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 .. bald ...... di Lunadicarta
 
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Dobbiamo imparare bene le regole, in modo da infrangerle nel modo giusto.

Dalai Lama
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 21/01/2010 @ 10:40:12, in Magistratura, linkato 1280 volte)
Esprimo tutta la mia più seria e sentita solidarietà al dott. Giovanbattista Tona, presidente della giunta  ANM di Caltanissetta. Contestualmente ribadisco la necessità di Non consegnare mai più una sala di Giustizia ad organizzazioni come quella in data il 27 ottobre 2009 in Palermo, che ha prodotto seduta stante  alla diffusione dei video dell'evento l'ennesima pubblicazione delle fotografie dei miei figli e gli estremi logistici delle minacce al magistrato. E' in corso di redazione la mia denuncia in merito a quei fatti e alla diffusione di dichiarazioni in apologia di reato e in violazione della privacy del magistrato.

Loredana Morandi




Associazione Nazionale Magistrati

La Giunta Esecutiva Centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati esprime la propria solidarietà al collega Giovanbattista Tona, da anni impegnato con coraggio ed eccezionale professionalità in importanti processi di criminalità organizzata.

Le allarmanti notizie di progetti omicidiari contro di lui ed i suoi familiari rappresentano l'ennesimo segnale del concreto rischio di un ritorno delle organizzazioni mafiose alla strategia terroristica di attacco violento nei confronti delle istituzioni.

Auspichiamo che, in tutte le sue componenti politiche ed istituzionali, lo Stato adotti tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei magistrati in prima linea contro la mafia, potenziando le strutture e la funzionalità degli uffici giudiziari del Sud, oggi in via di desertificazione a causa di irresponsabili scelte legislative.

Roma, 20 gennaio 2010
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Raccolgo dal web una importante testimonianza sulla "genesi" della proposta di legge per l'introduzione del reato di pedofilia culturale (apologia del reato di pedofilia) sulle pagine di Letteratitudine.

E' il racconto vivo, di pugno di Don Fortunato Di Noto, del lavoro incessante che ha portato alla stesura del "testo" e all'attuale dibattimento presso le "Camere".

La conversazione prosegue a questo link e verte sulla presentazione del libro "Corpi... da gioco", di Don Di Noto edito per la Argo Software.

Il 22 settembre scorso, convocati dalla Commissione parlamentare per l’infanzia ci ha permesso di focalizzare alcune questioni che, anche in questa nostra discussione riteniamo utili per la comprensione, sebbene non esaustiva, del fenomeno della prostituzione minorile, della pornografia minorile e del fenomeno legato alla pedofilia online, sia per la diffusione, divulgazione e detenzione di materiale (foto e video) sia per il filone pseudo culturale che oggi sempre di più è presente in Italia e all’estero per legittimare e normalizzare un comportamento nocivo e illecito contro i minori, paventandone una pseudo libertà di pensiero e di espressione. In tal senso, la stessa Meter, ha elaborato un testo di legge (n. 1305, 17 giugno 2008) - elaborata da Maria Suma.
I dati che forniremo sono reali e riscontrabili perché costituiscono il risultato di elaborate indagini che hanno avuto riscontri investigativi nazionali e internazionali.
L’ultima indagine ( quella del 3 settembre 2009), avviata dopo sei mesi di minuzioso screening della rete effettuato dagli operatori dell’Associazione Meter onlus, ha permesso al Comitato di sicurezza nazionale americano, alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, coordinate dalla procura Distrettuale di Catania, in una prima fase di indagine, di ricevere la segnalazione di n. 234 comunità pedofile e pedopornografiche, di cui n. 100 sono state oscurate e sequestrate. Le comunita’ erano inserite in un rinomato social network americano. Gli iscritti erano 18.181 (anche italiani) e scambiavano tra loro decine di migliaia di video e foto. Nel corso di sei mesi di monitoraggio sono state individuate in particolare 27.894 fotografie e 1.617 filmati, che coinvolgono migliaia di bambini di varie nazionalita’, seviziati e violati in contesti familiari, scolastici, nei boschi, in auto, in tuguri di periferie metropolitane. I dati sono ora all’esame degli investigatori italiani e di quelli statunitensi, che sono stati informati. Un materiale che possiamo definire “impressionante e indescrivibile”. Non c’e’ nazione che non ne sia coinvolta, decine di migliaia di persone che producono, scambiano, detengono materiale e violentano i bambini. Materiale non ‘virtuale’, ma reale, talmente reale che quando si ascoltano nei video le grida di dolore dei bambini, quando si scorgono nelle foto volti di neonati, se ne sentono la voce, il dramma, il dolore, la sofferenza.
Si aggiunga, inoltre, l’ultimo ufficiale dato del “Rapporto” presentato al Consiglio sui diritti umani dell’Onu ( 16 settembre 2009) che dichiara che più di 750.000 “predatori” sessuali a caccia di bambini sono connessi a internet in modo continuativo. Nello studio annuale, Najat M’jid Maala, relatrice speciale al Consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite per la prostituzione minorile e la vendita dei bambini, avverte che sono in preoccupante crescita, su scala mondiale, questi tristi fenomeni.
Il fenomeno nonostante tutto è sommerso, il pericolo è in agguato per la diffusione, l’adescamento (c.d. prostituzione minorile online) e il groming; la connessione e le comunicazioni tra pedofili avvengono oramai, in maniera esponenziale, e le nostre denunce lo dimostrano e lo confermano, nei social network, nelle chat e nei servizi di peer to peer e filesharing.
Secondo i dati dell’Onu (e che il Centro Studi Meter, ritiene sufficientemente attendibili, perché i dati in nostro possesso sono confrontabili con i data base delle Polizie Europee e di quella italiana), ogni giorno centinaia di nuove immagini pedopornografiche vengono prodotte e messe in circolazione, alimentando un mercato che annualmente produce guadagni tra i 2,04 e 13,62 miliardi di euro.
Si aggiunga inoltre che il numero “approssimativo” dei minori coinvolti possono aggirarsi a più di 200.000 l’anno come vittime della pornografia minorile e dello sfruttamento sessuale. Le foto, i video che ritraggono bambini sfruttati sessualmente sono sempre più sconvolgenti: basti pensare al nuovo filone della infantofilia scoperto e denunciato per la prima volta da Meter nel 2002, che coinvolge bambini in tenerissima età, da pochi giorni a due anni.
Meter, negli ultimi 7 anni di attività sociale a tutela dell’infanzia, ha segnalato ufficialmente alla Polizia Postale Italiana e alle Polizie di diversi paesi nel mondo n. 53.290 siti pedopornografici, aprendo filoni di indagini che hanno portato a migliaia di indagati e arrestati, e in alcuni casi anche alla individuazione delle vittime di nazionalità italiana
Per mettere fine a questa situazione e proteggere al meglio le piccole vittime, da più parti si raccomanda a ciascun Stato di adottare la definizione di bambino come “essere umano di età compresa tra zero e i 18 anni”; perché chi ha meno di 18 anni, “non è in grado di dare il proprio consenso allo sfruttamento sessuale”.
Riteniamo opportuno che sia necessario elaborare itinerari comuni per e contro un fenomeno “globale”; fenomeno, quello della pedofilia e della prostituzione minorile, che richiede azioni coordinate e non frammentarie.
La mancanza di una Banca Dati centralizzata non ci permette di azzardare numeri: comunque i minori si prostituiscono in Italia e il fenomeno del turismo sessuale è esteso e ramificato (è paradossale la mancanza di mirate indagini contro il turismo sessuale nei confronti di italiani); esiste la “prostituzione minorile virtuale” ma non esistono norme ad hoc per quanto riguarda la “induzione alla prostituzione minorile online”, ovvero l’induzione di minori on line attraverso web cam, a fornire esibizioni a sfondo sessuale dietro corrispettivo; come neanche quello dell’adescamento, sebbene siano state formulate specifiche norme ora in discussione alla Commissione Giustizia.
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Di Loredana Morandi (del 20/01/2010 @ 14:50:59, in Magistratura, linkato 1406 volte)
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
GIUNTA DISTRETTUALE DI BARI




- TRIBUNALI APERTI -

La Giunta Esecutiva Centrale dell’A.N.M. ha invitato le Giunte Distrettuali ad organizzare delle manifestazioni a livello locale nell’ambito della settimana dedicata al confronto con la società civile, nel periodo dal 20 al 27 gennaio p.v.

I magistrati avvertono sempre più la necessità di un sereno dibattito, di un leale confronto con la società civile al fine di fare comprendere ai cittadini – destinatari finali del servizio giustizia - le difficoltà, i disagi e, soprattutto, le reali condizioni di lavoro in cui si trovano ad operare i magistrati, il personale amministrativo, gli avvocati.

Spesso, per motivi a volte di facile intuizione, si assiste alla descrizione del lavoro dei magistrati, e di tutti gli operatori, in maniera distorta, interessata a porre in luce le disfunzioni del servizio, senza alcun tentativo di analizzare le cause e di tentare di porvi rimedio con serietà e concretezza.

In questo contesto

LA GIUNTA DISTRETTUALE di BARI

Organizza i seguenti incontri:

BARI: venerdì 22 gennaio 2010 h.9.00, presso il Palazzo di Giustizia di Bari (Tribunale Civile, piazza E. De Nicola) INCONTRO con le scolaresche.

Nell’occasione alcune classi della scuola media “Primo LEVI” di Bari, unitamente ai loro insegnanti, saranno accolte dal Presidente del Tribunale di Bari, dr. SAVINO e poi accompagnate ad effettuare una visita guidata presso il Palazzo di Giustizia.

Al termine i magistrati risponderanno alle domande dei ragazzi.

TRANI: martedì 25 gennaio, presso il Palazzo di Giustizia, incontro con gli alunni di alcuni istituti di scuola media superiore.

Bari, 20 gennaio ’10

Il Presidente Salvatore Casciaro
Il segretario Marco Guida
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Di Loredana Morandi (del 20/01/2010 @ 14:45:06, in Magistratura, linkato 1349 volte)
giovedì 21 gennaio dalle ore 9.00

Open day al Palazzo di Giustizia
L'Anm si mobilita e invita la cittadinanza, mentre fervono i lavori per accogliere le autorità


Palagiustizia aperto alla cittadinanza nel senso più ampio del termine: studenti, rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati, dell'associazionismo e cittadini. La proposta è della sezione bresciana dell'Associazione nazionale magistrati che, con questa iniziativa in programma giovedì 21 gennaio, a partire dalle 9, mette in atto una forma di mobilitazione "diretta - si legge nel comunicato stampa diffuso da Anm - a costruire e continuare il dialogo dei magistrati con tutti i potenziali fruitori del servizio giustizia".

Lo scopo è quello di illustrare le condizioni in cui operano gli uffici giudiziari e l'attività svolta in quelli bresciani, in particolare dare una rappresentazione di quanto è necessario per realizzare l'effettività della giurisdizione e per garantire i diritti e la sicurezza delle persone. Nel corso dell'appuntamento, inoltre, saranno diffuso il rapporto Cepej 2008 che rappresenta gli esiti dell'indagine della Commissione europea per l'efficacia della Giustizia, commissione che dal 2002 mette a confronto i sistemi giustizia nei 46 Paesi che compongono il Consiglio d'Europa.

A fine mese, per la precisione sabato 30 gennaio, il Palagiustizia ospiterà altri dati. Quelli che saranno letti nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Un appuntamento al quale saranno presenti i vertici del ministero e degli uffici giudiziari del distretto, degli organi di polizia e delle istituzioni politiche.

Per l'occasione a Palazzo fervono i lavori. Una squadra di imbianchini sta provvedendo a "rinfrescare" le già bianche pareti del piano terra consegnate alla città, insieme a tutto il resto, non più tardi di otto mesi fa.

Giornale di Brescia Ore 09:09 mercoledì, 20 gennaio 2010

 * VIDEO TELETUTTO: OPEN DAY IN TRIBUNALE
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Di Loredana Morandi (del 20/01/2010 @ 14:36:06, in Sindacati Giustizia, linkato 1118 volte)


5 FEBBRAIO 2010:
SCIOPERO DEI LAVORATORI DELLA GIUSTIZIA

 

In allegato la locandina con le assemblee unitarie che verranno svolte in tutta Italia per informare i lavoratori sui motivi dello sciopero del 5 febbraio. Facciamo appello ai lavoratori, alle singole RSU, a coloro che hanno sempre delegato gli altri a rappresentarli, di farsi promotori di assemblee, iniziative sui luoghi di lavoro, momenti di informazione e discussione sull'ipotesi del nuovo contratto integrativo e sulle condizioni di lavoro.
Il 5 febbraio scioperiamo compatti per un contratto dignitoso e per una giustizia al servizio di tutti.
 
 
Saluto tutti
Pina Todisco

Rappresentanze Sindacali di Base Pubblico Impiego
- Confederazione Unitaria di Base -
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DigitPA: Zaccaria (Pd),
No a Giacalone presidente

Brunetta predica meritocrazia
ma pratica il peggior ‘nepotismo’




“Il Pd ha votato contro la nomina di Davide Giacalone a presidente della DigitPA, organismo chiave per l’informatizzazione della Pubblica Amministrazione, incarico per il quale percepirà un’indennità di 315 mila euro: la nomina è stata votata da 24 deputati contro 20”.

Lo rende noto il vicepresidente della commissione Affari costituzionali, il Democratico Roberto Zaccaria, il quale sottolinea che “il dottor Giacalone in base al suo curriculum non risulta idoneo per questo incarico che richiede alte e comprovate competenze scientifiche e manageriali nel campo dell’innovazione tecnologica.

Anche da quanto è chiaramente emerso dal dibattito in commissione, la proposta del ministro Brunetta è basata dal loro antico rapporto di amicizia e la nomina dimostra che il ministro predica bene e razzola male: se questo è l’esempio di quella meritocrazia di cui spesso parla, penso che tutto il mondo scientifico e manageriale avrà la possibilità di giudicare la coerenza del ministro in questo come in altri casi”.

 Roma, 20 gennaio 2010
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Di Loredana Morandi (del 20/01/2010 @ 14:30:06, in Politica, linkato 1119 volte)
PROCESSO BREVE: ZANDA, GESTIONE SCHIFANI NEGATIVA


"Non condivido affatto il modo in cui il presidente Schifani ha gestito i lavori dell'Aula di Palazzo Madama su un provvedimento tanto delicato e importante. Un provvedimento per il quale, se diverrà legge, piangeranno molti italiani, molte vittime. Moltissimi cittadini che aspettano il risarcimento dei danni subiti perché i processi verranno interrotti da una legge approvata per motivi ben diversi da quelli che la maggioranza sbandiera da settimane". Così il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda interviene in Senato nel corso della discussione sul processo breve.

"Schifani - continua Zanda - ha avuto per tutto il tempo un atteggiamento negativo nei confronti dell'opposizione. Proprio in relazione alla finalità del provvedimento che, come tutti sanno, mira a salvare il presidente Berlusconi dai suoi problemi con la giustizia, Schifani avrebbe dovuto avere molta prudenza e non l'ha avuta. La sua gestione dei lavori non ci ha convinto per niente. Non ci ha convinto - spiega Zanda - quando ha deciso che la commissione giustizia avrebbe potuto esaminare il provvedimento ma senza potersi esprimere su di esso. Non ci ha convinto quando ha minacciato di togliere la parola ai senatori dell'opposizione sulla base del contenuto delle loro dichiarazioni. Non ci ha convinto quando ha dichiarato inammissibile alcuni degli emendamenti dell'opposizione. Non ci ha convinto - conclude Zanda - quando ha dichiarato ammissibile un emendamento che non lo era al solo fine di tutelare al meglio un provvedimento cucito addosso al premier".  
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Di Loredana Morandi (del 20/01/2010 @ 14:21:14, in Magistratura, linkato 1225 volte)
Palamara: "Sull'immunità non faremo le barricate. Ma stop al processo breve".

Il Presidente dell'ANM: uscire dal clima dei veleni.

 
La politica torni pure all'immunità parlamentare, se si vogliono davvero rasserenare i rapporti tra politica e giustizia. Sulla reintroduzione dell'autorizzazione a procedere e sul legittimo impedimento, dunque, l'Anm non farà mai le barricate. Però la politica deve sapere anche uscire da questo clima avvelenato: basta con le campagne stampa pilotate, e penso tra le altre alla vicenda del giudice Mesiano. Devono finire poi le intimidazioni e le generalizzazioni sui giudici fannulloni: "E' colpa loro se si fa la legge processo breve", ci è stato detto. Bene, ma sono proprio  queste le riforme che non vogliamo perché hanno un impatto pesantissimo sul sistema. Mentre un Paese moderno ha bisogno soprattutto di un sistema giudiziario che funziona».

Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, di una cosa ormai è sicuro: «Così non si può andare avanti. E' indubbio che dal 1948 l'immunità parlamentare ha rappresentato un momento di grande equilibrio nei rapporti tra politica e magistratura. Nel 1993 fu la politica a decidere di abolire l'immunità e da quel momento ci sono stati ripetuti episodi di fibrillazione con la politica proprio perché sono le leggi dello Stato che dicono al magistrato di procedere nei confronti di chiunque».

Sul «Corriere», il presidente Scalfaro e il procuratore Borraccetti hanno suggerito di tornare. Il vertice dell'Anm sarebbe d'accordo?«Su questo punto bisogna essere chiari. E'una scelta della politica è un tema che riguarda il rapporto tra poltica e cittadini».

 L'Anm, dunque, non farebbe le barricate davanti alla decisione del Parlamento di ripristinare l'articolo 68.
«Non è questo un tema sul quale si possono fare le barricate».

La tregua vale anche per il legittimo impedimento che crea uno scudo processuale provvisorio per le alte cariche?
«Noi dobbiamo preoccuparci di valutare le ricadute delle norme sul sistema. Il legittimo impedimento è una scelta che spetta alla politica e che, da un punto di vista tecnico, numericamente provocherebbe meno guasti del processo breve».

 Se non si stabilisce questa tregua, con l'immunità o con il legittimo impedimento, cosa vede dietro l'angolo?

«Continueranno gli interventi legislativi schizofrenici che hanno segnato la storia degli ultimi 18 anni. Ci sono stati molti interventi legislativi che hanno messo in ginocchio il processo penale, rendendolo sconnesso e incoerente: da un lato ci si lamenta della carcerazione preventiva, dall'altro si introduce la custodia obbligatoria in carcere per i reati di violenza sessuale; da una lato si vuole il processo breve, dall'altro si fa il ddl sul processo penale che consente agli avvocati di portare in aula 300 testimoni».

Sul fronte dei vuoti in organico nelle procure, il ministro Alfano ha detto che il decreto può essere modificato. E' un buon segnale?

«Quello lanciato dal ministro è un segnale positivo. Nella giornata di sabato noi non abbiamo solo voluto lanciare una protesta ma specifiche proposte che ci auguriamo possano essere tenute in debita considerazione dal governo e dal Parlamento. La soluzione è a costo zero: si sospende temporaneamente il divieto e si consente ai magistrati che hanno vinto il concorso recentemente, e che andranno a regime nel 2011, di assumere le funzioni requirenti»

Quando l'Anm parla di «forme anche estreme di mobilitazione» pensate davvero allo sciopero?

«E' giusto che di queste cose si discuta nelle sede adatta, che poi è il nostro comitato direttivo centrale, nella quale non tutto deve finire necessariamente in uno sciopero. Ma oltre alle procure ci sono anche altre emergenze: il carcere, il personale amministrativo che intende scioperare il 5 febbraio, gli avvocati che hanno già scioperato, il drammatico problema delle risorse materiale umane. E non da ultimo l'offensiva della criminalità organizzata a Reggio Calabria che ci consiglia di non abbassare la guardia. Per tutti questi motivi c'è urgenza di riforme vere per la giustizia».

Ma il clima non sembra disteso. Il tribunale di Milano ha respinto l'istanza dell'imputato Silvio Berlusconi per accedere al giudizio abbreviato. Tutto questo non facilita il dialogo

«Attenzione qui bisogna separare le vicende personali dal tema delle riforme. Gli interventi, come ha  suggerito di recente anche il presidente Napolitano, devono avere un carattere organico e sistematico per dare al Paese una magistratura moderna e preparata».

Dino Martirano
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Di Loredana Morandi (del 20/01/2010 @ 14:15:02, in Magistratura, linkato 1344 volte)
GIUSTIZIA: SPATARO, INAPPELLABILITA' INUTILE E SBAGLIATA 

GIUSTIZIA: SPATARO, INAPPELLABILITA' INUTILE E SBAGLIATA NON CEDERE SU PRINCIPI, BASTA RIFORMISMO A TUTTI I COSTI

(ANSA) - ROMA, 18 GEN - Una riforma sbagliata e che ''non avrebbe alcuna utilita' al fine di velocizzare i tempi del giusto processo''. Armando Spataro, procuratore aggiunto a Milano, boccia la proposta sull'inappellabilita' delle sentenze di primo grado rilanciata dal premier Silvio Berlusconi; e cosi' prende nettamente le distanze dal collega Nello Rossi che oggi sul Corriere della Sera giudica ''giusta'' una scelta di questo tipo, ricordando che lui stesso l'aveva proposta dieci anni fa. Il suo dissenso, di tipo ''tecnico'' e che non ha nulla a che fare con le vicende giudiziarie del premier, il capo del pool anti-terrorismo di Milano lo esprime su Area, la mailing list del Movimento per la Giustizia e Magistratura democratica, in un lungo intervento in cui dice anche basta al ''riformismo a tutti i costi, anticamera del cedimento sui principi''.

''Non una parola di quello che dici e' condivisibile'', scrive Spataro rivolgendosi a Rossi e ricordandogli innanzitutto che la Corte costituzionale boccio' la riforma Pecorella sull'inappellabilita' non perche' si era utilizzata una legge ordinaria invece di una costituzionale, ma per la ''violazione del principio della parita' tra le parti''. Un principio che Spataro, a differenza del collega, giudica ''insormontabile''. E a Rossi che nell'intervista sostiene che non si possa mettere sullo stesso piano ''l'imputato che soffre il processo ed un ufficio che puo' appellare burocraticamente'', il procuratore aggiunto di Milano replica:

''Faccio il pm da oltre 30 anni e non ho mai ho pensato di appellare una sentenza per bisogni burocratici. E francamente penso che non l'abbia mai fatto alcun Pm''. ''Tu stesso dici, inoltre - scrive ancora Spataro rivolgendosi al collega - che 'gli appelli del PM sono assai pochi'. Ma allora appare evidente che cancellare il diritto all'appello del PM non avrebbe neppure neppure alcuna utilita' al fine di velocizzare i tempi del giusto processo''. ''Hai ragione a dire - prosegue ancora il pm di Milano - che non dobbiamo ragionare seguendo la logica del premier, ma e' proprio per questo che invoco, anche da te, il ritorno ai principi fondanti del nostro ordinamento''.

Spataro chiude il suo intervento ''invitando tutti a ragionare attorno ad un'elementare necessita': la migliore riforma per il futuro e' spesso la difesa dell'esistente... L'ho detto mille volte spesso pensando, in questi tempi che viviamo, a chi sposa la logica del minor danno, anziche' attestarsi sulla strenua difesa delle ragioni per cui abbiamo scelto di fare questo lavoro''. (ANSA). FH 18-GEN-10 16:31 NNN  

L'Intervista

Il procuratore Rossi (Md)
«L' inappellabilità è ragionevole, no all' immobilismo»



ROMA - La voce del procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi è molto ascoltata all' interno di Magistratura democratica (la corrente di sinistra dei magistrati) e lui come in passato, quando era consigliere del Csm, ripete che nei momenti difficili bisogna «sapersi sporcare le mani senza cedere alla tentazione dell' immobilismo». Bisogna «avere coraggio». Anche accettando, «con un paio di corollari sulla prescrizione e sulla collegialità del giudice», la proposta di un «interlocutore ostile» come Silvio Berlusconi che ha rilanciato l' inappellabilità delle sentenze di primo grado. Berlusconi dice: se un giudice indipendente ti assolve in primo grado la partita deve finire lì. Condivide? «La inappellabilità delle sentenze di assoluzione è una scelta giusta. L' ho detto dieci anni fa, assai prima della legge Pecorella, e lo ripeto ora».

Quindi è giusto impedire alla pubblica accusa di fare appello. «In termini di principio, la questione è chiarissima. Se un imputato può essere condannato solo quando la sua colpevolezza è provata "al di là di ogni ragionevole dubbio", come si può negare che una sentenza di assoluzione in primo grado attesti in modo concretissimo che un giudice si è già convinto della innocenza o almeno ha già concretamente dubitato della colpevolezza dell' imputato?». E se il giudice, quel giorno, ha bevuto? «E allora la sentenza di assoluzione è illogica e contraddittoria e in questo caso è la Corte di Cassazione che deve annullarla».

Con quale frequenza i pm vanno in appello? «Gli appelli del pm sono assai pochi. La strada da imboccare è un' altra: valorizzare al massimo il processo di primo grado con la prova che si forma nel contraddittorio». A quali condizioni? «Con 2 indispensabili corollari: aumentare il numero di reati su cui giudica un collegio ed agganciare la prescrizione solo al primo grado. La prescrizione dovrebbe correre sin quando lo Stato tiene sotto processo un individuo. Se è l' imputato che chiede l' appello si va oltre la prescrizione». La Consulta ha già bocciato la legge Pecorella. «Si potrebbe riproporre l' inappellabilità con legge costituzionale. E poi la parità delle parti non mi sembra un argomento insormontabile. E' difficile mettere sullo stesso piano l' imputato che soffre il processo ed un ufficio che può appellare burocraticamente». Perché il premier ha rilanciato l' inappellabilità? «Non so se serve a Berlusconi e non mi interessa neppure. Come ha scritto Fernando Braudel "dirigere i propri pensieri contro qualcuno significa rimanere nella sua orbita".

E non ce lo possiamo più permettere».

Dino Martirano

Chi è Nello Rossi, 62 anni, già consigliere del Csm ed ex segretario dell' Associazione nazionale magistrati, è procuratore aggiunto di Roma e appartiene alla corrente di Magistratura democratica

Martirano Dino
Pagina 10 (18 gennaio 2010) - Corriere della Sera

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Di Loredana Morandi (del 20/01/2010 @ 06:24:28, in Magistratura, linkato 1597 volte)
Quella che segue è a bordata de Il Giornale in anticipazione sulla possibile dichiarazione di sciopero. Si decide oggi  alla consueta riunione del mercoledì in ANM. I dati pubblicati dall'articolo sono quelli della Global Brain, ma è un peccato che questi dati si riversino in campo ora e sian stati snobbati quelli "precisissimi e onesti" sulle "pendenze e gli arretrati" dati dalla Magistratura stessa durante il ciclo di conferenze della "Giornata della Giustizia 2009". Io c'ero... LM.

Toghe, ecco le vere cifre sui fannulloni


di Stefano Zurlo

La maglia nera spetta ai gip di Catanzaro. Secondo il sistema di rilevazione voluto dall’ex Guardasigilli Castelli, nel 2008 i giudici di Bari hanno chiuso 367 processi. In Calabria? Solamente 37. Anche il Csm deve ammettere: "Un giudice su tre lavora poco"


Semaforo verde a Bari, semaforo rosso a Catanzaro. L’enigma Italia raccontato attraverso i numeri della giustizia di due città vicine geograficamente, ma lontanissime quanto a efficienza. Bari è largamente in «attivo». Nel 2008 sono arrivati 25.453 fascicoli e ne sono stati smaltiti molti di più: 43.812. L’indice di ricambio che misura il rapporto fra procedimenti sopravvenuti e procedimenti definiti, è il più verde d’Italia, e si attesta al 172,13 per cento; a Catanzaro le cifre precipitano: l’indice è del 62,89 per cento, ovvero per 7.470 fascicoli nuovi ne sono stati smaltiti 4.698. È profondo rosso.

Perché capita questo? È su questa pista che si era spinta negli anni scorsi la Global Brain, chiamata al capezzale della giustizia dall’allora Guardasigilli Roberto Castelli. La Global Brain non ha avuto il tempo per approfondire le cifre, ma certo se si segue la catena di montaggio dei fascicoli si scoprono altri dati sorprendenti. Se paragoniamo gli uffici del gip-gup delle due città troviamo altre incongruenze e anomalie. L’indice di ricambio a Bari è del 108,67 per cento, a Catanzaro sprofondano, ancora una volta, al 71,64 per cento. L’ufficio del gip-gup è l’imbuto in cui finiscono le inchieste della Procura. Come mai questo ritardo? Allarghiamo ancora il dettaglio: ogni gip-gup di Bari ha definito in un anno 367 procedimenti, a Catanzaro solo 37. Trecentosessantasette contro trentasette.

Numeri che stridono. E che autorizzano qualche domanda impertinente sulla produttività dei singoli. E qualche proiezione ulteriore; il team di Castelli aveva calcolato la durata in prospettiva dei processi, scoprendo ancora una volta le diverse velocità: a Bari 1,23 anni, a Catanzaro 1,72. Certo, si possono sollevare altre questioni, critiche e obiezioni; si può discutere sul fatto che un procedimento non sarà mai uguale ad un altro e su mille altri punti, anche sofisticati, ma non si può sfuggire al ragionamento complessivo: si può e si deve trovare un modo per far funzionare meglio la macchina. Castelli nel 2001 aveva trovato un varco e aveva chiamato la Global Brain di Alberto Uva. Uva ha lavorato quattro anni coltivando un progetto ambizioso: sottoporre ad uno scrupoloso check up la giustizia italiana. Malandata per definizione.

Una scommessa che però è stata persa: «Ci hanno attaccato in tutti i modi - racconta Uva - si è messa di traverso la corporazione dei giudici, si sono messi di mezzo alcuni burocrati del ministero, infine il colpo di grazia ce l’ha dato l’inchiesta della Corte dei conti». È la storia che il Giornale ha raccontato ieri: il cruscotto che doveva illuminare la giustizia italiana è rimasto spento. Ma il progetto, per quanto mai decollato, era e resta valido e qualche coraggioso dirigente di via Arenula l’ha perfezionato.

I dati, relativi al 2008, sono disponibili e danno un’indicazione di quel che va e soprattutto di quel che non va nel nostro apparato giudiziario. Il problema fondamentale, quello da cui era partito Castelli, è la lunghezza interminabile dei processi penali e civili. Dunque, il primo passaggio è conoscere la situazione, ufficio per ufficio, distretto per distretto, volendo giudice per giudice. Il sistema elaborato dalla Global Brain è assai semplice e suggestivo: i pallini verdi indicano quelle realtà che marciano positivamente perché il numero dei processi definiti è superiore a quello dei processi sopravvenuti. Insomma, quelle scrivanie non producono altro debito giudiziario, ma per il loro comportamento virtuoso o, più banalmente perché hanno risorse sufficienti a disposizione, ogni anno sfoltiscono l’arretrato e dunque danno qualche certezza ai cittadini.

I pallini gialli indicano quelle situazioni in stallo, né buone né cattive per usare un linguaggio un po’ forte e semplificato: qui le nuove cause equivalgono a quelle risolte. Infine, eccoci così al terzo capitolo, il più corposo, quello dell’Italia da terzo mondo: le drammatiche, talvolta scandalose situazioni di procure e tribunali che sono letteralmente sommersi da migliaia di pratiche che non riescono assolutamente ad eliminare. In queste realtà, la macchina è in grave ritardo, i procedimenti si accumulano, le cause si allungano come elastici nel tempo. È l’Italia che manda in prescrizione migliaia di fascicoli penali, è l’Italia che per una bega condominiale resta in lite dieci, quindici, anche vent’anni. «Il passo successivo - spiega Uva - sarebbe stato interfacciare questi numeri con le piante organiche degli uffici per valutare sul campo, caso per caso, le diverse situazioni».

Un tribunale può essere in affanno perché le forze in campo sono insufficienti, ma naturalmente la ragione può essere anche un’altra: le energie sono dislocate male, i vertici dell’ufficio hanno organizzato le risorse in modo confuso e irrazionale. L’Italia a tre colori, dunque, a seconda delle percentuali dell’indice di ricambio, l’unità di misura studiata da Castelli e Uva per rifondare la giustizia. Una rifondazione strozzata nella culla.

Il Giornale

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Anche il Csm deve ammettere:
«Un giudice su tre lavora poco»


di Anna Maria Greco

RomaQuante sentenze deve scrivere in un anno un giudice per essere ritenuto «laborioso»? Vanno bene 150, bastano 120 o anche 100 sono sufficienti? Per dargli un giudizio positivo di professionalità gli si può imporre di chiudere un processo in 2-3 anni? E i pm, in quanto tempo devono terminare le indagini, come si valutano i loro provvedimenti?
In queste ed altre affannose domande si dibatte esattamente da un anno il gruppo di lavoro del Csm che deve stabilire gli standard di produttività dei magistrati, in base al nuovo ordinamento giudiziario. E non ne viene a capo. Troppe difficoltà, reticenze, diffidenze, resistenze.
Un dato significativo emerge però dalla prima relazione, presentata a luglio alla IV Commissione: oltre il 30 per cento delle toghe deve rimboccarsi le maniche e lavorare di più. Alzare la produttività è un imperativo nel settore civile, dove il lavoro degli esperti è più avanzato e ci si orienta a fissare una soglia minima di 100-110 sentenze. Nel penale la situazione è sempre critica, ma si procede con molte più difficoltà, perché il settore è meno uniforme, i provvedimenti più diversificati e più difficili da valutare.
Gli standard di rendimento di un magistrato dovevano arrivare nel 2008, ma solo a gennaio 2009 si è insediato il gruppo di lavoro, il cui incarico scade a marzo. Allora, sarà presentata la relazione finale, per avviare una sperimentazione in alcune città-campione e applicare i primi standard di produttività.
Ma gli scogli non mancano. La maggioranza dei componenti del gruppo punta a far slittare tutto: prima di partire ci vorrebbe, per così dire, un supplemento d’indagine. Insomma, continuare ad andare in giro per tribunali, corti e procure d’Italia a raccogliere i dati perché, dicono, quelli informatizzati dal ministero sono insufficienti e poi, «vanno letti sul posto». Così, i tempi rischiano di allungarsi molto, mentre le correnti litigano tra loro. Una minoranza insiste nel passare alla fase sperimentale e si dovrà vedere che cosa deciderà il plenum di Palazzo de’ Marescialli.
Il problema è che il Csm scade a giugno e le toghe sono in piena campagna elettorale, con candidati che fanno parte anche del gruppo di lavoro e polemiche connesse.
Inutile dire che ogni categoria è allergica alle valutazioni e scegliere proprio questo momento per una svolta sugli standard di produttività, potrebbe essere molto impopolare. Le correnti, poi, temono di perdere potere. Definire un sistema oggettivo e su scala nazionale di valutazione del singolo magistrato (ora la laboriosità viene giudicata in confronto con i colleghi d’ufficio e sulla base dell’opinione del capo) limiterebbe enormemente la loro capacità di influire sulla carriera delle toghe. Ecco perché rinviare ogni decisione a dopo le elezioni sarebbe utile. È anche vero che nella base delle toghe serpeggia da tempo una forte insofferenza verso lo strapotere delle correnti e a molti gli standard di rendimento appaiono come una liberazione. La moderata Magistratura indipendente intende cavalcare questo sentimento e premere perché si approvino subito gli indici di produttività e si parta con una prima applicazione.
Molti più dubbi ha Magistratura democratica, che ha proposto «standard al buio»: non farli conoscere dal magistrato per evitare che i più stakanovisti riducano l’impegno. E, almeno in una prima fase, insisteva che la valutazione dovesse basarsi, più che sul numero delle sentenze sui tempi, fissando dei tetti per i processi da «imporre» ai giudici. Ironia della sorte, ora la corrente di sinistra si trova a spalleggiare la lotta di Anm e del suo partito di riferimento, il Pd, contro il ddl della maggioranza che fissa, appunto, i tempi del «processo breve».
Nel gruppo di lavoro si discute molto di carichi pendenti per ogni magistrato, di sentenze più o meno «pesanti», di tipi di ordinanze, di qualità del lavoro che potrebbe scadere per inseguire la quantità. E la battaglia per arrivare agli standard è sempre più incerta.

Il Giornale
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