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 ,, riflessi in un arcobaleno ..... di Lunadicarta
 
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La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità che è la legge dell'amore, amore verso il prossimo e verso Dio, ma verso il prossimo in quanto immagine di Dio, quindi in modo non riducibile alla mera solidarietà umana.

Rosario Livatino
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 18/01/2010 @ 16:58:17, in Politica, linkato 1263 volte)
Qui l'articolo da "Il Tempo"



I servizietti segreti di Di Pietro


Nel 1994 Tonino fece uno strano viaggio alle Seychelles: dava la caccia a Francesco Pazienza. Per conto di chi?

Di Filippo Facci
Libero News

«Dicono che sono stato pagato dalla Cia» ha reso noto Antonio Di Pietro nel denunciare la circolazione di fotografie che lo ritraggono, in effetti, coi vertici del Sismi e persino con un agente della Cia. La storiaccia che a suo dire vorrebbero cucirgli addosso - un intrico che l’avrebbe visto al servizio degli Usa e addirittura della mafia -  appare tuttavia così improbabile che l’unico ad alimentarla, per ora, è stato oggettivamente lui, Di Pietro. Il quale, se da una parte si è prodigato nel rispondere a domande che nessuno aveva posto, d’altra parte non ha mai voluto spiegare altre vicende che appaiono molto più serie e tuttavia documentate.

Il fulcro resta lo stesso: i suoi rapporti con i servizi segreti.

Di Pietro controllava l’Aster di Barlassina, azienda che lavorava per l’Esercito - in stretto e ovvio contatto con il Sismi, i servizi segreti militari

Antonio Di Pietro, nel novembre 1984, era ufficialmente magistrato a Bergamo. Lo era diventato per vie decisamente inusuali: dapprima aveva lavorato per il ministero dell’Aeronautica presso una postazione dell’Ustaa (Ufficio sorveglianza tecnica armamento aeronautico) e in particolare controllava l’Aster di Barlassina, azienda che lavorava per l’Esercito - in stretto e ovvio contatto con il Sismi, i servizi segreti militari - e collaudava pezzi di alta tecnologia adottati dai Paesi Nato; giusto in quel periodo riuscì a laurearsi con velocità e modalità non meno inusuali - Libero avrà modo di tornarci la settimana prossima - e questo prima di diventare poliziotto lavorando nell’antiterrorismo con Vito Plantone e Carlo Alberto Dalla Chiesa, circostanze che Di Pietro non ha mai ammesso ma sulle quali, pure, si avrà modo di tornare. Non meno rocambolesco,  nel 1981, era stato il suo esame da magistrato: sicché tre anni dopo, a Bergamo, eccolo destreggiarsi dopo che i suoi superiori l’avevano deferito al Csm non ritenendolo «in grado di dare tutti quegli affidamenti che vengono richiesti a un magistrato».

La strana vacanza

È proprio in quei giorni, nell’autunno 1994, che Di Pietro decise di prendersi una vacanza decisamente particolare. Va premesso, per comprendere lo scenario, che in quel periodo il Paese era ancora scosso dagli strascichi dell’eversione: nessuno aveva propriamente raccolto il testimone del defunto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma le più importanti inchieste sul terrorismo erano pervenute nelle mani del sostituto procuratore romano Domenico Sica. Un caso affidatogli fu quello del cosiddetto «Supersismi», sorta di servizio segreto parallelo creato dalla Loggia P2 e reo di gravissime deviazioni e commistioni col peggior mondo criminale. Capi occulti di questo organismo risultarono essere altri esponenti eccellenti del Sismi e tra questi il cosiddetto faccendiere Francesco Pazienza, inseguito da mandati d’arresto d’ogni tipo. Ma il faccendiere intanto se la rideva: inquisito anche per la bancarotta dell’Ambrosiano, dal tardo 1984, si era nascosto alle isole Seychelles. Un uomo d’affari, Giovanni Mario Ricci, l’aveva presentato al presidente dell’arcipelago Albert René con il quale il faccendiere era entrato in grande confidenza. Ogni tanto si limitava a far spedire in Italia memoriali difensivi dal suo avvocato americano o convocava finte conferenze stampa a New York. Sica intanto gli aveva già fatto sequestrare tutti i beni e gli aveva spiccato contro sette mandati di cattura internazionali.

Le foto che scottano

Il 20 novembre 1984, Antonio Di Pietro parte per le Seychelles. Con lui c’era una donna non identificata, e i due fecero di tutto fuorché i turisti. Si trattava di una meta facile: il presidente René non brillava propriamente per democrazia

Il capo del Sismi, l’ammiraglio Fulvio Martini, venne a sapere che Pazienza era celato nell’arcipelago. Quello delle Seychelles era un regime comunista appoggiato dal Cremlino, e tentare la via diplomatica all’epoca era impensabile. Alla disperata caccia di Pazienza si ritrovarono insomma il Sismi, il Sisde (i Servizi segreti civili) e il superprocuratore Domenico Sica. Una prima missione del Sisde era fallita: due agenti erano atterrati nelle isole a bordo di un aereo dell’Eni ma avevano combinato poco o niente. La circostanza è stata confermata da Giovanni Mario Ricci, allora sporadico corrispondente dell’Ansa e uomo d’affari cui i due agenti si rivolsero. Ulteriore conferma era poi giunta dal suo avvocato Corso Bovio. Ed eccoci al centro dell’arcano.

Proprio allora, il 20 novembre 1984, Antonio Di Pietro parte per le Seychelles. Con lui c’era una donna non identificata, e i due fecero di tutto fuorché i turisti. Sole e mare a parte, non si trattava di una meta facile: il presidente René non brillava propriamente per democrazia.
Tonino fece di tutto per mettersi nei guai. A bordo di una Mini-Moke a noleggio cominciò a fotografare in giro ma nascondendosi, acquattandosi; incontrò, tra gli altri, un vescovo cattolico ritenuto tra i capi dell’opposizione interna e chiese appunto informazioni su Pazienza, ascoltatissimo consigliere di René.

Di Pietro e compagna furono subito pedinati e intercettati. Un responsabile dei servizi di sicurezza locali, un nordcoreano, stilò un rapporto con tanto di fotografie e ipotizzò che quel signore potesse essere un agente del Sismi o del Sisde o della Cia, organismi interessati a Pazienza. Tutte queste circostanze, più molte altre, sono confermate da atti giudiziari nonché dal racconto di Francesco Pazienza e da un libro del medesimo pubblicato da Longanesi nel 1999, «Il disubbidiente».

L’agente nordcoreano e altri due sovietici proposero tranquillamente di far fuori l’intruso spingendo la sua auto giù da una scarpata, ritenendolo appunto un agente della Cia o del Sismi. Tra l’altro, intercettandolo, avevano verificato che ogni sera Di Pietro telefonava e relazionava. Pazienza mantenne fede al suo cognome e prese tempo. Andò all’hotel San Souci, dove dimorava quello strano italiano al mare, e ne spiò le generalità: era tal Di Pietro Antonio, magistrato alla Procura di Bergamo. Così, agli agenti sempre più ansiosi di far fuori il turista ficcanaso, Pazienza spiegò che se ne sarebbe ripartito a breve, che si calmassero. Pensò comunque di architettare uno stratagemma che potesse svelargli i referenti italiani di Tonino, e con un complicato giro di telefonate fece avere al magistrato delle notizie false: ossia che lui, il ricercato Francesco Pazienza, sarebbe passato dall’aeroporto di Lugano il 13 dicembre.

«Le informazioni raccolte da Di Pietro finivano al Sismi», ha raccontato Pazienza, «e non c’erano dubbi... le passava a un altro magistrato il quale poi le riversava a Martini»

Contemporaneamente diede la soffiata anche agli svizzeri - tramite i servizi segreti della Germania Orientale - di modo che potessero bloccare e identificare gli agenti italiani sopraggiunti irregolarmente per arrestarlo: se fossero stati poliziotti significava che Tonino agiva per canali istituzionali; se fossero stati agenti del Sismi, invece, no.  Andò tutto come previsto: gli arresti ci furono e gli agenti fermati dalla gendarmeria svizzera furono due, un tenente colonnello e un brigadiere dei carabinieri: agenti del Sismi, si appurò. La giustizia svizzera emise anche un comunicato in cui confermava un’azione contro due appartenenti a «un servizio di informazioni dello Stato italiano (Sismi)». I due carabinieri rimasero in carcere per ventisei giorni e poi furono espulsi. L’ammiraglio Fulvio Martini, del Sismi,  non fece una bella figura, e non la fece neppure il presidente del Consiglio di allora, Bettino Craxi.

«Le informazioni raccolte da Di Pietro finivano al Sismi», ha raccontato Pazienza, «e non c’erano dubbi... le passava a un altro magistrato il quale poi le riversava a Martini». Il magistrato, appunto, era Domenico Sica. Di Pietro ha fornito tiepidissime conferme ma non si è mai voluto soffermare sui particolari e neppure sulla sostanza. Pazienza, detenuto dal novembre 1995, ha confermato tutta la vicenda e così pure ha fatto Giovanni Mario Ricci, ma dell’intreccio si trova traccia anche nelle motivazioni della sentenza di primo grado per il cosiddetto crack del Banco Ambrosiano, dove si riferisce - pagine 2 e 3 - che «Il Pazienza era rifugiato alle Seychelles» e soprattutto di «irrituali indagini» di un allora «sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo». Negli atti è finito anche un rapporto, con annesse fotografie, stilato da Di Pietro alle Seychelles: il presidente della Terza sezione penale Fabrizio Poppi prese appunto ampio spunto dalle «ricerche» di quello strano magistrato.

Quello strano rapporto

Perché strano? Uno degli avvocati di Pazienza, Giuseppe De Gori, interpellato, è stato esplicito: «È chiaro che qualcuno ce l’ha mandato. A che titolo sennò poteva stendere un rapporto per Sica? Se era un sostituto procuratore a Bergamo, allora scriva tranquillamente che Di Pietro ha commesso un reato, non poteva né indagare né stendere rapporti. Di Pietro ha detto che l’aveva spedito alla Procura di Bergamo, ma questo non è vero. Io so solo, ed è strano, che quel rapporto finì non si sa come nelle carte dell’Ambrosiano. Non esiste una norma giuridica per cui sia ammissibile che si sia verificato ciò». L’allora capo della Procura di Bergamo, Giuseppe Cannizzo, dichiarò oltretutto, sempre all’autore di questo articolo, che «A me non è mai arrivato nulla. Se fosse arrivato un rapporto del genere l’avrei saputo, ero il capo della Procura. Per quanto ne so, Di Pietro era in vacanza». L’allora capo del Sismi ammiraglio Fulvio Martini, a suo tempo interpellato, ebbe a confermare l’agguato contro Pazienza in Svizzera nonché l’arresto dei due suoi agenti, non escludendo un depistaggio architettato dal faccendiere; ha specificato di aver saputo della sua presenza alle Seychelles a mezzo intercettazioni telefoniche intercontinentali, ma ha detto di non aver mai saputo nulla di Di Pietro e di un suo rapporto con Sica; ha chiarito che «l’operazione Pazienza fu gestita interamente dai Servizi segreti fino al suo primo arresto, negli Stati Uniti» nel marzo 1985, ma di non aver spedito suoi uomini alle Seychelles; ha ipotizzato che Di Pietro «lavorasse anche per il ministero dell’Interno e avesse mantenuto dei legami col precedente mestiere».
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"Pazienza: «Di Pietro mi confidò il suo desiderio di dedicarsi presto a un’attività che non gli avrebbe consentito di avere più nulla a che fare con Mani pulite»

Stando a Francesco Pazienza, poi, altri contatti tra lui e Di Pietro risalgono al periodo di Mani pulite. Prima si incontrarono per caso il 9 gennaio 1993, in Corso di Porta Vittoria a Milano. Ma fu un attimo. Poi, il 19 luglio 1994, decisero di vedersi e solo quel giorno Di Pietro apprese che Pazienza, dieci anni prima, gli aveva salvato la pelle. Ha raccontato il faccendiere: «Accadde un fatto strano. Di Pietro mi confidò il suo desiderio di dedicarsi presto a un’attività che non gli avrebbe consentito di avere più nulla a che fare con Mani pulite. Mi chiese se ero disponibile a dargli una mano. La mia risposta fu immediata e positiva». Questo accadeva cinque mesi prima che si dimettesse dalla magistratura. È lo stesso anno, il 1994, in cui Di Pietro fu intervistato da Gianni Minoli a Mixer (Radue) e alla domanda «Ha mai incontrato un duro come lei?» rispose «Sì, Francesco Pazienza».

Un altro «fatto strano» avvenne il 14 ottobre successivo. Di Pietro fissò a Pazienza un altro appuntamento ma quest’ultimo, mentre era in viaggio verso Milano per incontrare il magistrato, ricevette una telefonata dalla sua segretaria: i carabinieri gli stavano perquisendo l’ufficio di La Spezia.
 La motivazione ufficiale era legata ai suoi presunti rapporti con la contessa Francesca Vacca Agusta, allora già latitante. «Il giorno dopo, al ritorno nel mio ufficio, diedi un’occhiata per controllare se durante la perquisizione era state mischiate alcune carte. Mi accorsi subito che tutto era al suo posto tranne il dossier sulle Seychelles: era sparito. Provvidi a informare subito il mio avvocato Scipione Del Vecchio e il titolare dell’ufficio Rino Corniola. Appresi poi che non era stato stilato, come prevede la legge, un elenco dettagliato dei documenti asportati, ma soltanto un verbale in cui c’era scritto “scatola con documenti”».

Il 17 aprile 1996 Francesco Pazienza venne convocato dalla Corte d’Appello di Milano per il citato processo sul Banco Ambrosiano. In primo grado, come detto, era stato condannato anche in base al rapporto che Di Pietro aveva steso su di lui alle Seychelles: lo si era utilizzato per sostenere che il faccendiere se la spassasse ai tropici coi soldi del Banco. Il faccendiere, per difendersi da quest’accusa, in aula raccontò parte della storia che si è appena narrata, ma priva di particolari decisivi. «Di Pietro spiava per Sica» titolò quindi il «Corriere» del giorno dopo con un tono di sufficienza, fingendo ironia. Nessuno o quasi realizzò. Tanto che Di Pietro, non poco imbarazzato, dovette ammettere ai giornalisti: «La faccenda è molto più complicata... comunque ne feci oggetto di un rapporto al pm Sica». Nulla più. Nessuno ci capì niente.

A distanza di tanti anni, però, qualcosa si vorrebbe capire: anche perché Antonio Di Pietro frattanto è divenuto un politico col marchio di fabbrica della trasparenza: non ha mai spiegato, però, come e perché si ritrovò a condurre una missione da intrigo internazionale, spiando un latitante cui il responsabile del Servizio segreto militare teneva in particolar modo, e a cui pure teneva il principe dei magistrati antiterrorismo, e sopra tutti, se non disturba, teneva il presidente del Consiglio dei ministri.
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"Tonino non ha mai spiegato come e perché si ritrovò a condurre una missione da intrigo internazionale, spiando un latitante cui il responsabile del Servizio segreto militare teneva in particolar modo"

Riepilogo finale

Si provi a ricapitolare: un giovanotto molisano ha lavorato negli ambientini dell’Aeronautica (Nato, Ufficio sicurezza, Aster, Ustaa) per cinque anni; si è successivamente laureato in soli trentun mesi, pur lavorando; è divenuto poliziotto; avrebbe lavorato per un’intelligence antiterrorismo; è divenuto magistrato, e - con una doppia bocciatura e un imminente «processino» al Csm - è poi partito per i tropici stendendo poi un rapporto per Domenico Sica, per alcuni aspetti continuatore del generale Dalla Chiesa, e su chi? Su uno come Francesco Pazienza, che racconta e mette nero su bianco - anche in un libro - storie di agenti sovietici e nordcoreani a tal punto convinti che Di Pietro sia un agente, guarda caso, da volerlo ammazzare.

Poi si appura che, pur risultando egli magistrato, le sue informazioni arrivano al Sismi e fanno scattare altre azioni del Sismi, gradite alla Cia.

Piacerebbe coltivare qualche curiosità a proposito, piacerebbe insomma conoscere la biografia di Antonio Di Pietro per intero: senza dover sospettare che ne esista un’altra, parallela a una carriera parallela. È gradita risposta.

18/01/2010
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Di Loredana Morandi (del 17/01/2010 @ 10:54:36, in Magistratura, linkato 1233 volte)



Questo articoletto è un "domenicale", che dedico ai miei più affezionati lettori in quanto sono un po' dispiaciuta per non aver partecipato all'evento di ieri in Cassazione, pur essendo accreditata.


Colgo così l'occasione di salutare e ringraziare Angelo Ciancarella, ufficio stampa uscente della ANM, che ha accompagnato l'Associazione Nazionale Magistrati nel corso di questo lungo anno e durante la ricorrenza del "centenario" della Associazione.

Angelo tornerà al suo primo amore, il giornalismo della carta stampata, e mentre attendiamo di leggerlo e rileggerlo in ambito politico finanziario il testimone della comunicazione della Magistratura associata sarà presto nelle mani di una "gentile collega", che ancora non conosco.


A Ciancarella, alla nuova collega e al presidente Palamara dedico questa semplice elaborazione grafica ottenuta con un divertissment tool trovato su web ed un famosissimo quadro di Magritte, insieme alla "battuta": "E se il pm fosse come una Magic Card ?" , interrogandomi sulla "non" recondita e preoccupante possibilità di una "mobilità" che investa l'intero corpo dei rappresentanti della giurisdizione.

Auguro a tutti loro un buon lavoro per il 2010.


Loredana Morandi



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Di Loredana Morandi (del 16/01/2010 @ 20:15:41, in Magistratura, linkato 2104 volte)

GIUSTIZIA: VIGNETTA ANM,




NO A PM 'AVATAR'



(AGI) - Roma, 16 gen. - L'Associazione nazionale magistrati affida ad una vignetta, in cui si cita il film 'Avatar', che sta spopolando nelle sale cinematografiche, la sua protesta per le scoperture di organico nelle procure.

"Il pm Avatar in tutte le aule di tribunale dal 15 gennaio", si legge nel disegno, distribuito in Cassazione in occasione dell'assemblea di oggi, "in fondo non era difficile.... basta creare dei cloni virtuali", "gia', da un singolo pm ne ricaviamo circa un centinaio...".

La drammatica situazione delle procure, e "gli aspetti paradossali" del dl messo a punto dal Governo, sono "realta' e non finzione come 'Avatar' - ha detto il presidente dell'Anm, Luca Palamara, nel suo intervento - e non possiamo quindi clonarci, vogliamo avanzare una proposta seria". (AGI) .

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Di Loredana Morandi (del 16/01/2010 @ 20:07:36, in Magistratura, linkato 1409 volte)
GIUSTIZIA: TOGHE PRONTE A SCIOPERO SU VUOTI PROCURE


(AGI) - Roma, 16 gen. - Abrogare le norme - in particolare quella che vieta ai giovani appena entrati in magistratura di svolgere funzioni di pm - che hanno portato alla drammatica situazione di scopertura di organici nelle procure, altrimenti i magistrati arriveranno a una dura protesta, non esclusa quella dello sciopero. E' il messaggio che esce dal 'Procura-day', l'assemblea nazionale organizzata dall'Anm in Cassazione, alla quale hanno preso parte moltissime toghe - tra cui anche i magistrati piu' giovani - e rappresentanti del Csm, delle opposizioni, come Luigi Li Gotti (Italia dei valori), Donatella Ferranti (Pd) e Roberto Rao (Udc), e dei sindacati di categoria. Del tutto assenti, nonostante l'invito a prendere parte alla riunione, la maggioranza e il Governo.

"Noi pensiamo di avere ragione - afferma il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini - pensiamo di riuscire a convincere il Governo. Abbiamo detto che non escludiamo alcuna forma di protesta, faremo di tutto per trovare soluzioni. Il problema e' principalmente del Governo se le procure non funzionano. Continueremo la nostra battaglia per consentire agli uffici di procura di sopravvivere, da noi c'e' disponibilita' a cercare soluzioni, chiediamo al Governo e al Guardasigilli di farsi carico delle loro responsabilita'".

Il primo a parlare della possibilita' di un'"estrema iniziativa di mobilitazione" e', in apertura dell'assemblea, il presidente del sindacato delle toghe Luca Palamara e non sono pochi i magistrati che, negli interventi successivi, hanno sollecitato una presa di posizione dura da parte dell'Anm contro i provvedimenti del Governo. Se il pm di Palermo Nino Di Matteo propone di disertare le cerimonie dell'anno giudiziario, previste per il 29 e il 30 gennaio, e di consegnare le toghe in segno di protesta, il procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi, esponente di Md, afferma: "non arretreremo nella lotta. Decideremo tutti insieme cosa fare, ma non e' accettabile che restino scoperti gli uffici".

Durissimo il capo della Procura di Palermo Francesco Messineo, che ha definito "irrazionale e micidiale negli effetti", nonche' "insultante" il decreto varato dal Governo sui trasferimenti d'ufficio, che, a suo parere, "ha degli scopi futuri: introdurre il principio di mobilita' dei magistrati, creare una situazione per cui, di fronte allo sfascio, saremo noi a chiedere la separazione delle carriere, e far 'abbassare la cresta' ai pm. Poi ci verra' offerto l'aiuto della polizia giudiziaria e si prepara forse il reclutamento straordinario. Le prese di posizione dell'Anm devono essere forti e idonee".

La Giunta del sindacato delle toghe, quindi, si riunira' mercoledi' prossimo: in quella sede, verranno decise le iniziative da adottare tra il 20 e il 27 gennaio, durante la settimana di mobilitazione gia' annunciata da tempo, nonche' quelle eventuali in vista dell'Anno giudiziario e la data del Cdc in cui si potrebbe affrontare il capitolo 'sciopero'. "Serve una forma di risposta dura per dimostrare che senza i nostri sacrifici il sistema giustizia non funzionerebbe - sottolinea Carlo Fucci (Unicost), ex segretario dell'Anm - mentre oggi vogliono far ricadere la colpa sui magistrati.

Anche il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, impossibilitato a partecipare all'assemblea, ha affidato al presidente Palamara un saluto da rivolgere ai presenti, con il quale il 'superprocuratore' ha espresso tutta la sua "preoccupazione" per la situazione degli uffici requirenti. Il segretario di Magistratura Indipendente, Antonietta Fiorillo, pur sottolineando che "al momento si parla di proposte, oggi non e' la giornata dello sciopero", chiede all'Anm "un impegno serio" per "non cedere - rileva la rappresentante della corrente piu' moderata delle toghe - di fronte a una norma come, nonostante la consapevolezza del disastro, l'Anm ha fatto quando si e' trattato di contrastare il ddl Mastella".

Contro il processo breve, poi, parla Vittorio Borraccetti, procuratore capo di Venezia: "la Costituzione parla di 'durata ragionevole', commisurata al processo stesso, e' sbagliato fissare un tetto di anni", e reputa l'assenza del Governo all'Assemblea "un segnale di ostilita'". Per Giuseppe Berruti, togato di Unicost al Csm, "oggi il tema di fondo e' l'obbligatorieta' dell'azione penale: con la norma sui giovani magistrati si obblica i capi delle procure a scegliere quali processi portare avanti e quali destinare al limbo della prescrizione e cio' vuol dire impedire l'esercizio dell'azione penale". Attenzione ai giovani magistrati e' stata rivolta anche dal primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, che questa mattina, salutando la platea dell'Aula Giallombardo della Suprema Corte, ha invitato le giovani toghe a partecipare alla cerimonia dell'Anno giudiziario in Cassazione, offrendo loro una toga in dono.


GIUSTIZIA: ANM, NON SI PUO' ASSISTERE INERMI
A SVUOTAMENTO PROCURE

 

(ASCA) - Roma, 16 gen - Non si puo' assistere inermi allo svuotamento delle Procure. E' questo l'allarme lanciato dall'Anm che minaccia inoltre uno sciopero. La desertificazione delle procure e' ''drammatica''. In due soli anni le scoperture di organico si sono quadruplicate passando da 68 a 249. Per questo i magistrati sono pronti anche allo sciopero e se il governo non fara' cadere, almeno temporaneamente, il divieto di destinare i magistrati di prima nomina nelle procure. ''L'Anm non potra' assistere inerme allo svuotamento degli uffici di procura''. Lo ha detto il presidente dell'Anm Luca Palamara prima dell'inizio dell'assemblea dei magistrati convocata oggi in Cassazione, sottolineando che l'Anm ''e' fermamente intenzionata ad adottare ogni efficace e anche estrema iniziativa di mobilitazione della magistratura associata e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla gravita' della situazione attuale''.

16-01-10 mar/mcc/ss
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Di Loredana Morandi (del 16/01/2010 @ 19:58:17, in Politica, linkato 1357 volte)
GIUSTIZIA: QUAGLIARELLO (PDL),DISINNESCARE CONFLITTO CON POLITICA

(AGI) - Cagliari, 16 gen. - "Per creare le condizioni affinche' una riforma possa essere discussa e andare in porto occorre disinnescare la miccia del conflitto tra il potere politico e quello giudiziario e addirittura tra potere giudiziario e la sovranita' popolare". Gaetano Quagliariello, senatore del Pdl, intervenendo a Cagliari al convegno nazionale sul ruolo delle Assemblee legislative e sulle riforme, ha ribadito la volonta' della maggioranza di governo di "metter mano a riforme complessive ed essenziali per la nostra democrazia. Le opposizioni non dipingano come legge ad personam provvedimenti essenziali per il Paese".

  Secondo il costituzionalista del Pdl "se si vuole modernizzare l'Italia, rendendola una democrazia normale, non si puo' non metter mano al problema della giustizia: serve ai cittadini che hanno diritto ad una giustizia piu' equa ed efficiente e serve al Paese, che da quindici anni e' sottoposto a fibrillazioni continue a causa del conflitto tra giustizia e politica e dell'uso politico della giustizia". Non l'esigenza di una persona, quindi, ma "un'esigenza strutturale dell'Italia". Da una democrazia dei partiti si e' passati, per Quagliariello, "a una democrazia degli elettori. Una situazione sostanziale, suggellata dalla volonta' dei cittadini, dalla ricerca di un contatto diretto tra gli elettori e la rappresentanza. Se si vuole che il Parlamento conservi la sua centralita' - ha detto ancora il senatore Pdl - sara' importante completare al piu' presto la riforma dei regolamenti avviata in Senato: molti problemi si possono risolvere cosi', senza modificare la costituzione. Si possono garantire tempi certi per l'approvazione dei provvedimenti del Governo, riconducendo anche la decretazione d'urgenza entro binari propri".


GIUSTIZIA: ORLANDO (PD), DA ANM ALLARME SERIO. AFFONTARE PROBLEMI VERI
 


(ASCA) - Roma, 16 gen - ''Dall'Anm giunge un allarme serio sulla funzionalita' della giustizia nel nostro Paese. La richiesta fatta da Palamara di intervenire per colmare le carenze di organico corrisponde all'interesse dei cittadini, che si scontrano quotidianamente con le disfunzioni e le lungaggini della macchina giudiziaria.
Il governo dimostri di avere davvero a cuore il tema dei tempi del processo intervenendo su organici, informatizzazione degli uffici giudiziari, ridefinizione delle circoscrizioni, organizzazione dei tribunali''.
Ad affermarlo e' Andrea Orlando, presidente Forum Giustizia del Partito democratico. ''Solo cosi' -aggiunge- si possono creare le condizioni per un serio confronto per affrontare questi problemi.
Partendo da queste questioni concrete, noi siamo disponibili a condividere ulteriori interventi di piu' ampio respiro.
I presupposi per una discussione seria sono questi. Ma quella vera e propria amnistia mascherata in approvazione al Senato che va sotto il nome di processo breve non li contempla.
Anche per questo ci opporremo ad essa in modo durissimo''.

min/ram/ss

GIUSTIZIA: CAPEZZONE, MAGISTRATURA AL LIMITE DELLA SOVVERSIONE
 

(ASCA) - Roma, 16 gen - ''Le iniziative minacciate dall'ala piu' sindacalizzata e politicizzata della magistratura appaiono ormai ai limiti della sovversione.
In qualunque altro Paese occidentale, sarebbe impensabile un'azione della magistratura volta a contrastare leggi e provvedimenti legittimamente assunti dagli organi votati democraticamente dagli elettori. I magistrati non fanno le leggi, ma le applicano. Se vogliono fare politica, devono dimettersi e chiedere i voti degli elettori''.
Lo afferma Daniele Capezzone, portavoce del Pdl che aggiunge: ''La difesa corporativa, e anche la difesa di qualche comodita', stanno spingendo i magistrati alle soglie di limiti davvero gravi. Che dicono gli uomini e le donne della sinistra? Tutti muti? Tutti vittime di amnesie rispetto alla separazione dei poteri e al rispetto delle leggi scritte?''.

min/mcc/ss
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Di Loredana Morandi (del 16/01/2010 @ 19:55:33, in Magistratura, linkato 1432 volte)
GIUSTIZIA: ANM, ASSENZA ALFANO ALL'ASSEMBLEA GRANDE OCCASIONE PERSA
 

(ASCA) - Roma, 16 gen - ''E' stata persa una grande occasione''. I vertici dell'Associazione nazionale magistrati commentano cosi' l'assenza all'assemblea del ministro della Giustizia Angelino Alfano, ma anche di rappresentanti della maggioranza di governo. ''E' un peccato che rappresentanti del governo e della maggioranza non abbiano assistito a questo dibattito - ha detto il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini - che avrebbe consentito loro di constatare come la magistratura sia composta da persone serie, e nonostante gli insulti che riceve, si pone problemi e propone soluzioni per una giustizia che funzioni, nell'interesse dei cittadini.

Sarebbe stata una lezione di senso istituzionale, che purtroppo manca a tanti''. Il presidente dell'Anm Luca Palamara dal canto suo ha giudicato ''difficilmente interpretabile'' la scelta degli esponenti del governo e della maggioranza di non partecipare all'assemblea. ''Un peccato - ha detto - perche' nel nostro Paese si fanno leggi senza valutarne prima l'impatto. E oggi da questo punto di vista sarebbe stata una grande occasione''.

16-01-10 ram/mcc/ss


GIUSTIZIA: ALFANO REPLICA ALL'ANM, RISPETTI LE LEGGI DELLO STATO
 

(ASCA) - Roma, 16 gen - ''Dispiace che l'Anm ironizzi e affigga vignette su un provvedimento del Governo, invece di contribuire a risolvere il problema e cioe' coprire immediatamente le sedi disagiate che, in realta', disagiate non sono, ma solo sgradite ai magistrati''. Cosi', con una nota, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, si dichiara ''fortemente preoccupato per l'incomprensibile e miope arroccamento dell'Anm contro un decreto legge che offre al Paese una ragionevole e definitiva soluzione. In particolare, il governo Berlusconi - che ha ereditato dal governo di sinistra il decreto legislativo che impedisce agli uditori giudiziari di svolgere funzioni requirenti e monocratiche - e' intervenuto in materia con due importanti provvedimenti: il decreto legge del dicembre 2008 che introduce incentivi economici e di carriera per coloro i quali intendono trasferirsi volontariamente nelle cosiddette sedi disagiate, e il recente decreto legge del dicembre 2009 che istituisce il meccanismo del trasferimento d'ufficio, in via transitoria, fino al 2014''.

''Considero inaccettabile - afferma quindi il Guardasigilli - questa chiusura corporativa e di retroguardia assunta dal sindacato delle toghe, finalizzata esclusivamente a difendere privilegi di casta. Il messaggio - prosegue Alfano - e' chiaro: si esige, si pretende, minacciando anche estreme misure di mobilitazione, che si sospendano ben tre leggi dello Stato gia' in vigore. Occorre, quindi, che i cittadini sappiano che tutto cio' accade solamente per impedire che qualche decina di magistrati (insensibili ai garbati appelli che ho loro rivolto in questi mesi) possa essere scomodata, per un periodo limitato di tempo, per prestare la propria opera li' dove vi e' maggiore bisogno di capacita' e di esperienza''.

''L'Assemblea dell'Anm dimentica, infatti - conclude il Guardasigilli -, che i magistrati, per dettato costituzionale, sono soggetti alla legge e che, oggi, e' legge anche la disciplina sul trasferimento d'ufficio.

Sarebbe gravissimo solo ipotizzare uno sciopero che, in quest'ottica, rappresenterebbe un'inammissibile protesta contro tre leggi dello Stato; protesta, tra l'altro, promossa e indetta proprio da coloro che, in qualita' del loro ruolo, dovrebbero ergersi a custodi delle stesse. Agendo in questo modo, appare, invece, che l'unica strada concepita sia quella di una gravissima forma di nonnismo giudiziario e poco importa se a decidere sulla liberta' dei cittadini saranno i vincitori di concorso di prima nomina, sui quali il Csm non ha espresso neanche la prima valutazione di professionalita'''.

16-01-10 ram/mcc/ss
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Consolo (Pdl): ''Anm collabori invece di minacciare. Alfano ha l'appoggio di tutti i cittadini di buon senso''

Procure deserte, Anm pronta allo sciopero.
Alfano: inaccettabile chiusura corporativa

ultimo aggiornamento: 16 gennaio, ore 18:08

Roma - (Ign) - L'allarme del sindacato delle toghe: in due anni quadruplicati i vuoti di organico negli uffici. Palamara: dl governo stravolge la vita dei magistrati. La protesta anche in una vignetta: no ai pm 'Avatar'. Il Guardasigili: atteggiamento finalizzato "esclusivamente a difendere privilegi di casta''. Berlusconi: ''Riproporremo l'inappellabilità delle sentenze di primo grado''

Roma, 16 gen. (Ign) - Non si può assistere ''inermi al drammatico svuotamento'' di organico negli uffici delle Procure. E' l'allarme lanciato dall'Associazione nazionale magistrati, che si dice pronta anche allo sciopero e se il governo non farà cadere, almeno temporaneamente, il divieto di destinare i magistrati di prima nomina nelle procure.

Nel suo intervento all'assemblea di oggi in Cassazione, il presidente del sindacato delle toghe, Luca Palamara, non parla esplicitamente di sciopero ma spiega che ''l'Anm vuole una riforma della giustizia che assicuri un processo giusto in tempi ragionevoli e vuole uffici organizzati e funzionanti''.

Per questo, ''è intenzionata ad adottare ogni efficace e anche estrema iniziativa di mobilitazione della magistratura associata e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla gravità della situazione attuale''. E spiegando la ''desertificazione'' delle Procure, si sottolinea che in due soli anni le scoperture di organico si sono quadruplicate, passando da 68 a 249.

L’Anm ha anche affidato la sua protesta ad una vignetta in cui si cita il film Avatar. ''Il pm Avatar in tutte le aule di tribunale dal 15 gennaio”, si legge nel disegno, distribuito in Cassazione in occasione dell'assemblea.

Ma la drammatica situazione delle procure, e "gli aspetti paradossali" del dl messo a punto dal governo, sono "realtà e non finzione come 'Avatar' - ha rimarcato Palamar - e non possiamo quindi clonarci. Vogliamo avanzare una proposta seria".

Secondo L’Anm, dunque, "non si può far fronte al problema con la soluzione individuata dal governo. Quella dell'esecutivo – taglia corto Palamara - è un intervento fortemente penalizzante per i più giovani, in quanto destinato a stravolgere la vita sia lavorativa che familiare di magistrati entrati in servizio da poco, già destinati a uffici di frontiera e lontani dalle sedi di provenienza".

La "chiusura corporativa e di retroguardia" dell'Associazione nazionale magistrati è "inaccettabile", fa sapere il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per il quale, l'atteggiamento dell'Anm è finalizzato "esclusivamente a difendere privilegi di casta".

"Dispiace che l'Anm ironizzi e affigga vignette su un provvedimento del governo - afferma il Guardasigilli in una nota - invece di contribuire a risolvere il problema e cioè coprire immediatamente le sedi disagiate che, in realtà, disagiate non sono, ma solo sgradite ai magistrati".

"Considero inaccettabile - ribadisce - questa chiusura corporativa assunta dal sindacato delle toghe, finalizzata esclusivamente a difendere privilegi di casta. Il messaggio - prosegue il ministro della Giustizia - è chiaro: si esige, si pretende, minacciando anche estreme misure di mobilitazione, che si sospendano ben tre leggi dello Stato già in vigore''.

''Occorre, quindi - insiste Alfano - che i cittadini sappiano che tutto ciò accade solamente per impedire che qualche decina di magistrati, insensibili ai garbati appelli che ho loro rivolto in questi mesi, possa essere scomodata, per un periodo limitato di tempo, per prestare la propria opera lì dove vi è maggiore bisogno di capacità e di esperienza".

"L'Assemblea dell'Anm dimentica, infatti - aggiunge Alfano - che i magistrati, per dettato costituzionale, sono soggetti alla legge e che, oggi, e' legge anche la disciplina sul trasferimento d'ufficio. Sarebbe gravissimo solo ipotizzare uno sciopero che, in quest'ottica, rappresenterebbe un'inammissibile protesta contro tre leggi dello Stato".

Per la maggioranza è Giuseppe Consolo, vice presidente della Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio a notare: ''Invece di collaborare nell'interesse esclusivo dei cittadini per colmare quei vuoti di organico negli uffici giudiziari, l'Anm minaccia scioperi a 360 gradi. Si tratta di una minaccia grave, specie considerando chi l'ha posta in essere. Ma Alfano stia tranquillo: tutti i cittadini di buon senso - assicura il deputato del Pdl - prescindendo dagli schieramenti politici, lo appoggeranno''.
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La notizia della sentenza del Tribunale di Salerno ha suscitato un coro di no e parecchie critiche bipartisan. E' difficile schierarsi, ma è anche difficile giustificare l'interpretazione data alla Legge 40 sulla procreazione assistita. Il rischio che la coppia "non sterile", che ha almeno 1 figlio, possa generare un bimbo affetto da una malattia genetica gravissima come la amiotrofia spinale di tipo I resta alto, stante la promessa dei genetisti che si ripropongono di scegliere per questi genitori il "super uomo". L.M.

Di seguito le notizie e il comunicato della senatrice Dorina Bianchi UdC

Dorina Bianchi (UdC) Diritti Umani Fondamentali:
Tribunale Salerno in contrasto principi Legge Fecondazione Assistita


"Comprendo il dolore di una famiglia che ha vissuto ben quattro volte il dramma peggiore che un genitore possa immaginare, quello di perdere un figlio. Allo stesso tempo, però, non si può permettere che discrepanze giuridiche mettano in discussione diritti umani fondamentali, come quello alla vita".
È quanto affermato da Dorina Bianchi, vicepresidente dei senatori Udc, spiegando le ragioni di un'interrogazione parlamentare indirizzata al ministro della Salute, presentata oggi, in riferimento alla recente ordinanza del tribunale di Salerno che ha autorizzato la diagnosi genetica preimpianto ad una coppia fertile portatrice di una grave malattia ereditaria.
Bianchi si rivolge a Fazio "per sapere se, alla luce delle recenti pronunce giudiziarie, non intenda valutare la possibilità di un intervento in materia ai fini di tracciare delle linee guida per i casi di specie, onde evitare che 'creative' pronunce giudiziarie diano luogo a pericolose derive in materia".
"La pronuncia del Tribunale di Salerno - afferma - è in evidente contrasto con i principi della legge n. 40 del 2004 e ne testimonia non una volontà applicativa ma una interpretazione creativa che potrebbe aprire pericolosi scenari fino a scivolare nell'eugenetica".
Di conseguenza, conclude il vicepresidente dei senatori Udc, "si ritiene quanto mai necessario invocare un deciso e fermo intervento che delinei delle linee guida che tengano conto delle implicazioni dei casi di specie e che salvaguardino la tutela dei diritti costituzionalmente garantiti e l'applicazione di una legge dello Stato onde scongiurare rischiose derive".


FECONDAZIONE: GIUDICE, SI PROCREAZIONE ASSISTITA IN COPPIA FERTILE

(AGI) - Roma, 13 gen. - Il giudice Antonio Scarpa del Tribunale di Salerno ha autorizzato, per la prima volta in Italia, la diagnosi genetica preimpianto e l'accesso alle tecniche di procreazione assistita per una coppia fertile portatrice di una grave malattia ereditaria, l'Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1, superando di fatto l'articolo 1 della legge 40 che vieta di accedere alla fecondazione assistita a chi non ha problemi di sterilita'. Lo rende noto il legale della coppia, l'avvocato Filomena Gallo. La coppia, portatrice di una patologia che causa la degenerazione e la morte motoneuronale con la conseguente inarrestabile paralisi e atrofia di tutta la muscolatura scheletrica (e costituisce oggi la piu' comune causa genetica di morte dei bambini nel primo anno di vita) si era rivolta al ginecologo Domenico Danza per accedere alla procreazione medicalmente assistita e poter effettuare la diagnosi preimpianto con tecniche combinate di citogenetica e di genetica molecolare, al fine di avere un figlio che potesse vivere. Lo specialista non ha potuto consentire l'accesso alle pratiche di procreazione medicalmente assistita perche' la Legge 40 del 2004 lo consente solo per casi di sterilita'/infertilita'. Ma il giudice Antonio Scarpa, nella sentenza ha stabilito che "Il diritto a procreare, e lo stesso diritto alla salute dei soggetti coinvolti, verrebbero irrimediabilmente lesi da una interpretazione delle norme in esame che impedissero il ricorso alle tecniche di pma da parte di coppie, pur non infertili o sterili, che pero' rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili; solo la pma attraverso la diagnosi preimpianto, e quindi l'impianto solo degli embrioni sani, mediante una lettura "costituzionalmente" orientata dell'art. 13 L.cit., consentono di scongiurare tale simile rischio". Il Tribunale di Salerno, per la prima volta in assoluto, ha quindi consentito di ricorrere alla procreazione assistita preceduta da diagnosi genetica preimpianto alla coppia fertile e che ha gia' avuto altre 4 gravidanze naturali, ordinando il trasferimento in utero dei soli embrioni sani, superando con una interpretazione della legge 40 in linea con la Carta Costituzionale, il disposto dell'art.1 comma 2 e art.
  4 comma 2 della stessa legge 40 che stabilisce il divieto ad accedere alla fecondazione assistita a chi non ha problemi di sterilita'. "Il tribunale di Salerno - commenta l'avvocato Gallo - ha emesso una decisione chiara e rispettosa dei diritti dei soggetti coinvolti. Sono stati oggi riconosciuti e affermati diritti inviolabili, trascurati dalla legge 40/04 e invece tutelati costituzionalmente: tutela del diritto alla salute della donna; tutela del diritto all'informazione nel trattamento sanitario; tutela del diritto alla procreazione cosciente e responsabile". (AGI)


FECONDAZIONE: CENTRO BIOETICA CATTOLICA CONTRO SENTENZA SALERNO

(AGI) - Roma, 14 gen. - Il Centro di Bioetica dell’Universita’ Cattolica esprime il suo “totale disaccordo rispetto alla sentenza emessa dal tribunale di Salerno, con la quale si viola palesemente la legge 40 approvata dal Parlamento e sottoposta al referendum”. La sentenza permette il ricorso alla procreazione medicalmente assistita ad una coppia non sterile e la autorizza ad una selezione reimpianto “che costituisce di fatto - spiega il presidente del Centro prof.Adriano Pessina - la legittimazione di alcuni tribunali di una prospettiva eugenetica. Pur comprendendo l’umano desiderio di ogni coppia di avere un figlio sano, e’ necessario ribadire come tra il sacrificio del proprio desiderio e il sacrificio della vita altrui una societa’ civile debba sempre far prevalere il rispetto e la tutela della vita. Questa sentenza e’ in netto contrasto con lo spirito e la lettera della Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilita’. E’ oggetto di scandalo civile - attacca Pessina - la costante deriva di alcuni magistrati che nelle questioni bioetiche si sostituiscono alle leggi italiane e alla coscienza morale del Paese”. (AGI) Pgi


14/01/2010 - 15:25 - FECONDAZIONE ASSISTITA, SCIENZA E VITA: NO ALL'EUGENETICA PER SENTENZA

“Il doloroso vissuto della coppia di Salerno, non può farci dimenticare che, ancora una volta attraverso una sentenza, si vuole scardinare la legge 40, finalizzata a regolare le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Una legge votata dal Parlamento e confermata da un referendum”. Questo il primo commento di Lucio Romano, copresidente dell’Associazione Scienza & Vita, all’indomani del provvedimento del tribunale di Salerno che autorizza la diagnosi preimpianto e la Pma in una coppia fertile portatrice di una grave malattia genetica. “Inoltre – continua Lucio Romano – con questa decisione, la drammaticità di un singolo caso viene utilizzata per introdurre surrettiziamente una componente di discriminazione eugenetica”. “Generare in modo consapevole molteplici embrioni portatori di anomalie, per poi privarli di ogni chance esistenziale, – ribadisce il giurista Luciano Eusebi, consigliere di Scienza & Vita – riduce la vita umana nella sua prima fase al rango di una cosa totalmente soggetta all’altrui dominio, in totale contrasto col riconoscimento del concepito come soggetto, di cui all’art. 1 della legge 40”.
“Appare dunque sorprendente – prosegue il giurista – che una simile modalità di utilizzo delle tecniche di Pma venga intesa addirittura, nella pronuncia in discussione, come costituzionalmente obbligata e tale da consentire una sorta di disapplicazione giurisprudenziale diretta delle norme vigenti, pur mancando qualsivoglia disposizione esplicita in materia nella legge fondamentale. In sostanza, si finisce per privare il potere legislativo del compito suo proprio di definire gli assetti normativi nel quadro complessivo della norme costituzionali, salvo, ovviamente, il vaglio circa la non trasgressione delle medesime che compete alla Consulta”. “E ciò – conclude Eusebi – appare tanto più incomprensibile in un ambito nel quale la scelta della Legge 40 di non rendere disponibile la Pma per attività selettive, si fonda sulle norme costituzionali che escludono ogni discriminazione tra individui viventi, quale presupposto del principio di uguaglianza. La pronuncia in esame invece apre per la prima volta a una generazione di vite umane fin dall’inizio ‘sub condicione’, cioè non finalizzata a che ciascuna di esse possa svolgere l’intero arco esistenziale, bensì esplicitamente funzionale a un processo selettivo, da realizzarsi a vita già iniziata”.
Sir
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S. 3/2010 del 11/01/2010

Camera di Consiglio del 04/11/2009, Presidente: AMIRANTE, Redattore: MADDALENA

Norme impugnate: Art. 140 del codice di procedura civile.

Oggetto: Procedimento civile - Notificazioni - Irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia dell'atto (in specie, decreto ingiuntivo)

- Identificazione del momento di perfezionamento della notificazione con la spedizione al destinatario della raccomandata contenente l'avviso del deposito della detta copia presso la casa comunale, secondo quanto ritenuto dalla costante giurisprudenza di legittimità assunta come 'diritto vivente'

 - Omessa previsione che il contraddittorio si instauri all'atto della consegna al destinatario, o a chi per esso, della raccomandata informativa prevista dall'art. 140 cod. proc. civ., o, in difetto di consegna, al verificarsi della compiuta giacenza della suddetta raccomandata.

Dispositivo: illegittimità costituzionale parziale - inammissibilità
Atti decisi: ord. 75 e 88/2009
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Di Loredana Morandi (del 15/01/2010 @ 09:47:22, in Indagini, linkato 1332 volte)




Pubblico questo documento, in quanto sono stata rassicurata che tutto il materiale da me fornito è stato  consegnato dal Ministero dell'Interno - Redazione Sito Web della Polizia di Stato alla Polizia Postale.

Pertanto informo tutti i miei gentili Lettori, che i principali gruppi e le pagine su Facebook, fondate da "famosi" anonimi interessati, sono già denunciati anche da Polizia di Stato.


Già dato :

- Elenco Account Anonimi Inidentificabili alla Morandi


Maxi Fasso
http://www.facebook.com/profile.php?id=1216897441&ref=mf

Simone Sissimo Neuro
http://www.facebook.com/profile.php?id=1800691373&ref=mf

Frostnatt Von Nachtfall Balđrur
http://www.facebook.com/profile.php?id=1591187295


- Gruppi e Pagine


Gruppo 1
http://www.facebook.com/group.php?gid=58510057826&ref=mf

Gruppo 2 (insieme alla matrice originale)
http://www.facebook.com/pages/Rome-Italy/Contro-il-cyberbullismo-da-parte-di-Loredana-Morandi/121311079505


- Blog e altri siti web


http://dunadicacca.blogspot.com

http://maxifasso.wordpress.com

http://whois.domaintools.com/sessochannel.it


In corso di segnalazione


Gruppo 3
http://www.facebook.com/group.php?gid=172090337690&ref=mf

Gruppo 4
http://www.facebook.com/group.php?gid=215570877691&ref=mf

Gruppo 5
http://www.facebook.com/group.php?gid=215570877691&ref=search&sid=100000604855347.3741348394..1

Gruppo 6 (neonato a firma nota)
http://www.facebook.com/pages/Contro-il-CYBERBULLISMO-da-parte-di-Loredana-Morandi/253623332014?ref=search&sid=100000476499358.3741348394..1

EVENTO
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