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 hodie ...... di Loredana Morandi
 
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In generale la giustizia è uguale per tutti, perché è utile nei rapporti sociali; ma in casi particolari, e a seconda dei luoghi e delle condizioni, risulta che la stessa cosa non è giusta per tutti.

Epicuro
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Fondo unico di giustizia legge 133/2008:
pubblicato il regolamento di attuazione


(Ministero del'Economia e delle Finanze, Decreto 30.7.2009 n. 127)

Equitalia Giustizia versa all’entrata del bilancio dello Stato le somme per le quali sussistono i requisiti per il loro incameramento entro trenta giorni. Equitalia Giustizia versa altresì all’entrata del bilancio dello Stato, con cadenza trimestrale e nella percentuale di cui all’articolo 2, comma 7, della legge n. 181, ovvero nella diversa percentuale eventualmente determinata ai sensi del comma 7-quater del medesimo articolo, le quote delle risorse oggetto di sequestro penale o amministrativo che si rendono disponibili per massa, in base a criteri statistici e di rotatività.

2. Fino al momento del versamento all’entrata del bilancio dello Stato, ai fini della successiva riassegnazione per le destinazioni disposte con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi e per gli effetti delle disposizioni di cui ai commi da 7 a 7-ter dell’articolo 2 della legge n. 181, Equitalia Giustizia gestisce le risorse intestate Fondo unico giustizia avendo riguardo alle esigenze di liquidità del Fondo unico giustizia e garantendo la pronta disponibilità delle risorse diverse dal denaro ovvero delle somme di denaro necessarie per eseguire le restituzioni e i prelevamenti di cui al presente decreto.

3. Anche al fine di assicurare la pronta disponibilità di cui al comma 2, Equitalia Giustizia:

a) relativamente alle risorse sequestrate che alla data della intestazione risultano in forma diversa dal denaro, non effettua disinvestimenti, nuovi investimenti ovvero diversificazione degli investimenti, salvo diversa disposizione appositamente impartitale dal relativo amministratore;

b) relativamente alle risorse sequestrate che alla data della intestazione risultano in forma di denaro, registra la misura del tasso d’interesse attivo riconosciuto dagli Operatori alla data dell’intestazione, nonché ogni variazione del predetto tasso che fosse successivamente comunicata dagli Operatori;

c) intrattiene un apposito conto corrente, intestato Fondo unico giustizia, con l’Operatore che riconosce il piu’ elevato tasso di interesse attivo, in ogni caso superiore alla media dei tassi di interesse attivi applicati dalle maggiori banche sui conti correnti dei loro clienti, di cui alla pubblicazione Bankitalia-depositi overnight presso l’Eurosistema;

d) trasferisce sul conto corrente di cui alla lettera c) le risorse di cui alla lettera b) esclusivamente se il relativo tasso di interesse attivo risulti superiore a quello praticato sulle risorse di cui alla medesima lettera b) e soltanto per il tempo durante il quale il predetto tasso risulti effettivamente superiore;

e) investe le risorse di cui alle lettere b), per massa e non per singolo provvedimento, e d) esclusivamente in titoli emessi e garantiti dallo Stato italiano e soltanto se, all’atto dell’investimento e nel corso della relativa gestione, l’investimento garantisce la sua pronta liquidazione, nonché una remunerazione complessivamente maggiore di quella conseguente all’applicazione dei tassi di interesse attivo di cui alle medesime lettere.

4. Equitalia Giustizia tiene contabilità e scritture separate per le operazioni attinenti alla gestione del Fondo unico giustizia, nonché una separata amministrazione delle risorse di cui all’articolo 1, comma 1, lettera i), ad essa pertinenti, in modo che risulti identificato il patrimonio destinato a rispondere delle obbligazioni del Fondo unico giustizia.

5. Il rendiconto della gestione del Fondo unico giustizia, approvato dal consiglio di amministrazione di Equitalia Giustizia, è trasmesso entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello cui si riferisce, unitamente ad una relazione del consiglio di amministrazione, al MEF, al Ministero della giustizia e al Ministero dell’interno. Equitalia Giustizia trasmette trimestralmente al MEF, al Ministero della giustizia e al Ministero dell’interno un rendiconto delle somme versate all’entrata del bilancio dello Stato.

Equitalia Giustizia e gli Operatori, d’intesa fra loro, determinano le date entro le quali i dati e le notizie occorrenti per la predisposizione del rendiconto della gestione sono esclusivamente gestiti in formato elettronico e trasmessi in forma telematica.


LaPrevidenza.it, 16/09/2009

Documenti:
decreto_127.html
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Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 16 settembre 2009
Prot. n. 204


La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

“Ieri sera, in una delle pagine più vergognose di quello che si fa sempre più fatica a chiamare servizio pubblico, è stato consentito al Presidente del Consiglio di insultare in modo indiscriminato i giornalisti italiani, della carta stampata e della televisione.

La Fnsi chiede al vertice Rai dove e come verrà garantito, nelle prossime ore, il diritto di replica ai “troppi farabutti”.

Il sindacato dei giornalisti intende inoltre sapere se la Rai intenda almeno coprire con la diretta la manifestazione di sabato prossimo in piazza del Popolo, nata da un allarme che dal “Porta a Porta” di ieri sera ha ricevuto la più preoccupante delle conferme”.

*****

Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma 16 settembre 2009
Prot. 205






“Informazione, NO al guinzaglio
Diritto di sapere, dovere di informare


Questo è il titolo della manifestazione civica indetta dalla Fnsi per il prossimo sabato 19 settembre a partire dalle 16 in Piazza del Popolo a Roma.

Su questo importante appuntamento domani, giovedì 17 settembre, conferenza stampa della Fnsi, assieme al comitato delle Associazioni aderenti, nella sede del sindacato dei giornalisti.

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Il Giornale - la Lettera

Non si può chiedere ai pm
di non valutare le leggi

di Armando Spataro*


Egregio Direttore,

Le chiedo ospitalità per poche precisazioni, spero utili per i lettori, dopo la pubblicazione su Il Giornale di due articoli (rispettivamente a firma di M. Cervi e A.M. Greco) che si riferiscono alle mie valutazioni critiche nei confronti di alcune disposizioni del pacchetto sicurezza approvato a luglio dal Parlamento.
Vi si sostiene che, in un convegno tenutosi a Lampedusa nello scorso fine settimana ed in un'intervista attribuitami da Repubblica, avrei incitato i magistrati italiani ad una sorta di boicottaggio delle norme varate per contrastare il fenomeno dell'immigrazione irregolare.
Le cose non stanno affatto così e sarebbe bastato ai giornalisti informarsi meglio per apprendere che le mie parole sono state altre e figurano anche nella mia presentazione del convegno reperibile sul sito Golemlindispensabile.it: vi ho precisato che le legittime critiche rivolte al provvedimento "non significano affatto, come alcuni politici ripetono ossessivamente in Italia, che esista una parte consistente della nostra magistratura indisponibile a prestare ossequio alle scelte del potere legislativo.
Non è affatto così, conosciamo i nostri doveri ed anzi auspichiamo che, proprio in ossequio alle leggi, sia fatta piena luce su ogni tipo di violenza, resistenza o illegalità commesse eventualmente nel corso degli incidenti di Lampedusa o in altre occasioni".

Ma questo non significa che i magistrati non si debbano interrogare sulla conformità delle leggi che applicano alla Costituzione o ai principi della Convenzione europea per la tutela dei Diritti dell'Uomo. Ed ho anche affermato che le morti in mare dei migranti non sono frutto di un destino crudele, ma si collocano in un più ampio contesto che li vede ormai assimilati alle "scorie tossiche di cui bisogna disfarsi".
Perché veda, egregio Direttore, il "nuovo modello di contrasto in mare della clandestinità voluto dal Parlamento può ben essere criticato poiché appare incompatibile, tra l'altro, con numerosi obblighi internazionali vigenti per il nostro Paese: con quelli derivanti da specifiche norme in materia di asilo politico e con le Convenzioni Internazionali stipulate dall'Italia, come la Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo, quella di Ginevra etc. oltre che con l'articolo 13 della Costituzione.
Né ha valenza giuridica la circostanza, che i migranti intercettati in mare non sarebbero assoggettabili alla disciplina nazionale che ne regola il trattamento poiché, venendo respinti attraverso l'utilizzo di navi militari, essi non mettono piede sul suolo italiano: si trascura, infatti, la regola generale (art. 4 Cod. Pen.) secondo cui le navi e gli aeromobili italiani sono considerati "territorio dello Stato", ovunque si trovino.
Molto altro, ovviamente, può essere detto su queste scelte del Parlamento, e lo hanno espresso, in modo molto più preciso e critico, costituzionalisti e giuristi di ogni estrazione.

I gruppi di magistrati che hanno organizzato il convegno (due italiani: "Magistratura Democratica" e "Movimento per la Giustizia - Art. 3"; e uno internazionale: "Medel") non sono, dunque, "partiti di sinistra non ufficialmente riconosciuti come tali ma esistenti e potenti" (come scrive Cervi) ma un insieme di giuristi che semplicemente auspicano possibili ripensamenti del legislatore: è in fondo ciò che è stato auspicato anche dal Capo dello Stato quando ha apposto la sua sofferta firma in calce alla promulgazione della legge n.94 del 15 luglio scorso.

Tutto qua, mi creda: né azione politica sottotraccia, né velleitarismo rivoluzionario, ma solo uso della mente, del cuore e dell'anima. A proposito, mentre Le scrivo leggo il comunicato dell'Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navy Pillay, su respingimenti e detenzioni dei migranti irregolari: "Essi sono illegali e devono cessare".

Mentre aspetto di leggere le solite stizzite reazioni italiane, vorrei dirLe, a mo' di battuta, che Pillay non era a Lampedusa e che non la conosco...

*Procuratore della Repubblica Aggiunto a Milano

Il Giornale, ed 15/09/2009, pag. 15


da applauso !!! :)
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Le delibere che vota il Csm non sono sentenze, come invece intitolano alcune testate del web. Pure, non sono d'accordo con la delibera odierna, per aver ascoltato le testimonianze dei baresi che hanno incontrato Vendola negli stessi locali di Tarantino. Vendola nei confronti della Pm è specifico e parla di una "rete di amicizie e parentele", ma allora: "Le sue frequentazioni non contano? - si chiede la gente."

BARI Scandalo Sanità

Csm: «Vendola non ha leso il Pm»


ROMA - Ha rivolto critiche inopportune e inappropriate, ma non ha leso l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, con le sue accuse al sostituto procuratore della Dda di Bari Desirèe Digeronimo, titolare di una delle inchieste della procura su un presunto intreccio politica-appalti nel settore della Sanità regionale. Lo ha stabilito la Prima Commissione del Csm, che perciò ha deciso, a larghissima maggioranza, con la sola astensione del togato di Magistratura Indipendente Antonio Patrono, di non aprire una pratica a tutela del pm di Bari. A chiedere alla Commissione di pronunciarsi sul caso e dunque su un intervento a difesa del magistrato era stato il vice presidente del Csm Nicola Mancino.

Il caso era scoppiato dopo che in una lettera destinata al pm e pubblicata dai giornali Vendola aveva parlato di una «permanente spettacolarizzazione» e di un uso «strumentale» che sarebbe stato fatto dell’inchiesta per danneggiare la sua persona. E aveva denunciato alcune «anomalie», come la mancata astensione di Digeronimo, nonostante una «rete di amici e parenti» le impedirebbe di «svolgere con obiettività questa specifica inchiesta».

Vendola aveva lamentato la scelta di trattenere sotto la competenza della Procura Antimafia «una mole di carte che hanno attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione» e la decisione di acquisire «atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente». Quelle del presidente della Regione Puglia sono critiche a atti processuali, ha stabilito la Commissione, che non determinano la lesione dei principi di autonomia e indipendenza. Tant'è che, secondo i consiglieri di Palazzo dei marescialli, nemmeno il pm le ha percepite come offese personali, visto che alla stampa ha dichiarato che continuerà a seguire la sua inchiesta con serenità. Quanto alla presunta strumentalizzazione mediatica dell’inchiesta, Vendola – ha ritenuto la Commissione - accusa tutt'al più il pm di subirla, non certo di cercare la ribalta mediatica. Dunque anche in questo caso, nessuna offesa in grado di tradursi in una lesione dei principi a tutela della magistratura. Il ragionamento non è stato però condiviso da Patrono che - a quanto si è appreso - al di là della forma, avrebbe ritenuto le espressioni di Vendola non dissimili da quelle che hanno portato la scorsa settimana il plenum del Csm a intervenire a difesa di più magistrati, come i giudici del caso Mills e quelli della Cassazione, questi ultimi per la decisione sul caso di Eluana Englaro.

La Gazzetta del Mezzogiorno

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Di Loredana Morandi (del 15/09/2009 @ 03:30:13, in Estero, linkato 1217 volte)
ere rispettato', ha detto ancora Barrot.

STUDIAMO ATTENTAMENTE RISPOSTA ITALIA
''Stiamo studiando in modo accurato" la risposta ricevuta dall'Italia alla richiesta di chiarimenti inviata a luglio a proposito dei respingimenti di immigrati verso la Libia. Lo ha detto il commissario europeo per la Libertà Giustizia e Sicurezza Jacques Barrot, nel corso del dibattito svoltosi al Parlamento Europeo sul tema dell'immigrazione e sul ruolo di Frontex, l'agenzia Ue che si occupa della cooperazione e del coordinamento tra i paesi dell'Unione in materia di sorveglianza delle frontiere esterne.

Ansa 2009-09-15 11:57
ento per la Giustizia - Art 3.

La costituzione e lo straniero

Di seguito le news di agenzia ...

Onu: no a respingimenti,

stop a discriminazioni


GINEVRA -  Attacco dell'Onu alla strategia dei respingimenti di migranti. L'Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Navi Pillay, denuncia le politiche nei confronti degli immigrati, "abbandonati e respinti senza verificare in modo adeguato se stanno fuggendo da persecuzioni, in violazione del diritto internazionale". Mentre la maggioranza respinge le accuse e l'opposizione critica, la Farnesina sottolinea che il richiamo non è rivolto all'Italia. Intanto, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, invita a non aver paura dell'immigrazione.

ONU, MIGRANTI TRATTATI COME RIFIUTI PERICOLOSI - L'Alto commissario cita il caso del gommone di eritrei rimasto senza soccorsi tra la Libia, Malta e Italia, ad agosto. E spiega che "in molti casi, le autorità respingono questi migranti e li lasciano affrontare stenti e pericoli, se non la morte, come se stessero respingendo barche cariche di rifiuti pericolosi". Oggi, aggiunge, "partendo dal presupposto che le imbarcazioni in difficoltà trasportano migranti, le navi le oltrepassano ignorando le suppliche d'aiuto, in violazione del diritto internazionale".

FARNESINA, RICHIAMO ONU NON RIVOLTO A ITALIA - Le parole della rappresentante delle Nazioni Unite infiammano la polemica tra maggioranza ed opposizione e la Farnesina interviene per precisare. "Il richiamo alle violazioni del diritto internazionale - si legge in una nota - non è evidentemente rivolto all'Italia". Infatti, sottolinea il ministero degli Esteri, "le regole del diritto internazionale costituiscono il caposaldo dell'azione del Governo italiano, che promuove ed auspica un impegno comune affinché vengano da tutti rispettate e tutti facciano la loro parte". Si ricorda quindi che "l'Italia è il Paese che ha salvato il maggior numero di vite umane nel Mediterraneo". E anche l'ambasciatore italiano presso le organizzazioni internazionali di Ginevra, Laura Mirachian,

MARONI, ITALIA IN REGOLA - Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, sceglie di non replicare, ma nei giorni scorsi aveva definito la linea del Governo di contrasto all'immigrazione clandestina "conforme a tutti i trattati internazionali, a tutte le regole europee e dell'Onu", auspicando un maggiore aiuto da parte di Europa e Onu. E dal Viminale è arrivata sul tavolo del commissario europeo per la Giustizia, Libertà e Sicurezza, Jacques Barrot, una lettera di risposta alla richiesta di informazioni partita da Bruxelles sui casi delle imbarcazioni soccorse nel Mediterraneo tra il 6 maggio ed il 30 agosto scorsi. Nel documento vengono ricostruiti gli episodi di respingimenti di migranti, avvenuti - si spiega - nel rispetto delle norme. Il 21 settembre il ministro incontrerà l'Alto commissario Onu per i rifugiati, Antonio Guterres: si punta ad aiutare la Libia a gestire i richiedenti asilo sul suo territorio.

OPPOSIZIONE ATTACCA, MAGGIORANZA REPLICA - L'intervento di Navi Pillay scatena le critiche dell'opposizione al Governo, "L'immagine e il prestigio dell'Italia - afferma Rosy Bindi (Pd) - sono irrimediabilmente sfigurati. Contro il governo parlano i fatti che non si possono nascondere o manipolare con la propaganda. O qualcuno pensa di tappare la bocca anche all'Onu con ricatti morali, come si è fatto con la Chiesa e si vorrebbe fare con il presidente della Camera?". Secondo il candidato segretario Pd, Pierluigi Bersani, il Governo rischia "figuracce internazionali". Ma per il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, "l'Italia sta attuando una politica di controllo dell'immigrazione clandestina che rispetta pienamente tutti i principi e le norme del diritto internazionale. L'Italia, anzi, è un paese che ha salvato il maggior numero di vite umane nel Mediterraneo anche quest'anno". Margherita Boniver (Pdl), presidente del Comitato Schengen, definisce "gravissime" le affermazioni dell'Alto Commissario Onu per i diritti umani, mentre per il portavoce del Pdl Daniele Capezzone "le ormai troppo frequenti esternazioni di rappresentanti dell'Alto Commissariato Onu per i diritti umani contro l'Italia sono politicamente irricevibili". FINI, NON

AVER PAURA DI IMMIGRAZIONE - Fini, intanto, continua nelle sue aperture ai migranti. "Pensare alla storia di Nancy Pelosi (l'italo-americana speaker della Camera dei rappresentanti Usa) - spiega il presidente della Camera - dimostra che non solo si può essere orgogliosi delle radici italiane, ma anche che non occorre avere paura dell'immigrazione, né dubitare sulla possibilità di una vera integrazione" degli immigrati.

Ansa 2009-09-15 11:16

***

IMMIGRAZIONE, UE: SOLIDARIETA' DA TUTTI PAESI


STRASBURGO - Per affrontare il problema dell'immigrazione clandestina "serve la solidarietà di tutti i Paesi". Lo ha sottolineato il commissario europeo per la giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot, intervenendo al dibattito sull'immigrazione nel corso della sessione plenaria del Parlamento Ue.

Barrot e il ministro della Giustizia svedese Tobias Billstrom, in rappresentanza della presidenza Ue, hanno evidenziato la necessità di rafforzare Frontex, l'agenzia europea che si occupa del controllo delle frontiere esterne dell'Unione. E hanno annunciato che all'inizio dell'anno prossimo la Commissione Ue presenterà proposte per ampliare le attività di Frontex alla cooperazione con i Paesi terzi e ai rimpatri dei clandestini. Barrot ha anche evidenziato tra l'altro che il principio del non respingimento non viene applicato da tutti i Paesi in maniera uniforme ed è quindi necessario approfondire la questione. Quanto alla cooperazione con la Libia, il commissario ha detto di attendere "con ansia" le risposte di Tripoli alle proposte avanzate già da tempo dall'Ue.

RISPETTARE PRINCIPIO NON RESPINGIMENTO
La necessita' di rispettare il 'principio di non respingimento fissato dalla legislazione comunitaria nei confronti di chi vuole varcare le frontiere esterne dell'Ue e' stata sottolineata oggi dal commissario europeo per la Liberta', la Giustizia e la Sicurezza Jacques Barrot a conclusione del dibattito sull'immigrazione svoltosi al Parlamento Europeo. Questo principio, ha spiegato Barrot, prevede che 'i rinvii non avvengano verso paesi dove le persone rischiano di essere soggette a trattamenti degradanti o inumani'. Cosi' come occorre salvaguardare, ha aggiunto il commissario, la sicurezza di chi vuole chiedere asilo. 'Questo dovere di protezione deve ess
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Di Loredana Morandi (del 14/09/2009 @ 03:43:52, in Indagini, linkato 3150 volte)

FaceBook: La psicosi collettiva,
da una vecchia diffamazione


Nulla di nuovo sotto il sole di FaceBook, ma appare evidente che i due filo pedofili clonatori (reato art. 494 e seg. punibile con pene da 1 a 5 anni), ben avvezzi all'ambiente degli psicologi forensi e del web degli operatori a favore della pedofilia, stiano circuendo persone sole affette da gravissime problematiche psicologiche.

La provenienza resta sempre quella del bacino di utenza dei pornografi clonatori sardi. Sono sempre gli stessi. Si tratta infatti dell'operato dei facinorosi e dei pedofili clienti del cartello acronimo "PVF" delle chat IRC, che sfruttavano il server di Università di Napoli Federico II per fini commerciali e per lo scambio di materiali audio video inenarrabili. Un cartello pro pedofili omosessuali.

Ribadendo che nel web pubblicato NON esiste alcuna privacy e chi è autore di azioni cattive, diffamatorie o istigazione alla violenza contro singoli, gruppi etnici o religiosi, ci mette la faccia pubblicando se stesso.
Porto a conoscenza dei miei lettori quanto accade a me, come persona e cittadina italiana nel pieno dei miei diritti, mostrandovi tutte le immagini.

Immagine 1

Qui l'interesse morboso sulla mia storia professionale e i miei rapporti con il Comitato Informatici ATU. Lo sfruttamento del lavoratore ad opera di chi è in vertenza sindacale e rischia il posto ma ancora lavora è umanamente intollerabile nonché, oserei dire, di stampo patronal-nazista.



Immagine 2

Nella giornata di ieri lo staff di FaceBook ha ottemperato solo ad una parte delle mie richieste: la cancellazione dei video realizzati da una crew del file sharing illegale, che si aggirava nelle chat della società del porno e divulgati dalla ragazza barese, circuita allora ed attualmente fuori dal circuito criminale. Circa 50 minuti dopo questa comunicazione, almeno due dei video cancellati era nuovamente online.

Convengo con la signora Antonella Leone, a me sconosciuta se non per il nome, sul fatto che io non sono Dio. Ciò nonostante NON è lecita in Italia una tal diffamazione per scopi commerciali, ad opera degli utenti e dei gestori di un sito del porno commerciale.



Immagine 3

L'immagine che segue evidenzia l'azione di trolling posta in essere dal clone del prof. Frassi della Associazione Prometeo, alias Maxi Fasso, e dallo sconosciuto "Leoluca Zero", troll appena apparso a dar manforte ai due pedofili riconosciuti e rei del reato di sostituzione di persona.


I precedenti in data di domenica 13 settembre 2009

La persona di cui ho cancellato accuratamente il nome è una donna italiana, di circa 45 anni, sposata con figli. Ella è in evidentissimo stato di circonvenzione, se cade con tanto di scarpe nella trappola ordita ai suoi danni (ed ai miei) ad opera di user e nickname NON riconducibili a persone reali, se non nel caso del clone ufficiale del presidente della Associazione Prometeo Onlus.

Nella giornata di ieri la donna scrive un lungo intervento, suddiviso in più parti, i cui contenuti sono da ritenersi tutti gravemente offensivi, stante il background di una educazione familiare la induca in alcuni punti a migliori consigli.

Essendomi la donna completamente sconosciuta non mi è difficile evidenziare un scoppio istrionico indotto dalla circonvenzione, ed innestato su stati progressivi e ricorrenti di quella depressione tipica delle donne oltre la soglia degli "anta".

Per leggere l'intero report e tutti i testi scritti dalla donna con le mie spiegazioni in Rosso, cliccare sul riquadro immagine qui sotto:



La versione maschile



Sempre nella giornata di ieri, domenica 13 settembre, mentre stavo realizzando il profilo ufficiale su FB di questo sito vengo fatta oggetto delle attenzioni di un uomo, sedicente membro della Protezione Civile. L'uomo si riterrà libero di intrattenermi con falsi intenti nella conversazione da leggersi in immagine qui sotto (clicca per allargare).

Improvvisamente, e senza alcun sentore di ciò da parte mia, la persona inizierà ad esprimersi in modo delirante minacciando ed inveendo contro la sottoscritta, completamente ignara dei processi psicologici in corso nella scatola cranica dell'uomo. Mai avrei immaginato che dietro un comportamento gentile ed affabile, si nascondesse una psicosi di tali proporzioni o che una persona apparentemente normale potesse credere e fare propri gli scritti di "Duna" e quelli del pedofilo, che clona il presidente della Prometeo Onlus. Di punto in bianco. (cliccare sulla foto per credere).


Ritenendo oggettivamente pericoloso il comportamento dell'uomo nei miei confronti, non ne nascondo il nome per la mia sicurezza personale e per quella dei miei lettori.

Su tutti questi fatti c'è una sola morale ed è gravissima: I personaggi noti ad opera dei loro circuiti stanno ulteriormente dando prove certe del reato di Istigazione per delinquere. Sì è un programma tutto già visto e scritto altrove, ed io ne denuncerò gli stessi autori (Rammentate? L'articolo 70 sul commercio elettronico non copre lo sporco di Pirate Bay e quell'avvocato è già denunciato. Inoltre il collegamento c'è ed è sempre Maxi Fasso).

Ad oggi le persone circuite e coloro che con dolo aderiscono a quel gruppo sono oltre 300, in occasione della ennesima denuncia io sarò certamente costretta a far richiesta per ottenere fin da subito un programma di protezione "Testimoni".

Gli autori di questi fatti sono soltanto gli adepti della società del porno, la società in nome collettivo con un bacino di circa 750 utenti. La società Srl romana, ovvero la capofila tra gli sfruttatori del server di università di Napoli, esercente nel settore Hosting e gestore di tutte le chat IRC con un proprio server invece può raggiungere seduta stante più di 40.000 utenti nel web.

Le minacce di morte, provenienti da persone esercenti nel commercio di pornografia di tutti i tipi: dall'amatoriale, all'hard violento per arrivare alla pedopornografia, sono state sempre più che reali. Lo si vede bene anche ora.

Io NON ho paura, ma con il placet di una ex Brigatista rossa napoletana (anche considerato che la truffa avviene a Napoli) e l'istigazione a delinquere dell'utenza legata ai circuiti del sesso deviato, al massimo potrà succedere che l'Ordine dei Giornalisti mi attribuisca una targa di merito professionale in tutto simile a quella di Beppe Alfano. Alla memoria...

Loredana Morandi


Attenzione:  l'uomo e la donna, che imperterrita prosegue con gli insulti da più di 24 ore, possono agevolmente essere denunciati per stalking. Il comportamento violento dell'uomo mi ha veramente spaventata. La donna ha un bacino di utenza di oltre 900 iscritti, l'uomo circa 400. A causa loro 1300 persone hanno ricevuto notizia dello sporco di un sito pornografico e dei suoi utenti. E' così inoltre evidente una abbondante dose di diffamazione gratuita e volontaria. Invito a non scrivermi affatto in merito alla privacy dei due strani personaggi.

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Da Cassazione una difesa contro il legale di parte "ignorante". Vi ricorre il caso dell'ignoranza sulle regole basilari della decorrenza dei termini di impugnazione. Ho ragione di ritenere che la sentenza assolva in parte anche ai canoni generici della "manifesta ignoranza" del Legale consulente, come per il caso dello SPAM alle Procure sollecitato via FaceBook. E'  probabilmente lecito attendersi l'archiviazione di 1 sola denuncia scritta contro una Legge, votata dal Parlamento e promulgata dal Presidente della Repubblica, "per l'inconsistenza" dell'oggetto della richiesta. Ben diverso l'atto di mettere in affanno le procure italiane con centinaia e/o migliaia di testi identici anonimi e non. Una operazione di Spam, che avrebbe prodotto decreti di condanna e fascicoli di indagine sugli autori per reati di istigazione a commettere atti contrari al buon funzionamento della Amministrazione Giudiziaria. Per una valutazione della consulenza del Legale la domanda esatta è la seguente: "Signor avvocato, quante volte e a quanti magistrati in tutta Italia ella vuol descrivere i contenuti di una denuncia Spam?" Ed ecco così trovato il dolo intenzionale nella consulenza del Legale, che per professione NON può ignorare quanto prescritto dalla Legge e  "la (sua) padronanza di ordinarie regole di diritto che dovrebbero costituire il bagaglio tecnico di qualsiasi soggetto legittimato alla professione forense attraverso il superamento dell'esame di Stato".  Mi dispiace sempre per l'illustre avvocato e l'ottimo magistrato che ne sono fondatori, ma l'avvocato che consigliò il blog Informare per Resistere dichiarò ancora di essere un aderente al "Circolo dei giuristi Telematici" (documentabile seduta stante dietro richiesta) L.M.

La novità: gli avvocati si denunciano e perdono le cause.


Professione forense

"La palese ignoranza del legale
non può ricadere sull'assistito"


Cass., VI sez. PENALE, sen. n. 35149 del 10 settembre 2009



La mancata assistenza difensiva, determinata non da una ragionata scelta processuale o da negligenza e/o inerzia del legale incaricato, ma da una sua comprovata ignoranza delle regole basilari in tema di decorrenza dei termini di impugnazione, e quindi degli elementi base del processo penale, deve essere considerata eventualità "imprevedibile" da parte dell'assistito. Tale evenienza configura, dunque, un "caso fortuito o di forza maggiore" che integrando l'elemento, per l'appunto, dell'imprevedibilità e dunque dell'impossibilità di "ogni resistenza e contrasto" a tale circostanza, legittima – come nel caso di specie - la restituzione nei termini per proporre impugnazione

Con questa pronuncia la Corte intende ribaltare la giurisprudenza che vede con sfavore la coincidenza del caso fortuito o imprevedibile con la palese inadempienza del legale; su questo punto la corte sostiene: "Non può pertanto condividersi quella parte della giurisprudenza secondo cui il mancato o inesatto adempimento da parte del difensore di fiducia dell'incarico di proporre impugnazione, "a qualsiasi causa ascrivibile", non è idoneo a realizzare l'ipotesi di caso fortuito o forza maggiore che legittimano la restituzione nel termine; perché se è vero che incombe all'imputato l'onere di scegliere un difensore professionalmente valido e di vigilare sull'esatta osservanza dell'incarico conferito (...), non può pretendersi che egli, nell'effettuare la scelta del difensore, verifiche previamente (senza peraltro possedere le relative cognizioni culturali) la sua padronanza di ordinarie regole di diritto che dovrebbero costituire il bagaglio tecnico di qualsiasi soggetto legittimato alla professione forense attraverso il superamento dell'esame di Stato."

E' possibile richiedere il testo integrale della sentenza tramite il servizio "Richiesta sentenze integrali", riservato agli abbonati a Lex24

Il Sole 24 ore
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Di Loredana Morandi (del 14/09/2009 @ 01:09:26, in Sindacato, linkato 1312 volte)
E' raro che io riesca ad apprezzare e/o a condividere a pieno il grillico pensiero, ma qui non posso assolutamente astenermi dall'abbracciare almeno un pezzetto della tesi "internazionalista" del comico nostrano, che le canta e le suona a tutti per quel che valgono. Ve lo ripropongo, suggerendo di cliccare il link sotto il suo nome, dove troverete i piccantissimi commenti dei lettori. L.M.


(foto di Loredana Morandi)

"Caro giornalista italiano,


sei come gli scarafaggi che sono sopravvissuti a tutto, che esistevano prima dell'uomo e dei dinosauri e che esisteranno anche dopo la nostra scomparsa. Le ere glaciali e la caduta dei meteoriti non li hanno distrutti. Hai digerito Forlani, Andreotti, Craxi e digerirai Berlusconi e ogni altro padrone che servirai. La Metamorfosi di Kafka è il tuo libro di riferimento, con Gregor Samsa che si trasforma da impiegato in insetto ripugnante. Altri aspirano a diventare farfalle da bruchi che sono, tu, più modestamente, uno scarafaggio. E ci riesci quasi sempre. Le eccezioni sono così rare da confermare la regola.

Lo psiconano ci sta lasciando, ieri in Duomo a Milano pregava per sé, non per Mike. Tu sei già pronto a scaldare i motori. Sei in pole position come Ferrara o più attardato come Minzolini e Belpietro, in libera uscita come Mentana o a contare le margherite come Giordano. Aspetti il prossimo padrone. Non sei di destra o sinistra. Queste definizioni non ti si addicono. Potrebbero pregiudicarti un futuro impiego. Un salto della quaglia. Oggi qui, domani lì. Ieri Lotta Continua, oggi P2, domani chissà. E' la forza della penna sul libretto degli assegni.
Sei riuscito a fare dieci domande dopo venti anni a Berlusconi: quelle sbagliate. Quelle innocue che non possono coinvolgere i tuoi padroni, i tuoi azionisti di riferimento, i Veltroni e i D'Alema. Le domande su Dell'Utri e su Gelli, sulla mafia e sulla P2 le hai tenute di riserva. Sei stato capace di ignorare il conflitto di interessi dello psiconano fino a quando è arrivato il tuo turno di farne le spese. Per te Grillo è peggio di Mussolini, di Craxi, di Berlusconi e De Benedetti, il distruttore della Olivetti, un grande imprenditore. Tu servi il tuo padrone, non il tuo lettore. In fondo è lui che ti sceglie, che ti paga con i finanziamenti pubblici che gli regala lo Stato.

I soldi disponibili per scrivere le tue menzogne, semi menzogne, quasi verità quotidiane sono sempre meno. La pubblicità è diminuita del 40%, senza le nostre tasse saresti tra i disoccupati. Sei un informatore assistito, un conflitto di interessi permanente. Come puoi criticare Tremorti che finanzia il tuo giornale o il pregiudicato Scaroni dell'ENI e il tronchetto delle infelicità che pubblicano pagine di pubblicità? I giornali per cui scrivi sono un retaggio del passato, come le carrozze a cavalli. La Rete ti sta scavando la fossa. Per questo la attacchi ogni volta che puoi. In Rete il tuo editore è il lettore. Quanti lettori avrebbe Scalfari in Rete? Un numero a piacere da uno a cento. In Rete i programmi televisivi più visti sono Report e Anno Zero, quelli che la nuova dirigenza RAI vuole chiudere. Vuol dire che riapriranno solo in Rete...

Il V2Day sulla Libera Informazione che chiedeva, tra l'altro, l'abolizione della legge Gasparri fu boicottato, deriso da ogni giornale. Dall'Unità a Libero, dalla Repubblica al Corriere della Sera. Ora è in programmazione, sui grandi schermi dell'informazione italiana, una giornata di protesta il 19 settembre a Roma per la libertà di stampa. In realtà, come sempre, tu pensi a una sola cosa, a come salvare il culo con il portafoglio dentro."

Beppe Grillo
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Di Loredana Morandi (del 14/09/2009 @ 00:28:54, in Associazioni Giustizia, linkato 1755 volte)
Io ci sarò con la mia telecamera !!!

26 settembre, “Agende rosse”
in piazza anche a Roma



di Salvatore Borsellino, da 19luglio1992.org


Questa manifestazione è la continuazione ideale di quella che abbiamo fatto il 20 luglio davanti al palazzo di Giustizia di Palermo in sostegno di quei magistrati che, a rischio della propria vita, stanno combattendo per arrivare alla Verità sulle stragi del '92 e del '93. Non dobbiamo dare tregua agli assassini ed ai loro complici. Dovremo esserci tutti, quelli che abbiamo scalato sotto il sole le rampe che portano al Castello Utveggio portando un pezzo di Paolo dentro il nostro cuore, tutti quelli che eravamo in via D'Amelio quando all'ora della strage per un interminabile minuto si sono sentiti solo i battiti dei nostri cuori, tutti quelli che abbiamo percorso le vie di Palermo che ci portavano alla Magione levando in alto le nostre agende rosse e tutti quelli che abbiamo gridato la nostra rabbia e la nostra voglia di Verità davanti al palazzo di Giustizia.

E ci saranno tanti altri ancora, tutti quelli che in tante piazze d'Italia hanno urlato insieme a noi la nostra sete di Verità e di Giustizia, e avremo ancora in mano la nostra agenda rossa, un'agenda rossa che ora fa paura a tutti. Mobilitiamoci tutti, ognuno di noi si impegni a far venire quante altre persone può, in una catena che non deve avere fine. Adesso hanno paura e si stanno muovendo, cominciano a muovere le loro pedine, Rutelli, Violante, il PG di Caltanissetta Barcellona, noi dobbiamo agire più rapidamente di loro, impedire che fermino Sergio Lari, Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, non lasciamoli soli, impediamo che chiudano la bocca a Massimo Ciancimino, che si muova il CSM, facciamogli capire che dovranno passare sui nostri corpi, che dopo 17 anni non ci lasceremo strappare ancora una volta la verità. Il nostro grido di RRRESISTENZAAAAA deve essere un urlo nelle loro orecchie, un urlo gridato da vicino, sotto le finestre di quei palazzi in cui sono in tanti a sapere ed ad avere occultato la verità. Il 19 luglio in via D'Amelio abbiamo fatto scoccare la scintilla, ora è necessario l'incendio.

Programma preliminare della manifestazione

La manifestazione si svolgerà a partire dalle ore 14.30 a piazza della Repubblica (piazza Esedra) dove sarà allestito un palco sul quale chi sarà iscritto a parlare potrà farlo. Ci recheremo poi in corteo a piazza Barberini dove ufficialmente il corteo verrà sciolto. Una delegazione si recherà successivamente per un presidio davanti al Consiglio Superiore della Magistratura (piazza Indipendenza). Gli altri potranno venire in ordine sparso nella stessa piazza e poi potremo recarci, sempre in ordine sparso, davanti al Quirinale. La manifestazione terminerà alle ore 20.00.

Il programma non è ancora definitivo, oltre alle iniziali adesioni a questa manifestazione di Sonia Alfano, Gioacchino Genchi, Pino Masciari,Benny Calasanzio, nelle ultime ore si sono aggiunte quelle di Luigi de Magistris, Marco Travaglio e di Antonio Di Pietro che si è offerto di aiutarci a sostenere gli oneri economici di questa manifestazione senza per questo pretendere di toglierle il suo carattere di manifestazione spontanea e popolare anzi ribadendomi che questo ne deve essere il carattere. Spero, tramite l'aiuto di queste persone di riuscire ad ottenere dalla questura un percorso diverso e più simile a quello che era nelle nostra intenzioni originarie che prevedevano di far passare le nostra Agende Rosse nella vicinanze del Quirinale e davanti al CSM. Questo potrebbe portare a invertire l'ordine della manifestazione che vedrebbe così il corteo partire da un concentramento in una piazza non lontana dal Quirinale e concludersi in Piazza Esedra dove si terrebbero gli interventi previsti con la partecipazione di tutte le persone prima indicate.
Il giorno 25, cioè il giorno prima di questa manifestazione, si svolgerà a Latina, con partenza alle ore 21 da Piazza del Popolo ed arrivo alla Prefettura una fiaccolata a sostegno del coraggioso Prefetto di Latina Bruno Frattasi. Chi abitasse a Roma e dintorni o si trovasse già a Roma il 25 per la manifestazione del 26 è invitato a partecipare alla fiaccolata. Io lo farò sicuramente e avrò in una mano la fiaccola per il prefetto di Latina e nell'altra la mia Agenda Rossa per i magistrati delle procure di Palermo e Caltanissetta. La lunga marcia dell'antimafia e in difesa della Giustizia, iniziata il 18 luglio a Palermo, continua e niente e nessuno riuscirà a fermarci.

Per avere informazioni su pullman in partenza da altre città italiane con destinazione Roma è possibile iscriversi al gruppo facebook della manifestazione oppure inoltrare un mail all'indirizzo 19luglio2009@gmail.com

Approfondimenti: le sentenze definitive riguardanti mandanti ed esecutori delle stragi degli anni 1992-93

a) Le stragi del biennio ‘92-93: le conclusioni delle sentenze definitive della Magistratura riguardo al piano eversivo di Cosa Nostra e all’esistenza di mandanti ed esecutori della strage di via D’Amelio esterni all’associazione criminale

Negli anni 1992-93 l’organizzazione criminale denominata Cosa Nostra sferrò in Italia un attacco senza precedenti alle Istituzioni democratiche del paese ed ai suoi cittadini. In quel terribile biennio l’associazione criminale mafiosa pianificò e realizzò una serie di stragi efferate nelle quali furono uccise ventuno persone ed i feriti si contarono a decine: magistrati, agenti di Polizia, vigili del fuoco, semplici cittadini. Furono sventrate autostrade, devastati interi quartieri e messo a ferro e fuoco il patrimonio artistico del paese. Per la prima volta nella sua storia Cosa Nostra attaccò frontalmente lo Stato con il tritolo al di fuori della Sicilia. La strategia delle bombe si fermò improvvisamente nell'ottobre del 1993 quando l’organizzazione mafiosa era sul punto di far scoppiare un'autobomba al passaggio di un pullman carico di decine di Carabinieri all'esterno dello stadio Olimpico di Roma.

Nel corso degli ultimi diciassette anni un gruppo di magistrati e membri delle forze dell'ordine ha individuato e perseguito penalmente i mandanti e gli esecutori materiali di questi eccidi interni a Cosa Nostra, ma permangono spesse zone d'ombra sull'identità dei soggetti esterni all'organizzazione criminale che con questa hanno interagito nella dinamica del piano stragista. Per quanto riguarda la strage di via D'Amelio (19 luglio 1992), la sentenza definitiva BORSELLINO BIS (3 luglio 2003) ha accertato l'esistenza di soggetti esterni all’associazione Cosa Nostra “in qualche modo interessati a condizionare i moventi e i ragionamenti dei malavitosi e\o in certe circostanze a svolgere una vera e propria opera di induzione al delitto”. Nel caso della strage di via dei Georgofili (27 maggio 1993) la magistratura ha riconosciuto con sentenza definitiva (6 maggio 2002) per i mandanti ed esecutori della strage interni a Cosa Nostra l'aggravante dell’aver agito per finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine costituzionale, mettendo nero su bianco che le stragi compiute nel 1993 dall'associazione mafiosa nel continente puntarono a destabilizzare l'ordine democratico del paese.

b) Le conclusioni delle sentenze definitive riguardo alla trattativa avviata dopo la strage di Capaci (23 maggio 1992) da alcuni membri delle forze dell’ordine con i vertici di Cosa Nostra

Tanto nella sentenza BORSELLINO BIS sulla strage di via D’Amelio quanto nella sentenza sulle stragi di via dei Georgofili ed in continente nel 1993 è stata ritenuta provata l’esistenza di una trattativa con i vertici di Cosa Nostra avviata da alcuni appartenenti alle forze dell’ordine subito dopo la strage di Capaci (23 maggio 1992) e proseguita nei mesi successivi per il tramite di Vito Ciancimino. Da un lato i capi di Cosa Nostra puntarono alla revisione della sentenza definitiva del maxiprocesso (30 gennaio 1992) e ad un forte indebolimento dell’azione repressiva dello Stato nei confronti dell’organizzazione criminale. Dall’altro lato alcuni membri del reparto operativo speciale (ROS) dei Carabinieri avrebbero mirato ad aprire un canale di comunicazione con i capi di Cosa Nostra inizialmente "finalizzato all’immediata cessazione della strategia stragista" (motivazioni sentenza di appello, pag. 765, 18 marzo 2002). Al di là degli scopi reali o dichiarati degli autori di questo “dialogo”, la sentenza BORSELLINO BIS ha stabilito che tale trattativa è stata una della cause che ha determinato l’accelerazione della fase esecutiva della strage di via D’Amelio e la sentenza relativa a mandanti ed esecutori della strage di via dei Georgofili ha concluso che “l’iniziativa del ROS (perché di questo organismo si parla, posto che vide coinvolto un capitano, il vicecomandante e lo stesso comandante del Reparto) aveva tutte le caratteristiche per apparire come una “trattativa”; l’effetto che ebbe sui capi mafiosi fu quello di convincerli, definitivamente, che la strage era idonea a portare vantaggi all’organizzazione” (motivazioni sentenza di primo grado, pag. 1590, 6 giugno 1998).

c) I recenti sviluppi delle inchieste sulle stragi del biennio ‘92-93

In questi diciassette anni un gruppo di Uomini della magistratura e delle forze dell’ordine ha fatto tutto il possibile per cercare di individuare tutti i colpevoli delle stragi del ‘92-93 e di mettere a fuoco le modalità concrete e i nomi di tutti i protagonisti della trattativa tra Cosa Nostra e pezzi delle Istituzioni, trattativa che verosimilmente è proseguita anche dopo il termine della campagna stragista. Tuttavia questi investigatori hanno dovuto fare i conti con forti resistenze che sono pervenute dall’interno delle stesse Istituzioni e del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), resistenze che hanno pesantemente condizionato il proseguimento delle indagini.
Una cosa è certa: la magistratura da sola con i suoi strumenti non può arrivare alla conquista della verità. E’ necessario che ciascuno di noi faccia la propria parte e contribuisca al raggiungimento di questo obiettivo, il pieno disvelamento dei nomi di tutti i responsabili delle stragi del 1992-93 e di coloro che dall’interno delle Istituzioni e del mondo politico-imprenditoriale hanno scelto di interagire e trattare con Cosa Nostra in quel progetto eversivo caratterizzato da un dialogo a colpi di bombe.
Nella primavera-estate del 2009 nelle inchieste ancora aperte su quelle stragi sono emerse importanti novità grazie alle indagini svolte sulla base delle dichiarazioni del collaboratore Gaspare Spatuzza e del dichiarante Massimo Ciancimino. Alcuni magistrati delle Procure della Repubblica di Caltanissetta, Palermo e Firenze stanno dando il meglio delle loro capacità umane e professionali per fare fino il proprio dovere al fine di ricostruire pienamente i fatti accaduti in quegli anni terribili ed individuare volti e responsabilità dei coautori delle stragi ancora rimasti nell’ombra.

d) Gli scopi della manifestazione del 26 settembre a Roma

Con la manifestazione che stiamo organizzando a Roma per sabato 26 settembre vogliamo dare un segnale forte e chiaro a quei Magistrati che in questa battaglia per la ricerca della verità non sono soli e che noi siamo al loro fianco. Come a Palermo ci siamo presentati lunedì 20 luglio davanti a palazzo di giustizia per sostenere i magistrati palermitani impegnati in delicatissime indagini sul nodo mafia-politica e sulla complicità di pezzi delle Istituzioni con Cosa Nostra, così il 26 settembre percorreremo in corteo le strade di Roma per chiedere che a questi magistrati, a quelli di Caltanissetta e a quelli di Firenze titolari delle inchieste sulle stragi del 1992-93 siano dati tutti i mezzi e l’appoggio necessari per portare a termine il proprio lavoro. Tutte le Istituzioni devono aver chiaro che in questa lotta le forze migliori dello Stato non sono isolate e che anche la società civile pretende piena Giustizia. Il simbolo della nostra richiesta di verità e della nostra rabbia sarà un agenda rossa, la stessa che abbiamo portato in mano il 19 luglio 2009 per le strade di Palermo e di tante altre città italiane, la stessa agenda che il 19 luglio 1992 è stata trafugata dalla borsa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo lo scoppio della bomba in via D’Amelio a Palermo.
La conoscenza dello scenario in cui maturarono le stragi di quella stagione e dei moventi che spinsero gli autori a compiere quei delitti efferati non è necessaria solamente per la definizione delle responsabilità penali degli assassini, ma anche per capire il presente. Quelle stragi contribuirono infatti ad accelerare bruscamente un’involuzione del quadro politico nazionale e non potremo mai comprendere fino in fondo le ragioni dell’attuale gravissimo degrado del panorama morale ed istituzionale del paese senza aver fatto piena luce sulle trattative che a partire da quel contesto ebbero luogo tra Cosa Nostra e pezzi della classe dirigente italiana. “La seconda Repubblica affonda i suoi pilastri nel sangue”, ha detto il Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, ma “è giunta l’ora della verità”, come ha scritto il giornalista Giorgio Bongiovanni. Nelle Istituzioni ci sono certamente numerosi individui che sanno molto di quelle trattative ed è venuto il momento che comunichino all’autorità giudiziaria quanto a loro conoscenza. Noi cittadini faremo fino in fondo la nostra parte per stare vicino a chi dall’interno delle Istituzioni sta combattendo questa difficile battaglia per la ricerca della verità.

Marco Bertelli

LINK

1) Il sito curato dall'Associazione tra i familiari della strage di via dei Georgofili

2) Sentenza d´appello BORSELLINO BIS emessa dalla Corte di Assise di Appello di Caltanissetta presieduta dal dott. Francesco Caruso il 18 marzo 2002

3) Sentenza di primo grado sulla strage di via dei Georgofili emessa dalla Corte di Assise presieduta da Gaetano Tommaselli il 6 giugno 1998
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Di Loredana Morandi (del 14/09/2009 @ 00:14:01, in Magistratura, linkato 1223 volte)
lunedì 14 settembre 2009, 07:00

I giudici rifiutano di cacciare i clandestini


di Mario Cervi

All’ala militante della magistratura italiana non piacciono le norme sull’immigrazione che il governo italiano ha democraticamente deliberato. È incontestabile il diritto dei togati d’avere al riguardo, come cittadini, un’opinione; e d’esprimerla. Ciò che a mio avviso vìola gli assetti costituzionali e la divisione dei poteri è la pretesa della magistratura di stringere l’esecutivo in una morsa: da una parte accusandolo - in perfetta sintonia con l’opposizione e con una scuola di pensiero “politicamente corretta” - d’avere adottato misure illegali e immorali; dall’altra opponendogli difficoltà organizzative che renderebbero impossibile per la magistratura e per la polizia l’applicazione delle norme adottate.
L’esito della manovra dovrebbe essere, secondo chi l’ha ideata, uno solo: ossia il naufragio di una legislazione che ha, fino a prova contraria, tutti gli avalli previsti dalla Costituzione. Più del Parlamento e del governo, prima della Corte costituzionale, i giudici ordinari si pongono come filtro d’ogni decisione. Rivendicando il dovere e il diritto di boicottare ciò che è loro sgradito.
Un esempio perfetto di questa tecnica del duplice niet s’è avuto in due interventi di toghe progressiste, Armando Spataro, procuratore aggiunto di Milano, e Giancarlo Caselli procuratore a Torino. In un seminario organizzato a Lampedusa da Magistratura democratica - partito di sinistra non ufficialmente riconosciuto come tale, ma esistente e potente -, Spataro ha valutato il problema dall’alto dei cieli virtuosi. I respingimenti, ha detto in sostanza, offendono le leggi nazionali e le leggi internazionali. Gli accordi stretti con la Libia sono una porcheria (in verità il primo accordo fu stipulato dal governo di Giuliano Amato). «La sicurezza - questa la sentenza di Armando Spataro - è importante, ma in Italia è diventata la maschera del razzismo». Con il che Spataro scaglia l’accusa di razzismo - che come quella di fascismo è multiuso - contro il governo dal quale, come funzionario dello Stato, dipende.
Caselli invece la butta sul pratico. Non ha ancora compiuto verifiche concrete. Ma, così a occhio, gli sembra che il carico di fascicoli abbattutosi sui «palazzacci» e sulla polizia per il reato di clandestinità non potrà essere gestito. I magistrati dovranno procedere selettivamente, ad esempio privilegiando i casi in cui la clandestinità è associata a un altro reato. Tesi piuttosto singolare da parte di magistrati che hanno sempre dichiarata ineludibile l’obbligatorietà dell’azione penale, e che avevano imputato al governo arroganza e ignoranza quando s’era proposto d’indicare i reati su cui sarebbe stato bene che le procure appuntassero la loro attenzione.
Non sono un fan del reato di clandestinità. Ho pensato - e anche scritto - che l’aver voluto dare gravità di reato - con le incombenze a seguire - a un’infrazione che come pena comporta la multa è stato un eccesso di zelo. Si è scelto l’enfasi stentorea a scapito della praticità. Sarà opportuno trovare soluzioni per gli inconvenienti che queste misure determineranno (o che magari non determineranno, in Italia non si sa mai). Esiste un Parlamento per fare le leggi ed eventualmente per disfarle. Invece i magistrati le leggi devono applicarle, anche quando non ne condividano la sostanza. Devono essere autorevoli, non possono pretendere d’essere ritenuti onnipotenti e onniscienti. Di Padreterno ne basta uno.

Il Giornale

***


Quelle procure già pronte al boicottaggio

di Anna Maria Greco

Roma - Aria di protesta, tra le toghe, contro le leggi sull’immigrazione e la politica dei respingimenti del governo. Di boicottaggio non si parla apertamente, ma i segnali ci sono.
Solo ieri due interviste hanno confermato che a sinistra ci si prepara a combattere con ogni mezzo la nuova linea voluta dalla maggioranza per arginare l’afflusso di clandestini. Dando una mano a quelle «gravissime disfunzioni» che l’Anm aveva previsto, per arrivare a quella «paralisi giustizia» annunciata dal Csm, mentre il pacchetto sicurezza veniva approvato dal Parlamento ad inizio estate.
Su La Stampa il procuratore di Torino, Gian Carlo Caselli, spiega che sono troppi i processi che il tribunale dovrà affrontare, mentre manca personale sufficiente e risorse. Per far fronte all’aumento di lavoro per la procura e la polizia giudiziaria e al «rischio di implosione dell’ufficio dei giudici di pace», Caselli ha stabilito con delle circolari le priorità: in pratica, si procederà per gli immigrati che hanno commesso altri reati e contestualmente sono stati denunciati per clandestinità, mentre quelli sui quali pesa solo il nuovo reato di ingresso clandestino saranno accantonati in attesa di vedere «se ci sono le risorse». In alternativa, si potrebbe contestare «la clandestinità come aggravante di altro reato», riducendo il lavoro con un unico processo.
Su La Repubblica, uno dei più accesi oppositori delle nuove norme, come l’aggiunto di Milano Armando Spataro, dice senza mezzi termini che il respingimento è «una procedura illegale che contrasta con le leggi italiane e con il diritto e le convenzioni internazionali». E, per bloccare appunto gli allontanamenti in mare degli immigrati, invoca l’intervento delle procure competenti di Agrigento o di Roma.
Spataro parla da Lampedusa, dove le toghe rosse di Magistratura democratica, Movimento per la Giustizia-Art.3 e magistrati europei del Medel hanno organizzato un convegno sul tema «La frontiera dei diritti, il diritto della frontiera». Messaggio? «I respingimenti sono ingiusti e inefficaci». Tra gli ospiti Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, che ha più volte attaccato il governo per la nuova politica. «L’introduzione del reato di immigrazione clandestina - dice Rita Sanlorenzo di Md -, fa passare nell’immaginario collettivo l’equazione immigrato-delinquente».
Ma il segnale che la protesta stava partendo l’ha dato pochi giorni fa il presidente del Tribunale minorile di Genova, al grido: «C’è un diritto legittimo di non eseguire un ordine illegittimo». Adriano Sansa ha scritto una lettera ai comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza, alle questure e alle capitanerie di porto delle 4 province liguri, avvertendo: «Le leggi nazionali e le convenzioni internazionali impongono, anche in presenza di eventuali diverse disposizioni, di salvaguardare l’interesse dei minori». Cioè, i bambini sui barconi devono essere soccorsi e mai respinti.
Non basta. Ci sono vari giudici che, appigliandosi a cavilli, già aggirano la legge per evitare condanne per clandestinità. Tutti elementi che rimettono in discussione il principio caro alla magistratura dell’obbligatorietà dell’azione penale e dimostrano che si traduce, il più delle volte, in discrezionalità. Le Procure stabiliscono delle priorità e così perseguono dei reati e non altri. Nel 1990 iniziò a Torino Vladimiro Zagrebelsky con una circolare; nel 2007, Marcello Maddalena nella stessa città ripetè l’operazione, tra le polemiche.
Sembra che ai magistrati non basti il ricorso alla Corte costituzionale per sollevare giustificate obiezioni. Le toghe in rivolta ne fecero 261 nel 2003 contro la Bossi-Fini e sul reato di clandestinità la prima è arrivata da Pesaro con la legge ancora fresca di stampa. È questa l’unica «obiezione di coscienza» prevista per i magistrati, lo ha riaffermato anche l’Anm quando papi e vescovi lanciavano appelli contro divorzio e aborto.

Il Giornale
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