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 disoccupazione... di Lunadicarta
 
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La Morandi coltiva soltanto due miti, due persone che perseguono la Giustizia come obiettivo ultimo delle proprie azioni: Armando Spataro e Don Fortunato Di Noto.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 03/09/2009 @ 00:38:15, in Magistratura, linkato 2154 volte)
Se lo dice Mastella, allora è arrivato il momento di spostare la sede da Benevento a Catanzaro, con decorrenza immediata ...

formazione


Magistrati, in campo Mastella

L'ex Guardasigilli torna sul caso della sede meridionale della scuola

"La Scuola di Magistratura deve restare a Benevento, a Bergamo e a Firenze". Prende posizione ufficiale sulla vicenda della sede meridionale della scuola di formazione l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. "Mi auguro", aggiunge Mastella, "che si decida subito e sulla linea da me decisa quand'ero Guardasigilli".

Gigi Caliulo

Clemente Mastella torna sulla vicenda della Scuola per Magistrati e, in particolare, sulla querelle tra Benevento e Catanzaro per l'assegnazione della sede meridionale dell'istituto. "Credo che il ministro Angelino Alfano non abbia motivi per sovvertire quello che era stato deciso", sottolinea Mastella ricordando il provvedimento assunto all'epoca della sua gestione del ministero della Giustizia, "evitando così logoramenti o guerre in campo".
La battaglia interregionale per la sede della Scuola vede da tempo di fronte i Consigli regionali di Calabria e Campania. Alla fine di luglio il Consiglio regionale della Campania, presieduto da Sandra Lonardo, approva all'unanimità un ordine del giorno a sostegno della scelta di Benevento quale sede della Sezione meridionale della Scuola Superiore di Magistratura.
Pochi giorni prima il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, d'intesa con la Giunta Regionale, dispone la costituzione in giudizio della Regione Calabria nel giudizio d'appello che vede presenti in giudizio la Provincia e il Comune di Benevento in relazione alla vicenda della Scuola della Magistratura.
Loiero, data l'importanza della questione per l'intera Calabria e la necessità di far valere i propri diritti anche dinanzi al Consiglio di Stato, dispone la costituzione della Regione nel giudizio d'appello, confermando nell'incarico l'avvocato Giuseppe Iannello che ha già difeso tale Regione davanti al Tar del Lazio. Identica scelta venerdì 31 luglio ha fatto la Giunta Comunale di Catanzaro che ha autorizzato il settore avvocatura a resistere e a proporre appello incidentale al ricorso presentato al Consiglio di Stato dalla Provincia e dal Comune di Benevento proprio contro la sentenza 09 del Tar Lazio, emessa nel ricorso dal Comune contro il Ministero della Giustizia, che riportava in Calabria la sede, fino ad allora ipotizzata nel Sannio
Sulla vicenda della Scuola di magistratura , contesa dalle città di Benevento e Catanzaro, si registra in passato l'intervento del deputato del Partito democratico Marco Minniti: l'esponente del centrosinistra presenta un'interrogazione al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in merito al destino e all'immediato futuro della Scuola di formazione. Secondo Minniti, "la decisione del Tar del Lazio ha aperto finalmente la strada all'istituzione della Scuola superiore di magistratura nella sede naturale di Catanzaro per il Distretto del Sud Italia, così come previsto dal combinato disposto dal decreto legislativo n.26 del 30 gennaio 2006 di riordino complessivo dell'ordinamento giudiziario e dal decreto interministeriale del 27 aprile 2006, col quale si è stabilito che 'la Scuola superiore della magistratura per i distretti ricompresi nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, avra' sede nella provincia di Catanzaro".
Dal canto proprio l'ex ministro della Giustizia insiste per un ritorno all'indicazione beneventana.
"Credo ci siano molti che non vorrebbero neppure le scuole, se non a Roma, perchè non vogliono scuole differenziate sul territorio. Invece", ribadisce Mastella, "va confermata la scuola di Magistratura a Benevento, a Bergamo e a Firenze. Laddove questo non ci fosse", aggiunge l'ex Guardasigilli, "dovremo attivare i canali e le manifestazioni più opportune".

Il Denaro del 01-09-2009 num. 160
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Di Loredana Morandi (del 03/09/2009 @ 00:42:49, in Varie, linkato 1419 volte)



Un nuovo sondaggio proposto da Giustizia Quotidiana

Idee per la Nuova Sinistra,
a Chi offriresti un Posto di Lavoro?



Affermate la vostra opinione con un semplice click e scegliendo tra le 4 domande.

A chi offrireste voi un posto di lavoro? 1) ad un affiliato al clan Riina, 2) ad un ex brigatista rosso, 3) ad un padre o a una madre di famiglia che non arriva alla fine del mese, 4) a voi stessi, perché siete disoccupati.

Per votare, scorrere la pagina a lato destro!

Buon voto

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 04/09/2009 @ 01:20:09, in Sindacato, linkato 1309 volte)
Così la prima pagina di Avvenire:

DOPO 15 ANNI BOFFO SI DIMETTE DA AVVENIRE

Dino Boffo si è dimesso ieri dalla direzione di Avvenire, di Tv2000 e di RadioInBlu, i mass media nazionali dei cattolici italiani. Una decisione «serena e lucida» che ha motivato con un’appassionata lettera al presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco. La decisione «irrevocabile» di lasciare il quotidiano che ha guidato e fatto crescere di ruolo per 15 anni è giunta al settimo giorno della violenta aggressione giornalistica scatenata contro Boffo dal "Giornale" con la diffusione del testo gravemente diffamatorio di una lettera anonima fatta addirittura passare per sentenza giudiziaria. Tante le manifestazioni di solidarietà a Boffo nel mondo delle associazioni e della politica. Una nuova valanga di stima e di affetto dai lettori per il nostro Direttore Galantuomo.

La lettera del direttore a Bagnasco | Il comunicato della Cei | Il comunicato dell'Assemblea dei giornalisti | Il comunicato del Cda di Avvenire: «Interirm al vice direttore Marco Tarquinio»


Dalla vicedirezione nel 1991 alla successione a Rizzi nel 1994. Le iniziative fiorite in 15 anni, l’apertura alle diverse voci del mondo cattolico e laico. E un prestigio cresciuto

Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 3 settembre ’09
Prot. n. 194/c


Il Segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, ha dichiarato:

Avvenire: Siddi (Fnsi,) da Boffo  gesto estremo per  libertà


“Un gesto estremo a difesa della libertà. Dino Boffo, con le sue dimissioni da direttore di Avvenire e delle altre testate cattoliche della Cei, ha risposto con un atto di grande dignità intellettuale e di libertà che merita alta considerazione e che ci addolora e – penso – addolori tutti i giornalisti che credono nel rispetto delle persone e delle idee di tutti. In questo si esprime e si misura anche lo spessore umano e professionale di Dino Boffo: il suo è un gesto estremo e doloroso a tutela della propria libertà, di quella del suo giornale e del suo editore particolare, i vescovi italiani.
Certamente, grande è il disagio per questa vicenda in cui un’informazione palesemente fatta e costruita per “pareggiare” conti improponibili, ha visto manifestarsi in forma pesante un’espressione di giornalismo che si fa arma impropria contro giornali o giornalisti non più concorrenti ma considerati nella sostanza nemici, se possibile da colpire o rimuovere.
Sono convinto che i vescovi italiani e il loro giornale, i giornalisti delle testate edite dalla Cei non rinunceranno alla propria libertà di testimonianza nella propria fede e di missione editoriale secondo i propri, autonomi convincimenti. Ogni ingerenza diversa sarebbe, altrimenti, una ferita alla libertà di tutti, che vive sul pluralismo delle idee e sul rispetto delle scelte culturali, religiose e politiche di ognuno.
Intimidazioni e vendette sulla stampa sono sempre ferite gravi per la libertà.”
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Cassazione: PM non può ordinare
allontanamento da scuola
di ragazzo pericoloso



È stata confermata in Cassazione la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura di censura di un magistrato che aveva arbitrariamente emesso un’ordinanza di allontanamento di un ragazzo pericoloso dalla scuola, privandolo di fatto del suo diritto allo studio e limitando la sua libertà personale senza i necessari presupposti per l’applicazione di tale misura cautelare. In ogni caso, la competenza in riferimento al minore, sarebbe stata del Tribunale per i minori e non della Procura della Repubblica.

Con la sentenza n. 18378, adottata il 7 luglio e depositata il 19 agosto 2009 scorso, infatti, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, hanno deciso di confermare la sentenza del Csm, che aveva censurato un magistrato che aveva emesso un provvedimento “abnorme e anomalo” in riferimento alla potenziale pericolosità di un portatore di handicap e con disturbi psicotici in assenza di denunce contro il ragazzo.

Secondo la ricostruzione della vicenda, il Procuratore della Repubblica di Frosinone, aveva emesso nel 2007 un provvedimento di allontanamento del minore dalla scuola “per episodi di violenza che hanno talvolta posto in pericolo la stessa incolumità dei compagni e degli insegnanti”. Nello stesso anno, qualche mese più tardi, il Csm faceva valere la responsabilità del magistrato (per grave violazione di legge determinata da “ignoranza o negligenza inescusabile, con l’adozione di un provvedimento in un caso non consentito dalla legge e conseguente lesione di diritti personali di un minore tutelati dalla Costituzione, a causa di un errore macroscopico, dovuto a sua grave e inescusabile negligenza”) e con una sentenza lo censurava.

La Corte, rigettando il ricorso del magistrato ricorrente, ha affermato che “tale inescusabile negligenza – nell’adozione dell’ordinanza - è sfociata in un comportamento oggettivamente arbitrario in danno di un minore portatore di handicap, ne ha leso il diritto allo studio e alla libertà, con un allontanamento coatto dalla scuola, non rientrante tra le prescrizioni inerenti alle attività di studio in fatto interrotte e che avrebbero dovuto garantire la continuazione, giustificabili soltanto come accessorie a provvedimenti cautelari “in materia di libertà personale”, non adottate nel caso né adottabili in mancanze di ogni presupposto di fatto e di diritto, ma anche ad opera del magistrato dei minori eventualmente competente (..).

Pertanto – conclude la Corte, confermando la decisione del Csm - non è stata sanzionata un’attività ermeneutica del magistrato che neppure nel ricorso a questa Corte individua quali norma avrebbe applicato”. In sostanza non vi è stata "nessuna consapevole scelta interpretativa – come si legge dalla sentenza del Csm – vi è stata nella fattispecie, in mancanza di una norma da applicare, versandosi in un caso di atto anomalo o abnorme (…) essendo al di fuori sistema ordinamentale”.

(Studio Cataldi - Data: 02/09/2009 9.00.00 - Autore: Luisa Foti)
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Di Loredana Morandi (del 04/09/2009 @ 01:31:26, in Magistratura, linkato 1466 volte)
Rubriche » Piccola Italia

Giudici, il mistero degli incarichi spariti


Miracolo Brunetta! E' bastato un comma, nella vasta legislazione promossa dal ministro per l'efficienza nella pubblica amministrazione, per cambiare stili e consuetudini. Tra queste, l'annosa questione degli incarichi extra che tolgono sonno e tempo ai magistrati. Se i giudici amministrativi continuano ad affiancare l'attività d'ufficio a impegni esterni (nei ministeri, nelle università, nei collegi arbitrali), i colleghi contabili sembrano invece aver revocato ogni loro disponibilità. Tuffati a tempo pieno nel compito assegnato: verificare le spese - a volte parecchio pazze - degli enti pubblici. Basta un clic per accorgersene! Finora infatti gli incarichi extragiudiziari conferiti e/o autorizzati erano elencati e pubblicati sul sito istituzionale. Divisi per semestre, primo e secondo di ogni anno, davano conto del tipo di incarico, delle somme percepite da ciascuno, o solo presunte; del numero di incarichi esterni che ciascun magistrato era chiamato a svolgere (dunque "incarico conferito" in virtù della legge che impone la presenza di un giudice contabile in una serie di procedimenti amministrativi) o aveva chiesto di poter svolgere, avendolo trovato autonomamente (e perciò "incarico autorizzato").
Per il 2009 non esistono incarichi, né conferiti né autorizzati. Possibile?

E no che non è possibile. Per un paradosso, uno dei tanti che in questo caso l'incolpevole ministro ha prodotto, la norma che riorganizza gli uffici della Corte, e assicura al presidente più poteri, ne ha tolti degli altri al consiglio di presidenza, un organo di autogoverno. Tra questi, il potere di autorizzare gli incarichi dei colleghi. Il consiglio, per espressa indicazione contenuta in un decreto voluto e firmato dall'allora ministro della Giustizia Castelli, aveva l'obbligo - ai fini della trasparenza - di rendere pubbliche le autorizzazioni concesse.

Tolto di mezzo il consiglio, anche l'obbligo è evaporato. E quindi? Quindi nessuna lista è stata compilata, e chi clicca trova la strada sbarrata al dicembre dello scorso anno.

Ma nessuna pubblicazione non significa affatto nessun incarico esterno. Ci sono, ma non si vedono... E le indennità si sommano allo stipendio, gli impegni si moltiplicano, il tempo consegnato all'ufficio si riduce.
Già la Corte dei conti ha un organico ridotto di quasi il trenta per cento dal numero previsto dalla legge (sono circa 400 i magistrati in servizio). E la lotta agli sprechi, alle spese inutili, questione così gravemente centrale nel dibattito sui costi (e le opere) della politica, si riduce a modeste forme di contrasto, avances individuali e occasionali. I controlli si fanno così radi da obbligare i giudici, almeno per la verifica delle spese di enti di non primissimo livello, a utilizzare la sorte. A campione, molte volte, sono i controlli. E nel campione, molte volte, alcuni non ci finiscono mai.

Poco personale (e a volte parecchio impegnato a badare ad altre faccende), pochi controlli. Che, questa estate, stavano per essere ridotti ancora di più. Il governo, infatti, aveva intenzione, tra le altre correzioni previste, di limitare le possibilità di accertamento contabile solo ai casi in cui le notizie di reato fossero certe e indiscutibili. Rendendo impraticabile la via parallela, finora seguita, della notizia di reato acquisita a mezzo stampa e poi sottoposta a verifica. Una misura governativa, si narra, nata come reazione alla presunta verifica della qualità e soprattutto della congruità dei costi delle consulenze esterne affidate dal ministero dell'Economia. I si dice non devono formare oggetto di indagine. O sei certo, oppure ti fermo.
Il fuoco della polemica, trasferita in Parlamento, è stato spento solo grazie all'intervento del capo dello Stato. La norma è però accantonata, non morta. A settembre se ne riparlerà.

A. Caporale (3 settembre 2009)
La Repubblica
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Di Loredana Morandi (del 04/09/2009 @ 02:04:05, in Politica, linkato 1284 volte)
Bari, sesso e appalti
Sospetti di fondi neri per il Pd nazionale

di Bepi Castellaneta


Bari - Adesso l’inchiesta punta a Roma. E all’ombra del giro di appalti pilotati nella sanità pugliese affiora il sospetto di finanziamenti illeciti per i partiti del centrosinistra nazionale. È questa l’ipotesi all’esame della pm antimafia di Bari Desirée Digeronimo, il magistrato che da tempo conduce gli accertamenti su un comitato d’affari in grado di orientare forniture e appalti ma anche decisivo nella scelta di primari e dirigenti medici.

Secondo gli inquirenti il personaggio chiave di questo presunto sistema corruttivo sarebbe stato l’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, all’epoca Socialista autonomista: dopo aver saputo di essere coinvolto nell’inchiesta ha presentato le dimissioni dalla giunta rossa guidata da Nichi Vendola e successivamente è entrato al Senato come primo dei non eletti nelle liste del Pd al posto di Paolo De Castro, passato all’Europarlamento.

I riflettori degli investigatori sono puntati su cinque partiti: Pd, Prc, Socialisti autonomisti, Sinistra e Libertà e Lista Emiliano. Nelle indagini figura una valanga di intercettazioni telefoniche e ambientali. E proprio nel corso di conversazioni tra Tedesco e alcuni imprenditori si farebbe riferimento a finanziamenti illeciti e spunterebbero i nomi di esponenti nazionali del centrosinistra. Insomma, lo scandalo si allarga e potrebbe essere destinato a oltrepassare i confini pugliesi. In queste ore i carabinieri sono impegnati nella ricerca dei riscontri e hanno cominciato ad ascoltare diverse persone: due giorni fa la pm Digeronimo è stata a Milano per un interrogatorio top secret mentre ieri è stato sentito a Bari un medico come persona informata sui fatti. Al centro dell’inchiesta c’è la gestione della sanità regionale, condizionata al punto che persino le nomine di primari e dirigenti delle Asl sarebbero state fatte sulla base del possibile ritorno elettorale: in buona sostanza veniva scelto chi portava più voti. Nell’inchiesta per il momento figurano quindici indagati. Il magistrato ipotizza a vario titolo i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, abuso di ufficio, voto di scambio, illecito finanziamento ai partiti e truffa; inoltre, con riferimento a determinati episodi e nei confronti di alcune persone è ipotizzata anche l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa.

La prima svolta nelle indagini risale a fine luglio, quando i carabinieri del nucleo investigativo sono entrati nelle segreterie di diverse formazioni politiche del centrosinistra pugliese e hanno prelevato una montagna di carte, comprese quelle relative ai contratti e ai rapporti «intrattenuti - si legge nel provvedimento che dispone l’esibizione della documentazione - dai partiti con gli istituti di credito». Nello stesso tempo sono stati avviati accertamenti bancari ed è stata trascritta gran parte delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Il sospetto è che i partiti del centrosinistra abbiano favorito determinati imprenditori, i quali in cambio avrebbero poi elargito finanziamenti anche con i soldi accumulati attraverso l’evasione fiscale: il passaggio di denaro - è l’ipotesi da verificare - sarebbe rimasto celato dietro voci inserite appositamente in bilancio per costruirsi una facciata di legalità.

Intanto, mentre il coordinatore regionale dell’Italia dei valori, Pier Felice Zazzera, chiede «un segnale di responsabilità» da parte di Vendola, è attesa per lunedì a Bari la commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale: oltre al governatore saranno ascoltati i magistrati.

Il Giornale

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PEDOFILIA/ “RAGNATELA DI PEDOFILI”
METER (di  DON DI NOTO) : 100 COMUNITA' PEDOFILE SMASCHERATE SU UN SOCIAL NETWORK E OSCURATE INSIEME AGLI INVESTIGATORI USA E ITALIANI.

APPELLO DI METER ONLUS AI GIORNALISTI: “I PEDOFILI COME RAGNI FAMELICI”. INFORMATEVI, QUANTO ABBIAMO SCOPERTO E' BESTIALE. GLI ORCHI NON VANNO IN VACANZA

Avola (SR), 3 settembre 2009 ------ Una “ragnatela di pedofili” senza precedenti:  100 comunità pedofile oscurate e sequestrate presenti in un social network (dato ufficiale reso noto da Meter e ufficialmente comunicato dal CNCPO della Polizia Postale Italiana di Roma, dal Compartimento di Polizia Postale “Sicilia Orientale”, coordinati dalla Procura Distrettuale di Catania), con contatti da tutto il mondo compresa l'Italia; come dei “ragni” n. 18.181 iscritti alle comunità comunicavano, attiravano e scambiavano centinaia di migliaia di video e foto (n. 27.894 foto pedofile e n. 1.617 video) con notizie sullo scambio di bambini. Migliaia i bambini coinvolti.

Un universo non più virtuale ma reale, in cui potevano iscriversi e scambiare materiale pedopornografico (foto, video, appuntamenti con bambini) in tutta tranquillità attraverso uno dei più rinomati social network USA. Materiale che gli investigatori italiani e americani dichiarano essere un vero e proprio orrore, dai neonati a bambini di tenerissima età oggetto di abusi e violenze.

A fare la scoperta e realizzare i risultati del minuzioso “screening della ragnatela pedofila” sono stati gli operatori dell'Associazione Meter di don Fortunato Di Noto (http://www.associazionemeter.org), - organizzazione pioniera nel mondo, nel contrasto alla pedofilia -  che hanno consegnato i risultati di un lavoro durato 6 mesi alla Polizia Postale di Catania, coordinata dall’ottima Procura Distrettuale etnea e dal Centro Nazionale per il contrasto alla pedofilia e pedopornografia(CNCPO) e trasmessi alle autorità americane.
Parliamo di una mole di notizie che hanno avuto riscontri investigativi positivi e oggi vengono resi noti almeno nella prima fase delle indagini.

ITALIANI CONVOLTI. PEDOFILI AL SETACCIO - Tutti i dati sono ora congelati e analizzati dagli investigatori americani e dalla Polizia Postale di Catania, per risalire agli italiani coinvolti, oltre alle migliaia di sospetti pedofili. Decine di migliaia gli iscritti, di video e di foto sequestrate. Un delicato e paziente lavoro di monitoraggio effettuato da Meter sin dall'inizio dell'anno. È bene precisare che in questi sei mesi di lavoro gli operatori di Meter hanno segnalato un numero di portali e siti superiore a quello su cui gli investigatori hanno poi messo gli occhi.

IL CONTENUTO – Assolutamente inedito il materiale sequestrato. Tra quelle pagine web non si era mai visto nulla di simile. Le vittime sono di tutte le nazionalità. Orrori senza fine, bambini seviziati e violati in tutti i contesti familiari, scolastici, nei boschi, nella macchine, nei tuguri dei bassifondi metropolitani. Pedofili che si fanno riprendere in pieno volto senza paura di nulla. Donne e uomini. Una produzione di materiale pedopornografico che coinvolge migliaia di bambini, sempre al disotto degli 11 anni, con numerosi neonati.

DON DI NOTO: CON FIDUCIA VERSO L'ANNIENTAMENTO DEI PEDOFILI
Don Fortunato commenta: “E' impressionante e indescrivibile quello che in sei mesi abbiamo visto e denunciato. Il costante monitoraggio ha portato a risultati insperati e siamo oggi più che mai fiduciosi che la pedofilia e la pedopornografia online, essendo dei crimini contro i bambini e l'umanità, possono e devono essere sconfitti, annientati, limitati”. Poi aggiunge: “Non c'è nazione che non ne sia coinvolta, decine di migliaia di persone che producono, scambiano, detengono materiale e violentano i bambini. Materiale non 'virtuale', ma reale, così reale che quando ascolti nei video le grida di dolore dei bambini, quando scorgi nelle foto volti di neonati, ne senti la voce, il dramma, il dolore, la sofferenza”, dice.

SOCIALNETWORK: CANALI PRIVILEGIATI-  Ma non  basta. L'esperienza di Meter sottolinea come in questi anni ci sia stata un'evoluzione del crimine pedofilo, che sfrutta costantemente le innovazioni tecnologiche e di comunicazioni. Positivo è l’utilizzo dei social network. Il network ha suo malgrado un doppio ruolo nelle questioni sulla pedofilia: da un lato permette ai pedofili di interagire tra loro e in un certo senso alimenta le loro potenzialità, dall’altro lato è lo strumento più efficace per le forze dell’ordine al fine di scovarli ed oscurarli attraverso la chiusura dei siti. L’accesso al social network permette ai pedofili di gestire un “proprio social network” (disponibile anche in italiano) dove è possibile invitare nuovi membri, modificare e sovrascrivere un proprio foglio di stile, aggiungere caratteristiche particolari (blog, forum, media gallery (video e foto), come anche gestire la privacy e le domande di new entry per i nuovi iscritti. Tutto sfruttato in chiave di “profiling pedofilo”.

METER INSIEME ALLA PROCURA DISTRETTUALE DI CATANIA E POLIZIA POSTALE ITALIANA ED ESTERA – Don Di Noto ricorda: “Meter – unica realtà associativa che ha individuato i bambini dalle foto pedopornografiche, è una realtà associativa italiana che contribuisce i tutto il mondo per la difesa dei bambini. Il monitoraggio della rete (24h su 24h) negli ultimi 5 anni ha prodotto una peso di segnalazioni di ben 44.050 siti pedopornografici in tutto il mondo. Questo lavoro ci vede capofila al Centro nazionale (CNCPO) di Roma. La pedofilia è un crimine, Internet ha amplificato il fenomeno. La vigilanza non è solo virtuale ma reale, così come è reale l'accompagnamento delle vittime che il Centro di consulenza Meter opera con le piccole vittime e le famiglie”.

1.064 FASCICOLI. MONITORAGGIO ININTERROTTO ANCHE IN ESTATE E AIUTO ALLE VITTIME – Meter aggiunge: “Per non interrompere il lavoro di monitoraggio i nostri operatori hanno prestato la loro opera sulla base di turni, inoltrando alla Polizia Postale di Catania migliaia di segnalazioni che tra non molto porteranno a importanti risultati nel contrasto alla pedofilia nel mondo.  Ad oggi sono 1.064 i fascicoli aperti e comunicati al Centro nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia di Roma”.
Il presidente don Di Noto – continua - : “Mi rendo conto della vastità del materiale raccolto solo nei primi 7 mesi dell'anno, 1.064 fascicoli aperti per quasi 6.000 segnalazioni di siti e  su qualsiasi tipo di materiale e capisco che siamo davanti ad un abisso senza fine.”

APPELLO AI GIORNALISTI – Il fondatore di Meter lancia un appello: “Mi rivolgo ora ai giornalisti: aiutateci a non abbassare l’attenzione nei confronti di questo crimine, e  chiediamo di chiedere che cosa veramente abbiamo trovato, quali profondità oscure dell'essere umano che è diventato disumano e di aiutarci a raccontare e a rendere pubblico un fenomeno che urge sempre più interventi legislativi, preventivi e formativi più mirati, maggiori risorse alle Forze nonché l’individuazione delle piccole vittime e maggiore educazione alla protezione dell’infanzia. ”, conclude.


http://www.associazionemeter.org.
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Ecco, per ribadire questo fondamentale concetto, ovvero che è la Magistratura ad avere il potere di sollevare la questione incostituzionalità di fronte all'Alta Corte, io ho dovuto mettere al muro, metaforicamente parlando, l'avvocatucolo che consigliava la blogger Informare per Resistere, ad istigare i suoi utenti ad una azione di spam verso le Procure. Non rammento bene (e ho tutto salvato, con foto, da facebook e che si ritenga graziato) ma l'avvocato giovinastro mi ha parlato ad un certo punto dei Giuristi Telematici. Io mi son profusa nelle lodi per gli antichi fondatori, che certo non avrebbero avallato, così ho capito tutto e ho bloccato la blogger prima che si facesse del male o ne facesse ad altri istigando a commettere reati. La morale viene da un mio saggio amico, che dice: "Meglio essere un avvocato morto di fame, che un delinquente arricchito con il dolo" ...

Reato di clandestinità, sollevata la
questione legittimità alla Corte Costituzionale


Un giudice di Pesaro: violati articoli 2, 3, 10 e 27 della Costituzione e principio di ragionevolezza della legge penale


di Corrado Giustiniani

ROMA (5 settembre) - Il reato di clandestinità, introdotto dalla legge n.94 del 15 luglio scorso, è incostituzionale. Ad esserne convinto è il giudice del Tribunale di Pesaro Vincenzo Andreucci, il primo ad aver sollevato la questione di legittimità davanti all’Alta Corte con una corposa ordinanza datata 31 agosto, in cui si contesta la violazione di ben quattro articoli della Costituzione, il 2, il 3, il 10 e il 27, nonché del principio costituzionale di ragionevolezza della legge penale.

Tutto nasce dalla storia di Diouf Ibrahima, un senegalese di 25 anni, in Italia senza fissa dimora, per il quale il prefetto di Pesaro ordina il 18 giugno l’espulsione dal territorio nazionale. Diouf viene trovato senza permesso di soggiorno. Alle forze dell’ordine dichiara di essere entrato in Italia due anni prima, nell’estate del 2007. Il prefetto delega l’esecuzione dell’espulsione al questore di Pesaro.

Questi, però, accerta che Diouf non possiede “documenti idonei all’espatrio” mentre non ci sono posti disponbili in nessun Centro per l’identificazione. L’espulsione con accompagnamento alla frontiera, non è dunque proponibile: che se ne vada da solo, Diouf, di lì a 5 giorni: entro il 23 giugno dovrà dunque lasciare il paese. Ma Diouf non lo fa, e il 25 agosto viene controllato dai carabinieri di Fano e arrestato. Al giudice viene chiesta la convalida dell’arresto. Ma il tribunale di Pesaro sospende il giudizio e solleva la questione di illegittimità costituzionale. Secondo il giudice il reato di trattenersi in Italia in violazione della legge 94, non sussiste. Se le forze dell’ordine non hanno potuto accompagnarlo alla frontiera perché non aveva i documenti per l’espatrio, come poteva ottenere lui l’imbarco, cinque giorni dopo? Dunque Diouf aveva un “giustificato motivo” per non ottemperare all’ordine del questore.

Nella sua ordinanza il giudice Andreucci definisce poi “priva di effetti concreti per la maggior parte degli immigrati non regolari” la prevista ammenda da 5 mila a 10 mila euro, che quasi nessuno sarebbe in grado di pagare, e che contrasta dunque con il principio di ragionevolezza. La vera sanzione è l’espulsione, peraltro già prevista dall’ordinamento. Ma in queste norme vi è una “perversa razionalità”, quella di rendere la vita impossibile all’immigrato irregolare, “di fare terra bruciata attorno a lui” e di “minare radicalmente la possibilità stessa della solidarietà nei suoi confronti”. In conclusione, l’articolo 10 bis della legge 94, nella parte in cui prevede il soggiorno illegale nel territorio nazionale contrasterebbe con i seguenti principi della Costituzione: quello già citato di ragionevolezza che deve presiedere in ogni suo aspetto la legislazione in materia penale. Il principio di eguaglianza (articolo 3 della Costituzione) e di personalità della responsabilità penale (art.27) perché, con le sue sanzioni indiscriminate per gli stranieri che soggiornano illegalmente, “il reato presuppone arbitrariamente riguardo a tutti una condizione di pericolosità sociale” mentre la responsabilità penale “deve essere accertata in concreto e con riferimento alle singole persone”.

Violato il principio di solidarietà (articoli 2 e 3, primo e secondo comma della Costituzione) perché il nuovo reato provocherebbe “un radicale mutamento nello spirito e negli atteggiamenti dei cittadini, degli stranieri regolari e della società nel suo complesso, nei confronti di persone in condizione di povertà, obiettive difficoltà di vita, bisognose di solidarietà e di accoglienza”. Tutto il contrario di quella società “aperta e solidale” voluta dai costituenti.

Infine, il reato di soggiorno clandestino contrasterebbe con l’articolo 10 della Costituzione, perché non rispetta “i principi affermati in materia di immigrazione nel diritto internazionale” e violerebbe gli articoli 3 e 27 “per l’omessa previsione della mancanza di giustificato motivo come elemento costitutivo del reato o quantomeno come esimente codificata”.

Il dado è tratto. Ma L’Asgi, l’Associazione dei giuristi dell’immigrazione, ritiene assai probabile che altri giudici, da altre parti d’Italia, denuncino nelle prossime settimane e nei prossimi mesi l’illegittimità costituzionale del reato di clandestinità.

Il Messaggero
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Il Giudice Imposimato: «Aldo Moro doveva morire
perché scomodo per troppe persone e troppe fazioni»


PIETRACATELLA Bugie, depistaggi, omissioni nell'Italia di 30 anni fa: un magistrato ed un giornalista hanno deciso di tornare sul caso Moro, puntando l'attenzione su quei 55 giorni che vanno dalla strage di via Fani alla morte del presidente democristiano.

Il magistrato è Ferdinando Imposimato, che ieri a Pietracatella, in un incontro organizzato dalla Pro loco Pieramurata con la collaborazione del consiglio comunale del paese, ha tracciato il quadro storico-politico dell'Italia della fine degli anni '70. Imposimato, assieme al giornalista Sandro Provvisionato, ha esposto in un libro la sua tesi sul rapimento e sull'uccisione del Presidente della Dc. Una tesi che è chiara fin dal titolo del libro: «Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro: il giudice racconta». Quel «doveva morire» serve a sottolineare che troppe persone e troppe fazioni hanno voluto la morte di un uomo considerato scomodo. «Il sequestro Moro, partito come azione brigatista alla quale non è estraneo l'appoggio della Raf e l'interessamento, per motivi opposti, di Cia e Kgb, è stato gestito direttamente dal Comitato di crisi costituito presso il Viminale. Il delitto Moro non ha avuto una sola causa», ha detto nel corso del convegno il giudice Imposimato riprendendo quanto si può leggere nel libro. L'omicidio Moro avrebbe dunque rappresentato il punto di convergenza di interessi di varia natura. Ha spiegato infatti il giudice conosciuto per la sua azione contro il terrorismo e la criminalità organizzata: «In questa operazione sono intervenuti la massoneria internazionale, agenti della Cia, del Kgb, la mafia ed esponenti del governo, gli stessi inseriti nel comitato di crisi. Tutti questi dopo il 16 marzo hanno vanificato le opportunità emerse per salvare la vita di Moro, spingendo di fatto le Br ad ucciderlo». L'assunto che fa venire i brividi è che «in sette occasioni Moro poteva essere salvato», ma nelle stanze del potere qualcuno tramò invece perché venisse ucciso. Ordini di cattura bloccati, i collegamenti provati con la RAF, il ruolo di Cossiga, i verbali del Comitato di crisi nascosti per lungo tempo. Trent'anni dopo, uno dei magistrati più impegnati a risolvere il caso, ripercorre i meandri dell'inchiesta che lui stesso cominciò nove giorni dopo la morte dello statista ed offre testimonianze e rivelazioni decisive. «Se ad assassinare il presidente furono le Br, i mandanti vanno cercati altrove»: Imposimato intende parlare di chi c'era, di chi sapeva. Ne esce il resoconto di un'Italia e di un contesto internazionale in cui la lotta per il potere non ha lasciato ben pochi completamente «candidi».

D.L.

Il Tempo Molise
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Di Loredana Morandi (del 06/09/2009 @ 03:40:47, in Magistratura, linkato 1208 volte)
Nuoro: tribunale senza magistrati,
interrogazione al Governo


Con un'interrogazione al ministro della Giustizia Angelino Alfano, il deputato nuorese Bruno Murgia, pone all'attenzione del Governo la situazione del tribunale di Nuoro e in particolare della Procura della repubblica dove sono al lavoro solo due magistrati,

in attesa dell'arrivo del procuratore già nominato, mentre neanche i tre nuovi giudici che lunedì prossimo prenderanno servizio in tribunale risuolveranno una situazione drammatica che, come ha denunciato l'ordine degli avvocati, anche la cancelleria civile è semiparalizzata, tanto che a luglio un ufficio ha dovuto chiudere i battenti per carenza di personale. "Il ministero - scrive il parlamentare del Pdl - sta cercando di far quadrare i conti dell’organico, ma è ormai evidente che se nessuno si decide a fare nuove assunzioni, a rafforzare l’organico giudici, e rimpolpare gli uffici, la giustizia nuorese avrà un personale ridotto al lumicino e procederà inevitabilmente al ralenty.

Eppure, sempre per lo stesso ministero, ci sarebbero addirittura ben cinque operatori in sovrannumero, ma Murgia sottolinea che "la situazione più delicata rimane quella della Procura, che lo stesso presidente dell’ordine forense definisce “incredibile” in quanto in una terra del malessere, come la Sardegna, la Procura non può rimanere così sguarnita: è notizia di questi giorni che il Pm, Daniele Rosa, autore di tante inchieste inportanti, andrà via da Nuoro per entrare in forza alla Procura di Lanusei. Il Ministero, anziché sostituirlo, ha pensato bene di sfoderare la figura dei “pm a rotazione”; da oggi, e sino a data da destinarsi, si alterneranno, a turni di 15 giorni ciascuno, quattro giovani pm sino all’altro ieri in forze alla Procura militare di Cagliari ". Davanti a questa situazione Bruno Murgia chiede di sapere quali misure intenda adottare il Ministero per porre fine al vortice turbinoso delle toghe, quali azioni intende intraprendere il Governo per tamponare, in concreto, la paralisi che sta avvinghiando la Procura di Nuoro e se lo stesso Ministero non ritenga che la figura dei “pm a rotazione” non sia il miglior espediente per tamponare la situazione in quanto, come è facile prevedere, i 4 pm “turnisti” non potranno seguire le inchieste, almeno non quelle delicate, ma potranno solo svolgere l’ordinario.

Unione Sarda - Sabato 05 settembre 2009 12.55
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