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 .. succulenta ..... di Lunadicarta
 
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I dati della pedofilia online: 522 organizzazioni operano per la rivendicazione dei diritti dei pedofili (di cui 12 italiane); di cui 3 associazioni pseudo religiose, 23 di donne pedofile; 500 agenzie giuridiche; 3 radio online per la pedofilia libera; 3 database di studi e ricerche; 6 libri pubblicati; 4 riviste pedofile internazionali; 2 siti per la produzione di magliette a sfondo pedofilo; 5 portali per iscrivere nuovi adepti; 5 siti per la produzione e divulgazione di cartoon e anime dedicati ai pedofili.

Don Fortunato Di Noto
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 24/09/2004 @ 19:19:54, in Politica, linkato 1272 volte)
Presentata interrogazione del senatore della Margherita, Tommaso Coletti. Il senatore della Margherita e Presidente della Provincia di Chieti, Tommaso Coletti, ha rivolto un'interrogazione al Ministro delle Infrastrutture. "In zona agricola, sono stati organizzati, in seguito al rilascio di regolari concessioni edilizie, manufatti connessi alla conduzione del fondo istituito ad hoc dalla Regione Abruzzo. In alcuni casi - spiega Coletti - i manufatti hanno subito un cambiamento di destinazione d'uso, divenendo da non residenziali a residenziali, con l'esecuzione di opere edilizie integrative". "Č questo un caso - spiega Coletti - alquanto anomalo. Nell'interrogazione rivolta al Ministro Lunardi, chiediamo di conoscere le condizioni minime per ottenere la concessione in sanatoria relativamente al cambio di destinazione d'uso e di definire se sia d'ostacolo al rilascio della concessione in sanatoria, trattandosi, in particolare, di immobili soggetti a vincolo del Piano Territoriale Provinciale". Roma, 24 settembre 2004
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Di Loredana Morandi (del 24/09/2004 @ 19:21:06, in Politica, linkato 1295 volte)
Dichiarazione on. Franco Monaco, vicepresidente deputati della Margherita. “L’intervento di Prodi su “Repubblica” si segnala per la sua visione lucida e lungimirante. Ma non vorrei che lo si liquidi con rituali apprezzamenti, facendo finta di non comprendere che egli invoca chiarezza e determinazione e si attende risposte soprattutto dai partiti che, prima con la lista unitaria per l’Europa e poi con il dichiarato assenso a un processo federativo, hanno più e più volte annunciato di riconoscersi nel suo progetto. Se egli ha preso la parola è perché, evidentemente, registra problemi irrisolti, ambiguità da fugare, resistenze da vincere. Facendo intendere che  non è disponibile a quale che sia condizione, non a difesa di sé ma di un preciso progetto e soprattutto a rassicurazione di quei cittadini presso i quali egli si fa garante di tale progetto.  E’ lecito e doveroso dunque attendersi da quei partiti risposte all’altezza dei problemi che Prodi ha posto. A cominciare dai tre nodi all’ordine del giorno: primarie, federazione dell’Ulivo, elezioni regionali. In questa luce, anche il partito della Margherita non può non raccogliere l’autorevole sollecitazione, chiarendo, attraverso formali deliberazioni dei suoi organi, gli orientamenti del partito sulle questioni tuttora aperte o perché i precedenti deliberati non sono chiari a sufficienza o perché, nel dibattito pubblico-politico, se ne è data una interpretazione minimalista.” Roma, 24 settembre 2004
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Di Loredana Morandi (del 24/09/2004 @ 19:22:21, in Politica, linkato 1322 volte)

Interrogazione degli on.li della Margherita Ettore Rosato e Emilio Delbono al ministro Maroni

“Pagamento degli arretrati e adeguamento Istat a partire dal 1° luglio per i mutilati e invalidi del lavoro.” E’ quanto chiedono gli on.li della Margherita Ettore Rosato e Emilio Delbono con una interrogazione urgente al ministro del Lavoro Maroni. “Le rendite corrisposte dall’Inail ai mutilati e agli invalidi del lavoro sono soggette a una rivalutazione annuale –scrivono Rosato e Delbono- regolata dal decreto legislativo 38/2000 che dispone che dal 1° luglio la retribuzione venga rivalutata sulla base della variazione effettiva dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati intervenuta rispetto all’anno precedente. A partire dal 1° gennaio 2004 l’Inail avrebbe dovuto liquidare ai percettori delle rendite gli importi degli arretrati relativi all’adeguamento alla variazione minima retributiva non inferiore al 10 per cento, ma il ministero non ha ancora emanato il decreto necessario di ratifica per procedere alla liquidazione degli importi, per cui ad oggi i percettori delle rendite Inail non hanno ancora ricevuto il pagamento. Inoltre, osservano i due parlamentari della Margherita, il decreto 38/2000 ha anche introdotto il pagamento dell’indennizzo per il danno biologico, inteso come lesione dell’integrità psicofisica della persona, valutato sulla base di determinate tabelle approvate con decreto del ministero del Lavoro, su delibera dell’Inail. Ma l’adeguamento delle tabelle –denunciano Rosato e Delbono- non è mai stato fatto seppur previsto dal decreto, con una perdita di valore di quasi il 15 per cento in quattro anni.” Rosato e Delbono hanno pertanto chiesto al ministro Maroni “se e quanto verrà emanato il decreto di ratifica per il pagamento degli arretrati con l’adeguamento Istat e se non ritenga opportuna una modifica al decreto 38/2000 in modo che il meccanismo di rivalutazione si basi solamente sull’aumento delle retribuzioni e che la liquidazione non sia soggetta a ratifica ministeriale ma diventi decisione esclusiva dell’Inail.” Roma, 24 settembre 2004

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Lunedì 27 settembre 2004
Roma, Palazzo Marini, sala delle Colonne, via Poli 19 ore 14,30

Promosso dalle deputate Elettra Deiana Rifondazione comunista e Silvana Pisa dei Democartici di sinistra, entrambe membri del Forum dei Deputati per un Programma di Alternativa, si svolgerà a Roma lunedì 27 settembre un convegno sul tema «Guerra per la democrazia? Politica internazionale tra bisogni di pace e strategie di guerra». L’incontro, che si terrà a Palazzo Marini, sala delle Colonne, via Poli 19 a partire dalle 14,30, vuole affrontare un tema di grandissima attualità, e cioè il rapporto tra politica estera e uso della forza militare. Il carnaio iracheno, da ultimo, ha posto a tutti con drammatica evidenza la questione non solo della legittimità dell’uso della forza (le recenti dichiarazioni del segretario generale dell’Onu Kofi Annan sgombrano in questo senso il campo da qualsiasi ambiguità) ma anche dell’opportunità del suo impiego. Un tema che attraversa e appassiona la sinistra e non solo, ma che troppe volte è messo in secondo piano da vere o presunte emergenze in nome dell’equivoco dell’intervento umanitario. L’incontro, che sarà moderato dal giornalista Piero Sansonetti, si aprirà con delle brevi comunicazioni di Rita Di Leo, docente di  relazioni internazionali  all’Università La  Sapienza di Roma, Alberto Castagnola, economista, Marco Calamai, esperto di cooperazione internazionale, Domenico Gallo, magistrato dell’ Associazione  Nazionale dei Giuristi Democratici, Isidoro Mortellaro, docente di storia delle dottrine politiche dell’Università di Bari ), Carlo Jean, esperto di sicurezza e strategia militare. Seguirà una tavola rotonda alla quale parteciperanno esponenti politici e sindacali e rappresentanti dei movimenti pacifisti. Nell’invito allegato troverete l’elenco completo dei partecipanti.

Sala delle   Colonne
Palazzo Marini Via Poli, 19
Roma, 27 settembre 2004 – ore 14,30

GUERRA PER LA DEMOCRAZIA?

POLITICA INTERNAZIONALE TRA BISOGNI DI PACE E STRATEGIE DI GUERRA.

On. Elettra Deiana Gruppo parlamentare PRC
On. Silvana Pisa Gruppo parlamentare DS
Forum dei Deputati per un Programma di Alternativa

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Guerra per la democrazia? Politica internazionale tra bisogni di pace e strategie di guerra.

Si è fatta strada negli ultimi anni, anche in settori della sinistra, l’idea che l’Italia possa essere un grande Paese solo se lo è anche dal punto di vista militare. La moltiplicazione delle missioni militari, variamente definite come umanitarie, di pacificazione, di stabilizzazione, sembra voler misurare – in mancanza di altro – il peso internazionale del nostro Paese. Al di là delle motivazioni che hanno giustificato le singole missioni, non vi è tuttavia dubbio che sia ad esse sottesa l’idea della costruzione di un nuovo ordine mondiale organizzato attorno alle idee e ai valori dell’Occidente. Ma potremmo dire, soprattutto, agli interessi dell’Occidente. Qualora si voglia parlare della necessità  di una “grande strategia” italiana, il passaggio anche teorico da una difesa essenzialmente territoriale a una dottrina della protezione degli interessi, si è già compiuto e precisato a cominciare dalla definizione del Nuovo modello di difesa del 1991, passando per il libro bianco dell’ultimo governo di centro-sinistra, per finire con il libro bianco del ministro Martino. All’interno della trasformazione del pensiero strategico nazionale, i mutamenti organizzativi e ordinativi della difesa sono avvenuti al di fuori di qualsiasi reale dibattito e in adesione totale e acritica alle esigenze e alle prescrizioni della NATO. E così, mentre il nostro Paese resta escluso da qualsiasi incarico importante all’interno dell’Alleanza è venuto proponendosi come il più diligente esecutore delle decisioni assunte a livello militare, di fatto impegnando la quasi totalità delle nostre risorse nella messa a disposizione dell’alleanza di comandi, forze, basi così come richiesto per l’implementazione di un concetto strategico che ben si proietta a largo raggio oltre l’area geografica entro la quale era stata storicamente dispiegato. La vicenda irachena illustra perfettamente lo slittamento del preteso umanitarismo della missione militare in una occupazione sine-die dove anche le scarse ragioni di un ristabilimento dei diritti umani hanno lasciato il campo agli interessi di multinazionali che operano protette da poderosi eserciti privati. Assistiamo al ritorno di un modello neo-coloniale in cui la componente militare è elemento centrale, come è dimostrato dall’ampliamento delle cosiddette attività Cimic, cioè l’intervento militare per la realizzazione di infrastrutture civili, dall’insistere sulla formazioni di unità di polizia, le MSU, basate su forze militari specializzate, dallo sviluppo importante delle unità una volta definite di “guerra psicologica” ed oggi chiamate di “comunicazione operativa”. Di fronte a tutto questo, sconcerta come  nelle forze democratiche e della sinistra vi siano settori importanti che assumono acriticamente l’uso della forza così concepito – cioè la nuova guerra -  come un uso talvolta utile, talaltra necessario, quasi sempre giustificato. La ripresa di una riflessione approfondita su queste e altre contigue problematiche, soprattutto alla luce delle vicende internazionali che hanno contrassegnato gli anni novanta e l’inizio del nuovo secolo, è dunque quanto mai urgente. La politica interna, europea e internazionale non ne possono prescindere. L’incontro che promuoviamo vuole, appunto, essere un contributo in questa direzione.

COMUNICAZIONI

Prof. Rita Di Leo Docente di  Relazioni Internazionali UdS La Sapienza
Dott. Alberto Castagnola Economista
Dott. Marco Calamai Giornalista Esperto di Coop. Internazionale  
Dott. Domenico Gallo Ass. Naz. dei Giuristi Democratici
Prof. Isidoro Mortellaro Docente Storia dottrine politiche UdS Bari
Gen. Carlo Jean  Esperto sicurezza e strategia militare

INTERVENGONO ALLA TAVOLA ROTONDA

Dott.ssa Imma Barbarossa Conv. Permanente di donne contro le Guerre, Dott. Davide Berruti  Coord. Naz. Ass.per la pace, On. Giuseppe Caldarola Comm. Aff. Costituzionali – Ds, On. Paolo Cento Vicepresidente Comm. Giustizia – Verdi, On. Elettra Deiana Capogruppo Comm. Difesa - Prc, On Pietro Folena Comm. Esteri – Ds,  On.  Marco Minniti Capogruppo Comm. Difesa - Ds, Rosario Rappa Coord. Sicilia Fiom- Cgil, On. Saverio Vertone Comm. Esteri – Pdci.
       
INTRODUCE I LAVORI:
On. Silvana Pisa  Comm. Difesa – DS

COORDINA E CONCLUDE:
Dott. Piero Sansonetti Giornalista  

Per  comunicazioni ed adesioni si prega contattare
segreteria On. Silvana Pisa – Dott. Andrea  Scognamillo
segreteria On. Deiana - Sig.ra  Daniela Frascati 

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Di Loredana Morandi (del 24/09/2004 @ 19:38:26, in Sindacato, linkato 1393 volte)
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica: “Il Gruppo Riffeser è stato condannato dal Tribunale di Bologna per comportamento antisindacale con una sentenza che afferma il diritto del Sindacato dei giornalisti e dei suoi dirigenti di continuare a difendere i colleghi rappresentati. In una importante, clamorosa sentenza, il Giudice ha stabilito che i permessi per l’attività sindacale, previsti dalle leggi e dai contratti, devono considerarsi a tutti gli effetti giorni lavorati e, quindi, che gli stessi permessi non devono interferire con la regolare fruizione delle ferie e dei giorni di riposo settimanale. Il Tribunale ha dato conseguentemente ragione al collega Marco Gardenghi, componente del comitato di redazione e presidente dell’associazione stampa dell’Emilia Romagna, alla stessa Associazione e alla Federazione nazionale della stampa italiana che hanno presentato il ricorso nei confronti della Poligrafici editoriale SpA, assistita dalla Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg). La condanna del Gruppo Riffeser e la vittoria in giudizio del collega Gardenghi, che sarà risarcito per i danni subiti, rappresentano l’ultimo atto di un lungo contenzioso tra l’Azienda e il Sindacato. La situazione è stata esaminata stamani in una riunione della Segreteria e del dipartimento sindacale della Fnsi insieme ai rappresentanti delle Associazioni regionali di stampa di Roma, Bologna, Firenze, Ancona, Genova, Venezia e Perugia. I partecipanti alla riunione hanno confermato un duro giudizio critico nei confronti del Decreto con il quale il Ministero del Lavoro ha concesso alla Poligrafici editoriale la possibilità di ricorrere al pensionamento anticipato per 30 giornalisti nell’ambito di uno stato di riorganizzazione e di crisi. Nel corso della riunione sono stati ribaditi gli impegni, già annunciati dalla Giunta della Fnsi il 9 settembre scorso, per attivare tutte le iniziative sindacali e legali per contrastare uno stato di crisi inesistente e smentito dagli stessi dati sull’andamento economico del gruppo resi noti agli azionisti dalla Società e dalle ripetute assunzioni di nuovi giornalisti. I rappresentanti della Fnsi e delle Associazioni hanno preso atto positivamente delle decisioni del Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi, rese note dal Presidente Gabriele Cescutti, di richiedere a un docente di diritto un parere pro veritate circa la possibilità di ricorrere al TAR del Lazio contro il decreto del Ministero. La Fnsi si è dichiarata pronta ad assumere in prima persona, a fianco delle Associazioni regionali di stampa, la responsabilità e l’onere di ogni forma di sostegno alle redazioni ed ai singoli colleghi”. Prot. 155/C. Roma, 24 settembre ’04
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“Si conferma la volontà di mantenere queste strutture nella totale invisibilità e nella sospensione di trasparenza, impedendo ai cittadini di poter accedere, avvicinarsi o, manifestare davanti al centro – così Titti De Simone (deputata di Rifondazione Comunista) ha commentato il divieto posto dalla questura di Bologna di manifestare domani nei pressi del CPT di via Mattei -  I centri di permanenza temporanei sono sempre più vere e proprie galere etniche e luoghi di segregazione da abolire dal nostro sistema giuridico. In particolare – prosegue De Simone - il CPT di via Mattei è stato oggetto di indagini giudiziarie, per la somministrazione forzata di psicofarmaci e per il tentato suicidio dei reclusi. Sabato parteciperò alle manifestazioni per ribadire la necessità di chiudere questi lager, per una politica di accoglienza e diritti, che può realizzarsi solo a partire dall’eliminazione dei centri di permanenza temporanei. La decisione della questura – conclude Da Simone - è incomprensibile e rischia solo di alimentare le tensioni: le manifestazioni di sabato, entrambe, sono l’occasione per riaffermare l’opposizione alle politiche xenofobe delle destre e per ribadire la necessità di una Europa dei popoli.” Roma, 24 settembre 2004
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Di Loredana Morandi (del 24/09/2004 @ 20:00:08, in Sindacato, linkato 1253 volte)
Il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Paolo Serventi Longhi, ha dichiarato: “La qualità del lavoro giornalistico e, quindi, dei prodotti editoriali è l’elemento centrale della dura vertenza che oppone il Gruppo Repubblica-l’Espresso ai giornalisti e che ha determinato lo sciopero odierno. La Federazione della Stampa, nell’esprimere solidarietà alla redazione de “La Repubblica”, sottolinea il deteriorarsi delle relazioni sindacali in molte aziende proprio sul tema della qualità del lavoro e delle condizioni nelle quali i giornalisti si trovano ad esercitare la loro attività. Si tratta di un tema che dovrebbe essere caro agli stessi editori per evitare disservizi ed inefficienze che si ripercuotono sul prodotto editoriale. Ritengo indispensabile avviare sin da ora un confronto con la Fieg su questi temi che dovranno essere oggetto di una seria riflessione nel Sindacato in vista del prossimo rinnovo contrattuale”. Prot. 154/C. Roma, 24 settembre ’04
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Di Loredana Morandi (del 26/09/2004 @ 12:19:42, in Giuristi, linkato 1439 volte)

mi annoio un po'

di chi è prevedibile
di chi dimentica che "dono" è la vita
di te che non sei mai quella "giusta"
di me che non mi accontento
poi qualcosa mi distrae e non ci penso
così continuo senza mai in fondo nulla cambiare

eppure quanta voglia di saltare ...

Segnalazione Siti: www.tidona.com - www.magistra.it

Direttamente dal sito web dello Studio Legale Tidona, Milano in viale Bianca Maria 22, potete iscrivervi alla newsletters giuridica del "circolo", oppure, se siete più interessati al settore finanziario e agli istituti di credito alla lista "giuridica 2". Le liste sono entrambe settimanali.

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UNITA' PER LA COSTITUZIONE

Le prospettive della giurisdizione fra analisi e proposta

1) Se la riforma dell'ordinamento giudiziario verrà rapidamente approvata dal Parlamento nell'articolazione sostanziale licenziata dalla Camera la magistratura associata dovrà intraprendere importanti forme di protesta. La riforma è contro la Costituzione e l'efficienza della giustizia.

Toccherà quindi al Capo dello Stato valutare la manifesta incostituzionalità del testo che  molti autorevoli giuristi ritengono evidente. Al di là infatti delle singole disposizioni che appaiono in contrasto  con alcuni principi costituzionali (erosione delle attribuzioni del CSM, alterazione della pari dignità delle funzioni giudiziarie), è l'intero impianto del progetto a confliggere con la filosofia delle Carta repubblicana. 

Il senso della VII disposizione transitoria e finale della Costituzione era infatti proprio quello di sostituire all'ordinamento Grandi del 1941 (ispirato a criteri gerarchici) un nuovo ordinamento basato sulla struttura orizzontale e diffusa del potere giudiziario, condizioni indispensabili per garantire l'indipendenza esterna ed interna dei magistrati. Il progetto governativo riafferma invece la filosofia del 1941 cancellando i valori costituzionali.  

E' quindi evidente che l'attenzione deve essere focalizzata - prima della promulgazione della legge, eventualmente nella fase di elaborazione dei decreti attuativi e quindi nel successivo momento applicativo demandato al CSM - sui profili di incostituzionalità della riforma, attivando, se necessario, anche iniziative di natura giudiziaria. Parallelamente deve essere denunciata la quasi impossibile praticabilità funzionale del sistema dei concorsi, della riserva dei posti, dei tramutamenti obbligati a scadenza decennale poiché, nel testo in fase di approvazione, si sono scontrati principi ispirati ad una esigenza di mobilità dei magistrati con norme che creano ostacoli insormontabili alla mobilità stessa. Una antinomia ingovernabile.

Queste considerazioni -sempre ispirate ad una critica costruttiva nella difesa di valori costituzionali non negoziabili- dovranno essere rappresentate al Ministro della Giustizia durante la probabile fase di elaborazione dei decreti attuativi, in uno spirito di confronto istituzionale che non trascenda tuttavia in atteggiamenti, da un lato, di interferenza decisionale -la magistratura rimane contraria a questa riforma nell'interesse del Paese e per questo dovrà ancora fornire una forte fase di testimonianza che vada al di là dello sciopero già proclamato (si propongono l'abbandono della funzione requirente, le dimissioni dagli organismi di rappresentanza della Magistratura), dall'altro, di aggressione al ruolo, ormai tracciato dal Parlamento, del rappresentante dell'Esecutivo.

2) Parallelamente a questa necessaria attività di confronto occorre aprire una lunga fase di ascolto, di riflessione e quindi di analisi che coinvolga tutta la magistratura e le forze sociali. Una costituente della giustizia (peraltro già richiesta da Unità per la Costituzione fino dal congresso di Venezia del febbraio 2004) che porti la magistratura associata ad essere protagonista delle riforme per elaborare dei progetti di reale modernizzazione del sistema (processuale ed organizzativo) da sottoporre ad una Politica nuova che abbia voglia e capacità di ascolto.

Dovremo realizzare, noi per primi, un progetto che cancelli l'attuale riforma dell'ordinamento giudiziario ma che sappia cogliere i problemi reali che, seppure strumentalmente, sono stati sollevati da un dibattito politico alterato da senso di rivalsa e da interessi particolari.

Occorre creare un modello di magistrato nuovo - tutelato anche nella sua dignità quotidiana (recupero della dignità della funzione, condizioni di lavoro, profilo retributivo)- che sia compatibile con una richiesta di giustizia in fase di mutamento ma che si fondi anche su quei principi costituzionali sempre più, quasi paradossalmente per il decorso della storia, moderni.

Tutto questo deve essere immediatamente realizzato per evitare il rischio di una deriva burocratica che porti i magistrati alla demotivazione e quindi ad una pericolosa accettazione di quel ruolo funzionariale che questa riforma intende loro assegnare.

In questa opera di rifondazione -che dovrà ancora una volta rappresentare alla cultura e alla comunicazione che il vero problema giustizia in Italia  è costituito da una risposta giudiziaria non adeguata alle attese (per tempi e qualità) e non già da una magistratura libera per necessità di controllo della legalità- devono essere coinvolti tutti gli operatori del diritto e delle scienze sociali invertendo, per una volta, l'ordine dei fattori e partendo quindi dal tipo di risposta giudiziaria che oggi pretende l'utenza per modulare quindi il ruolo e lo spiegarsi della giurisdizione.

L'Avvocatura dovrà peraltro sciogliere tutti quei problemi marginalizzati per necessità politica - e soffocati dalla maschera delle separazione delle carriere - quali l'accesso, la formazione, la deontologia, l'ipertrofia dei ruoli.   

3) Questa lunga fase costituente deve essere avviata e gestita con impegno e autorevolezza.

Unità per la Costituzione non può che registrare come tutte le proposte avanzate dalla magistratura associata in tema di riforma dell'ordinamento giudiziario, peraltro in una linea e con scelte ampiamente condivise, non  siano state accettate dalla attuale maggioranza di governo. Così come occorre denunciare, ad una semplice lettura giornalistica degli avvenimenti, che, ancora una volta, l'assetto della magistratura costituisce oggetto di facile baratto all'interno dei diversi equilibri politici a fronte di rinunce e concessioni su altri fronti. Su questo punto occorre realmente capire se lo Stato di diritto - con un ordine autonomo deputato ad un rigido controllo di legalità - costituisca una espressione antistorica o se invece la magistratura meriti, ciclicamente, una marginalizzazione nell'equilibrio dei poteri per avere assunto condotte invasive.

Bisogna altresì verificare se l'associazionismo giudiziario, nelle sue articolazioni di vertice, abbia oggi perso autorevolezza esterna o se la vicenda dell'ordinamento giudiziario risenta di una condizione di bipolarismo politico del Paese che tende a soffocare il confronto e la condivisione delle scelte per favorire gli estremi. Comunque, pur prescindendo dalla risposta che può trovare anche sintesi nelle diverse opzioni individuate, tutto l'associazionismo deve essere rimeditato per evitare deleghe in bianco da parte dei magistrati non direttamente impegnati che, invece, devono trovare un nuovo stimolo alla partecipazione nel confronto e nell'autogoverno proprio per evitare derive burocratiche della funzione e costruire continui ricambi nei ruoli dirigenziali.

Su queste coordinate di intervento- che dovranno continuamente essere verificate per evitare situazioni di stasi, di indifferenza, di conservazione dell'esistente, di strappo programmatico - Unità per la Costituzione intende impostare la propria linea per i prossimi mesi offrendo un contributo responsabile,  forte della rappresentatività della maggioranza dei magistrati, all'azione dell'ANM.

Proposta di programma esposta dal Segretario Generale Fabio Roia al Congresso straordinario dell'ANM
Napoli 25 settembre 2004

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Associazione Nazionale Magistrati
Il Comitato Direttivo Centrale

Quali riforme per la Giustizia - documento conclusivo

Il Congresso Straordinario di Napoli del 24-25 settembre 2004 "Quali riforme per la giustizia" ha avuto uno straordinario successo per livello di partecipazione, qualità del dibattito e attenzione della pubblica opinione.

Ancora una volta i magistrati italiani hanno voluto dimostrare con la loro partecipazione e la presenza attiva l'impegno e l'attenzione di tutta la magistratura nella difesa dei valori di autonomia e di indipendenza.

Le relazioni degli illustri studiosi, che hanno voluto dare il loro contributo scientifico alla iniziativa dell'Anm, hanno offerto ulteriori conferme dei numerosi e gravi profili di incostituzionalità della riforma, nel suo impianto complessivo e nelle sue specifiche articolazioni, profili più volte denunciati dalla magistratura associata, e sui quali sarebbe necessaria, e ancora possibile, una attenta riflessione da parte del governo e della maggioranza.

Il dibattito, inoltre, anche grazie al contributo dei rappresentanti delle forze sociali, dell'avvocatura, degli altri operatori del settore, ha confermato la pressante necessità di interventi di riforma delle procedure, tesi a ridurre i tempi dei giudizi.

La magistratura associata continuerà nella linea del dialogo e del confronto con tali forze, alla ricerca di soluzioni per garantire un migliore funzionamento del sistema giustizia nell'interesse dei cittadini.

Il Ministro della giustizia non intervenendo al Congresso, ha ritenuto di sottrarsi a tale confronto, individuando come obiettivo principale del suo mandato l'approvazione della legge-delega di riforma dell'ordinamento giudiziario.

La posizione unanimemente espressa dalla magistratura associata e ribadita dal dibattito di questo congresso è di netto radicale dissenso sul contenuto e sul metodo di questa riforma. 

Questa non è solo una riforma contro la magistratura, è una riforma contro la giustizia, contro i cittadini, contro l'interesse del paese. Ove mai entrasse in vigore porterebbe ad un organizzazione giudiziaria contraria all'impianto costituzionale, ma anche ingestibile ed irrazionale, e che aggraverebbe la inefficienza dell'apparato giudiziario.

Non sono mancate nel dibattito voci delle istituzioni e della politica che, da diversi punti di vista e con diversi accenti, hanno comunque sottolineato la esigenza che il dibattito parlamentare rimanga aperto, escludendo ogni ipotesi di cosiddetta blindatura del testo.

La magistratura non può che continuare ad augurarsi che prevalga la ragione istituzionale e politica e che in sede parlamentare il dibattito sugli emendamenti non venga chiuso e che vi sia la disponibilità al confronto con le critiche mosse al testo approvato dalla Camera.

Ove ciò non avvenisse la magistratura avrà il dovere di manifestare il proprio dissenso. Il Cdc dell'Anm, ribadendo la posizione già espressa con il documento approvato il 4 settembre scorso, dà mandato alla GEC, ove il confronto parlamentare venisse bloccato e il testo non dovesse subire significative modifiche, di organizzare una forte iniziativa di protesta, fissando la data della astensione dalla udienze.

Il Cdc ribadisce la piena fiducia nella giunta e nella sua azione.

La particolare gravità ed eccezionalità del momento impone di rinviare la prevista rotazione nelle cariche associative e di chiedere alla giunta in carica di continuare nell'azione fin qui svolta.

Napoli, 26 settembre 2004. 

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