitato di informare l’opinione pubblica arrogandosi loro il potere di decidere cosa, e se mai quando, i cittadini possono sapere di quanto accade.
Una violazione plateale e clamorosa del diritto ad essere informato che l’art. 21 della Costituzione riconosce a ciascun italiano e del diritto-dovere di cronaca che è stato ripetutamente sancito dalla Corte Suprema di Cassazione , e dell’obbligo, ribadito dalla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, per magistrati e forze di polizia di tenere informati i cittadini.
A Ivrea, quindi, si sta cercando di far diventare operante prima del tempo il ddl Alfano che attraverso l’obbligo della segretezza sulle attività di magistrati e inquirenti punta a negare l’informazione di base ai cittadini. Una informazione che per non divenire manipolazione deve essere corretta, compiuta e tempestiva. E le fonti pubbliche hanno un duplice dovere: non nascondere le notizie e non manipolare le informazioni, e fornire ai giornalisti gli elementi obiettivi di conoscenza di base.
Per questi motivi il Presidente dell’Unci, Guido Columba, e il Gruppo Cronisti del Piemonte, hanno annunciato l’invio di un esposto al Consiglio Superiore della magistratura sul comportamento del Procuratore di Ivrea Elena Daloiso.
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Di Loredana Morandi (del 14/07/2009 @ 12:07:12, in Politica, linkato 1027 volte)
Giustizia. De Magistris: A Crotone comitati d'affari


14 luglio 2009
http://www.diregiovani.it/

Roma, 14 lug. - "L'inchiesta della Procura di Crotone sta disvelando intrecci criminali che avevo già individuato con l'indagine Poseidone, sottrattami illecitamente e della quale non si ha più traccia".

Così l'eurodeputato dell'Italia dei valori, Luigi de Magistris. "Fui fermato - continua l'ex pm di Catanzaro - proprio mentre stavo lavorando su nomi e società anche estere, in particolare lussemburghesi, che sono al centro dell'indagine del pm Bruni, e proprio mentre stavano venendo alla luce le deviazioni massoniche e i rapporti con la criminalità organizzata in relazione all'illecita gestione dei fondi europei.

Mi auguro - conclude De Magistris - che il pm Bruni, già oggetto di un tentativo di ostacolo dall'interno della magistratura dopo l'avocazione del procedimento 'Why not', non venga fermato e possa proseguire nella ricerca della verità, quella verità che ha ad oggetto comitati di affari che gestiscono le risorse pubbliche depredando l'ambiente e danneggiando la salute dei cittadini".

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Crotone: Fondi Centrale - indagati e massoneria calabrese
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