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 kimono ... Gustav Klimt... di Lunadicarta
 
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Perché una società del porno commerciale dovrebbe interessarsi ai cartoni animati? Chi è che guarda i cartoni animati alla Tv?

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 04:15:28, in Politica, linkato 1116 volte)

Da "Il Corriere della Sera" di lunedì 27 luglio 2009

INTERCETTAZIONI: RINVIO OPPORTUNO

GLI ULTIMI NASTRI NON C`ENTRANO


Che l`esame del disegno di legge sulle intercettazioni sia stato rinviato all`autunno, nell`attesa di un confronto «civile e costruttivo tra maggioranza ed opposizione» - in linea con l`auspicio del presidente Napoletano è una circostanza senza dubbio positiva. Anche se deve essere chiaro che, per quanto possa condividersi l`idea di una nuova legge volta a prevenire certi «eccessi e forzature», registrati sì in passato nel settore, essa però non potrà mai tradursi in una procedura di pressoché totale vanificazione della efficacia di un così prezioso strumento investigativo.

Proprio questo sarebbe, invece, il risultato cui di fatto condurrebbe l`odierno testo del progetto Alfano, che pur accanto "ad alcuni aspetti positivi (accentramento degli impianti di registrazione, istituzione dell`«archivio riservato», tutela dei soggetti estranei alle indagini) prospetta tuttavia anche diverse scelte disastrose sotto il profilo della efficienza delle indagini. A cominciare da quelle concernenti i presupposti delle intercettazioni (con l`inaccettabile riferimento agli evidenti indizi di colpevolezza»), i loro troppo rigidi limiti temporali, la concreta inibizione degli ordinari ascolti «ambientali», nonché la assurda estensione della stessa disciplina alle riprese visive ed alla acquisizione dei tabulati telefonici.

Su tutti questi temi ci sarà molto da riflettere, ma una intesa non è impossibile, come è del resto dimostrato dal pressoché unanime accordo raggiunto due anni fa, su analoghe questioni, con l`approvazione alla Camera del progetto Mastella. In` ogni caso va subito detto che sulle relative opzioni legislative non potrà esercitare nessuna incidenza la penosa vicenda della pubblicazione , dei colloqui più o meno intimi intercorsi tra il presidente Berlusconi ed una sua occasionale partner. Qui non si tratta, infatti, di intercettazioni (né tantomeno giudiziarie), bensì di registrazioni sonore operate dalla stessa interlocutrice, che poi le ha divulgate, dopo averne consegnato copia alla magistratura.

La disciplina delle intercettazioni, dun que, non c`entra per nulla e comunque le leggi vigenti sono già più che adeguate a regolare simili situazioni.

Vittorio Grevi

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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 04:09:46, in Politica, linkato 1496 volte)
Un commento sulla situazione delle carceri italiane di Giuseppe Anzani per L'Avvenire..

Pene torturanti

Inciviltà che deforma la giustizia


Teoria virtuosa della pena, certezza della pena, tragedia della pena concreta, certezza della tragedia. Rileggete adagio questa sequenza, respirando dopo ogni virgola: è il percorso sapienziale-demenziale del nostro sistema punitivo. Tra le più ricorrenti professioni di fede civica, tra le più condivise espressioni di etica retributiva, campeggia da qualche tempo la «certezza della pena». E non si fatica a capire il perché, per chi pensa che la devianza dipende dalla «sterilizzazione degli elementi infetti». Ma non ci si dà più cura di capire da dove è entrato il virus, e quant’è pandemico, e come si guarisce, e se quanto si fa lo sconfigge o lo rafforza.

Certezza della pena, ma sì, è diventato ormai un motto da convocazione di massa in piazza, alla bisogna. Da bravi, servono catene, pietre aguzze, staffili? O basterà plaudire, da cittadini che tengon nette le mani, al lavoro degli addetti? Sta di fatto che serpeggia un umore che pare un volontariato da ausiliari della pena, se si potesse. Certezza si vuole, ma certezza di che cosa, infine? Che cos’è la pena, verbalizzata nei codici e nelle sentenze; e che cos’è la pena scodellata sulla pelle dei reclusi delle carceri italiane? Anche i giudici non lo sanno. Non glielo fanno sapere, tengono inutile che lo sappiano. I giudici quando devono condannare alla galera dicono «visti gli articoli» e certamente gli articoli li hanno visti e li sanno a memoria e sanno che dicono proprio così, e quando dicono «reclusione» è reclusione. Ma i giudici che cos’è la reclusione non l’hanno mai vista. E invece quelli che l’hanno vista, nell’Italia civilissima di Verri e Beccaria, non possono tenerla oggi più civile delle scudisciate sulla pubblica piazza, ma peggior barbarie prolungata se è divenuta tortura quotidiana di ammasso di corpi in scatole blindate.

Alla breve: leggiamo dalle statistiche aggiornate che oggi ci sono 63mila detenuti, e che si trovano rinchiusi nello spazio di 43mila posti. Dunque sono spinti a forza, in spazi inesistenti, compressi, condivisi. Spazi godibili "a turno", secondo quanto ci vanno informando le cronache dei turni di passaggio a terra e dei turni di riposo in branda, fra loro non compatibili. Spazi coatti esposti alla coazione aggressiva, spazi rinchiusi alla condivisione di una promiscuità assurda, spazi di bestie nei quali il profilo umano finisce in fioca invocazione, compatibile a stento con la voglia di vita.
Io non cerco neppure più di leggere "vita" (gioia di vita, o persino patimento che tende alla vita come doloroso traguardo di una gioia da raggiungere) di fronte alla obliqua imprecazione della morte che nei primi mesi di quest’anno ha eguagliato tutti i suicidi in carcere dell’anno scorso.

Torna dunque il soprassalto della concretezza, insieme con il fremito della coscienza scossa. E chiede di rimeditare anzitutto la proporzione fra condanna (o solo accusa, per metà gente) e prigione così, proprio per la sua tragica serietà. Metà dei carcerati è affetta da epatite, il 30% è tossicodipendente, il 10% malata di mente e il 5% ha l’Hiv. Il rapporto fra la pena torturante per questi infelici, e la loro infelicità raddoppiata nella crudeltà dell’attuale caienna dice che questa non è giustizia. Per un canile, gli animalisti chiederebbero riforme. Non è un sistema penitenziario questo, è una inciviltà.

Giuseppe Anzani per L'Avvenire
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Dalla deposizione di una targa alla memoria di Rita Atria...

MAFIA: PECORA (AMMAZZATECI TUTTI),
TUTELARE I TESTIMONI DI GIUSTIZIA



(ASCA) - Reggio Calabria, 27 lug - ''Diciassette anni fa moriva, a Roma, Rita Atria, la giovanissima testimone di giustizia di Partanna. Il Movimento antimafie ''Ammazzateci Tutti'' ricorda l'esperienza della giovane siciliana.

''Rita Atria non c'e' piu' perche' troppo grande era il peso della solitudine in cui si trovo' dopo la strage di Via D'Amelio'',- scrive in una nota - il coordinamento nazionale del movimento antimafia. ''Oggi - continua la nota - a diciassette anni da qual 26 luglio del '92, e' sempre maggiore la solitudine in cui versano decine di testimoni di giustizia, vincolati ad una legislazione certamente d'avanguardia sulla carta ma troppo labile nella sua traduzione fattuale''.

''L'Italia - afferma il leader del Movimento, Aldo Pecora - puo' vantare ottime norme in materia di tutela dei tes timoni di giustizia, ma al tempo stesso lo Stato e' spesso costretto a nascondersi dietro la foglia di fico di disposizioni attuative scrupolosissime che, di fatto, nella maggior parte dei casi rendono inapplicabili le norme''.

''Per questo - conclude Pecora - bisognerebbe cercare di far tesoro dell'esperienza di Rita Atria, e tradurre in fatti concreti le richieste di tutela avanzate dai testimoni di giustizia, facendo si' che i cittadini che denunciano non siano mai lasciati soli''.

 27-07-2009 red/rg/bra
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Questo articolo mi è stato segnalato via FB. Ho fatto qualche indagine e ho scoperto che la Rotriquenz è docente di psicologia all'università di Firenze. Non mi esprimo sulle capacità professionali, è meglio, ma come blogger la Rotriquenz ha qualche punto per diventare una buona pubblicista.

Mamme assassine, per i bimbi il primo giorno di vita è il più rischioso



di Elisabetta Rotriquenz


24 Luglio 2009 - È di questi giorni la drammatica notizia di una donna che ha ucciso il figlio di 4 anni con un cavo elettrico a Parabiago, in provincia di Milano. Ma i casi di madri che uccidono i propri figli sono tanti.

Ricordiamo il drammatico caso dei due bambini annegati nel laghetto di Les Illes a Saint Marcel, nei pressi di Aosta, e della madre che ha tentato il suicidio, che va ad aggiungersi ad un lungo elenco di episodi simili, causati spesso dalla depressione; l'11 agosto 2000 a Castel del Sasso (Caserta) una maestra di 36 anni si uccide con le tre figlie di sei, due e un anno, saturando l'interno della macchina con i gas di scarico; il 18 aprile 2001 a Inzago (Milano) un impiegato di 40 anni torna a casa e trova il figlio di 19 mesi morto e la mamma impiccata a una trave del soffitto. La donna si è suicidata dopo aver soffocato il figlio; il 29 giugno 2001 a Cretone, una frazione di Palombara Sabina (Roma), una donna macedone di 36 anni, sposata con un italiano, uccide con 30 coltellate i suoi due figli di 5 e 6 anni. Il 12 settembre 2001 a Limidi di Soliera (Modena), un uomo di 43 anni, al rientro a casa, trova il figlio autistico di 14 anni ucciso, soffocato da un sacchetto di plastica stretto attorno alla testa e la moglie, Paola Mantovani, 39 anni, legata e gettata in piscina. La donna attribuisce la responsabilità ad una banda di rapinatori, ma il 16 ottobre è accusata di omicidio premeditato.

E ancora, il 27 ottobre 2001 a Nove (Vicenza), una donna di 28 anni uccide, strangolandola con una calza di nylon, la figlia di 7 anni appena rientrata a casa da scuola. Il 29 confessa l'omicidio; il 2 dicembre 2001 a Vittuone (Milano) una donna di 40 anni uccide la figlia di 7 anni, infilandole un sacchetto di cellophane sulla testa e stringendoglielo al collo con i suoi collant di nylon. Poi si siede sul divano di casa, attendendo l'arrivo del marito; il 19 febbraio 2002 a Novara, una donna di 21 anni uccide la figlia di poco più di un mese, cercando con violenza di farla smettere di piangere; il 12 maggio 2002 a Madonna dei Monti, frazione di Santa Caterina Valfurva (Sondrio), una donna di 31 anni uccide la figlia di 8 mesi mettendola nella lavatrice alla quale fa compiere un ciclo di lavaggio; il 17 maggio 2002 a Imola (Bologna), una donna di 34 anni uccide a coltellate la figlia di 7 e si suicida usando la stessa arma, un coltello da cucina (La Repubblica, 26 giugno 2002); fino a casi particolarmente discussi come quello di Annamaria Franzoni.


Cheryl L. Mayer, psicologa e avvocato, una delle massime autorità nel campo, afferma che "statisticamente ogni tre giorni, da qualche parte negli Stati Uniti, una mamma ammazza i figli". Vittorio Feltri (Libero, 13 marzo 2002) scrive che secondo le statistiche inglesi i bambini al di sotto di un anno hanno quattro volte più probabilità di morire ammazzati di qualunque altra fascia d'età. Negli Stati Uniti tale percentuale si estende alla fascia da uno a cinque anni. La soglia più dura da superare resta quella del primo giorno di vita: si rischia di essere uccisi dalla mamma il giorno della nascita dieci volte di più di quanto si rischi di essere ammazzati da chiunque altro, per qualsiasi altra ragione, compresi guerra e terrorismo, in qualsiasi altro giorno della propria vita.

Secondo le crime statistics dell'FBI, nel 57% dei casi rilevati nel 1999 gli assassini dei bambini erano uno o entrambi i genitori, più spesso le madri. In un altro 8% dei casi gli assassini erano altri membri della famiglia: fratelli e sorelle, zii e zie, nonni e nonne. In un altro 30% dei casi i responsabili erano amici di famiglia, vicini, gente fidata. Statisticamente le donne sono meno violente degli uomini, vi sono meno assassine che assassini. Si rifanno però sui figli e di solito lo fanno con particolare ferocia, accanendosi sulla piccole vittime. Sono omicidi furiosi, "da pazze", non da fredde menti calcolatrici.

Perché lo fanno? Phillip Resnick, autore di uno studio che risale al 1969, aveva ipotizzato alcune tipologie: perché il figlio è indesiderato, per incuria e abbandono, per pietà quando è malato o handicappato, per vendicarsi del marito, per disturbo mentale, per depressione post partum. Già allora emergeva una tendenza a considerare "malata" più che "assassina" la donna che uccide i propri figli. A differenza di quanto avveniva per il genitore assassino dell'altro sesso. Inoltre, mentre i padri che ammazzano i propri figli si autopuniscono col suicidio, più raramente questo avviene per le mamme. Alcune lo tentano, ma in genere non riescono a portarlo a compimento. Una delle teorie esplicative è che per la donna i figli sono un'estensione immediata di sé ed ucciderli equivale ad uccidersi, quindi il tentativo di suicidio diviene la mera rappresentazione di un evento già avvenuto (Vittorio Feltri, Libero, 13 marzo 2002).

Da un punto di vista scientifico, in ambito criminologico possono delinearsi due comportamenti che riguardano l'infanticidio e il figlicidio o comunque reati di aggressione violenta contro i minori: il complesso di Medea e la sindrome di Münchausen per procura. Come scrive De Luca (2002) il primo prende il nome dal mito greco di Medea che uccise i suoi due figli per vendicarsi di un tradimento subito dal coniuge. Alcune donne, poste in una situazione di stress emotivo con il compagno, usano i figli per scaricare la loro aggressività, arrivando addirittura a ucciderli, allo scopo di far del male al coniuge. La madre, in crisi psicotica, soffre di un delirio di onnipotenza materna e si autonomina giudice di vita e di morte, uccidendo il figlio “per non farlo soffrire”. In questo modo, la madre si reimpossessa completamente dei figli, estromettendo il padre.

Il secondo comportamento patologico deriva dal nome del barone di Münchausen, un personaggio letterario spaccone che intratteneva gli ospiti raccontando avventure impossibili. Questa “sindrome” riguarda le persone che si rivolgono ripetutamente e inutilmente a medici e strutture sanitarie, lamentando in continuazione dei disturbi che, in realtà, sono inesistenti, fino al punto di riportare conseguenze dannose a causa dei ripetuti accertamenti o dei numerosi interventi chirurgici.

La “sindrome per procura” avviene quando uno o entrambi i genitori inventano sintomi fittizi nei propri figli o addirittura provocano loro dei traumi e poi li sottopongono a una serie di esami e interventi allo scopo di danneggiarli o anche di ucciderli. Generalmente, è la madre a procurare i sintomi e si tratta di donne che posseggono delle capacità infermieristiche apprese in qualche corso. Il padre è l'elemento passivo della coppia e, spesso, si nota una notevole discrepanza, sia a livello intellettuale che sociale tra i coniugi, con la donna al livello più elevato.

Kring, Davison, Neale e Johnson (2008) riportano un caso estremo di sindrome di Münchausen per procura: una bambina di sette anni fu ricoverata in ospedale più di 150 volte e sottoposta a 40 interventi chirurgici, per un costo totale di oltre 2 milioni di dollari. Sua madre la faceva ammalare somministrandole farmaci e persino contaminando con materiale fecale la flebo con cui veniva alimentata (Time, 29 aprile 1996). In un caso come questo la motivazione sembra risiedere nel bisogno patologico di essere considerato un bravo genitore, instancabile nel provvedere ai bisogni del figlio.

Mi sono sempre chiesta quale orrore può provare un bambino nell'attimo in cui capisce che la persona che l'ha messo al mondo e che al di sopra di ogni cosa dovrebbe proteggerlo, sta invece ponendo fine alla sua vita. Probabilmente non vorrei mai conoscere la risposta.
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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 01:01:54, in Magistratura, linkato 2103 volte)
GIUSTIZIA: GUP ROMA PROSCIOGLIE
ALTO MAGISTRATO VINCENZO MACCARONE



Roma, 26 lug.- (Adnkronos) - Il magistrato Vincenzo Maccarone e' innocente. Il Gup di Roma, Roberta Palmisano, ha prosciolto l'alto magistrato dall'accusa di corruzione in atti giudiziari con la formula piu' ampia: il fatto non sussiste.

Finisce cosi' il calvario dell'ex sostituto procuratore generale della Cassazione, un calvario iniziato l'8 maggio del 2007. Quella sera un gruppo di agenti della Guardia di Finanza avevano bussato alla porta di casa del giudice Maccarone. Scattarono le manette e l'alto magistrato venne condotto nel carcere di Regina Coeli, rinchiuso in una cella di isolamento. L'arresto era nato da un'indagine condotta dai Pm della Procura di Perugia, Sergio Sottani e Claudio Cicchella. Secondo i Pm, Maccarone avrebbe ricevuto in regalo una giacca e un fucile da caccia dal costruttore Leonardo Giombini. Lo scopo: aiutare Giombini a risolvere un procedimento giudiziario. Una giacca e un fucile da caccia, una carriera distrutta. Maccarone trascorrera' un mese in carcere. Poi due mesi all'obbligo di dimora nel comune di Osimo. Il Csm lo sospende, in via cautelare, dalle funzioni e dallo stipendio.

Una volta scarcerato, il Csm dispone il trasferimento di Maccarone dalla Procura generale di Roma alla Corte d'appello de L'Aquila. Da allora sono passati due anni e il gup Palmisano, il 16 luglio scorso, ha accertato che Maccarone e gli altri imputati sono innocenti.
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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 00:49:56, in Economia, linkato 1318 volte)
25/7/2009 (7:32)  - IL BUCO NEI CONTI DELLO STATO: L'84% del deficit della Sanità si concentra nel Centro-Sud

Sanità in rosso al Centro-Sud
"Rischi devastanti nel 2010"

Allarme del ministero. Commissari nominati in Molise e in Campania

STEFANO LEPRI

ROMA - Deficit inarrestabili e cattiva assistenza: la sanità nel Sud è un disastro, a prescindere dal colore politico delle amministrazioni. Ieri il governo ha deciso di commissariare per la sanità le regioni Campania e Molise; sulla Calabria il giudizio è rinviato di qualche settimana ma probabilmente sarà analogo; la Sicilia temporaneamente migliora, è promossa solo la Puglia, dove d’altra parte è in corso una indagine giudiziaria.

Di più, in quasi tutto il Paese l’anno prossimo i fondi per la sanità rischiano di non bastare: un documento trapelato dal ministero del Welfare teme un «effetto devastante». L’84% dei deficit si concentra nel Centro-Sud ma ce ne sono anche nel Nord, con situazioni che «se non corrette possono diventare critiche come quelle del Piemonte e del Veneto». Senza severe misure di risparmio i fondi previsti dal Tesoro per il 2010 non basteranno, come aveva già fatto capire la Corte dei Conti mercoledì scorso.

La conseguenza quasi certa è che in Campania e Molise si applicheranno nuove addizionali Irpef e Irap. Come da prassi, il consiglio dei ministri ha nominato commissari gli stessi presidenti delle due regioni, Antonio Bassolino (Pd) e Michele Iorio (Pdl), che entrambi saranno affiancati da un subcommissario del governo. E’ la soluzione che sta già avendo qualche successo nel Lazio, commissariato poco più di un anno fa, dove i conti migliorano.

La differenza tra i due presidenti è nella reazione. Iorio (già commissario in carica per il terremoto e per i rifiuti) accoglie la decisione del governo di buon grado, benché suoni come una bocciatura degli impegni presi un anno fa, e non attuati dato che nella giunta è lui stesso ad occuparsi della sanità. Bassolino, invece, protesta, e con lui tutta la giunta campana: «Forzatura istituzionale». La normativa per il commissariamento, peraltro, è stata sviluppata in continuità a Roma dai governi di centro-destra e di centro-sinistra.

Comune a tutte le regioni del Sud è una contabilità disordinata e dismogenea, impenetrabile talvolta anche agli stessi funzionari della Ragioneria generale dello Stato che la ispezionano. Troppi ospedali, troppo piccoli, dove le degenze sono lunghe ma i servizi importanti sono carenti. Nulla da stupirsi se la gente va a farsi curare a Roma o al Nord. Il documento del ministero del Welfare studia anche questo: la regione da cui più si fugge è la Calabria.

Il ministro del Lavoro e (ancora per il momento, fino alla prossima ridivisione dei ministeri) della Salute Maurizio Sacconi dichiara appunto che il suo obiettivo principale è evitare queste fughe; annuncia «un processo di riorganizzazione» che opererà «sulla base dei modelli organizzativi già praticati nelle regioni più efficienti». In Campania per tappare il buco occorrono «strutturalmente» 881 milioni di euro (150 per abitante), nel Molise 90 (circa 280 per abitante).

Si tratta di cifre troppo alte per ottenerle con la manovra delle aliquote fiscali a disposizione dei governi regionali: la Campania dovrebbe elevare l’aliquota Irap di tre punti, cioè dal 3,9% nazionale al 6,9%. Oltre all’aumento delle tasse nella misura consentita, occorrerà razionalizzare ed eliminare gli sprechi; scelta politicamente difficile, visto che proprio ieri nel Lazio il Pdl, all’opposizione, attaccava il piano di razionalizzazione degli ospedali progettata dalla giunta nonché dal subcommissario governativo.

La giunta della Campania sostiene che il disavanzo in essere è più da compensato da fondi ancora non versati di cui il Tesoro è debitore. Ma nei conteggi ministeriali, la Campania ha un deficit strutturale, cioè che si ripeterebbe ogni anno. In Molise il presidente-commissario Iorio promette che non aumenterà Irap e Irpef e rimedierà «vendendo o valorizzando» gli immobili; ma anche qui si tratta di entrate una tantum mentre il deficit è strutturale. La Puglia appunto si è salvata dal commissariamento aumentando le addizionali Irap e Irpef; sempre che a consuntivo i conti rispettino le previsioni.

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 00:33:44, in Economia, linkato 1916 volte)
Un emendamento al dl anticrisi limita l'azione dei pm contabili, non risarcibili danni all'immagine senza condanna: mani avanti sul caso Berlusconi?

Corte dei Conti, col "Lodo Bernardo"
niente indagini su premier e enti

di LIANA MILELLA

Corte dei Conti, col "Lodo Bernardo" niente indagini su premier e enti
ROMA - Un'indagine fresca, con 400 inviti a dedurre, sulle consulenze concesse dagli alti dirigenti del ministero dell'Economia? Se ne occupa la procura della Corte dei Conti del Lazio. Ma i pm contabili potrebbe vedersi costretti a fare marcia indietro perché, prima di indagare, devono essere certi di avere tra le mani "una specifica e precisa notizia di danno". Non solo: devono sapere, prima ancora di avviare l'accertamento, che quel danno "sia stato cagionato per dolo o colpa grave". Le inchieste sulle consulenze della Moratti, sulla clinica Santa Rita, sull'azienda dei trasporti di Genova? Tutto in fumo. Non basta: se a qualche procuratore della Corte dei conti, della Puglia o del Lazio, fosse venuto in mente di contestare al premier Berlusconi un "danno all'immagine", con l'apertura di un processo e la conseguente richiesta di un risarcimento allo Stato, per via del suo comportamento "allegro" tra villa Certosa e via del Plebiscito, ormai non potrà più farlo.

Perché un "lodo", l'ennesimo del governo di centrodestra, può mettere in sicurezza i vertici del ministero dell'Economia, ma anche il presidente del Consiglio. Il "lodo" è quello del deputato Pdl Maurizio Bernardo, nato a Palermo ma eletto in Lombardia, in quota al presidente Formigoni, che nel suo emendamento al dl anticrisi scrive: "Le procure regionali della Corte dei conti esercitano l'azione per il risarcimento del danno all'immagine nei soli casi previsti dall'articolo 7 della legge 27 marzo 2001 numero 97". I "soli casi previsti" sono quelli della "sentenza irrevocabile di condanna". E quindi, ragionano alla Corte, poiché Berlusconi potrebbe non essere coinvolto penalmente per le feste nelle sue abitazioni, anche se ha danneggiato l'immagine dello Stato, nessuno potrà chiedergli un risarcimento.
La Corte dei conti è in subbuglio per il lodo Bernardo.

Il procuratore generale Furio Pasqualucci si scontra duramente con il presidente, di nomina governativa, Tullio Lazzaro. Il primo scrive al presidente della Camera Fini per chiedergli di bloccare il lodo, il secondo è sospettato di essere, almeno in parte, l'ispiratore delle norme. Sicuramente di quella, bloccata da Fini perché non discussa in commissione Bilancio, che attribuisce al presidente l'iniziativa disciplinare contro i magistrati a cui il pg, finora unico titolare, non si può opporre. La norma potrebbe rispuntare al Senato e garantisce al presidente, che guida la sezione disciplinare, un potere totale sui processi contro i colleghi. Pasqualucci è stanco e ha deciso di lasciare anzitempo l'incarico. Ha già fatto sapere che se ne andrà a gennaio.

Non basta. Raramente, nelle leggi ad personam del Cavaliere, una quindicina di righe hanno assommato un intento che il pg Pasqualucci definisce "punitivo" contro la Corte e per l'Associazione dei magistrati "mette a rischio le indagini". Norme che l'opposizione alla Camera ha duramente contestato - Donatella Ferranti del Pd, Massimo Donadi dell'Idv - con l'idea, domani quando ci sarà il voto finale, di protestare ulteriormente. Ma tant'è: nel lodo Bernardo è scritto che la Corte potrà perseguire il danno erariale "di uno degli organi previsti dall'articolo 114 della Costituzione o altro organismo di diritto pubblico". Che significa restringere l'area dei soggetti indagabili e tirar via d'un colpo municipalizzate, enti mutualistici, comunità montane, Bankitalia. Come in ogni buona legge ad personam anche il lodo Bernardo si applica ai processi in corso. Dopo il "colpo" inferto dal ministro Brunetta (nel consiglio di presidenza della Corte, il loro Csm, i togati ridotti da 9 a quattro) e da Alfano (il presidente avoca a Roma, alle sezioni riunite, le questioni su cui c'è stato un giudizio difforme in periferia), il dl anticrisi rischia, come dice l'Associazione magistrati, di "ridurre la nostra autonomia e indipendenza".

(27 luglio 2009)
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Di Loredana Morandi (del 26/07/2009 @ 00:17:43, in Redazionale, linkato 1242 volte)
Gli Anziani Gemelli di Monselice

o dei "delitti dell'assistenzialismo selvaggio"


Flavio e Guglielmo hanno resistito 24 ore o poco più barricati nella loro casa, nel tentativo supremo di evitare a Guglielmo un trattamento sanitario obbligatorio.

Flavio e Guglielmo sono due anziani gemelli di 65 anni, sono stati sposati, hanno figli in Svizzera che la vita e le distanze gli hanno allontanato. Sono due ferventi Testimoni di Geova, attenti studiosi della "Parola di Dio" e, pur senza essere lì presenti, possiamo essere sicuri che siano stati visti, insieme sotto un sole cocente, a divulgare il periodico della chiesa protestante "La Torre di Guardia".

E' fin troppo facile oggi giorno dare del pazzo ad uno che vi interpella dicendo "Pentiti in Nome di Dio", considerato che accuse di pazzia furono rivolte anche al profeta Isaia, autore delle profezie più toccanti della venuta di Cristo (Is 9:5), e a tutti i suoi colleghi predicatori, circa 4000 anni fa in Terra Santa. Da qui il detto sul "profeta in patria".

In queste ore leggo aspre critiche ai carabinieri di Monselice, probabilmente per l'intervento del Gis dopo che Flavio è uscito, avvenuto per tema che Guglielmo desse fuoco alle rudimentali molotov fabbricate a casa per difendersi.

La domanda fondamentale invece è: "Perché questi due anziani hanno ritenuto necessario difendere se stessi e la propria vita privata?" Al telefono li abbiamo sentiti tutti, abbiamo sentito la dignità e il timore di persone normali barricate in casa propria, mentre erano accerchiate da carabinieri e giornalisti.

Sì, i due anziani gemelli sono le ennesime vittime dell'assistenzialismo selvaggio, dove le manie di grandezza e/o la corruzione del potere di "vita o di morte" nelle mani di un medico, inducono un collega e un malcapitato Sindaco a firmare un atto che devasta il concetto stesso di "dignità personale" come sancito dall'art. 2 della Costituzione della Repubblica.

E' giustificabile il Sindaco per la sola ignoranza, ovvero perché egli quale politico ignora tutto del caso, a meno che non ne sia egli stesso la causa e firmi per ottenere in tempi rapidi un terreno di proprietà privata per appalti e affini. Così però avremmo a che fare addirittura con un Sindaco Mafioso. E se ne son visti tanti in Italia.

Da sempre il TSO è l'arma impropria che si usa nelle dittature per far tacere gli ideologi dell'opposizione, anticamente usato per mettere a tacere i giornalisti contrari al regime, le donne che avrebbero denunciato le sevizie di questo o quel funzionario di Stato e più in generale per eliminare le persone scomode.

Allora a chi avrà pestato i piedi Guglielmo? Ad un parroco ignorante e bigotto, a causa della sua religione del libro? Ad un assessore, per aver visto e denunciato un affare losco? Del caso del politico corrotto narravo prima, ed io non credo al parroco ignorante perché neppure Ignazio di Loiola, patrono dell'armata dei Gesuiti, noto per l'uso di strumenti psicologici di sopravvivenza e per aver mandato al rogo centinaia di missionari "sorridenti" in Cina, avrebbe dimenticato la "carità cristiana" del "consiglio" a chi pone in essere gli insegnamenti di Matteo e divulga la Parola del Signore a due a due, nel mondo.

A mio avviso (in internet si dice IMHO, in my honest opinion) la persona da incriminare moralmente per questo scempio pubblico delle libertà civili in Italia è il medico. Un istrionico talent scout in cerca del pollo spennabile da usare per la propria notorietà, la cui vera malattia è la corruzione data dal potere.

E' opinione diffusa tra gli aderenti all'Ordine dei Medici, che gli psichiatri non siano veri medici e che aderiscano all'ordine quasi per nascondersi in un ansa del diritto pubblico. Infatti uno psichiatra è incapace di curare un raffreddore con l'aspirina, mentre il collega odontoiatra sa farlo pur occupandosi esclusivamente di denti e così ogni altra qualifica specialistica sanitaria.

E se è così, cioè se gli psichiatri NON sono medici, perché non separarli professionalmente da tutti gli altri, che esercitano veramente il mestiere del medico? E perché mai attribuire ad un NON medico il diritto di annullare le Libertà costituzionali del Cittadino?

La mia opinione sulle scienze psichiatriche è nota, Freud e Jung erano massoni ed ognuno a suo modo attuò un programma di sicuro successo personale, in tutto simile al programma della P2. Oggettivamente, per gli studi e l'esperienza, le teorie junghiane sono in sintesi la teoria massonica della "pietra grezza", ammantata dal simbolismo ermetico dei testi alchemici del diciassettesimo secolo. O più chiaramente tutta la teoria junghiana è una truffa massonica all'umanità.

Così, a seguito di questa truffa storica, centinaia dei non medici della psichiatria attuale, corrotti dalle case farmaceutiche per la sperimentazione umana, proseguono indisturbati con comportamenti attribuibili solo alle Esse esse naziste ed alle loro cliniche dell'orrore.

In tema di libertà civili è necessario provvedere anche a questo, che va oltre alla questione morale nei partiti, ma che è più vicino al mostro stupratore seriale nascosto sotto i riflettori a far da presidente di una sezione di partito, perché prossimamente un delinquente prezzolato in ruolo ambiguo di professione medica potrebbe auto assolverlo per incapacità di intendere e di volere. Lasciando così l'uomo libero di stuprare ancora e di commettere il suo primo omicidio rituale, ve ne è già traccia nel materiale sequestrato a casa sua, ai danni di una donna indifesa.

Ribadisco: è necessario assumere la responsabilità di aver vera cura delle libertà sancite dalla Costituzione:

1) con il controllo periodico delle reali condizioni psicologiche degli psichiatri perché, contrariamente alle battaglie mediatiche di certa gente, è sanissimo quel Pubblico Ministero uomo o donna che ha una crisi di pianto dopo essere stato minacciato dalla mafia, ma non lo è di sicuro (in tutti i sensi) lo psichiatra che potrebbe dichiararne lo stato di agitazione psicomotoria inficiandone la libera azione giurisdizionale;

2) con il controllo della correttezza degli psichiatri in tema economico e nei rapporti con la società civile collegata alle istituzioni sanitarie, qui il menù è noto e già si trova tra le competenze della Guardia di Finanza;

3) con la "repentina cancellazione" degli Psichiatri dagli albi dei consulenti tecnici dei Tribunali, là dove abbiano platealmente sbagliato o altrettanto abbiano platealmente mentito nei loro referti, affinché quello psichiatra che ha liberato un omicida seriale non scriva mai più liberatorie per mostri, stupratori o omicidi seriali ai danni della popolazione.

E già che ci siamo, sotto il profilo delle vergogne e delle salvaguardie delle Libertà civili, basta anche ai salotti di Vespa, perché negli anni sono divenuti la Vergogna, con la V maiuscola.

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 25/07/2009 @ 23:03:35, in Osservatorio Famiglia, linkato 2324 volte)
E' stato per legittima difesa...

All'1,30 nella zona industriale di Pomigliano d'Arco

Uccisi due giovani di notte in tentativo rapina coppietta appartata in auto

Le due vittime avevano 20 e 22 anni. In mattinata si è costituita una guardia giurata di 28 anni

(Ansa) NAPOLI - Sebastiano De Falco, 22 anni, pregiudicato, e Pietro Tramontano 20 anni, incensurato, sono stati uccisi verso l'1,30 di notte nella zona industriale di Pomigliano d'Arco mentre si trovavano a bordo di un motorino. In mattinata si è costituita una guardia giurata di 28 anni che si era appartata in auto con la fidanzata. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, De Falco e Tramontano a bordo di uno scooter si sono avvicinati all'auto ferma per rapinare la coppietta, ma dopo aver rotto il vetro la guardia ha reagito e li ha uccisi. Tramontano è stato trovato morto al posto di guida dello scooter, colpito vicino al cuore; poco distante è stato ritrovato De Falco colpito quattro volte. La targa dello scooter era coperta con una passamontagna bianco. I carabinieri hanno rivenuto un revolver senza matricola caricato a salve, probabilmente dei rapinatori, e quattro proiettili di grosso calibro.

APPARTATI - Viale Impero si trova in una zona isolata nell'area industriale di Pomigliano D'Arco, spesso utilizzata dalle coppiette per appartarsi. In un primo momento sembrava che chi ha sparato si trovasse a piedi e fosse stato avvicinato dallo scooter con a bordo i rapinatori. La guardia giurata ha raccontato che i due rapinatori si sono avvicinati all'auto dove si era appartato con la fidanzata, hanno rotto entrambi i finestrini e gli hanno puntato contro la pistola, poi risultata caricata a salve. Di fronte all'aggressione, la guardia giurata ha reagito. Ai carabinieri di Castello di Cisterna, ai quali si è costituito, è apparso molto turbato. Con questo duplice omicidio sale a 48 il numero delle persone uccise dall'inizio del 2009. Negli ultimi dieci giorni ben sette persone sono rimaste vittime nel Napoletano, otto nel mese di luglio.


Corriere della Sera 25 luglio 2009
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Di Loredana Morandi (del 25/07/2009 @ 21:52:57, in Politica, linkato 1260 volte)
Mobbing dall'AUR un opuscolo informativo per i lavoratori


(AGENZIA UMBRIA NOTIZIE) - Perugia, 09 lug. 09 - Informare i lavoratori sul significato e le caratteristiche del “mobbing”, per contribuire ad eliminare il fenomeno, o quanto meno per aiutare a riconoscerlo e a difendersene. È questo il contenuto dell’opuscolo informativo dell’Agenzia Umbria Ricerche, realizzato su incarico della Regione Umbria e presentato a Perugia, durante un seminario al quale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, di parti sociali e sindacali.

Il “mobbing”, si legge nell’opuscolo (poche pagine di agile lettura curate da Giuliano Bussotti, piene di consigli e numeri utili, n.d.r), è un fenomeno di violenza psicologica e pratica persecutoria, che, soprattutto dagli anni ’80, ha preso piede in ambito lavorativo pubblico e privato. Si sviluppa in varie fasi ed è perpetrato dal datore di lavoro o dai colleghi nei confronti di un lavoratore per costringerlo alle dimissioni o, comunque, ad uscire dall’ambito lavorativo. I motivi della persecuzione, continua il testo, possono essere i più svariati: invidia, razzismo, diversità religiosa o culturale rispetto al gruppo prevalente, carrierismo sfrenato, o semplice gusto nel far del male ad un’altra persona. Il mobbing è considerato dall'Inail malattia professionale e per le conseguenze sulla salute della persona e sui familiari comporta un costo sostanziale anche al sistema sanitario.

L’Umbria, spiegano all’“Aur”, è una delle poche realtà normativa specifica sul “mobbing”. Con la legge 18/2005 sono previsti compiti, responsabilità e percorsi formativi per combatterlo. Secondo l’“Aur” occorre, però, ancora fare molto, “integrando i ‘Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro” con gli “Accordi integrativi aziendali” o i ‘Codici di condotta’.

L’opuscolo è consultabile al sito www.aur-umbria.it nella sezione e-paper.

LCO/col
POL/ALR 22
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