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 antico giardino ...... di Lunadicarta
 
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Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto.

Horacio Verbitsky
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 07:33:38, in Magistratura, linkato 1476 volte)
GENOVA PROCESSO PENALE,
RATIFICATO PROTOCOLLO MAGISTRATI - AVVOCATI



(AGI) - GENOVA, 19 apr. - E' stato ratificato oggi il primo protocollo d'intesa tra i magistrati e gli avvocati liguri per la gestione delle udienze dibattimebtali penali, collegiali e monocratiche, del tribunale ordinario di Genova e delle udienze preliminari.

La ratifica e' avvenuta nell'aula della Corte d'Assise del palazzo di giustizia di Genova alle 12. Erano presenti il presidente del tribunale Claudio Viazzi, il presidente dell'Anm Liguria Francesco Pinto, il presidente dell'ordine degli avvocati di Genova Stefano Savi ed il presidente della Camera penale Corrado Pagano.

"Si tratta di una prima fase - ha spiegato il sostituto procuratore Francesco Pinto - a cui ne fara' seguito un'altra di controllo e verifica durante le udienze. Naturalmente i protocolli non sono altro che un "consiglio virtuoso" su come gestire le udienze, regolate dal codice di procedura penale.

Nessuno puo' dire a un giudice come gestire un'udienza. Sono solo regole virtuose, ripeto, a favore prima di tutto del cittadino e quindi degli operatori della giustizia". Nel complesso, si tratta di regole comportamentali tese ad evitare aule sovraffollate, rinvii per assenza di magistrati, calendarizzazioni non compatibili per le parti.
  Cli/Ge
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 07:46:12, in Magistratura, linkato 1531 volte)
Csm verso gli standard per misurare i giudici

di Lionello Mancini
Sole 24 ore - 19 Aprile 2010

Il lavoro di raccolta e di elaborazione dati è durato oltre un anno, ha coinvolto centinaia di uffici giudiziari e migliaia di magistrati, ma alla fine il quadro è pronto e questo Consiglio superiore della magistratura (Csm) lascerà in eredità al prossimo organo di autogoverno che verrà eletto a luglio, lo strumento per valutare lo «standard medio» di produttività di ogni singolo magistrato italiano. Più facile a dirsi che a farsi, come conferma Elisabetta Cesqui, membro del Consiglio superiore della magistratura, «e i problemi non sono ancora tutti risolti, ma siamo finalmente arrivati a un metodo che riteniamo efficace per misurare il rapporto magistrato-fascicoli; si tratta ora di stabilire chi potrà usare questo strumento e con quali finalità».

Il lavoro della ventina tra statistici e magistrati («esonerati solo parzialmente dal normale servizio», precisa uno di questi ultimi) è iniziato nel dicembre 2008. Divisi in due commissioni, una per il penale e l'altra al civile, hanno accumulato dati e affinato criteri per rendere realisticamente comparabile il lavoro del magistrato Rossi della sezione sfratti di Milano con il suo collega Bianchi che è impegnato sullo stesso fronte in un piccolo o medio tribunale del centro o del sud Italia.

Per l'analisi del settore penale sono stati estratti i dati di 48 mesi (2005-2008) da 16 tribunali e 142 procure della Repubblica, cioè l'attività svolta da 247 giudici, 179 Gip e 979 sostituti procuratori della Repubblica (136 dei quali operanti nell'antimafia); oltre a questi, hanno partecipato 120 giudici di sorveglianza (sono 150 in tutto), con i dati del biennio 2008-2009. Quanto al civile, i rilevatori hanno censito i carichi di 1.070 «annualità/giudice»: tutti quelli (527) operanti nei tre tribunali metropolitani di Roma, Milano e Napoli; 356 dei grandi tribunali, 187 dei medi e piccoli. Con le opportune correzioni dei fattori di distorsione (ad esempio maternità), sono stati presi in considerazione i fascicoli di contenzioso ordinario, esclusi fallimentare, esecuzioni, giudici tutelari, per carenza di banche dati. Sia per il civile sia per il penale, sono stati assunti esclusivamente i carichi di lavoro dei magistrati ordinari, lasciando fuori il pur cospicuo contributo apportato dai magistrati onorari.

Venerdì scorso il Csm ha ricevuto dalle due commissioni le relazioni finali della lunga disamina e presto farà proprie le conclusioni definitive, assumendole in una delibera come modello per "misurare" la produttività dei magistrati. «È stato un lavoro lungo e complesso – spiega ancora Cesqui – ma avevamo l'esigenza di dati credibili e aggiornati per circoscrizione e ufficio; oltre a ciò, dev'essere possibile estrarre ogni notizia utile a valutare in profondità le singole posizioni», come la legge impone ogni 4 anni per le progressioni di carriera. E se alla valutazione giudiziaria serve questa fotografia in tempo reale, alimentata costantemente dagli uffici secondo criteri omogenei, il ministero dovrà usare gli stessi dati combinati in modo differente, ad esempio per stabilire le piante organiche del personale, le dotazioni strumentali eccetera. Dunque in gioco c'è un grande affresco statistico condiviso e utilizzabile di comune accordo: un obiettivo al momento ancora distante. Alla "misurabilità" del lavoro giudiziario, infatti, è sotteso un braccio di ferro tutto politico tra le toghe e quanti indicano nello scarso impegno di giudici e pm la sola causa dei guai della Giustizia.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/04/19/Economia e Lavoro/4_D.shtml

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme e Tributi/2010/04/pubblico-impiego-riforma-brunetta-giustizia.shtml
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IL RETROSCENA (dite tutti grazie a Santoro)

Intercettazioni, linea dura del Pdl
nella legge bavaglio per i giornalisti

Il nuovo testo sarà depositato oggi alle 14 in commissione Giustizia al Senato. La durata degli ascolti sarà di 60 giorni, necessaria la prova che un reato è in corso. Vietata la pubblicazione anche di un riassunto fino alla conclusione delle indagini preliminari. La conferma di Schifani in un incontro con l'Anm 

di LIANA MILELLA

ROMA - Contro i giornalisti, e quindi contro gli editori, la maggioranza compatta non molla di un millimetro. Anzi, se potesse, inasprirebbe ancora di più la riforma delle intercettazioni. Resterà rigida la regola per cui delle telefonate sbobinate non si potrà più pubblicare una riga, neppure per riassunto, fino alla chiusura delle indagini preliminari. Cioè, magari, per anni. Addio diritto di cronaca su inchieste come quelle di Firenze, di Trani o di Calciopoli, solo per citare le ultime raccontate dai giornali. Sul resto il governo qualcosa è disposto a cedere, ma sul bavaglio alla stampa no.

La conferma arriva dal presidente del Senato Renato Schifani che incontra le toghe dell'Anm giusto mentre, in via Arenula, politici e tecnici mettono a punto le modifiche alla legge sugli ascolti. C'è il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, il relatore Roberto Centaro, il direttore dell'ufficio legislativo Augusta Iannini. Il Guardasigilli Angelino Alfano fa capolino. Il nuovo testo dovrà essere pronto per oggi alle 14 per essere depositato in commissione Giustizia a palazzo Madama. Da Schifani, come dalla riunione, ecco la netta conferma del pugno duro contro la stampa: niente telefonate sui giornali o recitate in tv, nemmeno per sintesi. Un totale black out. Multe agli editori, fino a 500mila euro, se ne consentono la pubblicazione.

Almeno su questo Berlusconi ha imposto il divieto di trattative o cedimenti. Passi sugli "evidenti indizi di colpevolezza" che diventano "gravi indizi di reato", per via di Napolitano che minaccia di rimandare la legge alle Camere se il testo resta identico. Ma sulla pubblicazione degli ascolti il Cavaliere ha un "alleato" nello stesso presidente della Repubblica, cui le paginate di verbali non sono mai piaciute. E dunque avanti, multe più salate di oggi, fino a 10mila euro per una telefonata finita in pagina ("solo" 5mila per un altro atto del procedimento), carcere fino a un anno se si pubblicano ascolti destinati alla distruzione.

Sul resto il premier qualcosa molla. Il presidente dell'Anm Luca Palamara, fuori dallo studio di Schifani, parla di "apertura positiva". Si riferisce ai "gravi indizi di reato", la formula già presente oggi nel codice di procedura penale, che per le toghe fa venir meno l'incubo degli "evidenti indizi di colpevolezza", formula che avrebbe bloccato qualsiasi indagine. Il presidente del Senato non anticipa di più, ma il resto delle modifiche non copre di certo la mole di critiche di giudici e giuristi alla riforma. A cominciare dai paletti rigidi che circonderanno i "gravi indizi di colpevolezza". Come la stretta sulle utenze che dovranno essere "intestate" agli indagati o comunque da essi "utilizzate" o dai limiti rigidi ad allargare, pur di poco, la sfera degli intercettati.

Per il resto le maglie si allargano di poco. Di certo si ampliano per i parlamentari, attuando subito un paio di recenti sentenze della Consulta (113 e 114): quando qualcuno di loro ricadrà per caso in un ascolto, il magistrato avrà il dovere di chiedere subito l'autorizzazione (e quindi mettere nel nulla l'ascolto medesimo visto che con la richiesta cade anche qualsiasi segreto). Ma su norma transitoria, durata, microspie, tabulati, autorizzazione del tribunale collegiale, le modifiche sono minimali. In alcuni casi inesistenti. Alla fine i falchi hanno vinto sulle colombe. Ad esempio la legge entrerà in vigore sì solo per i processi futuri, ma quelli attuali avranno solo tre mesi di tempo per mettersi in regola. La durata rimane di 60 giorni al massimo (salvo casi eccezionalissimi). Per mettere le microspie ci vorrà la prova che in quel luogo si sta commettendo un reato. La richiesta dei tabulati telefonici dovrà obbedire alle stesse regole delle telefonate. E toccherà a un tribunale di tre persone autorizzare quello che prima passava per le mani di un solo giudice. Con quale dispendio di tempo e di energie si può immaginare fin d'ora.

Buonanotte, intercettazioni.

(20 aprile 2010) La Repubblica


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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 08:03:35, in Magistratura, linkato 1436 volte)
INTERCETTAZIONI: ANM, DA SCHIFANI APERTURA POSITIVA

(AGI) - Roma, 19 apr. - “Abbiamo riscontrato come dato positivo un’apertura sulle intercettazioni”. Ad affermarlo e’ Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, al termine dell’incontro con il presidente del Senato, Renato Schifani. (AGI) Bas/Msc


SENATO: SCHIFANI HA INCONTRO “CORDIALE” CON I VERTICI DELL’ANM I

(AGI) - Roma, 19 apr. - Il Presidente del Senato, Renato Schifani, ha ricevuto questa sera a Palazzo Madama i vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati. La delegazione dell’Anm era composta da Luca Palamara, presidente; Antonio Balsamo, direttore della rivista “La Magistratura”; Gaetano Sgroia, componente dell’Anm; Antonietta Fiorillo, del Comitato direttivo Generale. L’incontro cordiale e’ durato 30 minuti.(AGI) Nic

SENATO: SCHIFANI RICEVE DELEGAZIONE ANM, CORDIALE INCONTRO

(AGI) - Roma, 19 apr. - Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha ricevuto questa sera a Palazzo Madama i vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati. La Delegazione dell’Anm, informa una nota dell’ufficio stampa del Senato, era composta da Luca Palamara, Presidente dell’Anm; Antonio Balsamo, direttore della rivista ‘La Magistratura’ e Gaetano Sgroia, componenti dell’Anm; Antonietta Fiorillio, componente del Comitato direttivo centrale. L’incontro cordiale, conclude la nota, e’ durato 30 minuti. (AGI) Com/Bal

Anm a Schifani, prioritarie riforme
'Necessarie per migliorare funzionamento del servizio'

(ANSA) - ROMA, 19 APR -'Abbiamo ribadito la necessita' e la priorita' di riforme per migliorare il funzionamento del servizio giustizia'. Cosi' l'Anm a Schifani. 'Siamo pronti a dare il nostro contributo', ha riferito il presidente dell'Associazione dei magistrati Palamara al termine dell'incontro con il presidente del Senato. A chiedere il colloquio era stata la Anm, che il 27 aprile sara' ascoltata anche da Fini. E sul ddl intercettazioni Palamara afferma che in Schifani e' stata riscontrata un'apertura'.

Intercettazioni: Anm, da Schifani apertura su ddl

Roma, 19 apr. - (Adnkronos) - "Abbiamo riscontrato in maniera positiva un'apertura sul ddl sulle intercettazioni''. E' quanto dichiara il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara dopo l'incontro con il presidente del Senato Renato Schifani. Un'apertura che per il leader del sindacato delle toghe si riferisce alla modifica al ddl in discussione per cui le intercettazioni sarebbero consentite in presenza di gravi indizi di reato e non piu' di colpevolezza".

GIUSTIZIA: SCHIFANI, 30 MINUTI DI COLLOQUIO CON VERTICI ANM
 
(ASCA) - Roma, 19 apr - Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha ricevuto questa sera a Palazzo Madama i vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati. La delegazione dell'ANM era composta da Luca Palamara, presidente dell'ANM; Antonio Balsamo, direttore della rivista ''La Magistratura'' e Gaetano Sgroia, componenti dell'ANM; Antonietta Fiorillio, componente del Comitato Direttivo Centrale. L'incontro cordiale e' durato 30 minuti. red-njb/mcc/bra
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 08:13:01, in Politica, linkato 1237 volte)
Spuntano nuove intercettazioni: il Palazzo trema


di Massimo Malpica

RomaUn altro terremoto giudiziario si prepara a far tremare il Paese. L’epicentro è Roma, precisamente piazzale Clodio, dove ha sede la procura della Capitale. Qui c’è un fascicolo d’indagine che rischia di far più rumore dell’inchiesta sui grandi eventi che ha toccato i vertici della Protezione civile.

Dentro quei faldoni ci sarebbero i nomi di numerosi politici di primo piano, ma anche funzionari di un importante dicastero, e diversi magistrati eccellenti. Tutti coinvolti via via in un’inchiesta che era cominciata analizzando i rapporti tra un politico di primo piano e un «faccendiere» già noto alle cronache giudiziarie. L’ipotesi di reato iniziale era corruzione. E quando sono partite le intercettazioni, gli inquirenti sono arrivati, a catena, ad ascoltare un «parterre» illustre. Che, come detto, oltre a un buon numero di parlamentari, comprenderebbe magistrati, alcuni dei quali con importanti incarichi «esterni», imprenditori e alti dirigenti pubblici e privati. Come capita sovente, le condotte «rilevate» dagli inquirenti nel corso del lavoro investigativo non incardinerebbero profili di rilevanza penale eclatante.

Dal contenuto delle intercettazioni emergerebbe però uno scenario fatto di scambi di favori e richieste, capace di colpire - negativamente, va da sé - l’opinione pubblica, e di alimentare i sentimenti di antipolitica già molto diffusi. «Se i brogliacci, o peggio ancora le trascrizioni, di alcune delle conversazioni intercettate finissero sui giornali, scoppierebbe il finimondo», dichiara nei corridoi di piazzale Clodio uno degli inquirenti. Ma di che si tratta?

Secondo le prime indiscrezioni, l’inchiesta verterebbe sulla liceità di alcuni «affari» pianificati in Sardegna dai primi protagonisti «puntati» dalla procura di Roma. Indagando su questo business ancora in fase iniziale, gli investigatori si sarebbero imbattuti in Flavio Carboni, l’imprenditore da poco assolto nel processo di primo grado per l’omicidio del banchiere Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, trovato appeso e privo di vita sotto il Blackfriars bridge, a Londra.

Il nome di Carboni sarebbe tra gli indagati in questo nuovo fascicolo, affidato al pm Giancarlo Capaldo, lo stesso che si sta occupando sia dell’affaire Marrazzo che dell’indagine su Fastweb e Telecom Sparkle. E monitorando le attività e l’entourage dell’imprenditore, i carabinieri di Roma sarebbero incappati in frequenti contatti «politici». Tra i nomi che compaiono in questa fase, perché direttamente o indirettamente «ascoltati» in fase di intercettazione, vi sarebbe anche il senatore Marcello Dell’Utri, nonché il coordinatore del Pdl Denis Verdini.

I due esponenti politici, però, non sarebbero indagati nel fascicolo assegnato a Capaldo. C’è chi fa notare, però, che per una curiosa coincidenza sia Dell’Utri che Verdini sono alle prese il primo con la sentenza d’appello per l’accusa di concorso esterno a Cosa nostra, il secondo con l’inchiesta sulle grandi opere, che lo vede indagato. Anche Carboni, dal canto suo, è in attesa della sentenza di appello sul caso Calvi.

Nell’inchiesta, come detto, sarebbe al vaglio anche l’operato di alcuni magistrati in servizio o distaccati presso altre amministrazioni. In particolare, l’attenzione degli inquirenti si sarebbe soffermata su una «associazione» privata che annovera tra i suoi soci diverse toghe, alcune delle quali attive nel gestire o tessere rapporti relativamente ai «business» al centro delle indagini. Quale sia il nesso che lega i vari filoni è presto per dirlo. La procura ha da poco chiesto la proroga delle indagini. Segno che i magistrati romani intendono scavare più a fondo.

Il Giornale

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IL CASO

Affari con politici e magistrati
Carboni sotto accusa a Roma



Nelle intercettazioni i nomi di Dell'Utri e Verdini. Al vaglio della magistratura tra l'altro l'attività di un giudice tributario di FRANCESCO VIVIANO
ROMA - Ancora una volta l'ipotesi di reato è quella di corruzione. È quanto emerge in un'inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma che, partendo da grandi affari immobiliari, arriva in Sardegna e ritorna nella capitale. Una rete di affari che investe i palazzi della politica, della magistratura e dell'imprenditoria, non soltanto romana. Secondo gli inquirenti, al centro di questa indagine - che preoccupa personaggi eccellenti e sfiora esponenti parlamentari del centrodestra - c'è il "faccendiere" Flavio Carboni che, coinvolto nelle indagini sulla morte del banchiere Roberto Calvi trovato impiccato sotto il ponte dei "Frati Neri" a Londra nel 1982, ora riaffiora nel dossier elaborato a Roma.

Carboni è infatti indagato dalla Procura romana: sull'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, sono stati accesi i riflettori per l'invio dell'ordinanza di conclusione delle indagini ad alcuni dei personaggi coinvolti in questa vicenda. Nelle intercettazioni di alcuni indagati spuntano anche alcuni nomi eccellenti. Tra questi il senatore Marcello Dell'Utri, il coordinatore del Pdl Denis Verdini, e altri esponenti politici del centrodestra che, allo stato, non sarebbero indagati.

Ma i loro nomi ricorrono spessissimo nelle conversazioni telefoniche tra Flavio Carboni ed un magistrato, Pasquale Lombardi, che guida associazioni nelle quali figurano tra gli iscritti altri giudici e avvocati di grido. Lombardi sarebbe promotore di molti convegni su economia e attività societaria in Italia ed in Europa. Sarebbe stato Lombardi, secondo le indagini, a creare una sorta di rete di cui farebbero parte magistrati, politici ed imprenditori: tutti indirettamente intercettati dai carabinieri di Roma che da qualche anno monitoravano gli affari di Flavio Carboni. Dalle intercettazioni emergono molti contatti tra lo stesso Carboni e il senatore Dell'Utri.

L'ex "faccendiere" attende una sentenza di secondo grado per il caso Calvi. Assolto in primo grado per insufficienza di prove, l'otto maggio prossimo conoscerà la sentenza d'appello.

Il coordinatore del Pdl Verdini, il cui nome ricorre spesso nelle intercettazioni telefoniche degli indagati, ha avuto in questi ultimi mesi guai giudiziari perché coinvolto ed indagato dalla Procura di Firenze nell'inchiesta sul G8 e per i "Grandi Eventi" di Roma e Firenze. Mentre queste indagini e questi processi sono ancora in corso ecco spuntare quest'altra inchiesta che, per il contenuto delle intercettazioni telefoniche, rischia di provocare un vero e proprio terremoto in molti palazzi romani. Tra i nomi che vengono tirati in ballo nelle intercettazioni telefoniche ( ma al momento nessuno conferma la presenza negli atti di esponenti politici) ci sarebbero anche quelli di funzionari di primo piano di vari ministeri, in particolare del ministero della Giustizia e del Dap, la Direzione dell'amministrazione penitenziaria.

È questo lo scenario sul quale si muove la nuova inchiesta della Procura di Roma che vuole accertare se ci sono responsabilità penali dei personaggi "eccellenti" coinvolti nelle conversazioni telefoniche degli indagati. Alcuni di questi farebbero parte di associazioni o fondazioni che hanno tra i soci, magistrati in servizio o distaccati presso altre amministrazioni, politici ed imprenditori.

(20 aprile 2010) La Repubblica
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 08:17:11, in Sindacati Giustizia, linkato 1387 volte)
Appena in tempo per evitare le barricate del personale amministrativo, dei GdP e degli Avvocati!

EQUITALIA: IN ARRIVO 120 PC
PER GIUDICE DI PACE A ROMA


(AGI) - Roma, 19 apr. - Un nuovo importante passo per mettere in rete il Giudice di pace di Roma. Equitalia Gerit ha consegnato alle cancellerie il primo lotto dei complessivi 120 pc destinati a creare un dialogo telematico che permetta all’agente della riscossione di conoscere in modo tempestivo i contribuenti che sono in attesa della sentenza. Uno scambio di informazioni necessario per evitare cartelle di pagamento e procedure esecutive non dovute nei confronti di chi ha fatto ricorso al Giudice di Pace.

Con la consegna di 30 computer e degli altri componenti dell’infrastruttura tecnica (stampanti, scanner, apparati di rete, ecc) prosegue l’attivita’ che il Gruppo Equitalia si e’ impegnato a mettere in campo in base alla convenzione siglata lo scorso 5 ottobre con Ministero della Giustizia, Comune e Giudice di Pace di Roma. Obiettivo della convenzione e’ rendere tempestivo, entro la fine dell’anno, lo scambio di dati tra Giudice di Pace di Roma, Comune di Roma ed Equitalia Gerit.

Il secondo lotto di 90 pc sara’ consegnato da Equitalia Gerit negli uffici del Giudice di Pace non appena saranno terminati gli interventi di adeguamento dei software sul Sistema informativo del Giudice di pace (Sigp) e sui sistemi informatici delle singole istituzioni coinvolte nel progetto. L’investimento dell’agente pubblico della riscossione va oltre l’ambito capitolino e gli obiettivi della convenzione. Equitalia Gerit, infatti, ha dotato anche il Centro elaborazione dati del Ministero della Giustizia di un’infrastruttura tecnica dedicata (server) che, insieme al nuovo Sigp, consentira’ di supportare lo scambio rapido di dati per tutti i Giudici di Pace d’Italia. Roma apripista dunque, ma l’iniziativa e’ destinata ad estendersi presto anche ad altre citta’.

“Siamo molto soddisfatti - sottolinea il direttore generale di Equitalia, Marco Cuccagna - perche’ il lavoro che stiamo portando avanti insieme agli altri partners del progetto sta andando nella direzione giusta, a conferma che la collaborazione istituzionale e’ la chiave di successo per offrire il miglior servizio alla collettivita’”. (AGI) Red/Fra
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 08:45:34, in Magistratura, linkato 1876 volte)
I 27 magistrati? «Super lavorano Ne mancano 16»

GIUSTIZIA. In città la presidente della Corte d'appello di Venezia


20/04/2010 - «La giustizia vicentina? Produttiva, come tutta quella veneta. Ma di certo non è un'isola felice, vista la mole di pratiche pregresse. E, soprattutto, visto che solo qui servirebbero 16 magistrati in più». E annuncia: «Da luglio, via all'informatizzazione per le pratiche del civile».
È abituata alla concretezza Manuela Romei Pasetti, la prima donna a presiedere una Corte di appello, quella di Venezia. Ieri era ospite, a palazzo Bonin Longare, della sezione vicentina della Fondazione Bellisario guidata da Susanna Magnabosco per parlare della giustizia veneta.
All'incontro anche l'onorevole Giustina Destro, responsabile regionale dell'ente che conta oltre 300 socie in regione.
Romei Pasetti, dal '70 al '78, è stata pretore a Bassano. La sua carriera è un crescendo di impegni e di soddisfazioni approdando prima al Csm e dal 2008 alla Corte d'appello di Venezia. Un percorso professionale che non ha escluso la famiglia: è madre di due figli e nonna di tre nipoti. «È un esempio per le giovani donne che vogliono conciliare lavoro e professione», ha sintetizzato nel presentarla Magnabosco.
E Romei Pasetti ha sorriso e ringraziato. Ed è passata ai fatti, abituata com'è, da donna e da professionista, a organizzare e a capire come ottimizzare la macchina della giustizia. «103. È questa la percentuale delle procedure che vengono analizzate in un anno dai 27 giudici in sede civile. Cioè tutte quelle che vengono depositate (3.659) sono evase. Anzi, qualcosa in più (3.774). Ma ne restano pendenti 12.345».
Passiamo al penale. «La percentuale scende al 76%. 1.486 i procedimenti pervenuti in un anno; 1.143 quelli evasi. La percentuale scende i giudici sono molto impegnati nelle cause civili».
«I problemi sono evidenti: la carenza di organico - continua il presidente -. Stando alla media nazionale dovrebbe esserci un magistrato ogni 15-16 mila abitanti. Qui a Vicenza siamo a uno ogni 23mila. Ne servirebbero altri sedici». Stesso trend per il personale amministrativo: siamo a -9% nel Veneto, addirittura -20% in Corte d'appello e si sfiora il -32% a Belluno. Romei Pasetti che si occupa di organizzazione giudiziaria da diversi anni, anche come componente del Consiglio superiore della magistratura, ha ben chiaro i problemi del settore. «E li ho già fatti notare al Ministro - prosegue - perché il personale venga adeguato il prima possibile e le procedure diventino più snelle. E perché l'informatizzazione arrivi nei tribunali. La Corte d'appello di Venezia sarà la prima in Italia: entro luglio, in tutto il Veneto, partirà l'informatizzazione e la trasmissione delle pratiche. Basterà un clic perché un avvocato sappia a che punto è la sua pratica. Un clic per trasmettere la sentenza di un primo grado al secondo. Ora per il passaggio della documentazione servono 230 giorni». Ci vorrà più tempo per il penale, Ma ci arriverà. «Eccome se ci arriverà. Alle donne non manca certo la tenacia - commenta l'on. Giustina Destro, anche lei due figli, anche lei una carriera in politica in costante crescendo - Le donne sanno mettersi in discussione, ma non accettano compromessi. Se ci fossero state delle donne ai vertici politici in questi giorni. certi teatrini non si sarebbero visti. E lo dico senza pensare alla casacca, ma al senso morale di chi fa politica. Insomma, in senso trasversale. Così come è l'appoggio dalle colleghe onorevoli la proposta di legge "Authority donna"». Proposta di cui è tra le prime firmatarie.

Cristina Giacomuzzo
Il Giornale di Vicenza
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 09:18:51, in Sindacati Giustizia, linkato 1308 volte)
Ddl Lavoro: la CGIL organizza per il 26 aprile una giornata di mobilitazione nazionale

Presidi davanti la Camera dei Deputati e le prefetture di tutte le città per dire: “No alla controriforma del diritto e del processo del lavoro” -

Volantino

» CGIL in audizione alla Camera, modifiche sostanziali o mobilitazione continua

Una giornata di mobilitazione nazionale per dire “No alla controriforma del diritto e del processo del lavoro” è stata indetta dalla Segreteria nazionale della CGIL per il prossimo 26 aprile.

14/04/2010 -

Ieri, infatti, è ripreso alla Camera l’iter parlamentare della legge relativa, fra l’altro, al processo del lavoro e all’arbitrato, rinviata alle camere dal Presidente della Repubblica. L’iter parlamentare prevede un percorso a tappe forzate con l’approdo del dibattito in aula lunedì 26 aprile.

E proprio in quella giornata la CGIL organizzerà un presidio di fronte alla Camera dei Deputati. Analoghe iniziative si terranno, nella stessa giornata, davanti alle prefetture di tutte le città d’Italia.

“Si tratta - sottolinea la CGIL in una nota - di una prima iniziativa alla quale ne seguiranno altre durante il percorso parlamentare, in particolare coinvolgendo le istituzioni, i parlamentari locali, i neo eletti ai Consigli Regionali, giuristi ed Università e prevedendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori”.
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 16:02:51, in Magistratura, linkato 1521 volte)
Giudici foggiani risultano
i più stakanovisti d'Italia


FOGGIA - Il primato «esalta», il futuro preoccupa. I magistrati foggiani - dicono le pagelle del ministro della Giustizia - sono i più produttivi d’Italia con una media di 1200 fascicoli trattati e chiusi annualmente; ma i procedimenti che arrivano (soprattutto nel settore civile) sono superiori a quelli smaltiti.

Ecco perchè le classifiche sulla produttività dei giudici, pubblicate ieri dal «Sole 24 ore», riempiono di soddisfazione magistrati e personale amministrativo (senza i secondi che mettono in esecuzione le sentenze e si occupano di decine di altre incombenze, i lavori dei primi rischiano d’essere vanificati), ma con due distinguo fondamentali.

«Visto che arrivano più procedimenti di quanto se ne riescano a smaltire, nonostante un primato che ci inorgoglisce, servono più giudici e cancellieri. Anche e soprattutto tenendo conto di quei magistrati che già sono andati via e/o che se ne andranno a breve. La mole di lavoro scoraggia molti colleghi a venire a lavorare a Foggia» ammonisce il presidente della sezio ne foggiana dell’Associazione nazionale magistrati, il pm Enrico Infante.

«A quale prezzo sono stati raggiunti questi risultati, questo primato? Con il “sangue” di noi dipendenti con un organico ridotto all’osso» aggiunge il cancelliere Domenico Amoroso , segretario provinciale della Uil-Giustizia.

Il monitoraggio disposto dal ministro Alfano ha riguardato i 165 uffici giudiziari italiani e il quinquennio 2004-2008. La classifica stilata pone il Tribunale di Foggia - con 66 magistrati sulla carta, e 200 dipendenti amministrativi sempre sulla carta - al primo posto come produttività. Una buona notizia, dopo che nel recente passato Palazzo di Giustizia è finito sulle prime pagine nazionali per vicende negative: la causa civile di due pensionati rinviati dal 2008 al 2020 (in realtà era il 2013, ma fa comunque effetto); la scarcerazione in massa di 10 presunti boss e mafiosi nell’estate 2008 per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva.

Ritornando alle «pagelle» del ministero, emerge che nel quinquennio ogni magistrato foggiano ha smaltito circa 6mila procedimenti, con una media di 1202 fascicoli chiusi annualmente da ogni giudice, a fronte dei 934 dei colleghi di Bari (al secondo posto), gli 885 di Velletri, gli 880 di Sanremo fino ai 204 dell’ultimo posto del Tribunale di Mistretta, in provincia di Messina.

L’altra faccia della medaglia, certificata sempre dalle classifiche del ministero di Giustizia, pone un’altra volta il Palazzo di Giustizia foggiana al vertice, ma in relazione all’aumento percentuale più consistente nella variazione delle pendenze civili, con una percentuale del 79 per cento (mentre nel settore penale i dati sono più positivi con una percentuale del 33 per cento in meno).

Nel solo 2008 si sono registrati 100mila nuovi procedimenti in entrata, più di 2mila per ciascuno magistrato. Non a caso il presidente del Tribunale foggiano, Francesco Infantini , commentando questi dati ministeriali, ha detto che «si sta andando incontro ad una situazione drammatica, visto che l’organico dei magistrati del Tribunale è di 48 unità ma a breve il numero scenderà di 11 unità». Nè ha dimenticato di rimarcare Infantini come queste carenze d’organico riguardino anche il personale amministrativo.

La situazione più difficile è nella sezione lavoro con una pendenza di 114mila fascicoli: in organico ci sono 8 magistrati, ed a breve verrà nominato anche il presidente di sezione, ma 2 sono già andati via e un terzo farà lo stesso a breve.

La Gazzetta del Mezzogiorno
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2010 @ 16:26:52, in Magistratura, linkato 1566 volte)
Il procuratore Vitello: ogni giudice ha più di 3 mila processi


Lamezia Terme - «C'è una grande attenzione della commissione verso il nostro lavoro. Un'attenzione e un interesse per cui siamo lusingati». Lo ha detto Salvatore Vitello, procuratore della Repubblica del tribunale cittadino quando ieri pomeriggio ha incontrato la commissione parlamentare Antimafia del Partito democratico nel suo ufficio, al terzo piano di Palazzo di giustizia.

Ad incontrare i parlamentari anche il presidente della sezione penale del Tribunale, Pino Spadaro, e i sostituti procuratori Domenico Galletta, Luigi Maffia ed Alessandra Ruberto.

I componenti della commissione e i magistrati si sono intrattenuti per oltre un'ora nell'ufficio del capo discutendo principalmente dei vuoti d'organico, un problema che interessa sia il personale degli uffici della procura, sia i giudici. Cinque di loro infatti hanno chiesto ed ottenuto il trasferimento in altra sede.

Vitello ha poi evidenziato le problematiche in particolare della sezione civile. «Ogni giudice civile del tribunale lametino», ha spiegato il procuratore che s'è insediato l'estate scorsa, «ha 3 mila cause iscritte a ruolo, ed è un carico di lavoro superiore a tutte le altre sedi giudiziarie calabresi. Una situazione che non è certo irrilevante per l'affermazione della legalità». E vitello ha pure sottolineato che «una macchina della giustizia più snella eviterebbe il ricorso alle organizzazioni criminali per risolvere i problemi interpersonali».

Altra questione affrontata è quella dell'impasse sul piano investigativo. A questo proposito Vitello ha rimarcato che, nonostante si sia insediato da qualche mese, «manca proprio la forza investigativa: non ci sono uomini di polizia, carabinieri e finanza per fare le indagini».

Magistrati e parlamentari si sono anche soffermati sulla serie di atti intimidatori che hanno caratterizzato negativamente la recente campagna elettorale in città. Si tratta di 7 attentati concentrati in una ventina di giorni.
«Su questi episodi», ha dichiarato il procuratore Vitello, «le indagini sono in corso ed esiste il massimo riserbo». Alla commissione parlamentare è stato anche fatto presente «quanto siano numerose le notizie di reato e come sia forte l'effetto intimidatorio delle organizzazioni criminali in città e nella Piana. È altissima», hanno ribadito i magistrati inquirenti, «la percentuale di denunce per danneggiamenti, incendi, spari, tutti atti intimidatori che s'inseriscono in una logica criminale di tipo estorsivo, non sempre di origine 'ndranghetista».

Lamezia Web

Autore: Gazzettadelsud.it . Maria Scaramuzzino
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