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 .. geisha, significa "artista"..... di Lunadicarta
 
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Vi è una sola cosa peggiore dell'ingiustizia: la giustizia senza la spada in mano. Quando il diritto non è la forza è male.

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Si può intuire quale reazione avrebbe avuto Silvio (che parlerà oggi pomeriggio al Lingotto per dare una mano a Cota in Piemonte e far felice Bossi) se la Suprema Corte gli avesse dato addosso. Fulmini e saette. Vendetta tremenda contro la magistratura. Subito la separazione delle carriere. Più il blocco alle intercettazioni. Più il processo breve e tutto l’armamentario di tortura che la fantasia dell’avvocato Ghedini avrebbe sfornato. (quoto: Ugo Magri da La Stampa)

Mills, D'Ambrosio ad Affaritaliani.it:

"Ora riforme condivise sulla Giustizia"

L'ex capo della Procura di Milano ai tempi di Tangentopoli sceglie Affaritaliani.it per commentare le conseguenze della sentenza della Cassazione sul caso Mills (reato prescritto). A questo punto, secondo il senatore del Pd, si può ora tracciare una riga e ripartire. "Sono finiti i problemi di Berlusconi. Può darsi che si raggiunga un clima di riforme della Giustizia, ormai assolutamente indispensabili anche per quello che sta avvenendo negli ultimi tempi"

Venerdí 26.02.2010 08:30

Gerardo D'Ambrosio, ex capo della Procura di Milano ai tempi di Tangentopoli, sceglie Affaritaliani.it per commentare le conseguenze della sentenza della Cassazione sul caso Mills (reato prescritto). A questo punto, secondo il senatore del Partito Democratico, si può ora tracciare una riga e aprire una nuova fase di riforme bipartsian sul sistema giudiziario. "Penso proprio di sì, può darsi. Sono finiti i problemi di Berlusconi e perciò può darsi che si raggiunga un clima di riforme della Giustizia che sono ormai assolutamente indispensabili, anche per quello che sta avvenendo negli ultimi tempi. Serve che la Magistratura funzioni bene - spiega D'Ambrosio - e che ci sia un processo molto, molto tranquillo e rapido. Quindi bisogna affrontare le riforme che vanno fatte, così come bisogna affrontare tutte quelle riforme serie e necessarie per evitare che si verifichino di nuovo tutti questi fatti di corruzione. Si è risolto il processo di Berlusconi ma purtroppo non c'è solo lui". Nessun commento, invece, sulla sentenza della Cassazione: "Assolutamente niente... perché sono stato procuratore di Milano. Niente di niente".

Il premier esulta e attacca: sono perseguitato dalle toghe

Quando l'una è passata da poco la giornata, che sembrava piena di negatività, volge al bello. Arrivano le prime notizie sul processo Mills dal palazzaccio. Cambiano l'umore e la prospettiva del premier. Si spezza il circuito nero che lo avvolge da giorni, dai fatti di Firenze. Berlusconi comincia a sentire l'odore della vittoria, anche se lo pervade il risentimento per quel Fini che, giusto a qualche centinaio di metri, incontra Casini e Pisanu magari per rimuginare su un esecutivo istituzionale. Ma quando gli riferiscono le parole del rappresentante dell'accusa che retrodata la corruzione, ha la prima esclamazione d'assoluto entusiasmo: "Non ci posso credere, non ditemelo... Accolgono la nostra tesi dopo tutti questi anni di tormento? Sarebbe la dimostrazione che ho sempre avuto ragione, che su di me è stato imbastito un teorema, che i giudici hanno agito con motivazioni politiche".

Ed è sempre lì, a via del Plebiscito, dove coesistono casa, ufficio, pranzi, cene, festini, che il Cavaliere apprende l'esito finale, la conferma che questa volta, anche se ancora per prescrizione, gli è andata bene. Non sta nella pelle. "Adesso i miei nemici non potranno dire che avevo torto. Questa è la dimostrazione per tabulas che la procura di Milano ha agito politicamente contro di me". Ce l'ha con i pm, ma anche con i giudici, visto che, almeno per David Mills, in primo e in secondo grado lo hanno condannato. All'ora di pranzo, quando il verdetto non è stato ancora preso, parla con il suo avvocato Niccolò Ghedini e con il Guardasigilli Angelino Alfano. Ad entrambi dice: "Adesso abbiamo la prova della contiguità dei pm con i giudici. I primi hanno postdatato apposta il reato, gli altri li hanno seguiti. Non c'è più tempo da perdere, dobbiamo separare le carriere. datevi da fare. Voglio la riforma pronta subito dopo le elezioni".

È galvanizzato perché sa che questa giornata va a suo favore. Quando alle 20 esce il dispositivo della sentenza può dire: "È chiaro che la decisione mi rafforza. Adesso posso occuparmi con più tranquillità anche della campagna elettorale". A chi gli raccomanda prudenza e gli dice che è meglio aspettare le motivazioni, risponde seccamente: "Per me il processo è chiuso, questo reato non è mai esistito. C'è stato solo un incredibile accanimento nei miei confronti, si sono inventati una corruzione che non esiste, questa favola della corruzione susseguente, ma finalmente la Cassazione ha fatto giustizia".

Ordina a Denis Verdini di parlare per primo, riceve via via le telefonate di solidarietà. Un coro. Si preoccupa della sorte del legittimo impedimento che comunque dovrà salvarlo dalle udienze future visto che per lui il processo riprende perché, quasi una beffa, la sospensione dovuta al lodo Alfano gli ha "regalato" un anno in più da calcolare per la scadenza della prescrizione. Per questo, come gli dice Gaetano Quagliariello, "il legittimo impedimento si farà come da programma e poi presenteremo subito il provvedimento costituzionale".

Ma ci sarà tempo per questo subito dopo le regionali, adesso l'ira di Berlusconi si volge contro Fini. Del quale, come dice ai suoi, non sopporta l'attivismo e l'evidente slealtà. Vuole dargli una lezione subito, a cominciare dal disegno di legge sulla corruzione, "per stoppare la sua propaganda sull'ineleggibilità per cinque anni ai corrotti, come se fosse l'unico che difende la legalità". Appositamente dà il via libera ad Alfano e Ghedini sulla mannaia per chi viene condannato in via definitiva per corruzione e dovrà avere "obbligatoriamente" anche la pena dell'interdizione ai pubblici uffici, ora solo facoltativa. Significa che ai corrotti viene negata per sempre la strada per arrivare in Parlamento, oltre che nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni. Fa dare l'annuncio che il disegno di legge è già pronto, che sarà presentato lunedì al consiglio dei ministri. E chiude la serata: "La sentenza della Corte è una boccata d'ossigeno importantissima. Per me è una vittoria morale. Adesso non potranno più dire che in questi anni me la sono presa ingiustamente coi giudici. È il risarcimento dovuto e che mi aspettavo".

http://www.affaritaliani.it/politica/mills-sentenza-cassazione260210.html
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Di Loredana Morandi (del 26/02/2010 @ 09:14:15, in Magistratura, linkato 1458 volte)
Articolo poco lusinghiero, ma è bella la definizione...

De Pasquale, il pm-bulldozer

che vuole azzannare il Cav


Milano «Il problema di Fabio De Pasquale - racconta chi conosce bene il pubblico ministero del caso Mills - è che è messinese. E, come spesso capita ai messinesi, ha un ego molto sviluppato». Non sia considerato irriverente: le cose stanno davvero così, nel senso che il grande accusatore di Silvio Berlusconi ha un’ottima considerazione di se stesso. E c’è da scommettere che questa considerazione non lo abbandonerà neanche di fronte alla sentenza della Cassazione che - la si giri come la si giri - costituisce una netta sconfitta nel più delicato dei suoi processi. Anzi, a ben vedere, nell’unico grande processo che Fabio De Pasquale conduce da anni, e di cui le varie numerazioni, stralci e reincarnazioni costituiscono solo le tessere: il processo a Silvio Berlusconi.
Ovviamente, a De Pasquale non sfuggono le conseguenze che la sentenza di oggi rischia di avere. Con l’uscita di scena di David Mills, la Cassazione mette una mina sotto la linea di galleggiamento anche del processo-gemello a Berlusconi, che riprenderà domani mattina ma che ben difficilmente potrà mai approdare ad una sentenza definitiva. La Cassazione dice che De Pasquale ha sbagliato a calcolare la prescrizione, e che tutta la complessa vicenda dei soldi arrivati all’avvocato Mills è ormai destinata a essere inghiottita dal tempo. Ed è, malauguratamente, una sentenza delle Sezioni unite della Cassazione, e cioè dell’unico collegio giudicante cui nel nostro ordinamento viene riconosciuto - se non l’infallibilità - quanto meno di parlare ex cathedra. Un altro magistrato, probabilmente, vivrebbe questa decisione come una dolorosa sconfessione del proprio operato. Ma c’è da giurare che secondo Fabio De Pasquale, se De Pasquale dice una cosa e le Sezioni unite un’altra, ha sicuramente ragione De Pasquale.
Se non avesse questa ferrea fiducia in se stesso, d’altronde, il cinquantatreenne pm siciliano avrebbe avuto in passato più di un motivo di lasciarsi prendere dai dubbi. Come quando Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni, di cui aveva chiesto e ottenuto l’arresto, si soffocò a San Vittore lasciando una lettera straziante. O quando tenne fermo sul tavolo un rapporto dei carabinieri che indicava un semilibero come responsabile di un delitto, con il risultato che prima di essere arrestato il tizio fece in tempo ad ammazzare altre due donne. O quando il processo faticosamente costruito a carico di Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, si inabissò contro un’assoluzione con formula piena.
Anche nei rapporti con i suoi colleghi magistrati De Pasquale dimostra di considerarsi del tutto autosufficiente. Con Di Pietro, che aveva pensato di arruolarlo nel pool, si scontrò praticamente subito. Con Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, quando indagavano sui giudici corrotti della capitale, fece in tempo a condurre solo una rogatoria. Persino con Alfredo Robledo, il collega che ha seguito insieme a lui i processi del fronte Mediaset, noto per la pazienza partenopea, è riuscito a scontrarsi, quando si incaponì per indagare anche Marina e Piersilvio Berlusconi. Robledo non era d’accordo, e davanti all’ostinazione di De Pasquale si limitò a mollare l’inchiesta. Poi i due figli del Cavaliere vennero prosciolti.
Adesso, De Pasquale fa tutto da solo. Indaga, scrive, interroga, sostiene l’accusa in aula. Un bulldozer. Come unico indizio della necessità di procurarsi una corazza si potrebbero leggere i baffoni messicani che si è fatto spuntare ultimamente, e che gli sono costati lo sfottò di qualche avvocato, caduto (ovviamente) nel nulla. Le sconfitte continuano a scivolargli addosso, come su una specie di Teflon: come due settimane fa, quando invece dei cinque anni di carcere che aveva chiesti per il deputato Massimo Maria Berruti il tribunale pronunciò una sentenza di proscioglimento.
Certo, la sentenza di ieri della Cassazione dice che corruzione vi fu. E d’altronde era difficile aggirare il peso della torrenziale confessione resa dallo stesso Mills davanti a De Pasquale e Robledo, una domenica di luglio del 2004. A De Pasquale - anche di questo si può stare certi - questo riconoscimento è più che sufficiente per continuare a sentirsi dalla parte della ragione. E a non perdersi d’animo, in vista dei processi ancora aperti a carico del suo eterno imputato Silvio Berlusconi.

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Di Loredana Morandi (del 26/02/2010 @ 07:37:06, in Politica, linkato 1721 volte)

Venerdì 27 a processo Silvio Berlusconi..

MILLS, IL REATO CI FU: MA PER
LA CASSAZIONE Č PRESCRITTO

La prescrizione del reato ha salvato l'avvocato inglese David Mills dalla condanna a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari. Lo hanno deciso - dopo quattro ore e mezzo di intensa camera di consiglio - le Sezioni Unite penali della Cassazione presiedute da Torquato Gemelli, presidente aggiunto della Suprema Corte. Ma l'annullamento senza rinvio del verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano, lo scorso 27 ottobre, non ha travolto la condanna al risarcimento in favore di Palazzo Chigi, liquidato in 250 mila euro. Mills, infatti non è stato prosciolto nel merito - così come chiesto dal sostituto procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani - e, per questo, dovrà rifondere «il danno all'immagine» subito dalla Presidenza del Consiglio per l'intralcio al corretto funzionamento della giustizia prodotto dalle testimonianze reticenti fornite nei processi 'All Iberian' e 'Tangenti alla Guardia di Finanzà. Per quanto riguarda il processo 'gemellò - che riprenderà sabato innanzi al Tribunale di Milano - e nel quale è imputato, per la stessa vicenda, il premier Silvio Berlusconi, non ci dovrebbe essere, nell'immediato, un 'effetto dominò. Ma le conseguenze saranno, comunque, nel medio termine, le stesse. Secondo fonti della difesa di Mills, infatti, «il processo a Berlusconi proseguirà perchè essendo stato sospeso per circa un anno, per effetto del 'lodo Alfanò, maturerà la prescrizione tra circa undici mesi. Ma si prescriverà!». A far scattare la prescrizione Š stata la rilettura delle carte giudiziarie che ha portato il Pg Ciani - uno degli uomini più ascoltati della Suprema Corte, lo stesso che ha ottenuto la condanna di Anna Maria Franzoni - ad anticipare di quasi tre mesi la data nella quale si è realizzata la corruzione di Mills. Secondo Ciani, «Mills era entrato in possesso dei 600 mila dollari, provenienti da Carlo Bernasconi (manager Fininvest, morto) e dal 'gruppo erogatorè, l'undici novembre del 1999 quando ha dato istruzioni, in proprio e non come gestore del patrimonio altrui, su come investire il 'regalò ricevuto». Per Ciani «la circostanza che Mills monetizzò l'importo solo il 29 febbraio del 2000, è stato solo un ritardo che trae origine dalla sua volontà di rendere difficoltosa la ricostruzione del passaggio dei soldi e della sua origine». Durante l'udienza - svoltasi nell'Aula Magna alla presenza di media anche stranieri - è stato ricordato, tra l'altro, che il denaro, arrivato a Mills attraverso numerosi passaggi, era stato depositato, per un periodo, insieme a un fondo nella disponibilità dell'ex manager di Formula Uno Flavio Briatore. Più volte, sia nella requisitoria del Pg - che ha parlato per oltre un'ora - sia nei passaggi della relazione introduttiva svolta dal consigliere Aldo Fiale, è stato ricordato che Mills ha reso due confessioni stragiudiziali nelle quali ha ammesso «di aver saputo che dall'ottobre del 1999 era stata messa a sua disposizione una somma» e di «essere stato reticente tenendo fuori 'mister B.' da un mucchio di problemi che gli sarebbero caduti addosso se solo lui avesse parlato». Soddisfazione è stata espressa dai legali di Mills, Alessio Lanzi e Federico Cecconi. «Non dobbiamo dimenticare che Mills aveva una condanna a una pena di entità non trascurabile. Poi aspetteremo di leggere le motivazioni della Suprema Corte e potrebbe anche darsi che esca attenuata la reticenza addebitata a Mills». Per questa vicenda - oltre ai 250 mila euro che l'avvocato inglese dovrà risarcire a Palazzo Chigi insieme ad altri 10 mila euro per le spese del giudizio in Cassazione - Mills ha pagato lo scotto della separazione dalla moglie Tessa Jowell che ricopre incarichi politici importanti (è il sottosegretario per i Giochi Olimpici di Londra) e non ha voluto correre il rischio che i processi italiani del marito la danneggiassero. A Milano Mills ha in corso un altro procedimento insieme a Frank Agrama per i diritti televisivi Finivest 'gonfiatì.

LE REAZIONI Dopo quasi quattro ore di Camera di Consiglio la Corte di Cassazione scioglie la riserva sul caso Mills: il reato di corruzione in atti giudiziari si è consumato, ma ormai è prescritto. La notizia, attesa da giorni nel Palazzo, innesca l'ennesimo scontro tra i poli. Ma lascia in parte insoddisfatto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier avrebbe detto, a chi ha avuto modo di sentirlo in queste ore, di non essere proprio contento del verdetto della Suprema Corte visto che il reato, in realtà, «non è stato commesso». Soddisfatti, invece, i legali dell'avvocato inglese che dicono di aspettarsi anche 'un'attenuazione delle responsabilità di Mills' nelle motivazioni della sentenza. Nel centrodestra si inneggia alla magistratura non militante, nè politicizzata, come fa ad esempio il coordinatore del Pdl Denis Verdini. Che tra l'altro spiega come tutto questo dimostri che nei confronti del Cavaliere c'è stata una «persecuzione». Č vero che ci sono «elementi contro Mills», commenta il ministro della Difesa Ignazio La Russa, «ma bisogna prendere atto che si voleva tenere in vita un processo che era morto». L'opposizione, invece, non ha dubbi: la sentenza della Suprema Corte dimostra che il reato c'è stato, ma che grazie «ai soliti escamotage», come osserva il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, «i soliti noti non pagano». La prescrizione, incalza il capogruppo dipietrista Massimo Donadi, «non cancella il reato e questa sentenza resta una condanna morale per il premier». Di tutt'altro avviso l'analisi del vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali Jole Santelli (Pdl) secondo la quale il dispositivo «pone un limite alle tesi creative dei Pm asseverate dai giudici di merito». Il minimo che si può dire, taglia corto il capogruppo dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, «è che la gestione di rito ambrosiano della giustizia è andata incontro ad una dura sconfitta che mette in difficoltà anche i giustizialisti da quattro soldi». Anche questa volta, sottolinea il coordinatore della segreteria del Pdci Alessandro Pignatiello, «il premier si è salvato in calcio d'angolo». La corruzione, conclude il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, «si dimostra che c'è stata» e davvero «non si capisce l'esultanza degli esponenti della maggioranza».

L'ARRINGA DEL PG CIANI Secondo il pg Ciani «non c'è dubbio che il momento consumativo della corruzione di Mills da parte di Bernasconi e del gruppo erogatore dei 600 mila dollari si verifica l' 11 novembre del 1999 quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey». Per il pg, dunque, è dall' 11 novembre '99 che decorrono i termini di prescrizione e non a partire dal 29 febbraio 2000, come ritenuto invece dai giudici della Corte di Appello di Milano. In questa data Mill si era fatto intestare le quote del fondo Torrey per un valore di circa 600 mila dollari. Ma secondo il pg, questa data non è da prendere in considerazione in quanto «il ritardo del passaggio finale nella intestazione delle quote non incide sul momento consumativo della prescrizione ma trae origine dalla volontà di Mills di rendere difficoltosa la ricostruzione di questo illecito passaggio di soldi e la sua origine». Infine, il pg ha ricordato che, comunque, «quanto c' è incertezza sulla data di commissione di un reato, da sempre vale la regola del 'favor reì: e il decorrere della prescrizione va fissato nel momento più favorevole all' imputato». Dunque, l' 11 novembre 1999 «con la conseguente dichiarazione di prescrizione, dal momento che la corruzione in atti giudiziari ha una pena massima che arriva fino a 8 anni».

"NO A PROSCIOGLIMENTO NEL MERITO" «Non vi sono i presupposti per il proscioglimento nel merito di David Mills»: lo ha detto il sostituto procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, nella sua requisitoria. In pratica, si confermerebbe , secondo il pg, la responsabilità dell' avvocato inglese nel reato di corruzione in atti giudiziari che sarebbe, però, prescritto. Senza proscioglimento Mills dovrà pagare 250 mila euro a Palazzo Chigi.
Il sostituto procuratore generale della Cassazione ha chiesto la conferma del risarcimento dei danni non patrimoniali, per pregiudizio all' immagine, a favore della Presidenza del Consiglio, così come stabilito dalla Corte di Appello di Milano. Secondo Ciani, Mills, con le sue testimonianze reticenti, avrebbe arrecato «pregiudizio alI' immagine dello Stato per quanto riguarda l' esercizio della funzione giurisdizionale».

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Processo Mills, per la cassazione il reato è prescritto

corriereweb.net - ‎8 ore fa‎
Il reato per quanto riguarda l'avvocato Mills è prescritto. Che fine farà adesso il processo parallelo che interessa il presidente del Consiglio Silvio ...

Mills e' soddisfatto della sentenza

Panorama - ‎8 ore fa‎
(ANSA) - LONDRA, 25 FEB - 'Sono soddisfatto che questa saga siafinalmente arrivata alla fine'. E' la reazione di David Mills,alla decisione della Cassazione ...

MILLS:BERLUSCONI,SCHIAFFO A GIUDICI MILANO, ORA CLIMA SERENO

Stato-oggi - ‎8 ore fa‎
(AGI) - Roma, 25 feb. - “Uno schiaffo ai giudici di Milano, e' la loro sconfitta”. Certo, Silvio Berlusconi e' convinto che “non e' stato commesso alcun ...

Mills corrotto, ma reato prescritto

Giornale Radio Rai - ‎9 ore fa‎
I giudici delle sezioni unite della Cassazione accolgono la tresi del procuratore generale. Il reato di corruzione in atti giudiziari, per cui l'avvocato ...

Cassato il rito ambrosiano

Il Foglio (Abbonamento) - ‎9 ore fa‎
Il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, ha proposto, e la Corte ha accettato, una soluzione salomonica, si direbbe “politica”, ...

Mills/ Cassazione annulla sentenza, il reato è prescritto -2- rpt

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Roma, 25 feb. (Apcom) - La Corte, dopo 4 ore circa di camera di consiglio, ha riconosciuto che il delitto di corruzione in atti giudiziari è configurabile ...

Mills: prescrizione

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Così dispone la sentenza della Suprema Corte di Cassazione nel processo c/ David Mills. Credo che tutti conosciamo l'oggetto: l'avvocato Mills, l'inventore ...

PROCESSO MILLS: VERDINI (PDL), SODDISFAZIONE PER LA SENTENZA DELLA ...

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(IRIS) - ROMA, 25 FEB - ''Anche i muri sapevano cio' che oggi ha sancito la Corte di Cassazione". Così il coordinatore del Pdl, Denis Verdini commentando la ...

Mills/ Cassazione annulla sentenza, il reato è prescritto -3- rpt

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Roma, 25 feb. (Apcom) - La corte di Cassazione, con la sentenza di oggi, ha quindi accolto in toto la tesi della pubblica accusa, rappresentata dal ...

Mills/ Idv: Resta condanna morale premier, dovrebbe dimettersi

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Processo Mills, la Cassazione dichiara prescritto il reato

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MILANO. La Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestati all'avvocato inglese David Mills, accogliendo la ...

David Mills: la Cassazione annulla la condanna per prescrizione

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Le sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno annullato la sentenza di condanna a 4 anni e 6 mesi confermata dalla Corte di Appello di Milano per ...

Caso Mills: per Berlusconi processo 'gemello' puo' andare ancora ...

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Milano, 25 feb. (Adnkronos) - Reato prescritto, ma solo per David Mills. Cambia poco, almeno nell'immediato, a Milano, nel processo 'gemello' sul caso Mills ...

Prescritto il reato di Mills, la Cassazione ha deciso

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Dato che le sezioni unite penali della Cassazione hanno dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari, ci potrebbero essere conseguenze ...

PROCESSO MILLS: PRESCRITTO IL REATO DALLA CASSAZIONE

IRIS Press - Agenzia stampa nazionale - ‎11 ore fa‎
(IRIS) - ROMA, 25 FEB - Le sezioni unite della Cassazione hanno prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestato all'avvocato inglese David ...
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Di Loredana Morandi (del 26/02/2010 @ 07:25:45, in Politica, linkato 1493 volte)
L'unico al quale mi sento di credere almeno un po' in queste prime dichiarazioni è Parisi. La Fastweb ha subito e curato tante di quelle truffe agli utenti sul proprio nome, da lasciar pensare che questo scandalo avrebbe potuto scoppiare almeno due anni fa. Nello stesso modo e per le stesse ragioni è probabile che i fondi neri esistano eccome. Lo accerterà la magistratura romana..

Riciclaggio: 80 gli indagati, Scaglia rientrato in Italia

56 le persone raggiunte da provvedimenti di custodia cautelare

ROMA - Sono complessivamente 80 le persone indagate nell'inchiesta sul presunto maxi riciclaggio da circa due miliardi di euro che vede coinvolti alcuni massimi dirigenti della societa' telefonica Fastweb e di Telecom Italia Sparkle.
Degli indagati sono cinquantasei le persone raggiunte da provvedimenti di custodia cautelare: negli oltre 130 faldoni dell'inchiesta, che prese l'avvio in base ad alcune denunce relative a truffe legate agli sms con i quali gli operatori telefonici attivavano, all'insaputa dei clienti, servizi a pagamento, i magistrati romani hanno ricostruito tutti i passaggi della maxi truffa ai danni delle casse dello stato. Un lavoro investigativo imponente, sono stati depositati atti per circa 180 mila pagine, che sta proseguendo a ritmi serrati. Da oggi il procuratore aggiunto della Procura di Roma, Giancarlo Capaldo, e' in missione all'estero per visionare il materiale sequestrato e per avviare le procedure di estradizioni di alcuni degli arrestati. Alcuni indagati sono stati, infatti, fermati negli Usa, in Inghilterra e in Lussemburgo. L'organizzazione criminale transnazionale individuata dal Ros e dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Gdf riciclava centinaia di milioni di euro tramite una rete di societa' appositamente costituite in Italia e all'estero: societa' di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese ed off-shore, che erano direttamente controllate dall'organizzazione. Con questo complesso meccanismo illecito il gruppo criminale avrebbe messo in piedi la maxi truffa ai danni delle casse statali. Domani, intanto, nel carcere romano di Regina Coeli riprenderanno gli interrogatori di garanzia per gli arrestati. Il gip Aldo Morgigni ha in programma un fitto calendario di interrogatori e uno dei primi ad essere ascoltato potrebbe essere l'ex amministratore di Fastweb, Silvio Scaglia. Nella prima tranche di interrogatori il giudice per le indagini preliminari ha ascoltato 15 persone: la maggior parte si e' avvalsa della facolta' di non rispondere. Tra questi anche Gennaro Mokbel, ritenuto dagli inquirenti uno dei perni dell'organizzazione e considerato uno uno degli artefici dell'elezione del senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, nel collegio estero. Il lavoro del gip, nella giornata di sabato, si spostera' a Milano dove verranno effettuati gli ultimi interrogatori di garanzia degli arrestati.

RICICLAGGIO: SCAGLIA ARRIVATO IN ITALIA, VUOLE PARLARE
TRASFERITO A REBIBBIA, SARA' INTERROGATO TRA OGGI E DOMANI

 (di Annalisa Sturiale)

ROMA - Silvio Scaglia e' arrivato a Roma. L'ex amministratore delegato della societa' telefonica Fastweb coinvolto nell'inchiesta su un presunto maxi riciclaggio di circa 2 miliardi di euro, e' giunto all'aeroporto di Ciampino a mezzanotte e mezza con un volo privato proveniente dalle Antille dopo uno scalo tecnico a Casablanca. Scaglia e' stato prelevato direttamente sotto bordo dell'aereo dalla Guardia di Finanza ed e' stato fatto uscire da un varco secondario, lontano dai numerosi cameraman e giornalisti che lo attendevano nel settore dell'aviazione generale. Secondo quanto si e' potuto apprendere l'ex numero uno di Fastweb si sarebbe costituito alla Gdf. Dallo scalo romano Scaglia dovrebbe essere trasferito nel carcere di Rebibbia. Secondo il suo legale, Gildo Ursini, Silvio Scaglia sara' interrogato tra oggi e domani. Molto probabilmente davanti al gip respingera' ogni accusa, il 'mago' della finanza, come lo avevano soprannominato i colleghi alcuni anni fa. In un primo momento il rientro di Scaglia era atteso per il primo pomeriggio. Poi e' slittato e i tempi dilatati hanno fatto pensare ad una trattativa tra i legali di Scaglia e gli inquirenti. Una possibile trattativa incentrata sulla disponibilita' dell'indagato eccellente a collaborare con la magistratura. ''Desidero parlare al piu' presto con i magistrati per poter rispondere dei fatti che mi sono stati attribuiti'', aveva fatto sapere attraverso i suoi avvocati Silvio Scaglia. ''Sono totalmente tranquillo sulla correttezza del mio operato e della società da me amministrata''. In poche parole, 'non so nulla' di frodi carosello, di riciclaggio, di una rete della 'ndrangheta nella societa' da lui fondata. Una societa', Fastweb, sulla quale dopo l'avvio dell'inchiesta pende una richiesta di commissariamento fatta dai magistrati della procura di Roma. La giornata in attesa dell'ex numero uno di Fastweb e' stata contrassegnata da una attivita' febbrile da parte degli inquirenti impegnati in una lunga riunione in attesa di formulare a Scaglia i capi di imputazione. Alla base dell'inchiesta giudiziaria alcune denunce relative a truffe legate agli sms con i quali gli operatori di telefonia mobile attivavano all'insaputa dei clienti servizi a pagamento ma anche la tranche che vedrebbe il maggiore della Guardia di finanza Luca Berriola, in servizio al comando Tutela finanza pubblica, arrestato per aver incassato una cospicua tangente su una delle operazioni di riciclaggio. Secondo l'accusa Silvio Scaglia era ''il dominus pressoche' assoluto'' di Fastweb ed e' 'logico' ritenere che le operazioni commerciali fittizie 'Phuncards' e 'Traffico Telefonico' ''fossero non soltanto da lui conosciute, ma espressamente autorizzate in quanto indispensabili per l'abbellimento dei bilanci e della contabilita' della societa' da lui amministrata''', scrive il gip Aldo Morgigni nell'ordinanza di custodia cautelare. Scaglia e' accusato, nella sua qualita' di amministratore delegato e di presidente del cda di Fastweb SpA, e di amministratore delegato di E.Biscom spa di ''partecipazione all'associazione per delinquere'' individuata dagli inquirenti, ''in relazione alle condotte tenute nell'ambito delle operazioni commerciali fittizie e del reato di ''dichiarazione infedele mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti'' in relazione alle dichiarazioni IVA relative agli anni fiscali 2003, 2005 e 2006. Sempre secondo il gip, Scaglia era ''non soltanto il legale rappresentante'' di Fastweb ''di fronte a terzi, ma il vero dominus della societa' quotata dopo la trasformazione e colui al quale venivano quindi riferite le scelte gestionali di maggior rilievo nell'ambito della societa'''. Ma a questa visione delle cose, ad esempio, non crede il finanziere Francesco Micheli, cofondatore di e.Biscom, oggi Fastweb, assieme a Scaglia. ''Scaglia certo non poteva immaginare - ha detto Micheli - che nell'azienda potesse esserci la lunga mano della 'ndrangheta''.

MOKBEL, DI GIROLAMO E' LEGATO A ME A CENTO FILI - "Lui è legato a me, no a doppio filo ... a cento fili, ... per me senza de me qua annava a prende lo stipendio ed è finito, non po' fa niente altro...". Parla così del senatore Nicola Di Girolamo, Gennaro Mokbel l'imprenditore romano ritenuto l'uomo chiave dell'inchiesta sul maxi riciclaggio, in una delle intercettazioni contenute nell'ordinanza del gip di Roma Aldo Morgigni. Mokbel, che viene descritto come il "regista" della candidatura di Di Girolamo - che è "assolutamente strumentale, secondo gli inquirenti, agli interessi del sodalizio"- è risentito per il comportamento del senatore dopo l'elezione; elezione per la quale lo stesso Di Girolamo, con Mokbel - annotano ancora gli investigatori - "si è recato in Calabria" da Franco Pugliese, legato alla cosca 'ndranghetista degli Arena, ''allo scopo di ottenere un appoggio politico". E in una conversazione con Franco Capaldo racconta di una discussione in cui avrebbe ammonito Di Girolamo, dicendogli: "...da 'sto momento la tua vita e'questa... Senato, viale Parioli, viale Parioli, Senato e a casa ... poi da viale Parioli si decide ... cò chi devi sta a pranzo, co chi devi sta a cena, chi devi incontrà, ... chi dobbiamo vedé, i viaggi che se demo fa ... se lo capisci, bene ... senno vattene pé i cazzi tua, prendi un milione e cento, mettemo un altro, non c'ho tempo da perde ..." Parlando di viale Parioli, Mokbel allude a un suo ufficio e più volte nelle conversazioni con Di Girolamo, notano gli inquirenti, usa espressioni "tendenti ad affermare la sua leadership".

PARISI, FASTWEB E' AZIENDA DI PERSONE ONESTE - "L'azienda è sana, è una grande azienda di qualità e di persone oneste. Essere associata alla più grande truffa con lavaggio di denaro sporco ci colpisce nella nostra attività e nella nostra reputazione". Lo ha sottolineato l'amministratore delegato di Fastweb Stefano Parisi, ospite di Oscar Giannino a Radio 24."Fastweb non ha e non ha mai avuto fondi neri". Ha detto Parisi. "Sfido chiunque a trovare una qualsiasi evidenza di fondi neri - ha sottolineato il manager -. Fastweb non ha mai fatto contabilità separata o segreta". L'eventuale commissariamento di Fastweb "credo che sia un delitto e un uso improprio della legge" sul commissariamento. Ha sottolineato l'amministratore delegato di Fastweb. "Se il commissariamento serve a verificare che non si verifichino reati di questo tipo, ricordo che quella attività non c'é in Fasteweb - ha detto Parisi - da tre anni e mezzo e abbiamo dato tutte le evidenze possibili alla magistratura. Ora mettere a rischio un'azienda dove lavorano 3.500 persone e con 1,6 milioni di clienti, credo sia un delitto".

26 febbraio, 01:13

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Di Loredana Morandi (del 25/02/2010 @ 12:43:22, in Estero, linkato 1449 volte)

Roberto Galullo:

Rogatoria-bis, Forlì incalza San Marino

[Guardie o Ladri/ilsole24ORE.com] Chissà se saranno fischiate le orecchie a Vittorio Ceccarini, l’italiano commissario della legge sammarinese che il 12 febbraio ha abbandonato il consiglio giudiziario con una lettera di una fermezza che fa onore a chi indossa una toga. Lo ha fatto pochi giorni dopo le dimissioni di massa dei vertici della Banca centrale di San Marino, piena zeppa di altri maledetten italianen! Dimissioni a catena nella magistratura. Prima di lui altri due commissari (italiani) della legge sammarinesi, nel giro di un anno, hanno presentato le dimissioni Alberto Buriani (che poi le ha fatte rientrare) e Rita Vannucci(che ha tenuto duro fino a che non l’ha spuntata).

Il motivo di tante dimissioni? Io un’idea ce l’ho: pressioni, l’indipendenza messa quotidianamente a rischio e un carico di lavoro (penale) insopportabile. Ma in fin dei conti le cose si sposano. Come in Italia. Ceccarini avrebbe avuto circa 300 fascicoli sulla sua scrivania a fronte di una media di 70. Vannucci non ne parliamo: nelle lettere di fuoco scambiate con il magistrato dirigente Valeria Pierfelici, le rinfaccia di arrivare all’alba in ufficio e saltare pranzi e feste comandate!

Impossibile, in questo modo, svolgere il proprio ruolo. Non a caso, dopo le uscite di Vannucci, ci fu una nuova suddivisione del lavoro che, evidentemente, per alcuni non è sufficiente. Ma tanto Moneyval torna a settembre, i risultati si conosceranno dopo un anno circa e dunque in questi 18 mesi…toda vida toda beleza! Ma il Fondo monetario internazionale ha il fucile spianato e sfidare la sorte può essere rischioso. E Tre-Monti ha le truppe della Gdf schierate alla frontiera-colabrodo…

Senza tener conto di altre coincidenze. Come quella per il quale fascicolo “Popi-Bossone & c” dimissionari arrabbiatissimi dalla Banca centrale, è finito nelle mani di Laura Di Bona il nuovo commissario della legge in forza presso il Tribunale della Repubblica di San Marino a conclusione del concorso effettuato con procedura d’urgenza a seguito della crisi creatasi con le vicende Buriani e Ceccarini.

Di Bona ricopre l’incarico dal 20 luglio 2009 ma il suo incarico è a termine. Il terminale naturale, se non fosse accaduto tutto il putiferio che è accaduto nei mesi scorsi, sarebbe stato Buriani. Si proprio colui il quale è stato attaccato a San Marino perché…troppo rapido nel rispondere alle rogatorie (guarda caso c’era di mezzo un politico) e attaccato dagli stessi avvocati sammarinesi in compagnia del collega Ceccarini. Di Bona, ne sono tutti certi, lavorerà con saggezza ma certo la bomba che le è capitata tra le mani è di quelle che valgono la riconferma (che arrivera nel 2012, se non erro, dopo la verifica del consiglio giudiziario e del consiglio generale grande). Chi la stima ancor di più, dice che De Bona è una pupilla del magistrato dirigente Valeria Piefelici, che dopo la modifica alla legge che rende più agevole il quorum nelle votazioni, ha la strada spianata alla riconferma nel ruolo dopo circa 7 anni di permanenza. Viva il ricambio: come in Italia!

LE ORECCHIE DI CECCARINI

Chissà se gli saranno fischiate le orecchie a Ceccarini perché mentre lui sbatteva la porta con eleganza tutta italiana in una nazione (San Marino) in cui l’odio nei confronti degli italiani è crescente e palpabile, altri due magistrati che fanno onore alla toga, Fabio Di Vizio e Marco Forte, il 10 febbraio, vale a dire due giorni prima delle dimissioni di Ceccarini e nel pieno della bolgia che investiva la Banca centrale sammarinese, ha spedito proprio a Vannucci una nuova rogatoria dopo quella presentata il 10 agosto 2009 e le tre integrazioni del 15 settembre, del 2 e del 10 ottobre.

RICHIESTA OBBLIGATA

Una nuova rogatoria resa indispensabile dopo che la Giustizia sammarinese ha blindato il segreto bancario e ha sgambettato Forlì che indaga su ipotesi di riciclaggio, abusivismo bancario e finanziario, evasione fiscale, appropriazione indebita e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza.
Il 9 dicembre il giudice per la terza istanza penale della Repubblica di San Marino, Lamberto Emiliani – come ho scritto sul Sole-24 Ore del 13 dicembre 2009 – ha infatti riavvolto il nastro della rogatoria presentata il 10 agosto 2009 dalla Procura di Forlì titolare dell’inchiesta Varano, che ai primi di maggio ha portato all’arresto dei vertici della Cassa di Risparmio di San Marino e del gruppo italiano Delta, proprio con l’accusa che la prima (banca extracomunitaria) controllasse illecitamente il secondo. La terza istanza penale della Repubblica, nella sentenza sul caso Asset, si era espressa in maniera sostanzialmente opposta, affermando che non toccava a San Marino sindacare le tecniche di indagine delle procure italiane.
I pm forlivesi Fabio Di Vizio e Marco Forte hanno incassato un colpo destinato a rendere di fatto inutile la richiesta – scrissi sul Sole il 13 dicembre – nonostante il Commissario per la legge sammarinese, Rita Vannucci , il 21 ottobre l’avesse ammessa.

IL NO DI SAN MARINO

Vale la pena di riportare integralmente quell’articolo perché non tutti quelli che leggono il Sole leggono il mio blog ma, soprattutto, la Rete ha una vita “eterna” che la carta stampata non ha. Ed è giusto dunque che quanti più lettori sappiano e leggano.

Al via libera del Commissario Vannucci si è opposto il Procuratore del Fisco sammarinese, Roberto Cesarini, che si è rivolto alla “Consulta” sammarinese.
Quest’ultima – con una sentenza articolata in 24 pagine – si è esercitata in un esercizio di equilibrismo sul filo del diritto sammarinese. Ha dapprima respinto la seconda articolazione della richiesta di rogatoria, per la quale la Procura di Forlì avrebbe potuto direttamente ascoltare, in regime di segretezza, persone informate dei fatti. Il giudice per la terza istanza ha però concluso che la procedura eluderebbe garanzie individuali ineludibili, attuando un procedimento probatorio improprio, e sarebbe contraria a diritti di difesa riconosciuti da principi fondamentali dell’ordinamento sammarinese e garantiti da norme costituzionali e da leggi ordinarie.
Dopo aver sconfessato il Commissario Vannucci, che aveva autorizzato la procedura per tutte le ipotesi di reato riconoscendo per la prima volta la punibilità dei reati in ambo i Paesi, il giudice per la terza istanza è andato oltre, invitando Vannucci a concordare con i pm forlivesi l’eventuale ritorno alla prima procedura di rogatoria, sospesa per esperire la seconda, poi bocciata.
Qui la sentenza compie un capolavoro. In prima battuta infatti la Procura italiana aveva chiesto assistenza giudiziaria a San Marino per acquisire in copia tutta la documentazione necessaria. Per il diritto sammarinese, però, l’acquisizione di documentazione bancaria equivale a un sequestro e dunque obbliga non solo a fornire agli indagati (prima che ai Pm) la notizia, ma anche la presa visione degli atti richiesti.

Di fronte a questa procedura i Pm avevano risposto duramente: «Sussiste esigenza di assoluta riservatezza con riferimento a tutti i dati per i quali sono state domandate acquisizioni documentali nell’ambito della richiesta di assistenza giudiziaria, esigenza allo stato ostativa rispetto alla ostensibilità di essa (nelle sue diverse articolazioni) agli interessati ad eventuali reclami». Motivo per il quale questa prima modalità di rogatoria era stata sospesa e la Procura di Forlì, sperando in un miglior esito, aveva avviato la proposta di interrogare teste e indagati.

L’IMPOSSIBILE QUADRATURA DEL CERCHIO

Il cerchio – dunque – non può chiudersi, scrivevo sul mio giornale, in quanto la Procura non ha alcun interesse a chiedere atti che sarebbero mostrati innanzitutto agli indagati e a tutti coloro che potrebbero entrare successivamente nell’inchiesta, come a esempio i mafiosi e i prestanome delle mafie ai quali la Procura di Forlì sta dando la caccia. A maggior ragione dopo che – con una nota riservata inviata il 28 ottobre alla Procura nazionale antimafia – il Procuratore Piero Grasso è stato informato che un numero enorme di flussi finanziari sarebbe riconducibile a persone legate direttamente o indirettamente alla Camorra campana e alla ‘ndrangheta calabrese. Del resto la stessa rogatoria era stata spedita a San Marino d’intesa con la Procura antimafia che, alla luce degli ultimi sviluppi, non riesce a trattenere la rabbia per una decisione che di fatto rende inutili i passi di collaborazione fatti verso San Marino.

NUOVA ROGATORIA A SORPRESA

Questo è quanto scrissi.

E invece, a sorpresa, Di Vizio e Forte mi smentiscono e spediscono una nuova richiesta. Bella sorpresa!
La smentita, però, è apparente perché in realtà la nuova richiesta è dimezzata. Incredibilmente dimezzata.
Fuori dalla rogatoria resta infatti la parte più importante: quella che riguarda la possibilità di indagare sui reati di mafia e su conti e personaggi mafiosi. Nella rogatoria, insomma, restano solo gli altri “reati”, quelli che, nonostante l’importanza, potrei definire “bagatellari” rispetto a quelli che riguardano la pervasività della mafia nelle economie (poi vedremo di cosa si tratta).

Ma questo vuol dire che la Procura di Forlì si è arresa? Tutt’altro siori e siore. Vuol dire che le prove che sta assumendo e raccogliendo, prescindono dalla gentile concessione di San Marino.

Nella nuova richiesta di rogatoria, spedita a Rita Vannucci, fresca e riposata dopo un viaggio di piacere in Brasile, il tono dei due pm mette a nudo il vero scandalo sammarinese: la pervicacia di un segreto bancario che viene prima di ogni altra cosa.

AD OGNI MODO…

“…A ogni modo – si legge nella rogatoria-bis – anche in esito alla riunione di coordinamento (omissis..) tra la Procura di Forlì e la Procura nazionale antimafia, tenuto conto degli sviluppi investigativi intervenuti che riducono gli ambiti di necessaria assoluta riservatezza dell’azione investigativa, si chiede, pertanto, a codesta Autorità giudiziaria – qualora gli atti necessari allo scopo rientrino tra i poteri e le attribuzioni di codesta Autorità giudiziaria – di…”

E su quello e su altri omissis leggerete nel prossimo psto, fra qualche giorno

STRALCI DEL NUOVO TESTO DELLA ROGATORIA

E che cosa c’è dopo quei puntini di sospensione (si chiede pertanto di…)?

C’è la richiesta di quel che segue:

1) …accertare l’identità e la residenza anagrafica delle persone nominativamente indicate (omissis ma i nomi e i cognomi li ho gelosamente conservati nella cassaforte perché magari ne appare qualcuno nuovo e a sorpresa ndr) e accertare e acquisire la documentazione dalla quale risulti la data di assunzione dell’incarico o della carica assunto/indicata a fianco dei loro nomi;

2) acquisire in copia, ovvero in alternativa, sequestrare tutti i verbali dei Cda della Fondazione San Marino Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino-Sums, della Crrsm e della Carifin dall’1.1.2004 sino al 5.5.2009

3) acquisire in copia, ovvero in alternativa, sequestrare la documentazione integrale (dossier intero, necessariamente estratti di conto corrente, assegni versati ed emessi, distinte di versamento e prelevamento, altre contabili ecc.) relativa ad ogni tipo di rapporto bancario, finanziario e fiduciario intrattenuto con la Crrsm e con la Carifin dalle persone fisiche e giuridiche dappresso indicate, nel periodo dall’1.11.2004 al 5.5.2009 (i nomi e i cognomi, come sopra, li tengo gelosamente custoditi a prova di bomba ndr);

4) acclarare (omissis) l’identità anagrafica e la residenza dei reali fiducianti ovvero titolari effettivi dei conti, rapporti e delle posizioni fiduciarie intestati/e fiduciariamente a Carifin, accesi/in essere presso quest’ultima impresa, presso la Crrsm e presso Agata Fid (omissis); acquisire in copia, ovvero in alternativa, sequestrare la documentazione integrale pertinente tali rapporti/conti/posizioni fiduciarie (dossier intero, mandato fiduciario, estratti di conto corrente ovvero note riepilogative della movimentazione delle relative posizioni fiduciarie, degli assegni versati ed emessi, delle distinte di versamento e prelevamento, altre contabili ecc.) nel periodo dall’1.11.2004 al 5.5.2009;

5) acclarare (omissis) l’identità anagrafica e la residenza dei reali fiducianti ovvero titolari effettivi della posizione “conto terzi” (ammontante a circa 70 milioni di €) accesa a favore della Crrsm presso Eunice Sim, gestita secondo logica fiduciaria direttamente presso Crrsm, e della posizione dei titoli intestati ad Agata Fid (ammontante a circa € 98 milioni), con posizione accesa presso (omissis) ma con titoli subdepositati presso Crrsm e con pegno irregolare a favore di quest’ultimo istituto (come emerge dal rapporto della Vigilanza della Banca d’Italia in esito all’ispezione eseguita presso il gruppo Delta…omissis… e l’audizione del dott….omissis il…omissis…; acquisire in copia, ovvero in alternativa, sequestrare la documentazione integrale pertinente tali rapporti/ conti/posizioni bancarie, finanziarie e fiduciarie nel periodo dal 1.11.2004 al 5.5.2009;

6) accertare se …omissis…ovvero le persone o le imprese indicate…omissis… sia/no titolare/i di rapporti bancari, finanziari con Crrsm con Carifin; in caso positivo, acquisire in copia, ovvero in alternativa, sequestrare la documentazione integrale pertinente tali rapporti/ conti/posizioni bancari, finanziari e fiduciarie nel periodo dal 1.1.2004 al 5.5.2009;

7) accertare se i fiducianti di Agata Fid (persone o le imprese indicate…omissis…) siano titolari di rapporti bancari, finanziari con Crrsm e con Carifin aperti presso queste realtà sammarinesi, oltre a quanto indicato …omissis…; acquisire in copia, ovvero in alternativa, sequestrare la documentazione integrale pertinente tali rapporti/ conti/posizioni bancari, finanziari e fiduciarie nel periodo dal 1.11.2004 al 5.5.2009;

8) accertare se (seguono nomi di persone e società che ometto ma che sono nella solita cassaforte) siano titolari di rapporti bancari, finanziari con Crrsm e con Carifin; in caso positivo, acquisire in copia, ovvero in alternativa, sequestrare la documentazione integrale pertinente tali rapporti/ conti/posizioni bancari, finanziari e fiduciarie nel periodo dal 1.1.2004 al 5.5.2009

Bene cari amici italiani e sammarinesi. Finisco qui ma tra qualche giorno leggete il seguito, a partire da molti omissis. Perchè non è finita qui…ne leggerete delle belle sul fronte mafia & zone limitrofe.

Io, nel frattempo, leggerò gli insulti che i sammarinesi mi riverseranno…Tranquilli. Nella prossima puntata commenterò anche quelle. Ho le spalle enormi.

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Di Loredana Morandi (del 25/02/2010 @ 12:27:03, in Magistratura, linkato 1343 volte)
Consulta: rispettare i magistrati
Amirante: Delegittimare Corte è rischio



"Quando si delegittima un'istituzione, a lungo andare si delegittima lo stesso concetto di istituzione e, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in una massa amorfa". Questo il monito del presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, durante la sua relazione in occasione del tradizionale incontro d'inizio anno con la stampa. "Nelle nostre sentenze non c'è alcun disegno politico", ha aggiunto.

La frequenza delle controversie tra Stato e Regioni con il continuo ricorso alla Corte Costituzionale rappresentano "un contenzioso che nelle sue dimensioni presenta, di per se', un qualcosa di patologico". I ricorsi in via principale alla Consulta sono stati 110 nel 2009, un numero molto vicino a quello massimo di 116 raggiunto nel 2004, a fronte della inflessione che era stata registrata nel 2007 (52 ricorsi).

''Non credo - afferma Amirante - che i cittadini ritengano normale e proficua la frequenza delle controversie tra Stato e Regioni e il continuo intervento della Corte per definire i confini delle loro rispettive competenze legislative. Stampa e organi di garanzia, pur nell'ambito di attribuzioni e professionalita' diverse, si tengono a vicenda. Se e' vero che l'esistenza di una stampa libera e' presupposto di ogni liberta' e, quindi, della democrazia, e' anche vero che l'esistenza di organi di garanzia indipendenti e prestigiosi, consente ai giornalisti di svolgere il proprio lavoro con serenita'.

Si tratta se volete di ovvieta' ma - conclude - che e' opportuno ripetere, anche se nessuno pensa o puo' pensare di attentare alla liberta' di stampa''. Il ricorso alla delega legislativa, in alcuni casi necessaria ''quando si tratta di testi unici coordinati'' su materie tecnicamente complesse, e' ''diventato sempre piu' frequente''.

Francesco Amirante pone l'accento su una prassi che rischia di avere ricadute negative sul funzionamento della Corte, vale a dire l'intensificarsi di decreti correttivi emessi in concomitanza con l'entrata in vigore dei decreti legislativi. A questi ultimi, quindi, viene attribuito sin dall'inizio un ''carattere di provvisorieta'''. Ma, nonostante cio', i decreti legislativi sono impugnabili davanti alla Corte costituzionale entro 60 giorni dalle Regioni e, a seguire, il presidente della Corte dovra' fissare entro i successivi 90 giorni dal deposito la discussione dei ricorsi.

''Tutto cio' - rileva Amirante - prima che sia decorso il termine per l'eventuale emanazione dei decreti legislativi, correttivi dei primi, emessi in virtu' della stessa delega''. Il provvedimento correttivo, poi, e' frequente e richiede un nuovo esame della situazione. ''Tutto cio' - aggiunge il presidente della Consulta - spiega la frequenza, soltanto dopo tali tortuosi percorsi, di pronunce da parte della Corte di cessazione della materia del contendere o di estinzione del giudizio per espressa rinuncia al ricorso'': nel 2009 i casi di cessazione della materia del contendere sono stati 39 mentre quelli di estinzione del giudizio per rinuncia 12.

''Tale sistema - denuncia Amirante - provoca disfunzioni,ritardi e complessivi sprechi, che non sono in grado di quantificare, ma certamente di notevole entita'''. Il presidente della Corte ritiene dunque ''opportuno segnalare, in spirito di collaborazione, una situazione sulla quale possono intervenire le istituzioni che ne hanno il potere''.

TGCOM

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Di Loredana Morandi (del 25/02/2010 @ 12:06:37, in Sindacati Giustizia, linkato 1186 volte)
I lavoratori degli uffici giudiziari di Milano nella giornata di manifestazione dedicata all' "Informazione" hanno incontrato uno dei capi redattori del Corriere Sera in via Solferino.

Di seguito un ritaglio dell'articolo pubblicato a seguito dell'evento.


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Di Loredana Morandi (del 25/02/2010 @ 11:46:15, in Telestreet, linkato 2134 volte)



ASSALTO AL CIELO

beni comuni | democrazia partecipata | diritti | comunicazione

confronto pubblico
verso la costruzione dal basso di un canale comunitario
e no-profit sul digitale terrestre in Campania

sabato 6 marzo 2010 ore 16:00
Sala Gemito, Galleria Principe di Napoli

con il contributo di:
Nicola Angrisano insu^tv
Romolo Sticchi RAI3
Manolo Luppichini media activist
Mario Albanesi presidente CONNA
Maurizio Torti popolare tv milano

Per continuare a dare voce ai bisogni sociali e alla difesa dei beni comuni sul territorio, Insu^Tv vuole aprire un confronto, con tutti i soggetti interessati, per la creazione di un canale televisivo aperto ai contributi dei cittadini, comunitario e no-profit, nell'emittenza del digitale terrestre campano.

I processi di riappropriazione di bisogni e diritti sociali, così come la difesa dei beni comuni, sono sempre più minacciati nella conservazione di uno spazio pubblico nel quale sviluppare ed esprimere forme di democrazia partecipata. Contemporaneamente, la crisi della democrazia rappresentativa e il monopolio della comunicazione mainstream, nonché dei meccanismi di aggregazione del consenso e culturali in genere, va affrontata anche sul fronte della produzione di informazione indipendente e della rivendicazione di un ruolo attivo nei flussi massmediatici.
Grazie alle nuove piattaforme tecnologiche, oggi è possibile sviluppare forme di comunicazione dal basso per produrre e diffondere contenuti in maniera diretta e indipendente; tuttavia, se da un lato “Make your Media” ha consentito di realizzare potenzialità espressive un tempo inimmaginabili, dall’altro ha finito per essere quasi interamente assorbito da un certo numero di piattaforme egemoni, quali Youtube o facebook, consegnando così questo incalcolabile patrimonio di conoscenza e relazioni nelle mani di grandi holding commerciali.
InsuTv è un'esperienza di comunicazione dal basso nata a Napoli nel 2003, per rappresentare una voce alternativa nella narrazione del nostro territorio, nella difesa di diritti in materia di salute, ambiente, lavoro e saperi, nella lotta al razzismo e alla discriminazione.
La scelta della trasmissione televisiva consentiva un accesso a “bassa soglia”, in una città dove il “digital divide” rappresenta ancora un serio limite alla fruizione della comunicazione. L'integrazione con il lavoro territoriale e con altre piattaforme tecnologiche cercava di rimediare al carattere monodirezionale del mezzo televisivo.
Una navigazione a vista, pirata(*) e no-profit, che non è stata avara di difficoltà. Tuttavia una serie di compagni di strada e di esperienze, dal tg migranti a domenicaut, dalla video-narrazione dell’Onda studentesca al “Tempo delle arance” sul pogrom razzista di Rosarno, ci hanno confermato il senso di questa scommessa.
Grazie al lavoro di inchiesta e video-narrazione, abbiamo conosciuto e condiviso percorsi di molte realtà territoriali impegnate nella comunicazione indipendente. In particolare, l'auto-produzione del documentario “Una Montagna di Balle”, sulla cosiddetta “emergenza rifiuti” campana, ci ha mostrato tutte le potenzialità del processo di produzione collettiva e dal basso di contenuti, poiché in ogni sua fase si è cercato di interpretare il bisogno dei tanti comitati e cittadini di condividere e diffondere una narrazione alternativa di quella che è stata la lotta contro la devastazione ambientale e l’esproprio di democrazia perpetrato per anni in Campania.
Nello scorso autunno, il passaggio in Campania al digitale terrestre, a fronte della moltiplicazione dei canali televisivi disponibili, si presenta come una replica degli stessi processi della trasmissione analogica, confermando gli oligopoli di sempre, anche sul piano locale. Chi prima aveva un canale, oggi se ne ritrova almeno quattro, senza per questo ampliare l'offerta contenutistica in palinsesto, né il bacino di utenza. Alla luce di questo, continuare la nostra esperienza pirata ci sembra oggi marginale, poiché in gioco vi è l’accesso libero e condiviso alla piattaforma digitale.
Nel tentativo di continuare a rispondere alla domanda contenutistica fondata sulla libertà di espressione e di dare voce alle fasce sociali meno ascoltate – se non messe a tacere – dal media mainstream, ci sembra giunto il momento di avviare un confronto volto alla realizzazione di un canale civico e comunitario regionale, un progetto di broadcasting sostenibile, in grado di diffondere contenuti a bassa soglia di accessibilità e valorizzare le potenzialità espresse dallo scenario video-comunicativo locale.
Naturalmente, costruire dal basso un canale comunitario e no-profit è un percorso complesso sul piano dell’autofinanziamento, su quello editoriale, contenutistico e sociale, nonché nel coinvolgimento delle comunità territoriali.
Una prospettiva rispetto alla quale non abbiamo nessuna presunzione di autosufficenza. Siamo tuttavia certi di poter contribuire in maniera fattiva e di poter stimolare un dibattito costruttivo con tutti gli interlocutori interessati ad un progetto di comunicazione slegato da qualsiasi meccanismo propagandistico e di potere.
Invitiamo perciò tutti coloro che in qualsiasi modo sentono di poter essere “protagonisti attivi della loro narrazione”, comitati civici, movimenti, associazioni, operatori dell’informazione, piccoli editori e singoli cittadini, a prendere parte ad un confronto pubblico su questi temi sabato 6 marzo dalle ore 16.00 alle ore 20.00 presso la Sala Gemito di Napoli.


il convegno è promosso da:

insu^tv

(*) la parola "pirata" qui non significa affatto una coesione con le tematiche lucrative della famosa "baia", bensì le difficoltà oggettive dovute all'assenza di una regolamentazione che, superata la legge "dei Codici Postali", introduca efficacemente nell'Etere nostrano il nuovo mezzo di comunicazione costituito dalle Telestreet.
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Di Loredana Morandi (del 25/02/2010 @ 08:36:14, in Magistratura, linkato 1498 volte)
Una sentenza che costituisce un precedente eccellente anche per la lotta alla pedofilia in Rete. Al mondo solo Google consente sulla sua piattaforma di blog la redazione dei diari dei "pedofili",  ed ogni tipo di violazione della privacy. Li segue solo Facebook, il cui staff crede fermamente che l'Italia sia un paese del terzo mondo.
Un esempio concreto: il mio indirizzo è pubblicato da due blog pirata della piattaforma Google legati ad un circuito di scambio di materiale pedopornografico ben: 17 + 13 volte. Trenta volte in tutto, insieme ai nomi e alle foto della mia intera famiglia.

Tre dirigenti Google condannati
protesta dell'ambasciata Usa

di Luca Salvioli

 

Oscar MagiTre dirigenti di Google condannati per violazione della privacy a sei mesi di reclusione. Nessuna condanna per diffamazione. La sentenza del Tribunale di Milano si riferisce a un filmato pubblicato su Google video (un servizio poi integrato con YouTube, acquisito da Mountain View) nel 2006. Un minore affetto dalla sindrome di down veniva insultato e picchiato da quattro compagni di scuola dell'istituto tecnico Steiner di Torino, già condannati a un anno di messa in prova presso l'associazione cui è iscritta la vittima. Il ragazzo aggredito, invece, ha ritirato la costituzione a parte civile dopo un risarcimento.

Oggi si è concluso il primo grado e i legali dei dirigenti Google hanno già annunciato l'appello. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra novanta giorni. E' il primo procedimento penale a livello internazionale che vede imputati responsabili di Google per la pubblicazione di contenuti sul web: la sentenza era attesa e annunciata dai giornali di tutto il mondo. Il giudice Oscar Magi, lo stesso del caso Abu Omar, ha condannato David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italia e ora senior vice president, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italia e ora in pensione, e Peter Fleischer, responsabile delle strategie per la privacy per l'Europa di Google. È stato invece assolto Arvind Desikan, responsabile del progetto Google video per l'Europa, a cui veniva contestata la sola diffamazione. Per lo stesso motivo non hanno ottenuto risarcimenti le due parti civili costituite, ossia il comune di Milano (dove ha la sede legale Google Italia) e l'associazione «Vividown».

Google, in una nota, scrive: «Ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza». ll video venne girato nel maggio 2006, caricato su Google Video l'8 settembre e rimosso il 7 novembre. Google fa riferimento alla direttiva comunitaria sul commercio elettronico, ma il giudice ha contestato all'azienda il mancato controllo della pubblicazione del video portando a una «violazione della normativa italiana sulla privacy. Le sanzioni sono a carico dei titolari del trattamento dei dati, e dunque, in questo caso, Google» spiega Laura Turini, avvocato esperto di diritto industriale e della rete. L'azienda avrebbe dovuto chiedere l'interpello al Garante e, prima dell'upload del filmato, essere in possesso dell'informativa privacy.

Sulla sentenza è intervenuta anche l'ambasciata americana. «Siamo negativamente colpiti dalla decisione - ha detto, in una nota, l'ambasciatore americano a Roma, David Thorne, - non siamo d'accordo sul fatto che la responsabilità… preventiva dei contenuti caricati dagli utenti ricada sugli Internet service provider». Secondo l'ambasciatore la sentenza rischia di mettere a repentaglio la libertà di internet, ricordando che «il segretario di stato Hillary Clinton lo scorso 21 gennaio ha affermato con chiarezza che Internet libero è un diritto umano inalienabile che va tutelato nelle società libere. In tutte le nazioni è necessario prestare grande attenzione agli abusi; tuttavia, eventuale materiale offensivo non deve diventare una scusa per violare questo diritto fondamentale».

Il Sole 24 ore

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Google nel mirino della Ue, antitrust apre indagine 

Stop al Grande Fratello su YouTube

 
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Di Loredana Morandi (del 25/02/2010 @ 08:01:11, in Magistratura, linkato 1520 volte)
Ieri pomeriggio il dott. Bruti Liberati era a Roma per la presentazione del primo numero 2010 della rivista Italiani Europei, io purtroppo non sono andata ma ve ne consiglio senz'altro l'acquisto, per leggere il dossier sulla Giustizia, contenente anche gli articoli di Liberati e di Claudio Castelli.
Impossibile per chi conosce le questioni della Giustizia milanese non rilevare il tono passabilmente amabile dell'articolo che segue (Evviva!). Però i problemi a Milano sono gli stessi del resto d' Italia, basti pensare al 3x2 Pm per gli amministrativi del penale, mentre gli sforzi per i programmi di informatizzazione civile acquistano ora nuovo "respiro" con le notifiche via posta certificata. Vero che il Tribunale di Milano brilli nel firmamento giudiziario italiano per l'attivazione di una vera operazione di riciclaggio della carta in accordo con Amsa (Azienda Milanese Servizi Ambientali) e Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base Cellulosica) per il recupero di 50 tonnellate di carta e la fornitura di carta riciclata per 1 anno.  Un progetto ottimo, da copiare!, che si avvia forse alla temibile conclusione oppure al suo felice rinnovo? L.M.

Il pm: «Basta stampare, così salviamo l'Amazzonia»



Milano - Carta. Tanta carta. Milioni e milioni di fogli. Tonnellate di carta. Nell’epoca del computer, la giustizia viaggia ancora sulla vecchia cellulosa, con buona pace delle foreste amazzoniche, canadesi, slovene e svedesi. I progetti di informatizzazione ci sono, ma si scontrano con rigidità mentali e normative. Così ieri la Procura di Milano cerca di varare una piccola, semplice riforma che potrebbe tamponare uno dei tanti rivoli di questo gigantesco spreco. Neanche il rimedio ha niente di elettronico: si tratta solo di scrivere due paroline su una copertina. Ma l’importante è cominciare.
A lanciare la campagna giudiziario-ecologista è il procuratore aggiunto Edmondo Bruti Liberati, in gara per diventare il nuovo capo della Procura milanese, con una circolare singolarmente semiseria nei toni. Nella mail inviata a tutti i sostituti, Bruti scrive: «Mi capita come “aggiunto” di vistare mostruosi pacchi di richieste di archiviazione per procedimenti iscritti a carico di ignoti per assegni a vuoto (articoli 485 e 491 del codice penale). La richiesta di archiviazione è elegantemente formulata in un foglio apposito inserito nel fascicolo. Il gesto di aprire a uno a uno i fascicoli e apporre il mio visto sul foglio inserito nel fascicolo mi obbliga a una ginnastica molto salutare per le mani e gli arti superiori, ma...». Appunto, ma. Di qui quella che definisce una «modesta proposta». Si chiede il procuratore: «E se invece usassimo il riquadro prestampato sulla parte sinistra in basso delle copertine dei fascicoli “Ignoti”, aggiungendo a mano “no querela” (otto caratteri) o, per essere più eleganti, “manca querela” (undici caratteri)?».
«Molto inelegante di sicuro - ironizza Bruti Liberati - ma quanta carta, energia elettrica, inchiostri risparmiati! Sarebbe come adottare a distanza un piccolo pezzo di foresta amazzonica. Per la mia ginnastica posso in alternativa sollevare cento volte al giorno un codice commentato. Che ne dite»? L’invito è stato inoltrato da Bruti Liberati per conoscenza anche al vicecapo dei giudici preliminari, il suo vecchio amico (nonché collega di corrente, in Magistratura Democratica di cui sono entrambi soci fondatori) Claudio Castelli: «che è noto per il suo rigoroso e pignolo formalismo, ma anche per la sua sensibilità ecologica».
Battute a parte, il tema dell’inguaribile passione della giustizia italiana per la carta è da tempo all’attenzione dei vertici degli uffici giudiziari. Sono in corso una serie di progetti di informatizzazione delle procedure, ma si scontrano con resistenze di ogni genere. A Milano, per esempio, una serie di notifiche nel campo della giustizia civile d’ora in avanti avverranno solo tramite posta elettronica certificata. Mentre invece le notifiche agli avvocati penalisti continuano ad avvenire come cinquant’anni fa, con un documento cartaceo che viene consegnato manualmente nello studio del penalista.
Ancora più surreale quanto avviene per le ordinanze di custodia e le sentenze. Sia le sentenze che le ordinanze vengono scritte - ovviamente - ormai tutte al computer, ma devono poi venire stampate perché il deposito elettronico della sentenza o dell’ordinanza non è previsto da alcuna norma del codice di procedura penale. Così vengono stampate migliaia di pagine destinate a venire fotocopiate per ognuno degli arrestandi o dei condannati. Salvo poi venire scannerizzate e ritornare così allo stato originario. Certo, in questo modo viene fornito lavoro ai produttori di fotocopiatrici, ai fornitori di carta e di toner, eccetera eccetera. Ma all’Amazzonia chi ci pensa?

Il Giornale
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