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 forbici with red ... ... di Lunadicarta
 
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Pirate Bay non si nasconde bene dietro al dito del decreto legislativo 70/2003.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 10/05/2010 @ 09:13:31, in Magistratura, linkato 1537 volte)
Update: Apro nuovamente questo post, perché mi interessava questo articolo per i suoi contenuti, anche quelli che non concordano con il mio pensiero. Riflettori o non riflettori. I media sono il "quarto potere" ed a mio avviso non sussiste l'ipotesi del corteggiamento. Ciò nonostante i media hanno un proprio effetto "matematico", infatti dopo le minacce a magistrati in Palermo, Napoli, Reggio Calabria e Lamezia Terme (ma negli ultimi 30 giorni abbiamo avuto minacce anche su Milano da anonimi via web) si è avuto oggi l'episodio del "danno reale". Attenzione: nessuno ha più diritto di un magistrato di stare sotto i riflettori, specie se si occupa dei crimini più gravi del nostro ordinamento. Aggiungo, ed è mia modestissima opinione, che sia più alto il pensiero socio politico espresso da un magistrato rimasto saldamente alla sua scrivania, di quello di un politico da cassetta. Allora cos'è che non funziona nei media? Il regno è quello dell'ovvio. La cosa che non funziona è l'irresponsabilità della politica di partito o editoriale. L.M.

MAGISTRATURA / La responsabilità salva-giudici


di Michele Ainis Università Roma 3


C'è un modo per restituire credito e prestigio ai nostri tribunali? Se lo è chiesto qualche giorno addietro il Capo dello stato, accogliendo al Quirinale trecento nuove leve della magistratura; ma la crisi di fiducia s'allarga ben oltre il recinto giudiziario. Tocca ormai chiunque sia investito d'un ruolo pubblico che reclami a propria volta indipendenza di giudizio, oggettività, assenza di comportamenti partigiani. Tocca gli insegnanti così come i giornalisti, oppure i funzionari dello stato. E infatti, non a caso, il rapporto Eurispes 2010 misura al 49,7% la sfiducia nella magistratura, al 54,7% quella nella scuola, al 74,9% quella verso la pubblica amministrazione nel suo insieme.

Rispetto a questo malessere diffuso potremmo domandarci se non servano leggi più esigenti, più perentorie circa i doveri di neutralità. Č colpa d'una lacuna normativa se i giudici o i docenti si sentono in diritto di far comizi con una toga indosso? La cattedra non è per i demagoghi né per i profeti, diceva Max Weber; e avrebbe potuto ripeterlo per i magistrati in cattedra. Sennonché questo medesimo concetto rimbalza in lungo e in largo nei codici etici di cui sono provviste varie università italiane, si riflette nel codice deontologico della scuola cui mise mano nel 2002 una commissione insediata dal ministro Moratti, ritorna pari pari nella Carta dei doveri del giornalista siglata nel 1993.

Senza dire delle authority, cui possono accedere soltanto - in base alle varie leggi istitutive - persone di "notoria indipendenza". Quanto ai funzionari dello stato, la loro imparzialità viene raccomandata al massimo livello dell'ordinamento, attraverso l'articolo 97 della Costituzione; e riecheggia poi in un testo unico del 1957, che a sua volta enumera i doveri pubblici di chi riceve uno stipendio pubblico. Doveri di carta, dovremmo concludere in base al nostro vissuto collettivo. E d'altronde non basta mettere nero su bianco in una norma che ogni uomo dev'essere un santo, per raggiungere in massa il Paradiso.

E i giudici? Il decreto legislativo n. 109 del 2006 li vorrebbe imparziali, corretti, diligenti, laboriosi, riservati, equilibrati. Questa stessa normativa elenca 33 fattispecie d'illecito disciplinare, compreso il corteggiamento dei mass media per ottenerne un po' di pubblicità. E allora perché mai c'è una gara sempre aperta per finire sotto i riflettori? Perché ciò nonostante le sanzioni erogate dal Csm si contano sulle dita d'una mano? E perché il sospetto di parzialità politica diventa in molti casi una certezza?

In questa malattia degenerativa gioca anzitutto una componente culturale, che ha trasformato il modo con cui i giudici vivono la propria funzione, la propria stessa indipendenza. Durante l'Ottocento quest'ultima era legata all'idea di leggi certe e chiare, applicabili senza spirito di parte; oggi sappiamo tuttavia che la discrezionalità interpretativa è un momento insopprimibile di ogni decisione giudiziaria, tanto più in un ordinamento permeato da valori elastici e plurali come quelli scolpiti nella Costituzione. L'indipendenza dei giudici si è così tradotta nella salvaguardia della loro libertà ideologica, che a sua volta giustifica e sorregge il correntismo della magistratura. Ma se la premessa è esatta, la conseguenza viceversa è errata. Il fatto che il nostro ordinamento costituzionale sia aperto al pluralismo politico non significa che il pluralismo debba poi abitare anche all'interno della cittadella giudiziaria.

E c'è poi un secondo fattore, questo sì, legato a un cattivo clima normativo. Perché l'indipendenza del potere giudiziario ha in ultimo allevato l'irresponsabilità dei singoli magistrati, il rifiuto di render conto dei fatti e dei misfatti. Un solo esempio: la loro responsabilità civile viene regolata dalla legge n. 117 del 1988, che però in primo luogo presuppone l'iniziativa del cittadino (altrimenti lo stato fa spallucce) e in secondo luogo lo costringe a uno slalom di ricorsi disciplinari e giudiziari. Se vogliamo restituire al corpo giudiziario la propria autorità perduta, è di norme così che dovremmo anzitutto liberarci. E al contempo dovremmo prendere sul serio una parola che ricorre per ben 13 volte nel linguaggio della Costituzione, applicata alle situazioni più svariate: la parola "responsabilità".

Il Sole 24 ore 9 Maggio 2010
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Di Loredana Morandi (del 10/05/2010 @ 17:14:39, in Osservatorio Famiglia, linkato 1349 volte)
Ancora non c'è giustizia per Francesco Ferrari...

Enna, tredicenne ucciso: tutti assolti
Appello annulla condanne primo grado, c'era anche un ergastolo

10 maggio, 15:15

(ANSA)- CALTANISSETTA, 10 MAG - Sono stati assolti dalla Corte d'appello di Caltanissetta i 4 imputati per l'omicidio del ragazzo di 13 anni ucciso nell'ennese.

In primo grado Giuseppe Faraci, 25 anni, era stato condannato all'ergastolo come esecutore materiale del delitto. Erano poi stati condannati con pene dai 10 ai 12 anni - ma soltanto per violenza sessuale - Calogero Mancuso, 46 anni, Antonio Lo Bue, 44 anni e Salvatore Randazzo, 24 anni. Il procuratore generale aveva chiesto la conferma delle condanne di 1°grado.

I precedenti: Il bimbo di Enna
L'approfondimento da Il Messaggero


ancora violenza contro le donne...

Rifiutato da ragazza le da' fuoco
Arrestato un uomo nel torinese, la giovane non e' grave

(ANSA) - TORINO, 10 MAG - Rifiutato da una ragazza che non ha accettato le sue avances, le ha dato fuoco. E' avvenuto nel torinese. L'uomo e' stato arrestato per tentato omicidio. La ragazza ha riportato ustioni di primo e secondo grado, ma non sarebbe grave. Secondo gli investigatori l'uomo, entrato in cucina dove la giovane era in compagnia di un'amica, avrebbe urlato 'Se non sei mia non sarai di nessuno'. Poi ha gettato il combustibile addosso alla ragazza ed ha appiccato il fuoco.


Violenza chiama violenza, ed il problema stadi è molto lontano dalla sua risoluzione..





Ragazzo pestato: Questura, abusi puniti
La mamma del ragazzo, non si tratta cosi' una persona

(ANSA) - ROMA, 10 MAG - Sul presunto pestaggio da parte di poliziotti di un ragazzo,dopo Roma-Inter, la Questura ha assicurato che eventuali abusi saranno puniti. ''Si procedera' a verificare, informa una nota, l'esatta dinamica degli eventi.

Eccessi ed abusi, qualora commessi, saranno oltre che penalmente perseguiti,anche disciplinarmente sanzionati''. La mamma del ragazzo, intanto, ribadisce: ''a prescindere dal fatto che uno possa essere un delinquente, non si tratta cosi' una persona''.


Eppur si muove ...

Prostituzione: banda romeni, 10 arresti
Operazione in corso dalle prime ore di stamani nel siracusano

(ANSA) - SIRACUSA, 10 MAG - Operazione della polizia contro una organizzazione di romeni che gestiva un giro di prostituzione nel Siracusano: 10 arresti. I provvedimenti sono stati eseguiti a Lentini (Siracusa), ritenuta la base operativa del gruppo, grazie a un mandato di arresto europeo e alla collaborazione dell' Interpol e della polizia romena.

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Di Loredana Morandi (del 10/05/2010 @ 17:27:52, in Magistratura, linkato 1487 volte)
Riporto un brano di un articolo apparso sul blog di Silvio Scaglia che risponde ad uno scritto di Bruno Tinti, perché concordo soltanto su di un punto: l'illustre giurista è "cambiato" o sta "cambiando".

Cliccare sul titolo per leggere l'intero articolo... L.M.


Magistrato e cantastorie


La citazione latina è d’obbligo: mala tempora currunt. Anche perché, di fronte a certi curriculum non si può che volare alti. Cosa spinge infatti un ex magistrato come Bruno Tinti, già Procuratore aggiunto a Torino, ex docente universitario, ex consulente di ministri, autore di libri come “Toghe Rotte”, a prendere un macroscopico abbaglio, un clamoroso svarione, nemmeno degno di uno studente del primo anno di giurisprudenza?

Non lo sappiamo, pur avendo qualche obliqua ipotesi, ma registriamo quel che Tinti ha scritto sul “Fatto Quotidiano” (8 maggio) a proposito di Silvio Scaglia, definendolo “il fondatore di Fastweb, in carcere da un po’ più di due mesi con l’accusa di aver riciclato circa 2 miliardi di euro, ma quanto tempo ci metterei a contarli?”.

Ebbene no, è del tutto falso che Scaglia sia accusato di riciclaggio. Sarebbe stato sufficiente leggere le carte (non diciamo leggerle bene, ma almeno leggerle), per scoprire che è indagato per “associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e false dichiarazioni contabili per gli anni 2003, 2005 e 2006” (articolo 2 del decreto legislativo 74/2000 in concorso con altri)”. E che la cifra contestata (a Fastweb, va sottolineato) è di 38 milioni di euro.
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Di Loredana Morandi (del 11/05/2010 @ 08:30:53, in Sindacati Giustizia, linkato 1440 volte)
La rassegna sulle dichiarazioni del Procuratore di Venezia, segue la dura replica del Coisp.

Venezia, il capo dei pm ordina: "Celle piene, fate pochi arresti"

di Marino Smiderle

Il procuratore Borraccetti invia una circolare ai suoi pm e alle forze dell’ordine: "Evitate di portare in carcere chi è sorpreso a compiere un reato". Truffatori, ladri, clandestini: potrebbe esserci il rischio del "liberi tutti". Il giudice: "Chiedo solo quello che già prevede il codice di prodedura penale"
Venezia Le carceri sono sovraffollate, su questo non c’è il minimo dubbio. E questo Vittorio Borraccetti, procuratore capo della Repubblica a Venezia, lo sa benissimo. A Santa Maria Maggiore, per dire, al momento ci sono 340 detenuti, più del doppio di quanti ce ne dovrebbero essere secondo il regolamento. E, spinto anche da questa esigenza, come dire, abitativa, lo stesso Borraccetti ha diramato ai pm e alle forze dell’ordine una circolare in cui si invita a evitare di portare in carcere i delinquenti pizzicati in flagranza di reato.
Detta così, la soluzione non pare proprio una soluzione. Se lo scopo è quello di non riempire le carceri, evitare di infilarci i delinquenti potrebbe servire a ottenere il risultato sperato. Ma visto che lo scopo dovrebbe anche essere quello di togliere dalla strada quei furfanti che rovinano la vita alle altre persone, lasciarli a piede libero non sembra una buona idea.
In punta di diritto, la richiesta di Borraccetti non fa una grinza. Lui dice: quando beccate in flagranza chi ha commesso un reato, processatelo subito ed evitate che passi per il carcere. Se poi il giudice deputato a tenere il processo è troppo impegnato e il passaggio in aula slitta di 24 ore, anziché portarlo in carcere, tenetelo in caserma, in guardina, o comunque nei locali a disposizione delle forze dell’ordine per i casi di emergenza.
«Non ho fatto altro che ricordare quello che dice l’articolo 558 del codice di procedura penale - spiegato il capo dei pm al quotidiano «la Nuova Venezia» -. Da un lato prescrive il processo per direttissima per le persone arrestate in flagranza di reato, dall’altro afferma che non devono passare per il carcere».
L'articolo segue su Il Giornale

Il Procuratore Borraccetti ipotizza di trattenere gli arrestati ...
Polpen.it - ‎3 ore fa‎
Il COISP (sindacato di Polizia) invita il Ministro dell'Interno ed il Capo della Polizia a fare una circolare con cui, dato che il "problema" degli ...

Il Coisp vuole una circolare per rispondere a Borraccetti
InfoOggi (Blog) - ‎19 ore fa‎
"Le carceri, come tutti sanno, esplodono da anni e per motivi che hanno troppi responsabili e nessun colpevole. Sappiamo, però, che per tutto questo tempo ...

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/COISPlogo.jpg


Coordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia

COMUNICATO STAMPA DEL
10 MAGGIO 2010


Il Procuratore Borraccetti invita i poliziotti a non fare il proprio dovere.     
Il COISP chiede al Ministro dell'Interno ed al Capo della Polizia di intervenire con una circolare.

Riflessioni di Franco Maccari, Segretario Generale del COISP.

Le carceri esplodono, come tutti sanno, da anni e per motivi che hanno troppi responsabili e nessun colpevole. Sappiamo però che per tutto questo tempo le Forze dell'Ordine hanno subìto sulla loro pelle e scontato inefficienze, indecisioni e l'inconsistenza di un rigore normativo che non si è mai tradotto in nulla di concreto.

Il Procuratore Borraccetti non è nuovo a "circolari" che sanno scovare il giusto articolo di legge per supportare le proprie tesi. Noi le chiameremo, per semplicità, con il nome più adatto: scaricabarile.

Noi poliziotti siamo infatti alla fine di questo imbuto politico e normativo. Esattamente dove la realtà delle strade delle nostre città non riesce, fatalmente, a coincidere con le astratte costruzioni legislative.

L'atteggiamento che il procuratore Borraccetti dimostra equivale a quello di scopare la polvere sotto al tappeto, pretendendo così di aver reso salubre in ambiente. Un po' come buttare i rifiuti tossici in mare, secondo il principio che se non si vede il problema, significa che non c'è niente da risolvere.

Ma qui stiamo parlando di esseri umani, in divisa e chiamati a far rispettare la Legge da una parte ed arrestati dall'altra, questi ultimi con le proprie necessità e la propria dignità che deve essere salvaguardata, anche se va a discapito dei primi.

Polizia Carabinieri, Guardia di Finanza e finanche la Polizia Municipale corrono rischi continui ed enormi durante il proprio servizio di sicurezza pubblica.

Come definire questa trovata di Borraccetti di non far passare dal carcere coloro che vengono arrestati in flagranza, ma di obbligare le Forze dell'Ordine a trattenerli nei propri uffici fino al processo, o di lasciare liberi gli arrestati nell'eventualità che non ci fossero strutture adeguate a contenerli?

Forse si tratta di un invito, anzi un obbligo data la fonte, di girarsi dall'altra parte?

Perché tutti sanno che gli uffici delle Forze dell'Ordine non sono luoghi adatti ad "ospitare" arrestati per giorni. Mancano cibo (che comprano di tasca propria gli Operatori delle Forze di Polizia per sfamare i fermati e gli arrestati), servizi igienici, un luogo per dormire. Mancano sicuramente i controlli sanitari che vengono invece effettuati all'ingresso in carcere, senza i quali i rischi di infezione o  contagio non sono, nemmeno teoricamente, evitabili.

Ci si aspetta che la semplice, nuda e cruda realtà scompaia per la presenza della circolare del Procuratore Borraccetti o di qualche suo emulo in altre realtà italiane?

Allora il COISP invita il Ministro dell'Interno ed il Capo della Polizia a fare altrettanto: una bella circolare con cui, dato che il "problema" degli arrestati è di competenza dei Tribunali, questi  trovino nelle aule di Giustizia, negli Uffici dei Giudici e dei Procuratori, ospitalità. Fino a quando non verranno giudicati, sempre che non scioperino impiegati, avvocati o magistrati. Ma il "nostro" problema l'avremmo risolto anche noi.

Ci vorremmo mettere anche noi all'incrocio tra la via di questa Giustizia lontana ed inefficace e la strada di una classe politica che dice di saper cosa fare solo in prossimità di una qualsiasi tornata elettorale, salvo poi riproporre indulti, amnistie, sanatorie e sconti di pena. E dalla nostra posizione privilegiata possiamo anche noi risolvere tutto urlando :"Circolareee!!".  E spariranno gli arrestati ed i problemi che si portano dietro.

Ma i nostri cittadini sapranno apprezzare queste delinquenze impunite?

La nostra coscienza, unico baluardo all'inefficienza indotta dai tagli alle risorse destinate all'apparato sicurezza, dice ancora di no. Non ci arrendiamo per amore del nostro lavoro, nonostante certa politica e certa magistratura.
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Un caso che rischia per le omertà di divenire come quelli più famosi di Elisa Claps e altri simili. Attendiamo il ricorso in Cassazione. Il Procuratore Lari, attento ai fabbisogni dei bambini fino al giocare gratuitamente a basket per una raccolta fondi per Haiti in Rimini, certo non lascerà da sola questa famiglia. L.M.

Enna: Don di Noto,

13enne ucciso a Barrafranca ci chiede giustizia


Caltanissetta, 10 mag. (Adnkronos) - ''Francesco Ferreri ci chiede giustizia e le sue urla risuonano ancora nelle coscienze di tutti quelli che ritengono intoccabile qualunque ragazzino. In Italia come nel mondo''.

Lo afferma don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore dell'Associazione Meter, commentando la sentenza della della Corte d'appello di Caltanissetta, che ha assolto i quattro imputati per l'omicidio del 13enne assassinato a Barrafranca, nell'ennese il 16 dicembre del 2005.

La Rassegna

13enne ucciso:madre grida proprio dolore

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Enna: Don di Noto, 13enne ucciso a Barrafranca ci chiede giustizia

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Enna: omicidio 13enne a Barrafranca, assolti 4 imputati

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Tredicenne seviziato e ucciso, assolti tutti gli imputati

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Barrafranca, tutti assolti Dopo 4 anni di carcere

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Barrafranca: il 13enne Francesco Ferreri fu stuprato ed ucciso, i ...

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La Corte di Appello di Caltanissetta ha assolto i quattro imputati per l'omicidio di Francesco Ferreri, il ragazzo di 13 anni ucciso a Barrafranca (Enna), ...

BARRAFRANCA: OMICIDIO 13ENNE, IMPUTATI TUTTI ASSOLTI IN APPELLO

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FRANCESCO FERRERI/ Assolti i quattro imputati nell'omicidio del ...

Il Sussidiario.net - ‎15 ore fa‎
ASSOLTI GLI IMPUTATI NELL'OMICIDIO DI FRANCESCO FERRERI - I quattro imputati nell'omicidio di Francesco Ferreri, il ragazzino di 13 anni ucciso a ...

Omicidio Francesco Ferreri, tutti assolti gli imputati

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Tredicenne ucciso nell'ennese, tutti assolti

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(ANSA)- CALTANISSETTA, 10 MAG - Sono stati assolti dalla Corte d'appello di Caltanissetta i 4 imputati per l'omicidio del ragazzo di 13 anni ucciso ...

Tredicenne ucciso, il dolore della madre: "Me l'hanno ucciso di nuovo"

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CALTANISSETTA. Dopo la sentenza che ha assolto gli imputati, condannati in primo gardo per l'omicidio di suo figlio Francesco, Anna Bonanno ha gridato il ...
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Auguro al dott. Canciani un felice proseguimento nella sua carriera di magistrato anche nel civile. Ora avrà più tempo per scrivere libri e restituire la sua esperienza trasformando il dolore in parole. Deve farlo! Definisco  la spinta che ha indotto il dott. Canciani a lasciare il penale per il civile "dolore", perché credo di aver provato la stessa cosa quando, impegnata con il Legal Team (già Giuristi Democratici), vidi fuggire a gambe levate i leader del movimento noglobal che avevano appena gettato un branco di ragazzine al corpo a corpo con la polizia, mentre i redbloc lanciavano petardi ed altro contro il cordone delle forze dell'ordine facendo scattare i "manganelli". Il primo sentimento, mentre mi soccorreva al telefono il capo redattore dell'Ansa che si era premunito dei telefonini di tutti i colleghi (anche il mio) e mentre soccorrevo un giornalista della France Press sotto chock, fu un incredibile desiderio di prendere a calci i cialtroni. Con il senno di poi, pur in seno al movimento cd "pacifista", e comprendendo i termini  politici dello sfruttamento di una intera generazione di universitari non ho mai mancato di denunciare le falsità e le ipocrisie degli sfruttatori. Dalla brigatista rossa al Parlamento europeo alle politiche di bottega. Così, dopo il giusto periodo di riposo, il ruolo del dott. Canciani potrà essere prezioso per la società civile.  L.M.


Andrea Canciani, sostituto procuratore a Genova,
dalla Procura del capoluogo a quella di Sanremo


Sanremo - Al suo trasferimento come giudice civile a Sanremo manca solo il cosiddetto plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, l’investitura ufficiale che non dovrebbe tardare, dopo la prima approvazione della sua richiesta di trasferimento

Andrea Canciani, attuale sostituto procuratore a Genova, passerà dalla Procura del capoluogo ligure a quella di Sanremo. Al suo trasferimento come giudice civile al Tribunale di Sanremo manca solo il cosiddetto “plenum” del Consiglio Superiore della Magistratura, l’investitura ufficiale che non dovrebbe tardare, dopo la prima approvazione della sua richiesta di trasferimento. Canciani è il pm che ha contestato il reato di “devastazione e saccheggio” nell’inchiesta sugli scontri del G8 del 2001. Con una richiesta di pene per i black bloc che, superando i 120anni di carcere, fece scoppiare un putiferio nel mondo no global. Negli anni '90 si era occupato del serial killer Donato Bilancia quando era sostituto procuratore ad Alessandria.

di Ma. Gu. (da "Il Secolo XIX")
Riviera24 - 06/05/2010

Una breve da Il Giornale

Il personaggio Canciani, il pm antidivo

di Redazione

Posso dirlo? Credo che colpevolizzare tutta la magistratura e parlare in continuazione di «toghe rosse» e simili espressioni, non aiuti nessuno. Nemmeno le toghe che non amano i colori, tantomeno quelli politici. Magistrati che stanno in prima linea - spesso rischiando anche la vita - per fare rispettare le leggi, tutte le leggi: quelle contro lo scandalo della corruzione e dell’impunità e quelle contro lo scandalo che prevede che ci siano zone franche dove non vale la legge che vale nel resto del mondo. Dalle curve degli stadi ai centri sociali, dalle manifestazioni no global ai muri delle città, fino alle strade bloccate dai cortei.
Insomma, penso che la legalità sia un valore sempre e comunque. E che la legge vada rispettata sempre e comunque. Non a targhe alterne, a seconda dell’interesse politico contingente.
In questo quadro, mi ha molto colpito una notizia che ho letto sul Secolo XIX nei giorni scorsi. E cioè che il pubblico ministero Andrea Canciani lascia la Procura di Genova per andare a fare il giudice civile a Sanremo. Mancherebbe solo il timbro ufficiale del Consiglio superiore della magistratura, che deve dare il suo via libera ad ogni trasferimento e passaggio dalla magistratura inquirente a quella giudicante. Ma, solitamente, si tratta di una pura formalità.
Ecco, credo che Canciani sia uno di quei magistrati che lasciano un vuoto. Innanzitutto, perchè non ha mai guardato in faccia a nessuno e, dalle nuove Br alla criminalità dei colletti bianchi, (...)

Il Giornale
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Di Loredana Morandi (del 11/05/2010 @ 16:14:40, in Osservatorio Famiglia, linkato 1463 volte)
Pedofilia: Falduto instradato in Italia.


Finalmente una buona notizia ed una storia che finisce bene per tutte le vittime. Falduto, il padre orco arrestato a Londra, è stato instradato in Italia ed ora si trova nel carcere di Monza.

Ne dà notizia via Facebook la combattiva ex moglie Marta Crotti, che contestualmente ringrazia i Carabinieri di Monza per averla sostenuto nel difficilissimo periodo appena trascorso.

La signora Crotti ce li presenta tutti: Maresciallo Vincenzo D'Alconzo, Giovanni Bisciglio, Luigi Isola, David Ferrucci e Alessio Cappellai. Questi bravissimi tutori dell'ordine per Marta sono: "Uomini di straordinario cuore e capacità, sempre disponibili e generosi, che hanno dedicato anche molto del loro tempo libero per sostenere lei e i suoi figli." E con affetto sincero si appella ai suoi lettori: "Abbiate più fiducia nell'Arma, io devo molto a loro a tutt'oggi".

Mi unisco volentieri al suo appello ed ai complimenti meritatissimi dal nucleo dei Carabinieri di Monza.

Sull'Arma faccio mio l'appello di alcune voci preoccupate dal web, perché una "leggina" europea vorrebbe portarci via l'istituzione storica nazionale dei Carabinieri, con progetto di accorpare una parte del personale alla Polizia di Stato e il restante all'esercito regolare.

Loredana Morandi
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Giustizia/ Csm incontra Anm e Avvocati su sedi disagiate
Domani confronto con le toghe, giovedì con i penalisti


Roma, 11 mag. (Apcom) - Il Consiglio Superiore della Magistratura ha programmato una serie di incontri con le rappresentanze di Magistratura e Avvocatura penale in ordine alla sooluzione dei problemi per le sedi giudiziarie disagiate. Palazzo dei Marascialli ha fato sapere infatti che un incontro fra la Terza Commissione referente del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta dal Consigliere Alfredo Viola, e la Giunta Esecutiva Centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati, in merito al problema delle cosiddette "sedi disagiate" e al ricorso allo strumento del trasferimento d'ufficio, si terrà domani pomeriggio a Palazzo dei Marescialli. Sullo stesso argomento la Terza Commissione incontrerà giovedì pomeriggio l'Unione delle Camere Penali.


CSM: DOMANI INCONTRO CON ANM
SU SEDI DISAGIATE E TRASFERIMENTO D'UFFICIO


(ASCA) - Roma, 11 mag - Un incontro fra la Terza Commissione referente del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta dal Consigliere Alfredo Viola, e la Giunta Esecutiva Centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati, in merito al problema delle cosiddette ''sedi disagiate'' e al ricorso allo strumento del trasferimento d'ufficio, si terra' domani pomeriggio a Palazzo dei Marescialli. Ne da' notizia un comunicato, aggiungendo che sullo stesso argomento la Terza Commissione incontrera' giovedi' pomeriggio l'Unione delle Camere Penali.
 
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Di Loredana Morandi (del 11/05/2010 @ 16:47:36, in Osservatorio Famiglia, linkato 1377 volte)
Dalle dichiarazioni questo è anche l'orientamento della Questura di Roma. L.M.

Caso Gugliotta, Pm procederà

contro agenti per lesioni


Roma, 11 mag. (Apcom) - Sarebbero già stati identificati gli agenti di polizia che dopo la partita tra Roma e Inter, del 5 maggio scorso, avrebbero malmenato e poi arrestato Stefano Gugliotta. Il rapporto con i nomi dei poliziotti, a breve, sarà all'attenzione di chi indaga. Il pm Francesco Polino, responsabile dell'inchiesta sui disordini avvenuti nei pressi dell'Olimpico in occasione della finale di coppa Italia, è in attesa di visionare ulteriori filmati riguardanti l'episodio che riguarda Gugliotta.

Il giovane è indagato di resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Gli inquirenti sottolineano che il video diffuso su internet mostrerebbe solo una parte di quanto è accaduto nei pressi dell'abitazione di Gugliotta, in viale Pinturicchio.

Al momento - si spiega a piazzale Clodio - gli accertamenti rispetto all'intervento di polizia si svolgono nell'ambito del fascicolo che riguarda l'arresto del 25enne. Quando, però, sarà chiarita la dinamica di quanto avvenuto il magistrato potrebbe avviare una inchiesta per quanto subito da Gugliotta, in cui verrebbero accusati i poliziotti per il reato di lesioni volontarie.

Nel corso dei controlli dopo la partita sono stati fermati 8 giovani. I difensori hanno presentato istanza al riesame per l'annullamento della misura cautelare emessa nei confronti dei loro assistiti. L'avvocato Andrea Cerrone che assiste Emanuele De Gregorio, ha spiegato: "Lui ha 19 anni. E' uno studente di farmacia alla Sapienza. Era andato a vedere la partita con un suo amico e compaesano. Vengono entrambe dalla provincia di Chieti. Lui è un ragazzo mingherlino, piccolo, che non farebbe male ad una mosca.

E' stato fermato nei pressi di piazza Mancini dopo che aveva raccolto da terra una asta telescopica, utile per tenere le bandiere. L'avrebbe voluta usare per i prossimi mondiali. E' detenuto a Regina Coeli e vive una situazione di fortissimo disagio". L'avvocato Lorenzo Contucci, che difende tre giovani, ha detto: "Dopo la partita i poliziotti hanno cercato un giovane con un indumento rosso che li aveva insultati. Non è un caso che 3 degli otto arrestati avevano un giacchetto od una maglietta di quel colore. E' stata scatenata una caccia all'uomo senza alcun motivo".  11 maggio 2010
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Di Loredana Morandi (del 11/05/2010 @ 16:56:08, in Osservatorio Famiglia, linkato 1698 volte)
Sono trasecolata perché è vero che le genti provenienti dal Bangladesh sono "miti". Sono anni che non frequento il tavolo migranti, anche se ricevo i comunicati ufficiali tramite le associazioni corrispondenti degli Artisti su Milano. Il tavolo migranti non ha mai affrontato il tema criminalità,  era impossibile farlo, anche se rammento bene come indistintamente tutte le genti di colore si tenessero a distanza dai Rumeni e dagli Albanesi. Un crimine di queste proporzioni si concretizza con lo sfruttamento di situazioni di povertà estrema, mentre a naso direi che gli acquirenti sono italiani e captati dai circuiti "mafiosi" dell'ingresso/alloggio e del "collocamento lavoro". Indagate gli internet point e non necessariamente quelli dei connazionali, perché non è ragionevole escludere i rumeni, anche dopo l'ingresso in Italia delle baby prostitute, in quanto la pedopornografia è un prodotto del mercato degli schiavi del sesso e vende.
Ritengo utile, inoltre, a livello organizzativo centrale una più attenta valutazione delle competenze su questi casi ed il protocollo del modus operandi. Il video trasmesso da La Repubblica è da definirsi preoccupante. Di seguito una foto tratta dal video della perquisizione a minuti 0:52 circa. (info data telefonicamente ad uffici stampa PS e Municipale).



Ottimo l'appello della Associazione Dhuumcatu, che riporto da un altro articolo.  L.M.


L'appello della Associazione
Dhuumcatu «Dinanzi alla gravità del reato imputato l'associazione Dhuumcatu lancia un appello alla comunità affinché coloro che sono informati dei fatti forniscano immediatamente agli inquirenti ogni elemento utile alle indagini. Rispetto alla gravità dei fatti vogliamo che la magistratura possa svolgere celermente le indagini e non siamo in alcun modo disposti a tollerare omertà e connivenza con gli indagati da parte di settori residuali della comunità».

Leggi anche L'associazione bengalese: chi sa parli (11 mag'10)

NELLA ZONA TRA CENTOCELLE E GARBATELLA

A Roma centrale della pedopornografia
Arrestato autore video choc

Tra il materiale per pedofili molte foto. Indagate 40 persone della comunità bengalese


ROMA - Scoperti e sequestrati video dell'orrore e dell'infamia. E anche molte foto. Tutto materiale destinato alla pornografia ma con protagonisti i bambini. Quasi cinquanta video che coinvolgono quaranta persone della comunità bengalese di Roma sono stati sequestrati martedì dagli agenti della polizia municipale dell'VIII Gruppo dopo le perquisizioni nella zona di Centocelle e Garbatella dall'alba di martedì. Un video denominato «Il prostituto», girato nell'agosto scorso, serviva come «promo» per offrire prestazioni. Un altro coinvolgeva un bambino di 5 anni. Il presunto autore di quest'ultimo filmato è stato fermato intorno alle 13 a Roma. L'uomo, anche lui cittadino bengalese, è stato prelevato dalla sua abitazione, nella zona della Garbatella.

ARRESTATO L'AUTORE - Nel video choc compare protagonista un bambino di non più di 5 anni obbligato da una donna adulta a consumare un rapporto sessuale. Il presunto autore del video, finito in manette martedì, sarebbe stato indicato da un connazionale già arrestato il 20 aprile scorso per detenzione di video con immagini pedo-pornografiche e per rapina.
Nei casi di abusi potrebbero essere coinvolti anche altri bambini fra i 3 e i 4 anni.
Le indagini sono scaturite dopo gli arresti, nell'aprile scorso, di due bengalesi, uno di 34 e l'altro di 22 anni, accusati rispettivamente di violenza sessuale e di rapina. Il video era stato scaricato su un telefonino di proprietà del secondo arrestato, che ha però negato di averlo realizzato personalmente ed ha indicato in un altro connazionale il responsabile.

LE REAZIONI - La notizia del sequestro dei video choc ha provocato dure reazioni. «Il carcere non è sufficiente per coloro i quali hanno disturbi del desiderio sessuale, detengono, producono e distribuiscono materiale pedopornografico. La castrazione chimica, pratica purtroppo non invasiva e irreversibile, appare attualmente la strada migliore da intraprendere per i reati a sfondo sessuale, ancor più contro i bambini, esseri innocenti ed indifesi troppe volte preda di persone disturbate e depravate, a causa delle quali rimangono segnati tutta la vita», dichiarano, in una nota, Fabrizio Santori, presidente della commissione Sicurezza del Comune di Roma e Fernando Vendetti, presidente della commissione Sicurezza dell'VIII municipio.

BENGALESI PERSONE MITI - Polemiche anche sull'ambiente in cui sono maturati gli abusi e la produzione dei video. «Questo fa pensare che la comunità bengalese nella città di Roma abbia al suo interno elementi pericolosi», ha detto il comandante dell'VIII Gruppo, Antonio Di Maggio. «Per ora - ha aggiunto - riteniamo che i video fossero destinati a un giro interno alla comunità. Ma è da accertare se fossero rivolti anche all'esterno. Una vicenda che sorprende, perché i bengalesi sono persone miti».

Redazione online
Corriere Sera 11 maggio 2010
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