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 fatima ...... di Lunadicarta
 
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E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.Guai al mondo per gli scandali!

Gesù Cristo
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/03/2010 @ 15:46:05, in Politica, linkato 1162 volte)
GIUSTIZIA: ALFANO,
300 CANDIDATI MAGISTRATI IDONEI AL CONCORSO


(AGI) Venezia, 23 mar. - "L'anno scorso ho bandito un concorso, il piu' imponente della storia repubblicana, per 500 posti di magistrato. Prenderanno servizio non piu' di 270-300 magistrati: gli altri non sono stati considerati idonei dalla Commissione esaminatrice". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, oggi a Venezia per sostenere la campagna elettorale del candidato sindaco Renato Brunetta.

"Io lavoro per un modello flessibile di organizzazione degli uffici giudiuziari e per ottenere l'obiettivo che certi uffici giudiziari, con determinate caratteristiche, abbiano il sostegno piu rapido possibile da parte del ministero - ha spiegato Alfano -. Ci sono vincoli costituzionali e legislativi che impongono procedure davvero lunghe perche' possano arrivare i magistrati.

L'anno scorso ho bandito un concorso, il piu' imponente della storia repubblicana, almeno che si ricordi a memoria di ministero, per 500 posti di magistrato. Al termine di questo concorso, secondo le ultime proiezioni, prenderanno servizio non piu' di 270-300 magistrati. Non ne faccio una colpa alla Commissione esaminatrice che ha il dovere di scegliere quelli meritevoli, quindi se non ci sono 500 meritevoli, meglio che non entrino in magistratura soggetti che non lo meritano.

Ma, a fronte della disponibilita' del governo di assumere 500 magistrati, ne sono stati considerati idonei a ricoprire questa importantissima funzione meno di 300. Quindi noi ce la stiamo mettendo tutta, nonostante la carenza di risorse". (AGI) Cli/Ve
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Di Loredana Morandi (del 24/03/2010 @ 08:02:07, in Politica, linkato 1278 volte)
Francamente, forse alla ANM converrebbe scrivere un testo nel quale si dissocia da Di Pietro, che nel frattempo ha aderito al grande partito della pedofilia nel web e conclamato i suoi rapporti con la multinazionale del crimine Pirate Bay, coloro cioè che hanno acquistato tra il 2007 e il 2008 tutte le board europee del file sharing illegale, ivi comprese le board italiane, e che da sempre sono legati ai contributi della più nera delle lobby della pedofilia internazionale ospite sugli stessi server dove ora sono i forum dei link ed2k.
Inoltre, forse val la pena di una ulteriore indagine sul caso Milioni e il die-in dei radicali  al Tribunale di Roma. Gli insulti di Berlusconi piovono su tutta la Magistratura, ma il solo ombrello è la Legge. L.M.


"Faccia a faccia con Bersani? Nessuna possibilità di confronto con chi insulta, delegittima e calunnia"

Berlusconi contro le toghe: ''Riformeremo la giustizia per guarire la democrazia ferita''

ultimo aggiornamento: 23 marzo, ore 19:55
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il premier: ''Il partito delle procure è entrato pesantemente in campo". Bersani: ''E' nervoso perché non ha futuro''.. Anm: ''Sconcertati per aggressione quotidiana''. E precisa: ''Non siamo un partito''. Lazio, giovedì l'udienza per il ricorso al Tar di Sgarbi: ''E violerò il silenzio elettorale''

Roma, 23 mar. (Adnkronos/Ign) - Nuovo botta e risposta tra Silvio Berlusconi e i magistrati a pochi giorni dalle elezioni regionali. La campagna elettorale "si è snaturata perché il partito delle procure è entrato pesantemente in campo", ha detto il premier alla trasmissione 'Uno mattina'. "Con gli interventi della loro magistratura - ha aggiunto il premier - la sinistra ci ha impedito di svolgere una campagna elettorale di informazione nei confronti dei cittadini".

Il "partito delle procure", ha aggiunto il presidente del Consiglio, ''ha inventato un mese e mezzo fa una nuova tangentopoli e che poi ha tentato di distruggere il miracolo che abbiamo fatto a L'Aquila dopo il terremoto, che ha gettato fango su Bertolaso e sulla Protezione Civile. Quindi è intervenuto con il rigetto delle nostre liste dando la colpa a nostri delegati, e infine con un'inchiesta risibile con le intercettazioni al presidente del Consiglio''. ''Una campagna elettorale basata sui fatti e i progetti - ha osservato Berlusconi - sarebbe stata dannosa per loro. Nel confronto ne sarebbero usciti distrutti''.

Poi in un incontro elettorale a sostegno di Roberto Cota a Torino, torna all'attacco: "Nei prossimi tre anni metteremo in campo una grande, grande, grande riforma della giustizia perché dobbiamo uscire da questa situazione di democrazia ferita e violata". In questa campana elettorale, insiste il premier, "i giornali sono pieni solo di scandali inventati dalle Procure della sinistra".

A stretto giro è arrivata la replica del presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, alle dichiarazioni in tv del premier. ''E' sconcertante che in campagna elettorale venga aggredita quotidianamente un'istituzione dello Stato''. "Noi non siamo un partito - aggiunge -, ma in uno stato di diritto il nostro compito è quello di applicare la legge".

Intervendo a 'Uno Mattina, Berlusconi ha anche ribadito il proprio 'no' ad un faccia a faccia con il segretario del Pd Pierluigi Bersani: "non c'è nessuna possibilità di confronto - ha detto - con una sinistra che insulta, offende, deride, delegittima, calunnia". Il premier ha anche ripetuto quanto sia importante recarsi alle urne domenica e lunedì prossimi: "Occorre andare a votare perché ogni voto non dato avvantaggia la sinistra. Ho fiducia nel buonsenso degli italiani che non si riconoscono in questa sinistra ammanettata a Di Pietro".

Dopo il voto del 28 e 29 marzo, ha affermato tra l'altro il premier, "ci potremo attendere tre anni ulteriori di governo, nei quali metteremo mano alla riforma istituzionale, alla grande modernizzazione del fisco, alla grande riforma della giustizia, e a tantissime altre cose previste dai nostri programmi".

E a proposito dell'evoluzione che il cammino delle riforme potrà avere in tema di forma di governo, Berlusconi ha spiegato che "dobbiamo rivolgerci ai cittadini e sentire da loro qual è la cosa che preferiscono, se l'elezione diretta del presidente della Repubblica o l'elezione diretta del presidente del Consiglio".

Affrontando poi la questione della leadership, il premier ha dichiarato: ''Il Popolo della libertà è un partito assolutamente democratico che assume ogni decisione non da parte di un monarca, che sarei io, come indicato da qualcuno. E' esattamente il contrario''. ''All'interno del partito - ha spiegato il premier - abbiamo un forma di democrazia assoluta che abbiamo applicato in questo primo anno di lavoro''.

''C'è chi dice che il partito sia da migliorare. Tutto si può migliorare, ma io sono assolutamente contento e soddisfatto degli organi che ci siamo dati e del modo in cui hanno lavorato quest'anno'', ha aggiunto Berlusconi che oggi dalle colonne della 'Stampa' è tornato a dire di è ''offensivo'' porre il problema del futuro della leadership del Pdl ''con un leader che è in piena forma e con un indice di apprezzamento al 62 per cento''.

Sulla questione del ricambio ai vertici è intervenuto anche il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi, che ha precisato: "Nessuno mette in discussione la leadership di Berlusconi, ovviamente. Dico che al Pdl - ha aggiunto però - serve il contributo fondamentale di Gianfranco Fini".

Quanto alla possibilità di un dialogo con l'opposizione sulle riforme, il presidente del Consiglio ha detto "sarebbe meglio farle con l'opposizione, se volesse dialogare, se si dimostrasse credibile". Il confronto potrà esserci, ha aggiunto il Cavaliere, "quando capiremo con chi parlare, se con i riformisti o con gli agitatori di piazza: ho ricevuto insulti, minacce, ostruzionismo in Parlamento, il ritorno dell'estremismo, il ricorso al partito delle Procure. E' l'opposizione che deve cambiare. Se cambia - conclude - ne riparleremo".
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Di Loredana Morandi (del 24/03/2010 @ 08:15:34, in Politica, linkato 1297 volte)
Oltre 5mila su Facebook

'No alla donna merce di scambio', boom di adesioni web per

'Non considero normale'

ultimo aggiornamento: 22 marzo, ore 18:23
Roma - (Adnkronos) - Le promotrici dell'appello hanno incontrato i candidati della sinistra nel Lazio chiedendo loro di ''schierarsi''. Tra i nomi che hanno aderito, Natalia Aspesi e Francesca Comencini

Roma, 22 mar. (Adnkronos) - Hanno voluto dire no all'idea di una donna considerata "merce di scambio" o "tangente", chiedendo alla politica della sinistra e soprattutto ai suoi candidati alle prossime regionali di "schierarsi" contro quell'immagine che la fotografa nella "banalità del suo essere" dimenticandone la "sostanza e il merito". Così Silvia Nono, dall'idea è passata ai fatti, pubblicando sul web l'appello 'Non considero normale'. La prima vittoria per lei e per le altre tre donne che ne hanno subito raccolto l'invito - Adriana Valente, Serena Perrone e Maria Teresa Carbone - è stata il boom di adesioni al sito: sono 5.500 su Facebook e 2.000 sul sito stesso, tra i quali nomi noti come quello di Natalia Aspesi, Francesca Comencini, Caterina Soffici ed altre.

In tutto 17 i firmatari nel Lazio tra i candidati Pd, Federazione sinistra e Sel presenti oggi all'incontro organizzato dalle promotrici dell'appello a Palazzo Valentini a Roma per fare un punto sulle iniziative concrete in prospettiva dei prossimi cinque anni di governo regionale. Sul tema di fondo, quello della mercificazione dell'immagine femminile, Luigi Nieri, assessore al Bilancio della Regione Lazio, si è detto "imbarazzato dal fatto che argomenti che dovrebbero essere alle nostre spalle ricompaiono di attualità", mentre per Giulia Rodano, assessore regionale alla Cultura, la questione è "di natura culturale".

"Una cosa fondamentale che le donne devono ricordare - ha detto Rodano - è che devono stare al loro posto non sostenute da uomini ma devono combattere da sole le loro battaglie. Il tema delle escort così come affrontato dai giornali è fastidioso: rendere personaggi queste donne è sbagliato. Le donne devono essere consapevoli che si può essere diversamente protagoniste".

"Più welfare, maggiori politiche di genere e più pressione sulla cultura della comunicazione". Queste le richieste delle promotrici dell'appello che nel corso del dibattito hanno anche affrontato le problematiche legate al ruolo della donna nella politica, nella società e nel lavoro, dalle retribuzioni "inferiori" a quelle dei colleghi uomini al diritto alla maternità. A partecipare all'incontro anche i candidati regionali del Pd Piero Ambrosi e Massimiliano Bottaro, Angelo Masetti (Verdi), Fabio Nobile e Graziarosa Villani per la Federazione della sinistra.

''La nuova Regione dovrà valorizzare i talenti e le esperienze delle donne promuovendo politiche dirette a favorire la loro partecipazione e presenza nei diversi contesti di vita, tenendo conto delle variegate realtà delle cinque province del Lazio'' ha detto Ambrosi, che ha inserito nel proprio programma elettorale l'appello 'Non considero normale trattare le donne come merce di scambio'.
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Di Loredana Morandi (del 24/03/2010 @ 08:23:20, in Estero, linkato 1335 volte)
Reggetevi forte perché i prossimi passaporti falsificati saranno italiani... L.

E Londra presenta il conto al Mossad



di Gian Micalessin

Intollerabile. La dichiarazione di guerra è racchiusa in quella parola, semplice ed inflessibile. Intollerabile falsificare i passaporti di un alleato. Intollerabile usarli per un’operazione clandestina in un altro Paese. Intollerabile sfruttarli come copertura per uccidere un dirigente di Hamas. In quell’intollerabile ripetuto dal Segretario agli Esteri David Miliband davanti alla Camera dei Comuni risuona tutta l’indignazione per la falsificazione di 15 passaporti britannici utilizzati dal Mossad per uccidere un capo di Hamas in un albergo di Dubai. Ma in quell’«intollerabile» - seguito dalla promessa d’espulsione per rappresaglia di un diplomatico israeliano responsabile della cellula londinese del Mossad - si cela tutta la complessità del rapporto tra Gran Bretagna e Israele.

Un rapporto già turbato dall’embargo sui prodotti alimentari delle colonie israeliane e dai mandati di cattura della magistratura di Sua Maestà ai danni di esponenti del governo o dell’esercito israeliano in arrivo a Londra. Ma stavolta è peggio. Stavolta la voglia di rappresaglia di Miliband, che prima convoca l’ambasciatore d’Israele al ministero degli esteri e poi corre alla camera dei Comuni per annunciare l’imminente ritorsione, ha pochi precedenti. E forse anche altre finalità. Ieri era, senza dubbio, il giorno giusto per colpire duro. Ieri sera il premier israeliano Bibì Netanyahu era atteso alla Casa Bianca per discutere il nodo dei nuovi negoziati con i palestinesi richiesti dal Quartetto diplomatico e per chiudere il contenzioso sugli insediamenti nella zona Est di Gerusalemme. Ma ieri era anche il giorno in cui il segretario agli esteri David Miliband era atteso all’inaugurazione della nuova sede diplomatica israeliana nell’elegante quartiere londinese di Kensington.

Era il giorno perfetto, insomma, per aprire una guerra diplomatica senza esclusione di colpi. Una guerra che rischia di lasciare il governo di Bibì ancor più isolato e spiazzato sulla scena internazionale. Una guerra che rischia di far rivivere a Netanyahu i giorni amari del lontano 1997 quando il fallito tentativo del Mossad di avvelenare il capo di Hamas Khaled Meshal si trasformò in un’umiliazione per lui e tutto il suo primo governo. Stavolta forse è anche peggio. Miliband poteva temporeggiare. Invece ha deciso di denunciare immediatamente l’“intollerabile” falsificazione di passaporti inglesi messa in atto tra i banconi dell’aeroporto di Tel Aviv, mentre alcuni cittadini britannici attendevano pazientemente di entrare in Israele. Certo le ragioni di forma imponevano di agire, ma si sa la forma in politica e in guerra non sempre conta. In fondo, si chiedono molti israeliani, che bisogno c’era di metterla giù così dura. Il morto, quel signor Mahmoud al-Mabhouh stecchito con un elettroshock cutaneo, non era solo un nemico d’Israele: era anche un capo militare di un’organizzazione come Hamas inserita nelle liste del terrorismo europee ed alleata degli iraniani.

Agli inglesi i dettagli dei traffici del signor Mahmoud - responsabile dei rapporti con i pasdaran e del traffico di armi verso Gaza - stavolta non interessano. A Londra stavolta interessano molto di più i rapporti con Washington. E così quei 15 passaporti clonati, quella morte in un hotel di Dubai s’inseriscono in un contenzioso assai più ampio. Il contenzioso con un governo israeliano poco disponibile a scendere a patti. Il fastidio di un esecutivo considerato un intralcio alla diplomazia internazionale. L’impiccio di un governo a cui a Londra e Washington hanno deciso di presentare il conto.

Il Giornale
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Di Loredana Morandi (del 24/03/2010 @ 14:25:02, in Magistratura, linkato 1304 volte)
Berlusconi ieri: "I magistrati vogliono cambiare i governi"

Anm, gli insulti ai magistrati
sono un problema del paese


Roma, 24-03-2010

Insulti e attacchi "inaccettabili" rivolti alla magistratura sono ormai un problema dell'intero Paese e delle sue istituzioni."L'Anm - si legge in una nota - prende atto che, nonostante i numerosi e autorevoli inviti alla moderazione dei toni, il dibattito politico, in occasione della campagna elettorale in corso, continua a essere caratterizzato da inaccettabili insulti e aggressioni nei confronti della magistratura".

L'Anm replica alle parole del Presidente del Consiglio che, intervenendo telefonicamente a Tele Lombardia, aveva detto: "Io avevo deciso di non partecipare direttamente alla campagna elettorale per le Regionali ma ci sono stato tirato dentro dal comportamento della sinistra e dei suoi Pm".

E ancora: la sua scelta di scendere direttamente nella campagna elettorale e' stata determinata dall'opposizione e dalla magistratura che avrebbero spostato i temi elettorali verso "falsi scandali" come quelli sul suo coinvolgimento con la mafia, le vicende del terremoto in Abruzzo e le intercettazioni.
"I temi sono stati dettati dalla magistratura - ha aggiunto - e hanno occupato giornali e tv con falsi scandali. Ancora una volta la sinistra e' intervenuta con la sua mano giudiziaria".

Sullo scontro in atto prende posizione anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni che afferma: "La pace e la guerra si fanno in due. Io ho un ottimo rapporto con la magistratura che si occupa di mafia, ma se ci sono pm che fanno indagini non avendo le competenze o utilizzando impropriamente del materiale, qualche problema c'e'".
Il responsabile del Viminale poi conclude: Certo, serve un rapporto equilibrato tra magistratura e politica - prosegue Maroni - cosa che oggi non c'e'. L'unica, per realizzarlo, e' fare la riforma del sistema giudiziario".

E d'accordo sulla necessita' di fare la riforma della Giustizia si e' detto anche il leader della Lega Umberto Bossi: "Bisogna ragionare, non e' che seguiamo ciecamente. Ragioniamo sulle cose. Alcune cose, forse, vanno smorzate, comunque le riforme vanno fatte, anche sulla giustizia".
La Rassegna

Anm:aggressioni a pm sono problema Paese

ANSA - ‎6 minuti fa‎
(ANSA) - ROMA, 24 MAR - Le 'gravi e reiterate aggressioni' del premier alla magistratura sono un 'problema dell'intero Paese e delle sue istituzioni'. Lo dice l'Anm. L'Associazione nazionale magistrati fa sapere che non rispondera' piu' agli attacchi ...

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Anm: «Aggressioni alla magistratura sono un problema per il Paese»

Corriere della Sera - ‎30 minuti fa‎
ROMA - La risposta ai ripetuti attacchi alla magistratura da parte di Silvio Berlusconi arriva ada una nota ufficiale dell'Associazione nazionale magistrati. Le «gravi e reiterate aggressioni» alla magistratura sono un «problema dell'intero Paese e ...

"Anm non risponderà ad attacchi"."Aggressioni a pm problema del Paese"

TGCOM - ‎27 minuti fa‎
Le "gravi e reiterate aggressioni" alla magistratura sono un "problema dell'intero Paese e delle sue istituzioni". L'Associazione nazionale magistrati, dopo le ultime accuse del premier alle toghe, fa sapere che non risponderà più agli attacchi fatti ...

GIUSTIZIA: ANM, INSULTI A MAGISTRATI PROBLEMA DEL PAESE

La Repubblica - ‎28 minuti fa‎
'Gli attacchi a una fondamentale istituzione dello Stato sono diventati talmente gravi e reiterati da non poter essere piu' affrontati sul piano di una difesa di categoria. Oggi il problema non e' della magistratura, ma dell'intero Paese e delle sue ...

L'Anm replica a Berlusconi: "Attacchi a pm problema del Paese"

RomagnaOggi.it - ‎13 minuti fa‎
ROMA - Le toghe si affidano ad una nota per rispondere ai ripetuti attacchi del premier Silvio Berlusconi. "Gli attacchi a una fondamentale istituzione dello Stato - scrive l'Associazione nazionale magistrati - sono diventati talmente gravi e reiterati ...

BERLUSCONI: ANM, BASTA REPLICHE AD ATTACCHI CONTRO I MAGISTRATI

Agenzia di Stampa Asca - ‎44 minuti fa‎
(ASCA) - Roma, 24 mar - La giunta dell'Associazione nazionale magistrati ha diffuso un comunicato per spiegare che non replichera' piu' agli attacchi contro la magistratura che dovessero arrivare dalle forze politiche: ''L'Anm ribadisce che non si ...
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Di Loredana Morandi (del 24/03/2010 @ 15:03:23, in Estero, linkato 1299 volte)
... per fare la fine di Kennedy. L.

Le colonie dividono USA e Israele


Netanyahu da Obama,
niente conferenza stampa e bombe su Gaza

Washington, 24-03-2010

"Il primo ministro e il presidente americano hanno avuto un incontro faccia a faccia di un'ora e mezza che si è svolto in un buon clima". Algido, secco e perentorio il comunicato del governo israeliano valuta così l'incontro fra Benyamin Netanyahu e Barack Obama alla Casa Bianca. Che non ha visto, al termine, nessuna conferenza stampa congiunta dei due leader.

"Le delegazioni dei due paesi continueranno oggi ad esaminare le idee discusse durante l'incontro", dice la nota del governo israeliano. Funzionari della Casa Bianca si sono rifiutati di commentare l'incontro, che si è svolto sullo sfondo di forti tensioni fra Usa e Israele sulla questione degli insediamenti ebraici a Gerusalemme est, la parte araba della città santa.

Niente foto
'Nessuna conferenza stampa', titola a caratteri cubitali Fox News sul web sottolineando un fatto assolutamente irrituale nella storia delle realzioni Usa-Israele. Il Washington Post sottolinea come non siano nemmeno state diffuse foto della stretta dei mano dei due leader e cita un funzionario americano secondo il quale Obama e Netanyahu hanno avuto un primo incontro fra le 17.30 e le 19.00 nell'Ufficio ovale.
Netanyahu si è poi riunito con i suoi collaboratori nella sala Roosevelt e ha successivamente chiesto un nuovo incontro con Obama. Il secondo colloquio si è svolto fra le 20.20 e le 20.50. il funzionario non ha spiegato le ragioni del secondo incontro.

La linea dura di Netanyahu
Alcune ore prima, il primo ministro israeliano aveva illustrato lo scenario della riunione con il leader del principale alleato di Israele. "Se gli americani sostengono le richieste irragionevoli presentate dai palestinesi in merito a un congelamento degli insediamenti a Gerusalemme, il processo di pace rischia di essere bloccato per un anno", aveva avvertito parlando ai giornalisti.

Avanti con le colonie
Proprio nel momento in cui si svolgeva la riunione, molti mass media israeliani annunciavano che la municipalità israeliana di Gerusalemme ha dato il via libera finale alla costruzione di venti alloggi al posto di un albergo palestinese a Gerusalemme est. Un annuncio che, se confermato, rischia di gettare "benzina sul fuoco" sull'incidente che ha innescato due settimane fa la crisi attuale tra Israele e Stati Uniti: l'annuncio di 1.600 nuove unita' abitative a Gerusalemme est, nel pieno della visita del vicepresidente americano Joe Biden.

Washington aveva fermamente condannato l'iniziativa, sostenendo che non era soltanto nociva per la pace, ma anche per la credibilità degli sforzi americani per riacquistare la fiducia del mondo arabo e isolare l'Iran.

Avanti con le bombe
Due palestinesi sono rimasti feriti nella sesta nottata consecutiva di bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, scatenati dal lancio dei razzi verso Israele (uno dei quali giorni fa ha ucciso un immigrante thailandese). Lo hanno riferito fonti mediche.
L'attacco e' avvenuto poco dopo la mezzanotte a nord di Gaza, vicino al campo profughi di Jabaliya. Secondo gli israeliani, nel mirino c'era un hangar contenete armi.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=139195

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Ma sui nuovi insediamenti va avanti

Netanyahu in crisi con Washington

Benjamin Netanyahu esprime rammarico per la crisi con Washington, la piu' grave da quando conquisto' la carica di premier, ma non fa marcia indietro sulla decisione di costruire 1.600 nuovi alloggi nella parte araba di Gerusalemme.

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Incurante degli avvertimenti e dell'irritazione degli Stati Uniri il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che il piano per costruire 1.600 nuovi alloggi a Gerusalemme est andranno avanti come programmato.

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Faccia a faccia Obama Netanyahu

Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha detto oggi a Washington che se i palestinesi non ritireranno la richiesta di un pieno congelamento degli insediamenti israeliani, i colloqui per la pace in Medio Oriente potranno essere ritardati di un anno.

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Di Loredana Morandi (del 24/03/2010 @ 15:37:58, in Sindacati Giustizia, linkato 1220 volte)

Il Ministro Brunetta e la militarizzazione della giustizia


Comunicato stampa di Antonio Crispi Segretario nazionale FP CGIL


Il Ministro Brunetta invece di fare il suo lavoro "vagheggia" sulla possibilità di colmare le lacune del personale della giustizia con la mobilità dei sottufficiali dell'esercito, ammettendo esplicitamente che la giustizia è al collasso e che in queste condizioni presto si arriverà a chiudere gli uffici.

Certo il progetto suo e del Governo è ambizioso e creativo: se da un lato si firmano accordi con la minoranza delle OO.SS, con i quali si tagliano 7900 posizioni di cancellieri e 1800 di ufficiali giudiziari, dall'altro si compensano queste lacune con i sottufficiali dell'esercito.

Non si può certo dire che manchi la fantasia al Ministro Brunetta ed ai suoi compari.

La gestione della giustizia da parte di questo Governo, approssimativa e priva di progettualità, dimostra il totale disinteresse verso il funzionamento degli uffici giudiziari e i diritti di chi ci lavora quotidianamente.

Invece di inventare soluzioni estemporanee il Ministro dovrebbe stare a sentire i lavoratori della giustizia, gli stessi che al Tribunale di Roma lo hanno duramente contestato, e che dallo scorso dicembre lottano per la difesa dei loro diritti e per reclamare una giustizia rapida ed efficiente per i cittadini.

E' arrivato il momento di parlare dei veri problemi della giustizia e di occuparsene, ci vogliono investimenti per il personale e un progetto per l'efficienza del servizio.

Roma, 24 marzo 2010

Nota: il punto è che stiamo trattando con un governo che cerca soldi dove non ce ne sono.. Piuttosto: dove sono quelli promessi da Tremonti di cui parlava Birritteri? E come saranno investiti ?
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L’Anm non risponderà a ulteriori critiche mosse durante la campagna elettorale


Nessuna replica agli attacchi ai magistrati


Per la Gec le gravi e reiterate aggressioni sono un problema dell’intero Paese


L’Associazione nazionale magistrati ribadisce che non si farà trascinare sul terreno di uno scontro politico che non appartiene all’istituzione che rappresenta e, quindi, si asterrà dal replicare a ulteriori attacchi che durante la campagna elettorale dovessero essere rivolti alla magistratura.

L’Anm prende atto che, nonostante i numerosi e autorevoli inviti alla moderazione dei toni, il dibattito politico, in occasione della campagna elettorale in corso, continua a essere caratterizzato da inaccettabili insulti e aggressioni nei confronti della magistratura.

Gli attacchi a una fondamentale istituzione dello Stato sono diventati talmente gravi e reiterati da non poter essere più affrontati sul piano di una difesa di categoria. Oggi il problema non è della magistratura, ma dell’intero Paese e delle sue istituzioni.

 
Roma 24 marzo 2010


Nota: la mia stima sterminata alla Gec e al presidente Palamara
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Di Loredana Morandi (del 24/03/2010 @ 17:23:40, in Sindacati Giustizia, linkato 1299 volte)
GIUSTIZIA: PROSEGUE LA PROTESTA
DEI LAVORATORI GIUDIZIARI
CHE CONTINUANO AD ATTENERSI
STRETTAMENTE
ALLE MANSIONI




Si estende la protesta dei lavoratori giudiziari, che si attengono strettamente alle mansioni, alle norme e ai regolamenti imposti dalle procedure. Inizialmente fissata dal 15 al 20 marzo, la mobilitazione sta invece proseguendo e si diffonde in tanti uffici giudiziari su tutto il territorio nazionale.

Il personale intende così ribadire la propria opposizione al nuovo ordinamento professionale firmato da una minoranza sindacale (CISL e Unsa-Sag), che produrrà ulteriori nefaste conseguenze sul servizio e sui lavoratori, e reagire all’indifferenza mostrata dall’Amministrazione verso le reiterate richieste di condizioni lavorative accettabili.

La RdB P.I. Giustizia continua a sostenere la vertenza, ad organizzare in tutti i luoghi di lavoro assemblee informative, sit-in e presidi, ed invita i lavoratori giudiziari a proseguire nella mobilitazione anche attraverso la mancata disponibilità al lavoro straordinario post-elettorale, con la non adesione volontaria alla vigilanza al prossimo concorso di magistratura e con tutte le iniziative atte ad evidenziare le ragioni della protesta.

Saluto Tutti

Giovanni Martullo
Rappresentanze Sindacali di Base Pubblico Impiego
 - Confederazione Unitaria di Base -
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Di Loredana Morandi (del 25/03/2010 @ 08:02:46, in Politica, linkato 1301 volte)
La verità? Se tutti questi fossero meno corrotti vivremmo molto meglio in Italia... L.

La telefonata che imbarazza il Pd
adesso serve per attaccare il Cav


di Stefano Zurlo

È un’intercettazione che ha fatto epoca. E ha messo in grande imbarazzo i Ds. «Allora abbiamo una banca?», chiedeva trepidante il segretario del partito Piero Fassino al signore della finanza rossa Giovanni Consorte. Correva l’estate del 2005 e quella conversazione, atterrata di lì a qualche mese sulla prima pagina del Giornale, svelò all’opinione pubblica la ragnatela di affari, interessi e rapporti privilegiati che legavano l’ex Partito comunista, l’Unipol e i furbetti del quartierino. Sono passati quasi cinque anni, ma quel colpo non è stato ancora metabolizzato dai Fassino, dai Bersani e dai big dei Ds, oggi confluiti nel Pd. Quella ferita brucia ancora, di più perché artefice dello scoop fu il Giornale della famiglia Berlusconi.
Sembra incredibile, ma a distanza di tanto tempo, si scava ancora. La procura di Milano, dai cui uffici sono filtrate per quindici anni più notizie che dagli studi Rai, non molla l’osso e dopo un lunghissimo lavoro investigativo ha messo sotto inchiesta un gruppetto di persone. Insomma, per una volta i pm della procura colabrodo sono convinti di essere sulla strada giusta che porta alla talpa. Ma, dettaglio ancor più sorprendente, la pista porta ad Arcore. Sì, i pm hanno utilizzato pure questa registrazione, pubblicata dal Giornale quando non era stata ancora trascritta ed era coperta dal segreto istruttorio, per puntare il dito contro Silvio Berlusconi e famiglia. In sostanza, l’ipotesi accusatoria è che il nastro sia stato portato in regalo ad Arcore dai manager della Rcs, Research Control System, l’azienda che per conto della procura captava le conversazioni di Consorte e seguiva in tempo reale la scalata, poi fallita, dell’Unipol alla Bnl. I novelli re magi sarebbero arrivati a casa del Cavaliere alla vigilia di Natale e avrebbero mostrato al Cavaliere il prezioso dono, più pregiato dell’oro, dell’incenso e della mirra, reso pubblico dal Giornale sette giorni dopo. Il meeting sarebbe avvenuto di prima mattina e Silvio Berlusconi, ancora assonnato, sarebbe stato definitivamente svegliato, come ha ricostruito ieri il quotidiano la Repubblica, dall’ascolto del testo-bomba, tanto che alla fine, estasiato, avrebbe detto all’amministratore dell’azienda Roberto Raffaelli: «La famiglia ve ne sarà grata per l’eternità». Il tutto alla presenza del fratello Paolo, editore del Giornale.
Così, letto con compiacimento il pezzo del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, Fassino e Bersani partono in quinta. «Adesso - afferma il pallido ex segretario dei Ds - risulta evidente a tutti che la pubblicazione da parte de il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, della mia telefonata con Consorte è stato lo strumento di un vero e proprio agguato, di cui sarebbe stato del tutto a conoscenza il presidente del Consiglio». Non basta. «Oggi - conclude Fassino - chiedo a Berlusconi: se i fatti fossero confermati, esiste un altro Paese democratico al mondo in cui il capo del governo riceva nella sua residenza privata persone incaricate di delicate attività per conto dello Stato? E da loro abbia informazioni, riservate alla sola autorità giudiziaria, che pochi giorni dopo vengono pubblicate illegalmente dal quotidiano di proprietà dello stesso capo del governo?»
Il rossore per quelle parole incaute, le polemiche, i distinguo sulla questione morale, è tutto archiviato. Così come l’altrettanto celebre frase di Massimo D’Alema, sempre a Consorte: «Vai, facci sognare». Ora, secondo il gruppo dirigente del Pd è il Cavaliere, non loro, a dover dare spiegazioni. «Il rapporto col telefono del presidente del Consiglio - rincara la dose Pierluigi Bersani, segretario del Pd - è problematico, visto che lo usa come un telecomando. Evidentemente gli dispiacciono le intercettazioni legali», quelle, per intenderci, della procura di Trani, «mentre non dispiacciono quelle illegali. Se fossimo in un Paese normale questa vicenda avrebbe un rilievo enorme».
Per Bersani, e per Fassino, quel che conta non è quello che fu detto, ma il seguito, il presunto, solito complotto. Una storia torbida che l’avvocato Niccolò Ghedini, legale del premier, rispedisce al mittente: «Le notizie apparse su Repubblica sono destituite di ogni fondamento e l’unica cosa certa è soltanto la telefonata intercorsa fra Consorte e Fassino». La procura però non si ferma e anzi raddoppia: in coda a questa storia ha iscritto nel registro degli indagati Paolo Berlusconi. Il fratello del Cavaliere, secondo gli inquirenti, avrebbe millantato con Raffaelli inesistenti rapporti col governo romeno e incassato in cambio 570 mila euro.

Il Giornale

***

Unipol, un indagato rivela come la registrazione segreta finì poi sul "Giornale"
L'allora leader Ds diceva a Consorte: "Allora, abbiamo una banca?"

Così il nastro di Fassino fu dato a Berlusconi
E il Cavaliere disse: "Grati per l'eternità"

di EMILIO RANDACIO

MILANO - "Signor presidente, ora le faccio sentire un'intercettazione...". Silvio Berlusconi, la mattina del 24 dicembre del 2005, è seduto sulla poltrona del salotto principale di Arcore. Un albero di Natale bianco addobbato per le feste illumina la stanza. Il premier appare particolarmente provato, o almeno così lo descrive, mettendo a verbale la ricostruzione dei fatti, una delle persone che ha organizzato l'incontro. Sono le sette e mezzo del mattino. Il premier, con gli occhi semichiusi, avverte i suoi interlocutori: "Abbiamo mezz'ora, poi ho un appuntamento con don Verzè (il fondatore dell'ospedale San Raffaele, ndr)". A Roberto Raffaelli, l'ex amministratore dell'azienda di intercettazioni telefoniche "Rcs-Research control system", basta poco per spiegare il motivo della sua visita. Con l'aiuto di un computer, Raffaelli fa ascoltare l'intercettazione telefonica captata nel luglio precedente tra l'allora leader Ds, Piero Fassino e il numero uno Unipol, Giovanni Consorte. "Allora, abbiamo una banca?", chiede Fassino al manager della compagnia assicurativa, poche ore prima dell'ufficializzazione dell'Opa sulla Bnl da parte di Unipol. La conversazione è captata proprio da Rcs per conto della procura di Milano che sulle scalate sta conducendo in gran segreto un'inchiesta.

Dopo aver ascoltato con le sue orecchie la conversazione intercettata, Berlusconi sembra ridestarsi dall'iniziale torpore. "La famiglia ve ne sarà grata per l'eternità", il commento del premier, secondo il racconto di uno dei soggetti coinvolti. Terminato il faccia a faccia, i personaggi coinvolti nella vicenda avrebbero spedito, in un pacchetto anonimo, l'intercettazione a il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi. E dopo sette giorni il quotidiano di via Negri pubblica in esclusiva il contenuto dell'intercettazione.

Questo lo spaccato che emerge dall'indagine condotta dal pm Massimo Meroni e che, ora, vede Raffaelli indagato per "accesso abusivo a sistema informatico", "rivelazione di atti coperti da segreto" e false fatture. Gli intermediari per arrivare ad Arcore, infine, sarebbero stati il faccendiere Fabrizio Favata ed Eugenio Petessi, esperto in comunicazioni. Favata è indagato per aver concorso a violare il segreto istruttorio, Petessi solo per false fatture. Prima perquisiti e poi ascoltati in procura, i protagonisti della storia hanno fornito versioni contrastanti. Raffaelli, che nel frattempo si è dimesso dalla sua carica, ha negato di aver "passato" il nastro al premier, ma di averlo incontrato per discutere di un appalto in Romania che era bloccato. Favata, dopo aver presentato un esposto ai pm, si è chiuso nel silenzio. I verbali di Petessi, invece, sono stati secretati.

In mano al pm Meroni ci sono due verità, ma anche alcune conferme. Raffaelli avrebbe versato a Paolo Berlusconi circa 570mila euro in tranche mensili da 40mila a partire dal 2005. Petessi avrebbe emesso false fatture di consulenza per Rcs che, una volta incassate, venivano portate direttamente negli uffici di via Negri da Favata. "Berlusconi junior ci aveva detto che questo era il prezzo per sbloccare l'appalto in Romania attraverso la mediazione dell'onorevole Valentino Valentini (uomo ombra del Cavaliere, ndr)". Raffaelli, secondo quanto ricostruito dalla procura, dopo l'incontro ad Arcore avrebbe avuto effettivamente due incontri a Palazzo Chigi. Uno proprio con Valentini, l'altro con l'onorevole Niccolò Ghedini. Con quest'ultimo, "per parlare di un progetto di riforma del sistema intercettazioni", come spiegato al pm dall'avvocato del premier.
Sull'appalto in Romania, però, non ci sarebbe stato alcun intervento per sbloccare la pratica, anche perché nel frattempo, il governo "amico" del premier di Bucarest, Nastase, è caduto. Ed è probabilmente proprio per questo che la pista che viene seguita ora dalla procura milanese, porta a escludere reati per il premier e il suo entourage, ma inguaia il fratello, indagato per millantato credito. I soldi, secondo il racconto di almeno due indagati, sarebbero stati effettivamente incassati dall'editore de il Giornale, ma Rcs non avrebbe ottenuto il "favore" che era stato concordato.

La Repubblica
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