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 ..Haidée, princess of Yanina .. da Gankutsuou di Mahiro Maeda... di Admin
 
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La "domanda stupida" è il primo indizio di uno sviluppo totalmente nuovo.

Alfred North Whitehead
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 13:53:43, in Magistratura, linkato 1523 volte)

Premetto che, per questioni personali, ho potuto presenziare solo alla sessione di sabato mattina del Congresso di Napoli. E non ho neppure potuto prendere parte alla seduta della GEC di sabato mattina. Ciononostante, vorrei dire la mia e vorrei farlo a partire dai documenti diffusi su questa lista da Art. 3 (a firma del presidente A. Ardituro) e da Unicost (a firma del segretario F. Roia). Non dispongo, al momento di altri documenti.

Devo dire che mi spiace moltissimo che i colleghi di Art. 3 abbiano deciso di uscire dalla GEC e trovo anche che le ragioni addotte non fossero sufficienti per motivare tale scelta. Ciononostante..

Ciononostante, devo dire che condivido alcune delle cose che sono scritte nel loro documento: non tanto la critica alla mancata rotazione della Giunta (il Movimento, infatti, per quanto candidato alla Presidenza, non ha mai fatto della questione delle "poltrone" e delle "cariche" una questione vitale!) quanto l'analisi della fase.

Con ordine: non comprendo alcune tiepidezze che circolano attorno all'ipotesi dello sciopero. Secondo alcuni, infatti, esso non servirebbe ormai più a nulla, visto che la riforma è in dirittura d'arrivo; si rischierebbe, anzi, un flop di partecipazione. Non parlo di quest'ultimo timore, già clamorosamente smentito due volte; preferisco parlare delle ragioni attuali dello sciopero.

Devo dire, per cominciare, che non ho mai pensato in questi oltre due anni di lotta (sì, "lotta"! Chiamiamo una buona volta le cose con il proprio nome) che alcuna delle iniziative dell'ANM (scioperi compresi) potesse realmente servire a convincere, anche solo parzialmente, qualcuno nella maggioranza circa il fondamento delle nostre ragioni. Abbiamo formulato documenti e proposte (e correttamente nessuno di essi era - o poteva essere - redatto in forma di articolato), abbiamo incontrato il ministro ed i suoi compagni di cordata, con noi si sono schierati gli accademici più autorevoli, il personale amministrativo ed una buona parte dell'avvocatura ma il risultato è stato totalmente nullo. A fronte di strumentali dichiarazioni di disponibilità al dialogo e di inviti alla moderazione (in cui si cimentavano anche alcuni "pezzi" di opposizione di origine incerta, comunque bicameralesca), abbiamo incassato una dura chiusura su tutti i fronti: peggioramenti progressivi del testo di partenza, vere e proprie provocazioni assurte al rango di norme, mozione di fiducia alla Camera, ipotesi di fiducia al Senato nonché emendamenti iscrivibili nella sola logica del regolamento dei conti interno ai partiti della maggioranza. Conti da pareggiare, naturalmente. Ma se i magistrati sono stati ingannati, il Parlamento è stato e viene ancora umiliato: da un lato, la fiducia di fine giugno è stata chiesta ai deputati su un testo che era stato maxi-emendato e che era a loro sconosciuto, dall'altro i tecnici del Ministero - come è ormai a tutti noto - già stanno lavorando ai decreti delegati, pur se non è ancora intervenuta l'approvazione del disegno di legge delega; essi confidano, infatti, sulla sua "blindatura" (divagazione : oggi sono blindati i disegni di legge del governo contro i magistrati; ieri lo erano le vetture che servivano a difenderli dalle aggressioni mafiose e terroristiche! Fine della divagazione).

Come non dare ragione ad Art.3, allora,  anche sulla reazione emotiva che suscita il pensiero dei magistrati preposti all'Ufficio Legislativo, ieri umiliati dalla richiesta di parere che il Ministro rivolge al prof. Avv. G. Pansini  (e non a loro, pur formalmente competenti!) sull'applicabilità alla fase delle indagini preliminari del Lodo Schifani, oggi impegnati in una elaborazione che appare quanto meno anomala, perchè prematura! Non è questione però - lo dico agli amici di Art. 3 - di affermare la incompatibilità tra la loro funzione extragiudiziaria e la qualità di socio dell'ANM (un'incompatibilità che potrebbe rivelarsi contra legem), quanto di ricordare loro, ogni giorno e poi anche il giorno seguente, che il magistrato collocato fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia conserva non solo la sua competenza tecnica, ma anche il suo statuto di indipendenza, prerogative che avrebbero potuto indurre qualche collega ad abbandonare l'Ufficio legislativo già dopo la prima legga vergogna (quella sulle rogatorie), senza aspettare il parere Pansini..Ma neppure questo è servito.

Torno al filo conduttore: possiamo continuare - perché si deve, perché lo impone il rito mediatico e quello istituzionale - a parlare di dialogo et similia, ma resta il fatto che l'interlocutore che abbiamo di fronte ha un solo preciso fine: dar vita, attraverso un'accozzaglia (sono ormai affezionato a questo termine) di norme incostituzionali e ingestibili, ad una magistratura diversa da quella voluta dal Costituente, non più soggetta soltanto alla legge, ma omogenea rispetto agli indirizzi ed agli interessi dell'esecutivo.

Nè ci si poteva aspettare altro da chi sta preparando lo scempio della Costituzione: osservo in proposito che la magistratura tutta, a mio avviso, è troppo disattenta rispetto al contenuto delle modifiche costituzionali in discussione, che mi preoccupano più della controriforma ordinamentale. Il Movimento sostiene formalmente, come ha già fatto il 29 giugno a Milano, la manifestazione del 2 ottobre a Roma, organizzata da "Astrid" e "Libertà e Giustizia" al Gran Teatro di Tor di Quinto; vi interverremo anche con un nostro rappresentante, ma bisogna che tutti comprendano che identico è il filo conduttore delle due riforme : più potere all'esecutivo, mortificazione degli organi di garanzia e bilanciamento, frantumazione dei principi voluti dal costituente; identici sono persino i presupposti coreografici : gruppi di saggi che si riuniscono nelle valli montane del Trentino o nelle stanze di via Arenula, in numero e composizione (in quest'ultimo caso) spesso variabili, tutti convinti di potere e dovere bypassare la trasparenza di un dibattito parlamentare! Identica la base di partenza: la dichiarata volontà di combattere, per quelle vie, l'inefficienza del sistema costituzionale e di quello della giustizia. Ma dobbiamo far capire ai cittadini quanto sia FALSA - e solo suggestiva- l'enunciazione di questo obiettivo: basta considerare che la riforma non serve in alcun modo ad affrontare i problemi dei tempi dei processi, che si negano soldi per realizzare la banca dati giudiziaria contro il terrorismo internazionale (che pure sembra la massima emergenza mondiale), che si crea con criteri risibili una commissione che dovrebbe rifare il CPP in quattro-cinque mesi ("conformandosi ai principi delle riforma dell'ordinamento e del Codice penale", pur se  entrambe ancora non approvate!) e poi si sconvoca la prima riunione calendarizzata per mancanza di fondi: insomma, la farsa assurta al rango di metodo, altro che interesse all'efficienza del sistema!

Hanno ragione, dunque, i colleghi di Art.3: lo sciopero non si deve rinviare, non si deve annacquare e deve essere anzi arricchito: nelle motivazioni, con la difesa della Costituzione (troverei miope, più che troppo prudente, l'atteggiamento di chi sostenesse che il tema non interessa la magistratura, o non la può interessare al punto da non poter trovare ingresso tra le ragioni del nostro sciopero); ma anche nelle modalità di attuazione: mi permetto di ricordare che già da molto tempo il Movimento ha chiesto formalmente, ma inutilmente, al CDC di votare sulle proprie proposte di organizzare una sobria manifestazione dinanzi ad una sede istituzionale, di informare la comunità internazionale sulla gravità dei rischi che corre lo stato di diritto in Italia etc.. Gli amici di Art. 3 hanno sostenuto le nostre proposte, ma non è stato possibile neppure metterle in votazione !!!

La non intervenuta calendarizzazione dello sciopero, però, non può essere interpretata come retromarcia sulla decisione già presa (lo sciopero, infatti, come Ardituro ha ricordato,  è già stato formalmente deliberato): trovo, anzi, che, per le ragioni esposte da Mario Fresa, essa sia comprensibile. Infatti, essendo evidente che non potremmo scioperare due o tre volte in 40 gg., è tatticamente utile riservarsi di indire la manifestazione (spero si possa dire, anzi: "le manifestazioni") per i prevedibili più caldi momenti che a breve ci aspettano (approvazione in Commissione ? Inizio discussione in Senato?) anziché per una data più prossima, rischiando di rimanere successivamente con le polveri bagnate.

Quanto al documento di Unicost, diffuso dall'amico Fabio Roia, mi chiedo quale persona ragionevole potrebbe dissentire - salvo alcune puntualizzazioni che tra breve formulerò - dal suo contenuto. Ciononostante..

Ciononostante.. vorrei dire che tutto ciò da cui non si può dissentire l'abbiamo già detto, l'abbiamo già scritto ed illustrato (con l'apporto di tutte le componenti dell'ANM) mille e altre mille volte! Serve ripeterlo ancora? Non ne sono sicuro, perché credo che possa servire solo quanto l'ulteriore invocazione del dialogo: cioè, zero. Parliamo ancora, dunque, dei pericolosi passaggi della controriforma e dei danni che creerà, ma evitiamo di fingere che il dialogo con questi signori serva realmente o che realmente sia possibile darvi corso. Evitiamo atteggiamenti cicaliani (o cicaleschi?) da un lato ed evitiamo proposte fuori dal mondo dall'altro: mi riferisco soprattutto alla folle proposta di "abbandono della funzione requirente" (ma non mi convince neppure quella di "dimissioni dagli organismi di rappresentanza della Magistratura").

Ma quale abbandono delle funzioni requirenti, cari amici di Unicost? Chi è requirente, continui ad essere requirente e, insieme a chi lo diventerà ed ai tanti giovani PM che arriveranno, si prepari a dimostrare che la nostra tradizione di indipendenza investigativa, la nostra cultura giurisdizionale (ce ne siano dimenticati ?), la nostra forza morale e la capacità di resistenza non potranno essere fiaccate dagli sforzi di alcuni avventurieri destinati a passare senza lasciare traccia. Ed inoltre, mi permetto di dire, quando parliamo di un nuovo modello di magistrato da costruire, di rimeditazione dell'associazionismo, di recupero di autorevolezza, non dimentichiamo di citare, per favore, la necessità di un attento monitoraggio - e se del caso, di denuncia - delle prassi del CSM (innanzitutto in tema di conferimento di incarichi direttivi), il luogo ove più le declamazioni di principio si schiantano contro le logiche di appartenenza !

Ciononostante. - o proprio per questo - devo dire che non mi scandalizza la proposta di Unicost - poi passata nel CDC - di mantenere ferma l'attuale composizione della  GEC. E' una posizione che ha indubbiamente un senso politico, quello di consentire alle stesse persone, che fin qui lo hanno efficacemente fatto, di guidare l'Associazione sino al termine della fase politica in atto (quella che si chiuderà, verosimilmente, con l'approvazione della controriforma). Diciamo, piuttosto, che tale proposta non irrazionale ci ha sorpreso, visto che - come è stato ricordato da Ardituro e da Fresa - la stessa componente di Unicost, prima dell'estate, aveva informalmente aderito all'invito di Edmondo Bruti di procedere alla rotazione, onde evitare - parole dello stesso Bruti - di personalizzare eccessivamente l'azione dell'ANM. Solo in quest'ottica - e non per avere formulato autonomamente alcuna richiesta in proposito - il Movimento si era dichiarato disponibile a ricoprire la carica di Presidente, assicurando unità e continuità d'azione rispetto alla Giunta "uscente"! E proprio per assicurare unità, ed evitare sterili questioni personali, il gruppo aveva scelto un candidato - Ciro Riviezzo - sicuramente apprezzato da tutte le componenti, oltre che soggettivamente autorevole ed esperto. Ma gli amici di Art. 3 rimproverano anche noi per non averli messi al corrente, prima di Napoli, della nostra volontà di confermare la candidatura Riviezzo (singolarmente, lo stesso rimprovero ci è stato mosso da Unicost !) o per non esserci opposti alla inaspettata richiesta di non procedere alla rotazione prevista: io confermo l'uno e l'altro atteggiamento del Movimento, ma non la lettura che ne viene data. Infatti, il non avere avviato alcuna "trattativa" prima di Napoli (peraltro, non ve ne era certo bisogno, viste le decisioni di fatto già prese!) ed il non avere opposto resistenza alla proposta di prorogatio della attuale GEC non sono certo frutto di adesione a logiche spartitorie che non ci appartengono, ma - al contrario - di un atteggiamento limpido (consentitemi un minimo di retorica): intendiamo, infatti, discutere la nostra disponibilità ad assumere la presidenza dell'ANM, anche in futuro, con tutti ed in seno al CDC, apertamente ed in modo trasparente, sulla base di un programma condiviso che spero possa comprendere alcune delle proposte nuove prima indicate o ricordate.

Per lo stesso bisogno di trasparenza, voglio anche aggiungere che il Movimento avrebbe invece chiesto di discutere approfonditamente la composizione soggettiva della eventuale nuova GEC, non essendo favorevole alla designazione, quali suoi componenti, di colleghi le cui posizioni, come sin qui manifestate in seno al CDC, non sono state conformi ai contenuti dell'azione portata avanti dalla Giunta (un'azione che, in ogni caso, deve  ulteriormente essere intensificata). E' sperabile che, in vista del futuro dibattito, anche altre componenti dell'ANM  si facciano carico di operare scelte condivise da tutti. Come ha fatto il Movimento.

Vada avanti, dunque, la Giunta in carica: riscuote tutta la nostra fiducia e non penso che sarebbe stato possibile guidare in modo migliore la Associazione Magistrati in questo periodo così gravido di pericoli per la democrazia nel paese. Grazie al Presidente Bruti Liberati, dunque, ed a chi ha lavorato con lui lealmente e senza lesinare sforzi. Tra questi, consentitemi di ricordarli ancora una volta, gli infaticabili Piero Martello (il nostro Vice Presidente) e Mario Fresa.

Ma soprattutto, si preparino i magistrati italiani all'ennesima mobilitazione generale: se e quando cambierà la dirigenza della Associazione, non cambierà la linea di azione, che - semmai - dovrà giovarsi di rinnovata determinazione.

Lo sciopero non serve solo come atto di testimonianza, a futura memoria, ma:

- per ricordare ai cittadini la straordinaria gravità della situazione in cui essi, prima di noi, verranno a ritrovarsi;

- per impegnare le forze politiche che intenderanno proporsi come futura coalizione di governo ad inserire nel loro programma l'impegno a radere al suolo le leggi vergogna;

- per stimolare sin d'ora il CSM ad intervenire a difesa delle proprie prerogative constituzionali, dinanzi alla Corte Costituzionale, non appena il nuovo ordinamento lo obbligasse ad adottare delibere frutto delle  competenze  attribuite a commissioni esterne, scuole, Cassazione et similia;

- per impegnare l'ANM a seguire passo passo la elaborazione dei decreti delegati, facendo sentire il proprio fiato sul collo dei "saggi" elaboranti;

- per ricordare ad ogni magistrato che egli stesso, soggettivamente, è il primo custode del proprio status e dei propri diritti,  la cui tutela dovrà formalmente reclamare in prima persona;

- perchè sia a tutti chiaro che la battaglia della magistratura non si esaurirà con l'approvazione di questa vergognosa controriforma dell'ordinamento.

Armando Spataro
Segretario del Movimento per la Giustizia

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Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 13:59:22, in Giuristi, linkato 1673 volte)

Il Circolo dei Giuristi Telematici (www.giuristitelematici.it), con il patrocinio dell'Ordine degli Avvocati di Lecce, in collaborazione con il Centro Studi & Ricerche SCiNT (www.scint.it) e nell 'ambito del Corso di Alta Formazione in Diritto & Commercio Elettronico Internazionale patrocinato dal Ministero delle Attività Produttive e dall'ICE organizza in data 8-9 ottobre, presso la Sala Congressi dell'Hotel Solara (www.hotelsolara.it), il Convegno Nazionale dal tema

"Firme elettroniche e digitali per il commercio elettronico e l'e-government.
L'impresa, la Pubblica Amministrazione e il professionista tra falsi informatici ed esigenze di certezza".

Relatori di prestigio nazionale e internazionale si confronteranno su tematiche di interesse giuridico e economico quali:
- valore formale e probatorio del documento informatico
- uso e valore giuridico della firma digitale
- valore dell'e-mail e suo utilizzo nel processo
- problematiche penalistiche
- problematiche relative al trattamento dei dati personali

E' prevista la prestigiosa partecipazione del Prof. Jos DUMORTIER (Docente presso l'Interdisciplinar Centre for Law & Information Technology dell'Università di  Leuven; autore dello studio sull'applicazione della direttiva 1999/93/EC, recentemente pubblicato dalla Commissione Europea) e di altri insigni Professori universitari e giuristi specializzati nel diritto delle nuove tecnologie.

Modereranno il dibattito
Avv. Giorgio ROGNETTA
Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Reggio Calabria - Curatore del sito Giuristi in rete - Fondatore del Circolo dei Giuristi Telematici e curatore di Zaleuco,
Avv. Andrea LISI
Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Lecce - Curatore del sito
www.scint.it - Docente al Master in Diritto delle Reti istituito presso le Università degli studi di Messina e Padova - Circolo dei Giuristi Telematici
Avv. Daniele MINOTTI
Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Genova - Curatore del sito
www.penale.it - Circolo dei Giuristi Telematici

Relatori del Convegno:
Prof. Jos DUMORTIER
Docente presso l'Interdisciplinar Centre for Law & Information Technology dell'Università di  Leuven; autore dello studio sull'applicazione della direttiva 1999/93/EC, recentemente pubblicato dalla Commissione Europea,
Avv. Fulvio SARZANA di S.IPPOLITO
Consulente per l'informatica del Sottosegretario di Stato alla Giustizia con delega ai "sistemi informativi automatizzati" - Circolo dei Giuristi Telematici
Avv. Carmelo GIURDANELLA
Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Catania - Coordinatore Master Univ. Cattolica in Diritto della Rete
Dott. Raimondo ZAGAMI
Notaio in Reggio Calabria - Componente Commissione informatica Consiglio Nazionale del Notariato - Circolo dei Giuristi telematici
Dott. Stefano ARBIA
Funzionario CNIPA
Avv.  Luca Maria de GRAZIA
Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Milano - Editore di Infodir.Net  Circolo dei Giuristi Telematici
Prof.ssa Francesca PANUCCIO
Docente presso l'Università degli studi di Messina
Avv. Andrea SIROTTI GAUDENZI
(Membro del Comitato Ordinatore del Master in Diritto delle Reti istituito presso l'Università degli studi di Padova - Circolo dei Giuristi Telematici)
Prof. Maria Chiara MALAGUTI
(Docente presso l'Università degli studi di Lecce - ISUFI)
Avv. Marco CUNIBERTI
(Libero professionista iscritto all'albo avvocati Mondovì - Circolo dei Giuristi Telematici)
Avv. Luca GIACOPUZZI
(Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Verona - Circolo dei Giuristi Telematici)
Avv. Fabio TOMMASI
(Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Lecce, Circolo dei Giuristi Telematici)
Ing. Stefano ZANERO
(Politecnico di Milano, DEI - Dipartimento di Elettronica ed Informazione)
Dr. Giorgio PICA
(Consigliere della Corte d'Appello di Bari)
Avv. Paolo GALDIERI
(Libero professionista in Roma - Dottore di ricerca Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Docente di Diritto penale dell'informatica Facoltà di Economia, Università degli Studi "G. D'Annunzio", Pescara)
Avv. Stefano ATERNO
(Università LUMSA di Roma - Cultore della materia  - Diritto dell'informazione e della comunicazione - Circolo dei Giuristi Telematici)
Avv.Marisa BONANNO
(Libero professionista iscritto all'albo avvocati del Foro di Verona - Curatore del sito Studium Fori - Componte del Comitato Direttivo del Circolo dei Giuristi Telematici)

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Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 14:13:47, in Magistratura, linkato 1533 volte)

Il Pm sarà assoggettato al governo

L'Anm: "un atto brutale del governo". La Fondazione Caponnetto: "Compiuto un altro passo del piano di rinascita della P2".
Il governo del neoduce Berlusconi sta realizzando un altro importante tassello del "Piano di rinascita democratica" di Gelli e della P2 sul fronte giudiziario: il disegno di legge delega al governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario.
Il ddl che inaugura l'adozione dell'ordinamento giudiziario del regime neofascista è stato messo a punto dai "4 saggi" della casa del fascio: Castelli, Gargani, La Russa e Vietti, ed è approdato al Senato il 29 marzo 2002. Il 25 settembre 2003 prima la commissione Giustizia di Palazzo Madama e poi il Senato a gennaio 2004 licenziano il provvedimento e lo passano alla Camera col chiaro intento di mettere definitivamente il bavaglio e assoggettare la magistratura all'esecutivo. Ma il suo impianto palesemente anticostituzionale viene prontamente e unanimente denunciato dall'Anm tanto da indurre i magistrati per la prima volta nella storia della repubblica a scendere in sciopero per ben due volte contro un provvedimento del governo. Castelli promette di tener conto delle proposte avanzate dai magistrati, ma poi, emendamento dopo emendamento, maggioranza e governo hanno fatto rientrare dalla finestra tutte quelle misure neofasciste uscite dalla porta e infine con l'approvazione di questo maxiemendamento sono riusciti a peggiorare lo stesso ddl.
Ad esempio all'ultimo momento su proposta del forzista Adornato, Castelli ha aggiunto un emendamento all'articolo 86 del ddl che conferisce al Guardasigilli, e non più al presidente della Cassazione su richiesta del procuratore generale, il compito non solo di aprire l'anno giudiziario ma addirittura di tenere davanti alle Camere una relazione per dettare le "linee di politica giudiziaria per l'anno in corso". Solo 10 giorni dopo la relazione del ministro, potrà quindi aver luogo la tradizionale cerimonia dei magistrati presso l'aula magna della Suprema Corte.
Il provvedimento adesso ritorna al Senato per l'approvazione definitiva con l'obiettivo dichiarato apertamente dal ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che a Palazzo Madama la riforma "possa essere approvata entro luglio, e senza che si ponga la fiducia" e ha aggiunto: "Si tratta di una grande vittoria".
In realtà si tratta di un atto d'imperio neofascista senza precedenti nella storia repubblicana perché il governo, e non il parlamento, e per giunta con una legge ordinaria approvata a colpi di maggioranza sotto il ricatto del voto di fiducia (il tredicesimo in un anno, il quinto in due mesi) fa tabula rasa dei residui diritti e garanzie democratico-borghesi menzionati nella Costituzione e intacca profondamente il potere giudiziario e l'indipendenza della magistratura stravolgendo ogni principio democratico-borghese relativo alla giurisdizione e alla separazione dei poteri.
Per l'Anm, che per settembre ha indetto altri due giorni di sciopero, la riforma è stata approvata "con un atto di forza che non ha precedenti sul piano istituzionale. Viene stroncato ogni approfondimento e confronto". Il presidente Bruti Liberati ha avvertito che il provvedimento "è impraticabile" e presenta "gravissimi aspetti di incostituzionalità". Mentre per il segretario generale Carlo Fucci si tratta di: "Un metodo che impedisce il controllo pubblico sulla riforma".
Ancor più duro e politicamente qualificato il "totale disappunto" espresso dalla Fondazione Caponnetto: "La separazione delle carriere in particolare mira a mettere i Pm sotto il controllo dell'esecutivo. Purtroppo un altro passo verso il piano di rinascita della P2 è stato compiuto".
Fra le novità più importanti contenute nella riforma, tutte peggiorative rispetto al testo originale del ddl, spicca su tutte la netta separazione di funzioni (in realtà si tratta di una netta separazione delle carriere mascherata col termine di funzioni) per Pm e giudici; l'istituzione della Scuola per la magistratura; il divieto, per i magistrati, di iscrizione a partiti e movimenti politici; la censura per le sentenze contrarie alla "lettera e volontà della legge"; la responsabilizzazione dei procuratori, che sceglieranno i vice per assegnare e togliere loro i compiti; gli incarichi direttivi temporanei; i concorsi per fare carriera.

Pm assoggettato all'esecutivo
Con questa legge il vecchio sogno della P2 di assoggettare il potere giudiziario al potere politico attraverso la netta separazione delle carriere di giudici e Pm viene pienamente realizzato e contrabbandato attraverso la separazione delle funzioni che è il cardine principale intorno al quale ruota tutta la controriforma. Da un lato si autorizza l'invasione permanente del potere politico nel governo della magistratura, accentuando una vecchia eredità del regime mussoliniano e del codice Rocco fascista. Dall'altro si demolisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura svuotando le competenze del Csm, che è l'unico organo che secondo la Costituzione garantisce tanto l'autogoverno della magistratura quanto il principio per cui i magistrati si dividono soltanto per funzioni. Infatti anche se nel testo non si menziona mai esplicitamente la separazione delle carriere e si parla sempre di separazione delle funzioni, nella sostanza il nuovo ordinamento giudiziario opera una netta separazione delle carriere e pone il Pm sotto il diretto controllo dell'esecutivo. Non a caso a tal riguardo la legge prescrive che il concorso per l'accesso in magistratura sarà bandito ogni anno. I candidati dovranno indicare fin da subito se concorrere per la funzione giudicante o requirente. Per diventare magistrato non basta più la laurea in giurisprudenza, servirà un'ulteriore formazione (dottorato, specializzazione, abilitazione forense, copertura di incarichi direttivi nella pubblica amministrazione svolti senza demerito, revoche e/o sanzioni disciplinari). Tra lo scritto e l'orale ci sarà un test psico-attitudinale, non meglio specificato. La commissione esaminatrice sarà unica. Non si potrà rimanere nello stesso ufficio per più di 10 anni (più altri due). Il tirocinio iniziale durerà due anni. Il magistrato, dopo cinque anni di servizio, due dei quali svolti come uditore, dovr- scegliere se fare il pm o il giudice. Per cambiare funzione si dovr- sostenere un esame orale e si dovr- frequentare un corso di formazione presso la Scuola della magistratura e ottenere una valutazione positiva. Ma soprattutto si dovr- cambiare distretto giudiziario. La scelta, una volta fatta, diventa irrevocabile. Il risultato è che giudici e pubblici ministeri saranno drasticamente divisi, attraverso il meccanismo della scelta all'atto del concorso e della scelta definitiva dopo tre anni.
Sarà introdotta la "scuola della magistratura" divisa in due sezioni che si occuperanno della formazione e dell'aggiornamento dei magistrati. Essa sarà diretta da un comitato composto in maggioranza da togati e i corsi di aggiornamento sono obbligatori (almeno ogni 5 anni).
Possono concorrere al titolo di procuratore aggiunto i magistrati che abbiano superato il concorso per il conferimento delle funzioni di II grado da non meno di tre anni. Si può fare carriera, per titoli, ma si dovr- sostenere un esame se si vogliono accelerare i tempi.
Per diventare consigliere di Cassazione senza passare per la funzione di magistrato d'appello sar- obbligatorio sostenere un esame ad hoc.
Si prevede che possa ricoprire incarichi direttivi chi può garantire almeno quattro anni prima di andare a riposo. In più si deve aver frequentato ("con giudizio favorevole") un corso di formazione presso la Scuola della magistratura riportando una valutazione positiva nel concorso per titoli.
Insomma per tutta la durata della carriera il magistrato sarà costretto a superare concorsi, frequentare corsi di aggiornamento, presentare titoli e sostenere esami perché il sistema dei concorsi introdotto dalla controriforma pone fine agli scatti di carriera per anzianità. Ogni miglioramento di carriera può avvenire solo per concorso, per titoli ed esami (dopo otto anni di servizio), o solo per titoli (dopo 13). Un meccanismo che certo non seleziona i giudici migliori ma promuove chi è più in sintonia col potere politico ed economico, attraverso odiosi meccanismi di cooptazione. I concorsi e gli esami non serviranno a rendere i giudici migliori; ma a incentivare il servilismo, il conformismo, il formalismo e la burocrazia.
In definitiva si ripropone oggi un sistema giiudiziario analogo e per molti aspetti peggiorativo rispetto a quello in voga negli anni cinquanta e dei famigerati "porti delle nebbie". E i primi nefasti risultati di questo odioso meccanismo di reclutamento di giudici e Pm li ha già anticipati lo stesso ministro Castelli che nel maxiemendamento ha aggiunto la ciliegina finale, ossia una norma ad hoc che prevede che ai dirigenti del ministero, tornati alle funzioni giudiziarie, dovranno essere assegnati posti direttivi o, comunque, di primo piano. Cioè si introduce una "corsia preferenziale" per i posti di consigliere o sostituto pg in Cassazione a favore dei collaboratori del ministro e i dirigenti del ministero più fedeli.

Gerarchizzazione della Procura
La norma prevede la riorganizzazione dell'ufficio del Pm su basi fortemente gerarchiche. Il procuratore capo determina i criteri di organizzazione dell'ufficio e di assegnazione dei procedimenti ai procuratori aggiunti o ai magistrati del proprio ufficio, può revocare l'assegnazione in caso di divergenze o inosservanza dei criteri indicati inviando al procuratore generale della Cassazione il provvedimento di revoca e le sue valutazioni sull'operato del magistrato. Il procuratore capo dovrà anche segnalare obbligatoriamente al Consiglio giudiziario i comportamenti dei magistrati che contrastano con le sue disposizioni. è il solo a decidere della libertà personale e a gestire i rapporti con la stampa. Inoltre per le corti di appello di Roma, Milano, Napoli e Palermo è previsto l'introduzione della figura del magistrato super manager.

Imbavagliamento della magistratura
La controriforma giudiziaria priva i magistrati del diritto di opinione e dei diritti civili. Il nuovo ceppo imposto da Berlusconi e Castelli ai magistrati prevede infatti non solo il divieto di iscrizione a partiti politici (incompatibilità peraltro già prevista dall'Anm) ma anche l'adesione ad associazioni e movimenti. Non potranno essere coinvolti "nelle attivit- di centri politici o affaristici che ne possano condizionare l'esercizio delle funzioni o appannarne l'immagine" e addirittura non potranno nemmeno avere rapporti con la stampa e rilasciare interviste che riguardano i soggetti coinvolti nei processi in corso o gi- conclusi perché saranno considerate illecito disciplinare.
Ma non è tutto, perché tra le pieghe del maxiemendamento è prevista anche una norma che vieta addirittura ai giudici di interpretare e di applicare le leggi a seconda dei casi concreti che si trovano ad affrontare e allo stesso tempo affida al governo il potere di sanzionare i giudici che emettono sentenze ad esso sgradite o cosiddette "suicide": cioè quelle sentenze che nel dispositivo contraddicono l'assoluzione dell'imputato come è avvenuto ad esempio nel processo Andreotti.
Sarà sanzionabile anche ogni comportamento tale "da compromettere l'imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell'apparenza". Che tradotto in parole povere vuol dire avere non solo dei giudici completamente asserviti al potere politico ma che devono stare attenti a non sgarrare perché appunto sottoposti alla spada di Damocle dell'imparzialità "apparente" e quindi possono essere allontanati in qualsiasi momento. Non a caso il ddl prevede l'istituzione di un ufficio del monitoraggio proprio con l'obiettivo di valutare l'attivit- dei magistrati: vedere se ci sono ritardi, carenze professionali o troppi annullamenti di sentenze.

Poteri del Guardasigilli e del Pg di Cassazione
Il Pg della Cassazione può acquisire atti coperti da segreto investigativo e il Guardasigilli può esercitare la facolt- di partecipare all'udienza delegando un magistrato dell'Ispettorato che può presentare memorie, esaminare testi, consulenti e periti e interrogare l'accusato. Soltanto se il Procuratore della Repubblica avverte che dalla pubblicizzazione di tali atti può esserci "grave pregiudizio" per le indagini, il Procuratore Generale della Cassazione può disporre con decreto che gli atti restino segreti per almeno sei mesi. Sospendendo così per lo stesso periodo anche l'azione disciplinare.
I magistrati non potranno più assumere impieghi pubblici o privati, nè esercitare commerci o qualsiasi libera professione. Il ministro della Giustizia potrà ricorrere contro il conferimento di incarichi direttivi decisi in contrasto con il suo parere. E gli incarichi direttivi non potranno durare più di quattro anni. Rinnovabili, su domanda, di altri due anni.
Ma più degli aspetti tecnici, il vero senso della controriforma lo hanno riassunto in due battute gli onorevoli forzisti Luigi Vitali e Benito Savo subito dopo l'approvazione del maxiemendamento. Il primo ha confessato che d'ora in poi con questa legge non potrà più succedere che "un giudice un giorno partecipa al corteo no global e il giorno dopo giudica un poliziotto che ha fatto il suo dovere". Mentre il secondo ha ammesso: "Finalmente abbiamo spuntato le unghie a quei pm che ti graffiano il viso e ti distruggono l'esistenza".
Il vero volto del provvedimento invece è quello di una separazione, appena mascherata, delle carriere di giudici e pm. La magistratura diventa una piramide, controllata direttamente dal potere politico, articolata in 14 gradini, da superare con un sistema di concorsi e di valutazione che premia i magistrati che non mettono i bastoni tra le ruote, vicino a questo o a quel ministro e completamente asservito ai poteri dominanti. Mentre al livello più basso della piramide annasperanno le toghe di primo grado, ridotte a pure pedine del sistema.
In definitiva siamo di fronte a una controriforma che ridisegna il ruolo della magistratura e lo individua non più come potere indipendente dello Stato ma soggiogata e ligia all'esecutivo proprio come avveniva ai tempi del fascismo. Una legge neofascista che elenca dettagliatamente tutto ciò che i giudici possono o non possono fare e che prevede la separazione delle carriere mascherata attraverso la separazione delle funzioni con l'introduzione dei concorsi differenziati, il ridimensionamento del Csm, i concorsi per avanzare di grado e la riorganizzazione dell'ufficio del Pm su basi fortemente gerarchiche.

www.pmli.it

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Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 14:43:00, in Economia, linkato 1469 volte)

SERVONO SERIE MANOVRE PER RIDURRE IL PREZZO DEI CARBURANTI

Il costo del petrolio impenna, sfiorando i 50 dollari al barile e in Italia siamo ancora circondati da un Governo inefficiente e da chi specula in questa situazione di estrema gravità. Difatti, con la lievitazione dei prezzi di carburanti e del combustibile il potere di acquisto delle famiglie ha subito un duro colpo: 200 euro in più all’anno per il pieno benzina, circa 130 euro in più all’anno per il riscaldamento a uso domestico, dai 35 ai 40 euro in più all’anno per il gas. Non dimentichiamoci che il prezzo del petrolio ha un’enorme ricaduta anche sui prezzi dei beni di largo consumo, pari allo 0,3% dell’inflazione, incidendo per circa 72 euro in più all’anno per le famiglie italiane. Di fronte a tutto ciò non servono affatto reciproci favori e gentilezze fra le compagnie petrolifere ed il Governo, ma servono manovre incisive concrete e immediate in modo che si abbatta l’accisa sulla benzina di almeno 4 centesimi al litro e si parifichi l’iva sul gas al 10% per eliminare l’iniqua sperequazione tra le famiglie. Inoltre è necessario dare inizio alla definizione di un serio piano energetico basato sul risparmio e sull’utilizzo delle fonti alternative e sull’ammodernamento di tutta la rete di distribuzione e permettere alla grande distribuzione di fornire carburante a prezzi più vantaggiosi per i consumatori.
 

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Dichiarazione on. della Margherita Luigi Meduri. “L’intimidazione al sindaco di Melito Porto Salvo è l’ennesimo atto di aggressione ai danni di un sindaco calabrese. C’è una vera emergenza istituzionale in Calabria e per questo chiediamo un intervento urgente non più rinviabile del Ministro dell’Interno. Voglio sottolineare che ad essere colpiti nella stragrande maggioranza dei casi sono i sindaci che si battono per l’affermazione della partecipazione e che lavorano con successo per il territorio come nel caso di Iaria.  C’è una emergenza democratica che va affrontata al più presto nell’interesse del territorio.” Roma, 28 settembre 2004
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Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 15:00:52, in Politica, linkato 1288 volte)

“Incomprensibile scontro su formule. Confronto sia franco, ma su programma”

“Questo ping pong continuo dentro il listone rischia di disorientare gli elettori e danneggia l’intera coalizione. E’ incomprensibile questo scontro sulle formule. Il confronto sia franco, ma sul programma”. E’ un invito al buonsenso quello del presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio che a proposito dei contrasti interni al listone torna a ripetere: “Non si vince coi litigi, ma iniziando a discutere di contenuti programmatici”. “Il tempo stringe – aggiunge il leader del Sole che ride – servono parole chiare. Se confronto franco deve esserci, non è su formule, ma su precisi contenuti programmatici. In questo senso l’incontro che spero si possa tenere il 4 ottobre deve essere l’occasione per far partire un confronto serrato sui contenuti”. Roma, 28 settembre 2004

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Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 15:02:06, in Magistratura, linkato 1459 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Edmondo Bruti Liberati ha chiesto di essere ricevuto dal Ministro della Giustizia on  Roberto Castelli per presentare la rinnovata Giunta Esecutiva Centrale,  riferire sui lavori e le conclusioni del Congresso di Napoli, esporre le osservazioni  sugli aspetti di costituzionalità e di praticabilità del ddl sull'ordinamento giudiziario e per illustrare inoltre le proposte alternative dell’ANM. Roma, 28 settembre 2004

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Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 15:03:56, in Ambiente, linkato 1519 volte)

CONFERENZA STAMPA

Domani, martedì 28 settembre, alle 12.00,
presso la sala Gialla di Palazzo Madama,

DELEGA AMBIENTALE: VERDI,  LO SFASCIO CONTINUA

La fiducia sul ddl di delega ambientale viene posta senza che sia iniziata la discussione generale e senza che il provvedimento sia stato incardinato. Ciò costituisce un pericoloso precedente, infatti, è la prima volta che una procedura del genere viene adottata.
I Verdi sono stati sempre contrari a questo provvedimento e il numero dei loro emendamenti è direttamente proporzionale all'entità della devastazione che in materia ambientale verrà provocata da questa delega.
Infatti, le nuove norme introducono alcune devastanti misure in favore dei peggiori inquinatori, del commercio illegale dei rifiuti ferrosi, degli speculatori edilizi.

Interverranno:

Sauro Turroni, Vicepresidente della Commissione ambiente di Palazzo Madama;

Stefano Boco, Capogruppo dei Verdi al Senato;

rappresentanti del WWF, Greenpeace, Italia Nostra, Mare Vivo e Legambiente.

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Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 15:10:05, in Politica, linkato 1416 volte)

Interrogazione urgente al Ministro Moratti

"E' inammissibile che i nostri ragazzi, come accade in diverse scuole medie, si trovino ad apprendere la storia da un testo mistificatore come quello della Bellesini sul Novecento, il quale ci propina l'imbarazzante visione  manicheista di una Destra storica composta da uomini che 'facevano politica al solo scopo di servire lo Stato' e che  'amministravano le finanze statali con la stessa attenzione con cui curavano i propri patrimoni' e di una Sinistra che, invece, sacrifica 'la Nazione per i propri interessi". Lo afferma il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, Capogruppo dei Verdi in Commissione istruzione. "La Bellesini ci nasconde e semplifica la storia, tralasciando come i ceppi economici e politici della Destra abbiano invece utilizzato le Istituzioni per conservare i propri privilegi e, su questa linea, basti pensare alla negazione del diritto di voto alle donne, non considerando tutta una realtà della cultura democratica, ci restituisce uomini quali Gramsci, Sturzo, Gobetti e Matteotti come dei vili politicanti, dei  professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo', dimenticando la grande spinta che hanno dato nella direzione della nostra Costituzione Repubblicana. Ho chiesto - conclude l'esponente del Sole che Ride - in un'interrogazione urgente al ministro Moratti un intervento deciso a fronte di un simile crimine storico". Roma 28/09/04

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Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 19:08:33, in Estero, linkato 1306 volte)

L’unica notizia che aspettavamo è arrivata.
     
Ci sarà tempo per ricostruire, ora vogliamo solo ringraziare tutti coloro che hanno collaborato a questa meraviglioso risultato, a partire dal mondo arabo a musulmano che in tutto il mondo, ed in Iraq, si è mobilitato in modo corale. Un ringraziamento alla società civile, alle forze politiche, alle organizzazioni religiose, alle organizzazioni della resistenza irachena.

Un ringraziamento alla società civile e alle forze politiche italiane. Un ringraziamento ai governi, a quello italiano e a quelli dell’area.

Molti sono stati partecipi seguendo la linea del dialogo e della collaborazione.

Abbiamo detto all’inizio di questa vicenda che il rapimento dei nostri quattro operatori di pace era una metafora della guerra. Che in Iraq ci sono milioni di altre persone ostaggi, della guerra e della violenza, prigionieri e rapiti. Non ci scorderemo di loro, chiediamo a tutti di non scordarli.

Vorremmo sperare che anche la liberazione  delle margherite possa essere una metafora della fine della guerra, e dell’occupazione, che possa prevalere anche per tutti gli iracheni la linea del dialogo e che tacciano le armi.

"Un ponte per..."ONG
 piazza Vittorio Emanuele II, 132 00185 ROMA

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