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 Akiko ... di Lunadicarta
 
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Giustizia! Santa parola, prostituita, derisa dai potenti della terra!

Giuseppe Garibaldi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/01/2010 @ 08:44:34, in Varie, linkato 1345 volte)
Questi fatti sono noti anche a centinaia di cattolici laici o religiosi, la mia famiglia per esempio. E non c'è istituto religioso, convento o parrocchia a Roma o in Italia, che non abbia accolto i rifugiati ebrei.

Scoperta la rete clandestina di aiuto agli ebrei di Pio XII 



Video - H2O News 14/01/2010 (5:25)


Pio XII creò una rete clandestina per salvare la vita agli ebrei perseguitati dai nazisti. Uno dei membri di questa rete è ancora in vita: si tratta del sacerdote italiano Giancarlo Centioni, classe 1912. Dal 1940 al 1945 è stato Cappellano militare a Roma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale ed ha vissuto in una casa di sacerdoti tedeschi che l'hanno coinvolto nella rete di salvataggio.

“Abitavo nella Casa generalizia dei Pallottini, dove mi invitarono i miei colleghi sacerdoti tedeschi a partecipare. Siccome ero cappellano fascista, era più facile aiutare gli ebrei”.

“Allora i miei colleghi sacerdoti Pallottini, venuti da Amburgo, avevano fondato una società che si chiamava “Raphael's Verein” (società di San Raffaele), che era stata istituita per l'aiuto agli ebrei”.

“Inoltre per avere la possibilità di fuggire dalla Germania per l'Italia prima, e poi o per la Svizzera o per Lisbona”.

In Germania, ricorda don Centioni, la società era guidata da padre Josef Kentenich, conosciuto in tutto il mondo come il fondatore del Movimento apostolico di Schönstatt. Questo sacerdote Pallottino successivamente è stato fatto prigionero e rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau, fino alla fine della guerra.

“A Roma, sempre in Via Pettinari 57, il capo di tutta questa attività era padre (Anton) Weber, il quale aveva un contatto diretto con Pio XII e la Segreteria [di Stato vaticana]”.

Questa rete consegnava passaporti e soldi alle famiglie ebree per poter fuggire.

“Il denaro e i passaporti venivano dati da padre Anton Weber e venivano consegnati alle persone. Però lui li otteneva direttamente della Segretaria di Stato di Sua Santità, per nome e conto di Pio XII”.

“Molti di questi denari li ho portati in casa degli ebrei”.

“Con me hanno aiutato almeno 12 sacerdoti tedeschi a Roma”.

Gli interventi di questa rete sono cominciati già prima dell'invasione tedesca dell'Italia.

“Sono cominciati prima della guerra, sono durati almeno, per quanto ne so io, anche dopo il '45, perché i rapporti con padre Weber, specialmente, erano molto vivi... in Vaticano, con gli ebrei...tanta brava gente. Tra i quali chi ci ha poi aiutato sono stati due ebrei che abbiamo nascosto: un letterato (Melchiorre) Gioia, e un grande musicista compositore di Vienna del tempo, che scriveva le canzoni e faceva le operette, Erwin Frimm Kozab. L'ho nascosto a Via Giuseppe, Via Bari, l'altro a Via Pettinari 57, e loro ci hanno molto aiutato dando indicazioni precise, ecc. ecc.”

Questa attività era molto rischiosa

“Ecco ho aiutato Ivan Basilius, una spia russa, che io non sapevo fosse russo o spia: questo era ebreo. Purtroppo le SS lo arrestarono e nel taccuino c'era il mio nome. Allora, apriti cielo! Mi chiamò la Santa Sede, Sua Eccellenza Hudal [alto e influente prelato tedesco a Roma] e mi disse: 'venga qua, perché viene l'SS ad arrestarla'. 'E che ho fatto?'. 'Lei ha aiutato una spia russa'. 'Io? che ne so? chi è?'. Allora, sono fuggito”.

Don Centioni, come cappellano, conobbe l'ufficiale tedesco Herbert Kappler, comandante della Gestapo a Roma e autore dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, dove furono assassinati 335 italiani, tra cui molti civili ed ebrei.

“Io durante il tempo tedesco, dopo che a marzo fecero la carneficina [alle Fosse Ardeatine], dissi a Kappler che vedevo spesso (…) 'perché non ha chiamato i capellani militari alle Fosse Ardeatine?'. 'Perché li avrei eliminati e avrei eliminato anche lei'”.

Don Centioni assicura che le centinaia di persone che ha potuto aiutare erano a conoscenza di chi c'era dietro tutto questo.

“Li aiutava Pio XII, attraverso noi sacerdoti, attraverso la “Raphael's Verein”, attraverso i Verbiti Società Tedesca a Roma”.

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Di Loredana Morandi (del 15/01/2010 @ 08:21:27, in Magistratura, linkato 2123 volte)
Associazione Nazionale Magistrati


 

La Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati esprime forte solidarietà al collega Sebastiano Ardita, che nei giorni scorsi è stato oggetto di allarmante atto intimidatorio strettamente legato alla sua attività d’ufficio.

Siamo e saremo sempre vicini ai colleghi impegnati per garantire a fronteggiare la criminalità organizzata che rappresenta la più grave minaccia nel nostro paese.

Roma, 13 gennaio 2010

La Giunta Esecutiva Centrale

La Rassegna

MAFIA: NANIA (PDL), SOLIDARIETA' A DIRETTORE DAP PER GRAVI MINACCE

Libero-News.it - ‎Jan 12, 2010‎
Roma, 12 gen. (Adnkronos) - "Tutta la mia solidarieta' e la mia vicinanza a Sebastiano Ardita, per le gravi minacce subite, che sono certo non scalfiranno ...

MAFIA: GASPARRI, VICINO AD ARDITA PER VILE INTIMIDAZIONE

Agenzia di Stampa Asca - ‎Jan 12, 2010‎
(ASCA) - Roma, 12 gen - ''Conosco bene e stimo per il suo impegno rigoroso nella difesa della legalita' Sebastiano Ardita. A lui esprimo la mia vicinanza ...

MAFIA: FINOCCHIARO, GRANDE VICINANZA A ARDITA BERSAGLIO DI MINACCE

Libero-News.it - ‎Jan 12, 2010‎
Roma, 12 gen. - (Adnkronos) - "Voglio esprimere a nome mio personale e di tutto il gruppo del Pd al Senato grande solidarieta' e vicinanza a Sebastiano ...

Minacce contro il 41 bis

Rainews24 - ‎Jan 12, 2010‎
Un proiettile calibro 9 e una lettera di minacce erano contenute in una busta indirizzata al responsabile della gestione dei detenuti in regime di 41 Bis, ...

MAFIA: CATANOSO (PDL), MINACCE AD ARDITA RISPOSTA NERVOSA DEI CLAN ...

Libero-News.it - ‎Jan 12, 2010‎
Roma, 12 gen. (Adnkronos) - "La busta con proiettile e lettera di minaccia al magistrato del Dap Sebastiano Ardita, responsabile della gestione del 41 bis, ...

Bossolo e minacce a direttore Dap

ANSA - ‎Jan 12, 2010‎
(ANSA) -CATANIA, 12 GEN- Una busta contenente un proiettile e una lettera con minacce e' stata inviata al magistrato Sebastiano Ardita, direttore del Dap di ...

MAFIA: MINACCE A MAGISTRATO DAP RESPONSABILE GESTIONE 41 BIS

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎Jan 12, 2010‎
(AGI) - Catania, 12 gen. - Un proiettile calibro 9 e una lettera con minacce di gravi rappresaglie personali erano contenuti in una una busta indirizzata al ...

I boss contro il 41 bis. Minacce al capo del Dap

Antimafia Duemila - ‎Jan 13, 2010‎
Catania. La notizia è stata battuta dalle agenzie soltanto ieri ma la missiva contenente minacce al giudice Sebastiano Ardita, era stata già consegnata una ...

MAFIA: LUMIA (PD), PIENA SOLIDARIETA' AD ARDITA. POLITICA REAGISCA ...

Nebrodi e Dintorni (Blog) - ‎Jan 12, 2010‎
Palermo, 12 gennaio 2010 – “Piena solidarietà al magistrato Sebastiano Ardita per le intimidazioni e le minacce ricevute”. Lo dichiara il senatore del Pd ...

Minacce ad Ardita, solidarietà di Bianco

SiciliaToday - ‎Jan 12, 2010‎
A seguito delle minacce subite dal magistrato Adita, l'ex sindaco di Catania, senatore del Pd, Enzo Bianco, manifesta la propria solidarietà. ...
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Di Loredana Morandi (del 15/01/2010 @ 08:06:39, in Politica, linkato 1333 volte)
Giustizia/ Alfano: Nessuna proposta su reato corruzione
"Da Repubblica soltanto falsità"


Roma, 14 gen. (Apcom) - Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, non ha elaborato alcuna proposta per modificare il codice penale sul reato di corruzione.E' quanto precisa il ministero di via Arenula in una nota.

"La Repubblica di oggi, 14 gennaio 2010, in un articolo a firma di Giuseppe D'Avanzo - si legge nel comunicato - sostiene che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, avrebbe, nell'autunno 2009, preparato un emendamento al processo breve, per dirimere, con un'iniziativa legislativa, il contrasto tra alcune decisioni della Suprema Corte sulla sussistenza della corruzione giudiziaria susseguente. La notizia è del tutto infondata poiché il ministro Alfano non ha elaborato alcuna proposta di iniziativa normativa diretta a modificare l'art. 319 ter del codice penale e non intende proporre alcunchè in merito".

L'articolo

IL RETROSCENA. Preparato da Alfano per risolvere una disputa interpretativa da cui dipende il caso Mills

Emendamento sul reato di corruzione
Ecco l'asso segreto per salvare Silvio


Il 25 febbraio la Cassazione deve confermare o no la condanna del teste pagato dal premier
Il denaro fu versato dopo la testimonianza: dettaglio da cui dipende la gravità del reato

di GIUSEPPE D'AVANZO

Per  comprendere le mosse di Berlusconi bisogna chiedersi qual è la via più diretta che può salvarlo subito dai processi in attesa che, dopo le elezioni, ritorni la quiete politica indispensabile per la riforma delle immunità parlamentari, il salvacondotto per il futuro. Berlusconi, si sa, "ha riflessi costanti, non tollera le vie mediate, sceglie d'istinto la più corta, come il caimano quando punta la preda".

La diagnosi di Franco Cordero torna utile per raccapezzarci in queste ore che vedono accumularsi e sovrapporsi iniziative legislative, disegni di legge, decreti con forza di legge, progetti di riforma costituzionale con "la sospensione per la durata del mandato del procedimento" per tutti i parlamentari. Il presidente del Consiglio ha in mano molte carte da giocare: il processo breve al Senato (cancella i suoi processi); il legittimo impedimento alla Camera (introduce una norma temporanea che consente il rinvio del processo del Cavaliere, in vista dell'approvazione della riforma costituzionale); tre decreti passepartout (milleproroghe, trasferimenti d'ufficio dei magistrati, piano carceri) che possono ospitare, last minute, l'asso (o gli assi) che nasconde nella manica. La strategia del Cavaliere è sempre camaleontica. Vive di nebbia, svolte, diversivi, doppie intenzioni, falsi bersagli. Era forse una mossa deviante il decreto legge che avrebbe bloccato i processi per novanta giorni. È certo una frottola che quel decreto fosse utile per affrontare in serenità la campagna elettorale delle Regionali (figurarsi, il Cavaliere dà il meglio di sé nel ruolo della vittima di complotti inesistenti). Bisogna dunque guardare altrove e porsi sempre la stessa domanda: qual è la trovata che "disarma il nemico" e chiude ora e in modo definitivo la partita più vicina, rognosa e segnata, cioè il processo Mills? (Il capo del governo è accusato di aver pagato il testimone David Mills, già condannato in primo e secondo grado; è un processo segnato perché, come dice l'avvocato inglese, è "assurdo e illogico che uno sia condannato e l'altro assolto". È vero, perché la corruzione si consuma in due: se c'è un corrotto, Mills, ci deve essere anche un corruttore, Berlusconi).

Il "riflesso costante" di Berlusconi è di muoversi con modi spicci modificando le regole del gioco a partita in corso, andando al sodo senza tante storie. In difficoltà, nel passato, ha abolito reati (falso il bilancio), cancellato prove (rogatorie), sostituito giudici (legittimo sospetto). C'è chi consiglia di verificare se sia in cottura oggi la stessa minestra, con uno degli stessi ingredienti. C'è chi suggerisce (anche nella maggioranza) di non guardare alle aule del parlamento, ma alle aule di giustizia: "Quel che può accadere nelle aule di giustizia troverà una corrispondenza nelle decisioni delle Camere". Vale la pena di seguire il suggerimento e dunque di spostarsi da Palazzo Madama e Montecitorio al Palazzaccio della Cassazione. Qui, il 25 febbraio, le Sezioni Unite decideranno se confermare, cancellare o rinviare a nuovo giudizio la sentenza di condanna di David Mills (con effetti vincolanti per il destino di Berlusconi).

In Cassazione si respira una brutta aria. Equivoca, di imbarazzo, di sospetto. Un emendamento del governo in milleproroghe, sponsorizzato dal primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone e approvato dal ministro di Giustizia, promette di elevare a 76 anni (da 75) l'età pensionabile. "Con l'innalzamento dell'età pensionabile  -  ha già scritto il Sole 24 ore  -  Carbone resterà primo presidente fino all'estate 2011, il che gli consentirà, tra l'altro, di candidarsi alla Consulta quando, a ottobre 2010, scadrà il mandato di Francesco Amirante magistrato di Cassazione, attualmente presidente della Corte Costituzionale". Un ipotetico scambio di favori, un pasticcio che già si è avvistato in passato quando, nel 2002, alla vigilia della decisione della Cassazione sul "legittimo sospetto" sollevato sul capo dei giudici dei processi Sme e Imi-Sir, Berlusconi ha allungato di tre anni, correggendo la Finanziaria, la vita professionale delle toghe portandola da 72 a 75 anni. Quella volta gli andò male, ma ora il terreno  -  spiegano gli addetti  -  è più felice, il concime decisamente più fertile. Ecco perché.

La corte d'appello di Milano, che ha condannato Mills a 4 anni e sei mesi di carcere, ha stabilito che il prezzo della falsa testimonianza  -  salvifica per Berlusconi  -  fu pagata dal corruttore dopo e non prima della sua testimonianza. Si chiama "corruzione susseguente". Il quesito, che il 25 febbraio deve trovare la risposta delle Sezioni Unite, è se la "corruzione susseguente" può integrare il reato di "corruzione in atti giudiziari" o soltanto la "corruzione semplice". Il fatto è che la Corte di Cassazione ha una giurisprudenza controversa. Con la sentenza n. 1065, il 25 maggio 2009, ha stabilito che "il delitto di corruzione in atti giudiziari può essere realizzato anche nella forma della corruzione cosiddetta susseguente" confermando una decisione del 20 giugno 2007 (sentenza n. 1358), ma in contrasto con un'altra sentenza (n. 33435) del 4 maggio 2006. Qui si legge: "La corruzione in atti giudiziari si caratterizza per essere diretta a un risultato e non è compatibile con l'interesse già soddisfatto su cui è modulato lo schema della corruzione susseguente". La "corruzione susseguente", pagata dopo l'imbroglio, come è avvenuto per David Mills, è dunque "corruzione in atti giudiziari" o "corruzione semplice"? Se la Cassazione dovesse decidere che è "semplice", Berlusconi sarebbe fuori pericolo perché il reato sarebbe già prescritto. Se stabilisse che è "in atti giudiziari", il Cavaliere sarebbe fritto perché, accertato che Mills incassa il prezzo della sua falsa testimonianza nel febbraio del 2000, la prescrizione cade soltanto a metà del 2012. La materia è così dubbia e discutibile però che nessuno tra gli addetti azzarda una previsione a meno che "la volontà del legislatore" non faccia pendere la bilancia decisamente a favore della corruzione semplice e quindi per la prescrizione (salvo Mills, ma salvo definitivamente anche Berlusconi, per l'altro processo  -  la frode fiscale sui diritti Mediaset  -  si vedrà, c'è tempo).
 
È, a questo punto della ricognizione, che i suggeritori sapienti consigliano di verificare quali emendamenti sono stati messi a punto in autunno dal governo, o meglio dal ministro Angelino Alfano, proprio (pare) su suggerimento del primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone. "Se ne è già parlato", dicono.
 
Se n'era parlato, ma se n'era perso il ricordo, tuttavia è vero: in novembre, Alfano ha preparato un emendamento al "processo breve" per "perfezionare" il reato di corruzione in atti giudiziari. La modifica dell'art. 319 ter (reato di corruzione in atti giudiziari) chiarisce in modo inequivocabile che "è da ritenersi non punibile la corruzione "susseguente"". Scrive il Tempo, il 24 novembre 2009: "Legge o emendamento al processo breve. Sarebbe questa, secondo quanto si è appreso in ambienti della maggioranza di governo, una delle ipotesi tecniche al vaglio del Pdl. In questo modo uscirebbero dai rispettivi processi il premier Silvio Berlusconi e l'avvocato inglese David Mills". Ecco dunque uno dei jolly nascosti nella manica del Cavaliere: la non punibilità della "corruzione susseguente" come corruzione in atti giudiziari. La mossa avrebbe una sua legittimazione nei contrasti della giurisprudenza, nella necessità di fare luce di un'ambiguità. Il "delitto perfetto" avrebbe l'indubbio vantaggio di obbligare i giudici delle Sezioni Unite a tenere conto della "volontà del legislatore" magari espressa soltanto al Senato in extremis, in coda all'approvazione del "processo breve". Anche se non sarebbe l'unica possibilità per i commessi obbedienti del Cavaliere. L'emendamento salvifico potrebbe essere inserito nei decreti milleproroghe o trasferimenti d'ufficio dei magistrati nelle sedi disagiate, che vanno approvati entro il 17 febbraio. E dunque otto giorni prima della decisione della Cassazione, 25 febbraio. "Come il caimano quando punta la preda".

La Repubblica

Nota positiva: D'Avanzo ha ricominciato a scrivere e smesso con il gossip...
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Di Loredana Morandi (del 15/01/2010 @ 07:49:49, in Magistratura, linkato 1408 volte)
Scalfaro: considerare l'idea di un tipo di sospensiva delle procedure penali in corso

Giustizia, Berlusconi:
«Certe toghe come Tartaglia».
 Interviene il Csm


La prima commissione valuterà le frasi pronunciate mercoledì a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio

Al termine del Consiglio dei ministri di mercoledì il presidente Berlusconi ha definito gli «attacchi sul piano giudiziario», «aggressioni parificabili a quella di piazza del Duomo, se non peggiori». Il Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso di acquisire i giornali che riportano queste frasi e di allegarle a un fascicolo già aperto e inerente le dichiarazioni rilasciate nei mesi scorsi dal premier nei confronti dei magistrati.

Il fascicolo a tutela della magistratura riguarda in particolare i giudizi espressi dal presidente del Consiglio sui magistrati delle Procure di Palermo e di Milano che hanno riaperto le indagini sulle stragi mafiose e sui giudici del processo Mills. Alcuni consiglieri laici e togati del Csm hanno definito «inaccettabile» il comportamento di Berlusconi, che con le sue parole «delegittima» la magistratura, cioè un «potere dello Stato». Tutto questo, hanno inoltre sottolineato, è in contrasto con la volontà dichiarata nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio di inaugurare una stagione del confronto. Fabio Roia, togato di Unicost, ha precisato che «la Prima Commissione ha alla sua attenzione altre dichiarazioni passate di questo tenore e ora valuterà l'opportunità di intervenire». Decisione che secondo alcuni potrebbe anche essere presa domani.

Le parole di Berlusconi hanno echeggiato anche durante il dibattito al plenum del Csm su una risoluzione che chiede al ministro della Giustizia Alfano di procedere con urgenza alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. La relatrice Ezia Maccora ha espresso la sua convinzione secondo la quale «in questo momento bisogna rispondere con i contenuti pensando a rendere efficiente il servizio giustizia». «La proposta di revisione delle circoscrizioni – ha aggiunto la Maccora - è la prova di quello che il Csm sta facendo in questa prospettiva. La nostra è una logica propositiva e vuole superare quella del contrasto che non aiuta le istituzioni».

Bonaiuti: magistratura politica
Tuttavia il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, rincara la dose: «Il vero problema è che certa magistratura si è mossa in maniera politica rispetto al presidente del Consiglio», ha detto nel corso della trasmissione “Uno Mattina”. Per questo – ha aggiunto Bonaiuti - bisogna riconoscere che esiste una “giustizia ad personam”, che ha colpito il presidente Berlusconi con tutta una serie di procedimenti, tanto che un magistrato italiano su dieci in un modo o nell'altro si è occupato di lui».

La strada indicata da Scalfaro
A tracciare una possibile via d'uscita il Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Intervistato dal “Corriere della sera” il senatore spiega: «Se c'è una ragione oggettiva per assicurare al presidente del Consiglio la possibilità di dedicarsi agli impegni di governo, vada considerata l'idea di un tipo di sospensiva delle procedure penali in corso». Una sostanziale apertura alle proposte del ministro Alfano purché «non si danneggi il diritto di terzi». Per Scalfaro «bisogna evitare una permanente e ridicola rincorsa a trovare continuamente qualche escamotage, che consenta al potente di turno di scansare le udienze.

AMI (antonino marsala) 2010-01-14 12:09:44
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Di Loredana Morandi (del 14/01/2010 @ 12:42:42, in Magistratura, linkato 1422 volte)
CHE COSA È UN PROCESSO GIUSTO


di LUIGI FERRARELLA

E se gli aspiranti riformatori della giustizia facessero prima un salto a Cassano d’Adda, sezione distaccata del Tribunale  di Milano? Q!li non la carenza, ma l’assenza ormai da mesi di cancellieri sta totalmente bloccando la registrazione di 450 sentenze civili e 520 decreti ingiuntivi già fatti: tutti provvedimenti di giustizia ordinaria, spicciola ma importante per la vita delle persone, che i giudici hanno già deciso, ma che formalmente non esistono e dunque non possono di- spiegare i loro effetti peri cittadini che li attendono. Ma non sembra essere questa «la durata indeterminata dei processi» dai quali proclama di volerli «tutelare» il riscritto disegno di legge sul «processo breve», soave etichetta che dovrebbe rendere digeribile «la tagliola» sui processi (diritti d’autore al pdl Gaetano Pecorella): quasi che un cittadino dovesse felicitarsi di veder garantito il proprio diritto a constatare in breve l’estinzione del processo penale da cui attende giustizia, e non invece di ottenere in breve il risultato dell’accertamento, cioè la sentenza che fa scaturire diritti, obblighi, sicurezze e risarcimenti.

«La giustizia perfetta non esiste», notava nel 1974 Carlo Bo nell’articolo «La regola di Ponzio», ma «dovrebbe esistere una giustizia sollecita, responsabile, che non si abituasse a sostituire il proprio tempo, soddisfatto nella tranquillità, al tempo senza risposta di chi attende». E in effetti solo un incosciente oggi potrebbe assuefarsi al match tra Italia e Somalia in fondo alle classifiche annuali della Banca Mondiale sui tempi e costi per far rispettare un contratto. O rassegnarsi al malsano «federalismo giudiziario» delle abissali disparità tra tribunali, che per l’esito di un fallimento a Reggio Calabria o Ascoli fa mettere in cantiere battesimo, comunione e cresima dei figli, mentre a Trieste fa aspettare 4 volte meno. E il vero decreto-competitività per le imprese sarebbe quello che le sottraesse alla «tassa» occulta (2,2 miliardi la stima annuale) che l’inaffidabilità tempistica della giustizia, specie civile, scarica su ogni azienda.

Solo che la risposta del governo alla «regola di Ponzio» — processo breve, rincorsa a 18 mesi di quasi automatico legittimo impedimento per il premier, e nel frattempo decreto legge per fermare subito e per 2 mesi i processi nei quali, proprio come i suoi, vi sia stata una modifica delle imputazioni — è sbagliata. Per 11 clima che compromette, proprio quando pareva potersi avviare in Parlamento una limpida discussione tra le coalizioni almeno sui corretti termini di una costituzionalizzazione di prerogative delle cariche istituzionali. Per le distorsioni che introduce nel merito, ad esempio applicandosi nell’ultima versione anche alle imprese indagate, e così avvantaggiando Impregilo nel processo a Napoli sui rifiuti, o Telecom e Pirelli nel processo a Milano sui dossier illegali. E per il consueto sapore agro del metodo, restituito anche stavolta dalla permanenza della norma transitoria che, estinguendo tutti i processi senza sentenza di primo grado a due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio, conclama la volontà del premier di liberarsi in questo modo dei due nei quali è imputato di corruzione in atti giudiziari del teste Mills e di frode fiscale sui diritti tv Mediaset.

Corriere Sera 13 gennaio 2010
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Di Loredana Morandi (del 14/01/2010 @ 09:15:24, in Estero, linkato 1593 volte)

Gentili Lettori,

la situazione ad Haiti è gravissima, proprio in questo momento stanno arrivando le prime note delle organizzazioni italiane ed internazionali, che sono già presenti sul territorio.

Segnalo la possibilità di far pervenire un vostro contributo alla Associazione italiana SOS Villaggi dei Bambini Onlus, di seguito il loro comunicato e tutti i dati della Associazione.

Loredana Morandi

 

 http://www.emarsys.net/custloads/110052262/md_198591.gif

 

Terremoto ad Haiti:

comunicazioni interrotte,

migliaia di morti 

 

13/01/10 - Un terremoto di magnitudo 7 della scala Ritcher ha colpito ieri sera Haiti distruggendo molti edifici e causando centinaia di morti, forse addirittura migliaia. L’epicentro è stato a soli 10 km dalla capitale Port-au-Prince.

La potenza del terremoto ha distrutto i principali collegamenti e migliaia di persone si sono riversate nelle strade per la paura e la mancanza di luce elettrica che si è protratta per tutta la notte. Si sta tentando di estrarre le vittime dalle macerie con qualsiasi mezzo disponibile. Le linee di comunicazione con il paese sono interrotte e si può ricevere notizie solo tramite i telefoni satellitari. Anche l’edificio principale delle Nazioni Unite a Port-au Prince è crollato e, nonostante l’immediata mobilitazione da parte degli Stati Uniti, della Banca Mondiale e molti altri, non si sa al momento come sarà organizzata la ricostruzione.
Haiti è uno dei paesi più poveri del mondo e ha una lunga storia di sofferenza sia a causa di disastri naturali che a tumulti politici. SOS Villaggi dei Bambini è attiva ad Haiti da molti anni e la nostra associazione internazionale farà tutto il possibile per portare assistenza immediata alle vittime del terremoto, soprattutto fra i bambini.

A causa dell’interruzione completa delle linee di comunicazione, non sappiamo ancora in che misura i Villaggi SOS di Haiti siano stati colpiti dal terremoto, ma non ci sono dubbi sul fatto che sia per gli aiuti immediati che per quelli a lungo termine, saranno necessarie ingenti risorse economiche. Al momento queste sono le uniche notizie disponibili, ma vi terremo aggiornati dal nostro sito appena saranno arrivate ulteriori informazioni riguardo le strutture SOS nel paese ed i bambini che vi sono accolti. L’Associazione Nazionale di SOS Villaggi dei Bambini ad Haiti è stata fondata nel 1979: il primo Villaggio SOS a Petite Place Cazeau, a 8 km da Port-au-Prince, è stato completato nel 1982. Al momento nel paese ci sono 2 Villaggi SOS, 2 Case del Giovane SOS, 2 Scuole Elementari SOS, 1 Centro di Formazione Professionale e 4 Centri Sociali SOS. Ogni giorno vengono assistiti circa 570 tra bambini e giovani tramite le nostre strutture e più di 2.600 persone ricevono aiuto tramite il nostro supporto con programmi di rafforzamento familiare e prevenzione all’abbandono.

Per maggiori informazioni: le Attività SOS ad Haiti.

 

Emergenza Terremoto: dona ora per aiutare i bambini di Haiti:

 

  • Online Tramite Carta di Credito o PostePayLe donazioni online sono protette da un server sicuro e viaggiano criptate, non consentono cioè intrusioni dall'esterno.
  • Donazione su C/C postale n.304386 IBAN: IT 14 B 07601 01800 000000304386 Intestato a Associazione Villaggi SOS Italia Onlus, Corso Tre Novembre 112, 38100 Trento. INDICANDO COME CAUSALE "HAIWEB"
  • Donazione su C/C bancario n.000005555554IBAN: IT 82 H 03240 01801 000005555554Intestato a Associazione Villaggi SOS Italia Onlus Banca di Trento e Bolzano, Sede di Trento. INDICANDO COME CAUSALE "HAIWEB"

 
 

 

 

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Di Loredana Morandi (del 14/01/2010 @ 09:03:44, in Estero, linkato 1332 volte)
13/1/2010 (12:0)  - DOPO IL TERREMOTO

Appello del Papa per Haiti
"Preghiamo e inviamo aiuti"
   
Il Pontefice invita alla generosità e promette il sostegno della Chiesa


ROMA «Mi appello alla generosità di tutti: non si faccia mancare a questi fratelli e sorelle la nostra concreta solidarietà e il fattivo sostegno della comunità internazionale». A poche ore dal terribile sisma che ha colpito Haiti, il Papa «rivolge un pensiero» alla popolazione e alle vittime e invita il mondo a unirsi a lui. Non solo nelle preghiera. Ma anche nella solidarietà concreta, fatta di aiuti e sostegno. E annuncia che la Chiesa sarà in prima linea: «non mancherà di attivarsi immediatamente tramite le sue istituzioni caritative per venire incontro ai bisogni più immediati». Con la Cei che ha già annunciato fondi per due milioni di euro.

Un appello che arriva mentre dal vecchio continente all’altra parte dell’oceano si è messa in moto la macchina della solidarietà. L’Ue ha deliberato oggi un coordinamento europeo degli aiuti e messo sul tavolo 3 milioni di euro mentre già molti paesi europei - Italia in prima linea - hanno annunciato stanziamenti in denaro, voli umanitari e supporto logistico. Dall’America lo stesso presidente Barack Obama, è sceso in campo invitando la sua amministrazione al massimo sforzo per «aiuti coordinati e rapidi» e annunciando prime «squadre di soccorso in poche ore». Gli aiuti ad Haiti «devono essere uno sforzo internazionale»: uno sforzo - ha rimarcato - che deve essere «rapido, coordinato ed energico».

L'appello del Papa
«Il mio pensiero va, in particolare, alla popolazione duramente colpita«, ha detto stamattina Ratzinger al termine dell’udienza generale invitando »tutti ad unirsi alla preghiera al Signore per le vittime». «Assicuro la mia vicinanza spirituale a chi ha perso la propria casa e a tutte le persone provate in vario modo da questa grave calamità». «Mi appello alla generosità di tutti»

Le mosse dell'Europa
Il consiglio informale dei ministri per l’Europa ha deciso oggi »un’iniziativa di coordinamento« per i soccorsi al popolo haitiano e deciso uno stanziamento di tre milioni di euro

La corsa agli aiuti
E' corsa agli aiuti anche dai singoli paesi europei. Roma ha stanziato 1 milione di euro e deciso una missione italiana per valutare le priorità: la Farnesina ha disposto 2 contributi a favore delle Agenzie Internazionali che operano sul terreno (500.000 euro al Programma Alimentare Mondiale per le esigenze alimentari d’urgenza, e 500.000 euro nel quadro del programma d’emergenza che la Federazione Internazionale delle Croci Rosse e delle Mezze Lune Rosse sta predisponendo per l’assistenza sanitaria). Stasera decollerà invece da Roma un volo dell’aeronautica militare con un team ’multiforze»: un ’advanced team Italià con funzionari della Farnesina, delle forze armate, della Guardia di Finanza, della Protezione Civile e della Croce Rossa che arriverà già domani mattina a Haiti. Dalla Caritas Italiana ci sono poi sul tappeto 100 mila euro per le vittime haitiane mentre anche l’Aquila - colpita il 6 aprile scorso da un tremendo sisma - ha annunciato una raccolta di fondi per Haiti.

La Spagna ha annunciato invece 3 mln di euro e tre aerei di aiuti pronti a partire mentre la Germania ha annunciato aiuti umanitarie per 1 mln di euro e la Francia - paese Ue che ha la maggior comunità nell’isola - invierà sabato il proprio segretario di Stato alla Cooperazione, Alain Joyandet. - USA: Il presidente Obama ha assicurato «il pieno sostegno» americano, annunciando tutte le «risorse civili e militari» possibili - con prime squadre di soccorso in arrivo «entro poche orè. Obama ha poi riferito di aver invitato la sua amministrazione al massimo sforzo per »aiuti coordinati e rapidi«, invitando la comunità internazionale ad uno sforzo congiunto.

La Stampa

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L’Anm: non ridurre gli strumenti
investigativi contro la criminalità

 

Palamara a Reggio Calabria dopo l’attentato alla Procura Generale

Oggi a Reggio Calabria, alla presenza di una delegazione della Gec composta da Luca Palamara, Anna Canepa, Silvana Sica, Antonio Balsamo e Piergiorgio Morosini, della Giunta sezionale di Reggio Calabria dell'Anm e dei capi degli uffici giudiziari del distretto, con la partecipazione del Governatore della Regione Calabria,  Agazio Loiero, del Presidente della Provincia, Giuseppe Morabito, e del Sindaco della città, Giuseppe Scopelliti, si è svolta l'assemblea dell'Anm indetta per discutere dell’attentato compiuto il 3 gennaio scorso ai danni della Procura Generale e della situazione degli uffici giudiziari del distretto. Ampia partecipazione all’assemblea da parte delle rappresentanze delle Istituzioni, dell'Avvocatura e della società civile in genere.

Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, ha rilevato che la situazione calabrese è delicata e complessa e non può essere portata all'attenzione nazionale solo in presenza di fatti emergenziali. Palamara ha aggiunto che, se da un lato va accolto favorevolmente l’annuncio del ministro Alfano dell’invio di nuovi magistrati, è altrettanto necessario tener conto della peculiarità delle situazioni degli uffici giudiziari creando omogeneità tra uffici requirenti e giudicanti. e’ poi necessario non limitare l’attività investigativa degli organi inquirenti riducendo lo strumento delle intercettazioni. Bisogna evitare, inoltre, che i processi vengano vanificati; è impossibile ritenere che possano chiudersi nell'arco di due anni in realtà dominate da gravi forme di criminalità che richiedono complessi accertamenti istruttori. Il presidente dell’Anm ha evidenziato ancora l’esigenza di offrire al Paese una magistratura professionale e attrezzata.

Palamara ha rimarcato che l’Anm è vicina a quei magistrati che dimostrano sul campo di non guardare in faccia a nessuno anche nella lotta a pericolose forme di criminalità.

Nel documento redatto dalla Giunta sezionale si sostiene, tra l’altro, che l’attentato del 3 gennaio ha colpito direttamente la Procura Generale ma, per le modalità con cui è stato compiuto, ha assunto valenza intimidatoria nei confronti dell’intera magistratura reggina e del distretto: la bomba davanti al portone dell’edificio dove hanno sede la Procura Generale e l’Ufficio del Giudice di Pace indiscutibilmente significa che la strategia di attacco della criminalità alle istituzioni conosce oggi un salto di qualità e si spinge sino al cuore dell’apparato dello Stato. Secondo la Giunta, inoltre, è da temere che la sfrontatezza della criminalità nell’alzare il livello dello scontro possa trovare incoraggiamento dalla campagna di delegittimazione dell’intera magistratura che ormai da troppo tempo si dispiega nel nostro Paese.

Roma, 11 gennaio 2010

(allegato il testo del documento della Giunta sezionale)


Si riporta, di seguito, il testo del documento redatto dalla Giunta Sezionale del quale è stata data lettura in apertura dei lavori.

"L’attentato del 3 gennaio ha colpito direttamente la Procura Generale ma, per le modalità con cui è stato compiuto, ha assunto valenza intimidatoria nei confronti dell’intera magistratura reggina e del distretto: la bomba davanti al portone dell’edificio dove hanno sede la Procura Generale e l’Ufficio del Giudice di Pace indiscutibilmente significa che la strategia di attacco della criminalità alle istituzioni conosce oggi un salto di qualità e si spinge sino al cuore dell’apparato dello Stato.
Per quanto grande sia la preoccupazione che un gesto del genere ha suscitato, la speranza è che, come altre volte accaduto nella recente storia d’Italia, esso si traduca in un clamoroso errore strategico di chi lo ha pensato, organizzato ed attuato in quanto -lungi dal produrre il progettato effetto di intimidazione, invece di indurre la magistratura, le forze dell’ordine e, in generale, le istituzioni pubbliche a prudenza, cautela, timidezza nella lotta ai fenomeni delinquenziali, organizzati e non, piuttosto che acuire il senso di frustrazione ed impotenza della popolazione civile, rassegnata e sottomessa davanti allo strapotere delle cosche- generi una reazione, inneschi un circolo virtuoso che rafforzi, anziché indebolirli, gli apparati preposti alla repressione dei reati ed alla tutela dei diritti.
Numerosi e concorrenti sono i segnali che danno concretezza a questa speranza, strappando al mondo dell’utopia uno sviluppo quale quello che i magistrati reggini auspicano a viva voce: in questo senso interpretiamo le attestazioni di solidarietà, impressionanti per tempestività ed autorevolezza, e le ferme prese di posizione della società civile che, per una volta, è scesa, sin dalle prime ore, in piazza per manifestare il proprio sdegno e testimoniare l’impegno al fianco di chi è personalmente esposto.
Conforta, ancora, che i rappresentanti del Governo subito accorsi, insieme ai vertici delle strutture investigative e repressive, a Reggio Calabria, abbiano annunciato di volere dar seguito alle parole, comunque importanti, pronunziate nell’occasione, rimpinguando la dotazione di uomini e mezzi impegnati in prima linea nell’azione di contrasto al crimine organizzato e individuando, con gesto dalla grande valenza, non solamente simbolica, in Reggio Calabria la sede nazionale della costituenda Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati. I magistrati reggini e dell’intero distretto, confortati e rincuorati dal moto di ribellione che da tante parti si è levato a scudo della pretesa, essa sì per certi aspetti eversiva, di affermare in questa terra il primato della legalità e del diritto, non possono, però, esimersi dal notare come il conseguimento dell’obiettivo sperato, cioè il successo, definitivo e non effimero, nei confronti della ‘ndrangheta, potrà avvenire solo se il clima, positivo e fattivo, instauratosi in questi giorni riuscirà a generare azioni concrete ed efficaci.
Da un canto, il timore è che, nell’obiettivo di destinare più risorse alla lotta alle ‘ndrine, si privilegino i profili di più immediato e rilevante impatto mediatico a scapito di altri che, più difficilmente percepibili dall’opinione pubblica, hanno, invece, importanza pari se non addirittura maggiore.
Così, se è giusto rafforzare gli organici delle strutture investigative e degli uffici di procura, primo tra tutti quello della Procura Generale della Repubblica -prescelto non a caso, può fondatamente presumersi, quale bersaglio dell’attentato- altrettanto imprescindibile è garantire il rapporto normativamente previsto tra uffici requirenti ed uffici giudicanti, aumentando anche la dotazione degli organi di giurisdizione che, nei vari gradi di giudizio, sono chiamati a vagliare i risultati dell’azione investigativa, sì da assicurare alla risposta giudiziaria quell’efficienza, nei tempi e nella qualità, in difetto della quale ogni sforzo, pur lodevole, finisce con il soffrire lo scarto tra il piano della sterile dichiarazione di intenti e quello dell’effettività.
Per far questo occorre rifuggire da una visione del pianeta giustizia frammentata e parziale, che, nel concentrare l’attenzione in via esclusiva sui procedimenti e le vicende di maggiore risalto, trascuri settori in apparenza meno delicati e sensibili ma, a ben vedere, di rilevanza centrale nell’azione di contrasto alla criminalità; ci si vuole riferire, in particolare, alla giustizia civile che, proprio nel distretto di Reggio Calabria ed almeno in alcuni uffici, è stata ed è tuttora un vero e proprio laboratorio di legalità.
Né deve sorprendere che precedenti intimidazioni, certo meno eclatanti ma non per questo meno preoccupanti, abbiano avuto quali destinatari magistrati addetti al settore del lavoro o a quello delle procedure esecutive, quasi sempre protagonisti di meritevoli, ancorché faticosi, tentativi di restituire legalità ed efficienza al sistema e di approntare una risposta adeguata alla domanda di giustizia proveniente dai cittadini.
La ‘ndrangheta si combatte e si vince, dunque, non solo attraverso le opportune, decise, radicali, coraggiose azioni di contrasto e repressione sul piano della sanzione penale, personale e patrimoniale, ma anche, e forse soprattutto, assicurando, in tutti gli ambiti, un “giudice a Berlino” che possa esser pronto a raccogliere con sollecitudine le istanze di tutela che gli vengono sottoposte.
Al contempo, all’apprezzamento per le iniziative preannunziate dai rappresentanti del Governo fa da contraltare la vivissima preoccupazione per il crescente ed inarrestabile fenomeno di desertificazione delle Procure calabresi, portato, é opportuno precisarlo, della scelta del legislatore di precludere ai magistrati di prima nomina lo svolgimento di funzioni requirenti e non dell’egoismo dei magistrati (come pure sostenuto) che non meritano certo l’accusa di anteporre egoisticamente le proprie esigenze personali rispetto a quelle del servizio cui sono preposti.
Altrettanto necessario è, sempre a questo proposito, manifestare scetticismo sull’idoneità dei correttivi introdotti, sul piano normativo, per porre rimedio alla situazione venutasi a determinare, dimostratisi insufficienti ad arginare l’emorragia di Pubblici Ministeri e, con riferimento al decreto-legge di recente approvazione, ingiustamente penalizzanti nei confronti di determinate fasce di magistrati oltre che di dubbia legittimità costituzionale.
Da un diverso, ma non opposto, punto di vista, è da temere che la sfrontatezza della criminalità nell’alzare il livello dello scontro possa trovare incoraggiamento dalla campagna di delegittimazione dell’intera magistratura che ormai da troppo tempo si dispiega nel nostro paese.
Riprendendo quanto chiarito più volte e con assoluto nitore, negli ultimi mesi, dalla Giunta Esecutiva Centrale dell’ANM, fin da subito al fianco della magistratura del distretto in occasione della vicenda che ci occupa, si ribadisce che individuare nei magistrati i principali responsabili della situazione, oggettivamente assai difficile, in cui versa la giustizia in Italia, addebitare loro, in modo indiscriminato, una generalizzata propensione al protagonismo ed all’invasione di campo nei confronti della politica, tacciarli di neghittosità e metterli all’indice per la fruizione di privilegi in realtà inesistenti è operazione il cui carattere mistificatorio e le cui inconfessate finalità costituiscono terreno fertile ove può germogliare un senso di sfiducia del cittadino nella magistratura tale da determinare conseguenze la cui gravità può collocarsi a vari livelli. In tutti i casi, la magistratura associata ribadisce ancora una volta, con fermezza, che non si lascerà in alcun modo intimidire da episodi come l’attentato del 3 gennaio.

La Giunta Sezionale dell’A.N.M. di Reggio Calabria"
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È SCONTRO APERTO SUL DDL VOLUTO DALLA MAGGIORANZA

L'Anm contro il processo breve
E Bersani attacca: «È un'amnistia»

Il presidente Palamara: «Mette in ginocchio la giustizia». Ma Bonaiuti: «Andiamo avanti con le riforme»


MILANO - Resta più che negativo il giudizio dell'Associazione nazionale magistrati sul processo breve. Quel provvedimento «rischia di mettere in ginocchio la già disastrata macchina giudiziaria» ha detto il presidente Luca Palamara nel corso di un'intervista a Sky Tg 24.

RIFORMA SERIA - E non solo: «Non dà giustizia alle vittime dei reati e garantisce l'impunità a chi ha commesso fatti delittuosi». E questo perché «per come è combinata la macchina giudiziaria non potremo mai definire i processi nei tempi indicati dal legislatore». «Noi per primi - ha aggiunto Palamara - vogliamo una riforma seria della giustizia che, come ha detto il capo dello Stato, tenga conto degli interessi generali per un servizio credibile agli occhi dei cittadini».

«CI METTIAMO DI TRAVERSO» - Anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, è contrario al progetto del Governo: «Dopo la decisione di martedì presa dal governo e dalla maggioranza» di andare avanti nell'approvazione del processo breve «stiamo entrando in un tunnel pericolosissimo». «Sia chiaro- aggiunge Bersani- che sulle scelte che sono annunciate noi ci metteremo di traverso. Il processo breve non solo è una disarticolazione del sistema giudiziario ma è un'amnistia per i colletti bianchi. Non si può mettere a repentaglio un sistema in nome delle esigenze di una persona».

BONAIUTI - La replica del centrodestra arriva dal sottosegretario alla presidenza e portavoce del premier, Paolo Bonaiuti: «Bersani ha paura delle elezioni regionali e dell'opposizione che gli viene dall'interno del Pd e dall'Idv». «Purtroppo avviene quello che era facile prevedere - ha detto Bonaiuti a SkyTg24 - e cioè che siamo vicini alle regionali: Bersani credo abbia una disponibilità, ma la paura è maggiore date anche le condizioni di difficoltà che sta incontrando il Pd in alcune regioni, e dati i problemi che ha. Bersani - secondo Bonaiuti - teme l'opposizione all'interno di Veltroni e Franceschini che remano controcorrente e deve subire il controcanto e l'opposizione durissima di Di Pietro e De Magistris e che ora sono molto scomodi». Le misure decise dalla maggioranza sul processo breve e legittimo impedimento, ha confermato Bonaiuti, «andranno avanti».


Corriere Sera - 12 gennaio 2010

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ROMA - Con il processo bene si corre il rischio di mettere "in ginocchio la giustizia, la cui macchina è già disastrata". E' quanto ha dichiarato il ...

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GIUSTIZIA: PALAMARA, NORME DEL GOVERNO METTERANNO IN GINOCCHIO ...

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'Ndrangheta, Palamara: "Non limitare intercettazioni"

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Non vanno ridotti gli strumenti investigativi contro la criminalita', a cominciare dalle intercettazioni. Cosi come "bisogna evitare che i processi vengano ...
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Di Loredana Morandi (del 12/01/2010 @ 18:02:20, in Magistratura, linkato 1331 volte)
Benvenuti nel paese dove i processi non finiscono mai

di Roberto Perotti 

 

Magari le decisioni di ieri sul processo breve potrebbero avvicinare di un poco le posizioni del ministro Alfano, che prevedeva solo l'uno per cento in più di prescrizioni con il "vecchio" processo breve, e quelle dell'Associazione nazionale magistrati, che prevedeva oltre il 40 per cento in più. Difficilmente però le grandi differenze di fondo saranno eliminate. Questa sconcertante diversità di opinioni su dei fatti facilmente accertabili illustra perché il dibattito attuale faticherà a trovare una soluzione duratura: il mutuo sospetto di motivazioni politiche o personali prevale sui ragionamenti fattuali.

E c'è un motivo di pessimismo ancora più profondo. Le proposte di riforma della giustizia sono note, dibattute con accanimento da decenni. A un outsider come me, molte suonano tuttavia implausibili. Cominciamo dalla prima e più diffusa: aumentare le risorse. Come mostrano i confronti internazionali, in media la giustizia italiana non è sottofinanziata, ma spende una percentuale molto maggiore in stipendi ai magistrati, soprattutto a causa di una progressione per anzianità molto più accentuata che altrove (vedi Daniela Marchesi su lavoce.info). Come nell'università, anche in tribunale si premiano i compleanni, non l'efficienza.

La conseguenza è inevitabile: basta leggere i tanti libri-confessione di magistrati italiani per capire che molto spesso l'organizzazione degli uffici è un disastro. Il rapporto tra i procedimenti penali prescritti e quelli definiti per giudizio ordinario o patteggiamento (un indice, seppure crudo, dell'efficienza di un tribunale) varia da quasi zero in alcuni tribunali a valori incredibili come l'80 per cento o addirittura superiori al 100 per cento in altri tribunali.

Una seconda proposta - molto diffusa - è eliminare l'obbligatorietà dell'azione penale. Con oltre tre milioni e trecentomila cause penali pendenti, l'azione penale è già però di fatto discrezionale, perché i magistrati devono scegliere i processi da portare avanti. E potremmo continuare a lungo con tante proposte, dibattute da decenni, di scarsa incidenza sui tempi della giustizia.

Vi sono però due cause profonde e nascoste della lentezza della giustizia italiana. Finiamo per parlarne poco, per motivi culturali, ma sono cruciali per trovare una soluzione duratura al dilemma. La prima è la garanzia di fatto dei tre (o forse si dovrebbe dire quattro) gradi di giudizio. In Italia vi sono molti meno filtri all'impugnazione, sia per l'appello sia per il ricorso in Cassazione, che negli altri ordinamenti.

Per esempio, da noi la Corte di Cassazione è stata recentemente investita di un ricorso sul costo di un documento cartaceo di trasporto pubblico dell'importo di 0,03 euro (è vero che la Cassazione ha introdotto di recente un filtro più severo, ma la sua efficacia è da verificare).

La cultura giuridica italiana è legata all'idea che più alto è il numero di ricorsi possibili, più bassa è la probabilità di condannare un innocente. Quasi tutti possono ricorrere quasi sempre, e questa garanzia viene così in gran parte meno: la probabilità di condannare un innocente è la stessa in secondo che in primo grado. Una garanzia in qualche modo ponderata con l'esigenza di evitare l'impunità: il miglior modo per evitare di condannare un innocente è di non condannare nessuno, ma questo paradosso non può essere certo la soluzione.

L'effetto di una riduzione dell'appellabilità sui tempi della giustizia è quindi enorme. Supponiamo, a solo titolo di esempio, che vi siano due gradi di giudizio, che tutti i procedimenti vengano appellati, e che ogni grado di giudizio richieda quattro anni per arrivare a una sentenza: in media dunque sono necessari otto anni per la sentenza definitiva. Se si eliminasse l'appello, viene naturale pensare che i tempi di attesa per una sentenza definitiva si dimezzino. In realtà, ora vi è il doppio di magistrati che lavorano sui processi di primo grado: dopo qualche tempo, i tempi per una sentenza definitiva scendono a meno di un anno, contro gli otto anni della situazione di partenza. Questo esempio, seppur estremo, dà un'idea dei vantaggi della riduzione dell'appellabilità delle sentenze.

La seconda causa nascosta della lentezza della giustizia ha conseguenze più difficili da quantificare, ma rilevanti, e concerne la formazione delle prove nel processo penale. In Italia «la prova si forma in giudizio», nei paesi di "common law" durante l'indagine e il processo serve per dibattere le prove acquisite. In quei paesi i processi si svolgono con udienze continuate, o con rinvii limitati, anche per l'uso molto più frequente di giurie popolari. Da noi ogni nuova udienza significa un rinvio di mesi, con la conseguenza che magistrati e avvocati devono riprendere in mano il processo parecchie volte e a distanza di tempo. In realtà anche in Italia parte delle prove si formano spesso nella fase istruttoria, con ulteriori complicazioni.

Tutto questo solleva dubbi anche sulla qualità delle decisioni, per l'inevitabile frammentazione del processo decisionale. Mi rendo conto che vi sono centinaia di anni di pensiero giuridico dietro queste differenze, e che, come ha più volte ribadito la Corte costituzionale, il processo accusatorio ha una diversa funzione in Italia e nei paesi anglosassoni: l'accertamento della verità nella prima, la risoluzione di una controversia fra le parti nei secondi.

Forse. Di fronte alla catastrofe della giustizia italiana è però giunto il momento di smetterla di giocherellare con palliativi e chiedersi invece se non sia il caso di rivedere con mente aperta tante tradizioni, sia pur tramandata nei testi sacri e nelle aule universitarie.

Il Sole 24 ore 12 gennaio 2010
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