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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Parmalat, a giudizio Geronzi e Cragnotti per presunta estorsione a Tanzi



Roma - (Adnkronos) - L'imprenditore nella vesti di ad della Cirio e il presidente della Banca di Roma a processo il 25 gennaio prossimo per la vicenda della cessione di Eurolat al gruppo Collecchio. Con loro Riccardo Riccardi Bianchini. A deciderlo è stato il gup di Roma Tommaso Picazio.

Roma, 10 ott. (Adnkronos) - L'imprenditore Sergio Cragnotti, nella sua veste di ad della Cirio, Riccardo Riccardi Bianchini, quale componente del consiglio di amministrazione della società, e Cesare Geronzi, quale presidente della Banca di Roma, sono stati rinviati a giudizio per le accuse di estorsione e bancarotta in relazione alla cessione di Eurolat a Parmalat.

Il processo si svolgerà il 25 gennaio prossimo. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal gup di Roma Tommaso Picazio su richiesta della procura di Roma.

Il rinvio a giudizio trae origine dall'invio a Roma per competenza di una parte dell'indagine svolta dai giudici di Parma sul dissesto dell'azienda di Calisto Tanzi. Ai tre imputati, per quanto riguarda l'accusa di estorsione si contesta in sostanza d'aver costretto Parmalat ad acquisire Eurolat della Cirio ad un prezzo superiore al suo reale valore. E ciò con la minaccia, secondo l'accusa, che altrimenti sarebbero stati ritirati alla Parmalat i finanzimenti a lei concessi dalla Banca di Roma all'epoca presieduta da Cesare Geronzi.

Nella vicenda quest'ultimo viene indicato coma parte sostanziale della trattativa in quanto "garante della riservatezza". Per questo suo ruolo, a parere dei pm, avrebbe ricevuto il compenso di 3 miliardi di lire. I finanziamenti al gruppo Parmalat, secondo l'accusa, ammontavano complessivamente a 400 miliardi di lire e anche Tanzi aveva ottenuto finanziamenti personali.
 
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Di Loredana Morandi (del 11/10/2011 @ 14:23:50, in Economia, linkato 2030 volte)
L'eliminazione dell'Irap è di ''ardua realizzazione'' ed è in contrasto con il federalismo fiscale

Corte dei Conti boccia la riforma fiscale: esiti e copertura incerti


Roma - (Adnkronos) - Per il presidente della Corte dei Conti è "necessario esplorare fonti di gettito nuove, in direzione di basi imponibili personali o reali che non insistano sul lavoro e sulle imprese". Giampaolino avverte: ''Il concordato preventivo biennale rischia di trasformarsi, in concreto, in una sorta di mero condono preventivo''. Crisi, Trichet: agire in fretta. Ue a Frattini: da Francia e Germania contributo al summit.

Roma, 11 ott. (Adnkronos) - Gli esiti della riforma fiscale sono ''incerti'' perché oggi i suoi obiettivi devono ''coesistere con più ristretti spazi di manovra". E' il giudizio del presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino.

Il giudizio del presidente della Corte dei Conti arriva nel corso dell'audizione sul ddl delega per la riforma fiscale, in commissione Finanze alla Camera. In particolare, spiega Giampaolino, le incertezze derivano dalle decisioni ''assunte d'urgenza per fronteggiare le recenti turbolenza economiche'' che hanno comportato ''un'ulteriore restrizione degli spazi utilizzabili dal riformatore fiscale''.

Il presidente evidenzia poi come i nuovi assetti disegnati dal ddl delega prefigurano ''più che una generalizzata riduzione del prelievo fiscale, un'estesa operazione redistributiva''. Inoltre la ''molteplicità e la rilevanza'' degli obiettivi perseguiti dal ddl rendono, secondo la magistratura contabile, ''doveroso interrogarsi sia sull'idoneità dei mezzi di copertura sia sul rischio di un conflitto nella destinazione delle risorse acquisibili''.

Le "incertezze" che gravano sulla copertura del ddl delega per la riforma fiscale rendono "necessario esplorare fonti di gettito nuove, in direzione di basi imponibili personali o reali che non insistano sul lavoro e sulle imprese", osserva Giampaolino il quale, senza parlare direttamente di patrimoniale, lancia comunque dei messaggi che possono essere letti in quella direzione. In particolare vengono sottolineate le incertezze legate alla "praticabilità di una riforma complessiva del sistema di prelievo, in assenza di una concreta identificazione dei necessari mezzi di copertura". Secondo la magistratura contabile il ddl "pur nella genericità e nell'indeterminatezza di gran parte dei criteri direttivi, conserva la sua attualità negli obiettivi di riforma del sistema tributario, in linea con le esigenze di ripresa". Giampaolino ricorda quindi gli effetti finanziari che sono legati alla delega (la clausola di salvaguardia). E sottolinea l'esigenza di approvare "in tempi stringenti" il ddl delega e i relativi decreti attuativi "per impedire che risulti inevitabile l'attivazione della clausola di salvaguardia del taglio automatico e lineare delle agevolazioni".

L'eliminazione dell'Irap, continua Giampaolino, è di ''ardua realizzazione'' ed è in contrasto con il federalismo fiscale, che ''attribuisce alle regioni, nell'ambito della loro autonomia impositiva, la potestà di ridurre l'aliquota Irap''.

Non solo. Il concordato preventivo biennale, previsto dalla riforma fiscale, rischia di ''trasformarsi, in concreto, in una sorta di mero condono preventivo''. La magistratura contabile lancia quindi un altro allarme, legato al concordato preventivo, e le differenze che verrebbero a nascere tra i lavoratori con partita Iva (a cui è destinato il concordato) e gli altri lavoratori come i dipendenti (che non potranno beneficiare dell'imposizione 'scontata'). In particolare Giampaolino sottolinea i possibili effetti di ''discriminazione, costituzionalmente rilevanti, che tale particolare regime impositivo potrebbe provocare nei confronti delle restanti categorie di contribuenti che continueranno a essere assoggettate invece all'imposizione analitica''.

I risparmi che potrebbero arrivare dalla riduzione della spesa, osserva ancora il presidente della Corte dei Conti, rischiano di essere ''in larga parte controbilanciati'' dalle risorse che sarà necessario mettere in campo per assicurare servizi adeguati a una prevedibile impennata del fenomeno della non autosufficienza. La riduzione della spesa sociale, secondo la Corte dei conti, rischia di ''produrre effetti non diversi da quelli derivanti da un prelievo eccessivo e distorto''. ''La strada di una riduzione del perimetro della spesa sociale risulta difficile da percorrere'', spiega il presidente. Ed è difficile prevedere gli effetti delle misure che il ddl prefigura. Inoltre i risparmi effettivamente conseguibili ''dovrebbero risultare effettivamente limitati rispetto alle complessive esigenze poste dal ddl''.

Per quanto riguarda il quadro generale, il presidente punta il dito contro ''le forti incertezze che dominano la situazione economica e che rischiano di aggravare gli squilibri di finanza pubblica''. Inoltre la magistratura contabile sottolinea ''il perdurare di asfittici ritmi di crescita dell'economie'' accompagnati anche da ''crescenti vincoli derivanti dall'impennata del debito pubblico''.
 
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2011 @ 22:37:48, in Magistratura, linkato 1208 volte)
Attesa la pratica a tutela del CSM per i 3 pubblici ministeri napoletani e per i loro colleghi baresi. L.M.

Accusa del parlamentare Pdl


Papa: mi scarcerano se parlo di Berlusconi

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/lettera_alfonso_papa.jpg

"Il pm Woodcock mi ha fatto sapere che sarebbe disponibile a farmi scarcerare a patto che ammetta almeno uno degli addebiti mossimi e renda dichiarazioni su Berlusconi e Lavitola, o almeno su Finmeccanica".

Roma, 10-10-2011

Parole pesanti, messe nero su bianco in una lettera autografa. Alfonso Papa, parlamentare del Pdl in cella da luglio per l'inchiesta P4, sostiene di essere sottoposto a "pressioni e minacce" dai pm, li chiama "estorsori": il loro obiettivo, afferma, e' "farmi parlare di Berlusconi e Lavitola", "li ho denunciati alla procura di Roma", vorrebbero "farmi barattare la liberta' con compiacenti confessioni di cose false".

Lapidaria la risposta del procuratore capo, Giovandomenico Lepore: "Questa lettera, se e' vera, non merita commenti".

A riaccendere i riflettori sul caso Papa e' stata, oggi, la visita in carcere di quattro parlamentari di Popolo e Territorio: il capogruppo Silvano Moffa, Giancarlo Lehner, Arturo Iannaccone e Vincenzo D'Anna. Dopo l'incontro, i tre tengono una conferenza stampa: per Moffa, Papa e' "prigioniero politico", e viene tenuto in cella per motivi "inaccettabili in un Paese civile". Gravi, avvertono i parlamentari, le sue condizioni di salute: "Ha la barba lunga, non esce per l'ora d'aria, ha perso dieci chili. Abbiamo incontrato il suo fantasma".

Dalla conferenza stampa emergono le accuse rivolte da Papa, gia' magistrato in servizio a Napoli, ai suoi ex colleghi: "Il pm Woodcock mi ha fatto sapere che sarebbe disponibile a farmi scarcerare a patto che ammetta almeno uno degli addebiti mossimi e renda dichiarazioni su Berlusconi e Lavitola, o almeno su Finmeccanica". Papa - scrive nella lettera indirizzata a Moffa - dichiara di essere vittima "di estorsioni", mentre "dovrebbe ripugnare a un magistrato serio la sola idea di attuare minacce o pressioni". Su tutto cio' Moffa annuncia una mozione parlamentare per riportare alla Camera la vicenda "dopo il vergognoso voto del 20 luglio che ha autorizzato l'arresto di Papa".

Dal 26 ottobre Alfonso Papa sara' sotto processo a Napoli assieme al consulente d'affari Luigi Bisignani, ai domiciliari dall'inizio dell'inchiesta sulla P4, un sistema di intelligence parallelo messo in piedi, secondo l'accusa, per condizionare la vita della pubblica amministrazione. I due saranno giudicati, a vario titolo, per concussione, corruzione, falso e rivelazione di segreto d'ufficio: secondo i pm Papa - "che ha svolto con continuita' attivita' finalizzate a varie forme di abuso per ottenere denaro e prestazioni" - aveva notizie riservate dal carabiniere Enrico La Monica (latitante in Senegal, ndr) e da altri appartenenti alle forze di polizia e le girava a Bisignani, che a sua volta le metteva a disposizione dei "potenti". Accuse rispetto alle quali i due si professano del tutto innocenti, ma che hanno portato il gip Luigi Giordano a decidere il giudizio immediato, accogliendo la richiesta della procura. Lo stesso Giordano ha respinto, una settimana fa, l'ultima delle richieste di scarcerazione presentate dai legali di Papa.

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=157284

(foto Ansa)

La Rassegna

Alfonso Papa accusa Woodcock "Se parlo del Cav mi scarcera"

Libero-News.it - ‎3 ore fa‎
al carcere di Poggioreale parla Alfonso Papa, il parlamentare del Pdl in carcere dal 20 luglio scorso per l'inchiesta P4. E i pm napoletani iniziano a tremare. Perché le accuse che il politico muove, soprattutto nei confronti del magistrato napoletano ...

Papa: mi scarcerano se parlo di Berlusconi

RaiNews24 - ‎2 ore fa‎
Alfonso Papa, parlamentare del Pdl in cella da luglio per l'inchiesta P4, sostiene di essere sottoposto a "pressioni e minacce" dai pm, li chiama "estorsori": il loro obiettivo, afferma, e' "farmi parlare di Berlusconi e Lavitola", "li ho denunciati ...

Papa denuncia le minacce di Woodcock

Lettera43 - ‎3 ore fa‎
Alfonso Papa sarebbe ormai un prigioniero politico secondo Silvano Moffa, presidente del gruppo Popolo e territori. «Le condizioni che lo trattengono in carcere sono inaccettabili in un Paese civile», ha dichiarato dopo aver incontrato, ...

Delegazione di parlamentari visita Papa in carcere: c'è Iannaccone

ilCiriaco.it - ‎1 ora fa‎
Nel pomeriggio di oggi una delegazione di parlamentari si è recata a Poggioreale per fare visita al deputato Alfonso Papa, rinchiuso nel carcere napoletano per l'inchiesta P4. Si tratta di quattro rappresentati di Popolo e Territorio: il capogruppo ...

P4:Papa,da pm Napoli ricatti e minacce

Corriere della Sera - ‎3 ore fa‎
Lo scrive il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, in carcere per l'inchiesta P4, in una lettera all'on. Silvano Moffa."Questa lettera, se è vera, non merita commenti", ha replicato il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore.

Papa: i pm mi estorcono confessioni false E intanto il ministro ...

Corriere del Mezzogiorno - ‎3 ore fa‎
NAPOLI - Alfonso Papa, deputato Pdl detenuto a Poggioreale per l'inchiesta P4, affida ad un parlamentare Moffa una lettera in cui lancia una dura accusa ai magistrati partenopei: «Estorsioni, queste sì, vere e proprie nei confronti di un parlamentare ...

Inchiesta P4: Lehner visita Papa, ridotto malissimo in soli 2 mesi

La Repubblica Napoli.it - ‎2 ore fa‎
Il deputato di Popolo e territorio Giancarlo Lehner racconta all'Adnkronos di essere rimasto impressionato dalle pessime condizioni fisiche ma soprattutto psicologiche di Alfonso Papa, dopo avergli fatto visita questo pomeriggio al carcere di ...

P4, Papa: "Pressioni e ricatti dai pm".

Giornale di Montesilvano (Blog) - ‎2 ore fa‎
Lo scrive il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, in carcere per l'inchiesta P4, in una lettera consegnata oggi al capogruppo al Senato di Popolo e Territorio, Silvano Moffa. Papa rende noto inoltre di aver denunciato alla procura di Roma i pm napoletani ...

P4,PAPA:LIBERO SE PARLO DEL PREMIER.Deputato Pdl scrive a Moffa ...

TGCOM - ‎2 ore fa‎
Lo ha scritto il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, in carcere per l'inchiesta P4, in una lettera consegnata al senatore Silvano Moffa. Papa ha denunciato alla procura di Roma i pm napoletani che indagano su di lui. ''L'obiettivo dei giudici - scrive ...

INCHIESTA P4: IN UNA LETTERA PAPA ACCUSA PM NAPOLI DI PRESSIONI

Agenzia di Stampa Asca - ‎2 ore fa‎
(ASCA) - Napoli, 10 ott - Un grave atto d'accusa nei confronti dei Pm di Napoli da parte di Alfonso Papa, il deputato Pdl detenuto a Poggioreale per l'inchiesta P4. Secondo quanto riferisce il sito on-line del Corriere del Mezzogiorno, il parlamentare ...

P4/ Papa dal carcere: io in cella in quanto parlamentare

TM News - ‎2 ore fa‎
(TMNews) - "In quanto parlamentare sono costretto a restare in galera" scrive Alfonso Papa in una lettera di quattro pagine e mezzo consegnata al capogruppo di Popolo e Territorio, Silvano Moffa, che questa mattina gli ha fatto visita nel carcere di ...

Inchiesta P4: i compagni di cella di Papa, non reggera' piu' di un ...

La Repubblica Napoli.it - ‎3 ore fa‎
Anche i compagni di cella di Alfonso Papa, arrestato lo scorso 20 luglio nell'ambito dell'inchiesta P4 e ora detenuto nel carcere di Poggioreale a Napoli, sono preoccupati per le condizioni fisiche e psicologiche dell'ex magistrato e deputato Pdl. A ...

Inchiesta P4: Moffa, Papa distrutto, per dormire prende farmaci

La Repubblica Napoli.it - ‎3 ore fa‎
(Adnkronos) - Alfonso Papa si trova in uno stato di ''assoluta prostrazione'' e ''dal punto di vista fisico e' distrutto''. Lo dice a SkyTg24 Silvano Moffa, che oggi e' stato in carcere a Poggioreale per una visita al parlamentare del Pdl agli arresti. ...

Delegazione di parlamentari visitano in carcere Papa

La Repubblica - ‎1 ora fa‎
Lo ha detto Silvano Moffa, presidente del gruppo Popolo e territorio, dopo aver visitato - con una delegazione di altri parlamentari - stamattina, nel carcere napoletano di Poggioreale dove è detenuto, il parlamentare del Pdl Alfonso Papa. ...

P4, Papa accusa i pm di Napoli: «Mi scarcerano se parlo di Berlusconi»

Il Messaggero - ‎1 ora fa‎
Tu bestemmi tanto sol perchè in causa è il tuo simulacro politico, se di politica si vuol parlare! Poi, lo dico ad altri, perchè tu tanto non lo capirai ugualmente,...... Io non ho simulacri, a me di Berlusconi importa meno di nulla, ...

Inchiesta P4: Papa, non so se usciro' vivo da Poggioreale (2)

La Repubblica Napoli.it - ‎3 ore fa‎
(Adnkronos) - Con Lehner a fare visita questo pomeriggio a Papa c'erano il capogruppo al Senato di Popolo e Territorio, Silvano Moffa, e il deputato Arturo Iannaccone. A quanto riferisce Lehner all'Adnkronos, l'ex magistrato e deputato del Pdl, ...
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E' una mia impressione, oppure siamo appena entrati nel momento tutti contro Woodcock? L.M.

P4, Papa: "Pressioni e ricatti dai pm".

Escort, ispettori a Napoli e Bari

Lettera del parlamentare del Pdl detenuto: Woodcock mi scarcera se parlo di Berlusconi


Ansa 10 ottobre, 19:56


''Il pm Woodcock mi ha fatto sapere che sarebbe disponibile a farmi scarcerare a patto che ammetta almeno uno degli addebiti mossimi e renda dichiarazioni su Berlusconi e Lavitola o almeno su Finmeccanica''. Lo scrive il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, in carcere per l'inchiesta P4, in una lettera consegnata oggi al capogruppo al Senato di Popolo e Territorio, Silvano Moffa. Papa rende noto inoltre di aver denunciato alla procura di Roma i pm napoletani che indagano su di lui.
 
''Estorsioni, queste si', vere e proprie nei confronti di un parlamentare sottoposto a custodia cautelare, presunto innocente, che si protesta innocente e rispetto al quale dovrebbe ripugnare a un magistrato serio la sola idea di attuare minacce o pressioni''. E' l'accusa che Papa muove ai pm napoletani. Minacce e pressioni, aggiunge, ''tendenti a barattare la liberta' con compiacenti confessioni di cose false''.
 
Il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma avrebbe disposto un'ispezione presso le procure di Bari e di Napoli nell'ambito delle inchieste sulle escort portate da Tarantini al premier Berlusconi. Secondo quanto si e' appreso in ambienti del Csm il ministro avrebbe chiesto gli atti delle audizioni di Laudati e Scelsci.

I pm di Roma indagheranno sulla presunta estorsione ai danni del premier Berlusconi, avvenuta nel marzo-luglio 2011; quelli di Bari dovranno accertare se il presidente del Consiglio, nel 2009, abbia indotto Tarantini a rendere false dichiarazioni. Nel corso del vertice di oggi sono state cosi' definite le competenze tra le due procure.

La Rassegna

Inchiesta escort, si muove Palma "Ispettori a Napoli e Bari"

La Repubblica - ‎1 ora fa‎
Il ministro della Giustizia avrebbe accolto la richiesta dei parlamentari PdL di avere accertamenti su alcuni punti chiave dell'inchiesta escort che coinvolge Lavitola e Tarantini. Nel mirino la decisione dei pm di sollevare l'avvocato Quaranta dal ...

Berlusconi/ Pm baresi, cinque ore di audizioni al Csm

TM News - ‎31 minuti fa‎
Roma, 10 ott. (TMNews) - Sono durate oltre cinque ore le audizioni dei magistrati baresi di fronte alla Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, che sta indagando sull'esposto presentato contro il procuratore di Bari Antonio ...

Cinque ore di audizioni davanti al Csm per i pm che indagano su ...

La Repubblica - ‎1 ora fa‎
Cinque ore di audizioni davanti al Csm per i pm di Bari che si occupano dell'indagine sulle escort che Gianpaolo Tarantini portava nelle residenze del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ad ascoltarli è stata la prima commissione di Palazzo dei ...

Escort: invio ispettori a Napoli e Bari 10-10-2011 - 19:39

Il Secolo XIX - ‎2 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 10 OTT - Il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma avrebbe disposto ispezioni presso le procure di Bari e Napoli nell'ambito delle inchieste sulle escort portate da Tarantini al premier Berlusconi. Per quanto riguarda Bari, ...

Berlusconi/ Palma invia ispettori a Napoli, su Bari prende tempo

TM News - ‎2 ore fa‎
Roma, 10 ott. (TMNews) - Il ministro della Giustizia Nitto Palma si prepara a ordinare un'ispezione alla Procura di Napoli, come più volte gli è stato richiesto dalle interrogazioni parlamentari del Pdl. L'ispezione, secondo quanto si è appreso in ...

Caso escort, Palma invia gli ispettori a Napoli e su Bari attende ...

Adnkronos/IGN - ‎1 ora fa‎
Roma - (Adnkronos) - Probabile anche un'ispezione alla procura pugliese, il Guardasigilli aspetta però le carte delle audizioni di Laudati e Scelsi. L'intervento del ministro della Giustizia sollecitato dal Pdl e dalle Camere penali di Bari. ...

Caso Tarantini: magistrati Bari ascoltati per oltre 5 ore da Csm

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Roma, 10 ott. - (Adnkronos) - Sono andate avanti per oltre 5 ore le audizioni davanti alla prima Commissione del Csm dei magistrati baresi Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis, titolari con l'ex sostituto Giuseppe Scelsi, del fascicolo sul presuto ...

CASO TARANTINI: PALMA DISPONE ISPEZIONI A NAPOLI E BARI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎1 ora fa‎
(AGI) - Roma, 10 ott. - L'ispezione disposta dal ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma, mira a verificare l'operato dei magistrati sia di Bari che di Napoli nel corso delle indagini che vedono coinvolto l'imprenditore varese Giampaolo ...

La brutta fine di Nitto

La Repubblica - ‎3 minuti fa‎
Ci sono tanti modi per finire una carriera. Nitto Palma, il Guardasigilli, ha scelto la peggiore. Lui, magistrato appena uscito dalla carriera per fare il ministro, va contro i suoi ex colleghi magistrati. Lo fa per ordine del suo padrone, il Cavaliere ...

Escort, fonte: Nitto Palma invierà ispettori a Napoli, Bari

Reuters Italia - ‎2 ore fa‎
ROMA (Reuters) - Il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma avrebbe disposto l'invio di ispettori del ministero alla procura di Napoli e quella di Bari, nell'ambito dell'inchiesta su un presunto giro di prostitute e sulla presunta estorsione ai ...

(AGI) CASO TARANTINI: PALMA DISPONE ISPEZIONI A NAPOLI E BARI =

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎1 ora fa‎
(AGI) - Roma, 10 ott. - Il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma ha disposto due ispezioni sul caso Tarantini alle procure di Bari e Napoli. Stando a quanto si apprende il Guardasigilli ha dato mandato ai suoi ispettori di recarsi nei due ...

La mossa di Nitto Palma: "Ispezione a Bari e Napoli"

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
l ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma, ha disposto un'ispezione presso le procure di Bari e di Napoli nell'ambito delle inchieste sulle escort portate da Giampaolo Tarantini al premier, Silvio Berlusconi. Secondo quanto è trapelato da ...

Maritati (Pd): chiesi notizie solo per De Santis

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BARI – “Chiederò copia della relazione di Laudati e nel caso tutelerò la mia immagine e la mia integrità nelle sedi opportune”. E' quanto ha annunciato il senatore del Pd Alberto Maritati in una conferenza stampa indetta in relazione all'accostamento ...

Escort, Palma invia ispettori nelle Procure di Napoli e Bari

La Repubblica - ‎2 ore fa‎
Il ministro ha chiesto gli atti delle audizioni di Laudati e Scelsi. Domani l'annuncio ufficiale alla Camera Il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma avrebbe disposto un'ispezione presso le procure di Bari e di Napoli nell'ambito delle ...

Inchieste escort: Nitto Palma manda gli ispettori a Napolie e Bari

Il Fatto Quotidiano - ‎2 ore fa‎
Ispettori alle procure di Napoli e Bari. E' quanto ha deciso il ministro della Giustizia Nitto Palma, che ha dato mandato ai suoi ispettori di recarsi nei due uffici giudiziari, oltre a chiedere l'acquisizione al Csm delle audizioni del procuratore ...

Bufera nella Giustizia Scontro Laudati-Scelsi altri sei magistrati ...

La Gazzetta del Mezzogiorno - ‎12 ore fa‎
BARI - Dopo le anticipazioni sulle dichiarazioni messe a verbale dal Procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati davanti al Csm, tra oggi e domani sei dei suoi colleghi baresi (cinque Pm, oltre il capo dell'ufficio Gip-Gup), saranno sentiti a ...

CASO TARANTINI, IL MINISTRO NITTO PALMA DISPONE ISPEZIONI NELLE ...

Clandestinoweb - ‎1 ora fa‎
Un'ispezione nelle Procure di Bari e Napoli. E' quanto ha disposto il ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma per far luce sulla conduzione delle inchieste riguardanti il caso escort ei ricatti al premier da parte dell'imprenditore barese ...

CASO TARANTINI, IL MINISTRO PALMA CHIEDE ISPEZIONI NELLE PROCURE

Roma Capitale News - ‎20 minuti fa‎
Il ministro della Giustizia, Nitto Palma, chiede un'ispezione nelle Procure di Bari e Napoli per far luce sulle indagini condotte sul caso Tarantini ei ricatti al premier. Martedì il Guardasigilli potrebbe fare la richiesta ufficiale dinnanzi alla ...

Caso escort, linea dura di Palazzo Chigi: Palma manda gli ...

Online-News - ‎1 ora fa‎
Palazzo Chigi sceglie la linea dura contro le procure che indagano sulle escort portate da Tarantini al premier Berlusconi. Stasera il guardasigilli Francesco Nitto Palma ha disposto un'ispezione presso le procure di Bari e di Napoli. ...

Escort, gli ispettori inviati a Napoli e Bari

Momento-sera - ‎2 ore fa‎
Il ministro Nitto Palma dispone verifiche nelle due procure che indagano sul caso Tarantini. Papa dal carcere: «Se parlo di Silvio e Lavitola Woodcock mi fa uscire» Stando a fonti di stampa, il responsabile della Giustizia intende verificare se, ...

Inchiesta escort, il guardasigilli invia ispettori a Napoli ea Bari

T-mag - ‎1 ora fa‎
Il ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma, ha disposto, secondo quanto si apprende, un'ispezione alle procure di Bari e di Napoli nell'ambito delle inchieste sui casi riguardanti Tarantini, Lavitola e il premier Berlusconi. ...

Caso Tarantini/Maritati spiega «Mai chiesto informazioni sulle ...

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LECCE - Dopo le ultime indiscrezioni a margine del caso Tarantini, il senatore Pd Alberto maritati ha convocato una conferenza stampa per raccontare le sue verità circa quel dialogo con Giuseppe Scelsi, pm dell'inchiesta su escort e politica che vede ...

Maritati si difende: “Mai chiesto a Scelsi notizie di Tarantini”

BariSera - ‎5 ore fa‎
BARI – “Non ho mai chiesto al procuratore Giuseppe Scelsi informazioni sulle indagini del caso Tarantini”. Lo ha detto il senatore del Pd Alberto Maritati, durante un incontro con i giornalisti tenuto nella sede della sua segreteria a Lecce, ...

Tarantini, Maritati: “Non ho mai cercato di indagare”

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LECCE - “L'ultimo contatto che ho avuto con Scelsi? Un messaggio in cui gli ho esternato un dubbio: come mai con me tanta blindatura sulle indagini, mentre a giornali e mass-media un delirio di notizie?”. L'ex pm gli avrebbe risposto laconicamente: “Se ...

Caso Laudati, Csm: 6 magistrati interrogati tra oggi e domani

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(10 ottobre 2011) BARI – Continuano le audizioni da parte della Prima Commissione del Csm, in merito al caso Laudati, che vede il capo della Procura di Bari accusato dal suo ex sottoposto, Pino Scelsi, di aver volontariamente ritardato l'inchiesta ...

Il ministro Nitto Palma invia ispettori a Napoli e Bari

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Il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, secondo quanto riferito dall'Agenzia Ansa, avrebbe disposto un'ispezione presso le procure di Bari e di Napoli nell'ambito delle inchieste sulle escort portate da Giampaolo Tarantini al premier ...

Caso Tarantini. Alberto Maritati: "Pretendo verità, mai chieste ...

Salento Web Tv - ‎7 ore fa‎
"Non ho mai chiesto informazioni sul caso Tarantini, forse ho solo peccato di ingenuità, ma non ho paura di nulla". Il senatore Alberto Maritati ribadisce che durante il suo incontro a Bari con il Sostituto Procuratore Giuseppe Scelsi non ha mai ...
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2011 @ 22:10:03, in Magistratura, linkato 1275 volte)

Berlusconi, vertice tra le procure
Bari indagherà sull'induzione a mentire

Il procuratore aggiunto Drago si è incontrato con il procuratore capo di Roma Ferrara per definire gli ambiti di competenza dei due tronconi dell'inchiesta


Non sarà una sola procura ad indagare sulle natura delle dazioni di danaro di Silvio Berlusconi all'imprenditore Giampaolo Tarantini. Nel vertice tenutosi oggi a piazzale Clodio i magistrati di Roma e Bari hanno infatti definito le reciproche competenze.

In particolare, la procura di Roma procederà per la presunta estorsione ai danni del premier, nel periodo marzo-luglio di quest'anno, attribuita a Tarantini ed al direttore dell'Avanti Valter Lavitola. Gli inquirenti del capoluogo pugliese accerteranno se, nel 2009, il presidente del Consiglio abbia indotto l'imprenditore a rendere false dichiarazioni all'autorità giudiziaria in merito al caso escort. In sostanza, i due uffici giudiziari indagheranno per due episodi diversi, e con protagonisti diversi. Per la vicenda del 2009, a Bari, è indagato Lavitola, mentre Tarantini è parte lesa. Per la vicenda della presunta estorsione sono coinvolti Lavitola, Tarantini, la moglie di quest'ultimo Angela Devenuto e due suoi collaboratori. La vicenda giudiziaria, di fatto, è sdoppiata.

Intanto il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma avrebbe disposto un'ispezione presso le procure di Bari e di Napoli nell'ambito delle inchieste sulle escort portate da Tarantini al premier Berlusconi.
Le linee dell'iter procedurale sono state definite oggi nel vertice tenutosi alla procura di Roma nell'ufficio del procuratore Giovanni Ferrara alla presenza dell'aggiunto Pietro Saviotti, del pm Simona Marazza e dell'aggiunto di Bari Pasquale Drago. Quest'ultimo sarà sentito domani dal Csm nel quadro degli accertamenti sulla gestione del fascicolo escort da parte del procuratore Antonio Laudati.

Quello di oggi è stato un primo contatto alla luce delle decisioni, prima del gup di Napoli Amelia Primavera e poi del tribunale del riesame del capoluogo campano, sul caso. Decisioni che hanno investito dapprima la procura di Roma (in relazione alla presunta estorsione) e, in seguito, la magistratura barese a proposito dei fatti risalenti al 2009. I contatti, ed il coordinamento tra i due uffici giudiziari, proseguiranno nelle prossime settimane. Nel frattempo saranno approfonditi i rispettivi accertamenti, anche con audizioni di testimoni ed indagati. A proposito di una possibile convocazione di Berlusconi a piazzale Clodio come testimone è stato detto oggi che, allo stato, non ci sono i presupposti anche perché il premier, con una memoria depositata nei giorni scorsi tramite il suo legale Nicolò Ghedini, ha già fornito la sua versione dei fatti.
 

(10 ottobre 2011)

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/10/10/news/il_pm_di_bari_in_procura_a_roma_accordo_per_scambio_di_atti-22990643/
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2011 @ 22:04:12, in Magistratura, linkato 1499 volte)
Caso Tarantini: magistrati Bari
ascoltati per oltre 5 ore da Csm


Roma, 10 ott. - (Adnkronos) - Sono andate avanti per oltre 5 ore le audizioni davanti alla prima Commissione del Csm dei magistrati baresi Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis, titolari con l'ex sostituto Giuseppe Scelsi, del fascicolo sul presuto giro di escort che l'imprenditore Giampaolo Tarantini avrebbe portato alle feste private del premier, e di Renato Nitti, che coordina le inchieste sulla sanita' pugliese, nell'ambito dell'istruttoria aperta in seguito alle accuse di anomalie e ritardi nella gestione dell'inchiesta rivolte dallo stesso Scelsi al procuratore capo Antonio Laudati.

Per tre ore e mezza e' stato ascoltato Nitti, nel tempo restante gli altri due pm. Gli argomenti toccati, a quanto si apprende, sarebbero sempre gli stessi, gia' affrontati durante le precedenti audizioni di Scelsi e Laudati. In particolare, la vicenda del gruppo della Guardia di Finanza creato da Laudati al suo insediamento a Bari e che, secondo le accuse di Scelsi, avrebbe avuto lo scopo di esercitare un controllo sulle inchieste, mentre per Laudati doveva servire per creare un coordinamento tra le indagini. E le reciproche accuse a Laudati, di avere interferito nella conduzione delle indagini, e a Scelsi di avere commesso errori e leggerezze. Domani la prima commissione di Palazzo dei Marescialli ascoltera' i procuratori aggiunti Pasquale Drago e Annamaria Tosto, e il presidente della sezione gip-gup del Tribunale, Antonio Lovecchio, che concluderanno il giro delle audizioni.

(10 ottobre 2011 ore 21.51)


Veleni in procura, le accuse di Laudati

"I due pm s'intercettavano a vicenda"

La deposizione del procuratore capo davanti al Csm sulla gestione dell'inchiesta escort-TarantiniNel mirino Scelsi e la Digeronimo: "Così ho raddrizzato la barca". Nel dettaglio i movimenti sull'indagine

di GIULIANO FOSCHINI e FRANCESCA RUSSI
"Ho cercato di raddrizzare una barca che affondava e di portarla gloriosamente in porto. Ho sacrificato me stesso per tutelare la qualità delle indagini e il nome della procura di Bari e sto pagando adesso questo". Sono le parole del procuratore capo Antonio Laudati davanti al Consiglio superiore della magistratura. Nel corso della sua audizione lo scorso 22 settembre il numero uno di via Nazariantz non si è limitato a difendersi. Ma ha sferrato un duro attacco. "Nelle inchieste su Tarantini sono stati commessi gravi errori. Come la perquisizione nella casa dell'imprenditore che bruciò l'intercettazione del secolo. I domiciliari di Tarantini mi sembravano gli arresti di Panariello, la pubblicità della Wind con i domestici". Poi Laudati ha parlato della situazione della procura barese quando si è insediato. "Una barca che affondava". Agli atti portati al Csm ha allegato infatti una lunga relazione che ripercorre tutte le tappe delle indagini sulla sanità. La cronistoria si sofferma sull'estate del 2009. È in questo periodo che all'interno della procura si apre uno scontro tra pm. A colpi di intercettazioni.

Da un lato la pm Desireè Digeronimo ascolta le conversazioni tra l'assessore alla sanità regionale Alberto Tedesco e il primario Michele Scelsi, fratello del pm Giuseppe. Dall'altro il pm Giuseppe Scelsi sente le telefonate tra il primario dell'ospedale Di Venere Paola D'Aprile e la pm Desireè Digeronimo. Praticamente i colleghi si intercettano tra loro.

È
luglio 2009. "In altro procedimento assegnato alla Digeronimo l'assessore Alberto Tedesco è stato sottoposto ad attività di intercettazione in cui emergevano n. 14 contatti che quest'ultimo e il suo collaboratore, Malcangi Mario, avevano intrattenuto con Michele Scelsi (fratello del pm Giuseppe Scelsi)". Le conversazioni però riguardavano normali rapporti lavorativi. La stessa Digeronimo in una relazione a Laudati datata 9 novembre 2009 evidenziava che "le intercettazioni sembrano prive di rilevanza penale, pur evidenziando un rapporto confidenziale e di collaborazione tra lo Scelsi e il Tedesco che verte su tematiche gestionali della ASL di Bari e fa riferimento alla redazione del piano della salute da parte dell'assessorato alla Sanità. Ma, in considerazione del fatto che emergeva senza ombra di dubbio un'accesa rivalità tra Tedesco e i fratelli Tarantini e che gli stessi fratelli Tarantini, in concorso con il dirigente ASL di Bari, Lea Cosentino, risultavano sottoposti a indagini per la gestione di appalti e servizi in materia di sanità pubblica, delegate al collega Scelsi, la circostanza venne da me rappresentata verbalmente al Procuratore Marzano, il quale, ritenendo che fosse opportuno informare il collega, convocò una riunione, nel mese di luglio 2009, al fine di consentire a Scelsi, se, nonostante l'irrilevanza processuale delle conversazioni, ritenesse sussistere motivi di opportunità ostativi alla prosecuzione da parte sua delle predette indagini in corso". Scelsi però conserva l'inchiesta.

Si arriva ad agosto. Scelsi nella sua indagine intercetta Lea Cosentino e la sua amica, il primario del Di Venere Paola D'Aprile, a cui lady Asl chiedeva qualche volta il telefono in prestito. "Le intercettazioni - prosegue la relazione di Laudati - avviate in data 19 agosto 2009, terminavano in data 3 settembre 2009. Le intercettazioni esperite rilevavano la realizzazione di colloqui telefonici e di incontri avvenuti tra la D'Aprile e la dott. ssa Digeronimo, sua amica".
 
(08 ottobre 2011)
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2011 @ 13:05:51, in Magistratura, linkato 1360 volte)
Così dicon tutti ... L.M.

Penati 9 ore dai pm: “Mai preso soldi”


PAOLO COLONNELLO

MILANO - Chiarito tutto, parola di Filippo Penati. Ma si è mai visto un indagato dichiarare il contrario dopo un lungo interrogatorio? Così anche l'ex presidente della Provincia di Milano, forzatamente sorridente al termine di quasi 9 ore di confronto davanti ai pm monzesi Mapelli e Macchia, non sfugge alla regola.

Aggiungendo però un paio di cose molto precise: mai preso tangenti per l’affare Serravalle e nemmeno un euro dagli altri imprenditori. «Ho riferito quanto a mia conoscenza e credo di aver dato un contributo che ritengo comunque importante», spiega il politico in un breve comunicato che riassume il lungo confronto. Ma ieri, l’esponente diessino, si è giocato ben più di un semplice «chiarimento» rispetto alle accuse che gli sono piovute sulla testa in questi mesi (dalla corruzione, alla concussione, al finanziamento illecito): precisamente la propria libertà personale, visto che tra meno di due settimane il tribunale del riesame dovrà decidere se accogliere il ricorso dei magistrati sul suo mancato arresto. Così il verbale di ieri e gli accertamenti che ne scaturiranno, saranno fondamentali per capire quanto «la verità di Penati» sia assoluta o molto relativa.

Un verbale che i magistrati hanno deciso di secretare e che non è escluso possa essere riaperto tra breve: o per un nuovo interrogatorio o addirittura per dei confronti con altri coimputati. Segno che ieri Penati non è andato a trattare una resa ma, munito di un trolley zeppo di documenti, si è presentato per contrattaccare, tentando di smantellare quelle che i suoi legali nei giorni scorsi hanno definito «suggestioni» accusatorie.

«Ho risposto a tutte le domande - scrive Penati - ricostruendo nel dettaglio i rapporti da me intrattenuti sia con i coimputati sia, soprattutto, con gli imprenditori che mi hanno accusato». Ai quali, sembra di capire, ha rigettato la palla sostenendo in pratica che i rapporti di denaro intercorsi tra gli imprenditori Piero di Caterina e Giuseppe Pasini nei loro incroci sulle lottizzazioni prima dell’area ex Marelli e poi dell’area Falck, erano cose che riguardavano più i loro affari che la sua ascesa politica. Non a caso, la nota di Penati conclude con queste parole: «Desidero precisare che, all’esito della decisione giudiziaria, mi riterrò libero di chiedere alla magistratura di accertare se coloro che mi hanno accusato, lo abbiano fatto ingiustamente». Penati non si è sottratto nemmeno alle domande sul ruolo svolto dalle coop emiliane e dal presidente di queste, Omer degli Esposti, finito sul registro degli indagati per corruzione insieme ad altri due «consulenti» per aver ricevuto, tra il 2001 e il 2003, dall’imprenditore Pasini due milioni e mezzo di euro in cambio di «prestazioni inesistenti». Penati, che avrebbe sostenuto di non essere stato lui a coinvolgere le Coop, non avrebbe comunque chiamato in causa i vertici nazionali del partito e tanto meno fatto il nome del segretario Bersani.

E’ ovvio che di fronte a una secretazione, che prelude a indagini più approfondite, certe domande possano rimanere senza risposta. Ma che il «sistema Sesto», ovvero un sistema che legava gli affari alla politica in un incessante scorrere di denaro e favori, sia stato una realtà, forse nemmeno Penati ha potuto negarlo. Per questo ha dovuto precisare anche il ruolo svolto dal suo ex braccio destro Vimercati, la cui figura finora è rimasta sempre sottotraccia, pur condividendo tutte le imputazioni di Penati. E qualcosa di più ha detto anche sul ruolo di Pasini, candidato sindaco per il centrodestra nelle ultime elezioni comunali a Sesto San Giovanni ma rimasto silenzioso sulle tangenti che avrebbe versato a Penati (4 miliardi di lire, prima tranche di una somma complessiva di 20 miliardi) fino a quando non è stato chiamato in causa dal pirotecnico Di Caterina. Va aggiunto che sul pagamento dei 4 miliardi, presi in consegna da Di Caterina, è in corso una nuova rogatoria in Lussemburgo.

I pm hanno infatti scoperto che il debito contratto da Pasini con Banca Intesa, che si occupò dell’operazione anticipando i 4 miliardi sulla filiale lussemburghese, venne ripianato da un conto di Antonveneta Luxemburg di cui l’imprenditore dice di non sapere nulla. Un benefattore a sua insaputa, insomma. Chi si nasconde dietro questo nuovo conto? Mistero. Uno dei tanti che contribuiscono a rendere talvolta nebulosa la catena di accuse contro Penati. Stesso discorso per la vicenda Serravalle: nessuna mazzetta da Gavio nè dal suo braccio destro Binasco, ha sostenuto il politico. Sebbene i magistrati gli abbiano contestato il fatto che la storia delle azioni pagate al gruppo di Tortona ben più del prezzo di mercato in nome del cosiddetto “premio di maggioranza”, non stava in piedi. Perché, ritiene l’accusa, Penati quando trattò l’acquisto di quel pacchetto azionario nel 2005, consentendo a Gavio una plusvalenza di 179 milioni di euro e alla Provincia di Milano la maggioranza assoluta, sapeva già che in realtà una parte di quel tesoretto avrebbe dovuto spartirlo con la nascente provincia di Monza-Brianza (istituita con una legge fin dal 2004 ma diventata operativa solo dal 2006), annullando perciò lo sbandierato controllo assoluto sull’autostrada e dunque il valore stratosferico delle azioni appena acquistate. Ciò nonostante, Penati ha negato su tutta la linea: nessuna tangente, nemmeno attraverso le consulenze al suo amico architetto Renato Sarno.

E se rimane il sospetto che il successivo acquisto da parte di Gavio per 50 milioni di euro di azioni Bnl deciso per favorire la scalata di Unipol, possa aver fatto parte di un accordo corruttivo a livello nazionale, dimostrarlo sarà molto difficile. Resta il famoso pagamento di 2 milioni di euro a Di Caterina attraverso il versamento di una caparra per l’acquisto, mai avvenuto, di un immobile. Soldi versati da Bruno Binasco, amministratore delegato del gruppo Gavio, e certificati da una minacciosa e mail di Di Caterina che li qualificava come «anticipi» di ben altri pagamenti «per le notevoli somme già versate a Penati». Un finanziamento illecito, secondo i pm. Una fandonia di Di Caterina, secondo Penati.

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/424050/

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La Rassegna

Sistema Sesto e mazzette Filippo Penati davanti ai pm

Corriere della Sera - ‎5 ore fa‎
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SENTITO PER OLTRE 8 ORE

TGCOM - ‎13 ore fa‎
20:23 - Otto ore e mezza. Tanto è durato l'interrogatorio che l'ex presidente della Provincia Filippo Penati aveva chiesto ai pubblici ministeri di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, che hanno in mano l'inchiesta su un presunto giro di tangenti ...

Penati davanti ai pm di Monza per tangenti su ex Falck e Marelli

La Repubblica - ‎15 ore fa‎
di concussione e corruzione. Si è presentato in caserma con un trolley pieno di documenti E' stato un interrogatorio fiume quello di Filippo Penati, l'ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della Provincia di Milano indagato dalla Procura di ...

Oltre otto ore di interrogatorio per Penati: ''Ho riferito ciò di ...

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Monza - (Adnkronos/Ign) - In una nota dopo il lungo faccia con i magistrati di Monza che indagano sul cosiddetto 'sistema Sesto': ''Credo di aver dato un contributo importante''. Il verbale è stato secretato Monza, 9 ott. (Adnkronos/Ign) - ''Come avevo ...

Concluso dopo otto ore l'interrogatorio di Filippo Penati davanti ...

Il Sole 24 Ore - ‎18 ore fa‎
Dopo otto ore si è concluso il primo confronto tra Filippo Penati ei magistrati monzesi, Walter Mapelli e Franca Macchia, che lo hanno indagato nell'ambito dell'inchiesta sul cosiddetto "sistema Sesto". «Come avevo richiesto - ha spiegato al termine ...

Penati dai pm con i documenti nel trolley

La Repubblica - ‎20 ore fa‎
L'ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, ha chiesto di essere sentito dai pm di Monza titolari dell'inchiesta in cui è indagato per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti per chiarire la sua posizione. ...

Tangenti, Penati da 3 ore da pm Monza

ANSA.it - ‎09/ott/2011‎
(ANSA) - MONZA, 9 OTT - Filippo Penati, ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della Provincia di Milano, indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti, da oltre tre ore sta rispondendo alle domande dei pm Walter ...
 
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2011 @ 12:31:35, in Osservatorio Famiglia, linkato 1603 volte)
Violenza sulle donne problema globale

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/notoviolenceagainstwomen_1.jpg

Luisa Betti

Ormai bisogna andare a cercare il refrain di una canzoncina di parecchi anni fa (“Oltre alle gambe c’è di più” ) per intavolare un degno botta e risposta alle scivolate, ormai troppe, della politica italiana che, grazie ad alcuni rappresentanti istituzionali, sta demolendo a colpi d’ascia anni di conquiste, studio, lavoro, lotte, ricerche, dipingendo la donna italiana come una povera imbecille senza né arte né parte che per emergere nella società è costretta a vendere l’unico bene che possiede, ovvero la parte bassa del suo corpo (quella alta non sa di averla). Una cultura arretrata e maschilista, in realtà mai sepolta ma solo sopita, che come un revival, caro sia alla destra che alla sinistra, sta invadendo il cervello italiano creando uno spazio di assenza di diritti e di riconoscimenti pericoloso per le donne che si ritrovano non solo svilite come persone, ma facile bersaglio di ingiustizie, abusi, maltrattamenti, violenze sessuali, psicologiche, economiche, fino anche all’omicidio.

Chi scherza su la violenza sessuale alle suore, chi dispensa giudizi fisici sentendosi bello, chi, come si rammenta il “Rapporto ombra” che la piattaforma italiana “Lavori in Corsa: 30 anni CEDAW” ha presentato alle Nazioni Unite a luglio, alla serissima domanda: “Sindaco, quali sono le sue aspirazioni?” risponde: “La mia unica aspirazione è trombarmi una diciottenne”. Nel Rapporto ombra, realizzato con il lavoro di 8 Ong (Pangea, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCSARCI, Cultura e Sviluppo, IMED, Differenza Donna, Be Free, Fratelli dell’Uomo) per supplire al governo italiano che non presenta rapporti dal 2009, si descrive bene lo stato di (non) attuazione da parte dell’Italia della Convenzione ONU per l’Eliminazione di ogni forma di Discriminazione nei Confronti della Donna (CEDAW), tanto che, dopo aver preso in esame il rapporto, le Nazioni Unite hanno espresso particolare preoccupazione per l’immagine della donna come oggetto sessuale e ha invitato l’Italia a mettere in atto una politica per superare l’immagine degli stereotipi relativi alle donne e ai loro ruoli nella società e nella famiglia, in linea con la Convenzione Onu ratificata anche dall’Italia.

Anna Pramstrahler che lavora con la Casa delle donne di Bologna e ha coordinato la ricerca sul femminicidio nel Rapporto ombra sostiene che “il comitato delle Nazioni Unite ha ammonito in maniera grave il governo italiano sul femminicidio, che risulta aumentato nel corso degli ultimi 6 anni”, e chiede all’Italia di svolgere ricerche e azioni per fermare questi delitti. “La cosa assurda - continua Anna Pramstrahler - è che mentre in Francia e in Spagna lo stato ha istituito un osservatorio speciale per il femminicidio, qui il Ministero degli Interni non ha mai avuto dati ufficiali”. Il femminicidio, che è una conseguenza estrema della violenza di genere in quanto totale controllo sulla donna, è anche l’estrema ratio di chi dice che del nostro corpo può disporre, sia teoricamente che materialmente. “In verità è una tragedia e alcune donne sono costrette a cambiare città e a nascondersi. Una volta una donna è venuta da noi con la parrucca e camuffata: Chi l'ha visto la cercava ma lei aveva paura del marito e voleva sparire. La violenza alle donne è una cosa seria, 20 anni fa non esisteva, esisteva solo il reato, ed è stato con l'emergere dei centri antiviolenza che abbiamo iniziato a portare il dato della violenza dall'oscuro”.

E' per non tornare a questo oscurantismo che le donne italiane non hanno mai smesso di lottare, di lavorare, di organizzarsi, ed è con questa intenzione e con questa forza che martedì 11 ottobre si aprirà a Roma (alla Sala della Protomoteca al Campidoglio dalle 9.30) la XIII Conferenza Internazionale contro la violenza di genere (www.direcontrolaviolenza.it) organizzata dalla rete europea Wave (Women against Violence Europe) e dall’Associazione Nazionale italiana D.i.Re, che fa parte della rete europea e che coordina 58 centri antiviolenza in Italia, le cui avvocate hanno svolto per anni ricerche sui provvedimenti giudiziali civili e penali emessi sul tema della violenza contro le donne.

“Questa Conferenza internazionale è una occasione importante per portare all’attenzione dei media, delle istituzioni e della politica la situazione della violenza di genere – sottolinea Titti Carrano, presidente di D.i.Re - ma anche dimostrare come le donne italiane in questi anni non sono state lì con le mani in mano a farsi insultare. Abbiamo lavorato seriamente all’elaborazione di strumenti e misure, comprese quelle legislative, volte all’eliminazione della discriminazione contro le donne e la promozione della parità di genere. L'Unione europea da tempo conferisce carattere prioritario all’eliminazione della violenza contro le donne e tutte le sue azioni sono in una prospettiva di lungo periodo. Concentrandosi sul tema delle violenze perpetrate nei confronti delle donne e delle ragazze, l’UE si dota di strumenti per agire efficacemente contro quella che rappresenta attualmente una delle principali violazioni dei diritti umani nel mondo. Noi abbiamo un ritardo di politiche di genere enorme rispetto ad altri stati dell’Unione Europea. Nel mio lavoro con i Centri antiviolenza gestiti da Differenza Donna, ho incontrato tantissime donne e ciascuna con un racconto terribile di violenze, soprusi e torture quotidiane”.

Il convegno, che quest’anno sarà aperto dalla ministra per le pari opportunità Mara Carfagna, vedrà 50 relatrici da tutto il mondo e un afflusso di circa 500 esperte. Ci saranno rappresentanti della politica istituzionale italiana e europea, e sarà presentato anche un focus particolare sul mondo arabo con rappresentanti di organizzazioni di donne provenienti da Tunisia, Algeria, Marocco, Libano e Palestina. In questo incontro di tre giorni saranno illustrati i dati e l’esperienza delle reti dei Centri antiviolenza sparsi in tutto il mondo con professioniste che lavorano in diversi settori della società, della politica, della ricerca, dell’università e della giurisprudenza, che hanno come preciso intento quello di dare risposte concrete e strategicamente competenti per combattere e prevenire la violenza di genere.

“In Italia spesso gli esponenti politici, indipendentemente dall’appartenenza politica e dalla carica istituzionale ricoperta – dice Carrano, che ha partecipato anche alla redazione del Rapporto ombra come avvocata - utilizzano un linguaggio sessista, misogino, omofobo e stereotipato sia in dichiarazioni pubbliche che ai mass media. Queste frasi, questi stereotipi, contenuti nelle dichiarazioni di rappresentanti istituzionali, minano la posizione sociale della donna e peggiorano la sua immagine rendendola ancora più vulnerabile”.

A lanciare la proposta di fare un convegno annuale sulla violenza di genere è stata la rete europea Wave (Women against violence Europe) che ha sede a Vienna e che coordina circa 4.000 centri antiviolenza in Europa. Il network raccoglie, oltre i 27 Stati dell’Unione Europea, anche la Croazia, la Turchia e altri paesi dei Balcani, per un totale di 46 Paesi che fanno riferimento all’organizzazione. Nata nel 1995, Wave ha come obiettivo l’affermazione dei diritti delle donne e dei minori, lavora sulla prevenzione facendo riferimento a tutte le convenzioni e dichiarazioni europee e internazionali (ONU, Piattaforma di Pechino, etc.), ha un’attività di impulso sul piano normativo europeo cui partecipa attivamente e attua ricerche con output come i “Country report” di 44 paesi regolarmente aggiornati. Malgrado il lavoro capillare e l’avanzamento dell’Europa in questa materia, Julia Girardi, coordinatrice di Wave, spiega che “la mancanza di studi di genere rende difficile avere un quadro esaustivo sulla violenza di genere in Europa, anche se è certo che questo fenomeno è ancora uno dei problemi sociali più gravi ed è ancora sottostimato e affrontato in maniera insufficiente, e ci rendiamo conto che, guardando le statistiche, la legislazione e i servizi nei paesi dell’Est europeo e nei nuovi membri dell’Unione sono ancora più insufficienti”.

A livello mondiale sia il gruppo italiano, D.i.Re, che quello europeo, Wave, partecipano al GNWS, il Global Network of Women’s Shelters, la rete internazionale che, nata nel 2008 durante il primo convegno mondiale dei Centri antiviolenza NGO a Edmonton in Canada con 1.000 delegate dei centri antiviolenza di tutto il mondo, ha definito i suoi obiettivi nel 2009 con la fondazione di una Federazione mondiale. Il GNWS, che raccoglie annualmente i dati delle donne accolte nei centri antiviolenza (Global data count) il 2 marzo 2010 era a New York alla 54a sessione della Commissione sullo status delle donne delle Nazioni Unite dove ha discusso, insieme a ministre provenienti da diversi paesi, la politica di contrasto alla violenza a livello internazionale. Dal 27 febbraio al 1 marzo 2012 si svolgerà l’attesissimo Convegno Mondiale che comprende tutti i centri antiviolenza del mondo e che si svolgerà a Washington con 3.000 delegate. Il suo slogan: “Un movimento globale per porre fine alla violenza contro le donne e i loro figli”, il suo scopo: “Un mondo uguale dove le donne e i loro figli possano vivere libere dalla violenza”.

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/10/articolo/5509/
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2011 @ 12:30:16, in Magistratura, linkato 1310 volte)
Scontro Laudati-Scelsi
altri sei magistrati al Csm


di GIOVANNI LONGO

BARI - Dopo le anticipazioni sulle dichiarazioni messe a verbale dal Procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati davanti al Csm, tra oggi e domani sei dei suoi colleghi baresi (cinque Pm, oltre il capo dell’ufficio Gip-Gup), saranno sentiti a Roma dalla Prima Commissione. Palazzo dei Marescialli sta cercando di fare chiarezza su quello che più che «caso Laudati» come è stato ufficialmente «iscritto» sembra con il passare del tempo un «caso Bari». La vicenda, è noto, è partita dopo l’esposto presentato dall’ex Pm Giuseppe Scelsi, il primo ad indagare sulle escort che Gianpaolo Tarantini reclutò per partecipare a feste in residenze private del premier Silvio Berlusconi. Scelsi accusa il suo ex capo, tra l’altro, di avere ritardato quella inchiesta e di avergli impedito di prendere visione dell’informativa finale. Laudati, sul quale è stato avviato un procedimento disciplinare, si è difeso e ha contrattaccato dicendo di essere intervenuto per riparare ai «gravi errori» che sarebbero stati commessi nella prima fase dell’inchiesta.

Su questa vicenda, come sulle altre accuse mosse da Scelsi, oggi pomeriggio saranno chiamati a riferire davanti al Csm i Pm Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia, titolari assieme a Scelsi (poi passato alla Procura generale) del fascicolo sulle escort, e il coordinatore del pool che indaga sulla sanità pugliese, Renato Nitti. A loro sarà chiesto di ricostruire l’evolversi dell’intera vicenda anche per riscontrare le versioni fornite da Laudati e Scelsi.

Domani mattina, invece, sarà il turno dei procuratori aggiunti Pa - squale Drago e Annamaria Tosto e del giudice Antonio Lovecchio, presidente dell’uf ficio Gip-Gup del Tribunale. A tutti, con ogni probabilità, saranno rivolte domande in merito al clima che si respira nel Palazzo di Giustizia barese che assomiglia sempre più ad un «palazzo dei veleni». Quanto a Drago, non è escluso che arrivi già oggi, magari per incontrare i colleghi romani al fine di valutare eventuali connessioni tra i fascicoli aperti su Valter Lavitola, il faccendiere latitante a Panama, per il quale lo stesso Drago ha chiesto sabato la revoca della misura cautelare emessa dalla magistratura napoletana il 1° settembre scorso. Il documento è custodito in una cassaforte dell’ufficio Gip di Bari. Oggi ne prenderà visione il giudice Sergio Di Paola che dovrà decidere entro il 16 ottobre, giorno in cui perderà efficacia l’ordinanza napoletana. Drago, nella sua richiesta di revoca, potrebbe aver spiegato al gip di non ritenere al momento necessaria la cattura di Lavitola, accusato di avere indotto Tarantini a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria barese, prima di aver esaminato la posizione di Berlusconi. Il premier è stato infatti ritenuto dal Tribunale del riesame di Napoli l’istigatore del reato contestato a Lavitola. Intanto, le indagini sulla sanità pugliese vanno avanti. Potrebbero arrivare sorprese su appalti dell’Asl Taranto e per i distributori automatici di cibi e bevande in strutture sanitarie.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=461380&IDCategoria=1
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2011 @ 12:26:34, in Magistratura, linkato 1303 volte)
Le inchieste Escort e ricatti

Il pm chiede la libertà per Lavitola


Non ho mai parlato dei magistrati di Napoli durante la mia audizione davanti al Consiglio superiore della magistratura Antonio Laudati, procuratore di Bari La Procura di Bari alleggerisce la posizione del faccendiere legato a Berlusconi L' ipotesi di reato Induzione a rendere dichiarazioni false, resta l' ipotesi di reato principale per il faccendiere Il premier Nei prossimi giorni si valuterà anche la posizione del presidente del Consiglio

ROMA - Entro la fine della prossima settimana il faccendiere Valter Lavitola, tuttora latitante all' estero, potrebbe tornare a essere un uomo libero. La Procura di Bari ha deciso di non chiedere il suo arresto per il reato di induzione a dichiarare il falso, come invece avevano sollecitato i giudici del Tribunale di Napoli. È la mossa a sorpresa nell' inchiesta sul versamento di soldi dal presidente Silvio Berlusconi all' imprenditore Gianpaolo Tarantini, di cui lo stesso Lavitola era diventato mediatore. Nel documento trasmesso ieri mattina al giudice dell' indagine preliminare, il procuratore aggiunto Pasquale Drago avrebbe evidenziato l' assenza di esigenze cautelari, pur ritenendo di dover continuare gli accertamenti sulla vicenda. E dunque nei prossimi giorni dovrà valutare la posizione del presidente del Consiglio che - come sottolineato dal collegio partenopeo - avrebbe pagato Tarantini purché non rivelasse che le ragazze reclutate per le sue feste erano escort. E anche per tenerlo «sotto controllo», visto che per oltre sette mesi si erano frequentati con assiduità. La vicenda nasce il 30 agosto scorso, quando i pubblici ministeri di Napoli ottengono l' arresto di Tarantini, di sua moglie Nicla e di Lavitola per estorsione nei confronti del premier. «Pretendevano soldi per mantenere una condotta processuale che non lo danneggiasse a livello giudiziario e mediatico e hanno ottenuto più di 300 mila euro diluiti in un anno oltre a un unico versamento di 500 mila euro del quale Lavitola ha tenuto la maggior parte», è l' accusa. Venti giorni dopo, quando i difensori degli indagati chiedono la remissione in libertà, il giudice delle indagini preliminare ordina di trasmettere il fascicolo per competenza a Roma perché, spiega, «gli accertamenti condotti nell' ultimo periodo dimostrano che i versamenti sono avvenuti nella capitale». Una tesi che la Procura contesta davanti al Tribunale del Riesame, aggiungendo una nuova ipotesi investigativa: «Gli atti dimostrano che prima dell' estorsione è stato Berlusconi a decidere, insieme a Lavitola, di condizionare la testimonianza di Tarantini con i pagamenti e la concessione di altre utilità: assistenza legale, viaggi, stipendio mensile di 20 mila euro, impiego presso la società Andromeda». Il Riesame accoglie questa ricostruzione: il fascicolo viene mandato a Bari, perché lì sarebbe stato commesso il reato, nell' ambito dell' inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione riferita alle ragazze reclutate per le feste presidenziali. Scrivono i giudici: Silvio Berlusconi aveva «piena e indiscutibile consapevolezza della qualità di "escort" delle ragazze che gli erano state presentate da Gianpaolo Tarantini». E dunque «non c' è dubbio che le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Tarantini davanti ai magistrati di Bari nel luglio 2009», quando ha negato che il presidente sapesse che le donne venivano pagate, «risultano reticenti relativamente al coinvolgimento del premier e a tratti addirittura mendaci, determinando la consumazione del reato 377 bis posto in essere da Silvio Berlusconi». È una tesi che il procuratore aggiunto Drago sembra ritenere fondata, sia pur decidendo di muoversi con estrema cautela. I giudici del Riesame avevano infatti fatto emergere come figura centrale quella di Lavitola, diventato «intermediario tra Tarantini e Berlusconi essendo di quest' ultimo un interlocutore privilegiato», e poi avevano sottolineato la sua pericolosità visto che «si è sottratto all' esecuzione dell' ordinanza custodiale con un comportamento assolutamente in linea con la sua personalità spregiudicata», ma anche «l' elevatissimo rischio di recidiva, sia per la gravità dei fatti contestati, sia per aver dimostrato la propria capacità di continuare a delinquere pur trovandosi "all' altro capo del mondo", come egli stesso afferma in una conversazione, potendo contare su una fitta rete di contatti e sulla collaborazione di una serie di soggetti alle sue dipendenze». Nel provvedimento trasmesso ieri mattina al gip dal magistrato barese questi giudizi non sono stati condivisi, visto che si è deciso che l' indagato potrebbe tornare a essere libero. Il reato di induzione a rendere dichiarazioni false resta l' ipotesi principale sulla quale si indaga, tuttavia la posizione di Lavitola appare alleggerirsi. Nei prossimi giorni lo stesso Drago dovrebbe incontrare i colleghi romani che, guidati dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti, proseguono gli accertamenti sul reato di estorsione. Chissà che da quella riunione non scaturiscano nuove sorprese.

Fiorenza Sarzanini fsarzanini@corriere.it

Parte l' inchiesta per estorsione

I passaggi Napoli L' imprenditore Gianpaolo Tarantini lo scorso 30 agosto viene inquisito dai pm di Napoli per aver estorto oltre 800 mila euro al premier per non cambiare versione nel processo sulle escort portate nelle residenze di Berlusconi. Con lui, indagati, la moglie Nicla e il faccendiere Valter Lavitola: solo Lavitola è ora indagato, in quanto avrebbe consegnato i soldi a Tarantini da parte di Berlusconi per condizionare la sua testimonianza

**** Il gip sposta il fascicolo Roma Il gip di Napoli Amelia Primavera con un colpo a sorpresa sostiene che la competenza non è di Napoli ma di Roma, il luogo dove è avvenuto il primo passaggio di denaro secondo la memoria difensiva del premier e le frasi della sua segretaria. Berlusconi esprime soddisfazione: posso testimoniare. Il capo della Procura napoletana Giovandomenico Lepore incassa il colpo: «Trasferimento non impugnabile»

**** La svolta del Riesame Bari Il Riesame accoglie tuttavia la tesi della Procura di Napoli e trasferisce il fascicolo a Bari, cambiando reato contestato. Non si tratta più di estorsione, ma di un tentativo di indurre Tarantini a rendere dichiarazioni non veritiere da parte di Berlusconi tramite Lavitola. Tutto passa alla Procura di Bari, che però non ha ancora deciso di indagare il premier

Sarzanini Fiorenza

Pagina 6 (9 ottobre 2011) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/09/chiede_liberta_per_Lavitola_co_9_111009054.shtml
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