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 .. riflesso della mente ..... di Lunadicarta
 
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Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perchè la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per far piacere a dei padroni o dei manutengoli.

Antonio Gramsci
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 07/10/2009 @ 05:57:09, in Politica, linkato 1315 volte)
Politica paralizzata,
la riforma della giustizia resta un miraggio



di Mario Ajello


ROMA (6 ottobre) - Aria di grande attesa. Il Palazzo della Consulta - quel luogo che un grande costituzionalista come Leopoldo Elia definì «l’isola della ragione» - ha tutti gli occhi addosso. Mentre i giudici sono in camera di consiglio, intorno a loro, ma a distanza, la polemica politica infuria, e chi tifa per la bocciatura e chi per la promozione del Lodo Alfano.

E tuttavia c’è spazio pure per ragionamenti più in profondità. Come questo dell’ex presidente della Corte Costituzionale, Piero Alberto Capotosti: «Si può pensarla in tutti i modi nel merito del Lodo Alfano e di quelli che lo hanno preceduto, ma queste cosiddette leggi ad personam in un certo senso distraggono le forze politiche dall’obiettivo di un’effettiva riforma generale della giustizia. Quella che i cittadini elettori, sia che abbiano votato Pdl sia che abbiano votato Pd, si aspettano da molti anni».

Ecco, nel bailamme e nel bla bla del grande giorno del giudizio, trovano spazio - ma vanno cercati col lanternino - anche pensieri ”di sistema”, che riescono a insinuarsi fra le opposte tifoserie. O fra le dichiarazioni di rito dei vari leader. O fra le sparate di Di Pietro che chiama il popolo a «sommergere sotto un plebiscito referendario» il Lodo Alfano, nel caso non venga bocciato dai giudici costituzionali, e i contrattacchi del portavoce del Pdl, Capezzone, che invoca la sacralità di un altro popolo - quello che ha votato centro-destra e resta affezionato al governo in carica qualsiasi cosa accada - qualora il responso della Consulta non sia quello gradito.

Intanto c’è chi sta col fiato sospeso, cioè quasi tutti, chi sperando e chi temendo, a cominciare dal titolare del Lodo in questione, il ministro Alfano. «Lasciamo lavorare la Corte - ha detto ieri da Messina il Guardasigilli - e ogni altra dichiarazione in questo momento mi sembra inopportuna». Trapela ottimismo dall’atteggiamento di Alfano. Un ottimismo non estendibile, però, a quanto accade in Parlamento. Nella politica che ruota intorno al Lodo, o alle tante iniziative giudiziarie, o alle evocazioni del golpe o delle piazze contrapposte, si blocca tutto e ieri alla Camera dei deputati, la stessa in cui mancavano l’altro giorno i deputati del Pd per il voto sullo scudo fiscale, c’è stato il vuoto degli onorevoli del Pdl. Che ha mandato in minoranza il governo su un tema di grande rilevanza sociale, qual è quello del garante dell’infanzia. Palazzo in perenne zuffa politico-giudiziaria e, insieme, istituzioni disertate sulle grandi questioni di pubblico interesse.

«Il cittadino elettore - insiste l’ex presidente della Consulta - preferisce una riforma della giustizia, tale da assicurargli anzitutto una maggiore celerità in primo luogo nel processo civile e una maggiore certezza nell’applicazione del diritto». Ma anche questo, che è un tema di assoluta urgenza democratica, rischia di passare in subordine. Di finire dimenticato. Travolto. «Il fatto è che - conclude Capotosti - una complessiva riforma della giustizia trova ostacoli anche in conflitti, latenti o accesi, fra politica e magistratura. Che talvolta vanno al di là dei propri ambiti di competenza. Finendo per paralizzarsi reciprocamente, fra veti e controveti». Nei quali, a restare stritolati, oltre che la dignità dei giudici e dei politici, sono i diritti dei cittadini.

Il Messaggero

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Di Pietro - Ipotesi di reato:

offesa all'onore o al prestigio del presidente della Repubblica

All'attenzione di chi indaga ci sono, al momento, alcuni articoli di stampa e l'interrogazione rivolta al ministro dell'Interno e della Giustizia dal senatore a vita Francesco Cossiga

Martedí 06.10.2009 16:09

Sono al vaglio dei magistrati della procura di Roma le affermazioni di Antonio Di Pietro nei confronti del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dopo la promulgazione del decreto legge contenente il cosiddetto scudo fiscale. Il procuratore Giovanni Ferrara e alcuni suoi aggiunti stanno valutando se esista o meno il reato previsto dall'articolo 278 del codice penale sull'offesa all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica.

All'attenzione di chi indaga ci sono, al momento, alcuni articoli di stampa e l'interrogazione rivolta al ministro dell'Interno e della Giustizia dal senatore a vita Francesco Cossiga. Se il nome di Di Pietro dovesse finire sul registro degli indagati, la procura dovrebbe chiedere l'autorizzazione al Guardasigilli per poter procedere.

Affari Italiani
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I 15 giudici della Corte Costituzionale hanno sospeso la camera di consiglio e riprenderanno i propri lavori soltanto intorno alle 15:30 - 16:00 di oggi. Di seguito un interessante articolo di Giovanni Bianconi per il Corriere Sera.

La mediazione possibile

La via «intermedia» per evitare
il ritorno dalle toghe di Milano

Sarebbe sancita l'incostituzionalità della norma che però perderebbe gli «effetti dirompenti»

ROMA — Nell'aula ovattata del palazzo della Consulta l'avvocato dello Stato afferma che mai gli è venuto in mente di condizionare qualcuno, men che meno i giudici costituzionali chiamati a giudicare il lodo Alfano. Ma poi ripete quel che ha scritto nella sua memoria, e cioè che le conseguenze di un'eventuale bocciatura potrebbero essere «dirompenti». E quando evoca il «danno irreparabile» di una funzione di governo che rischierebbe di essere trascurata, fa capire che un premier costretto a difendersi in tribunale potrebbe anche rinunciare alla poltrona di palazzo Chigi. Poco importa che la realtà del passato dimostri il contrario, giacché tra il 2004 e il 2006 Silvio Berlusconi ha continuato a governare pur essendo imputato nel processo riavviato dopo l'eliminazione del lodo Schifani per mano della stessa Corte, dal quale peraltro uscì assolto.

Ora la questione viene proposta in questi termini, e di questi termini gli avvocati (dello Stato e del premier) invitano i giudici a tenere conto per decidere le sorti della legge. Le voci di dentro del palazzo della Consulta raccontano di un collegio diviso ma con una maggioranza che — seppure non molto larga — prima della discussione era orientata a dichiarare incostituzionale anche la nuova versione del lodo. Perché varata con legge ordinaria anziché con una riforma della Carta del 1948. È la sostanza della questione, intorno a cui se ne intrecciano tante altre, più sottili e sofisticate sul piano giuridico. Dentro le quali si possono trovare appigli per arrivare a soluzioni «intermedie» che sancirebbero ugualmente l'illegittimità della norma così com'è scritta, ma attraverso qualche correzione eviterebbe (almeno per il momento) gli effetti «dirompenti» paventati dall'avvocato dello Stato. Per esempio restringendo ulteriormente la facoltà di sospendere i processi anche all'interno della stessa legislatura; oppure estendendo l'interruzione dei processi ad altre categorie di cui fanno parte le cariche «protette» dal lodo. Con l'effetto di impedire, in ogni caso, che Berlusconi torni subito davanti al tribunale di Milano, primo e immediato obiettivo (politico) di chi ha voluto la norma e oggi chiede di mantenerla.

Di tutte queste possibilità hanno cominciato a discutere ieri pomeriggio i quindici giudici scelti in parti uguali da Parlamento, capo dello Stato e alte magistrature. Senza arrivare alla soluzione dopo il primo «giro di tavolo». La maggioranza di chi s'era già fatto un'opinione resterebbe contraria al lodo, ma gli indecisi che in teoria potrebbero ribaltare la decisione finale non si sono schierati in maniera definitiva. E pur essendo scontato che la sentenza si baserà su scelte tecniche e giuridiche, è anche vero che tutti i giudici sono ovviamente consapevoli della portata politica della legge sotto esame, e del giudizio che sono chiamati a dare. A renderla ancor più evidente è lo schieramento degli avvocati seduti davanti alla Corte. Congedato il difensore della Procura di Milano, non ammesso come parte in causa, ne restano quattro. Tre per conto dell'imputato Silvio Berlusconi: Pecorella, Ghedini e Longo. Che a loro volta sono anche parlamentari del Pdl, e in questa veste hanno votato la legge che ora difendono. Uno, Pecorella, avrebbe dovuto sedere dall'altra parte del tavolo, perché un anno fa il centro-destra voleva eleggerlo giudice costituzionale, ma rinunciò per l'indisponibilità del centrosinistra a votarlo. Così ha proseguito il suo lavoro di parlamentare e di avvocato, e ora spiega che di fatto, ormai, il capo del governo è scelto direttamente dagli elettori: «è espressione diretta della volontà popolare». Di qui la differenza tra lui e gli altri componenti del governo: non più primus inter pares come un tempo ma qualcosa di più, e dunque è giusto che il lodo preveda un blocco dei processi per lui e non per i ministri.

Argomentazione giuridica ma anche politica, se tra codici e commi Pecorella cita pure i simboli elettorali dei partiti con su scritto il nome del candidato premier. Il quarto avvocato, quello dello Stato, parla per conto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e ripete quanto aveva già spiegato l'avvocato Longo: difficile, se non impossibile, fare l'imputato e il capo del governo insieme. E torna ai possibili «danni irreparabili», per difendere un «prodotto parlamentare» che lo Stato ha diritto e interesse a sostenere in tutte le sedi. La discussione in aula si limita a questi interventi, i giudici passano ad altre cause e poi si ritirano in camera di consiglio. Per decidere — sul piano giuridico — il destino di una legge che quando fu varata fu già un compromesso. Governo e maggioranza, infatti, abbandonarono l'idea di bloccare tutti i processi della categoria in cui rientravano quelli contro il premier (con effetti davvero dirompenti nelle aule di giustizia) ripiegando sull'attuale riedizione del lodo; un compromesso politico che ora rischia di essere bocciato, a meno che per salvarlo non si trovi un compromesso giuridico.

Giovanni Bianconi
Corriere della Sera - 07 ottobre 2009
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Di Loredana Morandi (del 07/10/2009 @ 05:26:15, in Magistratura, linkato 1461 volte)
Lodo Alfano, attesa la sentenza
I possibili scenari



di Barbara Fiammeri
Mercoledí 07 Ottobre 2009

Palazzo della Consulta - particolare fregioI 15 giudici della Consulta che devono esprimersi sulla legittimità costituzionale della legge sull'immunità delle alte cariche dello stato sono di nuovo in camera di consiglio. Attesa per la sentenza

Suggerisce Francesco Cossiga, che qualora la Consulta dovesse decidere di «rovesciare il tavolo» sancendo l'illegittimità costituzionale del Lodo Alfano, Silvio Berlusconi dovrebbe ripetere quanto fece Amintore Fanfani nel 1987: presentarsi alle Camere, farsi votare contro dalla sua maggioranza e «sfidare» il Capo dello Stato a tentare di formare un nuovo governo «da bocciare», costringendolo così a sciogliere le Camere.

Quella storia il presidente emerito la conosce bene, visto che a quei tempi era lui l'inquilino del Colle. Ed è possibile che più di qualcuno nel Pdl vi presti attenzione, anche se ieri chi usciva da Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere, sprizzava ottimismo. «L'umore di Berlusconi? eccellente come al solito» garantiva Niccolò Ghedini, avvocato del premier nonché parlamentare e protagonista dell'arringa mattutina alla Consulta. «È alle stelle, come i sondaggi», gli faceva eco il vicecapogruppo vicario Italo Bocchino. La sintesi è affidata a Sandro Bondi: «Il premier è sereno perché ha fiducia nella stragrande maggioranza dei magistrati».

Ma resta il punto fermo, ripetuto ieri dal presidente del Senato Renato Schifani, che «gli italiani vogliono scegliere il loro governo». E quindi, al di là di quale sarà la pronuncia della Corte, la seconda carica dello Stato, come anche il suo omologo alla Camera Gianfranco Fini, non ritiene possano esserci «sbocchi a governi diversi da quella che è stata la volontà elettorale».

È il leit motiv che tutto il centro-destra va ripetendo in queste ore. L'eventuale bocciatura del Lodo per illegittimità costituzionale – ad esempio perché non sarebbe stata sufficiente la mera legge ordinaria trattandosi di una fattispecie assimilabile all'immunità – è comunque l'ipotesi ritenuta più improbabile nella maggioranza. E in ogni caso, qualora si avverasse, non obbligherebbe certamente Berlusconi alle dimissioni. Formalmente la decadenza dello scudo riaprirebbe i procedimenti contro il premier sospesi dal lodo Alfano, ma non potrebbe imporre a Berlusconi di rimettere il proprio mandato. Anche perché, dicevano ieri alcuni degli esponenti di maggior spicco del Pdl, non coinvolgerebbe soltanto il premier: «Sarebbe una sconfessione anche del presidente della Repubblica». E un fedelissimo del Cavaliere, qual è Giorgio Stracquadanio, ha ulteriormente esplicitato: «È stato proprio il Capo dello Stato che ha posto la premessa tra il diritto di difesa e il dovere di governare».

Il ricorso alle urne al momento appare dunque come una extrema ratio, sbandierata più per enfatizzare il presunto «disegno eversivo» dei cosiddetti poteri forti, che per realismo politico. Così come la discesa in piazza a sostegno del premier annunciata forse un po' troppo precipitosamente lunedì. «La manifestazione? Se la faremo sarà a dicembre e per quella data si capiranno nel frattempo molte cose...», osservavano ieri ai piani alti di Palazzo Madama.

Diverso sarebbe se la Corte, pur non cancellando totalmente lo scudo a difesa delle alte cariche, intervenisse con una pronuncia in cui ne dichiari l'illegittimità parziale, attraverso una sentenza additiva, oppure con un verdetto di rigetto accompagnato da un'interpretazione della norma. In questo caso infatti lo scudo resterebbe sì in vigore, ma dovrebbe essere applicato secondo i criteri decisi dalla Corte. In entrambe le ipotesi è presumibile che si torni davanti al Parlamento, per intervenire con una nuova legge finalizzata a sancire formalmente le motivazioni della Consulta. È un percorso che non viene ritenuto pericoloso nella maggioranza.

I processi a carico del premier rimarrebbero comunque sospesi e dunque non inciderebbero sulla funzione di governo del presidente del Consiglio. Certo – faceva notare qualcuno in Transatlantico – molto dipende da quello che ci sarà scritto nella motivazione. Ma non per eventuali ricadute «tecniche» bensì per quelle politiche. Riaprire il dibattito sarebbe comunque fastidioso, per usare un eufemismo, visto che l'attenzione sarebbe nuovamente concentrata sulle vicende giudiziarie del premier. Ecco perché tutti nella maggioranza sperano che alla fine la scelta della Corte sia per la inammissibilità o infondatezza dei ricorsi contro il lodo: in questo caso lo scudo sopravviverebbe e i processi Mills e Mediaset rimarrebbero sospesi.

Il Sole 24 ore

Video dal Sole 24 ore

L'udienza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano
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Chi sono i quindici giudici della Corte costituzionale


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Di Loredana Morandi (del 07/10/2009 @ 05:08:25, in Sindacato, linkato 1366 volte)
Evidentemente non me ne sono accorta solo io, così il titolo dell'articolo di Stefano Gelsomini per Il Tempo. Grande l'apporto dei giornalisti, sicuramente Ansa e le Agenzie, che hanno "fatto dell'allarmismo" positivo, risvegliando le coscienze sopite del sindacato. Perché, tanto per la cronaca, un giornalista che vede un reato NON può tacerne l'esistenza, anche sotto il profilo deontologico della professione. E quelli che lo fanno sono delinquenti.. L.M.


Prove di sequestro a Colleferro
Arriva l'accordo e tutti a casa


L'azienda francese rischia di chiudere e i lavoratori "trattengono" i tre manager. Sbloccata la vertenza. Alstom prima dichiarò Colleferro sito di eccellenza, poi decise di farne solo un sito di manutenzione.

Tre manager della multinazionale francese Alstom sono stati vittime di un «sequestro simbolico» da parte dei lavoratori del sito di Colleferro: i tre, Francesca Cortella, direttore personale Alstom Italia, Bruno Guillemet vicepresidente HR operations Europe-Alstom e Riccardo Pierobon, ufficio comunicazione, sono rimasti bloccati nella palazzina degli uffici, dopo la conclusione di una riunione con la Rsu nella quale avevano annunciato la chiusura del sito entro nove mesi per mancanza di commesse nel settore della manutenzione del parco rotabile.
 
Alla notizia, i lavoratori di Alstom decidevano di bloccare gli ingressi della palazzina ad oltranza. Impossibile descrivere la rabbia e la disperazione nei loro occhi. La Rsu tentava la carta dell'ultima mediazione possibile, chiamando l'assessora regionale al lavoro, Alessandra Tibaldi, ad una difficile trattativa, che vedeva come posta la ripresa di un dialogo sul futuro del sito di Colleferro, dove da decenni si costruiscono carrozze e materiale ferroviario. Qui infatti negli anni del boom economico nacquero i celebri carri frigo, qui si progettò e costruì il famoso Pendolino.

Il sito fu comprato nel 2000 da Alstom, che lo rilevò dalla Fiat Ferroviaria e da allora si è osservato una crescente spoliazione dell'impianto, sia sul piano del know how sia quello della produzione fino alle ultime decisioni di far costruire i treni regionali Minuetto o nello stabilimento polacco di Katowice o in quello italiano di Savigliano (Cn), chiedendo ai lavoratori di Colleferro di andare in trasferta. Ed è stata, ancora una volta, questa la carta giocata dai vertici, quando alla Rsu hanno detto che tra nove mesi, chiudendo Colleferro, avrebbero potuto scegliere di lavorare in un altro stabilimento europeo, polacco, francese italiano che fosse.
 
In questi anni Alstom prima dichiarò Colleferro sito di eccellenza mondiale per la costruzione, poi con il piano industriale del 2007 decise di farne solo un sito di manutenzione e dopo due anni di trattative, che hanno visto la continua diminuzione della forza lavoro, passata da oltre 200 dipendenti agli attuali 150 dei quali 60 in cassa integrazione ordinaria fino al 29 novembre, la situazione ieri è esplosa. Eppure i segnali premonitori c'erano: gli operai la settimana hanno proclamato lo stato di agitazione all'interno della fabbrica e venerdì hanno scioperato un'ora fuori dai cancelli, cercando un dialogo e trovando dei muri. La mossa di ieri è stato l'estremo tentativo per far ripartire una trattativa che vedesse allo stesso tavolo l'azienda, la politica locale e nazionale per salvaguardare la fabbrica. Solo nella tarda serata è stato trovato l'accordo tra le parti che ha congelato le procedure di mobilità aperte fino a tutto il novembre 2009 in vista di una serie di incontri in Regione Lazio, venerdì, e al Ministero delle Attività Produttive, il 16 ottobre, per aprire un tavolo per la costituzione di un polo pubblico privato nazionale per le manutenzione del materiale rotabile a Colleferro. «Alstom ha ribadito di essere disponibile a partecipare al progetto – ha detto la Tibaldi all'uscita - che vedrà assieme a partner tecnici anche Regione, Provincia e Comuni di Roma e Colleferro». Intanto questa mattina a Frascati c'è una manifestazione all'Hotel Domus, dove si svolge un incontro tra i vertici della multinazionale e i sindacalisti del Caen, l'organo di rappresentanza internazionale dei delegati Alstom, ieri a Colleferro per esprimere la loro solidarietà.

Stefano Gelsomini

Il Tempo - 07/10/2009
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Di Loredana Morandi (del 07/10/2009 @ 04:56:44, in Magistratura, linkato 1413 volte)
Io credo alla giusta assoluzione di Gianni De Gennaro, in primo luogo perché all'epoca di Genova era appena stato nominato Capo della Polizia. Secondo perché sono stata per lunghi anni amica di "Nonna Lina", moglie di un onorato Presidente di Cassazione e madre di tre uomini davvero in gamba. Infatti, nel giorno della strage di Via d'Amelio io mi trovavo proprio in sua compagnia, e presso quella abitazione arrivò l'allora giovane "Questore d'assalto", insieme con la sua scorta di "assetati" poliziotti sulla via di ritorno da Palermo per Roma ...

G8, Diaz, assolti ex capo polizia

De Gennaro ed ex Digos Mortola

11:30 - CRONACA - 07 OTT 2009

Rinviato a giudizio per falsa testimonianza ex questore Colucci

Roma, 7 ott. (Apcom) - Sono stati assolti per non aver commesso il fatto l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro e l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova Francesco Colucci riguardo all'irruzione della Polizia nella scuola Diaz a Genova durante il G8 del 2001. L'ex questore Colucci invece è stato rinviato a giudizio.

I pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini avevano chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi per Mortola. Laura Tartarini, avvocato di parte civile nel processo come legale di una delle persone picchiate e arrestate durante l'irruzione alla Diaz commenta così la decisione del giudice Silvia Scarpanini: "La cosa non ci stupisce ma non si capisce dove, come e perchè il questore abbia deciso di fare una falsa testimonianza senza essere indotto" e ricorda "ci sono intercettazioni telefoniche dove Mortola istruisce Colucci; come il giudice possa aver ritenuto che non ci fossero le prove di induzione alla falsa testimonianza lo scopriremo nelle motivazioni".


*****

DIAZ: PM GENOVA, NON E' SCONTATO
CHE RICORRERO' IN APPELLO


(AGI) - Genova, 7 ott - "Non do' per scontato di ricorrere in appello. Il giudice ha affrontato le tematiche giuridiche che gli sono state poste in modo esaustivo e completo. Vedremo le motivazione della sentenza e decideremo". Questa la linea di condotta che intende perseguire Enrico Zucca, il sostituto procuratore che insieme al collega Francesco Cardona Albini, ha incassato stamani l'assoluzione dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e dell'ex capo di Genova Spartaco Mortola, accusati di induzione alla falsa testimonianza all'ex questore di Genova Francesco Colucci, a sua volta rinviato a giudizio per falsa testimonianza.

De Gennaro e Mortola sono stati assolti dal gup Silvia Carpanini per non aver commesso il fatto. Ovvero le prove fornite dai pm non sono sembrate esaustive al giudice per dimostrare il fatto. Piu' limpida, per il pm, la posizione di De Gennaro mai intercettato direttamente. Le sue imputazioni sono state formulate sulla base di dichiarazioni rese da terze persone. Resta il fatto che Mottola e Colucci parlarono al telefono durante l'inchiesta per l'irruzione alla scuola Diaz pur essendo il primo imputato, il secondo testimone. Con il rinvio a giudizio di Colucci, secondo il pm, l'impianto dell'inchiesta resta saldo. Attendera' dunque le motivazioni delle assoluzioni per valutare la possibilita'di ricorrere in appello.

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06/10/2009 - LA DIFFICILE APPLICAZIONE DELLA NUOVA LEGGE

Immigrazione, il giudice solleva
la questione di legittimità costituzionale

Il caso riguarda un clandestino sposato con una marocchina regolare

 
Torino - Il Tribunale di Torino ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 10 bis della legge sull’immigrazione, che punisce la permanenza e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato.

Il giudice Polotti di Zumaglia ha accolto alcune tesi proposte dalla Procura di Torino nell’ambito di un processo che riguardava un giovane giardiniere egiziano che, dopo avere sposato una cittadina marocchina (regolare) e avere avuto una figlia, oggi di nove mesi, si era presentato in questura per regolarizzare la sua posizione ma era stato denunciato.

Nel sollevare la questione, il giudice ha aggiunto qualche concetto. La Consulta, dunque, viene interpellata per vagliare l’aderenza della legge agli articoli 2, 3, 24, 25 e 97 della Costituzione, nonchè per verificarne la «ragionevolezza».

La norma, secondo il giudice, potrebbe essere in contrasto con il principio di eguaglianza davanti alla legge («situazioni simili sono trattate in maniera diversa»); duplica le procedure per le espulsioni, cosa che non rispetta il principio secondo cui i pubblici uffici vanno organizzati assicurando il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione; incide sulla ragionevole durata del processo; introduce un reato di semplice «condotta» che ricorda - è scritto nell’ordinanza - un passo della dottrina penale tedesca dell’Ottocento poi superato e «decisamente criticato»; presenta infine aspetti rilevanti nello specifico processo al giardiniere egiziano «anche per i risvolti umani e sociali che influirebbero sullo straniero, sulla sua famiglia e sull’educazione del figlio».

La Stampa


Leggi anche:

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Di Loredana Morandi (del 06/10/2009 @ 12:53:12, in Politica, linkato 1278 volte)

CAMERA – GARANTE INFANZIA – PALOMBA (IDV):
“SODDISFATTI PER EMENDAMENTO.
GARANTE NON E’ BUROCRATE”


 
“Siamo molto soddisfatti che l’Aula abbia accolto il nostro emendamento. Si tratta di una vittoria importante, poiché ribalta la concezione burocratica e strumentale del Garante per l’infanzia di questo Governo”, lo dichiara in una nota l’on. Federico Palomba, capogruppo di IDV in Commissione Giustizia alla Camera.

“Con il nostro emendamento, chiedevamo un garante dotato di poteri effettivi, tra cui quelli sanzonatori. I diritti dei bambini esigono una tutela effettiva da parte di un soggetto forte e non di un mero burocrate” spiega Palomba.

“L’accoglimento del nostro emendamento rappresenta una piccola grande vittoria contro la pervicace volontà di questo Governo e del ministro Carfagna ad imporre la sua visione delle cose senza avviare un sano e misurato confronto” conclude il capogruppo di IDV in Commissione Giustizia alla Camera.
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Lodo Alfano, nulla di fatto dopo
la Camera di Consiglio di oggi.

Sentenza prevista per domani


ultimo aggiornamento: 06 ottobre, ore 19:13
Roma - (Adnkronos/Ign) - Al vaglio la legge che sospende i processi per le quattro più alte cariche dello Stato. I legali del premier: non è immunità. Ghedini: "L'applicazione della legge non è uguale per tutti". Come è composta la Corte. Per gli alti giudici robone senese del '500. Consulta, quel Palazzo azzurro costruito dalla Chiesa con i proventi del Lotto (FOTO) Lodo Mondadori, Berlusconi: ''Allibito, ma vado avanti''
Roma, 6 ott. - (Adnkronos/Ign) - A quanto apprende l'ADNKRONOS, la sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano slitterebbe a domani. Dopo la sospensione della tarda mattinata, durante la quale si è svolta l'udienza, all'esame dei 15 giudici della Consulta figuravano all'ordine del giorno ancora tre ricorsi a ruolo riguardanti leggi regionali.

Soltanto una volta esaurito l'esame di questi temi, la Corte Costituzionale si è chiusa poco fa in camera di consiglio segreta, per deliberare sulla legge che sospende i processi per quattro alte cariche istituzionali: il presidente della Repubblica, il presidente del Senato, il presidente della Camera, il presidente del Consiglio.

La sentenza - che riguarda la questione della presunta incostituzionalità del Lodo Alfano sollevata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, relativamente a due processi che vedono imputato il premier Silvio Berlusconi - slitterebbe a domani.

Questa mattina, con l'esposizione del relatore, il giudice Franco Gallo, si è aperta al Palazzo della Consulta la seduta della Corte Costituzionale sul lodo Alfano.

Proprio al premier Silvio Berlusconi si riferisce la questione di incostituzionalità del Lodo Alfano sollevata dalla Procura di Milano relativamente a due processi che vedono imputato il presidente del Consiglio.

Per la Procura della Repubblica milanese e' presente il giudice Alessandro Pace mentre il presidente Berlusconi e' difeso dagli avvocati Niccolo' Ghedini, Gaetano Pecorella e Piero Longo.

Dopo una sospensione della seduta, la Corte Costituzionale ha deciso che la presenza del pm in giudizio di costituzionalita' sul lodo Alfano e' inammissibile.

Il presidente della Consulta Francesco Amirante ha spiegato che "questa presenza per la giurisprudenza della Corte Costituzionale e' inammissibile, non essendo prevista espressamente", ricordando altresi' che "il legislatore ha ritenuto non irragionevolmente di distinguere il ruolo del pm da quello delle parti", anche considerando che "la parita' tra accusa e difesa non comporta necessariamente la presenza del pubblico ministero".

Nella sua arringa, l'avvocato Niccolo' Ghedini, che rappresenta il presidente del Consiglio Silvio Berlusconiha chiesto la conferma della costituzionalita' del lodo Alfano. "La legge e' uguale per tutti, ma non necessariamente la sua applicazione, come del resto gia' ribadito dalla Corte Costituzionale".

Ghedini cita come esempio "le norme sui reati ministeriali, dove la legge ordinaria distingue il comune cittadino dal ministro e dal suo eventuale concorrente privato", nonche' la fattispecie di legittimo impedimento e della separazione dei processi. "Se il legittimo impedimento si applicasse solo ad alcuni processi e ad altri no, si creerebbe una situazione incostituzionale e irragionevolmente al di fuori del sistema". Per Ghedini, dunque, la legge sul lodo Alfano "e' assolutamente coerente con i dettati costituzionali e con i principi emanati dalla Corte Costituzionale".

L'avvocato Piero Longo, nel difendere la costituzionalita' del Lodo Alfano, sottolinea che chi riveste un'alta carica dello Stato non puo' fare al tempo stesso l'imputato. ''Un'alta carica dello Stato deve rendere disponibile il suo tempo per i doveri e gli obblighi'' che comporta la sua carica, afferma l'avvocato Longo, sottolineando che ''non e' possibile rivestire la duplice veste di alta carica dello Stato e di imputato per esercitare appieno il proprio diritto di difesa e senza il sacrificio di una delle due''. Diversamente ragionando, per Longo ''si adempirebbero male gli impegni con un conseguente 'vulnus' alla Costituzione''.

Gaetano Pecorella, difensore del premier Berlusconi sottolinea che ''oggi il premier e' certamente un soggetto eletto direttamente dal popolo e non puo' che avere una posizione distinta da quella degli altri ministri''.

Pecorella, partendo dal presupposto di ''garantire il sereno svolgimento delle funzioni che ineriscono alle alte cariche dello Stato'', sottolinea la necessita' di ''un regime differenziato per il premier rispetto ai ministri, in quanto la sua posizione istituzionale e costituzionale e' diversa, dopo l'approvazione della nuova legge elettorale'' che impone di indicare sulla scheda alle forze politiche coalizzate il nome del candidato alla guida del governo.

''Dal 2005, in base alla legge elettorale per la Camera e il Senato, e' cambiata la situazione rispetto alla precedente, in cui il presidente del Consiglio era solo titolare di un potere di direzione e di impulso del governo, un 'primus inter pares' rispetto agli altri ministri. Oggi, i partiti che si candidano a governare devono depositare un programma elettorale e il nome della persona che candidano a guidare il governo, che riceve cosi' una diretta investitura popolare, al di la' e fermi restando i poteri attribuiti al presidente della Repubblica''.

Per Glauco Nori, in rappresentanza dell'Avvocatura dello Stato , il Lodo Alfano e', di fatto, ''il danno minore'' che inevitabilmente si provoca al sistema giuridico, con la sospensione del processo penale a carico delle quattro alte cariche dello Stato e, nel caso particolare in discussione, del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Anche valutando la questione sull'aspetto del principio di uguaglianza fra tutti i cittadini davanti alla legge, Nori sottolinea che questo principio ''non viene violato. Se infatti e' vero che tutti i cittadini possono essere sottoposti a giudizio penale, e' altrettanto vero che il comune cittadino non esercita certo funzioni di capo del governo. Anche i poteri e la loro estensione territoriale dei presidenti delle Regioni o delle Province o dei sindaci dei Comuni non sono comparabili a quelle del capo del governo. Infine, il premier e' l'unico che eserciti funzioni individuali all'interno dello stesso Consiglio dei ministri, non altri''.

"Ci aspettiamo che la Consulta decida, con grande serenita', solo sugli aspetti giuridici, dimenticando la questione politica" sottolinea a margine della seduta l'avvocato Pecorella.

In attesa della decisione della Consulta, arrivano i primi commenti dal mondo politico. Ignazio La Russa non prende "neanche in considerazione l'ipotesi di una sentenza negativa, perche' non sono passati 100 anni ma pochissimi anni dal momento in cui la Corte ha esaminato il lodo Schifani, bocciandolo e indicando dettagliatamente i motivi per cui non poteva considerarlo accoglibile. Noi - spiega il ministro della Difesa - su quella sentenza abbiamo costruito i contenuti del lodo Alfano, dando risposta alle giuste obiezioni sollevate: ricordo che la sentenza di allora diceva che non si trattava di una immunita' ma di una sospensione, gia' questo significa che non c'e' bisogno di una legge costituzionale".

Per Pierluigi Bersani, "le decisioni della Corte costituzionale meritano grande rispetto, quali esse siano". "La Corte decide tecnicamente, non guardando alla contingenza politica. Guai a noi se non avessimo questo presidio che non guarda alla quotidianita' politica. Bisogna farla decidere in tutta tranquillita' e serenita': la Corte e' una garanzia", ha detto Bersani.

E Antonio Di Pietro avverte: "Se la Consulta dovesse non bocciare il lodo Alfano sarebbe il referendum l'appuntamento centrale, un plebiscito di meta' legislatuira assimilabile a una vera e propria elezione anticipata".
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Di Loredana Morandi (del 06/10/2009 @ 11:00:15, in Sindacato, linkato 1579 volte)
Questa notizia la iscrivo al capitolo "Sindacato", perché in questo momento altre testate danno la notizia in modo che lasci comprendere l'esatto contrario, ovvero che i 3 manager siano stati sequestrati dagli operai. A mio avviso, nonostante i 3 manager siano evidentemente brave persone, questa pratica è e resta molto pericolosa perché la Procura potrebbe egualmente aprire un fascicolo contro gli operai.

Decisamente una pratica sindacale da non incoraggiare.

Operai bloccano tre manager in fabbrica, ma non e' sequestro

Protesta alla Alstom di Colleferro, vicino Roma


06 ottobre, 18:25

ROMA (ANSA) - Gli operai della Alstom di Colleferro, in provincia di Roma, da stamani a mezzogiorno stanno impedendo a tre manager di uscire dalla fabbrica, dopo che hanno avuto un incontro sul futuro dell'azienda. L'Alstom è una ditta francese che si occupa di costruire treni. I tre manager sono il francese Bruno Juillemet, vice-presidente delle risorse umane, Francesca Cortella, direttore personale di Milano e Riccardo Pierobon dell'ufficio comunicazione di Milano.

Gli operai dell'Alstom hanno deciso di non fare uscire i manager dalla fabbrica dopo aver appreso che l'azienda potrebbe chiudere fra nove mesi per mancanza di commesse. I tre manager sono stati trattenuti al termine di una riunione con i rappresentanti sindacali negli uffici della direzione da dove gli oltre cento operai della fabbrica non fanno uscire nessuno. Per cercare di sbloccare la situazione sta arrivando l'assessore al Lavoro della Regione Lazio Alessandra Tibaldi.

I MANAGER, NON E' UN SEQUESTRO - "Siamo qui da stamani e non abbiamo ancora avuto necessità di uscire dalla fabbrica. Abbiamo tranquillizzato carabinieri e polizia che non siamo stati sequestrati. Volevamo sdrammatizzare, non c'é stato alcun tipo di intimidazione o violenza nei nostri confronti. Al momento è in corso una legittima e civile dimostrazione da parte degli operai". A parlare è uno dei manager della Alstom, Riccardo Pierobon, dopo che gli operai della fabbrica di Colleferro avevano fatto sapere di averlo chiuso insieme ad altri due dirigenti dell'azienda all'interno degli uffici della direzione. I tre manager si trovano ancora negli uffici in attesa di partecipare alla riunione con l'assessore regionale al Lavoro Alessandra Tibaldi. "E' vero c'é una protesta davanti all'azienda di Colleferro - aggiunge -. Ma noi siamo venuti per una riunione del sindacato internazionale di Alstom. La riunione parte domani, ma siamo già tutti qui perché oggi siamo venuti a visitare la fabbrica". Anche carabinieri e polizia dicono che non c'é stato alcun sequestro, che la situazione è molto tranquilla e confermano la protesta degli operai.

Precedenti e dichiarazioni

Manager Alstom, non sequestrati
Sindacalisti, ai dirigenti e' stato impedito di uscire

06 ottobre, 18:58

(ANSA) - ROMA, 6 OTT - ''Non siamo stati sequestrati'',dice uno dei manager della Alstom di Colleferro, in relazione all'annuncio di un'azione di forza degli operai. ''C'e' una civile dimostrazione da parte degli operai'' rassiciura il manager dopo che i dipendenti della Alstom avevano fatto sapere di averlo chiuso insieme ad altri due dirigenti all'interno degli uffici.La Filcem Cgil fa sapere che c'e' un sit in e che di fatto e' stato impedito ai manager di uscire. Il ministro Sacconi: ''Drammatizzazione mediatica''.


***

Tre manager sequestrati da operai
Azione di protesta nella sede di Colleferro della Alstom

06 ottobre, 17:03

(ANSA) - ROMA, 6 OTT - Gli operai della Alstom di Colleferro, in provincia di Roma, da mezzogiorno stanno impedendo a tre manager di uscire dalla fabbrica. L'azione e' scattata dopo un incontro sul futuro dell'azienda. L'Alstom e' una ditta francese che si occupa di costruire treni. I tre manager sono il francese Bruno Juillemet, vice-presidente delle risorse umane, Francesca Cortella, direttore personale di Milano e Riccardo Pierobon dell'ufficio comunicazione di Milano.


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