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 disoccupazione... di Lunadicarta
 
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"Sposate la campagna per una moralità immediatamente ravvisabile nel vostro comportamento"

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Giustizia Quotidiana sotto Grave Minaccia

Le Verità Nascoste degli Informatici ATU Sicilia

*Queste dichiarazioni assolvono in parte e nell'immediatezza*
*all'obbligatorietà di denuncia in presenza di reati ai danni dello Stato*



Ebbene sì, cari Lettori.


Non ve lo posso più nascondere. L'Autrice di Giustizia Quotidiana è sotto grave minaccia.

Chi per mesi ha seguito lo scandalo del server UniNa, di proprietà di Università di Napoli, conosce tutti i personaggi. Ma se ne sono aggiunti di nuovi. Ben tre esponenti della Mafia siciliana, legati con tutta probabilità alle società indagate nei processi dell'ex pm d'assalto Luigi De Magistris, ed un probabile loro truffaldino avvocato.

Dalla fine di giugno ad oggi, io ho allertato le forze sane del Comitato Informatici ATU a fermare l'operazione ai miei danni in corso in Sicilia a cura di una dottoranda, di un tesserato Fiom e di un cameraman reclutato in uno dei troppi meetup di Grillo.

Ad oggi e dopo aver dovuto subire una azione di mobbing e insulti durante il mio comunicato stampa per il Convegno della Giornata per la Giustizia tenutasi a Caltanissetta, con la certezza che sarei stata sostituita in sala dal cameraman e con il comunicato aperto con tutti i giornalisti e il solo rappresentante della Associazione Magistrati locale il dott. Tona sui miei tabulati telefonici con il quale rapportarmi,

e dai primi rapporti con gli esponenti di una società del porno sarda, da me scoperta tra gli utilizzatori del server Universitario in flagranza del reato di Peculato d'Uso, della dottoranda siciliana risalenti alla fine di giugno 2009.

Come attesta l'iconologia criminis degli scritti della donna, che recano identiche le frasi del blog di Duna negando addirittura l'evidenza della presenza TV alla trasmissione Iceberg da me organizzata, qui sotto in immagine:



La situazione si è appena così evoluta:

IL GRUPPO ATU SICILIA SI UNISCE CON LA PORNOGRAFIA SARDA

L'Atu siciliano tesserato della Fiom, da me riconoscibile anche sotto pseudonimo con la persona di Luigi Amico, si è pubblicamente legato contro di me a Maxi Fasso, clonatore ufficiale e reo di sostituzione di persona (art. 494 c.p. e seguenti) ai danni del prof. Massimiliano Frassi, famoso volontario dell'antipedofilia e presidente della Associazione Prometeo Onlus, a Tutela dei Bambini e Contro la Pedofilia.

LUIS FRIEND (identificabile con Luigi Amico)


così la prima minaccia tramite noto filo pedofilo



IL BLOG PIRATA CHE DIVULGO' LE MINACCE DI MORTE ALLA MORANDI PUBBLICA SCRITTI MAI A ME PERVENUTI, NONCHE' PROBABILMENTE FALSI, A NOME COMITATO INFORMATICI ATU.





NELLO STESSO MODO VENIVA PUBBLICATA LA MINACCIA DI MORTE IN VIDEO NELL'OTTOBRE 2008





Preannuncio, pertanto le seguenti attività politiche a seguito della gravissima vertenza sindacale concernente lo sfruttamento professionale e le minacce ad uso e consumo degli sfruttatori, dopo.


INIZIO SCIOPERO DELLA FAME


Giorno 1 ottobre 2009

MANIFESTAZIONI IN PIU' CITTA ITALIANE

Roma, Napoli, Milano con date da definire:

Giorno 28 ottobre 2009 a PALERMO
da definire previo avvisi Questura - fronte Università

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 21/09/2009 @ 02:25:41, in Estero, linkato 1251 volte)

art_200_bn

La Rete degli Artisti contro le guerre

 

 

- si stringe in affettuoso cordoglio ai familiari dei sei militari italiani caduti in Afghanistan, ai genitori, alle spose e fidanzate, ma soprattutto ai figli lasciati soli dai propri padri in tenerissima età.

 

- denuncia la falsità delle logiche politico affaristiche bipartisan che inducono tutti i più recenti Governi italiani a violare sistematicamente i valori espressi dalla Costituzione della Repubblica.

 

- invita i cittadini italiani ad osservare questo momento di lutto nazionale, tenendo ben alta la Bandiera della Pace nei propri cuori e saldo l'Art. 11 della Costituzione italiana nella propria mente.

 

"L'Italia ripudia la guerra..."

 

Artists Against War Italia

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Di Loredana Morandi (del 18/09/2009 @ 05:44:55, in Magistratura, linkato 1518 volte)
«Emergenza Giudice di pace a Roma»
Il Csm chiede aiuto ad Alfano

di Luca Lippera

ROMA (18 settembre) - Alla fine se ne sono accorti anche nel “palazzo”. Dopo anni di denunce da parte dei cittadini, dei funzionari e dei giornali, il Consiglio Superiore della Magistratura si è reso conto che il caos del Giudice di Pace di Roma - una zattera nell’oceano in tempesta - deve finire una volta per tutte. Il plenum del Csm ha chiesto ieri che si intervenga per «assicurare la funzionalità dell’ufficio e per rispondere meglio alle esigenze dei cittadini».

Il caos connesso ai ricorsi e alle cause per le multe, dunque, emerge in tutta la sua drammaticità. E il Csm ha approntato una delibera, approvata all’unanimità, in cui sollecita il Ministro di Grazia e Giustizia, Angelino Alfano, il presidente del Tribunale, quello della Corte d’Appello e il nuovo coordinatore del Giudice di Pace «a fronteggiare con adeguati mezzi l’emergenza in atto».

La pratica, fanno sapere da Palazzo dei Marescialli, sede del Csm in piazza Indipendenza, «è originata da numerose proteste rilanciate anche da articoli di stampa». Il ministro Alfano, già a primavera, aveva ricevuto dai vertici della Giustizia romana dettagliate relazioni sullo stato di salute pre-agonico degli uffici di via Teulada. Ma da via Arenula, fin qui, si è mosso poco o nulla.

Anche il sistema telematico pensato per collegare il Giudice di Pace al Comune e alla Gerit è in ritardo. Il Campidoglio e la concessionaria per la riscossione dei tributi hanno fatto la loro parte. E’ stata firmata un’intesa per far decollare il progetto. Ma sembra che proprio il Ministero continui a non fornire i mezzi, anche finanziari, che servono per far partire la rete informatica. Eppure si tratta di un punto centrale.
Migliaia di Cartelle Esattoriali continuano ad essere spedite anche quando il cittadino ha vinto un ricorso perché non esiste un collegamento in “tempo reale” tra la sede di via Teulada, l’Ufficio contravvenzioni del Campidoglio e la Gerit stessa. Se ci fosse la rete (niente di “spaziale” nell’era di internet) tante liti verrebbero evitate e migliaia di romani non dovrebbero più consumare parte della vita in ricorsi senza alcun senso.

Gli stessi coordinatori del Giudice di Pace denunciano da mesi lo stato dell’arte. I magistrati onorari, i cancellieri e i segretari non fanno mistero che «ormai quello che accade in via Teulada è indegno di un luogo in cui si amministra la Giustizia». Eppure niente o quasi. Ora la speranza è che la mossa del Csm, un organismo presieduti, istituzionalmente, dal Presidente della Repubblica, possa smuovere le acque. La pratica da cui parte la delibera che sollecita il ministro Alfano è stata istruita dall’Ottava Commissione consiliare sotto la presidenza del Consigliere Ciro Riviezzo e si è conclusa sotto la presidenza dell’Avvocato Celestina Tinelli.

Nel corso delle audizioni effettuate sul Giudice di Pace, spiega una nota del Csm, sono risultate «carenze di personale amministrativo e insufficiente funzionalità dei programmi informatici a disposizione dell’ufficio». Pur non avendo competenza diretta sulla organizzazione giudiziaria, il Consiglio Superiore della Magistratura - si sottolinea - «ha ritenuto che tali disfunzioni incidano direttamente sull’efficienza della giurisdizione, sui tempi del processo e sul diritto dei cittadini ad accedere al servizio giudiziario». La richiesta è pressante: «C’è l’urgenza di adottare misure adeguate a fronteggiare la situazione di emergenza in atto».

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 18/09/2009 @ 05:38:47, in Politica, linkato 1344 volte)
L'Italia ha bisogno di eliminare ogni possibilità ad una intera generazione di politici e corrotti... LM


UNIPOL: A GIUDIZIO A MILANO
CONSORTE, SACCHETTI E FAZIO


MILANO - L'ex numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, il suo vice Ivano Sacchetti e l'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio sono stati rinviati a giudizio insieme ad altri imputati a Milano nell'ambito della vicenda del tentativo di scalata a Bnl da parte di Unipol. L'udienza si terrà il primo febbraio prossimo davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Milano.

Il giudice ha mandato a processo tra gli altri anche l'allora direttore generale di Unipol, Carlo Cimbri, i banchieri Giovanni Zonin e Giovanni Alberto Berneschi, ai tempi rispettivamente presidente di Banca Popolare di Vicenza e Carige, e anche tutti i cosiddetti contropattisti tra cui gli immobiliaristi Stefano Ricucci e Danilo Coppola e Vito Bonsignore. Tra gli imputati prosciolti ci sono le banche Nomura e Credit Suisse First Boston con i loro esponenti e l'imprenditore Marcellino Gavio. Tra i rinvii a giudizio c'e' anche Deutsche Bank e inoltre la stessa compagnia assicuratrice Unipol.

ANCHE STEFANINI E GNUTTI A GIUDIZIO A MILANO - Anche l'attuale presidente di Unipol Pierluigi Stefanini e il finanziere bresciano Emilio Gnutti sono stati rinviati a giudizio a Milano per la vicenda del tentativo di scalata a Bnl da parte della compagnia assicurativa bolognese. Del loro rinvio a giudizio si e' appreso in un secondo momento in quanto il Gup Luigi Varanelli ha dovuto interrompere la lettura del dispositivo accorgendosi di un errore materiale ed e' dovuto tornare nella sua stanza a correggerlo.

CONSORTE: SORPRESA E STUPORE PER DECISIONE GUP MILANO - ''Accolgo con sorpresa e stupore la decisione del Gup del Tribunale di Milano''. Cosi' Giovanni Consorte ha commentato in una dichiarazione il suo rinvio a giudizio. ''I miei avvocati e io abbiamo fornito un'ampia e dettagliata documentazione che, insieme alle testimonianze rese e alle memorie difensive - ha sottolineato - confermavano ed evidenziavano la mia totale estraneita' rispetto ai fatti riferiti dall'accusa per la vicenda Bnl. Sono reduce da 10 tra archiviazioni e proscioglimenti e continuero' ad avere fiducia nei magistrati, molti dei quali in questi anni, nelle vicende a cui sono chiamato a rispondere, hanno dimostrato di andare oltre gli sconcertanti aspetti politici''.

''Al di la' dell'amarezza derivata dalla lettura di questo decreto - ha rilevato ancora Consorte - posso comunque esprimere la mia soddisfazione perche' sono certo che i fatti in sede di dibattimento mi daranno ragione. In quella sede, ovvero a porte aperte, mi verra' consentito di fare piena luce su diversi elementi e metodologie d'indagine, attinenti l'intera mia vicenda giudiziaria, che hanno lasciati perplessi e stupefatti sia me che i miei legali. Un lungo elenco di 'disattenzioni' e/o 'omissioni' e di forzature procedurali, che - ha assicurato Consorte - e' mia ferma intenzione portare all' attenzione della pubblica opinione, con ogni mezzo divulgativo''.

In un lungo comunicato, Giovanni Consorte annuncia che chiedera' lo svolgimento del processo sulla vicenda Bnl alla presenza dei principali organi d'informazione. E che porra' all'attenzione dei media, oltre ''alla correttezza del mio operato, la poca trasparenza delle dinamiche politiche e processuali che hanno di fatto dato origine al fallimento della scalata a Bnl''. In particolare, l'ex presidente di Unipol chiedera' chiarimenti ''in merito alle vicende che in questi ultimi anni hanno evidenziato diversi punti oscuri, nella complessa vicenda giudiziaria che mi ha visto coinvolto''. Come ''strane coincidenze e singolarita''' che saranno oggetto, in sede di dibattimento processuale, ''di richiesta di attenzione da parte dei miei legali, sia nei confronti dei giudici che dei media''.

La prima di queste ''singolarita''' - spiega - riguarda un esposto ''con cui denunciavo le torbide operazioni e le limacciose omissioni in cui si vanificava per annegamento il tentativo di conquista della Bnl da parte di Unipol'', esposto presentato il 13 dicembre 2005 alla Procura di Bologna e che ''e' letteralmente scomparso'', ''assai misteriosamente''. L'elenco delle 'singolarita'' citate da Consorte prosegue. Si va dalle modalita' con cui la procura di Milano ''ha messo sotto controllo la mia vita e quella dei miei familiari e collaboratori'' con intercettazioni telefoniche e ambientali, alla cogestione da parte delle procure di Milano e di Roma dell'indagine con due procedimenti per stesse ipotesi di reato in due sedi diverse. Ancora, secondo Consorte, il gup di Milano ha adottato la decisione odierna ''senza potere prendere visione delle risultanze romane''. Perche' - rileva - ''la procura di Roma ha messo a disposizione gli atti relativi alla propria indagine su Bnl, durata circa quattro anni, due giorni dopo la chiusura della udienza preliminare parallela di Milano, sulla stessa vicenda, con sospetto tempismo''.

Consorte ribadisce l'amarezza per la decisione odierna del tribunale di Milano ma sottolinea che questo ''mi consente di rappresentare finalmente all'opinione pubblica lo scempio che e' stato fatto di una iniziativa industriale quale quella della conquista di Bnl da parte di Unipol. Scempio che ha tolto risorse al paese senza che ancora nessuno abbia pensato di procedere alla individuazione delle responsabilita' e dei responsabili''.

ANSA  2009-09-18 13:52
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Di Loredana Morandi (del 18/09/2009 @ 05:17:02, in Magistratura, linkato 1608 volte)
Altre news recano l'informazione che il fermo di Tarantini sia stato ottemperato da Guardia di Finanza anche per lo sfruttamento della prostituzione. Si veda di seguito il testo della Reuters.

Inchiesta Bari, Tarantini
fermato per spaccio di droga


di Leonardo Tessitore del 18/09/2009

BARI. Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese indagato nell’ambito delle inchieste sulla sanità in Puglia e su un presunto giro di escort che avrebbero partecipato anche ad alcune feste nelle residenze del premier Berlusconi, è stato sottoposto a fermo.

L'accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Il fermo è stato compiuto dalla Guardia di Finanza nell'aeroporto di Bari, su provvedimento cautelare firmato dal pubblico ministero Giuseppe Scelsi, e controfirmato dal procuratore della Repubblica, Antonio Laudati, perché, secondo fonti investigative, c'era "pericolo di fuga" e di "inquinamento delle prove".

Tarantini ha ammesso nelle scorse settimane con gli inquirenti di aver pagato donne, incluso alcune prostitute, per partecipare alle feste di Berlusconi, precisando però di averle solo rimborsate per le spese di viaggio sostenute per partecipare alle cene a casa del premier. Tarantini ha anche chiesto scusa a Berlusconi e sottolineato che il premier non sapeva che le donne fossero "a pagamento".

PUPIA

Inchiesta escort, imprenditore
Tarantini in stato di fermo


venerdì 18 settembre 2009 12:41


BARI (Reuters) - L'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini è stato sottoposto a fermo dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta su un giro di escort e politici.

Lo riferiscono fonti investigative.Tarantini era all'aeroporto di Bari, in partenza per Roma e ora dovrebbe trovarsi in una caserma della Guardia di finanza.

L'l'ipotesi di reato formulata dalla procura di Bari nei confronti dell'imprenditore è di sfruttamento alla prostituzione.

Il nome di Tarantini era emerso in relazione al caso della escort Patrizia D'Addario che ha detto di aver trascorso una notte con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli e ha depositato alla Procura di Bari video, foto e registrazioni delle sue visite nella residenza romana del premier.

Secondo la procura, Tarantini avrebbe utilizzato escort o donne immagine per ottenere contatti utili in ambienti politici per le sue attività imprenditoriali.

La Procura di Bari ha avviato due inchieste parallele: una su droga e sfruttamento della prostituzione, l'altra sugli intrecci tra sanità pubblica e politica in Puglia.


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BARI: TARANTINI FERMATO PER SPACCIO

Agenzia di Stampa Asca - ‎32 minuti fa‎
Spaccio di sostanze stupefacenti: questa l'accusa a carico dell'imprenditore barese, Gianpaolo Tarantini, sottoposto a fermo perche' - ha detto ai cronisti il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bari, Antonio Laudati - c'era un pericolo ...

BARI, TARANTINI FERMATO PER DETENZIONE E SPACCIO

Leggo Online - ‎43 minuti fa‎
L'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, coinvolto in varie inchieste sulla sanità regionale e nel filone delle escort, è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria da militari della Guardia di Finanza di Bari. Tarantini è stato fermato ...

Scandalo Escort: arrestato Giampaolo Tarantini

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L'imprenditore barese Giampaolo Tarantini è stato arrestato questa mattina dalla Guardia di Finanza all'aeroporto di Bari mentre era in attesa di un volo per Roma. Tarantini risulta indagato dalla Procura di Bari nell'ambito di due inchieste che ...

Inchiesta su escort e sanità, fermato Tarantini all'aeroporto di Bari

Adnkronos/IGN - ‎1 ora fa‎
Bari, 18 sett. (Adnkronos/Ign) - Sottoposto a fermo di polizia giudiziaria dai militari della Guardia di Finanza di Bari l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, coinvolto in varie inchieste sulla sanità regionale e nel filone che riguarda un giro di ...

Inchieste Bari: GdF ferma imprenditore Tarantini

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(ANSA) - BARI, 18 SET - La Guardia di finanza ha sottoposto a fermo l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nell'areoporto di Bari. Il suo legale ha confermato. I motivi del provvedimento cautelare per ora non sono noti, ne' se sia un'iniziativa ...

Bari, arrestato l'imprenditore Tarantini. I pm: pericolo di fuga

L'Occidentale - ‎1 ora fa‎
L'imprenditore barese Giampaolo Tarantini è stato arrestato stamani dagli uomini della Guardia di finanza all'aeroporto del capoluogo pugliese. L'uomo, indagato nell'ambito delle inchieste sulla sanità in Puglia e su un giro di escort che sarebbero ...

Inchiesta Bari. Arrestato l'imprenditore Giampaolo Tarantini

Dazebao l'informazione on line - ‎1 ora fa‎
ROMA - Le Fiamme Gialle hanno sottoposto a fermo giudiziario l'imprenditore di Bari, Giampaolo Tarantini, primo indagato nelle inchieste sulla sanità pugliese e sul presunto giro di prostitute che avrebbero partecipato alle feste di Silvio Berlusconi a ...

BARI: GIANPAOLO TARANTINI SOTTOPOSTO A FERMO

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Bari, 18 set. (Adnkronos) - L'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, coinvolto in varie inchieste sulla sanita' regionale e nel filone delle escort, e' stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria da militari della Guardia di Finanza di Bari. ...

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La guardia di finanza ha sottoposto a fermo l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini per spaccio di stupefacenti e perchè, secondo informazioni investigative, c'era un pericolo di fuga. Tarantini risulta indagato anche nell'ambito delle inchieste ...

INCHIESTA BARI: FERMATO GIANPAOLO TARANTINI

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Inchiesta escort, imprenditore Tarantini in stato di fermo

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E' stato sottoposto a fermo dalla Guardia di finanza l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. Il giovane imprenditore è indagato nell'ambito delle inchieste sulla sanità in Puglia, oltre che per un sistema di reclutamento di escort che sarebbero ...

INCHIESTE A BARI, TARANTINI FERMATO PER DROGA

ANSA - ‎1 ora fa‎
BARI - L'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e' stato sottoposto a fermo per spaccio di stupefacenti e perche', secondo informazioni investigative, c'era un pericolo di fuga. Lo ha detto ai cronisti a Bari il procuratore della Repubblica, ...

INCHIESTE BARI: ARRESTATO GIAMPAOLO TARANTINI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎1 ora fa‎
(AGI) - Bari, 18 set.- L'imprenditore barese Giampaolo Tarantini, coinvolto in alcune inchieste su un presunto intreccio politica-affari nell'ambito degli appalti sulla sanita' regionale, e nell'inchiesta sulle "escort" e le feste a Palazzo Grazioli, ...

Fermato l'imprenditore Tarantini

Corriere della Sera - ‎2 ore fa‎
BARI - La Guardia di Finanza ha sottoposto a fermo l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, al centro delle inchieste sulla sanità in Puglia e su un giro di escort che sarebbero state portate anche nelle residenze del premier, Silvio Berlusconi. ...

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NotiziarioItaliano.IT - ‎17/set/2009‎
BARI – Intervistato da Stefano Maria Bianchi, giornalista di Anno Zero che si trovava casualmente all'aeroporto di Bari, Giampaolo Tarantini, tornato per una visita lampo alla madre e al fratello, ha dichiarato: “Come sapete non ho più nessun incarico ...

Tarantini cambia mestiere: «Mai più nel settore sanità»

La Gazzetta del Mezzogiorno - ‎16/set/2009‎
BARI - Il suo aereo da Roma atterra con 53 minuti di ritardo, costringendo il fido autista Dino a una lunga attesa. Gianpaolo Tarantini torna a Bari per una visita lampo («Voglio salutare mia madre e mio fratello, non li vedo da un sacco tempo») ma in ...
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“La giustizia atto necessario d’amore”


di Maristella Panepinto
venerdì 18 settembre 2009



“La giustizia è un atto necessario d’amore”. Lo diceva Rosario, mentre sognava di diventare giudice, nella sua Canicattì. Rosario aveva scelto una strada perpendicolare a quella del padre e del nonno, entrambi noti avvocati. Lui aveva dichiarato il suo sogno ai suoi migliori anni: voleva fare il magistrato. Rosario Livatino sognava di essere giudice nella sua Sicilia, nella sua Agrigento, manomessa e devastata dalla guerra di mafia di quegli anni in cui Stidda e Cosa Nostra seminavano vittime. Sin da piccolo, la madre Rosalia gli aveva insegnato che nella vita quello che è importante non è sapere vincere, ma imparare a perdere e costruire una rivalsa degna. Questi ricordi, appartenuti al privato del giudice, ucciso il 21 settembre del ‘90, ce li consegna suo cugino, don Giuseppe Livatino.

Rosario e Giuseppe hanno in comune la luce buona degli occhi e l’espressione pacata di chi nella vita ha scelto da quale parte stare. Don Giuseppe Livatino, che dirige la redazione agrigentina dell’emittente televisiva Telepace, aveva venticinque anni, quel ventuno settembre del 1990.

“Avevamo fondato un’associazione, la Tecnopolis, e quel giorno mi trovavo in sede, quando venne il mio amico Fausto. ‘Hanno sparato a Rosario’ mi disse, a bruciapelo. Mi sentii smarrito, lì per lì non compresi bene. Cominciammo a cercare conferme, affidandoci a decine di numeri telefonici. In quei tempi la comunicazione non era immediata come adesso. Alla fine la notizia ufficiale ce la diede un’emittente televisiva agrigentina. Rosario sarebbe stato presente a un convegno, che doveva svolgersi a Canicattì pochi giorni più tardi, per ricordare il giudice Saetta, anch’egli canicattinese. Rosario non fece in tempo e noi precipitammo nello sconforto di chi, dall’oggi al domani, sente di essere rimasto solo”.

Era l’inizio degli anni ‘90, uno spartiacque tra la guerra di mafia e quelle che sarebbero diventate le grandi sconfitte alla criminalità organizzata. Canicattì, in questo scenario, era un punto di riferimento della mafia agrigentina.

Voi giovani, vicini a Livatino, come reagiste?
“Ricordo che, da quel momento, l’attività della nostra associazione, che era nata con scopi sociali e culturali, si trasformò in un cantiere di sensibilizzazione antimafia. Cominciammo a organizzare convegni, il primo a un mese dalla morte di mio cugino. Era qualcosa di nuovo, per l’epoca. La mafia, in quel periodo, faceva paura anche solo a nominarla. Qualcuno ci avvertì: ‘state attenti, altrimenti correrete il rischio di fare il bis’. A parte un gruppetto di giovani carichi di ideali e legittime incoscienze, il resto della cittadina si strinse nel silenzio. Gli adulti, in particolare, non vedevano, non sentivano, non sapevano. Perfino la lapide, in ricordo di mio cugino, comparve sul palazzo del comune un anno dopo la morte, con un’iscrizione quanto più neutrale possibile. Finché killer e mandanti erano in libertà, la società dei grandi fece finta di non aver capito”.

E oggi, come si ricorda il giudice a Canicattì?
“E’ un ricordo, purtroppo, “anniversaristico”. Ogni anno, a settembre, si organizza qualcosa in sua memoria. In particolare, quest’anno, sarà celebrata una messa, nella parrocchia dove è cresciuto, quella di san Domenico. Per il resto, tutto è tiepido, come sempre. Gli hanno intitolato scuole, strade, ma questo serve davvero a qualcosa, per perpetuare la memoria di un uomo,che moriva proprio quando la mafia faceva paura a tutti?”.

Perché è morto Rosario Livatino?
“Rosario è stato un precursore. Ha aperto una grande varco investigativo, quello dei legami tra mafia, politica e imprenditoria. Al tempo, parlare di ministri, che finivano nel mirino delle procure, per vicende legate alla mafia, era un vero affronto al sistema. Rosario ebbe il coraggio di sfidare le leggi non scritte, che, secondo il suo parere, erano le principali artefici della segregazione della nostra isola. Quello, forse, è stato un errore che l’anti-tribunale mafioso non ha voluto perdonargli. La mafia, in quella circostanza, pensò di dare un segnale forte alla magistratura siciliana, credette che, con l’omicidio di Rosario, ci sarebbe stata una battuta d’arresto nelle procure. Che tutto sarebbe tornato alla tranquillità di una volta. Così non è stato. Anche il sacrificio di mio cugino ha contribuito a infiammare gli entusiasmi buoni di chi, come lui, crede che la giustizia sia un atto necessario d’amore”.

Com’era Rosario Livatino?
“Era semplicemente un uomo sereno. Viveva di punti fermi: la giustizia e la fede. Credeva in maniera viscerale in Dio e questo, sicuramente, gli dava la solidità necessaria per affrontare le paure e i rischi di cui era cosciente. Due anni prima della sua morte, quando scavava già nel cuore di tante inchieste importanti, volle ricevere il sacramento della cresima. In famiglia la cosa ci ha stranizzato. Solitamente, in Sicilia, o ti cresimi da ragazzino o alle soglie del matrimonio. Per Rosario non c’era alcuna delle due circostanze. Dopo la sua morte capimmo che il suo fu il desiderio di confermare la fede, in prossimità del sacrificio più grande”.

Chi gli è stato vicino, parla di santificazione del giudice?
“La chiesa ha in mano le carte di un possibile miracolo, da attribuire a Rosario. Una donna di Pavia guarì dal terribile morbo di Hodgkin, dopo che Rosario le apparve in sogno, preannunciandole il superamento totale della malattia. La chiesa vaglierà ogni cosa. Quello che ci incoraggia è sapere, però, che la parte più giovane dell’istituzione ecclesiastica, quella formata dai gruppi giovanili, l’anno venturo, in occasione del Giovaninfesta, ad Agrigento, presenterà Rosario come testimone della fede cristiana”.

Parliamo dei silenzi di Livatino, forse travisati. Qualcuno parla di lui come di un giudice fin troppo ligio al dovere.
“I suoi silenzi erano, per quanti all’altezza di comprenderli, molto più eloquenti di decine di discorsi. Rosario sceglieva di spendere le parole necessarie, consapevole che il parlare troppo, specie nel suo ruolo, fosse solo uno spreco. Lui era un giudice che si sforzava di essere giusto e non era sicuramente irretito da un senso del dovere gretto. Ci metteva sempre l’anima, anche nell’applicazione della legge. Basti pensare che lavorò, a ferragosto, per firmare l’ordine di scarcerazione a un detenuto. Pensava che un giorno di lavoro, sottratto al cuore dell’estate, valeva bene un giorno in più della libertà di un uomo”.

Cosa le manca di suo cugino?
“La sua maniera di trasmettere il bene. Con Rosario, per via dei suoi tanti impegni di lavoro, non ci vedevamo spesso. Le volte che capitava, però, era sempre un arricchimento. Lui trasmetteva, in maniera del tutto naturale, i valori che costituivano la sua vita stessa. Devo dire che parte delle scelte che ho fatte, le devo anche al suo esempio luminoso e di speranza”.

Don Giuseppe Livatino ci saluta, parlandoci di uno speciale giornalistico, che dedicherà a suo cugino e nel quale ha visto miscelarsi l’obiettività del mestiere, con le pulsazioni del cuore. Ci sorride e sembra assomigliare ancora di più al giudice che, Francesco Cossiga, definì “ragazzino”. Quell’accezione rimase dubbia per molti. Adesso in tanti, tra quelli che gli sono stati vicini, lo chiamano così, “il giudice ragazzino”, che, appunto, con il cuore di un ragazzino sfidò la mafia, i mafiosi e i benpensanti. Li sfidò in silenzio e forse rimase troppo solo, come quel giorno di settembre, di 19 anni fa, quando la mafia lo sorprese sulla statale 640, su un’utilitaria, senza neppure la scorta. E lui, don Giuseppe è pronto a giurarlo, di fronte ai killer, avrà ripetuto: la giustizia è un atto necessario d’amore.

Live Sicilia
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Di Loredana Morandi (del 18/09/2009 @ 04:09:13, in Sindacati Giustizia, linkato 1358 volte)


GIUDICE DI PACE CHIUDE

PER MANCANZA DI PERSONALE
 
Un ufficio del Giudice di pace ha chiuso per mancanza di personale: i nodi oramai vengono al pettine, senza investimenti, senza risorse con il personale demotivato e senza riqualificazione, di fronte anche alle nuove competenze introdotte dalla riforma del processo civile e per il reato di clandestinità, i lavoratori avranno ulteriori disagi e mortificazioni.
 
In allegato il volantino da affiggere in ogni bacheca e la comunicazione in G.U.

Saluto tutti

Pina Todisco
Rappresentanze Sindacali di Base Pubblico Impiego
Confederazione Unitaria di Base



GIUDICE DI PACE CHIUDE
PER MANCANZA DI PERSONALE


Siamo arrivati alla frutta! Adesso gli uffici chiudono anche per mancanza di personale! E’ accaduto al Giudice di Pace di S. Giorgio La Molara (BN) che ha chiuso i battenti per ben 9 giorni nel giro di tre mesi per mancanza di personale. Logica conseguenza: la proroga dei termini di decadenza per il compimento degli atti, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 209 del 9 settembre 2009.
    Questi sono i risultati dei tagli indiscriminati al personale giudiziario avvenuti dal 1995, da circa 53.000 unità a circa 41.000 presenti, ad oggi,  del  blocco del turn-over e dell’ultima  riduzione in ordine di tempo imposta dalla L.133/2008 (c.d. Brunetta) che ha tagliato la dotazione organica di ben 3566 unità. 
     Cos’altro succederà agli uffici con la riforma del processo civile che aumenta per valore le competenze del Giudice di Pace e con l’introduzione del reato di clandestinità? Da una prima stima il carico di lavoro che ricadrà sul personale amministrativo sarà raddoppiato, causando il  collasso degli oltre 800 uffici del Giudice di Pace già agonizzanti.
Il grido di dolore, levatosi da più parti, per le gravissime difficoltà in cui già versavano gli uffici del Giudice di Pace a seguito dell’introduzione delle nuove competenze penali previste dalla Legge 274/2000 e dalle convalide dei provvedimenti di espulsione della legge “Bossi- Fini” non è stato sufficiente per convincere il Ministero a correre ai ripari.
     Eppure ci piacerebbe sapere, con il personale ridotto al lumicino, come pensano i burocrati del Ministero di organizzare i  turni di reperibilità necessari per assicurare le udienze previste dalla nuova normativa in materia di sicurezza pubblica? E con quali fondi, visto che la L.133/08 nel triennio 2009-2011 prevede per il Ministero della Giustizia i seguenti tagli:


Anno 2009   €. 218.584.000

Anno 2010   €. 262.119.000

Anno 2011   €. 454.200.000



E’ utile rammentare che  l’organico amministrativo degli uffici del Giudice di Pace è attualmente pari a 0.50 unità per giudice, a fronte di quanto più volte sostenuto dagli esperti ministeriali,  che la giusta proporzione è di 4 unità amministrative per ciascun magistrato.
     Senza tener conto che  le presenze effettive sono ampiamente inferiori visto che,  sempre più spesso, si  preleva personale da questi Uffici per applicarlo in altri.
    In tutto ciò il Ministero è completamente assente anche sul piano della formazione e dell’informazione visto che a tutt’oggi non ha diramato specifiche direttive in materia né ha provveduto alla formazione del personale.
      Come al solito si fanno le leggi sulla pelle  del personale con costi quali -interpreti, avvocati di ufficio, compensi per i giudici di pace - che  ricadranno inevitabilmente sulla collettività.
Così mentre i mass media alimentano la campagna di disinformazione sui fannulloni della pubblica amministrazione, i lavoratori della giustizia vivono condizioni di lavoro da terzo mondo e vengono mortificati dalla mancata progressione di carriera. 

Ora Basta! 

Non lasciarti più stregare dal canto delle sirene dei sindacati concertativi e collaborativi.
Mobilitati ed organizzati insieme alla  RdB CUB P.I.  a difesa dei diritti sempre più scippati, del salario sempre più misero e della dignità sempre più calpestata.

  Partecipa alle prossime  iniziative di lotta ed allo sciopero generale del 23 ottobre 2009

Roma 15 settembre 2009    
RdB CUB P.I. – Coord. Nazionale Giustizia
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Di Loredana Morandi (del 17/09/2009 @ 10:07:10, in Politica, linkato 1371 volte)

Lodo Alfano:
Parere sulla Memoria dell'Avvocatura


Stefano Ceccanti, senatore Pd, relatore di minoranza sul lodo Alfano

 

1. L'insieme degli argomenti utilizzati dall'Avvocatura si fonda su motivazioni politiche contingenti, di opportunità, e non risponde in modo minimamente convincente alle obiezioni di costituzionalità.

2. Come si è già rilevato ieri, l'argomento politico delle possibili dimissioni del Presidente del Consiglio è insensato se posto di fronte alla Corte costituzionale e per di più il riferimento al precedente del Presidente Leone è  palesemente errato, trattandosi allora di una campagna di stampa e non di un processo.

3. L'argomento che viene più volte ripetuto, quello dell'esistenza di un circuito mediatico-giudiziario, vale, se fondato in quei termini, per tutti i cittadini e giustifica azioni di riforma su quel terreno, non privilegi per qualcuno.

4. Le due risposte all'obiezione più forte, quella per cui scelte di questo tipo debbono, nel caso, essere fatte con legge costituzionale perché si derogano vari principi costituzionali, a cominciare da quello di uguaglianza, sono inconsistenti. Lo è la prima, quella relativa al precedente della sentenza n. 24/2004 che dichiarò incostituzionale il lodo Schifani senza far cenno a tale argomento. Infatti l'ordinanza di rimessione non aveva posto quel problema e, pertanto, come dichiarò Leopoldo Elia nell'audizione in Senato "Chi tace non dice nulla", il silenzio (per di più di fronte a una mancata domanda) non dice niente. 

Lo è anche la seconda, che però, più che essere inconsistente è pericolosissima: si potrebbe secondo l'Avvocatura fare quasi di tutto con legge ordinaria, tranne toccare le "parti essenziali", le "strutture" proprio perché la legge ordinaria è "modificabile più agevolmente" di fronte a "esigenze meno durature". In pratica questa pericolosissima affermazione tende a ridurre al minimo il valore della rigidità costituzionale, ristretta a una minima parte della Carta, dal confine peraltro molto incerto (le "strutture", le "parti essenziali") e a consentire al legislatore ordinario qualsiasi altro sconvolgimento. Non a caso, per rispettare con rigore la rigidità costituzionale, molte delle leggi costituzionali della vita repubblicana sono state approvate proprio per risolvere questioni "una tantum": basti ricordare la legge cost. 2/1989 sul referendum per i poteri costituenti al Parlamento europeo, la 1/1991 sullo scioglimento anticipato nel semestre bianco, la 1/1993 e la 1/1997 sui poteri delle Bicamerali per le riforme. Ci immaginiamo ad esempio, in una situazione di emergenza, quali limitazioni ai diritti sarebbero concepibili con legge ordinaria secondo questo argomento? Questo aspetto della memoria è di gran lunga il più grave, persino più del problema sollevato già ieri sull'argomento politico delle dimissioni.

5. Anche l'altra obiezione forte, quella di aver varato una protezione generale, automatica, assoluta, superiore a quella prevista in quel caso dalla Costituzione (e non da una legge ordinaria) per i reati ministeriali, per i quali è prevista la possibilità di autorizzare la celebrazione del processo, ha una risposta insensata: "i reati funzionali..hanno una valenza politica tale da rendere utile una decisione quanto più tempestiva possibile, valenza che non hanno...quanto meno nella stessa natura i reati comuni". Ma la protezione, in deroga al principio di uguaglianza e a danno delle altre parti del processo si dovrebbe fondare sull'idea di proteggere la funzione e non la persona per cui non può essere più forte per i reati extra-funzionali.  Non può trattarsi di un privilegio che copre peraltro anche i reati comuni commessi prima dell'assunzione del mandato.


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Passo parola dal cuore della rete ...


Spett.le FNSI,

Oggi, in conseguenza ai gravi fatti di Kabul, avete rinviato la manifestazione per la libertà di stampa del 19 settembre. L'avete fatto senza pensarci un attimo, in maniera sbrigativa, liquidando in pochi secondi la mobilitazione democratica che è cresciuta nelle scorse settimane fino a diventare coscienza collettiva e ripudio nei confronti dello stato di eccezione che vive la libertà di espressione nel nostro Paese; una libertà che, ricordiamo, è solennemente riconosciuta dall'articolo 21 della Costituzione.

E perché avete rinviato la manifestazione? In segno di lutto: come fosse un festino, una passeggiata o una partita di calcio. Tutto ciò è molto grave. E' grave, anzi è il sintomo più grave del degrado della nostra democrazia, considerare una manifestazione democratica, quale può essere quella per la libertà di stampa, un evento quasi irriguardoso nei confronti delle vittime di una guerra dalla quale peraltro dovremmo sottrarci, sempre per rispetto alla stessa Costituzione che qualche articolo prima recita testualmente che "L'Italia ripudia la guerra".

Avete sbagliato. Non è censurando un evento democratico, a favore di una supposta adesione al lutto, che rispettate le vittime di oggi; e non le rispettate nemmeno piegando alle ciniche, ipocrite e strumentali logiche della contingenza, la risposta ad una crisi strutturale del tessuto democratico del nostro Paese.

Anzi, al contrario, in questo modo si legittima la posizione di chi quelle persone ha mandato a morire. Io non sono d'accordo e, come me, i tanti che in questi giorni hanno fatto rinunce e sacrifici personali per venire sabato in Piazza del Popolo da ogni parte d'Italia. I talebani vi ringraziano e non solo quelli afgani ma anche quelli che in Italia opprimono le libertà. Non so, a questo punto, quando deciderete di riconvocarci a Roma per le stesse, decisive e improrogabili ragioni. So solo che io non ci sarò. Anzi so anche un'altra cosa: sabato alle 16, fossi pure da solo, sarò in piazza del Popolo.


NOI IL 19 SETTEMBRE MANIFESTIAMO LO STESSO PER LA LIBERTA' DI STAMPA
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La giunta dell’Anm sulle dichiarazioni di esponenti politici e di governo

 
Immigrazione: l’Anm respinge
l’accusa di boicottaggio della legge


 
L'Associazione magistrati respinge le accuse rivolte nei giorni scorsi da esponenti politici e governativi alla magistratura, o parti di essa, di politicizzare e di voler boicottare o disapplicare la legge in materia di immigrazione.

La giunta dell’associazione, riunita oggi a Roma, ha espresso «la preoccupazione che con tali dichiarazioni si metta in discussione il diritto di manifestazione del pensiero e di critica nei confronti dei provvedimenti legislativi da parte dei magistrati.

È del tutto inammissibile confondere la libera espressione delle idee con presunti complotti volti al “boicottaggio” di una legge: i magistrati italiani sono tenuti ad applicare sempre e con rigore le leggi dello Stato, a cominciare dalla legge fondamentale, la Costituzione, alla quale tutti i poteri sono soggetti».

 
Roma, 16 settembre 2009
 
La Giunta Esecutiva Centrale
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