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 .. purezza ..... di Lunadicarta
 
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Dobbiamo imparare bene le regole, in modo da infrangerle nel modo giusto.

Dalai Lama
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 10:46:32, in Magistratura, linkato 1672 volte)
Consiglio di Stato e di casta


di Emiliano Fittipaldi


Un rifugio dorato per generali, prefetti e gran commis. Che spesso intascano stipendi di lusso anche se fanno altro. Come Frattini e Catricalà
 
Le ovattate stanze di Palazzo Spada ne hanno viste di tutti i colori, così non sorprende che davanti al nuovo scandalo che ha travolto il Consiglio di Stato nessuno abbia fatto una piega. La storia recente è costellata di indagini e manette: nel 2003 un consigliere fu condannato (in primo grado) a tre anni per concussione, nello stesso anno un collega finiva alla sbarra accusato di ricettare tesori archeologici, nel 2007 un terzo membro è stato arrestato per associazione a delinquere e corruzione in atti giudiziari. Oggi i 13 anni che i pm di Milano hanno chiesto per Nicolò Pollari sono stati commentati con un'alzata di spalle, nonostante l'ex capo del Sismi, messo in Consiglio dal governo Prodi due anni fa, sia stato definito addirittura come il "regista di un sistema criminale" che ha coperto la Cia nel sequestro dell'ex imam di Milano Abu Omar.

Pollari non si è dimesso dall'incarico. Niente di nuovo: persino il presidente supremo Paolo Salvatore, quando nel 2008 finì indagato dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, preferì rimanere incollato alla sua poltrona.

Nessuno si sognerebbe mai di lasciare una delle cariche più ambite d'Italia, rifugio dorato per generali, ex ambasciatori, prefetti e trombati eccellenti della politica. All'organo "di rilievo costituzionale", che ha la doppia funzione di dare pareri legislativi al governo e fare da appello al Tar, non è facile accedere: il 25 per cento dei posti è riservato ai vincitori del concorso, stessa quota è appannaggio di Palazzo Chigi, mentre il 50 per cento è destinato ai magistrati del Tar con circa trent'anni di anzianità alle spalle. Una volta entrati nella casta dei consiglieri, il gioco è fatto. È difficile quantificare il loro lavoro in maniera oggettiva, ma quasi sempre chi viene nominato dal governo viene inserito nelle sezioni che danno pareri ai ministeri, mentre sembra consuetudine che i magistrati di lungo corso si dedichino alle sentenze, più delicate.

Il consigliere Antonio Catricalà, di sicuro, se ne sta con le mani in mano. Oggi è ufficialmente presidente di sezione fuori ruolo, ma da tempo immemore non entra a Palazzo Spada, avendo preferito fare il capo di gabinetto, il consigliere giuridico e il segretario generale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Ora è il capo dell'Authority per la concorrenza e guadagna 477 mila euro annui, a cui aggiunge quelli percepiti come presidente di sezione. Un extra da "ottomila euro al mese", ammette a "L'espresso" con onestà intellettuale. Sembra incredibile ma accumulare due stipendi è un suo diritto. Non solo: chi è "prestato" ad altre istituzioni conserva sia il salario base sia l'indennità giudiziaria, la voce legata ai rischi di essere un giudice. La intasca anche chi, di fatto, fa un altro mestiere.

Il doppio trattamento è un privilegio di altri undici "fuori ruolo": da Salvatore Mario Sechi, consigliere del presidente della Repubblica, a Alessandro Botto dell'autorità di vigilanza dei Lavori pubblici, dal vice segretario della presidenza del Consiglio Luigi Carbone al braccio destro del ministro Sacconi Caro Lucrezio Monticelli. Che spiega: "Prendo 8300 euro netti come consigliere, ma solo la parte accessoria dello stipendio di capo di gabinetto. Quant'è? Circa 4 mila euro netti al mese". Pure Franco Frattini è un consigliere che non consiglia da un pezzo, visto che passa da lustri da un incarico politico all'altro. Il ministro degli Esteri ha rinunciato allo stipendio parlamentare, ma la carriera "fantasma" a Palazzo Spada continua ad andare a gonfie vele: è stato promosso, due settimane fa, presidente di sezione. Ruolo che farà lievitare la sua busta paga.

Fare un giro nello splendido Palazzo Spada è illuminante. Il Consiglio di Stato è un Eden spesso semivuoto, dove 84 consiglieri (più dieci fuori ruolo) beccano in media 130 mila euro l'anno lordi e i 21 presidenti, quasi un quinto del totale del personale, si intascano secondo dati ufficiali circa 14 mila euro lordi al mese. Gli scatti d'anzianità arrivano puntuali ogni due anni. Un monte stipendi che allo Stato costa oltre 14 milioni l'anno, senza contare le spese per le otto auto blu, a disposizione dei vertici, tutte a noleggio Consip. Macchine, sussurra qualcuno, che spesso fanno avanti e indietro portando solo i documenti che i magistrati firmano da casa: i consiglieri hanno dentro la sede solo un "appoggio" e un armadietto, e spesso lavorano dal loro salotto facendosi vedere solo nei giorni d'udienza. "Palazzo Spada è piccolo", si giustificano. Non è tutto: per far funzionare la macchina circa 25 milioni vanno nella busta paga di 324 dipendenti, un esercito tra dirigenti, distaccati e personale di ruolo. In pratica, l'organismo pesa sulle casse dello Stato una quarantina di milioni di euro, a cui vanno aggiunte le spese di gestione e bollette varie.

Entrare nella casta attraverso il concorso pubblico è il sogno di molti, e il casting dovrebbe essere davvero accurato. Negli ultimi tre anni ce l'hanno fatta solo in cinque. Nel 2008 un consigliere del Tar trombato si è preso la briga di controllare gli atti del giorno in cui sono state corrette le sue prove, scoprendo che i cinque commissari avevano analizzato la bellezza di 690 pagine. "Senza considerare la pausa pranzo e quella della toilette, significa che hanno letto in media tre pagine e mezzo in 60 secondi. Un record da guinness, visto che la materia è complessa", ironizza Alessio Liberati. Che ha impugnato anche i concorsi del 2006 e del 2007: a suo parere i vincitori hanno proposto stranamente soluzioni completamente diverse per la stessa identica sentenza. Il magistrato, inoltre, ha sostenuto che uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, non aveva nemmeno i titoli per partecipare al concorso. L'esposto viene palleggiato da mesi tra lo stesso Consiglio di Stato e la presidenza del Consiglio dei ministri, ma i dubbi e "qualche perplessità" serpeggiano anche tra alcuni consiglieri. "Il bando sembra introdurre l'ulteriore requisito dell'anzianità quinquennale" ha messo a verbale uno di loro durante una sessione dell'organo di presidenza: "Giovagnoli era stato dirigente presso la Corte dei conti per circa 6 mesi (...) Il bando non sembra rispettato su questo punto". Per legge, a decidere se i concorsi siano stati o meno taroccati, saranno gli stessi membri del Consiglio. Vedremo. Intanto Giovagnoli si è subito iscritto al gioco preferito dei suoi colleghi più anziani, quello degli incarichi multipli: da gennaio fa il dopolavorista come docente per la Ita spa, un'attività da 48 mila euro l'anno. Giuseppe Barbagallo per 30 mila euro lavora invece come giudice all'Organizzazione internazionale del Lavoro, mentre Francesco Bellomo prende 35 mila euro dalla società "Diritto e Scienza a.r.l.". Roberto Chieppa guadagnerà 7.200 euro per 8 lezioni alla Trentino School of Management, Ermanno De Francisco arrotonda di 40 mila l'anno facendo il consulente del dipartimento per gli Affari giuridici.

Paradossali i casi di Umberto Maiello e Francesco Riccio: hanno ruoli interni che per legge gli consentono l'esenzione parziale dal lavoro, ma hanno il tempo per l'attività all'Agcom il primo (35 mila euro per il 2009) e all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori (3 mila euro al mese fino al 2011, poi si vedrà) il secondo.

La lista è infinita, e delle due l'una: o fanno poco a palazzo Spada e hanno molto tempo libero oppure, se dedicano qualche ritaglio di tempo al secondo incarico, le altre amministrazioni pubbliche li pagano assai generosamente. Di sicuro dentro la casta non si dice di no a nessuno. Nemmeno a Carlo Deodato, il capo di gabinetto del ministro antifannulloni Renato Brunetta. Che somma lo stipendio da consigliere, gli 80 mila euro per l'incarico al ministero e i 28 mila l'anno come tecnico di supporto del "commissario straordinario per la gestione dell'emergenza idrica del Simbrivio". L'anno passato aveva garantito, come si legge in un verbale del 9 luglio scorso, "che non avrebbe mai più chiesto ulteriori proroghe". La proroga è stata invece chiesta, votata con scrutinio segreto e, a maggioranza, autorizzata.

L'Espresso - 8 ottobre 2009
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 10:43:29, in Magistratura, linkato 1632 volte)
G8 Genova: in appello
15 assoluzioni,10 condanne


venerdì 9 ottobre 2009 16:19

GENOVA (Reuters) - Al processo di appello per devastazione e saccheggio durante il G8 di Genova del luglio 2001, i giudici hanno assolto 15 persone e ne hanno condannate altre 10 con pene dal 10 al 50% in più rispetto alla sentenza di primo grado. Lo riferiscono fonti giudiziarie.

A chi è stato assolto è stata riconosciuta la legittima difesa, mentre la sentenza ha confermato l'illegittimità della carica dei carabinieri sul corteo di Via Tolemaide.

Il quattro giugno scorso erano state chieste pene complessive per 225 anni di carcere e in primo grado erano stati condannati 24 imputati per un totale di 108 anni di reclusione. Fu assolta solo un'imputata, Nadia Sanna.

I pm avevano accusato tutti di devastazione e saccheggio, ma in appello solo 10 persone sono state condannate.

"Così hanno trovato i responsabili dei fatti del G8", hanno commentato ironicamente i legali difensori. Alle parti civili, che sono la banca Carige, il ministero della Difesa, la presidenza del Consiglio dei Ministri, il ministero dell'Interno e un privato, sono stati liquidati danni per 23mila euro.

Reuters
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 10:39:43, in Magistratura, linkato 1446 volte)
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 09:10:28, in Magistratura, linkato 3381 volte)
Grandissime le due pm Maria Cordova e Antonella Nespola ! Hanno già trovato un caso tra i 400 insoluti presso la Procura di Roma e stralciato la pratica per continuare le indagini e procedere al giudizio per i tre stupri, che hanno condotto Bianchini in carcere.

Roma: chiesto giudizio immediato
per lo stupratore seriale Luca Bianchini



La procura di Roma ha chiesto al gip il giudizio immediato per Luca Bianchini, il ragioniere di 33 anni, già dirigente di un circolo del Pd della capitale, accusato di essere lo stupratore seriale che nei mesi scorsi ha terrorizzato Roma.

I pm Maria Cordova e Antonella Nespola contestano all'indagato tre episodi di violenza sessuale avvenuti il 5 aprile, il 4 giugno ed il 3 luglio scorsi in altrettanti garage nei quartieri Ardeatino e Bufalotta, alla periferia della citta'

I pm romani proseguiranno gli accertamenti nei confronti di Bianchini per verificare se altre aggressioni a sfondo sessuale possano essere a lui attribuite.

In particolare, gli inquirenti stanno setacciando circa 400 fascicoli processuali già archiviati e relativi a stupri, molestie e abusi sessuali, alla ricerca di tracce biologiche che possano essere comparate con il dna dell'indagato. Un caso ha già dato esito positivo. Proprio per proseguire le indagini gli inquirenti hanno fatto uno stralcio dal troncone principale del procedimento.

Bianchini fu arrestato il 10 luglio scorso. Gli investigatori lo accusavano di essere l'uomo che, coperto da passamontagna e con un coltello in mano, si accaniva su donne intente a parcheggiare l'auto in garage o box condominiali.

La squadra mobile erano risalita a lui risentendo molte vittime aggredite con le stesse modalità. Ma ad inchiodare quello che, successivamente, si rivelato un personaggio dalla doppia vita, è stato l'esito del dna compiuto sui reperti di una delle tre donne stuprate tra aprile e luglio. Accertamento dal quale è emerso che appartenevano a Bianchini i profili genetici delle tracce biologiche trovate. L'uomo, già accusato e poi prosciolto nel 1997, per una temporanea infermità mentale, dall'accusa di aver tentato di violentare una vicina di casa, ha sempre respinto le accuse sostenendo, tra l'altro, che gli esami del dna, anche quello eseguito su sua richiesta, erano sbagliati o che i risultati erano stati manipolati.

(09 ottobre 2009)



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«Processo immediato»

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Roma, stupri in garage. La procura chiede il giudizio immediato ...

Adnkronos/IGN -
Roma, 9 ott. (Adnkronos) - Processo immediato per Luca Bianchini, il ragioniere di 33 anni, accusato di essere il maniaco sessuale responsabile di tre stupri in garage avvenuti tra il 5 aprile e il 2 luglio scorsi a Tor Carbone, alla Bufalotta, ...

Stupri a Roma, chiesto il processo immediato per Bianchini

RomagnaOggi.it -
ROMA - I pubblici ministeri della Procura di Roma, Maria Cordova e Antonella Nespola, hanno chiesto il "processo immediato" per Luca Bianchini, il ragioniere di 33 anni e segretario del circolo Pd del Torrino accusato di essere il maniaco sessuale ...

Pm: giudizio immediato a Bianchini Il ragioniere e' accusato di ...

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Violenza sessuale, per Bianchini chiesto il rito abbreviato

Fondazione Italiani -
9 ottobre 2009 – Per Luca Bianchini, ragioniere di 33 anni già dirigente di un circolo del Pd a Roma, accusato di essere lo stupratore seriale che nei mesi scorsi ha terrorizzato la capitale, la Procura di Roma ha chiesto al giudice per le indagini ...

Bianchini. chiesto il giudizio immediato

NotiziarioItaliano.IT -
ROMA - Chiesto il giudizio immediato per Luca Bianchi. Il ragioniere di 33 anni, accusato di essere lo stupratore seriale che negli ultimi mesi aveva terrorizzato la Capitale. I pm Cordova e Nespola gli contestano tre episodi di violenza sessuale, ...

Luca Bianchini: forse un altro stupro attribuito al ragioniere ...

Crimeblog.it (Blog) -
Nel frattempo le indagini su di lui continuano al fine di accertare se oltre ai tre stupri a lui contestati, potrebbero aggiungersene altri. E, a quanto pare, un altro caso sarebbe già emerso, attualmente in corso di verifiche. Gli inquirenti si stanno ...

Stupri Roma : casi Bianchini e Caffarella , i misteri del DNA

Osservatorio sulla legalità - ‎08/ott/2009‎
Luca Bianchini, unico indagato per gli stupri seriali di Roma, e' oggi al diciassettesimo giorno di sciopero della fame nel carcere di Regina Coeli. Nonostante un malore, ha dichiarato, attraverso il suo legale Giorgio Olmi: "Andrò avanti con lo ...
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 09:04:15, in Magistratura, linkato 1443 volte)
MINISTRO GIUSTIZIA A S. MARIA C.V.
INCONTRA AVVOCATI E GIUDICI



Anche un fuori programma con il ministro della Giustizia Angelino Alfano: in occasione del convegno nazionale dell'avvocatura sammaritana, il ministro si intratterrà nel tribunale di piazza Falcone e Borsellino con il presidente di Palazzo di Giustiza e il presidente della locale sottosezione dell'Anm Carlo Fucci per essere informato dell'attuale stato della giustizia nel circondario giudiziario della provincia di Caserta (Casertasette)

SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta), 8 Ottobre 2009 – Il ministro della Giustizia Angelino Alfano e i rappresentanti di tutti i 164 ordini forensi italiani si ritroveranno, i prossimi 9 e 10 ottobre, al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per un convegno dell’avvocatura nazionale in occasione del bicentenario del locale Palazzo di Giustizia. L’organizzazione del simposio, dal tema «Ordinamento forense e prospettive di attuazione della riforma», è a cura dell’Ordine degli Avvocati del foro di Santa Maria Capua Vetere. L’assise nazionale dell'avvocatura italiana per analizzerà, con l’intervento del Guardasigilli, le prospettive di attuazione di riforma dell'ordinamento forense, giunta in dirittura di arrivo. Il progetto della nuova legge professionale è stato assunto dal Consiglio Nazionale Forense il 27 febbraio scorso mentre per gli inizi del 2010 si prevede il varo del testo definitivo del disegno di legge. «Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di S. Maria Capua Vetere - dichiara il Presidente Elio Sticco - si è fatto carico della iniziativa per una verifica a tutto campo della nuova regolamentazione che prevede, tra i punti qualificanti, rilevanti attività demandate dal Consiglio Nazionale Forense ai consigli locali dei singoli ordini. Un'attenzione particolare - prosegue Sticco - è dedicata all'accesso alla professione ed al procedimento disciplinare mediante la creazione di due distinte entità aventi l'una funzione istruttoria e l'altra decisoria. La nuova legge prevede anche l’ estinzione delle cause di incompatibilità con la professione determinante la sospensione temporanea dall'esercizio dell'attività forense. Nel disegno di legge è contemplata la istituzione di uno "sportello del cittadino" per agevolare l'accesso alla giustizia per i soggetti aventi diritto al gratuito patrocinio. La nostra battaglia parte da lontano - conclude Sticco - per la valorizzazione dell'autonomia e dell'indipendenza dell'avvocatura nel rispetto della rilevanza sociale ed economica della professione forense e del suo ruolo nella organizzazione politica del paese al fine di garantire la massima tutela dei diritti, delle libertà e della dignità della persona per la effettività della difesa».

IL PROGRAMMA DELLA DUE GIORNI NAZIONALE
FORENSE NELLO STORICO TEATRO GARIBALDI


Il convegno - che avrà inizio alle ore 15,00 di venerdì 9 nel Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere - aprirà le iniziative per celebrare i duecento anni di vita del Tribunale della provincia di Caserta, inaugurato il 7 gennaio 1809, voluto da Giuseppe Bonaparte con provvedimento del 20 maggio 1808. In calendario l'intervento del penalista Giuseppe Garofalo sulla storia del Tribunale, che seguirà gli indirizzi di saluto del Presidente del Consiglio Nazionale Forense Guido Alpa, del vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino; del presidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Maurizio de Tilla; del Presidente della Cassa Nazionale di Previdenza Forense Marco Ubertini; del presidente Regionale degli Ordini Forensi della Campania Franco Tortorano; del presidente della Corte di Appello di Napoli Antonio Buonajuto; del Presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Andrea Della Selva e del procuratore della locale Procura della Repubblica, Corrado Lembo; del Sindaco di S. Maria C.V. Giancarlo Giudicianni; del preside della Facoltà di Giurisprudenza di S. Maria C.V. Lorenzo Chieffi; del prefetto di Caserta Ezio Monaco; del presidente della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro Alberto Zaza d' Aulisio e quella del Presidente dell'ordine forense samaritano Elio Sticco. I lavori si articoleranno in varie sessioni coordinate, di volta in volta, dai presidenti degli Ordini Forensi di Napoli, Francesco Caia; di Milano Paolo Giuggioli; di Palermo Enrico Sanseverino; di Salerno Americo Montera; di Roma Alessandro Cassiani; dell’ Unione Regionale degli Ordini del Piemonte e della Valle d'Aosta Gherardo Caraccio e dal presidente vicario della Cassa Nazionale Forense, Alberto Bagnoli. Previsti gli interventi del Presidente delle Commissioni Giustizia del Senato, Filippo Berselli e della Camera Cinzia Capano; del Consigliere Nazionale Forense Sandro Bonzo, dei presidenti degli Ordini di Bari Emmanuele Virgintino; di Genova, Stefano Savi; di Firenze Roberto Russo; di Catanzaro, Giuseppe Iannello; di Lucera Giuseppe Agnusdei; di Bologna, Lucio Straziari, nonchè del Segretario dell'Associazione Nazionale Forense Ester Perifano; del Consigliere Nazionale Forense Corrado Lanzara; del Presidente del Consiglio della Unione delle Camere Penali, Michele Cerabona; del Presidente della Unione Regionale degli Ordini Forensi della Sicilia, Ignazio De Mauro; del Presidente della Scuola Superiore dell'Avvocatura Alarico, Mariani Marini; del delegato dell'ordine di Santa Maria Capua Vetere, Paolo Tanda; del presidente dell'Associazione Italiana Giovani Avvocati, Giuseppe Sileci. La due giorni si concluderà con la tavola rotonda prevista per le 15,30 di sabato 10 sul tema «Luci ed ombre nell'attuazione della riforma». Modererà il responsabile dei servizi giornalistici della sede campana della Rai, Massimo Milone. Discuteranno il presidente del Consiglio Nazionale Forense Guido Alpa, il presidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Maurizio de Tilla, il presidente della Unione Forense Triveneta Mauro Pizzigati, il consigliere del Csm, Vincenzo Maria Siniscalchi. Le conclusioni saranno tratte dal Sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo.

Casertasette
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Trattativa tra Mafia e Stato,
riunione in Procura a Palermo.


Interrogati i giornalisti Ruotolo e Viviano



Il procuratore di Palermo Francesco Messineo e quello di Caltanissetta Sergio Lari stanno tenendo una riunione nel Palazzo di giustizia del capoluogo siciliano per discutere delle novità sulla trattativa tra Stato e mafia della strage di via D'Amelio emerse, ieri sera, nel corso della trasmissione "Annozero". Secondo quanto raccontato al giornalista Sandro Ruotolo dall'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli - è stato detto in trasmissione - il giudice Paolo Borsellino sarebbe stato a conoscenza del "dialogo" aperto dall'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, che agiva per conto di Cosa nostra, con pezzi dello Stato. Una circostanza che potrebbe avvalorare la tesi secondo la quale il magistrato venne assassinato perché si opponeva alla trattativa. Sul summit in corso, definito dagli inquirenti "operativo", c'é il massimo riserbo.

"Quale Stato ha trattato con la mafia? Dalla trasmissione non si è capito bene e credo che questo sia l'aspetto ora da chiarire. Non credo che il colonnello Mori si muovesse da solo, bisogna capire chi lo mandò a trattare". Così l'ex presidente della Camera Luciano Violante, ad Aosta come organizzatore della 'Scuola per la democrazia', commenta le novità emerse ieri durante la trasmissione Annozero dedicata alle stragi di mafia del 1992, Violante - ex presidente della Commissione Antimafia - ha definito la puntata di ieri sera un "grande esempio di giornalismo". "E' stata un'ottima inchiesta - ha poi precisato - anche se alcune cose che riguardano me erano sbagliate. Ma bisogna guardare il quadro complessivo della trasmissione, che ha anche rivelato importanti retroscena".

I giornalisti Sandro Ruotolo e Franco Viviano sono stati interrogati questa mattina come testimoni in Procura: il cronista di Annozero e l'inviato di Repubblica hanno risposto a domande sulla trattativa fra Stato e Cosa Nostra. Ruotolo, ascoltato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dal sostituto Nino Di Matteo, ha raccontato come sono andate le cose nel corso della preparazione della puntata di ieri del programma condotto da Michele Santoro, andata in onda su Raidue, presente in studio Massimo Ciancimino. Una giornalista, ha raccontato il cronista, aveva raccolto nei giorni scorsi la testimonianza di Claudio Martelli, che aveva parlato della conoscenza, da parte di Paolo Borsellino, della trattativa tra i carabinieri e Ciancimino junior. Un fatto molto importante, sul quale Ruotolo, fiutata la notizia, ieri ha fatto un ulteriore approfondimento: dopo avere visionato l'intervista, ha spiegato il giornalista sia in diretta che stamattina ai pm, ha chiamato personalmente Martelli per farsi raccontare dettagli e particolari. L'ex ministro della Giustizia, per essere certo di quel che stava dicendo, aveva a sua volta chiamato l'ex direttore degli Affari penali di via Arenula, Liliana Ferraro: richiamato Ruotolo, gli ha ribadito che Borsellino fu informato dalla Ferraro del fatto che il capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno aveva chiesto coperture per un'eventuale trattativa con Ciancimino. I magistrati della Dda Ingroia e Paolo Guido hanno sentito anche l'altro giornalista Franco Viviano, sulla cui audizione c'é invece riserbo: il tema sarebbe infatti diverso da quello affrontato da Ruotolo. L'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli e l'ex capo degli Affari penali di via Arenula Liliana Ferraro saranno interrogati dai magistrati della Procura di Caltanisetta che indagano sulla strage di via D'Amelio in cui morì il giudice Paolo Borsellino. Martelli e Ferraro dovranno riferire su quanto emerso, ieri, nel corso della trasmissione Annozero. Il Guardasigilli ha raccontato che Borsellino era a conoscenza della trattativa tra Stato e mafia. E che ad informarlo era stato la Ferraro. Né l'ex ministro, né la Ferraro, in 17 anni, sono andati dai magistrati che indagano sulle stragi a riferire la vicenda. Martelli e l'ex capo degli Affari penali di via Arenula verranno sentiti anche dai pm della Dda di Palermo che indagano sulla trattativa che ebbe tra i protagonisti l'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino.

Sicilia Informazioni (fonte Ansa)
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 08:57:57, in Magistratura, linkato 1282 volte)
Processo Mills, pg chiede conferma
della condanna a 4 anni e 6 mesi

Respinta la richiesta di sentire come testimone Berlusconi
La parte civile chiede risarcimento 250mila euro per Mills


ROMA (9 ottobre) - Il procuratore generale Laura Bertolè Viale ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni e 6 mesi per l'avvocato David Mills. Si è inoltre opposta a tutte le richieste di rinnovazione dibattimentale della difesa di Mills tra le quali quella di sentire come testimone Berlusconi. La sentenza il 27 ottobre. La parte civile ha chiesto la conferma del risarcimento di 250 mila euro nei confronti di David Mills.

La sentenza il 27 ottobre. Potrebbe esserci una sentenza di condanna o di assoluzione oppure con una ordinanza con la quale ammettono la parziale rinnovazione del dibattimento, accogliendo così la richiesta di nuove prove presentate dai legali di Mills.

Nella sua requisitoria, Laura Bertolè Viale ha ripercorso le «reticenze e le falsità» di Mills nei due processi in cui è accusato di aver mentito per proteggere, secondo l'accusa, Silvio Berlusconi. In considerazione della «callidità» del comportamento processuale del legale inglese, il magistrato ha detto che «l'imputato non merita alcuna riduzione di pena».

L'avvocato generale dello Stato ha citato dichiarazioni alla stampa dello stesso Berlusconi il quale aveva detto: «Non conosco questo David Mills». «Ha così dimostrato di non sapere nulla», ha detto il magistrato. Laura Bertolè Viale si è inoltre opposta

Bertolè Viale ha quindi cominciato a ricostruire i complicati passaggi di denaro che, nella ricostruzione dell'accusa, portarono Mills a ricevere 600 mila dollari per conto di Silvio Berlusconi e che sarebbero il prezzo della corruzione perché il legale inglese rilasciasse dichiarazioni reticenti in due processi milanesi: quello chiamato All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza.

Salta la luce. Processo sospeso per pochi minuti per il violento temporale che si è abbattuto sulla città e che ha provocato una interruzione dell'impianto elettrico. La luce è andata via solo nell'aula dove era in corso il procedimento.

Il legale inglese, già condannato in primo grado, è accusato di corruzione in atti giudiziari. In aula è stata letta la relazione che riassume i fatti contestati.

ll 4 ottobre 2008 la posizione di Berlusconi è stata stralciata in attesa della sentenza della Consulta sul lodo Alfano. Il procedimento verso Mills invece è andato avanti fino alla condanna in primo grado.

Il Messaggero
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Opinione del Financial Times Deutschland ...

FT Deutschland sul Lodo Alfano:

"In nessuna democrazia
giudici potenti come in Italia"


Francoforte, 09-10-2009

Un governo eletto democraticamente dal voto popolare non puo' essere dimissionato dai magistrati. Questo il succo dell'editoriale del Financial Times Deutschland. "Può darsi che Silvio Berlusconi sia un furfante, ma gli italiani che lo hanno eletto tre volte presidente del Consiglio, erano esaurientemente informati", scrive l'edizione tedesca di FT.

"Se tuttavia gli italiani eleggono un furfante, costui deve anche potere governare. Naturalmente bisogna chiedere conto a Berlusconi delle sue macchinazioni, ma non può essere diritto di alcuni pochi giudici decidere attraverso l'arresto la fine del suo mandato. In una democrazia è privilegio del sovrano, quindi del popolo o dei suoi rappresentanti eletti, rimuovere il capo del governo - prosegue il FTD - Soltanto successivamente può occuparsene la giustizia. Sulla scia del terremoto politico che ha scosso l'Italia per la sentenza della Corte Costituzionale, è stato trascurato un aspetto: fondamentalmente non è assolutamente una Lex Berlusconi la norma per cui i massimi rappresentanti dello Stato debbano essere protetti dall'azione giudiziaria durante il loro mandato".

Dopo avere evocato il caso dell'ex presidente francese Jacques Chirac e ricordato che "in Germania perfino i deputati godono dell'immunità", l'autorevole quotidiano tedesco afferma: "Occorre assicurare la capacità di funzionamento del governo e che questo non sia vittima di procedimenti con motivazioni politiche, con la conseguenza che debba preoccuparsi piu' della propria difesa che dei destini del paese". Questo rischio, a giudizio del FTD, è particolarmente avvertito in Italia a causa dei forti poteri della magistratura: "In Italia, ogni governo di qualsiasi tendenza politica è lasciato indifeso di fronte ad una giustizia altamente politicizzata. In nessun altra democrazia occidentale i giudici sono cosi' imprevedibili e potenti come qui (in Italia, ndr)".

"Pertanto, indipendentemente dal caso attuale, l'Italia ha bisogno di una legge che ponga dei limiti alla giustizia e tuteli i vertici dello Stato dalla persecuzione giudiziaria - conclude il Financial Times Detschland - anche se a tal fine fosse necessaria una modifica della Costituzione".

Rainews 24
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 04:09:35, in Politica, linkato 1334 volte)
Ricevo da Raniero La Valle, aderisco e trasmetto l'appello della Sinistra Cristiana..

Cari amici,

in un momento di grave pericolo per la Repubblica, ci sembra necessaria una forte iniziativa per riaprire spazi al futuro. Ancora una volta è la società civile che deve indicare la strada. A questo scopo mira il testo che segue, che tutti sono invitati a sottoscrivere, a trasmettere ad altri e a diffondere nel modo più largo possibile. Il documento non è ancora ufficiale, la sua pubblicazione è prevista per il 16 ottobre, data in cui esso sarà anche presentato a tutte le forze politiche democratiche. Le adesioni all'appello possono essere inviate a: info@sinistracristiana.net

Grazie e molti cordiali saluti

Raniero La Valle

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PER LA SALVEZZA DELLA REPUBBLICA
UNA SVOLTA DOPO QUINDICI ANNI




In quindici anni il sistema politico e le idee portanti della società italiana hanno subito un sovvertimento profondo, in cui sono confluite le tendenze negative che già avevano piagato il Paese nei primi decenni della storia repubblicana, nonostante il rapido sviluppo economico e il graduale affermarsi degli istituti e delle pratiche della democrazia.

In breve tempo si è passati dall’esaltazione della sovranità popolare al mito della governabilità, ma si è dimenticato che secondo la Costituzione governare vuol dire mettere lo Stato dalla parte degli interessi generali e, quando gli interessi confliggono, dalla parte delle componenti sociali e degli esseri umani più deboli, ai quali ostacoli di ordine economico e sociale limitano la libertà e l’uguaglianza e impediscono il pieno sviluppo come persone.

Si è passati dal dominio delle ideologie al rifiuto delle idee, al discredito delle culture politiche e alla marmellata delle posizioni etiche e religiose; non si spiegherebbe altrimenti l’imbarbarimento della lotta politica, né si spiegherebbe come la Lega potrebbe proclamarsi l’unica forza politica cristiana e cattolica, capace di dialogo con la Chiesa, quando disegna una società nella quale nessuno ha altro Dio che se stesso, i profughi sono respinti e fatti morire in mare, gli stranieri sono criminali a norma del diritto positivo, ai musulmani è negata la dignità umana inerente alla libertà religiosa e il Pronto soccorso, le sale parto, gli ospedali, gli uffici dello stato civile e talvolta anche le panchine e gli autobus sono vietati a chi non ha il permesso della Polizia.

Si è passati dalla frammentazione delle forze politiche, all’idea di due soli contenitori, uno di destra e uno di sinistra; però la sinistra è considerata dannosa e superflua, senza posto in Parlamento, e addirittura nel Partito democratico il candidato on. Bersani viene sollecitato a censurare la stessa parola “sinistra” se vuol essere eletto.

Si è passati da un sistema elettorale anche troppo proporzionale ed esposto a chi cercasse di procurarsi anche una briciola di potere, a un sistema seccamente oligarchico in cui moltissimi cittadini sono costretti a non votare, o a votare per risultati opposti a quelli desiderati, o a votare – anche se ciò è meno nuovo – turandosi il naso; e in ogni caso nessuno può votare per eleggere nessuno, ma può solo fornire il proprio voto alle nomine già effettuate dagli apparati di partito; nessuna minoranza, senza snaturarsi o vendersi, è più ammessa al festino.

Si è passati dalla divisione dei poteri e da un certo pluralismo dell’informazione all’attentato contro i tutti i poteri deputati a indirizzare, controllare e limitare il potere dell’esecutivo e del cosiddetto “premier”. Il Presidente della Repubblica è assediato al Quirinale, la magistratura è ogni giorno sfidata, ispezionata e minacciata, la televisione irresistibilmente attratta in un unico palinsesto, i direttori dei giornali sono costretti a cambiare mestiere, le interviste, a cui si risponde portando l’intervistatore in tribunale, potrà ormai permettersele solo chi abbia un editore pronto a rischiare per la pena qualche milione di euro.

Si è passati da un’idea perfino ipocrita della morale pubblica, all’idea della sua encomiabile trasgressione in privato, i palazzi del potere sono diventati vetrine di edonismo, il Muro è caduto e d’oltrecortina arriva il letto di Putin, siamo diventati spettacolo al mondo e dal vertice della ricchezza e del potere si sparge nel Paese una palpabile aura di corruzione. Ciò rende impossibile anche una serena trattazione legislativa di materie eticamente sensibili.

Si è passati da una eccessiva facilità di avvicendamento dei governi a una loro pretesa inamovibilità, qualunque cosa accada e qualunque cosa facciano, per una intera legislatura. Ma in una legislatura si può fare la guerra e si può espiantare la democrazia.

Questa analisi, formulata dagli uni, può essere non in tutto condivisa, può essere corretta o integrata da altri. Come ogni critica, essa stessa può essere sottoposta a critica. Non è dunque su questa analisi che si forma o si chiede il consenso. L’accordo unanime è però sull’azione che si ritiene ne debba seguire e qui viene proposta.


APPELLO PER LA CREAZIONE DI UNA “COSTELLAZIONE DEMOCRATICA”


Lo scadimento della lotta politica dal dibattito delle idee al linciaggio delle persone e le lunghe convulsioni che accompagnano la crisi micidiale del potere di Berlusconi, dimostrano l’elevato grado di inagibilità democratica di pericolosità sociale e di impotenza politica in cui è caduto il nostro sistema.

I firmatari di questo appello, le altre entità e persone che vi aderiscono e la Sinistra Cristiana che nella sua veste di “Servizio politico” lo promuove, scongiurano le forze politiche democratiche – a cominciare dal maggior partito di opposizione – a riunirsi in un supremo sforzo per arrestare il declino e ristabilire le condizioni di dignità, onore, cultura e libertà nel nostro Paese.

Nei tempi più rapidi sarebbe necessaria almeno una riforma elettorale che, fuori da forzature autoritarie, premi di maggioranza e lotta alle minoranze, restituisca rappresentanza ai cittadini, credito agli eletti, azionabilità agli interessi negati e udibilità alle idee anche critiche e innovatrici.

Tuttavia, nelle more di tale riforma, che certamente ha bisogno di un vasto consenso, e nell’attuale situazione di urgenza, a legislazione vigente rivolgiamo un pressante invito alle forze e ai partiti costituzionali, presenti o assenti in Parlamento, indipendentemente dal loro denominarsi come democratici, liberali, riformisti, antagonisti, comunisti, alle associazioni politiche democratiche e ai Comitati per la Costituzione, per dar vita a una coalizione di cultura e di governo che, in discontinuità con precedenti insoddisfacenti esperienze, si potrebbe definire “Costellazione democratica”.

La base comune su cui, in sintonia con i quattro punti dello storico discorso di Barak Obama al Cairo del 4 giugno scorso, tale Costellazione democratica potrebbe fondarsi, si può organizzare attorno a questi quattro valori:


1) Il valore della memoria come riserva critica della nostra identità democratica, dall’unità d’Italia al fascismo, dalla Shoà alla Resistenza, dalla Costituente alla Repubblica, e come antidoto al moltiplicarsi delle vittime della violenza economica e politica, dei “respingimenti” e delle guerre;

2) Il valore della legalità, come attuazione della Costituzione e dei suoi postulati fondamentali, a cominciare dalla laicità, condizione dell’uguaglianza e della convivenza pacifica in un universo che è plurietnico e plurireligioso; dal lavoro, come diritto e dignità di ogni persona e fondamento della Repubblica; dal ripristino della legalità soprattutto in ordine ai diritti fondamentali, alle libertà, alla giurisdizione, alla partecipazione politica e alla rappresentanza;

3) Il valore del ruolo della Repubblica per rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo degli esseri umani, sia nell’ordine economico e sociale, sia nel campo dell’informazione e dell’istruzione, con particolare riferimento alle politiche per l’occupazione, per l’edilizia abitativa, per l’infanzia, per standard di vita accettabili, per la salvaguardia del Welfare e il rilancio della scuola pubblica, nel riconoscimento della dimensione privata e pubblica dell’economia;

4) Il valore dell’unità delle Nazioni, della pace, della liberazione dei popoli, del concerto dei poteri pubblici per la stabilità e lo sviluppo economico internazionale, della salvaguardia e dell’uso dei beni comuni e della difesa della natura, condizioni della salvezza storica oggi necessaria.

La condivisione di questi valori non implica la rinuncia alle differenze. Ciascuna delle componenti della Costellazione democratica, tenendo fede alla propria ragione di essere, continuerà a coltivare i propri valori e a elaborare le proprie culture incrementando nel rispetto reciproco l’autonomia e il pluralismo.

Le componenti della Costellazione democratica uniscono però le proprie forze in forma visibile per un’azione comune nella società, volta alla crescita di una cultura costituzionale, e allo sviluppo della libertà e del pluralismo della comunicazione sociale e dell’informazione.

Esse contraggono nel contempo un’alleanza elettorale capace di competere per la conquista della maggioranza parlamentare, stabilendone le finalità in un patto di legislatura aperto all’adesione di tutti i cittadini.

La maggioranza parlamentare espressa da questa alleanza costituirà e sosterrà con la sua fiducia il governo. Esso viene formato nell’ambito della stessa maggioranza ma non necessariamente da tutte le sue componenti, mentre tutte le componenti della maggioranza e i loro singoli membri si vincolano a sostenere l’azione esecutiva e la legislazione qualificante del governo, secondo il patto stabilito coi cittadini. L’attività governativa non copre tutto lo spazio dei problemi e dell’esercizio politico, ed è distinta dall’attività legislativa, come sono distinti i relativi poteri. Non tutta la legislazione esprime e deve essere conforme alla volontà del governo. Nelle materie che non rientrano direttamente nello specifico programma di governo e in cui esso non ritiene implicata la fiducia al proprio operato (dal quadro istituzionale alla bioetica), la maggioranza parlamentare concorre alla legislazione senza vincolo di mandato.

La Costellazione democratica valorizza e pratica il dialogo e il confronto parlamentare, e approfondisce le relazioni con tutte le componenti della società italiana, nessuna delle quali è considerata nemica.

L’accordo per dar vita a tale Costellazione democratica non può essere rimandato al momento delle prossime elezioni politiche, ma fin da ora ne deve rappresentare la prefigurazione, l’urgenza e la prospettiva risolutiva. È questo l’appello che rivolgiamo a tutti i soggetti politici responsabili della vita del Paese.

16 ottobre 2009

Raniero La Valle, Domenico Gallo, prof. Luigi Ferrajoli, prof. Gianni Ferrara, prof. Roberto Mancini, prof. Francesco Zanchini, Giovanni Pecora, Vasti, scuola di critica delle antropologie, Adista, Koinonia, Centro Studi Erasmo Onlus, Cercasi un fine, Tempi di fraternità, padre Alberto Simoni, domenicano, padre Alessandro Cortesi, domenicano, Marcello Cini, Enrico Peyretti, Giancarlo Zizola, Arnaldo Nesti, Franco Ferrara, Francesco Domenico Capizzi, chirurgo, Maria Teresa Cacciari, docente, Mariacristina Bartolomei, Flavio Pajer, don Giannino Piana, teologo, Gaetano Sabatini, Gilberto Squizzato, padre Aldo Tarquini, domenicano, prof.sa Francesca Brezzi, prof. Roberto De Vita, Gianfranco Monaca, Agata Cancelliere, Fausta Deshormes, Gian Gabriele Verteva, Loredana Morandi,
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Obiettivo: un maggiore monitoraggio della spesa e risparmi da destinare al funzionamento dei tribunali

Il Tesoro mette a dieta il «Grande orecchio»

Nel 2010 Per le intercettazioni i magistrati avranno a disposizione: 179 milioni. Il taglio è del 20%


Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e il Guardasigilli, Angelino Alfano, mettono a dieta le «grandi orecchie» che spiano criminali e mafiosi su disposizione dei magistrati inquirenti. Un tema delicato perché sono i servizi di intercettazione, spesso, a rappresentare un elemento determinante nelle indagini. Ma la crisi impone una maggiore oculatezza su tutte le voci del bilancio pubblico, ascoltatori di conversazioni inclusi.

Così nelle tabelle del ministero di Grazia e Giustizia, approvate nei loro importi dalla legge Finanziaria sprint composta da soli 3 articoli, il capitolo delle «spese di giustizia» (lo stanziamento di risorse destinato al funzionamento dei procedimenti giudiziari: dalle traduzioni, alle indennità per i giudici popolari e alle intercettazioni appunto) che per il 2009 poteva contare su una dotazione complessiva di 474 milioni di euro è stato diviso, nel 2010, in due parti. Una tranche riservata esclusivamente a pagare i fornitori di servizi di ascolto, pari a 179 milioni di euro. E una seconda parte di 328 milioni di euro per tutte le altre attività processuali.

La manovra ha complessivamente aumentato le risorse a disposizione del funzionamento del processo: considerando le due poste si arriva a 508 milioni contro i 474 milioni disponibili per quest'anno. Ma considerando il costo storico della spesa per le intercettazioni, che si è sempre posizionato attorno ai 220 milioni di euro (questo il conto stimato da saldare anche nel 2009) il taglio è consistente e vicino al 20%.

Nessun intento punitivo nei confronti dei magistrati, spiegano fonti del Tesoro, ma solo la necessità di un maggior monitoraggio di una spesa legata a una forte discrezionalità. Oltre all'esigenza di assicurare una migliore allocazione delle risorse nel bilancio di spesa della giustizia. Parte dei risparmi sono infatti confluiti sul capitolo di spesa per la gestione ordinaria degli uffici: carta, penne e toner per dirla in modo semplice. Per il quale le risorse sono passate da 85 milioni di euro del 2009 a 105 milioni nel 2010.

Un aumento che sarà sicuramente salutare a una giustizia spesso lenta anche per la mancanza di strumenti operativi. Anche se l'incremento di fondi darà sollievo agli uffici, però, i tecnici stimano che non saranno sufficienti. Con una postilla. Se lo scudo fiscale e l'acconto di novembre porteranno incassi freschi nelle casse statali non è escluso che la dotazione possa essere rimpolpata con altri 40 o 50 milioni di euro.

Il Tempo
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