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 .. il dono di un fiore ..... di Lunadicarta
 
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La giustizia è sempre giustizia, anche se è fatta sempre in ritardo e, alla fine, è fatta solo per sbaglio.

George Bernard Shaw
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 13/10/2009 @ 01:49:37, in Sindacato, linkato 1537 volte)
Caro Direttore, ultimamente vi siete un po' calmati, ma fino a poche settimane fa la vostra pagina web era tale da essere inserita nel filtro "famiglia", dei computer dei nostri figli. Avete pubblicato ogni sorta di nefandezza o devianza sessuale, fotografandola da ogni angolo del globo e non vi siete persi un "culo femminile" dagli Stati Uniti al Giappone, passando per l'italico Viagra. Extra Vespa, la informo che io non ho denaro o potere, ma non chiamerei mai tutto questo libertà o coraggio. Tanto per essere chiari: non ci interessa con chi va a letto il premier, se nell'informarci ritrovate per la Donna un nuovo medioevo. E non c'è bisogno di firmare per la Compagna Rosy Bindi, che è troppo signora e troppo preparata politicamente per non saper mettere a posto un gaffeur come Berlusconi,Tutto da Sola. Oppure noi donne della sinistra cattolica non la voteremmo. Affatto. L.M.

Il coraggio della stampa



di EUGENIO SCALFARI

Ho letto con doverosa attenzione la duplice risposta che Ferruccio de Bortoli ha dato al mio articolo di domenica scorsa per la parte che lo riguardava. Purtroppo è la risposta tipica di chi, non volendo confrontarsi con il tema in discussione, lo sposta su un altro obiettivo. Nel caso specifico sull'oggettività dei giornali o la loro faziosità. Aggiungo che ieri il Tg1 è anch'esso intervenuto a suo modo e a supporto di un resoconto di genere minzoliniano ha intervistato Belpietro e Antonio Polito i quali non hanno trovato di meglio che dichiarare la loro non appartenenza al mio partito e la loro solidarietà con il direttore del Corriere della Sera.

Questi due colleghi fanno da tempo parte organica del club di Bruno Vespa ed è evidente che prendano da me tutte le distanze possibili. Quanto a quello che viene definito "il mio partito", la locuzione significa "le mie idee" che chiunque è liberissimo di non condividere. Ma se questa non condivisione diventa un fatto politico, bisogna domandarsene il perché e con ciò torniamo a de Bortoli.

Il tema della discussione da me aperta è quello di esaminare se la stampa italiana si stia rendendo conto della deriva in avanzato corso verso un regime autoritario, nella direzione voluta dal capo del governo. Una deriva che implica una concentrazione di potere nelle mani del presidente del Consiglio e un contemporaneo indebolimento o addirittura cancellazione degli organi di controllo e di garanzia ancora esistenti: magistratura inquirente e giudicante, autorità che sovrintendono a importanti settori a cominciare da quella "Antitrust", poteri di controllo del Parlamento, Corte costituzionale, presidente della Repubblica, stampa e emittenti radio-televisive.

A nostro avviso una notevole parte della stampa e delle emittenti radio-televisive non sta informando i cittadini della gravità di quanto accade sotto i nostri occhi, smorza volutamente il significato dei fatti e dei comportamenti adottando il metodo così bene illustrato nei "Promessi sposi" laddove il Manzoni racconta il colloquio tra il Conte-zio e il padre generale dei Cappuccini al quale si chiedeva di trasferire in altra sede il combattivo fra Cristoforo che difendeva i poveri Renzo e Lucia dalle soperchierie di don Rodrigo. "Sopire, troncare, padre reverendo; troncare, sopire". Così diceva il Conte-zio e così fu costretto a fare il generale dei Cappuccini. La conseguenza fu l'intimazione a don Abbondio di non eseguire quel matrimonio, il rapimento di Lucia, la fuga di Renzo. Non ci fosse stato il pentimento dell'Innominato e poi la peste, quel matrimonio non si sarebbe mai fatto.
Spesso la grande letteratura serve a capire i fatti quotidiani molto di più dell'acume di chi scrive sui giornali dove i don Abbondio abbondano. Sicché bastò un editto del premier a far buttare fuori dalla tivù Biagi e Santoro ed un altro più recente a far dimettere Giulio Anselmi dalla Stampa e Paolo Mieli dal Corriere della Sera.

Io mi guardo bene dall'augurarmi che de Bortoli condivida le nostre idee e capisco anche che - come scriveva il Manzoni - "il coraggio chi non ce l'ha non se lo può dare". Ma da qui a sottacere il significato della deriva italiana, morale, politica, economica, sbandierando come titoli di merito verso il governo gli articoli scritti in suo favore, quelli scritti a suo tempo contro il governo Prodi, infine la definizione di Repubblica come un gruppo editoriale nemico del premier e degli interessi del Paese, ebbene questo è un modo volutamente rassegnato di praticare una professione che ha come primo principio deontologico quello di controllare il potere ad ogni passo e in ogni istante.

I giornali non sono partiti ma sentinelle a guardia del pubblico interesse, che dovrebbero rimandarsi l'un l'altro la parola d'ordine e la risposta: "All'erta sentinella", "All'erta all'erta sto". Ebbene, era questa la risposta che speravo d'avere dal direttore del Corriere della Sera. Non l'ho avuta e me ne dispiaccio assai, non per me ma per lui.

De Bortoli sostiene che Repubblica non l'ha mai difeso quand'era sotto attacco da parte del potere politico. Hai una memoria debole, caro Ferruccio. E perciò cercherò di aiutarti a ricordare citando un mio articolo dell'8 giugno del 2003, poche settimane dopo le tue dimissioni dal Corriere della Sera.

"Misteriose dimissioni, è il meno che si possa dire, perché il protagonista della vicenda le ha blindate con la motivazione delle "ragioni private", con la stanchezza d'una funzione esercitata per oltre sei anni e resa più difficile dalle frequenti pressioni del potere politico, del resto effettuate alla luce del sole. Ma resta un problema: come mai un governo di centrodestra che si dichiara in ogni occasione corifeo dei valori liberal-democratici, mette sotto accusa e attacca come traditore di quei valori un giornale che ha fatto del "terzismo", dell'equidistanza tra le parti politiche in conflitto, della tecnica pesata col bilancino d'un colpo al cerchio e uno alla botte, la sua divisa e la sua funzione?".

Quella mia domanda di allora è rimasta senza risposta ma è ancor più attuale oggi. De Bortoli dirige per la seconda volta il Corriere della Sera dopo l'esperienza conclusa nel 2003. Quell'esperienza è evidentemente ben viva nella sua memoria; adesso conosce meglio i limiti entro i quali può muoversi e li rispetta con maggiore attenzione. Perciò si preoccupa e si addolora se il premier, non contento della sua prudenza, lo avverte che dev'esser più attento e più docile.

Del resto, sempre in tema di direzione del Corriere della Sera, il nostro vicedirettore Massimo Giannini scrisse il 3 dicembre del 2008 un articolo di fondo intitolato "L'editto albanese", quando durante una visita di Stato a Tirana, Berlusconi disse che Giulio Anselmi e Paolo Mieli "dovevano cambiare mestiere". Scrisse Giannini: "Dietro quelle parole del Cavaliere c'è una visione totalitaria della democrazia che tra un editto e l'altro sta ormai precipitando in un'autocrazia".
La cosa singolare è che tutta la stampa internazionale, quella progressista e anche quella conservatrice, considera il nostro premier come un personaggio che ha ormai sorpassato ogni limite accettabile. Dopo i suoi attacchi alla Corte costituzionale e al capo dello Stato lo descrive come un pericolo per tutti, portatore di un virus infettivo il cui solo contatto è rischioso. Leggete il Newsweek di questa settimana che è l'esempio più recente di questa preoccupazione.
Io vorrei, noi vorremmo, che la stampa italiana non fosse meno lucida e meno coraggiosa di quella internazionale. Mi sembra purtroppo un vano desiderio.

La Repubblica (13 ottobre 2009)
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Cari signori Tutti, basta prostituzione di comodo e soprattutto basta alle azioni mediatiche che ci portino oltre in questo ritrovato medioevo delle Donne. La Bindi mi piace più di quanto non piaccia veramente alla sinistra, ma chi se ne frega se ha litigato in tv con Berlusconi. In certe situazioni anche un bel vaffanculo è corretto nel nuovo galateo televisivo, perché no? Io però continuerò a sentirmi offesa come donna dai colleghi del fronte antiberlusconiano, per come è stata trattata la polemica del Viagra e per come è stata magnificata la figura di una comune puttana. Si vede bene come due gruppi editoriali si stiano affrontando senza esclusione di colpi. La stampa estera? Quella legata a Murdok di Sky è stata sempre embedded e puntava al pacchetto Rai tanto che, quando non lo ha avuto, "lui" ha scaricato i Laburisti. Gli spagnoli hanno fatto letteralmente vomitare, perché con il polverone delle foto a Villa Certosa coprivano il voto in parlamento della leggina per sollevare Israele dai crimini di guerra. Berlusconi ha tutti i difetti, ma se la stampa è davvero libera, qualcuno dovrebbe rifiutarsi di firmare le penose interviste a personaggi come il pregiudicato ex fidanzato di Noemi, perché l'unica cosa che abbiam capito è che la ragazza non fosse "illibata". Suvvia! Adesso basta! L.M.

Doppio attacco al Corriere


UN'INFORMAZIONE LIBERA E CORRETTA

di Ferruccio De Bortoli


Non potevamo ricevere miglior attestato dell'indipendenza del Corriere. Nel giro di due giorni siamo stati attaccati sia da destra sia da sinistra.

Al Cavaliere non sono andate giù le inchieste di Bari, svelate per primo dal Corriere, né forse alcune posizioni che abbiamo ospitato sul lodo Alfano, sullo scudo fiscale o la difesa delle regole costituzionali.
Marco Travaglio ed Eugenio Scalfari, che ieri hanno scritto sui rispettivi giornali, Il Fatto e La Repubblica, (a loro rispondo a pagina 12) ci rimproverano sostanzialmente di non far parte dell'esercito mediatico che Berlusconi lo vorrebbe mandare a casa, senza chiedere agli italiani se sono d'accordo.

Un giornale non è un partito. L'informazione è corretta se fornisce al lettore tutti gli elementi necessari per formarsi senza condizionamenti un'opinione. Non lo è quando amplifica o sottostima una notizia chiedendosi prima se giova o no alla propria parte o al proprio padrone.

Ed è quello che sta accadendo oggi: i fatti non sono più separati dalle opinioni. Sono al servizio delle opinioni. I lettori rischiano di essere inconsapevolmente arruolati in due trincee, dalle quali di danno vita a campagne stampa e raccolte di firme. Tutti liberi di farlo, naturalmente. A volte con qualche ottima ragione. Ma senza trattare poi coloro che non vi aderiscono come alleati di fatto del nemico o pavidi spettatori.

Gli avvenimenti sono spesso manipolati, piegati alla bisogna. Trionfa la logica dell'attacco personale, della delegittimazione morale. C'è il regime in Italia, come scrivono alcuni giornali stranieri? No, e la pronuncia della Consulta lo dimostra.

La libertà di stampa è in pericolo? Le querele sono gravi e da condannare, specie se vengono dal potere a scopo intimidatorio, ma il pluralismo c'è, nonostante tutto.

Il premier deve rispondere alle domande? A tutte, anche alle più reiterate e innocue. Purtroppo, però, le regole di base di questa professione sono saltate. Chi non si mette un elmetto e si schiera è un traditore o un venduto, non un professionista al servizio del proprio pubblico.

Una buona e corretta informazione, scriveva Luigi Einaudi, che collaborò a queste colonne, fornisce al cittadino gli ingredienti non avariati, per deliberare, per essere più responsabile e libero. E non un tifoso ancora più assetato del sangue dell'avversario.

Noi restiamo fedeli a questo spirito, nel rispetto dei valori costituzionali e nel tracciato storico di una tradizione liberale e democratica. Al Corriere, che ha le sue idee, si rispettano quelle degli altri. Altrove no.

Una tregua è oggi necessaria. Berlusconi ha commesso (anche ieri) i suoi errori. Mostri più rispetto per le istituzioni e per la stampa, anche estera. Gli altri, per la volontà della maggioranza degli elettori.

I giornali facciano il proprio dovere, fino in fondo. Il clima conflittuale creato nel Paese ha qualcosa di inquietante e dovrebbe indurre tutti a fermarsi un attimo, a chiedersi se per abbattere l'avversario sia davvero necessario bruciare l'intero edificio civile, istituzioni comprese, mostrando uno spettacolo ingiusto e amaro.

L'italia vera, per fortuna, è diversa.

Corriere Sera, ed. 12 ottobre 2009, prima pagina.
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Intervista a Giuseppe Maria Berruti

"Basta con lo spettro dei dossier,
a rischio l'indipendenza dei giudici"


Berruti, componente del Csm: in gioco la democrazia, se una personalità di grande caratura politica contesta una sentenza. Basta con lo spettro dei dossier a rischio l'indipendenza dei giudici

LIANA MILELLA ROMA

Se Mesiano finisse sotto i dossier di Berlusconi sarebbe «la fine dei giudici indipendenti». E comunque, dice a Repubblica il togato di Unicost Giuseppe Maria Berruti il Csm si appresta a tutelare il suo buon nome di giudice. Quanto al governo farebbe bene «a lasciare la Costituzione com'è sia per le carriere che per la Consulta».

Ha sentito Berlusconi dire che su Mesiano «ne verranno fuori delle belle»?

«E' evidente che ogni sentenza può essere contestata, ma quando a farlo è una personalità di grandissima caratura politica si pongono problemi delicatissimi di civiltà della democrazia».

Se al Csm arrivasse un dossier su di lui che fareste?

«Il Consiglio esamina tutto ciò che viene prospettato nei confronti dei magistrati e per certo lo farebbe in una situazione così eclatante. Ma se ogni giudice che si trova a giudicare una controversia tra potenti si trova poi di fronte allo spettro di una reazione da parte del perdente tale da mettergli paura, questa sarebbe veramente la fine di qualunque giurisdizione indipendente. Io non so nulla della sentenza Mesiano, ma proprio le grandi personalità hanno più doveri di altri e sono certo che questo elementare principio è ben chiaro a tutti».

Come giudicherebbe un Guardasigilli che muove l'azione disciplinare sul giudice che ha giudicato il suo premier?

«Non mi riguardano i problemi di opportunità pulitica. Ma l'iniziativa del ministro è discrezionale e non obbligatoria, dunque spetta solo a lui e non ad altri di valutarne, dal suo punto di vista, l'opportunità. Ma qui mi pare si corra davvero troppo».

Le accuse del premier accelereranno la vostra pratica a tutela di Mesiano?

«Quella pratica, firmata anche da me, è un passaggio non facile, ma necessario per il Csm. Innanzitutto per chiarire alla magistratura intera, alla politica e all'opinione pubblica, che il Consiglio esiste per difendere la libertà del giudice esercitata nel rispetto della legge. Un giudice può decidere in modo non condiviso. Per verificare la correttezza del suo operato c'è il processo. La tutela non serve a dire se egli ha deciso bene o male, ma a verificare se ha diritto al rispetto in quanto giudice».

Berlusconi, perso il lodo, brandisce come una minaccia la riforma della giustizia, tra cui quella del Csm. Che pensa del sorteggio dei candidati?

«La Consulta non ha giudicato il premier ma una legge. Detto ciò, mi sembra che il sorteggio inserisca un elemento di casualità nella scelta elettorale francamente incostituzionale. Il diritto di candidarsi alle elezioni appartiene per definizione a tutti i magistrati. Rammento che quando la legge che fonda il Csm nel 58 limita l'elettorato per gli uditori fu fortemente accusata di essere incostituzionale».

Una simile riforma porterebbe a un Csm migliore?

«Ne verrebbe fuori uno in cui la rappresentanza espressa dal Parlamento sarebbe culturalmente omogenea e ovviamente molto orientata. Quella togata sarebbe casuale, raccogliticcia e di conseguenza scarsamente consapevole della delicatezza del governo autonomo. Il risultato sarebbe un Csm più politico di quello di oggi e non credo che sarebbe un bene».

Berlusconi vuole cambiare la Costituzione per separare le carriere e la composizione della Consulta. Che ne pensa?

«Il Parlamento può cambiare la Costituzione. Ma il vero problema non è la separazione tra pm e giudici ma l'esercizio dell'azione penale. Le Camere decidano cosa vogliono fare dell'obbligatorietà. Quanto alla Consulta la penso come i padri costituenti, la lascerei esattamente com'è».

Repubblica di lunedì 12 ottobre 2009, pagina 4
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Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 10:37:25, in Magistratura, linkato 1400 volte)
Rutelli: "Già nelle intercettazioni la caserma come possibile obiettivo".
Ma il procuratore replica: mai ricevuto alcuna segnalazione in proposito"

Polemica tra Copasir e Procura
Spataro: "Nessuno ci ha avvisato"

Poi la telefonata tra i due e il chiarimento: "Nessun contrasto"
Maroni convoca per domani riunione del Comitato per la sicurezza

MILANO - L'attentato alla caserma di piazzale Perrucchetti a Milano crea un polemico botta e risposta (poi parzialmente mitigato in serata) tra il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza, Francesco Rutelli e il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, coordinatore del pool antiterrorismo. Con il primo che ricorda come "in attività investigative di alcune settimane fa erano state colte conversazioni su una caserma che veniva identificata come caserma Perrucchetti". Per poi aggiungere: "Già i due marocchini arrestati nel 2008 stavano programmando degli attentati, propositi che però sono stati stroncati, per fortuna, tempestivamente. Non sottovalutiamo il fatto che già in quella circostanza, tra i bersagli che erano stati ipotizzati, c'era anche la stessa caserma su cui si è registrato l'attacco individuale di oggi".

Spataro, però, non ci sta. E contesta l'accusa di sottovalutazione: "La caserma di piazzale Perrucchetti non è mai stata nominata in tutte le indagini milanesi sul terrorismo islamico. Posso dire con certezza che escludiamo che ci sia mai arrivata una notizia da qualsiasi fonte preannunciante progetti di attentato ai danni di quella caserma".

La dichiarazioni di Rutelli vengono smentite anche dalla Digos. E un altro membro del Copasir, Emanuele Fiano, precisa: "Il Copasir non ha mai ricevuto alcun allarme specifico riguardo alla caserma Santa Barbara di Milano, probabilmente Rutelli si riferiva genericamente a intercettazioni telefoniche su possibili minacce terroristiche".

Anche secondo la Digos, nelle intercettazioni relative all'arresto del 2008, non si parlava in modo esplicito della caserma, ma solo di obiettivi militari in zona. Oltre alla caserma, ci sono l'ospedale militare di Baggio e il commissariato Lorenteggio.

In serata, poi, è lo stesso Rutelli a chiudere il caso. Spiegando meglio le sue parole: "Evitiamo polemiche sul nulla a proposito dell'attentato di stamattina a Milano, tanto meno tra il Copasir e gli inquirenti milanesi: ho appena avuto un'ottima conversazione a questo proposito con il dottor Spataro". Rutelli lega le sue parole della mattina ad un' indagine emersa 10 mesi fa, nel corso della quale "alcuni personaggi, poi arrestati, alludevano a progettualità ostili verso la stessa caserma Perrucchetti, dove si è realizzato l'attentato di stamattina". Episodi che, però, dovrebbero essere "di natura e consistenza molto diverse e scollegati tra loro".

Domani Comitato per la sicurezza. Si terrà domani alle 19.00 una riunione del Comitato Nazionale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica convocata dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. All'ordine del giorno ''la verifica delle iniziative antiterrorismo, anche alla luce dei recenti episodi nazionali e internazionali''. Al Comitato prenderà parte anche il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, il prefetto Gianni De Gennaro.

La Repubblica
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Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 07:19:52, in Magistratura, linkato 1673 volte)
Attentato di un Libico a Milano,
il Pm Spataro coordinerà le indagini


Roma, 12 ott (Velino) - Ha un nome l’attentatore che questa mattina intorno alle 8 ha fatto esplodere un ordigno all'ingresso della caserma “Santa Barbara” di Milano a via Perucchetti. Si chiama Mohammed Game, ha 35 anni ed è di nazionalità libica, in regola col permesso di soggiorno. Risiede a Milano, probabilmente non lontano dalla caserma, e convive con una italiana, già sentita dagli inquirenti. Game è in stato di arresto per detenzione, porto abusivo e fabbricazione di esplosivi ed è denunciato anche per il reato di strage.

Lo ha detto in conferenza stampa il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, che coordina le indagini. Il pm ha anche specificato che l’esplosivo utilizzato è a base di nitrati. Il magistrato ha escluso inolter che l’attentatore sia mai stato coinvolto sulle indagini svolte a Milano e sul territorio nazionale sul fronte del terrorismo. Game avrebbe solo un precedente per ricettazione. Al momento l’attentatore è ricoverato in prognosi riservata al Fatebenefratelli, e gli è stata amputata una mano.

Non desta alcuna preoccupazione invece la sorte del secondo ferito, il caporale Guido La Veneziana, 20 anni, toccato da una scheggia e curato sul posto. Quella di via Perucchetti è la più grande caserma dell’esercito di tutta Milano, sede del Primo Reggimento Trasmissioni e del Reggimento artiglieria a cavallo, impiegati in vari scenari internazionali, tra cui il Medio Oriente e anche l’Afghanistan. Anche il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, si tiene costantemente aggiornato sugli sviluppi, confermano dalla Curia.


La Scientifica sta svolgendo i rilievi, e sono in campo anche gli uomini della Digos e del Nucleo informativo dei carabinieri. Secondo le prime ricostruzioni sembra che l’attentatore sia riuscito a entrare nella caserma approfittando del passaggio di un’automobile. Subito dopo sarebbe tuttavia stato fermato da alcuni militari di guardia. È stato a quel punto che avrebbe cercato di lanciare un ordigno nascosto in un contenitore metallico, accompagnandole da alcune parole gridate in arabo, ma - riporta il Corriere.it - il comandante della caserma Perrucchetti, Colonnello Valentino De Simone, e fonti investigative hanno “smentito categoricamente” che abbia proferito parole inerenti ai nostri militari in Afghanistan, come inizialmente riferito. Pare che la borsa contenesse circa due chili di esplosivo artigianale, che è esploso solo in parte. Diversamente avrebbe potuto far crollare l’ingresso della caserma.

“Sembra un atto isolato, lo è materialmente perché è una singola persona ad essere entrata nella caserma”. Tuttavia “la natura di questo episodio è tutta da comprendere. Dalle investigazioni precedenti è emersa una conversazione che parlava di questa caserma come possibile obiettivo”: lo ha riferito Francesco Rutelli, in veste di presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza. “Da quello che mi dicono - ha spiegato - si tratterebbe di un libico, certamente non di un comunitario. Sono notizie che esigono grandissima attenzione”. Il nome della caserma era emerso già alla fine del 2008, in alcune intercettazioni telefoniche effettuate dalla Digos, in cui due marocchini, poi arrestati a Milano, che progettavano una serie di attentati proprio nel capoluogo lombardo, la indicavano come possibile obiettivo sensibile, insieme ad altri. Pare comunque che no ci siano legami tra i due fatti.

Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, ha detto che “bisognerà accertare bene quali sono i termini di questo episodio che tuttavia deve essere considerato, al di là dell’esito per fortuna limitato, un sintomo di un problema verso il quale tuttavia lo Stato mantiene alta la guardia”. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha invitato a “mantenere la calma” in attesa di “notizie ulteriori che ci sveleranno bene cosa e come è accaduto. Certo - ha aggiunto - si tratta di un fatto grave, le autorità preposte alla sicurezza sono vigilanti e attente. Bisognerà riflettere molto bene, perché non è possibile che accadano episodi di questo tipo che sono di una gravità assoluta”.
 
Il Velino (Marinella Bandini) 12 ott 2009 12:13

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Quel che fa il Tribunale di Milano è sempre ben fatto, solo una domanda "e l'avvocato?" L.M.

In corso il procedimento per estorsione e tentata estorsione ai danni di vip

Corona condannato per l'uso di
denaro falso e detenzione di pistola


Milano - (Ign) - La sentenza del Tribunale di Milano dopo il rito abbreviato: 4 mesi di reclusione e 300 euro di multa, convertiti in una sanzione da 4.560 euro. Il fotografo dei paparazzi rischia un altro rinvio a giudizio

Milano, 12 ott. (Ign) - Fabrizio Corona condannato per l'uso di denaro falso e per detenzione di pistola. Il Tribunale di Milano ha inflitto al fotografo dei vip una pena pari a quattro mesi di reclusione e 300 euro di multa, poi convertiti complessivamente in una sanzione da 4.560 euro. La sentenza è giunta al termine del processo celebrato con rito abbreviato ed è stata emessa dal giudice per l'udienza preliminare di Milano Mariolina Panasiti.

In corso c'è un altro procedimento che vede coinvolto Corona. Il 28 ottobre il pm Di Maio prenderà la parola per la sua requisitoria nel processo per estorsione e tentata estorsione ai danni di vip. Inoltre, il fotografo dei paparazzi rischia il rinvio a giudizio per aver tentato di corrompere una guardia di San Vittore.

Riguardo a quest'ultimo episodio proprio qualche giorno fa, il pm di Milano Frank Di Maio ha chiesto il processo per un agente fotografico siciliano, per un assistente di polizia penitenziaria e per un avvocato con l'ipotesi di corruzione. Nel 2007, secondo l'accusa, Corona, quando era agli arresti cautelari a San Vittore, diede 4.000 euro alla guardia carceraria, per poter avere una macchina fotografica nel penitenziario. Apparecchio che gli fu poi consegnato dal suo avvocato per realizzare delle foto in carcere.

Il servizio realizzato da Corona fu pubblicato ''su diverse riviste di gossip nazionali'', come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio. In particolare, il 13 aprile e il 15 giugno 2007, quando Corona era in carcere, l'avvocato Tommaso Delfino convocò ''telefonicamente presso il suo studio'' la guardia carceraria del sesto raggio Pasquale Costanzo e gli consegnò la macchina fotografica ''tascabile usa e getta''. Ora il gup di Milano dovrà fissare l'udienza preliminare a carico dell'agente dei paparazzi dei vip.

AdnKronos
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Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 07:06:51, in Osservatorio Famiglia, linkato 1360 volte)

Una piccola rassegna dei fatti di cronaca più violenti contro la donna.

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Osimo, padre accoltella la figlia perché si fidanza con un albanese

La Repubblica -
OSIMO (ANCONA) - Non sopportava più la relazione della figlia di 23 anni con un albanese. Perciò l'ha colpita alla gola con un punteruolo la scorsa notte. Mario Matarazzo, 44 anni, di Osimo, è ora rinchiuso in carcere con l'accusa di tentato omicidio ...
ACCOLTELLA LA FIGLIA PERCHE' ESCE CON UN ALBANESE AGI - Agenzia Giornalistica Italia
Libero-News.it - Ancona Informa - Corriere della Sera - ADUC Immigrazione
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Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 06:59:17, in Magistratura, linkato 1350 volte)
Così il Ministro Alfano in risposta all'intervista al Presidente della ANM pubblicata ieri da Repubblica.

Giustizia: Alfano, no ritorsione

Guardasigilli, riforma va incontro a necessita' del Paese

12 ottobre, 13:22


(ANSA) - PALMI (REGGIO CALABRIA), 12 OTT - Il Guardasigilli Alfano assicura che la riforma della giustizia preparata dal governo 'non e' una reazione o ritorsione'. 'I nostri testi - ha spiegato - sono gia' in Parlamento. Per completare la riforma c'e' la necessita' di porre mano a una Costituzione che non puo' essere sfasata rispetto a cio' di cui il Paese necessita in materia di giustizia, cioe' una perfetta parita' tra accusa e difesa. Con la riforma riteniamo di riuscire a raggiungere questo obiettivo'.

***

Palamara, presidente Anm: incostituzionale il progetto Alfano sul Csm
L'immunità? È una scelta della politica ripristinarla o no. E i giudici ne prenderanno atto

"Niente riforme vendicative
o sarà scontro coi magistrati"

di LIANA MILELLA


ROMA - "Leggi ad orologeria? No grazie". Se le riforme sulla giustizia dovessero avere un intento vendicativo contro le toghe l'Anm "non avrà certo timore di manifestare il suo dissenso". Con Repubblica il presidente dell'Anm Luca Palamara boccia il sorteggio per il Csm e dice: "È incostituzionale".

Il governo riparte all'attacco con le riforme sulla giustizia dopo la bocciatura del lodo Alfano. Lo metteva nel conto?
"Il dibattito e le polemiche di questi giorni sono soprattutto politiche, anche se si è cercato a tutti i costi di trascinarvi dentro pm e giudici schierandoli di peso dalla parte avversa alla propria. A questo gioco noi magistrati non possiamo starci. Alla Consulta portiamo grandissimo rispetto, come pure alle sue decisioni. E vorremmo che come noi si comportassero tutti gli altri. Pochi hanno sottolineato come la Corte non è neppure una magistratura ma un organo di garanzia. E c'è un rischio per la tenuta democratica del Paese quando un'istituzione cerca di delegittimare tutte le altre".

Che c'entra la prescrizione rigida e il sorteggio per il Csm con la bocciatura dello scudo congela-processi?
"Ho sentito parlare di sentenze ad orologeria. Ho troppo rispetto per le istituzioni per pensare a leggi ad orologeria. Bisogna uscire da un clima di contrapposizione e smetterla di fare leggi "contro" qualcuno, ma nell'interesse dei cittadini".

E il ripristino dell'immunità va in questa direzione?
"È un tema che spetta alla politica e del quale la politica deve assumersi la responsabilità. I padri costituenti la vollero nella Costituzione, fu la politica a larghissima maggioranza a volerla togliere".

Questo lo dice Brunetta, ma ha senso ripristinare l'immunità in chiave esasperata contro le vostre indagini?
"Nel '93 venne tolta perché la politica forse si era pentita di aver negato l'autorizzazione a procedere poche settimane prima a un imputato-deputato come Craxi".

Il lodo Alfano ha fermato i processi del premier, ma sarebbe giusto fermare pure le indagini visto che le Camere negherebbero sempre le autorizzazioni?
"In un stato democratico la magistratura non può che assolvere il compito che la Costituzione gli assegna, esercitare il controllo di legalità. Se verranno messi dei limiti sarà una scelta della politica. Di cui i giudici non possono che prendere atto".

Come giudica le riforme della giustizia minacciate dal centrodestra?
"Quando si parla di riforme non può esistere assolutamente uno spirito di vendetta perché esse devono migliorare il sistema e non peggiorarlo".

Sorteggio per eleggere il Csm è un meglio o un peggio?
"Dalle indiscrezioni che leggo sarebbe sicuramente un intervento peggiorativo, ma soprattutto incostituzionale. La Carta, all'articolo 104, non pone limiti a che "tutti" i magistrati possano candidarsi e al contempo votare scegliendo liberamente da chi farsi rappresentare. L'ipotesi di sorteggiare una rosa anche ampia di candidati, oltre a essere un'umiliazione per le toghe, non realizzerebbe l'obiettivo principale del governo di "dare un colpo mortale" alle correnti. Per motivi aritmetico-probabilistici dal sorteggio potrebbe uscire un Csm comunque orientato".

Perché il sorteggio umilierebbe le toghe?
"Come reagirebbero gli altri ordini professionali se i candidati per i loro consigli fossero sorteggiati? Sarebbe quasi come se si stesse giocando al lotto".

Repubblica rivelò il sorteggio a luglio e l'Anm ipotizzò le primarie. Le farete?
"Duole constatare come la politica ignori il rinnovamento della magistratura in proposito. Stiamo discutendo sulle forme di consultazione per individuare dal basso i nostri rappresentanti e coinvolgere l'intera categoria nella selezione delle candidature. Molto presto renderemo pubblica la soluzione".

E se invece il governo vara il sorteggio che farete?
"È presto per dirlo e anche per minacciare forme di protesta perché il nostro obiettivo è ottenere risultati vantaggiosi per la giustizia e quindi per il paese. Ma certamente non avremo alcun timore di manifestare il nostro dissenso se la soluzione dovesse essere proprio questa".

Prescrizione rigida, enormi poteri agli avvocati, ricusazioni più facili, sentenze inutilizzabili in altri processi: che voto dà?
"Molto vicino allo zero, perché sono leggi che affosserebbero ulteriormente il processo allungandone a dismisura i tempi".

La Repubblica 11 ottobre 2009
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Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 06:42:38, in Magistratura, linkato 1601 volte)
Catanzaro. Scuola di Magistratura,
Alfano: "Risolverò il problema"


"E' una vicenda complessa alla quale comunque darò soluzione". A dirlo è stato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, parlando con i giornalisti della vicenda della scuola di magistratura, che un atto del precedente guardasigilli, Clemente Mastella, assegnava a Benevento, e che una sentenza del Tar ha invece stabilito debba essere fatta a Catanzaro.

"Sono al lavoro - ha proseguito - per trovare una soluzione tra il decreto del mio predecessore, che per ovvie ragioni di riguardo non ho voluto cambiare, e quanto previsto dalla sentenza della magistratura. Andrò via dalla Calabria dopo un incontro con il coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Scopelliti, al quale farò presente la mia volontà di incontrare sia i parlamentari calabresi che il sindaco di Catanzaro per individuare una soluzione.

Soluzione che ancora non è stata indicata perché c'é da tenere in considerazione i costi relativi all'ipotizzato sdoppiamento delle sedi di Benevento e Catanzaro e la possibilità di procedere per legge o per atto amministrativo".

Tele Reggio Calabria

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BARI: FERRI (CSM), ISTANZA PER PRATICA A TUTELA
PM DIGERONIMO DOPO AFFERMAZIONI VENDOLA



Roma, 9 ott.- (Adnkronos) - Cosimo Maria Ferri, componente togato del Consiglio Superiore della Magistratura ed esponente di Magistratura Indipendente, ha presentato istanza di apertura di una pratica a tutela della dott.ssa Desiree' Digeronimo e della funzione giudiziaria della Procura di Bari, a seguito delle dichiarazioni rese a mezzo stampa dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

La richiesta ha fatto seguito all'archiviazione deliberata dalla Prima Commissione dell'originaria proposta avanzata in merito dal vicepresidente Nicola Mancino. Cosi' come previsto dall'art. 21 bis Reg. Csm, dopo avere la Commissione depositato la motivazione, Ferri ha formalizzato domanda di discutere la pratica in seduta plenaria, non riuscendo pero' a raccogliere le sottoscrizioni necessarie perche' cio' potesse avvenire (la pratica e' stata infatti sottoscritta soltanto da quattro componenti a fronte dei 13 sottoscrittori di cui vi era bisogno).

Nell'istanza, firmata da altri tre componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, i laici Gianfranco Anedda e Michele Saponara e il togato Giulio Romano (Magistratura Indipendente) si sottolinea la necessita' che il Consiglio Superiore della Magistratura intervenga per assicurare, a quell'ufficio giudiziario, la serenita' e l'autorevolezza necessaria per condurre delicate indagini sul malaffare nella gestione sanita' pugliese. Si chiede, di conseguenza, che gli atti siano trasmessi nuovamente alla Prima Commissione per la formulazione della proposta di pratica a tutela. (segue)


BARI: FERRI (CSM), ISTANZA PER PRATICA A TUTELA
PM DIGERONIMO DOPO AFFERMAZIONI VENDOLA (2)



(Adnkronos) - Secondo Ferri e gli altri proponenti, infatti, Vendola, ''seppure con espressioni garbate nella forma, ha accusato la dott.ssa Digeronimo di gravi ed indimostrate scorrettezze processuali, per lo piu' debordanti in altrettanti illeciti disciplinari''. Secondo i sottoscrittori dell'istanza, le dichiarazioni del Presidente della Regione Puglia risultano caratterizzate da tre elementi di notevole significativita':

1) provengono da autorevole personaggio politico, il piu' importante nell'ambito regionale, il quale non ha peraltro alcuna veste processuale nell'inchiesta in corso;

2) hanno ad oggetto specifiche condotte del magistrato, e non gia', come successo in altri casi posti all'attenzione del Consiglio, generiche accuse di politicizzazione o di scarsa professionalita' degli inquirenti;

3) riguardano un singolo magistrato e non l'Ufficio di Procura che svolge le indagini, con la conseguenza di isolare la dott.ssa Digeronimo, additandola all'opinione pubblica come ''terminale'' di una ''rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettivita' questa specifica inchiesta'' e come partecipe di una ''ignobile partita'' che avrebbe come ''posta in gioco'' la vita stessa del Presidente della regione Puglia, ponendo, cosi', quel magistrato in una situazione di sovraesposizione mediatica.

Fonte Adnkronos - Libero News
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