Immagine
 manhattan, central park ... janet cardiff... di Lunadicarta
 
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Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.

George Orwell
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Manifestazione nazionale
per la giustizia e i diritti di chi ci lavora


Intervento dei Lavoratori degli Uffici Giudiziari di Palermo, intervista con il delegato RdB Cub Giustizia Sandro Cardinale.




Lo striscione durante il corteo


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Manifestazione nazionale
per la giustizia e i diritti di chi ci lavora


Intervento dei Lavoratori degli Uffici Giudiziari di Messina, intervista a Clara Crocé delegata della FP Cgil.




Intervento dei Lavoratori degli Uffici Giudiziari di Reggio Calabria, intervista a Gaetano Germoleo delegato Uil Pa.



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Manifestazione nazionale
per la giustizia e i diritti di chi ci lavora


Intervento dei Lavoratori degli Uffici Giudiziari di Firenze, intervista con la delegazione Fp Cgil.




Intervento dei Lavoratori degli Uffici Giudiziari di Prato, intervista con Giovanni Iorio della Fp Cgil.



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Manifestazione nazionale
per la giustizia e i diritti di chi ci lavora


Intervento dei Lavoratori degli Uffici Giudiziari di Roma, intervista agli Ufficiali Giudiziari Tamara Plazzotta e Roberto Palermo della Uilpa.




Intervento dei Traduttori del Ministero Giustizia, intervista a Vittoria, traduttrice in Roma.




Intervento dei Lavoratori degli Uffici Giudiziari di Napoli, intervista alla delegata Uilpa per gli uffici di Napoli e distretto.




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Di Loredana Morandi (del 26/04/2010 @ 08:37:35, in Sindacati Giustizia, linkato 1308 volte)
Gentili Lettori,

di seguito, per vostra comodità, riporto l'elenco dei video interventi dei lavoratori giudiziari città per città, da me registrati tra i manifestanti della Bocca della Verità a Roma. In giornata inserirò gli ultimi video, che riprendono gli striscioni principali ed il corteo, corredandoli dei link ai video su Youtube.

 

Per avere le copie dei video o per integrare le vostre dichiarazioni, scrivetemi: 

loredana (dot) morandi (at) tiscali (dot) it

Loredana Morandi
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Manifestazione nazionale
per la giustizia e i diritti di chi ci lavora


Quelli che seguono sono i video degli striscioni principali del corteo e alcuni momenti della presenza in piazza. No, le riprese non sono perfette ed il mio polso è tutt'altro che fermo, specie se in movimento. Spero che comunque gradirete questo contributo amatoriale.

Con cordialissima solidarietà,

Loredana Morandi


La partenza ...




Lo striscione dei lavoratori messinesi e bresciani della Fp Cgil




Lo striscione FLP




Lo striscione RdB Cub


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Ddl Lavoro: giornata di mobilitazione
sotto le Prefetture di tutta Italia


Proseguono le proteste della CGIL per contrastare la controriforma del diritto e del processo del lavoro. Mercoledì 28 aprile, in occasione della votazione in Aula, presidio davanti Montecitorio

26/04/2010

La CGIL promuove per oggi (26 aprile) una giornata di presidi sotto le prefetture di tutte le citta d'Italia per dire 'No alla controriforma del diritto e del processo del lavoro’.

Dopo il rinvio del ddl al Parlamento da parte del Presidente della Repubblica e dopo le modifiche apportate da Governo e maggioranza, la CGIL prosegue la sua mobilitazione contro una legge definita “sbagliata e incostituzionale”. Le correzioni al testo collegato lavoro proposte in Commissione Lavoro alla Camera sono state ritenute dalla CGIL insufficienti e non rispondenti alle osservazioni critiche mosse dal presidente della Repubblica. In particolare il Segretario Confederale della CGIL Fulvio Fammoni ha puntato il dito contro gli aspetti ‘controversi’ del provvedimento, ovvero arbitrato e conciliazione, sostenendo che “insieme all’intero impianto del provvedimento del governo, fanno parte di un disegno organico, partito dal Libro Verde del ministro Sacconi nel luglio del 2008, che ha come obiettivo la riduzione sistematica dei diritti dei lavoratori, la marginalizzazione della contrattazione collettiva e perfino della magistratura del lavoro”.

A questa giornata di protesta, che coinvolgerà tutto il territorio nazionale, seguiranno altre iniziative durante tutto l'iter parlamentare. Già per mercoledì 28 aprile la CGIL, in occasione della votazione del provvedimento in Aula, promuove un presidio davanti Montecitorio. “Se dopo tutti i pareri contrastanti - fa sapere Fammoni - provenienti anche da eminenti giuristi di diversa estrazione, la legge venisse approvata la CGIL è pronta ad aiutare e tutelare i lavoratori senza aspettare il giudizio di costituzionalità che avrà invece tempi troppo lunghi”.

Intanto oltre 300 giuristi, tra i quali Valerio Onida e Sergio Mattone, hanno lanciato ieri (25 aprile), dalle pagine del quotidiano 'Il Sole 24 Ore' con uno spazio a pagamento, un appello per chiedere al Parlamento di procedere allo stralcio degli articoli 30, 31, 32 e 50 del Ddl lavoro, che prevedono una serie di cambiamenti nel processo del lavoro e in particolare sull'arbitrato. In via subordinata allo stralcio, l’appello chiede di apportare, almeno, una serie di modifiche. Tra le quali: che per il ricorso all’arbitrato sia eliminata la clausola compromissoria; che eventualmente il ricorso all’arbitrato sia possibile esclusivamente al momento della nascita della controversia; che si tratti, comunque, di giudizio arbitrale secondo diritto e non secondo equità; che, quanto alla certificazione, resti ferma la potestà del giudice del lavoro in ordine alla ricognizione dell’autenticità della volontà contrattuale
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Di Loredana Morandi (del 26/04/2010 @ 18:00:36, in Magistratura, linkato 1590 volte)
GIUSTIZIA MINORILE. Il capo dipartimento:
No allo smantellamento


di Benedetta Verrini
26 aprile 2010

Bruno Brattoli, in audizione al Senato, valuta come "critica" la riorganizzazione voluta dal Ministero della giustizia, che ridurrà da tre a due le Direzioni Generali

La giustizia minorile italiana? Un fiore all'occhiello anche a livello internazionale. Così il Capo del Dipartimento per la giustizia minorile, Bruno Brattoli, ha illustrato la situazione del sistema penale minorile ai senatori della Commissione Giustizia.

Un sistema che funziona, con numeri sotto controllo:ogni anno i minori denunciati sono circa 38 mila, quelli entrati nel circuito penale circa 18 mila ed infine quelli entrati negli istituti penali per i minorenni circa 500, di cui il 90 per cento di sesso maschile e il 41 per cento di nazionalità non italiana, fra i quali prevalgono i minori romeni e quelli provenienti dall'area maghrebina.

Con riguardo al funzionamento della giustizia minorile italiana, Brattoli ha osservato come sia a livello internazionale che a livello nazionale sia riconosciuta l'efficienza del sistema, tanto che è allo studio l'estensione dell'applicazione di taluni istituti sperimentati nella giustizia minorile, anche al sistema penale ordinario. Al riguardo ricorda il disegno di legge, attualmente all'esame della Camera, in materia di messa alla prova.

Le criticità: carenza di personale e un regolamento pronto al Ministero

Nel sistema, ha dichiarato Brattoli, si profilano però due elementi di "profonda criticità". In primo luogo lamenta la sostanziale carenza di personale sia civile che di polizia penitenziaria. Sarebbe infatti necessaria l'assunzione di circa 120 unità tra educatori ed assistenti sociali, in quanto l'attività da essi svolta appare fondamentale per il reinserimento dei giovani.

Con riguardo al personale di polizia penitenziaria, Brattoli ha osservato come manchino dalla pianta organica circa 150 unità (per assicurare, tra l'altro, una maggiore sicurezza dei detenuti minorenni evitando così anche il rischio di morti nelle carceri. Al riguardo, Brattoli ha ricordato che si sono verificati nel corso del 2009 tre drammatici episodi).

Riorganizzazione o de-regulation?

Altro tasto dolente, poi, è lo schema di regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia, ancora in corso di adozione. Esso prevede infatti la riduzione da tre a due delle Direzioni generali, in particolare prevede il mantenimento della Direzione generale per l'attuazione dei provvedimenti giudiziari; la soppressione delle altre due Direzioni generali; l'introduzione in sostituzione di queste ultime della "Direzione generale per le attività internazionali" ed infine l'incorporazione dei centri per la giustizia minorile nelle costituende direzioni regionali. A parere di Brattoli, considerando che la struttura così come attualmente articolata ha dato buona prova di sé, sarebbe preferibile il mantenimento dello status quo.

La giustizia minorile: la struttura

Il Dipartimento per la giustizia minorile è stato costituito nel 2001, ed è fra i dipartimenti di più recente istituzione del Ministero della giustizia.

Tale Dipartimento presenta un'articolazione amministrativa centrale e territoriale, la quale provvede ad assicurare l'esecuzione dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria minorile, garantendo la certezza della pena, la tutela dei diritti soggettivi, la promozione dei processi evolutivi adolescenziali e perseguendo la finalità del reinserimento sociale e lavorativo dei minori entrati nel circuito penale.

In particolare l'articolazione amministrativa centrale è composta da tre Direzioni generali. La prima,  la Direzione generale per l'attuazione dei provvedimenti giudiziari, la Direzione generale del personale e della formazione, la Direzione generale delle risorse materiali, dei beni e dei servizi.

Più complessa è invece l'articolazione amministrativa territoriale del Dipartimento. In essa sono ricompresi:

12 Centri per la giustizia minorile;

18 Istituti penali per i minorenni (i quali assicurano l'esecuzione dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria);

29 Uffici di servizio sociale per i minorenni (i quali forniscono assistenza ai minorenni autori di reato in ogni stato e grado del procedimento penale);

25 Centri di prima accoglienza (i quali ospitano i minorenni in stato di arresto, fermo o accompagnamento fino all'udienza di convalida);

12 Comunità (le quali assicurano l'esecuzione dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria nei confronti di minorenni autori di reato).

http://www.vita.it/news/view/102828
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Da oggi, la XIV Giornata dei bambini
vittime di pedofilia promossa da Meter


Povertà e minori: un binomio che spesso causa fame, analfabetismo, malattie e che può sfociare in episodi di abuso sessuale.

È l’allarme lanciato da don Fortunato Di Noto, fondatore dell'associazione Meter, in occasione della 14.ma “Giornata nazionale dei bambini vittime della violenza, l’indifferenza e lo sfruttamento – contro la pedofilia”. All'associazione Meter Benedetto XVI ha rivolto oggi un saluto speciale al termine del Regina Caeli. La Giornata dà il via a una settimana di iniziative, che ha avuto il plauso delle maggiori cariche dello Stato.

I numeri sono drammatici: in Italia ogni anno si registrano 20 mila nuovi casi di pedofilia, con un aumento del 10,8 per cento negli ultimi cinque anni, e gli italiani occupano il secondo posto nella classifica dei viaggiatori più assidui per scopi di turismo sessuale. Al tema “Povertà e minori, responsabilità condivise.

No alla povertà per dire no agli abusi”, è dedicata la Giornata, organizzata dall’associazione Meter di don Fortunato Di Noto. In 20 anni di attività, Meter ha aiutato 900 minori e famiglie ad essere accolti in centri d’ascolto ed ha segnalato alle autorità 200mila siti pedopornografici, con un ritmo di 600 al mese, nel silenzio pressoché assoluto dei media.

“Impressiona che quasi nessun quotidiano riporti queste sconvolgenti notizie e che nessuno protesti o gridi allo scandalo", denuncia don Di Noto. "Davanti a quello che accade dovrebbe sollevarsi il mondo”. Il presidente di Meter, nella sua lettera in occasione della Giornata, invita alla preghiera e all’azione. Ad Avola, in provincia di Siracusa, dove ha sede l’associazione, ma anche in tutti gli sportelli Meter delle città italiane, nelle diocesi e nelle parrocchie che hanno aderito e su facebook, sono molte le iniziative in programma fino al 2 maggio.

A sostegno dell’iniziativa di don Di Noto arriva anche un messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “La salvaguardia dell’infanzia costituisce un principio assoluto non solo nel sistema giuridico – scrive - ma anche nella sensibilità comune che respinge gli esecrabili episodi che violano e ledono l’età dell’innocenza, così come ogni forma di indifferenza e di rimozione di fronte a condizioni estreme di povertà e malnutrizione che provocano ai minori sofferenze intollerabili e danni alla salute spesso irreversibili”. Il Capo dello Stato constata che purtroppo “appare ancora lontana la piena osservanza di questi principi che hanno faticosamente superato, grazie all’apporto di più moderni indirizzi pedagogici, antichi modelli di organizzazione sociale insensibili alle peculiari esigenze dei bambini”.

(A cura di Roberta Barbi per Radio Vaticana)

Una intervista a Don Di Noto su Avvenire

25 APRILE 2010  - INFANZIA VIOLATA


«Stupri a neonati sul web»
Nell’indifferenza dei media



Nessuna password per entrare, nessun filtro: l’orrore è sotto gli occhi di tutti e basta un clic per accedervi. E così scorrono migliaia di fotografie con bambini, persino con neonati, abusati da adulti che nemmeno sentono l’esigenza di coprirsi il volto e nascondere la propria identità. «Se vedeste queste immagini vi sollevereste tutti contro la pedofilia e la pedopornografia. Il problema grave è che nessuno vede ciò che accade, e i media tacciono», denuncia don Fortunato Di Noto - da venti anni impegnato in prima linea contro la piaga dell’abuso sui minori - in questa XIV "Giornata nazionale dei Bambini vittime della violenza, l’indifferenza e lo sfruttamento - Contro la pedofilia". Una Giornata istituita nel 1996 proprio dal sacerdote di Avola (Siracusa), fondatore di quella Associazione Meter che ha già dato la caccia a 200mila siti pedopornografici e prestato soccorso a 900 minori e famiglie.

Su uno dei siti che i volontari hanno scoperto in questi giorni sono gli stessi pedofili a descrivere orgogliosamente l’eccezionalità dell’"offerta": il "debutto di un bimbo di 1 anno" è lì alla portata di tutti, almeno finché la Polizia postale e delle Comunicazioni e il Cncpo (Centro nazionale per il contrasto alla pedofilia online) non intervengono per porre fine allo scempio. Ma per un sito che viene oscurato altri dieci ne nascono e la lotta si fa incessante: «Noi denunciamo 600 siti al mese - racconta don Di Noto - ma per il pedofilo la vita è molto semplice, visto che l’accesso a centinaia di foto e video di piccoli stuprati è gratuito. Ancora la settimana scorsa abbiamo scoperto un servizio di free hosting (i siti che permettono di caricare gratuitamente e scambiarsi sul web i file), con migliaia di immagini strazianti distribuite in gallerie da venti foto a pagina per 349 pagine... fate voi i calcoli. E tutto alla luce del sole, con i volti degli aguzzini in bella vista e centinaia di pedofili che scaricano questo materiale».

Di che inorridire. Eppure alle denunce del sacerdote, diffuse puntualmente attraverso tutte le agenzie di stampa, risponde il silenzio pressoché assoluto dei media: «Impressiona che quasi nessun quotidiano riporti queste sconvolgenti notizie, che nessuno protesti e gridi allo scandalo. Davanti a quello che accade dovrebbe sollevarsi il mondo... Dove sono i titoloni in prima pagina?», commenta don Di Noto, che non si dà pace soprattutto per il ritmo con cui, grazie alla complice indifferenza dei media, prosegue in Italia e nel mondo la silenziosa mattanza di bambini: «In soli tre mesi abbiamo denunciato alla Polizia postale italiana e alle Polizie di altri Paesi 2.010 siti, luoghi in cui l’orrore viene declinato in tutte le forme e con la massima fantasia perversa». Bimbi in tenera età sono utilizzati per il "piacere raffinato" dei maniaci più esigenti in un portale delirante che nelle ultime due settimane ha richiamato 162.387 utenti, e di questi ben 40mila "clienti" della sezione più violenta. «È sacrosanto denunciare gli episodi di pedofilia quando avvengono da parte di un religioso, ma non è accettabile che tutto il resto del fenomeno, che ha dimensioni spaventose, passi invece sotto silenzio. Non posso non chiedermi perché ciò avvenga».

Quasi inutile, in effetti, cercare in Internet le cifre e le statistiche della pedofilia nel mondo: ci si imbatte in centinaia di approfondimenti sul coinvolgimento - sia vero che presunto - di singoli sacerdoti, ma sui numeri della mattanza mondiale è silenzio o quasi. Eppure la piaga della pedofilia aumenta ogni anno a ritmi esponenziali e in particolare l’Italia risulta sempre ai primi posti nel turismo sessuale ai danni di bambini nei Paesi poveri. «Siamo consapevoli che la povertà condanna sempre più le fasce vulnerabili, e che fame, analfabetismo, indigenza e malattie favoriscono gli abusi sui minori - dichiara Di Noto - rendendo la loro vita già precaria un inferno. La violenza sui bambini è un peccato contro Dio e un grave reato che richiede azioni concrete affinché non accadano mai più atti così esecrabili». Non a caso la XIV Giornata ha per tema quest’anno "Povertà e minori, responsabilità condivise".

Le celebrazioni cominciano oggi alle 10.30 ad Avola con la Messa celebrata dal vescovo di Noto Antonio Stagliano, e si estenderanno a tutta Italia con molteplici iniziative www.associazionemeter.org). Il momento più atteso alle 12, quando il Papa rivolgerà nel corso del Regina Coeli un "saluto speciale" in piazza San Pietro, dove sarà presente una delegazione Meter. Il 2 maggio ad Avola la Messa concelebrata da tutti i parroci della città chiuderà la "Giornata". Non il suo impegno per la civiltà.

Lucia Bellaspiga - Avvenire
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Di Loredana Morandi (del 26/04/2010 @ 18:56:56, in Sindacato, linkato 1424 volte)
Una interessante sentenza del Tribunale di Aosta, in merito alla quale non concordo soltanto su un punto: i commenti non firmati non sono da considerarsi tutti anonimi. E' giusto invece dire che i commenti sono responsabilità degli autori, anche e soprattutto quando anonimi, ma in moltissimi casi  gli anonimi sono riconoscibili dagli pseudonimi, dalle firme identificative, dai "puntini di sospensione" e altro.
Ad esempio un anonimo che firmasse un suo commento con questo glifo  " °°°/  "  è ampiamente identificabile per  tutti i suoi "compari". Nello stesso modo gli errori di ortografia, gli errori di battitura e altri piccoli particolari dell'iconografia generale degli scritti  identificano inequivocabilmente il personaggio anonimo. Alcuni anonimi in rete, specie nei casi di "clonazione del nome" , sono famosissimi, finanche più famosi dei loro "clonati".
Così, ad esempio, la vittima di reati telematici ha una consapevolezza e una conoscenza di quanto ha subito senz'altro superiore ad ogni tipo di indagine svolta dalla stessa Polizia delle Telecomunicazioni.
Anche oltre l'identificazione a mezzo IP, che puntualmente conduce al "computer", perché l'uso dei server proxy per anonimizzare la navigazione è ormai conosciuto anche alla massa. L'identificazione dell'IP è cmq sostanziale per tutti gli altri reati del web, fino e all'occorrenza dei più fortunati per interrompere il "reato stesso", un attacco ddos ad esempio o l'abuso dell'IP di un Ente Nazionale utilizzato da un Proxy per anonimizzare le connessioni dei propri User. Tracciare un IP, inoltre ha un costo irrisorio se paragonato con le intercettazioni telefoniche. Quindi, perché rinunciare se è via web che  si consolidano le occasioni di reato, dai pizzini via skype ai business della tratta e della pedopornografia? Concludendo, generalizzare sull'anonimato del web potrebbe produrre uno slittamento dall'attuale  Paleolitico e dall'evoluzione sessista di  Neanderthal, ad un futuro remoto "Carbonifero"  dominato da molluschi, privo di esseri viventi e soprattutto privo della volontà di identificare gli autori dei reati che quotidianamente infestano la rete. LM

Il tribunale di Aosta: «non è equiparabile a un direttore di giornale»

Il blogger è responsabile solo
dei messaggi firmati da lui

L'imputato è stato condannato a un'ammenda soltanto per gli scritti che aveva pubblicato a suo nome

AOSTA - Le responsabilità di un blogger non sono le stesse di un direttore di un giornale. Riformando la sentenza di primo grado, la terza sezione della Corte di Appello di Torino (presidente-relatore Gustavo Witzel) si è così espressa confermando solo in parte la condanna nei confronti di un blogger aostano (Roberto Mancini, giornalista di 63 anni), difeso dall'avvocato Caterina Malavenda. All'imputato è stata inflitta una pena pecuniaria di 1.000 euro per diffamazione relativamente a due post da lui stesso firmati.

I POST NON FIRMATI SONO DA CONSIDERARSI ANONIMI - È invece stato assolto dal reato di omesso controllo: secondo il giudice tutti i post che non sono scritti dal gestore del blog devono essere considerati anonimi. In primo grado Mancini era stato condannato a 3mila euro di ammenda e a 8mila euro di risarcimento. «Colui che gestisce un blog - era scritto nelle motivazioni - altro non è che il direttore responsabile dello stesso, pur se non viene formalmente utilizzata tale forma semantica per indicare la figura del gestore e proprietario di un sito internet. Ma, evidentemente, la posizione di un direttore di una testata giornalistica stampata e quella di chi gestisce un blog (e che, infatti, può cancellare messaggi) è, mutatis mutandis, identica». L' inchiesta era stata avviata dalla Polizia Postale di Aosta in seguito alle denunce per diffamazione presentate da quattro giornalisti valdostani contro l'anonimo autore del blog "Il bolscevico stanco". Solidarietà a Mancini era stata espressa da Reporters sans frontieres.

23 aprile 2010 - Corriere Sera
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