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 ..Gong Li come Marilyn..... di Lunadicarta
 
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Giustizia non esiste là dove non vi è libertà.

Luigi Einaudi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 31/07/2009 @ 04:12:47, in Osservatorio Famiglia, linkato 2235 volte)
Questo, che superficialmente appare come un momento del progresso dei diritti della donna, non è affatto tale. Giustizia Quotidiana, assume per un momento le vesti di Cassandra e profetizza disgrazia: da oggi 31 luglio 2009 e nei prossimi 12 mesi, osserveremo l'evolversi del fenomeno dello "spaccio" della pillola abortiva Ru486 ad uso e consumo della criminalità organizzata, che esercita in italia il business della prostituzione. La pillola abortiva sarà somministrata senza nessuna cura medica o prevenzione alle nuove schiave, per il mantenimento utile dell'unità da marciapiede. Gli spacciatori? Medici e sanitari compiacenti degli Ospedali italiani... L.M.



ABORTO: VIA LIBERA ALLA
PILLOLA RU486 ANCHE IN ITALIA


ROMA - Arriva in Italia la pillola abortiva Ru486. Dopo dei ore di riunione il CdA dell'Agenzia del Farmaco (Aifa) ne ha autorizzato l'immissione in commercio con quattro voti a favore e uno contrario. Il farmaco, già utilizzato in altri paesi europei, potrà essere impiegato solo in ospedale ed entro il 49/o giorno di gravidanza. Oltre questo termine aumentano infatti le complicanze rispetto all'aborto chirurgico. Il CdA dell'Aifa si è avvalso dei pareri del Consiglio superiore di Sanità e ha raccomandato ai medici "la scrupolosa osservanza della legge". La decisione, ha voluto sottolineare l'Aifa in una nota, "rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di là delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto". Già nel pomeriggio di ieri, il possibile via libera alla pillola aveva innescato una netta reazione del Vaticano, che aveva parlato di "veleno letale" e di "delitto" che comporta "la scomunica" della chiesa per chi la usa, la prescrive o partecipa a qualsiasi titolo "all'iter". "Non sono stati chiariti alcuni punti oscuri del metodo relativi alla sicurezza nell'utilizzo" della Ru486: è il primo commento del sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, la quale chiede "chiarezza" all'Aifa. "Come ministero - aggiunge - dobbiamo garantire la compatibilità con la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza e dobbiamo garantire la sicurezza delle donne". Soddisfatto il ginecologo torinese Silvio Viale (Radicali): "Finalmente! prima di tutto è una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono più libere e hanno un'opportunità in più". "Ma - aggiunge - la lotta continua perché ora bisogna offrire l'aborto medico in tutta Italia".

LA CONDANNA DEL VATICANO, E' DELITTO DA SCOMUNICA: Per voce di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell'Accademia per la vita, il Vaticano auspica "un intervento da parte del governo e dei ministri competenti". Perché - spiega - non "é un farmaco, ma un veleno letale" che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486 - afferma Mons. Sgreccia - è uguale, come la chiesa dice da tempo, all'aborto chirurgico: un "delitto e peccato in senso morale e giuridico" e quindi comporta la scomunica 'latae sententiae', ovvero automatica.

ROCCELLA, RISCHIO DI ABORTI IN 'CLANDESTINITA' LEGALE': Il pericolo paventato dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella è che con la pillola abortiva Ru486 si possa arrivare a una "cladestinità legalizzata" degli aborti. Il metodo dell'aborto farmacologico con la Ru486, ha affermato, "intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perché il momento dell'espulsione non è prevedibile", in una sorta di "clandestinità legale".

AGENZIA FARMACO, SI' NEL RISPETTO LEGGE ABORTO
Il Consiglio di Amministrazione dell'AIFA (l'Agenzia del Farmaco) che ieri sera ha deliberato l'autorizzazione all'immissione in commercio del farmaco mifepristone (Mifegyne), noto come Ru486, ha precisato che ''a garanzia e a tutela della salute della donna'' l'utilizzo del farmaco e' subordinato al rigoroso rispetto della legge per l'interruzione volontaria della gravidanza (L. 194/78). ''La decisione assunta dal CdA - afferma l'Aifa - rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di la' delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto''. In particolare deve essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria, cosi' come previsto dall'art. 8 della Legge sull'aborto. Questo perche' dal momento dell'assunzione del farmaco sino alla certezza dell'avvenuta interruzione della gravidanza, e' necessario escludere la possibilita' di complicanze. La stessa legge n.194 prevede inoltre ''una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui e' demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonche' l'attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse (emorragie, infezioni ed eventi fatali)''. Ulteriori valutazioni sulla sicurezza del farmaco hanno indotto il CdA a limitare l'utilizzo del farmaco entro la settima settimana di gestazione anziche' la nona come invece avviene in gran parte d'Europa. Tra la settima e la nona settimana, infatti, si registra il maggior numero di eventi avversi e il maggior ricorso all'integrazione con la metodica chirurgica. Il Consiglio di Amministrazione si e' avvalso anche dei pareri forniti dal Consiglio Superiore di Sanita' e ha raccomandato ai medici la scrupolosa osservanza della legge.

Ansa 2009-07-31 10:43


Identikit della pillola abortiva, come agisce

ROMA - La pillola abortiva Ru486 è già in uso in vari paesi e dal 2005 è inserita nella lista dei farmaci dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).

- PILLOLA RU486, ECCO COME AGISCE: La pillola RU486 ha un verificato effetto abortivo. A base di mifepristone, è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l'attecchimento dell'ovulo fecondato. L'aborto farmacologico tramite Ru486 prevede l'assunzione di due farmaci: la Ru486 appunto (che interrompe lo sviluppo della gravidanza) in abbinamento a una prostaglandina che provoca le contrazioni uterine e l'espulsione dei tessuti embrionali. Ogni Paese in cui la pillola abortiva è commercializzata ha delle regole e delle scadenze precise: la pillola può infatti essere assunta entro un certo periodo di tempo, calcolato in settimane. Quindici giorni dopo l'espulsione, che avviene nel 98,5% dei casi, la paziente viene sottoposta a valutazione ecografica e ad una visita di controllo. Cosa diversa è, invece la cosiddetta 'pillola del giorno dopo' Norlevo, con la quale la RU486 è spesso confusa: In questo caso si tratta di un anticoncezionale e non provoca, secondo gli esperti, l'interruzione di una gravidanza, ma impedisce l'eventuale annidamento nell'utero dell'ovulo che potrebbe essere fecondato.

-- LE ORIGINE DELLA PILLOLA ABORTIVA: Le ricerche per la produzione della pillola abortiva Ru486 iniziarono nel 1970 in Francia, quando un gruppo di chimici ed endocrinologi guidati da Etienne-Emile Baulieu ed Edouard Sakiz cominciarono a sviluppare un programma di ricerca per realizzare una gamma di molecole per il regolamento dell'attività ormonale e anti-ormonale. Nel 1982 Baulieu presentò all'Accademia delle scienze i risultati clinici della nuova sostanza anti-progesterone: il mifepristone. La sostanza, chiamata col codice Ru 38 486, venne denominata in forma abbreviata Ru486 e presentata come un'alternativa all'aborto per aspirazione.

- I PAESI DOVE E' GIA' IN COMMERCIO: La Ru486 è commerciabile in Francia dal 1988. Nel 1990 fu autorizzata in Gran Bretagna, e un anno dopo in Svezia. Dal 1999 la pillola viene ufficialmente commercializzata in Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia e Paesi Bassi, Svizzera, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Tunisia, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda e Federazione russa. Nel 2005 il mifepristone è stato aggiunto alla lista dei farmaci dall'Organizzazione mondiale della sanità, che ha anche definito delle linee guida.

Ansa 2009-07-30 21:43
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Di Loredana Morandi (del 31/07/2009 @ 03:46:47, in Varie, linkato 2052 volte)



Sondaggio!

Giustizia Quotidiana il blog deve ri-aprire i commenti ?

(vota in basso a destra, proprio sopra il gattone, che si affaccia dal vetro)


Rammento ai miei lettori che è attivo il forum di Giustizia Quotidiana, che consente agli utenti di dialogare sui temi caldi della giustizia con il supporto in diretta delle news di agenzia, da testate specialistiche o giuridiche, dai blog, dai sindacati, dalla Camera e dal Senato della Republica e ultimissimi da Polizia di Stato, a questo link:

www.giustiziaquotidiana.net

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Di Loredana Morandi (del 31/07/2009 @ 03:41:06, in Osservatorio Famiglia, linkato 2066 volte)
Stop Rape Now - Fermare la violenza adesso


NicoleNicole Kidman, Ambasciatrice di Benevolenza per UNIFEM, attraverso il gesto delle braccia incrociate dimostra la propria solidarietà alla causa che si propone di eliminare la violenza sessuale nei conflitti armati, la quale terrorizza milioni di donne e ragazze ed è una tattica utilizzata intenzionalmente su larga scala dai gruppi armati. La Campagna Stop Rape Now, un impegno congiunto da parte di 12 Organizzazioni delle Nazioni Unite, chiede anche il tuo aiuto! Come? PROTESTA! Unisciti a loro in una dimostrazione di solidarietà globale: incrocia le tue braccia, scatta una foto e caricala sul sito internet.

Scegliere il gesto delle braccia incrociate proposto dalle Nazioni Unite rappresenta un modo efficace per inviare un chiaro messaggio di intolleranza verso la violenza sessuale. 

La tua foto verrà inserita nella bacheca del sito di Stop Rape Now e quindi in un gigante mosaico al quartier generale delle Nazioni Unite a New York, per dimostrare che le persone di tutto il mondo stanno alzando la propria voce per protestare contro ciò che è stato definito il più grande silenzio della storia.

Ad Agosto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite discuterà un piano d’azione per mettere un freno a questo crimine di guerra, punire i perpetratori e documentare le atrocità compiute nel passato. Per far ciò, si baserà sulla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza n.1820, adottata all’unanimità il 19 giugno 2008, che riconosce la violenza sessuale nei conflitti armati come strumento di guerra e come una minaccia alla pace e alla sicurezza globale.

Inviando la tua foto, sosterrai le seguenti richieste:
  • La violenza sessuale nei conflitti deve e può essere fermata.
  • Le vittime di violenza devono essere messe nelle condizioni di trovare giustizia. I perpetratori devono essere processati. I processi giudiziari devono essere rispettosi e sicuri sia per le vittime che per i testimoni.
  • Le vittime sopravvissute alle violenze sessuali subite durante conflitti devono ricevere risarcimenti, su base individuale o comune, a seconda del proprio desiderio e delle proprie esigenze.
  • I Paesi che contribuiscono alle missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite attraverso personale militare o civile devono assicurarsi che questi ultimi siano addestrati per prevenire ed evitare violenze sessuali, proteggere donne e ragazze e fornire opportunità di leadership alle donne.
  • I Donatori devono fornire risorse e fondi per far fronte alle necessità delle vittime sopravvissute alle violenze nelle situazioni di emergenze e nei conflitti.
La violenza sessuale non danneggia solo la salute e il benessere di donne e ragazze, ma anche il processo stesso di pace. Pronuncia anche tu il tuo NO alla violenza sessuale nei conflitti! Carica la tua foto a braccia incrociate sul sito di Stop Rape Now. Dimostra il tuo sostegno!

Il Team di Say NO

***

UNIFEM è una delle 12 Organizzazioni delle Nazioni Unite che collaborano attraverso la UN Action Against Sexual Violence in Conflict (Azione ONU contro la Violenza Sessuale nei Conflitti Armati) per aumentare e migliorare i servizi forniti alle vittime, e proteggere donne e bambine durante e dopo i conflitti.

 
Irma - Torino
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Di Loredana Morandi (del 31/07/2009 @ 03:28:02, in Sindacati Giustizia, linkato 3074 volte)
Ricevo via facebook da Nicoletta Grieco e da Giovanni Scialdone, unifico in un solo post i due comunicati e rilancio per dare maggiore diffusione alla notizia che, causa ferie, sarà poco conosciuta...


INTEGRAZIONE FUA 2007


Il ministero dell'Economia ha comunicato di aver messo a disposizione ulteriori 6 milioni di euro per il FUA del 2007 per il ministero della Giustizia, per cui i lavoratori percepiranno ulteriori 100 euro.

Le somme verranno attribuite secondo i criteri dell’accordo del 2007 che anche RDB ha condiviso, a differenza del 2008, visti gli ignobili criteri fissati dalla legge 133. Le somme ammontano a: 5.562.716 euro per il DOG, a 842.174 per il DAP 189.021 per il DGM e 79.320 per gli Archivi Notarili.

Oggi RDB firmerà l’integrazione dell’accordo del 2007, chiederemo all'amministrazione la massima celerità nel pagamento di quanto previsto.

Sul sito www.giustizia.rdbcub.it la comunicazione del Sottosegretario Caliendo

Daniela Rosone

RdB Cub Pubblico Impiego


Integrazione fua 2007. Soldi in più a settembre


Alle segreterie regionali
Alle segreterie territoriali
FPCGIL

Alle lavoratrici e ai lavoratori
della Giustizia e degli Archivi Notarili


Si comunica che in data odierna ci è pervenuta la notizia di un’integrazione del Fondo Unico di Amministrazione per l’anno 2007.

Le somme verranno attribuite secondo i criteri dell’accordo del 2007 e ammontano a: 5.562.716,00 € per l’Amministrazione Giudiziaria e a 79.320,00€ per gli Archivi Notarili.

Tra oggi e domani è prevista la firma dell’integrazione dell’accordo del 2007 per cui si auspica che il pagamento avvenga in tempi celeri.

Roma, 29.07.09

La coordinatrice nazionale
FPCGIL Organizzazione Giudiziaria e Archivi Notarili
Nicoletta Grieco





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Di Loredana Morandi (del 31/07/2009 @ 01:00:14, in Politica, linkato 2020 volte)
Il sorteggio per il Csm è una scelta sbagliata


di Gaetano Pecorella
deputato del Pdl

Tra le molte polemiche, in tema di giustizia, ce ne è una, in questa calda estate, particolarmente vivace, accanto a quella sulla riforma del processo penale: si tratta del dibattito sul Consiglio Superiore della Magistratura, che divide in due politici e magistrati.
E' pur vero che ancora non vi è una proposta scritta, o per lo meno una proposta conosciuta: ma, come spesso accade, le voci precedono, solo di qualche tempo, i fatti. Per lo meno in questa fase della vita politica.
C'è chi vorrebbe introdurre un sistema elettorale che sia caratterizzato, in parte, da una scelta dei suoi componenti affidata alla estrazione a sorte; e c'è chi rifiuta radicalmente una tale soluzione denunciandone la incostituzionalità e irrazionalità. E ci sono sia politici che magistrati, dall'una e dall'altra parte.
C'è da dire, subito, che la Costituzione non consente altra forma di scelta dei componenti del Consiglio che non sia quella elettiva. L'articolo 104 della Costituzione, infatti, prevede che i togati siano "eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari, tra gli appartenenti (ovviamente, tutti gli appartenenti) alle varie categorie": il concetto di "eletti" tra le "varie categorie" non lascia spazio per una alternativa a quella del voto, e soltanto del voto. Ma la estrazione a sorte è anche priva di qualsiasi razionalità non soltanto perché il caso, per definizione, si colloca nell'area del "fortuito", del "casuale", ma anche perché i "prescelti" potrebbero non avere alcun titolo per bene amministrare "le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari", che sono i compiti precipui del Consiglio Superiore della Magistratura.
E' pur vero che, in astratto, tutti i magistrati sono eguali, così come eguali sono i cittadini: ma alcuni, per esperienza, per formazione, per intelligenza, sono più adatti di altri a rappresentare gli interessi di una categoria.
Le ipotesi che si prospettano all'orizzonte sono due: o estrarre a sorte un certo numero di magistrati, e tra questi votare i componenti del Consiglio; o, al contrario, votare un certo numero di magistrati e, tra questi, estrarre a sorte i componenti del Consiglio.
E' evidente, però, che nel primo caso è violato il principio dell'elettorato passivo e, nel secondo, il principio di rappresentanza.
Di più: nel secondo caso chi ha avuto meno voti potrebbe prevalere su chi ha avuto più preferenze.
Ed infine, soluzioni come queste nulla cambierebbero, perché il governo della magistratura sarebbe sempre sotto il controllo delle correnti, ma alle deviazioni che oggi esistono, e di cui tutti si lamentano, se ne aggiungerebbe un'altra, e cioè che una corrente minoritaria, potrebbe decidere senza rispettare, anzi in violazione dei diritti della maggioranza.
Siamo d'accordo: il sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura va cambiato, ma non così.
Pare assai difficile che un qualunque sistema elettorale possa ridurre il peso delle correnti, se non altro perché in ogni caso gli accordi riuscirebbero a superare tutti gli ostacoli posti dalla legge.
Forse la sola via che può incidere sulle aggregazioni è quella di prevedere piccoli collegi, con liste locali. Ciò, per di più, avvicinerebbe gli eletti agli elettori e premierebbe il merito al di là delle designazioni dall'alto.

Il Sole 24 ore, pag 20, 30/07/09
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Di Loredana Morandi (del 31/07/2009 @ 00:35:55, in Magistratura, linkato 2933 volte)
La cosa interessante sarebbe sapere cosa resta indietro al pm. Ad ogni modo, questi trasferimenti possono essere la causa di scarcerazioni di criminali mafiosi, ritardati depositi di atti e simili ...

Woodcock arriva a Napoli il 20 agosto



Roma. Nonostante il parere favorevole dei capi degli uffici giudiziari il Ministero della Giustizia non ha concesso al pm di Potenza Henry John Woodcock, già destinato alla Procura di Napoli dal Csm, un ulteriore proroga di due mesi (il cosiddetto "ritardato possesso") per concludere alcune attività giudiziarie che ha in corso nel capoluogo lucano.

Woodcock ha ottenuto solo una "mini proroga" di dieci giorni; dovrà, pertanto, insediarsi alla procura di Napoli a partire dal prossimo 20 agosto.

Il pm potentino, noto per aver condotto diverse inchieste di largo impatto mediatico, per gran parte fondate su intercettazioni telefoniche, aveva ottenuto un periodo di "ritardato possesso" nel nuovo incarico.

Successivamente il Procuratore della Repubblica di Potenza, Giovanni Colangelo, aveva chiesto un nuovo periodo di "ritardato possesso" per consentire al pm, prima del definitivo trasferimento a Napoli, di chiudere alcune inchieste da lui svolte e ora in fase di definizione.

Dopo la decisione negativa del Ministero, alcune di tali inchieste saranno definite da un altro pm dopo il trasferimento di Woodcock a Napoli.

Il Giornale di Napoli, 29/07/09
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Di Loredana Morandi (del 31/07/2009 @ 00:30:52, in Magistratura, linkato 1292 volte)
Giustizia: Toghe senza tutela
Un rischio per tutti


di Livio Pepino
Consigliere del Csm


"Pratiche a tutela" è espressione ambigua, che può far pensare alla difesa corporativa di singoli (e - si sa - i magistrati sono spesso suscettibili...). Se così fosse, le polemiche che stanno agitando in questi giorni d'estate il Consiglio superiore della magistratura non avrebbero gran senso. Ma così non è. Il preannuncio di dimissioni dal Consiglio in caso di mancata trattazione di alcune pratiche da tempo relegate nel limbo ha, infatti, ben altra e più seria ragione. Vediamola, dunque.
Tra i compiti del Csm c'è quello di tutelare e promuovere l'indipendenza dei magistrati e di garantirne il pluralismo culturale: quel pluralismo che fa della magistratura italiana, grazie alla saggezza della Costituente, un unicum nel panorama europeo. Se così non fosse, basterebbero per governare i magistrati il ministro o quel consiglio di amministrazione che tanto sarebbe piaciuto al presidente Cossiga.
Superfluo dire che non esiste un luogo o un modo unico per perseguire questo obiettivo. Si tutelano indipendenza e pluralismo culturale, per esempio, quando si rompono comodità e corporativismi e si ragiona sui valori sottostanti alla pratica della giurisdizione e delle modalità del suo esercizio, mentre li si ostacolano quando si censurano modelli comportamentali non conformisti ancorché privi di valenze illecite o si cerca di mettere i giudici al riparo da legittime proteste contro sentenze controverse.
Ma il luogo simbolo di tutela della giurisdizione è quello degli interventi consiliari tesi a controbilanciare comportamenti e prese di posizione diretti a condizionare e intimidire giudici e pubblici ministeri e, così, a ridurre l'autonomia della giurisdizione. Per essere concreti, se personaggi pubblici dotati di potere di influenza sui magistrati (per esempio, un presidente del Consiglio o un ministro della giustizia o le più alte gerarchie ecclesiastiche...) intervengono pesantemente per ottenere un esito processuale gradito e, a questo fine, cercano di delegittimare o intimidire i pubblici ministeri e i giudici preposti al processo, solo un intervento di segno opposto - che respinga quelle pressioni - può dare ai magistrati interessati (e a quelli che in futuro dovranno occuparsi di casi analoghi) la convinzione di avere un appoggio e un sostegno.
Altrimenti è facile prevedere che ritorni la situazione descritta da Franco Cordero nel 1986, nella quale "l'imprinting escludeva scelte, gesti, gusti ripugnanti alla biensèeance filogovernativa; ed essendo una sciagura l'essere discriminati, come in ogni carriera burocratica, regnava l'impulso mimetico". Per questo, sin dal 23 luglio 1981, il consiglio superiore della magistratura, con una delibera adottata alla presenza del Capo dello stato, ha affermato "la propria determinazione a tutelare l'indipendente e corretto esercizio della funzione giurisdizionale, invitando tutti i magistrati a trarre dal consenso del paese sul valore della indipendenza della magistratura la serenità necessaria a svolgere il proprio difficile compito".
Questa competenza è stata riaffermata, proprio nei giorni scorsi, con una apposita modifica del regolamento interno promulgata dal Capo dello stato.
Orbene, pur in questo chiaro quadro normativo, da oltre un anno non vengono poste all'ordine del giorno del plenum le risoluzioni predisposte dalla apposita commissione "a tutela" del pubblico ministero milanese titolare delle indagini sul sequestro dell'imam Abu Omar e dei magistrati preposti al processo a carico dell'avvocato Mills per corruzione in atti giudiziari (in cui, prima dello stralcio imposto dal "lodo Alfano", era imputato anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi), sottoposti a pesanti campagne mediatiche tese a mettere in dubbio la neutralità e l'integrità professionale. E da mesi subiscono la stessa sorte altre analoghe pratiche tra le quali quelle a tutela dei magistrati della Corte di cassazione chiamati a decidere sul fine vita di Eluana Englaro definiti, alla vigilia della decisione, "potenziali assassini".
La sottrazione di tali pratiche alla doverosa discussione è stata motivata dal vicepresidente dapprima con ragioni di "opportunità temporale" (dovendosi evitare interferenze con i procedimenti ancora in corso), poi con l'esigenza di attendere la modifica del regolamento in corso di approvazione, infine con la necessità di una "rimeditazione" all'esito della modifica regolamentare.
Davvero troppo, dopo oltre un anno di attesa, per non rimanere pesantemente a rischio le prerogative del Consiglio e il suo ruolo di tutela, nell'interesse dei cittadini, dell'indipendente esercizio della giurisdizione.


Il Manifesto - 30/07/09
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Di Loredana Morandi (del 30/07/2009 @ 12:42:36, in Osservatorio Famiglia, linkato 1366 volte)
Sono pronta con i banner anche a difesa delle dottoresse Maria Cordova e Antonella Nespola



VIOLENZA SESSUALE A ROMA:
TEST BIS CONFERMA, DNA DI BIANCHINI


ROMA (ANSA) - Anche il test bis ha confermato che il dna prelevato dai reperti delle vittime dello stupratore seriale di Roma corrisponde con quello di Luca Bianchini, accusato di almeno tre violenze avvenute tutte in garage condominiali della capitale. Il profilo del Dna estratto nei giorni scorsi a Bianchini, per il prelievo bis voluto dalla Procura di Roma, comparato con il primo prelievo e con quelle dei reperti recuperati dalle vittime ha evidenziato la corrispondenza.

Secondo quanto si è appreso, la compatibilità del Dna raffrontato con il primo prelievo fatto a Bianchini e con quello dei reperti di liquido seminale ricavati dalle vittime degli stupri, sarebbe la massima statisticamente possibile e, secondo gli investigatori, non lascia adito a dubbi sulle responsabilità attribuite al ragioniere romano di 33 anni. Il prelievo bis è stato eseguito il 24 luglio scorso nel pomeriggio nel carcere di Regina Coeli a Roma, con un tampone salivare: Bianchini è accusato di aver compiuto tre stupri nella capitale tra aprile e luglio scorsi, tutti avvenuti in garage condominiali. L'esame venne stato disposto dai pm della procura di Roma Maria Cordova e Antonella Nespola, che hanno affidato l'incarico alla dottoressa Elisabetta Mei del Dipartimento analisi cliniche della polizia scientifica. L'accertamento tecnico-biologico è stato effettuto con le massime garanzie previste dal codice per l'accusato, secondo l'articolo 360 del codice di procedura penale, alla presenza del consulente nominato dai difensori di Bianchini, gli avvocati Bruno Andreozzi e Giorgio Olmi, ossia la dottoressa Marina Baldi, biologa genetista direttrice del consultorio di genetica del laboratorio "Genoma" di Roma.

INVESTIGATORI,CHI DUBITAVA SI SCUSI
Il risultato del test bis del Dna "per noi è solo una conferma perché non avevamo dubbi, chi ha gettato ombre sulla correttezza del lavoro svolto evidentemente si sbagliava e ora farebbe bene a riconoscerlo". Questo il commento che arriva da ambienti della Questura di Roma che sin dai primi esiti degli esami del Dna sui reperti presi dalle vittime e sul quello del presunto stupratore aveva evidenziato la "massima compatibilita". Proprio il Dna fu la prova che inchiodò Bianchini e fece scattare l'arresto.

LEGALE BIANCHINI, ESITO DNA PREVEDIBILE
"Il risultato dell'accertamento non era una cosa imprevista alla luce del primo test del Dna e malgrado Luca Bianchini fosse completamente d'accordo a sottoporsi all'esame". Così l'avvocato Bruno Andreozzi, difensore del ragioniere romano, commenta gli esiti dell'esame del Dna che hanno confermato l'identità del codice genetico del presunto stupratore seriale di Roma con quello estrapolato la prima volta e quello estratto dai reperti sulle tre vittime delle aggressioni a sfondo sessuale. "La difesa ha preso atto della iniziativa di Bianchini e della richiesta di fare questo esame - ha aggiunto Andreozzi - perché ci potevano essere degli esiti anche a lui favorevoli. Ora dovremo riflettere se ricorrere al giudizio ordinario o all'abbreviato o se chiedere una perizia psichaitrca per stabilire quali sono le condizioni mentali di Bianchini stesso".

Ansa

2009-07-30 16:46

Difesa ora chiede esame medico

ROMA (ANSA) - I difensori di Luca Bianchini, il presunto stupratore seriale a cui gli inquirenti attribuiscono almeno tre violenze sessuali avvenute a Roma tra aprile e luglio scorsi, hanno chiesto alla procura l'autorizzazione a sottoporre il loro assistito ad un esame medico-legale. Esame che potrebbe essere propedeutico ad una consulenza di tipo psicologico per stabilire la capacità di intendere e di volere del proprio assistito. Alla richiesta, giunta dopo l'esito dell'esame del Dna che ha confermato la compatibilità con il primo prelievo del codice genetico del ragioniere romano estratto anche dal liquido seminale repertato sulle giovani donne vittime delle violenze, ha dato parere negativo la procura della Repubblica di Roma.

Luca Bianchini nel settembre del 1997 fu scagionato dall'accusa di violenza sessuale grazie ad una perizia che lo giudicò temporaneamente incapace di intendere e di volere. In questi giorni, chiuso nel carcere di Regina Coeli, il ragioniere romano ha invece sostenuto, nei colloqui con i suoi legali, gli avvocati Bruno Andreozzi e Giorgio Olmi, di star bene e di essere cosciente. Bianchini stesso aveva chiesto di sottoporsi al nuovo tampone per il prelievo del Dna lamentando presunte irregolarità nel primo esame. Il ragioniere non più tardi di tre giorni fa aveva ribadito la sua estraneità alle accuse contestategli. "Sono innocente - aveva detto - e i nuovi esami del dna lo confermeranno: sarei un pazzo a chiedere un nuovo prelievo se avessi la consapevolezza di essere colpevole".

ANSA


2009-07-30 14:45

Scotch su vittima ha impronte di Bianchini


ROMA (ANSA) - Oltre alla sovrapponibilità del Dna estratto dal tampone salivare bis con il codice estratto dal primo prelievo e da quello estrapolato dai reperti biologici trovati sulle vittime, ad accusare Luca Banchini, il presunto stupratore di Roma, sono alcune impronte digitali trovate su una striscia di scotch servita a imbavagliare la sua ultima vittima. E' quanto emerge dalle indagini coordinate dai pm della procura di Roma, Maria Cordova e Antonella Nespola. La circostanza non era stata resa nota in precedenza.

L'impronta si riferisce allo stupro consumato ai danni di una studentessa nella zona di Tor Carbone a Roma nella notte tra il due e il tre luglio scorsi. Prima di violentare la ragazza Bianchini, secondo le accuse, aveva aggredito una poliziotta che era riuscita a liberarsi dell'uomo e dare l'allarme. Bianchini fu arrestato il 10 luglio scorso dalla squadra mobile di Roma.

ANSA
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Di Loredana Morandi (del 30/07/2009 @ 12:17:14, in Magistratura, linkato 1314 volte)
INTERCETTAZIONI: ASSOCIAZIONE MAGISTRATI
NESSUN ALLARME ABUSI SONO INDISPENSABILI


(AGI) - Roma, 30 lug. - I magistrati ribadiscono che le intercettazioni sono uno "strumento indispensabile", per accertare le responsabilita' di chi ha compiuto reati, e, dati alla mano, rilevano come "non sussista alcun allarme in relazione ad un abuso di questo strumento". Una delegazione dell'Associazione nazionale magistrati e' stata sentita oggi in audizione in Commissione Giustizia del Senato, dove ora e' al vaglio il ddl messo a punto dal Guardasigilli Angelino Alfano e gia' approvato dalla Camera. Il presidente dell'Anm Luca Palamara, in particolare, ha esposto alla Commissione numeri sui provvedimenti di autorizzazione ad intercettare (71.698 nel 2006; 79.966 nel 2007, riferibili ad utenze e non a singole persone), nonche' sui costi (nel 2007 pari a 224 milioni di euro, su un totale di spese del ministero della Giustizia pari a 7 miliardi e 700 milioni). "L'analisi dei dati - ha osservato Palamara - consente di ritenere che non sussista un allarme per abuso di intercettazioni", avvenute perlopiu' "in uffici esposti alla lotta contro la criminalita' organizzata". Le nuove norme contenute nel ddl, invece, "rischiano di vanificare lo strumento che ha portato all'identificazione di autori di reati gravi e meno gravi, ma dai quali e' stato possibile.


INTERCETTAZIONI: ANM, NESSUN ALLARME ABUSI SONO INDISPENSABILI


(AGI) - Roma, 30 lug. - Le critiche del sindacato delle toghe al ddl Alfano si concentrano inoltre sugli "evidenti indizi di colpevolezza" necessari, secondo il ddl di riforma, per poter richiedere l'autorizzazione ad intercettare: in tal modo, ha spiegato Palamara, "si trasformano le intercettazioni da mezzo di ricerca della prova a mezzo di conferma di questa". Ancor piu' duro il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini: "quello degli evidenti indizi di colpevolezza e' un requisito maggiore dei gravi indizi richiesti per l'emissione di misure cautelari.
  La riservatezza non puo' avere una tutela maggiore della liberta' personale. Inoltre, se gli indizi sono gia' evidenti, il magistrato non potra' dire che le intercettazioni sono indispensabili ai fini investigativi e cio' significa sostanzialmente rinunciarvi". In merito poi all'equilibrio tra tutela della privacy e diritto di cronaca, l'Anm condivide la necessita' di "presidi rigorosi per la tutela della riservatezza delle persone", ma, ha osservato Cascini, "nel ddl ci si affida a meccanismi sanzionatori piu' che procedimentali". La proposta del sindacato delle toghe, quindi, contempla l'introduzione di un'udienza-stralcio, prima del deposito degli atti, nella quale definire quali intercettazioni siano rilevanti ai fini del processo e quali no, con un archivio segreto e la distruzione di queste ultime. Un filtro, dunque, con cui "si eliminerebbe il rischio di propalazioni", aggiunge Cascini, secondo il quale il problema del rapporto tra processo, privacy e liberta' di informazione riguarda non solo le intercettazioni, ma tutto il processo penale: oggi - ha affermato - il sistema e' schizofrenico con il segreto istruttorio che non tutela la privacy ma solo le esigenze investigative, ma non tutto cio' che e' accertato nel procedimento merita la riservatezza. Poi, cio' che non serve per il processo va distrutto ed eliminato".
 

INTERCETTAZIONI: ANM, NESSUN ALLARME ABUSI, SONO INDISPENSABILI (3)


(AGI) - Roma, 30 lug. - Nei procedimenti contro ignoti, nei quali fino ad oggi lo strumento delle investigazioni tecniche si e' spesso rivelato decisivo, le intercettazioni, prevede il ddl, sarebbero possibili solo su richiesta della persona offesa: il sindacato delle toghe, ha in proposito sottolineato la "pesante esposizione delle vittime, che dovrebbero prestare formalmente agli organi investigativi il proprio consenso (successivamente portato a conoscenza degli imputati) con il rischio di subire ritorsioni". Critiche, inoltre, sono state esposte sulla durata massima delle operazioni di intercettazioni, non superiore a 60 giorni, che "renderebbe inevitabile il blocco delle indagini anche quando fosse ancora in corso la realizzazione di reati gravissimi, come il sequestro di persona, la violenza in danno di minori, il traffico di stupefacenti o di armi". Del tutto "irrazionale", ha osservato l'Anm in Commissione, sarebbe anche la completa equiparazione, sul piano dei requisiti, tra intercettazioni telefoniche e acquisizione di tabulati delle comunicazioni o effettuazione di riprese visive in luoghi pubblici: "strumenti, questi ultimi, la cui invasività nella sfera privata delle persone e' decisamente inferiore. Sarebbe oltretutto paradossale che un privato possa effettuare, in ogni caso e senza limiti, riprese visive in locali pubblici (si pensi a banche, uffici postali, esercizi commerciali) mentre forze dell'ordine e magistratura potrebbero farlo solo quando l'autore di un fatto criminoso sia gia' stato individuato, e per non piu' di due mesi. Non sarebbero piu' possibili riprese visive per identificare gli autori di rapine in banca, spaccio di stupefacenti nelle piazze, violenza negli stadi". Tali disposizioni, oltre a rendere del tutto "inefficaci" le indagini sulla delinquenza comune, che insidia quotidianamente la sicurezza dei cittadini, a parere dei magistrati, "arrecherebbero gravissimi danni alle indagini su fenomeni criminali come il terrorismo internazionale e le organizzazioni mafiose, in cui la ricostruzione del contesto associativo scaturisce spesso dall'accertamento di reati apparentemente 'ordinari' come quelli contro la pubblica amministrazione o contro il patrimonio". Queste previsioni, inoltre, allontanerebbero il Paese dagli standard europei, "favorendo lo sviluppo delle piu' gravi forme di illegalita' - sottolinea l'Anm - e ne deriverebbe un sostanziale abbassamento della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, accompagnato da una pesante limitazione della liberta' di informazione, in contrasto con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha ripetutamente sottolineato il ruolo essenziale della stampa per il funzionamento della democrazia, e il diritto a divulgare fatti di rilevante interesse pubblico, perfino quando un'informazione sia stata acquisita attraverso uno strumento illegale o utilizzato in modo non legittimo".

Agi - 30 luglio 2009
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Di Loredana Morandi (del 30/07/2009 @ 11:55:41, in Magistratura, linkato 1277 volte)
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Le acquisizioni nelle sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc e Lista Emiliano

Bari, carabinieri in quattro sedi di partiti

Nel mirino i bilanci del centrosinistra della Regione Puglia. Quindici indagati, tra cui il senatore del PD Tedesco

BARI - I carabinieri si sono presentati giovedì mattina in quattro sedi di partiti del centrosinistra a Bari. I militari hanno acquisito i bilanci dei partiti della Regione Puglia nell'ambito dell'indagine del pm Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari nella gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario. Indagate 15 persone tra cui l'ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd.

LE ACQUISIZIONI - I militari si sarebbero presentati nelle sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc e Lista Emiliano. Gli accertamenti disposti dal magistrato, che ha firmato decreti di esibizione di documentazione, riguardano l'ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti in riferimento al periodo compreso dal 2005 ad oggi, comprese le ultime elezioni al Comune di Bari. In un primo momento si era parlato anche di una perquisizione nella sede di Sinistra e Libertà, particolare poi smentito dai responsabili di partito. «Presso la sede regionale di Sinistra e Libertà a Bari non è stata effettuata alcuna acquisizione di documenti, né alcuna perquisizione da parte della Polizia Giudiziaria» ha precisato Nicola Fratoianni, esponente regionale del gruppo guidato da Vendola.

L'INCHIESTA - Sono una quindicina le persone indagate tra cui l'ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore. Le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa; per alcuni reati si ipotizza l'aggravante di aver favorito un'associazione mafiosa.


Corriere Sera 30 luglio 2009
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