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 Shinji piccino..... di Lunadicarta
 
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Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra.

Piero Calamandrei
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/07/2009 @ 12:00:46, in Osservatorio Famiglia, linkato 1169 volte)
Questo è l'unico caso di adozione che io posso prevedere per le coppie omosessuali, un menage a tre con l'adozione affettiva o un rapporto preesistente con la madre biologica e attiva del bambino. Così sì... Auguri!

Poliziotti, gay e papà:

la cicogna arriva in Gran Bretagna grazie a un utero in affitto

ultimo aggiornamento: 28 luglio, ore 10:31

Roma - (Adnkronos Salute) - Ivan Sigston e Steven Ponder sono diventati genitori del piccolo William grazie all'utero della sorella di uno dei neopadri

Roma, 28 lug. (Adnkronos Salute) - Due papa' per un bebe' e nessuna mamma in vista. A Southampton, nell'Hampshire, una coppia omosessuale ha realizzato il suo sogno: i due, entrambi poliziotti, sono diventati genitori di un bellissimo bimbo, il piccolo William, grazie all'utero in affitto della sorella di uno dei neopapa'. Sul sito del britannico 'Daily Mail' e' possibile osservare la foto dell'insolita famigliola: la coppia sorridente che stringe il fagottino tra le braccia.
Ivan Sigston e Steven Ponder, 48 e 28 anni, hanno chiamato il loro piccolo William Campbell Ponder-Sigston. La madre surrogata, che ha reso possibile quello che i due definiscono ''un sogno'', e' la sorella di Ponder, la 31enne Lorna Bradley. Quando lo scorso mese ha dato alla luce il piccolo William, concepito in provetta con lo sperma di Sigston, Ivan e Steven erano al suo fianco, a Worthing, nel West Sussex.

Il fratello l'ha ringraziata pubblicamente sulle pagine di Facebook: "Sono un papa' felice - ha scritto - la vita e' bella. Hai cambiato il corso della nostra esistenza, grazie molte, ti saremo per sempre grati. Siamo sulla Luna per il tuo dono". Intanto la polizia dell'Hampshire, sollecitata dalla stampa, non ha voluto commentare la notizia.
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Gli abusi a Rignano Flaminio: Tre Hurrà per il pm Marco Mansi !


Caso Rignano, chiesto il rinvio a giudizio di tre maestre,
di una bidella e del marito di una delle insegnanti


ultimo aggiornamento: 28 luglio, ore 17:54

Roma - (Adnkronos/Ign) - Il pm Marco Mansi ha chiesto di processare 5 persone accusate delle presunte violenze ai danni di un gruppo di bambini della scuola materna 'Olga Rovere'. L'avv. Ruggiero, legale di alcuni familiari dei piccoli: ''Si profila per tutti una via crucis giudiziaria''. Taormina e Agerif: ''Quereleremo Giovanardi per diffamazione''

Roma, 28 lug. (Adnkronos/Ign) - Il pm di Tivoli Marco Mansi ha chiesto il rinvio a giudizio delle maestre Silvana Magalotti, Patrizia Del Meglio e Marisa Pucci, del marito della Del Meglio Gianfranco Scancarello, e della bidella Cristina Lunerti a conclusione dell'inchiesta sulle violenze che sarebbero state compiute ai danni di un gruppo di bambini che frequentavano la scuola materna 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio (Roma).

"Per almeno i prossimi 10 anni sono tutti accomunati da una non invidiabile via crucis giudiziaria" ha commentato all'Adnkronos l'avvocato Roberto Ruggiero, che insieme a Franco Merlino e Antonio Cardamone difende alcuni familiari dei bambini. "Qualunque sarà l'esito del processo - spiega infatti il legale - i presunti indagati e i bambini presunti abusati sono prigionieri di un meccanismo giudiziario infernale grazie al quale per anni, a prescindere dalle possibili condanne o assoluzioni, subiranno un marchio indelebile".

"Quello che mi spaventa è che tutto si ridurrà a una contrapposizione culturale, giuridica e dialettica tra due visioni del reato - aggiunge l'avvocato Ruggiero - La prima: i bambini in età prescolare non possono mentire su certe cose; la seconda: non sono credibili se non ci sono i riscontri. La pedofilia ha un presupposto: l'insospettabilità del pedofilo, la difficoltà della prova e quindi l'esigenza della flagranza. Mi chiedo, l'intervento dei Ris, a cinque mesi dalla denuncia, su quale flagranza poteva sperare?".

"Nello stesso tempo chiedo e domando per quale motivo periti, cattedratici, giudici che dopo l'incidente probatorio si sono convinti dell'esigenza di una verifica dibattimentale avrebbero dovuto forzare l'indagine probatoria - sottolinea - Ancora una volta chiedo e domando, a fronte di un reato che rappresenta il secondo incasso dell'illecito nel mondo, dopo le armi e prima della droga, visto che il presidente della Repubblica ha dato la medaglia d'oro al valore civile alla polizia di Stato per la lotta alla pedofilia, cosa si aspetta a fare una super procura nazionale, delegata alla gestione del fenomeno invece di lasciare le singole e drammatiche vicende in mano ai vari marescialli di paese".

Il legale afferma di non aver ancora comunicato la notizia della richiesta di rinvio a giudizio delle maestre ai genitori denuncianti. "Da quando il processo penale è diventato meccanismo mediatico che incrementa gli ascolti e le vendite - conclude - io arrivo sempre secondo rispetto alla pubblicazione delle notizie".

Intanto l'avvocato Carlo Taormina e Arianna Di Biagio, portavoce di Agerif, l'associazione dei genitori di Rignano Flaminio costituitasi dopo i presunti abusi sessuali al centro dell'inchiesta della procura di Tivoli, hanno annunciato querela per diffamazione nei confronti del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla famiglia, Carlo Giovanardi.

All'origine della polemica un articolo del 'Giornale' che racconta della proiezione di un filmato con le testimonianze dei bimbi raccolte dai genitori, organizzata da Giovanardi a Palazzo Chigi per vari parlamentari. Un modo per accusare i padri e le madri di aver montato 'ad arte' il caso Rignano, secondo quanto sostengono Taormina e l'Agerif, che chiedono le dimissioni del sottosegretario.


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Di Loredana Morandi (del 28/07/2009 @ 11:53:40, in Politica, linkato 1227 volte)
Campania: "Per noi l'emergenza Campania è finita: dal 2010 Campania autosufficiente per seguenti due anni"

Rifiuti, Bertolaso: "Chiederemo
lo scioglimento di 11 Comuni della Campania"

ultimo aggiornamento: 28 luglio, ore 20:00

Roma, 28 lug. (Adnkronos) - "Non mettono in pratica attività di loro competenza e quindi non raccolgono i rifiuti e non hanno avviato la raccolta differenziata"

Roma, 28 lug. (Adnkronos) - "Ci apprestiamo a chiedere lo scioglimento di 11 comuni per inadempienze, attraverso il ministero dell'Interno in base alla normativa vigente". E' quanto ha dichiarato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso nella sua audizione alla commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti in merito alla situazione della regione Campania. Da quanto si apprende gli 11 Comuni sono Castelvolturno, San Marcellino, Aversa, Trentola Ducenta, Maddaloni, Casal di Principe, Casaluce, Giugliano, Afragola, Qualiano e Nola. I primi comuni 7 in provincia di Caserta e gli altri 4 in provincia di Napoli.

A margine dell'audizione, Bertolaso ha spiegato che "vi sono diverse omissioni di questi comuni". Nel dettaglio "non mettono in pratica attivita' di loro competenza e quindi non raccolgono i rifiuti e non hanno avviato la raccolta differenziata. C'e' un vizio di forma ed e' per questo che chiederemo lo scioglimento". Quanto agli altri 540 comuni Bertolaso ha dichiarato che "sono meno birichini degli altri 11".

"Per noi l'emergenza rifiuti della regione Campania e' finita. Abbiamo fatto di piu' di quello che si poteva immaginare". "Il nostro problema -ha spiegato Bertolaso - era di trovare le discariche, avviare il termovalorizzatore di Acerra e la raccolta differenziata. Oggi potenzialmente la Campania si pone meglio di altre regioni. E' chiaro -ha concluso Bertolaso- che chi ricevera' questi compiti dovra' andare avanti seguendo questo percorso virtuoso".

"A fine 2009 contiamo di lasciare in eredita' alle autorita' locali 4 mln e 350 mila metri cubi per lo stoccaggio che porteranno allo smaltimento di 4 mln e mezzo di tonnellate di spazzatura. Dato che la Campania ogni anno produce 2 mln e 200 mila tonnellate di rifiuti vuol dire che ci saranno 2 anni di vita e di autosufficienza per la regione". A questo poi, ha spiegato Bertolaso "si aggiunge il termovalorizzatore di Acerra che a partire dalla fine dell'anno riuscira' a smaltire 600 mila tonnellate di rifiuti".

"Con il termovalorizzatore di Acerra dunque dedicato a tutta la provincia di Napoli, quello di Salerno e quello di Napoli che si dovrebbe dedicare solo sulla citta' ci dovremmo trovare in una situazione ottimale", ha concluso Bertolaso.
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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 23:23:37, in Politica, linkato 1325 volte)
A parte l'ortografia e la terribile confusione storica....

Nuovo processo, ecco perché è incostituzionale


Il progetto di legge Alfano sulle modifiche al processo penale è uno dei tanti tasselli tesi a rafforzare il controllo dell'esecutivo sulla giurisdizione e ad affievolire ancor di più il controllo di legalità di quest'ultima rendendo ulteriormente effimera la classica separazioni dei poteri sancita dalla nostro Costituzione a presidio della uguaglianza di tutti di fronte alla legge.
Il punto centrale di questa rivoluzione, a dir poco epocale, è la scelta di affidare la ricerca della notizia di reato - e quindi del successivo avvio dell'azione penale - alla esclusiva competenza della polizia giudiziaria sottraendola al pm con il quale la condivideva in posizione subordinata.
E' necessario dare qualche dettaglio tecnico per una maggior comprensione del problema. La modifica dell'articolo 55, 1° comma, del codice di procedura penale prevede che la polizia giudiziaria deve "prendere di propria iniziativa e ricevere notizia dei reati", sopprimendo nel "vecchio" articolo un "anche" che la accomunava al pm il quale ora potrà segnalare detta notizia alla polizia, ma questa non sarà vincolata a servirsene.
E' pur vero che il successivo articolo 56 prevede che la polizia giudiziaria operi "alla dipendenza e sotto la direzione dell'autorità giudiziaria", ma sempre in relazione ad una notizia di reato di esclusiva provenienza della polizia, con pericolo di conflitti polizia/pm che potrebbero ripercuotersi sulla validità di alcuni atti giudiziari e, quindi, sulla speditezza dei processi.
Per chiudere il cerchio dell'esecutivo intorno al pm ed evitare "sorprese" non gradite, è previsto anche che quest'ultimo, nel corso delle indagini deve impartire deleghe e direttive non ai singoli ufficiali che si occupano delle stesse, ma al "dirigente" del nucleo di polizia giudiziaria e ciò comporterà un controllo "garantito" delle indagini da parte dei vertici dell'esecutivo.

La Costituzione però, per quello che ormai in epoca berlusconiana può valere, nell' art. 109 dice testualmente che - "l'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria", mentre nell'art. 112 dispone che "il pm ha l'obbligo di esercitare l'azione penale", disposizioni che resterebbero senza senso perché con la modifica Alfano nella sostanza vi sarebbe un'inversione di ruoli: d'ora in poi sarà la polizia giudiziaria (pg) ad esercitare l'azione penale.
Per valutare meglio la pericolosità della riforma, bisogna ricordare anche il silenzio che scenderà sulle inchieste se passasse (e passerà) la legge sulle intercettazioni con tutti i divieti di pubblicazione degli atti nel corso delle indagini preliminari.
Mettiamo insieme questi due elementi: da un lato la Pg decide quale deve essere la notizia di reato da portare alla conoscenza del pm; dall'altro viene meno il "controllo sociale" delle inchieste che resteranno sconosciute e, comunque, potranno essere coltivate o meno senza che i cittadini ne sappiano alcunché.
Semplificatoriamente, può dirsi raggiunto uno degli scopi del programma pidduista che, appunto, tendeva ad ottenere il controllo dell'iniziativa penale da parte dell'esecutivo sottraendolo al pm.
Non sempre però, nella magistratura giudicante si trovano giudici disposti a chiudere uno o entrambi gli occhi: il tribunale di Milano con il caso Mills ne è un esempio. Era, quindi, necessario porvi rimedio e qui pronta ritorna la riforma Alfano con la norma che liquida i pericoli "alla Gandus". I casi di ricusazione del giudice si ampliano "se esistono altre gravi ragioni di convenienza anche rappresentate da giudizi espressi fuori dall'esercizio delle funzioni giudiziarie, nei confronti delle parti del procedimento e tali da provocare fondato motivo di pregiudizio all'imparzialità del giudice."
Nessun giudice potrà più criticare il governo, per esempio, per le scelte di politica giudiziaria che nulla hanno a che fare con il processo che sta trattando: se lo fa, viene messo fuori gioco, in barba alla libertà costituzionale di pensiero.
Per contrastare questa riforma, dati anche i numeri parlamentari, l'opposizione non ha nessuna arma, poiché non esiste nessun emendamento migliorativo o in grado di attuare lo sconvolgimento costituzionale indotto dal progetto Alfano. Si impone un risveglio della coscienza civile in difesa della Costituzione e della libertà e uguaglianza di tutti i cittadini, con un appello al Capo dello Stato perché ci salvi da una controriforma che nemmeno il guardasigilli Rocco aveva osato immaginare.

Giuseppe Di Lello, Liberazione 25/07/09
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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 22:58:51, in Magistratura, linkato 1339 volte)
Ordinamento giudiziario. Procure senza organico

Dal Csm nuovo bando sulle sedi disagiate


Milano - Il plenum del Csm ha deliberato la pubblicazione di altri 35 posti nelle procure individuate come sedi disagiate, vacanti dopo l'ultimo bando del maggio scorso. Sette i posti da ricoprire nel distretto di Caltanissetta, due a Catania, cinque a Catanzaro, tre a Messina, uno a Milano, otto a Palermo, uno nel distretto di Potenza, quattro a Reggio Calabria, due a Torino e altri due nella sezione distaccata della Corte d'Appello di Sassari.

La domanda di trasferimento per le toghe che vogliono dare la propria disponibilità dovrà essere inviata del 1° al 25 settembre nella rete intranet del Csm; le domande depositate nei vari uffici dovranno arrivare a Palazzo dei Marescialli entro il 2 ottobre.

Con questo nuovo concorso il Consiglio prova ad affrontare ancora una volta l'emergenza determinata dal nuovo ordinamento giudiziario che, con il divieto all'invio degli uditori negli uffici del pubblico ministero, ha di fatto aggravato la situazione delle scoperture soprattutto nelle piccole sedi del Mezzogiorno. Il ministero che sinora si è detto fermamente contrario a una modifica della norma ha però provato a mettere in capo un pacchetto di incentivi per invogliare i magistrati ad accettare anche le sedi più scomode.

La prima tranche dell'operazione si è conclusa a inizio giugno con una generale insoddisfazione: a venir coperti sono stati infatti 43 dei 74 posti che erano stati messi a concorso. Se in alcune sedi l'effetto incentivi ha permesso di ottenere un buon risultato (a Brescia e Caltanissetta, per esempio, sono stati coperti tutti i posti messi in palio), in altre Procure, come Gela, sono rimasti ampi vuoti. E si tratta, nella maggioranza dei casi di uffici del Pm, cruciali per un presidio efficace nella lotta alla criminalità.

Ora arriva questo nuovo blocco di sedi disponibili sul quale si verificherà l'impatto del "pacchetto Alfano", ma dalla magistratura tornano ad intensificarsi le richieste per un'abrogazione del divieto.

G. Ne. per il Sole 24 ore, ed. 25/07/09, pag. 25
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La replica di Palamara: «No comment»

Lite tra procure, Apicella lascia la toga
E accusa l'Anm: «Deluso dal silenzio»

L'ex procuratore di Salerno: «Nessun allarme neanche da istituzioni, politica e media su fatti gravissimi»


ROMA - «Sereno per aver sempre compiuto il mio dovere, nonostante le difficoltà incontrate» e «orgoglioso per aver ispirato e assicurato nei cittadini la fiducia nella giustizia», ma «deluso dal silenzio dell'Anm e delle istituzioni su fatti allarmanti e dal trattamento ricevuto dopo essermi impegnato per accertare tali fatti», esprimo la «mia profonda amarezza lasciando la magistratura». Così, in una lettera di cui l'Adnkronos è in possesso, inviata il 18 luglio scorso al capo dello Stato Giorgio Napolitano e al Guardasigilli, Angelino Alfano, l'ex procuratore di Salerno, Luigi Apicella, annuncia l'addio alla toga. Protagonista a gennaio scorso, insieme ai magistrati di Catanzaro, della cosiddetta guerra tra procure giocata sulle inchieste avocate all'ex pm Luigi De Magistris (e della relativa serie di sequestri e controsequestri degli atti dell'inchiesta «Why not»), Apicella lascia la magistratura rinunciando «con effetto immediato ad essere trattenuto in servizio fino al 75esimo anno di età», come previsto dal decreto ministeriale del 9 marzo 2006. Secco il no comment dell'Anm. «Non commento le dichiarazioni di Apicella. Ciò che dovevamo dire l'abbiamo detto all'epoca dei fatti. Ma non possiamo che avere rispetto per quelle che sono scelte personali» ha detto il presidente dell'associazione nazionale magistrati, Luca Palamara.

I FATTI - A gennaio la sezione disciplinare del Csm sospese l'allora procuratore capo di Salerno dalle funzioni e dallo stipendio e trasferì d'ufficio il pg di Catanzaro Enzo Jannelli. Ora però Apicella, pur specificando la non intenzione di alimentare nuove polemiche, si dice meravigliato dal comportamento dell'Associazione nazionale dei magistrati, delle istituzioni, della politica e dei media su alcuni aspetti della vicenda. «Non è questa la sede per discutere dei provvedimenti assunti dai miei colleghi di ufficio e da me - scrive nella missiva- né per dolermi delle decisioni assunte nei nostri confronti, dei quali ciascuno rende conto innanzitutto alla propria coscienza umana e professionale, ma che comunque forniscono un quadro dell'attuale giustizia in Italia». «Tuttavia -avverte l'ex procuratore- non posso non rilevare come non ci sia stato alcun allarme da parte dei magistrati dell'Anm, delle Istituzioni, del giornalismo, della politica, né all'epoca dell'esecuzione dei sequestri né in questi ultimi otto mesi, sui gravissimi fatti, ampiamente ricostruiti, descritti, documentati, riscontrati nelle millequattrocentodiciotto pagine dell'«incriminato» provvedimento di sequestro, compiuti da magistrati indagati per corruzione in atti giudiziari e falso che avevano, tra l'altro, tolto con procedure illegittime al magistrato inquirente la trattazione di due gravissimi procedimenti penali».


Corriere Sera, 27 luglio 2009


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La Corte dei Conti contro lo scudo fiscale del governo:
'Rallenta la lotta all'evasione'

 
Lo scudo fiscale per il rientro dei capitali dall'estero potrebbe vanificare la lotta all'evasione fiscale con la quale, oltretutto, il governo punta a coprire sempre di più le misure per il rilancio dell'economia. Questo il parere della Corte dei Conti, ascoltata nei giorni scorsi davanti alle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato sul Dpef e il cui testo integrale è stato appena pubblicato.

«Provvedimenti ritenuti opportuni per favorire il rilancio dell'economia, come nel caso dello scudo fiscale - ha detto il presidente della magistratura contabile, Tullio Lazzaro - possono essere percepiti dai contribuenti come un segnale di allentamento del rigore fiscale, o addirittura di promessa di un nuovo condono. Se ciò, avvenisse, gli effetti di deterrenza delle misure anti-evasione rischierebbero di essere largamente vanificati».

Un problema non di poco conto considerato che «quattro dei sei provvedimenti che hanno dato corpo alla manovra di finanza pubblica varata fra giugno 2008 e giugno 2009 risultano legati da un marcato filo conduttore: il crescente ruolo assegnato alla lotta all'evasione come strumento di politica di bilancio, diventata ormai una non episodica 'terza vià di copertura, alternativa ad espliciti inasprimenti fiscali o a riduzioni di spesa. Si tratta di un indirizzo che, rispetto al passato, denota una pronunciata strutturalità. Ne è conferma, d'altra parte, l'annunciata (e argomentata) estensione futura, secondo quanto emerge dal Dpef 2010-2013. Da ciò la necessità di una riflessione sulle implicazioni e sui rischi che ne discendono sotto il profilo dell'attuazione dei provvedimenti e della fattibilità del conseguimento del maggior gettito preventivato.

Nei quattro richiamati provvedimenti, il maggior gettito intestato al contrasto dell'evasione fiscale si commisura a poco meno di 3 miliardi di euro per il 2009, ma si proietta oltre i 14 miliardi per l'insieme del triennio 2009-11». Insomma secondo i magistrati contabili queste risorse non sono poi così 'certè nonostante siano considerate in costante crescita: «l'incidenza di tale fonte di entrata rispetto al complesso del gettito netto ascrivibile ai provvedimenti di entrata è crescente, passando dal 34% del 2009, all'81,7% del 2010, al 112% del 2011, al 116,3% del 2012 (74% nella media del periodo). Peraltro secondo le previsioni ufficiali il contrasto all'evasione dovrebbe assicurare più del 28% della copertura della manovra di bilancio varata negli ultimi dodici mesi, arrivando a superare il 30% nel 2010». Una tendenza che ha subito una vera e propria impennata con l'ultimo decreto: «il crescente ricorso alla lotta all'evasione come strumento di copertura ha registrato un'impennata con l'ultimo dei provvedimenti varati: gli oltre 7 miliardi di recupero di gettito attesi, secondo le previsioni ufficiali, consentono sia una significativa redistribuzione del prelievo (a fronte di concomitanti operazioni di sgravio), sia una fonte primaria di copertura di nuove spese».

In sostanza una sonora bocciatura, quella dei magistrati contabili, per il provvedimento più contestato dell'ultimo decreto anticrisi messo in piedi dal governo. Medesimi rilievi erano stati avanzati dall'opposizione secondo cui dovrebbe apparire scandaloso che con lo stesso provvedimento si imponga il pagamento delle tasse ai terremotati che stanno sotto le tende esi prometta un condono a chi ha evaso e esportato illegalmente all'estero i soldi. Oltretutto con benefici assai dubbi per l'economia, visto che il precedente scandalo-scudo fu un fallimento.


L'Unità - 26 luglio 2009
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Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 27 luglio 2009
Prot. n. 180

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:


“Ad un quarto di secolo dalla morte di Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia il 5 gennaio dell’84, i redattori-amministratori del suo giornale, “I Siciliani”, devono pagare decine di migliaia di euro per coprire i debiti della vecchia cooperativa.

Il Tribunale di Catania ha disposto infatti il pignoramento dei beni per i responsabili del periodico, che tennero in vita la testata per altri 3 anni dopo l’omicidio.

Nel rispetto delle decisioni della magistratura, i giornalisti italiani ritengono che non possa chiudersi così una storia professionale di straordinario valore civile: non può accadere che siano lasciati soli coloro che più si sono esposti su una frontiera decisiva per la democrazia stessa.

Per richiamare l’attenzione sulla vicenda e per annunciare le iniziative messe a punto dalla categoria in segno di solidarietà, si terrà domani, 28 luglio, alle ore 11 una conferenza-stampa nella sede della Fnsi (Corso Vittorio Emanuele II, 349).

Insieme ai rappresentanti della redazione di allora, ci saranno esponenti del sindacato nazionale e regionale dei giornalisti, dell’Ordine, dell’Unione Cronisti, di Libera Informazione, di Articolo 21.”


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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 05:28:49, in Economia, linkato 1238 volte)
Italia Oggi, pag. 17 edizione del 24/07/09

L'intervento

Brunetta vada avanti nel cambiare la P.A. Ma con giudizio


L'entusiasmo e la voglia di cambiare la p.a. del ministro Brunetta sono davvero encomiabili, ma la ricerca di rapide realizzazioni può portare a confondere i problemi strutturali con quelli congiunturali e le cause con gli effetti con il rischio di non orientare le decisioni sui problemi di fondo. E' fondamentale introdurre logiche di responsabilizzazione sui risultati rispetto alle risorse impiegate e cominciare a valutare le amministrazioni e le persone passando da logiche formali a quelle di merito in un contesto da sempre orientato dalle prime; è importante perché di fronte ai problemi del paese e di tutte le economie del mondo si rende necessario un impiego attento delle risorse pubbliche al fine di evitare sprechi ed inefficienze ed evitare che l'uso distorto e non trasparente contribuisca ad aumentare i conflitti sociali.
L'introduzione di un Authority che miri ad introdurre indicatori di risultato (performance measurement) nella valutazione dei risultati rispetto alle risorse destinate è apprezzabile ma va chiarito lo scenario in cui dovrebbe operare ed i problemi per definire chiaramente il suo ruolo e le modalità operative. Tutti coloro che si occupano di performance e di misurazione delle stesse sono d'accordo sui seguenti aspetti: la misurazione è importante, misurare è difficile, misurare spesso è inutile. E' importante per orientare comportamenti virtuosi verso l'efficienza e l'aumento di produttività, è difficile perché presuppone una chiara definizione organizzativa delle responsabilità e funzionali logiche di controllo manageriale, è difficile nella p.a. perché la mancanza di prezzo nelle prestazioni cedute impedisce un confronto fra realtà diverse, che possono scegliere di erogare gli stessi servizi in modo differente, è spesso inutile perché la resistenza al cambiamento impedisce che i risultati delle valutazioni si traducano in decisioni di cambiamento. Questo impone che vengano risolti a monte i problemi che possono rendere vano questo sforzo se fuori da una logica sistemica.

E' necessario chiarire le aree di responsabilità per evitare un continuo rinvio delle stesse, ad esempio tra amministrazioni centrali e periferiche; certamente la scelta di governare con la logica di uniformità (patto di stabilità, vincolo di cassa, di indebitamento, di turnover...) realtà profondamente diverse produce risultati opposti a quelli desiderati con un sistematico aggiramento delle regole e rende inutile la misurazione, se prima non si sono definite le aree di responsabilità e i criteri con cui si misurano i risultati e si valuta; il paese reale (modello federale) è per questo disallineato rispetto al paese istituzionale (modello centralista) e rende difficile la sua governabilità.
E' necessario introdurre sistemi contabili idonei a garantire la trasparenza la condivisione delle misurazioni in una realtà dove questo non esiste o esiste in misura minima, perché i bilanci di molte pubbliche amministrazioni non sono rispettosi della true and fair value ed impediscono la costruzione di dati e di confronti attendibili e rendono inutili le misurazioni.
Tutto questo è legato ad un problema di fondo del Paese che è l'inidoneità dei sistemi di controllo, infatti l'approccio a questi problemi è stato sempre di tipo giuridico e cioè di fronte a nuovi problemi si è sempre pensato di risolverli con nuove norme, inasprendo quelle esistenti o creando nuovi organi di controllo.
In ogni amministrazione pubblica vi sono almeno 6 o 7 organi di controllo: nelle amministrazioni centrali, a cui sembrerebbe rivolta alla fine l'attività della Authority, vi sono la Rgs, i nuclei di controllo interni ed i relativi Secin, l'organo di controllo e coordinamento a loro sovraordinato, la corte dei conti ed a questi aggiungeremmo l'authority.
Forse vale la pena di domandarsi invece perché una legge dello Stato come il dlgs 286/99 che prevede tutto ciò (controllo di gestione, misurazione dei risultati rispetto alle risorse, valutazione dei dirigenti, verifica degli standard di qualità dei servizi pubblici...) sia stata sistematicamente disattesa da tutti questi organi di controllo, con il risultato che il governo della spesa è difficile perché orientato a msurare lo stato di avanzamento della stessa ma non come viene impiegata e se gli obiettivi sono realizzati.
Non si può misurare se il sistema di controllo è solo di tipo macroeconomico orientato agli input attraverso l'attenzione ai soli tetti di spesa e non agli output ed ai correlati risultati attesi.
E' infine probabile che tutto ciò sia inutile, perché le decisioni che si dovrebbero assumere a seguito delle indicazioni emerse dalle valutazioni non vengono prese per modificare i comportamenti e magari si premia chi non merita e si puniscono gli altri. Ad esempio il default di diverse amministrazioni pubbliche (Roma, Taranto, Catania, Enna...) è passato quasi sotto silenzio e questo non contribuisce ad incoraggiare comportamenti virtuosi. La difficoltà di separare il ruolo politico da quello amministrativo favorisce pericolosi legami e dipendenze e rende difficili i cambiamenti più legati a regole di merito.
E' tempo di cambiare per introdurre insieme a logiche di risultato, di responsabilità e di resa di conto anche una conseguente maggiore moralità e senso civico.

Fabrizio Pezzoni
docente Università Bocconi
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Di Loredana Morandi (del 27/07/2009 @ 04:28:52, in Sindacato, linkato 1106 volte)
PRIVACY, "GIORNALISTI VERIFICHINO
FOTO TROVATE SUI SOCIAL NETWORK"


ROMA  - "E' necessario che i giornalisti verifichino sempre con attenzione le informazioni personali e le immagini che si possono trovare su Facebook e gli altri social network": con una lettera al Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e alla Fieg, il Garante per la privacy - rende noto nella sua newsletter istituzionale - ha avviato un'opera di sensibilizzazione sul corretto utilizzo delle informazioni presenti sulla rete.

"Internet costituisce oggi, infatti, per i giornalisti una ricca fonte di dati - si legge nella newsletter -. Tuttavia la facile accessibilità agli stessi non può consentire un uso indiscriminato, senza adeguate verifiche sulla loro esattezza e completezza, oltre che sulla loro pertinenza sui fatti narrati.

La scrupolosa verifica delle informazioni è tanto più necessaria se si considera il fatto che gli utenti dei social network non sono ancora pienamente consapevoli del fatto che i dati personali da loro inseriti su Facebook e su altri siti sono facilmente raggiungibili attraverso i motori di ricerca".

"Nei mesi scorsi - prosegue - la stessa Autorità è dovuta intervenire a seguito delle segnalazioni di alcuni cittadini che lamentavano la diffusione, su quotidiani e testate televisive, di informazioni e fotografie da loro inserite su Facebook, associate però a persone omonime.

Il Garante, in linea con altre Autorità europee - conclude la newsletter -, ha dunque invitato sia l'Ordine nazionale dei giornalisti, sia la Federazione italiana degli editori giornali, a condividere l'opera di sensibilizzazione richiamando i direttori e i giornalisti al più scrupoloso rispetto dei principi 'che costituiscono l'essenza di una corretta e professionale attività giornalisticà".

Ansa 2009-07-27 12:43
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