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 Miuu, la mia panterina..... di Lunadicarta
 
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Ci sono due errori che si possono fare lungo la via verso la verità: non andare fino in fondo e non iniziare.

Confucio
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 11/09/2009 @ 05:16:37, in Indagini, linkato 1654 volte)
FaceBook: Fatti Non Parole

o della "Superbia Suicida"


Purtroppo non conosco bene la persona, perché oggi mi sarebbe occorsa una certa fantasia per scrivere il "coccodrillo" (il coccodrillo è nel gergo giornalistico il "necrologio") di una ennesima utente caduta nella trappola dei due clonatori.

Il web dei filo pedofili se la ride della grossa, quindi io non cito questa esagitata signora, che scrive il suicidio della sua credibilità politica e sociale di pseudo o millantato operatore dell'antipedofilia, da me sorpresa a fare amene conversazioni con 2 personaggi notissimi:

Sissimo Neuro, la "radio serva" tra i blog filo pedofili di Blogger.com, e ... rullo di tamburi:

Maxi Fasso, il clone ufficiale del prof. Massimiliano Frassi presidente della Associazione Prometeo Onlus - lotta alla pedofilia e tutela infanzia violata. Ovvero l'uomo che commette sistematicamente il reato di "Sostituzione di Persona", così come sancito dall'art. 494 del Codice Penale, ai danni del notissimo operatore dell'anti pedofilia.

Googlare vuol dire non dover mai dire "mi dispiace" e, dato che non sono affatto dispiaciuta di veder così punita la superbia per mano di sua sorella l'ignoranza, facilito per i pigri la visione dei due blog: l'originale e il clone.

L'Originale: Pedofilia, l' Inferno degli Angeli
http://massimilianofrassi.splinder.com/

E il clone: Piedofilia, l' Interno dell' Agnello (notare le iniziali e la volgarità sottintesa)
http://maxifasso.wordpress.com

Qui sotto l'odierna istantanea dell'inqualificabile, che non merita la mia citazione.


Morale: Fatelo per i Bambini. Non spacciatevi per operatori dell'antipedofilia. Tutti i vostri titoli impallidiranno di fronte all'ignoranza provata.




Update: la conversazione continua.

Una nota è d'obbligo per tutti coloro che dovessero mai trovarsi a dover denunciare reati di pedofilia. Googlate il nome di questa persona e cancellate la sua associazione tra quelle da ritenersi serie.

L'analisi del profile della sedicente consultente, evidenzia un indiscreto quanto esagitato entusiasmo nell'incontrare e "conoscere" un pedofilo per "la prima volta in vita sua", per averne soltanto letto e superficialmente in precedenza.

Poveretta, pagherà carissima la sua bravata dato che non teme di chiamare "devianza" l'omosessualità, dimostrando così di esser priva di un briciolo di politically correct, e perché ha il carattere per divenire il prossimo zimbello dei medesimi personaggi. Oppure la rivedremo, ipotesi altresì probabile, a far da consulente per la reputazione di un pedofilo che sevizia i bambini, intenta a diffamare le famiglie delle piccole vittime.

In ogni caso è fin d'ora da ritenersi persona inattendibile, nonché inaffidabile.

Avvertenza per i miei lettori: le immagini sono state tutte scattate sul sito del gruppo contro la sottoscritta e, se il sangue non è acqua, la donnina esagitata e millantatrice sta diffamando me insieme ai due pedofili.


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Di Loredana Morandi (del 11/09/2009 @ 03:44:12, in Politica, linkato 1074 volte)
Csm, Ferranti (Pd): è un brutto giorno per la giustizia

Ferranti: Alfano ‘batta un colpo’ e prenda distanze da attacchi premier


“Quando il Csm è costretto a rilevare e condannare i ripetuti attacchi del presidente del consiglio e di altri autorevoli esponenti del governo e della maggioranza a singoli magistrati e alla magistratura tutta, è veramente un brutto giorno per la giustizia italiana”.

Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta il voto de plenum del Csm di oggi.  “E le numerose pratiche a tutela della  magistratura oggi iscritte oggi all’Odg del Csm sono la testimonianza tangibile della volontà denigratoria perseguita finora dal governo e dalla sua maggioranza.

Il ministro Alfano – conclude - batta un colpo e abbia la responsabilità istituzionale di prendere le distanze da questi beceri attacchi e dalle accuse di fantomatiche cospirazioni”.

Roma, 10 settembre 2009
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Di Loredana Morandi (del 11/09/2009 @ 03:38:33, in Sindacati Giustizia, linkato 1081 volte)
Sulla giustizia il Governo continua a mischiare le carte


Comunicato Stampa di Alfredo Garzi
Segretario nazionale FP-CGIL


Di fronte alla platea dei giovani del Pdl, il Presidente del Consiglio ha fornito notizie distorte sulla Giustizia.

Si racconta che si sta procedendo alla digitalizzazione e all'informatizzazione degli atti giudiziari e che sono state emanate riforme che produrranno l'accelerazione dei tempi dei processi.

La verità è che i fondi per l'informatizzazione sono stati tagliati e che non basteranno a portare a termine i progetti già avviati; la verità è che le riforme del processo civile, nonché le nuove norme sui decreti di espulsione, andranno ad intasare gli uffici giudiziari già in difficoltà per la carenza di personale.

Nessuna accelerazione dei tempi dei processi e nessun investimento per la giustizia: presto alcuni uffici giudiziari saranno costretti a chiudere.

L'unica intenzione chiara di questo Governo, sulla Giustizia, è quella di attuare una riforma che riduca l'indipendenza della magistratura; altro che efficienza e promesse mantenute.

Roma, 10 settembre 2009
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Di Loredana Morandi (del 10/09/2009 @ 23:18:52, in Politica, linkato 1311 volte)
L'inchiesta di Bari. La Sanità.

Parlamentari nell'inchiesta
sulla sanità pugliese


I pm alla commissione del Senato: tre o quattro coinvolti. I nomi dopo le verifiche sul loro ruolo.


Roma - Tre o quattro parlamentari sono coinvolti nelle indagini sulla corruzione nella sanità pugliese. E' quanto hanno rivelato i magistrati alla delegazione della Commissione d'inchiesta del Senato, che due giorni fa è andata in missione a Bari per raccogliere materiale e informazioni. Un veloce bliz. I senatori prima hanno incontrato in Regione il governatore Nichi Vendola e l'assessore alla Sanità, Tommaso fiore. E poi si sono recati dai pm del capoluogo pugliese che stanno conducendo le indagini.
"E' stata un'audizione amichevole ed è stata utile, molto utile", hanno detto i parlamentari. L'incontro è durato poco più di un ora. E dopo le formalità di rito, è arrivata - secca - la domanda di Giuseppe Astore, dell'Italia dei Valori, vicepresidente della Commissione. "Ci sono politici coinvolti?", ha chiesto il senatore, che ha ricevuto l'incarico da Ignazio Marino (presidente della Commissione) di coordinare i lavori a Bari. Dopo un attimo di gelo, i pm hanno risposto: "Ci sono molti esponenti locali collusi. E anche dirigenti nazionali". Astore allora - come hanno riferito alcuni dei partecipanti - ha incalzato i magistrati. "Ci sono anche parlamentari coinvolti nell'inchiesta?". "Tre o quattro", la replica dei magistrati Giuseppe Scelsi e Robeto Rossi, mentre gli altri due pm, Lorenzo Nicastro e Desirée Digeronimo ascoltavano.
I nomi non sono stati fatti. Anche perché l'incontro è stato preliminare. Entro un paio di settimane ci dovrebbe essere un secondo round senatori-procura. Per adesso i pm hanno consegnato un'ampia documentazione alla Commissione: si tratta delle carte relative a quattro delle diverse inchieste in corso, ma da quanto emerso non ci sarebbero atti secretati, "ma tutti documenti già a disposizione dei legali.Si tratta di materiale necessario per inquadrare il problema a livello generale", hanno spiegato in procura.
"Ci hanno dato spontaneamente alcuni documenti - ha confermato al termine della riunione lo stesso Astore -, è stata solo una presa d'atto, in un clima di reciproca collaborazione. C'è un pool che lavora con discrezione e che mi sembra anche molto equilibrato nel suo lavoro. Hanno raccontato su che cosa vertono le indagini che stanno eseguendo, con i dovuti segreti e i dovuti distinguo, come è normale che sia".
E appunto fra "i dovuti segreti" ci sono anche i nomi dei parlamentari coinvolti, che secondo le indiscrezioni dovrebbero essere di entrambi gli schieramenti (pare due o tre del Pdl, uno del Pd).
L'accordo verbale è che i pm, dopo aver effettuato verifiche sul ruolo di questi parlamentari, sveleranno i nomi alla Commissione, qualora ritengano che ci siano "elementi probanti a loro carico per andare avanti con l'inchiesta".
"A noi in questa fase i nomi non interessano - ha spiegato Lionello Cosentino, del Pd -, perché vogliamo solo capire come funzionano i meccanismi della corruzione, in Puglia come in altre Regioni, per poi formulare proposte di interventi legislativi e migliorare l'efficienza del sistema. Non intendiamo sostituirci alla procura".
In realtà la Commissione ha pieni poteri. E il vicepresidente Astore ha già detto ai pm che nel prossimo incontro vuole i nomi. I senatori hanno dunque dato tempo alla procura di effettuare altri accertamenti. Ma poi o risulteranno elementi certi (e a quel punto la Commissione vuole venirne a conoscenza), oppure si deve bloccare lo stillicidio di voci e illazioni sul coinvolgimento di politici e parlamentari.
Una linea questa condivisa a quanto pare anche dai senatori del Pdl che fanno parte della Commissione stessa e che a Bari erano rappresentati da Michele Saccomanno.

Paolo Foschi
Corriere Sera, ed 10/09/09 pag, 5
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Qui l'errore tra gruppi editoriali sembra essere determinato dal recentissimo insediamento del Procuratore, perché lo ha visto anche la magistratura Chi "di fatto" ha distribuito addirittura gli audio delle registrazioni abusive della D'Addario violando il segreto istruttorio. Ora c'è da augurarsi che non si sbagli ancora, in quel del parlamentino della magistratura, sparando sui pm che stanno svolgendo le indagini.

L'INCHIESTA DI BARI

Richiamo del neoprocuratore
«Basta violazioni del segreto»

Perquisita la sede del «Corriere del Mezzogiorno»


BARI — Si telefonavano anche più volte al giorno Gianpaolo Tarantini e Silvio Berlusconi. Contatti frequenti per organizzare feste e serate nelle residenze del premier con le ragazze reclutate dall'imprenditore pugliese. Negli atti dell'inchiesta della Procura di Bari ci sono centinaia di intercettazioni tra i due. Non solo. Altre decine di conversazioni ricostruiscono il legame che lo stesso Tarantini aveva con svariati politici e imprenditori ai quali metteva a disposizione le donne, primo fra tutti l'ex vicepresidente regionale Sandro Frisullo. Dopo le sue ammissioni durante gli interrogatori avvenuti alla fine di luglio, l'inchiesta è ormai alle battute finali. Anche se l'aria che si respira al palazzo di giustizia appare tutt'altro che serena.

La tensione si è avvertita in maniera evidente ieri, quando nell’aula magna è entrato il neoprocuratore Antonio Laudati per la cerimonia di insediamento. Le sue parole pesano su un clima già segnato dalle tensioni interne tra i pubblici mini­steri che si occupano delle indagini sul settore sanitario che si accavallano e alla fine sembrano inseguire gli stessi personaggi.

«Sono consapevole — ha affermato l’alto magistrato — della pressione nazionale e forse internazionale che in questo momento esiste sulle indagini della Procura di Bari; quindi mi accingo, con l’aiuto dei colleghi, a cercare di stabilire dei rapporti con l’informazione che garantiscano correttezza e soprattutto il corretto svolgimento delle indagini perché la violazione del segreto è sempre un nocumento allo sviluppo delle indagini».

Poche ore dopo, il titolare dell’inchiesta su escort e droga Giuseppe Scelsi, accompagnato dai finanzieri, si è presentato nella redazione del Corriere del Mezzogiorno di Bari(dorso locale del Corriere della Sera) e ha notificato un decreto di esibizione di atti alle giornaliste che hanno pubblicato i verbali di Tarantini e al vicedirettore della testata. Un provvedimento concordato con il capo dell'ufficio al termine di un incontro che sarebbe stato segnato da momenti di estrema tensione e al quale ha partecipato anche Desirée Digeronimo, l’altro pubblico ministero che si occupa delle inchieste sugli appalti sanitari, più volte finita sui giornali proprio per le iniziative giudiziarie delle ultime settimane. E destinataria di una durissima lettera, ora all'esame del Csm, firmata dal governatore Nichi Vendola che ha messo sotto accusa la sua gestione degli accertamenti. Le indiscrezioni si rincorrono sulla possibilità che le verifiche su appalti e delibere pilotati possano portare a sviluppi clamorosi. Gli ac­certamenti si starebbero infatti concentrando sull'attività di tre politici nazionali che avrebbero avuto un ruolo determinante per l'assegnazione degli incarichi. Entro la fine del mese potrebbero invece essere depositati gli atti del fascicolo che riguardano i rapporti tra Tarantini e Berlusconi, ma anche quelli sulla cessione di stupefacenti nel quale sono indagati — oltre all'imprenditore pugliese — anche i suoi amici Massimiliano Verdoscia (che si trova agli arresti domiciliari) e Alessandro Mannarini.

R. P. - 10 settembre 2009
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Di Loredana Morandi (del 10/09/2009 @ 07:21:28, in Sindacato, linkato 1952 volte)
L'INCHIESTA DI BARI - LE CARTE

L’estate di Tarantini :
«Droga e affari nella mia villa»


I verbali: in Sardegna con cocaina nella cassaforte


BARI — Le feste in Sardegna, la cocaina per gli ospiti, i rapporti con Sabina Began e con Eva Cavalli, le liti al Billionaire. Ma anche i contatti con Finmeccanica per cercare di chiudere alcuni affari legati al settore sanitario. C’è pure questo nei verbali di Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore pugliese che ha ammesso di aver reclutato una trentina di donne da portare nelle residenze del premier Silvio Berlusconi. Ragazze italiane e straniere, «alcune disponibili ad avere rapporti sessuali», che venivano retribuite con 1.000 euro. Il 28 luglio scorso l’uomo — indagato per corruzione, favoreggiamento della prostituzione e cessione di stupefacenti — viene convocato nella caserma della Guardia di Finanza di Bari. Il pubblico ministero e gli investi­gatori gli contestano quanto emerge dalle telefonate intercettate nell’estate del 2008, quella che fu poi segnata dall’incontro tra Tarantini e il premier avvenuto durante una cena a Villa Certosa. Un ruolo chiave lo gioca Massimo Verdoscia, l’uomo che presentò Patrizia D’Addario a Tarantini, arrestato agli inizi dello scorso agosto pure lui perché avrebbe ceduto droga ad amici e conoscenti.

La coca in cassaforte
Il verbale comincia proprio dalla scelta della casa a Porto Cervo: «Nel giugno insieme a mia moglie ed a Massimo Verdoscia e famiglia decidemmo di prendere in affitto una villa in Sardegna per un importo di circa 70.000,00 euro, che pagammo io, per un importo maggiore, e Massimo Verdoscia. Prima di andare in Sardegna, io, Massimo Verdoscia e Alessandro Mannarini (anche lui iscritto nel registro degli indagati per cessione di droga, ndr ) decidemmo di acquistare un quantitativo di circa 50-70 grammi di cocaina ed un quantitativo più ridotto di 'MD' (una droga sintetica simile all’ecstasy, ndr ). Lo stupefacente fu acquistato alla fine di giugno in circostanze diverse da me, da Verdoscia e da Mannarini, ognuno con proprie disponibilità finanziarie. Lo stupefacente fu trasportato in Sardegna in unica soluzione da Alessandro Mannarini, a bordo dell’autovettura con la quale si mosse da casa mia in quanto dormiva in una dependance della stessa, ma una volta giunta in Sardegna fu suddivisa tra me, Verdoscia e Mannarini. Io tenni per me la parte più rilevante conservandola nella cassaforte della mia camera da letto. Acquistai la mia parte di stupefacente da due o tre persone, se non ricordo male tale Nico e tale Onofrio, mentre ricordo che Verdoscia l’acquistò da tale Stefano. Ho acquistato stupefacenti anche in passato ma da altre persone. Ricordo di averla acquistata, sempre insieme a Verdoscia e Mannarini, in occasione di un viaggio a Montecarlo per assistere ad un gran premio automobilistico nella primavera del 2008. Ricordo che in occasione di una festa al club Gorgeous di Bari per il festeggiamento dei 30 anni di mia moglie ho ceduto gratuitamente cocaina ad alcuni invitati. Anche in occasione di una festa fatta a casa mia, nella primavera 2008, ricordo di aver offerto gratuitamente sostanze stupefacenti».

Le dosi alla Began
I contatti di Tarantini con Sabina Began, soprannominata «l’Ape regina» per essere una delle «favorite» del premier, emergono dalle conversazioni registrate dai finanzieri. Lui nega però di essere il suo pusher. E dichiara: «Non ricordo di aver portato sostanze stupefacenti in occasione del concerto della star Madonna tenutosi a Roma allo stadio Olimpico nel settembre 2008, dove mi accompagnai con persone, tra le quali la signora Benetton, che non hanno nulla a che fare con la droga. Sia Massimo Verdoscia che Alessandro Mannarini erano a conoscenza che la droga fosse custodita nella cassaforte. Ebbi anche una discussione con Mannarini in quanto riscontrai una mancanza di sostanza stupefacente che avevo lascia­to in cassaforte. Non ricordo a chi ho ceduto lo stupefacente in Sardegna, ogni tanto ne portavo con me piccole quantità. Personalmente non credo di aver ceduto dello stupefacente a Sabina Beganovic, mentre sono sicuro che le sia stato ceduto sia da Verdoscia che da Mannarini. Le cessioni da me operate nel tempo non sono state finalizzate a coltivare relazioni professionali ma operate al fine di tenere alto il sistema delle mia relazioni personali innanzitutto nella città di Bari. Posso escludere che dalla cessione gratuita delle sostanze stupefacenti siano da me derivati vantaggi sia patrimoniali che professionali. Voglio precisare che durante il mio soggiorno in Sardegna nell’estate 2008 ho ceduto più volte sostanze stupefacenti a Francesca Lana. Non ricordo di aver ceduto dello stupefacente a tale Victoria. Non ricordo di aver ceduto o offerto sostanze stupefacenti a Maria Teresa De Nicolò».

Il malore di Eva
Dalle intercettazioni emerge che la moglie dello stilista Cavalli si sarebbe sentita male proprio durante una delle feste organizzate in Sardegna. Così Tarantini cerca di dimostrare la propria estraneità alla vicenda: «Non corrispon­de al vero il fatto che io abbia versato lo stupefacente 'MD' nel bicchiere di Eva Duringer a sua insaputa. Ammetto di averne parlato con tale Pietrino ma escludo dal tenore della conversazione possa evincersi una qualsiasi mia eventuale ammissione. Posso aggiungere che scherzosamente la stessa Eva Cavalli mi chiese, qualche tempo dopo, se io le avessi versato qualche sostanza stupefacente nel suo bicchiere. Ma io le risposi che non mi sarei mai permesso di fare un gesto simile». Movimentate da liti e ubriacature sembrano essere anche le serate che la compagnia legata a Tarantini trascorre nei locali della Costa Smeralda. «Escludo che nella notte tra l’8 e il 9 agosto 2008 la discussione avuta con Tommaso Buti nei bagni del Billionaire sia riconducibile alla sua opposizione al ché io entrassi nel bagno con Nena Rustic e tale Paola al fine di far uso di stupefacente. La ragione della discussione che ebbi con Tommaso Buti era riconducibile al fatto che stava maltrattando la Nena ed io sono intervenuto per difenderla».

La riunione con Finmeccanica
Il giorno precedente, esattamente il 27 luglio scorso, Tarantini viene interrogato su una riu­nione avvenuta presso l’Hotel de Russie a Roma a fine gennaio 2009. E racconta: «Conosco Enrico Intini da circa un anno in quanto mi è stato presentato dall’avvocato Salvatore Castellaneta e dal signor Roberto De Santis, in occasione della realizzazione di un progetto per la tracciabilità del sangue mostratomi da un mio amico tale Pino e per il quale cercavo finanziatori. Con Intini avevo un contratto di collaborazione che venne formalizzato in seguito ed in forza del quale, essendo venuto a conoscenza delle difficoltà incontrate dallo stesso Intini in relazione ad una procedura di gara per le pulizie dell’Asl di Bari, presi l’iniziativa di organizzare un incontro a Roma con l’avvocato Lea Cosentino (direttore generale della stessa Asl, ndr ). Io ero venuto a conoscenza che Enrico Intini non avrebbe mai vinto da solo quella gara e lo stesso Intini ebbe a lamentarsene con me. Io a quel punto gli dissi che la Cosentino non gli avrebbe mai fatto vincere una gara da solo e che avrebbe comunque avuto grosse possibilità se fossero stati fatti tre lotti. Questo io dissi anche perché ne avevo parlato con Lea Cosentino. Fu per queste ragioni che organizzai l’incontro di Roma del 21 gennaio 2009. Io sapevo che a quell’incontro avrebbero partecipato, oltre alla Cosentino, anche Rino Metrangolo, dirigente di Finmeccanica e Cosimo Catalano, titolare della società della Supernova, entrambi interessati alla stessa gara. In particolare era a conoscenza della circostanza che quella gara seguiva altra di uguale contenuto ma annullata perché il bando era errato. Avevo in particolare appreso che il precedente bando era stato annullato o era in fase di annullamento in quanto l’importo indicato a base di gara era calcolato su un numero di ausiliari ormai eccedente a causa dell’internalizzazione di ausiliari operato nel frattempo».

La gara in tre lotti
«L’occasione fu propizia — continua Tarantini — per sostituire al principio del lotto unico l’idea di tre lotti, come io personalmente suggerii a Lea Cosentino e a Antonio Colella, dirigente dell’area patrimonio dell’Asl di Bari. In tal modo avremmo potuto assicurare a Catalano, ad Intini ed a Metrangolo di gareggiare vincendo ciascuno un lotto. La gara in tre lotti, a quanto mi consta, non si è mai tenuta e nulla è avvenuto dopo quell’incontro a Roma. Lea Cosentino era interessata all’ipotesi dei tre lotti in quanto in tal modo, come lei mi disse, avrebbe smesso di subire le scelte altrui ed avrebbe potuto al contrario concorrere a definire l’individuazione dei vincitori della gara. Io stesso invitai all’incontro Metrangolo, in quanto dirigente di Finmeccanica interessato a partecipare alla gara, mentre fu Lea Cosentino a far intervenire alla riunione Cosimo Catalano, anch’esso direttamente interessato. Nel caso in cui questo progetto di lottizzazione della gara fosse andato in porto, io avrei percepito circa il quattro per cento dell’importo aggiudicato da Intini e circa il quattro per cento da Catalano. Non avevo ancora parlato di compensi con Metrangolo. Quando Enrico Intini giunse alla riunione al De Russie, prospettò l’eventualità di un ricorso come mera provocazione in quanto Intini era già d’accordo con me sulla suddivisione in tre lotti della gara ma intervenne parlando di un suo ricorso perché si vide in difficoltà trovando in quella riunione persone che non si aspettava di trovare». Angela Balenzano Fiorenza Sarzanini

Angela Balenzano
Fiorenza Sarzanini
10 settembre 2009

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Tarantini: il premier e quelle 30 ragazze (9 settembre 2009)
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Di Loredana Morandi (del 10/09/2009 @ 07:05:48, in Magistratura, linkato 1437 volte)
 Inchiesta Bari:
«Berlusconi fuori da responsabilità penali»


10 settembre 2009 - «Da quello che viene pubblicato sui giornali è di tutta evidenza» che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «è assolutamente fuori da qualsiasi responsabilità penale». Lo ha detto poco fa ai giornalisti il nuovo procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Antonio Laudati, riferendosi alla pubblicazione dei verbali di interrogatorio dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, relativi al giro di donne inviate nelle residenze private del premier.

E alla Maddalena, parlando dell’inchiesta di Bari, Berlusconi ha detto: «Mai versato un euro per una prestazione sessuale. Mai. La gioia e la soddisfazione più bella sono la conquista. Se tu paghi una donna, che soddisfazione può esserci?».

***

«Trenta ragazze e 18 feste pagate per Silvio»


09 settembre 2009 -

L’inchiesta di Bari su escort, sanità e politica: oggi sono stati pubblicati dal Corriere della Sera ampi stralci degli interrogatori di Giampaolo Tarantini, in cui si parla delle feste a casa di Silvio Berlusconi (a Milano o a Roma) e di una cena elettorale per Massimo D’Alema.

Tarantini raconta di aver ingaggiato circa trenta donne per 18 serate a casa di Berlusconi e che molto spesso nel pagamento era inclusa la prestazione sessuale, anche se non tutte le donne citate possono essere iscritte nella categoria delle “escort”. «Gli presentavo le ragazze come mie amiche - afferma Tarantini - ma non gli dicevo che le retribuivo». Tra le donne citate dall’imprenditore, alcune hanno una certa notorietà televisiva. Non in tutte le occasioni le ragazze «si fermarono a dormire».

Tarantini spiega che uno dei suoi obiettivi era farsi presentare da Berlusconi il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso, cosa che poi avvenne. Ad avvantaggiarsene avrebbe dovuto essere un suo socio e amico, Enrico Intini, che avrebbe voluto lavorare nel campo della Protezione civile. Bertolaso presentò i due a Finmeccanica, ma - racconta Tarantini - la cosa finì lì.

Tarantini, inoltre, racconta di aver fornito cocaina ad alcune amiche e di aver teorizzato un sistema di compiacenze basato su sesso e droga, per creare una rete di connivenze nel settore della pubblica amministrazione.

Quanto ai suoi rapporti con il centro-sinistra, Tarantini riferisce di aver organizzato una cena elettorale per Massimo D’Alema nel 2007, e si dice pronto a fornire l’elenco di tutti i partecipanti alla cena. Nei verbali si parla anche di incontri con prostitute organizzati da Tarantini per ricambiare i favori dell’allora vicepresidente della regione Puglia Sandro Frisullo del Partito Democratico, poi allontanato dalla giunta dal presidente Nichi Vendola, quanso lo scandalo cominciò ad emergere.

Tarantini afferma quindi di aver organizzato una cena elettorale in favore di D’Alema presso il ristorante «La Pignata» nel 2007. «Ricordo che alla cena - riferisce l’imprenditore - erano presenti primari e dirigenti sanitari, il sindaco Emiliano, il vice coordinatore regionale del Pd Dottor Marrazzano, alcuni imprenditori baresi tra cui Stefano Miccolis e Vito Ladisa. Comunque conservo l’elenco e mi riservo di produrlo». Nel luglio scorso, quando si parlò per la prima volta di questa cena, Emiliano raccontò che «Massimo mi aveva chiamato dicendomi di andare al ristorante perché lui era in ritardo. Quando arrivai, vidi chi c’era (Tarantini, ndr) e raggelai. Per questo lo portai subito via».

COSSIGA - «Come è potuto accadere che i servizi di protezione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non lo abbiano informato che le signore da lui ospitate nelle proprie residenze, a quanto risulta dalle carte del procedimento in atto nei confronti del signor Tarantini oggi pubblicate da un autorevole quotidiano, erano escort o altro genere di femmine, sembra retribuite dal Tarantini oltre che con denaro forse anche con sostanze stupefacenti per la partecipazione a feste e festini, talvolta con prestazioni sessuali?». È quanto chiede il senatore a vita Francesco Cossiga in una interpellanza da lui presentata stamani a palazzo Madama, il cui testo è stato reso noto dal suo portavoce. Cossiga sottolinea che la sua richiesta non entra «in valutazioni sui comportamenti privati e personali del presidente del Consiglio, peraltro simili a quelli tenuti da tanti altri capi di Stato e di governo di Paesi stranieri senza che da essi discendessero conseguenze politico ed istituzionale».

Secolo XIX
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GIUSTIZIA: DONADI,
CSM SEMPRE STATO EQUILIBRATO.
BERLUSCONI NO


(AGI) - Roma, 10 set. - "Lavorare con equilibrio e' un dovere non una scelta per le alte istituzioni del Paese. Un dovere al quale il Csm si e' sempre attenuto. Ci domandiamo invece come mai nessuno in questo Paese senta l'esigenza di richiamare ai suoi doveri di equilibrio e di dignita' istituzionale il presidente del Consiglio che, con le sue esternazioni e i suoi discutibili comportamenti, crea imbarazzo in Italia e all'estero e getta discredito sulle istituzioni". Lo afferma in una nota il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.


BATTISTI: PEDICA (IDV),
PRONTI A SCIOPERO DELLA FAME


(AGI) - Roma, 10 set. - "La sospensione dell'esame del caso di Cesare Battisti da parte della Corte suprema del Brasile e' un atto inaspettato e grave. Siamo pronti a nuove e clamorose forme di protesta se tra dieci giorni non ci sara' l'estradizione del terrorista pluriomicida" Lo dichiara in una nota il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica, segretario regionale laziale del partito.

Lo stesso Pedica a gennaio si incateno' a Roma, davanti all'Ambasciata brasiliana, per protestare contro la decisione del ministro della Giustizia di quel Paese di non estradare Battisti. "Se non ci sara' il rispetto di questa elementare forma di giustizia - conclude - sono pronto a rifare lo sciopero della fame insieme a tutte quelle persone che ancora credono in questo principio che va ben oltre i confini di una nazione. Il rinvio dimostra inoltre la scarsissima condiderazione di cui gode il nostro Governo in ambito internazionale".

Nota: quando Pedica inizia l'hunger strike sciopererà anche Giustizia Quotidiana
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MAFIA: FAMILIARI VIA GEORGOFILI,
CONSENTIRE AI MAGISTRATI DI FARE LUCE SU STRAGE



Roma, 10 set. - (Adnkronos) - "La nuova norma sul cosi' detto 'carcere duro' non ha previsto che stragisti del calibro di Gioachino Calabro' ritornassero al '41 bis', da dove in tempi sospetti sono usciti". E' quanto afferma, in una nota, Giovanna Maggiani Chelli, dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, chiedendo che "alla Magistratura sia finalmente consentito, senza se e senza ma, di lavorare in piena autonomia per arrivare finalmente ad incriminare i 'mandanti esterni a cosa nostra' per la strage del 27 Maggio 1993 in Via dei Georgofili a Firenze".

Per la Maggiani Chelli, "e' vero quanto asserito dal presidente del Consiglio, nessun governo da 10 anni a questa parte ha fatto si che il '41 bis' fosse reso efficace. Questo governo ha varato una norma che di fatto dovrebbe impedire ai mafiosi di avere contatti pericolosi con l'esterno".

"Nessuno piu' di noi -aggiunge- e' testimone di tutto cio', perche' da dieci anni di Governo in Governo, non abbiamo fatto altro che combattere per far si che cio' che la mafia voleva in via dei Georgofili con tutto quel tritolo, ossia l'annullamento del 41 bis, fosse nullo. E' altrettanto vero pero', che la nuova norma sul cosi detto 'carcere duro' non ha previsto che stragisti del calibro di Gioachino Calabro' ritornassero a '41 bis', da dove in tempi sospetti sono usciti". Per questo, conclude la Maggiani Chelli, alla Magistratura deve essere consentito di lavorare "in piena autonomia per arrivare finalmente ad incriminare i 'mandanti esterni a cosa nostra' per la strage del 27 Maggio 1993 in Via dei Georgofili a Firenze".
 
AdnKronos su Libero News
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Di Loredana Morandi (del 10/09/2009 @ 06:47:14, in Associazioni Giustizia, linkato 1271 volte)
Associazione nazionale familiari vittime di mafia
aderisce ad appello libertà di stampa di Repubblica


 
 
Palermo, 10 settembre 2009 - "L’Associazione nazionale familiari vittime di mafia ha deciso di aderire all’appello lanciato dai tre giuristi di chiara fama Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky contro il tentativo posto in essere da parte di questo governo di ridurre al silenzio la libera stampa nel nostro Paese".

Lo scrive in una nota Sonia Alfano, presidente dell'Associazione nazionale familiari vittime di mafia, che aggiunge: "E’ quasi un atto dovuto, non poteva infatti non aderire una realtà come la nostra che tra le proprie fila annovera, oltre ai familiari di numerosi servitori dello Stato e delle sue Istituzioni democratiche, anche quelli dei giornalisti ridotti dalla mafia al silenzio perché non continuassero più a 'cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee'. La mafia, infatti, ben sapeva che nessuna minaccia avrebbe costretto uomini dalla schiena dritta come Beppe Alfano e Pippo Fava, e tanti, tanti altri come loro, al silenzio".

"Anche oggi - conlcude -, come nei momenti più bui della nostra storia nazionale, la libertà di stampa è sotto attacco, così come sono sotto attacco la nostra Carta costituzionale e la nostra democrazia. Come familiari delle vittime di mafia, per il debito di gratitudine verso coloro che hanno sacrificato la vita per servire la verità, la libertà e la giustizia, vogliamo fare la nostra parte e farla fino in fondo".


http://www.familiarivittimedimafia.com/

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Informazione, Alfano (IdV),
Parlamento europeo affronti “caso Italia”

 

Bruxelles, 10 settembre 2009 - L'eurogruppo dell’Idv, appoggiato del proprio gruppo ALDE, aveva proposto l'inserimento all'ordine del giorno della plenaria del Parlamento europeo della prossima settimana di un dibattito sugli attacchi ai media ed alla libertà d'informazione in Italia.

«Ci rammarichiamo che non vi sia stato sufficiente sostegno da parte degli altri gruppi alla richiesta del gruppo ALDE per un dibattito sugli attacchi ai media e alla libertà d'informazione, senza rinvii alla prossima sessione di fine ottobre, come proposto anche dal gruppo socialista (S&D)" commenta Sonia Alfano, europarlamentare Idv e membro della Commissione per le Libertà civili, giustizia e affari interni, che aggiunge "Non é comprensibile o coerente parlare di "atmosfera fascista" e ritardare allo stesso tempo un dibattito sul "Caso Italia" in seno alle istituzioni europee».

«Questo rinvio – conclude - non fa che rafforzare la voce dei tanti in Italia come in Europa che esprimono indignazione per la crisi italiana, in violazione degli standard democratici europei. Ripresenteremo queste iniziative per la sessione plenaria di ottobre e ci auspichiamo che i gruppi agiscano per come predicano».
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