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Riformare la giustizia, in senso soggettivo ed oggettivo, è compito non di pochi magistrati, ma di tanti: dello Stato, dei soggetti collettivi, della stessa opinione pubblica. Recuperare infatti il diritto come riferimento unitario della convivenza collettiva non può essere, in una democrazia moderna, compito di una minoranza.

Rosario Livatino
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/01/2010 @ 06:18:10, in Politica, linkato 1278 volte)
Quando Di Pietro non indagò la mafia

di Gian Marco Chiocci


Alle rivelazioni del pentito Li Pera sul sistema delle tangenti non seguirono adeguati approfondimenti

 

Nel giorno in cui l’ex numero tre del Sisde, Bruno Contrada, conferma quanto anticipato da Antonio Di Pietro, e cioè l’esistenza di più fotografie che ritraggono i due seduti a tavola 9 giorni prima che Contrada venisse arrestato per mafia («oltre che in quella occasione non ho avuto rapporti con Di Pietro - dice l’ex poliziotto - il 15 dicembre furono scattate numerose fotografie di cui sono in possesso») sul doppio fronte mafia-Tonino e mafia-americani - evocato sempre da Di Pietro giorni fa - da Palermo emergono novità degne di nota. Partiamo dal primo fronte. L’avvocato Piero Milio, difensore del «geometra» Giuseppe Li Pera, gran conoscitore del «sistema degli appalti» poi sviscerato nei dettagli dal pentito mafioso Angelo Siino, si sofferma sulle «irritualità investigative» che sarebbero seguite all’interrogatorio che Di Pietro fece al suo assistito il 9 novembre 1992. Per capire a quali «irritualità» faccia riferimento il legale occorre procedere per gradi, partendo dall’esame che Di Pietro fece al «geometra» in compagnia dell’allora capitano dei carabinieri del Ros, Giuseppe De Donno (quello della presunta «trattativa» fra Stato e antistato mafioso oggetto delle battaglie politiche del leader Idv) lo stesso ufficiale che lo accompagnò a Rebibbia a parlare qualche mese dopo con Vito Ciancimino, interrogatorio che Di Pietro ha incautamente negato di avere mai svolto.

«COSÌ FUNZIONAVA IL CARTELLO DELLE GARE»
Stando a quel che risulta all’avvocato Milio le rivelazioni-bomba di Li Pera su determinati appalti al Centro e Nord Italia, confessati ad Antonio Di Pietro, non hanno avuto seguito. Semplicemente perché «con somma sorpresa dell’interessato», spiega l’avvocato Milio, Li Pera non venne più invitato ad approfondire i temi della confessione a Di Pietro né dallo stesso pm milanese né da altri suoi colleghi settentrionali ai quali il politico molisano potrebbe aver trasmesso il verbale per competenza, e nemmeno venne mai chiamato a testimoniare nei processi dedicati in tutto o in parte alle circostanze da lui riferite il 9 novembre 1992.
Quale responsabile delle commesse siciliane per l’azienda Rizzani-De Eccher, Li Pera fa presente di aver chiesto di parlare con un pm di Milano «perché, per esperienza diretta, ho avuto modo di constatare alcuni meccanismi di suddivisione degli appalti» al Nord, «specie con riferimento a quegli Enti che si occupano di autostrade: mi riferisco, in particolare, alle società Autostrade, ai consorzi autostradali (consorzio Val di Susa per l’autostrada del Frejus, consorzio Torino-Savona etc) e, principalmente, l’Anas».

«I TRUCCHI ALL’ANAS PER LE SOCIETÀ AMICHE»
In sostanza, prosegue Li Pera, «faccio riferimento alla costruzione di quelle strade di cui l’Anas ha la gestione o l’alta sorveglianza». Ma non solo. Prima di elencare a Di Pietro l’elenco degli appalti viziati dal pagamento di tangenti, da accordi fra società solo in apparenza concorrenti, dalle percentuali alle imprese riconducibili a Cosa nostra, Li Pera spiega come funzionava il «sistema delle imprese» che si «accordano fra loro in una specie di “cartello” avente lo scopo di controllare e precostituire il buon esito della gara». Ogni società, a turno, «con un sistema di rotazione» attraverso «un sorteggio a eliminazione», si aggiudicava l’appalto. Per i lavori autostradali era lo stesso, e attraverso progettisti compiacenti, si arrivava «a far lievitare ad arte il valore di un appalto a un prezzo tale che (...) gli potesse permettere di creare un surplus di guadagno tale anche da ricompensare quegli organi delle istituzioni che le hanno permesso simili operati». Li Pera fa l’elenco degli studi di progettazione puntualmente beneficiati dalle commesse, parla di «prezzario dell’Anas» che «è una specie di vangelo (...) che non corrisponde ai reali valori di mercato ma serve per creare utili non giustificati», si dilunga sugli escamotage per creare il nero e finanziare i partiti (o la mafia).

«PAGAVAMO IL 7% A TUTTI I POLITICI»
Parla per esperienza diretta, e a Di Pietro rivela: «Sull’autostrada Val di Susa (...) la mia ed altre imprese assegnatarie degli appalti pagavano una somma di circa il 7% del valore dell’appalto ai politici». Segue l’elenco dei politici pagati, dei funzionari a conoscenza della corruzione. «Poi c’è la questione dell’autostrada Roma-Napoli dove ho appreso del pagamento delle tangenti all’Anas» idem «per l’ospedale di Torino» così come molto dice sull’appalto «da 80 milioni di dollari per costruire una strada, in Tanzania, della cooperazione» con relative percentuali del 10% da versare al dipartimento del ministero degli Esteri e ai ministri africani, «dell’8% al procacciatore d’affari». Li Pera passa poi a raccontare del comitato d’affari costituito da politici di rilievo (Salvo Lima su tutti) e dagli imprenditori siciliani e di spessore nazionale.

Ascoltato come teste al processo Borsellino Ter, il 21 aprile ’99 Di Pietro s’è ricordato di Li Pera, soffermandosi sul filone siciliano del comitato d’affari. «Nel settembre ’92, mi arrivò, non ricordo se dal Ros o dal nucleo operativo di Milano, suggerimento di sfruttare un certo Li Pera per avere delle notizie ed aprire un troncone di “Mani pulite” in Sicilia. Ascoltai Li Pera e indagando sul comitato di affari indicatogli dal geometra scoprii che Salvo Lima, 15 giorni prima di essere ucciso, ricevette dall’Enimont un miliardo in Bot e Cct». Di Pietro aggiunge d’aver collaborato con Borsellino fino alla morte di Falcone e di «aver interrotto il rapporto con la Sicilia» dopo la bomba di via d’Amelio «perché non mi ritrovavo nel metodo d’indagine degli altri magistrati». Sarà per questo che delle precise rivelazioni di Li Pera sulle tangenti al Nord non se ne è saputo più nulla?

LE «INDAGINI» DEGLI USA SUI REPERTI DI VIA D’AMELIO
Passando invece al capitolo «mafia-America» evocato da Tonino, per trovare qualcosa di interessante-inquietante occorre andare a rileggere determinati atti depositati ai processi Falcone e Borsellino. Per la strage di Capaci c’è da registrare il ruolo «sinistro» ricoperto dall’Fbi che si precipitò a Palermo a raccattare le cicche delle sigarette fumate sulla collina che sovrasta Capaci da dove Brusca azionò il telecomando: il test del Dna su quei mozziconi, considerato essenziale, non è mai confluito al dibattimento. E che dire della decisione di affidare, ancora all’Fbi i reperti della strage di via D’Amelio che sono stati esaminati in un laboratorio a Roma il cui accesso è stato sempre vietato ai tecnici della nostra polizia scientifica: durante il dibattimento s’è scoperto che l’Fbi ha fatto piazza pulita di tutti i reperti «dimenticandosi» della targa dell’auto di Borsellino e soprattutto del gigantesco «blocco motore» della presunta autobomba mai rintracciato nei video girati e nelle foto scattate immediatamente dopo la strage.

LA MANUTENZIONE DI CAPACI A UNA DITTA DELLE COSCHE
Di America e americani nelle stragi del ’92 s’è poi discusso a lungo in due altre occasioni. Allorché venne riesumato il data-base di Falcone a proposito di un suo viaggio misterioso negli Stati Uniti, confermato dal funzionario Rose dell’Fbi («ma non posso dire dove e con chi il giudice si incontrò») e smentito dall’ex ministro Martelli (che in precedenza aveva sostenuto il contrario). E quando un’interrogazione parlamentare dell’allora radicale Piero Milio evidenziò come la manutenzione del tratto stradale di Capaci saltato per aria era gestito da un’azienda di Altofonte, riconducibile ai mafiosi Di Matteo e Gioè, che prese l’appalto a trattativa privata e consegnò i lavori pochi giorni prima della bomba. Le «vie» della mafia sono infinite.

Il Giornale
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Di Loredana Morandi (del 20/01/2010 @ 06:08:19, in Magistratura, linkato 1652 volte)

Mafia, sventato attentato a 4 magistrati
«Niente paura, lavoreremo come prima»

Nel mirino il procuratore di Caltanissetta, Lari, il suo aggiunto Gozzo e i pm di Palermo Ingroia e Paci

PALERMO (19 gennaio) - Cosa nostra si preparava per colpire ancora con la sua ferocia sanguinaria. Nel mirino dei boss mafiosi c'erano, oltre al procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, il suo aggiunto Nico Gozzo e i pm di Palermo Antonio Ingroia e Gaetano Paci, in base a quanto riferito in due relazioni della Dia e una dei carabinieri.

«Sono a conoscenza - dice Lari - delle relazioni delle forze dell’ordine che parlano di un rischio di attentato ai miei danni da quattro mesi: da allora il ministro dell’Interno si è attivato per rafforzare le misure di protezione a mia tutela, facendomi assegnare la scorta che ha sostituito la vigilanza semplice. Io comunque vado avanti nel lavoro con la serenità di sempre».

Le informative delle forze dell’ordine si riferiscono a informazioni anonime che giungerebbero dal quartiere Brancaccio di Palermo, "impero" dei boss Giuseppe e Filippo Graviano e cosca di appartenenza di Gaspare Spatuzza. Quest'ultimo, neopentito, ha permesso la riapertura dell’indagine sulla strage di via D’Amelio e ha parlato delle collusioni tra mafia e politica. «Tutto passa da Brancaccio, ma su questo non posso aggiungere altro» ha detto il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, a proposito della notizia, riportata da “Il fatto quotidiano”, di un progetto di attentato della mafia ai danni del magistrato che ha riaperto le indagini sui mandanti delle stragi del ‘92.

Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo: «La notizia del progetto di attentato contro di me e altri miei colleghi non può incidere sulla nostra serenità, continueremo a lavorare senza condizionamenti di sorta. Però sono altrettanto convinto che non aiuta il fatto di sentirsi oggetto di continui attacchi da parte di esponenti istituzionali che ci indicano come uomini dello Stato parziali e non imparziali. Questo fa male. Sono sicuro che tutte le misure di tutela nei nostri confronti sono state adottate. La mia preoccupazione è per gli uomini della scorta che non sono adeguatamente tutelati. Pochi giorni fa l'auto di scorta della polizia di Stato si è fermata, perché è troppo vecchia, mentre era in movimento e i ragazzi sono stati costretti a spingerla per farla ripartire».

Gaetano Paci, pm del Dda di Palermo: «Ho appreso la notizia di un progetto di attentato contro di me e contro i colleghi Lari, Gozzo e Ingroia alcuni mesi fa. Sono tranquillo perché so che da parte delle autorità responsabili della mia sicurezza, che ringrazio, c'è la massima attenzione. Per quanto mi riguarda questo episodio e altri analoghi non influiranno minimamente sul mio impegno e sulla serenità con la quale continuo a svolgere il mio lavoro». Paci, che è anche presidente della «Fondazione Progetto Legalità onlus in memoria di Paolo Borsellino», è stato ricevuto stamani dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del settantesimo anniversario della nascita di Paolo Borsellino. Il magistrato simbolo, insieme a Giovanni Falcone, della lotta alla mafia è stato ricordato questa mattina in Quirinale.

Giorgio Napolitano: «È importante che stiano andando avanti le indagini sull'uccisione del giudice Paolo Borsellino. Comprendo lo scrupolo e l'attenzione con cui la magistratura vuole tutelare la propria indipendenza e imparzialità nel condurre queste indagini. Sono difficili ma non bisogna abbandonare nessuna traccia. Occorre vagliare con attenzione, con grande serietà tutti gli elementi nuovi a disposizione per fare piena luce su quelle terribili vicende».

Gaetano Paci: «La figura di Paolo Borsellino rimane una delle più alte e limpide espressioni della concreta incarnazione dei principi costituzionali di indipendenza e di imparzialità della funzione giurisdizionale, come emerge dal contesto e dalle circostanze specifiche in cui maturò la sua morte. Paolo Borsellino non fu soltanto lo straordinario investigatore che, unitamente a Giovanni Falcone e agli altri componenti del pool antimafia, rivoluzionò la strategia di contrasto all'organizzazione mafiosa e al suo sistema di potere, rendendola finalmente efficace. In lui riconosciamo un fulgido esempio di coscienza civile».

Il Messaggero

 

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«Vado avanti nel lavoro con serenità». Così il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, a proposito della notizia, riportata da “Il fatto quotidiano”, ...

Attentato, il procuratore Lari: sono sereno

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(ANSA)-ROMA, 19 GEN - 'Vado avanti con la serenita' di sempre' dice il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari riguardo ad un piano di attentato nei suoi ...

I magistrati nel mirino delle cosche di Cosa Nostra. Lettere ...

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Progetto di attentato a Lari, il sindaco di Caltanissetta ...

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Il sindaco di Caltanissetta dott. Michele Campisi a nome della giunta esprime la massima solidarietà al Procuratore Capo della Repubblica di Caltanissetta ...

Secondo la DIA era pronto un attentato al giudice Lari

Antimafia Duemila - ‎16 ore fa‎
Lo dovevano ammazzare sulla bretella che dallo svincolo autostradale di Caltanissetta conduce al capoluogo nisseno, probabilmente con... ...un'autobomba, ...

CALTANISSETTA: COSA NOSTRA PRONTA A COLPIRE LARI

IRIS Press - Agenzia stampa nazionale - ‎17 ore fa‎
(IRIS) - CALTANISSETTA, 19 GEN - Secondo quanto riporta "Il fatto quotidiano", ci sarebbe un piano della mafia ordito ai danni del procuratore di ...

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Il Giornale di Gela - ‎17 ore fa‎
Caltanissetta - Un piano per uccidere il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari ei suoi più stretti collaboratori. E' descritto in una informativa della ...

Mafia/ Vizzini (Pdl), pieno sostegno a impegno magistrati

Affaritaliani.it - ‎17 ore fa‎
"Ai magistrati nel mirino di Cosa Nostra non ci si puo' limitare ad esprimere solidarieta'. Va invece ribadito l'impegno dello Stato a stare al fianco di ...
   
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Di Loredana Morandi (del 19/01/2010 @ 18:13:01, in Magistratura, linkato 1437 volte)
GIUSTIZIA: CORSI E VALUTAZIONI PER MAGISTRATI DIRIGENTI


(AGI) - Roma, 19 gen. - In arrivo novita’ per i magistrati che puntano a far carriera: saranno sottoposti a corsi di formazione e al termine dovranno superare una valutazione di idoneita’. A stabilirlo e’ un emendamento del governo al decreto legge sulle sedi giudiziarie disagiate che punta a “introdurre importanti modifiche nell’ordinamento giudiziario finalizzate a dare impulso al sistema”, si legge nella relazione tecnica, facendo proprie norme gia’ in discussione in Senato. Il governo, si spiega ancora, vuole “razionalizzare e garantire l’efficienza dei servizi giudiziari, nel rispetto delle prerogative costituzionali del ministro della Giustizia e del Consiglio superiore della magistratura”.

Dunque, il magistrato che dirige un ufficio giudiziario dovra’ vigilare sul rispetto nell’unita’ che guida dei programmi di informatizzazione predisposti dal ministero della Giustizia.

Il dirigente sara’ obbligato a comunicare al ministero, per via telematica, i dati relativi all’andamento dell’organizzazione dei servizi giudiziari individuati dal ministro, sentito il Csm, anche “al fine di monitorare la produttivita’ dei servizi coinvolti”. Inoltre, per trasparenza, i dati saranno pubblicati sul sito del ministero.

Alla luce del nuovo compito, “si prevede un’apposita formazione per i magistrati, giudicanti e requirenti, che aspirano al conferimento di incarichi direttivi”. Dunque saranno organizzati corsi di formazione, con frequenza obbligatoria, sui criteri di gestione delle organizzazioni complesse. I magistrati dovranno poi acquisire le dovute competenze sui sistemi informatici e i modelli di gestione delle risorse umane e materiali utilizzati dal ministero di Giustizia per il funzionamento dei propri servizi.

I corsi saranno obbligatori per tutti i magistrati che aspirano a incarichi direttivi. Al termine, giudici e pm saranno sottoposti dal comitato direttivo della Scuola superiore di magistratura a una valutazione di idoneita’ al conferimento degli incarichi, ma solo per quello che riguarda le capacita’ organizzative si sottolinea nella relazione tecnica. La valutazione positiva varra’ 5 anni.

La nuova norma stabilisce che il “concerto del ministero della Giustizia sul conferimento di incarichi direttivi”, si spiega ancora, sia “specificamente motivato con esclusivo riguardo alle attitudini del candidato relative alle capacita’ organizzative dei servizi e che lo stesso sia esteso anche alle delibere concernenti la conferma delle funzioni di direzione degli uffici giudiziari, colmano un’attuale lacuna del sistema normativo”. (AGI) Sab
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Di Loredana Morandi (del 19/01/2010 @ 18:09:37, in Magistratura, linkato 2026 volte)
GIUSTIZIA: VERSO PROROGA MANDATO GIUDICI PACE FINO AL 31 DICEMBRE

(AGI) - Roma, 19 gen. - Sara’ prorogato fino al 31 dicembre di quest’anno il mandato dei giudici di pace. A stabilirlo e’ un emendamento al decreto legge sulle sedi giudiziarie disagiate presentato oggi dal governo.

“L’estensione della proroga ai giudici di pace si rende necessaria in considerazione del fatto che non e’ attualmente possibile sostituire i giudici di pace in scadenza”, si legge nella relazione tecnica, dal momento che si attende la revisione delle dotazioni organiche delle sedi. Entro fine anno dovrebbe arrivare la riforma organica della magistratura onoraria di cui sta gia’ discutendo il consiglio dei Ministri. (AGI) Sab
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Di Loredana Morandi (del 19/01/2010 @ 18:04:20, in Magistratura, linkato 1358 volte)
Giustizia/ Governo modifica dl su vuoti procure, 11 emendamenti
Sede definitiva a giovani toghe dopo tirocinio 2 anni e mezzo


Roma, 19 gen. (Apcom) - I magistrati di prima nomina potranno essere assegnati alle sedi definitive dopo un tirocinio di due anni e mezzo in una sede provvisoria: lo stabilisce uno degli undici emendamenti presentati oggi dal governo al decreto sulle procure all'esame della commissione Giustizia di Montecitorio.

"L'emendamento - si legge nella relazione che accompagna la proposta di modifica - è finalizzato ad introdurre importanti modifiche dell'ordinamento giudiziario espressamente finalizzate a risolvere in modo definitivo il problema della copertura delle sedi giudiziarie rimaste scoperte per difetto di aspiranti, sia nel lungo che nel breve periodo". Al provvedimento quindi viene aggiunto l'articolo 3-bis che "mira a risolvere in modo stabile e duraturo l'annoso problema" che il governo affronta nello stesso decreto con "il rimedio provvisorio del trasferimento d'ufficio".

La proposta di modifica del governo prevede che "i magistrati che hanno ottenuto un positivo giudizio di idoneità allo svolgimento delle funzioni giudiziarie ai sensi dell'articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 30 gennaio 2006, n.26 vengano dapprima assegnati ad una sede provvisoria, per una durata di due anni e sei mesi, per il completamento del primo periodo di formazione professionale. Solo dopo il conseguimento della prima valutazione di professionalità, con provvedimento motivato, il Csm, previo parere del consiglio giudiziario, potrà assegnare i suddetti magistrati alla loro sede definitiva".

La soluzione proposta dal governo si applica solo ai magistrati ordinari assunti dopo l'entrata in vigore della legge in questione e, si legge nella relazione del governo, "consente a regime di risolvere il problema della copertura delle cosiddette sedi disagiate, mantenendo ferma la preclusione speciale" che vieta ai magistrati di prima nomina di occuparle.

Giustizia, governo modifica dl su sedi disagiate magistrati

Reuters Italia - ‎48 minuti fa‎
ROMA (Reuters) - Il governo ha presentato oggi alla Camera 11 emendamenti al decreto legge sulla funzionalità del sistema giudiziario, che punta a risolvere ...

Dl sedi disagiate cambiera'

ANSA - ‎19 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 18 GEN - Il dl presentato sulle procure disagiate sara' modificato da un emendamento del Governo che sara' presentato domani alla Camera. ...

GIUSTIZIA: DL SEDI DISAGIATE SI CAMBIA, DA GOVERNO 11 EMENDAMENTI

Stato-oggi - ‎2 ore fa‎
(AGI) - Roma, 19 gen. - Sara' modificato il decreto legge sulla copertura delle sedi giudizarie disagiate all'esame della commissione Giustizia. ...
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Di Loredana Morandi (del 19/01/2010 @ 17:59:46, in Magistratura, linkato 1483 volte)
STRASBURGO, CRITICA TOGHE A LEGGI NON ALTERA PROCESSI

(AGI) - Roma, 19 gen. - I magistrati sono legittimati a esprimere le loro eventuali riserve su progetti di legge. Ad affermarlo e' la Corte europea dei diritti dell'uomo nel dichiarare "inammissibile" il ricorso presentato da Cesare Previti in merito alle vicende giudiziarie del caso Imi-Sir. La Corte ritiene, in particolare, "che il fatto che gruppi di magistrati critichino dei progetti di legge non e' in grado di per se' di alterare l'equita' dei processi ai quali le misure previste da quei progetti di legge potrebbero applicarsi". Bas

GIUSTIZIA:CORTE UE,CRITICA TOGHE A LEGGI NON ALTERA PROCESSI

I magistrati sono legittimati a esprimere le loro eventuali riserve su progetti di legge. Ad affermarlo e' la Corte europea dei diritti dell'uomo nel dichiarare "inammissibile" il ricorso presentato da Cesare Previti. La Corte ritiene, in particolare, "che il fatto che gruppi di magistrati critichino dei progetti di legge non e' in grado di per se' di alterare l'equita' dei processi" (La Repubblica)


IMI/SIR: CORTE EUROPEA DICHIARA INAMMISSIBILE RICORSO PREVITI

(AGI) - Strasburgo, 19 gen. - Nel ricorso presentato nel novembre del 2006 Previti lamentava che erano stati violati i suoi diritti “ad un giusto processo”, “a non essere punito in assenza di legge” e “al rispetto della vita privata”: lo testimoniavano l’impossibilita’ di accedere a certi documenti, il fatto che era stato costretto a saltare alcune delle udienze per la concomitanza con i suoi impegni parlamentari, la mancanza di chiarezza delle accuse, la carenza di giurisdizione della Corte di Milano, ma soprattutto la mancanza di imparzialita’ del Tribunale di Milano. Secondo l’ex ministro della Difesa, poi, i giudici gli erano pregiudizialmente avversi ed avevano criticato pubblicamente un progetto di legge che avrebbe potuto avere un impatto a lui favorevole sulla vicenda giudiziaria.

In realta’, per la Corte europea, sebbene sarebbe stato preferibile che i magistrati fossero piu’ “circospetti” nei loro commenti pubblici, “non c’e prova dell’esistenza di pregiudizi” contro Previti e del fatto che le loro idee abbiano prevalso sull’obbligo di imparzialita’ sottoscritto al momento di entrare in servizio. In ogni caso, “il fatto che gruppi di magistrati critichino dei progetti di legge non e’ in grado di per se’ di alterare l’equita’ dei processi ai quali le misure previste da quei progetti di legge potrebbero applicarsi”.

La Corte respinge anche la tesi secondo la quale Previti avrebbe dovuto essere giudicato solo per “corruzione semplice” e non per “corruzione in atti giudiziari”, previsione di reato quest’ultima introdotta nel ‘90 ma applicabile, per un vizio di forma, solo al corrotto e non al corruttore fino al marzo del ‘92: non sarebbe infatti “arbitraria” l’interpretazione della Cassazione italiana secondo cui i pagamenti al magistrato corrotto erano proseguiti fino al dicembre 1993, comportando uno “slittamento in avanti” del reato.

Quanto infine, all’utilizzabilita’ delle intercettazioni telefoniche richieste dagli inquirenti, la Corte riconosce che tale richiesta fu fatta nel rispetto della legge vigente e comunque permise di “stabilire l’esistenza e la frequenza di contatti tra certi accusati” all’epoca dei fatti contestati. (AGI) Bas/Vim
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Di Loredana Morandi (del 19/01/2010 @ 17:54:14, in Politica, linkato 1279 volte)
Attentato giudici: Rosario Crocetta (PD) "Sincera solidarietà.
I siciliani onesti sono accanto a voi".



"La mia solidarietà vera, sincera nei confronti di 4 valorosi magistrati che la lotta alla mafia l'hanno fatta e la fanno veramente, col proprio impegno costante, quotidiano, con serietà e dedizione, contribuendo in questi anni a fare luce su tanti delitti, su tante sopraffazioni rendendo giustizia ai siciliani".
E' quanto dichiara Rosario Crocetta, eurodeputato del partito Democratico, commentando la notizia dello sventato attentato nei confronti di alcuni magistrati impegnati in indagini antimafia in Sicilia.

"Così come sono convinto che faranno luce su una delle pagine più buie della storia d'Italia, quella stagione delle stragi che vide realizzare un patto scellerato fra criminalità organizzata e settori deviati dello Stato. Ritengo che Lari, Ingoia, Paci e Gozzo anche questa volta troveranno la soluzione, troveranno assassini e mandanti, scopriranno la chiave di lettura per comprendere quella fase della nostra storia e sapranno individuare insieme agli
autori materiali delle stragi anche i mandanti ed i complici. La Giustizia non si ferma, - continua Crocetta - nessuno pensi di poterlo fare. La mafia deve sapere che la nostra lotta non si arresta di fronte alle minacce, alle condanne e agli attentati.

C'è una vicenda che colpisce ancora una volta nel progetto dell'attentato ai magistrati, quello che non è vero che la mafia abbia rinunciato all'azione militare, la mafia sceglie di volta in volta la propria strategia e sa quando deve colpire.
E' compito dello Stato e dei cittadini - conclude l'europarlamentare del Pd - assicurare quella protezione e quella solidarietà che possano consentire un grande lavoro di giustizia che rende liberi tutti quanti. Grazie a Sergio Lari, Gaetano Paci, ad Antonio Ingoia e Domenico Gozzo. I siciliani onesti sono accanto a voi".


MAFIA: LUMIA (PD), STATO GARANTISCA SICUREZZA MAGISTRATI ANTIMAFIA



Palermo, 19 gennaio 2010 - "Contro Cosa nostra non va assolutamente abbassata la guardia. La notizia di oggi sul pericolo attentati corso da alcuni dei magistrati antimafia più qualificati di Palermo e Caltanissetta deve trovare una risposta severa e forte da parte dello Stato". Lo dichiara il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia, commentando la notizia, riportata dalla stampa, di un progetto di attentato pianificato dalla
mafia ai danni del magistrato Sergio Lari. Nel mirino anche il suo sostituto Nico Gozzo e i pm di Palermo Antonio Ingroia e Gaetano Paci.

"È necessario - aggiunge Lumia - comprendere che la sicurezza non deve essere mai lesinata a chi combatte contro la mafia e poi bisogna sostenere sempre i magistrati antimafia sia quando colpiscono la parte militare di Cosa nostra, sia quando si occupano del sistema delle collusioni con la politica e l'economia. Ai magistrati va non solo una generica solidarietà, ma un pieno sostegno, perché la loro libera e autonoma attività è una risorsa preziosa che lo Stato deve tutelare".
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Di Loredana Morandi (del 19/01/2010 @ 17:36:39, in Politica, linkato 1360 volte)
Mi dispiace, ma lo sapevo e soprattutto era logico che accadesse ... LM.

19/1/2010 (7:33)  - IL CASO

E a Bari Vendola è indagato

L'accusa è concussione.
Il governatore: provano a inquinare la lotta politica

CARMINE FESTA

BARI - Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola è indagato per concussione. Il suo nome è stato iscritto nel registro generale della procura barese per le pressioni che nel 2008 il governatore pugliese avrebbe esercitato sull’ex assessore alla sanità Alberto Tedesco (oggi senatore del Pd) per la nomina di un primario all’ospedale “Miulli” di Acquaviva delle Fonti. Si tratta del professor Giancarlo Logroscino, barese, esperto di epidemiologia tornato in Puglia dagli Stati Uniti dove è stato docente alla Harvard School di Boston.

Vendola lo avrebbe voluto primario all’ospedale di Acquaviva e di questa nomina avrebbe discusso con l’ex assessore Tedesco in conversazioni telefoniche che sono state intercettate dagli inquirenti che già indagavano sull’assessore regionale alla sanità. In una di queste Vendola avrebbe detto di aver saputo che per contrastare la nomina di Logroscino al “Miulli” si era mossa anche la massoneria. E avrebbe chiesto a Tedesco se la mancata scelta di Logroscino fosse dovuta proprio all’allora assessore alla sanità che, al professore tornato dagli Usa, avrebbe preferito un altro primario.

Tedesco replica che la scelta di un altro nominativo era stata dettata esclusivamente dalla valutazione dei titoli professionali del concorrente di Logroscino. Aggiunge inoltre di aver subito molte pressioni per il docente di Harvard e se ne lamenta con il governatore. Toni animati tra i due, ma la conversazione si conclude con Tedesco che dice di aver trovato la soluzione. Logroscino in Puglia si sarebbe occupato di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Ma sono stati soprattutto i riferimenti a presunte pressioni della Massoneria sulle nomine dei primari negli ospedali pugliesi ad attirare l’attenzione della procura barese. Per questo motivo Nichi Vendola nel luglio scorso fu sentito in procura dalla pm Desirée Digeronimo. Il colloquio tra i due durò quattro ore. E qualche giorno dopo fu seguito dalla lettera aperta che il governatore pugliese scrisse alla magistrata sui temi della sanità pugliese e le indagini che aveva provocato.

L’iniziativa di Vendola scatenò la polemica politica. E non solo. Lo stesso Consiglio superiore della Magistratura intervenne a tutela dell’inquirente barese, criticando l’uscita pubblica del presidente della Regione. Ora la vicenda di presunte pressioni di Nichi Vendola per la nomina del primario torna prepotentemente alla ribalta. Il governatore pugliese commenta così la notizia di una indagine a suo carico: “Sono notiziole che danzano nell’aria e che provano ad assediare la mia vita, ma sono notizie usate continuamente come inquinamento della lotta politica. Nel caso di Logroscino – aggiunge – se sono davvero iscritto nel registro degli indagati, non vedo quali reati potrei aver commesso. Anzi, dovrei essere premiato per aver capovolto l’andazzo italiano che porta avanti le persone non per meritocrazia, ma per fedeltà politica. Ho l’orgoglio di aver chiesto di tornare in Puglia ad un associato di Harvard, presidente mondiale dell’associazione delle scienze neurovegetative. Direi che in questo caso ho difeso il primato del diritto alla salute. Faccio fatica a credere ad una ipotesi di reato a mio carico. Se fosse così, sarebbe una ipotesi stravagante”.

Domenica prossima il centrosinistra pugliese sceglierà attraverso le primarie il candidato presidente della Regione. Nichi Vendola, governatore uscente e leader nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà, affronterà Francesco Boccia, deputato del Pd. Fin qui la campagna elettorale è stata tormentata. Il centrosinistra non è riuscito a fare sintesi sul nome del candidato unico e arriva diviso alle urne. Ora alla polemica politica, allo scontro tutto interno che la coalizione ha consumato in queste ultime settimane, si aggiunge il caso giudiziario. Quando al voto mancano cinque giorni.

La Stampa
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Finalmente in discussione!!! Pedofili, è arrivata la vostra ora.

Il nuovo articolo 414 bis c.p.

Minori. Camera, ddl contro pedofilia: ecco i nuovi reati


18 gennaio 2010
DireGiovani.it

Roma, 18 gen. - Parte nell'aula della Camera il dibattito sul ddl di ratifica della Convenzione di Lanzarote, primo strumento internazionale contro la pedofilia e la pedopornografia.

Il provvedimento da' esecuzione alla convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, e stabilisce norme di adeguamento dell'ordinamento interno introducendo delle novita' nel codice penale, come i nuovi reati di pedofilia e pedopornografia culturale o l'adescamento via internet. Il disegno di legge rende poi piu' severe le pene per gli abusi sui minori.

Ecco cosa contiene il testo, nove articoli in tutto, licenziato giovedi' scorso dalla commissioni riunite Giustizia e Affari esteri e che ora attende il via libera dell'aula.

PEDOFILIA E PEDOPORNOGRAFIA CULTURALE.

Il nuovo articolo 414-bis (pedofilia e pedopornografia culturale) punisce con la reclusione da tre a cinque anni chiunque, con qualsiasi mezzo, anche telematico, e con qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga a commettere reati di prostituzione minorile, di pornografia minorile e detenzione di materiale pedo-pornografico, di violenza sessuale nei confronti di bambini e di corruzione.

Alla stessa pena soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di questi delitti.


ADESCAMENTO DI MINORENNI VIA INTERNET.

E' un'altra novita'. Il delitto di adescamento di minorenni viene sanzionato con la reclusione da uno a tre anni. Per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l'utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione.

AUTORITA' NAZIONALE.

L'Italia designa il ministero dell'Interno come autorita' nazionale responsabile al fine della registrazione e conservazione dei dati nazionali sui condannati per reati sessuali.

PROSTITUZIONE MINORILE.

È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque: recluta o induce alla prostituzione una persona di eta' inferiore agli anni diciotto; favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di eta' inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto. Chiunque compie atti sessuali con un minore fra i 14 e i 18 anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilita', anche solo promessi, e' punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000. Se il minore non ha ancora compiuto i 16 anni, la pena e' aumentata da un terzo alla meta'. In caso di prostituzione minorile sara' escluso il patteggiamento.

ATTENUANTI PER CHI COLLABORA CON POLIZIA.

La pena e' diminuita da un terzo fino alla meta' nei confronti di chi, pur avendo concorso al reato, si adopera per evitare che l'attivita' delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, o se aiuta concretamente l'autorita' di polizia o l'autorita' giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l'individuazione o la cattura degli altri colpevoli.

INSEGNANTI INTERDETTI A VITA E ALTRE PENE ACCESSORIE.

La condanna o l'applicazione della pena su richiesta delle parti comporta in ogni caso l'interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate abitualmente da minori. Le altre pene accessorie sono le seguenti: interdizione per cinque anni dai pubblici uffici; perdita della potestà genitoriale; interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla cura o all'amministrazione di sostegno; perdita del diritto agli alimenti e l'esclusione dalla successione della persona offesa.

AGGRAVANTI PER PARENTI, CONVIVENTI, EDUCATORI, INSEGNANTI:

Sono previste per chi compie atti sessuali con minori verso i quali ha una posizione di autorita' o influenza. Il testo cosi' recita: l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, o altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore e' affidato, o che abbia, con quest'ultimo, una relazione di convivenza che, con l'abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, e' punito con la reclusione da tre a sei anni. La stessa pena e' inflitta a chiunque fa assistere un minore di 14 anni al compimento di atti sessuali, o se mostra allo stesso materiale pornografico al fine di indurlo a compiere o a subire atti sessuali. Anche in questo caso la pena e' aumentata fino alla meta' quando il colpevole approfitti della sua posizione di influenza o autorita' sul minore.

TESTIMONIANZE MINORI ANCHE FUORI DA AULE TRIBUNALI.

In caso di incidente probatorio per le indagini su prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pedopornografico, turismo sessuale, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo, atti sessuali con minori, l'assunzione della testimonianza di un minore di 16 anni puo' avvenire anche al di fuori delle aule del tribunale. Sara' il giudice a stabilisce il luogo, il tempo e le modalita' particolari attraverso cui procedere all'incidente probatorio. A tale fine l'udienza puo' svolgersi o presso strutture specializzate di assistenza o, in mancanza, presso l'abitazione dello stesso minore.

GRATUITO PATROCINIO.

Le vittime di abusi possono essere ammessi al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito.
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Di Loredana Morandi (del 19/01/2010 @ 00:19:55, in Magistratura, linkato 1391 volte)
Nel merito del mio lavoro dello scorso anno a Napoli  sulle questioni informatiche, io ho dato voce soprattutto alla Magistratura. Infatti mai avrei immaginato che la persona, dopo aver ricevuto "tanto", avrebbe venduto il mio lavoro "gratis" ad un avvocato calabrese, al fine di costruire un "falso positivo" ai danni dei lavoratori "attualmente impiegati" di una delle società in appalto presso il Ministero di Giustizia. Il fatto che la società sia la stessa di Why not e che per l'organizzazione dell'ex magistrato, sfuggito al procedimento del CSM con l'elezione europea e le dimissioni, siano state rilasciate dichiarazioni in "apologia di reati di cui all'art. 600 cp" in Palermo, non mi inducono a credere ancora ad onestà millantate e giustizialismi strilloni. Inoltre, scendere da Napoli a San Giuseppe Vesuviano per una raccomandazione è roba da veri duri. L.M.

14/1/2010 (8:40)  - GRANDE FRATELLO ALL'INTERNO DELLA DIREZIONE ANTIMAFIA DI NAPOLI


Gli spioni dentro l'Antimafia
L'inchiesta è nata dal caso Romeo
   
Napoli, scoperta centrale illecita: intercettazioni e controlli abusivi

ANTONIO SALVATI

NAPOLI - Adesso sarà interessante capire chi veniva spiato, perché e soprattutto per conto di chi. Perché dell'esistenza di una struttura all'interno della Direzione investigativa antimafia di Napoli in grado di raccogliere informazioni sulla vita privata di alcune persone i magistrati sospettavano da tempo. E con le perquisizioni ordinate ieri gli inquirenti della Procura di Napoli hanno ottenuto già i primi riscontri.

Tutto parte l'estate scorsa, esattamente il 14 agosto, quando uno degli uomini in servizio alla Dia partenopea scopre che in un'area non protetta del sistema informatico è stata creata una cartellina con all'interno dei file riguardanti le nuove indagini nate dall’inchiesta Magnanapoli, che rivelò i rapporti tra l'imprenditore Alfredo Romeo e diversi esponenti della giunta comunale di Napoli.

Le notizie coperte da segreto erano relative a presunte irregolarità negli appalti inseriti nel cosiddetto Piano Sicurezza a Napoli e in provincia. Per l'amministratore del sistema informatico ricostruire il percorso dei dati fu un gioco da ragazzi. Venne individuato anche il computer e il giorno in cui fu avviato quel tipo di lavoro. E in quella data era in servizio un sostituto commissario, 45 anni, allontanato qualche mese prima proprio dal gruppo ribattezzato Fedra, che indagava appunto sulla vicenda Global Service.

Facciamo un passo indietro: Giorgio Nugnes, l'assessore comunale morto suicida nel 2008 dopo essere stato coinvolto nell'inchiesta nata in seguito agli scontri scoppiati dopo l'apertura della discarica di Pianura, fece alcune confidenze a un colonnello dell'Arma. L'uomo politico temeva di essere finito nel mirino della magistratura che indagava su una delibera per l'appalto della manutenzione delle strade cittadine. Parlò di un impiegato comunale in rapporti con un uomo della Dia in grado di fargli ascoltare anche le intercettazioni telefoniche a suo carico.

Le forze dell'ordine indagarono sul dipendente del Comune di Napoli e scoprirono che un appartamento intestato a quest'uomo venne affittato in passato proprio al sostituto commissario in servizio alla Dia che, a scanso di equivoci, fu allontanato dal gruppo investigativo che si occupava di quella delicata inchiesta. Poi la scoperta dei file segreti violati e i magistrati Falcone, D'Onofrio e Filippelli decisero di convocarlo e di sottoporlo ad interrogatorio, alla fine del quale fu arrestato e accusato di accesso abusivo ai sistemi informatici della Procura per acquisire informazioni riservate sulle indagini in corso.

Ma già all'epoca i magistrati ebbero la sensazione dell'esistenza di una più ampia rete di soggetti coinvolti in quella vicenda. Da qui alle perquisizioni di ieri il passo è breve: l'ipotesi investigativa è che all'interno della Dia ci fosse una vera e propria centrale di spionaggio in grado di operare in maniera stabile per conto di chiunque potesse mettersi in contatto con essa. Un sodalizio composto da alcuni agenti che acquisivano notizie riservate e svolgevano attività di investigazioni illecite per conto di privati. Con tanto di foto, video e pedinamenti. Che naturalmente avevano un costo, visto che durante i controlli sarebbe stato sequestrato una sorta di «tariffario» che era in possesso di uno degli agenti coinvolti nell'inchiesta.

Si farebbe riferimento anche a una tariffa di 50 euro all’ora relativa a un pedinamento. Gli inquirenti ipotizzano il reato di associazione per delinquere finalizzata alla interferenza illecita nella vita privata e all'accesso abusivo al sistema informatico. E fino a tarda sera negli uffici del procuratore aggiunto Rosario Cantelmo sono state interrogate le quattro persone che hanno subito le perquisizioni: si tratta di un altro sostituto commissario della Dia di Napoli, di un agente di polizia e di due cittadini.
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