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Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perchè la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per far piacere a dei padroni o dei manutengoli.

Antonio Gramsci
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 23:42:00, in Magistratura, linkato 1271 volte)
9/10/2009 (7:14)  - LO SCONTRO

Giustizia, il governo torna all'attacco

Carriere separate, nuovo Consiglio superiore:
resa dei conti con la magistratura

FRANCESCO GRIGNETTI


Il giorno dopo c’è sbalordimento e rabbia attorno a Berlusconi. Tra i suoi consiglieri-difensori si dà per scontato che per il caso Mills, tra un mese, subito dopo che le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale saranno pubblicate sulla Gazzetta ufficiale, si andrà al dibattimento. E saranno scintille.

Gaetano Pecorella: «Interverrà e dimostrerà come queste accuse siano del tutto prive di fondamento». E Niccolò Ghedini ai giornalisti della Stampa Estera: «Con due udienze a settimane è chiaro che ci saranno problemi e spetterà a Berlusconi la decisione, se privilegiare gli impegni di governo o quelli di difesa. Ma questa volta è importante che lui al dibattimento ci sia. Ci sono cinquecento faldoni da studiare... In passato si sono arrangiati, questa volta non si può».

La decisione della Consulta ha avuto l’effetto di un elettrochoc per il premier. Il quale, abbandonata ogni cautela, vuole ora lanciare la Grande Riforma della giustizia: separazione delle carriere, scissione del Consiglio superiore della magistratura, forse un nuovo Lodo, sia pure sapendo che resterebbe una norma-manifesto e non avrebbe alcun effetto pratico, e chissà, magari anche modifiche alla composizione della Corte costituzionale.

Torneranno in agenda anche la riforma delle intercettazioni e del processo penale. Là dentro c’è un articoletto, sulla non utilizzabilità delle sentenze negli altri dibattimenti, che già qualcuno considera una norma salva-Berlusconi perché impedirebbe di utilizzare contro il premier la condanna in primo grado contro Mills. Per questo articolo, e quello che amplia le possibilità di ricusazione dei giudici, potrebbe arrivare una corsia preferenziale. Difficile se non impossibile, però, che ci siano leggine in extremis per sospendere il processo Mills. «Non è nella mia intenzione, né del premier», dice Ghedini. Ma è anche vero che si studia qualcosa sui tempi delle prescrizioni.

Nel caso Mills, questo è un aspetto molto contestato. Ben altro, comunque, si avvicina. E’ in avvicinamento un “redde rationem” con la magistratura, come annunciato da Berlusconi stesso. «Ora si faranno le riforme sulla giustizia». E questa volta davvero il tono parla più delle parole. Ne è quasi spaventato Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, quando invoca: «C’è bisogno di rasserenare il clima e di proposte di riforma che non siano né dispettose né minatorie».

Ma a palazzo Grazioli è il momento dell’ira. Pecorella annuncia: «E’ arrivato il momento di fare riforme radicali. Credo che i rapporti tra magistratura e politici vadano rivisti. La politica nel suo complesso non può più governare». A sua volta Roberto Calderoli dice: «Fini nell’incontro \ ha dato molta attenzione ai decreti attuativi sul federalismo, ma anche alla necessità di affrontare le riforme costituzionali. Tanti problemi discendono da lì. E’ ora di mettere mano a pesi e contrappesi». Ma Calderoli ci tiene a precisare che le riforme costituzionali si fanno assieme all’opposizione. Come va dicendo Fini. Pecorella spiega così l’arrabbiatura verso la Consulta, ma anche con il Quirinale: «Una “moral suasion” del presidente della Repubblica sulla Corte costituzionale non è un fatto così straordinario. Non sarebbe la prima volta».

E Ghedini, nella trasmissione Annozero: «Napolitano avrebbe potuto o forse dovuto interloquire nelle fortissime polemiche che ci sono state per riportare quella serenità che a nostro parere la Corte non ha avuto. Se il capo dello Stato avesse speso una parola, male non avrebbe fatto». Lo stesso Ghedini dice: «Io rispetto le sentenze della Corte costituzionale, ma c’è pure il diritto di critica. E’ stata una sentenza senza precedenti perché la corte ha detto cose diverse rispetto a cinque anni fa».

Mentre da Londra l’avvocato David Mills, insolitamente loquace, rivela una lapalissiana verità - «Sarebbe assurdo e illogico se uno fosse condannato e l’altro assolto: o tutti e due colpevoli o tutti e due innocenti...» -, a Milano si prepara un nuovo possibile palcoscenico per il “teste” Silvio Berlusconi. Inizia infatti oggi alla seconda Corte d’Appello il processo di secondo grado per la vicenda del famoso “gift”, il regalo di 600 mila dollari ricevuto da Mills per mentire in due vecchi procedimenti per corruzione e fondi neri di Berlusconi: la vicenda delle tangenti alla Gdf e quella per la galassia off shore “All Iberian”. Una corruzione per la quale il legale d’affari inglese, considerato il vero “architetto” della struttura finanziaria estera dell’impero berlusconiano, è stato condannato nel febbraio scorso a 4 anni e 6 mesi di reclusione. Non senza consueto strascico di polemiche, visto che nelle motivazioni della sentenza, firmata dai giudici della decima sezione penale, presidente Nicoletta Gandus, il premier venne indicato chiaramente come complice nella corruzione e venne spiegato anche il meccanismo della corruzione: non dei soldi arrivati da chissà quale conto, ma prelevati direttamente dalla ragnatela dei conti esteri riconducibili a Berlusconi gestiti da Mills. E adesso, citato direttamente dall’avvocato Federico Cecconi, difensore di Mills, invocato dallo stesso legale londinese («Berlusconi potrebbe dire che non mi ha versato nulla di illecito...») il premier potrebbe anche decidere di anticipare una sortita giudiziaria presentandosi al processo d’appello se i giudici dovessero accogliere la richiesta di parziale rinnovazione del dibattimento.

I tempi potrebbero essere brevi: le udienze previste, oltre a quella di oggi, sono per il 15 e il 19 ottobre. Utili per la discussione sulla base degli atti, ma non per un’eventuale testimonianza così “eccellente”. Ma la presenza di Berlusconi al processo d’appello, sia pure come testimone e dunque con l’obbligo di rispondere e dire la verità, è una mossa che negli ambienti legali del Cavaliere viene considerata “azzardata” sebbene, alla luce delle sue recenti dichiarazioni («mi recherò io stesso nelle aule del tribunale, esponendo al ridicolo i miei accusatori, dimostrerò di che pasta son fatto!»), e alla sua passione per i colpi di scena, non si possa escludere a priori. Comunque vada a finire, visti i tempi dei due procedimenti in cui Berlusconi dovrà comparire come imputato, è ovvio che un processo come quello d’appello Mills vedrà il Cavaliere ugualmente protagonista, se non altro nella veste di convitato di pietra. A sostenere l’accusa sarà il Pg Laura Bertolè Viale.

Terminato questo appello, senza più il Lodo Alfano, Berlusconi verrà chiamato un’altra volta in aula ma sul banco degli imputati. E sempre per la vicenda Mills. Non prima di qualche mese però. Per cominciare il processo a suo carico, che dovrebbe prescriversi all’inizio del 2011, bisognerà infatti aspettare prima di tutto che lo scudo del Lodo Alfano decada ufficialmente con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della sentenza della Consulta. E poi che si formi un nuovo collegio in Tribunale.

A giudicare il presidente del Consiglio non saranno più i giudici presieduti da Nicoletta Gandus, ormai incompatibili dopo aver emesso la condanna in primo grado per Mills, ma un altro collegio che dovrà essere formato. I tempi a questo punto diventeranno un’incognita: non solo perché ovviamente verrà fatto valere il legittimo impedimento ma soprattutto perché le difese di Berlusconi annunciano battaglie procedurali e chiederanno la rinnovazione di perizie e interrogatori. Insomma, si ricomincia. Anche se già tutti sanno che il risultato più probabile dei due procedimenti in arrivo, sarà sostanzialmente nullo: prescrizione per Mills ed eventuale condono tombale per la frode fiscale dei fondi neri Mediaset. Il giorno dopo c’è sbalordimento e rabbia attorno a Berlusconi.

Tra i suoi consiglieri-difensori si dà per scontato che per il caso Mills, tra un mese, subito dopo che le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale saranno pubblicate sulla Gazzetta ufficiale, si andrà al dibattimento. E saranno scintille. Gaetano Pecorella: «Interverrà e dimostrerà come queste accuse siano del tutto prive di fondamento». E Niccolò Ghedini ai giornalisti della Stampa Estera: «Con due udienze a settimane è chiaro che ci saranno problemi e spetterà a Berlusconi la decisione, se privilegiare gli impegni di governo o quelli di difesa. Ma questa volta è importante che lui al dibattimento ci sia. Ci sono cinquecento faldoni da studiare... In passato si sono arrangiati, questa volta non si può».

La decisione della Consulta ha avuto l’effetto di un elettrochoc per il premier. Il quale, abbandonata ogni cautela, vuole ora lanciare la Grande Riforma della giustizia: separazione delle carriere, scissione del Consiglio superiore della magistratura, forse un nuovo Lodo, sia pure sapendo che resterebbe una norma-manifesto e non avrebbe alcun effetto pratico, e chissà, magari anche modifiche alla composizione della Corte costituzionale. Torneranno in agenda anche la riforma delle intercettazioni e del processo penale. Là dentro c’è un articoletto, sulla non utilizzabilità delle sentenze negli altri dibattimenti, che già qualcuno considera una norma salva-Berlusconi perché impedirebbe di utilizzare contro il premier la condanna in primo grado contro Mills. Per questo articolo, e quello che amplia le possibilità di ricusazione dei giudici, potrebbe arrivare una corsia preferenziale.

Difficile se non impossibile, però, che ci siano leggine in extremis per sospendere il processo Mills. «Non è nella mia intenzione, né del premier», dice Ghedini. Ma è anche vero che si studia qualcosa sui tempi delle prescrizioni. Nel caso Mills, questo è un aspetto molto contestato. Ben altro, comunque, si avvicina. E’ in avvicinamento un “redde rationem” con la magistratura, come annunciato da Berlusconi stesso. «Ora si faranno le riforme sulla giustizia». E questa volta davvero il tono parla più delle parole.

Ne è quasi spaventato Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, quando invoca: «C’è bisogno di rasserenare il clima e di proposte di riforma che non siano né dispettose né minatorie». Ma a palazzo Grazioli è il momento dell’ira. Pecorella annuncia: «E’ arrivato il momento di fare riforme radicali. Credo che i rapporti tra magistratura e politici vadano rivisti. La politica nel suo complesso non può più governare». A sua volta Roberto Calderoli dice: «Fini nell’incontro \ ha dato molta attenzione ai decreti attuativi sul federalismo, ma anche alla necessità di affrontare le riforme costituzionali. Tanti problemi discendono da lì. E’ ora di mettere mano a pesi e contrappesi». Ma Calderoli ci tiene a precisare che le riforme costituzionali si fanno assieme all’opposizione. Come va dicendo Fini. Pecorella spiega così l’arrabbiatura verso la Consulta, ma anche con il Quirinale: «Una “moral suasion” del presidente della Repubblica sulla Corte costituzionale non è un fatto così straordinario. Non sarebbe la prima volta».

E Ghedini, nella trasmissione Annozero: «Napolitano avrebbe potuto o forse dovuto interloquire nelle fortissime polemiche che ci sono state per riportare quella serenità che a nostro parere la Corte non ha avuto. Se il capo dello Stato avesse speso una parola, male non avrebbe fatto». Lo stesso Ghedini dice: «Io rispetto le sentenze della Corte costituzionale, ma c’è pure il diritto di critica. E’ stata una sentenza senza precedenti perché la corte ha detto cose diverse rispetto a cinque anni fa».

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 23:36:17, in Magistratura, linkato 1365 volte)
Rivelazione dell'ex Guardasigilli: Martelli racconta di averlo saputo dall'allora direttore generale degli Affari penali del ministero, Liliana Ferraro.


Martelli: Borsellino sapeva
della trattativa con la mafia


Roma, 08-10-2009

Il giudice Paolo Borsellino era a conoscenza della trattativa in corso tra la mafia e pezzi dello Stato. E' quanto emerge da Annozero, la trasmissione di Michele Santoro in onda su Rai 2. A fare l'inedita rivelazione e' l'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, Guardasigilli nel 1992, epoca delle stragi in cui vennero assassinati i magistrati Giovanni Falcone e lo stesso Borsellino.

Martelli racconta di avere saputo dall'allora direttore generale degli Affari penali del ministero, Liliana Ferraro, dell'intenzione dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, uomo legato ai boss Toto' Riina e Bernardo Provenzano, di avviare una collaborazione con lo Stato in cambio di "protezione politica".

A riferire alla Ferraro la decisione di Ciancimino era stato il capitano del Ros Giuseppe De Donno. Sempre secondo Martelli, il direttore degli Affari penali del ministero rispose all'ufficiale invitandolo a parlare della cosa con Paolo Borsellino.

Fu, poi, la stessa Ferraro, che aveva rapporti di amicizia col giudice, ad avvertirlo della volonta' dell'ex sindaco, personaggio chiave nella trattativa tra la mafia e lo Stato. La circostanza sarebbe avvenuta tra le due stragi e precisamente il 22 o il 23 giugno del '92. Borsellino venne ucciso il 19 luglio.

Le rivelazioni di Martelli sulla conoscenza della trattativa da parte del magistrato avvalorerebbero l'ipotesi secondo la quale la decisione di eliminare Borsellino avrebbe subito un'improvvisa accelerazione proprio perche' si temeva che si sarebbe opposto all'accordo.

Rainews24

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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 23:33:34, in Magistratura, linkato 1340 volte)

Questa volta le monetine toccheranno ai magistrati

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.. e ci van giù pesanti.
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 23:26:17, in Sindacato, linkato 1350 volte)
Mi pare saggio. Il problema che abbiamo in Italia è un premier indagato, più due terzi dell'opposizione nelle medesime condizioni, c'è del lavoro da fare per la stampa, ma non è quello del seguire le logiche del Capitale..

"No uso Ue per problemi nazionali"

Invito durante dibattito libertà stampa


Non bisogna "fare uso delle istituzioni europee per risolvere problemi che in base ai trattati devono essere risolti a livello nazionale". Ad affermarlo è il commissario Ue ai Media, Viviane Reding, nel dibattito in aula all'Europarlamento sulla libertà di informazione in Italia. Il commissario ha sollecitato a "concentrarsi nell'applicare le regole e i principi per i quali l'Ue è competente", ricordando la direttiva "Tv senza frontiere".

E non solo. Ricorda anche le norme riguardanti le assegnazioni delle frequenze Tv per le quali la Commissione ha avviato una procedura nei confronti dell'Italia."Tutte le istituzioni Ue hanno sottoscritto la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, che, all'art.11, dice che ognuno ha diritto a libera espressione di liberta' d'opinione e fornire informazione senza pressioni politiche".

Insomma, spiega ancora Reding, "la politica Ue è di assicurare che tutti gli attori abbiano un accesso non discriminato alle frequenze tv'', sottolineando di avere avviato nel 2006 col commissario alla concorrenza Neelie Kroes una procedura contro l'Italia. ''Sotto questa pressione le autorita' italiane stanno cambiando il loro approccio'', ha indicato Reding ricordando che la la libertà di espressione e' un ''fondamento'' del pluralismo. "Una profonda conivnzione - aggiunge il commissario Ue durante il dibattito in aula - in quanto ex giornalista".

TG Com

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(ANSA) - BRUXELLES, 8 OTT - Il fatto che i diritti fondamentali siano applicati nelle politiche “non fa l'Ue competente sui diritti in tutte le materie. Gli stati hanno costituzioni, corti, corti d'appello e corti costituzionali per far sì che i ...
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 13:50:50, in Osservatorio Famiglia, linkato 1277 volte)
Le aggressioni nei bagni delle scuole da lei frequentate

Gb: maestra pedofila confessa,
ho abusato di centinaia di bambini dal '92 ad oggi

Carole Clarke, 46 avrebbe ammesso le sue responsabilità al giudice dopo essere andata in terapia

MILANO - A prima vista, Carole Clarke sembra semplicemente una rispettabile ex insegnante part-time. Secondo le accuse invece, la 46enne di Grimsby, nel Lincolnshire, sarebbe una pedofila seriale e avrebbe abusato sessualmente di alcuni bambini fra i 4 e i 7 anni almeno un centinaio di volte dal 1992 a oggi. Le aggressioni avvenivano sistematicamente nei bagni e nelle docce pubbliche, non appena i piccoli venivano lasciati soli dai genitori. Sarebbe stata lei stessa a raccontarlo alla polizia e ora il caso è finito davanti alla Grimsby Crown Court.

L'UDIENZA - Durante l’udienza, il giudice è venuto a conoscenza delle innumerevoli violenze perpetrate ai danni dei bambini e anche se il numero esatto dei reati resta ancora da stabilire con esattezza, pare che l’ex insegnante avrebbe confessato un centinaio di atti di libidine. «Ho sentito parlare di 100 casi – ha spiegato il pm, Gordon Stables, al “Daily Mirror” – ma direi che è un’esagerazione. Penso, piuttosto, che si tratti di pochi bambini che hanno subìto violenze un centinaio di volte». Ma l’aspetto più incredibile della vicenda è che, malgrado le violenze siano iniziate ben 17 anni fa, la Clarke sia stata arrestata solo a gennaio di quest’anno, quando ha chiesto aiuto ad un terapeuta, che ha poi segnalato il caso alle autorità. «La mia cliente stava cercando di avere il miglior aiuto possibile per il suo problema», ha spiegato al “Daily Express” il suo avvocato, David Lee.

Prosegue su Corriere Sera

***

LA PIU' PICCOLA SI E' CONFIDATA CON UN'INSEGNANTE

Molesta le nipotine, arrestato lo zio

Un 52enne di Bollate responsabile di pesanti abusi commessi durante le feste in famiglia

MILANO - Per abusi ai danni delle nipoti di 12 e 15 (oggi 18) anni è stato arrestato a Bollate (Milano), con l'accusa di violenza sessuale aggravata, un uomo di 51 anni. La denuncia è arrivata dall'insegnante con cui si è confidata la più piccola delle ragazzine, e l'ordinanza del gip Salvini è stata eseguita il 22 settembre dalla Squadra mobile, che l'ha resa nota oggi.

LE FESTE IN FAMIGLIA - In due occasioni, durante feste o riunioni familiari, l'uomo, incensurato e impiegato in Posta, si è reso protagonista di abusi nei confronti delle ragazzine. Le due sorelle ne hanno parlato tra loro ma solo la più piccola è riuscita a confidare ciò che era successo a un'insegnante, che ha fatto scattare la denuncia. Dopo gli accertamenti, l'uomo è stato arrestato mentre tornava a casa dal lavoro e non ha né ammesso né negato i fatti a lui imputati. L'uomo è sposato e ha anche lui due figlie minorenni.

Prosegue su Corriere Sera
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 13:42:14, in Osservatorio Famiglia, linkato 1366 volte)
Un applauso al gip Lorenzo Benini!

Il pedofilo resta in cella

CARPENEDOLO. La decisione del gip è stata depositata ieri: convalidato il fermo della polizia e custodia cautelare. Il suo avvocato, intanto, ha formalizzato la richiesta di perizia psichiatrica

08/10/2009

Il giudice per le indagini preliminari Lorenzo Benini ieri mattina ha depositato una decisione tutt'altro che inaspettata: convalida del fermo per sequestro di persona, atti osceni in luogo pubblico, atti sessuali su minori e resistenza a pubblico ufficiale e continuazione della custodia cautelare in carcere.
Non si era fatto tante illusioni l'avvocato Marino Colosio che assiste d'ufficio F.C., l'uomo di 57 anni di Carpenedolo sorpreso sabato pomeriggio in una stradina del paese in auto con quattro bambine marocchine dai 6 ai 12 anni: si era offerto di dare loro un passaggio fino al centro commerciale da buon vicino di casa. Ma davanti agli agenti di una pattuglia della Polstrada è apparso nudo dalla cintola in giù con quelle bambine intorno che si porteranno addosso a lungo quelle immagini di depravazione.
Circostanze, quelle dell'arresto, che lasciano poco spazio all'interpretazione, all'equivoco, all'autodifesa. Forse proprio per questo l'uomo davanti al giudice ha preferito tacere e per lui hanno parlato le testimonianze delle bambine e il verbale di arresto redatto dagli uomini della Polstrada di Montichiari.
Il cinquantasettenne di Carpenedolo, sposato con una figlia ormai grande, rimarrà per ora in una cella di isolamento della casa circondariale di Canton Mombello (un regime che per lui è una garanzia di incolumità da una legge non scritta che in carcere equipara i pedofili agli infami). Una soluzione che potrebbe anche essere transitoria visto che ritirando il provvedimento di convalida dell'arresto, la difesa ne ha approfittato per depositare la richiesta di perizia psichiatrica. Una decisione maturata sull'esito dei primi incontri tra l'indagato e il suo difensore. «Se la pedofilia è una devianza vorrei che qualcuno ci dicesse - spiega l''avvocato Marino Colosio - se il mio assistito sapeva quello che stava facendo ed è tuttora consapevole della sua condizione e delle sue azioni».
Di quel turpe sabato pomeriggio l'uomo, infatti, non avrebbe fornito alcuna giustificazione, alcuna ricostruzione. Solo mezze parole farfugliate a fatica e senza alcuna logica apparente.

M.TOR.
Brescia Oggi
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 13:35:27, in Osservatorio Famiglia, linkato 1523 volte)
Una versione alla quale io credo, per quello che stanno facendo a me non posso fare a meno di credere. In un altra vita Chiara avrebbe iniziato uno sciopero della fame e/o denunciato Alberto senza nessuna pietà, perché quando si parla di pedofili si tratta sì di malati, ma i pedofili non possono essere curati e soprattutto si organizzano a branco.

Delitto di Garlasco, coincidenza agghiacciante

Chiara dava la caccia ai pedofili
Stasi fanatico dei bimbi stuprati



MILANO 06/10/2009 - Chiara Poggi, tempo prima di essere uccisa, aveva scaricato sulla sua chiavetta Usb alcuni articoli medici che parlano della più torbida devianza sessuale: la pedofilia.
E quella chiavetta, la sera prima di essere uccisa, sarebbe stata consultata dalla stessa ragazza sul computer del fidanzato Alberto Stasi, indagato con l’accusa di averla ammazzata.
Ma c’è di più. Sarebbero state riscontrate alcune anomalie nel sistema d’allarme di casa Poggi. Arrivando a inserirlo e a disinserirlo per ben cinque volte la sera prima di essere uccisa. L’ultima volte sarebbe stato disattivato dopo l’una e trenta. Quando il suo fidanzato, secondo la versione che lui stesso ha fornito ai carabinieri, era già tornato a casa a dormire. Chi ha fatto entrare, dunque, Chiara in casa sua? E' quanto emerge dalle anticipazioni di una parte della perizia informatica che domani arriverà sul tavolo del giudice per le indagini preliminari Stefano Vitelli.

Articoli medici
A destare particolare attenzione sono innanzitutto i file trovati nella chiavetta della ragazza. Articoli che parlano di pedofilia, e che spiegano che cos’è e come si può aiutare chi ha questi disturbi sessuali.

Una coincidenza inquietante se si pensa che proprio sul pc del suo fidanzato Alberto i carabinieri trovarono numerose immagini pedopornografiche scaricati da internet che ritraggono bambini di appena tre anni che fanno sesso con gli adulti. Forse Chiara aveva dei sospetti sul fidanzato e per questo si stava documentando. Gli articoli in questione erano stati salvati come “pedofilia 1,2 e 3”.

Davanti al pc
E poi, ancora, spunta l’ipotesi che la ragazza, la sera precedente al delitto, sia rimasta per almeno dieci minuti da sola davanti al pc di Stasi. Tra i migliaia di file salvati sul suo pc ce ne sono 21 (in formato jpg) e sette video di carattere pedopornografico per i quali il 25enne risulta indagato. Si tratterebbe, secondo le indagini, di documenti scaricati dopo il 22 ottobre 2006 e copiati su un hard disk esterno. E poi ci sono 7.064 immagini pornografiche archiviate e suddivise in 22 sottocartelle. Scaricate e poi salvate secondo criteri precisi, comprendono anche donne violentate, persone anziane sofferenti, caviglie e piedi con o senza scarpe, oggetti fallici stravaganti. Alcune immagini provengono dalla navigazione in vari sexy shop online. Ci sono poi le foto amatoriali. E si sono anche sette racconti hard, di cui uno a sfondo omosessuale con un protagonista africano.

a.g.
Cronaca Qui
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 13:21:01, in Magistratura, linkato 1204 volte)
Lodo Alfano, Mancino:
accuse rozze, no a riforme minatorie


ROMA (Reuters) - Secondo il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino, c'è della "rozzezza senza limiti" nelle accuse rivolte ieri al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in seguito alla dichiarazione di incostituzionalità del Lodo Alfano.

Dopo la decisione della Consulta sulla legge che prevedeva l'immunità dai processi penali per le prime quattro cariche dello Stato, il premier ha accusato i giudici costituzionali e la maggior parte degli organi di informazione di essere di sinistra, aggiungendo che "il capo dello stato sapete voi da che parte sta".

"La rozzezza delle accuse questa volta non ha proprio avuto limite", ha detto oggi il numero due di Palazzo Marescialli ai giornalisti prima del plenum del Csm.

Mancino è poi intervenuto in merito alle dichiarazioni del governo sulla messa a punto di riforme in tema di giustizia. "E' una minaccia?", si è domandato. "Le riforme si fanno sapendo che devono durare oltre la legislatura. C'è bisogno di rasserenare il clima e di proposte di riforma che non siano né dispettose né minatorie".

Il numero due del Csm non ha voluto commentare la sentenza con cui i giudici hanno dichiarato incostituzionale il Lodo Alfano, perché non ne ha ancora letto le motivazioni. Ha però osservato che "nella precedente sentenza (la dichiarazione di incostituzionalità del Lodo Schifani) sono stati affrontati aspetti sollevati allora dal giudice del rinvio, mentre questa volta gli argomenti erano diversi perché diverso era il problema sollevato dai magistrati ordinari".

Mancino è infine intervenuto sulle accuse rivolte dal premier ad alcuni giudici della Consulta. "Alla Corte Costituzionale ci sono giudici di sinistra? E che devono essere di destra, o celestiali?", ha detto. "Dire che i giudici politicizzano le questioni al loro esame mi sembra un ritornello che si ripete".

giovedì 8 ottobre 2009 11:59
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 13:14:00, in Estero, linkato 1249 volte)
Notizia del 08/10/2009 - 17:07     

SVIZZERA Inchiesta su Mediaset,
quattro manager nei guai

La Confederazione sta per aprire un'inchiesta per riciclaggio di denaro

BERNA - Quattro manager Mediaset saranno indagati per il reato di riciclaggio di denaro. È quanto si legge sull'edizione online de Il Corriere della Sera, che cita l'agenzia stampa Ap.

Sembra che la magistratura federale stia per aprire un procedimento a carico dei quattro funzionari dell'azienda italiana, in relazione alla sovravalutazione di film e diritti tv.

L'inchiesta elvetica sarebbe dunque un filone di quella aperta dalla procura milanese: Mediaset avrebbe acquistato per sette anni (dal 1992 al 1999) diritti tv di film americani a prezzo gonfiato. Le accuse, in Italia, sono di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio. I fondi in oggetto sono di Mediatrade spa, la società che nel 1999 sostituì Mediaset e la maltese Ims nell'acquisto dei diritti tv. Diritti che venivano convogliati da Los Angeles a Lugano, nel periodo tra il 2000 e il 2002.

La Confederazione ha congelato, nel 2005, conti bancari per oltre 150 milioni di franchi, e ora annuncia l'indagine sui manager Mediaset.

AP Luca Bruno
TicinOnline
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Di Loredana Morandi (del 08/10/2009 @ 13:06:13, in Magistratura, linkato 1355 volte)
Movimento per la Giustizia - Art. 3



Il presidente del Consiglio, in ripetuti interventi televisivi, commentando la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo "Alfano", sentenza di cui non si conoscono le motivazioni, ha attaccato anche la Corte Costituzionale, accusata di essere composta da giudici di parte, così come la magistratura ordinaria.

Nel corso della trasmissione Porta a Porta, si è anche lamentato del fatto che il presidente della Repubblica non sia intervenuto su alcuni giudici costituzionali per ottenere una decisione diversa da quella che la Corte costituzionale ha adottato sulla questione di costituzionalità del Lodo Alfano.

Se gli attacchi agli organi di garanzia, per decisioni sgradite, qualunque esse siano, ne delegittimano l'autorità ed il ruolo, lamentarsi di un mancato intervento di chi rappresenta l'unità della nazione sull'organo deputato a garantire l'osservanza della Costituzione si pone oggettivamente in contrasto con l’ordine costituzionale di ripartizione dei poteri dello Stato.

E manifesta una concezione di tutta la giurisdizione per cui ciò che conta non è il rispetto dei ruoli e delle regole, ma l'ossequio alla volontà di chi esercita uno dei poteri dello Stato. Come dire: "Non mi interessa quali siano le regole: devi decidere come io desidero, altrimenti sei contro di me e contro chi mi ha eletto ".

E' lo stravolgimento dei principi essenziali della Costituzione. E spiega le reazioni di intolleranza ad ogni decisione giurisdizionale che non sia favorevole ai propri interessi contingenti.

Non è inopportuno ricordare che secondo l'art. 1 della Costituzione la sovranità appartiene al popolo che però la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione stessa. e che i poteri di garanzia sono essenziali in ogni democrazia al pari di quelli elettivi.

Siamo sbigottiti.

Ma noi ricordiamo il giuramento di fedeltà alla Costituzione che abbiamo prestato.
E siamo certi che tanti condividano il nostro turbamento.

Movimento per la giustizia-art.3

Patrizia Morabito, presidente
Valerio Fracassi, segretario

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