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 shoutoku doll... di Lunadicarta
 
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Con la giustizia si contraccambi il male e con il bene si contraccambi il bene.

Confucio
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 10/02/2010 @ 17:16:35, in Sindacato, linkato 1187 volte)
I dipietristi e i giornalisti


Il giochino delle dichiarazioni e delle repliche sugli articoli tratti dalle dichiarazioni negli scritti di questi "cattivacci di giornalisti", che non comprendono bene le parole del politico urlatore di turno nonostante siano di fatto "urlate", è un gioco sporco. Lo sanno tutti quelli che si occupano di libertà di stampa e della rete.

Il caso dei dipietristi ha visto or ora le plateali ritrattazioni di Genchi sul lancio della "statuetta" contro Berlusconi al congresso di IdV, un "Sono stato frainteso" dato ad un congresso già spaccato per l'appoggio incondizionato di Di Pietro al candidato per le regionali indagato, un patto "scellerato" o per "l'infamia" han titolato i giornali, perché l'indagato si dimetterà se condannato. Panni lavati in casa da far rabbrividire più di un giustizialista.

E' giusto dire che le testate cartacee e le agenzie nazionali verificano in occasioni  di convegni simili "tutti i saperi" in una riunione mista tra tutti i giornalisti presenti, quindi l'urlatore di turno ritratta, ma la notizia è vera, certa e assodata dall'ascolto di almeno 10 persone provenienti da testate e gruppi (anche politici o economici) del tutto differenti in quanto a linea editoriale.


Ma i dipietristi han dato più volte prova di cattiva gestione dei loro rapporti con la stampa,  anche già visto il sorpasso fatto a Vulpio dai due meridionali che scelsero i collegi del nord per la propria poltrona europea, dimentichi della "tripletta".

I primi a lanciare l'allarme IdV sono stati i "tipi" de Il Giornale, che han dato alla stampa il racconto di Luciana, ufficio stampa parlamentare "in prova" presso il napoletano Francesco Barbato, assunta in nero e poi bruscamente licenziata. “Promise un contratto dopo un periodo di prova. Invece mi ha lasciata a casa – ha dichiarato la professionista nella sua intervista – Metteva i soldi in una busta della Camera, senza buoni pasto, né assicurazione”.


Il record assoluto in IdV lo detiene Sonia Alfano, che nel corso di pochissimi mesi ha cannibalizzato almeno due giornalisti: Nicolò, che l'ha seguita durante l'intera campagna elettorale, e Davide knock out dal 1 febbraio 2009.

Di me non parlo affatto, ma non mi piace  egualmente il tentato avvicinamento nei miei confronti e con mezzucci come Twitter, quando è storia che io abbia lasciato tavoli e associazioni per l'imposizione "europea" di una irriducibile delle BR. Inoltre, diffidare dalle imitazioni in un socialnetwork è sempre cosa assennata.

Così gli unici giornalisti in rapporti con l'attuale verticistica fazione urlatrice per i quali possiamo star tranquilli, forse, sono quelli degli uffici stampa dei Gruppi in Parlamento. Loro sono assunti ed in regola con i contributi.

Loredana Morandi

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G8 MADDALENA: INDAGATO
PROCURATORE AGGIUNTO ROMA ACHILLE TORO



(AGI) - Roma, 10 feb - E' il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, coordinatore dei reati contro la pubblica amministrazione, il magistrato romano indagato dalla procura di Firenze che questa mattina, nell'ambito di una indagine sugli appalti del G8 alla Maddalena, ha arrestato 4 persone e indagato, tra l'altro, il sottosegretario Guido Bertolaso.

Nel provvedimento dei magistrati fiorentini si farebbe riferimento a una informazione che un imprenditore avrebbe appreso dal figlio del magistrato, Camillo Toro. La parte d'inchiesta riguardante il procuratore aggiunto e' stata trasmessa per competenza alla procura di Perugia.(AGI) .

G8, Bertolaso rimette l'incarico
Il premier respinge le dimissioni


«Voglio essere interrogato al più presto». Ha chiesto di fare subito chiarezza, Guido Bertolaso. E non ha scelto scorciatoie. L'influente capo della Protezione civile, che è anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio - indagato per corruzione nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Firenze sui lavori del G8 della Maddalena (appalti per 323 milioni, poi la sede dell'evento fu spostata a L'Aquila) - ha deciso senza esitazioni di rimettere ogni incarico nelle mani del capo del governo, Silvio Berlusconi. «Per non intralciare l'operato degli organi inquirenti - ha scritto in un comunicato - ho immediatamente messo a disposizione del presidente del Consiglio tutti i miei incarichi. Mi sono sempre definito un servitore dello Stato e, come sempre, rimango a disposizione del mio paese».

L'articolo segue su Sole 24 ore

Leggi anche:

Il mese difficile di Bertolaso: dalla gaffe Haiti alle dimissioni
Bertolaso spa a tutto campo
Dal Senato nuovi paletti alla Bertolaso spa
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Berlusconi: «Bertolaso sarà ministro, è il minimo»
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Di Loredana Morandi (del 10/02/2010 @ 18:46:52, in Magistratura, linkato 1212 volte)
Propendo, sinceramente, per l'appunto personale...

Milano, la sentenza era già scritta

l'avvocato se ne accorge e la fotografa

Il presidente della Corte d'appello, che ha firmato il documento, si schermisce parlando di appunti personali. Il legale ne ha invocato il sequestro. Difensore trova la sentenza della conferma di condanna già scritta prima che si celebri il processo a carico del suo assistito. La fotografa e grida allo scandalo. Il presidente della Corte d'appello di Milano, che ha firmato il documento, si schermisce parlando di appunti personali. Il legale ne chiede il sequestro. "Ho voluto tutelare la giustizia. Quindi ho fatto mettere a verbale che ho trovato la sentenza già fatta e firmata", ha poi spiegato l'avvocato Paolo Cerruti del foro di Napoli.

La sentenza fotografata col telefonino
http://milano.repubblica.it/multimedia/home/22982072

Leggi tutto l'articolo
http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1856030
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La Corte di Cassazione sulla Competanza
della Corte d'Assise sul Delitto di Associazione Mafiosa


In data odierna è stata pubblicata la sentenza della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione con la quale è stato stabilito che quando a coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione di tipo mafioso sia contestata l'aggravante della associazione armata (art. 416-bis, comma 4, c.p.), la competenza appartiene alla Corte d'Assise, poiché il delitto in questione è punito con una pena nel massimo non inferiore ad anni 24, a seguito dell'aggravamento del massimo della pena comminabile stabilito con la legge n. 251 del 2005 (c.d. "legge ex Cirielli").

La Corte di Cassazione, investita della questione di competenza dal Tribunale di Catania, non poteva non pronunciarsi sul punto e non poteva non farlo nel senso imposto dalla legge processuale (art. 5 c.p.p.), che attribuisce alla Corte d'assise la competenza sui delitti puniti con l'ergastolo o con la reclusione non inferiore nel massimo ad anni ventiquattro, restando irrilevanti, salvo uno specifico intervento del legislatore, le regole relative alla ripartizione interna della competenza del Tribunale in composizione collegiale o monocratica.

La Corte di Cassazione condivide l'annunciato intervento legislativo urgente, inteso a sterilizzare gli effetti dell'aggravamento della pena stabilito con la legge n. 251 del 2005 sulla determinazione della competenza, conservando questo tipo di delitti alla cognizione del Tribunale in composizione collegiale.

L'ufficio Stampa della Corte di Cassazione
Il responsabile Cons. Raffaele Botta
Comunicato 

Sentenza 4964 dell'8 febbraio 2010 
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 18:56:53, in Magistratura, linkato 1261 volte)
10/2/2010 (13:20)  - MAFIA- IL RIMEDIO DELL'ESECUTIVO

Arriva il decreto anti-scarcerazioni

Via libera del Consiglio dei ministri:
«Impedita la liberazione dei boss»

ROMA - Sui reati di associazione mafiosa continueranno a decidere i tribunali. Lo stabilisce il decreto legge approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Giustizia Angelino Alfano. È una “toppa”, lo ha definito il Guardasigilli (che ha avuto i complimenti del sottosegretario Gianni Letta), per rimediare al rischio di azzeramento di 338 processi e del ritorno in libertà di detenuti «di alto lignaggio e curriculum criminale», in base alla sentenza della Cassazione che aveva attribuito alle Corti di Assise, anzichè ai tribunali, la competenza a giudicare i boss accusati di reati aggravati per i quali le pene superano i 24 anni. Un effetto “paradosso” prodotto dalla legge ex Cirielli che nel 2005 ha inasprito le pene per capimafia, promotori, affiliati e concorrenti di associazioni mafiose «armate».

Il governo ha però deciso di ampliare le attribuzioni della Corte di Assise, che deciderà su delitti consumati o tentati di terrorismo, sequestro di persona, riduzione o mantenimento in schiavitù, tratta, (ma la lista è ancora in fase di limatura e sarebbe oggetto di interlocuzione tra ministero della Giustizia e Quirinale). L’ intervento anticipa, ad eccezione dei reati di mafia, una parte della riforma del processo penale (l’art.1 comma 1) presentata lo scorso anno dallo stesso Alfano e ora in commissione giustizia al Senato. L’ ampliamento delle competenze per le corti di assise riguarderà solo i processi futuri, per i quali cioè non c’ è stato ancora il rinvio a giudizio.

La soluzione adottata dal Governo da un lato accontenta in parte il Pd, favorevole a mantenere ai tribunali la competenza sui reati di mafia, dall’ altro tiene conto anche delle ragioni della Lega sul coinvolgimento dei giudici popolari nella valutazione di altri reati di gravità rilevante. Tre i punti del decreto illustrati dal Guardasigilli in conferenza stampa. Con una norma transitoria si è «posto rimedio a un errore compiuto non dal legislatore ma di chi ha interpretato la norma», per cui i processi in corso riguardanti reati di associazione mafiosa, comunque aggravata, resteranno di competenza dei Tribunali. Il secondo riguarda l’attribuzione, a regime, dei delitti di 416 bis ai Tribunali. Il terzo, che per il ministro Alfano è «il primo in ordine logico», riguarda la modifica delle competenze delle Corti di assise, per cui «l’art. 1 di questo decreto coincide con l’art. 1 primo comma della riforma del codice di procedura penale con l’unica eccezione dei reati di mafia» che, appunto, resteranno presso i Tribunali.

Il recente pronunciamento della Cassazione «ci ha posto la necessità di intervenire», ha spiegato Alfano spiegando di aver chiesto ai vertici degli uffici giudiziari il quadro dei procedimenti a rischio. Risultato: 243 i processi pendenti presso Corti di Appello e Tribunali; 4 presso le procure generali e 141 presso la Direzione distrettuale antimafia, in totale 388. Alto anche il rischio di scarcerazioni di pericolosi detenuti per decorrenza dei termini di custodia cautelare: stando a una ricostruzione parziale, il Tribunale di Nola ha indicato 206 detenuti, 61 a Palermo, 38 la dda di Catania, 56 a Milano. «Sarebbe stato un impatto notevole. Siamo lieti - ha detto Alfano - di aver posto una toppa al buco che si era creato».

Dalla maggioranza arriva il plauso all’ intervento del Governo. «Il posto dei mafiosi è il carcere: non ci possono essere alternative al di là delle sentenze dei magistrati» Federico Bricolo (Lega Nord). Fabio Granata, vice presidente della commissione Antimafia, sottolinea «l’importantissimo segnale politico costituito dalla volontà di evitare sempre e comunque la competenza della Corte d’Assise che proprio perchè ha al suo interno la componente della giuria popolare è oggettivamente la più permeabile ai condizionamenti o all’azione intimidatoria delle mafie». Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, osserva: «Abbiamo varato importanti leggi contro la mafia. Oggi confermiamo il nostro impegno e ci attiveremo da subito per convertire in legge un decreto opportuno, che ferma e corregge una grave distrazione della magistratura». Il Pd, per bocca del capogruppo in commissione Giustizia, Donatella Ferranti, apprezza «il pronto dietrofront dell’esecutivo che sembrerebbe aver disconosciuto la competenza delle Corti d’Assise per i processi di mafia correggendo così il pasticcio causato dal combinato disposto della legge Cirielli e del pacchetto sicurezza» ma esprime «forte perplessità e scetticismo per la decisione di ampliare le competenze delle corti d’assise, peraltro per decreto e quindi senza adeguati approfondimenti. Temiamo che questo intervento si riveli l’ennesimo provvedimento sfascia giustizia».

Positivo il giudizio del procuratore di Palermo, Francesco Messineo per l’ intervento del governo «puntuale ed efficace che scongiura situazioni potenzialmente molto critiche».

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:00:59, in Magistratura, linkato 1595 volte)
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11/2/2010 (17:25)  - IL CASO

Confiscato l'Atleta di Lisippo
La statua contesa tra Italia e Usa

Il gip: dovete ridarci la scultura
Ma il Getty annuncia il ricorso

Il gip del Tribunale di Pesaro, Lorena Mussoni, ha disposto la confisca della statua bronzea dell’Atleta Vittorioso, attribuita allo scultore greco Lisippo, il più importante bene archeologico conteso fra Italia e Usa. La statua era stata ripescata nel 1964 al largo di Fano (Pesaro Urbino), forse in acque internazionali, ed era poi finita dieci anni anni dopo al Paul Getty Museum di Malibu. La sentenza del gip dispone il sequestro della scultra «attualmente al Getty Museum o ovunque essa si trovi». Seguono poi 37 pagine di motivazioni. La trattativa tra Italia e Usa per l’Atleta del Lisippo, a lungo al centro del braccio di ferro tra Italia e Getty che ha portato alla restituzione di 40 capolavori esportati illegalmente, era stata all’epoca sospesa proprio in attesa del giudizio del tribunale italiano.

Il museo californiano ha sempre sostenuto che non ci sarebbero prove dell’appartenenza all’Italia. La vicenda è approdata al tribunale di Pesaro per un esposto presentato il 4 aprile 2007 dall’associazione culturale "Le Cento Città" alla procura di Pesaro per violazione delle norme doganali e contrabbando. È stato il pm Silvia Cecchi ha chiedere la confisca della statua, sanzione accessoria applicabile anche quando il reato è prescritto. Dopo un primo diniego del gip, il pubblico ministero ha fatto ricorso con l’Avvocatura dello Stato. Il 9 giugno 2009 il nuovo gip Lorena Mussoni aveva dichiarato il bronzo bene «patrimonio indisponibile dello Stato», decidendo di far andare avanti il procedimento. Secondo il presidente delle "Cento Città" Alberto Berardi «è una vittoria storica, ma soprattutto è il successo della legalità e della moralità contro la forza del denaro».

Hanno festeggiato stappando una bottiglia di spumante davanti al Tribunale di Pesaro, appena è arrivata la notizia dell’ordinanza di confisca dell’Atleta di Lisippo, i partecipanti al sit in che da settimane si riunisce in occasione di ogni tappa del procedimento legato alla statua. «Quella che sembrava una battaglia impossibile, grazie alla tenacia di pochi è stata vinta - osserva il consigliere regionale Giancarlo D’Anna (An-Pdl), che con l’associazione Nuova Italia ha affiancato "Le Cento Città"-. Ora finalmente si aprono prospettive serie e vere di restituzione della statua da parte della fondazione Getty». Una restituzione che «permetterebbe di allargare l’offerta culturale e turistica, volano della nostra economia».

La Fondazione Getty, però, ha annunciato che farà ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del gip di Pesaro, che ha ordinato la confisca del bronzo attribuito a Lisippo.

La Stampa

Leggi anche:

+ L'Atleta di Lisippo, 46 anni di battaglie
 
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:12:04, in Magistratura, linkato 1379 volte)

L'INTERCETTAZIONE

«Festa per Bertolaso »|Leggi
Berlusconi: pm si vergognino

18:55  CRONACHEIl gip: «Per il sottosegretario prestazioni sessuali "offerte" dall'imprenditore Anemone in cambio di favori sugli appalti». Il legale: «Un grande equivoco» Commenta

Il premier: «Bertolaso non si tocca. Aveva male alla schiena...».
E lui: «Accusa infamante»
  S.p.a o spa? di Fregonara-Meli

 

E il procuratore Toro, indagato: «Vorrei lasciare la magistratura, resisto per mio figlio»

«Per Bertolaso una cosa megagalattica»

Il Gip: prestazioni sessuali «offerte» da Anemone. L'avvocato del sottosegretario: «C'è un grande equivoco»

ROMA - L'imprenditore romano Diego Anemone, finito in manette perché ritenuto il presunto corruttore del sottosegretario Guido Bertolaso e di altri pubblici ufficiali per favoritismi negli appalti di alcune grandi opere, tra cui il G8 alla Maddalena, si era dato da fare per «organizzare una "cosa megagalattica"» in favore del Bertolaso» a base di sesso. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza. Secondo quanto si legge nel provvedimento, infatti, «il tenore delle conversazioni intercettate non pare consentire interpretazioni diverse da quella che trattasi di prestazioni sessuali di cui il Bertolaso dovrebbe usufruire presso il centro benessere riconducibile all'Anemone; peraltro, l'occasione verrà sfruttata dal Bertolaso solo in un momento successivo». In altra parte dell'ordinanza si ribadisce che nel «centro benessere Salaria sport village, riconducibile alla stessa famiglia Anemone», Bertolaso «usufruisce non solo di "massaggi", ma anche di vere e proprie prestazioni sessuali», come proverebbero diverse conversazioni intercettate. «Siamo in presenza di un grande equivoco che sarà quanto prima chiarito» afferma d'altra parte l'avvocato Filippo Dinacci, difensore appena nominato da Bertolaso.

COSTI LIEVITATI - La «cosa megagalattica» Anemone avrebbe deciso di organizzarla subito dopo un incontro avuto con Bertolaso nel settembre 2008 per comunicargli i maggiori costi previsti per l'esecuzione delle opere del G8. L'imprenditore è preoccupato per la reazione che potrebbe avere Bertolaso e, mentre gli manda un sms per fissare l'appuntamento, «si attiva per raccogliere denaro contante anche utilizzando canali insospettabili quali tale don Evaldo Biasini che, dal contenuto delle conversazioni intercettate, risulta occuparsi di opere di beneficenza in Africa». Sempre dalle intercettazioni, risulta che l'incontro tra Anemone e Bertolaso c'è stato e ha avuto «esito positivo», come riferisce l'imprenditore il 21 settembre 2008 alla moglie e a Mauro Della Giovampaola, pure lui arrestato, un funzionario della struttura di missione per il G8.

IL PROCURATORE TORO - Nel frattempo il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, iscritto nel registro degli indagati sempre per il caso degli appalti della Protezione civile, fa sapere di essere tentato dal lasciare la magistratura, ma non se la sente «perchè c'è di mezzo mio figlio». Nel suo ufficio, un via vai di colleghi ed amici ha scandito le sue prime ore a piazzale Clodio. Prima di uno sfogo, con le lacrime agli occhi, con i giornalisti, Toro ha restituito al procuratore Giovanni Ferrara la delega di coordinamento delle inchieste sulla pubblica amministrazione. «Non avevo segreti da rivelare - ha detto - io e mio figlio non abbiamo mai conosciuto Angelo Balducci e Diego Anemone; tantomeno abbiamo avuto contatti con loro tramite altre persone. Bertolaso l'ho visto solo una volta in una occasione ufficiale». «Posso dire - ha aggiunto - che la sola persona che conosce mio figlio è l'avvocato Edgardo Azzopardi (il cui colloquio con uno degli indagati ha determinato il coinvolgimento di Toro e del figlio Camillo nell'inchiesta di Firenze, ndr) sul quale non voglio dire nulla». Il magistrato romano ed il figlio sono indagati per rivelazione del segreto d'ufficio. A Camillo Toro è contestato anche il favoreggiamento personale.

Segue...

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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:23:43, in Magistratura, linkato 1408 volte)
G8: GIP FIRENZE, ANCHE AUTO E SESSO PER AFFIDAMENTO APPALTI
 

(ASCA) - Firenze, 11 feb - Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaoli avrebbero ricevuto dall'impreditore Diego Anemone ''anche tramite persone e societa' a lui riferibili e collegate'' varie ''utilita''' per ''aver compito atti contrari ai propri doveri di ufficio connessi all'affidamento e alla gestione'' di appalti ''tutti assegnati a societa' riferibili'' ad Anemone.

Lo afferma il Gip di Firenze Rosario Lupo, nell'ordinanza con cui ha disposto l'arresto dei quattro nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.

Tra gli appalti citati nell'ordinananza ci sono la ristrutturazione dello stadio centrale del tennis del Foro italico a Roma, il completamento dell'aeroporto internazionale dell'Umbria a Perugia, il quarto lotto di interventi infrastrutturali per il palazzo della conferenza e area delegati alla Maddalena in occasione del G8, la realizzazione del nuovo Museo dello Sport a Tor Vergata.

Tra le ''utilita''' che sarebbero state ricevute dai tre pubblici ufficiali, il Gip elenca la ''messa a disposizione di Balducci dell'autovettura BMW serie 5'' e di una Fiat 500 per la moglie, di un ''divano e due poltrone'' per un immobile di proprieta' a Montepulciano (Si), di lavori di manutenzione e riparazione di immobili di proprieta' a Roma e Montepulciano, ''dell'assunzione lavorativa di Balducci Filippo, figlio di Angelo''. Per De Santis il Gip annota ''prestazioni sessuali a pagamento'' e una ''fornitura di mobili'' e per Della Giovampaola ''prestazioni sessuali a pagamento'' e la ''messa a disposizione'' di ''due autovetture Bmw''.

afe/mcc/ss

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SASE UMBRIA, INCHIESTA NON COMPROMETTA LAVORI AEROPORTO (2)
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Di Loredana Morandi (del 11/02/2010 @ 19:26:55, in Magistratura, linkato 1313 volte)
Nota bene: Gioacchino Genchi dal convegno di Idv  e su Facebook è ad Armando Spataro che tentava di insegnare a lavorare, solo per questo per me merita uno speciale capitolo di reato. Purtroppo siamo a carnevale, ma è la gente ignorante che lo prende sul serio ed è  per questo che ritengo l'omino dei Marshmellow un personaggio pericoloso. Oltre al fatto che oggettivamente lo è, pericoloso. L.M.

BERLUSCONI: PROCURA MILANO
CHIEDE GIUDIZIO IMMEDIATO PER TARTAGLIA



 

(ASCA) - Milano, 11 feb - Giudizio con rito immediato per Massimo Tartaglia, l'uomo che nel dicembre scorso aveva aggredito Silvio Berlusconi colpendolo con una miniatura del Duomo di Milano. E' la richiesta che il procuratore aggiunto Armando Spataro ha inoltrato oggi all'ufficio gip del Tribunale di Milano.

L'accusa contestata a Tartaglia e' di lesioni gravi, con l'aggravante dell'offesa nei confronti di pubblico ufficiale e della premeditazione.

L'uomo e' attualmente ricoverato in una comunita' terapeutica dopo essere stato detenuto nel carcere di San Vittore e nel reparto di psichiatria dell'Ospedale San Carlo.


11-02-10 - fcz/mcc/ss
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Di Loredana Morandi (del 12/02/2010 @ 09:57:07, in Magistratura, linkato 1286 volte)

G8 Maddalena/ Palamara: Rispettare il lavoro dei magistrati

11:48 - POLITICA- 11 FEB 2010

Anm difende giudici dopo attacco Berlusconi: non delegittimare

Roma, 11 feb. (Apcom) - Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, chiede rispetto per il lavoro dei magistrati dopo le critiche lanciate ieri dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in merito alle indagini che coinvolgono Guido Bertolaso sugli appalti per il G8 alla Maddalena. La magistratura non deve essere trascinata sul terreno delle contrapposizioni politiche che non le appartengono - ha detto Palamara arrivando ad un convegno presso la Biblioteca del Senato -. Non entro nelle inchieste in corso ma chiedo rispetto per il lavoro dei magistrati". Riteniamo di svolgere il compito che ci viene assegnato dalla Costituzione - ha aggiunto il presidente dell'Anm - ci sono poi delle inchieste ma le valutazioni sui processi vanno fatte nelle aule giudiziarie e non fuori. Non mi permetto di commentare atti che non conosco ma è importante non delegittimare il lavoro della magistratura anche quando le inchieste riguardano pubblici amministratori. Sono indagini delicate - ha concluso - ma la magistratura saprà rispondere nelle sedi opportune".

Palamara: rispetto per lavoro magistrati

ANSA - ‎20 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''La magistratura non puo' essere trascinata sul terreno della contrapposizione politica che non le appartiene''. ...

G8 Maddalena/ Palamara: Rispettare il lavoro dei magistrati

APCOM - ‎21 ore fa‎
Roma, 11 feb. (Apcom) - Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, chiede rispetto per il lavoro dei magistrati dopo le critiche lanciate ieri dal presidente ...

Processo breve/ Anm: Sarebbe sconfitta Stato,sistema in ginocchio

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Roma, 11 feb. (Apcom) - Luca Palamara, presidente dell'Anm, ribadisce la contrarietà della magistratura nei confronti del ddl sul processo breve. ...

Palamara: rispetto per lavoro magistrati

Panorama - ‎20 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''La magistratura non puo' esseretrascinata sul terreno della contrapposizione politica che nonle appartiene''. Così Luca Palamara. ...
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