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Il vero valore di un essere umano è rivelato dalla sua capacità di raggiungere la liberazione da se stesso.

Albert Einstein
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 06/10/2009 @ 10:55:34, in Politica, linkato 1251 volte)
Lodo Alfano, Pd: arringa Ghedini è preoccupante,
è teorizzazione del diritto disuguale


“L’arringa di Ghedini è veramente preoccupante perché costituisce la teorizzazione e  il tentativo di legittimare l’applicazione del diritto disuguale. Dire che La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione equivale ad ancorare l’uguaglianza ad un ambito solo formale e disconoscere il valore sostanziale del principio di uguaglianza che rappresenta uno dei principi cardine della nostra carta costituzionale”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta le tesi dell’arringa dell’avvocato del premier, Niccolò Ghedini.

Roma 6 ottobre 2009

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Lodo Alfano: Bressa (Pd), commenti da Pdl fuori posto

E indice di indirette intimidazioni


Replicando alle dichiarazioni di esponenti della destra in merito all’attesa decisione sul Lodo Alfano, Gianclaudio Bressa, vicepresidente dei deputati Democratici, dichiara: “La Corte Costituzionale deve poter fare la Corte Costituzionale. Qualsiasi commento oggi non solo è fuori posto sul piano della correttezza costituzionale ma è indice di indirette intimidazioni rispetto alla sua sacrosanta autonomia”.

Roma, 6 ottobre 2009
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Intanto che si aspetta la Corte Costituzionale, nell'Italia ormai impazzita siamo in pieno medioevo della ragione e nel buio cieco dell'ignoranza. E c'è da credere che il magistrato fosse almeno, almeno "toscano"; perché più giù di Roma è risaputo che siam tutti "africani" e allora "povero" Giudice. L.M.

La richiesta di rinvio a giudizio per resistenza a pubblico ufficiale


Padovano ricusa il giudice:
"Quello è italiano, ne voglio
uno veneto come me"


ultimo aggiornamento: 06 ottobre, ore 15:36

Padova - (Adnkronos) - Il quarantaduenne, candidato alle recenti elezioni provinciali per il movimento 'Venetie per l'Autogoverno', sostiene di avere diritto di essere giudicato da un tribunale locale e non da "uno straniero"

Padova, 6 ott. (Adnkronos) - Un cittadino di Loreggia (Padova) ha presentato una memoria, dove ricusa chi ha avviato la richiesta di rinvio a giudizio e dichiara di aver diritto "di essere giudicato da un giudice veneto", eccependo il "difetto di sovranita' dello Stato Italiano" perché è residente in Veneto, come riportato oggi dal quotidiano 'Il Mattino' di Padova.

Il quarantaduenne, Gabriele De Pieri, candidato alle recenti elezioni provinciali di Padova per il movimento 'Venetie per l'Autogoverno', al ricevimento della richiesta di rinvio a giudizio per resistenza a pubblico ufficiale non se ne è stato con le mani in mano, ma ha scritto una memoriale di quattro pagine dove annuncia "che ai sensi degli articoli 20 e e 22 del codice di procedura penale il difetto assoluto di giurisdizione dell'autorita' statale precedente stante il difetto di sovranita' dello Stato italiano sull'ex regno Lombardo-Veneto, comprensivo dei territori attualmente corrispondenti alle regioni Lombardia, Friuli e Veneto". Insomma, per il 42enne, nulla potrebbe su un Veneto un giudice di uno 'Stato straniero'.

AdnKronos
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Di Loredana Morandi (del 06/10/2009 @ 09:24:13, in Magistratura, linkato 1440 volte)
Ddl Camera 1442 - Disposizioni in materia di sospensione
del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato


La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga la seguente legge:

Art. 1.

1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90  e 96 dellaCostituzione i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei Ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione.

2. L'imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.

3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del Codice diprocedura penale , per l'assunzione delle prove non rinviabili.

4. Si applicano le disposizioni dell'articolo 159 del codice penale.

5. La sospensione opera per l'intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura né si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.

6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell'articolo75 comma 3 del Codice di procedura penale. Quando la parte civile trasferisce l'azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all'articolo 163-bis del Codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l'ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all'azione trasferita.

7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.

8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 23 luglio 2008

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Alfano, Ministro della giustizia

Visto, il Guardasigilli: Alfano

LAVORI PREPARATORI

Camera dei deputati (atto n. 1442):

Presentato dal Ministro della giustizia (Alfano) il 2 luglio 2008.

Assegnato alle commissioni I (affari costituzionali) e II (giustizia) riunite, in sede referente, il 3 luglio 2008.

Esaminato dalle commissioni riunite l'8 e il 9 luglio 2008.

Esaminato in aula il 9 luglio 2008 e approvato il 10 luglio 2008.

Senato della Repubblica (atto n. 903):

Assegnato alle commisioni 1ª (affari costituzionali) e 2ª (giustizia) riunite, in sede referente, il 10 luglio 2008.

Esaminato dalle commissioni riunite il 14, 15, 16 e 17 luglio 2008.

Relazione scritta annunciata il 18 luglio 2008 (atto n. 903-A) relatori sen. Vizzini e Berselli.

Esaminato in aula il 21 luglio 2008 e approvato il 22 luglio 2008.

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Di Loredana Morandi (del 06/10/2009 @ 08:10:07, in Sindacati Giustizia, linkato 1334 volte)
Giustizia Quotidiana

avvisa i suoi lettori che

TUTTI gli scritti concernenti alla vertenza Informatici ATU,
ivi compresi testi, comunicati di pugno, rassegne stampa, notizie di agenzia, interrogazioni e comunicati stampa parlamentari e/o altro materiale proveniente dalle Istituzioni, dalla Magistratura, dalle OO.SS. o dal Parlamento


sono copyright di Loredana Morandi

che ne esplicita il divieto di utilizzo nei confronti dei signori:

Lidia Undiemi, Giuseppe Di Spirito, Edoardo Triolo, Giuseppe Marcialis, Luigi Amico, Giorgio Ciaccio e altri ad essi collegati.

Tale divieto si esplicita anche a tutela di
Università di Palermo e Dott. Gioacchino Genchi.

Si informano inoltre i lettori, che i testi, i comunicati, le rassegne stampa e le interrogazioni parlamentari relative al caso della CM Sistemi su Reggio Calabria, ovvero la società indagata nel procedimento Why Not di Luigi de Magistris:

Contengono informazioni FALSE
fornite alla scrivente con inganno


E' in corso la denuncia.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 06/10/2009 @ 06:15:44, in Sindacato, linkato 1192 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 6 ottobre 2009
Prot. n. 220

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:


“Tutta la Federazione Nazionale della Stampa Italiana è vicina a Sandro Ruotolo e alla sua famiglia destinataria di gravissime minacce per la sua attività di giornalista.

Un collega che non accetta di tacere su fatti e misfatti che inquinano la società civile e su cui destina le sue migliore risorse testimoniando un giornalismo che non si gira mai dall’altra parte anche di fronte alle situazioni più intricate.

Minacce verbali, lettere minatorie, addirittura pedinamenti sono episodi gravissimi e inquietanti.

E’ necessario un’attenta considerazione delle autorità competenti su queste intimidazioni ed occorre un’analisi attenta dei veleni sparsi nel territorio dell’informazione”.
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Di Loredana Morandi (del 06/10/2009 @ 05:47:36, in Magistratura, linkato 3647 volte)
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ANNOZERO – DONADI, BELISARIO (IDV):
“SOLIDARIETA’ A RUOTOLO. EPISODIO DA NON SOTTOVALUTARE”

 

“A nome dei deputati e dei senatori di Italia dei Valori esprimiamo a Sandro Ruotolo, raro esempio di giornalista coraggioso ed indipendente, e alla sua famiglia piena solidarietà per le vili minacce di cui è stato oggetto.

Confidiamo altresì nel lavoro degli investigatori che ci auguriamo possa far luce quanto prima su tale preoccupante episodio da non sottovalutare, segnale di un imbarbarimento del clima nel nostro Paese” lo affermano in una nota l’on. Massimo Donadi e il sen. Felice Belisario, presidenti dei gruppi parlamentari di Idv.

***

MAFIA: LUMIA (PD), SOLIDARIETA' A SANDRO RUOTOLO


Roma, 06 ottobre 2009 - "Esprimo la mia solidarietà a Sandro Ruotolo per la vile intimidazione mafiosa subita". Lo dichiara il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia. Sandro Ruotolo e la sua famiglia sono stati minacciati di morte in una lettera pervenuta al giornalista sulla quale sta indagando la Digos. Il giornalista negli ultimi giorni è stato impegnato a Palermo per un'inchiesta sulla mafia, che dovrebbe andare in onda nella prossima puntata di Annozero.

"Il giornalismo d'inchiesta libero e indipendente - aggiunge Lumia - dà molto fastidio, perché porta all'attenzione dell'opinione pubblica la 'questione mafiosa', mettendo in luce le collusioni con la politica e l'economia".
"Su questa vicenda - conclude il senatore del PD - bisogna andare fino in fondo e tenere alta l'attenzione. Il nostro Paese ha bisogno di un'informazione che abbia il coraggio di raccontare ai cittadini gli effetti devastanti prodotti dalle mafie a scapito della legalità e dello sviluppo".
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Di Loredana Morandi (del 06/10/2009 @ 05:31:25, in Sindacato, linkato 1213 volte)
All'esame degli investigatori c'è una lettera contro il reporter di Annozero

Minacce anonime a Sandro Ruotolo
Indagano gli agenti della Digos

Secondo le prime verifiche non si tratterebbe dell'opera di un mitomane: il giornalista è stato pedinato e sorvegliato

ROMA - Una lettera anonima con minacce di morte per Sandro Ruotolo, il più stretto collaboratore di Michele Santoro per Annozero. La missiva è arrivata al domicilio privato del giornalista e, a quanto si apprende, ci sarebbero indicazioni così precise e dettagliate da rendere pressoché certo che Ruotolo sia stato pedinato e tenuto d'occhio da parte di sconosciuti che così hanno mostrato di aver acquisito più elementi di «pressione» nei suoi confronti.

INDAGINI - Sulla vicenda sono già scattate indagini da parte della Digos di Roma, cui Ruotolo si è rivolto recandosi presso gli uffici di polizia e consegnando la missiva minatoria ricevuta. Nella lettera anonima viene detto inoltre che il giornalista è il secondo obiettivo di una lista, che però non comprenderebbe - a quanto sinora si sa - altre persone legate ad Annozero. «Mi fido degli investigatori, quello che loro dicono mi va bene, sono dei professionisti», l'unico commento di Ruotolo alla richiesta di informazioni. «Non posso dire di più per ovvie ragioni di riserbo legate alle indagini. L'unica cosa che posso sicuramente affermare è che continuerò a fare il giornalista con la schiena dritta, queste cose non mi fermano». Da rilevare che l'indirizzo dell'abitazione nè il numero di telefono di Sandro Ruotolo compaiono negli elenchi telefonici sul web, un motivo in più per ritenere che il giornalista sia stato effettivamente seguito e sorvegliato fino ad ottenere i suoi recapiti.


06 ottobre 2009
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Si tratta di un vero scontro tra titani, che che ne dicano. Da un lato le due ricorrenti ovvero le Procure di Roma e Milano, la corte ha già stralciato la posizione milanese insieme con il suo relatore, Alessandro Pace, presidente dell'Associazione dei Costituzionalisti. Nulla si conosce ancora sulla posizione romana, che fonda il procedimento, e/o se sarà rappresentata oltre al Relatore della Corte Costituzionale. Dall'altro lato il Premier, con i suoi tre avvocati Ghedini, Pecorella e Longo, più l'Avvocato dello Stato Glauco Nori, in rappresentanza e difesa della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Corte è composta di 15 membri... L.M.


Lodo Alfano, al via esame Consulta
Procura Milano esclusa come parte


martedì 6 ottobre 2009 11:28

ROMA (Reuters) - I giudici della Consulta, che hanno avviato oggi l'esame di costituzionalità del Lodo Alfano, hanno escluso come parte nel procedimento la procura della Repubblica di Milano, che così non potrà partecipare all'udienza con un suo avvocato.

La decisione, annunciata in aula, si basa sulla giurisprudenza della Corte e sulla legislazione vigente che, hanno detto i giudici, stabilisce che il pubblico ministero non possa essere assimilato alle parti di un processo nel ricorrere alla Corte Costituzionale.

I 15 giudici della Consulta sono chiamati a stabilire se sia costituzionale o meno la legge del Parlamento italiano che assicura al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e alle altre tre più alte cariche dello Stato (presidente della Repubblica, presidenti di Camera e Senato) la sospensione dei processi penali.

Valutata la non ammissibilità della costituzione in giudizio della procura di Milano, rappresentata dal professor Alessandro Pace, il relatore Franco Gallo dovrebbe ora presentare le questioni di illegittimità avanzate dal Tribunale di Milano e dal gip di Roma -- le sedi che ospitano tre procedimenti a carico del premier.

Poi sarà il turno dei tre legali del premier e di quello della Presidenza del Consiglio, l'avvocato dello Stato Glauco Nori.

Secondo quel che hanno riferito alcuni mezzi di informazione in questi giorni, è possibile un rinvio della camera di consiglio -- il cui inizio è previsto per oggi pomeriggio -- se un giudice chiederà tempo per lo studio degli atti. Rinvio, dicono i media, che potrebbe andare anche alla settimana prossima, visto che giovedì cinque giudici sono attesi a un incontro internazionale all'estero.

Tre sono le possibili soluzioni: il no ai ricorsi e quindi l'ok al Lodo Alfano così com'è, l'accettazione parziale con la dichiarazione di parziale incostituzionalità del Lodo, le cui parti non approvate dalla Consulta potrebbero essere modificate con un disegno di legge, e infine la bocciatura integrale della legge, come avvenuto per il precedente Lodo Schifani.

Reuters

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LODO ALFANO: CONSULTA NON AMMETTE PROCURA DI MILANO


(ASCA) - Roma, 6 ott - La Corte costituzionale non ha ammesso l'intervento della Procura di Milano nel giudizio riguardante la legittimita' del Lodo Alfano. Secondo l'ordinanza letta dal presidente Francesco Amirante, la procura di Milano non puo' essere considerata una parte analoga alle altre.

L'avvocato Alessandro Pace ha lasciato l'aula.

sar/cam/bra

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ALESSANDRO PACE, VOGLIONO RIBALTARE VERDETTO 2004


(ASCA) - Roma, 6 ott - Lasciando l'aula, dopo che la Corte ha escluso la Procura di Milano dalla discussione sul lodo Alfano, l'avv. Alessandro Pace si e' detto pessimista sul verdetto: ''Ci sono spiragli che inducono a ritenere che la Corte voglia prendere un indirizzo diverso da quello che nel 2004 annullo' il lodo Schifani. Sono pessimista, del resto, dopo la sentenza su Abu Omar possono fare tutto''.

sar/cam/bra

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AVVOCATI BERLUSCONI PUNTANO SU DIRITTO ALLA DIFESA


(ASCA) - Roma, 6 ott - L'avvocato della 'parte privata' Silvio Berlusconi, Niccolo' Ghedini, ha centrato la difesa della legittimita' del lodo Alfano davanti alla Corte costituzionale sul diritto dell'imputato a difendersi: ''E' vero che la legge e' uguale per tutti ma non lo e' necessariamente nella sua applicazione''. Per questo, secondo il legale, la legittimita' del lodo va collegata all'art. 420 ter del Codice di Procedura penale che parla di legittimo impedimento: ''Il legittimo impedimento sarebbe incostituzionale se fosse applicabile ad alcuni reati e ad altri no. Non e' una norma eccezionale ma fissa un principio che tutela la difesa in giudizio e consente al giudicante di separare le diverse posizioni''.

L'avvocato Piero Longo, sempre parlando di diritto alla difesa dell'imputato Berlusconi, ha sottolineato che il premier ''deve essere disponibile per ogni accadimento.

Nell'attuale contesto mondiale le circostanze sono imprevedibili e fisiologiche''.

Infine, l'avvocato Gaetano Pecorella ha sottolineato che la legge elettorale del 1999 ha di fatto modificato la natura costituzionale della presidenza del consiglio. E' quindi possibile tutelare solo il premier e non gli altri ministri Perche' oggi ''e' l'unico organo costituzionale che riceve l'investitura dalla sovranita' popolare''.

sar/cam/bra

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AVVOCATURA STATO, RICOSTRUZIONI FANTASIOSE NOSTRA OPINIONE


(ASCA) - Roma, 6 ott - Concludendo il proprio intervento davanti la Corte Costituzionale, l'avvocato dello Stato, Glauco Nori, ha voluto rispondere alle polemiche suscitate dalla memoria che aveva presentato alla Corte: ''C'e' stato un equivoco e ricostruzioni fantasiose della nostra posizione - ha spiegato l'avvocato -: parlando di danni irreparabili alle funzioni di governo, intendevo dire che si danneggerebbero queste funzioni, basti pensare agli impegni del presidente del Consiglio a livello europeo''.

L'avvocato dello Stato ha respinto l'accusa di aver ''condizionato'' i lavori della Corte: ''Chi lo dice non conosce la storia di una istituzione non condizionabile''.

sar/cam/bra

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CAMERA DI CONSIGLIO NEL POMERIGGIO, INCERTEZZA SUI TEMPI


(ASCA) - Roma, 6 ott - L'udienza sulla legittimita' sul lodo Alfano si e' conclusa alle 12. Ora la Corte sta ascoltando le altre udienze in programma per oggi ma e' gia' previsto che nel pomeriggio la Camera di consiglio si dedichi principalmente alla valutazione del lodo Alfano. Se nei giorni scorsi sembrava certo che la sentenza sarebbe arrivata nella stessa serata di oggi, nelle ultime ore le divisioni della Corte hanno fatto presupporre che i giudici stiano valutando un rinvio. Se non arrivera' entro domani mattina, il dispositivo potrebbe essere consegnato tra circa 2 settimane a causa degli impegni all'estero gia' fissati dai consiglieri.

sar/cam/bra

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DIZIONARIO DI DIRITTO

6/10/2009

Come si scelgono i giudici
della Corte Costituzionale


ANGELO SUMMA

La speciale composizione della Corte Costituzionale è il risultato di un accorto equilibrio, raggiunto dai nostri Costituenti, per contemperare esigenze diverse: assicurare che i giudici siano il più possibile imparziali e indipendenti, e, allo stesso tempo, che siano anche rappresentativi di culture e sensibilità politiche diverse.

Per garantire alla Corte di operare sempre in posizione di piena indipendenza da ogni altro potere, è la stessa Costituzione che provvede a disciplinare il sistema di nomina dei giudici. Secondo l'articolo 135 della Costituzione, la Corte è composta da 15 membri, nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinarie e amministrative (v. legge 11 marzo 1953, n. 87; legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2). I giudici devono essere scelti tutti fra ristrette categorie di tecnici del diritto con elevata preparazione: magistrati, in servizio o a riposo, delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative; professori universitari ordinari di materie giuridiche; avvocati con una esperienza di almeno vent'anni di esercizio della professione.

Dei cinque giudici delle magistrature superiori: tre sono eletti dai magistrati della Corte di Cassazione, uno dai magistrati del Consiglio di Stato, uno da quelli della Corte dei Conti. L'elezione avviene a maggioranza assoluta (metà più uno dei componenti del collegio elettorale); qualora nella prima votazione non si raggiunga la maggioranza prevista si procede, nel giorno successivo, a votazione di ballottaggio tra i candidati, in numero doppio dei giudici da eleggere, che abbiano riportato il maggior numero di voti; sono proclamati eletti coloro che ottengono la maggioranza relativa. A parità di voti è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.

I cinque giudici della Corte costituzionale nominati dal Parlamento sono eletti da questo in seduta comune delle due Camere, a scrutinio segreto e con la maggioranza dei due terzi dei componenti l'Assemblea, nei primi tre scrutini, e dei tre quinti dei componenti dal quarto scrutinio in poi.

Gli ultimi cinque sono scelti dal Presidente della Repubblica di propria iniziativa, con un suo decreto controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. I giudici di nomina parlamentare, scelti per lo più tra professori e avvocati, ma anche fra magistrati, hanno spesso alle spalle un'attività parlamentare. L'elevato numero di voti richiesto per l'elezione implica la necessità di accordi politici sui possibili candidati, visto che finora nessuna coalizione governativa ha mai potuto contare sul sostegno di maggioranze parlamentari tanto ampie. Non è raro così che per il raggiungimento degli accordi siano necessari più scrutini. Per il "principio della discontinuità tra le legislature" la prima convocazione nella legislatura è da considerarsi, in ogni caso, come il primo scrutinio con la conseguente necessità del quorum più alto, previsto dalla legge. Il rinnovo delle Camere produce, di fatto, un mutamento nella rappresentanza politica e nella composizione dell'organo al quale spetta il potere di eleggere il giudice costituzionale.

Nel frattempo la Corte può continuare, lo stesso, a funzionare a ranghi ridotti, vale a dire con un numero di membri inferiore a quindici (il numero minimo richiesto perché la Corte possa deliberare è di undici giudici).

I cinque giudici nominati dal Capo dello Stato sono scelti spesso in funzione di integrazione o di equilibrio rispetto alle scelte effettuate dal Parlamento. Non c'è alcun limite minimo né massimo di età, di fatto, però, richiedendosi l'appartenenza alle magistrature superiori o una qualifica accademica elevata o un lungo esercizio professionale, i giudici arrivano alla Corte in età matura.

Ogni giudice è nominato per un mandato di nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non è rieleggibile né prorogabile. Anche la lunghezza del mandato, superiore a quella di ogni altro mandato elettivo previsto dalla Costituzione, risponde allo scopo di assicurare l'indipendenza dei giudici, in particolare da quelle istituzioni politiche che designano una parte di essi. Se un giudice cessa dal mandato anticipatamente, per morte o dimissioni o decadenza (quest'ultima può essere disposta dalla Corte nel caso di gravissime mancanze, ma non è mai accaduto), viene sostituito ad opera dello stesso organo che aveva designato il suo predecessore, e dura in carica a sua volta nove anni.

Alla fine tutti i componenti si rinnovano parzialmente, in modo da impedire un mutamento totale della composizione della Corte, con la conseguente possibilità di oscillazioni troppo marcate della giurisprudenza. La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge (v. legge 11 marzo 1953, n. 87), il Presidente, che rimane in carica per un triennio ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall'ufficio di giudice. Per quanto attiene allo status di giudice costituzionale, la Costituzione stabilisce che l'ufficio di giudice della Corte è incompatibile con la carica di parlamentare, consigliere regionale, con la professione forense e con ogni altra carica o ufficio indicati dalla legge.

La Stampa

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Di Loredana Morandi (del 06/10/2009 @ 00:23:54, in Magistratura, linkato 1262 volte)


Grande attesa

alla Corte Costituzionale!


A quest'ora nessuno ancora si aggira nelle sale museali dell'Alta Corte.

L'attesa per la decisione sul Lodo Alfano, fuori, è tangibile. Aleggia nelle case, si sofferma nelle edicole e nei bar, si arrovella sui blog, si arrabbia nei socialnetwork, occupa le piazze, grida dalle pagine dei giornali e muore nei telegiornali della tv di Stato.

Io non ho la sfera di cristallo e non sono un costituzionalista, ma la Costituzione la conosco e per quanto il Lodo Alfano sia una solenne fregatura, essendo una legge rivolta alla tutela delle 4 figure principali a rappresentare i Poteri dello Stato (Presidente della Repubblica e Presidente dell'Organo Superiore della magistratura, Presidente del Consiglio e i due Presidenti delle Camere) è una legge che non è manifestamente incostituzionale, anche se è plateale il clima di irrespirabile illiceità nazionale.

Certo, l'avessero votata con Pertini come presidente, sarebbe stata un altra cosa. Così non siate sorpresi...

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