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 .. letto di rose ..... di Lunadicarta
 
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Essere innocenti è pericoloso perché non si hanno alibi.

Boris Makaresko
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
G8 MADDALENA: INDAGATO
PROCURATORE AGGIUNTO ROMA ACHILLE TORO



(AGI) - Roma, 10 feb - E' il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, coordinatore dei reati contro la pubblica amministrazione, il magistrato romano indagato dalla procura di Firenze che questa mattina, nell'ambito di una indagine sugli appalti del G8 alla Maddalena, ha arrestato 4 persone e indagato, tra l'altro, il sottosegretario Guido Bertolaso.

Nel provvedimento dei magistrati fiorentini si farebbe riferimento a una informazione che un imprenditore avrebbe appreso dal figlio del magistrato, Camillo Toro. La parte d'inchiesta riguardante il procuratore aggiunto e' stata trasmessa per competenza alla procura di Perugia.(AGI) .

G8, Bertolaso rimette l'incarico
Il premier respinge le dimissioni


«Voglio essere interrogato al più presto». Ha chiesto di fare subito chiarezza, Guido Bertolaso. E non ha scelto scorciatoie. L'influente capo della Protezione civile, che è anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio - indagato per corruzione nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Firenze sui lavori del G8 della Maddalena (appalti per 323 milioni, poi la sede dell'evento fu spostata a L'Aquila) - ha deciso senza esitazioni di rimettere ogni incarico nelle mani del capo del governo, Silvio Berlusconi. «Per non intralciare l'operato degli organi inquirenti - ha scritto in un comunicato - ho immediatamente messo a disposizione del presidente del Consiglio tutti i miei incarichi. Mi sono sempre definito un servitore dello Stato e, come sempre, rimango a disposizione del mio paese».

L'articolo segue su Sole 24 ore

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Di Loredana Morandi (del 10/02/2010 @ 17:16:35, in Sindacato, linkato 1185 volte)
I dipietristi e i giornalisti


Il giochino delle dichiarazioni e delle repliche sugli articoli tratti dalle dichiarazioni negli scritti di questi "cattivacci di giornalisti", che non comprendono bene le parole del politico urlatore di turno nonostante siano di fatto "urlate", è un gioco sporco. Lo sanno tutti quelli che si occupano di libertà di stampa e della rete.

Il caso dei dipietristi ha visto or ora le plateali ritrattazioni di Genchi sul lancio della "statuetta" contro Berlusconi al congresso di IdV, un "Sono stato frainteso" dato ad un congresso già spaccato per l'appoggio incondizionato di Di Pietro al candidato per le regionali indagato, un patto "scellerato" o per "l'infamia" han titolato i giornali, perché l'indagato si dimetterà se condannato. Panni lavati in casa da far rabbrividire più di un giustizialista.

E' giusto dire che le testate cartacee e le agenzie nazionali verificano in occasioni  di convegni simili "tutti i saperi" in una riunione mista tra tutti i giornalisti presenti, quindi l'urlatore di turno ritratta, ma la notizia è vera, certa e assodata dall'ascolto di almeno 10 persone provenienti da testate e gruppi (anche politici o economici) del tutto differenti in quanto a linea editoriale.


Ma i dipietristi han dato più volte prova di cattiva gestione dei loro rapporti con la stampa,  anche già visto il sorpasso fatto a Vulpio dai due meridionali che scelsero i collegi del nord per la propria poltrona europea, dimentichi della "tripletta".

I primi a lanciare l'allarme IdV sono stati i "tipi" de Il Giornale, che han dato alla stampa il racconto di Luciana, ufficio stampa parlamentare "in prova" presso il napoletano Francesco Barbato, assunta in nero e poi bruscamente licenziata. “Promise un contratto dopo un periodo di prova. Invece mi ha lasciata a casa – ha dichiarato la professionista nella sua intervista – Metteva i soldi in una busta della Camera, senza buoni pasto, né assicurazione”.


Il record assoluto in IdV lo detiene Sonia Alfano, che nel corso di pochissimi mesi ha cannibalizzato almeno due giornalisti: Nicolò, che l'ha seguita durante l'intera campagna elettorale, e Davide knock out dal 1 febbraio 2009.

Di me non parlo affatto, ma non mi piace  egualmente il tentato avvicinamento nei miei confronti e con mezzucci come Twitter, quando è storia che io abbia lasciato tavoli e associazioni per l'imposizione "europea" di una irriducibile delle BR. Inoltre, diffidare dalle imitazioni in un socialnetwork è sempre cosa assennata.

Così gli unici giornalisti in rapporti con l'attuale verticistica fazione urlatrice per i quali possiamo star tranquilli, forse, sono quelli degli uffici stampa dei Gruppi in Parlamento. Loro sono assunti ed in regola con i contributi.

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 10/02/2010 @ 07:00:58, in Magistratura, linkato 1442 volte)
Il caso - Il figlio di don Vito chiama in causa il magistrato Sciacchitano, che querela

Favori, veleni e coperture: quel sospetto sul pm antiboss


Massimo Ciancimino punta il dito («mi spinse a tacere su certi imbrogli») contro Giusto Sciacchitano, un ex sostituto di Palermo (dal ’93 alla Dna), e fa esplodere nuovi veleni fra le cordate dei magistrati. Sciacchitano, che parla di «volgari menzogne» e prepara la querela, lavora con Piero Grasso, ex capo della Procura di Palermo che— secondo Ciancimino Jr.— non fece le domande che doveva fare.

PALERMO—È un cuneo che si insinua spigoloso all’interno degli apparati antimafia facendo esplodere nuovi veleni fra le cordate dei magistrati. Perché Massimo Ciancimino anche in udienza celia e gigioneggia con i due pubblici ministeri. Addirittura ammicca sui silenzi del passato. E rivela di parlare adesso di papelli e di affari sporchi maturati all’ombra della società Gas «perché prima nessuno mi aveva fatto domande». Con un riferimento abbastanza diretto alla Procura della Repubblica di Palermo quando era guidata da Piero Grasso e Giuseppe Pignatone, quando i due pm d’aula, Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, stavano su un fronte dialettico opposto.

Erano divisi da strategie giudiziarie diverse gli amici di Grasso e gli eredi di un’area vicina a Giancarlo Caselli. Una querelle antica che rinnova l’immagine forse deformante del «palazzo dei veleni», come veniva indicato il tribunale di Palermo ai tempi di Gaetano Costa e Rocco Chinnici, guardinghi nel parlare in ascensore, diffidando di qualche collega, ovvero quando il primo presidente doveva mediare fra Domenico Sica e Giovanni Falcone con finte tregue e brindisi di facciata. Adesso irrompe sulla scena Ciancimino junior puntando il dito contro Giusto Sciacchitano, un ex sostituto di Palermo che dal 1993 sta alla Direzione nazionale antimafia e che lavora accanto a Grasso, frattanto divenuto capo della Dna di via Giulia a Roma. Eccolo il rampollo di «don» Vito Ciancimino pronto a sostenere che sarebbe stato Sciacchitano a spingerlo a tacere sugli imbrogli legati alla «Gas». Una società inventata dal padre con un professore di Economia, Gianni Lapis, uno stuolo di soci occulti e il defunto Ezio Brancato la cui figlia ha sposato il primogenito di Sciacchitano. La querela è pronta e il magistrato s’è affidato al presidente dell’Ordine di Palermo, l’avvocato Enrico Sanseverino, drastico: «Questa Procura recepisce ontologicamente tutti i peggiori veleni».

Ma Ciancimino coglie l’occasione per trasformarsi in un ariete quando giura che Sciacchitano gli avrebbe fatto sapere di star tranquillo tacendo sull’accusa di riciclaggio: «Perché così ne avremmo tratto beneficio visto che lo stesso Sciacchitano era in buoni rapporti con la Procura di Palermo che conduceva l’inchiesta».

Un modo per sconfessare ai magistrati di oggi i colleghi di ieri. Anche su papelli e lettere a Berlusconi e Dell’Utri, implacabile per spiegare il suo giro di boa: «Nessuno mi faceva domande... E un capitano dei Servizi mi disse che non mi avrebbero mai chiesto nemmeno di una carta Sim, di Berlusconi e Dell’Utri...». Esplode allora l’amarezza di chi quelle domande sostiene di averle fatte in verbali acquisiti al processo d’appello contro lo stesso Ciancimino. A cominciare da Grasso che preferisce «non rispondere né a Ciancimino né ai giornali». Come Pignatone, oggi a Reggio Calabria, nel 2005 alla guida del gruppo che interrogò Ciancimino. Con lui un aggiunto e tre sostituti, fra i quali Roberta Buzzolani, netta nel ricordo: «Il 10 ottobre del 2005 davanti alle nostre domande, compresa quella su un assegno di Berlusconi "anche con riferimento ai rapporti con il senatore Dell’Utri", si avvalse della facoltà di non rispondere».

Forse per questo Schiacchitano parla di «volgare menzogna» e chiede di non finire nel tritacarne dei veleni palermitani: «Che c’entro io con quella società? Mio figlio, dopo la morte di Brancato, sposò la figlia da cui si è poi separato con una pesante vertenza civile». Il procuratore Francesco Messineo, oggi affannato mediatore delle cordate interne, tranquillizza: «Tutto sarà valutato presto e bene». Ma c’è già chi sventola il verbale del 2005 che ieri nel bunker dominato da Ciancimino nessuno ha ricordato. Una omissione, per chi lo interrogò. Un imbarazzo per chi deve pesare la parola di un Ciancimino e quella di tanti magistrati.

Felice Cavallaro
Corriere Sera 9 febbraio 2010
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2010 @ 06:47:49, in Magistratura, linkato 1544 volte)
Alla presidenza della Corte d' Appello
Nomina a Milano Plenum Csm diviso La spunta Marra

Voluto da Mancino Con la designazione di Marra, per Berruti «il Csm ha perso un' occasione»

ROMA - Alta tensione al plenum del Csm che si è diviso (14 a 12) sulla nomina del nuovo presidente della Corte d' Appello di Milano. Alla fine - con i voti determinanti del vicepresidente Nicola Mancino e con quelli del primo presidente Vincenzo Carbone e del procuratore generale Vitaliano Esposito - l' ha spuntata Alfonso Marra (già nominato dal Csm l' 8 agosto del 2008 presidente della Corte d' Appello di Brescia) che ha battuto il più giovane Renato Rordorf, il consigliere di Cassazione indicato a suo tempo dal presidente Carlo Azeglio Ciampi per la Consob. A sostituire Giuseppe Grechi, dunque, arriva il presidente Marra ma la sfida con Rordorf non è stata indolore. Md e il Movimento (le correnti di sinistra dei magistrati), tre laici di centro sinistra (Siniscalchi, Vacca e Volpi) i togati Berruti (Unicost) e Patrono (MI) hanno votato per Rordorf. Mentre hanno indicato Marra anche i laici del Pdl (Saponara e Anedda) e dell' Udc (Bergamo), due togati di Mi (Ferri e Romano), quasi tutta Unicost (Viola, Carrelli Palombi, Roia, Mannino, e Napolitano) e anche la laica di centro sinistra Celestina Tinelli. In plenum sono stati fatti riferimenti a un presunto interesse della politica visto che proprio davanti alla Corte d' appello di Milano pendono processi importanti, a cominciare da quello contro la sentenza del giudice Mesiano che ha condannato la Fininvest al risarcimento record di 750 milioni di euro a favore della Cir. Secondo il dissenziente Berruti, «il Csm ha perso un' occasione per dimostrare la sua indipendenza: c' è la richiesta di riequilibrio nella scelta dei dirigenti degli uffici giudiziari milanesi immaginando che certe sentenze possono essere diverse a seconda del dirigente dell' ufficio». Anche Ezia Maccora (Md), ha parlato di «pressioni esterne alla magistratura». D. Mart.

Martirano Dino
Pagina 2 (4 febbraio 2010) - Corriere della Sera

Alla Corte d' Appello di Milano
Presto un' altra designazione: il capo della Procura

Tensione al Csm dopo la nomina di Marra «Aria viziata dalle pressioni politiche»

ROMA - Per descriverla con le parole di Elisabetta Cesqui (Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe), quella che si è consumata mercoledì al Csm «è stata proprio una giornataccia». Ma ora che i giochi sono fatti - Alfonso Marra ha battuto sul filo di lana Renato Rordorf per la poltronissima della Corte d' Appello di Milano - le accuse di presunte interferenze della politica sul Csm fanno prevedere un clima ancor più infuocato in vista della nomina del nuovo capo della procura di Milano, quella che sostiene l' accusa contro il presidente del Consiglio. E tra i 18 concorrenti ci sono Edmondo Bruti Liberati, Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, che giocano in casa, il procuratore di Venezia Vittorio Borraccetti, il pg di Bari Antonio Pizzi, il sostituto della Dna Pier Luigi Dall' Osso. La scelta del Csm, non facile, non sarà indolore. Già per la «corsa» alla presidenza della Corte d' Appello - che presto, tra gli altri processi, giudicherà il maxi risarcimento di 750 milioni di euro cui è stata condannata la Fininvest della famiglia Berlusconi a favore della Cir di Carlo De Benedetti - la tensione è andata alle stelle negli uffici ovattati di piazza Indipendenza. Un «togato», ricambiato, ha tolto il saluto a un consigliere laico. Celestina Tinelli (centrosinistra) ha votato contro le indicazioni del gruppo e lo stesso hanno fatto Giuseppe Maria Berruti (Unicost) e Antonio Patrono (Magistratura indipendente). Il vicepresidente Nicola Mancino ha scelto, insieme ai presidenti di Corte, il profilo del presidente Marra, fissando lo scrutinio finale: 14 a 12. Il più dilaniato è il gruppo di Unicost che ora affida al consigliere Fabio Roia (ex pm a Milano) la risposta al dissenziente Giuseppe Maria Berruti, il fratello dell' avvocato Massimo Maria Berrutti assolto proprio ieri in primo grado a Milano dall' accusa di riciclaggio (il fatto non sussiste) nel processo per i diritti tv Mediaset: «È sbagliato gettare in modo obliquo ombre sulla figura di Marra. Da presidente della II sezione della Corte d' Appello di Milano si è occupato di tutti i più importanti processi di Tangentopoli e sulla criminalità economica e finanziaria (tra gli altri i procedimenti per le tangenti alla Guardia di Finanza, Imi-Sir e Sme) senza mai ricevere alcuna critica di parzialità né da destra né da sinistra né dagli avvocati né dai magistrati del distretto». Conclude Roia: «Io su questo ci metto la faccia». Tra Rordorf (già consigliere della Consob nominato da Ciampi) e Marra (attuale presidente della Corte d' Appello di Brescia) «la comparazione è difficile perché la statura di Rordorf sovrasta di troppo quella del contendente... e l' aria viziata dalle pressioni si è sentita fortissima», ha sostenuto Betta Cesqui. E Berruti, lo sconfitto di Unicost, conferma: «Io ho solo detto cosa sarebbe successo non scegliendo un grande giurista come Rordorf che è bravo e che non importa se è di Md. Io avevo previsto che optando per un ottimo magistrato di merito con precise attitudini direttive (Marra; ndr), a 6 mesi dalla assunzione di un analogo ufficio a Brescia, il Csm avrebbe rinunciato alla sua autonomia. Peggio del peggior correntismo, ammettendo, come assurdamente si teme in alcuni palazzi della politica, che certe sentenze possono essere diverse a seconda del dirigente dell' ufficio. Invece so che nessuna sentenza cambierà a Milano a seconda della nostra decisione. Esiste solo una questione di coerenza con la nostra funzione.

Martirano Dino
Pagina 12 (5 febbraio 2010) - Corriere della Sera
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"I divorzi hanno conseguenze negative sui figli"

Benedetto XVI duro sulla pedofilia
"Diritti violati anche nella Chiesa"

Città del Vaticano (Adnkronos) - Il Papa, ricevendo in udienza l'assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia, ricorda l'insegnamento di Gesù in difesa dei bambini: "Diritti dei minori violati anche da alcuni nostri membri. Un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare". Preti pedofili, in arrivo lettera del Papa agli irlandesi: ''Dolore per crimine odioso''

Città del Vaticano, 8 feb. (Adnkronos) - ''La Chiesa, lungo i secoli, sull'esempio di Cristo, ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi, alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare''. E' quanto ha affermato questa mattina il Papa ricevendo in udienza l'assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia che si tiene da oggi fino al 10 di febbraio.

''La tenerezza e l'insegnamento di Gesù - ha aggiunto Benedetto XVI - che considerò i bambini un modello da imitare per entrare nel regno di Dio, hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura''. ''Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli - ha spiegato ancora il Pontefice - impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore. Perciò anche la Convenzione sui diritti dell'infanzia è stata accolta con favore dalla Santa Sede, in quanto contiene enunciati positivi circa l'adozione, le cure sanitarie, l'educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l'abbandono e lo sfruttamento sessuale e lavorativo''.

Benedetto XVI è inoltre tornato questa mattina a mettere in guardia i coniugi contro divorzi e separazioni che hanno ricadute molto negative sull'educazione dei figli. Ricevendo in udienza i partecipanti all'assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia, il Pontefice ha quindi rilevato che la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna è il supporto migliore che si possa dare ai bambini. ''E' proprio la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna - ha affermato il Papa - l'aiuto più grande che si possa offrire ai bambini''. ''Essi - ha aggiunto - vogliono essere amati da una madre e da un padre che si amano, ed hanno bisogno di abitare, crescere e vivere insieme con ambedue i genitori, perché le figure materna e paterna sono complementari nell'educazione dei figli e nella costruzione della loro personalita' e della loro identita'''.

''E' importante, quindi - ha aggiunto il Pontefice - che si faccia tutto il possibile per farli crescere in una famiglia unita e stabile. A tal fine, occorre esortare i coniugi a non perdere mai di vista le ragioni profonde e la sacramentalità del loro patto coniugale e a rinsaldarlo con l'ascolto della Parola di Dio, la preghiera, il dialogo costante, l'accoglienza reciproca ed il perdono vicendevole''. ''Un ambiente familiare non sereno - ha poi spiegato Ratzinger - la divisione della coppia dei genitori, e, in particolare, la separazione con il divorzio non sono senza conseguenze per i bambini, mentre sostenere la famiglia e promuovere il suo vero bene, i suoi diritti, la sua unità e stabilità è il modo migliore per tutelare i diritti e le autentiche esigenze dei minori''.
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Di Loredana Morandi (del 08/02/2010 @ 17:12:43, in Politica, linkato 1238 volte)
Gentile Senatrice Anna Serafini,

tutti gli operatori dell'antipedofilia attendono con ansia il voto della proposta di legge, che introdurrà  finalmente l'art. 414 bis  nel nostro ordinamento. Uno strumento fondamentale per contrastare tutti gli apologi del fenomeno dilagante della pedofilia e della pedopornografia online.
E' necessario l'impegno di tutte le parti politiche, ma soprattutto di quelle persone che come Lei sentono più forte l'impegno  umano e la  semplice carità verso i più piccoli tra noi anche nelle personalità carismatiche come Sua Santità Benedetto XVI.

Loredana Morandi


MINORI: SERAFINI (PD), "PAROLE DEL PAPA
DI ESTREMO RILIEVO PER TUTELA INFANZIA".




"Le parole del Papa, dette oggi a conclusione dell'assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la famiglia, sono di estremo rilievo ai fini di una reale e completa tutela dei diritti dell'infanzia". Lo afferma in una nota la senatrice PD Anna Serafini, vicepresidente Commissione parlamentare per l'infanzia.
"Celebrare in modo non formale il XX ° anniversario della convenzione dell'ONU - prosegue la senatrice -  come ha fatto in modo appassionato Benedetto XVI, implica una forte responsabilità e amore  per i bambini.
Sono ancora tante le violazioni all'infanzia e sono da apprezzare gli impegni assunti dal Papa contro ogni abuso all'infanzia, a partire dalla pedofilia, che ha coinvolto anche esponenti della Chiesa. Le  famiglie hanno bisogno di essere sostenute nel difficile compito della crescita dei loro figli e devono esserlo in ogni momento della loro vita, anche quando conoscono il dolore della separazione,  perchè il loro ruolo genitoriale non venga indebolito dalla crisi del rapporto di coppia".
"L'Italia - sottolinea Anna Serafini - detiene ancora primati come quello della povertà minorile che sono una spina nel fianco del nostro Paese. Così come i bambini non sono sufficientemente tutelati nel rapporto con i media.
Perchè si possa guardare positivamente alla risoluzione dei nodi che bloccano ancora la crescita armoniosa dei bambini e degli adolescenti, è assolutamente necessario uno scatto del Paese. Questo non può esserci senza il contributo insostituibile della Chiesa e le parole del Papa ne costituiscono un limpido esempio" conclude la senatrice PD.

Roma, 8 febbraio 2010
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Di Loredana Morandi (del 08/02/2010 @ 16:52:01, in Magistratura, linkato 1451 volte)
Magistratura e Lavoratori Giustizia
 il servizio della testata SF TAGESSHAU



Ecco qui il servizio della Tv Svizzera in lingua tedesca SF TAGESSHAU a firma del corrispondente Gianluca Galgani, con il quale conversavo all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario. Le immagini parlano da sole, ed inoltre il servizio contiene una intervista al dott. Marco Mancinetti presidente della Giunta Romana della Associazione Nazionale Magistrati.

Colgo l'occasione per una rettifica doverosa: il Dott. Mancinetti e il collega segretario della giunta romana Dott. Pontecorvo, che appartengono alla corrente di Magistratura Indipendente, non hanno abbandonato l'aula della Corte di Appello durante l'intervento del membro del Governo, pur promuovendo l'iniziativa nazionale e la conferenza stampa con il Presidente Luca Palamara.
Approfitto di questa piccolissima recensione per salutare e ringraziare i ragazzi della tv svizzera, perché non posso reprimere il pensiero che in questo loro riuscitissimo servizio ci sia anche lo zampino della mia nata in "Svizzera" e sempre più tedesca Giustizia Quotidiana.

Clicca sull'immagine per il collegamento diretto con la testata SF Tagesshau




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BLOCCATI IN TUTTA ITALIA TRIBUNALI E UFFICI
PER LO SCIOPERO DEI LAVORATORI GIUDIZIARI


In allegato la rassegna stampa completa, sul sito www.giustizia.rdbcub.it le FOTO e i VIDEO delle varie testate intervenute.

Migliaia i lavoratori della Giustizia scesi in piazza in tutta Italia nelle tante manifestazioni che si sono svolte davanti alle Corti d’Appello in occasione dell’odierno sciopero nazionale che, in base alle prime stime, ha registrato un’adesione media del 75% bloccando l’attività dei tribunali e degli uffici giudiziari.

L’agitazione, proclamata dalla RdB Pubblico Impiego insieme a Cgil FPCGIL, UILPA e FLP, è stata indetta per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, riqualificazione economica e professionale, e per protestare contro l’ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata dalla minoranza delle organizzazioni sindacali.

“La grande partecipazione allo sciopero di oggi dimostra che i lavoratori giudiziari non sono più disposti a continuare ad operare in condizioni insostenibili e chiedono a gran voce di proseguire nella lotta”, dichiara Pina Todisco, della direzione Nazionale RdB Pubblico Impiego.

Sottolinea Todisco: “Oggi sono scese in piazza con RdB anche organizzazioni sindacali che per anni hanno praticato la concertazione, a dimostrazione che la strada da percorrere è quella del conflitto. La nostra lotta andrà avanti fino a che l’Amministrazione non si accorgerà che questo personale, altamente professionale e qualificato, non deve essere trattato come un popolo di invisibili e non ci possono essere riforme che non passino attraverso una riqualificazione di tutti i lavoratori della Giustizia”.

“La giornata di oggi – prosegue Todisco – dimostra inoltre che i lavoratori rispediscono al mittente un contratto integrativo che rappresenta solo un ritorno al passato e che contraddice la necessità di un’amministrazione moderna, in grado di fornire un servizio di qualità ai cittadini. Per questo la battaglia proseguirà in tutti i posti di lavoro, con tutte le iniziative necessarie”, conclude la dirigente RdB P.I.

Scarica la Rassegna Stampa
 
Rappresentanze Sindacali di Base Pubblico Impiego
Confederazione Unitaria di Base






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Di Loredana Morandi (del 07/02/2010 @ 20:45:57, in Politica, linkato 1470 volte)
I pedofili che hanno pubblicato le fotografie dei miei figli dopo la distribuzione del video del 27 ottobre a Palermo contenente le affermazioni di Genchi in apologia della pedofilia, non lo hanno affatto frainteso. E non è un segreto, perché Genchi ha centinaia di rapporti con facinorosi di ogni sorta via Facebook, ivi compresi quelli che minacciano me e la mia famiglia (un sito del porno, tre blog + quelli dei "falsi abusi", mezza dozzina di gruppi e almeno 2 pagine sempre su facebook).

Questo per tutti quelli contro il premier: http://www.facebook.com/photo.php?pid=30912245&id=1391016692

Gasparri: ''Chiarire se collabora ancora con la polizia, sarebbe sconcertante''

''Falsa l'aggressione a Berlusconi'',
BUFERA SU GENCHI
Poi il dietrofront: ''Frainteso''


ultimo aggiornamento: 06 febbraio, ore 19:21
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il consulente informatico al congresso dell'Idv: ''Nulla di vero nel lancio della statuetta''. Poi precisa: "Mi riferivo al comportamento tenuto dalla scorta''. Ma De Magistris rilancia: ''Magistratura approfondisca''. L'ira del Pdl: ''Inaudito sollevare ombre, il premier poteva morire''



Roma, 6 feb. (Adnkronos/Ign) - E' bufera su Gioacchino Genchi dopo le dichiarazioni riguardo all'aggressione subita a dicembre scorso dal presidente del Consiglio. ''Nel lancio della statuetta del duomo di Milano a Berlusconi non c'è nulla di vero", ha detto oggi il consulente informatico al congresso dell'Idv.

Salvo poi fare dietrofront e puntualizzare: "E' evidente che il mio intervento di oggi è stato totalmente frainteso. Le mie parole, infatti, non facevano alcun riferimento alla dinamica dell'attentato e non intendevano affatto metterne in dubbio la veridicità". "Mi riferivo, in realtà, a quanto accaduto immediatamente dopo, ovvero, al fatto che la scorta del presidente del Consiglio - conclude il consulente informatico nel suo comunicato - non abbia provveduto con tempestività e immediatezza ad allontanare il premier da quella situazione di grave pericolo".

A rilanciare le sue dichiarazioni è stato però l'europarlamentare dell'Idv Luigi De Magistris per il quale ''la magistratura deve fare approfondimenti seri''. ''Come dissi subito - ricorda - ci sono aspetti che non mi convincono, ma non credo sia utile aprire una polemica politica". "Vero è - aggiunge - che dopo quell'episodio non si è più parlato di vicende di Berlusconi e questa è la cosa grave".

Sconcerto invece nella maggioranza per le parole di Genchi. "E' inaudito che si sollevino ombre su un attentato che avrebbe potuto uccidere Silvio Berlusconi. Sorge il dubbio che qualcuno desideri un altro caso Tartaglia", commenta il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. Mentre il ministro per l'Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi attacca l'Idv per aver prestato ''la tribuna per esporre una tesi così grottesca e offensiva dell'intelligenza degli italiani''.

Infine, il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri annuncia ''un'interrogazione urgente per sapere se il capo della Polizia Antonio Manganelli si avvale ancora della collaborazione di un personaggio del genere nel dipartimento della Pubblica Sicurezza. Se così fosse - conclude - la cosa sarebbe sconcertante e non priva di conseguenze''.
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Di Loredana Morandi (del 05/02/2010 @ 18:09:03, in Politica, linkato 1177 volte)

L'articolo è censurato nelle parti che descrivono il congresso di IdV, che l'autrice di GQ non sostiene in nessun caso e per nessuna ragione al mondo. Buon lavoro alla Redazione coraggiosa del Corriere della Sera, avanti senza timore perché in IdV sono famosi per i rapporti con i giornalisti.

E Di Pietro querela il 'Corriere della Sera'

ultimo aggiornamento: 05 febbraio, ore 17:21

Roma - (Adnkronos) - Il leader dell'Italia dei Valori replica alle accuse lanciate dal quotidiano: "
Mai visto quell'assegno".

Roma, 5 feb. (Adnkronos) - "Escludo di aver mai visto, ricevuto ne' tanto meno incassato, ne' personalmente ne' per conto dell'Italia dei Valori, l'assegno a firma Bianchini che il 'Corriere della Sera' ha pubblicato in data odierna e che, per stessa ammissione dell'interessato, era invece da ben nove anni nelle mani di Mario Di Domenico senza che lo stesso ne avesse titolo. Per questa ragione sia io che l'Italia dei Valori provvederemo a querelare Mario Di Domenico e anche il 'Corriere della Sera' considerando ingiustificato che vengano pubblicate notizie senza effettuarne i dovuti riscontri". Lo si legge in una nota del presidente dell'Idv, Antonio Di Pietro. "Spiace constatare che la stessa scorrettezza e' stata usata dal 'Corriere della Sera' anche in riferimento alla pubblicazione di alcune foto scattate nella caserma dei carabinieri, in cui sono stato ripreso non solo insieme a Contrada ma anche ad alcuni ufficiali dell'Arma, affermando che le stesse sarebbero state volutamente occultate mentre io non ero neppure a conoscenza della loro esistenza'', sottolinea Di Pietro.
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