Immagine
 .. tempo di segreti ..... di Lunadicarta
 
"
Non ci sono dubbi che la deprivazione prolungata di cure subita da un bambino può avere effetti gravi e prolungati sul suo carattere e in tal modo su tutta la vita futura. I bambini deprivati delle cure sopratutto materne, specialmente se cresciuti in istituzioni da un’età inferiore ai sette anni, possono essere colpiti nel loro sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e sociale; inoltre un bambino emotivamente deprivato genera un circolo vizioso che si autoperpetua generando un genitore trascurante di domani.

John Bowlby, psicoanalista inglese
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Ho appena ricevuto in casa mia, al mio numero telefonico privato e riservato, una telefonata proveniente da una donnina urlante.

"Ti denunciamo tutti quanti", gridava, "Ci stiamo organizzando". E poi giù minacce e insulti come se piovesse.

La mia analisi si è rivelata esatta. Il successo fittizio dato da FaceBook ad un profilo, che copia e incolla articoli di altri, deve aver dato alla testa alla tipa al telefono. E questa qui, pur di continuare a godere di un successo del tutto immeritato, è passata dall'aver attinto a piene mani ad un sito, che reca soltanto le vestigia dello stato di circonvenzione dei giovani autori, a cagione dell'interessamento commerciale di un laureato in psicologia e gestore di un sito di stoccaggio di materiale porno, hard e bdsm, interessato a fare affari anche nel settore pedo pornografia.

Così, sconsiglio vivamente Helene, che deve essere troppo giovane anche per capire in che vespaio si sta cacciando, di proseguire oltre con questa sua irosa superbia.

Da quella parte Helene potrai percorrere soltanto la via della criminalità organizzata.

La più sporca esistente: visto che sono già denunciati per un reato di peculato d'uso ai danni di un server universitario di proprietà dello Stato Italiano.

Quando ti sarai calmata, sei autorizzata a richiamarmi.

Fino ad allora ti informo: che la tua telefonata è avvenuta alla presenza di testimoni, i quali dichiareranno di averti udita urlare come una ossessa.

Attenzione, quindi, perché se non cambi registro sappi che io farò tutto quel che è giusto fare nei tuoi confronti, anche a seguito del malanimo odierno e quello di cui hai dato prova ieri via posta su facebook.

Perché lo farò?

Per difendere e tutelare quegli stessi giovani, che ho difeso a spada tratta dal rampante gestore del porno commerciale. In quanto, per me, la loro attuale guarigione e serenità è molto più importante del tuo mediocre e immeritato successo su FaceBook.

Loredana Morandi
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/08/2009 @ 06:49:17, in Magistratura, linkato 2529 volte)
Luca Crescente
Una vita per la toga     
 

di *Gaetano Paci - 27 agosto 2009


IL 26 AGOSTO DI SEI ANNI FA - quando è stato assurdamente strappato alla sua famiglia, a sua moglie Milena e ai loro due meravigliosi bambini, e alla magistratura - Luca Crescente aveva appena 39 anni, non aveva ancora maturato dodici anni di servizio, un tempo terribilmente breve...
 
...rispetto a quanto egli ancora avrebbe voluto e potuto dare ai suoi affetti, alla collettività e allo Stato.
Un tempo tuttavia sufficiente per lasciare un segno indelebile in tutti noi: Luca è stato uno splendido esempio di equilibrio tra passione e rigore, tra attaccamento alle radici e alla tradizione e capacità di innovare, tra rispetto delle regole e delle forme imposte dal diritto e incessante ricerca delle nuove frontiere della giustizia, tra discrezione e sobrietà nel tratto e nei comportamenti e insospettabile capacità di esprimere una esilarante verve comica.
Assieme ad altri colleghi del nostro concorso avevamo indossato la toga, per la prima volta, ai funerali di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta trucidati il 23 maggio di diciassette anni fa. E quell´esperienza, resa ancora più tragica dalla successiva strage di via D´Amelio, aveva impresso al nostro ingresso in magistratura un significato che andava ben oltre l´inizio di un percorso professionale e che assumeva la dimensione di una scelta di vita irrevocabile.
Luca era rimasto profondamente segnato da questi eventi che avevano contribuito a radicare in lui l´imperativo morale che occorresse dare il massimo di ciò che un magistrato può dare per liberare la nostra terra dall´illegalità e dal condizionamento mafioso. A distanza di dieci anni, nel 2001, così Luca ricorderà quel periodo: «Faccio il magistrato da dieci anni e sono orgogliosissimo di avere fatto parte dell´ordine giudiziario in questi anni. Così come sono onoratissimo di avere servito lo Stato, in questi anni, in silenzio, come magistrato della Procura della Repubblica di Palermo e da ultimo della Direzione distrettuale antimafia. Perché, nonostante i tanti errori che inevitabilmente saranno stati fatti in anni così difficili, i magistrati della Procura della Repubblica di Palermo, nel loro complesso, sono stati esempio costante di dedizione allo Stato e alla collettività intera. Sacrificando la propria libertà, sacrificando la propria giovinezza, sacrificando le proprie famiglie».
Nella sua carriera Luca Crescente ebbe modo di occuparsi di svariati fenomeni criminali: dalla pirateria informatica nel settore delle telecomunicazioni - nel quale sin dal 1993, tra i primissimi in Italia, aveva elaborato un sofisticato protocollo investigativo che gli aveva permesso di raggiungere eccellenti risultati nell´accertamento delle clonazioni - alle indagini e ai processi di criminalità mafiosa che aveva condotto con ineccepibile rigore, ottenendo l´arresto di numerosi latitanti e la loro condanna all´ergastolo. In questo settore era diventato uno dei magistrati più apprezzati per via della sua profonda conoscenza delle dinamiche dell´organizzazione mafiosa, dell´attenzione costante che prestava al divenire degli eventi, ai segnali, anche apparentemente insignificanti, ai quali cercava di dare - riuscendovi - una seria chiave di lettura.
Lontano da ogni forma di protagonismo, Luca Crescente non esitò tuttavia a prendere posizione, anche pubblicamente, in occasione di dibattiti sulla riforma della giustizia penale.
Quel 26 agosto 2003 Luca se n´è andato improvvisamente, lasciando un vuoto enorme e un inestimabile patrimonio morale, etico e professionale da salvaguardare. In definitiva un modello di magistrato capace, competente e indipendente, così efficacemente descritto in una nota di elogio dall´allora procuratore della Repubblica di Palermo Giancarlo Caselli: «È proprio per merito del sacrificio dei magistrati volenterosi e capaci come te che un ufficio come il nostro può riuscire a mantenere un livello professionale di accettabile livello, nonostante le immense difficoltà d´ogni genere».

*Sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia

Tratto da: la Repubblica - Antimafia 2000
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/08/2009 @ 04:57:28, in Indagini, linkato 1669 volte)
Io c'ero e non trovo affatto che l'intervento di Cinzia Lacalamita sia stato mirabile. Anzi, mi è sembrata una arruffapopolo. Ieri a causa di alcune cancellazioni di utenti, e forse grazie a ciò, Cinzia si è ritrovata titolare e amministratore del gruppo più grande, quello dei 25.000 utenti dei due sul circuito delle Cellule Staminali. Quindi ha dichiarato di volerlo restituire a Marco Franceschetti (da me avvisato in tempo reale della affermazione della Lacalamita) ma NON lo ha fatto, limitandosi a cancellarsi dal gruppo.

Così, NON c'è proprio niente di mirabile in tutta la menata della Cinzia Lacalamita...


Trappole in rete,
quando facebook finisce nelle mani sbagliate

2 utenti dell'Azienda Beike si appropriano di due gruppi sulle cellule staminali

Ci risiamo, i responsabili dei raggiri sulle terapie a base di cellule staminali in cina, la cui losca attività è stata protagonista dei servizi su Rainews 24, le Iene, Mi manda Rai tre e di molti blog d'informazione nazionale, tentano di raggirare gli utenti di facebook iscritti ai gruppi che promuovono ed informano sui progressi della Ricerca e sull'utilizzo delle cellule staminali.

I loschi figuri della rete, ovvero Andrea Mazzoleni ed Ivan Santolin, grazie alla possibilità di modifica del nome del proprio account su facebook, si appropriapriano di altrui identità per penetrare all'interno dei gruppi utili ai loro interessi truffaldini, guarda caso tutti gruppi che hanno a che fare con le staminali, far fuori gli amministratori scomodi e sostituirsi nell'amministrazione grazie a complici interni del gruppo che da tempo preparavano il terreno.

Sembrano scene da film di spionaggio, ma è la sordida realtà che ha preso campo in questi giorni nel celebre social network e che ha riguardato, in particolare due gruppi: "il Gruppo favorevole all'utilizzo delle cellule staminali per malattie gravi ", creato da Marco Franceschetti ed ultimamente amministrato anche da un illustre specialista in materia di staminali che non cito per tutelare la sua persona ed il suo preziosissimo lavoro e quello "Cellule Staminali anche in Italia", gestito da Daniela Iannone.

Inizialmente i due personaggi, sostenuti da uno scoordinato gruppo di complici, per giustificare quanto è accaduto hanno cominciato a diffondere voci sulla presenza di haker che si sono impossati di account di utenti e del gruppo, per far in modo che utenti scomodi al gruppo si cancellassero e per evitare sospetti sulla propria condotta, nel giro di poco, però, grazie all'abilità di coloro che hanno condotto l'inchiesta contro la Beike e alla poca accortezza dei due loschi individui Beike, il castello è crollato e si sono smascherati. Smascherati, sia grazie allo spostamento dei contenuti verso i loro siti truffaldini, sia per il fatto che, per quanto riguarda il "gruppo favorevole all'utilizzo delle cellule staminali per malattie gravi", l'eliminazione degli amministratorI è avvenuta in concomitanza all'introduzione di un link che riguardava la richiesta di 4 anni di reclusione per il ricercatore cinese Hwang, coinvolto in una truffa con le staminali che pare sia stato coinvolto anche nell'affare Beike. Il risultato?

Due gruppi con, rispettivamente, 25000 e 12000 utenti sono stati privati della loro importantissima identità e funzionalità e sono stati messi al servizio di chi vende terapie miracolose senza dati, nè certezza alcuna, con uno smacco terribile al preciso ed attento lavoro d'informazione dei due gruppi che fornivano non terapie fantasmagoriche e cure, ma costanti aggiornamenti sui progressi in materia di staminali e sulle corrette procedure terapeutiche in Italia e all'estero. Si è tentato nella giornata di ieri di screditare il mirabile lavoro della scrittrice triestina Cinzia Lacalamita che da molti anni si occupa di solidarietà e sostegno ai malati di tutti i tipi e che negli ultimi mesi, con autentico stile giornalistico ha condotto l'inchiesta contro la Beike Europe che è poi passata ai servizi nelle tv nazionali ed internazionali.

Ma i tentativi sono stati vani e nessuno potrà mai fermare la forza della Verità e la passione con cui questa scrittrice si occupa della difesa dei malati che, per assurdo, stanno diventando, sempre di più, facili prede di sciacalli e venditori di fumo. In questo gioco delle maschere e dei furti dell'identità, altra faccia oscura della rete, non si vuole, però, in alcun modo condannare facebook, importantissimo ed efficacissimo strumento d'informazione, ma si desidera portare all'attenzione dei gestori della piattaforma di questi spiacevoli fenomeni e rendere il Social network sicuro.
Comunicati Stampa - Corriere Romano
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/08/2009 @ 01:16:03, in Magistratura, linkato 1485 volte)
I Pm al Corriere della Sera:
Mafia finta in tv e al cinema


Pubblicato sotto "Redacted" il 27 agosto 2009

“Perché il cinema e la televisione italiana raccontano solo certe storie di mafia e non altre? E ancora: siamo proprio sicuri che quei film e quelle fiction trasmettano allo spettatore un’immagine negativa della mafia o c’è il rischio che finiscano per esaltarne il fascino sinistro?”

Paolo Mereghetti, Corriere della Sera del 27/08/09, p. 49

È con questa critica al cinema e alla televisione che Il Corriere della Sera apre oggi la sua pagina degli spettacoli. Un lungo articolo - ripreso anche su Corriere.it, partendo dall’atto di accusa lanciato dalle pagine del prossimo numero di duellanti - in cui Paolo Mereghetti raccoglie gli interventi dei pm Ingroia, Marino e Scarpinato, delusi dall’impegno dei media nei confronti della lotta alla mafia. L’attacco è mosso soprattutto nei confronti della rappresentazione della mafia stessa che - come afferma Roberto Scarpinato - in realtà è «una storia fatta di delitti e stragi decise in interni borghesi da persone come noi, che hanno fatto le nostre stesse scuole, frequentano i nostri stessi salotti, pregano il nostro stesso Dio… ».

Uno dei problemi maggiori riscontrati da Antonio Ingroia è l’errore compiuto dagli stessi sceneggiatori, che tendono a rendere le “figure del male” accattivanti e affascinanti. E fa l’esempio della fiction Il Capo dei Capi (su Riina), che veicola «una certa idea dell’immutabilità e dell’eternità della mafia stessa, difficile da vincere in una terra incline al fatalismo come la Sicilia».

Tuttavia lo stesso Ingroia è costretto a riconoscere che comunque una parte di cinema si sia impegnato a restituire « la complessità e la ferocia dei comportamenti mafiosi senza cedere a indulgenze celebrative o facili ammiccamenti». Il merito va riconosciuto a due film recenti, Gomorra e Il Divo che - secondo il pm - sono riusciti a cogliere questo intento. «Basta volerlo, assumersi qualche rischio e qualche responsabilità»”.

Al dibattito cinema-mafia il prossimo numero di duellanti - in edicola dal 2 settembre - dedica un importante speciale, nato da un incontro organizzato a Palermo lo scorso giugno.

Redazione de I Duellanti

L'Articolo di Mereghetti dal Corriere Sera

L’atto d’accusa di 3 giudici che combattono il crimine sulla rivista «duellanti»

«Mafia finta in tv e al cinema.
Così si rischia di favorire i boss»


I pm Ingroia, Marino, Scarpinato: i registi non raccontano la realtà

MILANO — Perché il cinema e la televisione italiana raccontano solo certe storie di mafia e non altre? E ancora: siamo proprio sicuri che quei film e quelle fiction trasmettano allo spettatore un’immagine negativa della mafia o c’è il rischio che finiscano per esaltarne il fascino sinistro? Domande pesanti, che mettono in discussione anni di cinema e di televisione, soprattutto perché a farle non è un qualche cinefilo maniaco del dibattito, ma tre magistrati impegnati in prima persona nella lotta contro la malavita organizzata: Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia della procura di Palermo e Raffaele Marino di quella di Torre Annunziata. E le fanno dalle pagine del prossimo numero di duellanti , in edicola dal 2 settembre, che dedica uno speciale al rapporto tra film, fiction e mafia.

Perché proprio adesso queste do­mande, si chiede nell’editoriale il di­rettore della rivista Gianni Canova? Perché «in un momento di sbanda­mento del nostro cinema, ma anche di ricerca e di riflessione» è particolar­mente importante che «ci si metta in­sieme — almeno fra coloro che han­no ancora a cuore le sorti di un paese che si sta a poco a poco perdendo — per provare a immaginare di racconta­re storie diverse». Diverse, per esempio, dalla rappre­sentazione della mafia come un grup­po di «brutti, sporchi e cattivi», che si esprime in un italiano approssimati­vo, figli del degrado economico e am­bientale, contro cui lottano coraggio­samente un pugno di paladini-eroi pronti ad arrivare fino all’estremo sa­crificio. È così la realtà? No, risponde Scarpi­nato, portando a testimonianza la sua esperienza sul campo e i tantissimi processi di cui è stato protagonista: quella della mafia è una storia fatta di delitti e stragi «decise in interni bor­ghesi da persone come noi, che han­no fatto le nostre stesse scuole, fre­quentano i nostri stessi salotti, prega­no il nostro stesso Dio (...), un terribi­le e irrisolto affare di famiglia, inter­no a una classe dirigente nazionale tra le più premoderne, violente e pre­datrici della storia occidentale». Di fronte a cui è difficile «spiegare il si­lenzio, la distrazione — che talora sembra sconfinare nell’omertà cultu­rale — di tanti sceneggiatori e regi­sti ».

Antonio Ingroia, che a fine giugno aveva organizzato a Palermo un incon­tro da cui ha preso le mosse lo specia­le di duellanti , è ancora più diretto quando invita a non sottovalutare l’impatto che certe rappresentazioni distorte possono avere sul lavoro di chi combatte la mafia: «È accaduto, accade e accadrà che certe rappresen­tazioni finiscano per propagare, spes­so al di là delle migliori intenzioni, il fascino sinistro dell’eroe del male» e fa l’esempio della fiction Il capo dei capi (su Riina), che veicola «una certa idea dell’immutabilità e dell’eternità della mafia stessa, difficile da vincere in una terra incline al fatalismo come la Sicilia». Mentre ricorda che altri film (a cominciare da Salvatore Giu­liano di Rosi per continuare con quel­li di Damiani e Petri) e altre fiction (come l’americana I Soprano ) sanno restituire la complessità e la ferocia dei comportamenti mafiosi senza ce­dere a indulgenze celebrative o facili ammiccamenti. Un compito così diffi­cile? Sempre Ingroia scrive: «In anni più recenti abbiamo colto questo in­tento in titoli come Gomorra e Il divo. Basta volerlo, assumersi qualche ri­schio e qualche responsabilità».

Allo stesso modo Raffaele Marino si chiede perché il serial La nuova squadra , che nelle precedenti stagio­ni «era fortemente agganciata alla re­altà di Napoli che non è mai stata tut­ta bianca, ma nemmeno tutta nera», adesso sia stato ridotto a «un campio­nario di luoghi comuni e incongruen­za che difficilmente si poteva riuscire a concentrare in un’opera che, seppur di fantasia, ha (o per meglio dire ave­va) la pretesa di ritrarre un ambiente e un territorio complesso come la Na­poli odierna». E una realtà complessa e sfuggente come quella napoletana è raccontata facendo ricorso a «una sor­ta di duello all’O.K. Corral fra polizia e inverosimili boss, o addirittura a guer­re intestine fra rappresentanti delle forze dell’ordine». Non sono rilievi da poco, perché chiamano in causa direttamente regi­sti e sceneggiatori italiani e i troppi luoghi comuni delle loro storie: «È co­sì impossibile raccontare la mafia co­me una narrazione della realtà che ro­vesci gli stereotipi», si chiede ancora Antonio Ingroia? Mettendo in scena «i retroscena del Potere mafioso inve­ce della sua dimensione più colorita e folcloristica»? Si aspettano risposte...

Paolo Mereghetti
Corriere della Sera 27 agosto 2009
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
La polemica Dopo l'attacco dei pm Scarpinato, Ingroia e Marino

«Le fiction aiutano la mafia?
I giudici sbagliano bersaglio»


Da Placido a Monteleone: i boss in tv non sono eroi


ROMA - Totò Riina dipinto come eroe positivo? Bernardo Provenzano rappresentato nel suo misterioso fascino maligno? La fiction e il cinema sul banco degli imputati. Ad accusarli i tre magistrati Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia e Raffaele Marino che sulla rivista duellanti stigmatizzano quei prodotti televisivi e cinematografici che rappresentano una realtà distorta, in certi casi edulcorata se non addirittura mitizzante, della mafia e della malavita in genere, cedendo a «indulgenze celebrative o a facili ammiccamenti».

Chiamato in causa, tra gli altri, come esempi negativi, «Il capo dei capi», mentre si citano film come Salvatore Giuliano di Rosi come modelli positivi. Michele Placido, che ha interpretato Provenzano in «L'ultimo padrino» con la regia di Marco Risi, non è d'accordo: «Macbeth o al Riccardo III, gli spettatori siano invogliati a scimmiottare le gesta di quei personaggi. Certa pedanteria dei magistrati è eccessiva. Il cinema o la tv, descrivendo il male, aiutano a capire il bene. Quando in tv si propinavano solo storie di santi e di papi, non è che la criminalità in Italia fosse crollata». Difendono i registi che hanno diretto «Il capo dei capi» (su Riina), Enzo Monteleone e Alexis Sweet. Oltre che lo sceneggiatore Stefano Bises e il produttore, Pietro Valsecchi, che dice: «La posizione dei giudici è ideologica. Non va dimenticato che "Il Capo dei capi" è stato scritto anche da Claudio Fava, il cui padre è stato ucciso dalla mafia». Poi Monteleone: «Al contrario dei "Sopranos", personaggi inventati e molto seduttivi, checché ne dicano i magistrati, noi abbiamo raccontato un personaggio reale e il suo percorso umano in ogni sfaccettatura. Se lo avessimo descritto solo come un mostro, ne avremmo fatto un alieno, mentre il nostro Riina è il mostro che può annidarsi in ognuno di noi».

Ma proprio qui sta il nocciolo del problema: quando un personaggio nefasto diventa protagonista di una storia filmica è piuttosto inevitabile che diventi anche seduttivo per il pubblico. Ed è quello che, secondo alcuni, è accaduto in Romanzo criminale, film e poi serie tv di Giancarlo De Cataldo, scrittore e magistrato: «Non credo che fiction o film possano alimentare la criminalità. Se non si potesse più raccontare il fascino insidioso del male, da cui nessuno è esente neanche noi magistrati, cancelleremmo buona parte della letteratura mondiale di tutti i tempi. Tuttavia la critica dei miei colleghi è nobile, mi ricorda quella che fece il giudice Falcone a proposito dei romanzi di Sciascia, dove i mafiosi erano sempre i vincitori». Il rischio della seduzione del male è sempre in agguato e Francesco Rosi, il grande regista di Salvatore Giuliano, spiega l'éscamotage con cui ha tentato, riuscendovi, di aggirarlo: «La rappresentazione artistica di una vicenda criminale è difficile. Quando un delinquente è al centro di un film, se ne esaltano sia le caratteristiche negative, sia quelle pseudoeroiche. Per questo nel mio film il bandito Giuliano non si vede quasi mai, se ne parla molto ma compare poco, proprio per non farne il protagonista, con cui il pubblico si sarebbe identificato. Ho piuttosto indagato sul contesto sociale e storico in cui agiva, nella Sicilia povera e disperata di quei tempi». Ma il presidente della Commissione Giustizia al Senato, Filippo Berselli, avverte: «Andiamoci piano con l'imporre la "morale di Stato", perché si finisce per far rientrare dalla finestra lo Stato etico che abbiamo sbattuto fuori dalla porta. Attenzione alla censura preventiva di memoria fascista.... E per favore i magistrati, invece delle crociate contro la fiction, si preoccupino di quelle contro la criminalità».

Emilia Costantini
Corriere Sera - 28 agosto 2009
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
D.ssa Digeronimo non si preoccupi! Ci siamo noi a difenderla! (caso mai la mandiamo al Parlamento!)

Finanziamento

Bari, spuntano fondi neri
per «pagare» i partiti

La pm Digeronimo scherza: dopo mi toccherà lasciare la toga

Dal nostro inviato Fabrizio Caccia

BARI — «Dopo quest'inchiesta mi toccherà lasciare la magistratura e allora, vedrete, avrò tanto tempo libero per parlare anche con voi...», scherza Desirée Digeronimo prima d'infilarsi nel suo ufficio senza dire altro ai cronisti. Il pm antimafia che indaga sulla Sanitopoli pugliese, tornata lunedì scorso dalle ferie, ha già iniziato a spulciare i conti correnti dei vari manager e imprenditori finiti nell'inchiesta: sarebbero emerse, dai primi riscontri, «operazioni finanziarie sospette» e «distrazioni di somme» che farebbero pensare ad azioni di riciclaggio del denaro. A quale scopo? E' questo il punto cruciale della sua indagine (i filoni di Sanitopoli a Bari sono quattro, affidati a tre magistrati, ndr). La Digeronimo non lo dice, ma sembra davvero intenzionata a capire se dietro certe voci di bilancio delle aziende (del tipo: manutenzione, spese di pubblicità e marketing...) vi siano celati strumenti di finanziamento occulto dei partiti. Oppure tangenti.

L'ipotesi, insomma, è quella di fondi neri (costituiti anche evadendo il fisco) utilizzati in tutti questi anni per ottenere in cambio dal Palazzo appalti, nomine, accreditamenti e incarichi per forniture. Perciò, il lavoro di setaccio nelle banche ora si complica e i dati acquisiti andranno incrociati via via, per verificare eventuali passaggi di denaro, con quelli contenuti nei bilanci sequestrati dai carabinieri a fine luglio nelle sedi dei cinque partiti del centrosinistra che sostengono la giunta regionale di Nichi Vendola (Pd, Rifondazione comunista, Sinistra e Libertà, Lista Emiliano e Socialisti Autonomisti). Il sospetto, infatti, già evidenziato nei mesi scorsi dal pm antimafia, è che proprio «all'interno della pubblica amministrazione» vi fosse «un'organizzazione criminale tendente a condizionare le scelte della stessa allo scopo di perseguire progetti illeciti». Un'associazione a delinquere (15 finora gli indagati) finalizzata alla corruzione e alla concussione. E ai vertici di questo comitato d'affari, secondo il magistrato, c'era Alberto Tedesco, l'ex assessore regionale alla Sanità dei Socialisti Autonomisti, dimessosi dall'incarico dopo essere stato iscritto nel registro della procura, ma ripescato poi dal Pd in Senato al posto dell'eurodeputato De Castro («Mai fatto pressioni, io ho sempre aiutato la Sanità...», così si è difeso Tedesco, da parte sua). Intanto, a Palazzo di Giustizia, è arrivato ieri il nuovo procuratore capo, Antonio Laudati.

Una visita-lampo, informale (s'insedierà ufficialmente il prossimo 9 settembre) per incontrare il suo predecessore Antonio Marzano e fare il punto coi magistrati di Sanitopoli. Così, per un giorno, è dovuto rientrare dalle ferie anche Giuseppe Scelsi, il pm che ha acceso un faro sui traffici dell'imprenditore Gianpaolo Tarantini: non solo feste in Costa Smeralda ed escort a palazzo Grazioli, ma anche protesi ortopediche piazzate, secondo l'accusa, negli ospedali pugliesi grazie a mazzette, auto di lusso, donne e cocaina offerte a noti primari. Da Scelsi e Digeronimo, ieri, neppure una parola. Dopo l'attacco durissimo sferratole tre settimane fa, con una lettera appello, dal governatore della Puglia Nichi Vendola ("La sua indagine, dottoressa Digeronimo, sta diventando lo strumento di una campagna contro di me, qualcuno scientificamente sta costruendo la mia morte..."), il magistrato risponde solo col silenzio. A settembre, tra pochi giorni, parlerà per lei il Csm.


Corriere Sera 28 agosto 2009
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pur plaudendo all'impegno di questo associazionismo io predico: Attenzione, perché dietro agli accordi nazionali, alle buone intenzioni e ai mezzi spesi per iniziative ammirevoli è sufficiente una assistente sociale, intenzionata a fare soldi in proprio, per rovinare la vita di un bambino. L'eccessivo nozionismo, quando carente della giusta esperienza sul lato umanitario può così rendersi complice di un misfatto mai più riparabile. L.M.

A scuola senza famiglia, una sfida educativa

25 agosto 2009

A Cervia nasce un'alleanza educativa tra le più grandi associazioni familiari

A Cervia, sede del Convegno Internazionale 2009 "Emergenza Educativa", nasce dalle realtà non profit Ai.Bi., A.Ge.S.C. (Associazione Genitori Scuole Cattoliche), A.Ge. (Associazione Italiana Genitori) e Forum delle Associazioni Familiari una grande Alleanza per l'accoglienza dei minori fuori famiglia.

Gli OFC (Out-of-Family Children, ovvero i minori fuori famiglia), sono tutti quei minori sotto il sistema di protezione sociale, collocati in presidi residenziali o in forme di affido intra - familiare o etero - familiare. Minori a rischio di esclusione sociale quindi che devono necessariamente essere "considerati" e "accolti". In Italia sono circa 30.000 i bambini e ragazzi fuori famiglia, metà dei quali parcheggiati in strutture residenziali, gli altri in affido.

A questa categoria di minori a rischio di esclusione si aggiungono poi migliaia di bambini stranieri adottati da altri Paesi, coloro che hanno alle spalle un passato, a volte recente, di una vita senza famiglia.

L'inserimento scolastico e l'integrazione sociale rappresentano per tutti loro un problema.

Ecco perché è importante che la scuola sia preparata e abbia gli strumenti per poter accompagnare gli OFC nel processo educativo. "La presenza, nel nostro Paese, di bambini e ragazzi fuori famiglia è una provocazione per il sistema scolastico. Nei confronti di questi ragazzi è maggiormente da esercitare la "genitorialità sociale", il prendersi cura da parte di un'intera comunità locale: negli obiettivi di Lisbona, l'UE insiste sulla necessità di un sistema educativo e scolastico nel quale nessuno si perda ("Non uno di meno!") - afferma il Presidente di A.Ge. Davide Guarneri.

"La Costituzione di un Gruppo di lavoro misto Scuola/OFC è strumento imprescindibile per l'accoglienza dei minori fuori famiglia. Il Ministero, A.Ge.S.C., A.Ge., il Forum delle associazioni familiari, i genitori adottivi e affidatari, le rappresentanze dei care leavers, riuniti e costituiti in Gruppo di Lavoro presso il FoNAGS (Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola), potranno dare il via alla vera sfida educativa" - dice Marco Griffini.

Sfida educativa che il Presidente sintetizza in "la Scuola deve dare ciò che la famiglia non è in grado di dare". "Abbiamo presentato quindi le Linee Guida per colmare il vuoto che purtroppo c'è e deve essere riempito. La scuola deve utilizzare strumenti adeguati per accogliere gli OFC - continua Griffini - deve essere preparata. Noi abbiamo preparato un Documento capace di aprire la discussione e vincere la sfida educativa".

Il documento enuclea quattro strumenti, cuore delle Linee Guida:

1. Il Patto educativo di Corresponsabilità (PEC; DPR 235/2007), che diventa obbligatorio per i fuori famiglia, deve prevedere chi può sostituire la famiglia nel dialogo con il sistema educativo.

2. Il Piano di Studi Personalizzato che, creato ad hoc per gli OFC, deve essere capace di tenere in considerazione le difficoltà che hanno in partenza

3. Il Piano Educativo Individualizzato realizzato da tutti gli operatori dei diversi sistemi socio-educativi

4. Il Portfolio che deve garantire la raccolta dello storico e il trasferimento della storia del minore e quindi la raccolta del suo passato.

Vita.it

***

Ai.Bi., AGESC, AGE, UCIIM E AIMMF
si alleano contro l’emergenza educativa

Si è chiuso a Cervia il Convegno Internazionale “Emergenza educativa. Adozione, affido e leaving care tra scuola e famiglia”, dedicato interamente al rapporto tra scuola e educazione.

La scuola non riesce a rispondere alle esigenze degli studenti che hanno un passato o un presente di fuori famiglia, non “conosce” gli gli OFC (Out-of-Family Children, i fuori famiglia), i minori cioè sotto il sistema di protezione sociale, collocati in presidi residenziali o in forme di affido familiare e non riesce quindi a farsi promotrice di una cultura dell’accoglienza.

“Abbiamo presentato le Linee Guida per creare sinergie tra famiglia, sistema educativo e sistema di tutela per i minori in difficoltà familiare e costruito una importante Alleanza con A.Ge.S.C. (Associazione Genitori Scuole Cattoliche), A.Ge. (Associazione Italiana Genitori), UCIIM (Associazione Professionale Cattolica di Insegnanti, Dirigenti e Formatori), il Forum delle Associazioni delle Famiglie e AIMMF (Associazione Italiana Magistrati per i Minorenni e la Famiglia)per l’accoglienza dei Fuori Famiglia affinché questa nostra proposta non rimanga sulla Carta ma giunga alle Istituzioni. Crediamo che che insieme potremo far conoscere le problematiche degli OFC e ridare al tessuto educativo scolastico la chiave per la loro corretta accoglienza - afferma Marco Griffini Presidente di Ai.Bi.”

“Le Linee Guida porteranno attenzione nei confronti della scuola, del suo ruolo educativo e formativo. La proposizione del dialogo tra le varie parti è conditio sine qua non per la sfida educativa da qui lanciata - dice Armando Rossini, Tesoriere dell’AIMMF - Apprezzo in particolar modo l’idea qui maturata di Patto, Alleanza e Lavoro condiviso.”.

“La presenza, nel nostro Paese, di bambini e ragazzi “fuori famiglia è una provocazione per il sistema scolastico, negli obiettivi di Lisbona, l’UE insiste sulla necessità di un sistema educativo e scolastico nel quale nessuno si perda (”Non uno di meno!”. Siamo con Ai.Bi.- afferma il Presidente di A.Ge. Davide Guarneri“.

Determinati anche il Presidente Francesco Belletti del Forum delle Associazioni Familiari, Maria Grazia Colombo, Presidente di A.Ge.S.C. e Patrizia Ravagli Presidente Regione Emilia Romagna UCIIM.
“Le Linee Guida sono rivolte a tutti gli attori del sistema di tutela ed educativo dei minori fuori famiglia e dei figli adottivi. E’ Un lavoro straordinario attraverso il quale si potrà finalmente creare un percorso educativo specifico e non standardizzato per ogni studente - sottolinea Colombo - “questa Alleanza è un passo importante” E conclude Belletti “la responsabilità educativa è di tutti. Noi Associazioni non potevamo non intervenire esplicitamente su un tema così importante.

Confido nell’attuazione delle Linee Guida e nel dialogo che Cervia è riuscita ad aprire.”

Fonte: Ai.Bi.

***

Cervia, AiBi: la Scuola a scuola di accoglienza

Intervista ad Armando Rossini, Tesoriere dell’Associazione Italiana Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, il cui intervento ha animato il dibattito conclusivo del Convegno Internazionale di Cervia.

Un dibattito che ha preso spunto dalle Linee Guida nell’intento di condividere criticità individuate e possibili strade migliorative.

Giudice Rossini, finisce l’anno scolastico se pur durato due giorni. Impressioni? E’ stato un momento straordinario, pregno di significati. Il lavoro svolto ha permesso l’analisi di una tematica che fino ad oggi non è stata mai approfondita. Il grande merito del Convegno è sicuramente quello di aver proposto una riflessione, aperto un dialogo.

Cosa porteranno le Linee Guida qui presentate?
Attenzione nei confronti della scuola, del suo ruolo educativo e formativo. La proposizione del dialogo tra le varie parti conditio sine qua non per la sfida educativa da voi lanciata.
Apprezzo in particolar modo l’idea qui maturata di Patto, Alleanza e Lavoro condiviso.

Senza alleanza non c’è alcuna possibilità di cambiamento?
La scuola non può fare nulla da sola. Le Linee Guida rappresenteranno sicuramente il grimaldello per aprire porte fino ad oggi blindate.

Cosa deve fare la scuola?
Prima di tutto ascoltare. Ciò che manca o forse è sempre mancato è il bisogno di creare un clima positivo, sereno. La scuola ha sempre rimarcato l’errore, difficilmente è stata capace di premiare. Tutto ciò ha determinato l’impossibilità di costruire un dialogo: gli studenti non vedono rafforzata la loro autostima e non riescono ad esprimere se stessi.

La scuola deve andare a scuola di accoglienza quindi?
L’accoglienza è fondamentale. Deve essere radicata nel suo progetto e nella sua missione educativi e nutrita quotidianamente. Accogliere non solo all’inizio, sempre.

Il Ministero dell’Istruzione è assente. Un peccato no?
Penso di sì ma sta a noi portare avanti questo dibattito. A Cervia sono nati i presupposti per un’alleanza capace di modificare davvero le cose.

Fonte: Ai.Bi. Confini online
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 27/08/2009 @ 09:39:40, in Redazionale, linkato 1154 volte)

Ho il piacere di annunciare che, da settembre ..

Giustizia Quotidiana sarà anche video!





Un generoso benefattore, che desidera mantenere l'anonimato, mi ha regalato una telecamera digitale che metterò al servizio della Giustizia e dei lavoratori del comparto!


Sono felicissima !

Rammento a tutti i lettori, che è attivo il forum di Giustizia Quotidiana al link:

www.giustiziaquotidiana.net

Iscrivetevi numerosi!

Loredana Morandi
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 27/08/2009 @ 01:17:50, in Magistratura, linkato 3267 volte)
Il Telefono Rosa protesta, è giusto. Io mi sto convincendo che la vita delle Donne in Italia valga molto poco e per questo inviterei i Tribunali a far giudicare questi stupratori e assassini storici dalle rappresentanti femminili delle Toghe.



Il giudice di sorveglianza:
Guido è diverso da Izzo



ROMA (26 agosto) - «Gianni Guido è l'esatto contrario di Angelo Izzo: la pubblicità non gli piace, è introverso e nel corso di questi anni in carcere ha compiuto un percorso che ho volutamente definito di "silenzioso pentimento"». Paolo Canevelli è il magistrato che ha firmato le due ordinanze, una del luglio 2007, l'altra dell'aprile 2008, che hanno consentito a Gianni Guido di uscire dal carcere, prima in semilibertà e poi in affidamento ai servizi sociali. Quando era presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma (da alcuni mesi ricopre lo stesso incarico ma a Perugia), Canevelli ha avuto modo di incontrare diverse volte Guido, e di valutare le relazione degli psicologi e degli assistenti sociali su quell'ex ragazzo della Roma bene che ieri ha terminato di scontare 30 anni di pena per la strage del Circeo.

«Guido - racconta Canevelli - è una persona silenziosa e in carcere non ha mai ricercato il contatto con gli operatori o con gli altri detenuti. A noi non ha mai detto apertamente "ho sbagliato", ma si vergognava come un ladro di ciò che aveva fatto e voleva chiudere i conti col passato. Per quattro anni, dal 94 al '94, è stato detenuto a Milano, dove ha iniziato un importante percorso di psicoterapia di gruppo». E questo percorso - secondo il magistrato - è continuato, «seppure con meno risorse trattamentali», anche nel penitenziario di Civitavecchia. «In carcere si è laureato e si è avvicinato alla religione. Se fosse stato condannato all'ergastolo, allora sarebbe stato necessario una prova del suo ravvedimento per concedergli la semilibertà; nel suo caso bastava escludere una eventuale pericolosità sociale e assicurare un suo reinserimento, per questo gli abbiamo prescritto l'obbligo di trovare un lavoro e di continuare la psicoterapia nel periodo di affidamento in prova».

Fondamentale, secondo Canevelli, è stata la relazione del perito di parte, il prof. Stefano Ferracuti, secondo cui l'evoluzione della personalità di Guido «gli ha consentito - è scritto in una delle ordinanze dei giudici di sorveglianza - di superare in termini critici e costruttivi i precedenti aspetti psicopatici e fortemente narcisistici».

«Questo significa - spiega il magistrato - che Guido ha una buona consapevolezza di ciò che ha commesso, non lo rimuove». Termini frequentemente utilizzati dal Canevelli sono «senso di colpa» e «vergogna» per descrivere il percorso di "silenzioso pentimento" compiuto da Guido. Ma non ha mai pensato neppure per un istante che, uscito dal carcere, anche Guido, così come Izzo, potesse tornare a uccidere?«No, non l'ho mai temuto - risponde il magistrato - Izzo e Guido sono due persone totalmente diverse. Izzo ce l'aveva scritto in faccia». E se gli si chiede come sia possibile per i familiari delle vittime accettare l'idea che uno dei tre massacratori del Circeo sia tornato in libertà, Canevelli replica: «Sull'entità della pena non entro nel merito, ma Guido un percorso di recupero l'ha fatto. Voleva far vedere e dimostrarsi diverso, anche dopo le evasioni e le latitanze all'estero. Poi, oltre ai benefici previsti dalla "Gozzini" e gli abbuoni per buona condotta, ha usufruito anche degli indulti del '90 e del 2006. Ma questo lo prevedeva la legge...».

Il Messaggero


Chi è Gianni Guido


ROMA (26 agosto) - Gianni Guido fu arrestato con Angelo Izzo il primo ottobre del 1975 per il massacro del Circeo. Il 29 luglio 1976, la corte d' assise di Latina condannò all' ergastolo Guido, Izzo e Andrea Ghira, sempre rimasto latitante, trovato poi morto, in un cimitero della Legione straniera nell'enclave spagnola di Melilla in Marocco.

Il 31 gennaio 1977, insieme ad altri due detenuti, Guido e Izzo tentarono di evadere dal carcere di Latina, ma furono catturati e condannati a quattro anni di reclusione (sentenza definitiva). Il 27 ottobre 1980, la Corte d' assise d' appello di Roma confermò la condanna all' ergastolo per Ghira e Izzo, ma ridusse a 30 anni la pena per Gianni Guido, riconoscendogli le attenuanti generiche grazie anche a un risarcimento di 100 milioni pagato alla famiglia di Rosaria Lopez (la stessa cifra fu rifiutata dalla Colasanti). La sentenza fu poi confermata dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione, il 22 ottobre 1983.

Nel frattempo, il 25 gennaio 1981, Gianni Guido era evaso dal carcere di San Gimignano (Siena) dopo aver colpito una guardia carceraria con un posacenere. Per l'evasione Guido fu condannato a quattro anni e sei mesi, l' appuntato degli agenti di custodia Mario Guazzini fu condannato a otto mesi per interesse privato in atti d' ufficio. I genitori di Guido, Raffaele Guido e Maria Pia Ciampa, furono invece assolti con formula piena dall' accusa di corruzione. Il 27 gennaio 1983, Gianni Guido fu di nuovo arrestato a Buenos Aires, in Argentina, dove vendeva automobili sotto il falso nome di Andrea Mariani e accusato di possesso di documenti falsi. In settembre l'Argentina concesse l' estradizione, sospesa però fino alla definizione del procedimento penale in corso per reati commessi nel paese. Per questa accusa, Guido sarà condannato a sei mesi. Il 15 aprile del 1985, Guido riuscì però a fuggire dall'ospedale Manuel Rocco di Buenos Aires, dove era ricoverato per lesioni procuratesi in un ennesimo tentativo di evasione dal carcere Villa Devoto. Da allora si perdono le sue tracce finchè non viene arrestato nel maggio del 1994 a Panama dalla polizia e dai carabinieri.

Fino a sei mesi Guido ha lavorato come in una cooperativa sociale in regime di semilibertà per l'assistenza ai detenuti a Civitavecchia (Roma) e poi con la Caritas.

Il Messaggero


La vicenda del Circeo, dallo stupro
alle condanne di Guido, Izzo e Ghira



ROMA (26 agosto) - Dopo 14 anni trascorsi nel carcere romano di Rebibbia, l'11 aprile 2008 era stato affidato ai servizi sociali: oggi è di nuovo un uomo libero. Ha finito di espiare la sua pena e, quindi, non ha più l'obbligo di dimora in casa dei genitori, Gianni Guido, uno dei killer del massacro del Circeo, condannato a 30 anni per aver ucciso, insieme agli amici Angelo Izzo e Andrea Ghira, Rosaria Lopez e aver ridotto in fin di vita la sua amica Donatella Colasanti.

Dopo la svolta nelle indagini su Ghira, latitante fino ai suoi ultimi giorni e la cui morte fu definitivamente accertata nel 2005 dalla polizia scientifica, dei tre autori del massacro resta quindi in carcere solo Angelo Izzo. Quest'ultimo è stato infatti condannato all'ergastolo per i delitti di Ferrazzano, del maggio del 2005, quando, mentre godeva del regime di semilibertà, uccise Carmela Linciano e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia dell'ex boss della Sacra Corona Unita Giovanni Maiorano, conosciuto in carcere. Oggi, dopo quasi 34 anni si torna dunque a parlare, ancora una volta, del massacro avvenuto sul litorale di Latina, il 30 settembre 1975.

Il massacro. Quella sera in una villa del Circeo Gianni Guido, 19 anni, Angelo Izzo, 20 anni, e Andrea Ghira, 22 anni, picchiano, violentano e annegano una studentessa di 19 anni, Rosaria Lopez, e riducono in fin di vita una sua amica di appena 17 anni, Donatella Colasanti, che riesce a salvarsi solo facendosi credere morta dai tre massacratori. Proprio credendola morta, infatti, Izzo, Guido e Ghira la chiudono con la Lopez nel bagagliaio della loro auto, una Fiat 127.

Un incubo durato 36 ore. Sarà la Colasanti a raccontare i dettagli di quelle 36 ore di terrore. I tre giovani invitano le due ragazze a una festa nella villa. Festa che per le giovani si trasforma presto in un incubo. Sono le 19,30 quando Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira dicono alle ragazze che le avrebbero addormentate per poi riportarle a Roma. I tre massacratori preparano due siringhe con del liquido rosso. Poi Rosaria e Donatella vengono separate, la Lopez viene portata da Izzo e Guido al piano di sopra, mentre la Colasanti resta al piano terra con Ghira. Quando si accorgono che le iniezioni non fanno effetto, la situazione precipita.

La Colasanti sente l'acqua scorrere nel bagno del piano di sopra, dove Izzo resta con la Lopez mentre Guido e Ghira si alternano per aiutarlo. Poi, atterrita, sente le grida della ragazza, a tratti interrotte come se le stessero infilando la testa nell'acqua. Qualche minuto di urla, poi il silenzio. Per Rosaria Lopez è la fine. I suoi assassini passano a colpire l'amica. Quando scendono dal piano superiore e si rendono conto che anche sulla Colasanti l'iniezione non ha avuto effetto, i tre cominciano a colpirla alla testa con il calcio della pistola, poi la prendono a pugni e le legano un laccio attorno al collo. La trascinano nuda per tutta la casa.

La Colasanti sviene. Quando si riprende sente qualcuno dire: «Questa qui non vuole morire». A questo punto, disperata, la ragazza capisce che la sola cosa da fare per salvarsi è fingersi morta. Alle 21 Guido, Izzo e Ghira avvolgono in teli di plastica quelli che ritengono essere due cadaveri e li caricano nel portabagagli della Fiat 127. Poi, tornano a Roma. Alle 23.30, parcheggiano la macchina in Via Pola e vanno in pizzeria. Poi, alle 2.50 una donna che abita in un appartamento del palazzo davanti al quale è ferma la Fiat 127 bianca sente i pugni e i lamenti della Colasanti. Alle tre arrivano i Carabinieri e si trovano davanti Donatella Colasanti, livida e insanguinata. Accanto a lei il corpo della Lopez.

Angelo Izzo e Gianni Guido vengono fermati e arrestati quella notte stessa. I due vengono processati e condannati all'ergastolo in primo grado nel 1976. Guido però si vede modificare, il 28 ottobre 1980, la condanna per il massacro del Circeo a 30 anni dopo la dichiarazione di pentimento e l'accettazione da parte della famiglia della ragazza uccisa di un risarcimento. In seguito, riesce ad evadere dal carcere di San Gimignano nel gennaio del 1981.

Guido fugge a Buenos Aires dove però viene riconosciuto ed arrestato poco più di due anni dopo. In attesa dell'estradizione, nell'aprile del 1985 riesce ancora a fuggire, ma nel giugno del 1994 viene di nuovo catturato a Panama, dove si era rifatto una vita come commerciante di autovetture, ed estradato in Italia. Insieme a Guido e Izzo, viene condannato all'ergastolo anche Andrea Ghira, che, invece, fa perdere subito le sue tracce. E rimane latitante fino alla sua morte.

È il 29 ottobre 2005 quando gli investigatori della polizia danno la svolta conclusiva alle indagini su Andrea Ghira. Erano sulle sue tracce da tempo, intercettando le conversazioni dei suoi familiari. Così si scopre che, in realtà, il caporalmaggiore Massimo Testa, alias di Andrea Ghira è morto per overdose undici anni prima in Spagna ed è sepolto nell'enclave spagnola di Melilla. Quindici giorni dopo una delegazione della polizia scientifica accerterà che i resti di Testa appartengono proprio ad Andrea Ghira. È il 26 novembre quando il test del dna dà il risultato definitivo. In quello stesso giorno Donatella Colasanti si fa avanti con l'ultima azione legale nei confronti del suo aguzzino, chiedendo alla sua famiglia un risarcimento dei danni che il suo avvocato quantifica subito in un milione di euro.

Il 30 dicembre 2005 Donatella Colasanti, sopravvissuta al massacro del Circeo, muore a Roma dopo una lunga malattia all'età di 47 anni. Nella sua vita ha sempre chiesto giustizia per quanto accaduto quella sera perchè secondo lei, soprattutto sul ritrovamento del cadavere di Andrea Ghira, c'erano ancora molti interrogativi da sciogliere. Lo ha fatto anche in punto di morte, quando al suo legale disse: «Battiamoci per la verità».

Ma nel 2005 si è riaperto due volte il capitolo oscuro del massacro del Circeo: il 30 aprile due corpi vengono trovati parzialmente sepolti all'interno del giardino di una villetta a Campobasso. Si tratta dei cadaveri di madre e figlia, Maria Carmela Limucciano e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, esponente della Sacra Corona Unita. Ad ucciderle è stato Angelo Izzo, divenuto amico del boss in carcere a Palermo. Izzo se ne era conquistato la fiducia e, non appena ottenuto dai giudici il permesso di uscire dal carcere, le ha uccise. La polemica sul permesso concesso al massacratore del Circeo infiammano i tribunali. Al punto che l'allora ministro della Giustizia Roberto Castelli avvia un'indagine sul caso.

Per il duplice delitto di Ferrazzano, Izzo viene condannato all'ergastolo il 4 marzo del 2008 dalla Corte d'Assise d'Appello di Campobasso. Sentenza confermata dalla prima sezione penale della Cassazione che, il 20 novembre dello scorso anno, respinge il ricorso presentato dalla difesa di Izzo, condannando il massacratore del Circeo al carcere a vita.

Il Messaggero
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 27/08/2009 @ 01:06:36, in Magistratura, linkato 1331 volte)
hanno bisogno dei computer

«Senza mezzi riforma monca»


Il fatto:  I magistrati tributari chiedono maggiori dotazioni

La penuria e a volte la mancanza di mezzi necessari per l'espletamento delle proprie funzioni colpisce anche il settore della giustizia tributaria.
Costantino Ferrara, presidente dell'Associazione Magistrati Tributari di Frosinone, ha scritto al presidente del consiglio di presidenza, avvocato Daniela Gobbi, per far presente alcuni disagi alla luce della recente riforma del codice di procedura civile.
«Dopo la mia lettera - scrive Ferrara - del 31 luglio scorso, sento adesso il dovere di confermarle che, a seguito dell'entrata in vigore della recente riforma del codice di procedura civile, risulteranno notevolmente aggravate le condizioni di lavoro dei giudici tributari "laici". Infatti, in mancanza dei mezzi necessari (computer portatili e possibilità di accesso al Ced) sarà pressoché impossibile rispettare l'obbligo del richiamo in sentenza dei precedenti giurisprudenziali conformi.
Pertanto preghiamo vivamente codesta Presidenza affinché assuma opportune iniziative volte a dare sollecita soluzione al problema avanti accennato».
Il problema, come già accennato, era stato sollevato alla fine dello scorso mese allorquando Ferrara, scrivendo sempre all'avvocato Gobbi, aveva fatto presente che, nell'ottica della modernizzazione e dell'informatizzazione dell'intero sistema, finalzzata a contenere i costi, «le lodevoli inziative non possono prescindere dalla proposta di dotare tutti i magistrati tributari, al pari dei magistrati onorari, di personal computer portatili.
Si tratta - scriveva Ferrara - non solo della sempre auspicata parità tra i giudici ma anche dell'opportunità di permettere a tutti i magistrati tributari di servirsi prontamente e utilmente del progettato nuovo sistema informativo».

Il Tempo - 26/08/2009
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503
Ci sono  persone collegate

< giugno 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
             






Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (38)
Associazioni Giustizia (52)
Economia (86)
Estero (187)
Giuristi (134)
Gruppo Cellule Staminali (1)
Indagini (210)
Lavoratori Giustizia (1)
Magistratura (2170)
Osservatorio (1)
Osservatorio Famiglia (512)
Politica (926)
Redazionale (68)
Sindacati Giustizia (326)
Sindacato (221)
Telestreet (7)
Varie (82)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019

Gli interventi più cliccati

Titolo
Bianco e nero (236)
I gatti di G.Q. (25)

Le fotografie più cliccate

Titolo
G.Q. Non ha mai pubblicato pubblicità in otto anni e se iniziasse ora?

 Si, a me non disturba
 No, non mi piace



Titolo






A.N.M.
A.N.M. new
A.D.M.I.
Argon News
A.I.M.M.F.
Argon News Redazione
Artists Against War
Articolo 3
BloggersPerLaPace
Comitato Sfruttatori ATU
Commissariato PS Online
dBlog.it Open Source
Erga Omnes
Eugius
Filo Diritto
Intesaconsumatori
Geopolitica
Giuristi Democratici
Giuristi Democratici Roma
Magistratura Democratica
M.D. Toscana
Medel
Medicina Democratica
Magistratura Indipendente
Movimento per la Giustizia
Nazionale Magistrati
Non Solo Giustizia
Osservatorio Bresciano
Osservatorio Romano
Sorgente D'Amore
Studio Cataldi
Studio Celentano
Studio Tidona
Toghe Lucane
Uguale per Tutti
Unità per la Costituzione
Unicost Milano
Unione Internazionale Magistrati
Morandi Senato
About me







http://www.wikio.it
Wikio
Iscriviti a GQ su FriendFeed
Blogstreet - dove il blog è di casa
Iscriviti a GQ su Twitter
Powered by FeedBurner


Blog Link










16/06/2019 @ 0.29.19
script eseguito in 360 ms