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 red hair ...... di Lunadicarta
 
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"Pensare è più interessante di sapere, ma meno interessante di guardare."

Goethe
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:00:22, in Magistratura, linkato 1518 volte)
A Napoli siamo alla pazzia. Solidarietà alla pm Ivana Fulco e alla gip Luisa Toscano! L.M.

Napoli, irruzione dei parenti dell'imputato

pm si alza e scappa via

       
di Leandro Del Gaudio

NAPOLI (11 febbraio) - Hanno tentato di fare irruzione in aula, urlando e inveendo contro il pm che aveva da poco ultimato la propria requisitoria. Attimi di paura, in aula, al termine di un procedimento a carico di presunti esponenti di un gruppo criminale dedito a racket e droga. C’è un tentativo di sfondamento, il pm Ivana Fulco è costretta a lasciare l’aula, a indietreggiare, a trovare rifugio all’interno di una delle aule interne, in genere riservate alle camere di consiglio. Aula 211, sono appena le due, la requisitoria sta per terminare. L’atmosfera è tesa, all’esterno dell’aula dove si sta celebrando il processo con il rito abbreviato a carico del gruppo riconducibile al crimine di Casavatore e Ponticelli. Cinque imputati detenuti, all’esterno una ventina di persone: uomini e donne a cui non è consentito l’accesso in aula, perché l’udienza è a porte chiuse. Il momento clou, quando il pm cala gli assi e detta la richiesta delle pene, frutto di un lavoro investigativo durato mesi: quattordici anni la richiesta di condanna più alta, poco più basse le altre pene. Brusio iniziale, all’esterno però la notizia arriva deformata. C’è chi confonde le richieste di pena per condanne e scoppia l’inferno. Venti, trenta tra parenti e amici puntano al pm: aprono la porta, incedono minacciosi contro Ivana Fulco. Offese, spintoni.

Ma è miracoloso l’intervento delle forze dell’ordine: ci pensano gli agenti di polizia penitenziaria a serrare le fila, a stroncare il passo, tempestivo l’intervento dei carabinieri guidati dal colonnello Enrico Carpentieri e degli agenti di polizia del commissariato locale. Si forma una cintura umana: le divise impediscono lo sfondamento, ma il tira e molla va avanti per una manciata di attimi scanditi da urla e offese. Immancabile la donna che sviene nel bel mezzo del parapiglia, mentre il pm Fulco è costretta a lasciare l’aula, lasciando fascicoli aperti sulla propria scrivania.

Sfodera sangue freddo il gip Luisa Toscano, che decide di passare alle vie di fatto. Capisce che la folla è inviperita, prova a calmare i più esagitati: fa qualche passo in avanti, si avvicina al cordone di militari e agenti, che dal canto loro fanno pressione per spingere all’esterno parenti e amici dei detenuti. Anche un avvocato esorta il giudice a tornare sui suoi passi, mentre le forze dell’ordine hanno la meglio.

Baci dalla gabbia, la scena ora è da soap criminale da hinterland metropolitano: baci e gesti di incoraggiamento da parte degli imputati in gabbia, che dal canto loro si sforzano di tranquillizzare mogli, mamme, fidanzate, fratelli e amici. Si sparge una voce: «È solo una richiesta, non è la sentenza, ora devono parlare gli avvocati».

L’udienza può finire, si torna a parlare di sicurezza dentro e fuori le aule, al di là ovviamente del lavoro svolto da agenti e carabinieri, da anni pronti ad affrontare la rabbia di decine di donne e uomini dopo sentenze di condanna che non piacciono al pubblico interessato. Un caso che ha fatto discutere. Interviene il presidente dell’Anm Francesco Cananzi, da anni gip in forza al Tribunale di Napoli: «Un episodio grave che purtroppo non accade per la prima volta. Voglio esprimere solidarietà per le colleghe e ringraziare le forze dell’ordine intervenute per evitare che la situazione degenerasse.

È indispensabile un intervento da parte dello Stato per garantire serenità ai magistrati dentro e fuori gli uffici giudiziari. Mi auguro che su questo tema venga convocato un comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, anche alla luce dei precedenti episodi di intimidazione, penso ad esempio all’incendio dell’auto subita da un’altra collega gip».

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=90951&sez=NAPOLI

Leggi anche:

Pm aggredita in aula, paura in tribunale

Corriere della Sera - ‎11/feb/2010‎
NAPOLI – Hanno giudicato troppo alte le richieste di condanna, adatte, a loro modo di vedere, più a un caso di omicidio che a uno di usura ed estorsione. ...

Alfano fa una lunga telefonata al pm Fulco

Corriere della Sera - ‎13 ore fa‎
NAPOLI - Il ministro della Giustizia telefona alla pm. È stata una lunga e affettuosa chiamata quella di Angelino Alfano a Ivana Fulco, il magistrato ...

Giustizia: Alfano telefona a pm Fulco per esprimerle solidarieta'

Libero-News.it - ‎13 ore fa‎
Roma, 11 feb. (Adnkronos) - Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha espresso, in una "lunga e affettuosa telefonata", la propria solidarieta' al pm ...
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Venerdì, 12 Febbraio 2010     
   
Lettera Aperta del Presidente della Sezione penale
Giuseppe Spadaro
 
 
Lamezia Terme - Da Giuseppe Spadaro, presidente della sezione penale del Tribunale di Lamezia Terme, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

«Ho appreso con enorme soddisfazione l'iniziativa intrapresa dall'onorevole Doris Lo Moro relativa al potenziamento dell'organico della procura e delle forze dell'ordine di Lamezia Terme. Forse, il suo trascorso da magistrato, in specie nella sede giudiziaria lametina, oltre alla sua stretta appartenenza al territorio, le hanno consentito di sondare concretamente ed avere piena consapevolezza della realtà giudiziaria.
Invero, trattasi di qualcosa di più concreto ed efficace rispetto ai meri e numerosi attestati di solidarietà che, solitamente, si succedono all'indomani del verificarsi degli ormai purtroppo "ordinari" episodi minacciosi avverso magistrati che esercitano la propria attività nella realtà calabrese.
Indubbiamente, gli attestati di solidarietà fanno piacere e confortano il singolo magistrato destinatario di tali vili condotte e sono personalmente consapevole di quanto sia importante riscuotere la solidarietà, in tali occasioni, dei rappresentati delle istituzioni locali e, principalmente, dei colleghi; in effetti il giudice, espletando in "solitudine" le proprie funzioni, riceve, in tali circostanze, un tangibile conforto morale. Tuttavia, raramente, a tali unanimi cori di solidarietà si accompagnano serie e concrete iniziative che una classe politica/amministrativa attenta alle esigenze del territorio, a mio parere, dovrebbe intraprendere.
Intendo dire che, così come i vari proiettili e le lettere minatorie lasciano inalterato l'impegno che ogni magistrato calabrese profonde, gli attestati di solidarietà lasciano, altrettanto, inalterata la situazione di emergenza in cui versano tutti gli uffici giudiziari calabresi.
Credo sia giunto il momento di "agire" e rendere edotta l'opinione pubblica e gli utenti del servizio giustizia delle difficoltà enormi in cui versa, ricordandoci tutti che proprio questo il servizio costituisce il biglietto da visita di un paese democratico e civile.
Il problema principale della giustizia italiana non è costituito, esclusivamente, dalle difficoltà "ambientali" riscontrabili in una determinata realtà, dalla presenza più o meno forte della criminalità organizzata, bensì dalla "lentezza" del processo civile e penale, strettamente, correlata all'assoluta inadeguatezza dell'organico di alcuni uffici giudiziari, sia con riguardo al personale amministrativo che al numero dei magistrati rispetto all'enorme mole di procedimenti da affrontare. Posso affermare senza timore di essere smentito che il Tribunale di Lamezia Terme è assolutamente sottodimensionato rispetto alla quantità e qualità dei processi civili e penali.
Basti pensare, a mero titolo esemplificativo, che il settore civile ha visto negli ultimi anni triplicare il numero delle sopravvenienze e che i singoli magistrati, in servizio nella sezione civile, nonostante la loro eccezionale produttività, hanno ciascuno un ruolo superiore alle 2 mila cause. In un momento in cui, da più parti, si sente parlare dell'esigenza di rivisitare le circoscrizioni dei tribunali italiani, emerge in tutta evidenza la necessità di rafforzare l'organico del mio tribunale ancora assestato a quello risalente al tempo della sua istituzione, quando la città era costituita da tre paesi, mentre attualmente è divenuta la terza città dell'intera regione con un circondario vastissimo che s'inoltra nelle province di Vibo Valentia e Cosenza.
Lo sforzo richiesto ad ogni singolo magistrato ed ai collaboratori amministrativi è immane ed ovviamente si ripercuote anche sulla qualità della vita del giudice; cosa questa che credo non sia giusto richiedere a nessun lavoratore, neanche ad un magistrato, poiché ritengo che ognuno di noi possa dare il meglio di sé stesso nell'attività lavorativa solo ed a condizione che vi sia, innanzitutto, serenità personale e familiare.
Già in precedenza e molto più autorevolmente, l'ex presidente del tribunale dottor Giulio Garofalo, ha segnalato tali carenze al Consiglio superiore delle magistratura ed al ministero della Giustizia, ma le sue esortazioni sono rimaste inesitate. Mi permetto di dire che senza l'appoggio dell'intera classe politica locale nessun risultato utile potrà essere conseguito e solo mediante una seria iniziativa "trasversale", che prescinda dal "colore" politico, sarà possibile connotare di incisività la pregevole azione intrapresa dall'onorevole Lo Moro e dal procuratore Salvatore Vitello.
A tal proposito, mi preme evidenziare l'incongruità emergente da un'eventuale ed auspicabile incremento dell'organico dell'ufficio di Procura se non adeguatamente supportato da un corrispondente aumento dell'organico giudicante; non bisogna essere "addentrati" nella materia per comprendere che l'incremento dell'attività investigativa deve, necessariamente, trovare riscontro e subire il vaglio dell'attività dell'organo giudicante, sia esso giudice dibattimentale o, ancor più, giudice per le indagini preliminari. Che senso ha acquisire un maggior numero di notizie di reato, svolgere adeguate indagini, avanzare eventuali richieste di misure cautelari, se poi il tutto non sfocia in provvedimenti giurisdizionali?
Se realmente si vuoi migliorare il servizio giustizia, se veramente la classe politica/amministrativa vuole andare al di là delle espressioni di solidarietà, se sinceramente la città vuole "avvicinarsi" al Palazzo di giustizia, credo sia giunto il momento che con un'azione sinergica, noi magistrati segnaliamo agli organi istituzionalmente preposti la situazione effettiva; la classe forense intraprenda, a sua volta, adeguate iniziative; i parlamentari tutti esperiscano un'azione politica condivisa».

Giuseppe Spadaro

http://www.lameziaweb.biz/new.asp?id=11292
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:12:33, in Magistratura, linkato 1578 volte)
Abusivismo, il procuratore Lepore
'Ma la legge va rispettata'


'Chi ha costruito o acquistato case abusive, doveva mettere nel conto che avrebbe rischiato sanzioni severe, abbattimento compreso'.
Il procuratore è amareggiato dalle proteste che si stanno levando contro le demolizioni. Ieri un corteo con mille manifestanti ha mandato in tilt il centro di Napoli  Sul caso Ischia: 'Ferito dalle parole del vescovo che criticando l'operato della magistratura ci ha lasciati soli'

di Dario Del Porto

«La gente deve capire che la legge va rispettata e le sentenze devono essere eseguite. Non possiamo permettere queste esaltazioni dell´illegalità perché altrimenti, allo stesso modo, si finirebbe per giustificare chi scende in strada per ostacolare l´arresto di uno scippatore». È amareggiato, il procuratore Giandomenico Lepore, dalle proteste che si stanno levando contro le demolizioni degli immobili abusivi.

Il clima pesante di questi giorni però non sembra in grado di fermare l´azione dell´ufficio inquirente che, insieme alla Procura generale diretta dal pg Vincenzo Galgano, è determinato ad andare avanti sulla strada della tolleranza zero. E se la tensione dovesse salire ulteriormente, procuratore Lepore?
«I problemi di ordine pubblico ci sono. Ma chi ha costruito o acquistato case abusive, doveva mettere nel conto che avrebbe rischiato sanzioni severe, abbattimento compreso».

Molti però abitano in quelle case da anni.
«Una sentenza di condanna eseguita a distanza di molto tempo dal fatto viene percepita sempre come un´ingiustizia. Accade per le persone condannate per delitti gravissimi che vengono arrestate dopo vent´anni, oggi questo si sta verificando per le costruzioni abusive. Può diventare un dramma, fa male. Ma come magistrati abbiamo il dovere di eseguire le sentenze. Finché le leggi resteranno quelle in vigore oggi, non abbiamo alternative. Poi, se la politica dovesse individuare una strada diversa, ci regoleremo di conseguenza».

La Procura di Napoli non si opporrebbe a una eventuale riapertura dei termini del condono?
«Come cittadini possiamo criticare le leggi, se riteniamo che possano determinare effetti negativi sull´amministrazione della giustizia. Ma il nostro compito di magistrati non è quello di opporci. Dobbiamo solo far rispettare la legge ed è quello che stiamo facendo».

Perché solo ora si parla di linea dura, dopo tanti anni di immobilismo?
«Per troppo tempo cittadini e speculatori hanno potuto costruire praticamente indisturbati, è vero. Questo è accaduto principalmente perché le autorità amministrative non hanno svolto fino in fondo il proprio dovere».

E la magistratura?
«Innanzitutto sono state fatte le indagini e si sono celebrati i processi, non a caso le demolizioni di cui si parla riguardano sentenze passate in giudicato. Per quanto ci riguarda fino a poco tempo fa non avevamo i mezzi materiali per eseguire gli abbattimenti. Adesso questi mezzi ci sono e stiamo procedendo».

Ischia è una delle zone più "calde". L´isola è già scesa in piazza due volte, intanto la Procura ha messo sotto inchiesta per favoreggiamento i sindaci dei sei comuni.
«Non solo in passato, ma anche oggi, le amministrazioni non hanno collaborato con la magistratura, anzi abbiamo dovuto fronteggiare prevalentemente ostacoli. Ma non è questa la cosa che mi ha ferito di più».

A cosa si riferisce?
«Mi è dispiaciuto moltissimo l´intervento dell´autorità ecclesiastica dell´isola (il vescovo Filippo Strofaldi n.d.r.) che si è espresso contro la nostra attività. Capisco che ha voluto schierarsi dalla parte dei meno abbienti. Così però ci ha isolati e questo ci ha fatto male».

Però fino a questo momento non sono stati colpiti grandi abusi ma prevalentemente abitazioni di famiglie, proprio come accaduto a Casamicciola d´Ischia. Questo non contribuisce a creare consenso intorno alla vostra azione. «Il collega De Chiara, che coordina la sezione Ecologia della Procura, ha già spiegato che sono le amministrazioni a individuare gli immobili da abbattere sulla base delle risorse messe a disposizione della Cassa depositi e prestiti. Da parte nostra però c´è grande attenzione: controlleremo se le scelte vengono fatte secondo legge».

Dunque i "grandi abusi" non saranno risparmiati?
«Assolutamente. La nostra volontà è di colpire per primi gli speculatori. Abbiamo i mezzi per farlo e andremo avanti proprio nell´interesse della popolazione. La gente deve sapere che quando si verifica un disastro, una frana, un´alluvione con molte vittime, dietro c´è sempre la mano di chi ha collaborato a distruggere il territorio, rendendolo più fragile»

(12 febbraio 2010)
Napoli La Repubblica
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:22:29, in Magistratura, linkato 1595 volte)
Quella del testimone di Giustizia è una sorte perigliosa. L'obiettivo della criminalità è sempre quello di far tacere la "testimonianza" scomoda ed il metodo della "lupara bianca" il più usato. Sono in solidale apprensione per la donna per la quale indagano le DDA e per la quale la Procura di Milano  ha già disposto sequestri e perquisizioni, per aver scritto recentemente l'equivalente "giornalistico" ad un pm di Caltanissetta durante la tentata acquisizione violenta del database di GQ. Vedere in tempo reale dal blog pirata Biagioquotidiano:

LM.

Lea Garofalo vittima di lupara bianca?

giovedì 11 febbraio 2010

“È probabile che ci sia stato un epilogo tragico: la cerchiamo, speriamo di trovarla viva”. Così il procuratore della Repubblica di Campobasso, Armando D’Alterio commenta la scomparsa di Lea Garofalo, l’ex collaboratrice di giustizia scomparsa nel novembre scorso a Milano e per la quale si sospetta un caso di “lupara bianca”.
Trentasei anni, una figlia adolescente alla quale è legatissima, Lea, nella prima metà degli anni ’90, ha convissuto con Carlo Cosco, padre della ragazza, arrestato la settimana scorsa, assieme ad un complice, Massimo Sabatino, con l’accusa di essere il mandante del sequestro dell’ex compagna, tentato a maggio del 2009 a Campobasso dove la donna risiedeva. Cosco è ritenuto elemento di spicco della ’ndrangheta.
L’ultimo a vedere Lea Garofalo a fine novembre scorso a Milano, secondo quanto riferiscono gli inquirenti, è stato proprio lui. La donna aveva raggiunto il capoluogo lombardo assieme alla figlia perché questa aveva deciso di ricongiungersi al padre e di intraprendere lì l’università. Da quel momento, però, di lei si sono perse le tracce. La cercano gli investigatori delle Dda di Campobasso, Milano e Catanzaro, coordinati dalla dottoressa Maria Vittoria De Simone della Dda.
La sua collaborazione era iniziata nel 2002 e per questo le era stato assegnato un programma provvisorio di protezione su richiesta della Procura di Catanzaro. Era a conoscenza di fatti e circostanze legati a episodi riguardanti le cosche della ’ndrangheta di Petilia Policastro; per questo il 31 luglio del 2002, dopo il riconoscimento dello status di collaboratore, venne trasferita a Campobasso. Programma che successivamente le venne revocato (16 febbraio 2006) per essersi allontanata dalla località protetta.
Dopo un suo ricorso respinto dal Tar, il Consiglio di Stato dispose il reintegro nel programma di protezione, ma lei rinunciò. Andò via da Campobasso e tornò a Petilia Policastro dove nella sua abitazione venne attivato un servizio di vigilanza radiocontrollata.
Dopo un po’ di tempo decise di tornare a Campobasso “perché città tranquilla”, ha detto il procuratore D’Alterio, dove riprese i contatti con il convivente. Ma i due litigavano spesso e lei, in un momento di ira, cacciò di casa l’uomo e restò da sola per alcuni giorni. Per questo motivo - sostengono gli inquirenti - Cosco decise di vendicarsi. Sapendo che un tecnico si sarebbe dovuto recare a casa della donna per riparare la lavatrice, chiese a Sabatino di sostituirsi all’uomo. Il complice tentò di portarla via Lea, ma questa reagì stringendogli i genitali e il successivo arrivo della figlia scongiurò il rapimento.
Su questo episodio ci sono riscontri oggettivi: le impronte digitali di Sabatino sulla lavatrice e in alcune zone della casa. Accertati i collegamenti tra Cosco e Sabatino, il gip Campobasso, Teresina Pepe, ha emesso di recente le ordinanze di custodia cautelare nei loro confronti: Cosco è stato arrestato dai carabinieri di Campobasso a Petilia Policastro, a Sabatino il provvedimento è stato notificato nel carcere milanese di San Vittore, dove è recluso per un altro reato.

Fonte: Il Crotonese, 09/02/10

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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:43:23, in Magistratura, linkato 1282 volte)
G8: che succede tra la Procura di Roma e quella di Firenze?


Roma, 11 feb. - Sono 40 i faldoni dell'inchiesta di Firenze che nei prossimi giorni approderanno a Perugia. E' la presenza nelle carte del procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, a determinare la trasmissione del procedimento ai magistrati umbri. Ma per connessione rischia di finire a Perugia anche la parte di indagine (i mondiali di nuoto, il G8 alla Maddalena, e l'organizzazione per i festeggiamenti per l'Unita'd'Italia) che a Roma chiama in causa, tra gli altri, l'ingegner Angelo Balducci, finito ieri in manette. Questa mattina, a piazzale Clodio, ennesima riunione tra il procuratore Giovanni Ferrara e i pm Assunta Cocomello e Sergio Colaiocco per fare il punto della situazione e capire quale sia il destino del loro procedimento. Che, intanto, rimane 'congelato' in attesa degli eventi. "Riteniamo che la vicenda che riguarda Toro - spiegano a piazzale Clodio - sia altra cosa rispetto all'intero procedimento e che Roma debba continuare la sua inchiesta accorpando quella di Firenze. Chiederemo ai colleghi di Perugia di valutare in fretta l'incartamento fiorentino per verificare se vi sia o meno questa connessione".
In procura, comunque, e' palpabile l'irritazione dei pm che da tempo stanno indagando su Balducci e sugli appalti per le Grandi Opere e che temono di veder vanificato mesi e mesi di duro lavoro. I magistrati romani erano pronti a procedere con sequestri e perquisizioni nel filone sul G8 alla Maddalena ma avevano preferito lasciare il passo ai colleghi di Firenze la cui attivita' di indagine era in uno stato piu' avanzato. Il tutto era stato concordato in una riunione di inizio mese dove si era parlato anche di uno scambio di atti e informazioni. Nessuno, a Roma, poteva immaginare il coinvolgimento di Toro, notizia che Firenze, per ovvie ragioni, aveva tenuto riservata. Ma la dichiarazione di incompetenza del gip Rosario Lupo, con la trasmissione delle carte a Perugia, rischia adesso di far saltare pure l'inchiesta capitolina. "E allora tanto valeva non fare quella riunione di inizio mese", osservano a piazzale Clodio. (agi)

Vedi anche: http://www.radiocarcere.com/
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 10:59:10, in Magistratura, linkato 1484 volte)

Dopo Bari, forse varrebbe la pena di domandarsi anche chi ha fornito le "ragazze", perché dopo Tarantino, Sircana, Marrazzo e lo stupratore seriale di Roma non è da escludere che il fenomeno sia sempre rigorosamente bipartisan ...


IL GIP: "STORIA DI ORDINARIA CORRUZIONE"


Roma (AGI) - "Storia di ordinaria corruzione": cosi' il Gip di firenze Rosario Lupo ribattezza l'inchiesta che ruota attorno al sottosegretario Guido Bertolaso e che fino a oggi ha portato agli arresti di Angelo Balducci, Diego Anemone, Fabio De Santis, e Mauro Della Giovampaola.
Per spiegare l'"ordinaria corruzione" il magistrato ricostruisce le tangenti pagate con denaro, ville, auto di lusso ed escort in cambio di appalti milionari per il lavori del G8 alla Maddalena e per la realizzazione o la ristrutturazione di imponenti impianti sportivi in occasione dei mondiali di nuoto del 2009 a Roma.
"I fatti sono gravissimi - scrive il gip - proprio per la sistematicita' delle condotte illecite e dei rapporti illeciti di cointeressenza tra gli indagati e per le rilevantissime ripercussioni finanziarie ed economiche ai danni del bilancio dello stato rese possibili, tra l'altro, da una normativa ampiamente derogatoria delle ordinarie regole in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici che presuppone in chi la deve gestire e applicare ancora di piu' rispetto delle regole di trasparenza, fedelta', imparzialita' ed efficienza imposte da legge e Costituzione ai pubblici ufficiali componenti".
"La gravita' appare - scrive ancora il Gip - se possibile , ancora maggiore se si pensa che il delitto oggi contestato e in relazione al quale si chiede la maggiormente afflittiva tra le misure cautelari, matura nell'ambito di un sistema non a caso definito "gelatinoso" non dagli investigatori ma da alcuni degli stessi protagonisti di tale inquietante vicenda di malaffare (che potrebbe essere ribattezzata ''storia di ordinaria corruzione'').
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 11:06:38, in Magistratura, linkato 1767 volte)
12/2/2010 (7:16)  - LA STORIA

Il sistema Anemone
ragazze e massaggi
   
La rete dell'imprenditore e l'ascesa del Salaria Village

MATTIA FELTRI

ROMA - Il Salaria Sport Village non è soltanto il luogo nel quale - secondo le intercettazioni telefoniche e le deduzioni investigative - Guido Bertolaso andava a ritemprarsi dalle fatiche emergenziali. Il Salaria Sport Village, se peccato c’è, è il peccato originale. Il primo a raccontare di questo centro sportivo, del benessere, dello svago e della baldoria è stato Fabrizio Gatti sull’Espresso e la questione è stata ripresa qui e là da giornaletti locali romani. Ma, insomma, i protagonisti e la cronologia dei fatti incuriosiscono perché i protagonisti sono i Balducci (padre e figlio) e gli Anemone (famiglia), bruscamente coinvolti nella faccenda-Bertolaso, e perché la cronologia insospettisce.

Ebbene, quattro anni fa, il 29 dicembre del 2005, il premier Silvio Berlusconi nomina Angelo Balducci (padre) commissario straordinario per i Mondiali di nuoto. Angelo Balducci è uno di fama. Ha già girato i governi e guadagnato la fiducia, per esempio, di Francesco Rutelli e Antonio Di Pietro. Nel nuovo ruolo, Balducci deve individuare (all’inizio in collaborazione con gli amministratori locali, poi un’ordinanza governativa gli concede poteri illimitati) aree romane in cui costruire gli impianti per le competizioni del 2009. Balducci le individua. Individua, in particolare, il Salaria Sport Village che è una cosina, due piscine e due baretti, e che si potrebbe ampliare. Così, almeno, pensa Balducci. E infatti, nel febbraio 2007, il Village avanza la candidatura.

Il Salaria Sport Village era nato nel dicembre del 2004, fondato dalla Stube Spa e dalla Fidear Srl, due fiduciare costituite da Filippo Balducci (figlio di Angelo) e da Diego Anemone, uno degli arrestati dell’altro giorno. Balducci jr e Anemone avevano comprato nel 2004 l’ex centro sportivo della Banca di Roma a Settebagni (Nord di Roma), ne avevano ceduto le quote alla Stube e alla Fidear, la Stube e la Fidear avevano costituito il Salaria Sport Village e qualche anno dopo sarebbe arrivato Balducci padre a farne una piccola capitale dei Mondiali di nuoto, per la gran fortuna di Balducci figlio e soci.

In realtà l’ultimo atto non è di Balducci sr, ma di Claudio Rinaldi, che nel giugno del 2008 prende il posto di Balducci sr nel ruolo di Commissario delegato per i Mondiali di nuoto. In cinque giorni Rinaldi chiude la pratica e il Salaria Sport Village può farsi grande, nonostante Italia nostra sostenga che lì non si possa costruire, perché è un’area di sfogo per le esondazioni del fiume Aniene. A sostegno della tesi, Italia nostra porta il Piano regolatore e altri corposi incartamenti che tuttavia non suscitano curiosità. Oggi il Village occupa quasi 28 mila metri quadrati di terreno, ha due piscine olimpiche coperte (lì si allenò la squadra cinese), un’altra piscina più piccola, dodici campi da tennis, il campo da golf, la Club House eccetera eccetera ed è lì che sverna Luciano, il capostipite degli Anemone. E’ stato lui (originario di Grottaferrata, provincia di Roma) a mettere in piedi la fortuna di famiglia costruendo e ristrutturando mezza Settebagni, e adesso si riposa gestendo il Village e la tenuta in Umbria, colture e allevamenti biologici per le cucine del centro sportivo, e lasciando ai figlioli la gestione delle imprese.

Adesso il Village è un posto dove ci si fa vedere volentieri. D’estate le piscine hanno una densità di frequentazione tipo piazza Venezia in un comizio del ’36. Si fanno le serate a tema, la serata del merengue, la serata sudamericana, e durante il fine settimana l’happy hour attira centinaia di persone sedotte dalla compagnia e dall’open bar, la consumazione illimitata. E’ il regno dei giovani Anemone - Diego e Daniele - che come tutti i trentenni danarosi amano e ostentano le berline di lusso; è anche il regno di Balducci jr (sua moglie e la moglie di Diego Anemone sono in società) e insomma lì i ragazzi brindavano alle recenti fortune. Arrivavano per i massaggi e per l’aperitivo uomini di governo e della maggioranza. Arrivava don Evaldo Biasini, buon amico di famiglia, che compare nelle intercettazioni e che è l’economo provinciale della Congregazione dei missionari del preziosissimo sangue, ruolo di sostanza e di rispetto nel quale, forse, avrà fatto la conoscenza di Bertolaso. Ed ecco, quindi, che se peccato c’è, il Village fu il peccato originale, il primo grande affare, di tanti grandi affari, di famiglia e di famigli.

La Stampa

***

11/2/2010 (19:20)  - G8 ALLA MADDALENA - BUFERA SULLA PROTEZIONE CIVILE
   
Nelle carte appalti, donne e soldi.
Domani gli interrogatori di garanzia

FIRENZE - E' una storia di bustarelle e di favori, anche sessuali, quella contenuta nelle carte dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi nell'ambito della quale Guido Bertolaso è indagato per corruzione e quattro persone sono state arrestate.

SESSO A GOGO
L’imprenditore romano Diego Anemone, finito in manette come presunto corruttore del sottosegretario Guido Bertolaso e altri pubblici ufficiali per favoritismi negli appalti di grandi opere, tra cui il G8 alla Maddalena, si era dato da fare per «organizzare una cosa megagalattica in favore del Bertolaso» a base di sesso. Lo scrive il gip fiorentino Rosario Lupo nella sua ordinanza. Secondo quanto si legge nel provvedimento, infatti, «il tenore delle conversazioni intercettate non pare consentire interpretazioni diverse da quella che trattasi di prestazioni sessuali di cui il Bertolaso dovrebbe usufruire presso il centro benessere riconducibile all’Anemone; peraltro, l’occasione verrà sfruttata dal Bertolaso solo in un momento successivo».

«LE CHIAVI DELLA CASSAFORTE»
In altra parte dell’ordinanza si ribadisce che nel «centro benessere Salaria sport village, riconducibile alla stessa famiglia Anemone», Bertolaso «usufruisce non solo di massaggi, ma anche di vere e proprie prestazioni sessuali», come proverebbero diverse conversazioni intercettate. Secondo il gip, «appare peraltro comprensibile, attesi i rispettivi ruoli, che Anemone abbia un occhio di riguardo nei confronti dell’illustre suo conoscente, soggetto con un importante e decisivo ruolo istituzionale che gli permette di gestire e decidere la spesa pubblica connessa alla realizzazione degli appalti del G8 di cui l’Anemone è aggiudicatario». E vi sono diverse telefonate dalle quali, si legge nell’ordinanza, «appare evidente» come sia Bertolaso «ad avere le chiavi della cassaforte».

IL DENARO
Tornando alla "cosa megagalattica", Anemone avrebbe deciso di organizzarla subito dopo un incontro avuto con Bertolaso nel settembre 2008 per comunicargli i maggiori costi previsti per l’esecuzione delle opere del G8. L’imprenditore è preoccupato per la reazione che potrebbe avere Bertolaso e, mentre gli manda un sms per fissare l’appuntamento, «si attiva per raccogliere denaro contante anche utilizzando canali insospettabili quali tale don Evaldo Biasini che, dal contenuto delle conversazioni intercettate, risulta occuparsi di opere di beneficenza in Africa». Sempre dalle intercettazioni, risulta che l’incontro tra Anemone e Bertolaso c’è stato e ha avuto «esito positivo», come riferisce l’imprenditore il 21 settembre 2008 alla moglie e a Mauro Della Giovampaola, pure lui arrestato, un funzionario della struttura di missione per il G8.

LE INTERCETTAZIONI
«Sempre parallelamente, proprio lo stesso 21 settembre - annota il gip - l’Anemone, unitamente al Rossetti (Simone Rossetti, indagato, gestore del Salaria sport village - ndr)», si attiva per organizzare la "cosa megagalattica".

ROSSETTI: ...capo
ANEMONE: ...eccomi R.:...allora domenica prossima alle 8
A.:...di quello che parlavamo prima...?
R.:... sì, sì ... cosa megagalattica
A.:...ma li da voi?
R....chiudo il circolo due ore prima...festa al Centro Benessere
A.:...benissimo okay
R.:... (inc)... con lui
A.:...eh?
R.:...tre persone con lui (...)
A.:...grazie... quindi l’ora a che ora è?
R.:...io direi per le 8 così ci organizziamo.. un pò di frutta prima... champagne... frutta ... un pò di colori fuori... cose

Il 23 settembre altra conversazione intercettata tra i due.
ANEMONE: ...2 cose... la prima al 99% domenica va bene
ROSSETTI: ...okay... perfetto A.:...me lo conferma sabato... però m’ha detto che al 99%... si
R.:... okay... sicuramente ci costerà qualche soldino
A.: non mi frega un c. Simò
R.:...no, no, io ’ste cose
A.:...sì, sì, però mi raccomando...la riservatezza tua e basta...Simò
R.:... ah...Diè...tranquillo proprio...

I due parlano ancora della festa il 25 settembre.
ROSSETTI:...senti quante situazioni devo creare?...una...due
ANEMONE:....io penso due... lui si diverte... due R.:...tre?...che ne so! A.:...eh la Madonna!
R.:...(ride) va bene... a posto
A.:...di qualità!
R.:...assolutamente

Bertolaso, in una telefonata ad Anemone del 27 settembre, spiega però di non poter essere a Roma la sera dopo, domenica.
ANEMONE.: ...quindi non ci sei domani sera
BERTOLASO: ...no domani sera... ahimè non ci sono A.:... ho capito...
B.: ...però conto che l’offerta possa essere ripetuta ovviamente in un’altra occasione (...)
A.:...come no! come no!...grazie...ci sentiamo in settimana.

«UNA RIPASSATA CON FRANCESCA»
«Sono Guido, buongiorno...sono atterrato in questo istante dagli Stati Uniti...se oggi pomeriggio Francesca potesse...io verrei volentieri...una ripassata». È una delle intercettazioni telefoniche, del 21 novembre 2008, che dimostrerebbero come Bertolaso «in molteplici occasioni, talora in concomitanza con gli incontri con l’Anemone - si legge sempre nell’ordinanza - ha usufruito di prestazioni presso il centro benessere del Salaria Sport Village gestito da Simone Rossetti sotto le direttive di Diego Anemone.

«BERTOLASO MI FA I PELI»
La frase è contenuta nelle intercettazioni: è la preoccupazione che Fabio De Santis - uno degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per il G8 - esprime in una conversazione telefonica intercettata. Sta parlando con una funzionaria del ministero delle Infrastrutture che fa parte della Struttura di missione che coordina i lavori alla Maddalena quando questa lo informa che nei lavori affidati alla ditta Anemone per la costruzione del "Main Conference", è prevista una maggiorazione. Ed è in questo contesto che, sostiene il Gip nell’ordinanza, che viene organizzata dagli arrestati una «festa megagalattica» per Bertolaso. «De Santis - scrive il Gip Rosario Lupo - è preoccupato per la reazione che può avere Bertolaso se gli prospetta l’esigenza di dover incrementare la spesa complessiva di cento milioni di euro». Ecco cosa dice De Santis alla funzionaria del ministero: «Bisogna che facciamo una riunioncina a Roma con Mauro e con tutti quanti perchè bisogna...eh, perchè bisogna prospettarla...a Bertolaso perchè senno ci si i... quello ... cioè gli mandiamo un conto che sarà di 100 milioni di euro in più... eh... (ride)...cioè mi fa i peli...». Alla funzionaria del ministero, «De Santis - scrive ancora il Gip - confida che già a Bertolaso ha fatto presente l’esigenza di un notevole incremento di spesa per la ristrutturazione dell’ospedale che deve essere trasformato in albergo». Ecco cosa dice l’ingegnere che per 5 mesi è stato soggetto attuatore dei lavori alla Maddalena: «C...!..tutto quello che fa lui è tutto eccezionale...tutte le cose che fa lui..(ride)...anche perchè dire, voglio dire...ieri sono andato da Bertolaso a presentare il progetto dell’ospedale a mare...quello lì visitato... praticamente gli ho detto che ci vogliono altri cento milioni di euro in più...mo gli dico altri 100 qua...e lui mi dice...’ma vattene a fare in c...!!...(ride)».

LO SFOGO DI TORO
La tentazione è quella di lasciare la magistratura, ma non se la sente «perchè c’è di mezzo mio figlio». Lo dice il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, uno degli indagati - pare che siano una quarantina - nell'inchiesta sugli appalti per le grandi opere. All’indomani della diffusione della notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati Toro ha restituito al procuratore Giovanni Ferrara la delega di coordinamento delle inchieste sulla pubblica amministrazione. Poi s'è sfogato, con le lacrime agli occhi, con i giornalisti. «Io e mio figlio non abbiamo mai conosciuto Angelo Balducci e Diego Anemone; tantomeno abbiamo avuto contatti con loro tramite altre persone. Bertolaso l’ho visto solo una volta in una occasione ufficiale». «Posso dire - ha aggiunto - che la sola persona che conosce mio figlio è l’avvocato Edgardo Azzopardi (il cui colloquio con uno degli indagati ha determinato il coinvolgimento di Toro e del figlio Camillo nell’inchiesta di Firenze ndr) sul quale non voglio dire nulla». Il magistrato romano ed il figlio sono indagati per rivelazione del segreto d’ufficio. A Camillo Toro è contestato anche il favoreggiamento personale.

GLI I NTERROGATORI
Domani sono previsti gli interrogatori di garanzia per i quattro arrestati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze. Fabio De Santis, funzionario del dipartimento sviluppo e competitività della Presidenza del Consiglio, sarà interrogato a Milano per rogatoria. Il presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, l’imprenditore Diego Anemone e Mauro Della Giovampaola, anche lui funzionario del dipartimento Sviluppo, saranno invece interrogati, sempre domani, nel carcere di Regina Coeli a Roma, dal gip di Firenze Rosario Lupo. L’inchiesta fiorentina è condotta dai sostituti procuratori di Firenze Giuseppine Mione, Giulio Monferini e Luca Turco.

La Stampa
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Consiglio Stato: Paolo Salvatore,
rivendico assoluta autonomia magistratura


GIOVEDI' 11 FEBBRAIO 2010

'La tutela del cittadino e' stella polare'

 (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 11 feb - Il Capo dello Stato ha svolto "un ruolo determinante di pungolo invitando tutte le istituzioni e in particolare la magistratura a mettere da parte suggestioni di privilegi e tentativi di strumentalizzazioni, per far prevalere un concetto di giustizia sociale nel senso letterale del termine e cioe' l'uguaglianza di tutti di fronte alla legge, con un occhio non fazioso ma concreto ai soggetti piu' deboli".

Cosi' il presidente del Consiglio di Stato, Paolo Salvatore, nel corso del suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario della giustizia amministrativa. "Con orgoglio - ha aggiunto - rivendico a questo riguardo l'assoluta autonomia e indipendenza della magistratura amministrativa, di cui mi onoro di essere il massimo rappresentante. In questi ultimi anni come non mai - ha detto Salvatore - il principio della tutela (non solo formale ma soprattutto effettiva) del cittadino nei confronti dei provvedimenti dell'amministrazione, costituisce la stella polare che guida il difficile momento del giudizio, della valutazione".

Chi-dlu-g- (RADIOCOR) 11-02-10 11:10:05 (0100) 5 NNNN



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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 11:45:04, in Magistratura, linkato 1255 volte)


COMUNICATO STAMPA n.5

11 febbraio 2010
 
Corte dei Conti
Inaugurazione dell'anno giudiziario 2010


- aula delle Sezioni Riunite -
Viale Mazzini 105

 

Il giorno 17 febbraio 2010 alle ore 11,00 alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e delle più alte cariche istituzionali, si terrà la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2010.

Il Presidente della Corte dei conti dott. Tullio Lazzaro, svolgerà la relazione sull'attività della Corte dei conti nel 2009. Seguiranno gli interventi del Procuratore Generale della Corte dei conti dott. Mario Ristuccia e del presidente del Consiglio nazionale forense, Avv. Piero Guido Alpa.

Al termine della cerimonia il Presidente Tullio Lazzaro e il Procuratore Generale Mario Ristuccia incontreranno i giornalisti.
 

Il Magistrato Responsabile dell'Ufficio Stampa
Consigliere Cinthia Pinotti
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 14:51:24, in Magistratura, linkato 1643 volte)
G8: ATTI INCHIESTA SUGLI APPALTI
''GRANDI OPERE'' ARRIVATI A PERUGIA

 
(ASCA) - Perugia, 12 feb - Gli atti dell'inchiesta sugli appalti delle grandi opere avviata dalla procura di Firenze e che vede coinvolto il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, sono giunti sul tavolo della Procuratore facente funzioni, Federico Centrone e dei PM Sergio Sottani e Alessia Tavarnese.

La magistratura perugina e' infatti competente vista l'iscrizione nel registro degli indagati di un magistrato romano, oltre a varie altre persone, tra cui il capo della protezione civile Guido Bertolaso. Saranno quindi i magistrati di Perugia unitamente ai colleghi di Firenze che hanno avviato l'inchiesta a decidere, assieme ai colleghi romani, come ripartirsi i vari filori dell'indagine.

Non si esclude che solo una parte dell'inchiesta approdi al Palazzo di Giustizia del capoluogo, quella che riguarda il magistrato romano indagato per rivelazioni di segreto di ufficio, poiche' l'inchiesta principale e' gli appalti alla Maddalena, cosi' sui mondiali di nuoto a Roma, sulle realizzazioni degli interventi in corso, per le celebrazioni del 150esimo anniversario dell'Unita' d'Italia. pg/rg/alf


G8: PROCURA FIRENZE, 28 INDAGATI IN INCHIESTA APPALTI
 
(ASCA) - Firenze, 12 feb - Sono in totale 28 le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Lo ha precisato il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, rispondendo a una domanda dei giornalisti.
Nell'inchiesta sono state arrestate anche quattro persone (Angelo Balducci, Diego Anemone, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis) per i quali oggi e' in programma l'interrogatorio di garanzia. afe/sam/bra


G8: GIP FIRENZE, PRONTI A BUTTARSI SU SOLDI CON MACERIE ABRUZZO CALDE

(ASCA) - Firenze, 11 feb - Imprenditori che ''con le macerie ancora calde'' sono pronti a buttarsi ''sul denaro per la ricostruzione del martoriato Abruzzo''.
E' quanto evidenzia il Gip di Firenze Rosario Lupo, nell'ordinanza emessa per l'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.
Lupo rileva l'esistenza di ''un sistema di potere talmente forte, collaudato, insidioso, in grado di inquinare gli appalti e la concorrenza tra imprese, messo in piedi da imprenditori senza scrupoli quali Anemone e altri (il De Vito Piscicelli che con le macerie ancora calde gia' pronto a buttarsi sul denaro per la ricostruzione del martoriato Abruzzo) e pubblici funzionari venduti''. afe/mcc/bra


G8: OGGI INTERROGATORI GARANZIA, BERTOLASO ASSICURA: ''UN EQUIVOCO''
 
(ASCA) - Firenze, 12 feb - Sono previsti per oggi, a partire dalle 10.30, gli interrogatori di garanzia per i quattro arrestati nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti nei grandi eventi affidati dalla Protezione Civile.
Per Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone gli interrogatori si terranno nel carcere di Regina Coeli a Roma e saranno condotti dal gip fiorentino Rosario Lupo che ha firmato l'ordinanza di arresto. De Santis, arrestato a Milano, sara' invece sentito per rogatoria nel capoluogo lombardo.
Dall'ordinanza firmata dal Gip, emerge un sistema ''gelatinoso'', una ''storia di ordinaria corruzione''. Sono alcuni degli stessi imprenditori intercettati, afferma il magistrato fiorentino nell'ordinanza, a parlare di ''cricca di banditi'', ''squadra collaudatissima'', ''combriccola'', ''gente che ruba tutto il rubabile''.
Secondo il Gip Lupo, i fatti emersi dall'indagine sono ''gravissimi'' per ''la sistematicita' delle condotte illecite e dei rapporti illeciti'' tra gli indagati e per ''le rilevantissime ripercussioni finanziarie ed economiche ai danni del bilancio dello dello Stato''. L'ipotesi e' quella che i pubblici ufficiali avrebbero ottenuto ''utilita''', tra cui automobili, ma anche, in alcuni casi, prestazioni sessuali, ''per compiere ed aver compiuto atti contrari ai propri doveri di ufficio connessi all'affidamento e alla gestione degli appalti'', tra cui alcuni lavori per i Mondiali di nuoto, per il G8 della Maddalena, per il completamento dell'aeroporto di Perugia. Secondo il Gip, una ''circostanza inquietante emersa e' che i soggetti in questione sono in grado di fare pressioni sui mass media'' e ''sono in grado di muoversi anche all'interno degli uffici giudiziari romani al fine di avere informazioni sui processi che possono interessare loro e i propri interessi''.
''Alquanto inquietante'' secondo il magistrato, e' anche il fatto che ''rapporti di collusione (che definire sospetti e' un mero eufemismo retorico) sussistono tra l'introdottissimo'' imprenditore Diego Anemone ''e il potente sottosegretario'' Guido Bertolaso, solo indagato. Afferma l'ordinanza che ''risulta inequivocabilmente dalle intercettazioni'' che Bertolaso frequenti ''spesso e volentieri l'Anemone e le sue strutture per cosi' dire di relax'' e in ''almeno una'' occasione, ''il tenore dei dialoghi intercettati induce a ritenere'' che il capo della Protezione civile abbia usufruito ''di prestazioni di natura sessuale''. Circostanze smentite con forza da Bertolaso: ''Si e' trattato solo di un grosso equivoco'', ha affermato il capo della Protezione civile, assicurando che ''chiariro' tutto. Non ho mai ingannato gli italiani''. afe/sam/bra


G8: GIP FIRENZE, DA DEFINIRE RUOLO PERSONAGGI RILIEVO ISTITUZIONALE

(ASCA) - Firenze, 11 feb - ''L'insidiosita''' del ''sistema gelatinoso'' che emerge dall'inchiesta sugli appalti nei grandi eventi portata avanti dalla Procura di Firenze ''si ricava anche dal coinvolgimento a vario titolo e in gran parte ancora da definire nei suoi contorni, di personaggi di grossa levatura istituzionale''. Un sistema che agisce ''corrodendo in modo profondo rapporti economici, istituzionali e anche sociali''.
E' quanto scrive il Gip Rosario Lupo nell'ordinanza con cui autorizza l'arresto di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Diego Anemone, Mauro Della Giovampaola.
Oltre a Bertolaso, tra l'altro, afferma il Gip, ''dalle indagini emergono anche (in relazione alla figura dell'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli) rapporti poco chiari con consiglieri della Corte dei Conti''. afe/rg/bra
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