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Quando il più famoso Ricattatore del tuo Paese dichiara che la Pedofilia non esiste, sappi che ha parlato per conto della Lobby.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 04/03/2010 @ 17:04:46, in Osservatorio Famiglia, linkato 1439 volte)
Delitto di Perugia: "Movente erotico
Amanda e Raffaele aiutarono Rudy Guede"


Rese note le motivazioni della sentenza che ha condannato Amanda Knox e Raffaele Sollecito rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Per i giudici è certa la violenza di gruppo

Perugia, 4 marzo 2010 - Sono state depositate le motivazioni della sentenza sull’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia il primo novembre del 2007, e per il quale sono stati condannati Amanda Knox e Raffaele Sollecito rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Le motivazioni sono racchiuse in un voluminoso fascicolo di 500 pagine.

CERTA LA VIOLENZA DI GRUPPO - Sulla certezza della violenza di gruppo su Meredith Kercher, seppur iniziata da Guede per ragioni prettamente sessuali, i giudici  scrivono che “non si riesce ad immaginare come una persona sola possa aver tolto i vestiti che Meredith indossava e usandole violenza che l’esito del tampone vaginale documenta, possa averle cagionate le ecchimosi e le ferite che risultano e sopra ricordate e le abbia altresì tolta la felpa, alzata la maglia, forzato i gancetti del reggiseno che veniva poi strappato e tagliato”. Per i magistrati la prova della violenza di gruppo è rappresentata anche dalla posizione delle ferite dei coltelli sul collo della ragazza.

OMICIDIO NON PROGRAMMATO - “I fatti risultano essere stati realizzati in forza di contingenza meramente casuali”, scrivono ancora i giudici. E’ stato escluso dunque che gli assassini abbiano programmato l’omicidio.
Il tutto è stato compiuto “senza alcuna programmazione, senza alcuna animosità o sentimento rancoroso contro la vittima, che in qualche modo possano essere visti quale preparazione-predisposizione al crimine”.
In ogni caso, il quadro emerso dalle indagini “comporta come esito necessario e strettamente consequenziale l’attribuzione dei fatti reato ipotizzati a entrambi gli imputati” e la fotografia di quanto accaduto risulta essere un “quadro complessivo e unitario, senza vuoti e incongruenze”, scrivono i giudici di Perugia.

AMANDA E RAFFAELE AIUTARONO RUDY -  L’azione delittuosa materiale, ovvero la violenza sessuale, i magistrati la attribuiscono a Rudy Guede, che è stato aiutato da Amanda Knox e Raffaele Sollecito resi fragili dalla droga assunta. “Amanda e Raffaele - scrivono i giudici - parteciparono attivamente all’azione delittuosa di Rudy finalizzata a vincere la resistenza di Meredith, a soggiogare la volontà e consentire a Rudy di sfogare i propri impulsi lussuriosi”.
Scrivono ancora i magistrati nelle motivazioni della sentenza: “La prospettiva di aiutare Rudy nel proposito di soggiogare Meredith per abusarne sessualmente, poteva apparire come un eccitante particolare che, pur non previsto, andava sperimentato”.

IL MOVENTE -  L’omicidio di Meredith Kercher sarebbe avvenuto per via del movente erotico-violento. “Il movente - scrivono i magistrati perugini - quindi di natura erotica sessuale violento che, originatosi dalla scelta del male operata da Rudi, trovò la collaborazione attiva di Amanda e Raffaele. Che tale partecipazione, attiva e violenta, abbia coinvolto anche gli attuali imputati in concorso con Rudi deriva da quanto si è osservato parlando delle lesioni subite da Meredith, dall’esito delle indagini genetiche, dalle impronte di piede nudo rinvenute in varie parti della casa”.

Quotidiano.net

Vedi anche l'area Multimedia:

Le immagini della ricostruzione in 3D del delitto di Meredith  

Le immagini del proceso Kercher

Processo per l'omicidio di Meredith

Delitto Kercher, le fasi conclusive

Le battute finali del processo per il delitto Kercher

Omicidio Meredith, condannati Amanda e Raffaele

Knox, Clinton: "Ascoltero' chi dubita del verdetto"

Delitto Meredith: il processo d'appello per Rudy

Le immagini del processo a Rudy Guede
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Di Loredana Morandi (del 04/03/2010 @ 10:38:37, in Sindacato, linkato 1684 volte)

La conferenza stampa degli arresti per l'operazione Sniper trasmessa via Youtube da C6 Tv.


Dalle news 24H del Sole 24ore

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 03 mar - Le persone raggiunte da provvedimento di custodia cautelare in carcere, firmato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, Chiara Valori, sono Alessandro Bon, considerato uno degli artefici dell'organizzazione, titolare della societa' Antares srl, Arnaldo La Scala, titolare insieme a Bon della Antares, Danila , compagna di Bon e titolare della Stucco , l'avvocato torinese Raffaele Patriarca Rossi, Gugliemo Savi, titolare della societa' di e sicurezza Sirio srl, e i due cittadini iraniani Nejad Hamid Masoumi, in Italia come giornalista (prima dipendente della Iranian Air) ma da anni sospettato di far parte dei servizi iraniani, e Ali Damirchiloo, apparentemente non occupato in alcuna attivita' lavorativa. Sono latitanti, invece, perche' residenti in Iran, Bakhtiyari Homayoun e Amir Reza Hakimi. Oltre agli arresti sono state disposte anche una ventina di perquisizioni in tutta Italia, in particolare a un altro cittadino iraniano residente in Italia. Le indagini della procura di Milano hanno accertato che gli indagati tratti in arresto hanno cercato di esportare in Iran mille di puntamento (del valore unitario di circa 2mila euro) che vengono utilizzati per i fucili dei cecchini prodotti in Germania dalla Schmidt und Bender. Di questa partita e' stato appurato che circa 150 prodotti sono gia' arrivati in Iran, mentre 200 sono stati sequestrati in Romania e 100 all'aeroporto londinese di Heatrow. Sono stati trovati anche altri prodotti: materiale d'armamento e materiale "dual use" (ovvero che puo' avere uso sia civile che militare, ma in questo caso la destinazione finale sarebbe stata militare), come giubbotti antiproiettile per sommozzatori. Inoltre, con gli arresti sono state bloccate trattative per la vendita in Iran di nove elicotteri attualmente fermi in Mali (Africa), proiettili Ied e Squib (traccianti) prodotti in Bulgaria e in alcuni Paesi dell'ex , materiale chimico esplodente (una miscela di Zir conio e Nichel) per qualche quintale e anche una partita di paracadute. Fla- (RADIOCOR) 03-03-10 14:48:25 (0222) 5 NNNN
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 03 mar - Le indagini, partite nel giugno 2009 e che si sono avvalse di otto mesi di intercettazioni telefoniche, hanno permesso di verificare attivita' illecita dal 2007 a . Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, i cittadini iraniani contattavano quelli italiani richiedendo vario tipo di materiale militare e loro, grazie soprattutto ai contatti con l'industria del settore dovuti al precedente lavoro di Bon per una societa' di armamenti, reperivano quanto richiesto e attraverso le societa' di cui erano titolari lo acquistavano e lo facevano partire verso l'Iran attraverso passaggi in diversi Paesi (per esempio Romania, , Svizzera e Dubai), nei quali questi venivano rispediti attraverso altre societa' che avevano il compito di schermarne la provenienza. L'indagine e' iniziata proprio dal sequestro di 200 puntatori ottici da parte delle autorita' doganali della Romania che hanno chiesto accertamenti all'Italia, in quanto la societa' che li aveva spediti era italiana. Inoltre, un analogo sequestro e' stato effettuato a , dove e' in corso un processo a una persona considerata appartenente all'organizzazione scoperta in Italia, le cui dichiarazioni sono state utili all'inchiesta della procura di Milano. I pagamenti alle societa' italiane venivano effettuati su conti esteri (spesso nei Paesi usati per il passaggio del materiale diretto in Iran) e non partivano mai da conti iraniani, ma veniva usata spesso come tramite Dubai. In alcune intercettazioni telefoniche, proprio a tal proposito, sarebbe stata fatta espressa raccomandazione di non far partire i pagamenti dall'Iran. La pericolosita' del materiale sequestrato, anche se non propriamente bellico, sarebbe stato riscontrato anche nel fatto che un puntatore ottico uguale a quelli spediti in Iran era stato ritrovato nel 2006 a Bashra in Iraq dall'esercito inglese in un covo di forze irregolari irachene. Per quanto riguarda il coinvolgimento del negli ordini fatti alle societa' italiane, questo sarebbe emerso dalle intercettazioni telefoniche: i cittadini iraniani arrestati dicevano di avere pressioni dall'Iran per far arrivare i puntatori ottici, soprattutto quando viene sequestrato del materiale in Romania, e potrebbe trovare riscontro anche in alcuni frequenti viaggi nel Paese fatti dall'avvocato Patriarca Rossi, il quale riferisce di aver avuto incontri con diversi esponenti militari. Fla- (RADIOCOR) 03-03-10 14:49:10 (0223) 5 NNNN
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Di Loredana Morandi (del 04/03/2010 @ 07:52:52, in Sindacato, linkato 1421 volte)

Intervista ad Hamid Masoumi Nejad
Islamic Republic of Iran Broadcasting



Questa intervista girata da Pandora Tv e ripresa da ANSA illustra perfettamente il pensiero e i modi cortesi e colti di Hamid Masoumi Nejad, giornalista e direttore dell'Islamic Republic of Iran Broadcasting arrestato ieri nel corso dell'Operazione Sniper.


La pubblico per completezza di informazione.




Di seguito un articoletto di Vincenzo Nigro, che condivido in parte e non del tutto, soprattutto conoscendo l'Armando Spataro "pensiero" ed intuendone i tratti.
Verissimo, che i giornalisti dovrebbero far miglior opera di informazione e dello strumento che usano. Attendo infatti anche io una dichiarazione della FNSI.

I mestieri del giornalista

Un giornalista iraniano è stato arrestato perchè accusato di essere coinvolto in un traffico d’armi. E’ una notizia che dovrebbe far scattare un altissimo interesse non solo fra tutti i giornalisti italiani che lavorano all’estero, ma anche fra le ditte italiane che hanno funzionari in giro per il mondo. Per non parlare della preoccupazione che dovrebbe riguardare tutte le istituzioni dello Stato coinvolte nella sua politica estera.

Hamid Masoumi-nejad è il corrispondente da Roma della prima rete della tv iraniana: tutti i giornalisti che seguono la carovana della stampa straniera in Italia lo conoscono benissimo, apprezzano il suo attivismo frenetico, il suo lavoro incessante. Il presidente dell’Associazione Stampa estera, l’israeliano Yossi Bar, ne parla tutto sommato bene, come di un collega “laborioso, molto attivo, sempre presente a tutte le conferenze stampa”. Poi non mette la mano sul fuoco per l’iraniano, come non puo’ mettercela nessuno, anche se la letteratura sulle richieste che i governi di mezzo mondo fanno ai loro cittadini in giro per il mondo è a dir poco variopinta.

Se al mestiere di giornalista Masoumi avesse affiancato un secondo lavoro capace di arrecare serio danno allo Stato italiano speriamo di poterlo sapere con sicurezza molto presto. In altri casi però, anche in Italia, giornalisti o funzionari vari che facevano un secondo lavoro non venivano arrestati, ma semplicemente presi in consegna dai servizi di sicurezza nazionali che li facevano rientrare in patria per interrompere la loro attività criminale.

Diciamolo chiaramente: la scelta dell’arresto espone gli italiani nel Medio Oriente a rischi assai seri, che qualcuno a Roma o Milano dovrebbe valutare per poi metterli in relazione ai presunti crimini che hanno portato all’arresto di Hamid Masoumi.

Forse è ingenuo, forse è un’utopia. Ma nelle prossime ore gli investigatori, i magistrati, i servizi di sicurezza, il ministero degli Esteri e la stessa Presidenza del Consiglio dovrebbero ragionare del caso insieme. Le accuse devono essere chiarite e l’urgenza del suo arresto deve essere confermata. Ma tutta questa partita deve essere giocata avendo come riferimento il quadro degli interessi e della sicurezza nazionale, non quello dell’importanza o meno dello strumento delle intercettazioni. Per questo tema i magistrati italiani devono affidarsi al Parlamento e agli elettori che lo esprimono. Per il resto devono confrontarsi con l’esperienza delle altre istituzioni dello Stato, prima fra tutte la Farnesina.

da WebDiplomazia di Vincenzo Nigro
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/hamid_masoumi_nejad.jpg

Conosco la professionalità di Hamid Masoumi Nejad, direttore dell'Islamic Republic of Iran Broadcasting, da almeno un decennio e sono stata oggetto della sua squisita cortesia in occasione del mio studio sulla "Porta Santa" di Rivodutri, quando mi rivolsi all'Istituto di Cultura Iraniano per le foto dei templi di Persepolis. Nel corso del 2009 è stato mio graditissimo ospite in occasione dell'incontro con il giurista internazionale Gilles Devers, alla conferenza sui crimini di guerra a Gaza.
Gran parte degli articoli sono pubblicati in Milano, a seguito della conferenza stampa in Procura. Si tratta di giornalisti che evidentemente non conoscono bene Masoumi, oppure non avrebbero scritto parole tanto dure nei suoi confronti.
Io credo che, nonostante le fatiche e le preoccupazioni dell'arresto, il giornalista che in Italia ha moglie e figli sia "sereno" nell'aspettativa di incontrare la magistratura milanese. Non può non esserlo per la rigorosa rettitudine che fa di Armando Spataro il più apprezzato pubblico ministero italiano e per come egli ha "difeso" il diritto di Abu Omar, l'imam rapito in Italia. Già nell'incontro con il Gip (non ho idea di chi sia) Masoumi avrà agio di chiarire la propria posizione.
Piuttosto mi chiedo, anche oltre agli accordi bilaterali Italia Romania, come mai le autorità rumene e quelle italiane di frontiera hanno potuto vedere il traffico di armi diretto verso l'Iran e non  vedono le centinaia di baby prostitute rumene e le armi per le mafie autoctone nostrane, che entrano in Italia un giorno si e uno no. Per dire il vero non c'è bisogno della sfera di cristallo o dell'ottica complottistica. E' così, senza se e senza ma.
Masoumi era un giornalista che poteva dar fastidio, perché rappresentava in Italia il lato colto e nobile del popolo iraniano, ed è facile colpire una persona così in vista. Soprattutto Masoumi è il rappresentante della televisione di Stato iraniana e, anche per contratto, è stato pronto a cogliere anche il più piccolo "sorriso" rivolto verso il suo Paese tra la gente. Ancor prima di scrivere la parola "Mossad" è giusto dire, che ben consapevole del ruolo svolto in Italia quel giornalista non avrebbe fatto alcun passo falso onde non invalidare il lavoro anche politico di anni.
Basti dire che è a lui e solo a lui, che si sarebbero rivolti  i pacifisti in caso di attacco  israeliano unilaterale all'Iran. Così la mia più affettuosa solidarietà al giornalista Masoumi Nejad e un fiducioso augurio di buon lavoro al Dott. Spataro.

Loredana Morandi

DUE IRANIANI SONO LATITANTI. IL SOSPETTO è CHE IL MATERIALE SERVISSE AL TERRORISMO

Traffico d'armi verso l'Iran, 7 arresti:
5 italiani e due agenti segreti di Teheran

Blitz della Guardia di Finanza di Milano. Al centro una coppia titolare della società Antares, di Varese

MILANO - Mega blitz contro il traffico d'armi della Guardia di Finanza di Milano: sette gli arresti per il reato di associazione a delinquere finalizzata all'illecita esportazione verso l'Iran di armi e sistemi militari di armamento, in violazione del vigente embargo internazionale, con l’aggravante della transnazionalità. Lo ha reso noto, a una conferenza stampa mercoledì mattina a Milano, il procuratore antiterrorismo della Procura Armando Spataro. Anche se non è contestata l'aggravante del terrorismo, è fondato il sospetto degli investigatori, e dei servizi segreti che hanno collaborato all indagine della procura di Milano, che il materiale «dual use» e militare sequestrato nell'ambito dell'operazione «Sniper» potesse essere destinato, una volta in Iran, ad alimentare i canali del terrorismo internazionale. «Per il momento l'Iran non ha nulla da dire», ha commentato un vice capo del dipartimento per i media del ministero degli Esteri iraniano rispondendo alle domande sugli arresti.

IL «GIORNALISTA» IRANIANO - Tra i 7 arrestati, su 9 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Milano nell'ambito dell'operazione conclusa mercoledì su un traffico di armi e materiale «dual use» (materiale civile convertibile in militare), vi sono anche due presunti appartenenti ai servizi di sicurezza iraniani. Il primo è Nejad Hamid Masoumi, 51 anni, che era accreditato come giornalista presso la sala stampa estera a Roma dove è stato arrestato dalla Guardia di Finanza. L'altro presunto 007 iraniano è stato arrestato a Torino. Si chiama Ali Damirchiloo, di 55 anni. Sono latitanti un altro iraniano, Hamir Reza, e Bakhtiyari Homayoun, di 47 anni.

IL CAPO DELL'ORGANIZZAZIONE - Alessandro Bon, 43 anni, originario di Vittorio Veneto, residente a Monza, è ritenuto dagli investigatori il promotore dell'organizzazione. Ex dipendente della «Beretta», aveva costituito la società Antares Srl, con sede a Varese: secondo l'indagine, gli serviva a schermare i traffici. Arrestati anche la sua compagna, Danila Maffei di 40 anni, titolare della «Stucco Venice Srl», un socio, Arnaldo La Scala di 45 anni, nonché un avvocato di Torino, Raffaele Rossi Patriarca, che secondo l'inchiesta si era recato in Iran a contattare ufficiali dell'esercito per la compravendita degli armamenti. Un altro arrestato è Guglielmo Savi, 56 anni, titolare della società vicentina di telecomunicazioni «Sirio Srl» e della «Dinamics» in Romania.

LA SCOPERTA - L’operazione, denominata «Sniper» («Cecchino»), ha preso il via dai chiarimenti di carattere amministrativo e daziario chiesti alle autorità italiane da parte delle autorità della Romania su una commessa di 200 puntatori ottici (apparecchi ottici di precisione destinati al puntamento per fucili da guerra) in transito a Bucarest e destinati, tramite incroci internazionali che coinvolgevano Dubai, a Teheran. Secondo gli investigatori, attraverso la società Antares Srl, Bon aveva venduto e stava trattando per altri apparecchi, mille in tutto. Un'altra fornitura di puntatori laser - 100 pezzi - venne sequestrata anche in Inghilterra. Da questa operazione, fatta nell'aeroporto inglese di Heathrow, scaturì un arresto di un cittadino inglese da parte dell'ufficio dogane. Una sua deposizione e la sua testimonianza sarebbero state decisive per dare impulso alle indagini italiane e alla scoperta della rete import-export che si avvaleva di due contatti iraniani in Italia, due presunti appartenenti ai servizi di sicurezza.

LE ARMI E LE ATTREZZATURE - L’intervento della finanza ha consentito anche di bloccare i preparativi relativi all’esportazione in Iran di un ingente quantitativo di proiettili traccianti, di esplosivi provenienti dall'Est Europa e una miscela di materiale chimico, altamente infiammabile e ad alto contenuto di energia termochimica usata nel settore militare come munizionamento, innesco esplosivo o per bombe incendiarie. C'erano anche paracaduti, un elicottero, caschi da aviatore, giubbotti autorespiratori da immersione (120) destinati a armamenti militari. L'indagine non è stata facile, anche perché molte delle apparecchiature esportate possono avere anche un utilizzo non militare; grazie alle intercettazioni è stato però possibile capire a che cosa erano destinati, per esempio, gli apparecchi ottici di precisione.

LE INTERCETTAZIONI - «Questa indagine non sarebbe stata possibile e non sarebbe stato possibile effettuare gli arresti se fosse già entrato in vigore il ddl intercettazioni approvato da un ramo del Parlamento che è ora in discussione al Senato. Voglio invitare perciò ad una riflessione il legislatore», ha commentato il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro durante la conferenza stampa. «Sono state intercettate anche comunicazioni via e-mail, sms - ha spiegato Spataro -. Tutta questa indagine è stata portata avanti dal giugno 2009 sino a ieri, insomma un'attività che si è protratta per circa otto mesi. I reati contestati non consentirebbero oggi, secondo il nuovo ddl in discussione, la possibilità di effettuare intercettazioni per il periodo da noi impiegato». Spataro ha anche sottolineato la collaborazione con la polizia giudiziaria (in questo caso il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, ma un contributo fondamentale all'indagine è stato fornito dall'Aise, i servizi di sicurezza) e ha sottolineato la funzione fondamentale dei rapporti tra polizia giudiziaria e pubblico ministero.

Redazione online Corriere Sera Milano
03 marzo 2010

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Reuters Italia - ‎15 ore fa‎
MILANO (Reuters) - Nove persone di nazionalità italiana e iraniana sono state raggiunte da ordinanze di custodia cautelare oggi per traffico d'armi verso ...

TRAFFICO DI ARMI CON IRAN

Leggo Online - ‎10 ore fa‎
Nel corso della notte la Guardia di Finanza di Milano ha dato esecuzione a nove ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di cittadini ...

Traffico d'armi verso l'Iran 9 arresti a Milano

City - ‎18 ore fa‎
Quattro degli arrestati sono presunti membri dei servizi segreti iraniani. In vendita armi e sistemi di puntamento La Guardia di Finanza ha annunciato oggi ...

Traffico d'armi Italia-Iran: nove arresti a Milano

Avvenire.it - ‎22 ore fa‎
La Guardia di Finanza ha annunciato oggi l'arresto di nove persone, tra cui quattro presunti membri dei servizi segreti iraniani, accusate di un traffico di ...

English

Italian police arrest alleged arms smugglers

ABC Online - ‎5 ore fa‎
Italian police have arrested seven people on suspicion of smuggling arms to Iran in breach of a UN embargo. The two Iranians and five Italians were ...

Italian police smash 'Iran weapons smuggling gang'

Telegraph.co.uk - ‎10 ore fa‎
Italian police claim to have broken a European arms smuggling ring which was providing weapons to Iran in violation of international sanctions. ...

Italy Cracks Suspected Iranian Arms Smuggling Ring

Voice of America - ‎6 ore fa‎
Photo: AP Seven people were arrested in Italy Wednesday on suspicion of trafficking arms to Iran, despite an international arms embargo against Tehran. ...

Italy arrests Iran weapons smugglers as nuclear pressure builds

Christian Science Monitor - ‎11 ore fa‎
Italy said Wednesday it arrested seven alleged Iran weapons smugglers and charged that some are Iranian intelligence agents. The move comes as momentum ...

Italy Accuses 7 of Arms Sales to Iran

New York Times - ‎11 ore fa‎
By THE NEW YORK TIMES ROME — Seven people accused of selling arms to Iran via several countries in Europe have been arrested in Italy, the police in Milan ...

Iranian spies arrested in Italy

Financial Times - ‎13 ore fa‎
By Vincent Boland in Milan Two members of the Iranian secret service were among seven people arrested in early-morning raids across Italy on Wednesday as ...

Italy: Arrests over Iranian arms trafficking

CNN - ‎13 ore fa‎
Rome, Italy (CNN) -- Authorities arrested seven people and issued warrants for two more suspected of arms trafficking to Iran, Italian police said Wednesday ...

Italian police arrest 7 in Iran arms trade

eTaiwan News - ‎14 ore fa‎
AP Italian police have arrested two Iranians and five Italians who were selling arms and explosives to Iran in defiance of an international embargo, ...

Seven arrested in Iranian weapon smuggling plot

Telegraph.co.uk - ‎15 ore fa‎
Italian police have arrested seven people, including alleged Iranian secret service agents, on suspicion of supplying military equipment to Tehran in ...

Iranian 'spies' held in Italian arms trafficking operation

Times Online - ‎16 ore fa‎
Five Italians and two Iranians were arrested yesterday on suspicion of trafficking arms and explosives to Iran, in breach of an international embargo. ...

Italy Breaks Up Gang Believed to Be Funneling Weapons to Iran

BusinessWeek - ‎17 ore fa‎
By Flavia Krause-Jackson and Dan Liefgreen March 3 (Bloomberg) -- Italian authorities broke up a gang they believe sold weapons to Iran, issuing warrants ...

2 Iranians, 5 Italians arrested for suspected arms smuggling to Iran

Herald Sun - ‎17 ore fa‎
TWO Iranians and five Italians have been arrested in Italy on suspicion of trafficking arms to Iran in violation of international sanctions. ...

Italy arrests 'Iran arms smugglers'

Aljazeera.net - ‎17 ore fa‎
Seven people have been arrested in Italy on suspicion of trafficking weapons to Iran, despite an international ban on trading arms with the Islamic Republic ...

Alleged Iranian spies in Italian arms trading arrest

The Guardian - ‎19 ore fa‎
The Italian prime minister, Silvio Berlusconi, has called for tougher sanctions to force Iran to curb its nuclear programme. ...

International probe cracks Iran arms smuggling ring

Reuters - ‎21 ore fa‎
A Guardia di Finanza officer holds a rifle scope, which was confiscated during the arrest of suspected arms traffickers, at a news conference at the Guardia ...

Italian police seek 9 suspects in Iran arms trade

Boston Herald - ‎21 ore fa‎
By AP MILAN — Police in Milan say nine arrest warrants have been issued for suspected arms trafficking to Iran in defiance of the international embargo. ...

IRAN GUN RING HELD

Daily Star - ‎5 ore fa‎
By Daily Star Reporter BRITISH police and intelligence officials have helped to smash a gang smuggling military equipment to Iran via Italy. ...

Two Iranian spies arrested in Italy as police smash arms-smuggling ring

Scotsman - ‎5 ore fa‎
By Nick Pisa ITALIAN and British intelligence officials have smashed an arms trafficking ring that was exporting military equipment to Iran. ...

Arms trafficking to Iran, discovered by Romanian customs police

HotNews.co - ‎8 ore fa‎
A Romanian customs control lead to the discovery of a arms trafficking network to Iran, French daily Le Monde reads. It all started after a Romanian customs ...

Italy arrests Iranians as “spies”

euronews - ‎10 ore fa‎
Five Italians and two Iranians police believe are members of the secret service have been arrested in Italy. One is the Rome correspondent of Iranian TV. ...

Weapons' smugglers are arrested in Italy

Ukrainian Globalist - ‎11 ore fa‎
Italian border police arrested seven persons in suspicion of illegal transportation of weapons to Iran. The names of arrested are covered but it is known ...

Italian Police Arrest Seven on Suspicion of Trafficking Arms to Iran

TransWorldNews (press release) - ‎14 ore fa‎
An investigation carried out by Italy's anti-terror unit has led to the arrest of two Iranians and five Italians who are suspected of trafficking weapons to ...

Italy says arrests Iranian spies

euronews - ‎16 ore fa‎
Italian police have made a series of arrests in Milan, Rome and Turin of Italian and Iranian nationals suspected of illegal arms trading. ...

9 Held In Italy For Arms Trafficking To Iran

RTT News - ‎18 ore fa‎
(RTTNews) - Nine people, including Italians and Iranians, have been arrested in raids in Italy on suspected involvement in smuggling weapons to Iran. ...

Italy: Police arrest nine suspected Iranian arms traffickers

Adnkronos International English - ‎19 ore fa‎
Milan, 23 March (AKI) - Italian police have arrested nine people suspected of trafficking arms to Iran. Iranian secret service agents were allegedly among ...

Italians arrest suspects on charges of Iranian weapons smuggling

Earthtimes (press release) - ‎20 ore fa‎
By : dpa Milan, Italy - Italian police Wednesday carried out raids on suspects allegedly involved in smuggling weapons to Iran, Italian media reported. ...

Italian Police Arrest Iranian 'Spies'

FOXNews - ‎4 ore fa‎
Italian police have arrested five Italians and two suspected Iranian secret agents on suspicion of illegally trafficking arms and explosives to Iran through ...

Italy arrests seven for 'smuggling arms' to Iran

AFP - ‎18 ore fa‎
MILAN, Italy — Two Iranians and five Italians were arrested on Wednesday in Italy on suspicion of trafficking arms to Iran in violation of international ...

Italy makes arrests for arms trafficking to Iran

Reuters India - ‎20 ore fa‎
MILAN (Reuters) - Nine people, including some believed to belong to the Iranian secret services, have been arrested on suspicion of arms trafficking to Iran ...

'Iran arms runners' held in Italy

BBC News - ‎20 ore fa‎
Two Iranians and five Italians have been arrested by Italian police on suspicion of trafficking arms to Iran, anti-terror police say. ...

'Iran arms runners' held in Italy

Daily News (blog) - ‎17 ore fa‎
Nine people have been arrested by Italian border police on suspicion of trafficking arms to Iran. Both Italians and Iranians had been arrested, ...

Italy arrests 9 people on weapons trafficking to Iran

Iran Focus - ‎18 ore fa‎
By Flavia Krause-Jackson and Dan Liefgreen March 3 (Bloomberg) -- Italy's Finance Police said it arrested five Italians and four suspected Iranian agents on ...
Español

Desmantelan en Italia una red que vendía armas a Irán

La Razón - ‎3 ore fa‎
roma- El régimen iraní obtenía armamento desde Italia, evadiendo el embargo internacional en vigor, a través de una red desmantelada ayer por las fuerzas de ...

Italia: detienen "traficantes de armas a Irán"

BBC Mundo - ‎9 ore fa‎
Dos iraníes y cinco italianos fueron detenidos este miércoles en Italia por tráfico de armas a Irán, según informó la policía antiterrorista. ...

Investigación internacional desarticula red tráfico armas a Irán

Reuters América Latina - ‎10 ore fa‎
MILAN, Italia (Reuters) - Italia arrestó a siete personas bajo sospecha de traficar armas a Irán, dos ciudadanos de ese país que se cree serían agentes ...

Detenidos dos iraníes y cinco italianos por tráfico de armas a Irán

AFP - ‎13 ore fa‎
MILÁN, Italia — Dos iraníes y cinco italianos fueron detenidos este miércoles en Italia por exportación ilegal de armas hacia Irán, lo que constituye una ...

Desarticulan en Italia red que traficaba armas en Irán

El Financiero (México) - ‎15 ore fa‎
Roma, 3 de marzo.- La guardia de finanzas italiana confirmó hoy el arresto de siete personas, incluidos dos presuntos miembros de los servicios secretos de ...

Al menos nueve detenidos en Italia por tráfico de armas hacia Irán

Europa Press - ‎19 ore fa‎
Al menos nueve personas, entre las que habría presuntos miembros de los servicios secretos iraníes, han sido detenidas este miércoles en Italia por tráfico ...

Nueve detenidos en Italia por tráfico de armas a Irán

Swissinfo - ‎20 ore fa‎
MILÁN, Italia (Reuters) - Nueve personas, entre ellas algunas que se sospecha pertenecen a los servicios secretos iraníes, han sido arrestadas bajo sospecha ...

Siete detenidos al ser desarticulada una red de tráfico de armas a ...

La Opinión de Zamora - ‎55 minuti fa‎
ROMA / TEHERÁN, AGENCIAS La Policía italiana detuvo ayer a siete personas, cinco de ellas de nacionalidad italiana y dos de nacionalidad iraní, ...

La policía italiana desmantela una red de tráfico de armas a Irán

euronews - ‎10 ore fa‎
Hay siete detenidos, cinco italianos y dos iraníes, y otras dos personas en busca y captura. Uno de los promotores de esta red fue empleado de la fábrica de ...

Golpe policial en Italia contra una red de tráfico de armas a Irán

euronews - ‎17 ore fa‎
Hay 7 arrestados, la mayoría italianos, aunque también dos iraníes que podrían pertenecer al servicio secreto de su país. Otras dos personas están en busca ...

Contrabando de armas hacia Irán: 7 detenidos

Radio Nederland - ‎17 ore fa‎
Siete personas fueron detenidas en la ciudad italiana de Milán bajo sospecha de tráfico de armas hacia Irán. Entre los sospechosos hay 5 italianos y 2 ...

Français

Un trafic d'armes vers l'Iran démantelé en Italie

24 heures - ‎5 ore fa‎
L'un d'eux, Nejad Hamid Masoumi, est accrédité à la presse étrangère à Rome comme journaliste de la télévision iranienne. Toujours d'après le procureur ...

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Di Loredana Morandi (del 04/03/2010 @ 05:36:51, in Osservatorio Famiglia, linkato 1396 volte)
All'epoca dei fatti era molto giovane, oggi è un giovane disadattato che ha conosciuto il carcere, speriamo che la società intorno a lui non provochi altri impatti mortali...

Massacro di Novi, Omar è libero: voglio stare tranquillo

Il tribunale di sorveglianza concede 45 giorni di liberta' anticipata

03 marzo, 23:51
(dell'inviato ANSA Alessandro Galavotti)

ALESSANDRIA - Il carcere è alle spalle. E questa volta, a differenza dei permessi-lavoro degli ultimi due mesi, è per sempre. A 9  anni dal massacro di Novi Ligure Omar Favaro, il ragazzino che aiutò la fidanzatina Erika De Nardo a uccidere la madre e il  fratellino di lei, è tornato libero. E ora vuole cambiare vita: "Adesso voglio solo stare tranquillo, non chiedo altro", si è limitato a dire  ai suoi avvocati al momento della scarcerazione, prima di far perdere le sue tracce ben nascosto a bordo di un'auto rossa. Un  'fantasma' con uno dei più efferati omicidi degli ultimi anni nel passato e il desiderio, per il futuro, di una esistenza normale.

Quel ragazzo di diciassette anni appena che, il 21 febbraio 2001, contribuì attivamente alla morte di Susi Cassini e Gianluca De  Nardo, non esiste più. Sparito nel nulla anche lui dopo "un lungo percorso interiore", come l'hanno definito i suoi avvocati di  sempre. Una introspezione fatta di "emozioni e valori veri", hanno sottolineato i legali alessandrini Vittorio Gatti e Lorenzo Repetti,  che ne ha fatto il ventisettenne di oggi.

Un giovane come tanti, "preoccupato di trovare un lavoro" dopo l'esperienza da giardiniere in una cooperativa, hanno sottolineato  ancora gli avvocati, e di non dare altri dispiaceri a papà Maurizio e mamma Patrizia, anche loro irrintracciabili. Forse nascosti ad  Asti, in una casa segreta che non è quella di corso Dante dove hanno vissuto negli ultimi anni per stare vicini al figlio detenuto nella  casa circondariale di Quarto d'Asti. Forse partiti per la Liguria, ospiti di amici, dove finalmente Omar potrà rivedere quel mare che  gli è tanto mancato nella sua cella.

Quattro mura grigie, perse nella campagna astigiana, viste per l'ultima volta questa mattina, quando ha fatto ritorno nel carcere -  dopo alcuni giorni di permesso - per espletare le formalità di fine pena. Quattordici anni di carcere, ridotti a nove dall'indulto e dai  premi per la buona condotta.

All'ora di pranzo la scarcerazione, quantomeno originale, rintanato nel bagagliaio di una piccola utilitaria. Un privilegio, a quanto  pare non proprio rituale, per fargli dribblare giornalisti e cineoperatori che lo aspettavano dall'alba davanti al cancello d'ingresso  della casa circondariale. Poco dopo le 13, la conferma che Omar non era più detenuto: "Ha finito di scontare la sua pena, è libero", afferma la direttrice dell'istituto di pena, Elena Lombardi.  

Fine delle comunicazioni, che per alcune ore si sono interrotte anche tra l'ormai ex detenuto e i suoi legali. "Bisogna capirlo, è  frastornato", si sono lasciati sfuggire i legali Gatti e Repetti, che lo hanno raggiunto di nuovo al cellulare nel tardo pomeriggio.  "Erika? Dal processo di primo grado il nostro assistito - hanno dichiarato - non ha più contatti con l'ex fidanzata", che deve ancora  scontare due anni nel carcere di Brescia. Anche quello un capitolo chiuso per sempre.
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Di Loredana Morandi (del 03/03/2010 @ 18:12:07, in Economia, linkato 1387 volte)
L'ARGON è l'elemento chimico della tavola periodica che ha come simbolo Ar e numero atomico 18 (Articolo 18). È un gas nobile del periodo 3 (Art. 3).  LM.

Previsto un arbitrato invece del giudice per risolvere le controversie fra lavoratori e datori di lavoro. La Cgil: "E' peggio che nel 2002"

Licenziamenti, arriva la legge
per aggirare l'articolo 18

ROBERTO MANIA

ROMA - Aggirare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che tutela dal licenziamento senza giusta causa, e anche altre norme della nostra legislazione sul lavoro. Ma senza dirlo, almeno direttamente. La nuova legge sul processo del lavoro presentata dal governo è ormai a un passo dall'approvazione: questa settimana dovrebbe concluderne l'esame la Commissione Lavoro di Palazzo Madama, subito dopo sarà l'Aula a dare il via libera definitivo dopo quasi due anni di navetta tra Camera e Senato.

In quel testo (il disegno di legge 1167-B) c'è scritto che le controversie tra il datore di lavoro e il suo dipendente potranno essere risolte anche da un arbitro in alternativa al giudice: o l'uno o l'altro. Un cambiamento radicale rispetto alla tradizione giuridica italiana, dove c'è sempre stata una forte diffidenza nei confronti dei lodi arbitrali di stampo anglosassone. Un affievolimento di fatto delle tutele a favore del lavoratore, la parte oggettivamente più debole in questo tipo di controversie. E anche, appunto, un superamento dell'articolo 18, come di altri vincoli legislativi. Perché di fronte a un licenziamento l'arbitro deciderà "secondo equità". "Secondo la sua concezione di equità, non secondo la legge", commenta preoccupato Tiziano Treu, senatore del Pd, ex ministro del lavoro, giuslavorista non certo un massimalista visto che porta il suo nome il primo pacchetto sulla flessibilità. Eppure Treu è tra i firmatati di un appello ("Fermiano la controriforma del diritto del lavoro") contro il disegno di legge del governo giudicato "eversivo rispetto all'intero ordinamento giuslavoristico". Tra i firmatari il giurista di Bologna Umberto Romagnoli, il sociologo torinese Luciano Gallino, l'ex presidente dell'Inps Massimo Paci. Un appello che però resterà nel vuoto.

La norma è davvero complessa. In sostanza - modificando l'articolo 412 del codice di procedura civile - si prevedono due possibilità tra loro alternative per la risoluzione delle controversie: o la via giudiziale oppure quella arbitrale. Già nel contratto di assunzione, anche in deroga ai contratti collettivi, potrebbe essere stabilito (con la cosiddetta clausola compromissoria) che in caso di contrasto le parti si affideranno a un arbitro. Strada assai meno garantista per il lavoratore che in un momento di debolezza negoziale (quello dell'assunzione, appunto) finirebbe per essere costretto ad accettare. E il giudizio dell'arbitro sarà impugnabile esclusivamente per vizi procedurali.

"Questa volta - sostiene Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil - è peggio rispetto al 2002: allora l'attacco all'articolo 18 fu diretto ed era semplice spiegarlo ai lavoratori. Ora l'aggiramento va ben oltre l'articolo 18 impedendo addirittura di arrivare al giudice del lavoro". Di "approccio chirurgico", parla l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano (Pd). "Si fanno le "operazioni" - aggiunge - senza andare allo scontro frontale". Preoccupata anche la Cisl, dice il segretario Giorgio Santini: "Non abbiamo pregiudizi nei confronti dell'arbitrato, ma ora spetta alla contrattazione fissare i paletti di garanzia per l'esercizio dell'arbitrato". La legge infatti rinvia a un accordo tra le parti che però se non arriverà entro un anno lascerà spazio a un decreto del ministro del Lavoro. Ma per Giuliano Cazzola (Pdl), relatore del disegno di legge alla Camera: "bisogna smetterla di considerare i lavoratori come dei "minus habens", incapaci di scegliere responsabilmente e consapevolmente un percorso giudiziale o uno stragiudiziale (l'arbitrato, ndr), per dirimere le loro controversie di lavoro".

http://www.repubblica.it/economia/2010/03/03/news/articolo_18-2486379/
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Giustizia Quotidiana, nel quadro della celebrazione del proprio ottavo compleanno al servizio della Giustizia e dei Lavoratori ha partecipato alla conferenza stampa, indetta dalle Organizzazioni Sindacali per i Lavoratori degli Uffici Giudiziari.

Per la diffusione dei video interventi è stata rilasciata la liberatoria.


Intervento di Pina Todisco per la RdB CUB



Intervento di Piero Piazza per la FLP


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Giustizia Quotidiana, nel quadro della celebrazione del proprio ottavo compleanno al servizio della Giustizia e dei Lavoratori ha partecipato alla conferenza stampa, indetta dalle Organizzazioni Sindacali per i Lavoratori degli Uffici Giudiziari.

Per la diffusione dei video interventi è stata rilasciata una liberatoria.


Intervento di Nicoletta Grieco per la FP CGIL



Intervento di Ferrante per la UIL PA


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A breve i video degli interventi in conferenza stampa... LM

Firmata la nuova ipotesi di contratto integrativo:
Lavoratori e sindacalisti si incatenano al ministero.





Oggi al ministero è stata firmato l'ipotesi di accordo del contratto integrativo che ha recepito le modifiche segnalate dall'ARAN. Sostanzialmente non cambia l'impianto del contratto per cui la RdB PI assieme a CGIL, UIL e FLP, non ha firmato, anzi alla conclusione dell'intervento di Pina Todisco [Scarica il file Audio] sono stati esposti cartelli ed è stato fatto un minuto di silenzio per la morte della giustizia, mentre all'esterno del Ministero un gruppo di lavoratori si è incatenato alle protezioni della fermata del TRAM.

Sul sito www.giustizia.rdbcub.it tutte le foto e i filmati della giornata.

In allegato il comunicato con le prossime iniziative di lotta: Astensione dallo spoglio delle elezioni regionali e applicazione rigorosa di regolamenti e mansioni.

Saluto Tutti
Daniela Rosone

***

GIUSTIZIA: NESSUNA APERTURA DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE
CONFERMATE TUTTE LE INIZIATIVE DI LOTTA DEI LAVORATORI GIUDIZIARI

Astensione dallo spoglio delle elezioni regionali
e applicazione rigorosa di regolamenti e mansioni
 



Nessun passo indietro da parte del Ministero della Giustizia sul Contratto Integrativo firmato dalla minoranza delle organizzazioni sindacali. Vengono pertanto confermate le iniziative di lotta dei lavoratori giudiziari annunciate da RdB P.I., FPCGIL, UILPA e FLP: dal 15 al 20 marzo applicazione rigorosa dei regolamenti sull’accesso agli atti processuali ed osservanza rigida delle mansioni in tutti gli uffici; a fine mese astensione dallo spoglio delle elezioni regionali.
Al tavolo ministeriale i rappresentanti di RdB P.I., FPCGIL, UILPA e FLP si sono presentati mostrando cartelli con su scritto: “Lavoratori in lotta contro lo sfascio della Giustizia”. Un identico striscione è stato srotolato fuori alla sede di Via Arenula, dove a sostegno della vertenza si è svolto un presidio di lavoratori, alcuni dei quali si sono incatenati alla cancellata dell’edificio. Un altro gruppo di lavoratori, a fronte della presenza in sede del Ministro Alfano, ha chiesto di essere ricevuto senza ottenere alcuna risposta dal Ministro.
“Siamo consapevoli delle possibili ripercussioni della nostra lotta sulla prossima tornata elettorale – afferma Pina Todisco, della Direzione Nazionale RdB Pubblico Impiego – ma è l’Amministrazione a scegliere lo scontro con i lavoratori. Di fronte alla conferma dello scempio di questo contratto integrativo, noi non possiamo far altro che continuare a stare dalla parte dei lavoratori e della Giustizia”, conclude la dirigente RdB P.I..
 
Roma, 2 marzo 2010
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Di Loredana Morandi (del 03/03/2010 @ 06:02:24, in Magistratura, linkato 1620 volte)

Caso Google, com'è andata

Ecco le mail con cui è stato segnalato al sito il video del ragazzo disabile picchiato. E lo scambio concitato di corrispondenza. Fino alla rimozione della clip. Avvenuta nel giro di poco più di un giorno
 
Un dialogo via mail, quasi concitato. E l'oscuramento, avvenuto a poco più di un giorno di distanza dalla prima segnalazione, del video in cui un gruppo di "bulli" molestava pesantemente un ragazzo disabile.
Con questa corrispondenza, che "L'espresso" pubblica in esclusiva (LEGGI LO SCAMBIO DI MAIL), gli avvocati di Google hanno cercato di dimostrare in tribunale che la piattaforma americana ha fatto tutto quello che era possibile per tutelare la dignità e la privacy del ragazzino. Nonostante questo, come noto, tre dirigenti di Google sono stati condannati a sei mesi di carcere per mancato rispetto delle norme sulla privacy. Vediamo comunque come sono andate le cose, per quello che consentono queste mail.

Il 6 novembre 2006 alle 17.20 arriva per posta elettronica la prima segnalazione a Google da parte di un'utente: «Questo video è terribile, un gruppo di ragazzini in classe che non sanno fare altro che infastidire una persona con visibili problemi (...) Sono sconcertata che nessuno si sia accorto di tale degradazione e che il video sia ancora in circolo» .

La risposta di Google all'utente arriva 24 ore dopo (ore 17,48 del 7 novembre) e sembra essere di quelle automatiche: «Ti ringraziamo per averci espresso la tua apprensione. In accordo con il regolamento abbiamo intrapreso le azioni per rimuovere o limitare l'accesso al contenuto da te indicato» eccetera. Proviene da «Google Video Support» ed è firmata «Il team Google Video»

Nello stesso pomeriggio del 7 novembre, però, a due indirizzi di Google Italia arriva anche una mail da parte della polizia postale (ore 16,25): «Considerato che sono in corso accertamenti relativi ai filmati si invita codesta società a valutare di sospendere la visione». A questo punto a Google Italia ci si muove in fretta.

Nel giro di venti minuti, Mariella, una delle dipendenti Google che ha ricevuto la mail della polizia, la inoltra al collega Giuseppe che mezz'ora dopo la inoltra a sua volta ad altri quattro colleghi. Uno dei destinatari, Roberta, risponde sei minuti dopo (il suo pc è settato con un'ora in meno)  spiegando che già aveva aperto un ticket sulla vicenda (presumibilmente per la segnalazione giunta il giorno prima) e dicendo di dover aspettare decisioni dalla casa madre («Mi devono dire come procedere secondo le varie regole (...) credo che verrà rimosso»).

Tre minuti dopo Giuseppe ringrazia Roberta «per la velocissima risposta».

Nella stessa serata del 7 novembre (ma l'ora non appare nella documentazione contente quest'ultima mail) Roberta comunica  di aver contattato Mountain View e annuncia contenta («Yuppiiii!!!!») che il video è stato rimosso.

Sei giorni dopo la polizia postale avvertirà dell'accaduto l'Autorità giudiziaria, dando così il via all'azione penale e al successivo processo che si è concluso l'altro giorno.

(L'Espresso 01 marzo 2010)

***

Caso Google, la replica della Procura

Dopo la nostra ricostruzione sul video del ragazzino disabile, ci scrivono i pm milanesi. Sostenendo che il sito Usa poteva intervenire prima
 
Riceviamo dai pm del processo Google questa nota che volentieri pubblichiamo:

"La Libertà di iniziativa economica deve trovare un contemperamento nel rispetto dei diritti fondamentali della persona": è questa la tesi dei Pubblici Ministeri, conforme al dettato della Costituzione (art. 41) e peraltro ripresa dall'autorevole New York Times il giorno dopo la sentenza di condanna,

Secondo i Pubblici Ministeri, Google non ha consentito la presenza dei giornalisti in aula (http://vitadigitale.corriere.it/2009/06/la_trasparenza_di_google.html) con la conseguenza di una mancata informazione sugli esatti contenuti del processo, nel quale si è discusso "dei loro soldi e non della nostra libertà". Lo stesso Ambasciatore americano, dopo le prime dichiarazioni in linea con i comunicati stampa della società, ritorna sui suoi passi precisando come quello sui modi e limiti dell'utilizzo di Google "è un dibattito importante" perché l'attuale "è un momento in cui tutti stiamo imparando" come affrontare i problemi giuridici che sorgono dalle nuove tecnologie (http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=878339).

Secondo la tesi della Procura, l'informazione non veritiera che Google ha veicolato – fin dall'inizio del processo, fuori e dentro l'aula - consiste nel qualificarsi, in relazione al servizio Google Video, come mero intermediario, non assumendo quindi alcuna responsabilità sui contenuti. In realtà i Pubblici Ministeri sostengono come la normativa sul commercio elettronico non possa trovare applicazione al caso in esame anche perché è lo stesso D.Lvo 70/2003 (art. 1 comma 2) a prevedere che "non rientrano nel campo di applicazione del presente decreto... le questioni relative al diritto alla riservatezza, con riguardo al trattamento dei dati personali".
È quindi l'utilizzo dei dati personali, a fini di lucro (nella documentazione ritrovata presso la sede italiana era indicato chiaramente come "la missione di Google Video" fosse quella di "monetizzare ogni video presente nel nostro indice") e trattati presso la sede di Google Italy a Milano, rientra nell'ambito di applicazione della normativa europea ed italiana a tutela della persona (legge privacy).

Anche in relazione ai tempi della rimozione del filmato, Google ha rappresentato una realtà diversa da quella che i Pubblici Ministeri hanno portato alla attenzione del Tribunale con il seguente estratto dalla loro memoria:

« (...) Veniva infine depositata, da parte dell'Associazione Vivi Down, la stampa degli oltre 60 commenti degli utenti al video in esame (presenti sulla relativa pagina web alla data del 7 novembre 2006 fino alle ore 17.30 e trasmessi via e-mail al difensore di Vivi Down da Giuliano Roversi il 30.11.2006) e, su apposita richiesta del Pubblico Ministero (come precisato all'udienza del 25.3.2009 a fronte della incomprensibile eccezione difensiva e comunque non pertinente nell'ambito della fase processuale nella quale la stessa è stata sollevata) anche il relativo file.

[...]

Emerge chiaramente come i primi commenti risalgono alla data del 4 ottobre 2006.

È lecito immaginarsi che, a fronte di tali commenti, siano contestualmente seguite richieste di rimozione ad opera dei medesimi soggetti. O che, a fronte delle numerosissime visualizzazioni del video (5.500 dal 8 settembre 2006 al 7 novembre 2006), qualcuno avesse mandato direttamente delle segnalazioni (senza lasciare commenti) circa il contenuto inappropriato.
Per tali motivi venivano quindi formalmente richieste a Google Inc. informazioni sulle segnalazioni volte alla rimozione del video da parte degli utenti (tra le quali, peraltro, agli atti risulta anche quella del 5 novembre 2006 ad opera di D'A. nonché quella successiva di Roversi con il sistema del flag in) nonchè tutti i dati utili alla ricostruzione della indicata pagina web, dal momento che – dall'analisi del file depositato – non emergevano ulteriori spunti investigativi (trattandosi di file.doc, e quindi opera di un mero "copia-incolla" del contenuto della pagina web - ad opera del Roversi - prima della sua rimozione) per risalire ai mittenti di tali segnalazioni.

Più precisamente, in data 12.12.2006 veniva notificato ad Hesse un provvedimento del Pubblico Ministero, con il quale si richiedeva:

"l'acquisizione, anche su supporto informatico dei files di log relativi all'indirizzo IP, comprensivo della caller-id e di tutti i dati forniti dall'utente, riguardanti

a) la immissione sulla seguente pagina web (allo stato non più disponibile in rete) http://video.google.com/videoplay?docid=-1850293504909380107&hl=it dei messaggi, da parte degli utenti, volti a commentare il video oggetto del presente procedimento (così come indicati dalla persona offesa, tramite riproduzione – a mezzo di stampa - della pagina web in questione prima della sua rimozione)

b) le richieste di rimozione del video ricevute dagli utenti, tramite l'utilizzo degli spazi eventualmente predisposti sulla richiamata pagina e/o su altre pagine web (che verranno indicate nella risposta), a partire dalla data della sua immissione in rete (8 settembre 2006)"

Attraverso i difensori degli indagati, Google Inc. ha fatto pervenire risposte di fatto evasive non solo sui commenti ma anche sulle richieste di rimozione (avendo prodotto solo quella relativa a tale S.B.) e che non hanno comunque consentito di verificare, allo stato, gli ulteriori profili di ritardo tra prima segnalazione proveniente da utenti e rimozione del video.

[...]

Sbalorditiva peraltro la giustificazione proveniente da una società che si pone sul mercato come leader mondiale per il patrimonio informativo a sua disposizione:

1. La pagina web con i commenti non esiste più nella sua forma originale.

2. Da un punto di vista tecnico, se i nostri ingegneri provassero a ricreare la pagina web con i commenti, dovrebbero formulare supposizione e congetture relativamente al codice Html originale. Ciò comporta che è improbabile che un simile tentativo possa essere completo e avere un risultato attendibile. Inoltre si tratta di un processo particolarmente complesso che richiederebbe un significativo dispendio di impegno e di energie da parte di ingegneri e apparecchiature elettroniche.

Allo stesso modo le dichiarazioni del teste Doig in udienza confermano che nessuno gli chiese di recuperarli (o almeno di provare a recuperarli). Eppure sappiamo con certezza, perché lo dice D'A. senza ombra di dubbio, che almeno una precedente segnalazione volta alla rimozione ci fu in data 5 novembre 2006. Che ne è stato di questa?».


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