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 .. solar eclipse ..... di Lunadicarta
 
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Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, quanto il silenzio spaventoso delle persone oneste.

Martin Luther King
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/07/2009 @ 09:23:47, in Magistratura, linkato 1371 volte)
Concluso interrogatorio Violante

'Mi hanno fatto domande su periodo mia presidenza Antimafia'

(ANSA) - PALERMO, 23 LUG - E' terminato dopo circa 2 ore l'interrogatorio dell'ex presidente della Camera ed ex presidente Antimafia Luciano Violante.
E' stato ascoltato dal pm Antonio Ingroia nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa tra esponenti mafiosi e delle istituzioni nel '92.
'Mi hanno fatto domande sul periodo in cui ero presidente dell'Antimafia', ha detto Violante che non ha voluto rilasciare altre dichiarazioni.


2009-07-23 13:13

*****

Violante sentito su periodo in commissione antimafia

23 luglio 2009

Palermo. La testimonianza resa oggi in procura a Palermo dall'ex presidente della Camera Luciano Violante è l'ultimo passaggio...
...in ordine di tempo, dell'inchiesta condotta dai pm Antonino Ingroia e Nino Di Matteo su presunte collusioni tra uomini delle istituzioni ed esponenti mafiosi nell'ambito di quella che viene definita "la trattativa" tra Cosa nostra e lo Stato, prima, durante e dopo le stragi del '92 a Palermo.

Violante e' stato presidente della commissione antimafia dal settembre 1992 al marzo 1994, (nel periodo dopo le stragi e nella stagione di processi a politici e uomini dello Stato) e in questo ambito - ha riferito lui stesso - sarebbe stato ascoltato in procura dove in due ore d' interrogatorio ha ricostruito alcuni episodi vissuti in quegli anni. Il pentito Giovanni Brusca collocò nel '91 un suo incontro con Violante sull' aereo Palermo-Roma in cui il politico gli avrebbe detto di accusare il senatore Andreotti.

L'inchiesta ha dimostrato che l'incontro non era mai avvenuto e che Brusca aveva in mente all'inizio della sua collaborazione una strategia di depistaggio. L'inchiesta della procura di Palermo è parallela - e a tratti convergente - con quella della procura di Caltanissetta, che indaga da anni (chiudendo e aprendo diversi fascicoli come quello su Bruno Contrada) sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e di via D'Amelio in cui furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino, oltre a otto agenti della polizia di Stato; e con quelle delle procure di Milano e Firenze dove avvennero le stragi attribuite alla mafia nel '93.

Tutte le procure si avvalgono delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, condannato per riciclaggio del denaro mafioso accumulato da suo padre Vito - ex sindaco di Palermo condannato per mafia, morto a Roma nel 2002 - che con la sua testimonianza ha fatto aprire (o ha dato impulso) diverse inchieste in cui sono coinvolti politici, magistrati, persone dei servizi segreti e delle istituzioni. Massimo Ciancimino, inoltre, sarebbe in possesso di documenti d'interesse investigativo sui rapporti mafia-Stato, in parte già consegnati alla procura palermitana, e del famoso "papello", cioé le carte contenenti le richieste di Totò Riina allo Stato per far cessare la stagione stragista.

Oltre alle dichiarazioni di Ciancimino, i magistrati palermitani hanno agli atti dell' inchiesta dichiarazioni di diversi pentiti, tra cui Giovanni Brusca, e di esponenti delle forze dell'ordine come il colonnello dei carabinieri Michele Riccio che ascoltò le dichiarazioni del mafioso Luigi Ilardo, suo confidente, che ora riporta sia in diversi verbali che nei processi come in quello, per favoreggiamento aggravato, al generale dei carabinieri Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano.

ANSA da Antimafia 2000
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Di Loredana Morandi (del 23/07/2009 @ 09:20:15, in Politica, linkato 1263 volte)
Giustizia. Ferranti, il governo tenga conto del parere del Csm
 

“Ci auguriamo che questa volta il governo tenga conto dei numerosi rilievi al ddl Alfano contenuti nel parere del Csm. Sarebbe l’unico modo per evitare pasticci legislativi e passi indietro durante l’iter parlamentare”. Lo ha detto Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione giustizia della Camera.

“Il parere del plenum del Csm – prosegue Ferranti - è stato approvato a larga maggioranza dopo un ampio dibattito ed in tempo utile per apportare le necessarie modifiche, dal momento che il Senato ha appena iniziato l’esame del testo. Speriamo che questa volta il governo e, in particolare il ministro Alfano, siano particolarmente illuminati in modo da evitare anche perdite di tempo ed errori da correggere successivamente”.

Roma, 23 luglio 2009
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Di Loredana Morandi (del 23/07/2009 @ 06:59:20, in Magistratura, linkato 1623 volte)
Approvato con alcune modifiche il parere al disegno di legge

Processo penale, il Csm boccia la riforma:

''Viola la Costituzione''

ultimo aggiornamento: 23 luglio, ore 15:24

Roma - (Adnkronos) - Per Palazzo dei Marescialli il ddl del ministro Alfano avrà effetti "gravi" sull'efficacia delle indagini. A rischio principi costituzionali come l'obbligatorietà dell'azione penale e la ragionevole durata dei processi. Il vicepresidente Mancino: "Non è una bocciatura, ma un parere articolato, perché il Csm non approva e non boccia nulla". Sicurezza, Di Pietro a Napolitano: ''Non doveva firmare. Ora spieghi e non offenda''. Il Pd: ''Tonino destabilizza le istituzioni''

Roma, 23 lug. (Adnkronos) - Il Csm 'boccia' il ddl sul processo penale sottolineando come violi i principi costituzionali, come l'obbligatorietà dell'azione penale e la ragionevole durata dei processi. Il plenum di Palazzo dei Marescialli ha così approvato con alcune modifiche il parere al ddl del ministro Alfano sulla riforma del processo penale; un provvedimento, si sottolinea, che avrà effetti "gravi" sull'efficacia delle indagini.

Hanno votato a favore della delibera i togati del Csm, i laici di centrosinistra e il vicepresidente Nicola Mancino, con la contrarietà invece dei laici di centrodestra e l'astensione del laico dell'Udc Ugo Bergamo.

"Non si può parlare di bocciatura, ma di un parere articolato, perchéil Csm non approva e non boccia nulla", precisa il vicepresidente del Csm Nicola Mancino a conclusione del plenum che ha approvato il parere redatto dalla VI Commissione di Palazzo dei Marescialli sul processo penale. Un parere che critica il ddl Alfano anche dal punto di vista costituzionale.


GIUSTIZIA: MANCINO,
DA CSM PARERE ARTICOLATO
SU DDL, NON BOCCIATURA


Roma, 23 lug. - (Adnkronos) - "Non si puo' parlare di bocciatura, ma di un parere articolato, perche' il Csm non approva e non boccia nulla". E' il commento del vicepresidente del Csm Nicola Mancino a conclusione del plenum che ha approvato il parere redatto dalla VI Commissione di Palazzo dei Marescialli sul processo penale. Un parere che critica il ddl Alfano anche dal punto di vista costituzionale.


GIUSTIZIA: CSM BOCCIA ANCORA
DDL PROCESSO PENALE CON MODIFICHE SOFT

 

(ASCA) - Roma, 23 lug - Il plenum del Consiglio superiore della Magistratura ha approvato a maggioranza un parere fortemente critico sul ddl del ministro Alfano che modifica alcuni punti del processo penale. Come ha spiegato il relatore Livio Pepino: ''Non ci sono state modifiche sostanziali'' al giudizio che la scorsa settimana aveva tacciato di incostituzionalita' il testo. Il nuovo documento ha modificato alcuni aggettivi eliminando la parola ''incostituzionale'' restando nella sostanza fortemente critico con le proposte delle legge. In particolare il consigliere Antonio Patrono di Magistratura indipendente, ha definito ''sconcertante la norma nel punto in cui mente in concorrenza e in regime di controllo reciproco pm e polizia giudiziaria, perche' consente alla pg di controllare il pm in fase di indagine''. Secondo Fabio Roia il ''problema della giustizia italiana e' la lunghezza del processo e invece su questo punto si interviene molto poco''. I laici di centrodestra Gianfranco Anedda e Michele Saponara hanno votato contro l'intero testo perche' ''accanto al giudizio andava individuata una soluzione alternativa'', ha spiegato Anedda. Il testo finale e' stato parzialmente modificato con un emendamento presentato da Bernardo Petralia. Al voto finale si e' astenuto anche il consigliere Ugo Bergamo.

sar/sam/bra  23-07-09


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Di Loredana Morandi (del 22/07/2009 @ 13:53:46, in Politica, linkato 1417 volte)
Il caso Baraldini appartiene al terrorismo della visione degli americani. Io ho avuto l'occasione di incontrarla quando era ancora in carcere con i permessi per lavorare all'esterno (con posto di lavoro al Comune di Roma) e mi sembrò persona umile e disponibile.
Altro è il leader del PdCI, Oliviero Diliberto, accusato pesantemente per le sue amicizie in grembiulino dal collega Rizzo, fuoriuscito dal partito, in un clima da definirsi dittatoriale presso il Grande Oriente d'Italia, a causa della terza rielezione del Gran Maestro contraria ad ogni tipo di legittimo Statuto massonico, essendo ciò regolamentato alla maniera della presidenza statunitense (max 2 elezioni, poi a casa). Cosa per la quale son già finiti in Tribunale su richiesta delle R:. L:., che han dato inoltre pubblicazione di intere liste elettorali in quel delle amministrative (fino a 11 candidati massoni sui 12 totali della Lista, facilissima da identificare perché il GOI è un Oriente per soli uomini oppure, alla luce dei fatti, cercare pdci).
Morale: anche la sinistra cd "movimentista" è corrotta. E non desta sorpresa che una ex brigatista in odore di camorra possa essere stata a stipendio da porta borse parlamentare, a rappresentare indegnamente l'Italia al Consiglio Europeo. L.M.


Lodo ministri: Senato salva Castelli, opposizione insorge


di Anna Laura Bussa


ROMA - L'Aula del Senato ha 'salvato' il viceministro della Lega Roberto Castelli approvando con 170 sì e 120 no la relazione della Giunta per le Autorizzazioni che definisce di "natura ministeriale" il reato di diffamazione che gli venne contestato nel 2004 in seguito a una denuncia del leader del Pdci Oliviero Diliberto. La vicenda è complessa da un punto di vita tecnico e politico. Tanto che l'opposizione insorge accusando Pdl e Lega, come fa il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, di aver "reintrodotto l'immunità per i ministri". "Oggi - aggiunge il responsabile Giustizia dell'Idv Luigi Li Gotti - è stato scritto il lodo Alfano anche per i ministri". Tutto comincia il 18 marzo 2004 durante la trasmissione tv 'Telecamere'. Sono presenti, tra gli altri, l'allora ministro della Giustizia Castelli e il leader del Pdci Diliberto. Quest'ultimo critica il Guardasigilli per aver gridato il giorno prima in piazza insieme ai 'Giovani padani' 'chi non salta italiano e'!'. E dura è la replica di Castelli: "Piuttosto che mandare in giro a sprangare come fai tu, preferisco saltare".

Quindi aggiunge che lui da ministro non era "mai andato a ricevere con tutti gli onori terroriste" fatte "scarcerare negli Usa" riferendosi al caso di Silvia Baraldini liberata per via di una grave malattia, accolta al suo rientro in Italia da Diliberto. Il leader del Pdci minaccia le vie legali. Risarcimento richiesto: 5 milioni di euro. Il procedimento si incardina presso il Tribunale civile di Roma. Ma il 30 giugno il Senato decide l'insindacabilità di Castelli. Le sue dichiarazioni, dice la giunta, sono state espresse "nell'esercizio delle funzioni". Diliberto presenta anche una denuncia-querela che la Procura inoltra al Tribunale dei ministri di Roma. Quest'ultimo il 13 dicembre 2004 si dichiara incompetente e restituisce gli atti al Pm. Questi chiede al Gip di "investire il Senato" anche del profilo penale e propone di sollevare conflitto di attribuzione contro Palazzo Madama per la pronuncia di insindacabilità. Il conflitto si solleva l'8 giugno davanti alla Consulta.

E la Corte dà ragione al Pm e annulla la delibera della Giunta che dà ragione a Castelli. "Non spetta al Senato - si spiega - affermare che" le parole di Castelli "costituiscano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni". Il leghista però non si arrende e il 30 ottobre 2008 manda una lettera alla Giunta per chiedere che il suo caso venga riesaminato ("alla luce dell'art.96 della Costituzione") visto che contro Diliberto si era espresso in veste di ministro. La Giunta, tornata ad occuparsi della vicenda, denuncia il fatto che il Tribunale dei ministri dopo aver dichiarato l'incompetenza non ha trasmesso gli atti al Parlamento. Ma ha investito direttamente della questione il giudice ordinario. Del suo decreto di archiviazione infatti non c'é traccia. Interrogato sul punto il tribunale speciale ammette: non abbiamo fatto né decreto di archiviazione, né abbiamo chiesto alcuna autorizzazione al Senato. Da qui, per via di questa procedura definita "anomala" dalla maggioranza, la decisione del presidente della Camera Alta Renato Schifani di consentire che la Giunta si pronunciasse sul caso. Cosa che è avvenuta: quello di Castelli è un reato ministeriale perché ha agito nel perseguimento "di un preminente interesse pubblico".

L'Aula conferma. E così, secondo l'opposizione, si crea il "pericoloso precedente" di una pronuncia della Giunta che di fatto "si sostituisce alla magistratura" stabilendo da sola la natura del reato. Per la legge, insiste Li Gotti, tale compito spetta alle toghe. Per Felice Casson (Pd), sarebbe stato meglio attendere le motivazioni della Consulta che da poco si è pronunciata sul caso analogo del ministro Altero Matteoli, ora all'esame della giunta della Camera. Anche nel suo caso si pone la questione se il Tribunale dei ministri, dopo essersi dichiarato incompetente, possa o meno investire direttamente del caso il Pm senza passare dalle Camere. Castelli intanto esulta e ringrazia il centrodestra per "la solidarietà". "Sono i magistrati che hanno violato le regole - assicura - non io". La verità, taglia corto Diliberto, è che "Castelli ha paura di venire processato, ma io andrò avanti lo stesso".

(ANSA 2009-07-22 21:19)
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Di Loredana Morandi (del 22/07/2009 @ 13:22:30, in Politica, linkato 1166 volte)
Ecco un evidente segnale del disgusto maturato nei giornalisti in merito alle peripezie del Gruppo Espresso. La Reuters, con gran classe, nel dare la notizia cita con link la quotazione in borsa del titolo editoriale milanese.
In effetti è lecito dire, che la denuncia del Gruppo Espresso contro il Premier è solo una contromossa giuridica, considerato che allo stato dell'arte essi sono perseguibili d'ufficio per reati contro l'amministrazione della Giustizia, a causa delle evidenti violazioni al segreto istruttorio.

A me Berlusconi non è simpatico e non lo voto, ma assistere al gossip degli ultimi mesi mi ha portata al conato: perché probabilmente la mignottocrazia è sbagliata, ma altrettanto sbagliato è chi scende ad un grado sociale più basso per contrastarla. Di seguito l'articolo citato ...

L.M.

L'Espresso, esposto contro Berlusconi

mercoledì 22 luglio 2009 19:05

MILANO, 22 luglio (Reuters) - Il gruppo L'Espresso (ESPI.MI: Quotazione) ha depositato oggi un esposto al tribunale di Milano nei confronti del premier Silvio Berlusconi ipotizzando i reati di diffamazione, abuso d'ufficio e market abuse. L'esposto segue le dichiarazioni con cui il premier aveva invitato gli industriali a non scegliere le testate del gruppo per i loro annunci pubblicitari.

Lo si legge in una nota del gruppo editoriale.

"Le ipotesi di reato prospettate dal Gruppo Espresso riguardano la diffamazione, l'abuso d'ufficio e la violazione della disciplina in materia di market abuse", scrive l'Espresso.

In sede civile, l'atto di citazione riguarderà la concorrenza sleale e il boicottaggio.

Le azioni legali sono state affidate a Carlo Federico Grosso e a Guido Rossi.

Il 13 giugno scorso Berlusconi aveva invitato gli industriali a boicottare e interrompere gli investimenti pubblicitari al gruppo e accusato il quotidiano La Repubblica di un attacco eversivo.

In una nota, l'avvocato difensore di Berlusconi, Niccolò Ghedini, ritiene che questa azione legale, che definisce "temeraria", verrà presto archiviata.

"La denuncia presentata dal Gruppo L'Espresso è chiaramente correlata alle iniziative mediatiche da tempo intraprese contro il Presidente Berlusconi. Così come non sono riusciti a scalfire la fiducia degli italiani nel Presidente Berlusconi, che hanno ben compreso la inconsistenza delle loro inesistenti insinuazioni, basti ricordare i voli di Stato, parimenti questa azione a dir poco temeraria, finirà nel nulla e sarà rapidamente archiviata", dice Ghedini.

Reuters
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Di Loredana Morandi (del 22/07/2009 @ 10:29:21, in Magistratura, linkato 1681 volte)
L'attentato di via Rasella fu un momento doloroso della nostra storia durante l'occupazione nazista di Roma, in cui i diversi gruppi della resistenza combattevano con coraggio, ma senza un vero coordinamento. La ritorsione in vite umane che seguì l'attentato di via Rasella, 10 italiani per 1 tedesco morto, è celebrato oggi alle fosse Ardeatine, ove sono deposti i resti mortali di tantissimi patrioti della famosissima "Bandiera Rossa".

La disorganizzata bravata di via Rasella, infatti, non tenne conto del fatto che il carcere di Regina Cieli fosse addirittura straboccante di patrioti, appena arrestati con una maxi retata cittadina delle milizie naziste, mentre distribuivano il foglio dalla resistenza di Bandiera Rossa appena stampato di fronte ai cinema della capitale.


Attacco di via Rasella: i partigiani non definibili massacratori di civili


Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 21 luglio 2009 n. 16916

I partigiani che il 23 marzo del 1944 compirono l'attacco di via Rasella a Roma contro le truppe di occupazione nazista non possono essere definiti "massacratori di civili". Commette pertanto diffamazione, ed è tenuto a risarcire il danno, chi li apostrofa in questo modo. Lo ha stabilito la terza sezione civile della Cassazione con la sentenza 16916/2009 che ha accolto il ricorso della figlia di una delle partecipanti all'azione nei confronti di un quotidiano della Capitale. Quella definizione, spiega infatti il collegio, produce "l'inequivoco effetto di accostare l'atto di guerra compiuto dai partigiani all'eccidio di connazionali inermi".

La sentenza 16916/09 è scaricabile da Guida al Diritto
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Di Loredana Morandi (del 22/07/2009 @ 09:37:03, in Magistratura, linkato 1409 volte)

GIUSTIZIA: CSM, SU PROCURE RECEPITE PAROLE NAPOLITANO


(AGI) - Roma, 22 lug. - La risoluzione sull’organizzazione delle Procure approvata ieri dal plenum ha tenuto in gran conto le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, pronunciate durante la sua visita a Palazzo dei Marescialli il 9 giugno scorso. E’ quanto rilevano i consiglieri del Csm che hanno lavorato alla risoluzione, in una conferenza stampa all’indomani dell’approvazione del documento, avvenuta con la sola astensione dei due laici del centrodestra, Gianfranco Anedda e Michele Saponara e dei laico dell’Udc Ugo Bergamo.

“E’ una risoluzione che nasce dal confronto - ricorda Celestina Tinelli, presidente della Settima Commissione - con i procuratori di tutta Italia, a partire da un incontro avvenuto circa un anno fa”. “La dobbiamo quasi esclusivamente al Capo dello Stato - aggiunge Anedda - la Commissione ha ricevuto alcune direttive contenute nelle parole di Napolitano e a fronte di un orientamento emerso negli anni di dare alle procure un assetto quasi assembleare, con il procuratore capo ‘primus inter pares’, oggi invece il capo della Procura avrà grandi responsabilità e qualche potere in più”.

Per il vicepresidente Nicola Mancino, la risoluzione messa a punto dalla Settima Commissione “non ha creato un monarca assoluto, ne’ un re travicello, ma un ‘monarca’ costituzionale”. Il ruolo del procuratore della Repubblica, le cui funzioni sono state riformate con la legge dell’ordinamento giudiziario varata negli anni scorsi, “non viene contestato - spiega il numero due di Palazzo dei Marescialli - ma si tiene conto dei rapporti nelle Procure e tra le Procure” che “non sono cosa semplice”.

Anche il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, ha voluto ricordare come le linee guida dettate dalla risoluzione “possano contribuire a dare serenità al lavoro degli uffici e costituire un momento di crescita, anche con lo scambio di buone prassi e l’uniformità dell’applicazione della legge”.

I tre relatori del documento, i togati Luisa Napolitano (Unicost), Dino Petralia (Movimento per la Giustizia) e Fiorella Pilato (Magistratura Democratica), hanno rilevato che le linee guida “portano chiarezza - sottolinea Pilato - e ciò è importante soprattutto quando si creano soluzioni di conflitto, perché è possibile arrivare a una più rapida soluzione, invece di continuare con polemiche interne”. Il pensiero va, in particolare, alla situazione emersa alla Procura di Napoli: “queste regole ulteriori sono una risposta non solo ai sostituti, con il riconoscimento della loro indipendenza interna - sottolinea Luisa Napolitano - ma anche ai procuratori come utili indicazioni”. Per quanto riguarda il ruolo del Csm, aggiunge Petralia, “questo viene riaffermato come supremo vertice per l’organizzazione delle Procure una sintesi unificatoria per uffici requirenti e giudicanti”. (AGI)

Oll



CSM: MANCINO, PROCURATORE NON E' MONARCA ASSOLUTO MA COSTITUZIONALE


(ASCA) - Roma, 22 lug - ''Il procuratore capo della Repubblica non e' un monarca assoluto, ne' negli uffici requirenti puo' valere il semplice assemblearismo. Diciamo che il procuratore e' un monarca costituzionale''. Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, sintetizza cosi' la risoluzione in materia di organizzazione degli uffici del pm, che il plenum ha approvato ieri sera valutando e riorganizzando l'ultima tranche della legge Castelli-Mastella.

In sostanza il documento del Csm regolamenta e pone dei limiti alle nuove norme che hanno reso piu' diretto il potere di controllo del procuratore sul lavoro dei singoli pm. Con la nuova legge il procuratore puo', ad esempio, revocare le deleghe per una inchiesta a un magistrato e affidarle a qualcunaltro e in generale organizzare il lavoro senza la necessita' di 'tabelle' approvate da Palazzo dei Marescialli.

Il controllo del Csm, spiega la delibera, in qualche modo restera' comunque. Il lavoro del procuratore deve essere centrato sui profili organizzativi della procura ''rispettando il principio di autonomia del sostituto procuratore'' ma stabilendo tre obiettivi:

''1. ragionevole durata del processo,

2. corretto, puntuale ed uniforme esercizio dell'azione penale,

3. efficienza nell'impiego dela polizia giudiziaria e nell'uso delle risorse''.

Rimane comunque, spiega la delibera, il controllo ex post: ''Il Csm verifica che il programma organizzativo sia rispondente alle norme dell'ordinamento giudiziario nonche' alle indicazioni consiliari relative alla loro applicazione; in caso negativo, formula i suoi rilievi e li trasmette sia al procuratore, sia al procuratore generale della Cassazione e al procuratore generale presso la Corte d'appello cui competono i poteri di vigilanza''.


sar/sam/rob 22-07-09
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Di Loredana Morandi (del 22/07/2009 @ 07:16:38, in Magistratura, linkato 1155 volte)
GIUSTIZIA: MILANO, DA OGGI TELEMATICI TUTTI I TRIBUNALI DEL DISTRETTO


Milano, 22 lug. - (Adnkronos) - "Con l'attivazione delle sedi di Sondrio e Busto Arsizio, da oggi gli 11 tribunali del distretto di Milano sono telematici e in tutti e' possibile richiedere in via telematica il decreto ingiuntivo". Lo riporta il sito del ministero della Giustizia (www.giustizia.it), sottolineando che "si attua cosi' un ulteriore tassello del progetto di digitalizzazione della giustizia del ministro Alfano che prevede la progressiva estensione a tutte le sedi giudiziarie di sistemi informatici moderni capaci di facilitare il dialogo a distanza tra professionisti e giudici".

Il risultato e' stato raggiunto, si legge ancora sul sito, "creando una sinergia tra tutte le componenti della giustizia, tribunali, ordini degli avvocati, tecnici del ministero sul territorio e Unione Lombarda degli Ordini Forensi, che hanno fortemente sostenuto il progetto. L'iniziativa prosegue con una forte campagna per favorire l'adesione degli avvocati in vista dell'introduzione delle comunicazioni di cancelleria telematiche, gia' realizzate al tribunale di Milano con notevole risparmio nei tempi di lavoro dei cancellieri".

"Il cambiamento organizzativo e' in atto. Occorre ancora -conclude il testo sul sito del ministero- molto impegno da parte degli uffici giudiziari, degli ordini degli avvocati e della Direzione generale per i Sistemi Informativi Automatizzati, che conduce i progetti di innovazione tecnologica, per raggiungere l'obiettivo di offrire ai cittadini una giustizia piu' efficiente e soprattutto piu' rapida".

AdnKronos - Libero News
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Di Loredana Morandi (del 22/07/2009 @ 06:20:31, in Politica, linkato 2696 volte)
Wed, 22 Jul 2009 09:30:00

Prodi condannato dalla Corte di Giustizia Europea


I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta vicenda relativa all’Eurostat, innescata dalla lettera di una funzionaria che si riteneva discriminata

di Roberto Pepe

Ma come mai Romano Prodi è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea per azioni compiute quando era Presidente della Commissione e nessuno dei media importanti nazionali, sia della carta stampata che soprattutto della TV,  sempre pronti a guardare nel letto dei politici, ne ha fatto cenno?

Queste le motivazioni di condanna espresse dalla Corte a carico del Prof. Prodi:

1 - aver fornito al Parlamento Europeo notizie false e non documentate;

2 - aver emesso comunicati che mettevano in dubbio l’onorabilità di alti dirigenti che non si erano sottomessi alle sue imposizioni;

3 - aver tentato di ostacolare la giustizia.

I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta vicenda relativa all’Eurostat, innescata dalla lettera di una funzionaria che si riteneva discriminata. L’inchiesta è iniziata per capire se tali irregolarità fossero state effettuate su iniziativa di dirigenti o addirittura dallo stesso responsabile della Commissione, Prodi.

È cominciato così il rimbalzo delle responsabilità, nonché la "fughe di notizie" – questo afferma la sentenza – depistate verso giornali amici. Proprio per la paura di rivangare anche questioni irrisolte del passato (gli scheletri nell’armadio: Iri, Nomisma), Prodi ha pensato bene, da far suo, di chiudere con un colpo di mano gli Istituti, ma, non avendo elementi per mandare a spasso un migliaio di persone li ha destituiti tutti dai loro incarichi, tenendoli a non fare nulla fino alla pensione! In Italia questi si sarebbero trovati un secondo lavoro, e comunque tutti a ringraziare il benefattore che paga senza far fare niente; ma all'estero, qualcuno dal senso civico sviluppato e con un sano amor proprio, si sente discriminato e sottostimato... e si lamenta.

Col suo modo di fare credeva di passarla franca, padroncino anche all’estero, ma, fortunatamente, da quelle parti sanno bacchettare le mani come agli studentelli presi con le mani nella marmellata, anche se si tratta di Professoroni.

Roberto Pepe - Italia chiama Italia
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Di Loredana Morandi (del 22/07/2009 @ 05:52:04, in Magistratura, linkato 1245 volte)
Elezioni del Csm: la sfida delle primarie
Riforme. Per rendere più aperta, libera e democratica la selezione dei candidati.

Nello Rossi
Il Riformista pag.  22, ediz. 23/07/09

Tra un anno i magistrati ordinari saranno chiamati a votare per il rinnovo del CSM. Secondo consuetudine , l’approssimarsi delle elezioni è accompagnato dal fiorire delle più disparate proposte di riforma del sistema di elezione dei membri togati del Consiglio. Con l’obiettivo, sempre dichiarato e sempre fallito , di eliminare il peso delle correnti nella formazione della rappresentanza consiliare.

In realtà basta un rapido sguardo d’assieme alle leggi elettorali che si sono succedute dal 1958 per convincersi di una verità: il parlamento italiano detiene, con la sola eccezione della legge del 1975 , il deludente primato di “riforme” elettorali del CSM produttive di effetti radicalmente diversi ed opposti rispetto a quelli desiderati. Ed una performance decisiva per la conquista di questo Guinness dell’insipienza à stata compiuta con la legge elettorale in vigore, approvata dal centro destra nel 2002. Una legge che – è bene ricordarlo - non prevede né “liste” né “raggruppamenti” di alcun genere e che contempla esclusivamente candidature individuali e voti dati direttamente dai singoli elettori a singoli candidati, cancellando del tutto correnti e programmi dall’orizzonte normativo.

Perché, allora, dopo due tornate elettorali si constata che un sistema elettorale così atomistico ha aumentato il peso delle correnti, attribuendo ad esse il potere di proporre le candidature “decisive” su cui poi confluiscono i voti degli elettori? La risposta sta nel fatto che il magistrato è un elettore razionale che dà legittimamente peso alle idee, ai programmi ed alle persone che li rappresentano e non vuole sprecare il voto attribuendolo ad un outsider, che appaia privo di un chiaro programma e un di effettivo sostegno.

Se le cose stanno così, la possibilità di sbloccare il sistema sta nel rendere più aperta, libera e democratica la selezione dei candidati. Potrebbe essere utile perciò sperimentare “primarie”che consentano a tutti i magistrati di concorrere a selezionare i candidati, essendo liberi, in quella sede, dal razionale timore di dare un voto inutile. Primarie gestite in termini organizzativi dall’ANM ma aperte a tutti i magistrati, da svolgersi con modalità di voto analoghe a quelle delle vere elezioni allo scopo di selezionare una platea di candidabili doppia o tripla rispetto a quella degli eletti al CSM Con il naturale corollario di un impegno dei gruppi a scegliere solo all’interno dell’area dei più votati alle primarie le persone sui cui orientare i consensi.

Le primarie, dunque, come una sfida lanciata dalla magistratura sul terreno dell’autoriforma ad un esecutivo impegnato ad elaborare “riforme” elettorali bizzarre ed avvilenti, oltre che palesemente incostituzionali, come quella incentrata sul “sorteggio degli eleggibili- elezione tra i sorteggiati”

Una sfida che non deve far smarrire la consapevolezza che la via maestra di una riforma legislativa resta quella , da sempre auspicata dalla magistratura, del confronto di idee e programmi e candidati nell’ambito di un sistema elettorale proporzionale in un collegio unico nazionale, con la possibilità di dare un voto anche a candidati di altre liste, con il metodo del panachage.
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