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 .. il poeta è immortale, dedicato a R.B.... di Lunadicarta
 
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Vi è una sola cosa peggiore dell'ingiustizia: la giustizia senza la spada in mano. Quando il diritto non è la forza è male.

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 17/03/2010 @ 16:32:52, in Sindacati Giustizia, linkato 1209 volte)
Spiacente, ma non c'ero.

Protesta addetti settore giustizia davanti tribunale Roma

Organizzata da Fp-Cgil, Uil-Pa, Flp e Rdb-Pubblico Impiego.


Roma, 17 mar. (Labitalia) - Circa 200 lavoratori del ministero di Grazia e Giustizia stanno manifestando davanti alla sede del Tribunale di Roma di piazzale Clodio, al cui interno contemporaneamente si tiene la conferenza stampa del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e del ministro per la Pubblica Amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, su 'L'innovazione digitale nel processo penale'.

Il presidio è stato organizzato da Fp-Cgil, Uil-Pa, Flp e Rdb-Pubblico Impiego "contro l'ennesimo accordo - come si legge in una nota della Cgil - separato firmato il 15 dicembre scorso, il nuovo contratto integrativo che squalifica il personale giudiziario dal ministero e da due organizzazioni sindacali". "Un presidio, quello di oggi, che segue -prosegue- le mobilitazioni messe in campo in questi mesi dai sindacati non firmatari, come lo sciopero promosso dai lavoratori giudiziari lo scorso 5 febbraio".

"I lavoratori - ha dichiarato il responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil nazionale, Michele Gentile - sono in lotta contro chi sfascia la giustizia con un accordo firmato da chi non vuole che quest'ultima funzioni”. Come spiega Nicoletta Grieco, coordinatrice nazionale del comparto giustizia della Fp-Cgil, "protestiamo contro il nuovo ordinamento professionale firmato dalla minoranza delle organizzazioni sindacali e dall'amministrazione, che porterà a un peggioramento del servizio, con 7.900 cancellieri e 1.700 ufficiali giudiziari in meno da assegnare alle funzioni loro attribuite dalla legge". "Questa è una protesta -ha aggiunto- per chiedere la garanzia, costituzionalmente riconosciuta, di dignitose condizioni di lavoro per gli operatori della giustizia, e di un sistema equo ed efficiente per i cittadini".

"La logica politica - ha concluso la sindacalista - di chi strumentalizza il tema giustizia è insopportabile, e la nostra mobilitazione continuerà fin quando non avremo risposte sul fronte degli stanziamenti e dell'organico, ma soprattutto fin quando non sarà dato modo alle organizzazioni sindacali di partecipare alle decisioni e di espletare il proprio ruolo, ruolo che i ministri Alfano e Brunetta, nei loro rispettivi dicasteri, hanno costantemente continuato a non riconoscere, mostrando intolleranza al dissenso e incapacità di confrontarsi sul piano della democrazia sindacale e del pluralismo".
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Di Loredana Morandi (del 16/03/2010 @ 21:49:12, in Politica, linkato 1271 volte)
Giustizia/ Alfano: Sedi disagiate, no a manovre dilatorie Csm
Non vorrei fosse perché ci sono le elezioni del Consiglio

 Roma, 16 mar. (Apcom) - Nell'affrontare e risolvere il problema delle sedi disagiate "il Csm perde tempo, non vorrei lo facesse anche perché ci sono le elezioni del Consiglio e magari appare impopolare a qualcuno procedere con i trasferimenti di ufficio e quindi per non perdere voti alle correnti si lasciano sguarnite le sedi disagiate". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano parlando con i giornalisti a margine di una sua audizione a San Macuto.
Per coprire le sedi disagiate "io ho fatto la mia parte fino in fondo", ha aggiunto Alfano riferendosi al decreto ad hoc varato dal Governo e ora "c'è il rischio che denuncio con turbamento inquietudine che per aspettare l'immissione in ruolo di nuovi vincitori di concorso che avverrà tra un anno si perda ancora tempo".

TRANI: ALFANO, NESSUN CONFLITTO CON CSM MA NON SI FACCIA POLITICA

Il caso degli ispettori inviati dal ministero di Giustizia a Trani, dopo l'inchiesta Rai-Agcom non apre alcun conflitto con il Consiglio Superiore della Magistratura anche se quest'ultimo deve dimostrare di non fare politica pe quanto riguarda, ad esempio, la copertutra delle sedi giudiziarie disagiate. Lo ha detto il Guardasigilli Angelino Alfano commentando il caso con i giornalisti a margine della sua audizione presso la commissione parlamentare ecomafie. ''Io non ho alcun conflitto con il Csm - ha spiegato Alfano - rilevo solo che il Consiglio Superiore della Magistratura si candida, non in quanto organo nel suo insieme, ma per manovre dilatorie, che forse alcuni hanno in mente, per presentare un Csm che lascera' sguarnite le sedi disagiate''. Riferendosi al recente decreto che ha studiato il meccanismo proprio per la copertura di queste sedi giudiziarie, Alfano ha sostenuto che: ''Io ho fatto la mia parte fino in fondo. Il Csm, evidentemente, non vuole utilizzare lo strumento dei trasferimenti di ufficio ma c'e' il rischio, che per aspettare l'immissione in ruolo di nuovi vincitori di concorso, che avverra' tra circa un anno, il Csm abbia tentazioni di manovre dilatorie''. Ricordando, poi, i successi che lo Stato sta ottenendo nella sua lotta contro la criminalita' organizzata, lo stesso Guardasigilli ha aggiunto che, invece, ''il Csm perde tempo a coprire le sedi disagiate, perche' siccome ci sono le elezioni nello stesso organismo, pare impopolare procedere a trasferimenti di ufficio, per non perdere qualche voto per le loro correnti. Ma le procure di frontiere vanno immediatamente coperte - ha poi detto Alfano - e chiedero' ogni giorno che si riuniscano per risolvere il problema, perche' altrimenti - ha concluso - significa che fanno politica invece che risolvere i problemi della giustizia''.

Trani/ Alfano: Nessun conflitto con Csm ma non faccia politica
"Risolvere problemi giustizia, rischio sedi disagiate sguarnite"

"Io non ho nessun conflitto con il Csm" ma l'organo di autogoverno della magistratura, che oggi dovrebbe discutere sul caso degli ispettori inviati a Trani dal Guardasigilli, "deve risolvere i problemi della giustizia e non fare politica". Lo dice il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, parlando con i giornalisti al termine di una sua audizione davanti alla commissione sulle ecomafie a San Macuto. Il Guardasigilli smentisce di avere conflitti con il Csm ma, aggiunge, "rilevo solo che si candida, non in quanto organo nel suo insieme, ma per manovre dilatorie, che forse alcuni hanno in mente, a essere il Csm che lascerà sguarnite le sedi disagiate". (segue)

Trani/ Alfano: Nessun conflitto con Csm ma non faccia... -2-
"Ogni giorno chiederò di risolvere problemi sedi disagiate"

Roma, 16 mar. (Apcom) - Alfano ha sottolineato che "io chiederò ogni giorno che il Csm si riunisca per risolvere il problema delle sedi disagiate, le procure di frontiera vanno immediatamente coperte". "Altrimenti - ha concluso Alfano - vuol dire che il Consiglio fa politica invece di risolvere i problemi della giustizia".

Giustizia/ Mancino: Nessuna polemica con Alfano su sedi disagiate
Verso soluzione questione, oggi plenum mette a concorso 72 posti

Nessuna polemica con il ministro della Giustizia sulla copertura dei vuoti negli organici nelle sedi disagiate. Lo dice il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, rispondendo ai giornalisti che gli chiedono di commentare le critiche che il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha avanzato nei confronti del'atteggiamento dell'organo di autogoverno delle toghe. "Non intendiamo polemizzare con il ministro", taglia corto Mancino, ricordando che proprio oggi il plenum del Csm è riunito in "seduta straordinaria per avviare a soluzione la questione dei trasferimenti d'ufficio". Sono 72 i posti vacanti negli uffici giudiziari di tutta Italia che il Csm mette a concorso, la maggior parte dei quali requirenti, per rimediare alle carenze di organico. Molti dei vuoti sono al Sud: a Catanzaro sono vacanti 14 posti, 12 da pm e 2 da giudici; a Palermo mancano 11 pm; a Caltanissetta sono vuote 9 poltrone, 6 pm e 3 giudici; a Messina mancano 8 magistrati, 7 pm e un giudice; a Reggio Calabria ne servono 7, 2 dei quali giudici. Per quanto riguarda, invece, gli uffici del Nord mancano 2 pm nel distretto di Torino e 3 in quello di Brescia. Dopo una iniziativa analoga precedente, oggi dunque il Csm pubblica un ultimo bando per verificare la disponibilità di magistrati ad andare a ricoprire questi posti vacanti prima di procedere, in caso di assenza di aspiranti, ai trasferimenti d'uffico. Le domande degli interessati dovranno essere inviate entro il prossimo 9 aprile.

Giustizia/ Mancino: Nessuna polemica con Alfano su sedi... -2
Presidente Commissione:Fatti dimostrano che agito in tempi record

 Roma, 16 mar. (Apcom) - A rivendicare i "tempi record" del lavoro del Csm per coprire i vuoti nelle sedi disagiate è il presidente della Terza Commissione Alfredo Viola, togato di Unicost. La messa a concorso dei posti, spiega, è "un passaggio che la legge prevede" prima di disporre i trasferimenti d'ufficio: "Verifichiamo quanti colleghi sono disposti con benefici economici e di punteggio ad andare a ricoprire i posti vacanti".
"Abbiamo provveduto in tempi brevissimi - insiste Viola replicando alle critiche del ministro -. Si fa un processo alle nostre intenzioni, mentre le nostre intenzioni sono quelle di porre rimedio ad una situazione difficile negli uffici giudiziari del Sud e non solo. Con i fatti noi abbiamo dimostrato che, rispetto ad una legge approvata 20 giorni fa, abbiamo agito in tempi record".

Giustizia/ Ucpi: Fra Csm ed Anm gioco di sponda su sedi disagiate
Vogliono solo evitare i trasferimenti di ufficio

Roma, 16 mar. (Apcom) - ,L'Unione Camere Penali Italiane condivide le preoccupazioni del Ministro Alfano "su possibili manovre dilatorie" del Consiglio Superiore della Magistratura sui trasferimenti d'ufficio per la copertura delle sedi disagiate.
"Queste stesse preoccupazioni - sostengono le Camere Penali in una nota- sono state da noi manifestate nei giorni scorsi a fronte dei segnali contraddittori ed equivoci provenienti dal CSM e sono oggi ancor più vive in ragione della ferma contrarietà dell'Associazione Nazionale Magistrati ai trasferimenti d'ufficio. E' significativo poi che il Vice Presidente del CSM anziché porre immediata soluzione alla drammatica situazione causata dai vuoti di organico sia rimasto in silenzio quando il sindacato delle toghe ha posto il veto ai trasferimenti d'ufficio ed ha intimato allo stesso CSM, minacciando il ricorso alla via giudiziaria, di violare la legge".
"Forse a Palazzo dei Marescialli pesa l'aria dell'imminente campagna elettorale per il rinnovo del CSM - concludono i penalisti - o forse, più semplicemente, fra CSM ed ANM è in atto un gioco di sponda, tendente da entrambi i lati ad evitare ad ogni costo i trasferimenti d'ufficio imposti per legge"
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Il mio è un incoraggiamento: il lavoro dei carabinieri è stato reso inefficace. La lobby della pedofilia online è legata agli operatori del file sharing illegale e tra questi ci sono possenti schiere di sharer, cracker, "programmatori della cura" e beta tester di ogni singolo programma creato sul pianeta. E gente capace di smontare un pc pezzo per pezzo e byte dopo byte. Gli "autori" di windows non sono aggiornati o duttili come i loro hacker. Ma il web è fatto di autostrade dell'illegalità, non vialetti, e non nasconde nulla a colui che cerca, tanto che cadono anche gli account anonimi più ostici. Forse alla ricerca dell'omicida vale la pena di investigare con la navigazione a 360 gradi del profilo del fruitore di servizi per il sesso deviato e, ancora, dove navigano i consulenti?

Garlasco/ I giudici:
"I carabinieri hanno devastato il pc di Alberto"



Martedí 16.03.2010 14:31

L'attivita' investigativa dei carabinieri di Vigevano sul computer di Alberto Stasi ha prodotto "effetti devastanti in rapporto all'integrita' complessiva dei supporti informatici". Lo scrive in un passaggio delle 159 pagine di motivazione del verdetto di assoluzione nei confronti di Alberto Stasi, il Gup Stefano Vitelli. "Il collegio peritale - osserva il giudice - evidenziava che le condotte corrette di accesso da parte dei carabinieri hanno determinato la sottrazione di contenuto informativo con riferimento al pc di Alberto Stasi pari al 73,8% dei files visibili (oltre 156mila) con riscontrati accessi su oltre 39mila files".

"Queste alterazioni - conclude il Gup - indotte da una situazione di radicale confusione nella gestione e conservazione di una cosi' rilevante quanto fragile fonte di prova da parte degli inquirenti nella prima fase delle indagini ha comportato, in primo luogo, il piu' che grave rischio che ulteriori stati di alterazioni rimuovessero definitivamente le risultanze conservate ancora nella memoria complessiva del computer". E' drastica l'opinione del giudice "gli accessi in questione hanno prodotto degli effetti metastatici rispetto all'esigenza di corretta e complessiva ricostruzione degli eventi temporali e delle attivita' concernenti l'utilizzo del computer nelle giornate del 12 e 13 agosto 2007. Rispetto dunque ad altre questioni probatoriamente rilevanti (come, ad esempio, il movente - occasione dell'omicidio) non e' piu' possibile esprimere delle valutazioni certe ne' in un senso ne' nell'altro: in questo ambito, il danno irreparabile prodotto dagli inquirenti attiene proprio all'accertamento della verita' processuale".

Quello che emerge e' "un complessivo quadro istruttorio da considerarsi contraddittorio e altamente insufficiente a dimostrare la colpevolezza dell'imputato secondo la fondamentale regola probatoria e di giudizio dell'oltre 'ogni ragionevole dubbio'". E' uno dei passaggi delle motivazioni alla sentenza con cui il Gup di Vigevano Stefano Vitelli ha assolto nel dicembre scorso Alberto Stasi dall'accusa di aver ucciso a Garlasco la fidanzata Chiara Poggi.

"Il racconto complessivo di Alberto Stasi in merito alle ore trascorse la sera in compagnia della propria fidanzata nell'abitazione di Via Pascoli, risulta da un lato, privo di evidenti contraddizioni e dall'altro, realisticamente articolato". Lo scrive il Gup di Vigevano Stefano Vitelli, nelle motivazioni della sentenza con cui ha assolto Alberto Stasi dall'accusa di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi il 13 agosto del 2007.

"Ho trovato una persona uccisa in via Pascoli, correte". Inizia cosi' alle 13,49 del 13 agosto 2007 con una chiamata di Alberto Stasi al 118, il 'giallo' di Garlasco, l'omicidio della 26enne Chiara Poggi nella sua villetta al civico 8. A chiamare i soccorsi con voce "glaciale" diranno alcuni, "preoccupato" secondo altri, e' il fidanzato 24enne. Da 4 anni stanno insieme ma lui - fara' notare l'accusa - non la chiama per nome, dice "una persona" e poi, qualche minuto dopo e' nella caserma dei Carabinieri dove verra' sentito per ore rispondendo sempre senza esitazione: "Mentre Chiara veniva uccisa, lavoravo alla tesi a casa mia. Ho provato a chiamarla piu' volte ma lei non rispondeva. Allora sono andato in via Pascoli, ho aperto la porta e l'ho trovata in un lago di sangue".

La porta non e' stata forzata. Basta aprirla per scorgere il sangue. Il palmo della mano della vittima ha tracciato il percorso fino alla porta che nasconde le scale che portano alla tavernetta. E' su quei gradini che Chiara viene finita: in pochi passi c'e' tutto il racconto dell'omicidio, le tracce di chi la guarda dritto negli occhi quando lei apre la porta, prima di essere colpita alle spalle. Arrivano i Ris, provano a leggere la trama nascosta dietro segni invisibili. Sette giorni dopo, Alberto Stasi viene indagato per omicidio volontario, i carabinieri sequestrano la sua bicicletta e il pc, frugano in ogni angolo della casa. Rosa Muscio, il pm, schiva, spesso a sorpresa sceglie curve investigative sorprendenti. Il 24 settembre, la prima, la piu' rischiosa: ordina l'arresto del biondino. La prova schiacciante sarebbe la presenza di dna della vittima sui pedali della bicicletta in sella a cui Alberto sarebbe fuggito.

Quattro giorni dopo, il gip Giulia Pravon scarcera Stasi, non ci sono prove sulla sua colpevolezza, solo suggestioni accusatorie. "Fine di un incubo", commenta lui. Muscio continua a indagare, il 9 ottobre chiude l'inchiesta e il 3 novembre chiede il rinvio a giudizio. Alla fine di dicembre la Procura iscrive il ragazzo nel registro degli indagati per una nuova ipotesi di reato, detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Nel suo pc ci sarebbero decine di file a sfondo sessuale che riguardano minori. La prima buona notizia per Alberto dopo tanto tempo arriva il 27 marzo, quando si laurea con lode e una tesi dedicata alla fidanzata. Il 23 febbraio comincia l'udienza preliminare e pochi giorni dopo gli avvocati del ragazzo chiedono che venga giudicato col rito abbreviato. Il professore, Angelo Giarda ripete: "Questo ragazzo e' innocente, altrimenti non lo difenderei". Il 9 aprile i pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci chiedono la condanna a 30 anni. "Colpevole al di la' di ogni ragionevole dubbio - dicono - ha ucciso per una lite avvenuta la sera precedente".

"Non ci sono arma, movente, solo indizi discordanti, ho paura di una giustizia penale che costruisce prima i colpevoli e poi le prove", ribatte Giarda. Il 30 aprile il gup Stefano Vitelli si ritira in camera di consiglio e ne esce con una decisione a sorpresa: niente sentenza, ma un'ordinanza con cui dispone 4 nuove perizie sui punti oscuri dell'inchiesta, partendo dal presupposto che le indagini sono state "lacunose". Il 25 ottobre riparte il processo, con la sensazione che la scienza non abbia reso piu' limpido l'intrigo, anche se la perizia informatica conferma la versione di Alberto. Ha lavorato davvero alla tesi dalle 9 e 36 alle 13 e 20. Poi, tutto come da copione: i pm richiedono 30 anni, "senza attenuanti" e l'avvocato Giuseppe Colli invoca l'assoluzione. La parte civile chiede 10 milioni per risarcire i Poggi. E alla fine sara' assoluzione peerche' "la prova manca, e' insufficiente o contraddittoria".

Affari Italiani
http://www.affaritaliani.it/milano/garlasco_giudici_carabinieri_devastato_pc_alberto160310.html
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Di Loredana Morandi (del 16/03/2010 @ 17:38:51, in Politica, linkato 1379 volte)

In calabria un solo magistrato incontrò la massoneria, Agostino Cordova...

Manettari in carriera è il turno di Genchi

Passa in tv il manifesto politico dell’“orecchio” delle procure. Che intanto si ritrova indagato a Roma. E si prende una querela dall’ex segretario dell’Anm

Leggi anche: Why not, l’accusatore finisce sotto accusa

 

di Peppe Rinaldi

La coppia d’assalto Genchi-De Magistris si è ricostituita in diretta tv durante un’edizione straordinaria di Perfidia, in onda il 12 febbraio scorso su Telespazio, tv locale di Catanzaro. Conduce Antonella Agrippo. In studio c’è l’ex pm, che qui pare essere di casa, e c’è soprattutto lui, il vicequestore in aspettativa sindacale e superconsulente della procura di Catanzaro anche per la megainchiesta flop Why not. Si presenta Il caso Genchi, 993 pagine di decriptazione in chiave complottistica degli ultimi 15 anni di storia d’Italia.

Affascinante il programma “politico” di Genchi. Sì, perché in fondo cosa resta a un uomo quando “i poteri forti” o magari “la massoneria deviata” proditoriamente lo bloccano? La politica. Si chiama dejà vu: il giro di marzo lo salta Genchi, ma a giudicare da quel che va in giro a dire (anche in tv) c’è da scommettere che il prossimo non se lo lascerà scappare. Con chi lo farà si può immaginare. Dice: «Di Pietro non lo conoscevo, ma gli sono riconoscente perché è stato l’unico a difendermi». Salvo poi prendere le distanze – ribatte la giornalista – non appena Genchi, nel suo celebre intervento al congresso dell’Idv, ha urlato improbabili tesi complottistiche per ridicolizzare l’attentato contro Berlusconi… «È stato Di Pietro ad invitarmi», replica l’uomo dei dossier. «Mi ha chiamato dicendomi: “Adesso sei tu che devi un favore a me, tu sai bene come stanno le cose con Contrada, le foto sul Corriere”.

Mi sono accorto che le persone che perseguitano me sono le stesse che perseguitano Di Pietro». In effetti Genchi è un po’ come Tonino, lui sì che sa come far funzionare le cose: «È l’opposizione che manca, sono venuti meno controlli e contrappesi. L’unica cosa buona detta da Mastella è che se il centrosinistra continua così Berlusconi ce lo teniamo per altri 150 anni. Il Cavaliere non si limiterà a fare leggi ad personam ma le farà “ad mummiam”: cioè dopo morto la sua mummia starà per legge a Palazzo Chigi». E quanta durezza sulla Calabria, sul “sistema Catanzaro”. In tanti anni di attività, dice, mai viste cose del genere (e a quanto pare, molte di quelle cose proprio non sussistevano): «Voglio dirlo chiaramente, la Calabria non ha futuro, la quantità di danaro pubblico piovuta qui non ha modificato il Pil di questa Regione». Il Genchi economista incalza: «C’è una sola strada: commissariare la Calabria».

A Telespazio si parla poi di primato della politica, e per uno che di mestiere analizza flussi di telefonate è uno scherzo sostituirsi a storici e intellettuali: «L’inizio della fine della Prima Repubblica è stato la legge Mammì: da quel momento in poi il regime ha iniziato a scricchiolare, poi è venuta Tangentopoli e tutto il resto». Vuoi vedere che si riferiva a Berlusconi? Il premier ritorna sempre anche se ce n’è per tutti, da Nicola Mancino a Nicola Latorre («Quando al congresso Idv mi hanno indicato la sedia ho letto che dinanzi a me doveva esserci Latorre. Mi sono alzato e sono andato via: potevo mica sedere nello stesso posto suo?») da De Mita a Loiero a Mastella. Su Mancino si dilunga con un’allusione a rischio querela: «Dopo che l’ex ministro dell’Interno Scotti ebbe varato un decreto d’urgenza contro i boss del maxi processo scarcerati dalla Cassazione per un cavillo, nel nuovo governo del pentapartito non ci fu più spazio per lui: e “non a caso” al suo posto misero Mancino».

Perfino sui rapporti tra Stato e Chiesa Genchi ha una versione: «Appena nel mondo cattolico hanno iniziato a interrogarsi sulla condotta di Berlusconi, vale a dire che è un adultero e va a mignotte, ecco la reazione rabbiosa del capo del vapore: un libro di Gianluigi Nuzzi dal titolo Vaticano spa, poi Feltri e il caso Boffo». Infine il capolavoro: «Ci sono magistrati che senza Falcone e Borsellino non avrebbero avuto notorietà, che lavorano in silenzio e sgobbano pur intimoriti dai colletti bianchi». Il che, detto con De Magistris seduto accanto, suona come minimo stonato.

Oggi Genchi ha una grana in più da gestire: l’ex segretario nazionale dell’Anm, il procuratore di Roma Nello Rossi che indagava su di lui e De Magistris per fuga di notizie, violazione della privacy e illecito archivio di dati, ha lasciato l’incarico proprio in suo onore: ha querelato l’ex vicequestore dalla lingua lunga per ripetuti passaggi del libro che l’avrebbero diffamato, ragion per cui ha abbandonato l’indagine. Di Pietro, De Magistris… e non c’è due senza tre.

Tempi.it
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Di Loredana Morandi (del 16/03/2010 @ 15:31:03, in Sindacato, linkato 1285 volte)
Giusta la penale a Brachino...

Servizio su giudice Mesiano, direttore Videonews

Claudio Brachino sospeso da Odg Lombardia

15 marzo, 17:20

MILANO - Il direttore responsabile di Videonews, Claudio Brachino, è stato sospeso due mesi dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia in relazione a un servizio sul magistrato Raimondo Mesiano che provocò forti polemiche.

Brachino è stato sanzionato - si legge tra l'altro in un comunicato dell'Ordine - per aver messo in onda su 'Mattino 5' il 15 ottobre 2009, un servizio filmato contenente "immagini diffuse in violazione dell'art. 2 della Legge istitutiva dell'Ordine, la n. 69 del 3 febbraio 1969 nonché degli artt. 137 Dlgs 196/2003 e 6 del Codice deontologico". "Il servizio firmato da Annalisa Spinoso (iscritta all'Ordine della Sicilia) - prosegue l'ente di categoria nella nota - ritraeva Raimondo Mesiano, giudice del Tribunale di Milano, che pochi giorni prima aveva emesso in sede civile una sentenza di risarcimento danni di 750 milioni di euro a carico di Fininvest, cui fa riferimento la rete televisiva per la quale Brachino lavora".

L'audizione del direttore Claudio Brachino, assistito dall'avvocato Salvatore Pino, è avvenuta il 3 marzo scorso. Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia ha ravvisato, nella diffusione del servizio, il mancato rispetto delle leggi deontologiche e la violazione della privacy (già rilevata dal Garante) "al fine di screditare la reputazione del protagonista del video e delegittimare agli occhi dell'opinione pubblica la sentenza da lui emessa in precedenza nei confronti di Fininvest". Grazie all'accostamento con immagini "non essenziali e prive in sé di interesse pubblico in quanto notizia", il servizio "ha prodotto un effetto diffamatorio nel suo insinuare presunte stravaganze e stranezze del personaggio, fino a sfiorare il vero e proprio dileggio. Immagini non essenziali (addirittura il colore dei calzini) costituiscono l'unico contenuto del servizio e sono sostenute da un commento 'a mo' di gossip'". "Risulta quanto meno fuorviante - conclude l'Ordine dei giornalisti - alimentare dubbi sulle inchieste di un giudice in virtù della scelta del colore dei suoi calzini"
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Di Loredana Morandi (del 16/03/2010 @ 14:48:06, in Magistratura, linkato 1359 volte)

Se questo è un ministro

di Bruno Tinti
16 marzo 2010

Un ministro della Giustizia “normale” avrebbe atteso gli sviluppi dell’indagine su B&C e poi si sarebbe posto il problema se, nella Procura di Trani, "i servizi procedevano secondo le leggi, i regolamenti e le istruzioni vigenti" (Legge sulle ispezioni, 1311/1962); poi, magari, avrebbe disposto un’ispezione.
Un ministro della Giustizia furbo avrebbe detto: la Procura di Trani versa in condizioni disastrate; mando gli ispettori a vedere cosa si può fare. Poi da cosa nasce cosa…
Un ministro della Giustizia che ha concepito il Lodo omonimo e che si è dimostrato entusiasta delle leggi sul processo morto e sul legittimo impedimento avrebbe detto esattamente quello che ha detto Alfano: "L’inchiesta di Trani, il cui contenuto non conosco nel merito, evidenzia almeno tre gravissime patologie che sono chiare anche allo studente che affronta all’università l’esame di Procedura penale. E cioè: un problema gravissimo di competenza territoriale, un secondo problema di abuso delle intercettazioni, e un terzo che riguarda la rivelazione del segreto d’ufficio".

Come tutti sanno, a Trani sono stati inviati gli ispettori. Il problema è che questo studente universitario avrebbe potuto spiegare al ministro quanto segue. Le ispezioni ministeriali sono regolamentate dalla legge 1311/62 che (art. 7) le prevede al fine di accertare la regolarità dei "servizi", cioè l’organizzazione degli uffici giudiziari e l’adeguatezza delle risorse materiali e umane. Sicché, a norma di legge, l’attività giurisdizionale non c’entra proprio nulla con le ispezioni che hanno natura amministrativa. Per esempio, se un magistrato decide di incriminare B&C, questi sono affari del Tribunale della Libertà, del gip, del Tribunale, della Corte d’Appello e della Corte di Cassazione che, tutti nell’ordine e per quanto di loro competenza, stabiliranno con ordinanze e sentenze se chi indaga è competente a farlo e se ci sono prove valide (il che significa anche acquisite legittimamente) a sostegno dell’ipotesi di accusa.

Le conclusioni su L'Antefatto..

Nota: ho scritto un mio commento sul blog e rivolto un interrogativo al dott. Tinti. Potete leggerlo qui:

http://antefatto.ilcannocchiale.it/comments/2456930


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Al Presidente del Tribunale
                                                         Al Dirigente del Tribunale
                                                                       
                                                         Al Procuratore della Repubblica
                                                         Al Dirigente della Procura della Repubblica

                                                         Al Coordinatore dell’Ufficio del Giudice di Pace
                                                         Al Dirigente dell’Ufficio del Giudice di Pace

                                                         All’ANM - Sezione Distrettuale di
   
                                                         Al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di


                                 e p.c.              Al Ministro della Giustizia
                                                        Al Sottosegretario di Stato Giacomo Caliendo
                                                        Al Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria

                                                        Al Direttore Generale  del Personale e della Formazione


Oggetto: Rigoroso rispetto delle mansioni e dei compiti attribuiti dalle norme e dai regolamenti al personale  giudiziario.
    
        Lo stato della Giustizia in Italia ed il suo malfunzionamento non costituiscono certo una novità; tuttavia nel corso degli ultimi anni le cose sono andate peggiorando e sempre più numerosi sono i rapporti pubblicati da istituzioni nazionali ed internazionali che denunciano una situazione di degrado al limite del collasso.

        La disfunzione del sistema incide negativamente sulla vita dei cittadini per il progressivo abbassamento della soglia dei diritti e mortifica il generoso impegno di migliaia di lavoratori giudiziari costretti, per mancanza di mezzi e risorse, a fornire all’utenza un servizio sempre meno dignitoso.

       Ciononostante il personale continua a svolgere servizi delicati,  con carichi di lavoro insopportabili e sotto la pressione di riforme ordinamentali e processuali sempre più impetuose e “a costo zero”: chiunque frequenti gli Uffici Giudiziari conosce come quel po’ che funziona della macchina della giustizia, lo si deve alla volontà e all’abnegazione dei tanti dipendenti costretti a dare risposte spesso superiori alle proprie forze.

       A fronte dei tanti sacrifici cui i lavoratori giudiziari sono sottoposti la risposta della politica è stata quella di operare un blocco delle assunzioni e del “turn over”, di  ridurre le dotazioni organiche, di tagliare le risorse del FUA, ecc.

       Pare insomma di capire che l’unico disegno perseguito coerentemente sia quello dello smantellamento sistematico delle strutture e del ricorso sempre più massiccio alla esternalizzazione e privatizzazione dei servizi giudiziari.

       Da circa un decennio i lavoratori richiedono a gran voce la definitiva risoluzione dei problemi che affliggono le cancellerie e segreterie giudiziarie ed in particolare una sacrosanta e strameritata riqualificazione professionale anche perché unici – tra i pubblici dipendenti – a non aver mai conseguito una progressione di carriera.

La recente ipotesi di accordo (firmata dall’amministrazione e dalla minoranza delle organizzazioni sindacali) sul nuovo ordinamento professionale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: nuove e diverse attribuzioni che demansionano  e dequalificano il personale giudiziario e un sostanziale azzeramento delle aspettative di carriera

Ancora una volta è stato confermato che – allo stato – non sono previste risorse per finanziare una progressione economica e giuridica dei lavoratori giudiziari e tantomeno per l’assunzione di nuovo personale.

       La conseguenza è che al senso di impotenza si accompagna la frustrazione e la rabbia dei lavoratori.
       Noi sentiamo il dovere di dire basta e di dare, così come i lavoratori ci hanno chiesto, una risposta forte.

       Questa risposta consisterà nella decisione che ciascun dipendente si atterrà, nell’espletamento del proprio lavoro, a quello che le leggi ed i contratti di lavoro gli attribuiscono: niente di più.

       Comunichiamo questa decisione non a cuor leggero: siamo infatti consapevoli che ci saranno utenti che soffriranno di questo comportamento, poiché siamo a nostra volta cittadini e utenti di pubblici servizi, ma il tempo si è fatto breve ed i lavoratori esigono ormai risposte chiare. 

Noi siamo convinti della legittimità di questa forma di protesta, che avrà se non altro il merito di evidenziare come i lavoratori giudiziari siano costretti nei fatti, se vogliono che il lavoro vada avanti, a svolgere mansioni che quasi sempre non corrispondono a quelle per le quali sono pagati.

         Ritenuto che non esiste alcuna disposizione che imponga al prestatore di lavoro di svolgere mansioni inferiori rispetto a quelle per le quali è stato assunto, mentre è possibile (art. 52 D.Lvo 165/2001) che per oggettive esigenze di servizio il dipendente possa essere adibito, per un limitato periodo di tempo e nel caso di vacanza di posto in organico ovvero di sostituzione di altro dipendente assente con diritto alla conservazione del posto, a mansioni della qualifica immediatamente superiore con diritto al relativo trattamento economico.

          Ritenuto che la collaborazione qualificata fornita da taluni dipendenti al magistrato ed alla giurisdizione debba essere intesa, con un rigoroso rispetto dei distinti ruoli, quale contributo per il regolare funzionamento del servizio giustizia e in ogni caso limitata alle attività necessarie per l’esecuzione e per il compimento di tutti gli atti attribuiti dalla legge allo stesso personale amministrativo.
     
Tutto ciò premesso

Comunichiamo che  – a titolo dimostrativo - nella settimana che va dal 15 al 20 marzo 2010 tutti i lavoratori giudiziari delle cancellerie e segreterie giudiziarie osserveranno rigorosamente il vigente sistema di classificazione del personale svolgendo le sole  mansioni  loro attribuite dalle norme processuali, dalle leggi speciali e dai contratti di lavoro ed in particolare:
      
-  la movimentazione (prelievo, trasporto, consegna e ricollocazione) dei fascicoli, oggetti, documenti e materiale librario, nonché il ritiro e la consegna della corrispondenza saranno svolti in via esclusiva dagli ausiliari A1 (addetti ai servizi ausiliari e di anticamera);

-  la fotocopiatura e la fascicolazione degli atti  saranno eseguite esclusivamente dagli ausiliari e dagli operatori giudiziari;

-  l’assistenza al magistrato nelle istruttorie, nelle udienze civili e penali, la redazione e sottoscrizione dei verbali, la ricezione degli atti processuali, il rilascio di copie e certificazioni, la verifica della regolarità fiscale degli atti e documenti, nonché la custodia dei fascicoli, il controllo sull’esatta riscossione del contributo unificato, il recupero dei crediti erariali, la custodia, la restituzione e l’eliminazione delle cose sequestrate, nonché tutte le altre attività espressamente previste dalla legge saranno svolti soltanto dai cancellieri.

Con riferimento ai procedimenti civili l’esame degli atti e dei documenti sarà consentito alle sole parti o ai loro difensori costituiti o muniti di procura, sotto la vigilanza del cancelliere che custodisce il relativo fascicolo.

Con riferimento ai procedimenti penali l’accesso ai dati giudiziari (acquisizione di informazioni sullo stato del procedimento, visione degli atti) sarà consentito soltanto alle parti sostanziali, al difensore ed al suo sostituto processuale (quanto meno praticante abilitato), nonché al procuratore speciale delle parti sostanziali. Con la semplice delega è possibile svolgere solo attività materiali.

Confidiamo che i Responsabili degli uffici giudiziari comprendano le ragioni di tale atteggiamento e rispettino la posizione dei lavoratori: nel corso dei numerosi dibattiti riguardanti la riforma dell’ordinamento giudiziario abbiamo sempre manifestato ampia solidarietà alla magistratura  nella piena convinzione che i provvedimenti legislativi adottati non risolvono minimamente i reali problemi della giustizia e che in ogni caso l’autonomia e l’indipendenza della magistratura sono una garanzia per i cittadini prima ancora che per i magistrati.

     Abbiamo rivolto la presente anche all’ANM ed al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati perché condividano e sostengano, se non la scelta, almeno il senso di denuncia non più procrastinabile che riusciamo ad esprimere.

      Le sottoscritte OO.SS. restano a disposizione per fornire, laddove necessario e nel rispetto delle reciproche convinzioni, ulteriori chiarimenti sull’iniziativa sindacale.

     Distinti saluti.
     Roma 5 marzo 2010

Nicoletta Grieco   (FPCGIL)          
Antonino Nasone  (UILPA-GIUSTIZIA)          
Piero Piazza   (FLP)         
Pina Todisco   (RdB P.I)   
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Di Loredana Morandi (del 16/03/2010 @ 14:05:18, in Sindacati Giustizia, linkato 1204 volte)



OPUSCOLO INFORMATIVO
PER CITTADINI, UTENTI ED ORGANI DI INFORMAZIONE

Sul malfunzionamento
della Giustizia
in Italia


Premessa

E’ sotto gli occhi di tutti lo stato della giustizia in Italia: quando un cittadino si appresta a confrontarsi con questa macchina mette in conto che, se e quando otterrà giustizia, molta acqua sarà scorsa sotto i ponti.

Ma vi sono delle cause e delle responsabilità precise per questa situazione che consistono in un costante impoverimento di risorse destinate a questo settore e in una serie di provvedimenti che hanno tagliato gli organici, hanno bloccato la possibilità del turn over e che hanno disegnato una prospettiva di costante peggioramento del servizio.

E’ possibile che questa situazione, già di per sé disastrosa, peggiori ulteriormente?

Secondo noi sì, perché sono intervenuti altri provvedimenti scellerati che danneggeranno ancora di più l’utenza ed il cittadino.

Vogliamo spiegarvi il perché.

Cosa sostiene ed ha sostenuto il Governo
e cosa invece ha fatto


Recentemente si è molto dibattuto di ‘processo breve’ e certamente consideriamo un tema molto importante la riduzione dei tempi dei processi; tuttavia   se alla mia macchina non faccio manutenzione e non investo denaro per rimetterla a punto, sarà difficile che questa mi garantisca di arrivare velocemente da qualche parte.

Così è per la giustizia in Italia: personale insufficiente, vicino alla pensione e fortemente demotivato per la mancata riqualificazione, strutture fatiscenti, mancanza di mezzi per far funzionare l’ordinario e mancanza di risorse da investire in un progetto di modernizzazione.

Di questo il Governo sembrava essere a conoscenza al punto che,  nell’allegato al DPEF 2010/13, dichiarava che per riformare la giustizia era necessario investire risorse sul riconoscimento professionale del personale e per 3000 nuove assunzioni.

Queste belle intenzioni sono state smentite dalla finanziaria, in cui non vi è un centesimo per il funzionamento degli uffici giudiziari, e da una Ipotesi di Accordo sul Contratto Integrativo firmata a dicembre dall’Amministrazione e da due OO.SS. che, pur rappresentando la minoranza dei lavoratori, si sono prese la  briga di decidere per tutto il personale.

Alla faccia della democrazia.

Cosa succede con il nuovo Ordinamento professionale voluto dall’Amministrazione, dalla Cisl e dalla Confsal- Unsa:

7903 cancellieri in meno e 1678 ufficiali giudiziari in meno.


Fino ad oggi 14.181 persone hanno svolto gli atti che la legge ed i regolamenti attribuiscono al cancelliere.

Con l’entrata in vigore del nuovo ordinamento questi atti potranno essere svolti  solo da  6278 cancellieri.

In soldoni ciò significa che per le attività di cancelleria come depositati, copie conformi, esecuzioni post sentenze, dichiarazioni di irrevocabilità, fogli notizie,  l’amministrazione della giustizia rinuncia a 7903 cancellieri. Quando entrerà in vigore il nuovo ordinamento per il cittadino il ‘Dottore’ sarà più frequentemente fuori stanza .

A fare data dall’entrata in vigore di questo accordo, per un anno, l’assistenza all’udienza sarà garantita soltanto da 6185 cancellieri: per un intero anno l’Amministrazione della giustizia rinuncerà a 7996 cancellieri.

Stesso discorso varrà per gli ufficiali giudiziari; con il vecchio ordinamento 3479 persone svolgevano tutte le funzioni assegnate dalla legge all’Ufficiale Giudiziario; con il nuovo ordinamento queste mansioni saranno per legge attribuite solo a 1801, in pratica  l’Amministrazione rinuncia a 1678 ufficiali giudiziari.

Con il nuovo ordinamento una parte di questi farà solo le notificazioni, mentre gli altri  si occuperanno di pignoramenti e sfratti etc.: ciò si tradurrà in tempi più lunghi per il recupero dei crediti e per gli sfratti.

Nel momento in cui questo ordinamento entrerà in vigore a casa del signor Rossi arriveranno due soggetti, prima quello che effettuerà la notifica e poi un altro a ‘eseguire lo sfratto’.

Alla faccia dell’efficienza e della buona organizzazione.

Ma le sottrazioni aritmetiche non finiscono qui: con il vecchio ordinamento professionale il servizio di chiamata all’udienza era svolto da 14706 lavoratori: all’entrata in vigore dell’ordinamento verrà svolto solo da 4702 lavoratori.

Insomma un bel pasticcio, di competenze mischiate e mansioni sottratte; mentre il cittadino chiede  di avere una risposta rapida ai suoi problemi alla giustizia si separano le funzioni si demansiona il personale.

Fino ad oggi, dall’ausiliario al direttore di cancelleria tutti hanno fatto di tutto e di più, anche a causa delle gravi carenze di organico che vi sono su tutto il territorio nazionale; lo hanno fatto consci di fornire un servizio fondamentale per i cittadini, garantito dalla Costituzione.

Dopo questa beffa, saranno messi nelle condizioni di non poterlo più fare. 

Modernizzazione?
Europa?

Esiste solo una strada che conduce all’efficienza della Giustizia in Italia e, oltre a passare per investimenti adeguati, passa inevitabilmente per l’innovazione tecnologica.

Sono sotto gli occhi di tutti coloro che frequentano gli uffici giudiziari le enormi carenze in questo campo: proprio questa necessità di forte rinnovamento ha fatto sì che gli esperti informatici abbiano sempre indistintamente garantito, con lo svolgimento di mansioni superiori come il resto del personale della giustizia, un servizio altamente qualificato a tal punto che la maggioranza di quelli collocati nella seconda area sono stati nominati dall’Amministrazione ADSI, con elevate responsabilità sull’integrità e sulla sicurezza nonché sul controllo degli accessi ai dati.

Se questo personale sino ad oggi ha garantito il servizio confidando nel giusto riconoscimento professionale che sarebbe presto arrivato, con lo schiacciamento della figura professionale verso il basso, sarà piuttosto complicato chiedergli di farlo ancora.

Inoltre da anni l’esiguo numero di tecnici interni è stato affiancato da lavoratori, dipendenti da ditte private, che  hanno svolto con professionalità il loro lavoro instaurando un rapporto di fiducia con i capi degli uffici.

Recentemente il Ministero ha dato in appalto la gestione dell’assistenza tecnica a Telecom Italia tramutandola in assistenza “da remoto”, con conseguente rischio per la sicurezza del sistema, in considerazione dei dati sensibili trattati, e provocando così il licenziamento di molti di questi lavoratori.

E’ così che il Ministro ha intenzione di garantire la informatizzazione della giustizia?

Alla faccia della modernizzazione e della sicurezza; sarà in queste condizioni molto più facile che qualche informazione riservata sfugga al controllo.

Ma le storture del nuovo ordinamento per quanto riguarda le figure tecniche non finiscono qui, l’esperto linguistico, tanto per fare un altro esempio, anch’esso demansionato con il nuovo ordinamento, tradurrà ‘atti semplici’, in contraddizione con il suo stesso nome; anche in questo caso l’Amministrazione, se e quando entrerà in vigore l’ordinamento potrà contare sul 15% in meno di esperti linguistici.

Alla faccia anche dell’Unione Europea e della Cooperazione giuridica Internazionale.

CONCLUSIONI

Questo opuscolo si propone di dire la verità su cosa sta accadendo alla giustizia in Italia:  è ora di smettere di parlare solo delle vicende giudiziarie di singoli imputati eccellenti.

Vogliamo fare chiarezza  su quello che non è stato fatto sino ad oggi e smontare le campagne mediatiche menzognere messe in campo dal governo nel tentativo di nascondere la volontà di smantellare ciò che resta della giustizia in Italia.

Vogliamo far sapere ai cittadini che ogni dibattito sul ‘processo breve’ è sterile  con gli uffici giudiziari in queste condizioni e che non si può parlare di buon funzionamento della giustizia con un sistema sempre più impoverito e con provvedimenti che violano i diritti dei lavoratori e peggiorano il servizio all’utenza.

Crediamo sia il giunto il momento di informare correttamente la cittadinanza: con questa campagna ci proponiamo, coinvolgendo organi di informazione, cittadini e istituzioni, di difendere la giustizia e i diritti di chi ci lavora.

Chiediamo dunque la governo di mantenere gli impegni che si è assunto con il DPEF 2010/13 sulla giustizia.

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Di Loredana Morandi (del 16/03/2010 @ 13:56:17, in Sindacati Giustizia, linkato 1170 volte)



* AVVISO ALL’UTENZA *



Comunichiamo che a far data dal 15 Marzo 2010 i lavoratori del Tribunale, della Procura della Repubblica e dell’Ufficio del Giudice di Pace di  XXX - NOME UFFICIO - XXX  svolgeranno rigorosamente le sole  mansioni  loro attribuite dalle norme processuali, dalle leggi speciali e dai contratti di lavoro ed in particolare:
      
•  La movimentazione (prelievo, trasporto, consegna e ricollocazione) dei fascicoli, oggetti, documenti e materiale librario, nonché il ritiro e la consegna della corrispondenza saranno svolti in via esclusiva dagli ausiliari A1 (addetti ai servizi ausiliari e di anticamera);

•  La fotocopiatura e la fascicolazione degli atti  saranno eseguite esclusivamente dagli ausiliari e dagli operatori giudiziari;

•  L’assistenza al magistrato nelle istruttorie, nelle udienze civili e penali, la redazione e sottoscrizione dei verbali, la ricezione degli atti processuali, il rilascio di copie e certificazioni, la verifica della regolarità fiscale degli atti e documenti, nonché la custodia dei fascicoli, il controllo sull’esatta riscossione del contributo unificato, il recupero dei crediti erariali, la custodia, la restituzione e l’eliminazione delle cose sequestrate, nonché tutte le altre attività espressamente previste dalla legge saranno svolti soltanto dai cancellieri.

•  Con riferimento ai procedimenti civili l’esame degli atti e dei documenti sarà consentito alle sole parti o ai loro difensori costituiti o muniti di procura, sotto la vigilanza del cancelliere che custodisce il relativo fascicolo.

•  Con riferimento ai procedimenti penali l’accesso ai dati giudiziari (acquisizione di informazioni sullo stato del procedimento, visione degli atti) sarà consentito soltanto alle parti sostanziali, al difensore ed al suo sostituto processuale (quanto meno praticante abilitato), nonché al procuratore speciale delle parti sostanziali. Con la semplice delega è possibile svolgere solo attività materiali.
Ci scusiamo anticipatamente per eventuali ritardi e disagi.

**il volantino affisso in tutti gli uffici giudiziari italiani
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Di Loredana Morandi (del 16/03/2010 @ 13:48:23, in Sindacati Giustizia, linkato 1274 volte)
LUCCA – La UIL in visita al carcere.
Eugenio SARNO : Indegno  !


“ Pensavo di dover visitare un carcere, mi sono ritrovato in un luogo indegno le cui condizioni  di degrado e invivibilità non è ne facile rappresentare, tantomeno illustrare “

Caustico e  senza appello  il giudizio di Eugenio SARNO, Segretario Generale della UIL PA Penitenziari, che in mattinata ha fatto visita al carcere di San Giorgio accompagnato dal Segretario Regionale , Lai Mauro e da una delegazione di quadri locali e provinciali.
“ In trent’anni di carriera pensavo di avere visto tutto ciò che c’era da vedere,ma  mi rendo conto che al peggio non c’è fine. Non capisco come si possa tollerare una situazione come quella del carcere Lucca. Un carcere fatiscente, degradato, inadeguato, sovraffollato. Una struttura in cui i rischi igienico-sanitari sono sotto gli occhi di tutti, se solo si avesse la volontà di guardare e denunciare. E vorrei dire con chiarezza – prosegue SARNO – che le criticità non si esauriscono al solo sovrappopolamento perchè anche le condizioni di lavoro del personale sono pessime “

Nei numeri forniti  dalla UIL PA Penitenziari si evidenzia l’emergenza in atto al carcere di LUCCA
“ Stamani a Lucca, nelle tre sezioni aperte,  erano ristretti 178 detenuti a fronte di una ricettività attuale pari a 82. Nelle camere singole sono allocati tre/quattro detenuti, nelle camere per due persone  ne trovano ospitalità non meno di  quattro. Ho visto un ammasso di corpi a cui è sottratta persino l’aria per respirare. Di spazi fruibili nemmeno l’ombra. E’ una indecenza da vergogna. La terza sezione è un letamaio maleodorante  che offende le coscienze, eppure vi sono detenute 79 persone ”

Anche le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria e del personale amministrativo sono state attentamente verificate nel corso della visita
“ C’è esigenza di rivedere l’organizzazione del lavoro della polizia penitenziaria – sottolinea il Segretario Generale – perché trovino concreta applicazione gli accordi sottoscritti in materia. Ho potuto , purtroppo, rilevare le penose, indegne e infamanti condizioni in cui sono costretti ad operare i nostri colleghi. Prestare servizio nelle sezioni di Lucca significa ogni giorno rischiare di contrarre malattie infettive. Per non parlare del muro di cinta la cui inagibilità è evidente, palese, lampante. Nella fatiscente caserma del personale due stanze (puntellate ed inagibili per rischio crollo) sono letteralmente piene di escrementi e piume dei piccioni che stazionano in zona. Non invidio certo il Direttore appena insediatosi. Ha davanti a se un compito arduo, voglio sperare che l’Amministrazione Penitenziaria e lo stesso Comune siano al suo fianco perché in tempi brevi si possano ripristinare condizioni di vivibilità e ridare dignità alle persone”

Il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari nelle prossime ore invierà una dettagliata relazione ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP)
“ Una relazione che trasmetterò anche al Sindaco, al Prefetto, all’autorità sanitarie  e al Procuratore della Repubblica- puntualizza il sindacalista - . Nel corso degli anni ingenti somme sono state spese inutilmente.  Come si può parlare di buona amministrazione quando si rifà il tetto ( per diverse migliaia di euro) su una sezione crollata ed inagibile (ottava) , oppure si spendono centinaia di euro per installare cancelli in metallo nei pressi della porta carraia per consentire l’accesso degli arrestati e dei nuovi giunti mentre  i detenuti continuano a far ingresso dal portone principale ?  Per non parlare della macchina a raggi x per il controllo degli effetti installata in portineria da almeno tre anni,  ma mai andata in funzione ? E’ evidente che il carcere di Lucca sconta una storia di mala gestione, incuria e disattenzione. Sotto la cinta (all’altezza della seconda sentinella) si ammassano quintali di rifiuti di vario genere. Questa immondizia è all’aperto, non ci sono cassonetti e rappresenta un succulento pasto per le prosperose  colonie di ratti. Purtroppo, però, il personale di sentinella deve sorbirsi gli odori nauseabondi che si propagano da quei cumuli. Stiamo seriamente pensando di organizzare- anticipa  provocatoriamente Eugenio SARNO - una “giornata della carriola” al carcere di Lucca per rimuovere i detriti depositati e accumulati da anni. Come dire : l’Amministrazione Penitenziaria fornisce le macerie , il Comune la discarica e il personale il proprio lavoro. Una volta liberata quell’area dai cumuli si potrebbe pensare di destinarla ai parcheggi per il personale che oggi sono una vera spina nel fianco…”
15 marzo 2010
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