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 A Summer Night ... Albert Moore... di Loredana Morandi
 
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La Giustizia brilla nelle capanne annerite dal fumo e onora la vita timorata.

Eschilo
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 10/10/2009 @ 09:18:07, in Politica, linkato 1210 volte)
CATANZARO: AMENDOLA (PD),
SCUOLA MAGISTRATURA DEVE TORNARE IN CITTA'


(ASCA) - Catanzaro, 10 ott - Il Consigliere regionale del Pd, Franco Amendola, lamenta che il Ministro della Giustizia Alfano, non rispetta ''le decisioni della magistratura, in quanto ha pubblicamente affermato che sta studiando una soluzione per riconfermare Benevento quale sede della Scuola Superiore di Magistratura per il distretto del sud, infischiandosene bellamente di quanto stabilito dal TAR del Lazio, sezione prima, che aveva annullato, il 28 gennaio scorso il decreto ministeriale con il quale tale istituzione era stata scippata alla provincia di Catanzaro''.

''Il ministro Alfano non e' nuovo - secondo Amendola - a questi atteggiamenti partigiani verso la citta' campana, visto che nel febbraio di quest'anno, a sentenza del TAR gia' emessa, invitava i suoi referenti politici locali del Pdl a fare presto a rendere disponibile la sede della Scuola indicata presso l'ex caserma Guidoni. Evidentemente le carenze di motivazione segnalate dai giudici del TAR riguardo al trasferimento da Catanzaro a Benevento della Scuola per il Ministro di Giustizia non hanno alcun senso e non rappresentano un ostacolo ai piani suoi e dei suoi amici vista l'arroganza manifestata ancora in queste ore''.

''E' evidente - conclude Amendola - che con questo governo di centrodestra bisogna mantenere ancoro piu' alto il livello di attenzione ed invito tutti i parlamentari calabresi, a prescindere dal loro posizionamento politico, a sollevare nelle sedi opportune l'urgenza di provvedere all'istituzione nella provincia di Catanzaro della Scuola di Magistratura per il rispetto che, in primo luogo si deve alla sentenza emessa dal TAR, ma anche ad una Regione intera gia' troppe volte penalizzata da scelte miopi ed interessate''.

red/mcc/ss
10-10-2009 (Asca)
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E' giusto sfrondare un po' di virtuosismi letterari. Chiara sapeva già di Stasi, nessun miracolo o casualità, ed è assolutamente ininfluente che abbia aperto o meno cartelle con materiale per pedofili sul pc di Alberto, la sera prima dell'omicidio. No non può trattarsi di un litigio improvviso, ma di timori coltivati e forse tanti litigi precedenti, nascosti accuratamente alle famiglie.
Alberto che è, a mio avviso, il vero e solo responsabile della morte di Chiara sia che l'abbia uccisa di fatto, sia che non l'abbia uccisa, avrebbe potuto, per la smania delle sue fantasie erotiche, presentare la sua ragazza al caro amichetto pedofilo e violento.
Lo dico per esperienza e per aver visto due trentenni, un uomo e una donna, portare una intera comitiva nelle fauci di un "cartello" pro pedofili omosessuali. Dei due, il trentenne maschio, consente la frequentazione web e via chat della "fidanzata", che ha fratelli piccoli, con un pedofilo. Rapporti questi, che durano da oltre 14 mesi e di cui la famiglia di lei è all'oscuro, pur ospitando in casa lui. Tornando al caso, la serratura della abitazione non è mai stata scassinata, e se c'è una cosa certa nel delitto di Garlasco è che Chiara abbia aperto ingenuamente la porta, a colui che poi l'ha uccisa. Chissà che ad uccidere Chiara non sia stato davvero il Maxi Fasso, Simone Sissimo, Ugo o Ilgiustiziere di turno ? L. Morandi

Perizia informatica da' ragione a Stasi

Chiara Poggi aveva scaricato articoli su omicidi senza colpevole

10 ottobre, 16:52


ANSA - VIGEVANO (PAVIA) - Smonta l'ipotesi dell'accusa e dà ancora ragione ad Alberto Stasi la perizia informatica depositata oggi in tribunale a Vigevano e che è in linea con le altre due, una medico legale e l'altra chimico sperimentale consegnate nelle scorse settimane. Nella loro relazione Roberto Porta e Daniele Occhetti esperti informatici di Torino nominati dal gup Stefano Vitelli nell'ambito del processo con rito abbreviato in cui Stasi è imputato dell'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi hanno confermato l'alibi del giovane. Dal suo pc "irrimediabilmente compromesso" dalle operazioni effettuate dai carabinieri nei giorni successivi il delitto, sono però riusciti insieme ai consulenti delle parti a estrapolare dati rilevanti: hanno dimostrato che Alberto la mattina dell'assassinio, il 13 agosto del 2007, aprì il pc alle 9,35 e, dopo aver visionato foto erotiche, ha lavorato alla sua tesi fino alle 12,20.

Per problemi al sistema di alimentazione e per alcuni virus che non rendevano il computer affidabile, il giovane ha effettuato salvataggi ogni due minuti e poi l'ha spento non in modo tradizionale ma mettendolo in 'stato di sospensione', stato in cui è rimasto fino al giorno dopo quando poco dopo le 8 di mattina l'ha consegnato agli inquirenti i quali hanno fatto una copia della sua tesi per consegnargliela. E' questo dunque il nodo centrale della perizia che ha però messo in evidenza altri particolari: tra questi il fatto che la sera prima Chiara non ha visto foto né pedo-pornografiche né pornografiché (di queste ultime forse solo le icone delle cartelle) e invece ha aperto tre immagini personali ed ha scaricato quelle relative al week-end trascorso a Londra con Alberto. Tra le altre cose nella relazione c'é anche un capitolo dedicato ad un aspetto suggestivo: Chiara come se avesse avuto una premonizione, tra il 17 marzo e il 24 maggio precedenti aveva scaricato sulla sua chiavetta Usb, alcuni articoli di quotidiani e settimanali tra cui uno sugli "omicidi senza colpevole" e tre relativi al profilo psicologico dei pedofili.


OMICIDIO GARLASCO: SUPERPERIZIA,
ALBERTO 'SALVAVA' LA TESI MENTRE CHIARA MORIVA


ultimo aggiornamento: 10 ottobre, ore 14:56

Milano, 10 ott. - (Adnkronos) - Ogni due minuti Alberto Stasi, accusato del delitto della fidanzata Chiara Poggi, salvava la sua tesi di laurea. Quasi un'ossessione, ma proprio quel tasto di 'salvataggio' premuto sulla tastiera del computer portatile rende l'unico imputato dell'omicidio di Garlasco sempre piu' 'destinato' all'assoluzione. L'ultima conferma al suo alibi arriva, nero su bianco, nelle circa 200 pagine depositate oggi in Tribunale a Vigevano dai consulenti Roberto Porta e Daniele Occhetti nominati dal gup, Stefano Vitelli.
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BARI: FERRI (CSM), ISTANZA PER PRATICA A TUTELA
PM DIGERONIMO DOPO AFFERMAZIONI VENDOLA



Roma, 9 ott.- (Adnkronos) - Cosimo Maria Ferri, componente togato del Consiglio Superiore della Magistratura ed esponente di Magistratura Indipendente, ha presentato istanza di apertura di una pratica a tutela della dott.ssa Desiree' Digeronimo e della funzione giudiziaria della Procura di Bari, a seguito delle dichiarazioni rese a mezzo stampa dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

La richiesta ha fatto seguito all'archiviazione deliberata dalla Prima Commissione dell'originaria proposta avanzata in merito dal vicepresidente Nicola Mancino. Cosi' come previsto dall'art. 21 bis Reg. Csm, dopo avere la Commissione depositato la motivazione, Ferri ha formalizzato domanda di discutere la pratica in seduta plenaria, non riuscendo pero' a raccogliere le sottoscrizioni necessarie perche' cio' potesse avvenire (la pratica e' stata infatti sottoscritta soltanto da quattro componenti a fronte dei 13 sottoscrittori di cui vi era bisogno).

Nell'istanza, firmata da altri tre componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, i laici Gianfranco Anedda e Michele Saponara e il togato Giulio Romano (Magistratura Indipendente) si sottolinea la necessita' che il Consiglio Superiore della Magistratura intervenga per assicurare, a quell'ufficio giudiziario, la serenita' e l'autorevolezza necessaria per condurre delicate indagini sul malaffare nella gestione sanita' pugliese. Si chiede, di conseguenza, che gli atti siano trasmessi nuovamente alla Prima Commissione per la formulazione della proposta di pratica a tutela. (segue)


BARI: FERRI (CSM), ISTANZA PER PRATICA A TUTELA
PM DIGERONIMO DOPO AFFERMAZIONI VENDOLA (2)



(Adnkronos) - Secondo Ferri e gli altri proponenti, infatti, Vendola, ''seppure con espressioni garbate nella forma, ha accusato la dott.ssa Digeronimo di gravi ed indimostrate scorrettezze processuali, per lo piu' debordanti in altrettanti illeciti disciplinari''. Secondo i sottoscrittori dell'istanza, le dichiarazioni del Presidente della Regione Puglia risultano caratterizzate da tre elementi di notevole significativita':

1) provengono da autorevole personaggio politico, il piu' importante nell'ambito regionale, il quale non ha peraltro alcuna veste processuale nell'inchiesta in corso;

2) hanno ad oggetto specifiche condotte del magistrato, e non gia', come successo in altri casi posti all'attenzione del Consiglio, generiche accuse di politicizzazione o di scarsa professionalita' degli inquirenti;

3) riguardano un singolo magistrato e non l'Ufficio di Procura che svolge le indagini, con la conseguenza di isolare la dott.ssa Digeronimo, additandola all'opinione pubblica come ''terminale'' di una ''rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettivita' questa specifica inchiesta'' e come partecipe di una ''ignobile partita'' che avrebbe come ''posta in gioco'' la vita stessa del Presidente della regione Puglia, ponendo, cosi', quel magistrato in una situazione di sovraesposizione mediatica.

Fonte Adnkronos - Libero News
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Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 06:42:38, in Magistratura, linkato 1600 volte)
Catanzaro. Scuola di Magistratura,
Alfano: "Risolverò il problema"


"E' una vicenda complessa alla quale comunque darò soluzione". A dirlo è stato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, parlando con i giornalisti della vicenda della scuola di magistratura, che un atto del precedente guardasigilli, Clemente Mastella, assegnava a Benevento, e che una sentenza del Tar ha invece stabilito debba essere fatta a Catanzaro.

"Sono al lavoro - ha proseguito - per trovare una soluzione tra il decreto del mio predecessore, che per ovvie ragioni di riguardo non ho voluto cambiare, e quanto previsto dalla sentenza della magistratura. Andrò via dalla Calabria dopo un incontro con il coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Scopelliti, al quale farò presente la mia volontà di incontrare sia i parlamentari calabresi che il sindaco di Catanzaro per individuare una soluzione.

Soluzione che ancora non è stata indicata perché c'é da tenere in considerazione i costi relativi all'ipotizzato sdoppiamento delle sedi di Benevento e Catanzaro e la possibilità di procedere per legge o per atto amministrativo".

Tele Reggio Calabria

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Scritto da Redazione il 10 ottobre 2009 alle 18:16 e archiviato sotto la voce Politica, Primo Piano. Qualsiasi risposta puo´ essere seguita tramite RSS 2.0. ...

I deputati Pdl contestano la mancata assegnazione a Catanzaro ...

Newz.it - ‎10/ott/2009‎
Catanzaro. Non è una questione di campanile ma semplicemente la volontà di porre rimedio ad un torto operato nei confronti della città di Catanzaro e più in ...

· ALFANO PEGGIO DI MASTELLA

UsCatanzaro.net - ‎10/ott/2009‎
Non hai ancora un tuo account? Crealo Qui!. Come utente registrato potrai sfruttare appieno e personalizzare i servizi offerti. Non credevamo che nessuno ...
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Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 06:59:17, in Magistratura, linkato 1349 volte)
Così il Ministro Alfano in risposta all'intervista al Presidente della ANM pubblicata ieri da Repubblica.

Giustizia: Alfano, no ritorsione

Guardasigilli, riforma va incontro a necessita' del Paese

12 ottobre, 13:22


(ANSA) - PALMI (REGGIO CALABRIA), 12 OTT - Il Guardasigilli Alfano assicura che la riforma della giustizia preparata dal governo 'non e' una reazione o ritorsione'. 'I nostri testi - ha spiegato - sono gia' in Parlamento. Per completare la riforma c'e' la necessita' di porre mano a una Costituzione che non puo' essere sfasata rispetto a cio' di cui il Paese necessita in materia di giustizia, cioe' una perfetta parita' tra accusa e difesa. Con la riforma riteniamo di riuscire a raggiungere questo obiettivo'.

***

Palamara, presidente Anm: incostituzionale il progetto Alfano sul Csm
L'immunità? È una scelta della politica ripristinarla o no. E i giudici ne prenderanno atto

"Niente riforme vendicative
o sarà scontro coi magistrati"

di LIANA MILELLA


ROMA - "Leggi ad orologeria? No grazie". Se le riforme sulla giustizia dovessero avere un intento vendicativo contro le toghe l'Anm "non avrà certo timore di manifestare il suo dissenso". Con Repubblica il presidente dell'Anm Luca Palamara boccia il sorteggio per il Csm e dice: "È incostituzionale".

Il governo riparte all'attacco con le riforme sulla giustizia dopo la bocciatura del lodo Alfano. Lo metteva nel conto?
"Il dibattito e le polemiche di questi giorni sono soprattutto politiche, anche se si è cercato a tutti i costi di trascinarvi dentro pm e giudici schierandoli di peso dalla parte avversa alla propria. A questo gioco noi magistrati non possiamo starci. Alla Consulta portiamo grandissimo rispetto, come pure alle sue decisioni. E vorremmo che come noi si comportassero tutti gli altri. Pochi hanno sottolineato come la Corte non è neppure una magistratura ma un organo di garanzia. E c'è un rischio per la tenuta democratica del Paese quando un'istituzione cerca di delegittimare tutte le altre".

Che c'entra la prescrizione rigida e il sorteggio per il Csm con la bocciatura dello scudo congela-processi?
"Ho sentito parlare di sentenze ad orologeria. Ho troppo rispetto per le istituzioni per pensare a leggi ad orologeria. Bisogna uscire da un clima di contrapposizione e smetterla di fare leggi "contro" qualcuno, ma nell'interesse dei cittadini".

E il ripristino dell'immunità va in questa direzione?
"È un tema che spetta alla politica e del quale la politica deve assumersi la responsabilità. I padri costituenti la vollero nella Costituzione, fu la politica a larghissima maggioranza a volerla togliere".

Questo lo dice Brunetta, ma ha senso ripristinare l'immunità in chiave esasperata contro le vostre indagini?
"Nel '93 venne tolta perché la politica forse si era pentita di aver negato l'autorizzazione a procedere poche settimane prima a un imputato-deputato come Craxi".

Il lodo Alfano ha fermato i processi del premier, ma sarebbe giusto fermare pure le indagini visto che le Camere negherebbero sempre le autorizzazioni?
"In un stato democratico la magistratura non può che assolvere il compito che la Costituzione gli assegna, esercitare il controllo di legalità. Se verranno messi dei limiti sarà una scelta della politica. Di cui i giudici non possono che prendere atto".

Come giudica le riforme della giustizia minacciate dal centrodestra?
"Quando si parla di riforme non può esistere assolutamente uno spirito di vendetta perché esse devono migliorare il sistema e non peggiorarlo".

Sorteggio per eleggere il Csm è un meglio o un peggio?
"Dalle indiscrezioni che leggo sarebbe sicuramente un intervento peggiorativo, ma soprattutto incostituzionale. La Carta, all'articolo 104, non pone limiti a che "tutti" i magistrati possano candidarsi e al contempo votare scegliendo liberamente da chi farsi rappresentare. L'ipotesi di sorteggiare una rosa anche ampia di candidati, oltre a essere un'umiliazione per le toghe, non realizzerebbe l'obiettivo principale del governo di "dare un colpo mortale" alle correnti. Per motivi aritmetico-probabilistici dal sorteggio potrebbe uscire un Csm comunque orientato".

Perché il sorteggio umilierebbe le toghe?
"Come reagirebbero gli altri ordini professionali se i candidati per i loro consigli fossero sorteggiati? Sarebbe quasi come se si stesse giocando al lotto".

Repubblica rivelò il sorteggio a luglio e l'Anm ipotizzò le primarie. Le farete?
"Duole constatare come la politica ignori il rinnovamento della magistratura in proposito. Stiamo discutendo sulle forme di consultazione per individuare dal basso i nostri rappresentanti e coinvolgere l'intera categoria nella selezione delle candidature. Molto presto renderemo pubblica la soluzione".

E se invece il governo vara il sorteggio che farete?
"È presto per dirlo e anche per minacciare forme di protesta perché il nostro obiettivo è ottenere risultati vantaggiosi per la giustizia e quindi per il paese. Ma certamente non avremo alcun timore di manifestare il nostro dissenso se la soluzione dovesse essere proprio questa".

Prescrizione rigida, enormi poteri agli avvocati, ricusazioni più facili, sentenze inutilizzabili in altri processi: che voto dà?
"Molto vicino allo zero, perché sono leggi che affosserebbero ulteriormente il processo allungandone a dismisura i tempi".

La Repubblica 11 ottobre 2009
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Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 07:06:51, in Osservatorio Famiglia, linkato 1360 volte)

Una piccola rassegna dei fatti di cronaca più violenti contro la donna.

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Osimo, padre accoltella la figlia perché si fidanza con un albanese

La Repubblica -
OSIMO (ANCONA) - Non sopportava più la relazione della figlia di 23 anni con un albanese. Perciò l'ha colpita alla gola con un punteruolo la scorsa notte. Mario Matarazzo, 44 anni, di Osimo, è ora rinchiuso in carcere con l'accusa di tentato omicidio ...
ACCOLTELLA LA FIGLIA PERCHE' ESCE CON UN ALBANESE AGI - Agenzia Giornalistica Italia
Libero-News.it - Ancona Informa - Corriere della Sera - ADUC Immigrazione
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Quel che fa il Tribunale di Milano è sempre ben fatto, solo una domanda "e l'avvocato?" L.M.

In corso il procedimento per estorsione e tentata estorsione ai danni di vip

Corona condannato per l'uso di
denaro falso e detenzione di pistola


Milano - (Ign) - La sentenza del Tribunale di Milano dopo il rito abbreviato: 4 mesi di reclusione e 300 euro di multa, convertiti in una sanzione da 4.560 euro. Il fotografo dei paparazzi rischia un altro rinvio a giudizio

Milano, 12 ott. (Ign) - Fabrizio Corona condannato per l'uso di denaro falso e per detenzione di pistola. Il Tribunale di Milano ha inflitto al fotografo dei vip una pena pari a quattro mesi di reclusione e 300 euro di multa, poi convertiti complessivamente in una sanzione da 4.560 euro. La sentenza è giunta al termine del processo celebrato con rito abbreviato ed è stata emessa dal giudice per l'udienza preliminare di Milano Mariolina Panasiti.

In corso c'è un altro procedimento che vede coinvolto Corona. Il 28 ottobre il pm Di Maio prenderà la parola per la sua requisitoria nel processo per estorsione e tentata estorsione ai danni di vip. Inoltre, il fotografo dei paparazzi rischia il rinvio a giudizio per aver tentato di corrompere una guardia di San Vittore.

Riguardo a quest'ultimo episodio proprio qualche giorno fa, il pm di Milano Frank Di Maio ha chiesto il processo per un agente fotografico siciliano, per un assistente di polizia penitenziaria e per un avvocato con l'ipotesi di corruzione. Nel 2007, secondo l'accusa, Corona, quando era agli arresti cautelari a San Vittore, diede 4.000 euro alla guardia carceraria, per poter avere una macchina fotografica nel penitenziario. Apparecchio che gli fu poi consegnato dal suo avvocato per realizzare delle foto in carcere.

Il servizio realizzato da Corona fu pubblicato ''su diverse riviste di gossip nazionali'', come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio. In particolare, il 13 aprile e il 15 giugno 2007, quando Corona era in carcere, l'avvocato Tommaso Delfino convocò ''telefonicamente presso il suo studio'' la guardia carceraria del sesto raggio Pasquale Costanzo e gli consegnò la macchina fotografica ''tascabile usa e getta''. Ora il gup di Milano dovrà fissare l'udienza preliminare a carico dell'agente dei paparazzi dei vip.

AdnKronos
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Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 07:19:52, in Magistratura, linkato 1673 volte)
Attentato di un Libico a Milano,
il Pm Spataro coordinerà le indagini


Roma, 12 ott (Velino) - Ha un nome l’attentatore che questa mattina intorno alle 8 ha fatto esplodere un ordigno all'ingresso della caserma “Santa Barbara” di Milano a via Perucchetti. Si chiama Mohammed Game, ha 35 anni ed è di nazionalità libica, in regola col permesso di soggiorno. Risiede a Milano, probabilmente non lontano dalla caserma, e convive con una italiana, già sentita dagli inquirenti. Game è in stato di arresto per detenzione, porto abusivo e fabbricazione di esplosivi ed è denunciato anche per il reato di strage.

Lo ha detto in conferenza stampa il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, che coordina le indagini. Il pm ha anche specificato che l’esplosivo utilizzato è a base di nitrati. Il magistrato ha escluso inolter che l’attentatore sia mai stato coinvolto sulle indagini svolte a Milano e sul territorio nazionale sul fronte del terrorismo. Game avrebbe solo un precedente per ricettazione. Al momento l’attentatore è ricoverato in prognosi riservata al Fatebenefratelli, e gli è stata amputata una mano.

Non desta alcuna preoccupazione invece la sorte del secondo ferito, il caporale Guido La Veneziana, 20 anni, toccato da una scheggia e curato sul posto. Quella di via Perucchetti è la più grande caserma dell’esercito di tutta Milano, sede del Primo Reggimento Trasmissioni e del Reggimento artiglieria a cavallo, impiegati in vari scenari internazionali, tra cui il Medio Oriente e anche l’Afghanistan. Anche il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, si tiene costantemente aggiornato sugli sviluppi, confermano dalla Curia.


La Scientifica sta svolgendo i rilievi, e sono in campo anche gli uomini della Digos e del Nucleo informativo dei carabinieri. Secondo le prime ricostruzioni sembra che l’attentatore sia riuscito a entrare nella caserma approfittando del passaggio di un’automobile. Subito dopo sarebbe tuttavia stato fermato da alcuni militari di guardia. È stato a quel punto che avrebbe cercato di lanciare un ordigno nascosto in un contenitore metallico, accompagnandole da alcune parole gridate in arabo, ma - riporta il Corriere.it - il comandante della caserma Perrucchetti, Colonnello Valentino De Simone, e fonti investigative hanno “smentito categoricamente” che abbia proferito parole inerenti ai nostri militari in Afghanistan, come inizialmente riferito. Pare che la borsa contenesse circa due chili di esplosivo artigianale, che è esploso solo in parte. Diversamente avrebbe potuto far crollare l’ingresso della caserma.

“Sembra un atto isolato, lo è materialmente perché è una singola persona ad essere entrata nella caserma”. Tuttavia “la natura di questo episodio è tutta da comprendere. Dalle investigazioni precedenti è emersa una conversazione che parlava di questa caserma come possibile obiettivo”: lo ha riferito Francesco Rutelli, in veste di presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza. “Da quello che mi dicono - ha spiegato - si tratterebbe di un libico, certamente non di un comunitario. Sono notizie che esigono grandissima attenzione”. Il nome della caserma era emerso già alla fine del 2008, in alcune intercettazioni telefoniche effettuate dalla Digos, in cui due marocchini, poi arrestati a Milano, che progettavano una serie di attentati proprio nel capoluogo lombardo, la indicavano come possibile obiettivo sensibile, insieme ad altri. Pare comunque che no ci siano legami tra i due fatti.

Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, ha detto che “bisognerà accertare bene quali sono i termini di questo episodio che tuttavia deve essere considerato, al di là dell’esito per fortuna limitato, un sintomo di un problema verso il quale tuttavia lo Stato mantiene alta la guardia”. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha invitato a “mantenere la calma” in attesa di “notizie ulteriori che ci sveleranno bene cosa e come è accaduto. Certo - ha aggiunto - si tratta di un fatto grave, le autorità preposte alla sicurezza sono vigilanti e attente. Bisognerà riflettere molto bene, perché non è possibile che accadano episodi di questo tipo che sono di una gravità assoluta”.
 
Il Velino (Marinella Bandini) 12 ott 2009 12:13

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Di Loredana Morandi (del 12/10/2009 @ 10:37:25, in Magistratura, linkato 1399 volte)
Rutelli: "Già nelle intercettazioni la caserma come possibile obiettivo".
Ma il procuratore replica: mai ricevuto alcuna segnalazione in proposito"

Polemica tra Copasir e Procura
Spataro: "Nessuno ci ha avvisato"

Poi la telefonata tra i due e il chiarimento: "Nessun contrasto"
Maroni convoca per domani riunione del Comitato per la sicurezza

MILANO - L'attentato alla caserma di piazzale Perrucchetti a Milano crea un polemico botta e risposta (poi parzialmente mitigato in serata) tra il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza, Francesco Rutelli e il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, coordinatore del pool antiterrorismo. Con il primo che ricorda come "in attività investigative di alcune settimane fa erano state colte conversazioni su una caserma che veniva identificata come caserma Perrucchetti". Per poi aggiungere: "Già i due marocchini arrestati nel 2008 stavano programmando degli attentati, propositi che però sono stati stroncati, per fortuna, tempestivamente. Non sottovalutiamo il fatto che già in quella circostanza, tra i bersagli che erano stati ipotizzati, c'era anche la stessa caserma su cui si è registrato l'attacco individuale di oggi".

Spataro, però, non ci sta. E contesta l'accusa di sottovalutazione: "La caserma di piazzale Perrucchetti non è mai stata nominata in tutte le indagini milanesi sul terrorismo islamico. Posso dire con certezza che escludiamo che ci sia mai arrivata una notizia da qualsiasi fonte preannunciante progetti di attentato ai danni di quella caserma".

La dichiarazioni di Rutelli vengono smentite anche dalla Digos. E un altro membro del Copasir, Emanuele Fiano, precisa: "Il Copasir non ha mai ricevuto alcun allarme specifico riguardo alla caserma Santa Barbara di Milano, probabilmente Rutelli si riferiva genericamente a intercettazioni telefoniche su possibili minacce terroristiche".

Anche secondo la Digos, nelle intercettazioni relative all'arresto del 2008, non si parlava in modo esplicito della caserma, ma solo di obiettivi militari in zona. Oltre alla caserma, ci sono l'ospedale militare di Baggio e il commissariato Lorenteggio.

In serata, poi, è lo stesso Rutelli a chiudere il caso. Spiegando meglio le sue parole: "Evitiamo polemiche sul nulla a proposito dell'attentato di stamattina a Milano, tanto meno tra il Copasir e gli inquirenti milanesi: ho appena avuto un'ottima conversazione a questo proposito con il dottor Spataro". Rutelli lega le sue parole della mattina ad un' indagine emersa 10 mesi fa, nel corso della quale "alcuni personaggi, poi arrestati, alludevano a progettualità ostili verso la stessa caserma Perrucchetti, dove si è realizzato l'attentato di stamattina". Episodi che, però, dovrebbero essere "di natura e consistenza molto diverse e scollegati tra loro".

Domani Comitato per la sicurezza. Si terrà domani alle 19.00 una riunione del Comitato Nazionale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica convocata dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. All'ordine del giorno ''la verifica delle iniziative antiterrorismo, anche alla luce dei recenti episodi nazionali e internazionali''. Al Comitato prenderà parte anche il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, il prefetto Gianni De Gennaro.

La Repubblica
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Intervista a Giuseppe Maria Berruti

"Basta con lo spettro dei dossier,
a rischio l'indipendenza dei giudici"


Berruti, componente del Csm: in gioco la democrazia, se una personalità di grande caratura politica contesta una sentenza. Basta con lo spettro dei dossier a rischio l'indipendenza dei giudici

LIANA MILELLA ROMA

Se Mesiano finisse sotto i dossier di Berlusconi sarebbe «la fine dei giudici indipendenti». E comunque, dice a Repubblica il togato di Unicost Giuseppe Maria Berruti il Csm si appresta a tutelare il suo buon nome di giudice. Quanto al governo farebbe bene «a lasciare la Costituzione com'è sia per le carriere che per la Consulta».

Ha sentito Berlusconi dire che su Mesiano «ne verranno fuori delle belle»?

«E' evidente che ogni sentenza può essere contestata, ma quando a farlo è una personalità di grandissima caratura politica si pongono problemi delicatissimi di civiltà della democrazia».

Se al Csm arrivasse un dossier su di lui che fareste?

«Il Consiglio esamina tutto ciò che viene prospettato nei confronti dei magistrati e per certo lo farebbe in una situazione così eclatante. Ma se ogni giudice che si trova a giudicare una controversia tra potenti si trova poi di fronte allo spettro di una reazione da parte del perdente tale da mettergli paura, questa sarebbe veramente la fine di qualunque giurisdizione indipendente. Io non so nulla della sentenza Mesiano, ma proprio le grandi personalità hanno più doveri di altri e sono certo che questo elementare principio è ben chiaro a tutti».

Come giudicherebbe un Guardasigilli che muove l'azione disciplinare sul giudice che ha giudicato il suo premier?

«Non mi riguardano i problemi di opportunità pulitica. Ma l'iniziativa del ministro è discrezionale e non obbligatoria, dunque spetta solo a lui e non ad altri di valutarne, dal suo punto di vista, l'opportunità. Ma qui mi pare si corra davvero troppo».

Le accuse del premier accelereranno la vostra pratica a tutela di Mesiano?

«Quella pratica, firmata anche da me, è un passaggio non facile, ma necessario per il Csm. Innanzitutto per chiarire alla magistratura intera, alla politica e all'opinione pubblica, che il Consiglio esiste per difendere la libertà del giudice esercitata nel rispetto della legge. Un giudice può decidere in modo non condiviso. Per verificare la correttezza del suo operato c'è il processo. La tutela non serve a dire se egli ha deciso bene o male, ma a verificare se ha diritto al rispetto in quanto giudice».

Berlusconi, perso il lodo, brandisce come una minaccia la riforma della giustizia, tra cui quella del Csm. Che pensa del sorteggio dei candidati?

«La Consulta non ha giudicato il premier ma una legge. Detto ciò, mi sembra che il sorteggio inserisca un elemento di casualità nella scelta elettorale francamente incostituzionale. Il diritto di candidarsi alle elezioni appartiene per definizione a tutti i magistrati. Rammento che quando la legge che fonda il Csm nel 58 limita l'elettorato per gli uditori fu fortemente accusata di essere incostituzionale».

Una simile riforma porterebbe a un Csm migliore?

«Ne verrebbe fuori uno in cui la rappresentanza espressa dal Parlamento sarebbe culturalmente omogenea e ovviamente molto orientata. Quella togata sarebbe casuale, raccogliticcia e di conseguenza scarsamente consapevole della delicatezza del governo autonomo. Il risultato sarebbe un Csm più politico di quello di oggi e non credo che sarebbe un bene».

Berlusconi vuole cambiare la Costituzione per separare le carriere e la composizione della Consulta. Che ne pensa?

«Il Parlamento può cambiare la Costituzione. Ma il vero problema non è la separazione tra pm e giudici ma l'esercizio dell'azione penale. Le Camere decidano cosa vogliono fare dell'obbligatorietà. Quanto alla Consulta la penso come i padri costituenti, la lascerei esattamente com'è».

Repubblica di lunedì 12 ottobre 2009, pagina 4
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