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La giustizia è l'insieme delle norme che perpetuano un tipo umano in una civiltà.

Antoine De Saint-Exupéry
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 30/07/2009 @ 11:45:02, in Magistratura, linkato 1511 volte)
Grande prova della magistratura barese !!! Ora, anche dopo la festicciola della D'Addario in Francia, suggerirei di parlare meno del Premier e molto di più di coloro, che hanno messo un registratore nelle mani di una puttana... L.M.

Sequestri e perquisizioni al Policlinico: un nuovo ramo dell'inchiesta di Scelsi che porta a Giampi Tarantini. Ipotesi: illecito finanziamento pubblico


Bari, inchieste su appalti e finanziamenti
nel mirino anche i partiti del centrosinistra


La procura ha acquisito i bilanci delle forze politiche che sostengono Vendola ed Emiliano

di FULVIO DI GIUSEPPE

BARI - Appalti per finanziare i partiti e voto di scambio. Sono queste le ipotesi avanzate nel provvedimento con cui il pm di Bari, Desirè Digeronimo ha ordinato ai carabinieri di acquisire i bilanci di alcuni partiti politici del centrosinistra pugliese e la documentazione relativa ai loro rapporti con le banche.

Un provvedimento che ha interessato questa mattina le sedi di cinque formazioni politiche: Pd, Prc, Socialisti autonomisti, Lista Emiliano e Sinistra e Libertà. Gli accertamenti riguardano l'ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti in riferimento al periodo compreso dal 2005 ad oggi, comprese le ultime elezioni al Comune di Bari.

Nell'inchiesta del pm Desirè Digeronimo sono finora indagate una quindicina di persone tra cui l'ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore e le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa; per alcuni reati si ipotizza l'aggravante di aver favorito un'associazione mafiosa. Al centro dell'indagine anche l'ipotesi della contiguità tra un clan della criminalità barese e un partito politico.

"Escludo con tranquilla coscienza qualunque ipotesi di coinvolgimento in fatti illeciti di Rifondazione comunista e Sinistra e libertà" ha commentato il governatore pugliese Nichi Vendola, a cui è giunta anche la solidarietà del ministro per l'Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, che si è detto "garantista come sempre e certo della più assoluta onestà del presidente Vendola".

Quello nelle sedi dei partiti non è stato l'unico blitz della giornata a Bari. Stamattina, infatti, altre perquisizioni e sequestri si sono registrati nell'unità operativa di neurochirurgia del Policlinico di Bari, diretta dal professor Pasqualino Ciappetta, docente ordinario di neurochirurgia.

Un nuovo filone d'indagine curato dal pm Giuseppe Scelsi, lo stesso che da tempo indaga sul presunto giro di tangenti organizzato dall'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini in campo sanitario e sulle giovani donne che il trentacinquenne barese avrebbe pagato e inviato alle feste organizzate dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Palazzo Grazioli e Villa Certosa per conquistare l'amicizia del Cavaliere.

Secondo le ipotesi al vaglio della magistratura, Ciappetta avrebbe indotto alcuni suoi giovani collaboratori, che hanno col tempo occupato i posti chiave del reparto, a forzare diagnosi e a prescrivere protesi al fine di far acquistare dalle società di Gianpaolo Tarantini "stabilizzatori della colonna vertebrale", il cui prezzo è compreso tra i 18mila e i 30mila euro.

Stando alle denunce, i medici che non rispettavano la linea impartita da Ciappetta venivano emarginati. la Guardia di finanza ha sequestrato numerose cartelle cliniche, computer e compiuto verifiche su un microscopio apparentemente non censito nel reparto che Tarantini avrebbe ceduto alla struttura.

(La Repubblica - 30 luglio 2009)


RASSEGNA WEB

Bari, carabinieri in quattro sedi di partiti

Corriere della Sera - ‎1 ora fa‎
Nel mirino i bilanci del centrosinistra della Regione Puglia. Quindici indagati, tra cui l'ex assessore Tedesco BARI- I carabinieri si sono presentati giovedì mattina in quattro sedi di partiti del centrosinistra a Bari. I militari hanno acquisito i ...

Bari, acquisiti atti bancari partiti

ANSA - ‎1 ora fa‎
(ANSA)- BARI, 30 LUG -A Bari i carabinieri hanno acquisito anche la documentazione su contratti e rapporti dei partiti di centrosinistra con gli istituti di credito. Stamani erano gia' stati sequestrati tutti i bilanci dei partiti del centrosinistra ...

Appalti e sanità, il centro-sinistra pugliese nel mirino della Procura

L'Occidentale - ‎57 minuti fa‎
30 luglio, iniziano le ferie estive un po' per tutti. Eppure in Puglia non tutto si è fermato: in questa giornata così torrida i Carabinieri baresi hanno acquisito i bilanci dei partiti politici del centrosinistra regionale (PD, Socialisti-Autonomisti, ...

POL - Bari, la scossa colpisce il centrosinistra: 15 indagati

Il Velino - ‎1 ora fa‎
Roma, 30 lug (Velino) - La scossa alla fine è arrivata. E sta facendo tremare le sedi di tutti i partiti del centrosinistra in Puglia, compresa la lista civica del sindaco di Bari, Michele Emiliano. I fatti riguardano l'inchiesta sulla sanità pugliese ...

Perquisite le sedi dei partiti: 15 indagati

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
La scossa pugliese è arrivata e ha preso di mira il centrosinistra: i carabinieri di Bari hanno perquisito le sedi regionali dei partiti della giunta guidata da Nichi Vendola in merito all'inchiesta sulle commistioni tra politica, mafia e sanità in ...

PROCURA INDAGA SU INTRECCI POLITICA E AFFARI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎1 ora fa‎
(AGI) - Bari, 30 lug.- Nel mirino della magistratura barese, sono finiti i bilanci di partiti politici del centrosinistra pugliese che, questa mattina sono stati acquisiti dai carabinieri nell'ambito dell'indagine sul presunto intreccio tra politica e ...

Bari, inchiesta appalti e sanità: perquisite sedi centrosinistra

Italia News - ‎2 ore fa‎
Ci sono nuovi sviluppi sull'inchiesta barese sulla sanità in Puglia. Oggi i carabinieri, su ordine del pm della Direzione distrettuale antimafia Desirè Digeronimo, hanno perquisito le sedi del PD, dei Socialisti, di Rifondazione comunista, ...

Carabinieri in sedi partiti di centrosinistra a Bari

Barimia - ‎2 ore fa‎
Cinque partiti del centrosinistra sono stati “visitati” in mattinata dai carabiniere della squadra mobile di Bari. Gli agenti hanno perquisito i bilanci dei partiti della Regione Puglia, in seguito alle indagini avviate dal Pm Desirè Digeronimo per ...

Bari: carabinieri in sedi di partiti

L'Essenziale - ‎2 ore fa‎
I bilanci dei partiti politici del centrosinistra della Regione Puglia sono stati acquisiti oggi dai carabinieri di Bari nell'ambito di un'indagine sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari nella gestione degli appalti pubblici nel settore ...

Home / Politica / ultim'ora...Pd: contiguità politici-mafia a Bari

Italia chiama Italia - ‎3 ore fa‎
L'indagine del pm della Dda di Bari Desire' Digeronimo - riferisce l'Ansa - che stamani ha ordinato ai carabinieri di acquisire i bilanci di alcuni partiti del centrosinistra pugliese mira a verificare la presunta contiguita' tra alcuni personaggi ...

Acquisiti in sedi partiti anche atti bancari

ANSA - ‎4 ore fa‎
BARI - Oltre ai bilanci dei partiti del centrosinistra (Pd, Prc, Socialisti Autonomisti, Lista Emiliano e Sinistra e Libertà) dal 2005 al 2008 i carabinieri del nucleo investigativo hanno acquisito anche tutta la documentazione relativa ai contratti e ...

Bari, perquisite le sedi di 5 partiti di centrosinistra

APCOM - ‎4 ore fa‎
Roma, 30 lug. (Apcom) - Le sedi di cinque partiti di centrosinistra sono state perquisite questa mattina a Bari dai carabinieri, sulla base di un provvedimento del pm della procura del capoluogo pugliese Desirèe Digeronimo. L'inchiesta del magistrato, ...

Appalti e sanità a Bari, blitz dei carabinieri nelle sedi dei ...

Adnkronos/IGN - ‎6 ore fa‎
Bari, 30 lug. (Adnkronos/Ign) - Blitz dei carabinieri a Bari nelle sedi di Pd, Socialisti Autonomisti, Prc, Sinistra e Libertà e Lista Emiliano. Nel mirino dell'inchiesta i bilanci del centrosinistra della Regione Puglia nell'ambito dell'indagine del ...

Sanità pugliese: perquisite le sedi regionali dei partiti del ...

Dazebao l'informazione on line - ‎2 ore fa‎
BARI – Sequestri nelle sedi regionale di alcuni partiti del centrosinistra e 15 persone iscritte nel registro degli indagati, tra cui l'esponente del Pd ed ex assessore alla sanità Alberto Tedesco: è questo l'esito dell'operazione portata a termine ...

Inchiesta sanità, carabinieri nelle sedi dei partiti del ...

BariLive.it - ‎4 ore fa‎
Diversi i reati ipotizzati. Per alcuni vi è l'aggravante di aver favorito un'associazione mafiosa Carabinieri nelle sedi politiche del centrosinistra pugliese. Questa mattina sono stati acquisiti i bilanci, dal 2005 a oggi, dei partitiche fanno parte ...

Finanziamenti illeciti, perquisite sei sedi di partiti di ...

NotiziarioItaliano.IT - ‎4 ore fa‎
BARI- Perquisizioni in sei sedi di partiti degli schieramenti di centrosinistra, stamattina a Bari, nell'ambito dell'indagine portata avanti dal Pm Desirée Digeronimo, volta a tracciare un quadro preciso sui presunti intrecci tra politica, ...

Bari, finanziamenti illeciti ai partiti: bufera sul centrosinistra

RomagnaOggi.it - ‎6 ore fa‎
BARI - Bufera sul centrosinistra in Puglia. Un'inchiesta della procura del capoluogo vede indagate 15 persone nell'ambito di un fascicolo sui rapporti tra politica, appalti e sanità. In realtà si tratta di due inchieste separate, una delle quali ...

BARI: CARABINIERI NELLE SEDI DEI PARTITI DEL CENTROSINISTRA

IMGpress - ‎4 ore fa‎
(30/07/2009) - I carabinieri di Bari nelle sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà e Lista Emiliano per acquisire i bilanci dei partiti, nell'ambito dell'indagine del pm Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia, ...

Inchiesta di Bari/ Acquisiti dai carabinieri i bilanci di Pd ...

Blitz quotidiano - ‎6 ore fa‎
Partiti politici del centrosinistra della Regione Puglia nel mirino dei carabinieri di Bari nell'ambito dell'indagine condotta dal Pubblico Ministero Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari nella gestione degli appalti ...

BARI: INCHIESTA SANITA', PERQUISIZIONI IN 5 SEDI PARTITI ...

Libero-News.it - ‎5 ore fa‎
Bari, 30 lug. (Adnkronos) - Sono cinque le sedi regionali di partiti del centrosinistra, dei quali quattro attualmente presenti con loro gruppi alla Regione Puglia e uno al Comune, perquisite questa mattina a Bari dai carabinieri, su delega del ...

Inchieste Bari: Carabinieri in sedi partiti

ANSA - ‎5 ore fa‎
(ANSA) - BARI, 30 LUG - I bilanci dei partiti politici del centrosinistra della Regione Puglia vengono acquisiti dai carabinieri a Bari. Sono una quindicina le persone indagate, tra queste l'ex assessore regionale alla Sanita' Alberto Tedesco, ...

C.sinistra, 15 indagati in Puglia

TGCOM - ‎6 ore fa‎
I carabinieri di Bari stanno acquisendo i bilanci dei partiti del centrosinistra della Regione Puglia. Al setaccio le sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà, e Lista Emiliano. L'indagine del pm Desirè Digeronimo mira ad accertare il ...

Bari, centrosinistra pugliese nella bufera. Gli indagati sono 15

(ami) Agenzia Multimediale Italiana - ‎5 ore fa‎
Le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa. Il centrosinistra pugliese è stato scosso oggi da un'operazione dei Carabinieri che hanno acquisito io bilanci dei partiti che ...
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Di Loredana Morandi (del 30/07/2009 @ 02:29:12, in Osservatorio Famiglia, linkato 1408 volte)
Come la donna esprime lo stato di disagio e compie la follia, nell'era del Mercato Imperialista...

30/7/2009 (10:14)  - LA STORIA

Risolto il giallo del feto rubato
dal ventre della mamma uccisa
   
«La neonata adesso sta bene»

Una donna assassinata, un killer che sottrae il feto dal cadavere. Una storia da film dell’orrore, ma con un finale meno macabro. Infatti, è stato ritrovato il feto di otto mesi che era stato strappato dal grembo della madre uccisa: la neonata è viva e sta bene. La piccola, immediatamente trasportata in un ospedale, è stata rintracciata in un’abitazione a Plymouth, nel New Hampshire. Le indagini della polizia hanno poi scoperto che nella casa si era appena trasferita una donna, Julie A. Corey, con il suo fidanzato. La ragazza era una conoscente della madre della bimba, Darlene Haynes -23 anni, trovata morta lunedì, chiusa in un armadio della camera da letto. La polizia ritiene che sia stata proprio Julie a uccidere Darlene: secondo il «Boston Globe», negli ultimi giorni aveva detto ai vicini di aver partorito nella notte tra giovedì e venerdì della scorsa settimana, in un ospedale del Massachusetts, senza però dire quale.

A insospettire i vicini il fatto che non l’avessero mai vista incinta; di qui, la «soffiata» alla polizia di Worcester che si è messa sulla tracce della fuggitiva e ha ritrovata la bimba nel vicino New Hampshire. Secondo gli investigatori Darlene Haynes era stata uccisa da diversi giorni quando il suo cadavere è stato scoperto in un ripostiglio della sua casa a Worcester dal proprietario dell’appartamento, William Thompson. L’autopsia non ha ancora determinato le cause della sua morte, ma ha segnalato diversi colpi ricevuti alla testa dalla donna. La figlia di appena un anno della vittima stava da alcuni parenti, aveva spiegato la polizia che aveva interrogato il padre della piccola, Roberto Rodriguez. È probabile che Julie Corey, arrestata a Plymouth nel New Hampshire insieme ad un uomo, venga quindi accusata dell’omicidio, secondo l’emittente di Boston WCVB.

In questi ultimi anni ci sono stati diversi casi simili negli Stati Uniti. Nel 2004 venne uccisa per strangolamento Bobbie Jo Stinnett, una 23enne incinta del Missouri e il suo feto venne rubato. Il giorno seguente fu arrestata con il bebè una donna di 36 anni, Lisa Montgomery, che in seguito è stata condannata. L’anno scorso nello stato di Washington una 23enne chiamò l’ambulanza dicendo di avere appena partorito in auto. La donna venne trovata sul sedile posteriore con il cordone ombelicale ancora in mano, ma poco dopo la polizia rinvenne in un parco vicino il cadavere di una donna incinta con un taglio sul ventre.

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 29/07/2009 @ 08:00:19, in Magistratura, linkato 1312 volte)
Imho: questi parlano soltanto per continuare a ricattare quelli fuori ...

L’inchiesta
Dopo le rivelazioni del boss Spatuzza, cresce la lista degli accusati anche per l’omicidio Borsellino

Poliziotti indagati per depistaggio
sulla strage di via D’Amelio

Un pentito che ha ritrattato: mi hanno costretto a confessare

DAL NOSTRO INVIATO

CALTANISSETTA — C’è l’inchiesta sulla strage e c’è l’inchiesta sulle indagini svolte 17 anni fa, per la stessa strage. A questo sdoppiamento è giunto il lavoro dei magistrati di Caltanissetta intorno all’eccidio del 19 luglio 1992, nel quale morirono Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Strage mafiosa ma non solo, come quasi tutti ormai pensano; strage con eventuali «mandanti occulti» non individuati; strage con alcuni colpevoli condannati da sentenze definitive, ma forse non tutti davvero colpevoli. Ecco perché le inchieste sono ancora aperte.

Da un lato si cercano i responsabili rimasti impuniti, di tutte le categorie. Tra gli «uomini d’onore» rimasti fuori dalle precedenti indagini, le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza - boss del quartiere palermitano di Brancaccio, che riempie verbali su verbali da un anno, dopo averne trascorsi 11 a regime di «carcere duro» - hanno portato ad almeno un nuovo indagato; su di lui sono in corso accertamenti e riscontri alle accuse del nuovo collaboratore di giustizia. Oltre la mafia, nel campo di ipotizzate collusioni e del ruolo di possibili «apparati deviati dello Stato», compresi esponenti dei servizi segreti, la situazione è più complessa; si continua a scavare su coincidenze, parentele, contatti telefonici sospetti emersi nei processi già celebrati, per tentare di arrivare a conclusioni più concrete.

Dall’altro lato gli inquirenti guidati dal procuratore Sergio Lari hanno riaperto il capitolo delle in­chieste avviate nel ’92, subito dopo la strage. Quelle che hanno portato a tre diversi processi e alle sentenze confermate dalla Cassazione. Ora una parte di quella verità giudiziaria potrebbe essere riscritta, proprio a partire dalle dichiarazioni di Spatuzza, dai riscontri effettuati e dalle conseguenti ritrattazioni di almeno un altro pentito, vero o presunto che sia.

Il neocollaboratore — autore tra gli altri delitti dell’omicidio di padre Pino Puglisi, il parroco antimafia di Brancaccio ucciso nel 1993 — ha svelato di essere l’autore del furto della Fiat 126 utilizzata per fabbricare l’autobomba esplosa in via D’Amelio. Offrendo indicazioni precise, puntualmente verificate. Del furto s’era accusato, nel 1992, tale Salvatore Candura, mezzo balordo e mezzo mafioso che oggi, di fronte alle rivelazioni di Spatuzza, confessa di essersi inventato tutto. O meglio, di aver ripetuto ciò che alcuni investigatori lo avevano costretto a riferire ai magistrati. Di qui la nuova indagine aperta dalla Procura di Caltanissetta a carico di quegli investigatori: i nomi di due o tre poliziotti che facevano parte del Gruppo investigativo Falcone-Borsellino, creato all’indomani delle stragi, sono già finiti sul registro degli indagati. Ipotesi di reato, calunnia.

Di fatto si ipotizza un possibile depistaggio messo in atto con le false dichiarazioni di Candura, che hanno portato alle confessioni dell’altro «pentito» Vincenzo Scarantino, su cui sono fondate parte delle condanne confermate in Cassazione; confessioni false, se sono vere quelle di Spatuzza e ora di Candura. Indotte dagli investigatori, secondo la nuova ricostruzione di quest’ultimo. I magistrati nisseni hanno riassunto la situazione nel parere col quale hanno aderito alla proposta di protezione per Spatuzza; lì scrivono che uno dei riscontri alle dichiarazioni del neopentito consiste proprio nella ritrattazione di Candura. Il quale «ha formulato pesanti accuse nei confronti di alcuni esponenti della Polizia di Stato, a suo dire responsabili di averlo indotto a dichiarare il falso».

Ipotesi grave e inquietante. Perché il depistaggio, qualora fosse realmente stato organizzato come fa credere Candura, dovrebbe avere un movente. Dev’essere il frutto di una decisione presa a tavolino nelle settimane immediatamente successive all’eliminazione di Paolo Borsellino (e due mesi dopo la morte di Falcone nella strage di Capaci), per indirizzare le indagini su una falsa verità consacrata fino al verdetto della Cassazione. Per quale motivo? Per coprire quale realtà alternativa? E con l’avallo, o su mandato, di chi? A quale livello politico o investigativo?

Sono tutte domande alle quali dovrebbe rispondere l’inchiesta, se dovesse accertare che Candura, ora, non mente più. Ma resta aperta anche l’altra ipotesi, e cioè che lui allora si sia autoaccusato per sua libera scelta, tirando in ballo un personaggio come Scarantino (sulla cui attendibilità molti hanno nutrito dubbi, a cominciare dal pubblico ministero Ilda Boccassini che li mise nero su bianco nel 1994, al momento di lasciare Caltanissetta) senza chiamare in causa mafiosi di ben altro profilo. Anche Candura è indagato nel nuovo procedimento (l’ipotesi di reato è autocalunnia), in attesa che gli accertamenti portino a fare un po’ di chiarezza sull’intricata vicenda. E con lui, Scarantino, che anche di fronte alla nuova verità di Spatuzza ha invece confermato quanto dichiarato nelle indagini e nei processi precedenti. Lo ha fatto negli interrogatori e durante il confronto con il neo pentito, seppure dopo qualche minuto di riflessione.

Nell’ambito dell’indagine sui poliziotti accusati di aver «imboccato » Candura sono già stati ascoltati come testimoni alcuni magistrati che fra il ’92 e il ’94 si occuparono delle indagini sulla strage di via d’Amelio, tra i quali la stessa Boccassini, Carmelo Petralia e Paolo Giordano. Gli accertamenti proseguono per tentare di venire a capo, a 17 anni dai fatti, del presunto depistaggio sulla più misteriosa delle stragi di mafia del ’92-’93; oppure, se le accuse si rivelassero false, del depistaggio messo in atto oggi,

Giovanni Bianconi
Corriere Sera - 29 luglio 2009
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Di Loredana Morandi (del 29/07/2009 @ 03:08:18, in Politica, linkato 1334 volte)
Dl anti-crisi, Napolitano: dubbi sul testo
Il governo prepara il decreto correttivo

Il provvedimento riguarderà ambiente, Corte dei conti e scudo fiscale. L'Mpa non vota. Franceschini: pagina nera


ROMA (28 luglio) - La Camera ha approvato il decreto anti-crisi (285 voti favorevoli e 250 contrari). L'esame passa al Senato, ma ci sarà un nuovo decreto, correttivo, per apportare modifiche sui nodi insoluti. In serata infatti il presidente Napolitano aveva espresso dubbi sul testo approvato da Montecitorio. Resta il malcontento del Movimento per le autonomie che in aula ha votato no.

Il decreto correttivo. Riguarderà le norme per l'autorizzazione di centrali elettriche in relazione ai poteri di controllo del ministero dell'Ambiente, la Corte dei Conti e anche nuovi correttivi allo scudo fiscale. Nessuna modifica invece sui criteri per la tassazione delle plusvalenze figurative delle riserve di oro. Il decreto dovrebbe essere varato venerdì dal Consiglio dei ministri. Inizialmente si era parlato di modifiche da apportare durante la votazione in Senato. Già in mattinata,dopo il voto di Montecitorio Silvio Berlusconi aveva fatto capire che il testo sarebbe stato modificato in alcune parti.

Napolitano attende chiarimenti. Incontro in serata al Quirinale tra il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato avrebbe prospettato alcune questioni e alcune formulazioni del decreto che richiedono chiarimenti e correttivi.

Novità di rilievo sono arrivate su input del Governo, come la sanatoria per badanti e colf, l'avvio di riforma delle pensioni, lo scudo fiscale.

Imprese. La Tremonti ter è stata "arricchita" prevedendo la fruibilità dal saldo 2009 e per le imprese in perdita, lo stop all'agevolazione per i beni incentivati ceduti fuori dello spazio economico europeo e la necessità che i macchinari siano nuovi. Accanto a questa è stata inserita un'agevolazione alla patrimonializzazione delle imprese: le persone fisiche che, entro sei mesi, parteciperanno fino a 500mila euro ad aumenti di capitale di società si vedranno riconosciuto un abbattimento dell'utile del 3%, che nell'arco di cinque anni sarà escluso dall'imponibile.

Il no da Mpa «L'Mpa non voterà il provvedimento in esame». L'annuncio è stato dato in Aula alla Camera dall'esponente dell'Mpa Mario Commercio, che ha ribadito le critiche del Movimento per le autonomie al decreto. «Si parla di piani Marshall per il Mezzogiorno, ma non basta» ha detto Commercio. Dopo aver ribadito che i fondi Fas dovranno tornare a «sostenere lo sviluppo del Sud», Commercio ha detto che «Il mezzogiorno non si può più accontentare di mance».

L'Udc ha votato no al decreto perché nel provvedimento, accanto a «cose condivisibili» come la sanatoria per le badanti e la modifica del patto di stabilità, ci sono «incongruenze e insufficienze». «Nel decreto - ha sostenuto Michele Vietti - non ci sono le misure a sostegno della famiglia, del mezzogiorno e dell'agricoltura». Le proposte di Berlusconi per il Sud ha aggiunto, «sono proposte del secolo scorso»; i, fondi Fas «sono stati saccheggiati dall'asse Tremonti-Lega»; ma soprattutto «il fatalismo del ministro dell'Economia di piegarsi in attesa che la tempesta passi non tiene conto che la crisi può essere fatale per i più deboli». Vietti ha anche ribadito le critiche al ricorso al voto di fiducia, dietro il quale c'è «il disprezzo del Parlamento e l'incapacità di tenere insieme la maggioranza».

Franceschini: altra pagina nera. «Non c'è nulla» per il sud nel decreto afferma Dario Franceschini. «Vi accorgete che esiste il mezzogiorno soltanto perche minaccia di farvi un partito in casa». Anche in questo caso, sottolinea Franceschini, «cercate di coprire con annunci, dopo un anno in cui avete utilizzato i fondi Fas per finanziare ogni cosa comprese le multe delle quote latte». «Oggi si scrive un'altra pagina nera del Parlamento», sottolinea. Invita quindi il governo a chiamare lo scudo fiscale con il suo vero nome: «Condono fiscale, in un paese che sprofonda nell'evasione, invece di combatterla premiate chi ha violato la legge. In un momento di crisi sbattete il condono in faccia agli italiani, ai cittadini e alle imprese che hanno rispettato onestamente la legge e si vedono passare avanti chi le regole le ha violate. Fate un condono senza avere il coraggio di chiamarlo con il suo nome». Al contrario dello scudo fiscale degli Stati Uniti, «voi fate un condono anonimo che preclude ogni accertamento fiscale. È un lavaggio del denaro di cui non si conosce e non si vuole conoscere la provenienza». Il messaggio che arriva è: «Chi rispetta le legge sarà sempre penalizzato perchè c'è un'emergenza che giustifica chi le norme le ha violate».

Polemiche sulle tasse ai terremotati. Secondo il senatore abruzzese del Pd, Giovanni Legnini, l'annuncio di Tremonti su un rinvio del pagamento delle tasse per i terremotati d'Abruzzo «rischia di essere un bluff per i terremotati». Legnini ritiene necessario modificare le norme previste dal decreto. «Come anche un principiante sa - afferma Legnini - Con un'ordinanza della protezione civile non è possibile emanare norme contrarie a quanto fissato con legge. Se il governo vuole spostare il termine dei pagamenti, come è assolutamente doveroso, deve farlo con legge. Solo così si può trattare i terremotati di Abruzzo come tutti gli altri». Anche Anna Finocchiario è critica: «Sarebbe molto grave - ha detto - se non ci fosse anche una modifica che assicuri ai terremotati di Abruzzo lo stesso trattamento di altre popolazioni colpite da calamità, e cioè di avere davvero una proroga dei termini per il pagamento delle tasse».

Sull'iter autorizzativo degli impianti di produzione energentica Fabio Granata, deputato del Pdl, spiega che al Senato occorre «restituire piena competenza al ministero dell'Ambiente e agli Enti Locali». «Non si tratta solo di reintegrare competenze essenziali per delicatissimi iter autorizzativi - dice Granata, chiedendo di modificare a Palazzo Madama l'articolo 4 del decreto anti-crisi - ma di far sì che non sia demolita e resa vana l'intera legislazione di tutela ambientale, norme che tutelano beni essenziali oltre alla salute della popolazione».

Approfondimenti

■ Isae, cresce la fiducia dei consumatori: a luglio i livelli più elevati dal 2007
■ Decreto anti-crisi, ecco le misure

Il Messaggero

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L'ALT DI NAPOLIUTANO SU
"GOLDEN TAX" E GIUDICI CONTABILI


Da "IL SOLE 24 ORE" di mercoledì 29 luglio 2009

L`alt di Napolitano su «golden tax» e giudici contabili ROMA Un lungo e dettagliato confronto con il ministro dell`Economia, Giulio Tremonti, nel corso del quale il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha avanzato più di un`osservazione sui contenuti del decreto anticrisi approvato in mattinata dalla Camera e trasmesso immediatamente al Senato.

Rilievi su questioni nodali che, ad avviso di Napolitano, richiedono «auspicabili chiarimenti e possibili correttivi» da parte del Governo. Invito che evidentemente ha avuto un peso determinante nella decisione del Governo di modificare il decreto in seconda lettura a Palazzo Madama, per poi affidare alla Camera l`approvazione definitiva nel corso della prossima settimana.

Ad allarmare maggiormente N apolitano vi sono soprattutto due questioni: la norma che interviene sui poteri della Corte dei conti in materia di danno erariale, l`imposta sull`oro non industriale della Banca d`Italia. Sul primo punto, Napolitano ha espresso forti dubbi, anche sulla base degli stessi rilievi pervenuti dalla magistratura contabile, che avrebbe avanzato sulla disposizione dubbi di costituzionalità.

Quanto alla tassazione sulle plusvalenze dell`oro non industriale della Banca d`Italia, Napolitano ha posto soprattutto l`attenzione sul parere negativo pervenuto dalla Bce. Parere molto articolato, che anche se definito «non ostativo» dal Governo, tuttavia ha posto l`accento su un aspetto nodale: l`autonomia finanziaria della Banca.

Ovviamente Napolitano si è limitato ad esporre le due questioni. Spetta ora al Governo - fanno sapere i suoi collaboratori - decidere se e come intervenire. In sostanza, il Ca- po dello Stato non è entrato nel merito della decisione dell`Esecutivo di modificare il decreto al Senato, rinviando in tal modo il testo all`ulteriore terza lettura da parte della Camera. Si tratta di prerogative che attengono alla piena autonomia del Parlamento. Il Governo infatti è al lavoro per decidere come modificare la norma sulla Banca d`Italia, considerato che dalla misura è atteso un maggiore gettito di 300 milioni. Profili di copertura che, anch`essi, sono attentamente "vigilati" dagli uffici del Quirinale.

Quanto al contestato articolo 4, la discussione verte su quali poteri possano essere riattribuiti al ministero dell`Ambiente in materia di produzione di energia. Il dicastero del ministro Stefania Prestigiacomo è altresì escluso dalla nomina dei commissari che dovranno occuparsi delle autorizzazioni, comprese quelle ambientali. Questione che ha aperto un problema politico nel Governo. Infine dal Colle sarebbero state sollevate alcune obiezioni anche sulle modalità con le quali si è proceduto a inserire nel decreto anticrisi la sanatoria per colf e badanti, precedentemente non introdotta nel pacchetto sicurezza.

Da ultimo, la questione delle imposte per i terremotati dell`Abruzzo. Tremonti ha annunciato che d`intesa con il sottosegretario Guido Bertolaso si procederà alla sospensione e al raddoppio delle rateizzazioni, ma l`opposizione ritiene che per questo occorra una modifica normativa, da inserire appunto nel decreto. Su tale punto, com`è evidente, Napolitano si è rimesso alle decisioni che intenderà adottare il Governo.

D.Pes.
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=38659146

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LA SPINTA DEL COLLE: I DUBBI
E LA RICHIESTA DI QUATTRO CORREZIONI


Da "Il Corriere della Sera" di mercoledì 29 luglio 2009

Con Tremonti la moral suasion dell`ultima ora La spinta del Colle:

i dubbi e la richiesta di quattro correzioni ROMA - Ha parlato nel momento in cui poteva farlo. Cioé nella pausa tra il passaggio alla Camera e quello al Senato del decreto anti-crisi.

Si è mosso verso il governo attraverso l`ormai collaudata «consulenza bilanciatrice dei poteri», una forma di diplomazia riservata detta anche moral suasion, senza che qualcuno potesse considerare la sua mossa come una interferenza indebita. E se nelle fasi del« prima» e del «dopo» vale il principio secondo il quale «quando il Parlamento lavora il presidente tace», ieri invece Giorgio Napolitano si è sentito libero di intervenire. Spiegando al ministro dell`Economia Giulio Tremonti, in un lungo colloquio al Quirinale, che diversi punti di quel provvedimento non vanno bene e rischiano di creargli problemi seri, al momento della ratifica.

Ha posto, insomma, «questioni e formulazioni che, a suo avviso, richiedono chiarimenti e correttivi».

Pena un no alla promulgazione.

Sono almeno quattro i nodi sui quali si sono concentrati l`interesse e i dubbi dei consiglieri giuridici ed economici del capo dello Stato:

i) la sanatoria riservata a colf e badanti;

2) la tassazione delle plusvalenze auree della Banca d`Italia; 3) le competenze del ministero dell`Ambiente sulle centrali che producono energia; 4) le competenze della Corte dei Conti in materia di danno erariale.

Articoli controversi, segnalati al Colle da varie parti politiche (Pd e Idv su tutti, oltre a qualche esplicito malessere nello stesso centrodestra), ma non solo. Lo dimostra in particolare il dossier dell`Associazione dei magistrati contabili. Pagine in cui si giudicano «palesemente incostituzionali» certe norme sulla Corte dei conti infilate in extremis nel decreto (il cosiddetto «lodo Bernardo»). Addirittura tali, secondo la denuncia, da «compromettere la stessa autonomia e indipendenza» di questo potere dello Stato, oltre che depotenziarne le capacità d`indagine.

E` solo un esempio tra i tanti di come sono maturate le perplessità del presidente della Repubblica.

Un caso che ha parecchie analogie con quanto è accaduto con la vicenda di Eluana Englaro, quando il Capo dello Stato anticipò a Berlusconi la sua in disponibilità ad autorizzare il decreto ipotizzato per staccare la spina alla ragazza in coma. E analogie pure con la più recente prova di forza sul disegno di legge in materia di sicurezza. Che Napolitano ha, sì, firmato, ma con l`«accompagnamento» di una severa lettera di richiami al governo.

Stavolta l`«avvertimento» è arrivato in tempi adeguati a consentire limature e rettifiche, da parte della maggioranza. Che avrà dunque la possibilità di scegliere i modi per superare gli ostacoli ed evitare (come ha compreso e, pare, assicurato il ministro Tremonti, durante l`incontro al Quirinale) la bocciatura di un provvedimento che in altre sue componenti resta comunque importante per attutire i colpi della crisi.

Marzio Breda
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=38659511
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Di Loredana Morandi (del 29/07/2009 @ 01:26:08, in Magistratura, linkato 1823 volte)
Sorprese. Le carcerate creano le divise di chi le processa; tra i clienti il giudice Paolo Ielo

Ago, filo, fresco lana e a San Vittore si cuciono le toghe

L'iniziativa è della cooperativa Alice "Ci sono già ordinazioni da tutta Italia"


Ricucire i rapporti con il mondo esterno e con le istituzioni, lacerati dal reato, dalla colpa e dalla reclusione. Nello spazio di questa metafora si trova il senso, uno dei sensi, del lavoro di alcune detenute del carcere di San Vittore e di Bollate. Confezionare le toghe per i magistrati. Proprio così: carcerati che creano le "divise" di coloro che li processano.
L'iniziativa è della cooperativa "Alice", che si occupa di sartoria, attiva nelle carceri dal 1992. L'idea è di un magistrato del Tribunale di sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa. "Non è certo un contrappasso dantesco, una pena nella pena - chiarisce subito la dottoressa Di Rosa - ma una ricostruzione simbolica del parto sociale interrotto dal reato".
Questa speciale manifattura fa parte dei progetti di lavoro nelle case di reclusione, uniti al recupero dei detenuti e al reinserimento nella società.
La confezione delle toghe ha preso il via la primavera scorsa, in vista del prossimo anno giudiziario, quando una trentina di magistrati di nuova nomina potranno così sfoggiare al giuramento di assunzione della funzione abiti professionali esclusivi. "Sono in particolare giovani neo-magistrati gli acquirenti delle toghe, che vengono confezionate da una dozzina di detenute, all'interno di San Vittore e Bollate, e da altre donne in affidamento ai servizi sociali o in semilibertà, nella sede esterna di Alice, in via Senofonte", spiega Luisa Della Morte, vicepresidente della cooperativa. Soprattutto neo magistrati, con una eccezione: "Tra gli acquirenti - rivela la vicepresidente - figura anche il giudice Paolo Ielo".
Una toga completa, in fresco lana con rifiniture in raso nero, costa dai 350 ai 400 euro (che pagano i singoli magistrati, non lo Stato) e viene preparata su ordinazione. Come in un atelier, il futuro togato va in laboratorio, lascia le misure, spiega le sue esigenze, e da lì comincia il lavoro.
"Dopo un regolare corso di formazione, che può durare anche due anni, le detenute vengono assunte con contratti di cooperativa sociale e guadagnano circa mille euro al mese", precisa Luisa della Morte. "L'idea - racconta invece il magistrato Di Rosa - mi è venuta nel corso di una visita a San Vittore e a Bollate di alcuni giovani magistrati in tirocinio. Sono rimasti subito entusiasti, la toga è la divisa di una vita e acquistarne una confezionata dalle detenute è un segnale importante, un profondo e non retorico passo perso il reinserimento". Uscite dal carcere, le donne che sono state impegnate in un lavoro di sartoria così raffinato hanno acquisito gli strumenti di un mestiere, di fatto sono sarte. "Il lavoro - aggiunge Di Rosa - è una delle modalità primarie del recupero. Ovviamente, è fondamentale anche la ricomposizione della personalità, ma essere in grado di praticare un mestiere crea fiducia in se stessi, aiuta a spegnere la rabbia che può nascere dalla mancanza di prospettive". Alle toghe di San Vittore e Bollate si stanno interessando anche magistrati di altri Tribunali.
"Ci sono già ordinazioni di diverse parti d'Italia, da Napoli, per esempio - prosegue Di Rosa - e l'idea è di estendere il progetto anche ad altre professioni, come l'Avvocatura".
Al contrario della tela omerica tessuta da Penelope, simbolo epico di un lavoro che non avrà mai termine, la confezione delle toghe in carcere è segno concreto della costruzione di un futuro consapevole.

Matteo Speroni
Corriere della Sera - Milano, ed 28/07/09, pag 8

Cooperativa Alice: www.cooperativalice.it
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Corte dei Conti, appello al Quirinale:
"Le nuove norme sono incostituzionali"


Dossier del sindacato magistrati: colpita la nostra indipendenza.

Liana Milella


Roma - L'ultima speranza è Napolitano. Alla Corte dei conti, i magistrati non osano farne il nome, ma sono convinti che lui potrebbe fermare norme "palesemente incostituzionali" come quelle infilate, con il lodo Bernardo, nel dl anti-crisi. Nuove regole che freneranno la loro azione e creeranno "una ingiustificata zona franca" in cui si potrà usare in eccesso o rubare soldi dello Stato.
Tutto contro gli articoli 97, 100 e 103 della Carta che assicura "buon andamento e imparzialità dell'amministrazione" e affida alla Corte la funzione di "angelo" controllore.
Ormai è questione di giorni.
Oggi il decreto, con restyling della Corte messo in mano al piddiellino Maurizio Bernardo, sarà ovtato alla Camera per passare al Senato, dove non ci saranno cambiamenti. Sconfitto anche a Montecitorio l'ultimo tentativo di Pd e Idv di costringere il governo almeno a una revisione expost: tutte e due gli ordini del giorno sono stati respinti. Dice la democratica Donatella Ferranti: "Il governo si è chiuso a riccio, nonostante avesse manifestato per un momento una timida, seppure tardiva, ammissione di colpa, ma poi ha fatto il passo indietro". Sconfitto il dipietrista Massimo Donadi che vede il centrodestra "pronto a spuntare le armi della Corte per sottrarre gli amministratori pubblici al controllo dello Stato".
Nelle mani di Ferranti e Donadi, e di altri capigruppo tra Camera e Senato, arriva l'ultimo documento della Associazione dei magistrati contabili, firmato dal presidente Angelo Buscema, dal Vice Tommaso Miele, dal segretario Eugenio Francesco Schlitzer. Si sono riuniti di prima mattina e lo hanno scritto di furia. Il testo non lascia dubbi: il governo ha messo la fiducia su norme che "vanno contro la Costituzione". Di cui non si comprende la ratio e di cui sfugge l'urgenza.
Proprio qui s'annida la prima incostituzionalità: perché un decreto in un decreto economico finiscano norme sulla Corte, che non hanno "alcuna compatibilità" con il tema generale e non rivestono "carattere di necessità e urgenza"? A meno che l'urgenza non stia, come ipotizza la Ferranti, nella necessità di un parafulmine per il premier contro l'eventuale contestazione di un danno all'immagine dello Stato", a seguito di feste e festini.
Sulle regole dei decreti violate i desiderata vanno verso Napolitano che, giusto il 15 luglio, ha bacchettato il governo per la legge sulla sicurezza e lo ha rampognato per i "provvedimenti eterogenei, frutto di concitazione e congestione". Di certo, come il dl anticrisi. Ma non basta. Il lodo Bernardo viola la Carta quando impone di aprire un'inchiesta "a fronte di una specifica e precisa notizia di danno", per cui, come dice la Ferranti - ex pm ed ex segretario generale del Csm - "si blocceranno molte indagini".
Scrivono i magistrati: "Si viola il principio del buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione".
Le anomalie continuano. Viola la Carta, che garantisce alle toghe autonomia e indipendenza, prevedere che, "nei fatti", le sezioni regionali della Corte, il motore delle indagini, siano "espropriate" a favore delle Sezioni riunite.
Su mandato del presidente potranno "adottare pronunce di orientamento generale su questioni risolte in modo difforme dalle sezioni regionali". Chiosa l'associazione: "Ciò renderebbe superflua ogni successiva pronuncia delle Sezioni regionali svuotandole di funzioni significative". Se si aggiunge che, con la legge Brunetta, il presidente decide chi deve far parte delle Sezioni riunite il gioco è fatto, l'autonomia va a farsi benedire. Per dirla con Donadi: "Centralizzazione e gerarchizzazione mettono la Corte dei conti sotto il controllo dell'esecutivo".

La Repubblica 28/07/09, pag 8


GIUSTIZIA: PALAMARA, CONDIVIDIAMO PREOCCUPAZIONI


(ASCA) - Roma, 28 lug - Luca Palamara, che oltre ad essere presidente dell'Anm presiede il Comitato di coordinamento tra le magistrature e l'avvocatura dello Stato, ha inviato un messaggio in favore dei magistrati della Corte dei conti il cui lavoro potrebbe essere limitato dalle modifiche ''all'azione in risarcimento del danno erariale'' in discussione alla Camera. Il Comitato esprime solidarieta' e ''condivide le preoccupazioni dell'Associazione magistrati della Corte dei conti per le limitazioni alle indagini delle procure regionali e all'esercizio dell'azione per il risarcimento del danno erariale'', scrive Palamara.

L'emendamento e' stato giudicato inammissibile dal presidente della camera, ma, per il futuro ''il Comitato si riserva ogni ulteriore approfondimento e valutazione sugli effetti del nuovo intervento, e vigilera' sulle ulteriori iniziative, apparentemente episodiche e tra loro slegate, che tuttavia sembra ormai di poter ricondurre a un complessivo progetto di ridimensionamento delle funzioni giurisdizionali e di tendenziale assoggettamento all'esecutivo''.

sar/mcc/ss 28-07-09
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Di Loredana Morandi (del 28/07/2009 @ 12:18:13, in Politica, linkato 1119 volte)
In effetti così è tutto più pulito, almeno non lasciano il sangue o la reputazione di un magistrato sul terreno, quando si auto assolvono...

Giunta Montecitorio "salva" Matteoli


Insorge l'italia dei valori: Quanto è accaduto è il solito vergognoso misfatto della casta.
Non è stata data l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro a giudizio dal 2004

ROMA - «Un reato ministeriale». Così lo definisce la Giunta per le Autorizzazioni della Camera e per questo ha votato la non autorizzazione a procedere nei confronti del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, a giudizio dal 2004 con l’accusa di favoreggiamento nell’ambito di un’inchiesta per abusi edilizi sull’isola d’Elba. La Giunta, approvando la relazione del deputato Pdl Maurizio Paniz, ha quindi stabilito che il reato commesso dall’allora ministro dell’Ambiente (cioè aver informato il prefetto di Livorno di un’inchiesta a suo carico riguardante la costruzione di un complesso edilizio sull’Isola d’Elba) è attinente alle sua funzioni ministeriali. E s e la prende con le toghe di Livorno dicendo che da parte loro c'è stato nei confronti di Matteoli del «fumus persecutionis».

IL VOTO - La maggioranza ha votato compatta a favore della relazione di Paniz, che ora passa al vaglio dell’Aula, tranne Giuseppe Consolo, legale di Matteoli, che, come annunciato, non ha partecipato. L’opposizione ha votato contro ad eccezione della deputata del Pd Donatella Ferranti che ha ritenuto la votazione della Giunta «illegittima» in quanto, come spiega il Presidente Pierluigi Castagnetti, «l’autorità giudiziaria non ci ha dato comunicazione di nulla: nè dell’archiviazione del procedimento, nè della richiesta di autorizzazione a procedere». Lo scorso 9 luglio, infatti, la Corte Costituzionale aveva annullato il rinvio a giudizio del tribunale di Livorno nei confronti di Matteoli dando ragione alla Camera dei deputati che aveva sollevato nella XV legislatura un conflitto tra poteri. La Giunta di Montecitorio, tuttavia, prima di pronunciarsi avrebbe dovuto attendere, spiega ancora Castagnetti, «la comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria del proprio provvedimento di archiviazione».

LE REAZIONI - Per Antonio Di Pietro, presidente dell'Italia dei valori, «con un indecente colpo di mano la Giunta per le autorizzazioni ha scippato alla giustizia ordinaria e alle regole costituzionali un pezzo da novanta della sua casta: il ministro Matteoli». Gli fa eco anche Donatella Ferranti: «È un atto illegittimo. Spero che il presidente della Camera valuti attentamente la gravità e le possibili conseguenze, anche di violazione dei regolamenti parlamentari di quanto accaduto».


28 luglio 2009
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Di Loredana Morandi (del 28/07/2009 @ 12:14:37, in Magistratura, linkato 1178 volte)

Gratuito patrocinio: lo Stato non lo paga da anni. E la Costituzione?


Toghe con le toppe


28/07/2009 - La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”. Recita così l’articolo 24 della nostra Costituzione.

Eppure, l’irrinunciabile principio costituzionale rischia di rimanere lettera morta. Il motivo? La difficoltà, per gli avvocati iscritti nell’elenco dei difensori per il patrocinio a spese dello Stato, di ricevere i compensi dovuti per questo genere di attività. Alcuni aspettano un pagamento da parte dello Stato da circa un anno, altri da due, altri ancora addirittura dal lontano 2006. Avvocati che tutti i giorni, nelle aule di tribunale, svolgono scrupolosamente il compito cui sono chiamati, garantendo il diritto alla difesa ai meno abbienti, ai poveracci, agli extracomunitari che un lavoro ce l’hanno ma non possono permettersi un avvocato, ai clandestini che invece vivono nell’ombra e di un avvocato ne farebbero volentieri a meno. Loro, gli avvocati, rispondono “presente” ad ogni chiamata, indossano la toga e si fermano regolarmente in aula per l’intera durata dei processi.

Chi non risponde “presente” da ormai troppo tempo, invece, è lo Stato italiano, che a un centinaio di avvocati torinesi iscritti nell’elenco del gratuito patrocinio deve qualcosa come 780mila euro. Un fiume di denaro relativo a parcelle mai pagate per processi celebrati davanti ai giudici del tribunale e della Corte d’appello del capoluogo piemontese. Avvocati che si sentono abbandonati, traditi dallo Stato. Ma non sono gli unici. Accanto a loro, infatti, si schierano gli interpreti e i traduttori giuridici del Piemonte: non prendono lo stipendio dallo scorso febbraio, per il prossimo, se tutto va bene, dovranno attendere come minimo settembre. «La nostra paga oraria media lorda - racconta uno di loro - è di 4 euro e 75 centesimi: una tariffa ferma da oltre nove anni, nonostante la legge preveda aggiornamenti ogni 3 anni. Intanto, non riusciamo più a fare la spesa, non sappiamo come pagare affitto e bollette, ci vergogniamo di chiedere denaro ad amici e parenti». Si vergognano come se fossero dei ladri, ma non lo sono. Sono professionisti onesti, attenti e scrupolosi. E anche loro, come gli avvocati, rispondono ogni giorno “presente”. Tutti presenti. Unico assente, lo Stato italiano.

Cronaca Qui

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De Magistris: ''chi lotta per la legalita'
viene abbandonato dallo Stato''


Roma. "Quale messaggio può arrivare alle giovani generazioni di oggi se non quello per cui, nel 1984 come nel 2009, chi lotta per la legalità...
 
...viene abbandonato dallo Stato?".

Lo afferma l'eurodeputato dell'Italia dei Valori, Luigi de Magistris, commentando l'editoriale comparso oggi su 'L'Unita" e firmato da Claudio Fava sul 'pignoramento' ai danni della storica testata 'i Siciliani' fondata da Giuseppe Fava.

Nell'editoriale l'esponente di Sinistra e Libertà ricorda "il dolore, la fatica, la solitudine per tenere in vita a morsi" il giornale del padre e sottolinea lo stupore nell'apprendere che "lo Stato, dopo un quarto di secolo, presenta il conto per i vecchi e miseri debiti del giornale". Un conto salato che ammonta a 100 mila euro da saldare in tre mesi "pena pignoramento e vendita forzosa" di tutto.

"A Claudio Fava e a tutti coloro che hanno lavorato per mantenere in vita il giornale 'I Siciliani', dopo l'uccisione del suo direttore Giuseppe Fava, non posso che esprimere la mia più profonda vicinanza" è stato il commento dell'ex pm. "Lo sforzo di proseguire l'attività giornalistica de 'I Siciliani' - continua de Magistris - è stata una scelta coraggiosa, una risposta decisa a 'cosa nostra', un non piegare la testa di fronte al sopruso e alla violenza della criminalità organizzata.

Un'operazione compiuta nell'isolamento, anche economico, che ha portato la cooperativa de 'I Siciliani' ad indebitarsi e infine a dover chiudere il giornale". "A distanza di venticinque anni dallo sforzo civile e democratico dei 'ragazzi di Pippo Fava' - prosegue - lo Stato italiano cosa fa? Non premia il loro tentativo coraggioso, ma chiede la restituzione dei debiti contratti allora, arrivando a paventare l'ipotesi di sequestrare, in caso di insolvenza, i loro beni".

ANSA  su Antimafia 2000, 28 luglio 2009
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Mafia, condannato a dieci anni e otto mesi
Mercadante, ex deputato di Forza Italia


E' arrivata nella notte la condanna per l'ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante: i giudici della seconda sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Bruno Fasciana, hanno inflitto al medico radiologo dieci anni e otto mesi, con l'accusa di associazione mafiosa (la richiesta dei pm era di 14 anni). Per pronunciare la sentenza del processo "Gotha", nella parte celebrata col rito ordinario (altri imputati vengono infatti giudicati con l'abbreviato) il collegio ha impiegato sedici ore, dalle 9,45 di ieri mattina all'1,40 della notte.

Cinque in tutto le condanne, per poco piu' di 40 anni complessivi: colpevole di mafia ed estorsioni il medico Nino Cina', che ha avuto 16 anni, in continuazione con una precedente condanna; 9 anni e 4 mesi per un'estorsione (ma e' stato assolto da un'altra ipotesi) sono stati dati al capomafia di Torretta Lorenzo Di Maggio, detto Lorenzino; 6 anni poi a Bernardo Provenzano, che in questo dibattimento rispondeva di un'estorsione, derubricata in tentativo; e infine 6 mesi a Paolo Buscemi, titolare del locale 'Boca Chica', imputato di favoreggiamento per non avere ammesso di avere pagato il pizzo.

Quattro gli assolti: sono Marcello Parisi, ex consigliere di circoscrizione di Forza Italia, aspirante candidato (con la sponsorizzazione dei boss) al Consiglio comunale di Palermo, e tre commercianti; e degli imprenditori imputati di favoreggiamento per non avere denunciato il pizzo: si tratta di Maurizio Buscemi, fratello di Paolo, Calogero Immordino e Vito Lo Scrudato, titolari di un'azienda di costruzioni edili, la Dau Sistemi di San Giovanni Gemini (Agrigento). I pm Nino Di Matteo e Gaetano Paci avevano chiesto condanne per tutti gli imputati.

"Giovanni Mercadante e' una creatura di Provenzano, dottore": e' l'8 agosto del 2002, quando il pentito Nino Giuffre' racconta ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo del presunto ruolo che il sessantenne medico radiologo avrebbe rivestito all'interno di Cosa nostra. La posizione dell'ex deputato regionale di Fi condannato nella notte nel processo "Gotha" a 10 anni e 8 mesi
per associazione mafiosa, era del resto la piu' delicata del processo: l'accusa aveva sollecitato per lui una condanna a 14 anni, con l'ipotesi che il primario di Radiologia dell'ospedale Maurizio Ascoli fosse stato uno dei consiglieri piu' fidati della cerchia di cui si circondava Bernardo Provenzano. Come lui, il boss di Prizzi Masino Cannella (imparentato con Mercadante), Pino Lipari, Nino Cina' e Vito Ciancimino.

L'imputato non avrebbe esitato ad assistere i mafiosi bisognosi di cure e si sarebbe prestato anche per eseguire o far eseguire delicati esami clinici su Saveria Palazzolo, compagna di Provenzano: il nome del medico, crittografato con un codice segreto, fu decrittato dagli esperti della polizia su una delle lettere che l'ex superlatitante di Corleone si scambiava con i familiari e che fu intercettata nel gennaio 2001, al momento della cattura del boss di Belmonte Mezzagno Benedetto Spera.

Contro Mercadante, arrestato un pomeriggio di tre anni fa, il 10 luglio del 2006, anche le accuse di pentiti del calibro di Giovanni Brusca, Angelo Siino e Nino Giuffre' e una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali: l'ex deputato di Forza Italia era infatti gia' stato indagato per due volte, tra il 2001 e il 2005, ma in entrambi i casi la Dda di Palermo aveva preferito chiudere le indagini con l'archiviazione, in attesa di essere in possesso di elementi decisivi. Secondo il pm Di Matteo, che aveva sostenuto l'accusa con i colleghi Domenico Gozzo e Maurizio De Lucia, oggi entrambi trasferiti in altre sedi, Mercadante avrebbe ottenuto i voti e gli appoggi elettorali dei boss, e si sarebbe prestato a fare da 'braccio politico' di Provenzano. Tra le ultime accuse anche quelle di Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito, che aveva confermato quanto raccontato dal pentito Angelo Siino: Mercadante avrebbe chiesto di far uccidere un uomo, presunto amante della propria moglie, ma la condanna a morte sarebbe stata tramutata in 'esilio', perche' il 'fedifrago' era nipote del boss Pino Lipari.

L'Unità, 28 luglio 2009
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