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 Misty e Rickon con i loro fratellini ... di Lunadicarta
 
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La giustizia fa onore ad una nazione, ma il peccato segna il destino dei popoli.

Proverbi, 14, 34
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 16/04/2010 @ 15:21:32, in Magistratura, linkato 1301 volte)
"Condannate Dell'Utri a undici anni"

Il pg: «Fece da tramite con la mafia»


PALERMO Undici anni di reclusione. È questa la richiesta avanzata stamani dal pg Nino Gatto nell’ambito del processo a Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Nell’intervento che di fatto ha concluso la lunga e travagliata requisitoria del procuratore generale, interrotta il 30 ottobre scorso per consentire la deposizione in aula al collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza e ai fratelli Graviano, Nino Gatto ha illustrato alla corte presieduta dal giudice Claudio Dall’Acqua, i diversi elementi che secondo l’accusa proverebbero la colpevolezza del senatore del Pdl. Su tutti il ruolo di vero e proprio mediatore ricoperto da Dell’Utri, tra il boss Vittorio Mangano e il premier Silvio Berlusconi; nonchè quello di inquinatore di prove, con l’accordo intrapreso dall’imputato con il pentito Cosimo Cirfeta, ed atto a screditare tre collaboratori di giustizia siciliani Francesco Onorato, Giuseppe Guglielmini e Francesco Di Carlo.

«All’esito del dibattimento d’appello - ha detto Gatto concludendo la requisitoria - resta integro il giudizio espresso dal tribunale di primo grado. Dal nuovo dibattimento, invece, emergono nuovi elementi a carico dell’imputato sorti in primis dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza circa i rapporti di Dell’Utri con i boss Graviano. Nuovi elementi che connotano in termini negativi l’imputato, soprattutto nell’attività di inquinamento delle prove». Questa mattina, prima dell’udienza, Marcello Dell’Utri aveva dichiarato «di attendersi di tutto» dal processo, e che in caso di assoluzione avrebbe «preso in considerazione l’idea di abbandonare qualsiasi attività politica per dedicarsi ad una vita privata che fosse più tranquilla». Un concetto ribadito anche dopo la richiesta di condanna non ascoltata dall’imputato perchè come lui stesso ha riferito ai cronisti era «impegnato a mangiare un ottimo sfincione». «Mi attendevo di tutto, e così è stato. Oggi ho sentito proprio di tutto - ha detto - ma non è emerso assolutamente il fatto che l’impianto accusativo è fondato su elementi per i quali c’è già stata un’assoluzione».

Alla domanda se stia pensando a rilasciare delle dichiarazioni spontanee, Dell’Utri ha risposto: «Sì, è un’ipotesi sulla quale sto riflettendo. Sicuramente ci rivedremo». All’istanza del pg si sono associate le parti civili. Adesso la parola passa alla difesa, le cui arringhe inizieranno il 30 aprile. Per la sentenza, invece, bisognerà attendere la metà di giugno.

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 16/04/2010 @ 12:49:38, in Estero, linkato 1283 volte)

 art_200

Artists Against War Italia

 

 

Gli Artisti contro le guerre, saranno presenti ai presidi organizzati a Roma e in tutta Italia a sostegno dell'associazione Emergency per la liberazione dei membri italiani e afghani sequestrati dal Governo Karzai.



Artists Against War Italia

per


Emergency

 http://www.giustiziaquotidiana.it/public/emergency.jpg

 

 

- english -

 

 

 art_200

Artists Against War Italy

 

The artists against war will participate on the demonstrations in Rome and in other Italian cities for the liberation of the Italian and Afghan members of Emergency kidnapped by the Karzai government.



Artists against War Italy

for


Emergency

 

 http://www.giustiziaquotidiana.it/public/emergency.jpg

 

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Di Loredana Morandi (del 15/04/2010 @ 17:50:38, in Varie, linkato 1449 volte)

Addio Raimondo !!!


I social network ricordano Vianello Messaggi su Facebook e Twitter

TGCOM
''Addio Raimondo, che barba, che noia senza di te...'': riprendendo un famoso sketch di qualche anno fa, uno spaccato di vita coniugale con Sandra Mondaini, è questo uno dei tanti messaggi che un fan di Raimondo Vianello ha lasciato sulla pagina di ...

Laziogate, chiesti due anni per l'ex presidente Storace

La Repubblica
Chiesta la condanna per l'ex presidente della Regione Francesco Storace e altre 8 persone coinvolte a vario titolo nel cosiddetto "Laziogate". La vicenda giudiziaria è quella relativa al presunto accesso, avvenuto nel marzo del 2005, tramite i computer ...
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Di Loredana Morandi (del 15/04/2010 @ 17:36:35, in Magistratura, linkato 1383 volte)
Sinceramente non credo che l'Italia delle gogne mediatiche consenta il "venite fuori". Ciò nonostante, io ospiterei volentieri le donne magistrato che volessero dichiarare la propria scelta sessuale. Dagli uomini, tutti,e  specialmente dalle culture più vaste, come singolo essere umano attendo una rivolta morale contro le prepotenti "offerte" del mercato. L.M.

Paola Concia (Pd) a KlausCondicio,
Appello all’Anm: Invogliate coming out
 

Roma, 15 apr (Il Velino) - “Come succede in altri Paesi, come accade negli Stati Uniti o in Germania, se le figure di equilibrio sociale e di grande visibilità pubblica possono vivere serenamente la propria omosessualità è maggiore l’accettazione sociale. Palamara lo capisce meglio di me, perché essendo un giudice e un difensore dell’autorevolezza dei giudici, sa bene quanto questo potrebbe essere importante nel nostro Paese e nella nostra democrazia”. La deputata del Pd, Paola Concia, ha rilasciato queste ed altre dichiarazioni alla trasmissione KlausCondicio, in onda su You Tube e condotta da Klaus Davi. “Intendiamoci – ha spiegato -, il coming out deve essere spontaneo e non intendo certo obbligare nessuno a un simile passo. Mi limito, però, a considerare che nei Paesi civili, più civili del nostro, viene fatto con serenità. I giudici oggi in Italia, per tantissime ragioni, per gli attacchi che ricevono, per i problemi che esistono negli equilibri fra i poteri dello Stato, sono figure importantissime. E’ chiaro che un loro intervento a favore delle battaglie sui diritti civili ne aumenterebbe il gradimento. Questo lo capisce bene anche Luca Palamara”.

Nel corso del programma, Concia ha, inoltre, passato in rassegna i giudici gay e lesbiche che siedono nei massimi organi di giustizia nel mondo: “si va da Paul Feinman, giudice della Corte suprema dello stato di New York, a Sir Terence Etherton, avvocato della Corte d’Appello inglese, fino ad Adrian Fulford, giudice della Corte Suprema inglese e membro della Corte Penale Internazionale. In Spagna si distingue il giudice Fernando Grande-Marlaska, membro dell’Audienca Nacional. Sempre negli Usa, ci sono Deborah Batts, giudice Federale, nominata da Clinton, Thomas Chiola giudice gay a Chicago e Michael Sonberg, giudice di New York. Un altro giudice lesbica siede a capo del Tribunale federale dei reclami, mentre Maria Dameo è stata nominata da Obama alla Corte Superiore di Washington. In Italia – ha concluso - nessuno. E’ mai possibile?”.
 
(com/gas) 15 apr 2010 11:39
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Irrefrenabile il déjà vu: "Lassù qualcuno mi legge.." L


Napolitano: donna oggetto porta violenza
Porre argine a disprezzo dignita' femminile

(ANSA) - ROMA, 15 APR - 'Uno stile di comunicazione che offende le donne ne puo' offrire un contesto favorevole per atti di violenza', ha detto Napolitano. Il presidente della Repubblica e' intervenuto con un messaggio al convegno 'Donne in Tv e nei media'.

Napolitano ha sottolineato che bisogna 'porre argine all'immagine di una donna ornamentale, vista come un bene di consumo, che ha alla base un evidente disprezzo della dignita' femminile'.
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Di Loredana Morandi (del 15/04/2010 @ 14:38:23, in Magistratura, linkato 1790 volte)
Appena lette le news sulle minacce ricevute via Facebook dal dott. Oscar Magi ho inoltrato a lui la mia umile "richiesta di amicizia", sono invisibile sotto pseudonimo ma spero egualmente possa accettare.

Il web ha urgente bisogno di una seria regolamentazione, perché negli anni è passato dal far west all'attuale paleolitico, ma rischia di piombare nel giurassico. Il giudice Magi,  oltre ad essere un ottimo magistrato, è certamente da onorare per essere divenuto di "diritto" la leggenda del "Santo Precursore" della Legalità e della vera Libertà in rete.

A lui la mia solidarietà, senza se e senza ma.


Devo dire che tutto quello che vedo in questi giorni è preoccupante, dalla festa dei Pirati in Roma alle odierne dichiarazioni del senatore Vincenzo Vita, lette sul quotidiano online "La Rosa Rossa". Dichiarazioni contro il giudice Magi, che di buon mattino mi inducevano a prendere contatto con la segreteria particolare per esporre la mia preoccupazione per le recenti frequentazioni del senatore e la vera natura del "violento carrozzone" sul quale egli è salito. Ho chiesto un appuntamento e mi richiameranno per conferma.

Il file sharing illegale non si è mai dato una "deontologia" e a rappresentarlo in Italia c'è una intera generazione di incalliti venditori di pornografia e di pedopornografia. Più l'orrido orpello di quello che gli operatori dell'antipedofilia nazionale e internazionale definirebbero una "agenzia legale per pedofili".

La morale: in un dì lontano uno dei quotidiani del Capitale potrebbe pubblicare in violazione del segreto istruttorio le intercettazioni del politico di turno implicato in un caso di pedofilia. "Quel politico è un pedofilo, griderebbe ogni pagina d'informazione.

Io la multinazionale della pedofilia online la vedo oggi, passa a sinistra, ma non la voglio sulla coscienza.

Data la presenza di numerose associazioni e organi di stampa radicali sono disposta al gesto forte di uno sciopero della fame, pur di veder sparire una certa nomenclatura dagli incontri dello scenario politico italiano.

Invito: Scaricate tutti i trombati politici e giudiziari.

Il Voto di Popolo e il Massimario di Cassazione sono l' "esperienza e l'informazione".

I due articoli di riferimento..

«ai tre manager ho inflitto il minimo dei minimi»

Il giudice che ha condannato Google:
«Su Facebook centinaia di minacce»


Oscar Magi si è occupato del video del disabile vessato: «Ma la mia sentenza non è contro la Rete»

MILANO - Centinaia di minacce su Facebook. Perché? Per aver scritto la sentenza con cui il 24 febbraio scorso ha condannato a sei mesi di carcere, per violazione della privacy, tre manager di Google, accusati di aver messo in rete il video di un ragazzino disabile.

«MINACCE DALL'ITALIA» - In una intervista al Sole 24 Ore il giudice Oscar Magi spiega di essere stato insultato sul suo profilo sul social netework e sottolinea che le critiche sono piovute soprattutto dall'estero, mentre le minacce sono arrivate dall'Italia e qualche messaggio di approvazione è giunto dalla Spagna. «Mi sono arrivate centinaia di lettere offensive di protesta e soprattutto di minaccia. Su alcune ho dovuto addirittura chiedere l’intervento dei gestori della piattaforma, segnalando l’esistenza di persone minacciose».

«ERA IL MINIMO» - Il magistrato milanese tuttavia mostra di non lasciarsi intimorire dalle minacce e difende la sua scelta, precisando che con la condanna a sei mesi di carcere per i tre manager ha inflitto «il minimo dei minimi», previsto dalla legge sulla privacy. «Forse in Italia queste norme sulla privacy puntano troppo sul meccanismo della pena intesa come carcere e poco su pene alternative». Non solo. Magi si dice anche convinto di aver emanato «una sentenza favorevole al mondo di Internet in generale e a Google in particolare».

Corriere Sera

***

Signor giudice, si il web ha bisogno
di essere difeso, ma dai censori


Signor giudice, si il web ha bisogno di essere difeso, ma dai censori. Signor giudice, ci spieghi. Un processo sotto i riflettori mondiali, il caso “Google- Vivi Down” rappresenta un fenomeno tra i  più visti e sentiti dell’epoca del web 2.0. 
In attesa della sentenza, abbiamo lasciato irrisolti quesiti chiave dell’intera vicenda: internet è davvero uno spazio pubblico autoregolamentabile? Ora abbiamo finalmente i testi. 
Secondo il giudice Oscar Magi non può esistere «la “sconfinata” pirateria di Internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato». Cosicché il giudice è “in attesa di una buona legge che definisca la responsabilità penale per il mondo dei siti web”. 
Per il Tribunale di Milano il provider del servizio risulta responsabile del contenuto messo online. Al contrario, secondo la direttiva europea sul commercio elettronico gli intermediari – che hanno un ruolo passivo nel trasporto di informazioni provenienti da terzi – sono esonerati da qualsiasi responsabilità.  
E per il decreto legislativo n. 70 del 2003 il provider non è responsabile per i contenuti immessi dagli utenti, se li rimuove appena viene effettivamente a conoscenza di un fatto illecito. Eppure la sentenza, nelle sue 111 pagine, non ha ben chiarito questo punto. Anzi, per il giudice Magi, Google Italia avrebbe dovuto avvertire la ragazza che pubblicava il video e che stava così ledendo la privacy di un compagno di classe autistico. 
Ma l’avvertimento all’utente sulla tutela della riservatezza significa – implicitamente – che non si vuole che le piattaforme facciano gli sceriffi del web? Oppure si chiede di fatto un vero e proprio controllo dei contenuti: ancora una volta una censura? 
E’ tempo di portare avanti la causa dell’”Internet Bill of Rights”. Dice bene il giudice Magi che il web necessita di norme. Sì, per salvaguardalo, signor giudice. Non per cacciarlo tra i peccatori. 

15 Aprile, Vincenzo Vita, parlamentare pd

La Rassegna

Il giudice che ha condannato Google:

Corriere della Sera - ‎2 ore fa‎
«MINACCE DALL'ITALIA» - In una intervista al Sole 24 Ore il giudice Oscar Magi spiega di essere stato insultato sul suo profilo sul social netework e sottolinea che le critiche sono piovute soprattutto dall'estero, mentre le minacce sono arrivate ...

Google/ Il giudice Magi: Dopo condanna, mi minacciano su Facebook

Virgilio - ‎2 ore fa‎
Roma, 15 apr. (Apcom) - Ha condannato i dirigenti di Google per il video sul pestaggio di un ragazzo disabile, ma ora il giudice milanese Oscar Magi denuncia di avere ricevuto delle minacce. Intervistato dal Sole 24 Ore, racconta che dopo la sua ...

Sentenza Google, minacce al giudice

La Stampa - ‎2 ore fa‎
Il magistrato che ha condannato i tre dirigenti ha ricevuto centinaia di offese e intimidazioni sul suo profilo di Facebook. «Ho solo fatto il mio dovere» Oscar Magi, il giudice che ha condannato tre dirigenti di Google, rivela: ho ricevuto «centinaia ...

Ha condannato Google, centinaia di minacce su Facebook

RomagnaOggi.it - ‎2 ore fa‎
ROMA - Ha scritto la sentenza con cui il 24 febbraio scorso ha condannato per violazione della privacy tre manager di Google a sei mesi di reclusioni, accusati di aver messo in rete il video di un ragazzino disabile. Il giudice Oscar Magi, ...

Condanna a Google, le motivazioni "Non tutto è permesso su internet"

La Repubblica - ‎12/apr/2010‎
MILANO - "Non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del web. Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che ove non ...

Il giudice Magi insultato su Facebook. Gli chiederò l'amicizia

La Repubblica - ‎5 ore fa‎
Il giudice della sentenza Google Vividown ha ricevuto molti messaggi di insulti su Facebook, soprattutto dall'estero. Lo dice in un'intervista al blog di Daniele Lepido, che è uno cui piacciono i miei stessi film, pare. Per alcuni messaggi Magi si è ...

Condanna Google, dito puntato sul profitto

Il Sole 24 Ore - ‎13/apr/2010‎
Torna alla ribalta sui siti web della stampa estera la polemica sulla libertà di Internet, dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 24 febbraio il giudice di Milano Oscar Magi aveva condannato tre dirigenti di Google. ...

Intervista al giudice che ha condannato Google per video. È stato ...

WebMasterPoint.org - ‎33 minuti fa‎
Minacce su Facebook per Oscar Magi, il magistrato del caso Google-Vivi Down, che difende il suo operato. Le critiche avanzate dall'avvocato Guido Scorza. Il giudice che ha emesso la sentenza di condanna a sei mesi di carcere per i tre dirigenti ed ex ...

Google,"sul web non tutto permesso".Milano,motivi condanna di tre ...

TGCOM - ‎12/apr/2010‎
Internet non è terra di nessuno, ma uno spazio dove le regole vanno rispettate. E' il senso della sentenza di condanna di tre dirigenti di Google per un filmato che riprendeva un minore disabile insultato in una classe. Non può esistere - scrive il ...

Depositata la sentenza del caso Vividown

PcTuner.net - ‎12/apr/2010‎
E' stata depositata la sentenza che, nel febbraio scorso, aveva visto la condanna a 6 mesi di reclusione di tre dirigenti di Google per la vicenda di un video pubblicato su Google Video nel 2006 e riguardante le angherie subite da un ragazzo affetto da ...

Sentenza Google, le motivazioni: "In Internet non è tutto permesso"

Zeus News - ‎12/apr/2010‎
Pubblicate le motivazioni della sentenza sul caso Vividown. Dirigenti di Google condannati per mancato rispetto della privacy. Sono finalmente note le motivazioni della sentenza con cui il giudice Oscar Magi ha condannato tre dirigenti di Google per il ...

Google? Condannato!

Cellulare Magazine - ‎12/apr/2010‎
Martedi 13-04-2010 - Una sentenza del tribunale di Milano cerca di dare un "limite" a Internet, infliggendo una condanna di sei mesi di reclusione ad alcuni dirigenti di Google, costretti a rispondere in proprio dei contenuti caricati da altri utenti. ...

Caso Vividown, le motivazioni

Punto Informatico - ‎12/apr/2010‎
Da un documento di oltre cento pagine, i primi estratti per spiegare il perché della condanna ai tre dirigenti di Google. Informativa sulla privacy del tutto carente e un principio: Internet non è una prateria Roma - Estratti delle ampie motivazioni ...

Internet non è il far west

Macworld - ‎13/apr/2010‎
Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza con la quale il Tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google Italia per violazione della legge sulla privacy. Al centro della controversia stava un video che mostrava il maltrattamento di ...

Perché Google è stata condannata lo scorso febbraio

PCWorld - ‎12/apr/2010‎
Sono state rese note le motivazioni che hanno portato, lo scorso febbraio, il tribunale di Milano alla condanna a sei mesi di reclusione, di tre dirigenti Google per omesso controllo sui dati personali e violazione della privacy. ...

Responsabilità del Web ai tempi di Google

PMI.it - ‎13/apr/2010‎
Le motivazioni della condanna a Google e ai suoi dirigenti, per aver pubblicato il video shock sul ragazzo disabile senza tutelarne il diritto alla privacy e per la carenza in termini di informativa «talmente nascosta nelle condizioni generali del ...

IL GIUDICE CHE HA CONDANNATO GOOGLE: "RICEVO MINACCE SU FB"

Leggo Online - ‎3 ore fa‎
Dopo aver scritto la sentenza che ha condannato tre manager di Google a sei mesi di carcere, per aver messo in rete il video di un ragazzino disabile, il giudice Oscar Magi ha ricevuto centinaia di minacce sul suo profilo di Facebook. ...

Sentenza Google: giudice Magi "Ricevo minacce su FB"

Corrispondenti.net - ‎1 ora fa‎
In un'intervista su uno dei blog de Il Sole 24 Ore, Oscar Magi, il giudice che ha scritto la sentenza di condanna per violazione della privacy a carico dei dirigenti di Google, ha rivelato di ricevere “centinaia di email di offesa e minaccia” tramite ...

Scarsa attenzione alla privacy

Rainews24 - ‎12/apr/2010‎
"Google Italia trattava i dati contenuti nel video caricati sulla piattaforma di Google Video e ne era quindi responsabile perlomeno ai fini della legge sulla privacy", è la tesi sostenuta dal giudice monocratico Oscar Magi, per il quale l'informazione ...

TOP STORIES ITALIA: La condanna a Google, violata privacy per profitto

Borsa Italiana - ‎12/apr/2010‎
MILANO (MF-DJ)--La condanna a sei mesi di reclusione per violazione della privacy nei confronti di tre manager di Google comminata nel febbraio scorso in merito ad un video in cui un disabile veniva vessato da alcuni studenti di Torino "non viene qui ...

Una sentenza piccola piccola...

Punto Informatico - ‎13/apr/2010‎
di G. Scorza - 111 pagine per motivare la condanna dei dirigenti Google nel caso Vividown. Molto frastuono mediatico, nessun riferimento alla Direttiva sul commercio elettronico Roma - Il Giudice Oscar Magi, nelle "considerazioni finali" che ha ...

Sentenza ViviDown: perché Google è stata condannata

ITespresso.it - ‎22 ore fa‎
Sono finalmente uscite le motivazioni della sentenza che ha condannato a sei mesi di carcere tre dirigenti di Google. Il Giudice Oscar Magi spiega che servono recinti su Internet e il Web non è una prateria senza leggi. Internet non è il FarWest (o ...

Ecco perché Google è stata condannata

Varese News - ‎12/apr/2010‎
Sono state depositate poche ore fa le motivazioni della sentenza del Tribunale di Milano, con la quale lo scorso febbraio sono stati condannati a sei mesi di reclusione alcuni dirigenti di Google. L'accusa al motore di ricerca deriva da un video in cui ...

Procura di Milano: non esiste la libera prateria della rete

SKY.it - ‎12/apr/2010‎
Pubblicate le motivazioni della sentenza con cui Google è stato condannato per la pubblicazione di un video. Secondo i magistrati milanesi il motore di ricerca non ha rispettato le norme sulla privacy Non mancheranno di fare discutere le 111 pagine di ...

Condanna Google: “non tutto è permesso sul web”

corriereweb.net - ‎12/apr/2010‎
Sono state rese pubbliche le motivazioni della condanna inflitta il 24 febbraio dal Tribunale di Milano, a tre dirigenti Google. “Non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente è vietato, pena la scomunica mondiale del ...

Video disabile vessato, Google condannata "Internet non è una ...

Quotidiano Nazionale - ‎12/apr/2010‎
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010. Alla fine del riquadro di spiegazione ne ...

Sentenza Google: ecco le motivazioni

WinTricks.it - ‎13/apr/2010‎
Come alcuni di voi ricorderanno, a fine febbraio abbiamo parlato della discussa sentenza italiana che ha condannato alcuni dirigenti di Google, per la pubblicazione del video in cui un ragazzo down era vittima di atti di bullismo. ...

Privacy online, servono evoluzioni normative

La Stampa - ‎13/apr/2010‎
«Dopo tanto clamore e svariate supposizioni, si conferma la nostra analisi: il giudice Magi ha scritto motivazioni convincenti ed equilibrate per quanto riguarda il profilo di responsabilità privacy degli internet provider che trattano dati di terzi ...

Google-Vividown, le motivazioni della condanna

Excite Italia - ‎13/apr/2010‎
Sono state rese note le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna dei tre dirigenti Google Italia, lo scorso 24 febbraio, nell'ambito del procedimento denominato Vividown. Il giudice Oscar Magi, autore della sentenza, scrive infatti che ...

Google/ "Internet non è un luogo virtuale dove tutto è permesso ...

Affaritaliani.it - ‎12/apr/2010‎
Internet non è un luogo virtuale dove tutto è permesso. Lo sostiene il giudice di Milano, Oscar Magi, nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato tre dirigenti di Google a sei mesi di reclusione in relazione a un video che mostrava le ...
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Di Loredana Morandi (del 15/04/2010 @ 13:40:40, in Osservatorio Famiglia, linkato 1510 volte)
I pm: "Nessuno sconto
per Amanda e Raffaele"

Amanda Knox e Raffaele Sollecito, continuano dal carcere a proclamarsi innocenti e chiedono di essere assolti, la procura li vuole condannati all’ergastolo per l’omicidio di Meredith Kercher. Nessuno sconto agli ex fidanzati che hanno agito con tanta "freddezza"

Perugia, 15 aprile 2010 - Con l’appello proposto dai pm Manuela Comodi e Giuliano Mignini contro la concessione delle attenuanti generiche e l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, riconosciuti dalla Corte d’assise, è stato fatto il primo passo verso il processo bis per il drammatico delitto della studentessa. Violentata e uccisa in via della Pergola la notte del primo novembre 2007.

Sabato le difese potrebbero però depositare i motivi d’appello. La procura si è intanto già mossa. In tredici pagine i sostituti procuratori chiedono alla Corte una "pena di giustizia" per gli imputati (condannati a 26 e 25 anni). Che però, senza attenuanti e con i motivi futili, significherebbe carcere a vita. "Nella sua approfondita e rigorosa motivazione a sostegno della sentenza, la Corte d’Assise, dopo aver ricostruito in modo ineccepibile l’evento per il quale è processo e la responsabilità dei due imputati, risolve in una riga - scrivono i pm - l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e si sofferma, poi, sulle attenuanti generiche che ha ritenuto, con argomenti non convincenti, di concedere agli imputati".

In particolare, dicono Comodi e Mignini, "l’intera ricostruzione che ha condotto la Corte a ritenere che non vi fosse alcun ‘buon’ motivo (né astio tra Amanda e Meredith; né questioni di denaro; né un litigio degenerato) per uccidere, ma adesione estemporanea ai propositi sessuali di Rudy Guede, impone viepiù la valorizzazione della futilità dei motivi".

L'articolo prosegue su La Nazione

Inoltre "ciò che la Corte ha descritto come movente costituisce addirittura il paradigma della assoluta e riprovevole sproporzione tra ‘motivo’ ed ‘azione’. Senza considerare, poi, che se l’aggravante in questione è stata riconosciuta sussistere per il concorrente Rudy Guede anche dal Giudice di secondo grado - è scritto nell’appello -, non può non ricorrere in capo ai due concorrenti che hanno assecondato il proposito criminoso del complice: se il motivo era futile per Rudi, lo doveva essere ancora di più per gli attuali imputati che, nella prospettazione della Corte, si sono mossi in preda alla ‘eccitante’ curiosità di sperimentare violenze su una giovane ragazza che era, oltretutto, la coinquilina di Amanda".

‘Forzata’, per la procura, è anche la concessione del beneficio di legge che ha consentito agli imputati evitare una pena più severa. La Corte ha riconosciuto ad Amanda e Raffaele le attenuanti sulla base di sei motivi: incesuratezza, l’assenza di comportamenti disdicevoli nei confronti di altri, l’essere diligenti nello studio, l’inesperienza e la lontananza dalle famiglie di origine, le contingenze casuali e la condotta post crimen. Per la procura invece non solo non sono sufficienti ma possono essere ribaltati a sfavore degli imputati.

Essere incensurati ad appena vent’anni poco conta mentre ‘pesa’ il porto del coltello da parte di Sollecito ("presuppone un atteggiamento potenzialmente aggressivo") e la multa inflitta ad Amanda a Seattle al termine di una serata di alcol e frastuono. Quanto al fatto "che si trovassero al di fuori dell’ala protettrice delle rispettive famiglie, si tratta di considerazioni che, soprattutto nel caso della Knox, sono vistosamente contrastate da elementi di segno opposto" anche "a proposito della gravissima attività calunniosa contro Diya Lumumba" e poi "agli appartenenti alla Squadra Mobile, fatti oggetto, nel corso degli interventi in dibattimento della Knox, di ulteriori espressioni calunniose".

"Comportamenti tutti che denotano una singolare freddezza - scrivono i pm - e determinazione e che non sono certo indice di un’indole docile e di una condizione di inesperienza e di abbandono". Critici i pm anche nei confronti delle famiglie, finite tutte sotto inchiesta: i loro interventi (il riferimento è a Knox, ndr) non sono mai stati volti a porre riparo alla calunnia iniziale contro Diya Lumumba, anche quando la madre della Knox aveva ricevuto le confidenze della figlia circa la sua innocenza... Nessuna influenza positiva avrebbe potuto produrre la vicinanza delle famiglie".

La procura stigmatizza anche la ‘casualità’ del delitto: "Se davvero, come afferma la Corte, i due imputati hanno agito in uno stato di totale impassibilità, come se violentare ed uccidere una coetanea, per la Knox coinquilina, fosse alternativo ad andare in un pub, in una discoteca, o a consumare stupefacenti o ad avere un rapporto sessuale o, più semplicemente, ad andarsene a dormire, com’è sostenibile che questa ‘contingenza casuale’ possa essere utilizzata per una valutazione di minor gravità del fatto?". Nessun "pentimento", infine come riconosciuto dalla Corte, dopo il delitto. E’ vero hanno coperto il corpo "per pietas femminile" ma poi Amanda e Raffaele "hanno manifestato un’impressionante freddezza".

Erika Pontini
 
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Di Loredana Morandi (del 15/04/2010 @ 13:28:59, in Estero, linkato 1329 volte)
Rep. Ceca/ Ministro giustizia: abbassare età punibile a 10 anni
Accogòie richiesta petizione dopo omicidio commesso da tredicenne


Praga, 14 apr. (Ap-Nuova Europa) - Il ministro della Giustizia della Repubblica ceca Daniela Kovarova ha annunciato oggi che intende proporre l'abbassamento dell'età di punibilità per i casi di omicidio a 10 anni.

La presa di posizione viene dopo che è pervenuta una petizione firmata da 400mila cechi che hanno chiesto un cambio nella normativa in questo senso.

Kovarova ha parlato dopo aver incontrato Ludek Kvapil, sindaco di Kmetineves, una città a nord-ovest di Praga, dove un 13enne ha violentato e trucidato una ragazza della stessa età sei anni fa.

Proprio il sindaco è stato il primo firmatario della petizione, dopo che il giovane condannato è stato rilasciato quest'anno dal riformatorio.

Attualmente il limite minimo d'età per la punibilità è di 15 anni. I principali partiti politici si sono detti d'accordo sull'abbassamento.
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Di Loredana Morandi (del 15/04/2010 @ 13:10:58, in Magistratura, linkato 1529 volte)
Se è vera la regola in cui tre indizi formano una prova, credo di non essere la sola a rilevare la peculiare stranezza di queste minacce pervenute a tre magistrati, che hanno un nome simile o identico a quello di Cutolo. L.M.

le ipotesi: minacce dai gionta o da i clan del vomero colpiti quando era alla dda

«Dai fastidio». Proiettili per il magistrato

Lettera con 7 pallottole per il pm Marino, procuratore aggiunto a Torre Annunziata. Indagano i Ros

NAPOLI – Sette proiettili e una scritta in napoletano: se non la smetti di dare fastidio, questi saranno per te e per chi ti sta intorno. Dopo Raffaello Falcone e Raffaello Magi, un altro magistrato ha ricevuto terribili minacce: è Raffaele Marino, procuratore aggiunto di Torre Annunziata, una vita passata a combattere i clan e gli illeciti piccoli e grandi. La lettera è arrivata lunedì negli uffici della Procura, portata dal furgoncino delle Poste; l’impiegato addetto alla ricezione si è accorto dei proiettili e ha dato l’allarme.

L’intimidazione è clamorosa: sette pallottole calibro 7.65 non sono nella disponibilità di chiunque. Numerose le ipotesi sugli autori del gesto: dai Gionta di Torre Annunziata, che Marino sta cercando di allontanare dalla loro roccaforte di Palazzo Fienga, ai clan del Vomero, che il magistrato colpì quando era ancora alla Dda di Napoli e per i quali giovedì prossimo dovrebbe arrivare la sentenza. Il foglio, la busta e i proiettili sono stati consegnati ai carabinieri del Ris per le indagini scientifiche; dopo gli atti urgenti, il fascicolo sarà inviato alla Procura di Roma, competente per i reati di cui sono vittime i magistrati del distretto di Napoli. Non è stato possibile sapere dove la lettera sia stata imbucata perché il francobollo non era annullato.

L'articolo segue sul Corriere del Mezzogiorno

Il procuratore di Torre Annunziata, Diego Marmo, ha intanto informato il prefetto, Alessandro Pansa, che presiede il comitato per l’ordine e la sicurezza: bisognerà valutare la possibilità di rafforzare la scorta. Marino, infatti, ha già avuto minacce in passato; inoltre, alcuni collaboratori di giustizia hanno riferito che era odiato negli ambienti criminali: per questo motivo è scortato, anche se ora da una sola auto, prima da due. Chi ha spedito la busta con i proiettili e perché ce l’ha con Marino? Due, al momento, le ipotesi più accreditate. La prima riguarda Torre Annunziata, dove il magistrato lavora da due anni. È vero che non segue direttamente indagini di criminalità organizzata, per le quali è competente la Dda, ma è anche vero che il procuratore aggiunto si occupa delle misure di prevenzione, grazie alle quali si riesce a intaccare il patrimonio dei clan, e dell’esecuzione delle sentenze. Soprattutto, poi, Marino è impegnato ora nella difficile battaglia di scacciare i Gionta da Palazzo Fienga, il loro fortino. Decine le famiglie che vivono (e delinquono) nella roccaforte, pronte a ribellarsi alle forze di polizia. Palazzo Fienga sarebbe già dovuto essere sgomberato, il procuratore aggiunto vuole capire perché ciò non sia accaduto e per questo ha delegato polizia e carabinieri a svolgere attività di indagine; un centinaio le persone già interrogate nell’ambito di un’inchiesta che si sta avviando verso la conclusione. Perdere il centro del loro potere sarebbe, per i Gionta, un colpo forse mortale. L’altra pista porta al Vomero. Si avvia alla conclusione il processo per i boss che spadroneggiavano nella zona collinare i cui scontri costarono la vita, nel 1997, a Silvia Ruotolo: 64 imputati tra i quali Maurizio Brandi, Antonio Caiazzo, Giovanni Alfano. L’inchiesta che nel 2007 portò al loro arresto era proprio di Raffaele Marino, poi sostituito da Michele Del Prete; quest’ultimo ha chiesto, lo scorso febbraio, 400 anni di carcere per i 64 imputati.

La sentenza, prevista per oggi, è slittata a giovedì prossimo. Non si può escludere che, sia pure dopo tanto tempo, in vista della sentenza qualcuno abbia voluto intimidire l’allora pm anticamorra. Raffaele Marino è il terzo magistrato in pochi mesi a subire pesanti intimidazioni. A Raffaello Falcone, pm della Dda impegnato nelle indagini sui casalesi, nel gennaio del 2009 arrivò una lettera con cinque proiettili 9 per 21. Solo pochi giorni fa, invece, Raffaello Magi, il giudice del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che scrisse la sentenza di primo grado del processo Spartacus, ha trovato una striscia di sangue fuori alla sua casa. Episodi da brivido.

Titti Beneduce
Corriere del Mezzogiorno - 15 aprile 2010
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La RdB SCrive alla Funzione Pubblica
per la soluzione Politica dei problemi
dei Lavoratori Giudiziari



Voci sempre più insistenti riferiscono che il dipartimento della funzione pubblica abbia grosse perplessità ad approvare e licenziare l’ipotesi di contratto integrativo del Ministero della Giustizia sottoscritto il 2 marzo 2010. Anche la RdB P.I. ha respinto, non sottoscrivendo, l’ipotesi di accordo stralcio sicuramente con motivazioni completamente diverse, almeno stando alle indiscrezioni trapelate. Prima tra tutti è che questa O.S. da anni insiste sul passaggio generalizzato dei lavoratori dell’Organizzazione Giudiziaria, ad un livello giuridico ed economico superiore.

Alla luce delle recenti riforme sulla pubblica amministrazione per risolvere il problema dei lavoratori giudiziari è necessario un intervento politico. La RdB P.I. invita pertanto, il dipartimento della funzione Pubblica a sensibilizzare tutti gli organi competenti sul tema.
In allegato la lettera da affiggere in ogni bacheca

Saluto Tutti
Pina Todisco

LA LETTERA


Al Dipartimento per la Funzione Pubblica
c.a. Capo Dipartimento
Dott. Antonio Naddeo

E, p.c. Al Direttore Ufficio Relazioni Sindacali
Dott. Eugenio Gallozzi




Voci sempre più insistenti riferiscono che codesto Dipartimento abbia grosse perplessità ad approvare e licenziare l’ipotesi di contratto integrativo del Ministero della Giustizia sottoscritto il 2 marzo 2010.
Anche la RdB P.I. ha respinto, non sottoscrivendo, l’ipotesi di accordo stralcio sicuramente con motivazioni completamente diverse da quelle della Funzione Pubblica, almeno stando alle indiscrezioni trapelate. Prima tra  tutti  è che questa O.S. da anni insiste sul passaggio generalizzato dei  lavoratori dell’Organizzazione Giudiziaria, ad un livello giuridico ed economico superiore.
Purtroppo il nuovo ordinamento invece di accorpare figure professionali storicamente spalmate su più profili e su più aree,  ha proceduto ad un’ulteriore frammentazione delle mansioni, con l’effetto di demansionare alcuni profili e sovraccaricarne altri. Così  creando una sperequazione esagerata  riconosciuta dalla stessa Amministrazione la quale però si trincera dietro l’impossibilità di poter fare di più e meglio. E’ come dire so che sto andando contro legge ma non posso fare altro.
Per meglio spiegare le ragioni che inducono questa O.S. ad insistere sulle specifiche rivendicazioni, fatte proprie dalla maggioranza dei lavoratori si fa un breve excursus storico su quanto avvenuto all’interno del Ministero della Giustizia nel corso di questi lunghi anni anche per fornire spunti di riflessione.
La giustizia ha un personale altamente professionale e qualificato tant’è che nel corso degli anni, e per effetto del blocco delle assunzioni, tutti sono stati costretti a svolgere mansioni superiori senza alcun riconoscimento. Questo fenomeno, del mansionismo, è la pratica quotidiana che riesce a mandare avanti gli Uffici Giudiziari. Ciononostante i lavoratori dell’Organizzazione Giudiziaria sono gli unici a non aver conseguito alcuna progressione di carriera (né giuridica né economica) sia rispetto ai colleghi degli altri dipartimenti della giustizia sia rispetto agli altri ministeri.

A tutto ciò si aggiungono  le condizioni di lavoro che  peggiorano  con il passare degli anni:

•  gli organici hanno subito una drastica riduzione, dagli oltre 53.000 dipendenti del 1995 si è passati agli attuali  40.382;
•  i carichi di lavoro sono aumentati in maniera esponenziale, si è passati dagli oltre 5 milioni di processi civili e penali del 2001 agli attuali oltre 6 milioni;
•  nonostante la tanto sbandierata informatizzazione e le ingenti somme sperperate, le apparecchiature tecnologiche utilizzate sono obsolete e mal funzionanti;
•  il tanto pubblicizzato  processo telematico raggiunge appena lo 0,04% degli uffici giudiziari;
•  il salario accessorio, oggetto di tagli e scorrerie del Tesoro, è inferiore ad altri ministeri e a quello di colleghi di altri dipartimenti, nonostante l’alta produttività del personale;
•  la mancata progressione di carriera ha arrecato un danno economico notevole nel corso degli ultimi 10 anni che si ripercuoterà sul futuro pensionistico creando una forte discriminazione rispetto agli altri lavoratori pubblici;
•  il previsto passaggio generalizzato al livello economico superiore di tutti i lavoratori non rende giustizia alle legittime aspettative di coloro  che hanno diritto come gli altri ad un passaggio anche giuridico.  La nuova ipotesi di contratto integrativo infatti non prevede alcun passaggio tra le aree ma solo lo spostamento nelle nuove e superiori  fasce economiche di quei lavoratori inquadrati nei livelli apicali delle aree. Questa operazione  non sarebbe stata possibile se il contratto integrativo fosse stato applicato, come doveva essere, nel 2000.

Le  lotte intraprese negli ultimi mesi dai lavoratori sono sintomatiche di un malessere diffuso e non più contenibile in rapporto alle condizioni di lavoro, aggravate da riforme schizofreniche che nulla hanno a che vedere con la risoluzione dei tempi lunghi della giustizia. Paradossalmente ogni riforma contribuisce a creare  ulteriori ostacoli e ritardi nell’espletamento del servizio.
La deroga all’ulteriore decurtazione del 10% del personale dei ministeri per la giustizia ci auguriamo sia un segnale che ci si stia rendendo conto che non è più possibile gestire così un servizio costituzionalmente garantito e che occorre un’inversione di rotta con investimenti in risorse economiche e di personale.
Alla luce delle recenti riforme sulla pubblica amministrazione per risolvere il problema dei lavoratori giudiziari è necessario un intervento politico. La RdB P.I. invita pertanto ,codesto Dipartimento a sensibilizzare tutti gli organi competenti sul tema.
La riforma della giustizia per essere efficace ed efficiente non può prescindere da nuove assunzioni, investimenti tecnologici e dal prevedere nuovi profili professionali necessari ad un’amministrazione che va verso la modernizzazione. Quelli previsti nella nuova ipotesi vanno in tutt’altra direzione: sanno di antico. La RdB P.I. in questa sede non può che ribadire, con coerenza e determinazione, ciò che da lunghissimi anni (per un certo periodo in piena solitudine) afferma: il passaggio giuridico ed economico di tutti i lavoratori dell’Organizzazione Giudiziaria che oggi può essere garantito solo attraverso un forte e serio impegno politico che fino ad oggi non è stato espresso da alcun governo fin qui succedutosi.
Questa O.S. resta a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento si renda necessario ai fini di rapida soluzione politica del problema.

Roma, 14 Aprile 2010

RdB P.I. – Coordinamento Nazionale Giustizia
Giuseppa Todisco
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