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 justitia ...... di Loredana Morandi
 
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In generale la giustizia è uguale per tutti, perché è utile nei rapporti sociali; ma in casi particolari, e a seconda dei luoghi e delle condizioni, risulta che la stessa cosa non è giusta per tutti.

Epicuro
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 10:07:58, in Economia, linkato 1437 volte)
Internet Governance Forum Italia,
da oggi tre giorni a Pisa



Vertice per definire regole su diritti e doveri degli internauti


PISA - Pisa ospita da oggi l'Internet Governance Forum Italia (Igf), in cui gli addetti ai lavori si confronteranno sul presente e il futuro della Rete. Dal 5 al 7 ottobre rappresentanti di università e ricerca, pubblica amministrazione, tecnici, industrie ed esponenti di ong, società civile e politica si ritroveranno presso la sede dell'Istituto di Informatica e Telematica (Itt) del Cnr pisano, per affrontare temi come libertà di espressione, sicurezza, anonimato, diritto d'autore e reti sociali.

Si tratta della seconda edizione dell'Igf, in cui esponenti di vari settori si incontrano per definire un quadro di regole di massima che definiscano diritti e doveri degli utenti della Rete. Le proposte più significative che emergeranno dal dibattito saranno presentate alla prossima riunione dell'Internet Governance Forum mondiale che si terrà a Sharm El Sheikh nel novembre prossimo su iniziativa del governo egiziano e sotto l'egida delle Nazioni Unite.

"Attraverso Internet passa lo sviluppo delle società future", osserva l'ingegnere Stefano Trumpy, dirigente di ricerca all'Itt-Cnr. "La governance della Rete italiana e l'individuazione di regole comuni e condivise sono obiettivi primari posti dalla stessa Unione Europea: il Dipartimento delle tecnologie dell'Informazione e delle comunicazioni del Cnr, diretto dal professor Francesco Beltrame, ne ha fatto una linea di ricerca scientifica primaria".

"I laboratori di ricerca di tutto il mondo - prosegue Trumpy - sono oggi al lavoro per realizzare l'Internet del Futuro, la ragnatela di servizi di nuova generazione che promette di rivoluzionare in modo ancor più radicale il rapporto tra utenti e informazioni. Ma la nuova rete chiede fina da subito che sia definito un adeguato sistema di governance".

Segui qui gli aggiornamenti nei prossimi giorni e discutine con Anna Masera

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 10:19:02, in Politica, linkato 1086 volte)
Picconata...? Ebbene sì, e anche cattiva ...

Cossiga:
«La Procura di Roma indaga su Di Pietro?»



ROMA (5 ottobre) - «La Procura di Roma ha richiesto al ministero della Giustizia di compiere gli atti per esercitare l'azione penale contro Antonio Di Pietro per avere dichiarato che il capo dello Stato, promulgando la legge di conversione in legge del decreto legge contenente il cosiddetto Scudo fiscale, ha compiuto un atto di viltà ed ha dimostrato di essere un pavido?». È quanto il senatore a vita Francesco Cossiga chiede in un'interrogazione al Senato al ministro della Giustizia.

Cossiga chiede quindi al Ministro dell'Interno di sapere «quali sanzioni disciplinari intenda adottare nei confronti degli ufficiali di Polizia giudiziaria della Polizia che non hanno fatto rapporto alla Procura di Roma per il reato di cui all'art. 278 del Codice Penale (offese all'onore ed al prestigio del Capo dello Stato); o se per caso il ministro sappia che per tali Ufficiali di Polizia giudiziaria dare del vile o del pavido al Capo dello Stato sia una notazione con aspetti non morali ma esclusivamente da giudizio scientifico in materia psicologica».

Il Messaggero

Ieri il leader dell'Idv Antonio Di Pietro aveva attaccato il capo dello Stato dicendo che non avrebbe dovuto firmare.
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In Sicilia muoiono tante cose ogni giorno, soprattutto a causa dei siciliani stessi. Non me ne vogliano a Messina, sulla quale ho scritto tanto contro il Ponte, ma quel che vedo nel web anche accanto ai politici e ai familiari di Borsellino NON mi piace. La corruzione è troppa ...

Testimone di giustizia, torna in Sicilia:
«Stato sparito dopo morte Borsellino»


Rita Atria, abbandonata dalla famiglia per aver denunciato la mafia: «Sono stanca di essere trattata come una pratica»

PALERMO (5 ottobre) - Torna in Sicilia «non per morire, ma per lottare» Piera Aiello, testimone di mafia, che ora si sente abbandonata dallo Stato. E' la triste storia di una donna che si sente trattata come «una pratica» dai funzionari della protezione. Aveva lasciato la Sicilia 18 anni fa, abbandonata dopo la decisione di testimoniare contro il contesto mafioso familiare in cui viveva, Piera Aiello ha fatto un'altra scelta coraggiosa: «Basta, torno a casa mia».

In un lungo documento, consegnato all'associazione antimafie Rita Atria (cognata di Aiello e anche lei testimone, suicidatasi dopo l'assassinio del magistrato Paolo Borsellino, ndr), Piera Aiello spiega le ragioni della sua scelta. Usa parole dure nei confronti degli apparti di sicurezza dello Stato, dopo avere appreso che il servizio di protezione la considera «una ex testimone» e che a occuparsi di lei d'ora in avanti sarà la prefettura del luogo in cui si trova.

Aiello è diventata testimone di giustizia nel '91; dopo l'omicidio del marito, ucciso nell'ambito di una guerra di mafia, la donna decise di raccontare a Borsellino nomi e affari della sua famiglia. Fu costretta a lasciare Partanna (Tp) assieme alla figlia e qualche giorno dopo fu seguita dalla cognata, Rita Atria. «Quando era in vita Borsellino - dice Aiello - mancanze e difficoltà venivano sempre risolte, ma pochi giorni dopo l'omicidio del giudice si verificò una vicenda sconcertante: a me e mia cognata vennero a trovarci due funzionari che ci dissero: dalla morte del giudice, molti collaboratori si stanno tirando indietro. Voi cosa volete fare?. Capiì che non avrei più avuto il conforto dello Stato».

Aiello ricorda la decisione di trasferirsi per un periodo in un convento «stanca di vedere quei funzionari con cui dovevo relazionarmi», la difficoltà di avere nuovi documenti d'identità, la solitudine vissuta quando doveva iscrivere la figlia a scuola o andare in ospedale, oppure quando doveva farsi prestare il codice fiscale da un amica fidata. E ancora, il mutuo finora non concesso per potere vivere, la richiesta inascoltata di applicazione della legge che prevede l'acquisizione da parte dello Stato dei beni immobiliari dei testimoni di giustizia.

«Insomma - accusa Piera Aiello - quello Stato che mi era stato proposto come la mia famiglia in realtà si è trasformato nella mia peggiore prigione, con relativi aguzzini forse per gratitudine della mia attiva testimonianza contro il crimine organizzato». Qualche tempo fa qualcuno o qualcosa ha fatto saltare la copertura di Piera Aiello che lo scorso maggio è stata convocata in Prefettura, «dove mi hanno assicurato un sistema di videosorveglianza, cosa assolutamente falsa».

«Adesso dico basta - dice amareggiata Aiello - Ritorno in Sicilia, visto che sono una ex testimone, ritorno a casa mia, dove nessuno può cacciarmi. Non torno per morire ma per lottare. Prendo tale decisione con serenità, per proteggere la mia nuova famiglia, per fare sapere all'opinione pubblica l'inefficienza di persone e funzionari istituzionali che hanno l'ardire di gestire con assoluta incompetenza e totale disinteressamento situazioni delicatissime».

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 10:32:45, in Magistratura, linkato 1230 volte)
Bossi: «La magistratura si muove
contro Berlusconi? Non so, non penso»



ROMA (5 ottobre) - «Non penso che andremo al voto, comunque noi siamo sempre pronti anche se penso che andremo avanti a fare le riforme». Così il ministro per le Riforme Umberto Bossi, oggi a Trucazzano (Milano) per una ispezione su una futura opera che collegherà Milano via acqua al Po.

Alla domanda se c'è un complotto contro Berlusconi, Bossi ha replicato: «È un problema di mafia. Abbiamo fatto leggi fortissime contro la mafia, quindi il rischio era che se la pigliassero con Berlusconi. Le prostitute le muove la mafia». A Bossi è quindi stato chiesto se contro Berlusconi si muove anche la magistratura: «Non so - ha replicato - non penso». E alla domanda se si recherà alla manifestazione che il centrodestra vuole organizzare dopo la sentenza sul lodo Mondadori, ha affermato: «Non ho ancora parlato con Berlusconi».

Il Messaggero
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Lodo Mondadori, Pd: reazione premier e maggioranza
appaiono ingerenza su Corte costituzionale

Ferranti: manifestazione? Sarebbe atto intimidazione e delegittimazione sistema democratico


“La manifestazione contro la sentenza Mondadori sarebbe un vero e proprio atto di intimidazione e delegittimazione della magistratura e dell’intero sistema democratico”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera,  Donatella Ferranti commenta le reazioni alla sentenza Mondadori “che individua Berlusconi come corresponsabile della corruzione del giudice Metta.

E’ veramente sconcertante – aggiunge - che invece di parlare della gravità delle condotte che hanno riguardato la vicenda Mondadori, accertate con sentenza passata in giudicato, si cerchi di spostare l’attenzione su presunti e inverosimili  disegni eversivi per contrastare la volontà democratica del popolo italiano. Se questi sono i toni con cui si ‘’accolgono’ le sentenze di  un giudice civile di primo grado non vogliamo neanche immaginare cosa potrebbe succedere se la Corte costituzionale bocciasse il Lodo Alfano.

La reazione è talmente scomposta e smisurata che dimostra o che la maggioranza è incapace di saper accettare qualsiasi tipo di sentenza che la riguardi oppure che siamo davanti ad una pericolosa ingerenza sulla serenità di giudizio dei giudici della Corte che questa settimana dovranno esprimersi sul Lodo Alfano. In ogni caso – sottolinea – la novità è che dopo i ripetuti attacchi alla magistratura penale ora il centrodestra inizia a delegittimare anche  la magistratura civile. Si è superata la misura e l’anomalia italiana – conclude – si fa sempre più grave”.


Roma, 5 ottobre 2009

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Caro Luigi,

quella che hai narrato nel tuo sempre ottimo articolo è la sorte dei giornalisti delle grandi Redazioni.

Noi che siamo freelance e lavoriamo, con voi e per voi, come uffici stampa creado l'occasione della "notizia", subiamo di TUTTO. Lo diresti? 15 giorni dopo la mia presenza a Milano per la tua squisita moderazione al convegno della ANM, avrei subito una pesante azione di mobbing fatto di "insulti" pesantissimi, rivolti a me e ai miei figli, definita "cinquantenne fallita e madre snaturata" dalle quelle stesse persone di cui ho avuto cura per ben sette mesi della mia vita.

Sono sicura che trasecolerai sapendo che, 4 tecnici riparatori di computer sono stati capaci di scagliarmi come una lancia contro la CM Sistemi del processo Why Not di de Magistris, per difendere il posto di lavoro del rampollo somaro di uno Studio Legale calabrese, spacciato a me per un povero ragazzo che non dormiva più la notte a causa del licenziamento.

Altri, pur di rubare tutti i miei scritti (pure quelli falsi) hanno assoldato un penalista del crimine di Caltanissetta e, minacciando il mio provider, hanno tentato di spengere la voce libera del mio blog Giustizia Quotidiana cagionandomi subito 300 euro di danni "fatturati".

Dulcis in fondo, la lettera del penalista siciliano mi sarebbe stata recapitata, tramite lo stesso blog che solo 1 anno prima aveva divulgato una minaccia di morte ai miei danni, proveniente dalla mafia sarda della pornografia. Vedi l'articoletto ANSA sulla testata online della FNSI.

E tutto per un convegno con Gioacchino Genchi, che non posso e non voglio credere si accompagni a tale marmaglia.


Loredana Morandi


LIBERTA' DI STAMPA
Querele e intercettazioni
Perché la verità non diventi un lusso

I giornalisti che avvertono sempre maggiori ostacoli all' esercizio della libertà di stampa vengono bruscamente liquidati come diffamatori piagnucolanti, che prima devastano le vite altrui e poi pretendono immunità per non ripagare i danni alla reputazione delle persone e aziende che li querelano (nel penale) o chiedono ingenti risarcimenti (nel civile).

Non è un caso. Sia perché per alcuni «cantori» della libertà di stampa è davvero così. Sia - soprattutto - perché è il prezzo, salato, che l' intera categoria paga per aver lasciato che dilagasse il contagio di prassi giornalistiche imprecise e superficiali, obliquamente omissive o dolosamente inveritiere, indulgenti verso lo «spaccio» di falsità in non sempre «modica quantità», a volte sconfinanti nel manganello a mezzo stampa per colpire l' avversario politico o economico dell' editore. Con il risultato che «quando un organo di informazione mente, avvelena la collettività, e anche gli articoli degli altri giornali diventano sospetti - anticipava già nel 1981 il mea culpa del direttore del Washington Post per un falso scoop -: il lettore colpito da una notizia si sente autorizzato a valutarla con sospetto, i fatti non soltanto vengono messi in discussione ma perdono anche il loro valore di realtà». Parabola che, in salsa italiana, affiorava sin nella parodia che nel 1992 il comico Loche faceva del giornalista «truffa-truffa-ambiguità» che «pare-sembra-forse-non garantisco verità».

Ma ora anche le querele e le richieste di danni hanno perso il loro valore di verità. Sempre meno strumenti di ristoro della reputazione calpestata dall' errore colpevole o dal dolo scientifico del giornalista, le azioni legali diventano così tante e sono spesso talmente infondate da essere piuttosto brandite come uno strumento di intimidazione sul cronista («anche se stavolta hai scritto giusto, attento a riscrivere la prossima volta») e sull' editore, alle prese con rischi di risarcimenti e con spese di difesa tali da mettere in ginocchio il bilancio di un' azienda editoriale medio-piccola.

Si dirà: c' è un giudice, e se il giornalista sbaglia, è giusto che vada incontro a pena pecuniaria, reclusione, riparazione pecuniaria, risarcimento dei danni morali e patrimoniali, pagamento delle spese di giudizio. Certo. Solo che la partita, da quando è divenuto massiccio l' indiscriminato ricorso alle azioni legali, non è più ad armi pari. Non solo perché il giornalista, per non essere condannato, deve dimostrare non soltanto che ha scritto il vero, ma anche che esisteva un interesse pubblico a conoscerlo, e che la forma non era inutilmente aggressiva.

Non solo perché, se diffonde dati personali veri ma senza i quali la notizia sarebbe stata ugualmente completa ed esauriente, incorre nei fulmini del Garante della privacy, del giudice penale, del giudice civile, dell' Ordine.
Non solo perché, quando pubblica notizie vere tratte da atti giudiziari non più segreti in quanto già noti alle parti, è schiacciato nella tenaglia per cui se le riporta con precisione letterale si vede denunciare per aver commesso uno specifico reato, mentre se si limita a riassumerle si sente accusare di non essere stato abbastanza preciso da evitare la diffamazione.

A truccare la partita, invece, non è l' azione legale in sé, ma il fatto che chi la intenta contro il giornalista, a differenza sua, non rischi mai e non paghi alcunché, nemmeno se il giudice accerta che le doglianze erano totalmente pretestuose: nel civile il giornalista recupera al più le spese, nel penale l' assoluzione «perché il fatto non costituisce reato» gli impedisce di denunciare per calunnia il querelante e ottenere i danni. Il sacrosanto diritto dei diffamati (quando siano davvero tali) di rivalersi sul giornalista non deve essere intaccato. Ma forse una modifica normativa potrebbe conciliarlo con la non compressione dell' attività giornalistica: querela pure chi vuoi e per quello che vuoi, ma se poi la causa risulta del tutto campata per aria, allora paghi al giornale denunciato almeno una minima percentuale (anche solo il 10%?) delle maxicifre che pretendevi come risarcimento.

Liberi di scrivere, liberi di querelare. Ma responsabili entrambi. Nella trasparenza. Il contrario del terreno su cui muove il disegno di legge sulle intercettazioni che, dietro il pretesto della tutela della privacy, estende l' area del segreto sugli atti d' indagine, e di ogni «pubblicazione arbitraria» (da 2.500 a 5.000 euro per il giornalista) fa poi rispondere anche l' editore a titolo di responsabilità amministrativa della persona giuridica per i reati commessi dai dipendenti nell' interesse aziendale (legge 231/2001).

Tradotto? A ogni dettagliata pubblicazione di un atto vero, non più coperto da segreto investigativo e riportato in maniera corretta, l' editore pagherà da un minimo di 25 mila 800 a un massimo di 465 mila euro per le testate nazionali. Il modo migliore per fare entrare «il padrone in redazione», visto che a quel punto la decisione editoriale sul «se» e «come» pubblicare una notizia sfuggirà all' autonomia (laddove esercitata) del tandem direttore-giornalisti, per consegnare l' ultima parola all' editore destinato a pagarne conseguenze tali da far chiudere in breve l' azienda.

Ferrarella Luigi


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Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 11:54:50, in Magistratura, linkato 1245 volte)
STUPRO CAFFARELLA: CASTELLI,
DA MAGISTRATI VULNUS AL SENSO DI GIUSTIZIA



Roma, 5 ott. - (Adnkronos) - ''Con la sentenza di oggi, ancora una volta, la magistratura non ha perso l'occasione per arrecare un grave vulnus al senso di giustizia dei cittadini italiani. La vita di una quattordicenne e' stata rovinata e chi ha compiuto tale violenza probabilmente uscira' dal carcere tra poco tempo.

Evidentemente per questi magistrati e per quella parte dell'opinione pubblica che li sostiene e che invoca pene decennali per i reati amministrativi, la vita di una giovane cittadina italiana non vale quasi niente.'' Lo dichiara il vice ministro della Lega Nord Roberto Castelli in riferimento alla sentenza di oggi che condanna i romeni della Caffarella a undici e sei anni di carcere.
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Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 11:57:03, in Magistratura, linkato 1517 volte)
INCHIESTA DELLA PROCURA
SUL DOPO ALLUVIONE 2007


E’ stata aperta dalla Procura di Messina contro ignoti per omicidio e disastro colposi. I magistrati cercheranno di stabilire se la pubblica amministrazione abbia provveduto a realizzare opere per mettere in sicurezza quei territori.

E’ stato aperto dalla Procura di Messina un fascicolo contro ignoti per omicidio e disastro colposi. Le indagini partirebbero dal 2007.

Il 25 ottobre di quell'anno si verificò, infatti, un’altra alluvione nelle zone ora colpite dal disastro. In quel caso non vi furono vittime, ma danni ingenti che riguardarono anche il comune di Alì Terme. I magistrati cercheranno di stabilire se da quel momento la pubblica amministrazione abbia provveduto a realizzare opere per mettere in sicurezza quei territori.


Nettuno Press
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Lumia (PD): Ferrovie, Sicilia isolata dal resto del paese


Lo scorso primo ottobre ho presentato un'interrogazione al Senato sul Piano di produzione presentato da Ferrovie dello Stato che isola la Sicilia dal resto del Paese. Di fatto viene cancellata la continuità territoriale. I collegamenti ferroviari subiranno, quindi, una netta riduzione che si ripercuoterà sia sul piano dei servizi, che dell'occupazione:  cancellazione delle 8 coppie di treni a lunga percorrenza, 16 tra intercity ed espressi; chiusura delle officine di manutenzione di Messina, Siracusa, Palermo, della sala operativa di Palermo e di tutti gli uffici collegati; soppressione delle navi che tr aghettano i treni nello stretto di Messina.


Trovo scandalosa l'indifferenza del governo nazionale e di quello regionale. Il Piano di produzione è un altro colpo alle speranze di sviluppo della Sicilia. Di seguito il testo integrale dell'interrogazione:

Giuseppe Lumia

 

Pubblicato il 1 ottobre 2009

Seduta n. 262 - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00966

LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri
e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.


Premesso che:

durante l’estate la società Ferrovie dello Stato SpA ha presentato un piano di produzione, che prevede la ritirata di Trenitalia dalla Sicilia, la cancellazione delle 8 coppie di treni a lunga percorrenza, 16 tra intercity ed espressi, la chiusura delle officine di manutenzione di Messina, Siracusa, Palermo, della sala operativa di Palermo e di tutti gli uffici collegati, la soppressione delle navi che traghettano i treni nello stretto di Messina;

la comunità siciliana subisce da anni una graduale ma costante riduzione del servizio ferroviario pubblico che viene attuata dall’azienda Ferrovie dello Stato mediante la riduzioni di numerose corse dei treni a lunga percorrenza e delle navi traghetto operanti nello stretto di Messina;

dall’anno 2007 ad oggi sono state soppresse ben 6 coppie di corse dei treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia e ridotte le unità navali adibite al traghettamento dei treni;

il servizio di trasporto merci su rotaia è stato soppresso quasi del tutto, nonostante le numerose richieste di carri ferroviari provenienti dalle realtà industriali dislocate nell’isola che si trovano costrette a trasferire le merci prodotte attraverso il costosissimo e inquinante trasporto su gomma;

il servizio di traghettamento veloce, destinato alle migliaia di pendolari e studenti dell’area integrata dello stretto di Messina, nonostante gli accordi intercorsi fra il Governo e le parti sociali, ha subito un'ulteriore riduzione delle corse giornaliere e non è stato sostituito il terzo mezzo “monocarena”, distrutto nel tragico incidente verificatosi nello stretto di Messina il 15 gennaio 2007;

la flotta ferroviaria operante nello stretto è vetusta e insufficiente, nel settore marittimo in particolare i livelli occupazionali sono in continuo calo e si fa eccessivo ricorso al lavoro precario. La società Rete ferroviaria italiana (RFI) omette anche di applicare la sentenza esecutiva del tribunale di Messina che obbliga l’azienda ad assumere i lavoratori a tempo indeterminato, rischiando, fra l’altro, di dover risarcire i ricorrenti con ulteriori somme di denaro pubblico;

le poche navi adibite al trasporto ferroviario, per forza di cose, sono prioritariamente destinate al trasporto dei treni passeggeri, pertanto, le ferrocisterne cariche di materiale nocivo giacciono in stazione in attesa della prima nave disponibile. Recentemente si sono verificate fuoriuscite di azoto liquido da ferrocisterne ferroviarie ferme da tempo alla stazione di Messina e solo per mera fortuna si è evitata la tragedia;

nonostante le rassicurazioni del Ministro delle infrastrutture e trasporti, che aveva personalmente garantito il mantenimento in servizio della terza nave ferroviaria nello stretto di Messina, RFI, con decisione unilaterale, ne ha limitato l’utilizzo consentendo l’uso dell’unità “esclusivamente a seguito di perturbazione della circolazione dei treni viaggiatori”. I casi di “perturbazione della circolazione dei treni” si sono verificati e continuano a verificarsi con cadenza giornaliera e il tempo necessario per approntare la nave ferma in porto e per reperire l’equipaggio addetto alla conduzione è totalmente a carico dell’utenza. Per attraversare lo stretto di Messina si sono registrate attese di oltre 4 ore;

la struttura organizzativa dei servizi di base è stata individuata per tutta l’Italia ad esclusione della Sicilia che ancora non compare nei progetti di Ferrovie dello Stato, a pochi mesi dell’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario previsto per dicembre 2009, l’unico documento ufficiale resta il piano di produzione presentato ai sindacati dove la Sicilia non è menzionata;

il contratto di servizio per il trasporto ferroviario regionale è ancora in fase di discussione, mentre nelle altre regioni italiane è stato concordato da tempo. In ogni caso non sarà il trasporto regionale a risolvere i problemi di mobilità e continuità territoriale, tutt’altro;

concentrando gli sforzi solo sul trasporto interno, senza investire risorse per l’incremento dei collegamenti a lunga percorrenza, si rischia di isolare ulteriormente la Sicilia dal resto del continente;

i propositi del Governo, relativi al rilancio dell’isola attraverso la costruzione di un ponte ferroviario, vengono, ad opinione dell'interrogante, totalmente smentiti dallo smantellamento dei collegamenti ferroviari che rappresentano la principale infrastruttura indotta;

attualmente non si registra alcun segnale volto al potenziamento dei trasporti siciliani, addirittura Ferrovie dello Stato lamenta il taglio di circa 20 milioni di euro rispetto alle sovvenzioni statali richieste dall’azienda per il mantenimento del già precario servizio;

Ferrovie dello Stato continua a discriminare il meridione gestendo il servizio sociale dei trasporti come fosse un settore esclusivamente produttivo e concentra gli investimenti solo nella aree del Paese considerate più “remunerative”. All’Alta Velocità del nord, si contrappone un trasporto siciliano in totale stato di abbandono, la Sicilia di fatto viene estromessa dal sistema-Paese, allontanata come un parente scomodo;

se a tutto quanto sopra esposto si aggiunge il drastico taglio di posti di lavoro, diretto e indiretto, che ne consegue, il quadro complessivo della situazione si presenta ancora più drammatico per la popolazione siciliana, peraltro già pesantemente provata dall’attuale crisi economica,

si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda porre in essere per tutelare i livelli occupazionali e per garantire alla comunità siciliana il diritto alla mobilità anche tramite la difesa della continuità territoriale, ossia della possibilità per tutti i cittadini di spostarsi nel territorio nazionale e comunitario con pari opportunità, accedendo ad un servizio pubblico che garantisca condizioni economiche e qualitative uniformi.

Archivio del Senato della Repubblica
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Di Loredana Morandi (del 05/10/2009 @ 13:22:43, in Osservatorio Famiglia, linkato 1546 volte)
Castrazione chirurgica per i pedofili:
l'unico modo per stare davvero
dalla parte dei bambini


Pubblicato da Rossella Martina Lun, 18/02/2008 - 14:54

I pedofili recidivi bisogna castrarli. E non parlo di castrazione chimica, ma di quella chirurgica. La castrazione chimica funziona soltanto se il soggetto prende regolarmente e volontariamente alcuni inibitori ormonali. Come smette di prendere i medicinali, tornano i sordidi impulsi sessuali nei confronti dei bambini, tornano gli agguati, le circonvenzioni, la sopraffazione, gli abusi, gli stupri.
La castrazione chirurgica è ciò che ci vuole. Non è affatto una tortura medievale come molti possono credere. Si tratta semplicemente di asportare alcune particolari cellule all’interno dei testicoli, le cellule che producono il testosterone. Una piccola semplice operazione che viene fatta ambulatorialmente, mezz’ora in tutto e la faccenda è risolta. Ma nelle nostre civilissime società né la castrazione chimica, né tantomeno quella chirurgica possono essere applicate perché, dicono i garantisti, è una violazione di un fondamentale diritto umano. Ma quale diritto umano? Quello di rovinare per sempre bambini incapaci di difendersi? Di perpetrare uno dei più orrendi crimini che la nostra specie abbia inventato? Quello di sporcare per sempre l’esistenza di un bambino, una bambina anche piccolissimi, come è successo per quel mostro di Agrigento che, condannato per avere stuprato tre sorelline e poi rimesso in libertà, è subito tornato a sfogare i suoi vomitevoli istinti su un’altra bimba di quattro anni? I suoi diritti dobbiamo rispettare? E quelli delle sue vittime, invece? Loro non hanno neppure il diritto di vederlo punito questo signore? No, scusate, ma io su questo argomento proprio non riesco a mantenere la calma e la serenità vantata da certi giuristi in questi casi. E’ già molto che i cittadini perbene non invochino la pena di morte. Ma almeno bisogna impedire che i pedofili commettano due volte un reato simile perché già una sola volta è troppo. E allora castrazione chirurgica. Sono malati, no? Bene, guariamoli con il bisturi come si fa con tante altre malattie e staremo tutti più tranquilli.
L’alternativa potrebbe essere il carcere a vita (perché possono stare dentro dieci o venti anni, ma come escono siamo da capo), ma qui da noi in carcere non ci sta nessuno, neppure i peggiori assassini perché noi italiani siamo così buoni e comprensivi che ci preoccupiamo molto più dei carnefici che delle vittime come è stato giustamente scritto.
Vedo che Veltroni a riguardo ha rilasciato dichiarazioni forti: “Ci vuole la mano dura dello Stato, le pene contro la pedofilia vanno inasprite”. Bene, però sono frasi che abbiamo già sentito (nel governo di centrodestra lo ripeteva sempre Calderoli), ma poi non se ne fa mai di nulla perché c’è sempre qualche legge più importante (più importante per la Casta) da approvare. Spero che chiunque vada al governo metta al primo posto in agenda una legge non dura ma ferrea contro la pedofilia, perché ogni giorno ci sono decine di vittime, decine di bambini la cui vita viene deturpata, che aspettano che qualcuno si ricordi di loro e provi a proteggerli. Perché fatti come quelli di Agrigento, purtroppo frequentissimi in tutta Italia, sono una vergogna incancellabile per qualsiasi paese voglia chiamarsi civile.

*****

Urologi: servono leggi chiare
su vasectomia e castrazione chimica



ROMA (5 ottobre) - Leggi chiare sulla vasectomia come metodo contraccettivo e sulla castrazione chimica come soluzione contro la pedofilia. A chiederle la Società italiana di urologia (Siu), in occasione dell'82esimo Congresso nazionale Siu in corso a Rimini.

«La vasectomia, considerata il metodo contraccettivo maschile a lungo termine più efficace, con una possibilità di gravidanza inferiore all'1% - spiega Vincenzo Mirone, presidente della Siu - è un intervento che consiste nella sezione chirurgica bilaterale dei dotti deferenti deputati a portare il liquido seminale nelle vescichette seminali, organi nei quali lo sperma viene immagazzinato e poi espulso. In Italia, però, il ricorso alla vasectomia è di gran lunga più limitato rispetto ad altri Paesi europei, ed è svantaggiato dall'assenza di una legislazione chiara. Con la legge 194 è venuto a cadere il divieto di aborto, ma anche il divieto di contraccezione: potrebbe sembrare lecito praticare questa tecnica come metodo contraccettivo, ma in realtà c'è chi la contesta perché in contrasto con l'articolo penale che vieta “lesioni gravi su consenziente”. Con questo vuoto legislativo, la scelta sui criteri di selezione dei pazienti è a discrezione dei dirigenti ospedalieri».

Ma la carenze legislative vanno oltre e gli urologi auspicano un intervento urgente: «Per assurdo - evidenzia provocatoriamente Mirone - se un pedofilo si rivolgesse a uno dei nostri urologi per chiedere un trattamento che lo aiuti a tenere a bada impulsi deviati, il medico non avrebbe nessun tipo di possibilità di intervento. La castrazione chimica è già usata in molti Paesi ed è una soluzione estremamente utile come terapia della pedofilia: oggi abbiamo molecole che somministrate con cadenza settimanale o mensile abbassano il livello di testosterone e fanno sì che non si manifesti l'impulso sessuale». Ma nel nostro Paese non è permessa. «Se si avesse la piena consapevolezza dei danni psicologici e comportamentali che la violenza sessuale genera in un bambino - conclude Mirone - allora forse la castrazione chimica dei pedofili sembrerebbe più ammissibile. È ovvio che tale provvedimento, perchè possa funzionare, deve necessariamente essere inserito in un programma ben organizzato che preveda un adeguato supporto medico e psicologico».

Il Messaggero

 


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