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"Devi concentrarti interamente a ciascuna giornata, come se un fuoco infuriasse fra i tuoi capelli."

Deshimaru
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 10:43:29, in Magistratura, linkato 1632 volte)
G8 Genova: in appello
15 assoluzioni,10 condanne


venerdì 9 ottobre 2009 16:19

GENOVA (Reuters) - Al processo di appello per devastazione e saccheggio durante il G8 di Genova del luglio 2001, i giudici hanno assolto 15 persone e ne hanno condannate altre 10 con pene dal 10 al 50% in più rispetto alla sentenza di primo grado. Lo riferiscono fonti giudiziarie.

A chi è stato assolto è stata riconosciuta la legittima difesa, mentre la sentenza ha confermato l'illegittimità della carica dei carabinieri sul corteo di Via Tolemaide.

Il quattro giugno scorso erano state chieste pene complessive per 225 anni di carcere e in primo grado erano stati condannati 24 imputati per un totale di 108 anni di reclusione. Fu assolta solo un'imputata, Nadia Sanna.

I pm avevano accusato tutti di devastazione e saccheggio, ma in appello solo 10 persone sono state condannate.

"Così hanno trovato i responsabili dei fatti del G8", hanno commentato ironicamente i legali difensori. Alle parti civili, che sono la banca Carige, il ministero della Difesa, la presidenza del Consiglio dei Ministri, il ministero dell'Interno e un privato, sono stati liquidati danni per 23mila euro.

Reuters
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 10:46:32, in Magistratura, linkato 1675 volte)
Consiglio di Stato e di casta


di Emiliano Fittipaldi


Un rifugio dorato per generali, prefetti e gran commis. Che spesso intascano stipendi di lusso anche se fanno altro. Come Frattini e Catricalà
 
Le ovattate stanze di Palazzo Spada ne hanno viste di tutti i colori, così non sorprende che davanti al nuovo scandalo che ha travolto il Consiglio di Stato nessuno abbia fatto una piega. La storia recente è costellata di indagini e manette: nel 2003 un consigliere fu condannato (in primo grado) a tre anni per concussione, nello stesso anno un collega finiva alla sbarra accusato di ricettare tesori archeologici, nel 2007 un terzo membro è stato arrestato per associazione a delinquere e corruzione in atti giudiziari. Oggi i 13 anni che i pm di Milano hanno chiesto per Nicolò Pollari sono stati commentati con un'alzata di spalle, nonostante l'ex capo del Sismi, messo in Consiglio dal governo Prodi due anni fa, sia stato definito addirittura come il "regista di un sistema criminale" che ha coperto la Cia nel sequestro dell'ex imam di Milano Abu Omar.

Pollari non si è dimesso dall'incarico. Niente di nuovo: persino il presidente supremo Paolo Salvatore, quando nel 2008 finì indagato dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, preferì rimanere incollato alla sua poltrona.

Nessuno si sognerebbe mai di lasciare una delle cariche più ambite d'Italia, rifugio dorato per generali, ex ambasciatori, prefetti e trombati eccellenti della politica. All'organo "di rilievo costituzionale", che ha la doppia funzione di dare pareri legislativi al governo e fare da appello al Tar, non è facile accedere: il 25 per cento dei posti è riservato ai vincitori del concorso, stessa quota è appannaggio di Palazzo Chigi, mentre il 50 per cento è destinato ai magistrati del Tar con circa trent'anni di anzianità alle spalle. Una volta entrati nella casta dei consiglieri, il gioco è fatto. È difficile quantificare il loro lavoro in maniera oggettiva, ma quasi sempre chi viene nominato dal governo viene inserito nelle sezioni che danno pareri ai ministeri, mentre sembra consuetudine che i magistrati di lungo corso si dedichino alle sentenze, più delicate.

Il consigliere Antonio Catricalà, di sicuro, se ne sta con le mani in mano. Oggi è ufficialmente presidente di sezione fuori ruolo, ma da tempo immemore non entra a Palazzo Spada, avendo preferito fare il capo di gabinetto, il consigliere giuridico e il segretario generale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Ora è il capo dell'Authority per la concorrenza e guadagna 477 mila euro annui, a cui aggiunge quelli percepiti come presidente di sezione. Un extra da "ottomila euro al mese", ammette a "L'espresso" con onestà intellettuale. Sembra incredibile ma accumulare due stipendi è un suo diritto. Non solo: chi è "prestato" ad altre istituzioni conserva sia il salario base sia l'indennità giudiziaria, la voce legata ai rischi di essere un giudice. La intasca anche chi, di fatto, fa un altro mestiere.

Il doppio trattamento è un privilegio di altri undici "fuori ruolo": da Salvatore Mario Sechi, consigliere del presidente della Repubblica, a Alessandro Botto dell'autorità di vigilanza dei Lavori pubblici, dal vice segretario della presidenza del Consiglio Luigi Carbone al braccio destro del ministro Sacconi Caro Lucrezio Monticelli. Che spiega: "Prendo 8300 euro netti come consigliere, ma solo la parte accessoria dello stipendio di capo di gabinetto. Quant'è? Circa 4 mila euro netti al mese". Pure Franco Frattini è un consigliere che non consiglia da un pezzo, visto che passa da lustri da un incarico politico all'altro. Il ministro degli Esteri ha rinunciato allo stipendio parlamentare, ma la carriera "fantasma" a Palazzo Spada continua ad andare a gonfie vele: è stato promosso, due settimane fa, presidente di sezione. Ruolo che farà lievitare la sua busta paga.

Fare un giro nello splendido Palazzo Spada è illuminante. Il Consiglio di Stato è un Eden spesso semivuoto, dove 84 consiglieri (più dieci fuori ruolo) beccano in media 130 mila euro l'anno lordi e i 21 presidenti, quasi un quinto del totale del personale, si intascano secondo dati ufficiali circa 14 mila euro lordi al mese. Gli scatti d'anzianità arrivano puntuali ogni due anni. Un monte stipendi che allo Stato costa oltre 14 milioni l'anno, senza contare le spese per le otto auto blu, a disposizione dei vertici, tutte a noleggio Consip. Macchine, sussurra qualcuno, che spesso fanno avanti e indietro portando solo i documenti che i magistrati firmano da casa: i consiglieri hanno dentro la sede solo un "appoggio" e un armadietto, e spesso lavorano dal loro salotto facendosi vedere solo nei giorni d'udienza. "Palazzo Spada è piccolo", si giustificano. Non è tutto: per far funzionare la macchina circa 25 milioni vanno nella busta paga di 324 dipendenti, un esercito tra dirigenti, distaccati e personale di ruolo. In pratica, l'organismo pesa sulle casse dello Stato una quarantina di milioni di euro, a cui vanno aggiunte le spese di gestione e bollette varie.

Entrare nella casta attraverso il concorso pubblico è il sogno di molti, e il casting dovrebbe essere davvero accurato. Negli ultimi tre anni ce l'hanno fatta solo in cinque. Nel 2008 un consigliere del Tar trombato si è preso la briga di controllare gli atti del giorno in cui sono state corrette le sue prove, scoprendo che i cinque commissari avevano analizzato la bellezza di 690 pagine. "Senza considerare la pausa pranzo e quella della toilette, significa che hanno letto in media tre pagine e mezzo in 60 secondi. Un record da guinness, visto che la materia è complessa", ironizza Alessio Liberati. Che ha impugnato anche i concorsi del 2006 e del 2007: a suo parere i vincitori hanno proposto stranamente soluzioni completamente diverse per la stessa identica sentenza. Il magistrato, inoltre, ha sostenuto che uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, non aveva nemmeno i titoli per partecipare al concorso. L'esposto viene palleggiato da mesi tra lo stesso Consiglio di Stato e la presidenza del Consiglio dei ministri, ma i dubbi e "qualche perplessità" serpeggiano anche tra alcuni consiglieri. "Il bando sembra introdurre l'ulteriore requisito dell'anzianità quinquennale" ha messo a verbale uno di loro durante una sessione dell'organo di presidenza: "Giovagnoli era stato dirigente presso la Corte dei conti per circa 6 mesi (...) Il bando non sembra rispettato su questo punto". Per legge, a decidere se i concorsi siano stati o meno taroccati, saranno gli stessi membri del Consiglio. Vedremo. Intanto Giovagnoli si è subito iscritto al gioco preferito dei suoi colleghi più anziani, quello degli incarichi multipli: da gennaio fa il dopolavorista come docente per la Ita spa, un'attività da 48 mila euro l'anno. Giuseppe Barbagallo per 30 mila euro lavora invece come giudice all'Organizzazione internazionale del Lavoro, mentre Francesco Bellomo prende 35 mila euro dalla società "Diritto e Scienza a.r.l.". Roberto Chieppa guadagnerà 7.200 euro per 8 lezioni alla Trentino School of Management, Ermanno De Francisco arrotonda di 40 mila l'anno facendo il consulente del dipartimento per gli Affari giuridici.

Paradossali i casi di Umberto Maiello e Francesco Riccio: hanno ruoli interni che per legge gli consentono l'esenzione parziale dal lavoro, ma hanno il tempo per l'attività all'Agcom il primo (35 mila euro per il 2009) e all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori (3 mila euro al mese fino al 2011, poi si vedrà) il secondo.

La lista è infinita, e delle due l'una: o fanno poco a palazzo Spada e hanno molto tempo libero oppure, se dedicano qualche ritaglio di tempo al secondo incarico, le altre amministrazioni pubbliche li pagano assai generosamente. Di sicuro dentro la casta non si dice di no a nessuno. Nemmeno a Carlo Deodato, il capo di gabinetto del ministro antifannulloni Renato Brunetta. Che somma lo stipendio da consigliere, gli 80 mila euro per l'incarico al ministero e i 28 mila l'anno come tecnico di supporto del "commissario straordinario per la gestione dell'emergenza idrica del Simbrivio". L'anno passato aveva garantito, come si legge in un verbale del 9 luglio scorso, "che non avrebbe mai più chiesto ulteriori proroghe". La proroga è stata invece chiesta, votata con scrutinio segreto e, a maggioranza, autorizzata.

L'Espresso - 8 ottobre 2009
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MAFIA, DE MAGISTRIS (IDV): SU TRATTATIVA,
TROPPI HANNO MEMORIA TARDIVA E INCOERENTE


 
“Come ho sempre sostenuto l’omicidio di Paolo Borsellino è stato un omicidio politico in cui sono stati coinvolti pezzi deviati delle istituzioni. Quanto emerso ieri sera dalla trasmissione di Annozero e quanto emerge oggi dalle dichiarazioni del vicepresidente del Csm Nicola Mancino, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno, porta ad una prima considerazione: gli esponenti istituzionali degli anni ’90 stanno acquistando una memoria tardiva e poco coerente, penso a Martelli, Ferraro, Violante, Ayala e lo stesso Mancino.

Altra considerazione, non nuova per me, è che la trattativa fra Stato e cosa nostra sarebbe iniziata prima della strage di via D’Amelio e che sia stata condotta anche dopo e, probabilmente, anche portata a compimento, vista la fine della stagione stragista e l’inizio del cammino di istituzionalizzazione della mafia, poi realizzatosi completamente. Un’altra valutazione riguarda invece Mancino, che continua a sostenere di non essere stato a conoscenza della trattativa, così come di non ricordare di aver incontrato Borsellino nel giorno del suo insediamento al Viminale: come può non ricordare di averlo visto, smentendo la stessa agenda grigia in cui il giudice aveva preso nota dell’incontro?

E se, come afferma, non era a conoscenza della trattativa fra Stato e mafia, chi era il responsabile –politico e istituzionale- che ha condotto quella trattativa, confermata anche dalle dichiarazioni rilasciate al processo in corso a Palermo, e relativo proprio alla trattativa, dal generale dei carabinieri Mori (imputato) e dall’allora capitano De Donno?

Il fatto che l’allora ministro dell’Interno non ne fosse a conoscenza, sarebbe comunque grave: a chi era in mano infatti la sicurezza del Paese?

Esistevano allora organismi che non rispondevano e sfuggivano al suo controllo, agendo in modo parallelo e occulto allo Stato così come si verificò al tempo della P2, tutt’altro che morta anche oggi?

Sono domande che si pongono anche a fronte della sottrazione dell’agenda rossa di Borsellino da parte di un carabiniere il giorno della strage, come testimoniato da un video che getta ulteriori ombre su una vicenda drammatica”.

Lo afferma in una nota Luigi de Magistris, eurodeputato dell’IdV.

9 ottobre 2009
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Di Loredana Morandi (del 09/10/2009 @ 11:12:06, in Politica, linkato 1446 volte)
FONDI: ARMATO (PD), "MARONI HA SMENTITO SE STESSO.
DECISIONE SU FONDI PERICOLOSA"


Dichiarazione della senatrice del PD Teresa Armato componente della Commissione antimafia.

"Il mancato scioglimento del comune Fondi è un fatto molto grave". Lo sottolinea la senatrice del Pd Teresa Armato che aggiunge: "Il governo ha rimandato per mesi lo scioglimento del comune di Fondi, pur sapendo delle pesanti infiltrazioni mafiose e oggi ha deciso la procedura di commissariamento ordinario, lanciando un messaggio pericolosissimo, e cioè che la mafia può sconfiggere lo Stato.

Che fine ha fatto l'impegno di Maroni davanti alla Commissione? Ora torni in Antimafia a spiegare perché ha smentito se stesso e il perché di questa assurda decisione"

Roma, 9 ottobre 2009

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MAFIA: LUMIA (PD), FONDI, COLLUSIONI POLITICO-MAFIOSE HANNO AVUTO LA MEGLIO SULLA LEGALITA'


Roma, 9 ottobre 2009 - "Le collusioni politico-mafiose hanno avuto la meglio sulla legalità". Lo dichiara il senatore del PD Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, commentando il mancato scioglimento per mafia del comune di Fondi.

"Da più di un anno il Governo tergiversa, prende tempo, malgrado le relazioni prefettizie e la quantità di informazioni e dati in suo possesso che dimostrano l'inquinamento mafioso nel comune di Fondi. Un comportamento tanto ambiguo, quanto scandaloso. Il semplice commissariamento del comune, a seguito delle dimissioni della maggioranza di centrodestra, è l'ultima trovata che consente ai consiglieri di ricandidarsi senza problemi alle prossime elezioni comunali".

"La legalità - conclude Lumia - è un valore assoluto che supera appartenenze e schieramenti politici".

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Mafia, Pd: Maroni si fa bello a parole
ma non nei fatti, su Fondi governo poco chiaro

Ferranti: non sono vittorie pacchetto sicurezza, ma di positivo connubio magistratura polizia


“Le vittorie sbandierate oggi da Maroni non sono certo frutto del pacchetto sicurezza appena approvato, bensì della proficua sinergia tra le forze di polizia e la magistratura inquirente che nonostante la carenza di mezzi finanziari e di personale continuano a lavorare tenacemente nella lotta contro la mafia. Quello sì che è un connubio che va rafforzato e sostenuto e non certo indebolito e delegittimato come vorrebbe il ministro Alfano. Stupisce inoltre che Maroni si fa bello con i dati ma non con i fatti e lo dimostra che oggi il Governo non ha avuto il coraggio di sciogliere il comune di Fondi per infiltrazioni mafiose nonostante i coraggiosi allarmi del prefetto di Latina. Anche in questo caso il governo smentisce se stesso e lascia soli quei prefetti che hanno la forza e la capacità di svolgere adeguatamente il proprio ruolo di rappresentanti del governo sul territorio”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta le dichiarazione del ministro degli Interni, Roberto Maroni.

Roma, 9 ottobre 2009
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Processo Meredith,
giudici: no a nuove perizie


venerdì 9 ottobre 2009 22:30

PERUGIA (Reuters) - La Corte d'Assise di Perugia ha respinto oggi le richieste delle difese di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, accusati dell'omicidio della studentessa americana Meredith Kercher, che volevano nuove perizie super partes.

In particolare, i legali dei due ragazzi avevano chiesto di compiere nuovi accertamenti sul coltello che l'accusa considera l'arma del delitto e sul gancetto del reggiseno di Meredith, rinvenuto nella stanza dell'omicidio e repertato dalla scientifica 45 giorni dopo il rinvenimento, oltre che sull'orario preciso della morte della studentessa, trovata morta nel capoluogo umbro nel novembre 2007.

La Corte ha però ritenuto sufficienti i rilevamenti già compiuti.

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Mez, riprende il processo
Chiesta superperizia sul Dna



Riprende il processo per l'omicidio di Meredith Kercher a carico di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox. I due giovani, che si proclamano innocenti, sono entrambi presenti in aula. La difesa del giovane pugliese ha contestato l'orario di arrivo della polizia sul luogo del delitto, e richiesto una superperizia sul Dna, confermata anche dai legali di Amanda

Perugia, 9 ottobre 2009 - Uno dei difensori di Raffaele Sollecito, l'avvocato Luca Maori, ha sostenuto che gli agenti della polizia postale giunsero alla casa dove venne uccisa Meredith Kercher alle 13-13.02 e non alle 12.48 del 2 novembre del 2007 come emerso nel corso del processo. Secondo il legale quello che per gli inquirenti è stato ''l'anomalo comportamento'' del giovane la mattina del ritrovamento del cadavere è uno dei cardini dell'accusa.

In particolare a Sollecito è stato contestato di avere chiamato i carabinieri alle 12.51 e alle 12.54 del 2 novembre, dopo l'arrivo della polizia postale. In base alle immagini di una telecamera del parcheggio antistante la villetta del delitto la difesa di Sollecito ha sostenuto che invece gli agenti arrivarono intorno alle 13, anche perchè l'orario indicato nei fotogrammi - secondo i lagali - è anticipato rispetto a quello reale di 10-12 minuti.

La difesa di Sollecito ha quindi chiesto di poter produrre il cd con il filmato già agli atti del fascicolo del pm.
Il pubblico ministero Manuela Comodi ha aderito alla richiesta parlando comunque di ''una descrizione che non corrisponde al vero''. Una perizia super partes sulle tracce di Dna riscontrate sul gancetto di reggiseno di Meredith Kercher e sul coltello indicato come l'arma del delitto è stata chiesta oggi sempre dalla difesa di Raffaele Sollecito alla Corte d'assise di Perugia.

Gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori hanno inoltre avanzato la richiesta di nuovi accertamenti medico-legali per stabilire in modo ''preciso'' l'orario della morte della vittima. Sul gancetto di reggiseno la polizia scientifica ha trovato il Dna di Sollecito misto a quello della Kercher. Sulla lama del coltello da cucina sequestrato a casa del giovane sono stati isolati invece i profili genetici di Amanda Knox, vicino al manico, e della vittima, a ridosso della punta.

Riguardo al gancetto di reggiseno l'avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Sollecito, ha chiesto che con la perizia venga verificato se le procedure di repertazione siano state correttamente applicate. ''Vorremmo sapere - ha detto il legale - se si può effettivamente considerare una traccia genuina quella su un gancetto recuperato 45 giorni dopo il ritrovamento e non dove era stato trovato''. La difesa di Sollecito ha inoltre chiesto che la perizia accerti se era sufficiente per l'esame la quantita' di materiale biologico trovata sul coltello.

L'avvocato Bongiorno ha poi sollecitato nuovi approfondimenti sulla compatibilità delle ferite sul collo della Kercher e sulla loro compatibilità con il coltello sequestrato. Ha inoltre chiesto una perizia audiometrica per accertare se dalla casa di Nara Capezzali, uno dei testimoni d'accusa, sia possibile sentire il rumore di passi intorno alla casa del delitto, come sostenuto dalla donna, e accertare di quanti decibel avrebbe dovuto essere il grido della vittima per potere essere udito a quella distanza. Chiesta infine una perizia per accertare le cause del danneggiamento dei pc di Solleicito, Knox e Kercher.

Una perizia sulle tracce di Dna trovate sul coltello indicato come l'arma del delitto è stata chiesta anche dalla difesa di Amanda Knox. In particolare i legali intendono così verificare se ci sia stata una contaminazione accidentale del reperto e se la quantità di materiale biologico fosse sufficiente per l'analisi. L'avvocato Carlo Dalla Vedova, uno dei difensori della Knox, ha inoltre chiesto una perizia sulle impronte di piedi nudi trovate nella casa del delitto e sull'orma di scarpa sulla federa del cuscino trovato sotto al corpo di Mez e attribuita a una donna. Chiesto inoltre un nuovo esame dei pc danneggiati di Sollecito, Knox e Kercher.

La Nazione
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2009 @ 01:59:29, in Magistratura, linkato 1364 volte)
Latina - Accuse dei magistrati:
«Colpevole inerzia della politica»


Documento: Dura presa di posizione per la carenza di personale e strutture


Silvia Colasanti

La grave situazione in cui versa il servizio giustizia nel circondario di Latina è stata al centro di una nuova riunione dell'Associazione nazionale magistrati del distretto del Lazio, rappresentata dal presidente Paolo Auriemma, e dal presidente della sezione locale Lucia Aielli. Il documento che è stato elaborato a termine della riunione si rivolge questa volta ai rappresentanti politici della provincia di Latina:

«È urgente che le istituzioni intervengano e ogni sottovalutazione di questa grave situazione, soprattutto da parte dei rappresentanti politici, comporterà l'assunzione delle gravi responsabilità di cui la colpevole inerzia è causa». «Questi incontri – ha spiegato Lucia Aielli - si susseguono ormai da due anni per evidenziare le carenze e cercare soluzioni. L'ultimo risale a settembre 2008, quando abbiamo sottolineato come la nuova normativa sull'adeguamento delle piante organiche esistenti ha creato, se possibile, ancora più problemi di quelli già esistenti. Da un lato la crisi ha aumentato la domanda di giustizia, dall'altra i tempi non sono adeguati alle esigenze delle imprese, per esempio, ma anche dei lavoratori e delle famiglie. Il problema è stato solo parzialmente risolto grazie alla nomina di due presidenti di sezione, su tre mancanti, e del presidente del Tribunale. Gli effetti di questi incarichi direttivi si vedranno forse tra un anno. Ora, però, l'esigenza più sentita è quella di un aumento del personale amministrativo».


L'Anm chiede quindi una particolare attenzione al pericolo di una ulteriore riduzione degli organici del personale amministrativo e, al contempo, al Ministro della Giustizia, che al Tribunale di Latina sia dato modo di verificare i nuovi prodotti informatici sperimentabili con i cosiddetti sistemi pilota, che in larga parte d'Italia sono già a disposizione degli uffici. Questo potrebbe accelerare di molto il lavoro e permettere finalmente di provvedere ad eliminare gli arretrati. Un'atmosfera di cambiamento si respira invece in Procura, dopo la decisione del Consiglio superiore della magistratura di negare la proroga al procuratore Giuseppe Mancini alla guida degli uffici di via Ezio.

Si attende ancora il pronunciamento del Plenum di Palazzo dei Marescialli, ma con ogni probabilità anche in quel caso non si potrà che prendere atto della decisione presa. Da più parti, inoltre, la vicenda viene considerata come ormai chiusa, anche se a Mancini resta sempre la possibilità del ricorso.

Il Tempo Latina
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2009 @ 02:03:37, in Magistratura, linkato 1464 volte)
Di seguito una lunga serie di "lamentazioni" contro la Magistratura. Purtroppo abbiamo una Italia malata, rigorosamente bipartisan...


La sinistra scopre che
i magistrati si possono insultare


di Diego Pistacchi


(...) Innanzitutto le prescrizioni. Molti degli imputati non dovranno più scontare alcunché, non dovranno mai rispondere di quanto hanno fatto a Genova e ai genovesi per la sopravvenuta prescrizione, quell’istituto della giustizia italiana che prevede che un cittadino non possa essere tenuta in balìa della magistratura per sempre. Quell’istituto che però significa colpevolezza certa se fa cadere ad esempio le accuse nei confronti di Berlusconi.

Tutto bene, invece se manda libero Massimiliano Monai, per tutti «l’uomo della trave», colui che insieme a Carlo Giuliani assaltava la camionetta dei carabinieri in piazza Alimonda e che al processo doveva rispondere anche dell’assalto e del conseguente incendio di un furgone carico di carabinieri che in corso Torino hanno rischiato di bruciare vivi. Accuse sostenute anche da fotografie clamorosamente nitide che immortalavano Monai da ogni angolazione. Per lui, come per altri imputati la condanna è arrivata oltre tempo massimo. E viva la giustizia.

Abbasso invece la giustizia che si è ostinata a condannare dieci black bloc. «Questa non è una sentenza è una vendetta», ha sussurrato rispettosa Haidi Giuliani. «Una mostruosità giuridica in cui versa il diritto e la politica nel nostro paese», ha applaudito la magistratura Vittorio Agnoletto. «Sono sanzioni inflitte dagli stati autoritari contro i dissidenti», si adeguano senza reagire quelli del comitato «Piazza Giuliani».

«Condanne abnormi, i giudici hanno usato due pesi e due misure», chiosa con un lessico tutto giuridico l’avvocato Laura Tartarini. Mentre Giuliani padre si accontenta di definire il tutto «una sentenza difficile da digerire, difficilmente comprensibile perché per compensare che alcuni imputati hanno dovuto essere assolti per prescrizione, i giudici hanno elevato le pene per altri a livelli direi incompatibili». «I processi genovesi sono processi politici», sentenzia Rifondazione.

Nessuno ha invece messo in discussione la parte più «curiosa» della sentenza. L’Italia, lo Stato, vale si e no 23mila euro. Anzi, lo vale solo se sommato alla Banca Carige e a un privato cittadino. Tutte le parti civili che si erano costituite in giudizio per i danni subiti durante le devastazioni sono stati risarciti con 23mila euro. Non solo le vetrine delle banche, ma anche i danni al carcere e soprattutto quelli all’immagine internazionale dell’Italia valgono ben poco. Secondo la sentenza, l’immagine dello Stato non sembra conti un granché. E una sentenza si deve accettare. A volte.

Il Giornale

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Di Loredana Morandi (del 10/10/2009 @ 02:21:53, in Magistratura, linkato 1273 volte)
L'intento è colpire le correnti delle toghe, che ora "pilotano" l'organo di autogoverno
Approvazione in tempi brevi. Rischio di incostituzionalità. La Bongiorno difende la Consulta

Alfano mette sotto tiro il Csm
voto con sorteggio e stop ai pareri

di LIANA MILELLA


ROMA - Due settimane, e la prima pietra della vendetta di Berlusconi contro i giudici sarà lanciata. Artefice il fido Guardasigilli Alfano. Un duro colpo al Csm e alle odiate correnti della magistratura. L'organo di autogoverno delle toghe, che dovrà essere rinnovato a giugno del 2010, non potrà più essere eletto con il sistema attuale, con il voto di tutti i giudici e pm per i loro rappresentanti. Ci sarà prima un sorteggio. Dieci o 50 candidati per ogni componente da eleggere. Una legge ordinaria ovviamente, ma già viziata da incostituzionalità. La Carta è chiara laddove scrive, all'articolo 104, che "tutti i magistrati" votano per scegliere i colleghi. Ma questo è considerato un lusso da abolire. E dunque ci sarà un sorteggio per estrarre prima i nomi su cui, in un secondo tempo, le toghe potranno votare. E il diritto all'elettorato passivo? Cancellato d'un colpo. Non basta. Berlusconi e Alfano vogliono impedire ai consiglieri di esprimere gli odiati pareri sulle leggi che hanno bollato il reato di clandestinità, le norme sul processo penale, le intercettazioni. Il Csm perderebbe il potere di esprimere pareri sulle leggi del governo. Forse gli resterebbe una sola chance, farlo se a chiederlo è espressamente il ministro della Giustizia.

La Consulta boccia il lodo e il governo si tira su le maniche sulla giustizia. Il Guardasigilli rilancia il ripristino dell'immunità parlamentare ("Non fa parte del nostro programma, ma se si aprisse con il Pd un'ampia fase di dibattito pubblico sarebbe nel bene del paese che da 15 anni si trova con la giustizia al centro del dibattito"). Si lavora a irrigidire la prescrizione per liberarsi del processo Mills. È pronta la strada per dare più potere agli avvocati, per trasformare in carta straccia le sentenze passate in giudicato, per ricusare i giudici. Il pacchetto della vendetta sui giudici cammina spedito. La prima tappa in agenda è il Csm: per cui ormai è questione di giorni. Solo per un caso la riforma elettorale non passerà a palazzo Chigi già la prossima settimana. Lo si deve al viaggio in Bulgaria di Berlusconi che fa saltare il solito appuntamento del venerdì. Se ne riparla tra 15 giorni, giusto il tempo di limare il testo.

Repubblica aveva anticipato l'11 luglio il ddl sul sorteggio. Il ministero replicò che "era solo una delle tante proposte". Ora quel sorteggio, più o meno rimaneggiato, è alle viste di palazzo Chigi. L'idea originaria, scritta dal consigliere giuridico di Alfano ed ex membro del Csm Salvatore Mazzamuto, prevedeva anche di ampliare il numero dei togati e portarlo da 16 a 20, ma per mancanza di soldi il Consiglio dovrebbe restare com'è, con l'attuale proporzione tra giudici, pm e laici. Ma il pezzo forte è il sorteggio. Mazzamuto l'aveva definito un sistema "per rompere il circolo vizioso del monopolio correntizio di rappresentanza e carriere". Anm e Csm hanno considerato "una via del tutto incostituzionale". E anche Gaetano Pecorella, deputato Pdl e legale del premier, il 30 luglio sul Sole 24 ore ha definita "l'estrazione a sorte priva di qualsiasi razionalità" e ne ha spiegato anche l'incostituzionalità.

Come per tutte le leggi del centrodestra sulla giustizia anche questa è animata da spirito di revanche anti-toghe. Nel centrodestra ci sono voci, come quella della finiana Giulia Bongiorno che invitano alla saggezza. È di ieri la sua bacchettata contro chi inveisce contro la Consulta: "La Corte è il giudice delle leggi perché ne valuta la conformità alla Costituzione. È importante non perdere fiducia nella giustizia e rispetto in chi l'amministra". Messaggio inascoltato perché anche sul Csm il governo si appresta, come dicono già al Csm, a violare la Costituzione e ad agire sull'onda del dopo lodo. E sarà di nuovo scontro tra Berlusconi e le toghe.

La Repubblica
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2009 @ 08:52:20, in Politica, linkato 1205 volte)
Caro Luigi, battiti a Strasburgo, fallo anche per me, che sono stata scagliata come una lancia contro la CM Sistemi, da uno studio legale di Reggio Calabria e Locri per farsi pubblicità usando la vertenza ATU. Dillo tu a Gioacchino Genchi...

GIUSTIZIA: DE MAGISTRIS, 'GUERRA PROCURE'
OPERAZIONE A TAVOLINO PER FERMARMI



Roma, 10 ott. - (Adnkronos) - (di Vittorio Amato) - ''E' stata un'operazione fatta a tavolino. L'obiettivo era quello di fermarmi, ma non avevano previsto la mia capacita' di reazione''. A parlare e' Luigi De Magistris, protagonista della cosiddetta guerra delle procure nata intorno alle inchieste 'Why Not' e 'Poseidone' avocate all'ex pm, ora eurodeputato dell'Italia dei valori. All'ADNKRONOS, De Magistris rievoca le tappe della sua vicenda giudiziaria iniziata due anni fa, senza fare sconti a nessuno: ''Non ho dubbi, dietro l'avocazione c'e' stata un'unica strategia, perche' le mie inchieste colpivano il cuore del sistema, cioe' i rapporti, attraverso la gestione del denaro pubblico, tra pezzi significativi della politica, delle istituzioni e della criminalita' organizzata. Sono coinvolti tutti, anche grandi imprenditori e professionisti''.

De Magistris e' convinto che ''non c'era una talpa nella sua Procura. C'e' stata una strategia di delegittimazione messa in atto da ambienti istituzionali. Bisognava fermarmi utilizzando anche le propaggini giudiziarie del sistema, come poi ha correttamente ricostruito la magistratura di Salerno, che pure e' stata bloccata. A questo si e' aggiunto, poi, il sistematico annientamento di tutti i miei collaboratori. In tali casi, si tratta, in genere, di strategie tipiche delle massonerie deviate e dei poteri occulti. Non a caso, ho parlato di una nuova P2''.

L'ex magistrato denuncia l'esistenza di ''un governo occulto della cosa pubblica, a livello nazionale e locale'', chiede subito un ''nuovo Csm senza piu' correnti, perche' quello attuale ha scritto pagine troppo buie insieme all'Anm'' e mette in guardia dal governo Berlusconi: ''La giustizia e' in pericolo, perche' questo esecutivo sta conducendo il golpe di autunno, che e' un golpe senza armi, ma con l'arma della carta bollata''. L'esponente dell'Idv assicura: ''Dal '92 ad oggi, il livello di corruzione e' notevolmente aumentato e in tutti questi anni la sinistra ha fallito sulla questione morale e culturale''. (segue)


GIUSTIZIA: DE MAGISTRIS, 'GUERRA PROCURE' OPERAZIONE A TAVOLINO PER FERMARMI (2)

(Adnkronos) - Il governo vuole accelerare sulla riforma della giustizia e il Guardasigilli Angelino Alfano rilancia l'idea di reintrodurre l'immunita' parlamentare. De Magistris non ci sta: ''Sono assolutamente contrario all'introduzione dell'immunita', che va garantita solo per la libera manifestazione del pensiero. Considero una soluzione equilibrata quella trovata nel '93, in piena Tangentopoli. Sono convinto che il rapporto tra politica e giustizia si svelenira' solo quando i politici non commetteranno piu' reati gravi. Ce ne sono tanti, invece, in Parlamento coinvolti in inchieste per truffa, peculato, corruzione, mafia''. L'ex pm promette che dara' battaglia, non solo a Strasburgo: ''Fino a quando avro' fiato, portero' la mia storia e queste vicende in tutte le sedi opportune, istituzionali e non, promuovero' dibattiti e convegni, perche' la verita' dovra' travolgere la menzogna di regime''. Lo 'scontro' tra le procure di Catanzaro e Salerno, sottolinea, ''merita anche l'attenzione del Parlamento italiano, perche' non attiene singole persone, ma lo Stato di diritto e la democrazia nel nostro Paese''.

''In Calabria -afferma- tante persone avevano cominciato ad avere fiducia nello Stato, avevano denunciato, guardavano con apprezzamento alcuni magistrati e le forze dell'ordine. Non ho nessun dubbio che questa 'guerra' sia stata creata ad arte''. Da qui il pieno sostegno allo sfogo dell'ex procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, che ha lasciato la magistratura denunciando il silenzio dell'Anm, del Csm, della stampa e della politica sulla sottrazione di 'Why Not' e 'Poseidone': ''Ad Apicella non solo gli hanno tolto le funzioni di pm, ma addirittura lo hanno sospeso dal lavoro, semplicemente per non aver fermato dei magistrati che stavano facendo il loro dovere. Altro che due 'pesi e due misure'!, sbotta e continua:De Magistris ''A Catanzaro ci sono ancora magistrati indagati di fatti gravi e stanno ancora al loro posto. E' una vicenda di una gravita' inaudita, una pagina nera davvero devastante. Mi auguro che quanto prima si vada a votare e ci sia un nuovo Csm''.

L'eurodeputato dell'Idv riconosce di ''aver sicuramente commesso degli errori mentre conduceva le sue indagini, perche' gli errori stanno sempre dietro l'angolo, soprattutto quando si lavora a ritmi serrati e per tante ore al giorno. Ma questi sbagli non sono certo quelli che mi hanno addebitato sul piano disciplinare: erano artifici messi in atto solo per colpirmi. Mi hanno costretto a proseguire le mie battaglie in politica. La consapevolezza di correre dei pericoli -dice- ce l'ho da tempo e spesso conduco queste battaglie in una situazione di isolamento''. (segue)


GIUSTIZIA: DE MAGISTRIS, 'GUERRA PROCURE' OPERAZIONE A TAVOLINO PER FERMARMI (3)

(Adnkronos) - De Magistris difende il consulente Gioacchino Genchi (''e' un professionista bravo, affidabile e leale'') e ricorda le polemiche sul coinvolgimento nell'inchiestsa 'Why Not' di Romano Prodi e Clemente Mastella, all'epoca, rispettivamente, premier e Guardasigilli: ''Non e' stata violata la loro privacy, le accuse del Csm sono infondate, non c'e' dubbio che andavano indagati''. Quanto alla fuga di notizie di allora, precisa: ''Mi ritengo una vittima, perche' alcune fughe di notizie sono state strumentali al fine di simulare tracce di reato nei miei confronti''.

L'ex pm sostiene che ''la giustizia e' a rischio'' con il governo Berlusconi: ''Penso che stia conducendo il golpe di autunno con l'arma della carta bollata. Nel senso che, con l'uso illegittimo delle norme, si vuole stravolgere la Costituzione e abbattere l'indipendenza della magistratura''. Cita, in particolare, due casi: ''Oltre alla cancellazione delle intercettazioni telefoniche, che e' sotto gli occhi di tutti e mortifica anche il diritto di cronaca dei giornalisti, c'e' la legge che toglie al pm la possibilita' di investigare di propria iniziativa e questo principio fu voluto da Giovanni Falcone. Oggi, invece -avverte- il governo vuol far dipendere l'azione del pm dalle segnalazioni della polizia giudiziaria che come tutti sanno dipende dal potere esecutivo. Quindi, questo e' un governo che vuol portare a compimento il disegno piduista di Licio Gelli che voleva mettere sotto controllo informazione e magistratura''.

Dai tempi di Tangentopoli ad oggi la corruzione si e' accresciuta, insiste l'eurodeputato dell'Idv, che motiva cosi' il suo allarme: ''Non ci sono piu' i Poggiolini che mettevano il denaro sotto il materasso e i Curto' che nascondevano i soldi nella spazzatura.Ci sono le consulenze, i progetti, le poste in bilancio, i conti all'estero, i cda delle societa' miste pubblico-private che gestiscono il denaro pubblico. Forme molto piu' raffinate per fa veicolare il denaro della corruzione. E poi c'e' la corruzione di Stato''.
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Di Loredana Morandi (del 10/10/2009 @ 08:58:26, in Magistratura, linkato 1366 volte)
Il magistrato: «Copiano la violenza dei coetanei»

Laura Laera: «È un momento storico
che vede la crisi dei modelli educativi»


MILANO — «Sono cadute le barriere che differenziano nettamente l’identità femminile da quella maschile. Le ragazze copiano i ragazzi anche nell’aggressività». Laura Laera, giudice d’appello e presidente dell’Associazione dei magistrati e la famiglia, interpreta così il «bullismo al femminile».

Dottoressa, dati severi. «Il calo a Milano delle notizie di reato dice che il lavoro di magistrati e servizi sociali sta dando frutti. Preoccupa l’aumento di reati che denotano la difficoltà dei ragazzi a rispettare le regole alle quali andrebbero ricondotti. Non sono fenomeni a sé stanti. Hanno a che fare con le difficoltà dei processi di crescita, particolarmente complessi in questo momento storico che vede la crisi dei modelli educativi».

Cosa fanno i giudici? «Intervengono con il processo minorile che, oltre all’aspetto punitivo e repressivo, si fa carico del recupero del minore e della famiglia in collaborazione con i servizi sociali. Il 13 novembre a Milano parleremo anche di questo al ventiseiesimo convegno dell’associazione sull’infanzia e i diritti».

G. Gua.
10 ottobre 2009

Mi permetto una nota alle dichiarazioni della dottoressa Laera. Una analisi accurata del web dichiara che le tematiche del "branco" vengono stimolate nei soggetti maggiormente recettivi da "adulti", che coltivano i medesimi interessi dei minori, e che per questi minori producono modelli comportamentali e false ideologie. Faccio sempre il solito esempio: Maxi Fasso, ha successo anche con ragazzi e ragazze da poco maggiorenni, nonostante sia un ultra cinquantenne, perché si maschera di modi e comportamenti che definirei "tecnologicamente" bambineschi.  Idem i suoi buoni amici del porno e della crew del file sharing illegale.
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