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 the blu kimono ... John Rich... di Lunadicarta
 
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La giustizia è sempre giustizia, anche se è fatta sempre in ritardo e, alla fine, è fatta solo per sbaglio.

George Bernard Shaw
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 13/05/2010 @ 06:59:03, in Politica, linkato 1413 volte)
Il disegno di legge costituzionale

Lodo Alfano, la maggioranza presenta
lo «scudo» per le alte cariche

Anche la Lega Nord ha deciso di sottoscriverlo dopo un incontro con il gruppo del Pdl

MILANO - Il gruppo parlamentare del Popolo della Libertà al Senato ha presentato un disegno di legge costituzionale recante disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato.

I FIRMATARI - Dopo un incontro con il gruppo del Pdl, anche la Lega Nord ha deciso di sottoscrivere il ddl. Pertanto, primi firmatari sono i senatori Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, Federico Bricolo, Roberto Centaro, Domenico Benedetti Valentini. Il testo del disegno di legge è consultabile dal portale internet del gruppo Pdl al Senato all'indirizzo www.pdlsenato.it. (Fonte: Dire - Corriere Sera)

Il Testo

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE RECANTE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SOSPENSIONE DEL PROCESSO PENALE NEI CONFRONTI DELLE ALTE CARICHE DELLO STATO

Art. 1.

1. Al di fuori dei casi previsti dall’articolo 90 della Costituzione, quando l’autorità giudiziaria esercita l’azione penale nei confronti del Presidente della Repubblica, anche in relazione a fatti antecedenti alla assunzione della carica, ne dà immediata comunicazione al Senato della Repubblica, trasmettendo gli atti del procedimento.
Entro il termine di novanta giorni dalla comunicazione, nel corso dei quali il procedimento è sospeso, il Parlamento in seduta comune dei suoi membri può disporre la sospensione del processo.
2. Al di fuori dei casi previsti dall’articolo 96 della Costituzione, quando l’autorità giudiziaria esercita l’azione penale nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri, ne dà immediata comunicazione alla Camera di appartenenza, trasmettendo gli atti del procedimento. La comunicazione è data al Senato della Repubblica se si deve procedere nei confronti di soggetti che non sono membri delle Camere. Entro il termine di novanta giorni dalla comunicazione, nel corso dei quali il procedimento è sospeso, la Camera di appartenenza o il Senato della Repubblica possono disporre la sospensione del processo.
3. La sospensione del processo opera per l'intera durata della carica o della funzione e si applicano le disposizioni dell'articolo 159 del codice penale.
4. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale per l'assunzione delle prove non rinviabili.
5. In casi di sospensione del processo, non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale. Quando la parte civile trasferisce l'azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all'articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l'ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all'azione trasferita.

Art. 2

1. La disposizioni della presente legge si applicano ai processi in corso alla data della sua entrata in vigore.
2. Nei casi di cui al comma 1, il giudice ne dà immediata comunicazione alla Camera di appartenenza o al Senato della Repubblica, trasmettendo gli atti ad essi relativi.
Entro il termine di novanta giorni dalla comunicazione, nel corso dei quali il processo è sospeso, la Camera di appartenenza, il Senato della Repubblica o il Parlamento in seduta comune dei suoi membri decidono se disporre la sospensione del processo per la durata della carica o del mandato.

Art. 3
(Entrata in vigore).

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
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Di Loredana Morandi (del 13/05/2010 @ 08:01:06, in Magistratura, linkato 1442 volte)
Giustizia/ Berruti (Csm) contro 'Giornale':
Una sporca vendetta

'Stima' da Mancino: Attaccano la credibilità del Consiglio


Roma, 12 mag (Apcom) Una "sporca vendetta", opera di chi punta soltanto a fare "confusione" attraverso un vero e proprio "tritacarne di allusioni". Ma anche una "operazione di intossicazione politica contro il Consiglio". Il consigliere del Csm Giuseppe Maria Berruti, togato di Unicost, prende la parola in apertura del plenum per denunciare l'"infamia" di cui è stato vittima:

domenica scorsa 'Il Giornale' ha pubblicato un articolo in cui si riferiva di "contatti" avuti con magistrati che siedono al Csm - lui compreso - da parte "di un certo Pasquale Lombardi, indagato per questioni che hanno a che fare con impianti di energia eolica in Sardegna". Un "signore" con il quale "mai ho parlato", dice Berruti: "E' una persona che io non frequento perchè non voglio frequentare. Lombardi è un signore che dispone dell'amicizia di molti miei colleghi, che ospita in convegni, pranzi, cene e riunioni, mai ha avuto il piacere di vedere me".

In quell'articolo "sghangherato e disordinato", riferisce ancora Berruti, si accenna pure ad intercettazioni che "riguardano anche la copertura da parte del Csm del posto di presidente della Corte d'appello di Milano". Ed è proprio questo il sospetto: che "tutto risale" a quella nomina, una "vendetta" per il fatto di aver votato contro il magistrato che poi è stato scelto per quell'incarico, Alfonso Marra, di cui invece "si occupava qualcuno che veniva intercettato".

"Mettere me nel calderone giornalistico delle intercettazioni, me che mai ho parlato con Lombardi, vuol dire - sostiene Berruti - allentare l'attenzione mediatica su altre persone. Mettere chi non c'entra nel tritacarne delle allusioni, vuol dire fare confusione. Vuol dire, alla fine, che il Csm è una cloaca. Dove tutti fanno affari, come fanno nomine dei direttivi. Vuol dire che c'è fango per tutti. Io respingo questa barbarie, chiederò giustizia al giudice".

Parole alle quali molti colleghi reagiscono esprimendo "stima" a Berruti. A cominciare dal vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che coglie l'occasione per denunciare con "amarezza" come ciò avvenga in un clima fatto di continui "attacchi concentrici al Consiglio, a cui si tenta di addebitare qualunque disfunzione".

"Parlarne in plenum dà credibilità al Csm - fa eco il togato di Md Livio Pepino - il rigore di Berruti è inattaccabile".

"Sdegno" per un "attacco a Berruti che è un attacco alla credibilità dell'intero Consiglio" esprime Ciro Riviezzo (Movimento per la giustizia) che sollecita una reazione di "forte trasparenza" da parte dell'organo di autogoverno dei giudici.

"Bisogna fare chiarezza, sì, ma partendo dai fatti", dice Cosimo Ferri, togato di Magistratura indipendente, anche lui citato nell'articolo. Trasparenza sul comportamento dei componenti del Csm? Sì, allora "chiediamo - è la sua proposta - che vengano pubblicati i tabulati telefonici dei nostri cellulari in questi quattro anni".

Ma ai colleghi Ferri chiede anche di porsi "il problema della tutela della privacy degli indagati e soprattutto di terzi coinvolti in intercettazioni che vengono pubblicate". "Centinaia di magistrati - dice - hanno partecipato ai convegni organizzati da 'Diritti e libertà' (l'associazione di Lombardi, ndr), raramente anche io, ma ho pagato di tasca mia le spese di viaggio e ho pernottato in una caserma di Carabinieri, non mi convinceva andare a spese dell'organizzazione...".


Nota: la mia umilissima e incondizionata stima al consigliere Berruti. L.M.

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Di Loredana Morandi (del 13/05/2010 @ 08:25:42, in Politica, linkato 1301 volte)
Una scelta coerente con l'ultimo documento del CSM su magistratura e incarichi amministrativi..

Giustizia/ Napolitano riceve Bergamo, si è dimesso dal Csm

Ora è assessore Venezia. Presidente lo ringrazia per sensibilità


Roma, 12 mag (Apcom) - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi al Quirinale l'avvocato Ugo Bergamo che gli ha rappresentato i motivi che lo hanno indotto a rassegnare le dimissioni da componente del Csm a seguito della sua nomina ad assessore al Comune di Venezia. Lo riferisce un comunicato stampa della presidenza della Repubblica. Il Presidente Napolitano lo ha ringraziato per la sensibilità istituzionale che ha ispirato la sua scelta e per l'impegno con il quale ha concorso all'attività dell'organo di autogoverno della magistratura.


Giustizia/ Bergamo: Per senso di responsabilità mi dimetto da Csm
Lettera a Napolitano: Massimo impegno per riqualificazione Venezia


Roma, 12 mag (Apcom) - Per "senso di responsabilità istituzionale" Ugo Bergamo ha deciso di dimettersi da consigliere del Csm. Una scelta che il neo-assessore comunale di Venezia, eletto a Palazzo dei Marescialli su indicazione dell'Udc, ha spiegato in una lettera inviata al capo dello Stato Giorgio Napolitano, che dell'organo di autogoverno delle toghe è presidente.

Nessuna incompatibilità tra i due incarichi, ha chiarito, ma sulla decisione ha pesato anche la volontà di dare il "massimo impegno" nel nuovo incarico che gli è stato affidato. "La mia recente nomina a componente la giunta comunale di Venezia conferitami dal sindaco Giorgio Orsoni - scrive Bergamo a Napolitano - mi impone di valutare con la massima serietà e senso di responsabilità istituzionale la delicatezza della situazione che si è venuta con ciò a creare in riferimento al mio attuale incarico di componente del Csm".

"Ritengo di aver sempre svolto con piena lealtà al dettato costituzionale - rivendica - il mio delicato compito, ispirando ogni mia scelta alla più rigorosa valutazione di coscienza perseguendo sempre tenacemente e con coerenza la più determinata affermazione della effettiva autonomia ed indipendenza della magistratura".

Bergamo rileva "la mancanza di una specifica previsione costituzionale o legislativa che preveda la incompatibilità formale dei due incarichi", ma spiega di considerare "coerente con il mio modo di interpretare i ruoli pubblici di responsabilità che mi sono stati nel tempo affidati evitare il protrarsi del mantenimento contestuale degli incarichi che attualmente ricopro". "L'importanza e la rilevanza dell'incarico amministrativo affidatomi dal sindaco di Venezia, comporta per me l'esigenza di profondere il mio massimo impegno per contribuire a raggiungere gli obiettivi della riqualificazione e rilancio della città lagunare". Per questo, Bergamo annuncia che domani formalizzerà le dimissioni da componente del Csm "ritenendo che ciò non comporti scompensi nell'attività dello stesso, vista l'imminente convocazione del Parlamento in seduta congiunta per la nomina dei nuovi consiglieri. Infine, Bergamo ringrazia Napolitano "per l'autorevolezza con cui ha esercitato il Suo compito istituzionale di presidente del Consiglio superiore della magistratura costituendo sempre il più alto senso di riferimento morale e civile per tutto il Consiglio e per l'intero Paese".

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Di Loredana Morandi (del 13/05/2010 @ 08:30:29, in Magistratura, linkato 1422 volte)
Dure prese di posizione ad un convegno promosso dal Silp Cgil

Spataro: ddl intercettazioni
impedirebbe indagini su mafia e terrorismo


"Le indagini iniziano per reati secondari", spiega il procuratore aggiunto di Milano. Berselli (Pdl) annuncia che il provvedimento sarà in aula entro fine mese. Finocchiaro (Pd): "E' sordina all'informazione, no a fughe in avanti"

Roma, 12-05-2010

L'approvazione del ddl Alfano sulle intercettazioni creerà "danni anche per le immagini contro fenomeni di terrorismo". Lo ha affermato il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, intervenendo a un convengo sui "Intercettazioni: legalità e diritti" promosso dal Silp Cgil, sindacato delle forze di polizia.

Qualora la nuova legislazione in materia entrasse in vigore (e la maggioranza sembra intenzionata ad accelerare i tempi) le inchieste per mafia e terrorismo, hanno convenuto i relatori del convegno, sarebbero a rischio poiché nella maggior parte dei casi partono da elementi venuti alla luce nell'ambito di indagini diverse. Ci si troverebbe di fronte, in sostanza, ad un arretramento delle libertà democratiche e ad una maggiore agibilità da parte delle forze criminali.

"Le indagini iniziano per reati secondari" "Come per la criminalita' organizzata, le indagini iniziano per reati secondari, come l'immigrazione clandestina e la falsificazione di documenti", ha proseguito Spataro. Il nuovo quadro legislativo renderebbe impossibile, in questi casi, ricorrere alle intercettazioni.  Ha poi sottolineato che "come negli anni novanta l'attenzione al tema ha un andamento parallelo alle indagini su corruzione ai colletti bianchi"

Ingroia: con le nuove norme Riina e Provenzano sarebbero liberi
Se entrassero in vigore le nuove norme che limitano le intercettazioni telefoniche e ambientali Riina e Provenzano sarebbero liberi". E' l'allarme lanciato nel suo intervento da Antonio Igroia, procuratore aggiunto di Palermo.

"Se la legge - ha detto ancora Ingroia - dovesse passare così com'è sarebbero decine, se non centinaia, i latitanti in libertà per quanto riguarda la mafia. Le intercettazioni negli ultimi anni sono state indispensabili al punto che possiamo dire che senza di esse la storia del nostro Paese sarebbe stata diversa"

Ingroia ha concordato poi con Spataro: la maggior parte delle indagini di mafia non iniziano perseguendo direttamente il reato di associazione mafiosa: "Se entrasse in vigore questa norma saremo disarmati verso i soliti ignoti mentre continueremo sui soliti noti". 

Silp Cgil: daremo battaglia al ddl
"Contro lo svuotamento delle intercettazioni e la limitazione del diritto all'informazione" il Silp Cgil darà battaglia "fino in fondo", ha annunciato Claudio Giardullo, segretario generale del sindacato.

L'approvazione del disegno di legge rappresenterebbe "un arretramento delle condizioni in cui gli organi inquirenti dovrebbero effettuare il controllo di legalità e una grave compressione del diritto all'informazione"

Finocchiaro: si apre questione democratica
"Il provvedimento sulle intercettazioni non riguarda solo la riforma del codice di procedura penale ma attiene alla questione democratica che e' aperta nel nostro Paese". Ha detto Anna Finocchiaro, capogruppo del Partito democratico al Senato.

Parlando dello stato dei lavori in Commissione, la senatrice ha affermato che "vanno avanti in maniera non soddisfacente per la maggioranza perche' stiamo pretendendo di discutere su ogni emendamento e ragionare su ogni punto. Troviamo dall'altra parte un muro di gomma"

Il ddl comunque in aula entro fine mese
"La maggioranza è pronta a portare il ddl intercettazioni nell'aula del Senato anche sse la commissione non dovesse esaurire l'esame del provvedimento entro la ettimana prossima", ha chiarito a questo riguardo, parlando ai cronisti, il presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli (Pdl): "Lunedì, martedì e mercoledì della prossima settimana ci saranno sedute notturne fino alla mattina successiva e se giovedi' 20 maggio, non avremo ancora concluso i lavori il provvedimento andrà comunque in aula la settimana successiva

Controreplica di Finocchiaro: no a fughe in avanti
"Non si sognino che il provvedimento arrivi in aula senza che ne sia stato ultimato l'esame in commissione fino all'ultimo comma ed emendamento. Consiglierei alla maggioranza di non tentare questa fuga in avanti". è la controreplica a stretto giro di Finocchiaro: "Non si può tollerare un trattamento di questo genere per questo provvedimento", sarebbe una scelta "del tutto ingiustificata se non per ragioni che attengono strettamente al fatto che si vuole mettere la sordina ad ogni possibilita' di controllo al potere".

Appello sul web
Sono intanto salite a quasi 23.000 le firme all'appello dell'ex garante per la privacy Stefano Rodotà contro il ddl Alfano

Rainews24

Notizie collegate

Giornata campale in Commissione giustizia al Senato

Urla e insulti in commissione per le intercettazioni

Domani la Commissione Giustizia approvera' l'emendamento del Governo che fissa i presupposti per concedere le intercettazioni: 1) devono sussistere "gravi indizi di reato"; 2) le utenze devono essere intestate a soggetti indagati o a soggetti diversi che risultano a conoscenza dei fatti; 3) nei casi di riprese visive, i luoghi devono appartenere o essere in uso a soggetti indagati o a soggetti diversi che risultano a conoscenza dei fatti; 4) quando le operazioni sono "assolutamente indispensabili" ai fini della prosecuzione delle indagini.

Rodotà: una legge bavaglio

Appello sul web contro il ddl sulle intercettazioni

"E' una legge ipocrita per cancellare il diritto di espressione e quello di essere informati. Se approvata sara' necessaria la disobbedienza civile". Stefano Rodota' e' fra gli estensori dell'appello contro la legge sulle intercettazioni che sta coinvolgendo i cittadini, i navigatori della rete, le community come Facebook e i blogger.

Libertà di stampa, dura presa di posizione del sindacato

Ddl intercettazioni, Fnsi in trincea

Il presidente del sindacato Roberto Natale: "Garantiremo copertura ai giornalisti che faranno disobbedienza morale e civile, ricorreremo alla Corte costituzionale e alla Corte europea di Strasburgo".

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Di Loredana Morandi (del 13/05/2010 @ 08:50:55, in Sindacato, linkato 1443 volte)
Nota all'articolo di Manlio Cammarata sul ddl intercettazioni et bavaglio alla stampa e l'intervento di Stefano Rodotà.

Personalmente non credo nella validità sociale della rete e dei socialnetwork, dove per maturare una emozione o un pensiero politico si devono usare le "maniere forti" sempre e solo sulla soglia dell' "istigazione a delinquere". Ne tanto meno mi emozionano i poteri forti Rai, come la Dandini, perché l'Ordinamento Giudiziario non è Gesù Cristo e non risorgerà dopo 3 giorni disceso dalla Croce, neppure se a sfasciarlo è l'attuale pseudo sinistra.

Quanto all'Ordine dei Giornalisti nel post scriptum all'articolo, purtroppo, e forse non si tratta di una svista del Cammarata, stiamo parlando del peggior retaggio storico professionale in quanto si ricorda la sua fondazione per volere di Mussolini. Un organismo dormiente, che si risveglia soltanto in casi clinici come quello di Minzolini e l'assoluzione Mills o per le parolacce di D'Alema in tv alle 21.00 in prima serata. Rigorosamente solo in clima di notorietà popolare e mai per difendere le nuove leve del giornalismo dalle sopraffazioni politiche.

Per essere concreti: cosa deve fare un giornalista quando a farti le scarpe è un deputato? Oppure, che fare quando ti fanno le scarpe perchè un partito paga i propri debiti con gli Anni di Piombo e assume un ex brigatista a far da portaborse al Parlamento Europeo?

Guarda il cielo e ascolta il suono. Esatto: non c'è risposta.


Segnalo di grande interesse nell'articolo il paragone con l'editto albertino e anche per questo ne riporto lo stralcio.

Cordialmente, Loredana Morandi

Sistema informazione

Si firma per bloccare il testo "Alfano" sulle intercettazioni

DDL 1611: è meglio l'editto di Carlo Alberto

Rodotà paragona l'editto di Carlo Alberto del 1848 al disegno di legge che rende più difficili le indagini e imbavaglia l'informazione. Rileggiamo il testo di un secolo e mezzo fa e troviamo un sovrano più liberale dei governanti di oggi.

13.05.10

Mobilitazione generale contro il disegno di legge sulle intercettazioni, che ostacola le indagini penali e imbavaglia l'informazione. Un testo che difficilmente passerà l'esame della Corte costituzionale e della Corte europea di giustizia, ma che nel frattempo potrebbe causare gravi danni alla giustizia e al diritto di sapere (vedi Intercettazioni: abbiamo il "diritto di sapere" e DDL intercettazioni: più difese dalla UE).
- omissis -

Il momento-chiave è stato quello in cui il professore ha tirato fuori una copia originale dell'Editto sulla libertà di stampa, emanato da Carlo Alberto di Savoia-Carignano il 26 marzo 1848. E ha fatto notare come la pena massima prevista allora per i reati di stampa fosse di un anno, mentre nel disegno di legge in discussione si arriva a cinque anni.

- omissis -

In questo clima vale la pena di soffermarsi su alcuni passaggi dell'Editto albertino e confrontarli con la normativa oggi vigente:

Nel 1848: Art. 2. Ogni stampato così in caratteri tipografici, come in litografia od altro simile artificio, dovrà indicare il luogo, la officina e l'anno in cui fu impresso, ed il nome dello stampatore. La sottoscrizione dell'editore o dell'autore non è obbligatoria.
Art. 3. Ogni stampato che non abbia le indicazioni di cui nell'articolo precedente, sarà considerato come proveniente da officina clandestina, e lo stampatore sarà punito per questo solo fatto con una multa da L. 100 a L. 300.

Cento anni dopo, nel 1948: Art. 2. Ogni stampato deve indicare il luogo e l'anno della pubblicazione, nonché il nome e il domicilio dello stampatore e, se esiste, dell'editore.
I giornali, le pubblicazioni delle agenzie d'informazioni e i periodici di qualsiasi altro genere devono recare la indicazione:
del luogo e della data della pubblicazione;
del nome e del domicilio dello stampatore;
del nome del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile
.
Art. 5. Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi.
Per la registrazione occorre che siano depositati nella cancelleria:
...3) un documento da cui risulti l'iscrizione nell'albo dei giornalisti, nei casi in cui questa sia richiesta dalle leggi sull'ordinamento professionale
.
Art. 16. Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall'art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000.
La stessa pena si applica a chiunque pubblica uno stampato non periodico, dal quale non risulti il nome dell'editore né quello dello stampatore o nel quale questi siano indicati in modo non conforme al vero
.

In un secolo si passa da una semplice multa a due anni di carcere. Un sovrano, costretto alla concessione della libertà di stampa dagli eventi del suo tempo, appare più liberale di un'assemblea costituente che ha il compito di dettare le regole di uno stato democratico moderno.
Però va ricordato che, cinquant'anni prima dell'Editto, la Costituzione degli Stati Uniti d'America aveva dichiarato che il Congresso non avrebbe potuto fare leggi che limitassero la libertà di espressione del pensiero o di religione. Altro che editto, altro che articolo 21!

Comunque Carlo Alberto aveva scritto: Qualunque suddito del Re il quale sia maggiore d'età e goda del libero esercizio dei diritti civili, qualunque società anonima o in commandita, qualunque corpo morale legalmente costituito nei Regii Stati, potrà pubblicare un giornale o uno scritto periodico, purché si uniformi al disposto del seguenti articoli.
Oggi qualsiasi cittadino della Repubblica non può pubblicare un giornale o un periodico: lo vieta l'art. 5 della legge scritta un secolo dopo.

Ciascuno può trarre le sue conclusioni. Ma prima di chiudere le antiche pagine ingiallite, l'occhio cade su un'altra norma: Non darà luogo ad azione la pubblicazione degli scritti prodotti avanti i Tribunali (art. 32). Dove per "azione" si intende l'azione penale. Però ai tempi di Carlo Alberto non c'erano le intercettazioni.

Post scriptum. Qualche giorno fa il Presidente del consiglio ha detto che in Italia c'è troppa libertà di stampa. Mi è sfuggito qualcosa, o l'Ordine dei giornalisti non ha trovato nulla da ridire?

http://www.mcreporter.info/sistema/intercett2.htm
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Di Loredana Morandi (del 14/05/2010 @ 10:57:41, in Sindacati Giustizia, linkato 1250 volte)
Foto Brunetta
- parcondicio -


Il post con il quale ho pubblicato la foto del Ministro Brunetta ha raggiunto la quota 3370 visualizzazioni.

Sportivissimo il ministro non ha perseguito nessuno per le tantissime "prese in giro", che ha ricevuto in questi anni.

Per questo pubblico una foto che assolve ai doveri della parcondicio sui contenuti.

Anche questa foto scherzosa è liberamente scaricabile da web.

http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs523.snc3/29740_386868305903_155389935903_4416776_1880884_n.jpg

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Di Loredana Morandi (del 14/05/2010 @ 17:19:53, in Magistratura, linkato 1483 volte)
A Napoli, lo sappiamo, può succedere di tutto. I media che tutto consumano stanno già scrivendo il necrologio di una "santa", ma i santi e i martiri non servono ai lavoratori e non risolvono le loro vertenze.
Perché, nonostante i molti odierni "coccodrilli" giornalistici  si vede egualmente l'onnipresente nefasto intervento dei "necrofagi", ed una evidente deriva morale dei sindacati locali, forse anche nell'assenza delle forze nazionali.

Chi è il sindacato che ha fatto "la bella pensata" ???
Chi sono i colleghi che si sono prestati per salassare una donna solo per la spettacolarizzazione della propria vertenza? 
Chi sono i quadri sindacali che, informati di quanto stava accadendo, non si sono opposti decisamente come hanno fatto più ragionevolmente in occasioni di altri reati commessi dai lavoratori esasperati (i sequestri nelle fabbriche ad esempio)?
Perché quel dirigente sanitario ha consentito che la donna proseguisse la propria attività lavorativa all'Ospedale San Paolo di Napoli, durante il trattamento che le è costato la vita?
E chi è il medico che le ha certificato una sana e robusta costituzione prima di lasciarle affrontare tutto questo?

Tutte queste belle persone si rendono conto che quel denaro "statale" che riceveranno, attraverso l'uso di questo sacrificio umano, è "letteralmente" sporco di sangue?

L'assessorato che non paga solo è noto, ma non si tratta del principale indiziato.

Le tematiche della nonviolenza non appartengono e non giustificano affatto questo caso, né giustificano coloro che hanno fagocitato la vita umana di Mariarca Terracciano.

Ancora: l'espianto degli organi avviene a cuore "battente", a seguito di cosa è stata decretata la "morte cerebrale"?

A chi sono andati gli organi?

Facebook si mobilita. Anche le pecore lo fanno.

Da lontano, quando soffia il vento, tutti gli steli sembrano piegarsi nello stesso modo.


Anche quelli spezzati.

Loredana Morandi


L'articolo

Infermiera senza stipendio
si svenava per protesta
Morta dopo tre giorni di coma


Napoli, si conclude in tragedia l'eclatante protesta di Mariarca Terracciano, 45 anni, che per giorni si è prelevata 150 mg di sangue. Lunedì si era sentita male: non si è mai ripresa

Roma, 14 maggio 2010 - Si conclude in tragedia la protesta-choc di un’infermiera dell’ospedale San Paolo di Napoli. Mariarca Terracciano, 45 anni, per giorni si è prelevata 150 mg di sangue al giorno per protestare contro il mancato pagamento dello stipendio nella Asl 1 di Napoli, e lunedì scorso, come riferisce il quotidiano ‘Il Mattino', ha avuto un malore, è finita in coma e dopo tre giorni si è spenta.

La protesta della donna era iniziata il 30 aprile ed era comparsa anche su YouTube, dove l’infermiera per rendere più eclatante il suo gesto si era ripresa con la siringa al braccio nell’atto del prelievo del sangue. "Lo stipendio è un diritto - dice la donna nel video su Youtube - io ho lavorato e pretendo i miei soldi. Può sembrare un gesto folle, ma voglio dimostrare che stanno giocando sulla pelle e sul sangue di tutti".

Il 3 maggio, finalmente, le erano stati pagati gli arretrati, ma il suo fisico minuto non ha retto, e pochi giorni dopo si è sentita male mentre era al lavoro in ospedale, finendo in rianimazione e morendo tre giorni dopo. La Asl 1 di Napoli aveva pagato in ritardo gli stipendi di aprile per mancanza di fondi, e la vertenza si è sbloccata grazie all’intervento diretto del presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Matriarca lascia due bambini, di 10 e 4 anni.

IL DIRETTORE SANITARIO - "Da questa drammatica morte potranno ritrovare la vita altre persone, perchè Mariarca ha donato gli organi", dice Maurizio Di Mauro, il direttore sanitario dell’ospedale San Paolo di Napoli. Dopo il decesso, sono stati espiantati cuore, cornee e reni.
"La morte di Mariarca mi ha sconvolto umanamente - continua - Lei era in servizio quando si è sentita male, ha avuto un arresto cardiocircolatorio improvviso. Era una bella persona, di grande umanità e professionalità".

GRUPPO SU FACEBOOK - La comunità del web si mobilita per Mariarca Terracciano: a poche ore dalla diffusione della notizia della sua morte, su Facebook è già nato un primo gruppo intitolato "Io ricordo la lotta di Mariarca Terracciano". Indignazione e rabbia sono i sentimenti più diffusi che trapelano dai primi commenti lasciati in bacheca dai membri del gruppo, che in pochi minuti ha già superato quota 60 iscritti, dedicato alla memoria dell’infermiera.

"Non si puo morire cosi non è giusto - scrive uno degli membri - I politici mangiano sulla nostra pelle e poi si comprano le case al Colloseo a prezzi stracciati...provo solo un senso di vergogna!". "Voleva essere un gesto eloquente - scrive qualcun altro - di come la cattiva amministrazione riduce le persone che lavorano...e le è costato la vita". Ma c’è anche chi si spinge oltre e scrive: "Morti sul lavoro: Mariarca Terracciano, Donna. Omicidio di Stato!".

AMICI E PARENTI   - Una vita intera dedicata agli altri, dall’inizio alla fine e anche dopo: così le amiche e una zia della donna dicordano Mariarca. Proprio non riescono a spiegarsi la sua morte: "Era una persona sana - ha detto un’amica - La conoscevo da 27 anni e non abbiamo capito com’e’ successo. Era una donna meravigliosa. Siamo preoccupati per i bambini - ha affermato una zia - Chi si occupera’ di loro? Non e’ giusto che crescano senza la loro mamma".

Quotidiano Net

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Di Loredana Morandi (del 14/05/2010 @ 18:29:11, in Politica, linkato 2132 volte)
A seguito del fallimento della società di vigilanza La Gazzella srl.

Bancarotta, chiesto a Napoli

arresto del senatore Pdl Vincenzo Nespoli


venerdì 14 maggio 2010 16:54
 
NAPOLI (Reuters) - Una ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata chiesta dalla procura di Napoli per il senatore del Pdl e sindaco di Afragola Vincenzo Nespoli, per i reati di concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e per reimpiego di denaro di provenienza illecita.

L'ordinanza e la relativa richiesta di autorizzazione a procedere è stata depositata presso il Senato.

Lo ha riferito la Guardia di Finanza di Napoli, che ha effettuato l'indagine sul fallimento della società di vigilanza La Gazzella srl, dichiarata fallita nel maggio 2007 con un passivo di oltre 25 milioni di euro costituito prevalentemente da debiti nei confronti dell'Inps. Non è stato possibile contattare un legale del senatore.

Secondo gli inquirenti, l'indagine avrebbe evidenziato il ruolo di "dominus occulto" svolto da Nespoli nella gestione della società fallita, di cui sarebbe stato titolare di fatto attraverso un prestanome e dalla quale avrebbe tratto vantaggi per il consenso elettorale e fondi attraverso diverse distrazioni di somme raccolte dai clienti della società di vigilanza, con l'occultamento e la falsificazione dei documenti contabili e societari.

L'indagine è stata coordinata dai sostituti procuratori Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, della sezione criminalità economica della procura di Napoli.

La Rassegna

Bancarotta, chiesto a Napoli arresto del senatore Pdl Nespoli

Reuters Italia - ‎1 ora fa‎
NAPOLI (Reuters) - Una ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata chiesta dalla procura di Napoli per il senatore del Pdl e sindaco di Afragola Vincenzo Nespoli, per i reati di concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e ...

Arresti domiciliari per il senatore PdL Nespoli

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
n'altro senatore termina nella rete della Giustizia Italiana. Dopo che i pm John Woodcock e Vincenzo Piscitelli hanno chiesto gli arresti domiciliari per il senatore del Pdl, nonché sindaco di Afragola Vincenzo Nespoli, oggi il gip Alessandro Buccino ...

17:30 Napoli, Gdf chiede arresti domiciliari per senatore Pdl Nespoli

APCOM - ‎59 minuti fa‎
Roma, 14 mag. (Apcom) - La Guardia di Finanza Napoli ha chiesto gli arresti domiciliari per il Sindaco di Afragola, Senatore Vincenzo Nespoli, per concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e reimpiego di denaro frutto di attività ...

Napoli: bancarotta fraudolenta, chiesto arresto senatore Pdl Nespoli

Adnkronos/IGN - ‎2 ore fa‎
Napoli, 14 mag. (Adnkronos) - La Procura di Napoli, sezione reati contro la criminalita' economica ha chiesto l'arresto del senatore del Pdl, Vincenzo Nespoli, attuale sindaco di Afragola, comune a nord di Napoli. Le indagini che coinvolgono ...

BANCAROTTA FRAUDOLENTA: ARRESTATO IL SENATORE NESPOLI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎2 ore fa‎
(AGI) - Napoli, 14 mag. - Il gip del tribunale di Napoli ha emesso un'ordine di custodia cautelare nei confronti del senatore Vincenzo Nespoli (Pdl), sindaco di Afragola, nel napoletano, per concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale ...

Pdl/ Richiesta domiciliari per Nespoli. Cicchitto: Solidarietà

Virgilio - ‎2 ore fa‎
Un'ordinanza di custodia agli arresti domiciliari è stata emessa nei confronti del senatore del Pdl Vincenzo Nespoli, sindaco di Afragola (Napoli). Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, esprime in una nota "solidarietà non facendoci ...

BANCAROTTA FRAUDOLENTA: OLTRE NESPOLI, ALTRI SETTE INDAGATI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎20 minuti fa‎
(AGI) - Napoli, 14 mag. - Sono altri 7 oltre al senatore Vincenzo Nespoli gli indagati nell'inchiesta di Napoli per la bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e reimpiego di denaro di provenienza illecita. Sono il nipote e l'autista di ...

Bancarotta e riciclaggio, chiesto l'arresto per il senatore Pdl ...

Informazione libera net1news - ‎10 minuti fa‎
NAPOLI - La Guardia di Finanza di Napoli ha chiesto l'arresto per il senatore del Pdl Salvatore Vincenzo Nespoli, contemporaneamente anche sindaco di Afragola, per bancarotta fraudolenta patrimoniale e riciclaggio di denaro proveniente da attività ...

RICICLAGGIO: GIP CHIEDE ARRESTI DOMICILIARI PER SENATORE NESPOLI (PDL)

Agenzia di Stampa Asca - ‎2 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 14 mag - La Procura di Napoli, sezione reati contro la criminalita' economica, ha chiesto gli arresti domicialiari per il senatore del Pdl e sindaco di Afragola, Vincenzo Nespoli, per concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale e ...

Chiesto l'arresto per senatore Pdl Nespoli: accusato di bancarotta ...

Barimia - ‎54 minuti fa‎
E' stato chiesto l'arresto per il sindaco di Afragola (nel napoletano) Vincenzo Nespoli. Per l'esponente del Pdl e primo cittadino i pm John Woodcock e Vincenzo Piscitelli hanno richiesto gli arresti domiciliari. Ora si attende l'autorizzazione del ...

Arresti per il senatore Vincenzo Nespoli: riciclaggio e bancarotta ...

NotiziarioItaliano.IT - ‎2 ore fa‎
NAPOLI - Woodcock e Piscitelli, i due PM autori di varie inchieste, dalle grosse matrici, hanno chiesto gli arresti domiciliari per il senatore della Repubblica Vincenzo Nespoli. Eletto nella lista PDL, ricopre anche il ruolo di sindaco di Afragola. ...

Fallimento istituto di vigilanza, chiesti gli arresti domiciliari ...

RomagnaOggi.it - ‎1 ora fa‎
I pm John Woodcock e Vincenzo Piscitelli hanno chiesto gli arresti domiciliari per il sindaco di Afragola E senatore del Pdl, Vincenzo Nespoli. Il gip Alessandro Buccino Grimaldi ha emesso l'ordinanza e ha chiesto l'autorizzazione agli arresti al ...

Riciclaggio e bancarotta fraudolenta: il gip chiede i domiciliari ...

www.lunaset.it - ‎2 ore fa‎
(14 maggio) Concorso in bancarotta fraudolenta e riciclaggio: è l'accusa che la Procura di Napoli ha contestato al senatore del Pdl, nonché sindaco di Afragola, Vincenzo Nespoli. L'ordinanza, che prevede la custodia agli arresti domiciliari, ..
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Di Loredana Morandi (del 15/05/2010 @ 07:54:58, in Politica, linkato 1431 volte)
Auguri e soprattutto auguri alle donne. Ieri ho intercettato la manifestazione alla tv, proprio al  momento della consegna della medaglia d'oro alla bandiera della Polizia di Stato per il valore dimostrato durante i soccorsi del terremoto Aquilano.
Complimenti sinceri alla mente pensante, che ha dato vita allo spettacolo con gli artisti che han composto la scritta "c'è più sicurezza insieme". Sul caso Gugliotta ritirare la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale sarebbe davvero un bel gesto da parte di Polizia di Stato, perché è noto che certi ragazzi siano "irresistibili" specie se tanti e armati. Sgravare  economicamente la famiglia dalla tenaglia giudiziaria potrebbe essere un bel gesto anche per dare pace alla memoria di Tutte le altre vittime. La violenza e la sopraffazione sono sbagliati ovunque. Risolvere definitivamente il problema violenza negli Stadi invece è una responsabilità civile di tutti, ad iniziare con le Associazioni Sportive e i circoli delle tifoserie.
I festeggiamenti per il 158esimo anniversario della PS, prima istituzione in Europa ad avere un corpo di "sommozzatori", proseguono al Laghetto dell'Eur tra sabato e domenica.

Promessa: per il 160esimo della PS pubblicherò copia della mia "domanda di concorso in polizia", discussa animatamente e con fiducia con gli agenti delle scorte di ritorno dai luoghi del barbaro omicidio di Paolo Borsellino.
L.M.



La Polizia fa 158 anni, da 50 in rosa
Napolitano: sempre piu' incisiva la lotta alle mafie

14 maggio, 21:32

ROMA - Nell'ultimo anno la polizia ha proseguito "con accresciuta incisività la lotta alla criminalità organizzata" catturando pericolosi latitanti e aggredendo consistenti patrimoni ai mafiosi. E' quanto scrive il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato per il 158/o anniversario della fondazione della Polizia di Stato.

Le celebrazioni per la ricorrenza si sono svolte, come da tradizione, a piazza del Popolo a Roma. Presenti tra gli altri, oltre a Napolitano, il presidente del Senato Renato Schifani, il sottosegretario Gianni Letta, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, il presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante. Assente il premier Silvio Berlusconi che in un messaggio ha elogiato il corpo, "all'avanguardia per modernità ed efficacia nel contesto europeo e internazionale più evoluto", ringraziando quanti hanno onorato la divisa "fino all'estremo sacrificio".

E' stato quindi Maroni a prendere la parola per sottolineare i successi ottenuti nella lotta alla criminalità: negli ultimi due anni sono stati sequestrati più di 22mila beni per un valore di oltre 11 miliardi di euro; i reati sono diminuiti di oltre l'11%, i latitanti catturati sono stati 360, di cui 24 nell'elenco dei 30 più pericolosi, gli sbarchi dei clandestini sono calati di oltre il 90%.

Attenzione alta, ha spiegato il ministro, anche contro il terrorismo internazionale, con nove "pericolosi terroristi" individuati ed espulsi. Il presidente Napolitano ha poi consegnato le onorificenze al corpo. Tra le altre, la medaglia d'oro alla Bandiera della polizia di Stato per il servizio prestato in occasione del sisma in Abruzzo ed i diplomi di promozione per merito straordinario alla squadra Catturandi della squadra mobile di Palermo ed al personale della Mobile di Reggio Calabria.

Medaglia anche per il cinquantesimo anniversario dell'entrata in servizio della donna in polizia: a ritirarlo Rosa Scafa, frequentatrice del primo corso per assistenti della polizia femminile. Una scelta, quella di 50 anni fa, ha sottolineato Maroni, "coraggiosa per i tempi, ma che si è rilevata esatta".

Il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha toccato il delicato tasto dei fondi. I tagli, ha premesso, "hanno colpito non solo l'Italia e non solo le forze di polizia, ma è certo che noi abbiamo bisogno di più risorse". Il prefetto ha poi riferito di confidare nel Fondo unico giustizia alimentato dai beni sequestrati alla criminalità organizzata che può mettere denaro a disposizione delle forze dell'ordine.

Manganelli, infine, è tornato sul caso di Stefano Gugliotta, il giovane picchiato ed arrestato dopo la partita Roma-Inter del 5 magio. "Quando accadono questi fatti, ha riconosciuto, "c'é amarezza e forte rammarico e voglia di scusarsi con tutti. Ci sono uomini e donne straordinarie nelle forze di polizia che lavorano ogni giorno raggiungendo ottimi risultati ed è riprovevole, anche se fisiologico, ogni atto che fuoriesce dall'ordinario svolgimento dell'attività. Possono esserci eccessi, manifestazioni che noi andiamo a sanzionare".
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Di Loredana Morandi (del 15/05/2010 @ 08:21:02, in Magistratura, linkato 1626 volte)
Si riapre il giallo, stavolta con le tinte fosche dei servizi deviati.  Un informatico  (atu?, cancelliere?, tutore dell'ordine? di sicuro era persona sempre presente) accede abusivamente ai computer per controllare lo stato dell'indagine, ed è autore della soffiata sul "bagno a mare" del magistrato e dei suoi ospiti. Un particolare quest'ultimo che oggi sarebbe stato in prima pagina 3 secondi dopo la formulazione dell'invito prima ancora di udir le risposte, e con tanto di 3 puntate di Anno Zero anticipate con comunicato alla stampa e risposta dei parlamentari dalle agenzie. Sulle tecnologie sorge spontanea una domanda: nel 1989 non esistevano le tecnologie per rilevare impronte digitali e dna? L.M.

Falcone, bomba Addaura: 6 indagati

Procura Caltanissetta riapre inchiesta


Sei nuove persone risultano indagate in relazione al fallito attentato dell'Addaura contro Giovanni Falcone. La Procura della Repubblica di Caltanissetta, che conduce l'inchiesta, ha ordinato il prelievo delle tracce di Dna da muta, pinne e occhiali adoperati dai sub che il 19 giugno 1989 piazzarono una borsa con 20 chili di esplosivo sulla scogliera sulla quale si affacciava la villa di Falcone. La bomba fu disinnescata dalla sua scorta.
Falcone, 5 indagati per bomba Addaura

Al nome del superkiller di Cosa Nostra Salvo Madonia, che era stato iscritto già da tempo, si sono ora aggiunti quelli di Gaetano Scotto, già condannato per la strage di via D'Amelio, dei fratelli Giuseppe e Raffaele Galatolo, del nipote Angelo Galatolo, e del collaboratore di giustizia Angelo Fontana, che si è autoaccusato. Giuseppe Galatolo, che avrebbe avuto il ruolo di procurare il telecomando per attivare l'ordigno piazzato sulla scogliera davanti alla villa del magistratro, è deceduto tempo fa. E dunque nei suoi confronti non si potrà che archiviare.

La Procura nissena ha disposto un incidente probatorio per il prelivo di campioni di dna dalle pinne, dalle maschere e dalla muta da subacqueo ritrovati tra gli scogli dov'era stata piazzata una carica esplosiva davanti alla villa presa in affitto da Falcone. Quel giorno era ospite del magistrato siciliano l'allora procuratore federale svizzero, Carla del Ponte. L'attentato venne neutralizzato dagli uomini della scorta del magistrato, che notarono il borsone da sub contenente 20 chili di tritolo.

I rapporti tra mafia e gli 007
La procura indaga anche sui rapporti tra Cosa nostra e i servizi segreti. All'interno della sede della Dia di Caltanissetta si sarebbe introdotto un uomo dell'intelligence che collegandosi ad un computer avrebbe controllato le varie fasi delle indagini sull'attentato all'Addaura. Una talpa avrebbe anche informato coloro che piazzarono l'esplosivo alla villa di Falcone che il magistrato si sarebbe recato all'Addaura con i magistrati svizzeri per andare a fare un bagno.

Buoni e cattivi nei servizi segreti
"Buoni" e "cattivi" sono uomini dei servizi segreti e si fronteggiarono per due cause diverse: i primi protessero Falcone, gli altri lo volevano eliminare. Il gruppo degli assalitori era costituito da uomini del clan Madonia che avevano piazzato una borsa piena di candelotti di tritolo sulla scala che conduce alla villa del magistrato. I ''buoni'' avrebbero intercettato l'operazione e disinnescato il micidiale ordigno. Falcone si salvò. I depistaggi frenarono l'inchiesta sul fallito attentato dell'Addaura e solo a distanza di tanto tempo sono cominciati ad affiorare spezzoni di una verità a lungo occultata. Soprattutto quella di un collegamento tra uomini dei servizi di sicurezza e ambienti di Cosa nostra.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo481607.shtml
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